:: Frammenti di storia delle civiltà del grano e del pane nel Mediterraneo e altri saggi sul cibo all’epoca della globalizzazione di Gianfranco Nappi (Infiniti Mondi, Napoli 2023) a cura di Valerio Calzolaio

29 luglio 2023 by

Le civiltà euromediterranee del grano. Da millenni. Il giornalista, operatore e divulgatore culturale Gianfranco Nappi (San Paolo Belsito, Napoli, 1959) ha avuto per decenni prestigiosi incarichi politici e istituzionali (fra l’altro deputato 1987-1996) e da anni opera per la Città della Scienza, in particolare su questioni alimentari, non solo contingenti. Molto si è occupato di cereali, realizzando ora un interessante colto volume tematico: “Frammenti di storia delle civiltà del grano e del pane nel Mediterraneo”. Si tratta di un bel viaggio nel tempo, nello spazio e nei profili di significato del grano e del pane. Dopo la competente prefazione dello storico Bevilacqua, seguono un lungo denso saggio ricchissimo di informazioni, storie, spunti e curiosità, poi la raccolta di cinque articoli in materia pubblicati fra il 2019 e il 2022 sulla bella rivista bimestrale che Nappi dirige con successo, “Infiniti mondi”. Una ottima occasione di approfondimento per tutti (anche i celiaci).

:: Inganni di famiglia di Teresa Driscoll (Newton Compton 2023) di Patrizia Debicke

29 luglio 2023 by

Il giorno della laurea a pieni voti di Gemma, brillante studentessa e unica figlia di Rachel ed Ed Hartley, dovrebbe rappresentare uno dei giorni più felici per la famiglia. Ma quando Gemma sembra inciampare e poi cade e batte la testa sul palco durante la cerimonia, quel bel momento si trasforma nel caos: infatti si scoprirà subito che qualcuno le ha sparato, e ora Gemma sta lottando per la vita.
La vita di Ed e Rachel Hartley fino a quel momento serena e apparentemente senza scosse, all’improvviso si trasforma e in un incubo.
Tra i primi a raggiungere la scena del crimine sarà l’investigatore privato Matthew Hill, ex poliziotto che spesso opera ancora come consulente della sua vecchia squadra.
Hill è con la sua famiglia, moglie e bambina di quattro anni, a fare la fila per comprare un gelato vicino alla cattedrale di Mainstead quando vede il fuggi, fuggi terrorizzato della folla che grida:
“C’è un cecchino”.
Prega la moglie spaventata di tornare subito a casa e si dirige verso il portone d’ingresso, provando a telefonare all’unica persona che conosce bene alla polizia . Scoprirà subito che proprio lei, la sua ex collega di Hill, l’ispettore Melanie Sanders sta arrivando sul posto ma è rallentata dal traffico . La Sanders tuttavia si rassicura, sentendo che Hill è già in loco e gli chiede di intervenire. Hill prende direttamente in mano la situazione, qualificandosi e garantisce l’ordine fino al suo arrivo. Quindi passa le consegne alla polizia e raggiunge la famiglia .
Presto si scoprirà che Gemma , dopo che all’ospedale le hanno dovuto amputare una gamba ed è incosciente, in coma in lotta tra la vita e la morte, aveva un segreto di cui i genitori non erano a conoscenza.
Sul suo cellulare ora in mano alla polizia si legge un messaggio criptico: “lui non è quello che dice di essere” che Gemma ha ricevuto sul telefonino qualche ora prima suggerisce che qualcuno da lei conosciuto bene, rischiava di essere smascherato. Ma chi mai potrà essere ?
Ma ben presto, volente o nolente, Mattew Hill, che si ritroverà stipendiato dalla polizia e coinvolto nelle indagini, dovrà cominciare a indagare e questo lo porterà a scoprire quanto possa essere complicato. La verità è un miraggio lontano. Tutti, famiglia, amici e conoscenti stentano a voler affrontare e poi dire la verità. E tanto per cominciare ciascuno dei protagonisti ha un qualche segreto, da nascondere grande o piccolo che sia. E nessuno vorrebbe parlare…
Non è facile districarsi in quella vasta palude di reticenze
Persino i genitori di Gemma, gli Hartley, sia l’uno che l’altra tacciono su qualcosa di importante della loro vita… Qualcosa che non si sono mai detti neppure tra loro. Qualcosa che forse potrebbe rappresentare la chiave per decifrare il mistero.
E Gemma, la bella e corteggiata unica figlia loro, poi… Aveva mai condiviso il suo importante segreto con qualcuno?
Un segreto che ben presto purtroppo i media scopriranno, cominciando a ricamarci sopra, tanto da minacciare persino gli inquirenti che stanno indagando, prepararsi a colpire di nuovo senza pietà e mettere in pericolo persino la ragazza nel suo letto di ospedale.
Perché il suo mancato assassino è ancora là: pronto, in agguato.
Riuscirà Matthew Hill a scoprire la verità prima che l’aggressore colpisca ancora?

Un thriller psicologico avvincente, in cui una quantità di cose sono state tenute nascoste anche per decenni, arricchito da una trama piena di oscuri segreti, una serie di bugie e folli ossessioni impudicamente messi a nudo.
Una trama tracciata, avvalendosi dei diversi punti di vista dei personaggi, con persino diversi capitoli chiarificatori che si alternano tra passato e presente, ponendo ulteriori interrogativi.
Apprenderemo pertanto direttamente una serie di fatti loro, inconfessati, prima che li scoprano gli altri e ne condivideremo i tormenti, le paure, le colpe, e i tanti, troppi rimorsi.

