Metello ĆØ buono, buffo e anche un po’ impacciato, ma tanto timido. Per tutte queste ragioni il bulletto Marcus non esita prenderlo come bersaglio di scherzi. Stanco di soliti attacchi, Metello va al parco dove sta bene e in pace, ma lƬ accadrĆ qualcosa che lo cambierĆ per sempre. A raccontarci come ĆØ nato “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura” (Dialoghi) ci hanno pensato Joe e Grace Commoner.
Come ĆØ nata la storia di Blue Sky e il risveglio della Magia Pura Ć nata quasi per caso: dopo lāuscita del primo libro nel lontano 2005 (āBlue Sky e lāingannevole Mondo dellāApparenzaā), Joe aveva tanti appunti per la trama di un possibile sequel, ma per mancanza di tempo aveva abbandonato lāidea. Dopo molti anni, Joe ha incontrato Grace e, mentre parlava con lei del sequel che avrebbe voluto realizzare, ha risposto: āE che ci vuole? Ti aiuto io!ā. Da lƬ ĆØ nata la storia.
Quali sono i modelli o le fonti che vi hanno ispirato? Principalmente ci siamo lasciati ispirare da “Le cronache di Narnia” per le creature parlanti e per la giovane etĆ dei protagonisti e dallo stile bizzarro e stravagante di “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglieā.
Il protagonista si chiama Metello come il protagonista del romanzo di Vasco Pratolini, ĆØ un caso o scelta voluta? Ć un caso. Mentre Joe scriveva il primo libro, cercava un nome per un personaggio buffo e impacciato, che poi sarebbe diventato Metello, e parlandone in famiglia la moglie raccontò che da ragazza a scuola aveva un compagno di classe con quel nome e che veniva spesso preso in giro per la sua goffaggine. Viste le somiglianze con lāidea del personaggio principale ha deciso quindi di dargli il suo nome.
Cosa rappresenta per Metello il parco dove si rifugia? Il parco ĆØ un luogo familiare a tutti noi: ci ricorda la nostra infanzia e sicuramente a molti di noi vengono in mente tanti momenti di divertimento passati insieme ai nostri amici e alla nostra famiglia. Anche per Metello il parco ha un significato molto forte però in quel capitolo della storia ha più la funzione di rifugio sicuro, unāoasi conosciuta solo a lui dove può scaricare la tensione accumulata a scuola e schiarirsi le idee.
Apparenza ĆØ il mondo dove, magicamente, finisce Metello e qui gli sarĆ dato un grande compito. Il suo percorso può essere visto come quello classico vissuto dallāeroe? Possiamo dire che lāavventura di Metello rientra nellāidea classica del āviaggio dellāeroeā, però in essa cāĆØ anche un secondo significato: quello nel Mondo dellāApparenza, oltre a un viaggio fisico, ĆØ soprattutto un viaggio alla ricerca di se stessi, nel quale impariamo a conoscere e comprendere le nostre emozioni.
Ć possibile vedere in questo romanzo fantasy anche un romanzo di formazione? Certamente. Il romanzo ha una āforma mentisā di tipo logico-matematico; infatti, cerchiamo di insegnare ai lettori una metodologia generale con cui affrontare tutti gli ostacoli della vita (e il bullismo in particolare). Sarebbe bello se i ragazzi potessero metterla in pratica e affrontare con maggiore consapevolezza tutto ciò che sta loro attorno.
Ci saranno nuove avventure per Metello? Lāidea alla base della āserie nel Mondo dell’Apparenza” ĆØ che ogni libro fosse una storia a se stante con un protagonista diverso ogni volta. Questo significa che magari per Metello non ci saranno nuove avventure, ma certamente ce ne saranno per altri personaggi: nel primo libro la protagonista ĆØ stata Miriam, nel secondo Metello, nel terzo chi lo sa?
In realtĆ questo libro ha anche uno scopo solidale, ci racconti quale ĆØ? Volevamo scrivere una storia che aiutasse i ragazzi a far crescere la fiducia in loro stessi, ma anche scrivere un libro che allo stesso tempo aiutasse i ragazzi meno fortunati della Tanzania, dove Joe ha trascorso due brevi, ma intense esperienze, che hanno segnato in modo indelebile la sua vita.
Bentornato professore e grazie di averci concesso questa nuova intervista che verterĆ essenzialmente sul decomporsi della crisi ucraina e dell’inserimento del filone islamico dopo l’attentato terroristico avvenuto il 22 marzo scorso vicino a Mosca. Mi ricollego alla precedente intervista che ci concesse nel febbraio del 2022 quando fu subito chiaro, almeno a noi, che sarebbe stata una guerra lunga, destabilizzante e dolorosa, soprattutto per la popolazione, nel cuore slavo dell’Europa. Siamo infatti al secondo anno di guerra e non si intravedono spiragli di pace, anzi tutto sembra tendere, contro il volere dei cittadini europei, ricordiamoci che mancano pochi mesi alle elezioni di giugno e questo potrebbe avere un peso, a un allargamento del conflitto e a una pericolosa escalation. Dunque sanzioni, minacce, aiuti economici e militari all’Ucraina, provocazioni, ora c’ĆØ un accordo sull’uso dei profitti degli asset russi per riarmare Kiev, non sono serviti a niente, insomma l’Occidente le ha provate tutte ma Putin ĆØ ancora saldo al potere, da pochi giorni rieletto con elezioni quasi plebiscitarie, e si può dire anche che in Ucraina stia militarmente vincendo. Invece di concordare una pace, o perlomeno un cessate il fuoco, assistiamo a un repentino rilancio con una paventata estensione del conflitto ai paesi NATO. Teniamo anche conto che due nuovi paesi Finlandia e Svezia fanno ora parte della NATO. Negli ultimi tempi questa estensione del conflitto con toni perentori sembrava imminente.Secondo lei ĆØ solo propaganda o si arriverĆ davvero a uno scontro armato tra NATO e Russia?
La guerra sta rivelando, a chi non abbia occhi foderati di ideologia, che la Russia ā a prescindere dallo status politico che nel corso dei secoli ha avuto, dagli zar al bolscevismo, dallo stalinismo al gorbaciovismo, fino alla destabilizzazione post 1991- ha tali riserve territoriali umane ed economiche che, al di lĆ di singoli episodi di sconfitta, ĆØ in sostanza imbattibile. La tenuta dellāeconomia russa a dispetto delle sanzioni, il consenso di massa al presidente della Federazione, la presa crescente che essa ha esercitato su un amplissimo schieramento di Stati, e la costruzione di un duopolio con la Repubblica Popolare Cinese, in funzione chiaramente anti-USA, sono altrettante prove. La prova regina ĆØ che le forze armate russe, dopo le incertezze e gli errori dei primi mesi di combattimento, hanno sbaragliato non solo quelle ucraine ma indirettamente anche quelle dei vari Paesi NATO che si sono impegnati in vario modo a sostegno dellāesercito ucraino. E va sottolineato come diversi di quei Paesi non hanno rinunciato a collaborare in modo determinante ad azioni di tipo terroristico, contro il territorio, le strutture, e la popolazione della Federazione. Lāattentato a Mosca sebbene non ancora decifrato completamente ĆØ un episodio che ĆØ legittimo sospettare (sulla base di una molteplicitĆ di indizi) giunga non dalla fantomatica ISIS oggi praticamente sparita, ma piuttosto dai servizi segreti ucraini in stretta collaborazione con quelli esterni probabilmente britannici polacchi e tedeschi.
Sembra che solo la Cina continui la sua missione diplomatica alla ricerca di una soluzione politica della crisi ucraina. Lo scorso 7 marzoil Rappresentante Speciale del Governo Cinese per gli Affari Eurasiatici, Li Hui, ĆØ giunto in tutta fretta a Kievper un giro di incontri anche in altri paesi europei (esclusa l’Italia). Pensa che i loro sforzi aiuteranno al raggiungimento di un accordo nel breve termine? Cosa lo impedisce?Come valutaquesta vocazione tesa al mantenimento della pace della Repubblica Popolare Cinese?
La Repubblica Popolare Cinese, ĆØ indubbio, sta dimostrando una vocazione e una costanza nella ricerca di una soluzione diplomatica della crisi, ma negli ambienti occidentali, e nella stessa Ucraina, la Cina viene vista come un sostanziale alleato dalla Federazione Russa. E in una certa misura lo ĆØ, perchĆØ lāaccordo tra Pechino e Mosca sulla necessitĆ dellāabbandono della organizzazione del pianeta fondata sullāunipolarismo, sul predominio del dollaro, sulla pretesa āsuperioritĆ moraleā dellāOccidente. E si tenga conto che tutta la leadership politica occidentale spinge verso la āvittoriaā, e tanto più impossibile, impraticabile francamente delirante, ĆØ questo obiettivo, tanto più la grande maggioranza di questa leadership insiste sulla necessitĆ della sconfitta della Russia. Una vera e propria follia, che si spiega con la totale sudditanza occidentale agli Stati Uniti.
Senza l’aiuto europeo, e soprattutto statunitense, l’Ucraina non avrebbe resistito militarmente due anni, ora la situazione ĆØ delicata e questo aiuto rischia di interrompersi. Il Senato statunitense ha approvato un paccehtto di aiuti per Ucraina, Israele, e Taiwan da circa 95 miliardi di dollari. Il pacchetto dovrĆ ottenere ora il voto della Camera dei Rappresentanti controllata però dai repubblicani, tenacemente contrari al sostegno economico a Kiev. E’ possibile che questo pacchetto di aiuti venga intenzionalmente fermato causando cosƬ di fatto sia la più drammatica sconfitta ucraina e di riflesso un grave smacco per i democrtici, fermando cosƬ una possibile rielezione a novembre di Biden?Per alcuni bisogna infatti solo aspettare le elezioni con la possibile vincita di Trump, e nell’ottica del disimpegno si potrĆ siglare finalmente il tanto sospirato trattato di pace con la Russia. O abbandonare l’Ucraina al suo destino ĆØ una scelta calcolata degli statunitensi avendo giĆ raggiunto i loro obiettivi, tra cui l’insanabile frattura che ormai sussiste tra Europa e Russia?
