
Archive for the ‘Anniversari’ Category
:: 8 March – International Women’s Day
8 marzo 2018:: Nasceva oggi: Georges Simenon
13 febbraio 2018
Nasceva oggi a Liegi, il 13 febbraio 1903, Georges Simenon.
14 Febbraio. Da un diario di polvere
10 febbraio 2018:: La nostra 700° Follower
:: Siamo qui siamo vivi – Il diario inedito di Alfredo Sarano e della famiglia scampati alla Shoah a cura di Roberto Mazzoli (Edizioni San Paolo 2017) a cura di Giulietta Iannone
26 gennaio 2018
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«Questo è il racconto di come si svolse questo capitolo della storia dell’ebraismo italiano che io ho vissuto giorno per giorno…» Alfredo Sarano
Custodito per oltre settant’anni in un cassetto dalle figlie Matilde, Vittoria e Miriam, il diario di Alfredo Sarano riemerge oggi dal passato aggiungendo nuove, preziose pagine di storia al libro del genocidio del popolo ebraico. Fogli ormai ingialliti dal tempo si affiancano così alle opere di Anna Frank ed Etty Hillesum, scritte proprio per vincere il silenzio e testimoniare l’orrore delle persecuzioni. Questo volume è frutto delle ricerche di Roberto Mazzoli, che ha riportato alla luce il diario di Alfredo Sarano inquadrandolo nel contesto storico dell’epoca e riportando le testimonianze dei sopravvissuti. Un libro che riporta alla luce l’eroismo di Alfredo Sarano, l’uomo che mise in salvo migliaia di vite nascondendo gli elenchi della comunità ebraica milanese.
Domani è il 27 gennaio, Giorno della memoria. Tra oggi e domani usciranno qui su Liberi di scrivere diversi articoli dedicati alle commemorazioni delle vittime della Shoah, diversi libri che abbiamo letto in questi giorni, anche se almeno io personalmente ne leggo anche in altri periodi dell’anno. Ma domani è un giorno che ci dovrebbe accomunare nel ricordo, ebrei e non ebrei, nella speranza che la storia non si ripeta, che genocidi simili non succedano più. Siamo qui, siamo vivi, a cura di Roberto Mazzoli, edito da San Paolo Edizioni, è un libro edito nel novembre del 2017 che fa parte dei libri non romanzati dedicati all’Olocausto. E’ un diario, commentato e argomentato dal curatore Roberto Mazzoli, di Alfredo Sarano, ebreo milanese d’adozione, nato in Turchia nel 1906 da Mosè e Allegra Sarano. Credo i nomi siano importanti, parlando di un periodo in cui alle persone erano dati numeri, che venivano tatuati sulla loro pelle. Ma non erano numeri, erano persone, avevano dei nomi e una storia. Alfredo Sarano a vent’anni nel 1926 arrivò a Milano dove si iscrisse alla facoltà di economia e commercio dell’ Università Bocconi.
Nel volgere di pochi mesi Sarano entra a stretto contatto con i più influenti protagonisti del sionismo italiano e assiste, spesso contribuendovi, alla nascita delle istituzioni ebraiche nazionali e internazionali più significative.
Il suo diario quindi oltre che per il suo valore di testimonianza privata, ha anche un valore di grande rilevanza storica, citando nomi, fatti, date, situazioni storiche precise e documentabili di cui per molti anni non si era a conoscenza. Altra luce che si fa sulla storia dell’ebraismo italiano, valida quindi non solo per il suo valore soggettivo ma anche oggettivo, di analisi su come era effettivamente organizzato l’ebraismo milanese sul finire degli anni Venti. Su cosa accadde realmente una volta promulgate le Leggi Razziali nel 1938, sull’ ingenuità di certe affermazioni di alcuni ebrei che allora vedevano in Mussolini una figura tutto sommato positiva.
Dopo la laurea Alfredo Sarano fu assunto come impiegato nella Comunità ebraica come addetto ai tributi, e proprio questa sua specifica attività gli consentì di stilare liste, avviare un vero e proprio censimento della popolazione ebraica. I nazisti fecero di tutto per mettere le mani su queste liste, e proprio l’ostruzionismo di Sarano, consentì di salvare molte vite.
