Archive for the ‘Consigli di lettura’ Category

:: La rosa cardinale di Bianca Garufi (Edizioni Atlantide, 2026) a cura di Antonio Catalfamo

31 marzo 2026

Bianca Garufi è una scrittrice quasi completamente dimenticata. Pertanto, accogliamo con maggior fervore la ripubblicazione, a distanza di 58 anni dalla prima e unica edizione, del suo ultimo romanzo: La Rosa Cardinale, a cura di Mariarosa Masoero.

Nata a Roma nel 1918 nell’ambito di una famiglia aristocratico-borghese di origini siciliane, con ampi possedimenti a Letojanni (Messina), come sottolinea opportunamente la Masoero nell’Introduzione, «è stata la donna che forse ha contato di più nel processo creativo di Cesare Pavese» (p. 5), da lei incontrato nella sede romana della casa editrice Einaudi, dove lavorava dal 1944 al 1946 come segretaria. Lo scrittore piemontese le ha dedicato i Dialoghi con Leucò, che testimoniano il comune interesse per il tema del mito, per sviluppare il quale Pavese ha preso spunto dal dibattito vivace e fecondo per entrambi intrecciato proprio con la Garufi, che è stata pure fonte ispiratrice, tanto che il titolo dell’opera contiene una dedica “mimetizzata”: «leucòs» in greco vuol dire, per l’appunto, «bianco», con evidente rimando al nome dell’amica. Bianca Garufi ha anche ispirato a Pavese le poesie de La vita e la morte (1945). I due hanno, inoltre, scritto a quattro mani il romanzo Fuoco grande (1946), rimasto incompiuto, pubblicato postumo (1959), e successivamente continuato da sola dalla Garufi, dopo la morte di Pavese (1950), e pubblicato con il titolo Il fossile (1962).

Al di là del rapporto affettivo e collaborativo con lo scrittore langarolo, Bianca Garufi ha avuto una sua personalità e uno spessore artistico autonomi, anche se è stata una scrittrice molto misurata: oltre a Fuoco grande e Il fossile, ricordiamo il romanzo La Rosa Cardinale (1968) e l’antologia poetica Se non la vita (1992).

All’attività di scrittrice e poetessa, ha affiancato l’attività di psicanalista: laureata in Lettere e Filosofia all’Università di Messina con una tesi riconosciuta come la prima in Italia dedicata a Carl Gustav Jung (relatore il filosofo Galvano della Volpe), ha, infatti, esercitato per tutta la vita la professione di psicanalista, fra le più autorevoli di scuola junghiana, accompagnata da corsi di lezioni e pubblicazioni prestigiose.

Il rapporto umano e letterario con Pavese ha inciso, purtroppo negativamente, sulla giusta considerazione dell’opera complessiva di Bianca Garufi, il che ha determinato il pressoché totale oblio, che si protrae ormai da parecchi lustri.

Vede ora la luce, per i tipi di una casa editrice piccola ma raffinata, la seconda edizione de La Rosa Cardinale, dopo quella del 1968 affidata alla casa editrice Longanesi e &. A curarla è Mariarosa Masoero, docente emerita di Letteratura italiana all’Università di Torino, che è tra i pochi studiosi (compreso il sottoscritto) che, in tutti questi anni di silenzio “assordante”, hanno tenuto viva la memoria di Bianca Garufi, facendo pubblicare a sua cura il carteggio con Cesare Pavese (Una bellissima coppia discorde. Carteggio 1945-1950, Olschki, 2011) e una nuova edizione di Fuoco grande (Einaudi, 2022), lavorando sulle carte dell’Archivio personale e familiare della scrittrice e psicanalista, messo a disposizione con generosità dai nipoti, Giampaolo Garufi e Cristina Ciuffo Garufi. Un lavoro costante ed infaticabile, che trova ora il suo sbocco provvisorio in questa nuova edizione de La Rosa Cardinale, ma che è destinato a continuare con ulteriori ricerche e studi, che vedranno la luce nei prossimi anni.

Siamo in presenza di un’edizione filologicamente molto approfondita, che colma molte lacune sul romanzo, non solo sul piano informativo, ma anche su quello critico, consentendo di inquadrare in maniera molto più precisa la personalità e l’opera di Bianca Garufi.

Proprio le carte dell’archivio dimostrano ‒ come scrive la stessa Masoero ‒ che il romanzo in questione è il risultato di «un lungo e tormentato iter compositivo» (p. 14). Siamo in presenza di «centinaia e centinaia di pagine dattiloscritte» (ibidem), «più volte rivisitate e talmente coperte da correzioni, cassature, integrazioni, varianti alternative e sostitutive, da risultare spesso illeggibili» (ibidem). Sono «almeno tre le riletture in tempi diversi, come attestano i materiali scrittori usati: lapis, inchiostro nero, inchiostro blu» (ibidem).

La base autobiografica della storia narrata è confermata da alcune cartelle autografe che contengono l’elenco cronologico, a intervalli di 5 e 10 anni (20 anni solo tra il 1940 e il 1960), dei principali fatti privati dell’autrice (nascite, nozze, studi, morti) e storici (terremoto di Messina del 1908, prima guerra mondiale), riguardanti la famiglia della protagonista, a partire dal 1830 al 1960, allorquando quest’ultima, Sandra, parte per l’Oriente (pp. 14-15). Si ricordi qui che la Garufi ha avuto un’esperienza di trasferimento ad Hong Kong, dove ha istituito un lettorato di lingua e cultura italiana all’Università Cinese.