Se da una parte le classi di governo occidentali e la quasi totalitĆ della UE (ma si stanno manifestando notevoli incrinature, ultima la posizione assunta dalla Slovacchia, che si sta avviando su una linea anti-ucraina e filorussa), insistono per la impossibile sconfitta della Federazione Russa, al prezzo del sacrificio di centinaia di migliaia di vite umane, a cominciare da quelle ucraine, le popolazioni europee sono nettamente orientate in senso contrario. Non necessariamente per spirito filorusso, ma per paura dellāapocalisse: come per il Medio Oriente, gli europei più che desiderare la pace desiderano essere lasciati in pace, anche se personaggi come Zelensky e Netanyahu, due fratelli gemelli, ormai godono di un totale discredito, anzi di un vero e proprio odio pubblico, di cui gli orientamenti assunti dal nostro governo farebbero bene a tener conto. Gli abbracci della premier Meloni con lāuno e con lāaltro non hanno giovato al consenso verso di lei e verso il suo Esecutivo. Le voci più autorevoli, sul piano politico e su quello intellettuale, oggi sono perfettamente consapevoli che non si può tirare oltre la corda, continuando a concedere aiuti finanziari, più in generale economici e soprattutto militari, a Zelensky. E negli USA tanto a livello di classe dirigente quanto di opinione pubblica, il capitale di favore di cui il presidente ucraino godeva si ĆØ ampiamente disciolto. La consapevolezza che lāUcraina ha perso la guerra, e giace in una condizione di crisi totale, ĆØ ormai diffusa, con la conseguenza di un giudizio di sostanziale inutilitĆ nel prosieguo del sostegno al traballante governo Zelensky. Certo ĆØ che se si sono spezzati i legami tra Russia ed Europa, non sono state affatto recise le connessioni tra Russia e resto del mondo, ossia i 4/5 del Pianeta, che sempre più tende a guardare a Mosca invece che a Washington o Londra o Parigi.
Siamo ancora scossi per l’attacco terroristico al Crocus City Hall di Krasnogorsk, vicino a Mosca, rivendicato apparentemente dall’ISIS. In che misura il terrorismo islamico si inserisce come nuova variante in questa guerra?
Che lāestremismo islamico sia nemico della Federazione Russa ĆØ cosa nota, ma questo atto al Crocus City Hall presenta molti aspetti nuovi, diversi: ĆØ la prima volta che gli autori si presentano in abiti militari, anzi in tenuta da combattimento, mentre, in ogni azione precedente, hanno sempre agito con i loro abiti usuali; e la rivendicazione ĆØ stata confusa, tardiva, e lāarresto di alcuni degli autori, in zona di confine, verso lāUcraina, ĆØ un indizio importante che aumenta i dubbi. A maggior ragione se si pensa che lāUcraina ha fatto giĆ ricorso più volte ad atti squisitamente terroristici, come lāuccisione di Daria Dughina a Mosca con una bomba, gli attentati ai gasdotti North Stream 1 e 2, e cosƬ via. E poi, perchĆØ proprio adesso, dopo anni di silenzio lāISIS si risveglia e opera in Russia? Oggi quella organizzazione di fatto non esiste più ed ĆØ assai improbabile che sia avvenuta una sua rinascita ad hoc.
Inascoltati gli appelli alla ragione e al buon senso di Papa Francesco che pur non essendo un esperto di strategie militari consiglia che la cosa migliore da fare ĆØ avviare delle trattive, concordare un cessate il fuoco e accettare concessioni reciproche che tengano conto degli interessi vitali di entrambi i contendenti. Che la popolazione la pensi come lui ĆØ evidente, secondo lei perchĆØ la gente non scende in piazza e manifesta vivacemente a favore della pace? PerchĆØ almeno i partiti di sinistra non sollecitano il loro elettorato a scendere in piazza con una grande mobilitazione generale?
La sinistra ĆØ morta o quasi. Ciò che si chiama correntemente sinistra (o centrosinistra) non ha quasi nulla a che fare con le idealitĆ , la tradizione, lāidentitĆ delle lotte per la pace, la giustizia, lāuguaglianza che sono nel dna della sinistra. Papa Francesco oggi ĆØ non soltanto il pontefice della Chiesa di Roma, ma ĆØ un attore politico, le cui parole in molti ambiti, specie quello della politica internazionale ĆØ decisamente più a sinistra dei leader della cosiddetta sinistra almeno quella in Parlamento, e specificamente, soprattutto, del PD, che in tale ambito ĆØ del tutto appiattito su di un antlantismo sconcertante. La popolazione come dicevo, nella sua maggioranza, vorrebbe non avere noie, ma la preoccupazione per la situazione mondiale ĆØ diffusa. Non sullāUcraina ma sulla Palestina e specialmente su Gaza, abbiamo visto un ridestarsi dellāanima più sinceramente contro la guerra, contro la risoluzione dei contrasti per via militare, e soprattutto a favore della causa più nobile e giusta oggi presente sulla Terra, la causa palestinese. Certo la mobilitazione ĆØ assai minore rispetto ad altri Paesi europei, ed extraeuropei, ma era da decenni che non si vedevano tante manifestazioni e tante azioni (vedi soprattutto il boicottaggio accademico) a favore della libertĆ del popolo palestinese, e della fine della sopraffazione israeliana, e in primo luogo del genocidio incrementale in corso a Gaza.
Auspica anche lei unaĀ “nuova” Helsinki, adattata alle cambiate condizioni geostrategiche, che conservi però lo spirito di Helsinki come un vero punto di partenza per governare pacificamente il mondo multipolare dei prossimi decenni? Certo lo scenario ĆØ cambiato, l’URSS non c’ĆØ più ma la necessitĆ di una nuova conferenza di paceĀ su quel modello ĆØ sentita dai vari leader politici in campo?
SƬ concordo. Una conferenza di pace planetaria per evitare la guerra planetaria.
Infine le chiedo un bilancio politico di questi due anni di guerra, e come si inserisce l’accordo bilaterale tra Meloni e Zelesnky per un sostegno decennale, siglato nella capitale ucraina. Grazie.
La Meloni e il suo governo sono un caso interessante di totale voluta dimenticanza delle promesse elettorali e di rovesciamento delle proprie linee politiche. Alla fine ĆØ rimasta solo la Lega a balbettare qualche parola di pace, dopo il fallito tentativo di Berlusconi di respingere la genuflessione meloniana a Zelensky e quindi agli USA. Un accordo decennale ĆØ una vera follia, del resto del tutto impraticabile. Una mossa propagandistica al livello di āInseguiremo gli scafisti per tutto lāorbe terracqueoā¦ā o del āNuovo Piano Mattei per lāAfricaā. Propaganda che serve soprattutto a chiedere il sostegno di gruppi finanziari e imprenditoriali, specie del settore delle armi e di quello energetico.
La guerra in Ucraina si ĆØ rivelata un fallimento clamoroso per lāItalia, lāEuropea, la UE in particolare e per la comunitĆ occidentale, a partire dal Paese leader, gli USA. Non ho bisogno di insistere su questo, perchĆØ solo chi non vuol vedere, può continuare a sognare la disfatta russa e la prosecuzione degli aiuti a Zelensky, che hanno come unico effetto lāincremento della morte in Ucraina e della devastazione di quel territorio.
L’uomo ha messo piede sulla Luna, ha scoperto la penicillina, ha inserito microchip nel cervello, ha creato l’Intelligenza Artificiale ma non ĆØ ancora riuscito a scoprire un modo per evitare la guerra. C’ĆØ andato vicino dopo la Caduta del Muro di Berlino ma ĆØ stata si può dire un’illusione, la fine della storia, con i suoi vecchi strumenti di governance, auspicata da Fukuyama non c’ĆØ stata, tanto meno la pax democratica. Come si spiega che esseri civilizzati e progrediti utilizzino ancora la guerra, come nell’antichitĆ , come strumento di risoluzione delle controversie internazionali? Lei a questa domanda, in modo sintetico, che risposta si ĆØ dato?
In altri termini, siamo tutti capaci di fare del bene come il male. A decidere da quale parte penderĆ la nostra azione ( e/o quella dei governanti di tutti gli stati del mondo) sarĆ la cultura che ci siamo fatta, che non ĆØ altro che la formazione che abbiamo avuto, non uno per uno, ma tutti insieme, a partire dai pochi ma irrinunciabili principi generali che guideranno tutti noi a prendere decisioni di ordine collettivo e di valore universale.
Nel suo ultimo libro La guerra e il mondo, Carocci editore, sostiene che la guerra ĆØ un atto politico, decisa dalla politica, anzi più drammaticamente un fallimento della lotta politica. Ho trovato questa intuizione il fulcro del suo libro davvero illuminante. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, finita non dimentichiamo con due bombe atomiche sganciate sul Giappone, il desiderio, anzi la necessitĆ di inventare strumenti atti al mantenimento della pace si ĆØ fatto impellente. L’ONU nelle piĆØ aspirazioni di statisti e governanti avrebbe dovuto incarnare questo strumento. PerchĆØ invece non c’ĆØ ancora riuscito? Pensa che in futuro riuscirĆ a essere un āgovernoā super partes con l’obbiettivo reale di mantenere la sicurezza mondiale? Pensa che raggiungeremo mai a questo stato di civiltĆ , senza scadere nell’autoritarismo e nella dittatura planetaria? Cosa ci si oppone?