Ma che fine fanno gli elenchi e gli schedari comunitari nascosti da Sarano nelle cantine?
Anche a questo Siamo qui siamo vivi dà una risposta. Come ci parla, dandone testimonianza, dei tanti sacerdoti, o persone comuni che a rischio della loro vita nascosero e aiutarono gli ebrei a sfuggire dalla deportazione.
Allora, secondo la nota espressione dello storico Renzo De Felice, ogni ebreo dovette la sua salvezza a un italiano. E la famiglia Sarano non fa eccezione. Ad aiutarli ci pensarono alcuni contadini del posto, un frate e, nell’agosto del 1944 addirittura un giovane allievo ufficiale della Wehrmacht.
Si chiamava Erich Elder e il suo nome e la sua vicenda giungono a noi dopo 70 anni. Aveva solo vent’ anni ed era partito per il fronte italiano dal suo paese di Pfarrkirchen, nella Baviera cattolica e in Italia si prodigò per salvare gli ebrei sfollati a Pesaro. E qui si intersecano e sovrappongono con stralci anche del suo diario i ricordi del giovane tedesco e di Sarano. Mazzoli riporta i più significativi e sottolinea che Elder decise di non arrestare nessuno nè tantomeno di procedere alla deportazione.
Come scrive Liliana Segre nella prefazione, forse solo il tempo, la vecchiaia e la saggezza, rendono possibile conoscere questa storia edificante e positiva apprezzandola come è giusto che sia. Considerando lui giusto, contornato da mostri.
Roberto Mazzoli è nato nel 1971 a Milano, sposato e con tre figli. Laureato in Scienze Politiche, ha conseguito un master Fse in diritto ed economia dell’Unione Europea lavorando poi come responsabile della comunicazione aziendale per alcune importanti realtà dell’industria del mobile.
Si è perfezionato in Scienze Storico-Antropologiche delle Religioni all’Università degli Studi Carlo Bo di Urbino e ha frequentato il corso di Alta Formazione per Animatori della Comunicazione e della Cultura presso la Pontificia Università Lateranense.
È giornalista e direttore editoriale del settimanale Il Nuovo Amico delle Diocesi di Pesaro, Fano e Urbino. Collabora da diversi anni con il quotidiano Avvenire e con l’Agenzia nazionale Sir, per la quale è stato inviato speciale in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona del 2011. Ha ricoperto vari incarichi all’interno del Consis e della Federazione Italiana Settimanali Cattolici. È ideatore del premio giornalistico Valerio Volpini e, dal 2012, è responsabile del mensile d’informazione Penna Libera Tutti, realizzato con i detenuti della Casa Circondariale di Pesaro. Nel 2017 ha ricevuto il premio giornalistico nazionale Sentinella del Creato.
Alfredo Sarano nasce ad Aydin in Turchia nel 1906. Nel 1911 la sua famiglia viene esiliata a Napoli a causa della nazionalità italiana per via della guerra con la Turchia. Nel 1926 si iscrive alla Bocconi di Milano e, dopo la laurea nel 1931, viene assunto dalla Comunità Israelitica di Milano per redigere le liste anagrafiche di tutta la popolazione ebraica del capoluogo lombardo. Nel 1938 si sposa con Diana Hadjes dalla quale avrà tre figlie: Matilde, Vittoria e Miriam. Nel 1943 dopo l’occupazione tedesca di Milano riesce a nascondere gli elenchi degli ebrei da lui stesso redatti (oltre 14.000 persone) sottraendoli così in larga parte ai rastrellamenti. Fugge con l’intera famiglia sulle colline di Pesaro dove è costretto a nascondere l’appartenenza alla “razza ebraica” grazie all’aiuto di un frate francescano e di un ufficiale della Wehrmacht. Si salva dai bombardamenti alleati sul convento del Beato Sante e si unisce alla Brigata Ebraica. Prima del termine della guerra come direttore dell’Ufficio Palestinese di Roma aiuta oltre 600 immigrati a raggiungere il nascente Stato di Israele. Dopo la Liberazione torna a Milano per ricoprire la carica di Segretario della Comunità su nomina di Raffaele Cantoni. Nel 1969 si trasferisce con la famiglia in Israele. Prima delle morte (1990), consegna alle sue tre figlie un diario di memorie nel quale ripercorre con grande dettaglio gli anni delle persecuzioni contro la sua amata Comunità che cercò di proteggere dalla Shoah mettendo a rischio la propria vita e quella della sua famiglia. Il manoscritto di Alfredo Sarano, di enorme rilievo storico, rimane inedito fino ad oggi.