Teresa Driscoll, vive nel Devonshire, in Inghilterra. Ti sto guardando, il suo esordio nella narrativa, è arrivato al primo posto nelle classifiche di Inghilterra, Stati Uniti e Australia e ha venduto oltre un milione di copie. I suoi romanzi successivi sono stati pubblicati in 20 Paesi. La Newton Compton ha pubblicato anche L’amica perfetta, La promessa dell’assassino e Inganni di famiglia. Per saperne di più: http://www.teresadriscoll.com

:: Via col vento 4– Il riscatto, Margaret Mitchell, (Gallucci 2023) A cura di Viviana Filippini

25 luglio 2023 by

Continuano le avventure di Rossella/Scarlett O’Hara, protagonista de “Via col vento 4 – Il riscatto”, quarta parte del kolossal della letteratura americana scritto da Margaret Mitchell e diventato noto anche per la pellicola cinematografica, una delle prime a colori, diretta da Victor Fleming nel 1939. Il nuovo volume del libro intitolato “Il riscatto”,  edito da Gallucci, è ambientato nella Georgia del 1866. La guerra civile americana è finita da poco (1861-1865), ma le tensioni negli stati del Sud sono ancora forti, tanto è vero che è in vigore la legge marziale. Scarlett è alle prese con diversi grattacapi, il primo, e anche quello che la preoccupa di più, è la grande somma che deve sborsare per pagare le tasse e mantenere la proprietà su Tara e se non riuscirà a trovare i soldi sarà costretta a mettere all’asta la sua amata terra. Accanto a queste preoccupazioni, la protagonista deve fare i conti anche con lo svilupparsi sempre maggiore del Ku Klux Klan, dove molti ex confederati bianchi si riuniscono per affermare il potere e la loro superiorità. Accanto a loro non mancano loschi affaristi pronti a tutti pur di gonfiare le proprie tasche. Scarlett vive in questo mondo cercando di proteggere quello che le appartiene, senza rendersi subito conto che anche persone a lei molto vicine sono coinvolte in questi traffici. La giovane donna è energica come sempre, però si accorge che in tali situazioni complicate avrebbe bisogno di un aiuto, quello di Rhett Butler per esempio, ma l’uomo è dietro le sbarre, in bilico tra vita e condanna a morte e in attesa di un riscatto, non solo che lo liberi, ma che gli permetta di rivalorizzarsi a livello sociale. “Via col vento- Il riscatto” è un affresco storico dell’America della seconda metà dell’Ottocento e  in questa quarta parte, come nelle precedenti, il lettore ha la possibilità di conoscere e scoprire una porzione della storia degli Stati Uniti d’America, unita alle sue tradizioni e realtà interne che destabilizzarono un paese da poco uscito da cinque lunghi anni di conflitto. Accanto allo sfondo storico emerge sempre un ritratto dei personaggi che dimostrano il loro carattere attraverso parole e azioni. Ci sono la coraggiosa e testarda Scarlett, con gioie e dolori della vita che la colpiranno, ma non la spezzeranno mai. Eventi che di certo lasceranno nell’animo della protagonista segni indelebili che la faranno crescere e diventare più matura. Sempre presente il suo amore di una vita per Ashley, che è però nelle braccia di Melania e Rhett Butler, con il quale la giovane Scarlett vive un continuo tira e molla tra apprezzamenti e punzecchiature. Un fare che evidenzia, da una parte intesa e, dall’altra, la difficoltà a relazionarsi di due caratteri davvero forti.  Nell’attesa del quinto e ultimo volume di “Via col vento”, buona lettura dei precedenti! (Via col vento 1- Il regno di cotone; Via col vento 2- Fine di un mondo; via col vento 3 – Fuoco e ceneri e Via col vento 4- Il riscatto). Traduzione dall’inglese di Paola Mazzarelli.

Margaret Mitchell (Atlanta, 1900-1949) pubblicò il suo unico romanzo, “Via col vento”, nel 1936 e vinse il Premio Pulitzer l’anno dopo. Tradotto in 37 lingue, è uno dei libri più venduti (30 milioni di copie) e letti della storia di tutti i tempi. L’omonimo kolossal cinematografico, diretto nel 1939 da Victor Fleming, ne ha moltiplicato il successo, grazie anche alla leggendaria interpretazione di Vivien Leigh e Clark Gable.

Source: inviato dall’editore. Grazie all’ufficio stampa Gallucci.

:: Giorgio Nissim: Una vita al servizio del bene di Alfredo De Girolamo (Giuntina 2016) a cura di Giulietta Iannone

24 luglio 2023 by

L’arresto dei dirigenti della Delasen, l’angoscia provata in quelle stanze, ancora oggi si prova un moto di disagio a pensare a tutte le decisioni prese sugli ebrei italiani. Ma Giorgio Nissim sorrideva andando a Firenze rendendosi conto che sposare Myriam era la cosa migliore che avesse potuto fare nella sua vita ed era anche stato l’unico modo per salvarle la vita. Giorgio Nissim: Una vita al servizio del bene, di Alfredo De Girolamo edito da Giuntina, narra la vita di un ebreo italiano da sempre impegnato nel tutelare e difendere la sua gente anche durante il difficile periodo delle “Leggi raziali” che portarono alla deportazione in campi di lavoro e concentramento buona parte della classe media borghese ebraica italiana, che attràversò l’Italia tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Una vita dedicata agli ultimi, ai soli, agli abbandonati, a chi ha provato sulla sua pelle che appartenere a una razza, a una religione, a una cultura può diventare un discrimine, si può essere colpiti aldilà dei propri meriti o demeriti personali. Liste, elenchi, classificazioni diventano i criteri con cui incidere come con un bisturi nella società, con il piglio del ragioniere, e la totale assenza di empatia e sensibilità che caratterizza i burocrati al potere. Monito perchè non accada di nuovo, per tutelare soprattutto le nuove generazioni, salvaguardare nella loro interezza la loro anima e coscienza.