Il romanzo viene sottoposto inizialmente all’editore Einaudi, ma, nonostante il giudizio positivo di Italo Calvino, non viene accettato. A un anno di distanza dal rifiuto viene pubblicato da Longanesi & C. Ricevuta la prima copia, Bianca Garufi, in una lettera del 29 giugno 1968 indirizzata all’editore, lamenta di non aver potuto leggere le bozze e aggiunge alcune «critiche negative», da tenere in conto nel caso di una seconda edizione, fra cui spicca l’omissione nel titolo dell’articolo «la», per cui da La Rosa cardinale viene ridotto a Rosa Cardinale, suscitando equivoci e sberleffi rivolti all’autrice da varie direzioni, da parte di chi chiede se si tratti della sorella di Claudia Cardinale (p. 8). La Garufi considera questa omissione come una «degradazione» del libro anche «in se stesso», oltre che nell’«aspetto esteriore». Segnala, inoltre, nella nota biobibliografica alcune inesattezze (ad esempio, lei non ha mai lavorato nelle sede torinese dell’Einaudi, bensì in quella romana) e omissioni, relative al suo lavoro qualificato di traduttrice dal francese e al suo costante interesse per la poesia, oltre che per il romanzo (p. 9). Lamenta infine la mancata indicazione del nome del fotografo, Luigi Perelli, nella foto sulla sopracopertina che la ritrae. Tutto ciò testimonia una certa fretta ed approssimazione nella pubblicazione del volume.

La trama del romanzo è imperniata sugli incontri della protagonista, Sandra, alter ego dell’autrice, con uomini diversi, che pesano più o meno negativamente su di lei, che incidono devastandola nella mente, fino a rasentare la follia, e nel corpo, provocando un aborto e una «malsana» obesità (p. 10). Da qui la necessità del ricovero in una clinica della salute, Villa Sant’Anna sul Lago Maggiore, a Stresa, che riproduce le caratteristiche della Colonia Arnaldi di Uscio, in Liguria, dove effettivamente fu ricoverata la Garufi per un periodo di cure (ibidem).

Questo ricovero favorisce l’esercizio della scrittura da parte della protagonista, funzionale ad un’opera che viene da lei stessa definita, con una confusione di generi letterari, «un romanzo, la sua biografia […] un saggio sull’incoerenza» (pp. 10-11) o, addirittura, «un memoriale», nel quale fanno la loro apparizione tutta una serie di personaggi importanti per il prosieguo della vicenda, raccontata sempre «con lo stesso accanimento minuzioso di un chirurgo intento a svuotare un ascesso pieno di pus» (p. 11): Clara, che, dopo aver aiutato in clinica Sandra, muore in un incidente automobilistico, alimentando il clima di mistero che pervade tutto il romanzo; Dario Bernardi, l’uomo grasso di Parma che, secondo Calvino, rappresenta «la cosa più poetica del libro», che salva la protagonista dal suicidio; il medico di Stresa, Giorgio Mallotti, il «cantastorie simpatico», che sposa la protagonista e si adopera per ricondurla alla normalità, nonostante la difficoltà dell’impresa, avendo a che fare con un personaggio contraddittorio, in cui convivono sentimenti contrastanti, come le «fragilità ataviche» (ibidem) della protagonista e la sua «smania di certezze», fino all’ossessione, la sua ricerca di una spiegazione per tutte le cose, ricorrendo anche «all’ipnosi, alle scienze occulte, all’evocazione dei defunti, alle sedute spiritiche» (pp. 11-12), che Sandra frequenta sin dall’adolescenza, in casa della nonna, in Sicilia, «piena di misteri e di libri sulla morte, sulla reincarnazione, sulle forze medianiche, sul karma e sull’occultismo» (p. 12).

Il titolo prende spunto dagli interrogativi che la protagonista si pone alla vista, nell’angolo di un cortile milanese, di una rosa cardinale, di «straordinaria e magica bellezza» (ibidem), che alimenta in lei «ossessivi pensieri sul caso e sul destino» (ibidem), interrogativi pressanti sui «perché» della vita e della morte.

L’opera di curatela di Mariarosa Masoero si rivela veramente preziosa, in quanto getta luce sulla fase della composizione del romanzo in questione, rivelando particolari inediti e offrendo un’impeccabile lettura filologica dei vari aspetti, ma contiene anche un’analisi stilistica dell’opera, che è strettamente legata ai suoi contenuti “ideologici”, assicurando quella unità inscindibile tra «forma» e «contenuto» che, secondo Gramsci (che dice di collocarsi lungo la scia di De Sanctis), caratterizza proprio le grandi opere d’arte.

La complessità dello stile tradisce, per l’appunto, quella della personalità della protagonista e della stessa autrice, che oscilla tra «razionale» ed «irrazionale» (p. 6), «certezze e dubbi», «lucidità e confusione» (ibidem).

