:: L’ala del corvo. Dietro la tenda, Maura Maffei e Rónán Ú. Ó Lorcáin (Parallelo45 Edizioni, 2016) a cura di Micol Borzatta

30 ottobre 2016 by
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Irlanda 1746. Eravamo rimasti che Labhaoise era contesa da due rivali in amore: Bran Ó Brolcháin e Padre Hugony Newman, vedovo di Pádraigín, sorella proprio di Bran e per la quale morte è accusato proprio il vedovo in combutta con la famiglia Ó Chléirigh.
Bran è innamorato folle di Labhaoise, però vuole sposarla anche per sottrarla a Hugony, il quale con il matrimonio riuscirebbe nei suoi intenti e prendere possesso, oltre che delle terre degli Ó Brolcháin acquisiti con il precedente matrimonio, anche di quelli degli Ó Chléirigh, ovvero della famiglia di Labhaoise.
Purtroppo però non è così semplice poter chiedere la mano di Labhoise al padre, essendo le due famiglie in guerra fin dai tempi dei tempi, e c’è il forte rischio che la richiesta venga rifiutata.
Il cuore di Labhoise però per chi dei due rivali batte più forte? E chi dei due riuscirà alla fine a conquistare la sua mano?
Nel frattempo il complotto che è tutt’ora in ballo per liberare l’Irlanda riuscirà nel suo intento?
Secondo romanzo della una trilogia La fragilità della farfalla ritroviamo tutte le atmosfere storiche a cui gli autori ci avevano abituati nel primo romanzo, nelle quali è facile farsi ritrasportare per incontrare vecchi amici e seguirli e aiutarli nelle loro imprese.
Imprese e avventure che nonostante siano passati mesi tra le due pubblicazioni il lettore riesce a riallacciare tranquillamente e rimmergersi senza nessun bisogno di dover andare a rileggere parti del primo romanzo per aiutare la memoria. Questo grazie alla bravura degli autori di saper coinvolgere e raccontare una storia rendendola il più reale possibile, così che rimanga impressa quasi a fuoco nella mente e nel cuore del lettore. Storia, reale, che ritroviamo anche stavolta inframmezzata da fatti di pura fantasia, ma mescolati con talmente tanta maestria da sembrare reali anch’essi.
Anche stavolta troviamo descritti molto minuziosamente, ma sempre con stile leggero e una narrazione veloce, sia la parte psicologica dei personaggi, dando così l’impressione al lettore di provare lui stesso i sentimenti e le emozioni dei protagonisti, sia degli ambienti, ricreandoli alla perfezione e con una grazia quasi tattile.
In questo romanzo, oltretutto, si è andato a eliminare l’unico vero problema che si era riscontrato nel primo. Infatti conoscendo già tutti i personaggi e l’ambientazione, stavolta il lettore non ha nessun problema a seguire tutti i protagonisti senza confondersi con i nomi, che effettivamente rimangono complicati e a volte quasi ripetitivi, ma orami appartenenti a figure ben distinte che hanno una vita propria e che ormai si amano a tal punto da riconoscerle anche senza l’obbligo dell’uso del nome.
Un romanzo che continua a saper colpire e rapire e che alla fine lascia ancora un senso di vuoto e di dispiacere causato dal dover dire addio a degli amici, ma che nello stesso tempo ti rincuora sapendo che li ritroverai nell’ultimo libro della saga, così da creare quel senso di attesa che si prova quando si aspetta il ritorno di amici in visita da città lontane.

Maura Maffei nasce in Liguria ma vive tutta la sua vita in Piemonte, e ha una grande passione, che l’ha portata ad avere una sterminata conoscenza, per la storia e la cultura irlandese.
Nella vita è erborista, soprano lirico, insegnante di Metodo dell’Ovulazione Bilings per la regolazione naturale della fertilità di coppia e presidente diocesano di Azione Cattolica Italiana.
Tra il 2001 e il 2007 ha firmato oltre 200 articoli monografici per il mensile Keltika.
Nel 1993 ha pubblicato Il traditore, nel 2003 Le lenticchie di Esaù, nel 2007 La lunga strada per genova, nel 2015 Feuilleton.
Nel 1999 ha pubblicato un romanzo tutto in gaelico per la casa editrice Coiscéim di Dublino dal titolo An Fealltóir.
Nel 2012 ha pubblicato l’ebook Astralabius e nel 2014 l’ebook An Nuachar – Lo sposo.
Nel 2015 ha anche vinto il premio letterario al 56° Concorso Letterario Internazionale “San Domenichino – Città di Massa” con il romanzo La sinfonia del vento.

Rónán Ú. Ó Locáirn è nato in Irlanda dove vive tutt’ora.
Per anni ha abitato e lavorato in Italia, e per questo mantiene tutt’ora forti legami affettivi e professionali.
Tecnologo e progettista di talento è molto apprezzato per il suo lavoro e gli viene riconosciuta grande originalità nei progetti che firma.
Musicista e traduttore, è appassionato di linguistica, specialmente dell’irlandese in cui crede fermamente convinto che sia molto importante per il bene e il progresso del suo paese natio.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore.

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:: Dal 4 al 6 novembre torna la XIV edizione della Rassegna della Microeditoria di Chiari (Brescia), a cura di Viviana Filippini

30 ottobre 2016 by

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Sarà il tema del cammino che animerà la quattordicesima edizione della Rassegna della Microeditoria il 4, 5 e 6 novembre  a Chiari in provincia di BS. L’evento a cadenza annuale ha per protagoniste le piccole e piccolissime case editrici italiane ed è ideato e promosso dall’associazione culturale L’Impronta, in collaborazione con il Comune di Chiari,  patrocinato dalla Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Consigliera di Parità della Provincia di Brescia e sotto l’auspicio del Centro per la promozione della lettura. Grazie alla Rassegna della Microeditoria, la città di Chiari, in questo 2016, è stata l’unica località in provincia di Brescia ad essere inserita tra le “Città del libro”, rivelandosi un soggetto attivo nella comunicazione dell’importanza e del piacere della lettura. Il tutto si terrà nel caratteristico scenario la centenaria Villa Mazzotti, la residenza del conte ideatore della famosa gara automobilistica Mille Miglia che ospita la kermesse.

Nel corso degli anni la manifestazione si è dimostrata in costante in crescita perché «ambisce a diventare il riferimento in Lombardia per l’editoria indipendente» come ha spiegato il direttore artistico Daniela Mena, elemento che fa di Chiari una vera e propria capitale del libro e della lettura. Saranno oltre 100 le piccole e piccolissime case editrici presenti quest’anno e 80 gli eventi  in cartellone suddivisi tra incontri, dibattiti, reading e presentazioni accumunati dal tema del cammino, suggerito dal Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, che ha proclamato il 2016 l’Anno Nazionale dei Cammini.

«Il cammino – ha affermato Paolo Festa, presidente dell’Associazione l’Impronta –è la rappresentazione dell’esperienza umana, è un viaggio fatto di relazioni, di incontri e di possibilità di ammirare quello che abbiamo intorno. Alla Rassegna della Microeditoria vogliamo dare spazio a tutti i modi di camminare, sia nel senso fisico del viaggiare ma anche al cammino della vita, di scoperta e di crescita». 