Source: libro inviato dalle Edizioni San Paolo. Ringraziamo Alessandro dell’ Ufficio stampa.
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.
:: Giorno della Memoria 2018: alcuni libri
22 gennaio 2018Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. Sì è scelta questa data per commemorare le vittime della Shoah e così ogni anno dal 2005 in poi in questa giornata di inverno si proiettano film, si tengono conferenze, si allestiscono spettacoli e sì, si leggono libri capaci di tenere viva la memoria su uno dei genocidi più devastanti e inumani del Novecento.
Tra i libri appena usciti, che ho in lettura, segnalo “Siamo qui, siamo vivi – Il diario inedito di Alfredo Sarano e della famiglia scampati alla Shoah” a cura di Roberto Mazzoli giornalista e direttore editoriale del settimanale Il Nuovo Amico delle Diocesi di Pesaro, Fano e Urbino, pubblicato dalle Edizioni San Paolo, preceduto dalla prefazione di Liliana Segre da poco inisignita della carica di senatrice a vita per altissimi meriti in ambito sociale. Il libro mi ha colpito perchè narra una pagina di storia inedita che è stata anche occasione dell’ incontro tra le figlie di Alfredo Sarano – Matilde, Vittoria e Miriam Sarano – e i figli di Erich Eder, sottufficiale della Wehrmacht che si prodigò per salvare gli ebrei sfollati a Pesaro.
Un altro libro che parla sempre di una pagina inedita della Shoah è “Di notte sognavo la pace” di Carry Ulreich, edito da Longanesi, uscirà il 27 gennaio, un diario, segretamente tenuto a Rotterdam tra il dicembre del 1941 e il maggio del 1945, questa volta di una ragazza olandese. Diario per molti versi accostabile al Diario di Anna Frank, anche se con peculiarità sue proprie, e interessante oltre che per il suo indubbio valore storico anche per la sua qualità letteraria. L’autrice Carry Ulreich, ora Carmela Mass, è ancora viva e ha compiuto 91 anni il 15 novembre scorso.
Per i più piccoli segnalo un albo illustrato edito da Gallucci, dal titolo Il gelataio Tirelli, dedicato alla storia vera di Francesco Tirelli, gelataio emiliano, emigrato in Ungheria e nominato nel 2008 Giusto tra le Nazioni. Il libro è stato scritto da Tamar Meir, che ha raccolto da suo suocero Isacco Meir tutti i fatti raccontati. I disegni sono molto delicati e colorati, ed è interessante segnalare che è stato tradotto dalla giornalista Cesara Buonamici e da suo marito Joshua Kalman, figlio anche lui di ebrei ungheresi scampati alla Shoah. Inoltre segnalo che gli editori israeliani, la famiglia dell’autrice Tamar Meir (suo suocero, Isacco, è tra le persone che sono state salvate da Francesco Tirelli) e lo Yad Vashem stanno cercando di rintracciare gli eredi della famiglia Tirelli così da poter consegnare a loro l’onorificenza di Giusto tra le Nazioni. Se tra i miei lettori c’è qualcuno che possa aiutarci lo segnali nei commenti sarò felice di metterlo in comunicazione con l’editore italiano.
Poi sabato 27 Viviana Filippini ci parlerà di Il tatuatore di Auschwitz di Heather Morris, edito da Garzanti, una delicata storia d’amore tra due ragazzi ebrei, Lale e Gita, sullo sfondo della vita dei campi. Da una storia vera.
Infine, ma non lo prometto, cercherò di recensire Il bambino nella neve di Wlodek Goldkorn, è un libro edito da Feltrinelli, questo non recente del 2016, ma davvero delicato e toccante, e capace di far riflettere su temi davvero profondi come la memoria e il perdono, e la capacità di rinascere quando tutto intorno a noi sembra dolore e desolazione. Davvero bello. Ma non so se troverò le parole per commentarlo.
