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Faten, Fatima Sharafeddine (Gallucci-Kalimat, 2021) A cura di Viviana Filippini

1 aprile 2021

Faten, è il nome e il titolo del romanzo di Fatima Sharafeddine, edito da Gallucci. La storia si svolge nel Libano del 1985 dove Faten, 15 anni, è una giovane ragazzina obbligata a lasciare la scuola per andare a Beirut per lavorare come domestica in una famiglia molto benestante. La vita con i datori di lavoro non è facile come sembra, perché sono molto esigenti e Faten passa le giornate a far le pulizie di casa. La famiglia dove si trova ha due figlie, la maggiore ha pressappoco l’età della protagonista, l’altra invece è più piccola. Faten le osserva e si rende conto di quanto siano fortunate perché hanno tutto. Le sorelle possono studiare, divertirsi, mentre lei fa le faccende domestiche e ritiene di non avere possibilità alcune di riscatto. O almeno così le sembra. Faten e Dalia piano piano si conoscono meglio e si capisce che sono due giovani donne poste davanti a destini differenti. Dalia, la figlia dei datori di lavoro di Faten, è un po’ ribelle, lei vorrebbe fare la pittrice, ma tutto cambia quando i genitori cominciano a presentarle i possibili mariti. La ragazza comprende che non ha via di scelta e decide di sposarsi, non tanto per amore, ma perché obbligata dalla famiglia. Questo dimostra quanto i legami con la tradizione siano forti nella società libanese del 1985 e di come non sempre sia facile, e possibile, contrastarli per fare ciò che si vuole. Faten, la protagonista, invece non demorde, perché sì è vero lei lavora ma, allo stesso tempo, riprende a studiare. Lo fa la sera, in gran segreto, nella sua cameretta dopo aver lavorato tutto il giorno e lo fa per poter realizzare il suo sogno: prendere il diploma, iscriversi all’università e diventare infermiera. Certo è un fare davvero faticoso, anche perché Faten deve tenere nascosto tutto alla sua famiglia al villaggio, soprattutto al padre, che mai accetterebbe il fatto che la figlia voglia studiare. Unica consolazione per Faten è il ragazzo con l’auto blu della casa di fronte e la musica che lui suona. Marwan, questo è il suo nome, diventerà amico e forse anche qualcosa di più per la protagonista. In realtà quando il giovanotto è con Faten si ha come la sensazione che, come Dalia, sia un po’ imprigionato in quello che i suoi genitori vogliono per lui. Il libro della Sharafeddine è un romanzo di formazione nel quale la giovane protagonista, anche se deve lavorare per dare un contributo alla famiglia, è pronta a lottare per ottenere quello che vuole e cambiare il suo destino ed è una cosa del tutto impensabile per il Libano della metà degli anni ‘80. A differenza di Dalia e Marwan che in un certo senso si rassegnano alle volontà altrui, Faten no. Lei è più combattiva, lei vuole migliorare la sua vita, ed è davvero pronta a tutto per di cambiare e diventare una giovane donna autonoma, che ha un proprio lavoro e che è in grado di mantenersi da sola. “Faten” di Fatima Sharafeddine è un libro che mostra uno spaccato storico sociale e culturale libanese e, allo stesso tempo, narra la tenacia, l’impegno e il coraggio della giovane protagonista nel voler costruire il proprio futuro in un mondo dove l’andare oltre le tradizioni, il volere essere liberi di creare un domani migliore per sé e vivere fuori dagli schemi convenzionali è difficile da accettare. Traduzione di Barbara Teresi.

Fatima Sharafeddine, scrittrice, traduttrice e curatrice di libri per ragazzi, vive tra Beirut e Bruxelles. Ha pubblicato più di 120 libri, molti dei quali sono stati tradotti in varie lingue, dall’inglese all’hindi. Tra i numerosi premi che ha ricevuto figurano il Bologna Ragazzi Award 2016 (New Horizons) e la candidatura per ben tre volte al prestigioso Astrid Lindgren Memorial Award. Fatima conduce anche workshop di scrittura creativa e assiste i giovani scrittori nella realizzazione dei loro progetti. “Faten” rientra tra i Libri pensati per favorire un dialogo tra i bambini del Mediterraneo e le diverse culture ed è stato realizzato in collaborazione con Kalimat, partner di Galluccimpremiato come Miglior Editore dell’Anno dalla Fiera del libro per ragazzi di Bologna.

Source inviato dall’editore. Grazie all’ufficio stampa Gallucci.