Testimonial d’eccezione sul tema saranno il ciclista Felice Gimondi (Venerdì 4 ore 21.30 Salone Marchetti in via Ospedale Vecchio). Attesi anche il matematico Piergiorgio Odifreddi (sabato 5, ore 16.30 Tendone nel parco di Villa Mazzotti), Tendone nel parco di Villa Mazzotti) e lo scrittore conosciuto con lo pseudonimo di Wu Ming 2 (sabato 5, ore 18.30, Tendone nel parco di Villa Mazzotti) . Non mancheranno come ospiti anche “viaggiatori straordinari” come Roberto Mantovani, Franco Michieli, Pietro Scidurlo, Anna Rastello e il musicista Michele Gazich. Torna per la terza volta lo scrittore Andrea De Carlo (sabato 5, ore 15.30, Tendone nel parco di Villa Mazzotti), e parteciperanno la nota grafologa Candida Livatino (domenica 6, ore 10.30, Tendone nel parco di Villa Mazzotti) e la scrittrice e giornalista, voce di Caterpillar AM su Radio 2: Claudia De Lillo  (domenica 6, ore 14, Tendone nel parco di Villa Mazzotti).

L’inaugurazione dell’edizione 2016 è fissata per venerdì 4 novembre alle 19.30 presso il Salone Marchettiano. Sabato 5 e domenica 6 novembre invece la Rassegna si svolgerà come di consueto nella cornice di Villa Mazzotti, dalle 10 alle 20.

Tutti gli appuntamenti sono gratuiti. L’ingresso è libero, salvo dove diversamente indicato ed è richiesta la prenotazione. Il programma è consultabile sul sito www.rassegnamicroeditoria.it

:: Le cento vite di Nemesio, Marco Rossari (edizioni e/o, 2016), a cura di Maria Anna Cingolo

29 ottobre 2016 by
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Quando nasce suo figlio, Nemesio Viti detto il Vecchio ha sessant’anni e per questa ragione ogni mattina, appena sveglio, Nemesio jr si ripete la stessa frase: Sono nato da uno sperma vecchio (pag.9).
Nemesio odia suo padre e talmente non riesce a sopportarlo che si fa chiamare Nemo, nomignolo aberrante, soprannome che indica chiaramente come il giovane si senta un nessuno. Da una vita, infatti, egli è costretto a confrontare la sua inutile esistenza con quella avvincente e caledoiscopica di Nemesio il Vecchio; nel giorno del suo centesimo compleanno, però, l’anziano genitore ha un ictus e, finito in coma, è ormai prossimo alla morte. Disorientato dalla disgrazia e dalle forti dosi di Ansiolin, ogni notte Nemo sogna di rivivere tutto il secolo in cui il padre è stato protagonista: il ‘900 delle due guerre mondiali, del fascismo e delle avanguardie, della guerra partigiana e del PCI, della caduta del muro di Berlino.

«Senti, un conto è essere scioccato» continuò Nemo. «Un conto è…è…». Non trovava le parole. «È una metempsicosi a ritroso! Una trasmigrazione controcorrente da una generazione all’altra! Una reincarnazione surreale! Un delirio notturno…». (pag.149)

Nemo di notte diventa suo padre, ama l’arte come suo padre e ama le donne, numerose, che suo padre ha amato. Episodi storici si riempiono di dettagli rocamboleschi e di picaresche avventure che scuotono Nemo nel profondo; il giovane inizia a desiderare che la notte sopraggiunga per sognare ancora e conoscere meglio un padre tanto distante. Sebbene le sue visioni siano il risultato di un cocktail di psicofarmaci, fantasia e suggestione, a Nemo sembra di sperimentarle sulla sua pelle e, finalmente, di vivere per davvero.
Le cento vite di Nemesio” sono cinquecento pagine di scrittura ironica, intelligente, sempre piacevole e mai banale, il cui finale è dolce e insieme vigoroso. Vero acrobata della parola, l’autore racconta di un giovane depresso e del suo complesso d’Edipo o, forse, semplicemente narra la storia di un figlio e di un padre. Infatti, Rossari dimostra copiosamente di conoscere la storia, la musica e la letteratura ma il suo sapere più prezioso non è accademico, è la sua capacità di comprendere la natura umana. In questo romanzo, l’autore affronta le difficoltà dei rapporti interpersonali, le lotte interiori, la forza che nasce dal dolore e la fragilità che si nasconde dietro ogni maschera che si sceglie di portare e, a conferma di tutto ciò, dietro una prosa tagliente cela la sua sensibilità straripante.

Marco Rossari: nasce a Milano nel 1973, è scrittore e traduttore. Ha scritto anche “L’unico scrittore buono è quello morto” (Edizioni e/o, 2012) e “Piccolo dizionario delle malattie letterarie” (Edizioni Italosvevo 2016) e tradotto autori come Dickens, Twain, Everett, Eggers, Cain, Thompson.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Giulio dell’Ufficio stampa EO.

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:: I capolavori della lingua italiana

29 ottobre 2016 by

519ve2tiahlCari lettori, in questo post raccoglierò i capolavori della letteratura italiana da voi e da me segnalati. Potete mettere i vostri titoli nei commenti e io li aggiungerò qui. E’ semplice, no? Ma ci aiuterà magari a riscoprire capolavori dimenticati, libri bellissimi di cui nessuno ne parla, o perlomeno non ne parla più. Se trova riscontro lo farò per varie letterature. Avviso che ci sarà un piccolo premio per uno dei partecipanti, scelto insindacabilmente da me.

Anonimo veneziano. Testo drammatico in due atti, Giuseppe Berto

Gli occhiali d’oro, Giorgio Bassani

Il giardino dei Finzi-Contini, Giorgio Bassani

I Viceré, di Federico De Roberto 

Marcovaldo, Italo Calvino

Se questo è un uomo, Primo Levi

Mastro Don Gesualdo, Giovanni Verga

Fontamara, Ignazio Silone 

I promessi sposi, Alessandro Manzoni

Il Gattopardo, di Tomasi di Lampedusa

Il piccolo omaggio spetta a Paola, ha scelto Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, di Carlo Emilio Gadda.