La scrittura passa, pertanto, dalla precisione e dall’essenzialità alla dimensione «iperbolica e disordinata» (ibidem), seppur sempre «dolorosa» (ibidem), dal «piano reale» a quello «onirico» (ibidem), dalla prima alla terza persona, anche all’interno dello stesso capitolo, dalla narrazione fitta agli spazi vuoti, che testimoniano «lo smarrimento e le inquietudini» (ibidem) della protagonista.

Un romanzo, dunque, da leggere o da rileggere, per chi lo abbia già letto, in quanto arricchito dallo studio critico di Mariarosa Masoero che ora lo accompagna, illuminando il lettore anche particolarmente avveduto e “professionale”.

Bianca Garufi (Roma, 1918-2006). Scrittrice, poetessa e psicoanalista di indirizzo junghiano, attraversa il Novecento con una voce autonoma, capace di tenere insieme romanzo, mito e analisi. Dal 1944 al 1946 lavora nella sede romana della casa editrice Einaudi in qualità di segretaria e lì incontra Cesare Pavese, che le dedica i “Dialoghi con Leucò”. Insieme scriveranno a quattro mani il romanzo, rimasto incompiuto, “Fuoco grande” (1946, 1ª ed. 1959). Dopo una parentesi lavorativa a Milano (Casa della Cultura, Astrolabio) e la laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Messina con una tesi indicata come la prima in Italia su Carl Gustav Jung, scrive “Il fossile”, prosecuzione di “Fuoco grande”, pubblicato da Einaudi nel 1962. Del 1968 è il suo ultimo romanzo, “Rosa Cardinale”, per Longanesi. Appassionata traduttrice dal francese – sue le traduzioni di Claude Lévi-Strauss e di Simone de Beauvoir – si dedicherà per il resto della vita, a Roma, alla professione di psicoterapeuta junghiana.

:: L’inglese di Tiziano di Patrizia Debicke Van Der Noot, dal 10 aprile

26 marzo 2026

Dicembre 1545.
Un’Europa dilaniata dallo scontro tra cattolici e protestanti trattiene il respiro: a Trento si apre il Concilio destinato a ridisegnare il destino della cristianità. Ma dietro le solenni vesti cardinalizie si agitano ambizioni, rancori e paure. Il legato del papa è un nemico temibile per Enrico VIII, sovrano ormai preda della follia e della crudeltà senile, che dalla sua corte libera veleni, intrighi e assassini. In questo clima di sospetti, prende il via il viaggio in Italia di Lord Templeton, giovane e brillante figlioccio del potente duca di Norfolk, inviato segreto della corona inglese. La sua prima tappa è Venezia, città di maschere e di inganni. Lord Templeton desidera farsi ritrarre da Tiziano, ma il ritratto è solo una copertura. Durante il fastoso ricevimento di Carnevale al Palazzo dei Dogi, tra musiche, velluti e sguardi ambigui, sventerà un complotto mortale che coinvolge la seducente cortigiana Angela Gradi e salverà la vita al nipote del papa, il cardinale Alessandro Farnese. Al suo fianco, Templeton giungerà a Roma, conquistandone la fiducia e l’amicizia. Ma nella città eterna, dove il potere si mescola al peccato, una bellissima duchessa romana lo attirerà in una rete di desiderio e tradimento, esponendolo a un pericoloso passo falso.
Qual è il segreto che Lord Templeton nasconde? E qual è il vero scopo della sua missione?
Il tempo stringe. Un piano infernale sta per scattare. E il destino dell’Europa potrebbe cambiare per sempre.

Patrizia Debicke van der Noot è nata a Firenze e dopo varie esperienze lavorative dal 2003 si dedica alla scrittura. Ha viaggiato molto e ha trascorso la sua vita sia in Italia che all’estero.
Ha scritto romanzi, gialli, gialli storici con Corbaccio (tra cui L’uomo dagli occhi glauchi ora ripubblicato da AltreVoci con il titolo L’Inglese di Tiziano), TEA, Todaro e AliRibelli, e racconti per antologie e racconti lunghi pubblicati in e-book con Milano Nera e Delos Digital. Ha vinto diversi premi, tra cui il Premio alla carriera al IX Premio Europa nel 2012 e il premio della critica al Premio Internazionale “Michelangelo Buonarroti” di Seravvezza nel 2015 per La sentinella del papa. Nel 2022 si classifica seconda al Liberi di Scrivere Award con Il segreto del calice fiammingo e nel 2025 vince il Premio Selezione IusArteLibri e Festival 2025 per la sezione “Storie Nobili e Nobiliari”.
È collaboratore editoriale di Writers Magazine Italia, Milano Nera, Contorni di noir, Libro guerriero e Liberi di Scrivere, e coordinatore e conduttore per il Festival del Giallo di Pistoia. Tiene conferenze storiche per il FAI, per gli Istituti Italiani di Cultura di Francia e Lussemburgo, per l’Università del Lussemburgo. Conduce workshop di scrittura per scuole medie e superiori.

