Archivio dell'autore

:: L’uroboro di corallo di Rosalba Perrotta (Salani, 2017) a cura di Lucilla Parisi

25 aprile 2017
L uroboro di corallo_Esec.indd

Clicca sulla cover per l’acquisto

Sotto il fascio di collane Chanel, Anastasia trova un bracciale d’avorio, una specie di anello da tenda […] Questo va bene per Doriana, l’altra figlia, che ama le cose lineari: niente fronzoli, tutto deve essere ben definito. […] Ecco un piccolo scrigno di velluto amaranto con dentro orecchini di ambra. Opaca. Acqua e sapone e si trasformano in caramelle al miele. Dolci, come è dolce Nuvola. Poi una scatolina sconnessa e, nella scatolina, una spilla: un cerchio di scaglie di corallo con due piccoli granati. Guarda meglio, è un serpente? Sì un serpente che si morde la coda, i granati sono gli occhi. Il corallo ha perduto la lucentezza, ma il disegno le piace. Questo, pensa Anastasia, è adatto al vestito che indosserà per la cena. Qualcosa di diverso, ogni tanto.

E’ di questo che Anastasia ha bisogno, ma ancora non lo sa. Il ritrovamento della spilla con l’uroboro, carico di significati e presagi, è per lei il segnale che qualcosa è finalmente arrivato per cambiare la sua vita, ferma da tempo in un limbo di ricordi e rimpianti.
Quando, insieme alle cugine del “nord” dalle mille risorse e dai nomi evocativi quanto il suo – Myrna, Alida e Claretta –, Anastasia viene convocata come erede di una casa appartenuta a un’affascinante sconosciuta di Vilnius, con cui il nonno paterno aveva a lungo convissuto a Catania, tutto sembra tornare.
Il decadente palazzo oggetto dell’eredità è infatti l’occasione per rinsaldare legami e ripercorrere le tappe di un vita che Anastasia non intende lasciare andare. Dopo l’abbandono del marito con cui aveva condiviso ideali e sacrifici e nel pieno della crisi esistenziale di una figlia, Nuvola, e di quella familiare dell’altra, Doriana, Anastasia riscopre dentro di sé la forza di voltare pagina, facendo leva su risorse e talenti che non sapeva di possedere.
La spilla con l’uroboro, ritrovata nella casa della lituana, è il talismano che rende tutto possibile e poco importa che intorno a questo straordinario simbolo di rinascita, si aggirino improbabili stregoni pronti a tutto e segreti che è meglio non svelare. Ora Anastasia, a 71 anni, ha le idee chiare e gli incontri, vecchi e nuovi, rappresentano per lei l’occasione per una felicità possibile.

Si è sentita dentro un frullatore magico: lei, un frutto banale, chessò, una mela o una pera, insieme a delizie esotiche tipo papaja, mango, frutto della passione. Un mondo nuovo […] Sua madre non avrebbe approvato, ma sua madre è vissuta in un’altra epoca. […] Sua madre le ha imposto il rispetto per un’ortodossia che lei stessa non considerava infallibile: la vedeva fragile e pensava che le regole l’avrebbero protetta. Ma così non è stato. I frammenti della giornata ruotano come vetrini di un caleidoscopio. Colori, profumi, voci. Sinfonia da un nuovo mondo.

La ricchezza delle descrizioni e degli espedienti poetici, la varietà degli spunti (letterari, musicali, culinari e “magici”) e delle contaminazioni culturali scandiscono l’intera narrazione rendendola seducente sin dalle prime pagine.
Gli intrecci ben riusciti, gli scorci lirici e la grande maestria dell’autrice nel costruire dialoghi e tratteggiare i personaggi rendono L’uroboro di corallo un romanzo appassionante e divertente. Complice una Sicilia che, con le sue autentiche meraviglie, (i personaggi e i loro ricordi si muovono tra Catania, Taormina, Acireale, Messina, Noto e Palermo) è lo sfondo ideale per questa storia originale i cui molteplici personaggi (dal sorprendente notaio-cuoco Matteo all’improbabile cavalier Santospirito, passando da Igor, il sognatore nella lontana Guadalupe, a Nuvola che suona il jambè in un ristorante marocchino) sembrano solcare un palcoscenico immaginario.
Il lettore è lo spettatore rapito dall’atmosfera magica – e a tratti sospesa – degli eventi che si susseguono, naturalmente, verso l’atto finale.

Non è mai troppo tardi per imparare a vivere, dice Anastasia a se stessa. Vivere significa disobbedire quando è necessario: bisognerebbe insegnarlo ai bambini.

Rosalba Perrotta vive a San Gregorio, un piccolo centro alle pendici dell’Etna. È sposata e ha un figlio, Stefano. Non possiede bestiole domestiche, ma dà i croccantini ai gatti che visitano il suo giardino. Ha insegnato con grande passione Sociologia all’Università di Catania. È autrice, tra l’altro, di All’ombra dei fiori di jacaranda, edito da Salani.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Matteo dell’Ufficio Stampa “Salani”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Tempo di Libri 2017, qualche riflessione