:: Le ragazze, Emma Cline (Einaudi, 2016) a cura di Giulietta Iannone

28 ottobre 2016 by
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La storia.
La notte dell’ 8 agosto 1969 alcuni membri della setta di Charles Manson entrarono nella casa di Roman Polanski e Sharon Tate, al 10050 di Cielo Drive su a Los Angeles, e uccisero cinque persone, tra cui la moglie di Polanski all’ottavo mese di gravidanza. Niente riti satanici, niente di così stravagante, lo fecero semplicemente per vendetta (un contratto discografico sfumato) e per una svista (credevano che fosse ancora la casa del produttore Terry Melcher, oggetto del loro odio, che invece l’aveva affittata a Polanski). Privata della leggenda e dell’aura che forse per alcuni questa vicenda ancora possiede, resta una storia squallida e terribile, atrocemente infantile per certi versi e inutile.
Parte da questo episodio reale, e diciamo mitologico della fine degli anni Sessanta, trasfigurandolo, Emma Cline per le sue Ragazze. O meglio lo fa diventare un avvenimento periferico del suo romanzo, il culmine di un’ attesa, di un crescendo che ci aspettiamo deflagri da un momento all’altro. Ma Le ragazze (The Girls, 2016) parla d’altro, narra la storia di una ragazzina di quattordici anni, Evie Boyd e del suo traumatico rito di iniziazione alla vita. Un lungo flusso di coscienza, tra passato e presente, in cui la voce di Evie Boyd ci accompagna senza darci il tempo riflettere dove e se esista un confine netto tra bene e male, tra giusto e ingiusto e soprattutto vero e falso. Per farlo l’autrice si serve di uno stile letterario complesso e coraggioso, tutt’altro che semplice da imitare, la cui diversità e alterità è subito evidente anche a una semplice lettura superficiale.
E sicuramente lo stile, forse anche prima dei temi toccati, ha sorpreso e eccitato la fantasia di molti critici, scrittori o semplici lettori, (insolito data anche la così giovane età della scrittrice). Non avendo letto il testo originale, ma unicamente tradotto da Martina Testa, parlerò di un libro che probabilmente non esiste, ma è la traduzione che ho letto, e la traduzione che recensisco, come sempre capita in questi casi. Echi e rimandi forse si perdono o in alcuni casi si acquistano, chi può dirlo per ora. Tornando a noi, spenderò ancora alcune parole per lo stile, l’elemento che maggiormente ha colpito anche me. Uno stile barocco, immaginifico, festoso come una pioggia di glitter esploso da una scatola di preziosi, spiazzante come un elefante rosa. Con sovrabbondanza di tutto, di aggettivi, verbi, avverbi sottilmente concatenati, senza soluzione di continuità. Una scrittura impegnativa, anche pesante, che se ti distrai anche un attimo solo, ciao, sei perduto.
Ma così è quando si entra nell’anima e nei pensieri di qualcuno che impariamo a conoscere senza aver altro come punto di ferimento che il suo punto di vista, anche se è solo un personaggio letterario. La voce dell’autrice, (commenti, giudizi, osservazioni esterne al personaggio) si stempera e scompare, è Evie Boyd la voce solista, la nostra guida spirituale. Evie ci appare in due età della vita: matura badante ospite nella casa di amici e quattordicenne reduce dal divorzio dei suoi genitori e alla ricerca della propria identità e del ruolo nel mondo. Tra una Evie e l’altra il fatto criminoso, amplificato da media, televisione, internet, giornali. Ma soprattutto un amore assoluto, malato, destabilizzante per un’altra ragazza della corte di Russell, del mitico ranch (a metà tra una comune hippie e un circolo di pazzi). L’amore per Suzanne, la venerazione per Suzanne, è il punto focale del caleidoscopio. Un amore così totalizzante che fa sembrare il magnetismo del guru Russell quasi ridicolo. Ridicolo come il suo ostinato desiderio di diventare musicista (senza talento), la sua sconclusionata capacità di plagiare, sedurre, affascinare i suoi seguaci (o anche uno sconosciuto che incontra per caso a cui estorce soldi, auto, case in cui risiedere come ospite), il suo modo di vestire, di dipingersi le basette con il rimmel, di implorare attenzione, di pretendere sesso dalle sue adepte.
La sua corte dei miracoli, che cerca cibo nei cassonetti, o ruba, o fuma droga, o fa sesso promiscuo, nel mito del libero amore, lasciando i piccoli nati a razzolare nel fango, con la testa piena di pidocchi, senza veramente qualcuno che si occupi di loro. Ecco questo è il regno della libertà, la casa che Evie non ha mai avuto, l’ideale di comune che nella San Francisco del 69, dell’ultima estate degli anni ’60 aveva un senso. Ed è agghiacciante pensarlo, mettere questo ranch in parallelo alla famiglia disfunzionale di provenienza della ragazza. Il padre andato via di casa con la segretaria più giovane, la madre in cerca di un nuovo amore, infantile e new age più della figlia.
Emma Cline ricostruisce quegli anni, quel periodo, senza eccessivo romanticismo o nostalgia (come potrebbe, è nata nel 1989), i gilet di pelle, gli abiti sfrangiati e ricamati, i simboli di pace, i fiori stilizzati, o il cuore dipinto sul muro tutto ci porta in un altrove credibile e terribile, dove la decomposizione e la sporcizia, smitizzano ogni cosa, come se tutto quello che ci fosse di bello fosse solo un sogno fatto di acidi. Evie adulta guarda quel mondo senza rimpianti, quasi felice di essersi salvata, per caso, quasi contro la sua volontà. Fu Suzanne a farla scendere dall’auto mentre il gruppetto si dirigeva festoso alla villa per compiere il massacro.
Tra le riflessioni che Evie fa sulla vita, sull’amore, sul rapporto tra i sessi, tutto è contagiato e infettato da un spesso strato di scetticismo e tragico disincanto se non cinismo. Più ancora nella sua verde età che nel presente narrativo dove una certa maturità e rassegnazione ne ha appesantito i tratti. L’Evie adulta è ormai molto lontana, da il sé di allora e non solo per una dimensione temporale o fisica. Certo i tempi sono cambiati, i sogni di allora, le illusioni di quegli anni sono forse del tutto scomparse, combattere il sistema, pretendere la più assoluta libertà come un diritto, idealizzare ciò che l’orrore dovrebbe farti detestare, tutto si inserisce in una nuova dimensione, più strettamente connessa con il reale, o con la percezione che abbiamo di esso.
L’Evie adulta è quasi come l’albatro di Baudelaire che goffamente cammina sul ponte. Mentre l’Evie di allora, con tutto il suo bagaglio di tristezza e di disperazione, quella sì camminava alta sui sogni e sulle sconfitte.

Emma Cline è nata in California. Le ragazze è il suo primo romanzo (2016, Stile Libero Grande).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Gaia dell’Ufficio Stampa Einaudi.

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:: L’ uomo è morto, Wole Soyinka (Calabuig, 2016), a cura di Micol Borzatta

27 ottobre 2016 by
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Nigeria. Wole Soyinka viene denunciato e arrestato nel 1967 a causa dei suoi articoli contro la guerra e per il suo reclutamento di intellettuali, interni ed esterni al paese, per bandire la fornitura delle armi a qualsiasi parte della Nigeria.
Ovviamente i capi d’accusa sono di ribellione al governo e oltre a essere incarcerato ingiustamente, viene anche interrogato con mezzi oppressivi, pesanti, vere e proprie violenze mentali, per ottenere i nomi di tutte le persone coinvolte, e siccome i nomi che lui fece erano tutti di persone esterne al paese, lo tartassarono e torturarono ancora di più.
Tutto perché in realtà avevano paura di lui, perché poteva denunciare apertamente a tutti la corruzione che esisteva in Nigeria.
Il racconto inizia proprio con il suo arrivo alla stazione di polizia e il primo colloquio con Mallam D., quando ancora i termini erano gentili e si credeva fosse solo un colloquio. Proseguendo poi narrando gli interrogativi sempre più pesanti, le torture psicologiche, le condizioni disumane in cui veniva tenuto in carcere e nelle quali venivano tenuti anche altri prigionieri che non avevano diritto a trattamenti speciali.
Un romanzo denuncia che tocca davvero il cuore e arriva nell’animo del lettore grazie alle sue descrizioni realistiche, anche se spesso molto secche, dure e crude, come quando inizia lo sciopero della fame o viene rinchiuso in cella d’isolamento.
Molto forte la scena in cui si mette a contare e ricontare le pillole, disponendole sulla cassa che usa come comodino formando dei disegni per poi rimetterle via, tutto per tenere la mente impegnata e non impazzire.
Tutto questo durerà per ben due anni, anni nei quali Wole non smetterà mai di combattere per far sì che tutte le torture rimanessero fisiche, anni in cui la sua lotta mentale sarà fondamentale per poter successivamente continuare a denunciare il marcio che esiste al mondo.
Un romanzo truce che può spaventare e sconvolgere, ma è un romanzo vero, viscerale che non può passare inosservato.