Figli di Cicerone come siamo, pensiamo che quando una guerra scoppia il diritto universale debba tacere (Ā«inter arma silent legesĀ»); ma poi, nipotini di Clausewitz, abbiamo ritenuto che la guerra non sia altro che la continuazione della politica con altri mezzi. In entrambi i casi, la politica non compare in gioco. Eā di fronte a questa tradizione che il ragionamento va ribaltato: la guerra che fa politica non ĆØ altro che lo strumento per la sua affermazione. Le guerre distinguono e separano vincitori da vinti, e trovarsi dallāuna o dallāaltra parte ĆØ un dato politico ben più che strategico. Gli stessi ā pochi ā successi dello spirito di pace che nei secoli si sono affermati e che più recentemente sono riusciti a dare vita a grandi istituzioni giuridiche pacifiche, sono derivati da azioni di carattere politico ā ricerca dellāeguaglianza, giustizia, democratizzazione dei rapporti, prevenzione dei conflitti internazionali ā che hanno trovato la loro via in termini di dibattiti e compromessi ā sempre politica ĆØ! Ovvero, la pace non ĆØ impossibile ma dipende da una politica di pace. Nulla ĆØ necessitato in questo ambito, tutto ĆØ possibile. Ogni svolta discende dalla nostra capacitĆ di fare buona politica.
Un’altra intuizione contenuta nel suo libro ĆØ il fatto che la guerra non ĆØ mai un atto irrazionale, un atto di follia. Anzi al contrario chi la dichiara ha sempre degli obbiettivi concreti da raggiungere e l’uso spregiudicato delle armi, sempre più tecnologiche, ĆØ sempre funzionale a degli obbiettivi strategici da perseguire con l’ottenimento della vittoria e dell’imposizione allo sconfitto delle proprie condizioni. Il sacrificio di vite umane, la sofferenza dei civili inermi, non addestrati a uccidere come i militari, ĆØ posto come inevitabile e forse spietatamente giudicato irrilevante contrapposto al nuovo sistema di cose che si verrebbe poi a creare terminata la guerra. Ci sono scienze che studiano la guerra, le scienze strategiche, e la salute mentale dei militari e dei governanti ĆØ monitorata continuamente. Dunque la guerra ĆØ frutto solo di pragmatismo e calcolo?
Due anni fa ĆØ scoppiata in modo conclamato la guerra tra due stati la Russia di Putin e la Ucraina di Zelensky, guerra che si trascinava a bassa intensitĆ da diversi anni. Senza volere analizzare nello specifico il conflitto e le sue cause, anche remote, possiamo dire che la Russia ha visto minacciati i suoi confini e gli interessi delle popolazioni di lingua e cultura russa presenti sul territorio ucraino e ha letteralmente invaso quel paese per annettersi con la forza quei territori. L’Occidente non ĆØ stato a guardare e pur se l’Ucraina non faceva parte della NATO ĆØ intervenuta sostenendo economicamente e militarmente il paese invaso, senza dichiarare mai guerra formale allo stato russo. Insomma ĆØ una guerra combattuta per interposta persona. Sintetizzo in modo molto grossolano naturalmente, ma per chiederle una cosa molto semplice: dopo questa guerra il baricentro degli equilibri internazionali si ĆØ spostato definitivamente sempre più a Est? Putin con il suo solito pragmatismo camaleontico, sarĆ la Storia a giudicarlo, ha deciso di porsi con l’Oriente e la Cina, dimenticando le radici occidentali del paese sconfinato che governa. E’ corretta questa analisi? E’ un errore strategico secondo lei, a prescindere dalla considerazioni morali ed etiche?
La crisi nella quale ci dibattiamo oggigiorno era iniziata allāinizio del 2014, senza che nessun grande stato del mondo se ne fosse preoccupato. Di lƬ ĆØ discesa la nuova guerra del 2022, i cui danni sono immensi, non solo per quel che sta succedendo sul piano militare ma anche per il potenziale di trasformazione della politica internazionale del futuro che sprigiona. E dire che, nel caso specifico, lāascesa al potere di Putin fin dallāinizio del nuovo millennio era stata osservata nel mondo come un qualche cosa di marginale e privo di pericolositĆ : la grande politica internazionale si stava occupando di ben altro, lasciava fare a personaggi che vanno da Putin a Kim Jong-un⦠e tanti altri., ritenuti insignificanti. LāOccidente si era richiuso nella torre dāavorio che si erano costruita, dopo la vittoria contro il comunismo internazionale, e che doveva garantirgli pace e democrazia. Ma come tutti i fiori delicati, se non li concimi, non li bagni e li trascuri, la democrazia incominciò a invecchiare e invece di crescere impallidisce e si avvizzisce tanto da renderci tutti indifferenti. E se qualche stato non voleva la democrazia, beh, in fondo, lāimportante era che i nostri affari (rectius, la finanza capitalistica internazionale) continuassero a svilupparsi.
Il mondo del dopo-guerra fredda si ĆØ addormentato, ma il suo risveglio ĆØ stato tuttāaltro che sereno e compiaciuto. Una specie di ritorno al passato scorre davanti ai nostri occhi, come un film.
E la guerra di Gaza indebolirĆ Israele? In che posizione si pone nel contesto internazionale e nell’evoluzione del processo di pace in Medio Oriente?
Due grandi guerre, almeno, ci hanno fatto facendo sentire le le trombe di battaglia. Non che fossero sole, Ucraina e Gaza, ma sconvolsero le abitudini acquisite, e ora assurgono a funzioni simboliche. Si pensava che la Russia sarebbe crollata sotto la sua stessa arretratezza ā ma cosƬ non ĆØ stato. Si poteva ritenere che ā seppure con alcuni gravissimi difetti ā lo Stato di Israele sarebbe riuscito a contenere le proteste palestinesi ā ma cosƬ non ĆØ stato.
Queste due drammatiche storie sono in un certo senso āinutiliā, nelle dimensioni assunte, e restano comunque come la dimostrazione che le illusioni devono cadere, e che il mondo ā per dirla alla buona e sinteticamente ā ha bisogno di una grande rinascita culturale, rivolta alla spiegazione di come funzioni il mondo e di come lo si potrebbe rimettere in sesto (ma questi sono problemi troppo ampi per essere discussi alla breve). Il mio ultimo libro, Guerra e mondo, avrebbe o ha lo scopo di riscoprire le fondamenta della nostra compresenza in un solo e stesso mondo che non richiede necessariamente morte e violenza. Suggerirei che un buon punto di partenza sarebbe la denuncia dellāignavia del mondo ricco, democratico e pacifico che aveva considerato i due casi ā Ucraina, Gaza ā come largamente insignificanti, di quelli che finiscono per aggiustarsi d soliā¦
La morte di Aleksej Anatol’eviÄ Naval’nyj ha creato molta sensazione in Occidente, incarnava l’ideale di una Russia nuova, democratica, giovane, tesa a mantenere rapporti pacifici con l’Occidente. A prescindere da un giudizio politico della figura, forse anche marginale, di Naval’nyj accusato dai suoi detrattori di essere xenofobo, militarista e con tendenze neonaziste, lei che idea si ĆØ fatto di questo giovane uomo sicuramente coraggioso e idealista che ha pagato con la vita, ricordiamolo aveva solo 47 anni, il suo impegno politico? Avrebbe potuto rappresentare davvero una figura carismatica incarnante il futuro delle nuove generazioni della Russia? La sua morte cosa porterĆ a livello di immagine nei confronti di Putin? AlimenterĆ in Russia il dissenso, in prospettiva delle elezioni di marzo?
A Navalānyj ĆØ successa la stessa cosa che era giĆ successa non soltanto nella storia universale ma anche più specificamente nella Federazione Russa: Putin ha operato allo stesso modo in molti altri casi, che non suscitarono più che le solite proteste dei benpensanti occidentali, che andarono poi a sgonfiarsi con il passar del tempo.
Che tutto ciò sia successo non fa che aggiungere un poā di preoccupazione per il futuro delle vicende umane, strette come paiono essere tra indifferenza e crudeltĆ . Non una bella notiziaā¦
Grazie della sua disponibilitĆ e come ultima domanda le chiederei se sta lavorando a nuovi testi o La guerra e il mondo ĆØ il suo ultimo libro. Grazie.
Spero di riuscire ancora a lavorare, anche se alla mia età tutto diventa più incerto, insicuro e complicato. Di più non so dire, anche se conosco i miei desideri e le mie intenzioni.
Dopo due dolorosi anni di guerra lo scontro tra Russia e Ucraina sta volgendo inevitabilmente al termine. Anche al Pentagono sanno che le perdite ucraine, nonostante il grande impegno nella loro guerra di liberazione, sono ingenti e gli aiuti internazionali iniziano a declinare. Dove si ĆØ spostato il fronte? In che tempi stima la risoluzione del conflitto?
Attualmente, i due contendenti, si fronteggiano lungo una linea che va da sud, Odessa, fino a nord, poco distante dalla cittĆ di Belgorod. Dopo l’esaurirsi della controffensiva ucraina dello scorso maggio, lāiniziativa ĆØ in mano ai russi che stanno utilizzando le riserve.
