Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: L’ingrato di Sacha Naspini (e/o 2025) a cura di Patrizia Debicke

15 giugno 2025

Un sottile, ma efficace analisi psicologica, un’ ambientazione accennata  quel tanto che basta, con poche succinte ma acute pennellate, e una trama lineare sono caratteristiche tipiche  di Naspini, su cui poggiano di continuo  sensazioni e fatti nuovi da scoprire nel corso della narrazione.
Scopriamo nell’Ingrato  tutti i pregi e gli innumerevoli difetti della piccola provincia  dove tutti conoscono tutti (in questo caso  abbiamo  un paesino immaginario  della Maremma  toscana ) e diventano la scusa per una giusta e bene motivata denuncia della maldicenza.  Questo brutto vizio subdolo, affilato, talvolta usato anche da  persone insospettabili. La maldicenza è come il venticello che si accompagna come un gemello alla  calunnia, ricordate Rossini?: “va scorrendo, va ronzando; nelle orecchie della gente s’introduce destramente nelle teste e nei  cervelli fa stordire e fa gonfiar….” Ma  può anche esplodere … Ecco infatti e  anche qui nel suo  primo breve romanzo, oggi rivisitato da Naspini, la maldicenza cittadina si dilata per sfogare  la tensione emotiva  di fronte a un nugolo di insoddisfazioni, preoccupazioni, quelle non mancano mai, fino a diventare incontrollabile.  
Luigino Calamaio, fiorentino d’origine,  di professione maestro elementare vive ormai da vent’anni a Le Case, borgo arrampicato  sulle colline dell’entroterra maremmano. Sempre gentile, riservato ed  educato. in paese, è considerato una persona perbene. A parte quel  “vizietto”  di poco conto .
Sì, perché Calamaio ha una vera e propria incontenibile  passione: dipingere alla maniera di Toulouse Lautrec ma non si sente all’altezza di creare nuove opere. Ritrae  le sue modelle, immergendole  nell’atmosfera e nelle situazioni  dei quadri di Lautrec e poi  conserva i quadri in un sottoscala di casa sua, in paese.  Un tempo gli piaceva guardare le bambine senza vera malizia, così solo mentre andavano in bagno, ma non per motivi sessuali solo per lasciarsi ispirare dalle loro nudità ma, dopo aver rischiato di farsi scoprire da una rossina Chiara Rambaldi,  aveva smesso per sempre.  La cosa era stata fatta passare dalla scuola come una crisi isterica di una bambina in lutto per  la morte di un familiare.
Da quel momento Calamaio aveva chiuso, limitandosi  a scorrazzare per la campagna alla  ricerca di idee, atmosfere ma e soprattutto, dopo aver  corretto  i compiti, a chiudersi  a lavorar di pennello  nel suo sottoscala,  e a rigenerarsi catapultandosi  idealmente in un’altra epoca, creando ardite riproduzioni  di Lautrec.
Solo, ormai prossimo alla pensione, nessuna storia d’amore importante nella sua vita ( ha avuto solo un paio di relazioni sbagliate finite presto).
Ma la sua vita ripetitiva di uomo verrà interrotta dal ritorno di Chiara, Chiaretta Rambaldi   la ragazzina dai capelli rossi diventata, donna arrivata a Case Nuove in compagnia di  un giovane come lui  e immersa fino al collo  nel mondo della droga. E quando sola e senza più mezzi, avrà bisogno di sostegno e di aiuto per disintossicarsi, il maestro, il  Calamaio, sarà l’unico a darglielo e ad accoglierla in casa.  Da quel momento farà di lei la modella per i suoi quadri, affezionandosi a lei. Ma  mal gliene incoglie perché in breve, Luigino Calamaio si troverà  prigioniero  di una serie di eventi e maldicenze incontrollabili in paese, mentre gli si  rinfaccia l’ingratitudine, di lui, accolto proveniente dalla città, che non è si adattato alle ferree regole di una comunità contemporaneamente giudice, carnefice e vittima di se stessa.
La vox populi l0 condanna per qualche cosa di non noto, addirittura  inesistente ma percepito come immorale, nato da oscene fantasie che passando  di bocca in bocca, si ingigantiscono  trasformandosi, come in bocca a Don Bortolo nel Barbiere di Siviglia, da un venticello in temporale fino a deflagrare  in un colpo di cannone.
Tutto perché il povero maestro , il Calamaio, ha superato i sacri confini del conformismo, un vero delitto senza possibilità di appello per una società gretta e chiusa che può soltanto  accogliere o respingere.
Lui infatti, innocente vittima di quel gioco al massacro verrà  emarginato e  ridotto alla  solitudine, solo oggetto  di sgarbi ed offese , come  un qualcosa di nocivo da eliminare . E quando le malelingue parlando,  provocando, esasperando e ferendo, faranno tanto male al punto da causare la sua reazione , a quel punto  sarà la sua fine.

Sacha Naspini è nato a Grosseto nel 1976. È autore di numerosi racconti e romanzi, tra i quali ricordiamo I sassi (2007), Cento per cento (2009), Il gran diavolo (2014) e, per la e/o, Le Case del malcontento (2018 – Premio Città di Lugnano, Premio Città di Cave, finalista del Premio Città di Rieti; da questo romanzo è in fase di sviluppo una serie tv), Ossigeno (2019 – Premio Pinocchio Sherlock, Città di Collodi), I Cariolanti (2020), Nives (2020), La voce di Robert Wright (2021), Le nostre assenze (2022), Villa del seminario (2023), Errore 404, Bocca di strega (2024) e L’ingrato. Novella di Maremma (2025). È tradotto o in corso di traduzione in quasi 50 Paesi: Stati Uniti, Canada, UK, Australia, Francia, Cina, Corea del Sud, Grecia, Croazia, Russia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Egitto (con distribuzione in tutti gli Stati arabi), Germania, Olanda, Austria, Svizzera, Catalogna, Spagna (con distribuzione in Argentina, Messico, Cile, Perù, Colombia, Repubblica Dominicana, Costa Rica, Uruguay.). Naspini scrive per il cinema.

:: I banchieri del diavolo di Vito Bruschini (Newton Compton 2025) a cura di Patrizia Debicke