Wole Soyinka nasce nel 1934.
Attivista e scrittore nato in Nigeria e cresciuto in Inghilterra viene imprigionato negli anni ’60 in Nigeria.
Nel 1986 ottiene il premio Nobel per la letteratura.
Scrittore di testi teatrali, poesie, saggi è riconosciuto come uno dei massimi autori africani contemporanei.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Simona dell’ Ufficio Stampa Jaka Book.

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:: Confusione, Elizabeth Jane Howard (Fazi, 2016), a cura di Irma Loredana Galgano

27 ottobre 2016 by
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Da settembre anche in Italia il terzo volume della Saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard. Confusione (Fazi, 2016) viene presentato ai lettori italiani nella versione, tradotta dall’originale in inglese, da Manuela Francescon.
Continuano le vicende dei componenti la famiglia Cazalet che affrontano, giorno dopo giorno, la vita con le sue mille sfaccettature. Grandi protagoniste sono delle donne, di questo come dei precedenti episodi. Donne in contrasto con la vecchia morale vittoriana e desiderose di affacciarsi all’era moderna, con i suoi nuovi costumi, la libertà e la voglia di crescere, non solo anagraficamente parlando. Su tutti incombe il pericolo reale e tangibile della guerra e all’unisono sognano la sua fine.

«Il momento in cui sarebbe iniziata una vita nuova, le famiglie si sarebbero ricongiunte, la democrazia avrebbe prevalso e le ingiustizie sociali sarebbero state sanate in blocco.»

 Il testo racconta di grandi cambiamenti, interiori ed esteriori e, rispetto ai titoli precedenti, si caratterizza e al contempo genera nel lettore una profonda confusione. Appare fin da subito evidente si tratta di un libro di passaggio, quasi un ponte che lega insieme i primi dagli ultimi due titoli della Saga. Il linguaggio è quello tipico della Howard. Una scrittura lenta ma incisiva, chiara ma profonda. Uno stile fluente reso ancor più attraente dal ritmo incalzante. Una lettura che è come un salto all’indietro nel tempo. Ci si ritrova più volte a pensare a quanto, in realtà, lo scritto della Howard somigli ai grandi capolavori di quegli scrittori che hanno fatto la storia della Letteratura. Tolstoj, Dostoevskij, Verga, De Roberto, le sorelle Bronte… per citarne alcuni.
Una scrittura che è anche un’arte nella sua capacità di trasformare, al pari di quanto facevano con colori e pennello Caravaggio e i Carracci, anche il più umile aspetto della vita in un’opera d’arte. Elizabeth Jane Howard è riuscita con la sua scrittura a rendere straordinaria la vita assolutamente ordinaria dei suoi personaggi e le loro altrimenti comunissime storie.

«Poi le venne in mente che forse non voler pensare a una cosa era brutto quanto non volerne parlare, e lei di certo non voleva seguire le orme della sua ipocrita famiglia che, così le pareva, stava facendo di tutto per continuare a vivere come se niente fosse successo.»

Elizabeth Jane Howard: Scrittrice britannica. Figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina di balletto russo. Ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie del padre. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente ha ricevuto il plauso della critica. La Saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo.

Provenienza: pdf inviato dall’editore al recensore, si ringrazia Cristina dell’ufficio stampa Fazi.

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:: Lo stupore di una notte di luce, Clara Sánchez, (Garzanti Libri, 2016), a cura di Elena Romanello

26 ottobre 2016 by
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Arriva finalmente in libreria il seguito di Il profumo delle foglie di limone, il libro che ha fatto scoprire nel nostro Paese e non solo il talento di Clara Sanchez, forse l’autrice spagnola di maggiore successo a livello nazionale e internazionale.
Tornano quindi, in un intreccio da giallo, Sandra e Julian, lei giovane donna ora mamma del suo bimbo e sfuggita ad una coppia di nazisti che l’avevano ingannata promettendole protezione durante la gravidanza, lui reduce da Mauthausen che ha dedicato la vita a dare la caccia a criminali che hanno trovato rifugio e prosperità sulle coste spagnole.
Sandra trova un giorno un biglietto anonimo che le chiede dove è finito Julian, con cui lei peraltro non ha più contatti, e poco dopo il suo bambino viene rapito, lanciandola in una ricerca spasmodica dove incontrerà vecchi alleati e nemici.
Una storia avvincente, che svela retroscena poco belli e molto realistici della Spagna, dove grazie al regime di Franco trovarono rifugio vari nazisti, anche se non i nomi più famosi che comunque da lì transitarono, un passato con cui la penisola iberica sta cominciando a fare i conti solo adesso e che ha continuato ad esistere anche dopo la caduta della dittatura, visto che molti di questi criminali hanno potuto continuare ad invecchiare serenamente sulle spiagge calde ispaniche senza pagare mai per quello che avevano fatto. Tutto questo viene raccontato in un intreccio thriller, ma gli anziani vecchietti tanto benevoli che solo in un secondo tempo mostrano il loro vero volto e che tornano nel secondo sono ispirati a figure realmente esistite, così come l’anziano Julian, che vuole giustizia e non vendetta e che crede che certe colpe non debbano comunque essere mai dimenticate o perdonate, soprattutto tenendo conto che gli anziani aguzzini hanno fatto proseliti presso persone giovani che possono essere quindi ancora più pericolose.
Lo stupore di una notte di luce va letto rigorosamente dopo Il profumo delle foglie di limone, a cui è legato, per una storia originale, concitata, appassionante, per trovare giustizia e verità.
Il personaggio di Sandra è cambiato rispetto al primo libro, ovviamente è diventata più consapevole e matura, meno ingenua e pronta a fidarsi, ma il vero eroe del libro resta Julian, cavaliere solitario che non rinuncia alla sua ricerca nemmeno da anziano, proprio perché certe persone non cambiano mai, né nel bene né nel male.
Come già Il profumo delle foglie di limone, anche Lo stupore di una notte di luce è un thriller originale e di denuncia, con un finale che può concludere ma può anche aprire a nuovi sviluppi. Perché certi tipi di male cambiano forse adeguandosi alle nuove epoche, ma non muoiono né spariscono mai.

Clara Sánchez ha raggiunto la fama mondiale con il bestseller Il profumo delle foglie di limone, in cima alle classifiche di vendita per oltre due anni. Con Garzanti ha pubblicato anche gli altri suoi libri, tra cui spiccano La voce invisibile del vento e Entra nella mia vita. È l’unica scrittrice ad aver vinto i tre più importanti premi letterari spagnoli: il premio Alfaguara nel 2000, il premio Nadal nel 2010 e il premio Planeta nel 2013 con Le cose che sai di me. Ha visitato più di una volta l’Italia, partecipando ad eventi come il Salone del libro di Torino.

Provenienza: libro inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa Garzanti.

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:: Hélder Camara. Il dono della profezia, Marcelo Barros, (Edizioni Gruppo Abele, 2016), a cura di Daniela Distefano

26 ottobre 2016 by
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Un libro su un santo è sempre causa di afflizione per chi deve elaborarlo. Si corre spesso il rischio di cadere nella retorica, negli elogi sperticati, nelle descrizioni simboliche, negli aneddoti metaforici, insomma: fa paura. Una paura giustificata se la persona raccontata è un santo scomodo che ha scandalizzato più i benpensanti che i peccatori. Hélder Camara fu uno di questi geni al servizio del Signore.
Marcelo Barros mette le mani avanti nel tratteggiarne la figura ed il pensiero.
Non è un libro nostalgico e legato al passato, non è nemmeno un reportage né una relazione degli incontri, è semplicemente una testimonianza: come interagì col mondo un uomo del Cielo.
Lo chiamavano “il vescovo rosso”, era spinto fino all’estremo verso i più bisognosi, fino alla rabbia di non poter raddrizzare il legno storto delle disuguaglianze tra esseri umani. Per dom Hélder il cristiano

<non è un uomo migliore degli altri, ma ha più responsabilità degli altri, perché aver incontrato il Cristo è la massima responsabilità>.