Alfredo De Girolamo (1968), manager pubblico, svolge attività pubblicistica su quotidiani e riviste. Attento commentatore del contesto mediorientale, citiamo tra i suoi libri: Gerusalemme, ultimo viaggio (ETS 2009), Kibbutz 3000 (ETS 2011), Acqua in mente (ETS 2012), Israele (ETS 2013), Servizi pubblici locali (Donzelli 2013), Gino Bartali e i Giusti toscani (ETS 2014).

Source: libro inviato dall’editore.

:: I selvatici di Sarah Savioli (Feltrinelli 2023) a cura di Patrizia Debicke

21 luglio 2023 by

Come vi sentireste se da un giorno all’altro vi trovaste di botto trasformata in una specie di essere paranormale?
Non faccio per dire, nossignori, perché questo è proprio ciò che è capitato alla povera Anna Melissari, sulla quarantina, moglie felice di Alessandro e madre appagata e fiera di Luca anni quattro, padrona di un gatto e di un ficus…
Vi sembra impossibile? E invece è successo. E ora ditemi voi si tratta di una miracolosa dote o di un incubo? Oddio all’inizio ha fatto fatica a digerirlo anche lei, anzi se l’è tenuto per sé, precipitandosi dal dottore e farfugliando solo di un leggero offuscamento della vista. Epperò dai controlli e dalla risonanza magnetica è saltato fuori che lei, Anna, per colpa o conseguenza di un minuscolo edema cerebrale (rotturina di una vena in una posto inutilizzato del cervello secondo la scienza) riesce a parlare con gli animali e sissignori persino con le piante. Ecco… Insomma comunica con disinvoltura con tutte le forme di vita del pianeta. Una gran confusione in testa, se ci si pensa bene, ma anche un’eccezionale capacità che, oltre a regalarle un’infinita gamma di diversi punti di vista sul mondo attorno a lei , le ha permesso fino ad allora, donna a casa e nullafacente , un nuovo e insolito lavoro: il detective . Eh già perché Anna Melissari, da quando si è ritrovata dotata di quelle particolari qualità, per cui può contare sull’aiuto legato ad occhi e orecchie di centinaia se non migliaia di imprevedibili testimoni, la sua vita, oltre a offrirle un nuovo sguardo sul mondo, le ha regalato un inaspettato impiego: quello di collaboratrice della squadra dell’Agenzia investigativa del burbero ma ingegnoso investigatore privato Cantoni, con cui discute in continuazione, con per vigoroso aiutante il padre di famiglia negato per il lavoro manuale Tonino e il timoroso vice detective , queelo a quattro zampe, l’alano arlecchino Otto, ghiotto di dolci e propenso alla flatulenza. Un lavoro di tutto rispetto ma una specie di part time e al quale anche il team famigliare di Anna si è tranquillamente adattato.
Stavolta però bisogna affrontare una novità perché la nostra “particolare” eroina verrà coinvolta in un’indagine in trasferta e, sia pur con mille dubbi ed esitazioni, dovrà partire in macchina con Cantoni e l’alano, lasciando per qualche giorno da soli (tre i giorni previsti) la sua famiglia.
Cecilia Randi, infatti, vecchia amica d’infanzia di Cantoni, è venuta a trovarlo e , dando incarico all’agenzia investigativa, ha sollecitato il loro aiuto per ritrovare un ragazzo scomparso.
Cecilia e il marito Tullio Matignoni, da vent’anni dirigono un rifugio sugli Appennini. Dove offrono generosamente lavoro e accoglienza a persone in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato o di un ricongiungimento familiare all’estero.
Fra loro, fino a pochi giorni prima, c’era Yasser, poco più che ventenne proveniente dalla Siria. Un ragazzo bene educato che si è fatto subito ben volere, sia lavorando al rifugio che nella falegnameria del paese dove imparava il mestiere. Ma una notte era scomparso. Senza lasciare spiegazioni e neppure un messaggio di addio. Era scomparso così, apparentemente senza un motivo. Yasser era maggiorenne e i carabinieri , pensando a una partenza volontaria, non avevano mai intrapreso delle vere ricerche.
Ma stavolta, arrivati in loco, le indagini di Cantoni, Otto, l’alano, e soprattutto di Anna stenteranno a decollare. In un ambiente pieno di tanti potenziali testimoni animali e vegetali, il caso sembrava ideale per essere affrontato e risolto con l’ausilio della sovrumane capacità di Anna, ma ci sarà un ma… Un grosso ma.
Per la prima volta infatti fuori città dal giorno del suo “incidente cerebrale”, trovandosi in mezzo alla natura e di fronte a miriadi di vegetali e presenze di animali selvatici, Anna si scoprirà completamente sopraffatta dalla smisurata forza e cacofonia delle voci che sembrano quasi esplodere provenienti dalla natura. Simili a incomprensibili grida che l’assordano, rendendola incapace di distinguere i suoni. Nell’attesa che riesca in qualche modo ad abituarsi a quella brutale novità e riacquistare le sue capacità comunicazione con quanto la circonda, deve restarsene al chiuso, mentre Cantoni è costretto a muoversi da solo e in maniera tradizionale. Il tutto sotto il malevolo sguardo dei mille occhi e orecchie che nei villaggi appenninici vedono tutto e non aiutano o graziano mai. Anna freme , si sente inutile e pronta a tornarsene a casa, rendendosi conto che la faccenda sta diventando molto più complicata e articolata del previsto.
Nel frattempo in mano a Cantoni l’indagine si biforca seguendo a tentoni tracce pronte a sviarsi in mille rivoli con possibili implicazioni domestiche che addirittura dal rifugio vanno a infilarsi in paese con la faccenda pronta ad arenarsi su mille piste prive di costrutto. Come se fossero tanti pezzi di un puzzle, appartenenti però a puzzle diversi fra loro…
Finché Anna, con la paziente comprensione di Cantoni e l’aiuto dell’alano Otto sempre al suo fianco, saprà stabilire un contatto con un vecchio cane pastore in grado di farle scoprire nuovi metodi per parlare con le vegetazione della foresta che circonda il rifugio e gli animali come un riccio, una cinghialessa, gli scoiattoli, i caprioli e, i lupi e piano piano riuscirà a ricomporre la drammatica logica dei fatti. Logica perversa e quasi incomprensibile per la sua mentalità ma a
farle comprendere anche che nel bene e nel male, in qualche modo esiste sempre un collegamento e una spiegazione.
Sarah Savioli, grazie alla sua collaudata conoscenza come perito tecnico-scientifico forense, con piglio arguto ed estrema naturalezza ha inventato forse l’investigatrice più singolare, spassosa e stravagante del cosy crime all’italiana.