:: Marsiglia 1957 di Shanmei, a cura di Paola Rambaldi

16 marzo 2026

“Ma Andrè era una storia a parte. Viveva lì, con sua moglie Camille, e a quanto pareva stava scalando la piramide sociale che mai quanto a Marsiglia era scivolosa e impervia. Per uomini e donne come loro, provenienti da famiglie umili e povere. La povertà era un’onta, ma ormai era un ricordo lontano. L’Atelier rendeva bene: dava lavoro a una quindicina di lavoranti, e due stiliste, e a diverse mannequin fisse, per le sfilate interne all’Atelier. Aveva una clientela molto esclusiva e selezionata, le donne più ricche e in vista di Marsiglia si vestivano da lei. Non confezionava solo abiti, ma articoli in pelle, borse, valigie, foulard, gioielli. Era una donna di successo, aveva realizzato i suoi sogni giovanili. Era se non proprio ricca, benestante. Ma Andrè, no, non era suo.”

Marsiglia, il più grande porto del Mediterraneo che movimenta più di cento milioni di tonnellate di merci all’anno.  La città più antica della Francia, patria dell’inno francese.

Siamo nel 1957. Marie, dopo essersi lasciata alle spalle gli Stati Uniti e la dolorosa scomparsa della madre, gestisce uno dei più ricercati atelier della città, con 15 lavoranti alle sue dipendenze.

Ma la lontananza da André la rende infelice.

Si amano, hanno un figlio, François, che odia a morte il padre, e possono vedersi pochissimo. Vederli insieme darebbe scandalo e sarebbe controproducente per entrambi, soprattutto per André Durand, sposato a Camille, che è appena stato eletto sindaco.  Per questo e per un sacco di altri motivi i due amanti devono continuare a frequentarsi di nascosto come ladri nel solito albergo, anche se non possono fare a meno l’uno dell’altra. Né con te né senza di te direbbero i protagonisti de La signora della porta accanto, il bellissimo film di Truffaut del 1981.

Marie detesta il ruolo dell’amante ma continuerà a sacrificarsi pur di non compromettere la carriera di André, e suo figlio François continuerà a disprezzarlo con tutte le sue forze.  

E adesso Marie piange nel fissare la foto sul giornale di André accanto a Camille e si domanda se la moglie ignori ancora la loro relazione. No, non la ignora, infatti quando André cerca Marie per fissare un nuovo incontro, Camille, che ha ascoltato la telefonata, è già pronta a giocarsi il tutto per tutto per riconquistare il marito.

E i guai non vengono mai soli.

Appena André prende posto nel nuovo ufficio arriva una misteriosa busta contenente le prove del suo oscuro passato. Chi lo sta ricattando?

Se quei documenti venissero resi noti sarebbe la fine della sua carriera…  

Dopo i primi due episodi ambientati nella Marsiglia del 1937 e del 1945, con Marsiglia 1957 si chiude la trilogia di Shanmei che vede ancora una volta protagonista l’affascinante cinquantenne André Durand, un tempo noto nella mala marsigliese come l’Alsaziano.  

Una storia di riscatto, amore, gelosia, vendette e infedeltà.

Una scrittura coinvolgente che materializza la narrazione davanti agli occhi del lettore come in un film.

:: La forestiera di Claudia Myriam Cocuzza (Il Giallo Mondadori)

12 marzo 2026

Lady Florence Trevelyan, da qualche mese a Taormina con la cugina Louise e cinque cani dai nomi irrispettosi, può vantare una parentela con Sua Maestà la regina Vittoria. La sua permanenza siciliana, tuttavia, più che a un viaggio di piacere si deve all’essere caduta in disgrazia presso la corte. In altre parole, è un vero e proprio esilio. Ma Florence non si lascia scoraggiare e con il piglio che la contraddistingue sa cogliere il lato positivo della situazione. Innanzitutto si è ripromessa di trasformare il terreno dell’hotel Timeo, dove alloggia, in un maestoso giardino all’inglese, e poi dà lezioni di canto a una cameriera che le insegna la lingua locale. Inoltre la città è meravigliosa, un paradiso di cui gli aristocratici d’oltremanica come lei si innamorano perdutamente. Qui, lontana dalle rigide formalità del protocollo, può semplicemente essere se stessa. Il quadretto idilliaco è però destinato a incrinarsi con l’arrivo di una coppia di suoi connazionali. Sir Arthur Milton, finanziatore di spettacoli teatrali, e la moglie, attrice, sono con ogni evidenza portatori di guai. E quando un omicidio per avvelenamento irrompe sulla scena, lo spensierato soggiorno di Florence cambia in modo irreversibile. Per assumere i toni cupi di una tragedia shakespeariana.

Claudia Cocuzza (classe ’82) è laureata in Chimica e tecnologie farmaceutiche e svolge la professione di farmacista. È caporedattrice della rivista letteraria Writers Magazine Italia e redattrice per il sito ThrillerNord, specializzato in letteratura di genere. La partita di Monopoli (Bacchilega editore, collana Zero, novembre 2022), vincitore del Premio Garfagnana in Giallo 2022 per la sezione romanzo inedito, è stato il suo romanzo d’esordio. Il suo racconto In nomine patris fa parte dell’antologia Accùra (Mursia editore, collana Giungla gialla, luglio 2023). Il suo romanzo La forestiera è stato finalista al Premio Tedeschi 2024 del Giallo Mondadori per il miglior giallo italiano inedito. Insieme a Marika Campeti, ha curato l’antologia 365 racconti gialli, thriller e noir (Delos Digital, ottobre 2024).