24 aprile 2017

tempo

Si è chiusa ieri, domenica 23 aprile, la prima edizione della fiera del libro di Milano, Tempo di Libri. Che dire? Ho seguito la manifestazione da Torino, vedendo foto, leggendo commenti di chi partecipava, traendo alcune conclusioni che non si discostano molto da cosa ho pensato a caldo nei giorni della nascita di questa fiera e del suo “divorzio” da Torino. Continuo a pensare che fare due fiere di tale importanza così ravvicinate nel tempo sia uno spreco di fondi ed energie,  ma queste sono le scelte fatte finora con cui bisogna conviverci. La scelta infelice dei giorni, a ridosso del week end di Pasqua e del 25 aprile,  che ha portato pochissimi visitatori mercoledì, giovedì, e venerdì (con un significativo incremento nel weekend, tanto da raggiungere in totale poco meno di 70,000 visitatori) forse non ci permette di analizzare approfonditamente la portata di questa iniziativa, ma ci dà l’idea abbastanza precisa che nessuno può agire da solo, ma bisogna interagire, giungere a compromessi, rinunciare a qualche campanilismo, (chiamiamolo egoismo in più) per il bene di un settore piuttosto affaticato, che è un errore considerare dal mero punto di vista economico. L’editoria, i libri, la cultura, sono uno spazio in cui si spendono tanti entusiasmi, tanta energia creativa, tanta voglia di fare, e vedere tanti giovani partecipare a Tempo di Libri, mi ha dato il senso di quanto ci sia ancora da fare, e quanto ancora si abbia voglia di farlo. Gli spazi alla fiera di Rho erano immensi, luminosi, mi piacerebbe sapere il numero di libri che materialmente erano esposti, tutto era nuovo, pulito, funzionale. La cura di chi ha organizzato il tutto era evidente. Da torinese certo ho vissuto la nascita di questa fiera non a cuor leggero, ma l’assenza di visitatori dei primi giorni non mi ha granchè fatto giubilare, la riproposizione di schemi collaudati mi ha anche un po’ deluso, (pensavo più a una italiana fiera di Francoforte, che a una riedizione milanese del Salone di Torino), ma c’era poco tempo, poca esperienza, insomma solo una sinergia vera tra Torino Milano potrebbe davvero fare la differenza e competere con realtà come la fiera del libro di Londra, Parigi, Francoforte appunto. Il punto forte di Torino è il suo essere internazionale, è la sua storia, i suoi monumenti, i suoi caffé ottocenteschi, il suo clima culturale vivace e multietnico. Adesso a maggio ci sarà il nuovo Salone, si festeggerà il 30° anno, spero senza polemiche e senza boicottaggi, anzi sono quasi sicura che non ce ne saranno, sarà una festa del libro e dei lettori, e il prossimo anno si vedrà. Augurandoci sempre che il buon senso prevalga.

:: L’eclisse dell’antifascismo. Resistenza, questione ebraica e cultura politica in Italia dal 1943 al 1989. Prefazione di Anna Foa, Manuela Consonni, (Laterza,2015), a cura di Daniela Distefano

20 aprile 2017
1

Clicca sulla cover per l’acquisto

Il paradigma antifascista rappresentò il legame storico con il passato antifascista utilizzato per costruire il nuovo Stato democratico e il modello che pose le condizioni formali per la legittimazione del nuovo ordine. La democrazia avrebbe potuto così ricevere la propria giustificazione istituzionale.

Un libro importante questo sulla memoria di fatti indelebili.
Malgrado l’ansia di non essere creduti, fu una sorta di obbligo sociale e di impegno civile a spingere i superstiti a parlare, a raccontare, a dire:

” Siamo in molti a ricordare il modo specifico in cui laggiù temevamo la morte: se morremo nel lager in silenzio come vogliono i nostri nemici, se non ritorneremo, il mondo non saprà di che cosa l’uomo è stato capace, di cosa è tuttora capace; il mondo non conoscerà se stesso, sarà più esposto di quanto non sia ad un ripetersi della barbarie nazionalsocialista”.

Può l’Olocausto assurgere a stillicidio politico e non solo razziale?
Anche gli ebrei  potevano reclamare una Resistenza gloriosa e la deportazione razziale era una deportazione politica, come aveva sostenuto Primo Levi.
Perché occorre leggere i diari, le testimonianze, i resoconti atroci delle vittime dello sterminio nazista?
I brevi memoriali testimoniano che anche nell’inferno dell’odio e della violenza, dove si abbruttivano gli individui con la fame, la sete, la paura, il bastone e il lavoro, germogliarono spontaneamente mille e mille episodi di solidarietà, di amicizia, di abnegazione tra persone diversissime per classe sociale, cultura e lingua.
Anche all’Inferno arriva la voce di Dio per chi continua a cercarla, per chi spera nella liberazione dello spirito.

Manuela Consonni insegna alla Hebrew University of Jerusalem al Dipartimento di storia ebraica. Si occupa di storia contemporanea europea ed ebraica, di studi della Shoah, di memoria e di studi di genere.

Source: libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Imma dell’Ufficio Stampa “Laterza”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La gemella sbagliata, Ann Morgan, (Piemme, 2017) a cura di Federica Belleri

19 aprile 2017
1

Clicca sulla cover per l’acquisto

Esordio nella narrativa per Ann Morgan, che vive a Londra, e proprio nella sua città ha ambientato questo thriller psicologico, carico di suspance.
Due gemelle, identiche in tutto, tranne nel carattere. Due i tempi narrativi, passato e presente, perfettamente calibrati. Un gioco semplice, che spesso i bambini fanno, lo scambio dei ruoli. Un disagio mentale, problematico e da curare.
La gemella sbagliata è il percorso di Ellie ed Helen, attraverso le “voci” e le inquietudini. Leggendo questo romanzo capirete cosa significa sentirsi soli e devastati nell’anima, distrutti e rabbiosi. Avrete la concreta percezione di subire, senza poter fare nulla, di osservare sentendovi invisibili. L’ansia e la paranoia vi costringeranno a girare le pagine, per saperne di più.
Perché in fondo i traumi possono danneggiare la crescita e la personalità di tutti, soprattutto di chi è fragile e indifeso. In fondo la vita può offrire una seconda possibilità, a chi ne ha davvero bisogno. Con quali conseguenze? In fondo la felicità può essere a un passo da noi, ma il prezzo per ottenerla è altissimo. In fondo, distruggere la vita degli altri, diventa la soluzione migliore. Ma chi ne ha il diritto?
La gemella sbagliata mette in discussione la voglia di essere se stessi e di sentirsi chiamare con il proprio nome, senza fingere, senza nascondersi. La gemella sbagliata è la libertà, lontano da controlli e oppressioni. È l’unicità di ognuno. È l’affetto mancato
e la rabbia che esplode. È la sfiducia nel prossimo. È la fatica di condurre una vita normale, attaccandosi morbosamente alla routine quotidiana, per non morire. È la confusione creata dalla maschera che ci costringono a indossare. È il coraggio di dire la verità. Sempre.
Buona lettura

Ann Morgan, vive a Londra, dove collabora a giornali come il “Guardian”, l'”Independent” e il “Financial Times” in qualità di freelance. Dopo il successo del blog in cui si riprometteva di leggere nel corso del 2012 un libro per ogni paese del mondo (ayearofreadingtheworld.com), ha pubblicato nel 2015 il suo primo libro, intitolato appunto Reading the World: Confessions of a Literary Explorer. La gemella sbagliata è il suo straordinario esordio nella narrativa, che ha colto di sorpresa critica e pubblico, è stato tra i thriller più premiati dell’anno in Inghilterra ed è in corso di traduzione in tutto il mondo.