Quindi è tutto spero di avervi suggerito libri interessanti e che vi aiutino a passare la ricorrenza in modo consapevole e proiettato verso il futuro. Che tutti ci auguriamo sia migliore del passato.
:: Il 4 dicembre del 1903 nasceva a New York Cornell Woolrich
4 dicembre 2017Lo ricordiamo con una carrellata dei suoi libri più famosi: La sposa era in nero (1940), Sipario nero (1941), La notte ha mille occhi (1945), Vertigine senza fine (1947), La morte danza con me (1951), Dentro la notte, completato da Lawrence Block (1987).
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.
:: Dieci anni insieme: Anniversary Giveaway
27 novembre 2017
Liberi di scrivere compie 10 anni! Lo so il tempo sembra volato, ma abbiamo percorso insieme un significativo tragitto della nostra vita. In occasione di questo piccolo, ma per noi grande, traguardo ho deciso di organizzare un giveaway speciale a cui possono partecipare solo i blogger che hanno un blog letterario. Lasciate nei commenti il link al vostro blog e stasera, (sarà un giveaway lampo) estrarrò un buono Amazon da 10 Euro e sarete liberi di utilizzarlo a vostra scelta. Happy Tin Anniversary!
Vince il bonus Ilenia Bernardini di
http://www.libriealtridisastri.blogspot.it
:: Benvenuti su Liberidiscrivere.com
3 ottobre 2017
Eccoci, da oggi 3 ottobre 2017 abbiamo finalmente il nostro dominio Liberidiscrivere.com. E voi lettori non avrete più la pubblicità di WP. (Non male no?) Noi avremo qualche giga in più, spazio più che sufficiente per il nostro archivio e per postare più foto e video.
Ha fatto tutto WP, spero non ci siano disagi ma dovrebbe reindirizzare tutti i vecchi post al nuovo indirizzo. Io e la tecnologia non siamo amiconi (sono un po’ come Harry Bosch), ma ben vengano le innovazioni che migliorano il nostro modo di comunicare.
In futuro chissà, ma questo almeno per me è stato il primo passo migliorare il sito, migliorare la fruizione per voi.
Benvenuti su Liberi di scrivere! Noi siamo sempre gli stessi.
:: Buon compleanno Harry Potter, a cura di Elena Romanello
30 giugno 2017
Il 26 giugno del 1997 usciva in sordina in Gran Bretagna quello che era destinato a diventare un fenomeno letterario a livello mondiale, cioè l’opera prima di un’autrice disoccupata che campava di sussidi passando le sue giornate in un pub a Edimburgo per il riscaldamento dopo essere stata lasciata dal compagno con la sua figlia piccola.
Il libro in questione era il primo della saga di Harry Potter, Harry Potter and the sorcener’s stone, in Italia Harry Potter e la pietra filosofale, a cui sono seguiti poi gli altri sei, con un successo crescente e proporzionale alla mole delle pagine che aumentavano via via.
Facile fare battute e fare gli snob di fronte ad un successo popolare: la serie di Harry Potter ha vari pregi, oltre a quello di aver dato una speranza a tutti gli aspiranti scrittori, anche se non è facile comunque avere l’abilità di J. K. Rowling nell’inventare un mondo, e forse nemmeno la sua fortuna.
Innanzitutto la storia del maghetto occhialuto ha spinto i giovanissimi a scoprire l’amore per la lettura, la voglia di immergersi in tomi spessi e con una trama non banale, con personaggi che crescevano con loro, aspettando il prossimo capitolo con interesse, come capitava ai tempi dei grandi romanzi popolari dell’Ottocento, da Dickens in poi, i grossi ispiratori di Harry Potter, innanzitutto una storia di formazione e crescita prima che un fantasy.
Poi è stata una saga per ragazzi ma non solo per loro: a differenza di altri libri usciti sull’onda, più simili a romanzetti Harmony, Harry Potter è godibilissimo anche se si è adulti, per l’ironia, per il richiamo alla grande letteratura, per la trama interessante che sa tenere attaccati alle pagine e le tematiche proposte.