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:: Un dolce vento dall’est di Shanmei su Wattpad

9 marzo 2026

Segnalo ai miei affezionati lettori, o a chiunque sia interessato, una bella novità: pubblicherò su Wattpad un romanzo storico ambientato tra la Russia e l’America di inizi Novecento. Lo scrissi quando ero una ragazzina, quindi ormai parecchi anni fa, ho quasi sessant’anni, e lo so sembra incredibile io me ne sento 18, ma ormai gli anni sono questi. E’ una storia avventurosa e assai romantica anche se piuttosto movimentata, ci sono anche scene un po’ forti, per cui per darmi massima libertà creativa l’ho segnalato per adulti, ma resta un romanzo storico piuttosto interessante col senno di poi per vedere anche come si è evoluto il mio stile. Non è detto che la storia piaccia, ma mi sono divertita molto a scriverla. Fate conto iniziai a scriverla nel 1985. Narra la vita, le avventure e gli amori di Marjia una giovane donna russa esiliata con il padre nelle innevate steppe della Siberia del 1916, sarà ambientato durante la Rivoluzione d’Ottobre e ci porterà fino negli Stati Uniti, dove Marjia seguirà Ashley il suo sposo americano. La storia è conclusa, ma pubblicherò via via i capitoli vedendo anche i vostri commenti. Una volta ultimato il romanzo, o meglio la sua trascrizione, lo pubblicherò su Amazon. Se volete leggere il primo capitolo ecco il link: https://www.wattpad.com/1614466924-un-dolce-vento-dall%27est-parte-1-senza-titolo Il ricavato sarà devoluto in beneficenza, anche se mai diventasse un best seller, noi scrittori amiamo sognare in grande. Beh buona lettura a tutti e mi raccomando commentate, farò tesoro dei vostri commenti. Shan::

:: La malinconia delle storie sospese di Minsoo Kang

9 marzo 2026

Nella cella in cui è rinchiuso, il cantastorie sa che il suo destino è segnato. Dai confini del regno, la sua fama di tessitore di trame è giunta all’orecchio dell’imperatore, che lo ha convocato a corte e per tre anni ha fatto mettere nero su bianco dagli scrivani i suoi racconti favolosi di mostri e magie, fantasmi e divinità bizzose. Ora che la missione è compiuta, l’imperatore è pronto a sbarazzarsi di lui, ma prima gli chiede un’ultima storia. Quella con cui il narratore, forse, potrà salvarsi la vita. O almeno entrare nella leggenda.
A duemila anni di distanza, dalla finestra del suo studio uno storico osserva in lontananza le montagne da cui le divinità avrebbero dato vita alla nazione. È proprio smascherando i falsi miti nascosti nella Storia del suo popolo che il professore ha raggiunto fama e riconoscimenti. Eppure, è consapevole dei limiti di quel metodo rigoroso, perché laddove mancano le fonti, solo l’immaginazione può colmare le lacune del passato o dare voce a chi è stato dimenticato. E ora che è prostrato dalla perdita della moglie amatissima, per colmare quel vuoto lui stesso avrebbe bisogno di immaginare un finale diverso per la propria storia. O magari un nuovo inizio.

Mito, Storia e vita si fondono in questa saga che sfida le definizioni di genere. Un romanzo a incastro sapientemente costruito in cui a intrecciarsi non sono solo le linee temporali ma anche trame universali di amore, memoria, sopravvivenza, che ci parlano del bisogno assolutamente umano e irrinunciabile di raccontare storie: le sole capaci di salvarci la vita o darci un’illusione di eternità.

Minsoo Kang, figlio di un diplomatico sudcoreano, è cresciuto tra Austria, Nuova Zelanda, Iran, Brunei, Germania e altri Paesi, prima di prestare servizio nell’esercito sudcoreano ed entrare nel mondo accademico. Ha conseguito un dottorato in Storia europea alla UCLA ed è oggi docente di Storia presso la University of Missouri-St. Louis. Ha all’attivo numerose raccolte di racconti e diversi saggi storici. La malinconia delle storie sospese, il suo primo romanzo, è stato segnalato dal New York Times tra i migliori titoli di narrativa fantastica dell’anno.

:: Il letto cinese di Anna Luisa Pignatelli, dal 10 aprile

6 marzo 2026

Libro originale, dallo stile raffinato, Il letto cinese racconta del difficile rapporto tra un vecchio professore ormai al tramonto e un giovane in cerca di sé durante gli anni di piombo.

Uno stimato accademico, sinologo di fama, chiama suo nipote, un giovane inconcludente e un po’ sconclusionato, ad aiutarlo nella stesura di un testo sugli ultimi imperatori cinesi della dinastia dei Qing. Zio e nipote appartengono a due mondi diversi: il primo è dedito alla carriera, ligio e mbizioso, mentre il secondo è ancora uno studente, sognatore e romantico. Il professore cerca di portare il ragazzo sulla propria strada, facendogli battere a macchina i suoi scritti e trasformandolo nel suo assistente. Durante le lunghe sedute di dettatura, lo studioso ha modo di ripercorrere le vicende del tormentato regno dell’imperatrice madre Tzu Hsi e le tragiche circostanze che portarono alla morte del sovrano Kuang Hsu, con il quale il nipote si identifica. Quando la vita, con i suoi drammi, farà irruzione nell’esistenza monotona del giovane, lo zio non lo aiuterà e, anzi, si rivelerà in tutto il suo egoismo. Un accadimento inaspettato, però, consentirà al nipote di riflettere meglio su quel legame e il ragazzo capirà di aver ricevuto più di quanto abbia mai realizzato. Si renderà conto che quell’uomo, così diverso, è riuscito a infondergli la passione per lo studio grazie alla sua immensa cultura: un lascito essenziale, che gli permetterà di seguire le sue orme dando finalmente un senso alla propria esistenza.

Un racconto profondo che mette a confronto due mondi apparentemente inconciliabili con un unico, grande punto di contatto: l’amore per la vita, per se stessi e per quello che si sceglie di essere. Un romanzo appassionante, scritto con la maestria di un’autrice di talento apprezzata per il suo stile asciutto e oltremodo incisivo; una storia potente di scontro tra generazioni.

Anna Luisa Pignatelli Toscana di nascita, e già definita da Antonio Tabucchi «una voce insolita nella letteratura italiana di oggi: lirica, tagliente e desolata», ha trascorso molti anni fuori dall’Italia. Tradotta in Francia, nel 2010, ha vinto il Prix des lecteurs du Var con la raccolta di racconti Noir Toscan. Per Fazi Editore, nel 2016 ha pubblicato Ruggine, Premio Lugnano 2016, Foschia, del 2019, e Il campo di Gosto, uscito nel 2023.

:: La rosa inversa di Maria Attanasio

28 febbraio 2026

In un vecchio palazzo nobiliare di Calacte, città della Sicilia Orientale, all’inizio del Novecento un uomo scopre una stanza segreta. Qui trova custoditi i classici dell’Illuminismo, le opere dei «malpensanti del secolo ateo e libertino» come Voltaire, Diderot, Montesquieu e d’Alembert, accanto a simboli e insegne della massoneria. Ad attrarre la sua attenzione è un manoscritto, La Rosa Inversa, racconto autobiografico del barone Ruggero Henares, l’antico proprietario del palazzo. La sua è una storia incredibile rimasta a lungo nascosta.
Nato nel 1743, educato nel Collegio dei Gesuiti, Henares diventa amico di Giuseppe Balsamo, futuro alchimista ed esoterista col nome di Cagliostro; insieme verranno banditi per ordine del rigido padre Crisafulli, e sarà Henares, quando nel 1767 viene disposta l’espulsione dei Gesuiti dalla Sicilia, a esiliare l’odiato Crisafulli innescando la miccia della rivalsa. Sta per avere inizio un’epoca radicale e libertaria, turbamento di religiosi, conservatori e reazionari; Ruggero fonda la loggia La Rosa Inversa, dove si discute di uguaglianza e libertà, la sua sorte si lega a quella di Amalia, artista e amante libertina, con cui condivide letture e desideri. Nel nucleo di questo vortice di gesta, avventure ed eventi, Maria Attanasio insedia un dispositivo di pensiero storico e filosofico che scruta nel passato e ragiona sul presente, sulla duratura guerra tra rinnovatori e nostalgici, esclusi e privilegiati, pragmatici e sognatori. «Tra i pochi che hanno seguito l’esempio di Sciascia, di narrazioni di storie vere che si fanno romanzo quasi di per sé, per la loro intensità ed esemplarità» come ha scritto di lei Goffredo Fofi, Attanasio ha il gusto per la ricerca erudita e divertita, la sensibilità inventiva, uno sguardo pungente e beffardo; in questo romanzo che percorre il Settecento in Sicilia e non solo, l’immaginaria Calacte, nella realtà Caltagirone, diviene uno spazio di creazione letteraria e poetica, teatro di personaggi reali e di finzione: donne e uomini con le loro passioni e intelligenze, figure che emozionano mentre si ribellano alla loro epoca in una sfida che guarda al futuro.

Maria Attanasio (Caltagirone, 1943) collabora a riviste e giornali. Ha scritto poesie (Interni, 1979; Nero barocco nero, 1985; Eros e mente, 1996; Amnesia del movimento delle nuvole, 2003) e saggi. Con questa casa editrice ha pubblicato Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile (1994), Piccole cronache di un secolo (1997, con Domenico Amoroso), Di Concetta e le sue donne (1999) Il falsario di Caltagirone (2007), Il condominio di Via della Notte (2013), La ragazza di Marsiglia (2018), Lo splendore del niente e altre storie (2020) e La Rosa Inversa (2026).

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:: Dagli archivi di Sherlock Holmes: avventure italiane!

26 febbraio 2026

Disponibile per Delos in versione cartacea ed eBook, Dagli archivi di Sherlock Holmes, di Anna Astarita, docente di lingua e letteratura inglese ed esperta anche di italiano, oltre che traduttrice e autrice, è un’antologia di apocrifi sherlockiani che immagina il celebre detective di Baker Street alle prese con indagini ambientate in Italia.