Source: acquisto personale del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Torino Comics 2017, non solo fumetti, a cura di Elena Romanello

19 aprile 2017

To

Dal 21 al 23 aprile il Lingotto si colora con Torino Comics, la kermesse dedicata a fumetti e cultura geek e nerd giunta alla ventitreesima edizione, che quest’anno occuperà i padiglioni 2 e 3.

I fumetti, che siano manga, comics, francobelgi, italiani, sudamericani, sono i grandi protagonisti, sia come albi sia come gadget ad essi ispirati, ma del resto ormai è stato riconosciuto il loro valore come narrativa disegnata, e le fiere come Torino Comics sono un’ottima occasione per completare le proprie collezioni e scoprire nuovi personaggi e saghe, con anche offerte di arretrati da cercare in vere e proprie cacce al tesoro negli stand.

I libri comunque ci sono eccome, che siano volumi illustrati o romanzi, perché il mondo della cultura geek, otaku e nerd abbraccia ormai anche i libri, sopratttutto la narrativa di genere fantasy, fantascientifico e horror.

Tra gli ospiti spiccano i nomi dell’illustratore Lucio Parillo, dell’autore Bonelli Corrado Mastantuono, del nome ormai internazionale Claudio Castellini, Don Alemanno e il suo Jenus, la graffiante Felinia e del professor Alessandro Barbero, medievalista, saggista e romanziere che tiene a battesimo la nuova sezione della fiera dedicata al Medio Evo e alle sue riletture fantastiche organizzata in collaborazione con il Borgo medievale di Torino.

Tra i libri che si possono trovare, tra una gara cosplay e l’altra (quella del sabato presieduta da Arturo Brachetti e valida per l’International Cosplay League di Madrid), una dimostrazione, un workshop della Scuola di Comics e un firma copie si possono segnalare i romanzi di Doctor Who in inglese e in italiano venduti dal fan club della celebre serie britannica e la saga fantasy dei Due Regni di Alessia Palumbo.

Per i bibliofili è da non perdere anche la mostra allestita dal Mufant, Museo del fantastico e della fantascienza, di Torino sul fantasy, primo nucleo della sezione omonima presso l’ente, con un viaggio partendo dalla fiaba e dall’epica per arrivare poi alle riviste pulp, ai romanzi di Tolkien e alle storie contemporanee, a cominciare dalla saga di Game of thrones, attraverso volumi d’epoca in cui si scopriranno o riscopriranno miti e idoli.

Il programma completo della manifestazione è nel sito ufficiale http://www.torinocomics.com

:: Torino che legge 2017, a cura di Elena Romanello

18 aprile 2017

125Dal 19 al 23 aprile torna sotto la Mole Torino che legge, la settimana della lettura che si è diffusa ormai in varie città europee e non solo su modello della festa dei libri per San Jordi a Barcellona, dove ci si scambiano libri e rose, soprattutto per le donne.

In programma ci sono incontri con autori, reading, mostre, mercatini dei libri, in tutta la città con un focus nel centro, a cominciare dall’inaugurazione il 19 alle 17 alla Biblioteca Civica centrale in via della Cittadella con vari saluti istituzionali.

Tra gli ospiti ci sono i nomi di Giuseppe Culicchia, scrittore ma prima di tutto libraio per anni a Torino, Stefania Bertola, Stefania Miretti, Francesco Carofiglio, Marco Malvaldi, Bruno Gambarotta, Margherita Oggero, Margherita Giacobino, che parleranno in particolare delle loro ultime fatiche letterarie, anche oggetto di gruppi di lettura come quelli promossi dal progetto Leggermente.

Gli eventi in programma sono tantissimi e coinvolgono tantissimi posti, dal Circolo dei lettori alla Biblioteca Villa Amoretti, dalla Biblioteca Primo Levi al Campus Luigi Einaudi, dalla Fondazione Tancredi di Barolo al Mausoleo della Bela Rosin, oltre a tantissime librerie, come la Bodoni di via Carlo Alberto, la Gang del Pensiero di corso Telesio, la Borgo San Paolo di via di Nanni, la Piola di Catia di via Bibiana, la Borgo Po di via Ornato, la Therese di corso Belgio, a coprire davvero tutta la città.

Tra gli argomenti di cui si parlerà, in incontri tutti a ingresso gratuito, ci sono Matera capitale della cultura, la caduta di Gheddafi, Dylan Dog e la riedizione di Mater Dolorosa, i trent’anni della morte di Primo Levi, le Storie della buonanotte per bambine ribelli, la letteratura scandinava di ieri e di oggi, Jung, Carlo Cassola e il suo La ragazza di Bube.

Sabato 22 e domenica 23 ci sarà il grosso degli eventi, con bancarelle delle librerie aderenti con rose e libri, e nella giornata di domenica letture sul tram storico dai romanzi di Camilleri e dei racconti vincitori del concorso Lingua Madre, con storie di donne straniere residenti in Italia.