12 giugno 2025

Marion Clementi, è una ragazza con forti carenze affettive, orfana fin da ragazzina, ha subito forti traumi che cerca  di superare  con l’aiuto di uno psicanalista, ma è  anche un’ aspirante scrittrice alla ricerca di un editore per il suo primo romanzo. Con l’aiuto del vicino di casa, un noto scrittore , riuscirà  a far arrivare alla sua editor  la bozza del suo libro. Questa, intuendo nello scritto delle possibilità lo inoltra a Ulisse Aldrovandi, proprietario dell’omonima casa editrice. Aldrovandi, pur concedendo un colloquio a Marion, valuta il suo testo non ancora all’altezza di una  pubblicazione e  le propone invece, al corrente della  sua preparazione in materia,  un lavoro da ricercatrice in Vaticano  per conto del  famoso scrittore francese Michel Constantin. Costantin  sta lavorando a un saggio sul Jacques Necker, il banchiere svizzero  padre della celebre Madame de Staël, che alla fine del Settecento con Luigi XVI si era  arricchito con numerose speculazioni.
Marion decide di accettare  la proposta, intanto perché  sarà ben pagata e in più imparerà a fare i primi passi nell’ambiente editoriale e letterario.
Ottenuta l’autorizzazione a entrare nell’Archivio Vaticano, all’accettazione troverà, impegnato in veste di prefetto laico responsabile della biblioteca,   Tommaso, suo ex compagno universitario, con cui dieci anni prima  ha  persino avuto un filarino. Nei giorni successivi, scavando e rovistando tra gli innumerevoli documenti dell’archivio, troverà  poco su Necker e invece  quasi per caso un fascicolo con sopra scritto 1793 l’anno dell’inizio in Francia del Terrore, l’orrenda  carneficina  che aveva coinvolto reali, aristocratici, borghesia e gente comune.  E dentro un interessante contenuto: in diverse lettere da lui indirizzate alla sua amante  Juliette Drouet la conferma dell’esistenza di una copia in tedesco, di un manoscritto inedito di Victor Hugo sulla famiglia Bergmeyer, una delle famiglie di banchieri più antica famosa e ricca del mondo. Una copia quindi che dovrebbe contenere il seguito del suo ultimo romanzo pubblicato , inizialmente previsto come il primo di una trilogia.
Solo dopo lunghe ricerche troverà anche quel testo, di cui nessuno conosceva l’esistenza e  in cui si spiegano modi e tempi della fulminea ascesa della famiglia Bergmeyer, diventata alla fine del 1800 tra le più importanti entità bancarie internazionali. Tempi e modi che si dimostrano quasi un’accusa contro di loro, secondo Hugo responsabili di gran parte delle guerre dell’epoca, grazie alle quali la dinastia ha accumulato tali ricchezze da essere considerata la famiglia più facoltosa della storia dell’umanità.
E qual’era  il loro segreto? Semplice: ogni volta si alleavano con entrambi i contendenti. Per  esempio, nelle guerre napoleoniche i Bergmeyer del ramo francese finanziarono Napoleone, mentre quelli del ramo inglese Wellington. Per loro non contava chi vinceva tra i due. In un modo o nell’altro i vincitori sarebbero stati sempre loro, i Bergmeyer e le loro banche.

Quello in mano a Marion rappresenta quindi un vero e proprio atto d’accusa contro l’alta finanza che, grazie a quella dinastia, ancora oggi condiziona la vita economica del mondo occidentale.
Ma il suo iniziale entusiasmo per quella straordinaria scoperta verrà quasi annullato da una tragedia. Recatasi  a casa di Constantin infatti, per metterlo al corrente, scoprirà lo scrittore barbaramente assassinato con un’ascia bipenne. E non solo lui perché poco lontano dal suo cadavere scoprirà anche quello della governante, ma invece di chiedere aiuto, fuggirà terrorizzato confidandosi solo con la sorella Nora. Ma i delitti non sono finiti. Dopo Costantin e la governante toccherà all’agente letteraria. Insomma una serie di brutali omicidi, che in qualche modo sembrano legati a quel manoscritto  perduto di Hugo ciò nondimeno man mano, che l’incredibile storia di Victor Hugo riverbera nel presente, par voler ruotare intorno oltre che a quegli omicidi  anche  alle delicate e complesse vicende private della protagonista che ne ha fatto la scoperta. Forse a qualche  inquietante segreto a lei legato?
Molto, troppo inquietante.
Le indagini della polizia, guidate dalla tenente Viola Monarca, sembrano non approdare ad alcun risultato, solo  l’intuito del sottotenente Salvo Cammarata farà notare che  le date degli omicidi paiono quasi rappresentare scelte cabalistiche con  rituali esoterici.
I banchieri del diavolo riprende dunque  la storica trilogia citata  dallo stesso Victor Hugo nella prefazione di L’uomo che ride e che, unitamente a Novantatré, nelle intenzioni dello scrittore francese avrebbe dovuto comprendere un terzo e ultimo romanzo dedicato agli oscuri legami tra monarchia e banchieri.
Romanzo che è un mix di generi perfetto: storico, giallo, politico-economico, psicologico anche se a ben guardare praticamente romanzo nel romanzo. Con colta e suasiva ricostruzione e ritmo incalzante, infatti ci introduce da  un racconto che si svolge nel XIII secolo a  una narrazione contemporanea con una ben documentata ricerca storica che regala al lettore una approfondita conoscenza di quelle che furono le origini dell’alta finanza dalla fine del ‘700. Appassionante fino all’ultima riga, attraverso una ricostruzione, immaginifica ma molto realistica, dei movimenti storici che hanno costruito le prime oligarchie finanziarie della vecchia Europa, il romanzo getta luce su quanto il nostro presente politico, sociale ed economico derivi dall’ascesa di grandi famiglie di banchieri senza scrupoli che ancora oggi ambiscono a sovvertire i delicati equilibri internazionali e a conquistare (se non lo hanno già fatto) il potere mondiale.»

Vito Bruschini, artista, designer, giornalista professionista, dirige l’agenzia stampa per gli italiani nel mondo «Globalpress Italia». Con Giorgio Bocca ha scritto le dieci puntate di “Storia degli Italiani – Dall’Unità al Terrorismo” mentre, per il teatro, è stato autore di “Sotto un cielo di bombe”, una rievocazione del primo bombardamento di Roma.
Il suo primo romanzo, edito da Newton Compton nel 2009, si intitola “The Father. Il padrino dei padrini” e parla della storia della mafia dalla Sicilia agli Stati Uniti. In seguito, sempre con Newton Compton, ha pubblicato anche “Vallanzasca. Il romanzo non autorizzato del nemico pubblico numero uno” e “La strage. Il romanzo di Piazza Fontana”, riscuotendo un notevole successo di critica e pubblico. Il suo ultimo romanzo si intitola “Educazione criminale. La sanguinosa storia della banda dei Marsigliesi” e parla della storia di una delle più spietate bande criminali del secondo dopoguerra. 

:: L’uomo che resta di Marco Niro (Les Flâneurs Edizioni 2025) a cura di Federica Belleri

10 giugno 2025

Leggere un nuovo libro di Marco Niro, giornalista esperto di comunicazione ambientale, è sempre un viaggio. 

Dentro e fuori da noi, da ciò che ci circonda, dalla natura che ci ospita.

In “L’uomo che resta” l’autore ci pone davanti a tre piani temporali di narrazione dove gli esseri viventi sono costretti a fare i conti con il cambiamento. Come ho già detto, dentro e fuori da sé. Saranno in grado di gestirlo? Di averne cura? Oppure preferiranno fuggire per non affrontarlo? 

Questo libro è fatto di piccole tracce, di piccole impronte che ci conducono dal Paleolitico al futuro. Di piccoli e grandi gesti arrivati fino a noi ma anche oltre. Gesti capaci di farci aprire le braccia per stringere o di tenderle in avanti con forza per allontanare. Che cosa? Il clima. Un clima attorno al quale ruota la vita.  Un clima dapprima glaciale, poi via via sempre più torrido.  Un clima che ha bisogno di essere curato ma, da dove iniziare?

Forse da un amore giovanile o da uno scontro fra bene e male oppure ancora da una grotta che aprirà la mente allo stupore. O ancora dalla semplice parola, tramandata da un essere all’altro.

Magari un piccolo uovo nero potrebbe modificare tutto…

L’uomo che resta ha intenzione di proteggere il proprio mondo, di curarlo e di adattarsi. L’uomo che fugge forse non ha capito cosa lo aspetta. O forse sì.

La trama è molto efficace e si sente la passione e la conoscenza dell’autore per le problematiche ambientali. Senza dimenticare la cura nella caratterizzazione dei personaggi e del loro luogo di appartenenza.

Molto interessante la playlist legata a questo libro, ascoltabile attraverso Qr code.

Lettura assolutamente consigliata.

Marco Niro (1978) è giornalista e scrittore. Laureato in scienze della comunicazione, ha collaborato con varie testate giornalistiche e oggi, oltre a scrivere, si occupa di comunicazione ambientale. Ha all’attivo un saggio (Verità e informazione. Critica del giornalismo contemporaneo, Dedalo 2005), due libri per ragazzi (L’avventura di Energino, Erickson 2022; Alice nel Paese delle Tavole Imbandite, Erickson 2024), un romanzo (Il predatore, Bottega Errante 2024) e, con il collettivo di scrittura Tersite Rossi, quattro romanzi (È già sera, tutto è finito, Pendragon 2010; Sinistri, e/o 2012; I Signori della Cenere, Pendragon 2016; Gleba, Pendragon 2019) e due raccolte di racconti (Chroma. Storie degeneri, Les Flâneurs 2022; Pornocidio, Mincione 2023).

Source: omaggio dell’autore.

:: Il canto degli innocenti di Piergiorgio Pulixi (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

10 giugno 2025

Un protagonista stuzzicante per “Il canto degli innocenti”  primo capitolo della serie dei Canti del male,  : Vito Strega, un omone, quasi un colosso, (alto un metro e novantacinque), che gira in Mini Minor 1971, descritto come “forte, irascibile e sanguigno”, ma anche un colto laureato, con ben tre lauree: giurisprudenza, filosofia e psicologia, ma forse complessato da antiche e mai dimenticate storie familiari che gli rovinano la vita. Uomo tutto d’un pezzo, educazione militare, figlio d’un ammiraglio, ex combattente in Kosovo , con alcune storie alle spalle che vorrebbe  dimenticare, e talvolta generoso al punto di farsi male.
Una storia ambientata in una città sconosciuta e che pare quasi avulsa dalla realtà, ma con tante cose che richiamano il presente, dove  l’omicidio di una giovane studentessa getta la polizia nel caos.  A uccidere è stata un’adolescente di appena tredici anni. E non sarà l’unico caso : una serie di efferati omicidi, di inesplicabili delitti con il perverso sapore di vendetta, ribellione o riscatto, commessi da adolescenti fra i dodici e i quindici anni, metterà in ginocchio chi dovrebbe garantire giustizia, portando alla disperazione e al lutto tante famiglie . Una parte dei superiori e dei colleghi ritengono il commissario Vito Strega, brillante investigatore, uomo geniale e tormentato, sospeso dal servizio per aver sparato a un collega in circostanze misteriose e in attesa di un agognato  reintegro,  dopo il parere positivo di una strizzacervelli,  il solo in grado di fermare quella  orrenda a catena mortale.
L’unico capace di risolvere quello spaventoso enigma  e  che, con l’ esperienza di chi ha studiato psicologia, filosofia e legge, e l’istinto di chi non accetta  mai verità di comodo, dovrà indagare sottotraccia, sorretto solo dall’amica e collega ispettrice Teresa Brusca e l’acquiescenza del vice questore Palomara.
Ciò nondimeno  ogni pista che imboccherà pare voler celare un intreccio più oscuro. E dovrà  diffidare da indizi e particolari che potrebbero spingerlo fuori strada.
Ma poi chi mai avrebbe armato la testa e la mano  di questi ragazzi? Cosa si nasconde dietro la loro furia?  L’arduo percorso da  affrontare per  riuscire a tirare le fila e arrivare a una soluzione  sarà tutto in salita perché, se in letteratura esiste il tabù per cui i bambini e i ragazzi dovrebbero essere sempre innocenti, stavolta questo tabù verrà sgretolato e  spazzato via non solo dal fatto  che i ragazzi di Il Canto degli innocenti commettano terribili delitti, ma anche per quanto il farlo  dia loro tanta soddisfazione o almeno pare.
In questo suo primo episodio della Saga del Male, Pulixi tocca con mano un discorso e un problema strisciante : il Male attecchisce sotto i nostri occhi e trova terreno fertile nelle menti più fragili e suggestionabili, quelle dei giovanissimi in un mondo sempre più dominato dai video giochi e dai social network.
Ma perché poi questi ragazzi arrivano a uccidere con tanta rabbia? Cosa li spinge o chi? C’è una mente perversa dietro di loro? Un burattinaio che li plagia e coordina le loro mosse?
Molto   intrigante la prima parte con  il personaggio di Vito Strega, uomo  intelligente e motivato  benché si lasci coinvolgere troppo  in una alcune drammatiche scenate e magari inutili  scazzottate.
Ben calibrati nella narrazione i suoi principali comprimari,  il vice questore, la sua gatta Sofia e la strizzacervelli psicologa, la ex moglie , la sua ispettrice, l’inquietante seduttrice ufficiale dei carabiniere, l’amica bambina vicina di casa con nonna  saggia e molto simpatica, che ci incuriosiscono quanto basta .
Insomma  fatti i debiti patti con una certa indispensabile esagerazione della fiction, la storia tiene e mette addosso il pizzicorino in attesa del seguito,  pare affollato da molti futuri  episodi (promessi) per raccontare le mille facce del male ai giorni nostri. L’aspettiamo.

Piergiorgio Pulixi nato a Cagliari nel 1982, vive a Milano. Ha pubblicato Perdas de Fogu (Edizioni E/O 2008), L’albero dei Microchip (Edizioni Ambiente 2009), Donne a perdere (Edizioni E/O 2010) e la serie poliziesca iniziata con Una brutta storia (Edizioni E/O 2012) e La notte delle pantere (Edizioni E/O ecc.ecc.

:: Islanda di Nicolò Cesa (Morellini Editore 2025) a cura di Giulietta Iannone

4 giugno 2025

Tra il Circolo Polare Artico e l’Oceano Atlantico sorge l’Islanda,”la terra del fuoco e del ghiaccio”, un’isola meravigliosa fatta di vulcani, geyser, e ghiacciai. Meta turistica sempre più ambita in cui si possono ammirare il sole a mezzanotte e l’aurora boreale. Morellini Editore dedica una guida di Nicolò Cesa a questa nazione relativamente giovane. L’Islanda è stata infatti uno degli ultimi angoli del nostro pianeta a essere abitati. La sua scoperta avvenne fra l’VIII e il IX secolo ad opera di alcuni monaci irlandesi. Tra l’Ottocento e il 1050 i Vichinghi partendo dalla Norvegia la colonizzarono. La conversione al cristianesimo avvenne nel 999. Oggi l’Islanda è un paese in cui il mercato turistico ha un posto di rilievo sia per le sue bellezze naturali e paesagistiche che per il suo fervore culturale. Bella l’intervista a Pietro Biancardi editore Iperborea, casa editrice milanese che porta il lontano Nord in Italia. Tra le attrattive turistiche un posto di rilievo l’ha la cucina islandese, in cui la qualità e la freschezza delle carni e del pescato attirano sempre più turisti. Piatti tipici sono lo skyr, un formaggio fresco a base di latte, l’agnello, imperdibile la Kjotsupa, la zuppa di carne d’agnello e verdure. E la birra artigianale islandese, una delle più rinomate. Reykjavik è la capitale ed è conosciuta per la sua vivace vita notturna assieme a Akureyri, la seconda metropoli di Islanda. Famosi i fiordi dell’Ovest, ospitano le migliori piscine termali di tutto il paese. Chi ama il trekking, troverà poi sentieri spettacolari sia brevi che lunghi. Si consiglia di arrivare in Islanda via mare, con il traghetto, che salpa dal nord della Danimarca. Ricca di notizie e curiosità la guida fornisece informazioni aggiornate, indirizzi e numeri di telefono, oltre ai numeri per le emergenze e l’indirizzo dell’Ambasciata e del Consolato d’Islanda in Italia. L’elenco degli hotel e dei ristoranti dove prenotare è aggiornato e puntuale, come quello dei musei con orari di visita. Insomma l’Islanda è una meta turistica di prim’ordine dove tutto è pensato a misura di viaggiatore. E una volta visitata non è raro essere colpiti dal mal d’Islanda che ci spingerà a ritornare per saziare la nostalgia e la malinconia che resta dopo il primo viaggio.

