Appena si comincia la lettura di Acqua alta nei caruggi di Giuseppe Chiara sembra di essere capitati in un fumetto. Peccato però che Pippo e Topolino, in realtà, sono nel mezzo di un colpo all’ufficio postale. La rapina sembra perfetta, ma una cassiera si sente male, le casse postali hanno solo spiccioli e il tentativo di aprire la cassaforte è un pasticcio. Così disastroso che il terzo compagno, quello che fa il palo e che li attende in macchina- tal Olmo Vivera- è lì lì pronto per svignarsela, quando i due saltano in macchina e lo incitano alla fuga. Olmo è un fenomeno alla guida, almeno crede, ma il traffico dell’ora di punta, il furto del loro furgone e la polizia alle calcagna, più un pizzico di volontà furbetta del destino scatenano lo sfacelo. Olmo corre con l’auto, ma nel tentativo di schivare una ragazza, il mezzo sbanda, esce fuori strada e ci sono tre morti. Anni dopo, Olmo esce di prigione, ha scontato la sua pena per il reato compiuto ed è deciso a cambiare vita, deve solo imparare a convivere con lo spettro della ragazza della bicicletta, lei lo tormenta parecchio, anzi gli parla proprio. Olmo prova a stare lontano dai guai, però alla fine ci ricasca e si mette a lavorare per Giorgione, un malvivente locale per il quale il protagonista trasporta borse dall’originale contenuto. Tutto fila liscio fino a quando Vivera ha un nuovo incidente sull’autostrada Milano-Genova. La ragazza in bicicletta non c’è, l’auto slitta comunque, esce fuori strada e il borsone trasportato scompare e Vivera, uscito (o meglio fuggito) dall’ospedale, dovrà ritrovarlo. Motivo? Non solo Giorgione lo minaccia e gli sta addosso e vuole quel benedetto borsone. In parallelo al delinquente ci stanno pure le forze dell’ordine, in particolare l’Ispettore Podenzana, che gli fanno pressione per ritrovare quella borsa. Ad aiutare Olmo nell’impresa ci saranno Mara, ex compagna, ora amica, cantante di jazz e Carlo, ex compagno di furti, zoppo. Giuseppe Chiara, torna a pubblicare con Todaro dopo l’esordio con L’apprendista becchino, e questa volta il protagonista è un uomo di mezza età in una narrazione che ha tutte le carte in regola per essere un thriller. Lo squattrinato rapinatore seriale protagonista è uno che perde il pelo, ma non il vizio. Olmo prova a smettere di guadagnarsi da vivere con traffici loschi, ma non ce la fa e torna sui suoi passi –deviati- ma suoi. Si trova a fare le cose di sempre, con la solita – concedetemelo- sfiga costante che gli crea intoppi su intoppi, impedendogli di portare a termine le sue imprese. Anzi, Vivera il ladro pasticcione si caccia nei guai, peggio di un bambino che ruba la marmellata. Tanto è vero che ad un certo punto ci si domanda se è Olmo a cercare i gli intoppi o se sono gli intoppi a rincorrerlo e ad acciuffarlo. Un po’ e un po’ mi verrebbe da dire, visto che il simpatico e imbranato Olmo Vivera è lì, sempre sul filo del rasoio e della legalità nel suo dire e nel suo fare. In Acqua alta nei caruggi, Giuseppe Chiara crea un storia dinamica, dell’alta suspense presente in ogni momento della narrazione, dove l’acqua (quella della pioggia e del mare) invade ogni caruggio di Genova e ogni pagina della storia, lasciando appiccicato addosso un senso di umidità costante.
Giuseppe Chiara è di Genova e aver avuto 15 anni nel ’68 l’ha segnato per sempre. Era convinto che l’immaginazione avrebbe conquistato il potere e invece ha vinto la noia. Loredana, la sua compagna, dice che è un Peter Pan grasso e calvo. Ama la famiglia, la birra e i gatti, ma non sempre in questo ordine. Questo è il suo secondo romanzo con Todaro editore.
Source: inviato dall’editore.
