Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Note di lettura di Patrizia Baglione: Non ti muovere di Margaret Mazzantini

4 gennaio 2025

“Non ti muovere” segue la vita di Timoteo, un chirurgo di successo, che si trova a dover affrontare una crisi personale e professionale quando sua figlia, Angela, subisce un grave incidente. La narrazione si snoda attraverso flashback che rivelano i suoi ricordi e le sue esperienze passate, in particolare il suo tumultuoso rapporto con una donna di nome Italia, che ha avuto un impatto significativo sulla sua vita. 

La storia esplora la dualità tra l’amore e l’attrazione, il desiderio e il dovere, e mette in evidenza le debolezze e le contraddizioni del protagonista. La scrittura di Mazzantini è caratterizzata da una prosa lirica e coinvolgente. Il titolo “Non ti muovere” si riferisce a un invito a fermarsi e riflettere, sia sulle scelte fatte che su quelle da fare in futuro. La dimensione del rimpianto è centrale, mentre il racconto si sviluppa attraverso dialoghi intensi e momenti di profonda introspezione.

:: Racconti di Sebastopoli, Lev Tolstoj (Voland 2024), a cura di Viviana Filippini

29 dicembre 2024

Tolstoj visse in prima persona la guerra di Crimea, quella che assediò Sebastopoli nel 1854 e che è diventata protagonista poi dei “Racconti di Sebastopoli”, pubblicati in nuova edizione da Voland, con la traduzione di Leonardo Marcello Pignataro e la prefazione di Alessandro Barbero.  I tre racconti sono come tre quadri di cronaca del tempo,  identificati nei mesi di dicembre, maggio e agosto 1855 e si pongono come un’importante testimonianza su una guerra del passato dove era già in bilico e minato da tensioni l’equilibrio tra Occidente  (Impero Austroungarico) e Oriente  (Impero Russo). Nel primo racconto (dicembre) lo scrittore – che durante l’assedio si trovava sui bastioni di Sebastopoli come soldato d’artiglieria – introduce la vita nella e della città,  passando in rassegna l’assedio per le vie cittadine, con i soldati in essa presenti e pronti (più o meno) a dare la propria vita per la patria. Questi militari si mescolano ai civili, e si dimostrando pronti a combattere anche quando sono feriti, sfidando quel senso di morte e di putrefazione che incombe sulla linea di combattimento. Il secondo momento narrativo (maggio) vede Tolstoj concentrarsi in modo maggiore su alcuni personaggi presenti in guerra, sono più o meno nobili, mandati al fronte con le loro ferite fisiche ed emotive personali che vanno ad unirsi alle sofferenze scatenate dalla guerra.  Chi sono costoro? Eroi  pronti a tutto? Quello che si comprende è che questi personaggi sono uomini, nei  quali il bene e il male – come altre sensazioni contrapposte- convivono, e sono stati mandati lì a combattere al fronte, in certi casi senza nemmeno sapere o capire il perché,  in quanto deciso da altri. Il lettore ascolta i loro discorsi le loro parole e li vede agire, tanto da ritrovarsi immerso in prima linea dove chi combatte, oltre a cercare di sopravvivere si domanda quale sia il senso di tutta questa morte e distruzione. Leggendo i discorsi dei diversi militari si passa dal linguaggio forbito a quello più terra a terra, di coloro che sono analfabeti o hanno basi scolastiche minime, a dimostrazione che la precarietà, senso di morte e distruzione della guerra non fanno differenza tra nessuno. L’ultimo racconto (agosto) narra la città dopo la fine dell’assedio e ciò che di essa e in essa resta. I tre racconti di Sebastopoli furono importanti per Tolstoj, perchè dopo quell’esperienza vissuta sul campo e narrata si convinse sempre più di voler fare lo scrittore. In realtà, questi scritti sono di valore anche per noi lettori, in quanto fondamentale testimonianza di quella che fu la Guerra di Crimea del 1854 e di come veniva fatta la  battaglia nel XIX secolo.  Una vera e propria cronaca del tempo che ci racconta quanto la Sebastopoli del passato e quella del presente siano ancora terra martoriata. I “Racconti di Sebastopoli”  di Lev Tolstoj sono un libro di ieri dove l’autore narra la guerra vista in prima persona mettendo in evidenza quanto essa sia crudele e assurda. Questa non è solo attenzione al dettaglio da parte dell’autore russo, ma è la capacità di restituire ai lettori a lui coevi e a noi di oggi, lo spaccato di un mondo che ormai è passato, o forse c’è ancora, ma cambia la sua forma di presentarsi ai nostri occhi.