Sherlock Holmes e il dottor Watson lasciano infatti le nebbie di Londra per confrontarsi con la luce e le ombre del Bel Paese, in una raccolta che intreccia il rigore della deduzione con il fascino della storia e dell’arte italiane. Ogni racconto è un viaggio tra scenari suggestivi e misteri radicati nei luoghi: dagli scavi di Pompei ai palcoscenici della Scala di Milano, dalle cripte di Napoli alle cupole rinascimentali di Firenze, fino alle atmosfere sospese di Procida e alle coste leggendarie della Calabria.

Tra furti d’arte, omicidi inspiegabili, codici cifrati e antiche maledizioni, Holmes applica la sua logica implacabile a enigmi che mettono alla prova non solo la ragione, ma anche il confine sottile tra fede e superstizione. In un’Italia dove ogni pietra custodisce una storia, il detective dovrà districare verità nascoste tra secoli di tradizioni, leggende e segreti.

Introdotta da Luigi Pachì, l’opera è una lettura imperdibile per gli amanti del giallo classico e per chi desidera riscoprire il lato più enigmatico e affascinante dell’Italia attraverso l’ingegno rigoroso del più celebre investigatore della letteratura mondiale.

Anna Astarita, nata a Napoli nel 1985, insegna lingua e letteratura inglese nelle scuole di primo e secondo grado a Napoli ed è cultore della materia di lingua e traduzione inglese presso l’Università Suor Orsola Benincasa. Autrice di apocrifi e traduttrice di racconti di Sherlock Holmes pubblicati da Delos Digital, è autrice del saggio Giuseppe Antonio Borgese e l’America. Sweet Land of Liberty, vincitore di un premio letterario. È traduttrice giurata, preparatrice freelance per gli esami Cambridge English, oltre che docente e somministratrice d’esame di italiano L2. Insegna dal 2013 e ha maturato esperienza di insegnamento anche all’estero, sviluppando una prospettiva internazionale sull’apprendimento linguistico e sulla didattica.

:: Milady di Adélaïde de Clermont-Tonnerre

24 febbraio 2026

Traduzione: Alberto Bracci Testasecca

Milady non è una donna che piange, è una di quelle che si vendicano.

«Il ritratto di una donna libera, straziante, magnifica… Un autentico gioiello! Alexandre Dumas ci ritroverebbe la sua eroina. Un romanzo appassionante». France 2

«Adélaïde de Clermont-Tonnerre si insinua negli interstizi lasciati da Dumas padre nei suoi moschettieri. Milady è un grande racconto di cappa e spada, con un tocco femminile». Le Figaro

«La scrittrice affronta la nemica dei tre moschettieri. Un romanzo avvincente, animato da un soffio epico». Télérama

In una notte gelida padre Lamandre accoglie una bambina venuta a bussare con insistenza alla sua porta. La piccola ha gli occhi sgranati per il freddo e la fame, ha i piedi insanguinati in scarpe dalla fibbia d’argento, e si rifiuta di rispondere alle domande che le vengono rivolte. Il vecchio prete riuscirà solo a sapere che si chiama Anne. Vent’anni dopo Anne è diventata Milady, cambiando molti nomi nel frattempo. Ricchissima e corteggiata, viene ascoltata dai grandi del mondo e il cardinale Richelieu stravede per lei. Eppure nell’ombra alcuni uomini conoscono il suo segreto e sono pronti a tutto per punirla dei suoi misfatti. Manipolatrice senza scrupoli, intrigante, traditrice e avvelenatrice, quella criminale ha attraversato i secoli e la letteratura.

Ma cosa si cela oltre la leggenda? Anche un personaggio letterario ha diritto di pretendere giustizia. Questo romanzo indimenticabile, scritto con voce potentemente contemporanea, riporta in vita Milady e ci regala la sua storia, quella di cui Dumas ha seminato gli indizi nei Tre moschettieri. Magnifico ritratto di una donna libera che per sopravvivere fa un gioco pericoloso. In un’epoca in cui troppi uomini vorrebbero piegarla e possederla, questa donna lotta fino alla trasgressione finale per il suo paese, per il suo ideale e per la sua libertà.

Adélaïde de Clermont-Tonnerre, giornalista e scrittrice, si è formata all’École normale supérieure. Con il suo romanzo d’esordio, Il visone bianco (Mondadori 2011), ha vinto cinque premi letterari, tra cui il Prix Maison de la Presse e il Prix Françoise Sagan. L’ultimo di noi (Sperling & Kupfer 2019) ha vinto il Grand Prix du roman de l’Académie française 2016 ed è stato tradotto in dieci lingue. Con Les jours heureux ha vinto il Premio Cabourg del romanzo 2021 e con Milady il prestigioso Prix Renaudot 2025.