La storia di Elia racchiude in sé timidezza, amore per una vita sana, bisogno di amicizia e anche un pizzico di timore che, pian piano, il piccolo protagonista riuscirà a superare. Elia infatti è un bambino che ama molto camminare, spesso però lo fa da solo, perché è timido e ha vergogna di chiedere a qualcuno di andare con lui. Teme di essere respinto e non capito nel suo bisogno di fare lunghe, lunghissime passeggiate. Elia allora domanda ai suoi genitori di prendergli un animaletto che lo accompagni nelle sue camminate e così il piccolo si trova con un piccolo porcellino d’India. L’animaletto si stanca presto viste le sue corte zampette e allora arriva un gatto che si carica sul dorso il porcellino. Animali su animali si aggiungo a fare compagnia al protagonista, fino a che Elia si trova a camminare con al guinzaglio un elefante, con sopra un asino, con sopra un bue, con sopra un cane, con sopra un gatto e su, in cima alla piramide, eccolo là il porcellino d’India. Una situazione un pochetto difficile da gestire per il piccolo podista che troverà una soluzione per tutti gli animali, in modo tale da non avere uno zoo al seguito durante le sue passeggiate, ma un’altra piacevole compagnia. Il libro di Guia Risari è un testo per bambine che evidenzia, attraverso il piccolo protagonista, l’amore per lo sport, perché Elia macina chilometri su chilometri camminando, e camminare non è solo uno spostamento attraverso un luogo, ma è anche un modo per osservare e scoprire al meglio la realtà che lo circonda. Da Elia il camminatore emerge anche un profondo amore e rispetto per gli animali, ai quali Elia darà la giusta casa. Elia però è un bambino timido, e il suo andare a zonzo a piedi lo aiuterà a superare questo suo aspetto del carattere e a trovare il coraggio di chiedere a chi gli sta vicino (una ragazzina) di camminare con lui. La storia del piccole Elia è un avventuroso cammino di educazione alla vita sana e al rispetto per il prossimo simile e diverso dal proprio io. Elia il camminatore Guia Risari è da leggere in compagnia, magari proprio passeggiando. A dar forma visiva alla bella storia di coraggio e amicizia scritta da Guia Risari ci sono le illustrazione di Giulia Rossi. Età di lettura: da 6 anni.















Tra i libri appena usciti, che ho in lettura, segnalo “Siamo qui, siamo vivi – Il diario inedito di Alfredo Sarano e della famiglia scampati alla Shoah” a cura di Roberto Mazzoli giornalista e direttore editoriale del settimanale Il Nuovo Amico delle Diocesi di Pesaro, Fano e Urbino, pubblicato dalle Edizioni San Paolo, preceduto dalla prefazione di Liliana Segre da poco inisignita della carica di senatrice a vita per altissimi meriti in ambito sociale. Il libro mi ha colpito perchè narra una pagina di storia inedita che è stata anche occasione dell’ incontro tra le figlie di Alfredo Sarano – Matilde, Vittoria e Miriam Sarano – e i figli di Erich Eder, sottufficiale della Wehrmacht che si prodigò per salvare gli ebrei sfollati a Pesaro.
Un altro libro che parla sempre di una pagina inedita della Shoah è “Di notte sognavo la pace” di Carry Ulreich, edito da Longanesi, uscirà il 27 gennaio, un diario, segretamente tenuto a Rotterdam tra il dicembre del 1941 e il maggio del 1945, questa volta di una ragazza olandese. Diario per molti versi accostabile al Diario di Anna Frank, anche se con peculiarità sue proprie, e interessante oltre che per il suo indubbio valore storico anche per la sua qualità letteraria. L’autrice Carry Ulreich, ora Carmela Mass, è ancora viva e ha compiuto 91 anni il 15 novembre scorso.
Per i più piccoli segnalo un albo illustrato edito da Gallucci, dal titolo Il gelataio Tirelli, dedicato alla storia vera di Francesco Tirelli, gelataio emiliano, emigrato in Ungheria e nominato nel 2008 Giusto tra le Nazioni. Il libro è stato scritto da Tamar Meir, che ha raccolto da suo suocero Isacco Meir tutti i fatti raccontati. I disegni sono molto delicati e colorati, ed è interessante segnalare che è stato tradotto dalla giornalista Cesara Buonamici e da suo marito Joshua Kalman, figlio anche lui di ebrei ungheresi scampati alla Shoah. Inoltre segnalo che gli editori israeliani, la famiglia dell’autrice Tamar Meir (suo suocero, Isacco, è tra le persone che sono state salvate da Francesco Tirelli) e lo Yad Vashem stanno cercando di rintracciare gli eredi della famiglia Tirelli così da poter consegnare a loro l’onorificenza di Giusto tra le Nazioni. Se tra i miei lettori c’è qualcuno che possa aiutarci lo segnali nei commenti sarò felice di metterlo in comunicazione con l’editore italiano.
Poi sabato 27 Viviana Filippini ci parlerà di Il tatuatore di Auschwitz di Heather Morris, edito da Garzanti, una delicata storia d’amore tra due ragazzi ebrei, 
Nella foto a destra potete vedere come si presenta il tè sfuso. Diversamente dagli altri tè lo sconsiglio se non zuccherato.
Come tradizione del blog ecco il post in cui i collaboratori di Liberi consigliano 5 libri da regalare a Natale. Ce ne per tutti i gusti dalle ultime uscite ai classici, regalando un libro non si sbaglia mai. E si spende relativamente poco, certo se non ci si orienta sui libri rari. A mio fratello ho comprato un libro sulla Juventus appena edito da Newton Compton (che vi devo dire è tifoso di quella squadra), alla mia più cara amica un thriller italiano, La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi, abbiamo visto il film e “litigato” sul finale, così vedremo chi ha ragione, alla peggio telefoniamo ad Alessio Boni, poi ho preso l’ultimo di King e figlio Sleeping Beauties, e Il grande sonno in lingua originale, un regalo che volevo farmi da anni che incarterò e metterò sotto l’albero. E se avessi un fidanzato gli regalerei senz’altro La Giusta Mezura, bellissima graphic novel virata al blu di Flavia Biondi.
