Oggi il suo credo in difesa del prossimo è diventato il motto di Papa Francesco, Una Chiesa povera per i poveri, e non è solo uno slogan. Una Chiesa che non soffre persecuzione, ma che gode dei privilegi e dell’appoggio della terra, non è la vera Chiesa di Gesù Cristo. Questo l’assunto dell’agire terreno di Hélder Camara. Possiamo poi essere persone buone, sognatrici e piene di fede, ma senza ingenuità. Lo diceva il Signore: Semplici come colombe, prudenti come serpenti.
Da dove parte dom Hélder nel suo cammino verso il distaccamento terreno?  La base era la sua fede.

<< Chi non può il meno, può il più>>,

scriveva  nel suo diario nel 1964.
Quando in quell’anno arrivò a Recife, il Brasile entrava in un periodo terribile di dittatura. I militari non rispettarono il processo democratico e presero il potere. Allora lo spettro del comunismo metteva in allarme la Chiesa più dell’armatura scintillante dei militari senza scrupoli.
Ben presto si comprese che il peggiore nemico dell’umanità non era il comunismo. Era l’ingiustizia, la miseria dei due terzi dell’umanità.
Se il mondo fosse giusto e la ricchezza ripartita meglio, non ci sarebbe comunismo.
Non serve predicare il Vangelo se la parola di Dio non cambia effettivamente le strutture del mondo.
Il Vangelo deve essere applicato in modo da trasformare questo mondo; un mondo diviso non in destra e sinistra, ma  in ricchi e poveri, che sono  la moltitudine.
Ecco la buona Novella divulgata da dom Hélder: eliminare il seme della disparità, rivoluzionare le menti abbandonando la lotta dell’uomo contro uomo. Seguire il tracciato di quell’unico essere umano che ha dato vera dignità alla nostra specie.
Senza la croce di Cristo, senza la sua Resurrezione, oggi saremmo tutti pesci parlanti, cani spaesati, gufi addormentati.
Nel maggio 2015, l’arcidiocesi di Recife, con il permesso del Vaticano, ha aperto il processo di canonizzazione di Hélder Camara, un vero santo di Dio.

Marcelo Barros è benedettino, biblista, teologo della liberazione e scrittore; tra i fondatori del CEBI (Centro studi biblici), assessore della Commissione Pastorale della Terra e delle Comunità ecclesiali di base.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Christian dell’Ufficio stampa delle Edizioni Gruppo Abele.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Lucca 2016, non solo fumetti, a cura di Elena Romanello

26 ottobre 2016 by

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Un autunno non è tale senza Lucca Comics and Games, che torna anche quest’anno nel ponte di Ognissanti, per riempire la storica città toscana capitale della fantasia dei mille colori dell’immaginario tra fumetti, libri, giochi di ruolo, film, telefilm, videogames, cosplay e tanto altro.

Quest’anno è una data importante, perché Lucca festeggia i suoi primi cinquant’anni e di strada se ne è fatta davvero tanta: dal 28 ottobre al 1 novembre ci sarà la fiera vera e propria mentre sono già in corso le mostre temporanee. Si diceva quindi tutto quello che riguarda l’immaginario, libri compresi, anche se ormai di fumetti si parla sempre più spesso in termini di graphic novel, e quindi non esiste più una contrapposizione che per troppo tempo ha diviso i sogni su carta stampata.

In particolare gli editori di libri sono concentrati nel padiglione Carducci, appena fuori dalle mura e nel padiglione del Giglio e Napoleone, senza dimenticare editori come Kappalab nella ormai celeberrima Japan Town dedicata a manga, anime e tutto il mondo ad essi collegati. Poi, girando per Lucca, si possono scoprire le sue bellissime librerie, fumetterie e bancarelle, con offerte davvero interessanti, il tutto senza dimenticare lo spazio di corso Garibaldi dedicati a fumetterie e librerie da tutta Italia, reali e virtuali.

Tantissimi gli ospiti tra cui molti legati al mondo dei libri: Paolo Barbieri, illustratore delle copertine di vari libri fantasy tra cui quelli di Licia Troisi che presenta la sua nuova fatica Zodiaco, il letterato a tutto campo Stefano Benni, il decano del fantasy Terry Brooks, tornato alla ribalta con la serie tv su Shannara, l’illustratore Ciruelo Cabral, Paolo Bacilieri con Palla, Silvana de Mari con il nuovo capitolo della saga di Hania, Virginia de Winter che presenta il fantastorico La spia del mare, Steven Erikson con la saga di Malazan, Lavinia Petti autrice del successo Il ladro di nebbia, Cecilia Randall che parlerà della saga di Hyperversum, Philip Reeve con il fantascientifico Capolinea per le stelle, Brandon Sanderson autore di Elantris e di altri complessi e affascinanti universi fantasy, Alessia Mainardi che presenterà le sue incursioni nello steampunk e ovviamente l’immancabile Licia Troisi.

Per quello che riguarda i fumetti, non si possono non citare i nomi del nostrano Zerocalcare, autore anche del poster di quest’anno, di Charlie Adlard con The walking dead, Bruno Bozzetto, John Cassaday con il suo lavoro su Star Wars, Gabriel Hernandez Walta, autore di punta della Marvel, il veterano Milo Manara, il mostro sacro Frank Miller, Kaoru Mori mangaka autrice degli interessanti Emma e I giorni della sposa, Leo Ortolani con il suo Rat-man, Teresa Radice che parlerà dei suoi prossimi progetti dopo Il porto proibito.

Tra le mostre, da ricordare il tributo di sette artisti a Tolkien e la personale di Zerocalcare. Moltissimi gli incontri e eventi, da segnalare lunedì 31 la tavola rotonda sul fantasy al femmnile e il 1 novembre l’incontro con Terry Brooks e Steven Erikson. Il programma completo è nel sito http://www.luccacomicsandgames.com/it/2016/programma/

:: Giovani, carine e bugiarde – 4 libri in 1 di Sara Shepard, (Newton Compton, 2016) a cura di Micol Borzatta