Sarah Savioli nasce nel 1974 in Sardegna. Laureatasi a Parma in Scienze naturali, consegue un master in Scienze forensi e uno in Chimica analitica e svolge per più di dieci anni attività di perito tecnico- scientifico forense, prima in collaborazione con il dipartimento di Fisica dell’Università di Parma e con il Ris dei Carabinieri, poi in libera professione. Lasciato il lavoro per motivi personali, ha riscoperto la scrittura, arrivando per due volte finalista nel concorso “Romanzi in cerca d’autore” indetto da Kobo e Mondadori.

Source: libro del recensore.

:: Mi manca il Novecento – Milan Kundera, il romanzo e la sua anima – a cura di Nicola Vacca

20 luglio 2023 by

Con la scomparsa di Milan Kundera si chiude un’epoca. Scrittori come lui non ne nasceranno più.

Un romanziere magistrale, un uomo straordinario e libero che ha rappresentato il suo tempo, quel Novecento con tutte le sue contraddizioni totalitarie di cui Kundera è stato pensatore critico e avversario spietato senza mai scendere a compromessi e soprattutto scontando sulla sua pelle senza mai rinunciare a un senso radicale di rivolta.

Kundera che ha dato al romanzo una nuova sapienza dando nuovamente vitalità a questo genere e alla sua spiccata forma di conoscenza.

Lo scrittore boemo decise di scomparire dalle scene letterarie nel 2013 dopo aver pubblicato La festa dell’insignificanza, che può considerarsi il suo testamento.

Sarà davvero difficile colmare la perdita della sua assenza. Come dicevamo, scrittori come lui non ne nascono più.

A Kundera dobbiamo molto: una nuova lettura dello spirito del romanzo.

Nel 1986 lo scrittore boemo dette alle stampe L’arte del romanzo, un libro che raccoglie sette saggi interessanti sulle sorti del romanzo europeo.

Un saggio che negli anni è diventato un libro di culto, parole imprescindibili per chi quotidianamente si occupa di scrittura.

«Mi diverte pensare che l’arte del romanzo sia venuta al mondo come l’eco della risata di Dio», scrive Kundera divertito nella sua analisi che ci porta a spasso nei capolavori e negli scrittori che hanno reso grande questo genere nella nostra decadente Europa.

Il romanzo è incompatibile con l’universo totalitario, lo spirito del romanzo è lo spirito di continuità: ogni opera è la risposta alle opere che l’hanno preceduta, ogni opera contiene tutta l’esperienza anteriore del romanzo.

L’arte del romanzo si contamina con la pratica del saggio filosofico e ne L’insostenibile leggerezza dell’essere, come in tutti gli altri suoi libri, Kundera riesce a fare speculazione sui moti più remoti dell’esistere, entra in profondità nell’agire umano, politico e sociale del proprio tempo, facendosi interprete inquieto di una contemporaneità dilaniata dalla ricerca del proprio destino.

«Un romanzo non è una confessione dell’autore, ma un’esplorazione di ciò che è la vita umana nella trappola che il mondo è diventato». Così scrive Kundera nel suo capolavoro L’insostenibile leggerezza dell’essere.

«Ogni romanzo, che lo si voglia o no, propone una risposta alla domanda: che cos’è l’esistenza umana, e dove sta la sua poesia?».

Milan Kundera a futura memoria resterà sempre cittadino geniale della patria del romanzo. Un grande spirito universale che possiede un mondo estetico unico. Un grande scrittore che è stato capace di scrutare le possibilità inesplorate che l’arte del romanzo offre. Anche per i tempi a venire.

L’intera opera romanzesca dell’autore boemo è inseparabile dalla sua riflessione sui Tempi Moderni e sul destino dell’Europa. Per rendersi conto di ciò basta leggere le pagine di L’arte del romanzo e Testamenti traditi, i due saggi in cui Kundera si interroga e discute sulle sorti del romanzo, partendo dalla considerazione alta che ha dei suoi maestri.

«Con costanza e fedeltà, il romanzo accompagna l’uomo dall’inizio dei Tempi Moderni. Esso, fin da allora, è pervaso dalla passione del conoscere, che l’ha spinto a scrutare la vita concreta dell’uomo e a proteggerla contro l’oblio dell’essere; che l’ha spinto a tenere il mondo della vita sotto una luce perpetua».

Kundera è stato tra i più geniali innovatori del romanzo del secondo Novecento.

Con lui davvero si chiude un’epoca.

:: Catalogo degli animali inestimabili, Katherine Rundell, (Utet 2023) A cura di Viviana Filippini

18 luglio 2023 by

Quanto sappiamo davvero del mondo che ci circonda? Quanto conosciamo davvero gli animali che popolano il nostro pianeta. A darcene una spiegazione ci pensa “Catalogo degli animali inestimabili” di Katherine Rundell, edito da Utet in Italia. Il libro è una vera e propria raccolta di animali dei quali magari il lettore ne sa, in alcuni casi potrebbe averne sentito il nome e, in altri casi, nemmeno li conosce. Certo è che essi, più o meno noti, sono presenti nel globo terrestre e il fatto che l’autrice li racconti fa compiere a chi legge, magari comodamente seduto in poltrona, un giro in lungo e in largo per il pianeta alla scoperta di quelle che sono le affascinanti creature che in esso vivono. “Catalogo degli animali inestimabili” narra attraverso leggende, aneddoti, folklore e curiosità il mondo animale, dimostrando come oltre alla tradizionale definizione scientifica di una specie, il tempo, la tradizione orale, la storia e la letteratura ne hanno dato una propria versione. Questo rende il volume tradotto da Chiara Baffa, un libro avvincente curioso, interessante che chiama alla memoria e ricorda un po’ i bestiari del passato. Nel tomo ci si imbatte per esempio nel  vombato, molto presente in Australia anche con la variante del “naso peloso”, ricordata per quella mutazione genetica che caratterizza il suo pelo rendendolo dorato. Presente anche il misterioso squalo della Groenlandia, che non è particolarmente bello da vedere, ma di certo è uno degli esseri viventi più longevi, visto che gli studi effettuati su alcuni esemplari hanno dimostrato che può vivere dai 272 ai 512 anni. La giraffa c’è? Sì, perché della giraffa e della sua forma e manto ne parlava già il poeta romano Orazio, che non la apprezzava molto perché la riteneva un animale disordinato con quel collo troppo lungo rispetto al corpo. E poi seguono in successione  il rondone, il lemure , il granchio eremita, la foca, l’orso, il narvalo, il corvo, la lepre, il lupo, il ricco, l’elefante, il cavalluccio marino, il pangolino, la cicogna, il ragno, il pipistrello, il tonno, la talpa dorata e l’essere umano. Sono ventidue i protagonista di “Catalogo degli animali inestimabili”, ventidue creature che Katherine Rundell ci invita a conoscere, scoprire, approfondire per comprendere, da una parte, la bellezza e varietà del mondo che ci circonda e dall’altra, per avvisarci che queste specie ( e non solo queste) vanno protette, poiché perderle significherebbe un cambiamento con conseguenze irreparabili per tutti quanti. A sottolineare il valore inestimabile e prezioso degli animali protagonisti del libro oltre al testo dell’autrice ci sono le raffinate immagini di Talya Baldwin.

Katherine Rundell ha vissuto la sua infanzia tra Africa ed Europa. Oggi è docente di letteratura inglese presso l’All Souls College di Oxford. In Italia con Rizzoli ha pubblicato “Sophie sui tetti di Parigi” (2015), “La ragazza dei lupi” (2016, premio Andersen 2017), “Il Natale di Teo” (2017), “Capriole sotto il temporale” (2018, finalista al premio Strega Ragazze e Ragazzi 2019).

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa UTET.

:: Delitto sull’isola di ghiaccio di Eeva Louko, (Newton Comptom 2023) a cura di Patrizia Debicke

8 luglio 2023 by

Ronja Vaara dopo che sua madre aveva divorziato quando era una bambina per trasferirsi a vivere in Costa Azzurra, abbandonandola da sola con il padre a Lauttasaari, isola finlandese , situata a circa 3 chilometri a ovest del centro città, ha dato un brusco taglio al passato e lasciato la Finlandia per trasferirsi in Inghilterra. Ogni anno tuttavia torna brevemente a casa per rivedere suo padre e gli amici a Lauttasaari che, con altre piccole isole circostanti disabitate e una popolazione di 23.226 abitanti nel 2017, è la seconda più grande della Finlandia, dopo Fasta Åland. La sua superficie terrestre è di 3,85 km 2 .
Lauttasaari, che costituisce un distretto di Helsinki ,è principalmente un’area residenziale, dotata di servizi, tra cui diversi porti turistici e club nautici . Nonostante sia vicina al centro della capitale, non è stata mai edificata completamente, la sua costiera, che gode di sentieri pedonali, parchi giochi, boschetti, spiagge e scogliere, è ancora godibile dal pubblico.
Il suo nome Lauttasaari significa alla lettera “isola dei traghetti”, ma oggi è collegata alla capitale e alla città di Espoo da ponti, strade rialzate e dispone di ben due stazione dalla metropolitana di Helsinki.
Mentre Ronja, che prima di rientrare a casa come fa ogni anno, ha deciso di concedersi anche un piacevole week end di vacanza a Stoccolma è già all’aeroporto londinese in attesa del suo volo , verrà raggiunta dalla comunicazione della polizia locale di Lauttasaari che le annuncia il ritrovamento del corpo di suo padre, stimato professore del liceo locale ormai in pensione, abbandonato su una spiaggia dell’ isola. Una telefonata che la costringerà a cambiare biglietto e programma e tornare subito a casa.
Ma al suo arrivo la polizia ha già appurato che il professor Harri Vaara non è morto per annegamento, perché i segni riscontrati dal medico legale attorno al suo collo indicano uno strangolamento. Si tratta quindi di un omicidio in una comunità isolata, dove tutti conoscono tutti ma in cui si muove impunemente uno sconosciuto assassino.. Ciascuno può essere o diventare un potenziale sospetto.
Incaricato delle indagini sarà il sergente maggiore Anton Koivu, con l’appoggio della sua valida assistente, il sergente Oona Laine.
Ad accogliere Ronja sarà un gruppo di vecchie amiche e compagne di scuola che l’accompagneranno fino a casa del padre, aiutandola a sistemarsi in qualche modo.
E lei, essendo in fase di cambio di lavoro, deciderà di fermarsi anche dopo le esequie, per regolare la successione ma anche perché è poco convinta da come la polizia sta seguendo il caso. Ragion per cui proverà a indagare da sola. Tanto più che ha una pista da cui partire a portata di mano: una grande quantità di cartoline identiche, ben trentasette, che il professor Vaara ha ricevuto durante gli ultimi anni, tutte raffiguranti la spiaggia di Kasinonranta, dove era stato ripescato il suo cadavere. Alcune sono state spedite dalla Finlandia, altre dall’estero. Gli agenti le hanno ritrovate in una scatola nell’appartamento e repertate come prove. Nessun mittente e dietro con la stessa calligrafia c’è scritto sempre lo stesso strano aforisma: “Ab alio expectes, alteri quod feceris” ovverosia “Aspettati dall’altro ciò che gli hai fatto . Ma quale senso hanno? E poi chi mai le ha spedite? E perché? Nascondeva qulcosa suo padre? Era davvero solo lo studioso, l’uomo tranquillo che pensava di conoscere?
Queste e altre domande costringeranno Ronja ad andare avanti a frugare nei tanti, forse troppi segreti della la piccola comunità in cui è nata e cresciuta. Ma man mano che qualche labile indizio le farà pensare di essere sulla giusta strada la sua indagine si farà sempre più difficile e scabrosa, tanto da farle temere di essere in pericolo.
Riuscirà a sciogliere i tanti, troppi enigmi della vita di suo padre e trovare le giuste risposte?
Un ampio cast di personaggi affolla le 352 pagine del romanzo. Ci sono le amiche di lunga data di Ronja, Milla e Ansku, il fidanzato di scuola superiore Ville, il marito di Milla Topi, sua madre e l’intero quartiere…
Eeva Louko ha fatto bene ad ambientare gli avvenimenti della sua stori a Lauttasaari, perché ormai isola e omicidi sono diventati un binomio che funziona. Lauttasaari poi, pur non essendo un’isola turistica, ha abbastanza spiagge, porticcioli turistici, cottage e un tipo di vita quotidiana tanto che potrebbe funzionare persino per una serie, tipo Sandaham, già di gran successo in tutto il Nord.
Un thriller in cui l’indagine sull’omicidio è strettamente connessa alla quotidianità della vita sull’isola di famiglie con figli, e ai complicati legami sentimentali tra i personaggi. Un giallo leggero, sfaccettato, abbastanza scorrevole con una trama fantasiosa, anche se poco credibile e che se si perde un po’ in tanti scombinati particolari e divagazioni pseudo sentimentali, tipo come funziona Tinder nel creare relazioni occasionali. Sicuramente adatto a chi ama le love story ma, secondo me, che forse avrebbe ingranato meglio con una cinquantina di pagine di meno.

Eva Louko, classe 1982, è una reporter ed esperta di comunicazione, specializzata nelle storie crime e horror. Delitto sull’isola di ghiaccio è il suo primo romanzo.

Source: libro del recensore.

::Andare per fari, Luca Bergamin, (il Mulino 2023) A cura di Viviana Filippini

5 luglio 2023 by

La lanterna di Genova, San Venerio al Tino, il faro di Livorno, Capel Rosso (Grosseto), Punta Carena a Capri, Faro di Capo Suvero (Calabria) e di Capo Vaticano, Faro di Capo Colonna (Crotone) sono lì da tempo, da secoli. Sono lì a guardare il mare, a vegliare su di esso. Sono alcuni dei fari presenti in Italia raccontati da Luca Bergamin, in “Andare per fari”, edito da il Mulino, per la collana Ritrovare l’Italia. I fari sono raccontati dall’autore sotto diversi aspetti, nel senso che oltre alla descrizione fisica, architettonica, di quando e come sono state costruite queste strutture che si ergono slanciandosi verso il cielo, l’autore si addentra anche nella loro storia personale, nella quale il lettore scoprirà un po’ di storia, ma anche l’ utilizzo nel passato e nel presente, in quei casi in cui fari andati magari in disuso sono stati recuperati e portati a nuova vita. I fari sono 154 e si trovano un po’ in tutte le zone costiere e isolane d’Italia, e ci si rende conto di questo in leggendo il libro di Bergamin si compie un vero e proprio viaggio che ci porta a fare tappa a Genova, Trieste, Toscana, Marche, Sardegna, Campania, Sicilia e Puglia, a dimostrazione dell’importanza che i fari avevano per la nostra Italia in passato. Tondi, a forma di cono, quadrati, ottagonali, con o senza terrazze, i fari sono  stati un elemento fondamentale per la nostra penisola, tanto che lo stesso Vittorio Emanuele II decise di potenziare e regolamentare al meglio i fari d’Italia e, come accadde in Salento, nel XVI secolo, Carlo V li usò per difendersi dagli attacchi dei Turchi. I fari erano visti quindi come lo strumento ideale per percepire in anticipo e tutelarsi dagli attacchi che giungevano via mare e per vegliare sulle attività commerciali.  Bergamin entra nei fari, mostrando le memorie che custodiscono e ci racconta anche come le fonti luminose in essi utilizzate cambiarono nel tempo, alimentate prima a olio, poi con la paraffina, seguita dall’acetilene fino alla lampadina elettrica che permettevano a queste sinuose architetture di controllare il paesaggio marino davanti a loro. I fari caduti in disuso o riportati a nuova vita narrati in “Andare per fari” da Luca Bergamin sono dei guardiani silenziosi, dove la solitudine sperimentata tende ad essere duplice. Una solitudine per il faro stesso, ma anche per quelle persone  che dentro ad esso ci vivono o hanno vissuto e che si trovano a contatto con una sorta di isolamento silenzioso -un po’ meditativo-, utile e pure un po’ necessario per riscoprire la bellezza della natura circostante e quella celata e sopita nell’ animo umano.

Luca Bergamin è giornalista e scrittore. Collabora con il «Corriere della Sera», «La Stampa», «Il Sole 24 Ore», il «Financial Times». Ha pubblicato «Barbagia è libertà» (Ediciclo, 2021), «Giardini pazzi e misteriosi» (Pendragon, 2021), «Salento. Terre e mare a Sud Est» (Polaris, 2022). @Lucasudest è il suo progetto Instagram per valorizzare il Sud e l’Est della nostra penisola.