Con il filtro del fantastico infatti J.K. Rowling ha parlato nei suoi libri di ingiustizie sociali, di razzismo, di totalitarismi, di bullismo, della necessità di costruire un mondo migliore, il tutto in maniera appassionante e senza facile retorica, una trappola in cui sarebbe stato facile cadere.
Ovviamente l’elemento fantastico è importantissimo, e la grandezza dell’autrice è quella di aver costruito un mondo in cui ci sono archetipi di tutte le culture e immaginari, da quello classico a quello orientale, passando per leggende e tradizioni partendo dal mondo arturiano, con una lotta tra bene e male che parte dal tema del predestinato ma che racconta in realtà l’odio verso il diverso presente in ogni ideologia estrema. In Harry Potter ci sono fate, sirene, maghi simili a Merlino come Silente, streghe, folletti, tappeti volanti, fenici e mille altre suggestioni, e ognuno, a qualunque età, può trovare qualcosa che lo ispira.
Se si vuole scegliere un personaggio della serie come interesse e complessità, tra i molti non si può non citare il professor Piton, classico insegnante odioso fin dall’inizio che ad un tratto sembra essere dalla parte del perfido Voldemort, ma che in realtà si rivela un eroe tragico che ha fatto il doppio gioco in ricordo del suo amore impossibile per la mamma di Harry Potter, sacrificando poi anche la sua vita e stravolgendo le certezze dei lettori.
Non si può parlare di Harry Potter senza citare i film tratti, che hanno fatto conoscere anche ad un pubblico non del settore gli ottimi attori e attrici della scuola britannica, da Maggie Smith a Ralph Fiennes, dal compianto Alan Rickman a Helena Bonham Carter, da Gary Oldman a Emma Thompson, accanto ai giovanissimi interpreti del protagonista e dei suoi amici.
Tra i tanti messaggi che ha lanciato Harry Potter, forse quello più emblematico è contenuto nella fiaba raccontata all’interno del libro de I doni della morte, rilettura di una storia archetipa presente in varie culture, in cui tre fratelli accettano dalla Morte altrettanti doni, una bacchetta magica che dà potere assoluto, una pietra che risveglia i morti e un mantello che rende invisibili. Alla fine non vince chi voleva poteri assoluti, ma chi ha scelto di vivere fino in fondo, e questo suggerisce la saga di Harry Potter, di vivere al meglio la propria vita.
In ogni caso, anche se la serie di libri e film si è ormai conclusa, tra prequel, spettacoli teatrali, parchi a tema e altro ancora Harry Potter ha ancora molto da dire ai suoi appassionati presenti e futuri. E non è da poco per un mondo partito da un libro, un libro su cui alla fine in pochi credevano e che si è rivelato quello che tutti sappiamo.
:: Per ricordare Primo Levi, a cura di Elena Romanello
21 febbraio 2017
L’11 aprile di trent’anni fa Primo Levi, uno dei massimi testimoni della Shoah, si suicidava dopo una vita passata a raccontare il suo dramma non certo individuale con fermezza e senza rancori, un gesto che sconvolse sia chi era della sua stessa generazione sia i giovani che erano cresciuti leggendo i suoi libri.
In attesa di celebrare l’anniversario ad aprile con varie iniziative in tutta Italia, nel Grattacielo del San Paolo di Torino si svolgeranno nel mese di marzo alcuni incontri con letture ad ingresso libero per raccontare l’uomo, lo scrittore, il testimone, l’intellettuale e il chimico, tutti aspetti presenti nella vita di Primo Levi e vissuti da lui in maniera parallela.
I tre incontri sono il 1 marzo alle 21 con Gioele Dix che leggerà brani di Primo Levi su Auschwitz, il 9 marzo Sonia Bergamasco che leggerà Primo Levi sulle invenzioni e i racconti di anticipazione e il 16 marzo Fabrizio Gifuni che leggerà dell’autore i brani sui mestieri. I singoli incontri saranno introdotti da Marco Belpoliti e Domenico Scarpa.
Trent’anni sono l’arco di una generazione, e in questi trent’anni Primo Levi non ha smesso di essere amato e letto anche da chi allora non era ancora nato. Di lui si sono scoperti altri aspetti oltre a quello di testimone dei lager nazisti, visto che era un narratore, anche di fantascienza, un uomo di scienza e cultura, un pensatore di rango internazionale. Oggi le sue opere sono disponibili in varie lingue e traduzioni, ed è uno dei pochi autori italiani contemporanei ad essere stato tradotto integralmente nei Paesi anglosassoni, dove per altri nomi sono usciti solo alcuni libri.
In Italia Primo Levi è pubblicato da Einaudi, in varie edizioni, e da un suo libro, La tregua, è stato anche tratto l’omonimo film di Francesco Rosi. Da segnalare inoltre anche il gruppo di lettura in corso alla Biblioteca Ginzburg in via Lombroso 16 dedicato proprio alla fantascienza di Primo Levi, i cui prossimi incontri saranno il 7 marzo, il 4 aprile e il 16 maggio alle 17 e 30.
Le sue storie quindi hanno ancora molto da dire, per la loro varietà e modernità: la prima storia parlerà del suo aspetto più noto, quello relativo alla deportazione e il suo ritorno a casa, mentre la seconda verte su racconti in cui spesso filtrò qualcosa del suo vissuto, in chiave magari fantastica e la terza sarà incentrata sul suo lavoro di chimico, che per anni lo assorbì.
La sede degli incontri è il Grattacielo Intesa San Paolo a Torino in corso Inghilterra 3, l’ingresso è gratuito su prenotazione, per ulteriori informazioni contattare l’Ufficio Media Attività istituzionali, culturali e sociali della San Paolo allo 011 5556203 o via mail a stampa@intesasanpaolo.com
:: Due libri per il bicentenario di Charlotte Brontë, a cura di Elena Romanello
7 aprile 2016Duecento anni fa nasceva Charlotte Brontë, una delle più popolari autrici inglesi di sempre, icona romantica ma anche femminista, creatrice, con Jane Eyre, di uno dei più interessanti personaggi femminili della letteratura, fuori da ogni schema e stereotipo e antesignana di ruoli nuovi per la donna nell’immaginario e anche nella società.
A Charlotte Bronte Fazi editore dedica due nuove pubblicazioni, che vanno ad aggiungersi già alla sua proposta di due suoi classici meno noti come Villette e Shirley.
La casa editrice propone in italiano l’ottima biografia contemporanea di Lyndall Gordon, elogiata dalla critica britannica e vincitrice del Cheltenham Prize for Literature. Nelle pagine del libro, l’autrice dà un ritratto di Charlotte Bronte molto lontano dall’immagine patetica che ha dominato per troppo tempo, presentandola come una donna passionale, moderna, ironica, anticonformista, protofemminista, che vive nella sua vita due grandi passioni non solo platoniche e poi un breve e felice matrimonio. Un personaggio molto diverso dalle due tragiche sorelle Anne e Charlotte, morte prematuramente senza essersi spostate dal nativo Yorkshire, che viaggiò e mise molto di suo nei suoi romanzi, dove si parla anche di tematiche sociali e di condizione della donna.
Oltre a questa nuova biografia, Fazi propone anche il primo romanzo di Charlotte Brontë, pubblicato in realtà postumo e bollato all’epoca come troppo realistico: Il professore. Nelle pagine del libro, l’autrice si mette nei panni di un protagonista maschile, William Crimsworth, che decide di lasciare le campagne inglesi che non gli propongono grandi prospettive se non lavori non in linea con il suo titolo di studio, per andare a vivere a Bruxelles, dove visse anche Charlotte, dove può fare l’insegnante e dove si innamora di una delle sue allieve, povera e con idee femministe. Un libro da riscoprire, molto attuale tra l’altro, visto che parla di fuga dei cervelli e di soddisfazione delle proprie aspirazioni.
Insomma, un’ottima occasione per scoprire il mondo di un’autrice che ha aperto le porte del mondo della cultura e della scrittura alle donne, e che ancora oggi, a duecento anni dalla sua nascita, sa essere appassionante e attuale.


