Per ulteriori informazioni visitare il sito ufficiale http://www.torinochelegge.it

:: Fair Play, Tove Jansson, (Iperborea, 2017), a cura di Viviana Filippini

18 aprile 2017
1

Clicca sulla cover per l’acquisto

Vi siete mai chiesti cosa sia davvero l’amore? Di certo un sentimento, ma in quanto tale esso può essere vissuto in modo molteplice. A dimostrarlo ci pensano Jonna e Mari le due donne di mezza età, protagoniste di Fair Play, romanzo di Tove Jansson edito da Iperborea. La prima (Jonna) è un’artista regista, appassionata di film western di serie B, mentre la seconda (Mari) è scrittrice e illustratrice dal cuore così sensibile da accogliere un burattinaio russo, pronto a tutto – compreso a sacrificare il sonno- per l’amore viscerale verso l’arte. Le due donne, anche se spesso bisticciano, sono amiche e complici, perché assieme vivono diverse avventure. Mari e Jonna hanno personalità caratteriali molto forti e i momenti di vita di cui sono protagoniste sono caratterizzati da dialoghi pacati, alternanti a momenti di accese discussioni e lunghi silenzi che non spaventano nessuno, nemmeno il lettore, il quale comprende come i momenti vuoti di parole siano indispensabili alla due amiche per ritrovare il giusto equilibrio della convivenza. Leggendo il libro della Jansson si ha come l’impressione che ogni capitolo sia una specie di racconto a se stante ma, in realtà, ogni parte narrata è unita alla altre dall’empatia emozionale che lega le due protagoniste nel cammino di scoperta dei quello che le circonda. Ed ecco che si nota l’accuratezza e la precisione con la quale Jonna sistema i quadri appesi al muro, secondo una sua ottica del tutto personale, ma la casa non è sua, è quella di Mari. Affasciante e inquietante è il viaggio che la coppia in barca caratterizzato da un senso di perdita scatenato dalla nebbia che tutto ammanta, nasconde e cela. Un agente atmosferico dal valore metaforico che fa riferimento alle verità da indagare e conoscere. Ogni pagina è animata da una dirompente creatività che porta le due donne, amiche, complici a “fare” e “creare” e condividere (vita, lavoro, casa, viaggi) il più possibile, con il fine di scoprire le piccole gioie inaspettate che si nascondo nella vita di ogni giorno. Ad unire Jonna e Mari, protagoniste di Fair Play, però c’è un legame molto intenso e solido che non è solo amicizia. Esso è qualcosa di più. È l’amore profondo e vero per l’altro/a e per il proprio lavoro. È quel sentimento così intenso e palpitante, che ti fa capire che per poter raggiungere la meta a volte il distacco dall’altro/a, anche se lo si ama e lo si amerà per sempre, è sì doloroso, ma necessario per l’armonia delle parti. Postfazione di Ali Smith. Tradizione AA. VV. Volume a cura di Katia De Marco.

Tove Jansson è nata a Helsinki nel 1914 da padre scultore e madre illustratrice, appartiene alla minoranza di lingua svedese ed è considerata “monumento nazionale” in Finlandia, dove nel 1994 le celebrazioni per il suo ottantesimo compleanno sono durate un intero anno. È nota in tutto il mondo per i suoi libri per l’infanzia, la serie dei Mumin, apparsi per la prima volta nel 1946, tradotti anche in Italia e portati sullo schermo con grande successo negli Stati Uniti. È a partire dagli anni Settanta che ha iniziato a rivolgersi con lo stesso spirito, ironico e sottile, umano e poetico, anche agli adulti con una decina di libri, di cui cinque pubblicati in Italia, pur continuando a coltivare il filone dei libri per l’infanzia. È scomparsa nel giugno 2001.

Source: inviato al recensore dall’ editore. Grazie a Francesca dell’ufficio stampa Iperborea.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un’ intervista con Rena Olsen

16 aprile 2017

nonCiao Rena. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Scrittrice, terapeuta, insegnante. Chi è Rena Olsen? Punti di forza e di debolezza.

Questa è una gran bella domanda. Vediamo … Sono nata in un freddo pomeriggio di gennaio, pochi giorni prima che una tempesta di neve gigante colpisse …
Ha! Stavo solo scherzando. Se dovessi scegliere una sola parola per riassumere me stessa, sarebbe eclettica. Mi piace provare un sacco di cose diverse, indossare un sacco di cappelli diversi. Provo quasi tutto almeno una volta (tranne quando si tratta di cibo … non sono molto avventurosa in questo caso). Canto in chiesa con la mia band, sono un terapeuta a tempo pieno, ho tenuto corsi universitari, e mi piace scrivere qualsiasi cosa, dai thriller alla fantascienza, sia per ragazzi che per adulti.
Quanto a come questo si traduca in punti di forza e di debolezza, penso che sia un punto di forza essere in grado di adattarsi a cose diverse. Sono molto flessibile e abbastanza facile da accontentare. Sono una persona semplice e sempre pronta ad aiutare. Punti deboli? Ho una scarsa capacità di attenzione, che dovrebbe essere ovvio da tutto ciò che ho detto finora. Procrastino. Vivo in uno stato di caos organizzato, che spinge molti miei amici più organizzati di me a ritenermi un po ‘folle. Diciamo solo che la mia creatività è debole in tutti gli ambiti della vita, il lavoro, le amicizie, le pulizie di casa.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Ho vissuto in cinque diverse città in tre diversi stati prima di andare al college. Mio padre decise durante il mio anno di scuola materna a New York di andare in seminario per diventare pastore, così ci siamo spostati in Iowa, e poi ci siamo trasferiti diverse altre volte dopo pochi anni. Ho imparato molto su me stessa e sulle altre persone in questi spostamenti. Sono andata al college a Sioux Falls, Dakota del Sud, e ho conseguito la laurea triennale in Psicologia. Ho frequentato poi un master in matrimonio e terapia familiare. Ora sono un supervisore per un programma di assistenza che invia i terapeuti nelle scuole in tutta la città di Des Moines, nello Iowa, al fine di raggiungere i bambini che non potrebbero ottenere tali servizi altrimenti. Scrivo la sera e nei fine settimana.

Cosa ti ha spinto a diventare una scrittrice? Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere narrativa?