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie a Elisa Montanucci – Responsabile Edimill media

:: Figure della mente. La coscienza attraverso le lenti dell’evoluzione Simona Ginsburg ed Eva Jablonka Illustrazioni di Anna Zeligowski (Raffaello Cortina Milano 2023) a cura di Valerio Calzolaio

2 luglio 2023 by

Dentro e fuori di noi, coscienti o senzienti (sinonimi) sulla Terra. La biologia evoluzionistica può guidarci nel labirinto del nesso imperscrutabile tra mente e cervello, tra lo psichico (stato di coscienza) e il fisico (irritazione del tessuto nervoso), suggerendo sempre nuovi interrogativi e nuovi dubbi, domande più che risposte. L’approccio corretto prende le mosse da alcuni dei modi classici in cui abbiamo cercato di figurarci la coscienza e di concepire la natura della mente, soprattutto da due antiche concezioni di portata generale, il dualismo e il fisicalismo. L’orientamento naturalistico ed evoluzionistico impone di considerare tutti gli organismi vitali (batteri compresi) e di valutare bene la transizione dalle specie animali non coscienti a quelle coscienti, correlata all’emergere di una forma di apprendimento associativo aperto e illimitato, che caratterizza alcuni animali dotati di cervello, e premessa ai caratteri sui generis e alle ripercussioni strabilianti e mostruose della coscienza umana. Simile approccio necessita di far leva su una narrazione scientifica piana e matura, accompagnata seriamente da immagini visive (tavole illustrate e disegni ironico-giocosi) e immagini verbali (metafore vigilate con valore epistemico), per aiutare l’immaginazione e l’interpretazione a spaziare con maggiore libertà, dischiudendo altrettante prospettive sui molteplici risvolti della coscienza e passando in rassegna alcune varietà anomale che aiutano a spingersi verso le possibili espressioni future, come l’intelligenza artificiale e addirittura una coscienza in mondi virtuali o extraterrestri. Miscelando arte, filosofia e scienza si può davvero stimolare l’immaginazione e la consapevolezza di noi lettori, rivelandoci svariati modi in cui si possono esplorare i paesaggi della mente.

Due esperte famose filosofe della biologia di formazione scientifica, entrambe di origine isaeliana, Simona Ginsburg (nata negli Usa, 1947) ed Eva Jablonka (nata in Polonia, 1952), con la “conforme” collaborazione della medica artista Anna Zeligowski (nata in Polonia nel 1952), anche lei di origine israeliana e ora residente in Puglia, hanno realizzato un testo efficace, interessante e fertile per renderci più coscienti sulla coscienza. Si tratta di una proprietà antica e diffusa tra gli animali, probabilmente evoluta per creare un nuovo insieme di obiettivi, visto che consente all’organismo di prendere decisioni flessibili e dipendenti dal contesto, raggiungendo obiettivi che altrimenti non sarebbero affatto riconosciuti come tali, e finisce per coincidere con la sua capacità di orientarsi in un territorio nuovo e complesso, per procurarsi cibo o trovare un partner. Un essere senziente possiede un’autonoma agentività; ha esperienze private, soggettive e coerenti; si preoccupa e si impegna per la propria sopravvivenza e riproduzione. Per le specie umane hanno fatto poi via via grande differenza l’evoluzione di sistemi simbolici, che includono la capacità linguistica. Il volume si articola in cinque carrellate e “panoramiche”, ciascuna di queste sezioni svolge dai dodici ai sedici argomenti, per un totale di 67 paragrafi brevi, discorsivi e ricchi di vividi punti interrogativi. Ciascun paragrafo è accompagnato da un’immagine, una metafora visiva che entra in risonanza con il tema specifico svolto nel testo e con l’immaginazione del lettore, introducendo punti di vista supplementari, talora arricchiti anche da frasi in esergo, citazioni altrui e versi della poetessa inglese Jean Monet (ispirati alle tavole). Molto stimolanti nella quinta sezione i riferimenti alle lesioni cerebrali, ai deficit cognitivi e mnemonici, alle encefalopatie, alla fantascienza, alle menti prodigiose, alle sostanze psichedeliche, all’inconscio, ai robot. Indicazioni bibliografiche nelle puntuali note conclusive e buon indice analitico.

:: Torna da me di Christian Ginepro (Bertoni Editore 2023) a cura di Federica Belleri

28 giugno 2023 by

Avete presente quando un attore è alla sua prima opera letteraria?

Parliamo di Christian Ginepro. Attore nella serie di Rocco Schiavone, non serve che io aggiunga altro. Ma Ginepro è molto di più. Date un’occhiata alla sua biografia. 

Ha dimostrato di saper scrivere anche molto bene. Un  libro suddiviso in atti, in scenari, in emozioni da condividere. 

Un libro denso di fatti. Una trama che tocca il cuore, l’essere coppia e l’essere una famiglia.

Come vi comportereste se improvvisamente vostro figlio non ci fosse più? Che atteggiamento avreste come padre o come madre? E le persone accanto a voi? Sareste capaci di accettare la sua morte? Di farvene in qualche modo una ragione?

Potreste riuscirci, oppure no. Magari soccombereste al dolore. Vi trovereste al buio in una stanza piccola e soffocante. O, all’opposto, in uno spazio aperto a respirare ossigeno puro.

Torna da me racconta l’amore fra genitori, la comprensione, la forza. Ma anche il giocarsi tutto, l’incomunicabilità, il terrore di precipitare.

Torna da me è un filo sottile legato alla speranza. È un gioco delle parti. È mettersi a nudo di fronte all’evidenza. È la vita e la morte. 

È tutto ciò che non si può tollerare, è un mistero dalla semplice soluzione.

Lettura davvero intensa, che vi consiglio.

Christian Ginepro nasce nel 1973 a Pesaro, Italia (ha 49 anni). Tra i suoi film come interprete, ricordiamo: Arrivano i Prof (2018).