Nicolò Cesa, sociologo di formazione e cosmopolita per necessità, ha girato l’Europa come busker e raggiunto Islanda e Fær Øer per la prima volta nel 2011, a bordo di un camper del 1981. Ha ideato e cura la rubrica HoboSapiens, per QCode Magazine. Nel 2015 ha curato la traccia La guerra è solo vittime per l’ONG Emergency, in occasione del centenario dell’inizio della Prima guerra mondiale. Negli anni ha pubblicato reportage per diverse riviste culturali e di viaggi. Trascorre il suo tempo tra l’Italia, la Serbia e tutti quei luoghi a un passo dal Circolo Polare Artico, tra cui l’Islanda, dove lavora come guida turistica. Collabora con l’Ente Nazionale del Turismo della Serbia. Per Morellini ha pubblicato Serbia (2018).

:: Per sempre tuo di Abby Jimenez (Newton Compton Editori 2025) a cura di Valentina Demelas

3 giugno 2025

Per sempre tuo. Yours Truly di Abby Jimenez, pubblicato da Newton Compton Editori con la traduzione di Mariafelicia Maione, è una commedia romantica dallo slow burn avvolgente, ricca di tensioni emotive profonde. L’autrice padroneggia con sorprendente equilibrio momenti brillanti e scene toccanti, esplorando con delicatezza temi complessi come l’ansia sociale, la ferita di un divorzio e il sacrificio implicito in un trapianto d’organo. La sua scrittura resta leggera e scorrevole, ma non rinuncia a una profondità che invita a riflettere, garantendo al tempo stesso risate genuine e un lieto fine capace di scaldare il cuore.

Fin dalle prime pagine incontriamo Briana Ortiz, dottoressa del pronto soccorso, alle prese con una vita in bilico: il divorzio è ormai alle spalle, ma il rimorso e la solitudine si fanno sentire; suo fratello lotta contro una grave malattia in attesa di un donatore di rene, e la sua salute è appesa a un filo. Quando Jacob Maddox, chirurgo trasferito per sfuggire alla pressione della propria ansia sociale, entra in corsia, i due comprimari di un’ipotetica promozione diventano subito antagonisti. Tra corridoi bianchi e turni massacranti, la tensione sale fino al primo colpo di scena ironico: Jacob, impacciato con i colleghi e in evidente difficoltà a gestire la propria patologia da outsider, decide di inviare una lettera a Briana. Da quel gesto nasce una corrispondenza fatta di confidenze, battute e piccoli aneddoti che svelano gradualmente il loro lato più autentico.

La dinamica tra Briana e Jacob si trasforma presto in un’amicizia fuori dal comune: incontri furtivi e scambi di messaggi sempre più intimi mettono da parte i precedenti attriti. È in questa fase che il romanzo raggiunge il suo cuore pulsante: Jacob scopre di essere compatibile con il fratello di Briana e, senza esitare, si offre come donatore. Quel gesto di generosità assoluta capovolge ogni resistenza: ogni rancore, ogni esitazione sul proprio sentimento si sciolgono davanti all’atto d’amore più grande, spingendo i protagonisti verso un’intimità nuova e profonda.

La verve di Jimenez si rivela nelle scene di vita quotidiana, l’autrice non edulcora la sofferenza legata alla malattia cronica né oscura il peso psicologico di un passato che torna a galla. In un attimo, il lettore può passare da un sorriso liberatorio alle lacrime, guidato da battute pungenti e da pagine di struggente vulnerabilità.

Non ci viene raccontata soltanto una storia d’amore: si tratta anche un’esplorazione delle relazioni umane in tutte le loro sfumature. Jimenez affronta la fiducia tradita e riconquistata, la fragilità di due persone protette da difese costruite per sopravvivere e la potenza della generosità come motore di rinascita. Il ritmo lento, sorretto da una struttura senza sbalzi eccessivi, permette di assaporare ogni tappa di questo viaggio emotivo, rendendo la lettura piacevole e al contempo ricca di spunti di riflessione. Pagina dopo pagina, si scopre piacevolmente come l’amore possa crescere al di là delle premesse e delle aspettative, come la fiducia sia un atto quotidiano e come il gesto più estremo – donare una parte di sé – possa portare vita e possibilità. Si arriva al punto finale con un sorriso malinconico e un senso di speranza.

Abby Jimenez si conferma una voce inimitabile nel romance contemporaneo, capace di unire ironia e profondità, leggerezza e sostanza, in un’opera che rimane.

Abby Jimenez è una scrittrice di romanzi rosa contemporanei che vive in Minnesota. Nel 2007 ha fondato Nadia Cakes, una pasticceria di successo specializzata in cupcake. Da allora ha aperto diverse sedi in due Stati, ha vinto numerosi concorsi su Food Network e ha conquistato un vasto seguito internazionale. La Newton Compton ha pubblicato Restiamo solo amici, Perfetti innamorati. Life’s Too Short, Non voglio mica la luna, Sono parte del tuo mondo. Part of your World e Per sempre tuo. Yours Truly.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampaNewton Compton Editori.

:: La fabbricante di Barcellona, Dolors Monserdà i Vidal, (Bonfirraro editore, 2025) A cura di Viviana Filippini

3 giugno 2025

Arrivato nelle librerie “La fabbricante di Barcellona” della scrittrice spagnola Dolors Monserdà i Vidal, nata a Bercellona nel 1845  e autrice attenta ai movimenti sociali attivi dell’ epoca e proprio per la sua attenzione alla condizione femminile del suo tempo è stata considerata una delle prime femministe catalane. In questo romanzo, edito da Bonfirraro e tradotto da Carlo Ludovico Bruni, la trama  si sviluppa nella Barcellona del passato dove si sta manifestando il cambiamento e la trasformazione della società scatenata dall’arrivo dell’era industriale. Qui appare Antonieta Corominas, figlia di artigiani tessitori, che vive in modo umile prendendosi cura del fratello e in attesa che le cose cambino per entrambi, perché deve esserci la possibilità di migliorare per avere un domani migliore. Soprattutto la giovane vorrebbe una vita più autonoma e indipendente e questa sua aspirazione è qualcosa di innovativo e anche un po’ controcorrente per la società spagnola del XIX secolo. Il fratello di Antonieta seguirà le tappe consuete della vita sposando Florentina,  donna che ama la bella vita,  il benessere,  viaggiare,  leggere libri.  Questo atteggiamento,  unito ad alcuni intoppi economici, porteranno l’uomo a vedere andare in frantumi in modo completo il proprio sogno ideale di famiglia perfetta. Tanto è vero che la cognata di Antonieta ad un certo punto, non solo se ne andrà lasciando in solitudine il marito che secondo lei non l’ha mai capita. La donna porterà con  sé  i due figli, lasciando l’uomo senza più nessuno e con gravi problemi economici  causati da investimenti sbagliati in borsa.  A cercare di metterci le pezze ci proverà Antonieta che  nel corso della trama  subirà una vera e propria trasformazione che si potrebbe vedere come una maturazione e una rinascita. Mi spiego meglio ora.  All’inizio la giovane donna vive quasi nascondendosi e sembra avere un approccio timoroso alla vita, ma pagina dopo pagina, inizia il cambiamento di Antonieta che con il matrimonio con Pere Joan Grau e gli antichi telai di famiglia provano a tessere nuovo futuro. I due cominciano come filatori nella speranza di diventare fabbricanti, cosa che accadrà passo dopo passo, con tanta fatica attenzione e impegno per il proprio lavoro. Antonieta  è quindi una donna, un esempio di umiltà, di tenacia, costanza,  dedizione, tutte qualità che le permetteranno di trovare il suo giusto equilibrio tra lavoro e casa e il proprio posto nel mondo. Questa evoluzione permetterà alla protagonista, in quanto donna di avere una nuova posizione sociale ed economica autonoma, che nella Barcellona di inizio XX secolo è qualcosa del tutto nuovo,  perché da piccola  produttrice la Corominas diventerà imprenditrice,  portando la sua produzione da artigianale a industriale, seguendo quello che è il cambiamento sociale in atto. “La fabbricante di Barcellona” è un affresco narrativo della società spagnola ai tempi del nascente sviluppo industriale grazie al quale Dolors Monserdà i Vidal racconta il cambiamento relativo alla società, che ha ricadute anche sul singolo,  in questo caso Antonieta, donna intraprendente che vuol essere autonoma e indipendente. Inoltre il libro Il testo fa parte della collana le Sibille che comprende le voci femminili più potenti e ispiratrici della letteratura mondiale, celebrando la forza, la saggezza e la bellezza dell’esperienza femminile.