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:: Jeffery DEAVER e Isabella MALDONADO, Tutta la morte davanti, in libreria da oggi

24 febbraio 2026

Se il giorno più bello diventa l’ultimo…
Tra le colline dorate di Hollywood, un elegante ricevimento di nozze si trasforma in incubo quando uno degli sposi muore per un incidente. Le risate si spengono in pianti, i balli cedono il passo alla fuga, la gioia più grande si trasforma nell’orrore più puro. Sul luogo della tragedia sopraggiungono l’agente Carmen Sanchez e il suo collega Jake Heron, esperto di sicurezza digitale. Ciò che inizialmente appare come una crudele fatalità rivela presto una verità ben più inquietante: questo infatti è il terzo matrimonio che si conclude con la morte di uno degli sposi. E il filo rosso sangue che lega tra loro questi omicidi porta dritto a un serial killer spietato, ossessionato non solo dalla morte, ma dalla distruzione emotiva che ne deriva. Un artista del dolore che colpisce dove l’amore è più luminoso. Mentre Carmen e Jake cercano di scoprire la sua identità per poterlo fermare, il killer ha già scelto la prossima coppia perfetta da distruggere… ed è proprio la loro. In questa caccia mortale dove i ruoli si confondono e gli inseguiti diventano inseguitori, l’amore diventa l’arma più pericolosa di tutte. Perché il killer non vuole solo uccidere: vuole assistere alla sofferenza di chi resta, goderne e firmare con il dolore il suo più grande capolavoro.

Jeffery Deaver è uno dei più famosi scrittori viventi, autore di thriller da milioni di copie che finiscono puntualmente in cima alla classifica del New York Times, tradotti in venticinque lingue e stampati e venduti in 150 paesi. Ex cantautore, ex giornalista ed ex avvocato, ha raggiunto la fama nel 1997 grazie a Il collezionista di ossa (da cui è stato tratto il film con Angelina Jolie e Denzel Washington) che ha rappresentato il punto di partenza per una produzione letteraria prolifica e di alta qualità, capace di conquistare i lettori di tutto il mondo. Recentemente è stato insignito del titolo di Grand Master of ­Mystery Writers of America, un riconoscimento ottenuto in precedenza da autori del calibro di Agatha Christie, Elmore Leonard e Mickey Spillane. Con Fatal Intrusion (2025), scritto con Isabella Maldonado, èapprodato per la prima volta in Longanesi.

Isabella Maldonado prima di impugnare una penna impugnava pistola e distintivo. Si è diplomata all’Accademia Nazionale dell’FBI di Quantico ed è stata la prima donna latinoamericana del suo dipartimento a ottenere il grado di capitano. Durante gli anni nelle forze dell’ordine ha ricoperto ruoli diversi, tra cui ufficiale di pattuglia, negoziatrice di ostaggi e portavoce. Sulla base della sua esperienza decennale ha ideato il personaggio di Nina Guerrera, protagonista del suo primo romanzo edito in Italia, La superstite (Longanesi 2023). Vive a Phoenix (Arizona) con la famiglia.

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:: Gli uccelli di Frank Baker, dal 6 marzo

23 febbraio 2026

Con la prefazione di Riccardo Nuziale, docente e divulgatore cinematografico.
Illustrazione di copertina di Maurizio Ceccato.
Traduzione a cura di Federico Cenci e Lucrezia Pei.

Anni Trenta. È un caldo e tranquillo pomeriggio estivo quando migliaia e migliaia di uccelli discendono all’improvviso sulla città di Londra. Si radunano sulle piazze e sulle strade, sommergono edifici e monumenti, e… non fanno nulla: semplicemente stanno lì, indugiano, osservano. Appaiono belli e variopinti, creature dolci e innocue.
Ma la curiosità e il divertimento con cui inizialmente sono accolti scompaiono subito quando, importunati, i sinistri invasori si abbandonano a episodi di terrificante violenza, scarnificando e dilaniando brutalmente i disturbatori.

E comincia l’orrore.
Chi sono questi spaventosi esseri? Da dove vengono? Perché sono arrivati? E quando se ne andranno? Sono il frutto di un aberrante errore di Madre Natura o appartengono a ignote dimensioni della realtà?
Non esistono risposte, e solo una cosa è certa: nessuno ha idea di cosa fare per scacciarli…

Romanzo apocalittico, psicologico e allegorico insieme, Gli uccelli uscì per la prima volta in Gran Bretagna nel 1936, quasi trent’anni prima del celebre film di Hitchcock. E sebbene il regista abbia sempre negato ogni relazione, e Baker sia stato all’epoca sconsigliato dai suoi legali a intentare causa per plagio, un sottile filo rosso sembra comunque legare le due opere. Questa è la prima traduzione in lingua italiana, basata sul testo rivisitato e corretto dall’autore che, rimasto a lungo inedito, è stato pubblicato postumo nel 2013 dall’editore americano Valancourt Books.

Frank Baker (Londra 1908-1983) è stato autore di quindici romanzi fra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, a lungo dimenticati e oggi in via di riscoperta. Da giovanissimo trovò impiego nel settore delle assicurazioni marittime nella City di Londra, mentre in seguito lavorò come organista di chiesa.
Entrambe le esperienze confluirono nel romanzo Gli uccelli (The Birds, 1936), che sebbene alla pubblicazione vendette solo trecento copie, fu in parte rivalutato dopo l’uscita del celebre film omonimo di Alfred Hitchcock nel 1963. L’opera che tuttavia diede maggiore notorietà all’autore fu Miss Hargreaves (1940), altro romanzo dai toni
fantastici. Negli ultimi due decenni della sua vita, Baker si dedicò alla saggistica e a scrivere testi per la televisione.