Errori tattici sono stati commessi da entrambi gli schieramenti, quali sono i più significativi dell’esercito ucraino e di quello russo? L’esercito russo comunque avendo i canali di approvvigionamento dietro al fronte partiva inevitabilmente avvantaggiato, sicuramente questo ha contribuito all’andamento della guerra, ĆØ corretto?
Possiamo dire che gli errori di Kiev sono stati strategici. LāUcraina costituisce uno stato cuscinetto, era impensabile che si prestasse ad alleanze con gli Stati Uniti senza che il Cremlino intervenisse. I russi hanno commesso degli errori tattici, ma dispongono di capacitĆ produttive (nel campo degli armamenti) sconosciute a noi europei. Poi i grossi problemi nella logistica, allāinizio della guerra, sono stati in parte sanati. Ricordiamo che ĆØ solo grazie al fondamentale sostegno Occidentale che gli ucraini possono continuare a combattere.
Che probabilitĆ reali ci sono che l’Ucraina di Zelensky ribalti la situazione e vinca la guerra con Mosca recuperando i territori perduti e i confini territoriali ante 2022? La completa dissoluzione dello stato ucraino come l’abbiamo conosciuto fino adesso, dalla fine della seconda guerra mondiale perlomeno, ĆØ il reale obiettivo di Mosca?
Non ne ha! Per Kiev ormai la guerra ĆØ perduta, cāĆØ solo la strada della trattativa. Il reale obiettivo di Mosca, ovvero le possibilitĆ che ha, collima con la creazione di una zona cuscinetto lungo la sponda orientale del fiume Dnipro, altro non potrebbe fare.
Parliamo ora delle intercettazioni dei militari dell’Aeronautica tedesca diffuse dai media russi. Ma il personale militare non ha canali di sicurezza per le comunicazioni? Questa intercettazione ĆØ stata secondo lei fatta trapelare in modo strategico o c’ĆØ stata una reale falla nella sicurezza? Insomma ora Mosca può presentare all’ONU prove concrete di un coinvolgimento diretto di Germania e Gran Bretagna, paesi NATO, nella guerra in Ucraina. Che peso stima abbia questo fatto sull’andamento della guerra in termini di escalation ed estensione del conflitto?
LāEuropa ĆØ coinvolta da due anni ormai. Con la fornitura di armamenti, con lāaddestramento delle forze ucraine, con le sanzioni economiche. La Russia non aveva bisogno dāaltro.
“Se cade l’Ucraina, veramente credo che la Nato dovrĆ combattere con la Russia“. E’ quanto ha detto il segretario alla Difesa Usa, Lloyd Austin. Macron in un suo discorso mette nel conto l’invio di truppe in Ucraina, stessa cosa la Von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, che in un suo discorso invita a prepararsi alla guerra con la Russia. Le intercettazioni poi degli alti militari tedeschi, che tanto hanno impensierito Mosca, parlano di piani specifici per colpire il territorio russo. Se l’Ucraina viene sconfitta, la Nato farĆ davvero guerra alla Russia, secondo lei? O sono solo minacce per spingere Mosca ad accettare piani di pace più vantaggiosi per l’Ucraina, nonostante si trovi militarmente in vantaggio?
Il Rappresentante Speciale del Governo Cinese per gli Affari Eurasiatici, Li Hui, ĆØ giunto in tutta fretta a Kiev il 7 marzo 2024 per la seconda fase della sua missione diplomatica di ricerca di una soluzione politica alla crisi in Ucraina. Cosa ne pensa? Ha possibilitĆ di riuscire? E’ possibile che il diplomatico cinese abbia proposto una resa tattica e l’avvio di negoziati di pace prima che la situazione precipiti destabilizzando ancora di più l’Ucraina, magari con la mediazione cinese?
Solo Washington può indurre lāUcraina ad avviare negoziati con i russi.
Putin non vuole sedere a un tavolo delle trattative di pace con Zelensky. Ha una posizione in campo tale da poter pretendere davvero questa condizione? Le dimissioni di Zelensky e del suo governo, eventualmente, potrebbero essere una condizione per l’avvio di negoziati prima di una completa capitolazione ucraina?
Sicuramente potrebbero rappresentare un primo passo verso quella direzione.
Questa guerra ĆØ un reale scontro tra Occidente libero e Est del mondo autoritario? In gioco ci sono davvero le libertĆ fondamentali di noi occidentali come sostiene da tempo Washington?
In gioco cāĆØ la supremazia americana sullāEuropa.
A livello militare e di intelligence che vantaggi ha tratto la Cina dalla guerra in Ucraina? Sicuramente l’Occidente non ha spiegato militarmente tutto il suo potenziale ma un indebolimento militare della Russia e di conseguenza anche degli USA fa gioco alla Cina?
Il potenziale occidentale esiste solo nella misura in cui gli americani lo vogliono esprimere. Non parlerei di un indebolimento militare degli americani, piuttosto parlerei di ulteriore perdita di credibilitĆ .
Per alcuni bisogna solo aspettare novembre e con la possibile rielezione di Trump si potrĆ siglare finalmente il tanto sospirato trattato di pace con la Russia. E’ un reale scenario politico e militare? Sempre che Zelensky non accetti la mediazione vaticana e issi una simbolica “bandiera bianca” ovvero dichiari la resa con l’onore delle armi e il sostegno nelle trattative di pace dell’Occidente magari con la promessa di entrare se non nella NATO, almeno nella ComunitĆ europea. Anche questo ĆØ uno scenario possibile a breve, secondo lei?
Non darei eccessivi poteri al presidente americano. Zelensky ĆØ alla mercĆØ degli americani, accetterĆ solo una decisione di Washington.
āCome nuvole sotto lāombrelloā ĆØ il nuovo romanzo dello psicoterapeuta Massimo Comella edito da Scatole Parlanti, nel quale ogni storia narrata ĆØ un viaggio nella mente e nell’animo dei protagonisti. Per saperne di più su come ĆØ nato il libro, ne abbiamo parlato con l’autore.
Come ĆØ nata lāidea di questa raccolta di racconti dove la fragilitĆ ĆØ un poā il filo conduttore? Lāidea ĆØ nata proprio dal desiderio di parlare delle fragilitĆ . In un modo nuovo, che solo un romanzo come quello che ho scritto poteva permettere. Nel mio libro il lettore ha la possibilitĆ di scoprire le fragilitĆ di chi chiede aiuto e quelle di chi aiuta: un tema impossibile da affrontare in un libro di saggistica ed ancor più in un mondo reale.
Nelle storie presenti in āCome nuvole sotto lāombrelloā, quanto cāĆØ di reale (casi che lei ha conosciuto davvero) e quanto di finzione? Come ho specificato nellāintroduzione fatti e personaggi sono immaginari. Ho attinto emozioni e vissuti dal calderone della mia esperienza clinica; li ho poi rimescolati in alcuni casi ed in altri, come nel caso del racconto di “Idriss”, ho dovuto studiare luoghi e tappe ove ĆØ ambientato il racconto ed il viaggio del protagonista.
Quanto cāĆØ di lei in Dimitri? Suppongo la sensibilitĆ del personaggio e lāanalisi personale/introspettiva chāegli fa di continuo siano due caratteristiche che mi appartengono e che ho voluto vestissero il personaggio da me creato.
Dimitri mette scritte queste storie umane che ha conosciuto, potrebbe essere vista come una scelta compiuta per āliberarsiā dalle troppe emozioni che lo hanno coinvolto e toccato da vicino? Dimitri nel romanzo si ĆØ lasciato coinvolgere in almeno due casi anche oltre il dovuto ma non potevo fare altrimenti. Bisognava raccontare dei retroscena di alcuni accadimenti, andare ancora più in profonditĆ nelle sue ferite e nelle ferite dei personaggi che lui incontra. Lāunico modo che avevo era quello di farlo cadere ⦠come non dovrebbe cadere nessun terapeuta.
Per lei, Massimo, cosa rappresenta la scrittura? Per me la scrittura ĆØ tante cose: ĆØ catarsi, ĆØ un modo di contattare emozioni, ĆØ un modo di avvicinarmi alle persone ed a me stesso ed ĆØ, soprattutto, un piacere, una passione grandissima.
Da dove arriva il titolo āCome nuvole sotto lāombrelloā?āEsse di solito stanno sopra e il titolo fa molto Magritte. Magritte in un suo famoso quadro mise un bicchiere sopra lāombrello e non sotto, ecco io ho fatto qualcosa di simile non piegandomi alla ragione. Lāombrello ĆØ per definizione il luogo dove ci si ripara dalla pioggia ed io ho immaginato la terapia come un ombrello. La terapia ĆØ, tuttavia, un luogo in cui ognuno porta le proprie nuvole, un luogo in cui nessuno ĆØ impermeabile alla pioggia che bagna indifferentemente tutti i protagonisti: curatore e curato. Molti di noi, un ombrello, nella vita, non lo hanno mai trovato e mi piacerebbe pensare che si possa trovarne uno e che da lƬ sotto, dalla nuvole e dalla pioggia, si possa tornare alla vita. Quanto a Magritte, pittore surrealista, credo ci siano diversi collegamenti con il mio lavoro. Il surrealismo esprime lāanima dellāanalisi quella cioĆØ di āandare oltreā per rivelare la nostra più recondita realtà ⦠molto spesso ignota a noi stessi.