Mi è sempre piaciuto scrivere. Ero solita sognare ad occhi aperti costantemente, creare storie nella mia testa circa le persone che conoscevo e le persone che creavo. Quando ero in terza elementare, ho scritto una storia su un dente antropomorfo che cade dalla bocca di una ragazza e inizia un’avventura nella scuola. Quella storia vinse quell’anno il concorso di scrittura dello stato dello Iowa. Ho vinto un paio di gare durante la scuola, ma non ho preso sul serio la scrittura fino a dopo la scuola di specializzazione. Nel 2009 ho tentato il National Novel Writing Month per la prima volta, e mi sono resa conto che avevo dentro di me quel qual cosa per creare un intero romanzo. (Questo primo romanzo devo dire era orribile, ma tra l’altro, il maggior numero di primi romanzi lo sono, ma ho imparato molto!)

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada per la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Il mio romanzo di debutto, Non dirmi bugie (The Girl Before), era il quarto romanzo completo che ho scritto, e in un secondo tempo che ho mandato agli agenti sul serio. (Il primo che scrissi l’ ho inviato brevemente prima di capire quanto orribile fosse). Mi ci sono voluti due anni e un sacco di rifiuti poi ho firmato con il mio agente. Penso che chiunque si metta nel business dell’editoria abbia bisogno di accettare il fatto che il rifiuto è una parte del processo, su tutti i fronti. Trattare con il rifiuto è una vera prova della vostra determinazione. Per fortuna, il mio libro è stato venduto abbastanza rapidamente ad un editore, ma ciò non è frequente.

Il tuo romanzo d’esordio The Girl Before è ispirato ad una storia vera? Che tipo di ricerche sono state necessarie?

The Girl Before non è ispirato da una sola storia. I personaggi e le situazioni sono completamente inventati. Ma ho fatto un sacco di ricerche sulla tratta di esseri umani partecipando a molti seminari. Ho anche usato un sacco di mie conoscenza psicologiche e sulla natura umana per dare risposte realistiche nelle diverse situazioni. La mente umana è incredibile e cercherà sempre di proteggere se stessa.

Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

Avevo imparato molte cose sul traffico di esseri umani in America, e su quello che accade in tutto il resto del mondo. Penso che quando si ha l’occasione di conoscere queste cose ci si sente impotenti, e allora mi sono chiesta che cosa si potrebbe fare di fronte a una realtà così tragica. Da parte mia sapevo che ne avrei potuto scrivere. Ho iniziato a chiedermi come sarebbe qualcuno cresciuto in quel mondo, se tutto quello era la sola realtà che aveva conosciuto. Fu allora che Clara ha cominciato a parlare con me, raccontandomi la sua storia. L’ho scritta come lei l’ ha detta a me. So che mi fa sembrare un po’ pazza, ma penso che concorderete con me che la maggior parte degli scrittori lo sono. 😉

Puoi dirci qualcosa sulla trama di questo romanzo?

Il libro è incentrato su Clara, che viene separata dal marito e dalle figlie durante un raid nel loro complesso abitativo. Viene presa in custodia e interrogata da degli agenti sugli affari del marito. Mentre in un primo momento si rifiuta, poi con riluttanza inizia a condividere la sua storia, e vediamo scene della sua vita prima, come è cresciuta, come è arrivata ad essere quello che è. Non ci sono capitoli, solo sezioni che alternano la linea temporale tra presente e passato.

Puoi dirci un po’ di più dei tuoi protagonisti?

Clara è il personaggio principale. Si presenta un po ‘ingenua, a volte, ma lei è incredibilmente forte e leale. Ha un grande cuore, e parte della sua difficoltà nel ricordare il suo passato consiste nel suo orrore per la consapevolezza che tutto ciò che sapeva essere reale e vero potrebbe essere una bugia. Glen è il marito di Clara. Sono cresciuti insieme. Clara è stata allevata dai genitori di Glen insieme a molte altre ragazze, e l’amore tra Glen e Clara era proibito. Glen è costantemente diviso tra l’amore per Clara e il suo desiderio di compiacere il padre e di essere all’altezza delle aspettative dei suoi genitori. Connor è l’agente che lavora con Clara per convincerla a raccontare la sua storia. Egli è in un primo momento il nemico, ma nonostante Clara lo percepisca in questo modo, ne fa notare la gentilezza. Connor si prende cura di Clara non solo come un testimone, ma anche come una persona che è stata vittima di una situazione terribile per la maggior parte della sua vita, anche se non se ne accorgeva.

Ti capita mai di usare le tue paure personali o esperienze nelle tue storie?

Non in questa storia, ma a volte uso una conversazione divertente o un aneddoto curioso che poi inserisco in un libro. Cerco tuttavia di stare lontana da questo per quanto è possibile, tanto più che si tratta di altre persone. E se metto troppe mie paure in un libro, mi preoccupa il fatto che mi sentirei troppo vulnerabile. Tuttavia, è impossibile non lasciare frammenti di se stessi nelle pagine quando si scrive un libro. E’ inevitabile.

Quale ruolo gioca Internet per la scrittura, la ricerca, e la commercializzazione dei tuoi libri?

Faccio la maggior parte delle mie ricerche su Internet, sia leggendo articoli o interviste o anche solo facendo domande sui social media per un aiuto su un argomento specifico da parte degli esperti. Non credo che la commercializzazione sarebbe andata altrettanto bene senza Internet. E ‘un modo fantastico per connettersi direttamente con i lettori. Compro la maggior parte dei miei libri sulla base delle raccomandazioni sui social media. Se qualcuno di cui mi fido ha letto e amato un libro, probabilmente lo leggo anche io, e la maggior parte delle mie vendite sono on-line.

Leggi altri scrittori contemporanei? Chi sono i tuoi autori preferiti?

Questa è una domanda incredibilmente difficile. Leggo sempre e sono sempre alla ricerca di nuovi autori. Il mio obbiettivo di lettura è probabilmente vicino ai 200 libri attualmente. Ho bisogno di un anno di pausa da tutto ciò solo per leggere. I miei autori preferiti attuali sono Maggie Stiefvater, Nicola Yoon, Victoria Schwab, e Gillian Flynn. Ho letto un sacco di libri. Tale elenco è molto breve, ma potrebbe richiedere fino un’intera pagina con i grandi autori.