25 ottobre 2016 by

12Alison, Aria, Spencer, Emily e Hannah sono cinque studentesse di seconda media che vivono a Rosewood. La loro vita passa tra banchi di scuola e riunioni pomeridiani a turno di una di loro a rotazione. Sembra una vita tranquilla da ragazze se non fosse che Alison ha un vizio: fare scherzi abbastanza pesanti a chi non le piace. Proprio a causa di uno dei suoi scherzi le ragazze rischiano di mettersi seriamente nei guai, infatti una sera Alison spara un petardo nella casetta sull’albero del suo vicino per punire il ragazzo, Toby, che continua a spiarle, ma purtroppo colpisce la sorella, Jenna, accecandola. Alison però ha subito un piano pronto per non finire nei guai, dice a Toby di prendersi la colpa altrimenti lei avrebbe detto a tutti il suo segreto.
Toby infatti si prende la colpa e Alison dice alle ragazze che ora che hanno un segreto in comune la loro amicizia sarebbe durata in eterno.
Purtroppo le cose non stanno così, infatti qualche settimana dopo, durante un pigiama party nella depandance di Spencer, Alison esce di corsa dopo una litigata con la padrona di casa e sparisce nel nulla.
Passano tre anni, le ragazze si sono perse di vista e la loro amicizia è scemata quando, ognuna per un motivo diverso, si rincontrano. Di Alison non c’è ancora nessuna notizia, ma ognuna di loro riceve un messaggio da una certa A che le minaccia di svelare segreti del passato e del presente.
Tutte pensano che sia l’ennesimo scherzo di cattivo gusto di Alison, tornata da chissà dove, ma quando viene rinvenuto il suo cadavere i messaggi non smettono di arrivare, anzi diventano sempre più pericolosi. Inizialmente minacciano, poi iniziano a mettere nei guai le ragazze con le famiglie tramite pubblicazione di foto o lettere, fino ad arrivare a investire Hannah.
Chi è questa A misteriosa e perché si sta accanendo su loro quattro? E cos’è successo ad Alison quella notte? Chi è il suo assassino?
Raccolta dei primi quattro volumi della serie, il romanzo risulta essere scorrevole e avvincente anche se molto lungo.
Rispetto alla serie TV, dove le ragazze vengono descritte come quattro viziate piene di soldi, teppiste, che passano la vita a ubriacarsi, fare sesso con i professori, fregandosene della legge, permettendosi di fare irruzione nelle proprietà private rubando documenti senza che nessuno si accorga mai di nulla, nel romanzo le cose sono completamente diverse.
Partiamo dall’argomento più forte di tutto il libro, l’omosessualità di Emily. Se nel telefilm lei si è già dichiarata gay davanti a tutti e vive la sua omosessualità tranquillamente alla luce del sole senza nessuna ripercussione, come se fosse normale che la società accetti la cosa, specialmente in un paesino piccolo come Rosewood. Nel romanzo, invece, l’argomento viene affrontato in modo più realistico e completo. Emily deve ancora accertarsi di essere gay, infatti lei sta frequentando un ragazzo quando si accorge che in realtà lui non le fa provare nulla, mentre si sente smuovere dentro tantissime emozioni diverse quando incontra Maya. Da quel momento inizia il vero travaglio sia psicologico, in cui lei prende consapevolezza della cosa, e la battaglia con la famiglia e la società, che appena saputa la sua diversità iniziano ad accanirsi contro di lei. A scuola infatti i compagni di scuola le parlano alle spalle, le fanno scherzi e la trattano come se fosse un fenomeno da baraccone, a casa invece la considerano addirittura malata e pretendono che lei guarisca da questa assurda malattia. Quando però Emily decide di seguire la sua natura i genitori la cacciano di casa, spedendola come un pacco postale a casa degli zii in Iowa, dove vivrà in una fattoria e verrà seguita da un docente a domicilio.
Il tema dell’omosessualità viene trattato approfonditamente, con uno stile narrativo leggero, adatto a degli adolescenti, ma realisticamente, dando modo a chi legge il romanzo, e dovesse trovarsi nella stessa situazione, di capire cosa dovrà affrontare realmente, ma nello stesso tempo realizzare quanto sia importante essere sempre se stessi e accettarsi per quello che si è.
Altro tema molto forte è legato ad Hannah. Ragazzina obesa che veniva sempre presa di mira, anche dopo essere entrata nel gruppo di Alison le cose non sono cambiate molto, anzi spesso era Alison stessa a darle del maialino o a prenderla in giro, decide così, dopo la sparizione della sua amica, di dimagrire e diventare come tutte le altre ragazze della scuola. Il problema è come avviene questa trasformazione. Hannah infatti inizia a vomitare tutto quello che mangia, fino a iniziare a soffrire di bulimia. Disturbo che purtroppo non supererà mai totalmente, infatti appena iniziano gli SMS di A ricade subito nel giro.
Anche questo argomento viene trattato dal lato psicologico della ragazza, dando molto peso a quello che pensa, a come si vede e alle emozioni che scatenato il tutto. Molte sono le descrizioni in cui lei, pur essendo magrissima, passando davanti a uno specchio si vede grassa, oppure le sembra di vedere che alcune parti del suo corpo si ingrossino, per poi tornare a vedersi com’è realmente. Giochi della mente che la riportano a capofitto nel tunnel della bulimia.
Poi c’è Aria, la ragazzina che non si trova a frequentare i suoi coetanei, a cui le piace la letteratura impegnata e che inconsapevolmente inizia una storia con il suo professore, e che decide di continuarla anche quando scopre che Ezra è il suo docente. Comportamento causato anche dal fatto che Aria è stata costretta a crescere troppo in fretta. Infatti dopo aver scoperto che suo padre tradiva la madre con una sua studentessa, le è stato imposto da padre stesso di stare zitta e non riferire nulla. Questa cosa l’ha fatta crescere molto, così se già di suo preferiva la compagnia di gente più grande e chiudersi nei romanzi classici, dopo quell’evento la sua voglia di essere adulta è cresciuta. Il peggioramento totale avviene quando la madre di Aria, scopre della tresca del padre grazie a una lettera di A e scopre anche che la figlia sapeva tutto da tre anni. La reazione è quella di cacciare il marito, dire alla figlia che non riesce più a guardarla in faccia e cacciare di casa anche lei che finirà per vivere prima a casa di un compagno di scuola che sta frequentando e poi del professore.
L’argomento del divorzio, della separazione e dei rapporti genitori e figli viene trattato in modo approfondito sia tramite i pensieri e i sentimenti di Aria che di quelli di suo fratello minore Mike. Trattati in maniera diversa dai genitori, hanno reazioni completamente diverse che creano anche problemi nel loro rapporto e di conseguenza quello con gli amici e la scuola.
L’ultimo argomento trattato, sempre molto importante per gli adolescenti, è legato a Spencer. Spencer vive in una famiglia dove la cosa più importante di tutto è apparire e portare a casa trofei di ogni genere. La competizione è continua per tutto, sia tra le due sorelle, Spencer e Melissa, che tra i genitori. Purtroppo Spencer è sempre seconda rispetto alla sorella maggiore, non riesce a raggiungere gli stessi traguardi che lei aveva raggiunto ai suoi tempi, e quelle poche volte che riesce a superarla non viene comunque considerata. Lo stress provato è enorme e tutto si ripercuote anche sul rapporto con la gente. Infatti Spencer darà l’unica del gruppo che litigherà sempre con Alison, come se fossero due galli nello stesso pollaio, e successivamente cercherà, inconsapevolmente, di prendere il suo posto come leader del gruppo quando lei sarà morta.
Tutti questi argomenti importanti sono alla base di tutta la storia e hanno ruoli fondamentali, e sono i motivi per cui la serie di romanzi risulta essere molto interessante, coinvolgente e psicologicamente stimolante, diventando così una lettura quasi didattica per certi versi, a differenza della serie TV che è totalmente diseducativa.

Sara Shepard nasce a Filadelfia nel 1978.
Diplomata alla Downingtown West High a Downingtown in Pennsylvania si è laureata alla New York University.
Ora vive a Filadelfia con il marito e il loro figlio.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Antonella dell’Ufficio Stampa Newton Compton.

:: La ‘anomala normalità’ de “La vertigine del caso”. Intervista a Vanessa Chizzini, a cura di Irma Loredana Galgano

25 ottobre 2016 by

unnamedBuongiorno Vanessa. Lei si forma al Dams di Bologna e poi sceglie di lavorare in campo editoriale in un percorso che l’ha condotta, quasi per caso, alla ideazione di un ampio progetto di cui La vertigine del caso rappresenta il primo movimento. Qual è lo scopo che si è prefissata di raggiungere?