Se dovessero fare un film tratto dal suo libro, che attore vedrebbe nei panni di Dimitri? Da diverse parti mi accendono lā idea di un film o di una serie tv. Io sono uno scrittore esordiente e anche se lāidea, non nego, mi stuzzica, devo rimanere con i piedi per terra – aperto a tutte le cose belle che questo libro porterĆ – ma con i piedi per terra . Se dovessi immaginare un attore e questi fosse vivo, avrei fatto il nome di Peter Oā Toole (lāattore di āLawrence dāArabiaā, di āDott Creator specialista in miracoliā, e di Priamo in āTroyā) mi piacevano tanto i giochi e lāumanitĆ che sapeva far trasparire. Non riesco ad immaginare il dott. Dimitri privo di uno sguardo profondo che ti entra dentro. Oggi, per bravura e sguardo direi Michael Fassbender ma ĆØ un po troppo grande per interpretarne il ruolo considerando che il dott Dimitri lo collocherei anagraficamente tra i 35 e i 42 anni. Ho fatto nomi importanti ma se uno deve sognare deve sognare in grande, per ora rimaniamo almeno per il libro ancorati alla realtĆ .
Grazie Prof Cellamare di aver accettato la mia intervista per il blog Liberi di scrivere. E’ l’autore di diversi romanzi con sfondo storico, di cui l’ultimo si intitola Delitto a Dogali ambientato nell’Eritrea di fine Ottocento. Ce ne vuole parlare?
Sono sempre stato affascinato dalle pagine di Storia poco conosciute e la prima Epopea coloniale italiana rientra tra queste. In effetti, siamo portati ad associare il nostro colonialismo alla figura di Mussolini, ma la nostra avventura in Africa era iniziata molto prima.
Che libri o film l’ hanno ispirata?
Solo i saggi storici sul nostro colonialismo. Purtroppo, anche qui una bibliografia molto ridotta rispetto ai periodi coloniali successivi.
Come si ĆØ documentato, ha avuto modo di studiare archivi storici, diari, documenti dāepoca?
Si, le mie fonti sono proprio queste. Sono le sole che utilizzo in tutti i miei romanzi storici.
LāItalia della fine del 1800 ĆØ molto diversa da quella di oggi o hai avuto modo di trovare delle similitudini e dei parallelismi?
Similitudini non direi, ma ritornano sicuramente le grandi passioni che hanno animato tutte le esperienze storiche, dallāambizione politica alla sete di conquista. Comunque, oggi ĆØ completamente cambiato il rapporto tra la politica e lo strumento militare.
Come ha sviluppato il personaggio di Antonio Garofalo?
Una figura a me cara, a partire dal nome. Ho cercato di tratteggiare un capitano onesto e volenteroso, anche se privo di acume investigativo e capacitĆ di indagine.
Ci parli di più del capitano Garofalo, a chi si è ispirato nel crearlo?
Non ho avuto un modello da cui ricavare il personaggio, ho cercato solo di calare in quel periodo storico un uomo di scarso talento investigativo ma di buon cuore. Anche il suo innamoramento per la bella Adele non ĆØ ben delineato, proprio a causa della sua naturale ritrosia.
Il colonialismo italiano e la sua espansione in Africa dalla fine dell’Ottocento agli Anni Trenta sono due argomenti ancora poco trattati dalla narrativa italiana. A cosa pensa sia dovuto?
In genere non ĆØ mai facile parlare di cocenti sconfitte militari, specialmente se sono state ispirate da ambizioni politiche poco percepite dallāopinione pubblica nazionale, più attenta ai problemi legati alle istanze di miglioramento economico e sociale.
Se vogliamo, mi ha rapito lāidea di confrontarmi proprio con un periodo difficile, un periodo dove non siamo mai riusciti a fare i conti e che ancora conserva un dibattito acceso.
Sacerdoti, artisti, militari, avventurieri. Quale era il volto degli italiani nelle colonie africane alla fine dell’Ottocento?
Un volto decisamente complesso. Per la prima volta questi personaggi hanno dovuto confrontarsi con una realtĆ ben diversa, tra esperienze nuove, fascino dellāesotico, pericoli militari, terreni sconosciuti e false idee di grandezza. Presumo che alla fine sia stata una sconfitta anche psicologica e morale.
E le donne? C’erano donne avventurose nelle colonie?
No, nel periodo che ho trattato non erano presenti. Solo nel periodo successivo abbiamo avuto qualche figura interessante.
Ha pensato di scrivere un giallo contemporaneo o il presente non l’appassiona cosƬ tanto come il passato?
Non sono interessato agli aspetti contemporanei, le mie indagini sono sempre orientate verso le vicende storiche, in particolare nella seconda metĆ dellāOttocento.
Ha avuto modo di presentare allāestero i suoi romanzi? In che paesi preferirebbe che venissero tradotti e distribuiti?
āLa Carica di Balaklavaā ĆØ stato tradotto in spagnolo e presentato a Madrid. Sempre in spagnolo verrĆ tradotto il prossimo anno anche āGli Ussari Alatiā. Guardo con interesse al mercato anglosassone, per me fonte di ispirazione nella stesura dei romanzi storici.
Non ĆØ solo l’autore di Delitto a Dogali ha scritto anche altro, ce ne vuole parlare?
Come accennavo, i miei romanzi sono sempre ambientati in periodi storici poco conosciuti. Gli Ussari Alati raccontata dellāassedio di Vienna del 1683, relegato nei libri di storia solo a poche righe. La Carica di Balaklava riguarda la Guerra di Crimea, la prima che si ĆØ svolta davanti a giornalisti e fotografi. Poi ho scritto due romanzi sulle guerre dellāoppio, impropriamente attribuite ai cinesi, anche se ĆØ stata la Gran Bretagna a scatenarle per diffondere lāoppio nella popolazione cinese, un mercato estremamente proficuo: Il Drago di Sua MaestĆ (la prima guerra) e Gli Artigli della Corona (la seconda). Il mio editore, Les Flaneurs Edizioni, ha programmato a breve lāuscita di un mio romanzo sui Templari e un altro ambientato in Giappone.
Delitto a Dogali avrĆ un seguito?
Non credo, anche se alcuni lettori hanno espresso il desiderio di rivedere il capitano Antonio Garofalo alle prese con un altro misterioso delitto. Sono giĆ al lavoro sul mio prossimo romanzo che sarĆ ambientato in Siberia.
Grazie della disponibilitĆ e del tempo che ci ha dedicato. A rileggerla presto.
Sono io a ringraziarvi per questa interessante e gradevole opportunitĆ .
“Nulla dāimportante tranne i sogni”Ā (Arkadia Editore 2023) ĆØ il nuovo romanzo di Rosalia Messina, un libro dove l’autrice ci porta alla scoperta del mondo delle due protagoniste Rosamaria e Annapaola, in un vero e proprio viaggio nel loro mondo quotidiano e in quei sentimenti che le avvicinano e le allontano nel cammino della vita. Ne abbiamo parlato con l’autrice Rosalia Massina
Come ĆØ nata la trama di “Nulla dāimportante tranne i sogni”? La trama di “Nulla dāimportante tranne i sogni”si ĆØ formata per approssimazioni successive. Il primo abbozzo era un romanzo epistolare sui generis, unidirezionale, cioĆØ senza scambio di missive: ĆØ Rosamaria a scrivere lettere al resto del mondo, alla sorella, alla nipote e ad altri. In quella prima fase, i personaggi non erano ancora tutti presenti. Ć stato proprio grazie allāaffacciarsi alla mia mente di altri personaggi che si sono sviluppati, attorno al nucleo iniziale, altri strati di narrazione. La trama non si riduce al conflitto fra due sorelle che non sono mai riuscite ad avere una comunicazione profonda. CāĆØ anche la storia di Anita, che allāinizio era più schematica e si ĆØ via via arricchita sia in termini di spazio narrativo (di pagine in cui ĆØ lei il personaggio che campeggia), sia in termini di articolazione delle sue vicende e di intreccio con le vicende degli altri personaggi. Ci sono Fosco e Marika, con il loro peculiare modo di essere coppia; cāĆØ Giorgio, con la sua dolorosissima vicenda personale. CāĆØ la Sicilia e cāĆØ la sicilitudine, quel peculiare modo di vivere i sentimenti, di abitare la cittĆ , di considerare il mare non solo un elemento del paesaggio ma una culla alla quale ciascuno sente di appartenere.
Come ĆØ stato creare le due protagoniste Rosamaria e Annapaola con i loro caratteri, le sfaccettature, spigolositĆ umane e del cuore? Le caratteristiche psicologiche delle due protagoniste mi erano chiare fin dallāinizio, come pure quelle di Anita, amica e collaboratrice preziosa e fedele di Rosamaria, mentre tutti gli altri personaggi sono emersi a poco a poco dalla nebbia. Sono tre personaggi forti anche se lo sono in modi molto diversi. Ro ĆØ determinata nel raggiungimento dei suoi scopi, ha un suo senso di giustizia e, una volta intrapresa una via, non ha cedimenti. Annapaola ha la stessa determinazione della sorella ma la utilizza in modo diverso, in altre direzioni, sprecando molta energia nellāinvidiare chi ha più di lei (non soltanto Rosamaria) e in altri conflitti sterili (come quello con la nuora, Marika); Anita ha la forza delle persone equilibrate, razionali ed ĆØ piena di dubbi sul proprio valore.
Il nipote Fosco e la segretaria Anita cosa rappresentano per Rosamaria? Fosco, nipote di Ro, assorbe molta della tenerezza di cui questa donna dāacciaio ĆØ capace. Non ĆØ lāunico, ma anche in questo caso preferisco non fare troppe rivelazioni e lasciare a chi leggerĆ il romanzo la scoperta dei legami che fanno capo a Rosamaria. Ā Anita ĆØ lāamica che resta vicina a Rosamaria nei momenti più difficili della sua esistenza; ĆØ la confidente, la depositaria dei suoi segreti; ĆØ la persona che per prima legge le opere in stesura. Ed ĆØ anche la destinataria di alcuni messaggi importanti che, pur non essendo veicolati da vere e proprie lettere, completano il ciclo delle missive di Rosamaria al resto del mondo. Oltre a chiudere il cerchio del suo rapporto con Anita, questi messaggi nella bottiglia rivelano alcuni aspetti di Rosamaria che ne definiscono il ritratto.