E quali sono i tuoi film preferiti, e le serie tv?

Un’altra domanda difficile! Come ho detto prima, sono molto eclettica. Amo Orgoglio e pregiudizio, Ever After, Cinderella, e While You Were Sleeping, ma amo anche Il Signore degli Anelli, Harry Potter, Star Wars, Star Trek, e tutti i film di supereroi Marvel. Mi piacciono i film d’animazione Disney, nonché in particolare avendo sei nipoti li guardo con loro. Non guardo molta TV, quindi per quanto riguarda gli spettacoli televisivi guardo principalmente vecchie serie. Sono una grande fan delle maratone su Netflix. Mi piacciono Gilmore Girls o Psych e i crime come White Collar, Criminal Minds e Leverage. Sono sempre alla scoperta di nuovi preferiti.

Quale parte hai preferito durante la scrittura?

Con Non dirmi bugie quello che ho apprezzato di più è stato guardare il mio personaggio principale crescere e prendere coscienza della sua situazione. Fui sollevata quando arrivammo alla quota di rimborso del libro, perché la storia è abbastanza forte di tanto in tanto. Si tratta di un argomento difficile, ma importante.

Ci sono progetti di film tratti dal tuo libro?

Nulla fino ad ora, ma se conosci qualche grande regista, invitalo sulla mia strada!

Come i lettori possono mettersi in contatto con te?

Controllate il mio sito web all’indirizzo renaolsen.com. Sono anche su Twitter @originallyrena.

Infine, l’inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

Sono attualmente in fase di revisione del mio secondo romanzo, che è ancora senza titolo. Ha un titolo in realtà, ma proprio non mi piace, quindi sarà cambiato. E ‘quello che io chiamo una “favola inversa”, dove al felici e contenti inizia la storia, e le cose vanno in discesa da lì in poi. E ‘un altro thriller psicologico che ha a che fare con i culti e la religione e su quando qualcuno vi rinuncia per amore. Allegro, no? Grazie per avermi invitata!

:: Un incontro con Sveva Casati Modignani in occasione della presentazione di “Un battito d’ali”, a cura di Lucrezia Romussi

15 aprile 2017

5L’aria fresca accarezza il volto delicatamente, soavemente e pettina i capelli con la stessa cura di una madre premurosa, le foglie danzano al ritmo simbiotico della melodia cittadina costituita da voci, motori, suonerie, risate e passi, il sole mostra le sue braccia lucenti e tinteggia il luogo, come un pittore, mentre dipinge la sua tela. Al quinto piano della sede di Mondadori Electra è presente l’angelo delle parole, l’agrifoglio dei cuori, la guerriera della letteratura, il diamante per i giovani; le sue parole delicate come la rugiada del mattino, precise come la natura pura e, infinite come la sabbia nel deserto, sono state tradotte in venti paesi. Ecco, quindi, Sveva Casati Modignani. Durante il primaverile 11 aprile è presentato, per la prima volta ai futuri lettori, ‘’Un battito d’ali’’, un’autobiografia nella quale l’Autrice dattiloscrive ricordi che la trasportano alla fine degli anni cinquanta a Milano, quando è una ragazza che si sta avventurando, come il Genovese con il Nuovo Continente, nell’inesplorato mondo del lavoro. Approda, prima, in un ufficio di rappresentanza commerciale come segretaria, poi, giunge in una prestigiosa galleria d’arte per scoprire, infine, il giornalismo. Decide, però, di ritornare in patria diventando una casalinga e, successivamente, riparte per un nuovo viaggio dal quale non è ancor oggi tornata: la stesura di opere straordinarie. Come sfondo è incredibilmente descritta una Milano prosperosa, traboccante di piccole botteghe, echeggianti d’immensa passione, in cui lo spettacolo viene, però, interrotto da un vile maschilismo. Il vento che guida la caravella, sempre nella direzione giusta, è papà Achille, un uomo sensibile, premuroso, amorevole che spesso, in silenzio, solamente con sguardi e gesti, riesce a farle conoscere la perfetta perfezione dell’affetto.   “Un battito d’ali’’ grida, armoniosamente, al lettore di imparare dagli errori, di conservare costantemente l’umiltà e inseguire per ogni scelta il miglior segugio del mondo: l’istinto, significando un esempio, presente e futuro, del passato ‘’Trattato del Sublime.’’ Nella sala riunioni di Mondadori Electra la rappresentante della letteratura moderna italiana nel mondo, dialoga con gli invitati e raffinatamente dice

“Io avevo un padre al quale, fino a un certo punto, raccontavo tutto; poi crescendo, come credo succeda spesso, non dicevo più molto. Ormai, però, sono anni, che ho ripreso il colloquio con lui perché ho compreso che, nonostante la dipartita terrena è ancora qui e, fortunatamente, non mi lascerà mai’’.

Fornendo una dettagliata analisi sulla nostra ‘’doxa’’ spiega ’’

“Penso che la Milano degli anni sessanta fosse diversa rispetto a quella di oggi. All’epoca, era una città ricca economicamente e culturalmente perché, in generale, l’Italia viveva una situazione differente. Il periodo del dopo guerra ha rappresentato un vero e proprio momento di boom economico: il lavoro si trovava facilmente e, la serenità, apparteneva alla quotidianità. Temo, purtroppo, che, adesso, i giovani non potranno più assistere a questa situazione dato l’imperversare della crisi e delle serie difficoltà economiche. Il minimo comune denominatore di questa realtà è sicuramente la corruzione che ormai, da decenni, coinvolge in nostro Paese ’’

– continua, poi, con voce aggraziata come l’acqua che scorre in una sorgente di montagna –

‘’Per la stesura del libro ho ricordato dolorosamente alcuni episodi, soprattutto, quelli legati al lavoro. Infatti, il pregiudizio verso le donne, in quegli anni, era molto diffuso e in redazione al giornale erano tutti uomini. Ho, però, avuto la fortuna di incontrare un caporedattore che non mi ha chiesto, curriculum o referenze, ma più semplicemente, mi ha invitato a intervistare la cantante Joséphine Baker dicendomi che, se l’indomani, avessi letto il mio articolo sulla nuova copia del quotidiano potevo considerarmi meritevole ed entrare a far parte del gruppo di giornalisti: l’articolo andò molto bene. Colgo, quindi, l’occasione per dire che, la miglior scuola per imparare un lavoro è la pratica”.