Dolors Monserdà i Vidal (1845-1919) nata a Barcellona. Scrittrice, si avvicina ai movimenti sociali in fermento all’epoca; per il suo interesse per la condizione femminile del suo tempo è considerata una delle prime femministe catalane. Si dimostra un’autrice di successo fin dal suo ingresso nel panorama letterario, grazie a poesie a tema politico, religioso e patriottico. Tuttavia, il campo in cui eccelle è il romanzo, nel quale rivela la sua modernità non tanto per lo stile, che poco si conforma alle teorie estetiche, bensì per i contenuti, ossia la prospettiva femminile che rivela, e analizza, la condizione socioculturale della donna dell’epoca. La produzione della Monserdà si rivolge alle donne, ma non come prodotto di svago ed evasione dalla quotidianità, bensì come vero e proprio insegnamento di carattere pedagogico, e questo è evidente più che mai nella sua opera più riuscita, “La fabricanta” (La fabbricante di Barcellona). (fonte editore Bonfirraro)

Source: editore Bonfirraro

:: Morte per un manoscritto di Luigi Guicciardi (Damster 2025) a cura di Patrizia Debicke

2 giugno 2025

Modena, primi di luglio: il commissario capo Giovanni Cataldo e il nuovo collega l’ispettore Franco Greco, pugliese, Rinaldi è appena andato in ferie,  chiamati da Don Zamboni salgono al primo piano dell’antico palazzo abbaziale di Nonantola.
Il prete infatti di primo mattino ha rinvenuto in una stanza il cadavere con la gola tagliata da una lama affilatissima di Don Rinaldi, studioso emerito. L’omicidio di un religioso  nell’edificio monastico   potrebbe essere solo un caso come tanti per il commissario capo Giovanni Cataldo, se non fosse per il particolare che la vittima  stava inventariando un misterioso  fondo archivistico da poco scoperto nella storica abbazia. Una scossa di terremoto all’inizio o meglio un assestamento tellurico  ha infatti  provocato il crollo  ai primi dell’anno  della parete di una cappella annessa all’edificio religioso dentro la quale  è stata ritrovata una specie di cassetta contenente delle carte molto antiche.  
Trattandosi di bene religioso assegnato alla cura del vescovo, questi aveva affidato di autorità  le relative ricerche e catalogazione a Don Rinaldi, un personaggio all’altezza per competenza, affinché svolgesse intanto un esame preliminare su quei preziosi  documenti.
Il filo conduttore, al di là del  modus operandi dell’assassino, si scoprirà presto essere  l’insistente  voce  in circolazione su un  presunto ritrovamento di alcuni canti originali della Commedia di Dante Alighieri, che nella cittadina  soggiornò durante l’esilio. Potremmo forse essere sulle tracce di un fantomatico manoscritto di Dante Alighieri, che sarebbe stato ben nascosto dal tredicesimo secolo nell’Abbazia di Nonantola?
Esisterà davvero oppure si tratta di una favola per gli sciocchi? Potrebbe essere detto manoscritto la causa degli ben altri  tre omicidi che  nel giro di pochi giorni, commessi con le stesse orribili modalità,verranno scoperti nella zona?  Una successiva terribile e sanguinaria sequenza infatti, che si  sommerà  alla già complicata e apparentemente incomprensibile inchiesta investigativa, quando nel giro di pochi giorni si scoprirà che sono stati ammazzati  sia  un vecchio mendicante di colore che frequentava l’abbazia, un professore di Lettere in pensione e una bella docente universitaria di paleografia.
Coadiuvato da due nuovi colleghi, il ruvido ispettore Greco e il volonteroso e aperto sovrintendente Vernole, appassionato di letteratura, Cataldo  dovrà dare il via a un’insolita indagine destreggiandosi  tra presente e passato, tra un computer scomparso, rubato ma poi ritrovati presso un ricettatore e alcuni documenti medievali, dai quali emergerebbe con prepotenza la figura di Dante Alighieri.  Sarebbe questo il motivo che unisce la morte del prete,  del barbone, del professore e della paleografa ?
A complicare tuttavia maggiormente le indagini, avverrà anche l’omicidio di un librario dentro la  sua libreria e poco dopo l’incomprensibile  suicidio del sovrintendente Vernole, anche lui  appassionato di Dante.
La faccenda, nonostante l’indefesso lavoro della scientifica a caccia di indizi, le testimonianze dei parenti e amici dei morti  pare arenarsi, complicandosi  sempre di più mentre suggerisce possibili nuove piste e nuove ipotesi. La sete di sangue dell’assassino pare non placarsi in alcune modo.  Che tipo di mostruosa frenesia bisogna avere per continuare a uccidere? La rabbia non basta perché sembra diventare unìincontrollabilw forma di follia. Avrà mai fine?
Mentre la stampa e i superiori di Cataldo paiono quasi addormentati dal caldo di luglio che  infuoca la pianura, il nostro commissario capo barcamenandosi tra filologia testuale e oscure tracce elettroniche, scoprirà finalmente, dopo altri delitti, con sbalordita amarezza, che si può spargere tanto sangue solo per una rivincita tesa  all’assurda ambizione di realizzare un sogno: un manoscritto autografo unico, fin qui ignoto al mondo, ma in grado di rivoluzionare i futuri  studi della letteratura italiana .
Ma i tutti i casi non sono mai risolti completamente  perché  talvolta il culmine della gelosia può  far commettere atti ed errori che poi non si sarà più in grado di riparare.

Luigi Guicciardi, modenese, insegnante di liceo e critico letterario, è il creatore del commissario Cataldo, poliziotto al centro di una serie di mystery: “La calda estate del commissario Cataldo”; “Filastrocca di sangue per il commissario Cataldo” – entrambi finalisti al Premio Scerbanenco – “Relazioni pericolose per il commissario Cataldo” (2001), “Un nido di vipere per il commissario Cataldo” (2003), “Cadaveri diversi” (2004, Piemme); “Occhi nel buio” (2006), “Dipinto nel sangue” (2007), “Errore di prospettiva” (2008), “Senza rimorso” (2008), “La belva” (2009), “La morte ha mille mani” (2010) per Hobby&Work; “Una tranquilla città di paura” (2013, LCF Edizioni); “Le stanze segrete” (2014), “Paesaggio con figure morte” (2015), “Giorni di dubbio” (2016), “Una tranquilla disperazione” (2017) per Cordero Editore, “Nessun posto per nascondersi” (2018), e “Sporchi delitti” (2019) per Fratelli Frilli Editore, “Un conto aperto con il passato” (2020), “Ai morti si dice arrivederci” (2021), “I dettagli del male” (2022), “Il ritorno del mostro di Modena” (2022), “Il commissario Cataldo e il caso Tiresia” (2023), “Morte di una ragazza speciale” (2023), “Donne che chiedono giustizia” (2024), “Nessuno si senta al sicuro” (2024), per Damster. Ha contribuito con alcuni racconti a varie antologie tra cui “Scosse. Scrittori per il terremoto”, Felici Editori (2012), “GialloModena” (2016), “Delitti al museo” Mondadori (2019). Il suo sito http://www.luigiguicciardi.it.

:: Polimeri di Roberto Saporito (Cose Note 2025) a cura di Giulietta Iannone

1 giugno 2025

[…] mi sembra di perdere tempo, mi sembra che non sia questa la vita vera, come recitare, mi sembra che la vita vera sia da un’altra parte […].

Roberto Saporito predilige la narrativa breve e con il suo nuovo romanzo Polimeri, edito da Cose Note Edizioni di Alba, ci da un nuovo saggio del suo poliedrico talento. In apparenza omaggio postmodernista, con venature noir, al cinema, in realtà in questo romanzo l’autore analizza e scandaglia il limite tra realtà e finzione e chi meglio dell’attore protagonista, rigorosamente senza nome, può incarnare questo duplice ruolo in cui la finzione sembra sempre più prepotentemente sovrapporsi alla realtà. Il protagonista, un attore italo-americano che ha superato la boa dei cinquat’anni, e sta sperimentando cosa significhi invecchiare nel mondo fittizio dell’industria dell’intrattenimento, è un figlio dell’Actors Studio, che ha fatto suo il metodo Stanislavskij, metodo che fa provare all’attore realmente le emozioni che è tenuto a portare sullo schermo o a teatro. Ha un ex moglie, una figlia, e una carriera in cui deve reinventarsi lasciando il ruolo dell’attor giovane, e belloccio, per quello dell’uomo di mezza età, che lo portano dal recitare in una serie televisiva americana importante ad accettare di girare uno spot pubblicitario per un tonno in Italia, umiliante ma ben redditizio, anzi dal compenso astronomico. Poi la fortuna gli arride di nuovo e si trova coinvolto in un progetto ambizioso quello del remake, di produzione americana, ma girato a New York al posto di Roma, del film La Grande Bellezza di Sorrentino. Tra Los Angeles, New York e Roma, il protagonista avrà anche a che fare con un misterioso personaggio che lo perseguita, si sa l’America è un posto pericoloso pieno di serial killer, può succedere di tutto andando anche solo al supermercato, dando venature noir alla storia e arricchendo anche di sfumature macabre un racconto, narrato in prima persona, denso di riflessioni intimistiche e di lezioni di vita. Qui niente è quello che sembra. Qui tutto è finto. Qui tutto è di plastica.

Roberto Saporito, prima di dedicarsi completamente alla scrittura, ha studiato giornalismo e diretto per trent’anni una galleria d’arte. È autore di numerosi romanzi e raccolte di racconti, tra cui Harley-Davidson (1996), Il rumore della terra che gira (2010), Generazione di perplessi (2011), Il caso editoriale dell’anno (2013), Come un film francese (2015), Respira (2017), Jazz, Rock, Venezia (2018), Come una barca sul cemento (2019), In nessun luogo (2022) e Figlio, fratello, marito, amico (2024). Suoi racconti sono apparsi in antologie e su autorevoli riviste letterarie. Ha tenuto una rubrica sul magazine Satisfiction.

:: Dimenticare Milano di Romano De Marco (Ubagu Press 2025) di Patrizia Debicke

28 Maggio 2025

L’inizio, originale ma  convincente, sviluppandosi in due diversi prologhi per riportare in scena  i due protagonisti, Marco Tanzi e Luca Betti, regala  subito alla narrazione un ritmo scatenato.
Nel primo Marco Tanzi ha lasciato Milano da più di due anni. É partito improvvisamente da un giorno all’altro senza salutare e senza dare spiegazioni. Sua figlia e il suo migliore amico hanno per giorni, poi per settimane inutilmente provato a rintracciarlo, prima di rassegnarsi.
Oggi Tanzi, ormai solo un ex tante cose: poliziotto, carcerato e infine investigatore privato, vive lontano e lavora in mare  alla testa della scorta di un gruppo scelto di contractors, mercenari pagati profumatamente per difendere le grandi navi mercantili in transito nel golfo di Guinea dagli assalti dei pirati. Ma sarà proprio dopo aver sventato un pericoloso attacco a cinquecento miglia al largo di Lagos, Nigeria, che il passato tornerà a picchiare imperiosamente alla sua porta. Una telefonata dalla società presso la quale opera lo informerà che qualcosa di terribile, un’aggressione quasi mortale, a un suo famigliare è avvenuta in Italia. Qualcosa che lo costringerà a rammentare la realtà del passato, per sua volontà segregato da oltre vent’anni nella sua coscienza. Ma i vincoli di sangue gli impongono di esserci nel momento del bisogno, perciò per Marco esiste un’unica  scelta: tornare subito a Milano e risolvere quella brutta faccenda che lo coinvolge in prima persona. Scelta che avrà come immediato risultato di infilarsi audacemente in una guerra contro una pericolosa organizzazione criminale in cui, per giorni, ogni nuova mossa da affrontare potrebbe diventare l’ultima.
Dopo poche pagine, alla fine di un  secondo prologo avventuroso  e drammatico, ritroveremo  anche Luca Betti,  vecchio caro amico di Marco, commissario di polizia in un’unità  di élite milanese che ,  per sua decisione coinvolto in un’ azzardata azione per salvare un bambino, ha messo a rischio  la sua vita e quella di due colleghi. Sospeso infatti dal servizio, si troverà in una situazione molto difficile, rischiando addirittura  di perdere il lavoro, che ormai per lui  è rimasto la sola cosa che conta e dà un significato alla vita dopo il fallimento del suo matrimonio. Per di più anche il suo  rapporto con Sara, l’unica figlia che ha interrotto gli studi ed è andata a vivere col compagno, non è il massimo.  Insomma la sente e la vede molto meno di quanto gli piacerebbe.  
Costretto malvolentieri a essere un nullafacente, almeno per un po’ “Sta sprofondando nelle sabbie mobili di chi ha ottenuto la libertà e non sa che farsene quando suona il campanello…”
Alla porta c’è il vecchio amico Marco Tanzi venuto a chiedere il suo aiuto.
Da quel momento per loro, in pochi giorni Milano si trasformerà in un campo di battaglia, una sanguinosa arena a un passo dal precipizio, che li costringerà  ad affrontare una drammatica e sanguinaria battaglia condotta sino all’ultimo respiro .
Romanzo complesso, molto intrigante e particolarmente ben costruito e in cui a contraltare dei due protagonisti risaltano le figure femminili, diverse tra loro ma indispensabili per umanizzare le loro vite, i pensieri e le reazioni.
A partire da Daniela Boschi, questore di Milano e diretto superiore di Luca Betti, che negli anni è sempre stata pronta a difenderlo, sia perché lo ritiene un ottimo investigatore ma anche forse perché   prova qualcosa nei suoi confronti. Per non parlare di Michela, cognata di Marco Tanzi, madre di Lorenzo, motivo del suo ritorno a Milano, forse la sola persona che riesce ancora a mantenere Marco attaccato alle persone che ama, benché lui spesso, con i suoi comportamenti, faccia di tutto per allontanarle.
“Quello che c’è stato fra me e te… è  stato uno sbaglio. Ma è servito a qualcosa, mi ha fatto capire  chi sono e cosa voglio. E soprattutto, da quell’errore è nato Lorenzo.” Eh già perché Lorenzo, riconosciuto e amato da Renato fratello maggiore di Marco e marito di Michela, in realtà è il frutto di un errore, una relazione tra i due cognati.
E ultime, ma non ultime nella scale dei valori, le due figlie dei protagonisti: Giulia, figlia di Marco  laureata ormai, molto ben inquadrata nella vita e avviata a fare un gran  buon matrimonio e Sara figlia di Luca, poco più che ventunenne , una ventata di freschezza, di gioventù, per l’ affetto che offre al padre  e quando può lo coccola.
Un romanzo che, come detto, prende maggior  forza e struttura proprio grazie allo spessore di tutti i personaggi, ognuno a suo modo importante  nel fare  la storia sempre interessante e completa.
Luca Betti e Marco Tanzi due uomini simili, tormentati ma anche diversi  e distanti  tra loro per reazione e personalità. Ciò nondimeno talvolta sembrano come due facce della stessa medaglia, con i loro alti e bassi emozionali ma coscienti, che comunque e sempre se qualcosa trascinerà verso il basso uno dei due l’altro sarà là, pronto a tendere una mano per rialzarsi. Negli anni hanno costruito insieme un’intesa fatta di perspicacia, costanza, coraggio e umanità. Quasi una fratellanza, un legame così forte  che spesso  li porta a non pensare alle conseguenze dalle loro azioni.
Un felice ritorno  per la serie Nero a Milano di Romano De Marco  con il suo quarto episodio Dimenticare Milano,  un romanzo convincente che ci narra  una storia di vendetta ma anche di grande amicizia e  riprende e dilata con disinvoltura le caratteristiche salienti dei suoi precedenti romanzi giallo/noir. Insomma un altro indovinato hard boiled in salsa milanese dove azione e adrenalina vengono innescati in una trama complessa e  articolata.  Caratteristiche che ci rimandano agli scatenati e avventurosi ritmi  alla Don Winslow, Michael Connelly, James Ellroy, Lee Child e Joe Nesbo. 