:: Mediorientarsi – Specchi Rotti, Elias Khoury (Feltrinelli, 2014) a cura di Matilde Zubani

28 gennaio 2015

elE’ il 1990 a Beirut e Karim Shamms sta per compiere quarant’anni. Sta aspettando un taxi che lo porterà all’aeroporto, dove si imbarcherà alla volta Montpellier per fare ritorno a casa dalla moglie e dalle figlie. Comincia così questo nuovo libro di Elias Khoury (Specchi rotti, Feltrinelli, 2014), un romanzo che varrebbe la pena leggere solo per il suo essere semplicemente bello, ma che è molto di più: è un vortice di mille storie, accennate e intrecciate, che il lettore si trova a vivere, non una dopo l’altra, ma tutte insieme, perché ‘Beirut è una città di specchi dove ognuno è se stesso e molti altri’.
Innanzitutto è la storia di Karim Shamms e del suo ritorno in Libano dopo dieci anni passati in Francia, dove è diventato uno stimato dermatologo e dove ha trovato rifugio dalla tempesta che lunghi anni di guerra civile hanno agitato nella sua anima. Karim decide di tornare, perché suo fratello Nassim gli ha proposto di costruire insieme un nuovo ospedale per Beirut, proprio quando pensava di aver ormai chiuso la sua porta sul Libano.
Nassim e Karim sono due fratelli nati nello stesso anno eppure così diversi (il tema del “doppio” ricorre più volte all’interno del romanzo), tanto da ritrovarsi poi schierati su fronti opposti nel conflitto che ha infiammato la loro terra. Hanno trascorso la giovinezza accanto al padre Nasri, un uomo ossessivo, dalla forte personalità, che finirà per condizionare profondamente le loro vite. Tornare a Beirut significa per Karim ripiombare in un passato fatto di frasi non dette e di dolori appena sopiti, sotto i suoi occhi scorrono frantumi della sua stessa vita: ha cercato di lasciarsi alla spalle l’amore per Hind, diventata poi la moglie del fratello, i sensi di colpa e l’amarezza per la fine di alcuni compagni di lotta, le verità scomode sulla sua famiglia, eppure tutto è così vivido.
Il Libano non è solo uno scenario tormentato, colpisce l’atmosfera sensuale fatta di odori e sapori, ma anche di amori in carne ed ossa: incontri appassionati ed immagini estremamente poetiche, nel senso più mediorientale del termine. L’autore dimostra di tenere molto alla tradizione letteraria arabo-persiana servendosi di immagini allegoriche classiche, in primis quella dello specchio, nonché scegliendo di concludere il romanzo con un maqta’ in piena regola: come nel sonetto persiano, l’ultimo verso della narrazione contiene il nom de plume dell’autore, che viene tradizionalmente inserito nel contesto con qualche abile giro di parole. (Ringrazio un amico esperto di letteratura araba per avermi fatto notare questo imperdibile dettaglio, non so come, ma per un attimo avevo pensato ad una clamorosa caduta di stile!).
L’abilità narrativa di Khoury è notevole, il ritmo si mantiene impetuoso fino all’apice del finale, quasi apocalittico, lasciando spazio ad alcune parentesi storico-politiche che suggeriscono la complessità dell’ambientazione tout court, senza però pesare troppo sulla scorrevolezza della lettura.
Specchi rotti è un libro che mi è molto piaciuto e quindi, senza aggiungere altro, ve lo consiglio!

Elias Khoury è nato a Beirut nel 1948. Ha scritto numerosi romanzi, opere teatrali e saggi. In Libano è considerato una delle personalità di spicco in ambito letterario, ma anche politico. Da anni gioca un ruolo importante nella difesa della libertà d’espressione. Nel 2008 ha ricevuto il Sultan Oweiss Award per la narrativa e il Prix IMA pour le roman arabe. In Italia sono stati pubblicati anche: Il viaggio del piccolo Gandhi (Jouvence 2001), Facce bianche (Einaudi 2007), Yalo (Einaudi 2009) e La porta del sole (Feltrinelli 2014).

La guerra civile del Libano – In molti sostengono che alla base della lunga guerra che ha insanguinato storia del Libano per quindici anni ci sia stato l’esasperato confessionalismo su cui lo Stato si è fondato, dopo l’indipendenza dalla Francia (1943). Cercando di semplificare, possiamo distinguere cinque diverse fasi del conflitto: 1975-1976, Fase Palestinese, nel 1975, in seguito ad un massiccio afflusso di profughi si contano circa 300.000 palestinesi su tutto il territorio libanese, molti dei quali sono guerriglieri che combattono per la libertà della Palestina. La rappresaglia israeliana non si fa attendere e i bombardamenti aerei colpiscono indistintamente i guerriglieri e i civili (palestinesi e libanesi). I primi a reagire a questa presenza sono i cristiani e scoppia la guerra. 1976-1978, Fase Siriana, caratterizzata dall’intervento dei siriani in funzione di mediatori. 1978-1982, Fase Israeliana, Israele avvia in Libano un’operazione congiunta aerea e terrestre che durerà diversi giorni. Prima di ritirarsi l’esercito instaura una zona di sicurezza, che si trasforma in una vera e propria occupazione militare. Questa cosiddetta “fascia di sicurezza” sarà restituita al Libano solo nel 2000. 1982-1990, Fase Integralista, compaiono sul campo gli Hezbollah (milizia musulmana sciita filo-iraniana) creando profonde divisioni interne al fronte musulmano. 1988-89: Fase delle Guerra Inter-cristiana, in cui lo scontro è tra le varie fazioni della destra cristiano maronita, seguita alla “Pax Siriana”, che ufficializza la presenza dell’Esercito di Damasco in Libano attraverso un trattato di alleanza. Il 13 ottobre 1990 termina ufficialmente la guerra civile: 15 anni di combattimenti, massacri e tensioni provocano – fra civili e militari – più di 150.000 morti.