Lev Tolstoj è considerato uno dei massimi scrittori di tutti i tempi. La sua profonda volontà di rinnovamento nei confronti della società russa ne fece un audace saggista in campo politico, filosofico e critico. Per il suo agire T. venne scomunicato della Chiesa russa e attacato della censura. Le suo opera sono cariche di forza morale, e i suoi scritti e i suoi insegnamenti filosofici hanno esercitato un enorme influsso su tutta la letteratura russa ed europea dei secoli successivi. Fra le sue opere maggiori ricordiamo “Guerra e pace”, “Anna Karenina”, “La sonata a Kreutzer”, “I racconti di Sebastopoli”, “I cosacchi”, “La morte di Ivan Il’ič”, “Infanzia, adolescenza, giovinezza” e “Resurrezione”.

Source: ufficio stampa Voland.

:: Volver. Ritorno per il commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni (Einaudi, 2024) a cura di Valerio Calzolaio

27 dicembre 2024

Fortino (Cilento) e Napoli. Luglio 1940. Ricordi di bimba. Intanto, il vedovo Luigi Alfredo Ricciardi si siede davanti alla tomba di Enrica; da tre mesi, grazie anche al mausoleo di famiglia dei baroni di Malomonte in quel tranquillo cimitero, ha convinto i suoceri Giulio e Maria a trasferirsi nell’antico castello del paese del basso Cilento, insieme alla nipote, sua figlia Marta (nata mentre la mamma moriva nel parto), e alla governante tuttofare Nelide, capace così di occuparsi dei possedimenti con maggior cura; lui vi era nato e cresciuto fino ai 15 anni, andato via ancora adolescente, per studiare, poi l’università e il lavoro di polizia, non era più tornato; la metropoli urlante e colorata gli mancava, come i pochi cari amici; tuttavia sa che il Fatto della propria vita era iniziato lì e non può rinviare più il ritorno alla radice del suo dolore. Marta riempie la vita di tutti, ha occhi neri e vivaci come la mamma, entusiasmo e sensibilità; frequenta l’anziana Filomena, zia di Nelide, apparentemente muta e sorda, sotto un grande ulivo della collinetta e forse presto la maestra Giovanna che potrebbe ovviare bene all’assenza della scuola; sta per compiere 6 anni, il 7 luglio. Nel frattempo, l’enorme gioviale irascibile 61enne brigadiere Maione continua a indagare nei vicoli dei Quartieri Spagnoli e il medico pensionato Bruno Modo continua a frequentare un ristretto gruppo antifascista di Napoli, progettando un attentato contro un pezzo grosso nazista tedesco, di passaggio al porto. Dopo sei necessitati anni in Argentina, la splendida cantante di successo 41enne Laura Lobianco ha ormai deciso di rientrare in Italia, riprendere anche l’originario nome di Livia Lucani Vezzi, visitare l’originaria Jesi; il grasso musicista Diego la introduce a una canzone proprio sul ritorno, che non hanno nel repertorio, troppo maschile, Volver. Maione viene a conoscenza dell’attentato e intende salvare gli amici; Ricciardi si concentra su un vecchio caso di omicidio a Fortino, intuisce che lo riguarda personalmente.