Quando la farfalla prima, pettirosso poi, sembra apparire e, sfumare l’attimo successivo, lasciando, però, l’ousia platonica, Sveva Casati Modignani per non infrangere l’emozionalità sussurra:

“Nel momento in cui fui scelta dal giornale, come invitata al Festival del Cinema di Venezia, lo riferii ai miei genitori e mamma disse: “Aspettando di andare al Festival, va al supermercato a fare la spesa”. Grazie a lei ho imparato a essere umile, atteggiamento che mi ha salvata, in più di un’occasione’’. 

Con la stessa eccellenza di quello che, per Cicerone, fu il «padre della storia» rammenta:

“Prima di lavorare nella redazione de ‘’La Notte’’, mi ha assunta un noto gallerista. Grazie a lui ho conosciuto grandi artisti come Lucio Fontata che mi regalò un suo quadro”. 

Ora, la copertina del capolavoro vessillifera d’una meraviglia del Fontana, sventola con fierezza la tridimensionalità che taglia l’intero quadro umano. Impiegando il medesimo pathos di Antioche della Scizia dichiara:

“Mi spaventa molto il concetto odierno di donna oggetto eretto da un sistema maschilista che oggi vede la femmina semplicemente come una cosa da possedere e comandare. Fenomeno, questo che conduce, poi, inevitabilmente, all’ agghiacciante pulsione delle aggressioni e delle violenze verso le donne. Carneficine a opera di chi, probabilmente, in precedenza, era stato, a sua volta, vittima di episodi violenti, magari, in famiglia. Infatti il rispetto in generale, ma in particolare, la considerazione per le fanciulle si impara in casa”.

Gettando lapilli della sua intimità afferma:

“Prima di iniziare a comporre effettivamente un romanzo, svolgo ricerche approfondite sul tema che intendo trattare e provo la massima soddisfazione quando, terminato di scrivere, so già cosa stenderò il giorno dopo. Amo tutti i personaggi che invento, non potrei vivere senza nessuno di loro, sono per me come figli. Fondamentalmente ritengo che la scrittura sia terapeutica”.

Il profumo della lingua italiana si allontana, ma l’uditorio custodirà per sempre le vesti impregnate della Somma Fragranza e le anime saranno rianimate dal suo soffio.

:: Mute, bianche e stupende, Tod Robbins, curato e tradotto da Francesco Cappellini, (Via del Vento edizioni, 2017), a cura di Daniela Distefano

13 aprile 2017
1234

Clicca sulla cover per l’acquisto

Un giovane artista squattrinato trova accoglienza presso due donne, madre e figlia, assatanate di moine e voluttà. Per loro solo disprezzo e senso di insondabile obbrobrio. La madre, la padrona di casa,

“era come un vaso polveroso e incrinato in cui giacciano sepolte le foglie di rosa calpestate della primavera scorsa. Una volta ricettacolo del desiderio, ora risultava ormai risucchiata fino al midollo”. 

La figlia procace e languida sarebbe presto diventata anche più inguardabile.                     La fortuna aveva smesso di bussare alla porta dell’artista che giorno dopo giorno covava il desiderio di evadere da quella gabbia di antiestetiche futilità. Una forte malinconia lo faceva zittire nei momenti di riposo.

 “Tutto scompariva sugli stupidi sorrisi della gente che mi passava davanti. Avevano fretta, tutte queste persone; fretta di attraversare il tunnel della loro vita in modo anonimo, guardando in alto e in basso, semplicemente immerse nei loro sogni  luminosi e indisposte a contemplare le austere e severe espressioni dell’arte. Avrei potuto andare avanti per secoli nella mia soffitta, sforzandomi, creando  per rimanere poi del tutto anonimo, se non fosse stato per quel gruppo: “La famiglia felice”. (..) Una mite famiglia felice che non aveva bisogno di parole per raggiungere una completa unione d’animo”.

Ben presto s’ impossessa di lui un progetto diabolico sotto le sembianze di un’opera di carità, cioè rendere puri quei volti che durante la giornata lo pungolavano come uno spillo.

“E poi, nella mia immaginazione, le vidi come statue; le vidi sedute là, silenziose, bianche e stupende; le vidi poste sul loro piedistallo, unite e ormai in pace, purificate…”.

L’idea era di sbarazzarsi di loro per rendere le loro vite  eterne e oggetto di ammirazione universale.

“Siamo così certi della nostra immortalità, che raramente mettiamo in dubbio lo sguardo di coloro che ne possono disporre. Louise e sua madre non sospettavano nulla”.

Il piano viene eseguito con scrupolo e metodo. Il finale lo rivela l’incipit di questo racconto breve con il quale l’autore, Tod Robbins, omaggia il genere pulp inanellando colpi di scena, fiato corto, suspense e voglia di saperne di più…  senza mai scadere nel trash o nella pattumiera delle storie fallite. Si avverte un perfetto connubio di surrealismo e cruda realtà, un dipinto macchiaiolo, un sentore di rancida soffitta dove si consuma la fiammella di un’anima che  non conosce pentimento né rimorso, ma solo consapevolezza della propria fatalità.  Prendere a morsi l’esistenza  non ci salva dal giudizio che non solo nell’aldilà viene alla ribalta schiacciando come vermi i nostri più turpi deliri.

Clarence Aaron “Tod” Robbins (1888 – Saint-Jean-Cap-Ferrat, 10 maggio 1949) è stato uno sceneggiatore statunitense. Noto per aver scritto la sceneggiatura del film scandalo Freaks (1932), diretto da Tod Browning, prodotto dalla Metro Goldwyn Mayer.