:: Tira molla e messèda di Paola Varalli (Todaro 2023) a cura di Patrizia Debicke

27 giugno 2023 by

Una nuova squadra di personaggi per la Varalli, dopo la serie sulle “Squinzie” all’opera sullo sfondo di una Milano ancora anni ‘80. Favolosi anni in cui si credeva che il meglio dovesse ancora venire, soprattutto nella Milano da bere dove si chiacchierava ancora consumando un paio di “biciclette” al bar. Traduco : aperitivi di quel tempo che fu, a base di bianchino o spruzzato che ritroviamo in “Tira, mòlla e messèda” (le indagini del bar William), giallo ambientato sulla fine degli anni ottanta.
Una Milano che bisogna saper interpretare, per chi non è cresciuto milanese. Già il titolo: Tira mòlla e messèda, va spiegato bene agli analfabeti di dialetto. Dunque, tanto per cominciare, ecco la versione italiana ovverosia: girarci attorno, perder tempo.
Modo di dire dal quale faranno ampio usato i vari personaggi per far capire che a volte serve tanta pazienza prima di trovare una soluzione.
Ma ora passiamo ai protagonisti , e membri della squadra, spassosi attori che dovranno sbrogliare un caso nel “borgh di ortolan”, la zona di via Sarpi, ormai colonizzata dai cinesi che allarga fino a via Canonica, e a via Piero della Francesca . Protagonisti saranno infatti i quarantenni e poco più membri di un terzetto formato dall’alto e prestante gommista Mario, il bravo e onesto idraulico Pino dell’acume e la loro erculea amica Eddy, diminuitivo di leggasi: Edmonda de Amicis, di professione buttafuori in un locale notturno .
La storia comincia a ottobre del 1988 con Mario e Pino in coda dietro a una schiera di famelici e affannosi pensionati, all’ufficio postale di via Bertini. Pino ha trovato nella cassetta delle lettere l’avviso di un pacco da ritirare.
Il bottino, ovverosia la busta di cartone – a lui indirizzata da una sconosciuta ditta milanese, verrà finalmente guadagnato da Pino, spostatosi su suggerimento di Mario, dall’ingresso di via Bertini a quello di via Lomazzo riservato a posta e raccomandate -, rivelerà di contenere una misteriosa musicassetta.
E già e poi il mistero pare destinato a infittirsi già dal primo tentativo d’ascolto. Una volta inserita in un registratore infatti si sentono solo fischi e ronzii tipo colonna sonora di un film di fantascienza. Solo suoni e rumori incomprensibili.
Ma il Mario, o Marietto, capisce subito che si tratta di roba moderna, da computer. Insomma sarebbe la trascrizione per salvare un file, se però vogliono provare a capirci qualcosa serve la consulenza di Eddy , unica tra loro proprietaria di un portatile e di una stampante . Ma prima dovranno aspettare che sia disponibile, dopo aver lavorato tutta la notte. Poi , arrivati a casa della robusta buttafuori, il suo portatile partorirà una sfilza tabelle contenenti nomi e cifre incomprensibili… Bisogna indagare e dargli un significato. Anche perché, cercando bene dentro la busta di cartone, che conteneva la cassetta del file troveranno anche scritto a macchina un foglio con quella che appare come una precisa richiesta d’aiuto.
Con il repentino arruolamento arruolato anche dell’Edmonda nell’improvvisato gruppo di detective, ormai tre baldi eroi, dovranno darsi da fare, soprattutto per scoprire l’identità del mittente di quel pacco spedito a Pino. Intanto il nome e il logo stampati sulla busta ricordano quello di un negozietto di gadget nel quartiere. Che vendeva gadget soprattutto a scopo promozionale. Ma ormai quel negozietto si è trasferito …
Ciò nondimeno bisogna cominciare e partendo proprio da quella traccia. Ai tre amici pertanto non resta che mettersi in caccia, sfruttando anche l’appoggio logistico di Viliam, proprietario del Bar William, un locale particolare, con due vetrine senza pretese, un jukebox, un flipper, dei tavolini spaiati e il bancone in formica verdina. Per noi, per meglio inquadrare Viliam, par doveroso aggiungere che è un personaggio speciale, famoso per essere uno sfegatato fan di Ursula Andress. Tanto che in giro si diceva addirittura che avesse avuto una mezza storia con lei quando non era famosa. Lui ci giurava, ma la Andress no!
E comunque, avvalendosi anche degli occhi, delle orecchie di Viliam, perfetto esemplare di barista: ficcanaso e pettegolo quanto basta, intercalando la loro ’indagine con qualche stuzzichino, con bianchini spuzzati, i tre amici riusciranno in qualche modo a a sbrogliare l’enigma del pacco e tirare fuori una persona da brutti forse bruttissimi guai.
Un universo variegato pieno di clienti del bar, vicini chiacchieroni, pensionati, strani vetrai, ecc. ecc. intessuto con abilità, quasi a ricostruire un film commedia di quegli anni che si esalta in una piccola comunità. Una trama gialla appena accennata, fatta di buffi aneddoti e false piste con investigatori di quartiere che se la sanno sbrigare da soli senza ricorrere ai carabinieri.
Continue argute citazioni in dialetto che si rincorrono, arricchite dalla premessa dell’autrice con ampie delucidazioni sulla pronuncia.
Storia molto godibile e che si fa leggere tutta di fila.

La scrittura di Paola Varalli è ironica, frizzante. Ama i giochi di parole e l’enigmistica, i suoi personaggi potrebbero essere gli amici della porta accanto, a loro è facile affezionarsi ma poi si scopre che potrebbero celare qualche mistero. Architetto per la pagnotta e scrittrice per passione, Paola Varalli nasce sul lago Maggiore e vive tra Milano e il lago di Como.
Ha pubblicato tre gialli con Fratelli Frilli editori, con le “squinzie” come protagoniste, due amiche con la propensione ad indagare e a ficcarsi nei guai.
Con Todaro editore è già uscita con due racconti lunghi sulle antologie Quattro volte Natale e Odio l’estate.