Parrà strano ma nel mondo delle lettere il peggior peccato di uno scrittore consiste nello scrivere. Il Nostro se ne asterrà, per quanto possibile: un pezzo di colore esotico a vent’anni, una cauta recensione a venticinque, a trent’anni, già intellettuale di successo, “curerà” libri evitando di scriverli o di tradurli. Due pagine di prefazione, tanto per mettere le mani avanti, mai elogiative, anzi limitatorie… Se il libro andrà bene suo il merito. Nel caso contrario, ci vuole assai poco a dar la colpa a chi ha lavorato. Se l’ammalato dovesse morire, si può, in coscienza, dare la colpa al curatore?
Un Bianciardi riscoperto, sottratto alle ombre di un’amnesia collettiva, o più che altro selettiva, riemerge da Luciano Bianciardi – Il precario esistenziale (Edizioni Clichy), testo a cura del critico letterario Gian Paolo Serino. Non un saggio critico (è un agile libretto di un centinaio di pagine, formato piccolo, composto da una nota biografica, una nota critica scritta da Serino e tante foto in bianco e nero, quasi evaporate, e citazioni, oltre a testi più ampi tratti dai suoi romanzi e articoli giornalistici e una bibliografia essenziale), più che altro un invito alla lettura, di un autore più commentato che letto, che ironia del caso forse oggi è più conosciuto per le sue traduzioni che per i suoi romanzi o saggi.
Porterà davvero a una rilettura di Bianciardi, la lettura e diffusione di questo testo? Questo non lo so, ma quello che è certo farà emergere una specie di senso di colpa, perché cosa c’è di più sovversivo che il pensiero di un uomo libero, non asservito alle logiche dell’industria culturale della nostra società dei consumi, in un mondo dove questo è la norma. Bianciardi visse ai suoi albori, all’inizio del boom economico degli anni 60, intuì il ruolo della televisione, veicolo principe di consumi indotti, e si trovò a fare delle scelte, anche etiche e morali, su come vivere il suo stato di intellettuale anarchico e non compromesso con le logiche di potere.
E sicuramente questo non gli è stato perdonato, allora come oggi. Il grande successo de La vita agra avrebbe potuto corromperlo, gli applausi ricevuti avrebbero potuto privarlo della forza morale necessaria a dire no, a negarsi a quello stato di cose. Bianciardi non si è piegato ma il prezzo che ha pagato in vita, (l’isolamento, l’alcolismo) e in morte, la dimenticanza, sono di memento a tutti coloro che preferiscono la libertà al successo economico e alla fama.
Ne è valsa la pena? Per alcune persone non è una domanda sensata, comportarsi così è semplicemente l’unico stato di cose possibile, l’unica via d’uscita.
Gian Paolo Serino, classe 1972, critico letterario e giornalista, fondatore di Satisfiction.
Elena Romanello
É bello provare meraviglia. E lo è ancor più se a suscitarla è un sentimento di sorpresa verso qualcosa di atteso e conosciuto come l’arte di Elena Mearini, scrittrice lombarda dal tratto indiscutibilmente autentico e personale.
La vita è strana e spesso non dà quello che uno merita, in positivo e negativo. Almeno, questa è la sensazione che si è avuta qualche giorno fa, vedendo come è stata accolta, dai giornali italiani ma anche da quelli stranieri, australiani in particolare, la notizia della dipartita, a 77 anni e dopo una lunga malattia invalidante, di Colleen McCullough.
“In Italia ogni giorno si cementificano settantacinque ettari e ci sono quasi trecento abusi edilizi” proseguì Whitaker. ” E il cento per cento dei comuni è a rischio per la progressiva cementizzazione del territorio. Io credo che nessuno possa più fermare tutto questo”. Si fermò e sosprirò profondamente.” A volte gli uomini dormono un sonno così profondo che solo la forza degli eventi può destarli. Lei ama Shakespeare? “Un cielo così cupo non può schiarire senza una tempesta”… Ricorda?”
Tamose, nuovo faraone e figlio del deceduto Mamose VIII, si ritrova a dover governare l’Egitto, ma per fortuna è seguito da Taita che gli rende le cose più semplici.
Lostris è appena divenuta donna ed è pronta per vivere il suo amore con Tanus, guerriero agli ordini di suo padre, il Visir, e con cui è cresciuta fin da piccola. I due giovani sono seguiti e aiutati dall’eunuco Taita, schiavo del padre di Lostris che dopo averlo preso come amante, una notte, avendolo trovato a letto con una donna lo ha fatto castrare e ha fatto uccidere lei.
Argentina è anziana, ma vive ogni giorno con l’entusiasmo di quando era bambina, ricordando il paesino in Basilicata che lasciò all’inizio degli anni Cinquanta per venire a vivere a Milano con il marito ormai morto. Arianna non ha ancora diciotto anni, soffre per il suo sovrappeso e bullismo e bocciature l’hanno portata a chiudersi in casa davanti al pc e in mezzo ai libri.
Il libro scelto da Garzanti per celebrare la Giornata della Memoria di quest’anno, che coincide con i settant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, è La memoria dei fiori, titolo deciso a tavolino per presentare Il diario di Rywka Lipszyc, un’adolescente ebrea del ghetto di Lodz, in Polonia.
E’ il 1990 a Beirut e Karim Shamms sta per compiere quarant’anni. Sta aspettando un taxi che lo porterà all’aeroporto, dove si imbarcherà alla volta Montpellier per fare ritorno a casa dalla moglie e dalle figlie. Comincia così questo nuovo libro di Elias Khoury (Specchi rotti, Feltrinelli, 2014), un romanzo che varrebbe la pena leggere solo per il suo essere semplicemente bello, ma che è molto di più: è un vortice di mille storie, accennate e intrecciate, che il lettore si trova a vivere, non una dopo l’altra, ma tutte insieme, perché ‘Beirut è una città di specchi dove ognuno è se stesso e molti altri’.
Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry è uno dei libri per bambini – adatto anche agli adulti-, più conosciuti al mondo e non a caso è stato tradotto in più di duecento lingue e dialetti, tra cui l’Esperanto. Nonostante questa sua fama, l’ho letto – e me ne pento – per la prima volta solo qualche anno fa. La mia prima conoscenza del Piccolo principe è avvenuta attraverso un cartone animato che facevano in TV negli anni ’80, del quale ricordo l’immagine di questo ragazzino biondo, che viveva sul suo pianeta con una rosa parlante. Solo anni dopo, ho scoperto che quel cartoon era ispirato al libro dello scrittore di Lione, pubblicato per la prima volta il 6 aprile del 1943, in inglese, dall’editore Reynal & Hitchcock di New York. La storia è semplice e affascinate, perché narra l’incontro tra un pilota di aerei, precipitato nel deserto del Sahara, e un bambino che come prima cosa gli chiede di disegnargli una pecora. Il pilota, nel quale non è difficile, identificare l’autore stesso, rimane un po’ stranito dalle richieste e dalle cose che quello strambo ragazzino gli chiede. Solo ascoltandolo, l’adulto capirà che quel bambino ha in sé un’avventurosa storia da raccontare. Il Piccolo principe comincia a dire di sé, narrando che viene da un asteroide dove vive con rosa vanitosa che lui accudisce. Il ragazzino prosegue il suo racconto descrivendo i viaggi che ha fatto, prima di arrivare sulla Terra, partendo dall’asteroide 325 al 330. Queste esperienze gli hanno fatto scoprire che i grandi sono persone davvero molto strane. Il Piccolo Principe non venne solo scritto, ma anche illustrato da Antoine de Saint-Exupéry e ciò che mi stupisce di questo libro, ogni volta che lo rileggo, sono la spontaneità insita nel piccolo protagonista e la sua capacità di stupirsi davanti alle piccole cose quotidiane. Lo sguardo puro e innocente del ragazzino venuto sulla terra da un altro pianeta, mi fa pensare a quella “parte bambina” che molte persone perdono, assieme alla capacità di provare meraviglia per gli eventi del viver quotidiano, quando diventano adulti. Forse al Piccolo Principe i grandi incontrati (un vecchio re solitario che si crede onnipotente e che cerca di farlo suo ministro per essere sempre ascoltato; un uomo d’affari che passa i giorni a contare le stelle credendo che siano sue; o un geografo seduto alla sua scrivania che ha idea di come sia fatto il suo pianeta) sembrano strani, poiché seguono un comportamento che non ha più la spontaneità tipica della fanciullezza, perché trasformato dalle prove della vita. Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry è sì un libro per bambini, ma ha in sé una natura filosofica che riflette su tematiche eterne della condizione dell’uomo come la solitudine, il significato dell’amore e dell’amicizia. Un pensare che invita tutti i lettori – grandi o piccini che siano – a cercare il senso della vita e a mantenere viva, anche da grandi, la stessa capacità di meravigliarsi per le piccole cose, tipica del Piccolo Principe venuto dall’asteroide B 612.

