Source: Libro inviato dall’Editore, ringraziamo Fabrizio Zollo della casa editrice  “Via del Vento edizioni”.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Casa Lampedusa. Semplicemente eroi, Antonio Ferrara, (Einaudi Ragazzi, 2017) a cura di Viviana Filippini

13 aprile 2017
12

Clicca sulla cover per l’acquisto

Casa Lampedusa è il libro di Antonio Ferrara edito da Einaudi Ragazzi. La storia è ambientata proprio sull’isola italiana dove, ogni giorno, arrivano e naufragano centinaia di migliaia di persone in fuga dei loro Paesi afflitti da guerra e povertà.  A Lampedusa però ci vive anche Salvatore, con la mamma e con il babbo, e un giorno tornando da scuola il ragazzino scopre che a casa loro ci sta Khalid, un omone alto, scuro di pelle.  Il profugo è un “dono” portato a loro tre dal mare. La famiglia di Salvatore si troverà a convivere con questo uomo in fuga e non sempre i rapporti con lui saranno facili a causa di una lingua diverse e di usi e costumi differenti. Salvatore e la famiglia faranno il possibile per aiutare Khalid, ma non sempre i loro gesti verranno compresi dall’uomo che, per esempio, non capisce e accetta molto il fatto che la madre del piccolo protagonista vada a lavorare o che si trucchi. Salvatore non comprende Khalid, lo ritiene burbero e a volte non vorrebbe averlo in casa, poi però – durante le loro camminate sull’isola- il ragazzino scopre il grande dolore che si nasconde nel cuore del loro ospite amico. Salvatore capisce che lo straniero prova un profondo senso di colpa e di fallimento per non essere riuscito a salvare la moglie e la figlia annegate durante l’attraversata. Lo stesso senso di impotenza che prova Salvatore per la sua incapacità di nuotare. A fare da sfondo alle due vite in trasformazione ci sono la scuola, il lavoro, l’arrivo di nuovi naufraghi dai soccorrere e la creazione di una biblioteca di volontari. Tra il ragazzino e l’adulto nascerà pian piano una profonda amicizia fatta anche dallo scambio di saperi e competenze che permetteranno a Khalid di sentirsi parte di una famiglia e a Salvatore di superare la sua paura (il non saper nuotare) aiutando chi è in difficoltà. Casa Lampedusa è un romanzo per ragazzi molto attuale nel quale l’autore affronta l’arrivo sulle coste italiane dei tanti naufraghi in fuga delle loro terre minate da guerre e povertà. Donne, bambini, uomini, giovani e vecchi, pronti a tutto pur di raggiungere una nuova terra, nella speranza di ricostruirsi una vita migliore. Casa Lampedusa di Antonio Ferrara è una storia di coraggio, di amicizia, di una conoscenza e comprensione reciproca tra mondi e culture diverse, che imparano a convivere per trovare pace e armonia per tutti, dimostrando che ognuno di noi, indipendentemente dalla lingua parlata, dalla fede religiosa o dal colore della pelle, può diventare un eroe della propria quotidianità. Età di lettura: da 10 anni.

Antonio Ferrara vive a Novara. Ha lavorato per sette anni presso una comunità alloggio per minori; durante questo periodo si è accostato sempre più intensamente alla psicologia dell’età evolutiva e alla scrittura come strumento per narrare il disagio. Alcuni suoi racconti sono stati rappresentati da compagnie teatrali. Tiene laboratori di scrittura creativa presso scuole, biblioteche, librerie, carceri, associazioni culturali, ospedali.

Source: inviato dall’editore al recensore. Grazie ad Anna De Giovanni.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Sette navi, Nanni Cristino, (Parallelo45, 2017) a cura di Micol Borzatta

13 aprile 2017

settenavi-cristinoParigi.
Armand ha chiuso con la polizia, ora gestisce un giornale fondato da lui e che distribuisce gratuitamente nella metropolitana parigina, in cui racchiude tutte le storie e i racconti raccolti in metropolitana da clochard e passeggeri.
Un giorno però la sua vita viene colpita da un tremendo déjà-vu, infatti fuori dalla metropolitana di Saint Paul vede sette barchette, fatte con mezzi fogli di carta di giornale, posizionate sui gradini che scendono verso il sottosuolo.
Due giorni dopo Armand viene contattato da Le Mouel, comandante della polizia francese e suo vecchio collega, perché è stato ritrovato il corpo di Cyprien Malou sgozzato e circondato da altre sette navi di carta.
Il sospetto di Armand è confermato, il serial killer a cui ha dato la caccia per tantissimo tempo, Il marinaio, è tornato, e le sue doti di ex criminologo vengono richieste nuovamente per catturarlo, però questa volta la sua squadra non saranno poliziotti ed esperti, ma semplici clochard che vivono nella metropolitana abbandonata di Saint Martin.
Romanzo completamente fuori dalle righe che trasporta il lettore in una Parigi sconosciuta, fatta tutta di vicoli, sotterranei e angoli scuri.
Descrizioni molto particolareggiate riescono a creare intorno al lettore l’atmosfera giusta, trasportandolo nello spazio fino a depositarlo tra i mattoni delle case parigine, e nello stesso danno corpo e tridimensionalità ai personaggi che si riesce a percepire concretamente.
La storia è molto ben sviluppata e coinvolgente, piena di attimi di suspance e colpi di scena che lasciano con il fiato mozzato.
Un romanzo brioso e adrenalinico che sa tenere sempre viva l’attenzione, portando il lettore a indagare in prima persona.

Nanni Cristino è nato a Chieri, nella provincia di Torino, nel 1959.
Allenatore e giocatore di pallacanestro, musicista jazz e mercante di giocattoli, ora insegna Lettere a Chieri e ha un altro paio di progetti a Parigi e a Zanzibar.
Dal 2004 scrive manuali scolastici di Storia per le scuole superiori per l’Editrice Petrini.
Nel 2010 ha scritto l’opera teatrale Una bella malinconia dedicata a Nino Rota.
Nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo Gli abitanti del sottosuolo.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore.