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Il grande ritorno de Le nebbie di Avalon a cura di Elena Romanello

17 novembre 2018

Le-nebbie-di-Avalon-vol.1_hm_cover_bigPer molti cultori di oggi del fantasy, soprattutto donne, Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley è stato il primo libro del genere letto, nel lontano 1986 per Longanesi nella collana La Gaja Scienza, con una copertina indimenticabile.
Da allora tanta acqua è passata sotto i ponti, negli anni sono usciti molti altri libri dell’autrice, molti antecedenti come quelli del celebre ciclo di Darkover, altri curati da lei come le varie antologie: Marion Zimmer Bradley è morta nel 1999, quasi vent’anni fa, ancora relativamente giovane, il ciclo di Avalon è stato continuato dall’amica Diana L. Paxton, e in tempi più recenti la figlia ha dato della madre un ritratto non certo lusinghiero, causando prese di posizione anche di rifiuto tra gli appassionati.
In questi ultimi mesi si è segnalato il saggio di presentazione di Michela Murgia L’inferno è una buona memoria edito da Marsilio in cui l’autrice ha omaggiato uno dei suoi libri preferiti di sempre, e adesso Le nebbie di Avalon, da tempo reperibile in varie edizioni solo per il mercato dell’usato torna per HarperCollins in un’edizione integrale in due volumi, perché all’epoca furono molte le parti tagliate per motivi di budget.
Quindi, al di là di polemiche, rancori e gossip (ricordiamo che arte e artisti non sono necessariamente la stessa cosa, basti pensare che il grande Caravaggio nella vita era uno sbandato e un assassino) forse è proprio giunto il momento di riprendere e prendere in mano un libro interessante e fondamentale nella costruzione del fantasy moderno.
Le nebbie di Avalon racconta la notissima storia di Re Artù dal punto di vista delle donne, in particolare di una donna, sua sorella Morgana; è un romanzo femminista ma non solo, è anche una ricostruzione antropologica di un mondo realmente esistito presso i Celti, una società matriarcale che non ha mai cessato di affascinare e che ispirò il moderno movimento femminista.
Un libro complesso e appassionante, che si può leggere a più livelli, oltre che ormai un classico alla pari de Il signore degli anelli La storia infinita, e che merita quindi di essere preso in mano, approfittando di questa nuova edizione, in attesa magari di un adattamento al cinema o per la TV degno di questo nome.

L’edizione 2018 del Pisa Book Festival

8 novembre 2018

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Torna per l’edizione 2018 il Pisa Book Festival, nato nell’ormai lontano 2003 e diventato uno degli appuntamenti più attesi per l’editoria indipendenti, portando ogni anno in autunno all’ombra della celebre torre pendente editori, scrittori, traduttori, illustratori e artisti italiani e stranieri. La sede è il prestigioso Palazzo dei Congressi.
Un festival cresciuto nel corso degli anni: nel 2003 gli editori partecipanti erano solo 56, l’anno scorso erano 162, attivi nei settori più disparati, saggistica, narrativa, fumetti. Del resto il festival rappresenta un modo unico per farsi conoscere e creare sinergie, ma il grande protagonista è il pubblico, che può incontrare i suoi autori e autrici preferiti.
Accanto allo spazio commerciale, il Pisa Book Festival ospita ogni anno più di duecento eventi, tra presentazioni, incontri con gli scrittori, convegni, laboratori di scrittura, seminari per professionisti, spettacoli, reading. Tutto è organizzato secondo vari filoni, come le anteprime degli editori, il focus del Paese ospite, gli autori del Repubblica Caffè, lo spazio Junior, la sezione Made in Tuscany. Quest’anno si aggiungono la rubrica  Alla ricerca del canone perduto, curata dallo scrittore Luca Ricci, la sezione Scienza e Fantascienza, il focus sulla poesia e il Chinese Corner.
Il Paese ospite quest’anno è la Spagna, luogo vicino ma diverso dall’Italia per cultura e lingua, per un programma che si preannuncia intenso. Tra gli ospiti si segnalano i nomi di Rosa Montero, Ester Garcìa, Lorenzo Silva, Massimo Polidoro, Roberto Cotroneo, Teresa Ciabatti, Tiziano Scarpa, Francesco Barbi, Giulio Giorello, Marco Malvaldi, Vanni Santoni, Serena Venditto.
Venerdì ingresso gratuito per tutti, sabato e domenica per i minori di 18 anni mentre gli altri pagano sei euro. Per il programma completo visitare il sito ufficiale.

Guida alla letteratura gotica di Fabio Camilletti (Odoya, 2018) a cura di Elena Romanello

1 novembre 2018

Camilletti_GoticoLa letteratura gotica è stata la madre, o meglio la nonna, di tutti i generi letterari, creando la prima affezione del pubblico mentre nasceva l’editoria moderna come industria creativa che doveva comunque fare affari per andare avanti, non potendo più contare sul sostegno di principi e prelati.
A questo filone è dedicata la guida Odoya Guida alla letteratura gotica, che racconta una stagione imperdibile, una settantina d’anni fra il 1764, quando esce a Londra Il castello di Otranto di Horace Walpole al 1831 quando esce l’edizione definitiva di Frankenstein di Mary Shelley, l’ultimo romanzo gotico ma anche il primo di fantascienza, nato dalla famosa scommessa di Villa Diodati durante un’estate distrutta da un’eruzione vulcanica agli antipodi per creare una storia che facesse davvero paura.
La letteratura gotica ha portato con sé una serie di romanzi ambientati, curioso, per lo più in Italia, vista allora come terra di mistero e di pericolo, quando invece in seguito si è identificato il mondo anglosassone come perfetto per certe storie e certe figurazioni, scritti spesso da donne, alle prese con fantasmi, insidie, fanciulle in pericolo, misteri dal passato, maledizioni e tanto altro ancora. Libri nati come prodotti di intrattenimento, diventati poi classici, che spesso tutti citano senza averli mai letti e che è senz’altro interessante ricominciare a scoprire grazie a questo libro, perché anche se a tratti oggi molti di questi romanzi possono sembrare obsoleti, tra le righe contengono qualcosa che ha continuato ad affascinare fino ad oggi e che ad allora non ha più lasciato pubblico e scrittori.
Nei romanzi gotici nascono molti archetipi e incubi che continuano ancora oggi ad esserci, nei libri, nei film, nei telefilm, nei fumetti, e dall’impatto che hanno avuto sull’editoria si capirà l’importanza dei generi letterari nella narrativa di consumo, da proporre a lettori avidi e che portano soldi agli editori comprando e leggendo storie avvincenti, magari non auliche e di gran qualità, ma capaci di fondare la modernità.
Il gotico nasce in un’Inghilterra affascinata dall’Italia, durante la prima rivoluzione industriale, riflette un mondo vecchio che sta andando a pezzi, con l’avvento di un nuovo modo di vivere mentre Oltremanica scoppia la rivoluzione francese, con troni e teste che cadono, e riflette a suo modo incertezze e paure, oltre a creare un’evasione, inquietante ma sempre evasione, tra meraviglia e orrore, proprio mentre si celebra la ragione come guida di tutto, e si mette il soprannaturale in letteratura, dove diventerà immortale.
Un libro interessante per cultori e appassionati, con tante curiosità e spunti di lettura, arricchito da varie immagini e da trame delle opere più importanti, per scoprire percorsi e mondi che alla fine non ci hanno mai lasciato.

Provenienza: libro del recensore

Fabio Camilletti è professore associato di Letteratura italiana all’Università di Warwick, in Inghilterra. Specialista di letteratura gotica e romantica, si è formato fra Pisa, Oxford, Parigi e Birmingham, e dal 2008 al 2010 è stato fellow in Letterature comparate, Storia dell’arte e Psicoanalisi all’Institute for Cultural Inquiry di Berlino.
Tra le sue pubblicazioni recenti: The Portrait of Beatrice: Dante, D.G. Rossetti, and the Imaginary Lady e Italia lunare. Gli anni Sessanta e l’occulto in uscita nel 2018. Nel 2015 ha curato la prima edizione completa di Fantasmagoriana (Nova Delphi).

Figli di sangue e di ossa di Tomi Adeyemi (Rizzoli, 2018) a cura di Elena Romanello

31 ottobre 2018

4292857-9788817105354-285x424Sembra davvero che la nuova terra del fantastico sarà l’Africa, continente su cui si è detto tutto e il contrario di tutto, spesso in prima pagina per ben altre vicende, alcune di tragica attualità. Dopo il successo di Nnedi Okorafor arriva una nuova voce, Tomi Adeyemi, con il fantasy atipico Figli di sangue e di ossa, basato sulla mitologia del Continente nero, in particolare su quella yoruba, su cui si sa poco ad essere buoni, meglio dire niente così si fa una figura migliore.
Un tempo si veneravano i maji, esseri dalla pelle d’ebano e i capelli candidi,  nelle lussureggianti terre di Orïsha, ma quando il loro legame con gli dei si spezzò e la magia scomparve, furono trucidati dal malvagio re Saran. Zélie non ha dimenticato la notte in cui vide le guardie del palazzo uccidere sua madre, impiccandola ad un albero del giardino, e decide di partire per rivendicare l’eredità dei suoi antenati. Con lei c’è il fratello Tzain, pronto a tutto pur di proteggerla e per portare avanti la loro missione, ma quello che i due giovani non hanno previsto è che il giorno che incontrano i figli di Saran tra loro si instaura una strana alchimia.
Il viaggio sarà lungo, attraverso una terra pericolosa, dove si aggirano le temibili leopardere delle nevi e dove gli spiriti sono in agguato nell’acqua, e il ridare voce ad un popolo che era stato messo a tacere sarà un’impresa ardua e non certo semplice.
Occorre chiarire una cosa: c’è chi vuole presentare il libro come il nuovo Harry Potter, e no, non lo è, e non solo per la diversa ambientazione, ma perché qui i toni sono da subito forti e per un pubblico adulto, con al centro una variante sul tema del viaggio dell’eroe che salva, con il ricordo tra le pagine dei tanti genocidi reali perpetrati nel Continente nero, non ultimo quello del Ruanda, di cui la storia narrata sembra una metafora. Un nuovo, affascinante modo di raccontare il fantasy, che ha già ispirato un fandom on line e non solo, tra fan art, cosplayer e altro ancora.
La magia è vista come un qualcosa che salva, con un richiamo al ritorno dell’animismo, alla base della cultura africana, e non è un caso che al centro di tutto ci sia un personaggio femminile, simbolo dell’antico legame tra donne e forze della natura, mentre oggi è stato detto da più parti che solo le donne possono salvare l’Africa.
Un libro complesso e fantastico, crudo, da leggere e riflettere, un apologo contro il razzismo e per la libertà dei popoli, che avrà presto un seguito e di cui si parla già di un adattamento cinematografico.

Provenienza: libro del recensore.

Tomi Adeyemi, laureata in letteratura ad Harvard e appassionata di mitologia nord-africana, a soli 24 anni è già sulle pagine della stampa internazionale per l’originalità e il clamoroso successo del suo primo romanzo. Un caso editoriale internazionale subito schizzato in testa alle classifiche americane, verrà pubblicato in 27 Paesi e diverrà un film per Fox 2000.ChildrenofBloodandBone.com

I Kill Giants di Joe Kelly e J. M. Kelly Niimura (Bao Publishing, 2018) a cura di Elena Romanello

25 ottobre 2018

63345867-39d6-46d7-9c64-4df42d093062Dopo il successo del film distribuito su Netflix, torna in una nuova edizione, la Titan Edition, sempre per Bao Publishing la graphic novel I kill Giants, storia di formazione nascosta sotto una vicenda urban fantasy, dove in una cittadina sul mare forse succedono cose terribili ad opera dei giganti del titolo. O forse no.
L’opera, scritta da Joe Kelly e disegnata da JM Ken Niimura, ritorna con una copertina che richiama alla locandina del fim e racconta la storia di Barbara Thorson, ragazzina che fa la quinta elementare, amante del fantasy e dei giochi di ruolo, vittima di bullismo a scuola e con un qualcosa di grave in casa che incombe. Barbara ha un super potere, come le protagoniste delle storie che ama tanto, perché è la custode del martello incantato Coveleski, il distruttore dei giganti, ma c’è anche un’altra stranezza nella sua vita:  a casa dorme in cantina, perché al primo piano c’è un orrore che non riesce ad affrontare.
Tutto questo succede mentre una psicologa comincia ad interessarsi a lei e sta per arrivare un uragano, ma sarà un uragano o un gigante? Joe Kelly racconta una storia dove la quotidianità si tinge di fantastico, sospesa tra due mondi, dove alla fine si parla di dolore, incertezza, lutto da elaborare e dove forse i giganti non sono gli esseri peggiori che si possono incontrare e dove comunque la forza per affrontare qualsiasi problema e minaccia va trovata in se stessi.
Una storia non solo per ragazzi, disegnata con richiami allo stile manga, usando il bianco e nero in modo nuovo e creativo da JM Ken Niimura, per un viaggio fantastico ma anche dentro al proprio animo, tra rifiuto delle cose brutte e accettazione della convivenza anche con gli aspetti meno belli della vita, non i giganti, ma qualcos’altro. Tra le righe viene in mente un’altra opera, letteraria e cinematografica, su un tema simile, Sei minuti dopo la mezzanotte di Patrick Ness, sia pure con varie diversità e con il gigante metafora sempre di qualcosa di insormontabile da affrontare ma con cui bisognerà fare i conti.
La nuova edizione è stata arricchita da una art gallery dei personaggi, da interviste ai due autori e da stralci di sceneggiatura e storyboard originali, per capire come quest’opera è stata pensata.

Joe Kelly ha debuttato sulla scena fumettistica americana a metà degli anni Novanta, ai testi di Deadpool per la Marvel, ma ha poi scritto di tutto, da X-Men a Superman, dalla Justice League of America a Spider-Man. Nel 2000 ha fondato il collettivo creativo Man of Action, che ha all’attivo la creazione delle serie animate televisive Ben 10, Generator Rex, Ultimate Spider-Man, Big Hero 6: The Series e tante altre. In quanto sceneggiatore di fumetti, ha scritto I Kill Giants, titolo Image disegnato da JM Ken Niimura e pubblicato in Italia da BAO Publishing. Nel 2011, il graphic novel ha vinto il premio Gran Guinigi nella categoria “Migliore sceneggiatura” e nel 2018 è diventato un film Netflix su sceneggiatura dello stesso Joe Kelly.

JM Ken Niimura è nato a Madrid, ma ha origini giapponesi. Laureato in arte, ha contribuito a numerose campagne pubblicitarie in Spagna, oltre ad aver partecipato a pubblicazioni collettive per i principali editori di fumetti iberici. I kill giants, fumetto sceneggiato da Joe Kelly e pubblicato in Italia dalla Casa editrice BAO Publishing, nel 2011 ha vinto il Premio Gran Guinigi come “Miglior Sceneggiatura” e nel 2012 è valso a Niimura il prestigioso International Manga Awards. Nel 2014 Niimura ha pubblicato Henshin, un manga costituito da diverse storie brevi collegate tra loro. L’opera, pubblicata originariamente in Giappone, viene poi edita nel 2015 dalla Casa editrice americana Image. Attualmente è al lavoro sul webcomic Umami, edito dalla piattaforma online Panel Syndicate.

Provenienza: libro del recensore.

Lucca Comics and Games 2018, la cultura della fantasia in tutte le sue forme a cura di Elena Romanello

24 ottobre 2018

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Ormai è iniziato il conto alla rovescia è iniziato: dal 31 ottobre al 4 novembre torna Lucca Comics and Games, una delle più importanti fiere dedicate al fumetto e alla cultura nerd a livello europeo e mondiale e la più importante italiana.
Come capita ormai dal 2006 (prima la kermesse si svolgeva nel Palazzetto dello Sport in una zona periferica, ormai troppo piccolo per le esigenze di un fandom in crescita) il centro storico dentro le mura della città medievale toscana si animerà di case editrici, fumetterie, disegnatori, scrittori, cosplayer, bancarelle dell’usato, gadget, artigianato e tanto altro ancora, per una festa condivisa e amata da tutta la cittadinanza.
Come sempre, il programma è denso e citare tutto è impossibile, ma ecco alcuni punti fermi interessanti da tener d’occhio.
Torna nello spazio Carducci l’editoria libraria in tema fantastico, con nomi sia grossi che indipendenti, con novità e autori, per parlare dei successi degli ultimi anni ma anche per scoprire nuove voci e storie. Tra gli altri si segnala la presenza di Mondadori, Fanucci, Runa edizioni, Plesio, Rizzoli. E’ confermata la presenza dei principali editori di graphic novel, come Beccogiallo e le sue opere di graphic journalism, Bao con le sue proposte tra realtà e fantasia, Magic Press, Coconino, Bonelli, e due spazi a parte in due diverse piazze cittadine, uno per Panini Comics e l’altro per Star Comics, a raccontare due realtà che hanno cresciuto varie generazioni attraverso varie linee editoriali, come per esempio Kappalab, che da anni propone libri ispirati alla cultura dei manga e degli anime.
Confermato lo spazio della Japan Town, per gli amanti di manga, anime e cultura nipponica, con tante iniziative, incentrate in particolare sul quarantennale di Goldrake, ma anche sulla presenza a Lucca di Leiji Matsumoto, autore di Capitan Harlock, a cui verrà dedicata una mostra.
Tantissimi gli ospiti, provenienti dal mondo dei fumetti, del doppiaggio, del cinema, della letteratura. Tra i tanti, alcuni ormai fissi all’evento, spiccano per quello che riguarda la narrativa Pierdomenico Baccalario, Paolo Barbieri che presenta il suo nuovo art book sugli Unicorni per Lo Scarabeo, Barbara Cantini con la sua Mortina, Edoardo Stopacciaro, doppiatore e con il nuovo libro della sua saga fantasy in anteprima per La Corte editore, l’illustratore di romanzi fantasy Ciruelo, Alessia Mainardi con la nuova edizione della serie di Avelion, Benjamin Lacombe che avrà una mostra dedicata alle sue tavole con cui ha illustrato copertine e fiabe, Michael J. Sullivan ospite con i suoi fantasy dello stand Armenia, Licia Troisi con l’ultimo romanzo della Saga del Dominio e ovviamente l’attesissima Robin Hobb, uno dei nomi di punta dell’attuale narrativa fantastica, grazie alla Serie dei Lungavista.
Tra gli altri ospiti, si spazia da fumettisti del calibro di Zerocalcare, Mirka Andolfo, Arthur e Neal Adams, Vittorio Giardino, Trevor Hairsine, Leo Ortolani a personalità dello spettacolo come i registi Ruggero Deodato e Paolo Virzì, l’interprete della serie cult Buffy the vampire slayer Nicholas Brendon, il pilota di Formula uno Jean Alesi, il doppiatore di Capitan Harlock Gianni Giuliano, i musicisti Enzo Draghi e Lacuna Coil, e altri ancora che si aggiungeranno.
Per ulteriori informazioni, soprattutto quelle pratiche sull’accesso alla fiera e sui vari eventi, visitare il sito ufficiale della manifestazione.

:: La ragazza di stelle e inchiostro di Kiran Millwood Hargrave (Mondadori, 2018) a cura di Elena Romanello

18 ottobre 2018

978885208499HIG-628x965Crescere vuol dire confrontarsi con l’ignoto, un qualcosa che la narrativa per ragazzi ha spesso raccontato, in maniera più o meno riuscita, anche spesso per quello che riguarda le ragazze, l’altra metà del cielo, alle quali da un certo punto in poi sono state dedicate le storie forse più riuscite, con toni più realistici o fantastici.
La ragazza di stelle e inchiostro è ambientata in quelle che sembrano le isole Canarie viste in una prospettiva fantastica, con toni presi dalle fiabe dark alla Grimm, e racconta un mondo che ha paura di misurarsi con quello che c’è oltre la foresta e con chi abita i Territori dimenticati, in un ricordo abbastanza evidente di quando anche nel mondo reale c’erano luoghi che non si conoscevano.
Isabella è la figlia del cartografo che ha mappato la misteriosa isola di Joya fin dove lo spietato governatore Adori permette di andare e sogna da sempre di disegnare in una cartina la risposta a queste domande. Un giorno Lupe, sua migliore amica nonché figlia di Adori, scompare nei territori dimenticati e allora Isabella decide di guidare la spedizione di ricerca, anche perché sa che non può essere morta. Le mappe della sua famiglia la guidano attraverso villaggi deserti, lande desolate, foreste oscure, fiumi prosciugati, facendole incontrare nuove forme di vita, mentre dall’alto le stelle la accompagnano.
Ma mentre la ricerca continua, appare il vero pericolo: nelle viscere bollenti delle profondità della terra si sta svegliando Yote, un demone del fuoco e i pericoli diventeranno man mano sempre più grandi.
La ragazza di stelle e inchiostro presenta alcune ottime idee di partenza, in un universo non particolarmente ben delineato ma affascinante, confrontandosi con il potere dei miti, con la voglia di conoscere l’ignoto e di ampliare i propri orizzonti e le proprie conoscenze. Il problema è che a tratti il libro sembra essere troppo sbrigativo, e se gli aspetti dark e cupi sono indubbiamente interessanti e ci stanno in una storia che si vuole rifare anche alle fiabe meno politically correct, la storia in generale soffre di un po’ di approssimazione, e il tema della ricerca di qualcosa o di qualcuno che si è perso non funziona come dovrebbe. Alla fine ci sono tanti fatti in non molte pagine, per una storia che avrebbe meritato un altro spessore e uno svolgimento più ampio.
Un libro non privo di interesse ma a tratti un’occasione non sprecata ma che sarebbe dovuta essere stata sfruttata meglio.

Provenienza: libro del recensore.

Kiran Millwood Hargrave è nata a Londra nel 1990 e ha studiato a Cambridge e Oxford. Ha scritto la sua prima raccolta di poesie a vent’anni, con cui ha vinto numerosi premi. Le ricerche per i suoi libri l’hanno portata in giro per il mondo, dal Canada incontaminato alle montagne del Giappone. Vive vicino al fiume, a Oxford, insieme a suo marito e a un gatto di nome Luna. La ragazza di stelle e inchiostro è il suo primo volume.

La regina del silenzio di Paolo Rumiz (La Nave di Teseo, 2018) a cura di Elena Romanello

18 ottobre 2018

rumiz-regina-del-silenzioLa narrativa di genere fantastico è sempre meno di nicchia e sempre più mainstream, e inevitabilmente sta attirando anche autori e autrici soliti a scrivere altri tipi di libri, magari molto diversi, ma che in generi che si rifanno ad antichi archetipi fiabeschi trovano un modo nuovo e intelligente di esprimersi.
Ne è un esempio La regina del silenzio di Paolo Rumiz, fiaba nordica sul potere della musica e della fantasia, con una stazza non da romanzo fantasy classico, stile Pagine Gialle per intenderci, ma non per questo meno interessante e incisivo. E’ anche auto conclusivo quindi può essere un ottimo modo di avvicinarsi ad un genere nuovo senza impegnarsi troppo.
L’autore immagina un mondo alternativo abitato da più popolazioni, dove il malvagio re Urdal scende da Nord invadendo con il suo esercito la pianura dei Burjaki , proibendo loro ogni forma di musica, con l’aiuto dei suoi tre mostri Antrax, Uter e Saraton. Il mago Eco che suscita i suoni della terra viene fatto prigioniero e su quella terra cala il silenzio più assoluto.
Ma Urdal non ha fatto i conti con Mila, la figlia del valoroso cavaliere Vadim, e con il suo dono innato per la musica: lei cresce ascoltando la melodia della natura e con il suono della sua voce sfida il divieto del tiranno e parte a cercare il bardo Tahir, l’uomo che le ha insegnato li canto, per poter guidare insieme una battaglia in nome della musica e della libertà.
Vietare la musica non è qualcosa da storia fantastica, nell’Afghanistan sotto i talebani è successo e anche in altre parti del mondo, perché la musica è vista comunque e sempre come qualcosa di libertario e sovversivo e questo romanzo racconta come metafora un qualcosa che è successo davvero. Del resto il fantasy e la fantascienza di qualità raccontano in una cornice diversa fatti e paure del nostro mondo e dell’attualità e la scelta di Paolo Rumiz si pone in questa linea.
La regina del silenzio riprende inoltre due importanti archetipi del fantastico, la lotta contro un tiranno, metafora di quelli che la Storia ha periodicamente riproposto, e l’importanza dei personaggi femminili, che in quegli universi hanno iniziato un percorso di affermazione che poi ha influenzato anche il mondo reale. Un libro comunque con una sua originalità, adatto sia agli amanti del fantasy che troveranno pane per i loro denti che per chi non segue il genere ma dove scoprirà che ci sono tanti modi interessanti per raccontare una storia.

Provenienza: libro del recensore.

Paolo Rumiz è giornalista per “la Repubblica” e “Il Piccolo” di Trieste. Ha pubblicato, tra l’altro, La secessione leggera (2001), Tre uomini in bicicletta (con Francesco Altan, 2002), È Oriente (2003), La leggenda dei monti naviganti (2007), Annibale (2008), L’Italia in seconda classe (2009), La cotogna di Istanbul (2010), Il bene ostinato (2011), la riedizione di Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia (2011), A piedi (2012), Trans Europa Express (2012), Morimondo (2013), Come cavalli che dormono in piedi (2014), Il Ciclope (2015), Appia (2016).

La leggenda delle nubi scarlatte di Saverio Tenuta (Magic Press, 2017) a cura di Elena Romanello

9 ottobre 2018

Magic Press sta riproponendo in volumi brossurati le graphic novel di Saverio Tenuta, poliedrico autore che hanuvoleScarlatte_cover spaziato tra Italia, Stati Uniti e Francia, raccontando storie da cittadino del mondo, con ambientazioni varie.
La leggenda delle nubi scarlatte porta nel Giappone medievale caro a vari film di Kurosawa, per raccontare una storia di viaggio e di evoluzione personale, in un mondo senza tempo e sempre di gran fascino. Un motivo in più per leggere un fumetto che è di difficile reperibilità per il mercato italiano, uscito in passato per Comma 22.
In realtà La leggenda delle nubi scarlatte era nato per il mercato francese, pubblicato da Les Humanoides Associés, e formato, narrazione e tavole rispettano i canoni delle graphic novel d’oltralpe, soprattutto di quelle a sfondo storico, con una composizione che prevede numerose vignette per tavola, nessuna splash page e grande spazio al testo, in una vera e propria narrativa a disegni, forma d’arte che in terra francofona è messa sullo stesso piano di quella puramente raccontata dalle parole.
Disegni accurati e fedeli a ricostruire un mondo, con una storia che per temi, ambientazione e filosofia di vita è pienamente giapponese, a raccontare ancora una volta i vasti interessi di Saverio Tenuta.
La vicenda raccontata in un volume che raccoglie quattro albi francesi porta in un Giappone feudale immerso dalla neve, un regno dove la Storia si mescola alla fantasia, con spunti presi da alcuni miti del Paese del Sol levante. Meiki, giovane marionettista del bunraku, una delle tante forme teatrali di quel mondo, si innamora di Raidu, un samurai che in guerra ha perso un braccio, un occhio e la memoria. Sulla loro strada troveranno complicazioni e antagonisti, tra la folle Shogun Fujiwara, il suo guerriero dai tre occhi Fudo e gli Izuna, mistici lupi protettori della foresta.
Una leggenda di un mondo lontano, una mitologia tra poesia e epica, un omaggio ad una cultura potente vista da un occidentale ma che riesce a entrare addentro, con scene che alternano dinamismo e poesia, con due colori che dominano tutto, il bianco della neve e lo scarlatto di foglie, sangue, oggetti e sentimenti.
La leggenda delle nubi scarlatte è una riscoperta o scoperta piacevole e interessante, intelligente e appassionante, sia per i cultori del mondo nipponico, da sempre oggetto di fascinazione qui in Occidente, sia per chi in generale cerca qualcosa di nuovo e nello stesso tempo di antico.

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa Magic Press che ringraziamo.

Saverio Tenuta nasce a Roma il 14 Maggio 1969. Si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e inizia a lavorare come incisore d’arte e grafico pubblicitario. Entra nel mondo del fumetto nel 1992 realizzando storie brevi e copertine per varie case editrici italiane: Cierre (Artur King), Universo (Intrepido), Tattilo(Playmen Comix), General Press (Il Corvo presenta), RCS (2000 giorni al 2000), Phoenix (Laida Odius – Italia XXII secolo).
Per quest’ultima casa editrice esce nel 1997 il suo primo libro a fumetti su sceneggiatura di Otto Gabos dal titolo Cold Graze: risvegli di ghiaccio. Parallelamente porta avanti alcune collaborazioni con case editrici americane. Realizza illustrazioni per la Event (Ash 22 Brides) e la SQP (Conan the cruel). Con la casa editrice Sirius realizza il libro DOLLS su sceneggiatura di Lorenzo Bartoli. In seguito, sempre in collaborazione con Lorenzo Bartoli, realizza Morrigan, graphic novel a colori pubblicato da Heavy Metal (negli USA) e Magic Press (in Italia). Sulla rivista americana Heavy Metal pubblica una serie di storie brevi delle quali cura anche i testi, mentre in Italia realizza i Tarocchi celtici con la casa editrice Lo Scarabeo.
Nel 2001 lavora con la DC comics sul graphic novel JLA: The riddle of the beast (testi di Alan Grant), mentre è del 2003 il suo artbook monografico Elegia (Heavy Metal). Parallelamente, realizza per il Giappone la storia “Carpe Diem” per la casa editrice Kodansha. Nel 2005 si sposta sul mercato francobelga e con Les Humanoïdes Associés realizza testi e disegni per la tetralogia La leggenda delle Nubi Scarlatte. L’opera viene poi tradotta in italiano, tedesco, spagnolo e inglese. Quest’opera darà il via all’universo “Nubi Scarlatte”, che si sviluppa in altre due serie spin-off: Izuna (testi di Saverio Tenuta, disegni di Carita Lupattelli) e La maschera di Fudo (testi e disegni di Saverio Tenuta). Sin dal 1993 ha iniziato a insegnare fumetto e tecniche di disegno in scuole di settore e nel 2010 fonda il DAISHO¯ Studio, un atelier dove segue i suoi allievi e sviluppa nuovi progetti di fumetto e illustrazione. http://tenutadaishostudio.weebly.com/