Romano De Marco, abruzzese, classe 1965, esordisce come autore nel 2009 con FERRO E FUOCO (Giallo Mondadori n. 2974 ripubblicato per le librerie, nel 2012 da Pendragon edizioni). Nel 2011 esce il suo MILANO A MANO ARMATA, (Foschi Editore, premio Lomellina in giallo 2012). Nel gennaio 2013 è la volta di A CASA DEL DIAVOLO (Time Crime, Fanucci – ripubblicato da Pickwick Mondadori nel 2020). Nel 2014 pubblica con Feltrinelli IO LA TROVERO’ (collana Fox Crime, 2014) cui fanno seguito CITTA’ DI POLVERE (Narrativa 2015) e MORTE DI LUNA (Zoom Filtri, 2015 e Pickwick Mondadori, 2020). Dal 2017 passa all’editore PIEMME col quale pubblica L’UOMO DI CASA (premio lettori al noir festival, premio Scerbanenco 2017) SE LA NOTTE TI CERCA (Premio Fedeli 2018) NERO A MILANO (premio lettori al noir festival, premio Scerbanenco 2019, Premio Nebbiagialla 2020 e Premio Giallo Ceresio 2020) IL CACCIATORE DI ANIME (2020). Nel 2021 escono UN PO’ MENO DI NIENTE (con lo pseudonimo Vanni Sbragia) e STORIE DEL BORGO SENZA TEMPO entrambi per l’editore FERNANDEL di Ravenna. Nel 2022 è la volta di LA CASA SUL PROMONTORIO per Salani editore e nel 2023 esce CODICE DI FERRO (Camena Editore) seguito diretto del suo primo romanzo uscito per il Giallo Mondadori e scritto 15 anni prima. Il suo nuovo romanzo, in uscita nel maggio 2025 è DIMENTICARE MILANO (della serie Nero a Milano) edito dalla nuova casa editrice UBAGU Press. E’ tradotto in spagna e Danimarca, ha pubblicato racconti e articoli su Linus, Il Corriere della sera, Micromega e sulle collane del Giallo Mondadori. Collabora con vari blog e i suoi racconti sono inseriti in oltre venti antologie. Dal 2019 è direttore artistico del festival GIALLODISERA a Ortona.

:: Delitto di benvenuto. Un’indagine di Scipione Macchiavelli di Cristina Cassar Scalia (Einaudi 2025) a cura di Valerio Calzolaio

25 Maggio 2025

Noto, 21 dicembre 1964. Sta arrivando al commissariato di Pubblica sicurezza di Noto, in treno da Roma, un nuovo commissario trentenne, Scipione Macchiavelli, elegante simpatico avvenente, trasferito in fretta e furia da Via Veneto per una storia delicata nella quale si era coinvolto, dopo quattro anni di sonnacchiosa direzione romana. Mentre il 28enne maresciallo vicedirigente Calogero Catalano, di statura media e smilzo, biondo di capelli e baffetti, è in procinto d’andare a prenderlo alla stazione di Siracusa, già stanco perché dorme poco con i due figli neonati che ancora scambiano la notte col giorno, improvvisamente si presenta la bellissima signora Maria Laura Vizzini, bruna dagli occhi verdi, accompagnata dalla zia Filomena. Il marito 42enne Gerardo Brancaforte, direttore alla potente locale Banca Trinacria, è scomparso, da due notti non è rincasato; la moglie scoppia a piangere, deve pensare a cinque picciriddi. Catalano le chiede di raccontare bene tutti i particolari all’alto brigadiere Mantuso e si avvia con l’auto di servizio, una Millecento. C’è folla all’arrivo dei treni, si tratta del periodo di ferie per le feste; si presenta al binario anche il giudice Giuseppe Santamaria, alto piacente elegante allegro, siciliano nell’animo con ascendenti romani da parte materna, trasferito a Siracusa da pochi mesi, carissimo amico di Macchiavelli; lo accolgono con calore, nonostante il freddo esterno. Il nuovo commissario deve presentarsi dal questore e sistemarsi fra i netini, intanto gli hanno preso una stanza in una casa a pensione, gestita da una coppia, i Verrazzo, Corrado e Corradina. Così capisce pure chi è il patrono della cittadina, una meraviglia di salite e chiese, palazzi nobili e sedi ufficiali (dal vescovado alla pretura e alle carceri). La nostalgia scompare presto, si butta nell’indagine; il giorno di Natale vien fuori il cadavere dell’uomo, maschio arrogante e furbo strozzino; cominciano presto a emergere indizi e possibili colpevoli, districarsi però non è facile.