Quello invece che le ha creato maggiori difficoltĆ durante la scrittura? Ā Sto cercando di passare in rassegna tutti i personaggi del romanzo ma non ricordo particolari difficoltĆ di costruzione. Semmai, lāimpegno maggiore ĆØ stato quello di trovare un equilibrio tra i ruoli di tutti, un giusto spazio per ognuno di loro. A tutti ho cercato di rendere giustizia evitando la divisione manichea tra buoni e cattivi, forti e deboli, generosi e avidi.
Nel romanzo il paesaggio siciliano può essere visto più come personaggio integrante della narrazione che come semplice sfondo scenografico? SƬ, la Sicilia ĆØ qualcosa di più che un fondale, unāambientazione o un paesaggio. La storia, per come lāho immaginata e costruita, poteva svolgersi soltanto sullāisola. Non ĆØ soltanto questione di colori, profumi e sapori. Ć che certi dialoghi, le stesse lettere acuminate di Rosamaria, certi riti sociali possono essere credibili soltanto in Sicilia. Ho immaginato le scene in angoli precisi della cittĆ di Catania e della campagna acese. Nella mia mente quelle scene avevano la luce, la temperatura, i suoni di scene realmente accadute. Non nel senso che si tratta di fatti reali bensƬ nel senso che le ho scritte tenendo presenti visioni che avevano la consistenza dei ricordi o dei sogni, pur senza esserlo.
Se dovessero fare un film, chi vedrebbe come attrici nei panni di Rosamaria e in quelli di Annapaola? Rosamaria la immagino con lāaspetto fisico di Laura Morante e la personalitĆ di Monica Guerritore; per Annapaola vedrei Michela Cescon.
Bentornata Patrizia, sono felice di ritrovarti per questa breve intervista. Sei l’autrice di un bel romanzo storico āIl segreto del calice fiammingoā(Ali Ribelli Edizioni) che ci racconta le congiure e gli intrighi nellāEuropa del XV secolo e che penso ti abbia dato grandi soddisfazioni. Che bilancio hai tratto in questi mesi? Che accoglienza ha avuto tra i tuoi lettori italiani?
No. Ho amato tutti i miei personaggi ma la parola fine stavolta ha avuto un significato compiuto. Il segreto del calice fiammingo fin dallāinizio non ĆØ stato concepito per avere un seguito, ragion per cui…
Il tuo personaggio principale Jan van Eyck, il massimo artefice del āPolittico dellāAgnello Misticoā, ĆØ uno dei pittori più significativi della sua epoca. In che misura ha inciso il suo genio nella stesura del tuo libro? Ne ha lasciato tracce? PerchĆØ hai scelto lui come personaggio principale?
C’ĆØ qualche segreto esoterico che hai nascosto nelle pagine del tuo romanzo?
Più di uno. Indubbiamente intanto la leggendaria esistenza del Santo Graal o Sacro Calice di Valencia, uno dei più grossi misteri al mondo, la coppa superiore e il piatto inferiore in pietra dura e la parte centrale in metallo e pietre preziose. La coppa superiore ĆØ una coppa ebraica in agata risalente a circa un secolo prima di Cristo mentre lāinferiore, impiegata invece come base, ĆØ un manufatto arabo – egizio, datato uno o due secoli dopo Cristo. Potrebbe trattarsi dunque del vero calice usato secondo i Vangeli da Gesù durante lāultima cena? Certo ĆØ che ben due pontefici, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, lāhanno utilizzato per celebrare lāeucarestia durante le loro visite a Valencia. La stesso calice che pare quasi aver ispirato la mano di Jan van Eyck nel dipingere il suo Agnello mistico nello splendido polittico di Gand. E indubbiamente sempre al Graal o Sacro Calice ĆØ associata la misteriosa profezia che dopo aver intrapreso un lungo viaggio dalle Fiandre fino alla penisola, collegherĆ le casate dei due regnanti quattrocenteschi di Borgogna e di Aragona.
Tu sei la Regina del romanzo storico italiano, ormai hai pubblicato davvero tanti romanzi tutti tra l’altro molto amati e hai sondato tutte le varie tecniche di scrittura. Quale ĆØ il segreto per tenere avvinto il lettore pagina dopo pagina?
Regina? Magari! Il segreto? Non credo esistano veri segreti. Quello che conta ĆØ riuscire a tessere una bella storia con un bella ambientazione ma e soprattutto concentrata sui personaggi e sullo svolgimento della trama senza perdersi per strada in inutili fronzoli. Ovverosia per quanto possibile sapere tutto dellāepoca, dei costumi e delle relative ambientazioni. Dopo però bisogna conservare il materiale raccolto da parte e quando serve utilizzarlo per arricchire i contenuti ed evitare errori, tenendo tuttavia sempre presente che devono rappresentare solo la scenografia della narrazione.
Hai vinto premi per questo libro, in Italia e all’estero? Sei in finale di altri?
Stai raccogliendo materiale per un nuovo romanzo storico? Di che periodo storico tratterĆ ?
Molto materiale cinquecentesco ma che per ora resta fermo. In questo momento invece sto inquadrando un romanzo, non un giallo o thriller storico stavolta, ma solo un romanzo storico ambientato a metĆ dellā800
Grazie del tempo che mi hai dedicato, alla prossima.
Chi sono davvero i premiati con il Nobel? Che vita facevano prima dell’importante riconoscimento? E dopo? “Behind the Nobel” di Emiliano Tognetti, edito da Graphe.it, raccoglie le interviste ad alcuni premi Nobel (Roald Hohfmann, Frederik de Klerk, Richard John Roberts, Peter Charles Doherty, Paul Maxime Nurse, Dennis Mukwege, Didier Patrick Queloz) che hanno raccontato la loro vita prima del premio, le emozioni al momento della chiamata per Stoccolma e quello che ĆØ accaduto dopo. Un libro curioso, interessante, dove si scoprono i Nobel e le loro vite non solo per meriti in ambito medico, fisico, matematico, letterario o per la pace. Da queste pagine emerge lāaspetto professionale dei premiati, ma soprattutto quello umano con tutte le emozioni che li caratterizzano. Ā A raccontarci del libro lāautore Emiliano Tognetti.
In che modo ha contattato i vari premiati? Non ĆØ stato facile, ma durante la pandemia ho avuto del tempo per cercare su internet, sul sito della Fondazione Nobel e su Wikipedia, i loro riferimenti e piano piano, contattando le segreterie delle fondazioni, delle universitĆ , degli uffici stampa, ho inviato molte richieste di intervista presentando il progetto e quei sette, o meglio gli altri sei, visto che uno mi aveva giĆ dato la disponibilitĆ per unāintervista per il mio magazine ā7gifts.orgā (www.sevegifts.org), sono coloro che hanno accolto positivamente la mia richiesta e si sono resi disponibili a rispondere alle mie domande.
Tra le domande che tornano spesso cāĆØ quella in cui chiede ai premiati dove e cosa stessero facendo quando hanno ricevuto la notizia e come ĆØ cambiata la loro vita dopo il premio. Cosa ĆØ emerso da esse? Ć emerso che la notizia arriva in un momento in cui non ti aspetti. Non ĆØ un concorso in cui, bene o male, hai un range di tempo nel quale conosci lāesito, ma può arrivare la chiamata da Stoccolma mentre dormi, mentre sei in una riunione o mentre ripari una biciletta. Ogni persona ha avuto il suo brivido, quando meno se lo aspettava e questo forse ĆØ lāaspetto più intrigante delle singole storie.
Solo una donna ha risposto allāappello, riesce a trovare una spiegazione? Si chiama libertĆ . Io ho contattato tutti i premi Nobel, maschi e femmine che sono riuscito a trovare ed ognuno ha risposto come ha voluto. Tanti hanno detto āno grazieā, alcuni āsiā ed ĆØ loro libertĆ , rifiutare lāintervista per tantissimi motivi, che poi restano nascosti fra le righe della risposta. Per quanto mi ĆØ stato possibile, ho ricontattato soprattutto le donne, ma questo ĆØ. Ho lavorato in uno spirito di āparitĆ di genereā nelle richieste e rispettato la paritĆ e la libertĆ di genere, nelle risposte.
Sarebbe però fattibile un seguito con solo premi Nobel al femminile? Io lo auspico. Lāho scritto anche nel libro che se qualcuno avesse qualche contatto o canale e potesse darmi una mano, sarebbe una cosa gradita ed auspicabile, poter fare un secondo volume con voci femminili o miste, maschi e femmine. Per ora direi che la cosa bella ĆØ far vedere la qualitĆ del libro, se piacerĆ ai lettori, che ĆØ sempre la cosa più importante e magari con questo āattestato di merito per il lavoro svoltoā, potremmo avere un volume con più voci femminili. A questo proposito, vorrei sottolineare che ho voluto una prefazione āal femminileā e di qualitĆ , cosa che ho trovato in Ana Blandiana, proprio come forma di āriscattoā per non avere un libro con solo voci maschili, che sarebbe stato lo stesso un buon lavoro, ma credo che cosƬ possa rendere onore anche al mondo femminile, che ĆØ la prima voce che il lettore incontra quando inizia lāavventura del saggio.
Source: richiesto all’editore. Grazie all’uffcio a 1AComunicazione.
La scrittrice e sinologa bresciana Fiori Picco ĆØ in libreria con “Il Circolo delle Donne Farfalla- Mugao e Bhaktu” (Fiori d’Asia editrice) una storia di donne ambientata nella Cina meridionale, Yunnan Nord-occidentale, Gorgia del Nujiang, tra Tibet e Birmania nel 2016, anche se non mancano salti temporali indietro nel tempo fino al 1700 e agli inizi del Novecento. In una terra inospitale e selvaggia prende forma la storia di quattro donne anziane con i visi tatuati che vivono sole e ai margini. Loro sono le ultime testimoni di Bhaktu, un rituale barbaro che per secoli sfigurò molte adolescenti trasformando per sempre le loro vite. A salvaguardare queste donne arriverĆ una giovane assistente sociale. Ne abbiamo parlato con l’autrice.
Mila ĆØ una giovane assistente sociale, cosa rappresenterĆ per lei questa esperienza e quanto di te c’ĆØ in lei?Ā Mila ĆØ una mia amica e abbiamo molti punti in comune tra cui il contatto con gli indigeni dei villaggi tribali più sperduti, lāinteresse nei confronti del loro folclore e degli usi e costumi, lāamore per la natura e per i paesaggi incontaminati.Ā Anche lei, come me, da giovanissima ĆØ partita allāavventura verso una meta lontana lasciando la famiglia e la sua vita quotidiana. Lāesperienza nella Gorgia e il suo impegno nel sociale lāhanno cambiata e, da giovane ribelle metropolitana, ĆØ diventata una donna matura, inclusiva e incline al perdono.
Cosa ti affascina della Cina e di queste popolazioni non molto note a tutti?Ā La Cina mi ha sempre affascinata e, dopo averla visitata e conosciuta, ho scoperto le sue molteplici culture, la storia millenaria e, nellāimmediato, la disponibilitĆ nei confronti dello straniero, infatti mi sono subito sentita accolta e ben integrata. Di queste etnie ho sempre amato la gioia di vivere, il rapporto simbiotico con la natura, i culti totemici e i riti, le musiche e le danze, i costumi ricamati, coloratissimi e ricchi di dettagli simbolici, la mitologia e le leggende millenarie, le religioni sincretiche che sono una fusione di animismo, sciamanesimo e culti popolari locali.Ā
Protagoniste sono 4 donne. PerchĆØ la scelta di 4 protagoniste femminili?Ā Nei miei libri parlo spesso di donne raccontando esperienze di vita e vicissitudini che riporto come storie-veritĆ di denuncia sociale. Nei secoli le Donne Farfalla sono state vittime di un sistema patriarcale e maschilista che le ha assoggettate e piegate alla volontĆ di padri e mariti padroni. Nel libro ho ricostruito il passato delle protagoniste note come āPuma la sciamana, Cina la tatuatrice, Grisa lāerborista e Duna la tessitriceā: quattro nonnine anziane e bisognose di aiuto, che non sono mai state capaci di protestare e che hanno accettato il destino con fatalismo. Con vari flash back e salti temporali ho narrato le loro vicende, familiari e personali, allāinterno di un clan tribale e restrittivo che negava libertĆ e diritti.Ā Ā Ā
Mugao e Bhaktu: che ruolo hanno nella vita delle protagoniste?Ā Le quattro protagoniste anziane sono chiamate dagli indigeni āi fossili viventi della Gorgiaā, in quanto sono le ultime e rare testimoni di Bhaktu, un rituale barbaro che per secoli e fino al 1949 deturpò le adolescenti Dulong. Si trattava di un tatuaggio facciale che ritraeva il motivo di Mugao, un totem antico che, nella forma, ricordava una farfalla. Lāimmagine della farfalla era soave e racchiudeva un significato mistico, infatti era legata al concetto dāimmortalitĆ dellāanima. Bhaktu era una vera e propria cerimonia sacrificale, un rituale di passaggio che rendeva libere e āimmuniā le ragazzine, anche se poi trascorrevano la vita intera con la diversitĆ , lāimbarazzo e la vergogna. Bhaktu rientrava nelle cosiddette pratiche di modificazione corporea ma, a differenza di altri rituali più noti, come ad esempio la fasciatura dei piedi, ĆØ rimasto nellāombra e, ancora oggi, sui motori di ricerca occidentali, non si trovano notizie al riguardo.Ā Ā Ā
Buongiorno professor Colonna e grazie di averci concesso questa intervista. Inanzitutto ci parli di lei, si presenti ai nostri lettori.
Dopo laurea e dottorato di ricerca in storia, opero come insegnante di italiano e storia nella scuola pubblica e nella formazione professionale del terzo settore. Da molto tempo mi occupo quindi di storia, partendo dalla storia antica ā per occuparmi sempre più di tematiche contemporanee, pubblicando, oltre al testo sull’Ucraina, qualche altro lavoro: Medio Oriente senza pace, relativo appunto alla storia del Medio Oriente e La Resurrezione della Patria, un excursus piuttosto anticonformista sulla storia italiana.
Dopo la lettura del suo interessante libro Ucraina tra Russia e Occidente ā Un’identitĆ contesa (seconda edizione) che mi riprometto di analizzare a breve su queste pagine, vorrei farle alcune domande partendo se vogliamo dalle sue conclusioni: dunque secondo le sue impressioni parte tutto dallo “spirito di Versailles” quel germe che ha minato le basi del nascente spirito comunitario che avrebbe dovuto affratellare i popoli europei e occidentali in un’ottica di pacifica convivenza. Può esplicitarci meglio questo concetto?
Con l’espressione āspirito di Versaillesā intendo semplicemente la singolare combinazione ideologica che le potenze anglosassoni vincitrici alla fine della Prima Guerra Mondiale hanno saputo imporre all’Europa: da una parte, l’attribuzione della ācolpa della guerraā, e da allora di tutte le guerre, ad un solo attore (la Germania, in quel caso); dall’altra, l’utilizzo della nazionalitĆ come principio in base al quale frammentare i grandi imperi ottocenteschi, creando ovunque mosaici di nazioni i cui confini sono stati astrattamente definiti in maniera da includere e/o escludere minoranze etnico-religiose: in tal modo creano strutture politiche fragili e facilmente controllabili, innescando cosƬ anche una serie di conflitti dei quali quello russo-ucraino non ĆØ che l’ultima derivazione.
Dai suoi studi e dalle sue ricerche le forze “nazionaliste ucraine” possono avere connotazioni neo naziste o ascrivibili a questa area di pensiero? O fa tutto parte “solo” della propaganda russa?
Interessanti le osservazioni e le preoccupazioni del contrammiraglio tedesco Kay-Achim Schonbach, che per quanto vale personalmente condivido (p.134). A prescindere da un discorso di influenze e di convenienze economiche non sarebbe stato più utile a livello internazionale un’alleanza strategica e politica tra Europa e Russia, paesi di forte matrice cristiana, che praticamente costringere la Russia a trovare un’altra sponda nella Cina comunista? Fare tre poli, tre aree di influenza, da un lato Stati Uniti, al centro Europa e Russia e dall’altro India e Cina, non sarebbe stato un riequilibramento geostrategico più utile agli interessi della pace internazionale? Cosa l’ha impedito? La solita hybris statunitense? O c’ĆØ di più?
Un di più c’ĆØ, a mio avviso. Se si vuole parlare seriamente di identitĆ europea, dovremmo avere l’onestĆ intellettuale di riconoscere che, se esiste una simile identitĆ , essa può risultare solo dall’integrazione fra popoli neo-latini, germanici e slavi, nel corso della tormentata storia del nostro continente: integrazione giĆ da tempo avvenuta sul piano culturale, basti guardare alla letteratura, all’arte, alla musica europea. Se, dopo la Seconda Guerra Mondiale, invece di una divisione in blocchi, si fosse potuto agire in questa direzione, avremmo avuto delle linee guida, ripeto assai più culturali che politico-militari, per la costruzione di un’Europa effettivamente. Essa avrebbe potuto favorire un equilibrio globale, a beneficio della pace, evitando instabilitĆ economico-sociali e conflitti, in aree come America Latina, Africa, per non parlare del Medio Oriente, che sono state e sono invece da decenni terreni di sfruttamento e di scontro fra le superpotenze. Per questo ritengo che la guerra in Ucraina sia senza dubbio un’immensa tragedia per il futuro dei popoli slavi, ma un’ancor più una grande sventura per il futuro dell’Europa: cosa di cui l’Unione Europea della sig.ra Merkel non sembra nemmeno rendersi conto.
In un’intervista afferma “Vi sono uomini e donne ucraini nati in Usa che sono stati direttamente “trasferiti” dagli uffici governativi americani a quelli ucraini ” secondo lei questa stretta connessione tra USA e Ucraina ĆØ stata richiesta o imposta, da ragioni di convenienza, affinitĆ ideologica e politica o altro?
Come ho giĆ accennato prima, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli Ucraini anticomunisti che si erano rifugiati in Occidente seguendo la ritirata delle armate tedesche, sono stati spesso reclutati per operazioni speciali, a dire il vero in gran parte fallimentari, per quello che ne possiamo sapere, contro l’Urss: ad esempio l’operazione Red Sox condotta dalla CIA in Ucraina. L’anticomunismo, ovunque nel mondo (e l’Italia ne sa qualcosa), ĆØ stato del resto sempre intensivamente utilizzato dagli Usa semplicemente come utile strumento di guerra non convenzionale mediante il quale condizionare nazioni e classi dirigenti in funzione antisovietica: contro l’Unione Sovietica, ieri, contro la Russia, oggi.
Vede similitudini tra la questione ucraina, e quello che ĆØ successo nell’ex Jugoslavia?
La Jugoslavia ĆØ un esempio dei terrificanti puzzle di nazionalitĆ che lo āspirito di Versaillesā ha disseminato in giro per il mondo: vere e proprie bombe ad orologeria etnico-religioso-sociali. La differenza ĆØ che sottrarre alla Serbia il Kosovo non ĆØ come schierare la Nato in Ucraina, il nocciolo della preoccupazione della Russia di Putin, una preoccupazione che lo stesso Kissinger ha considerato ampiamente giustificata, soprattutto date le assicurazioni fornite alla Russia, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, che la Nato non si sarebbe mai spinta tanto avanti. Il mio timore però ĆØ che ci siano delle affinitĆ anche con la dimenticata decennale guerra Irak-Iran, un terribile conflitto, durante il quale gli Stati Uniti e l’Occidente favorirono Saddam Hussein per tenere a bada l’Iran divenuto anti-americano, esattamente come ora si vuole fare armando l’Ucraina contro la Russia: forse anche Zelensky, quando rifiuta di aprire trattative di pace con Putin, contando sulla potenza americana, dovrebbe ricordarsi della fine fatta poi fare a Saddam dai suoi ex-sostenitori statunitensi.
La salvezza, l’unitĆ e l’indipendenza ucraina non sarebbero state garantite da un governo federale del paese (con magari regioni a statuto speciale nelle aree russofone e a prevalenza di russi etnici) e da una sua finlandizzazione e neutralitĆ ? Cosa l’ha impedito? Secondo lei all’Ucraina questa promessa ĆØ stata fatta dagli Usa o dalla Nato per motivarli in questi tragici frangenti?
Che prospettive ci sono per una pace possibile, tanto auspicata dall’anziano Papa Francesco, e per il riallineamneto di assi strategici ora particolarmente sbilanciati verso Oriente? Si ricucirĆ mai la frattura tra Russia ed Europa, anche in prospettiva di un dopo Putin? Grazie.
La pace ĆØ auspicabile se davvero ci consideriamo Europei. Difficile favorire la pace, però, se ci facciamo influenzare ogni giorno dalla propaganda nordamericana, di cui si fanno strumenti tutti i principali media italiani ed europei, non riconoscendo ad esempio la minaccia che una Nato spinta fino ai suoi confini rappresenta concretamente per la Russia: e dunque la responsabilitĆ in questa guerra di chi ha voluto questa espansione. Difficile intravedere prospettive di pace quando, come giĆ prima dei due grandi conflitti mondiali, si ripete per anni che i buoni stanno da una parte ed i cattivi dall’altra. L’Occidente atlantico continua a voler far credere al mondo che esso combatte per il pacifico ordine mondiale del futuro. Nonostante la sua politica interventista, il suo considerarsi il gendarme dell’ordine mondiale, abbia solo portato guerra, terrorismo e disgregazione ovunque sia stata applicata: dall’Iraq alla Siria all’Afghanistan. Fino a quando nuove classi dirigenti in Europa non avranno il coraggio di riconoscere il fallimentare bilancio del lungo secondo dopoguerra, cosƬ come ĆØ stato gestito dall’Occidente atlantico, difficilmente si potrĆ ricucire la frattura fra Russia ed Europa. Con conseguenze assai pericolose per la pace nel mondo, qualora si dovesse anche profilare uno scontro epocale fra Cina e Occidente, dal quale l’Europa, con quello che ancora resta della sua civiltĆ , non potrebbe che essere definitivamente travolta.
āL’ombra sul colosso. La prima indagine del commissario Villataā ĆØ il romanzo ad ambientazione storica di Marco Badini, edito da Todaro. Luogo del giallo ĆØ la Brescia del 1932, poco tempo prima dellāarrivo di Benito Mussolini per lāinaugurazione di Piazza della Vittoria. Ai piedi della scultura realizzata da Dazzi, nota a Brescia con il soprannome di āBigioā ĆØ ritrovato il corpo senza vita di una giovane donna. A sbrogliare la matassa di questo romanzo carico di suspense dovrĆ pensarci il commissario Fulvio Villata, noto a tutti come āIl Mastinoā. Abbiamo parlato con Marco Badini dellāorigine del suo giallo ad ambientazione bresciana.
Come ti ĆØ venuta l’idea di scrivere un romanzo giallo? Il genere poliziesco ĆØ sempre stato tra i miei preferiti e da tempo desideravo misurarmi con la stesura di un giallo. Una volta trovato lo spunto, scrivere ĆØ stato naturale: un processo creativo e costruttivo più complesso rispetto ad altri generi narrativi, ma molto gratificante e istruttivo sotto il profilo letterario.
Fulvio Villata ĆØ il protagonista, detto “Il Mastino” (ho pensato a “Il mastino di Baskerville”), come hai creato il tuo protagonista, ti sei ispirato a persone reali? Il tuo pensiero fa molto onore al mio commissario, ti ringrazio! In effetti i romanzi di Arthur Conan Doyle occupano un posto dāonore nella mia piccola biblioteca. Fulvio, il mio commissario, in realtĆ non ĆØ ispirato a nessuna figura reale. Ć piuttosto un insieme dei tratti che più ho apprezzato nei vari investigatori letterari che mi ĆØ capitato di leggere. Principalmente, per nominarne due, Sherlock Holmes e il commissario Maigret di Simenon. Ci sono poi aspetti più superficiali, piccole cose o atteggiamenti che ho preso in prestito dalle persone che mi capita di osservare nella vita di ogni giorno. Non esiste comunque una persona in particolare a cui mi sono ispirato: il Mastino ĆØ nato nella mia mente quasi dāimprovviso, come dāimprovviso ĆØ apparso in piazza Vittoria la notte del 16 ottobre 1932.
Il colosso del titolo – a Brescia noto con il soprannome di Bigio, ma il suo nome vero ĆØ Era Fascista- che funzione ha nella storia. Il colosso ĆØ il cardine ideale dellāopera e nel titolo ha un valore polisemantico: indica la statua scolpita da Arturo Dazzi che hai citato, un manufatto di dimensioni ragguardevoli; il colosso però può anche significare per estensione il regime fascista con le sue aspirazioni totalitarie. Nello specifico del romanzo, la statua e il suo creatore prendono parte allo sviluppo delle indagini, rivelandosi un fattore di primaria importanza per far luce su diversi punti oscuri.
L’agente Ferri e il dottor Calligaris, medico legale, sono due i comprimari di Villata, quanto sono importanti per il protagonista dal punto di vista lavorativo e umano? Direi che sono fondamentali. Ne hai colto la duplice importanza: sul piano professionale costituiscono una risorsa irrinunciabile per il commissario. Il dottor Calligaris con le sue perizie ĆØ in grado di offrire una considerevole mole di indizi, mentre lāagente Amilcare Ferri in veste di vero e proprio uomo dāazione completa il quadro delle competenze necessarie alle indagini. CāĆØ poi, come hai giustamente osservato, il lato umano. Amilcare ĆØ in particolar modo legato al commissario da una solida amicizia e lo rende partecipe della sua vita in molte circostanze come, ad esempio, il consueto pranzo della domenica. Possiamo dire che lui e il dottor Calligaris rivestono ruoli importanti nel lavoro del Mastino di Brescia ma sono anche una consistente presenza nella sua sfera privata.
Romanzo unico o primo di una serie? Sto mettendo a punto qualche idea, credo proprio che il Mastino e i suoi compagni si troveranno presto alle prese con un nuovo caso.
Quali sono le tue letture preferite? Amo molto leggere saggi storici, ma anche polizieschi, thriller e altri generi di narrativa. Mi piacciono anche alcuni fumetti, soprattutto quando dimostrano di possedere profonditĆ e spessore non inferiori alla letteratura in senso stretto.
Sono appena ritornato da una visita al mio padrone di casa, il solo e unico vicino dal quale sarò infastidito. Che bella zona ĆØ questa! In tutta lāInghilterra, non credo che avrei potuto trovare un altro posto cosƬ totalmente distaccato dal trambusto della vita sociale. Un perfetto paradiso per misantropi; e il signor Heathcliff e io siamo la coppia giusta per spartirci questa desolazione.
Che tipo interessante!
Certo non immaginava quale simpatia mi ha suscitato in cuore quando, avvicinandomi a cavallo, ho visto i suoi occhi neri ritrarsi cosƬ sospettosamente sotto le sopracciglia, e quando le sue dita, mentre annunciavo il mio nome, si sono sprofondate risolutamente sotto il panciotto.
«Signor Heathcliff!» dissi.
Per tutta risposta, un cenno con la testa.
Ā«Sono Lockwood, il suo nuovo affittuario, signore. Mi onoro di renderle visita appena arrivato, per esprimere la speranza di non averla disturbata con la mia insistenza nel chiedere in affitto Thrushcross Grange. Ieri ho sentito dire che lei pensavaā¦Ā»
Ā«Thrushcross Grange ĆØ roba mia, signoreĀ» māinterruppe, con un fremito. Ā«Non permetterei a nessuno di disturbarmi, se potessi impedirlo. Entri!Ā»
Quellāāentriā fu pronunciato a denti stretti, e con un tono che significava āvaā al diavolo!ā. Perfino il cancello su cui si appoggiava non manifestò alcun movimento in sintonia con le parole. Credo che proprio questa circostanza mi spinse ad accettare lāinvito: sentii interesse verso un uomo che sembrava ancora più esageratamente riservato di me.
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