Il caso Moro di Luca Bagnasco e Tommaso Arzeno (Becco Giallo, 2017) a cura di Elena Romanello

8 ottobre 2018

il-caso-moro (1)L’editore Becco Giallo ha messo al centro della sua produzione di graphic novel la riflessione e la denuncia su protagonisti e eventi del nostro tempo, tornando anche indietro di decenni per raccontare ferite ancora aperte, fatti non del tutto chiari e capaci di influenzare ancora oggi il mondo.
Nel quarantesimo anniversario di una delle pagine più oscure della Storia italiana, il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro ad opera delle Brigate rosse, Luca Bagnasco e Tommaso Arzeno hanno raccontato quella vicenda cercando di evitare le trappole dell’emotività e del sensazionalismo, in un volume per immagini rigoroso e appassionante, tra graphic journalism e racconto di storia recente.
Strutturato su vari capitoli e con vignette dove le matite sono grandi protagoniste e ricche di ombreggiature, a testimoniare un qualcosa che fino in fondo non è stato ancora capito, Il caso Moro ricostruisce quei giorni concitati della primavera del 1978 attraverso vari punti di vista, quello dello statista alle prese con questioni molto importanti e cruciali per la sua carriera che avrebbero potuto cambiare l’Italia, quello dei sequestratori e quello di chi tentò, non fino in fondo, di far concludere i fatti in maniera diversa.
Un’opera rigorosa, si diceva, che non prende parte per niente e nessuno, si limita a raccontare una pagina di Storia non più così recente ma ancora presente come ferita nel nostro Paese, non tacendo gli aspetti più crudi, come il massacro della scorta di Aldo Moro, parlando della personalità dello statista, forse troppo scomodo per quei tempi, ricordando i carnefici e le loro scelte e non tacendo dei tentativi per salvarlo ma anche dei paletti che man mano emersero, fino alla tragica conclusione.
Interessante che i due autori siano entrambi nati anni dopo i fatti raccontati, ma che abbiano voluto e saputo ricostruire senza preconcetti e provando a raccontare i fatti nella loro realtà un evento che all’epoca scosse tutti, qualsiasi età si avesse, e che resta oggi uno dei più gravi avvenuti dal dopoguerra ad oggi.
Il caso Moro è completato da una postfazione sotto forma di saggio che racconta tutti i retroscena e i protagonisti della vicenda, politici, poliziotti della scorta e brigatisti, oltre che da una bibliografia e filmografia articolate, per capire meglio un momento tragicamente cruciale e non ancora del tutto chiaro.
Una graphic novel per chi c’era già allora e vuole approfondire, magari perché era bambino o bambina e degli eventi ricorda solo degli stralci dei telegiornali e gli sguardi in casa, ma anche per chi è nato dopo e vuole sapere cosa è successo prima, che eventi ci sono stati, spesso oggi rimossi dai più ma ancora essenziali per comprendere la situazione attuale.

Luca Bagnasco: nato a Genova il primo settembre 1986, si laurea in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi sul linguaggio del cinema e dei videogiochi. Terminati gli studi, inizia a scrivere articoli per un giornale locale e frequenta la Scuola Chiavarese del Fumetto, dove conosce Tommaso Arzeno, che disegna le sue storie. Nel 2016 esce in edicola il suo primo lavoro Una fortuna inaspettata, pubblicato da Aurea editoriale.

Tommaso Arzeno: nato a Chiavari il 4 marzo 1992, dopo il diploma di liceo scientifico si trasferisce per un anno a Buenos Aires dove frequenta il corso di fumetto alla Escuela de dibujo Carlos Garaycochea. Ha poi frequentato la Scuola Chiavarese del Fumetto dove ha conosciuto Luca Bagnasco. Nell’estate del 2015 ha collaborato alle matite de I ragazzi di villa Emma uscito nel novembre dello stesso anno per la rivista Super G. Nel 2016 ha pubblicato, con Luca ai testi, la storia Una fortuna inaspettata.

Per le matite si segnala anche la collaborazione di Alessia Lenti.

Provenienza: omaggio della casa editrice al recensore, si ringrazia l’Ufficio stampa.

