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L’ora dei dannati – L’Abisso di Luca Tarenzi (Giunti, 2020) a cura di Elena Romanello

25 novembre 2020

tarenzismallCi sono opere che sono considerate più una croce che una delizia, per via che vengono imposte a scuola: una di queste è la Divina Commedia di Dante Alighieri, tormento degli anni delle superiori, e spesso non riconosciuta per quello che è, uno dei primi viaggi fantastici in mondi alternativi dell’immaginario.
Paradossalmente, questa cosa l’ha colta un autore noto anche da noi e di un’altra cultura, il mangaka giapponese Go Nagai, autore di Devilman e di Mazinga, che non ha studiato la Divina Commedia a scuola, l’ha scoperta grazie ad un’edizione con i disegni di Gustave Doré e ne ha preso spunto per le sue opere, non ultimo un adattamento in manga.
Ma adesso è giunto il momento di rileggerla in chiave fantasy anche alle nostre latitudini, grazie al poliedrico Luca Tarenzi, che con L’ora dei dannati L’abisso costruisce un nuovo viaggio nell’Inferno dantesco.
Virgilio non può tornare nel Limbo, dopo aver accompagnato Dante nel suo viaggio tra Inferno e Purgatorio, e vaga per i gironi dei dannati, dovendo sempre guardarsi dai temibili Spezzati, gli angeli caduti guardiani dell’Inferno.
Pier delle Vigne, il suicida diventato albero, lo coinvolge in un piano ambizioso, fuggire dall’Inferno verso nuovi lidi, e a loro due si uniscono altri tre dannati, non certo raccomandabili, Filippo Argenti, Bertran de Born e il sinistro conte Ugolino, in quella che diventa presto una missione impossibile da realizzare e una lotta contro tutti i mostri presenti nell’Inferno.
Luca Tarenzi fa riscoprire ai suoi lettori personaggi come il tragico Pier delle Vigne, l’infido Filippo Argenti, il conte Ugolino, il nostro Hannibal Lecter come lo definisce l’autore, e Bertran de Born, personaggio meno noto ma molto interessante, messo da Dante tra i seminatori di discordie quando in realtà fu un semplice condottiero al servizio del suo feudatario.
L’ora dei dannati è un romanzo d’azione fantastica, che fa rivivere in maniera completamente diversa un classico non apprezzato davvero per il suo valore, e L’abisso è il primo capitolo di una trilogia, con tanto di finale aperto. Nel prossimo libro, che non si vede l’ora di leggere, arriverà anche un personaggio femminile, Francesca da Rimini, in una nuova versione molto diversa da quella trasmessa da Dante.
L’immaginario fantastico è ricco e in continuo mutare, ma ha le sue origini nei classici, anche in quelli italiani, anche in quelli che si sono studiati a scuola non apprezzandoli allora in questa ottica. E leggendo L’ora dei dannati viene davvero voglia di riprendere in mano la famigerata Divina Commedia.

Luca Tarenzi laureato in Storia delle Religioni, lavora per vari editori come traduttore, editor e consulente. Ha esordito nel 2006 con il romanzo (urban fantasy) Pentar – Il patto degli dei, e da allora ha pubblicato una dozzina tra romanzi e raccolte di racconti, oltre a due saggi (La sciamana del deserto e La più breve storia dell’urban fantasy che si sia mai vista).

Provenienza: libro del recensore.

:: La ballata di Dante, Eduardo González Viaña, (Baldini&Castoldi, 2014) a cura di Viviana Filippini

21 gennaio 2015

LaballataQuello che mi ha stupito di La ballata di Dante di Eduardo González Viaña è la capacità dell’autore di realizzare una sorta di versione latinoamericana della Divina Commedia di Dante (non me ne vogliano le spoglie del sommo poeta). Non fraintendete l’affermazione precedente, ma conosce la vicenda narrata dal poeta fiorentino, leggendo questo libro edito da Baldini&Castoldi avrà la sensazione di sentir riecheggiare Dante nella contemporaneità americana di Viaña, dove cultura made in U.S.A. e made in Messico si incontrano e scontrano. Dante Celestino è come il Dante della Divina Commedia, perché anche il personaggio dello scrittore sudamericano partirà per un viaggio che lo porterà ad attraversare l’inferno e il purgatorio, prima di raggiungere una situazione di vita paragonabile alla tranquillità paradisiaca. Il messicano Dante Celestino arriva in Oregon e rimane sempre fermo in quel luogo dove, da solo, cerca di crescere la figlia Emmita, perché la moglie bibliotecaria Beatriz, altro riferimento alla Divina Commedia che richiama alla mente la Beatrice del paradiso dantesco, è morta. Quando la ragazzina raggiunge i quindici anni, Celestino preso dall’entusiasmo –troppo in effetti- organizza una spettacolare cerimonia per celebrare l’ingresso della figlia in società. La gioiosa fatica di Dante verrà spazzata dalla brutale irruzione durante i festeggiamenti di un gruppo di giovani motociclisti che semineranno paura e terrore tra i partecipanti. Il dramma si compie con la fuga di Emmita con Johnny Cabada, il capobanda dei bikers, che si è arricchito con il traffico di stupefacenti. Dante, accompagnato da un asino zoppo e parlante che gli fa da guida spirituale e che, non a caso, si chiama Virgilio, valica i confini dell’Oregon viaggiando per tutti gli Stati americani alla ricerca dell’amata figlia. Certo, nel libro di Viaña non troviamo i vari gironi danteschi con i loro dannati, ma nelle avventure vissute da Celestino povertà, istinto di sopravvivenza, violenza e male che mina gli uomini si mescolano in modo così perfetto da fa apparire, agli occhi di chi legge, il pellegrinaggio del protagonista un vero e proprio viaggio all’inferno. La ballata di Dante di Viaña è interessante perché attraverso la figura di Dante Celestino e della figlia, l’autore racconta le difficoltà di inserimento sociale che molti immigrati hanno nel momento in cui si trasferiscono dal loro Paese d’origine in quello che li ospita. Se la figlia di Dante si sente perfettamente americana e in certi momenti sembra quasi ripudiare le proprie origini del Sud, il padre è l’opposto. Dante vive da sempre in Oregon in condizioni economiche non floride, non sa parlare inglese, non ha documenti d’identità regolari e non riesce a integrarsi nella società americana, perché molto legato alle sue radici messicane. Questo non fa altro che creare un conflitto con la giovane e ribelle Emmita, un dissidio riguardante il classico conflitto generazionale tra genitori e figli. La ballata di Dante Eduardo González Viaña crea il giusto equilibrio tra fantasia e realtà, nel quale temi come gli scontri tra culture diverse e generazioni differenti è trattato con delicatezza, garbo e con una sottile ironia che conferma quanto i libri, spesso e volentieri, riflettano quella che è al realtà quotidiana nella quale i lettori vivono. Traduzione Lucia Lorenzini.

Eduardo González Viaña (Chepén, 1941) giornalista oltre che scrittore peruviano, da molti anni vive in Oregon, dove ha esercitato l’insegnamento presso l’Università, e da questa località invia periodicamente a un ampio circolo di lettori l’e-mail «Correo de Salem», che contiene spesso osservazioni pungenti sulla società statunitense. Ha pubblicato romanzi e numerose raccolte di racconti. Ha ricevuto importanti riconoscimenti fra i quali il Premio Juan Rulfo per il racconto (1999) e nel 2007 il prestigioso International Latino Book Award proprio per La ballata di Dante.