Il grande scrittore italiano Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) va ormai considerato un Maestro, non solo del suo genere (ai confini di tanti altri). La sua prima e più amata serie giunge il quindicesimo romanzo, un capolavoro a puntate, sempre grande qualità, picchi talora. Per lui si va nelle autentiche dolenti esistenze emozionali. Dopo gli esordi con le quattro stagioni del 1931, il seguito delle feste del 1932, le svolte matrimoniale del maggio 1933 e genitoriale dell’estate 1934, aveva dovuto abbandonare alla sua sorte l’amatissimo “diverso” commissario (dodicesima avventura), poi ritrovato ad aprile 1939 (tredicesima avventura) e a Natale dello stesso anno (quattordicesima), sempre a Napoli. Qui abbiamo due profili spaziali (Fortino, ove Ricciardi si è dovuto trasferire causa regime dittatoriale e leggi razziste, e Napoli) e due profili temporali (l’estate turbolenta di parenti e affetti, a lui contemporanea, e il caso del suo passato locale, un fatto di sangue del febbraio 1906). La trama si compone anche di ingegnose vicende più o meno criminali su cui indagare e da risolvere, con acume e fantasia. Tutto intorno prendono spazio e tempo (come nelle serie tv) le vicende parallele noir e sentimentali dei tanti coprotagonisti, questa volta imperniate sul ritorno geografico, affettivo e sociale, nell’eterna indagine su noi stessi e qui sui misfatti causati in larga parte dall’orrido regime fascista. Non mancano Bambinella, il viso equino pesantemente truccato sotto il cappellino vezzoso e la veletta, la persona più attendibile in città per quanto concerne le informazioni riservate; la contessa Bianca Borgati di Zisa che rimpiange Marta, si preoccupa per Modo e compirà anche lei gli anni il 7 luglio; il bell’ambulante fruttivendolo Tanino ‘o Sarracino, in trasferta perché innamorato della mitica brutta Nelide (che risponde a monosillabi e oscuri proverbi nel suo dialetto); vari interessanti personaggi cilentani, antichi e moderni. La narrazione è, come sempre, in terza varia (con incursioni in prima e in corsivo su Filomena, in terza su alcuni incontri d’epoca utili a comprendere il contesto storico sociale). Il titolo si riferisce a Volver,un’altra canzone del 1934, ancora testo di Alfredo Le Pera, musica di Carlos Gardel. In copertina la bimba e l’anziana a “colloquio” sotto l’ulivo. Vino, rosolio e surrogato (niente caffè). Altro che letteratura minore di genere!

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverno, Il purgatorio dell’angelo, Il pianto dell’alba, Caminito, Soledad e Volver (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir, Vuoto, Nozze, Fiori, Angeli e Pioggia, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014). Per Rizzoli sono usciti Il resto della settimana (2015), I Guardiani (2017), Sara al tramonto (2018), Le parole di Sara (2019) e Una lettera per Sara (2020); per Sellerio, Dodici rose a Settembre (2019); per Solferino, Il concerto dei destini fragili (2020). Con Cristina Cassar Scalia e Giancarlo De Cataldo ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020). Sempre per Einaudi Stile Libero, ha pubblicato della serie di Mina Settembre Troppo freddo per Settembre (2020) e Una Sirena a Settembe (2021). Molto legato alla squadra di calcio della sua città, di cui è visceralmente tifoso, de Giovanni è anche autore di opere teatrali. Dai suoi romanzi, sempre in vetta alle classifiche, sono state tratte fortunate fiction televisive. È tradotto in tutto il mondo.

:: Il portiere di Ceaușescu di Guy Chiappaventi (Bibliotheka Edizioni, 2024) a cura di Massimo Ricciuti

26 dicembre 2024

Per chi ha più o meno la mia età ed è appassionato di calcio, il nome di Helmut Duckadam evoca molti ricordi. Ci fa tornare, in particolare, alla calda serata del 7 maggio 1986, quando il Barcellona e la Steaua Bucarest scesero in campo a Siviglia per giocarsi la finale dell’allora Coppa dei Campioni. Duckadam era il portiere della squadra romena e questo libro racconta la sua storia o, meglio ancora, la sua parabola. Nato nel 1959 in un paesino della Transilvania ai confini con l’Ungheria, Helmut cresce in campagna, mentre la Romania, con il passare degli anni, diventa sempre più povera. Alla guida della nazione c’è il Conducator Nicolae Ceaușescu, feroce dittatore che governa con l’aiuto della Securitate, la temuta polizia segreta. Uno dei suoi due figli, Valentin, è il vero presidente della Steaua e segue sempre la squadra. Pochi giorni prima della finale di Siviglia, avviene il tristemente noto disastro di Chernobyl: una violenta esplosione si verifica all’interno di una centrale nucleare ucraina. La catastrofe porta la data del 26 aprile 1986, ma la notizia è comunicata in Romania solo sei giorni dopo, per non turbare i festeggiamenti del Primo maggio nei paesi comunisti. In quest’atmosfera la Steaua si reca in Spagna, dov’è destinata, secondo tutti, a subire una sonora sconfitta. Prima della gara l’allenatore romeno Ienei tiene alla squadra un discorso improntato più sulla psicologia che sulla tattica e le sue parole sembrano funzionare perché, dopo 120 minuti di gioco, il punteggio è ancora di 0-0. Si va dunque alla cosiddetta “lotteria dei rigori” e qui nasce la leggenda di Duckadam, che ne para 4 su 4 e trascina la Steaua alla conquista della Coppa, diventando l’Eroul de la Sevilla, l’eroe di Siviglia. Questa favola s’interrompe, però, quasi subito, perché, dopo quella partita, il portiere sembra svanire dalla faccia della terra. Cominciano a fioccare leggende metropolitane, la più ricorrente delle quali racconta che la Securitate gli avrebbe spezzato le mani con una sbarra di ferro. Helmut, in realtà, è malato da tempo, già da prima della finale. La dittatura di Ceaușescu, intanto, si avvia rapidamente alla fine a seguito dell’abbattimento del Muro di Berlino. Così il “nostro” portiere prova a rifarsi una vita negli Stati Uniti con la propria famiglia, ma resiste poco e torna, da solo, in Romania, dove si barcamena fra piccoli lavoretti.