L’edizione autunnale di Romics

5 ottobre 2018

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Dal 4 al 7 ottobre torna Romics, la fiera di Roma dedicata a fumetti e cultura nerd, giunta alla ventiquattresima edizione nello spazio della fiera di Roma, e già distintasi in giro per il manifesto con una splendida immagine di uno degli ospiti d’onore, l’illustratore Paolo Barbieri.
Il programma è denso di ospiti e i padiglioni dello spazio fieristico ospiteranno tutto quello che fa parte del mondo dell’immaginario, stand, incontri, cosplayer, editori, autori, gadget, libri e fumetti tra novità e collezionismo, workshop.
Nelle tante proposte di quattro giorni che si annunciano come interessanti si segnalano l’opera di Charlotte Gastaut, illustratrice e fumettista attenta al mondo della moda, il tributo a Marco Gervasio, illustratore Disney, il poliedrico Chris Warner, attivo tra  Marvel, DC Comics, WildStorm e Dark Horse Comics, gli approfondimenti sui trent’anni della Pixar, l’esperienza in Giappone di Igort.
I fumetti saranno declinati anche in modo insolito, parlando per esempio di Graphic Journalism, storie a vignette sulle problematiche di oggi e di ieri, con approfondimenti sul Sessantotto e sul centenario della Grande Guerra, senza dimenticare riflessioni sul fumetto oggi, tra mercato e Street Art.
Chi legge fumetti legge anche libri, e tra gli autori ospiti si segnalano Simonetta Agnello Hornby, Matteo Strukul, Marcello Simoni e Romano De Marco: si segnala uno spazio sulla letteratura per ragazzi e varie sinergie con il mondo delle biblioteche e delle librerie.
Per quello che riguarda le mostre si segnalano il tributo a Diabolik di Sergio Zaniboni, i 25 anni della Scuola Romana di Fumetti, le celebrazioni dei compleanni di Evangelion e Utena e  Sogni e incubi del grande cinema di genere: fantascienza, fantasy e horror.
Nelle conferenze si parlerà tra l’altro di come sono cambiati fumetti, musica e costumi con Stefano Casini, autore de Gli anni migliori, delle novità della casa editrice Shockdom, del già citato Diabolik, dei maestri italiani del giallo tra storico e contemporaneo, delle biografie  a fumetti di grandi artisti, dell’illustrazione con Paolo Barbieri, di edicole e librerie, della graphic novel Salvezza di Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso sulla nave Aquarius.
Non mancano  la gara cosplay, con il Romics Cosplay Award, con le selezioni internazionali per le grandi gare mondiali del World Cosplay Summit di Nagoya (Giappone) e la Yamato Cosplay Cup International di San Paolo (Brasile) e il Movie Village sul cinema di genere, con le novità dei prossimi mesi, da Venom Animali fantastici: i Crimini di Grindewald.
Il programma completo, con anche gli eventi Off in giro per Roma, è disponibile nel sito ufficiale della manifestazione Romics.

A Torino l’edizione 2018 di Portici di carta

3 ottobre 2018
Portci di carta 2017 Torino sabato 7 ottobre

Portci di carta 2017 Torino sabato 7 ottobre

Il 6 e 7 ottobre il centro di Torino, da piazza Carlo Felice a piazza Castello, si animerà per la dodicesima volta con la manifestazione Portici di carta, una delle più amate dai torinesi e non solo. Un evento che giunge dopo un periodo non facile per la Fondazione del libro e della cultura, organizzatrice di Portici di carta e del Salone del libro e dopo un anno durante il quale hanno chiuso varie librerie e fumetterie sotto la Mole.
Protagonista di quest’edizione è Pippi Calzelunghe, icona femminista della letteratura per l’infanzia e non solo, creata sessant’anni fa da Astrid Lindgren e ancora oggi popolarissima per la sua forza innovativa.
Il percorso si snoderà attraverso 123 librai di Torino e provincia ed editori piemontesi: a loro si aggiungono in piazza Carlo Felice i bouquinistes del Libro ritrovato, in un’edizione speciale di due giorni oltre a quelle solite che animano ogni prima domenica del mese la piazza davanti a Porta Nuova con veri e propri tesori. Gli espositori saranno organizzati in 19 tratti tematici a seconda delle loro specializzazioni.
Il grosso degli eventi e delle conferenze saranno tra l’Oratorio di San Filippo in via Maria Vittoria 5 e il Circolo dei lettori in via Bogino 9, ma sono da segnalare in piazza San Carlo lo spazio bambini e il Bibliobus, presentato qui e per portare i libri in luoghi non serviti dalle biblioteche, e gli incontri ai Giardini Sambuy, con lo spazio per il bookcrossing.
Tra gli ospiti, si segnalano Nando dalla Chiesa, Margherita Oggero, l’autore brasiliano João Paulo Cuenca,  Aldo Cazzullo Luigi Lo Cascio che debutta come scrittore, Elena Varvello, Benedetta Cibrario, Valeria Parrella e le autrici del Concorso letterario nazionale Lingua Madre. Gli editori ospiti di quest’edizione sono Emons Audiolibri e Gallucci Editore.
Tornano anche le passeggiate letterarie, sulle orme di autori come Edmondo De Amicis, Guido Gozzano, Fruttero e Lucentini, Primo Levi, Natalia Ginzburg, Younis Tawfis, Amara Lakhous, Giovanni Arpino e Mario Soldati, tra il centro e San Salvario.
Le librerie di Portici di carta sono aperte sabato dalle 10 alle 24, domenica dalle 10 alle 20, il programma completo è nel sito ufficiale di Portici di carta.