La brava medica oftalmologa Cristina Cassar Scalia (Noto, 1977) continua a scrivere bei gialli, la notevole serie della vicequestora Vanina Guarrasi sta andando a gonfie vele, finora nove romanzi ambientati a Catania fra il 2015 e il 2017 (pubblicati fra il 2018 e il 2024). Avvia ora una nuova serie nella città natia, con un protagonista romano curioso ma inesperto di Sicilia e di delitti. Ottimo inizio, scrittura acuta matura raffinata. La narrazione come di consueto è in terza al passato, fissa (quasi) su Scipione, immediatamente alle prese con un inconsueto benvenuto (da cui il titolo). Pare che la provincia di Siracusa venga chiamata “babba”, ingenua, priva di malizia e forse di organizzazioni mafiose. Tramite il libro contabile di Brancaforte possono risalire a tanti insospettabili, malandrini e poveri cristi, indotti a indebitarsi anche per piccole necessità finanziarie. L’attenzione nazionale è rivolta alle elezioni presidenziali (Saragat viene eletto in corso d’opera, il 28 dicembre al ventunesimo scrutinio), quella locale inevitabilmente si concentra sull’omicidio. Macchiavelli fu impenitente (e penitente) donnaiolo nella capitale, madre fratelli sorelle lo chiamano spesso, l’amico avvocato Primo Valentini si offre di portargli l’auto, lui molto viene attratto dalla locale farmacista: Giulia Marineo, alta e castana, occhi chiari e allegri, cordiale sorriso misurato, risulta un capolavoro di donna nemmeno trentenne. Cominciano a darsi pure del tu, ma l’amico Beppe lo avvisa della fama di lei, “inconquistabile”. Cominciamo così ad affezionarci un po’ a tutti i personaggi, torneranno. Varie gazzose spesso di fianco agli alcolici, vino o vermouth, marsala o Punt e Mes. Fumando insieme e ascoltando Roberta, Scipione segnala a Giulia che ricorda benissimo quando Peppino di Capri e i suoi Rockers iniziarono la loro carriera nei night di via Veneto, non è certo ci faccia bella figura.

:: La mia più oscura preghiera di S.A. Cosby (Rizzoli 2025) di Patrizia Debicke

24 Maggio 2025

“La mia più oscura preghiera” tradotto da Giuseppe Manuel Brescia, è  il thriller d’esordio che ha fatto giudicare dalla critica  S.A. Cosby un potenziale  maestro del genere, lanciandolo subito sul mercato americano e  internazionale.
La storia è ambientata a Queen County,  Virginia, paese di origine di Cosby. Con questo romanzo , S.A. Cosby inserisce subito il lettore nel cuore oscuro del Sud degli Stati Uniti, in una storia feroce e serrata, piena di personaggi che si muovono  tra crimine, redenzione e violenza.
“Mi occupo dei cadaveri” è il biglietto di presentazione di Nathan Waymake. Risponde così infatti  quando gli chiedono quale sia la sua occupazione. Ma chi lo conosce meglio sa che è molto più che un becchino. Sì certo, sa come trattare con i cadaveri visto che, quando non fa a botte con la teppa locale, lavora a tempo pieno nell’impresa di pompe funebri di suo cugino.
Ex marine, ex vice sceriffo, figlio di una coppia mista, padre bianco e madre di colore, ha dato le dimissioni per comprensibili e tragici motivi personali, ciò nondimeno si è costruito nella cittadina  del Sud dove è cresciuto, la reputazione in essere una persona retta in grado di aiutare la gente quando le altre strade non sono percorribili. Non è certo una persona che va in cerca di guai, ma purtroppo sembra che invece quelli stiano sempre là acquattati dietro l’angolo pronti ad acciuffarlo.
E infatti quando un amatissimo pastore locale, il criticato Reverendo Esau Watkins, meglio noto come E-Money per la capacità di spillare denaro ai fedeli con la sua Chiesa Battista della Nuova Speranza, due degnissime parrocchiane le signore Parrish e Sheer, si rivolgono a lui per chiedergli  di svolgere un’indagine privata sulle vere cause di quella morte, visto che la polizia pare stia facendo ben poco, le starà a sentire. Loro non credono che il pastore si sia suicidato, e tutte le prove suggeriscono che probabilmente hanno ragione.  Anzi addirittura pare che gli inquirenti locali stiano  tentando di far passare un omicidio per suicidio. Insomma, secondo le due signore, Nat dovrebbe impedire che la morte del religioso venga insabbiata dalla polizia. Ma a Queen County, Virginia, la locale giustizia ha molte facce e quasi nessuna pulita.  
Restio e dubbioso all’inizio, Nat accetterà tuttavia di fare qualche domanda allo sceriffo.
Quella che sembrava poco più che una chiacchierata informativa, un lavoretto facile, facile si trasformerà invece in poco tempo  in un’intricata e caotica  spirale di orrori nei più sporchi meandri della provincia americana, tra gangster dilettanti, spietati signori del crimine, affascinanti porno star, poliziotti corrotti, orge sfrenate,  dark ladies  e uno straricco,  prestigioso ma temibile  predicatore.
Mentre gli intrighi  da sbrogliare si diramano sfociando  in mille rivoli  Nathan, convivendo con  i fantasmi del proprio passato, dovrà muoversi con destrezza  gestendo le invasive ombre della corruzione , per portare alla luce tutta il marciume che molti dei potenti di  Queen Country vorrebbero venisse  definitivamente sepolto al cimitero con il pastore Watkins.
Perché a Queen County tutto si paga, e il prezzo della verità sembra essere il più alto di tutti. Qualcuno di molto più pericoloso ha addirittura messo Nathan nel mirino e il costo da pagare per le  sue indagini potrebbe salire talmente tanto da rivelarsi fatale.
Narrato in prima persona dal suo punto di vista, ci consente di cogliere la vera essenza del personaggio, dell’uomo, sia nei suoi difetti che nei suoi pregi. Ha in sé qualcosa di speciale, qualcosa che risalta con prepotenza facendo sì che la gente nei suoi confronti provi contemporaneamente attrazione e timore.
Un romanzo “La mia più oscura preghiera” condotto in costante tensione o con la minacciosa  sensazione, continuamente interrotta sia da episodi di violenza che da essere  sotto tiro.
Una trama con un retroscena cupo, pieno di sesso e volgarità, ma adeguato sia all’ambientazione che alle circostanze.
S.A. Cosby usa la scrittura in modo brillante atto anche a ricreare la realtà dell’ambientazione, le larghe  divisioni in città tra chi ha e chi non ha. Quello stacco o meglio largo divario che esiste tra le linee di discriminazione razziale e la subdola corruzione esercitata dalle persone in  possesso sia del denaro che del potere.
Ma non tutto della storia è buio e negativo, ogni tanto nelle pagine traspare  persino un velo di humour e alcune scene mi hanno fatto addirittura sorridere. Mi piace la dinamica dei rapporti  tra Nathan e Skunk, un vero amico e fidato killer a pagamento. Mi piace come interagiscono, l’assoluta comprensione e la fiducia reciproca  tra loro e ho apprezzato l’approccio concreto e sobrio di Skunk a ogni situazione.
All’inizio pur non calando mai di ritmo, quando le motivazioni di Nathan erano solo fondate sul guadagno, si notava come  un certo distacco  tra  lui e l’indagine ma verso la fine, quando ci avviciniamo rapidamente alla drammatica conclusione, la tensione e il suo diretto  coinvolgimento emotivo decollano,  arrivando quasi alle stelle.   

S.A. Cosby è uno scrittore statunitense, originario della Virginia. È autore di quattro romanzi e diversi racconti pubblicati su importanti riviste e raccolti in antologie. Per il racconto The Grass Beneath My Feet ha vinto nel 2019 l’Anthony Award for Best Short Story. Prima di ottenere successo come scrittore ha fatto diversi lavori tra cui il buttafuori, l’operaio, il giardiniere, il montatore di palchi e l’addetto alle pompe funebri. È un appassionato escursionista e giocatore di scacchi. Per Deserto d’asfalto (Nutrimenti 2021) ha vinto il Los Angeles Times Book Prize 2020 nella categoria Mystery/thriller. Sia di Deserto d’asfalto che del suo successivo romanzo Razorblade Tears.