Non so se a questo progetto sono davvero arrivata “quasi per caso”. A me sembra faccia piuttosto parte di un percorso coerente, in cui l’interesse per la scrittura (mia e altrui) ha sempre avuto un ruolo centrale, tant’è vero che ho scelto di lavorare nell’editoria e in tempi abbastanza recenti ho scritto un testo teatrale, Le nuvole nel piatto… E poi è arrivato questo progetto. Sì, in questo senso è successo “quasi per caso”, perché non è stata una decisione presa a tavolino. È come racconto nel libro a proposito delle idee che ci vengono, a volte come un fulmine a ciel sereno: «     Le idee in qualche modo vanno al di là della nostra volontà, lo so, sembrano seguire percorsi loro. Eppure sono nostre perché sono fatte della nostra vita. Noi poi possiamo ricostruire quel loro percorso e dire: “Ah, vedi, ho avuto quell’idea per questi motivi…” .»

Però non ho uno scopo ben preciso, ho semplicemente trovato congeniale la voce narrante di Mic (con Sam come spalla), così come l’angolo di osservazione della realtà che mi consente di avere. Mi piace il pensiero di andare a fondo, di disseminare i testi di spunti che piano piano verranno approfonditi, stratificandosi e arricchendosi via via di nuovi elementi e personaggi. Ad esempio, L’eleganza matta (il primo dei due racconti di cui si compone il primo movimento del mio progetto) presenta come personaggi principali Mic e Sam, con la signora Adriana che si affaccia alle loro spalle, ma poi in Vertigini e stravedimenti (il secondo racconto di questa prima tappa) la signora Adriana non solo torna ma diventa coprotagonista a tutti gli effetti.

Lei ha paragonato il primo movimento del suo progetto a un LP nel quale lato A e lato B si assomigliano e si completano. In realtà, leggendo il suo libro, si ha più l’impressione di osservare in sequenza i fotogrammi, dritto e rovescio, di una TAC della mente e dei comportamenti umani. La sua scrittura nasce dall’osservazione di ciò che la circonda?

Sicuramente, ma non solo dall’osservazione. Dall’osservazione e dall’immersione. Trovo che il punto di vista di chi si pone al di fuori delle cose rischi di essere sterile e velleitario. Nel libro c’è un momento in cui Mic, dopo aver osservato con un certo disprezzo un gruppetto di persone che fanno confusione in spiaggia, si riconosce suo malgrado in loro. E questo è anche il mio punto di vista. Non di chi si tira fuori ma di chi è bene in mezzo, anche se a volte – purtroppo o per fortuna – si sente un estraneo, ed è da questa prospettiva che non smette di osservare se stesso e gli altri e di farsi domande.

Mic e Sam sembrano, agli occhi di chi legge, dei lui, ma potrebbero anche essere delle lei. Perché ha scelto di giocare con questa evanescenza nelle figure dei protagonisti?

Perché ci sono delle cose in questi personaggi che non mi interessano e non mi paiono rivelanti. Il sesso biologico o l’identità di genere, l’età, la professione, la descrizione fisica… Non hanno importanza per le storie che voglio raccontare e per come le voglio raccontare. A lei sembrano dei “lui” però riconosce che potrebbero essere delle “lei” e questo è per me un dato molto interessante. Capita in effetti che alcuni lettori si accorgano che non viene specificato se si tratti di maschi o femmine, e invece altri lettori riempiono inconsapevolmente i buchi da me lasciati e si creano i loro Mic e Sam, che a volte sono entrambi maschi, a volte entrambe femmine, a volte uno maschio e una femmina, senza contare che uno o entrambi potrebbero essere gender fluid… Mi piace molto la parola che lei ha usato, “evanescenza”, perché è proprio così, un “vedo e non vedo”. Quel che non vedo e quel che non viene detto lo immagino. Non dovrebbe funzionare anche così con la letteratura e l’arte in genere?

La vertigine del caso ruota intorno all’idea delle “cabine spalma-crema”. L’immagine dei vacanzieri intenti a cospargersi di crema per proteggersi dai raggi ultravioletti è solo una delle tante a cui la mente rimanda leggendo i suoi racconti. Sono queste i simboli della eleganza matta che ci circonda?

L’eleganza matta, così come viene definita nel libro, ha a che fare con colpi di testa, quando si sovvertono equilibri e prudenze, e prevale un istinto vitale sulla logica. L’arte è indubbiamente “eleganza matta”. Ma naturalmente non solo. Lo sono anche le cabine spalma-crema, che possono sembrare un’idea folle, ma hanno tutte le caratteristiche che le possono portare a concretizzarsi (tanto è vero che, nella vita reale, sono diventate un brevetto per invenzione industriale).

La voce narrante è Mic, in vacanza con Sam per il weekend. Attraverso lui il lettore riesce a visualizzare le scene narrate. Situazioni tipiche di una vacanza qualsiasi nelle quali si inseriscono le scene finalizzate alla concretizzazione del suo progetto, come il legame con la signora Adriana e l’incontro con l’inventore islandese delle cabine spalma-crema. «Tutto d’un tratto mi sento islandese» dice Mic. E allora il lettore si chiede perché lei ha scelto di figurare nel libro nei panni di un uomo di origine islandese?

Be’, è vero che anch’io ho brevettato nella realtà le cabine spalma-crema come nel libro ha fatto l’inventore islandese, ma non era mia intenzione presentare in lui un mio alter ego. Caratterizzare l’inventore come islandese mi aiutava ad amplificare la perplessità iniziale di Mic, che a differenza di Sam si avvicina alle cabine con grande scetticismo e continua a chiedersi a chi sia potuta venire un’idea del genere. L’eleganza matta è anche un viaggio nelle idee (Mic a un certo punto dice: «Il percorso che porta dalla nascita dell’idea alla sua realizzazione è uno dei miei viaggi preferiti»), un’indagine che cerca di risalire indietro, al punto di inizio, e il fatto che quest’idea sia venuta a un inventore nato e residente in Islanda, paese dove la protezione solare non è certo un’esigenza pressante, allunga per così dire il percorso, aggiunge un altro punto di domanda, è una curiosità in più su cui Mic si interroga.

Le cabine spalma-crema descritte in L’eleganza matta ritornano anche in Vertigini e stravedimenti ma nella forma di una installazione in mostra alla Biennale. La visita all’installazione viene vissuta da Mic come un rituale di passaggio. Cosa ha voluto realmente rappresentare con questa descrizione?

Già ne L’eleganza matta le cabine spalma-crema, oltre a essere un guscio trasparente che ricorda un piccolo autolavaggio, assumono diverse forme a seconda dell’esperienza che ne fa Mic: all’inizio sono semplicemente un dispositivo che applica la crema solare, poi le loro spazzole finiscono per ricordare un orsacchiotto, successivamente sono un luogo in cui rientrare in contatto con la parte più vera di sé… In Vertigini e stravedimenti in fondo avviene un’altra trasformazione, questa volta di stampo artistico, che decontestualizza le cabine e così facendo sposta ulteriormente l’esperienza. C’è anche una sorta di rovesciamento, perché in qualche modo la cabina presente nell’installazione diventa il luogo in cui si lascia qualcosa, e dunque assume i contorni di un luogo della nostalgia. Si entra comunque in contatto con se stessi, ma si tratta di un sé che ci si è lasciati alle spalle. Per Mic diventa soprattutto un ammonimento.

Venezia, il suo Lido e tutta la laguna in genere sono associati, nell’immaginario collettivo, ai canali, ai palazzi, alla bellezza e all’eleganza. Le comparse di Vertigini e stravedimenti sembrano “sporcare” tutto ciò con il caos, come del resto i personaggi secondari de L’eleganza matta sembrano farlo nello stabilimento balneare che occupano. È anche questa la degenerazione del mondo moderno?

Be’, è la classica domanda da un milione di dollari… I pochi abitanti rimasti a Venezia probabilmente le direbbero che sì, il caos portato dai tanti turisti che ogni giorno affollano la città è una degenerazione del mondo moderno. Ma in Vertigini e stravedimenti Mic, Sam e la signora Adriana cercano di tenersi il più possibile alla larga dalle rotte più battute. La sua domanda mi ha fatto piuttosto pensare a un altro tipo di caos, che Mic descrive così: «    Mi piacciono i percorsi che hanno un orientamento, un passo dopo l’altro, quando le novità non spuntano dal nulla, ma si cominciano a scorgere in fondo alla strada e piano piano prendono forma. Mi inquieto quando ci vedo tutti lì con le bende sugli occhi come se fossimo in un enorme cortile, ancora bambini, a giocare a mosca cieca. Anche se non siamo più bambini e non c’è più nessun cortile». Che poi questa sia una peculiarità del mondo moderno o una caratteristica dell’essere umano è un altro discorso…

Veniamo ora alla scrittura. Il suo stile è secco deciso colloquiale. Sembra quasi che non voglia lasciare spazio a pentimenti, risentimenti. Un taglio netto. È questo che rappresenta per lei l’intero progetto, una sorta di svolta in cui ha deciso, in un certo qual modo, di mettere a nudo la sua anima?

Non so se sia possibile scrivere senza mettersi a nudo, in un modo o nell’altro. Il che non significa che quanto si va scrivendo abbia un’impronta autobiografica. Ma se la voce di Mic mi è congeniale, sicuramente lo è anche perché esistono svariati punti di contatto tra me e il personaggio. Dopodiché non c’è solo Mic. La signora Adriana e Sam sono due figure ben diverse. Mi colpisce e mi coglie anche un po’ alla sprovvista quello che lei dice a proposito del fatto che il mio stile sembra non voler lasciare spazio a pentimenti e risentimenti. Sicuramente c’è una presa di posizione, un modo preciso di stare al mondo, uno sguardo ben delineato. Però io ho cercato di raccontare questo stare al mondo anche attraverso l’evocazione, senza appiattirmi sulla realtà nuda e cruda. Le cabine spalma-crema nascono come invenzione letteraria, e la nuotata nei canali veneziani è una pratica che quasi tutti sconsiglierebbero vivamente. Non per niente quest’ultimo è un elemento su cui nel libro Mic, Sam e la signora Adriana scherzano molto, ma poi la nuotata di Mic va oltre il dato di verosimiglianza, è un pretesto che permette alla narrazione di raggiungere un altro livello.

Il ‘viaggio’ viene simbolicamente visto come una metafora della vita. In un passaggio del testo si legge che uno dei sei artisti sul treno d’epoca, lo scrittore di Treviglio, vorrebbe «saltare giù, arrampicarsi verso una finestra, sedersi a tavola. È sera, fuori inizia a fare buio e noi non abbiamo ancora cenato». È un’immagine che rimanda all’idea di qualcuno che vorrebbe cambiare la situazione che sta vivendo in quel momento magari perché in cerca di una normalità che verrebbe vissuta come tranquillità. Cosa cerca davvero lo scrittore in quelle case dalle finestre basse fin quasi da poterci saltare dentro?

Probabilmente tutte le vite che non vive, non ha vissuto e non vivrà, ma su cui fantastica. L’immagine dell’edificio così vicino ai binari al punto che ci si potrebbe quasi saltare dentro è però presto sostituita dalla scoperta di cos’è in realtà quell’edificio, vale a dire una piscina. La piscina è un’altra forma di normalità, per tornare alla sua domanda, dentro ci sono le persone che nuotano e fanno lezione, ma è allo stesso tempo un mondo a parte, racchiuso da quelle mura, separato dal resto. È una normalità un po’ anomala. Ecco, forse è questo che mi piace raccontare, o una delle cose che mi piace raccontare: una anomala normalità.

Ma la locomotiva che ha accompagnato Mic e suoi compagni di avventura nasconde anche altri simboli da interpretare. Un viaggio nel tempo che rappresenta più un’ispezione nei meandri della mente umana o un’esplorazione accurata delle età della vita?

La locomotiva d’epoca che si blocca sui binari fuori Venezia, venendo in tal modo alla ribalta della cronaca e diventando centrale nella storia di Mic, Sam e della signora Adriana, rientra nel progetto di un festival, che ha deciso di farle percorrere la pianura padana con a bordo sei artisti appartenenti a diversi ambiti. Il tema di questo progetto è “Un viaggio nel tempo e nell’identità” e su questa suggestione i sei artisti devono produrre uno scritto. Ma è una questione che percorre tutto il libro: la riflessione sul tempo e sull’identità si mescola a quella sulla scomparsa (e di nuovo su tutte le vite che potremmo vivere), l’installazione alla Biennale di Venezia offre nuovi spunti con domande sulle stagioni e le diverse età della vita, che non sempre corrispondono ai dati anagrafici. Alla fine mi sembra che il vero filo rosso sia rappresentato proprio dal tema dell’identità.

La simbologia dell’elemento acqua è molto vasta ma una interpretazione ricorrente è il collegamento al liquido amniotico, al grembo materno, alla rinascita. Mic sembra ricercare questa sicurezza “dentro Venezia”, un luogo dove sembra che «tutto potesse rimanere sospeso. Sarà che non esistono momenti giusti o sbagliati». La nuotata lungo i canali di Venezia, eccezionalmente aperti ai bagnanti e chiusi alla navigazione, è per Mic la giusta occasione per una espiazione e una “rinascita”?

È soprattutto la giusta occasione per uno stravedimento. «Lo stravedimento è un passo dell’andare / Quando vediamo le montagne dentro il mare» scrive un altro dei sei artisti della locomotiva d’epoca componendo il testo di una canzone. Ed è esattamente quello che fa Mic: nuota nei canali veneziani in un continuo saliscendi tra tuffo e risalita che dà una sensazione “di montagna” e raccoglie dentro di sé l’esperienza di questo weekend, dall’installazione della Biennale con la cabina spalma-crema alle parole di Sam e della signora Adriana, dagli scritti dei sei artisti al fantasma di Ettore Majorana, e guarda dentro la sua e la nostra vita. «E allora vedremo dentro la nostra vita / In piedi sulla barca a farci ombra con le dita / Tra poveri gesti e grandi slanci / In bilico a un soffio dai crepacci / Paure dissolte in due respiri / Nell’aria tersa dei desideri.». E in fondo le paure dissolte in due respiri lasciano spazio all’eleganza matta dei colpi di testa…

Dove pensa che condurrà il lettore il secondo movimento del suo progetto?

A Milano, in un palazzo di ringhiera, a fare la conoscenza di nuovi personaggi…

Vanessa Chizzini: Nata a Udine. Laureata al Dams di Bologna. Lavora in campo editoriale. Ha fondato una casa editrice specializzata in cinema e teatro. Autrice di testi teatrali e racconti. Detentrice dei diritti sul brevetto industriale della “Cabina di fotoprotezione con spazzole rotanti”. Ha scelto di autoprodurre “La vertigine del caso”, il libro che raccoglie il primo ‘movimento’ del suo progetto.

Nota: autopubblicazione disponibile su Amazon.