Il 2 dicembre 2024 Helmut ci ha lasciati. Guy Chiappaventi, autore di questo romanzo, ha pensato di raccontare la straordinaria esistenza di un uomo “normale”, salito alle luci della ribalta per una manciata di minuti e poi tornato nell’oblio. Dall’altare alla polvere, insomma. La narrazione degli eventi è vista dalla prospettiva di Duckadam, come se fosse lui a parlare. La sua vicenda personale si affianca a quella della Romania di Ceaușescu, una nazione povera che la sera del 7 maggio 1986 si è stretta attorno a una squadra per ritrovare un po’ di orgoglio. Consiglio a tutti, anche a chi non sia propriamente appassionato di calcio, la lettura di questo gioiellino, pubblicato da Bibliotheka Edizioni e impreziosito da alcune pregevoli illustrazioni di Emanuele Palucci.

Guy Chiappaventi, giornalista, inviato del tg La7.
Dopo aver raccontato la suburra di Roma, la mafia e la ‘ndrangheta, due guerre in Medio Oriente, terremoti, tsunami e alluvioni, negli ultimi anni ha seguito la cronaca a Milano.
Ha vinto il premio Ilaria Alpi, il Premiolino e il premio Goffredo Parise.
Ha pubblicato sette libri, incrociando spesso il calcio con la cronaca: il primo, Pistole e palloni sulla Lazio anni Settanta, ha avuto otto edizioni in quindici anni e ha ispirato la serie Sky Grande e maledetta.

:: I gufi dei ghiacci orientali,  Jonathan C. Slaght  (Ipeborea 2024) A cura di Viviana Filippini

23 dicembre 2024

Ci sono traguardi che si vogliono raggiungere e si fa di tutto pur di riuscire nell’intento. Questo è quello che mette in atto Jonathan C. Slaght, scienziato e scrittore americano, pur di raggiungere e trovare il gufo pescatore di Blakiston, diventato poi il protagonista de “I gufi dei ghiacci orientali”, edito da Iperborea e tradotto da Luca Fusari. Per il naturalista è una vera e propria ossessione decifrare la vita dei gufi e lo studioso non esiterà un attimo a partire  per l’estremo Oriente russo per trovarli lì nella zona denominata Litorale, dislocata tra il Mar del Giappone e la Cina. Il saggio non è solo un’indagine compiuta da un occhio attento ed esperto, che osserva il volo dei gufi, il loro modo di costruire il nido, il punto preciso su un albero dove esso viene fatto, il tipo di piumaggio, la sua consistenza, lunghezza e colore per capire quale è l’esemplare maschio e la femmina, il tipo di guano per comprendere cosa questi uccelli mangiano o come funziona il corteggiamento. Il libro è molto di più. Esso è un volume pieno di avventura, di suspense, di vita quotidiana, nel senso che Slaght racconta, passo dopo passo, con estrema cura e attenzione il viaggio nel glaciale territorio russo, gli appostamenti lunghi e tattici, gli incontri umani e animali che lui ha vissuto in prima persona per portare avanti la sua ricerca e che gli hanno lasciato ricordi indelebili. Slaght non è solo. Accanto a lui ci sono i collaboratori più o meno chiacchieroni,  la gente del posto con la quale dialogare per scoprire molto sulla zona del Litorale e su coloro che vi abitano, perché sono l’immagine  di un’umanità variegata e varia. Per esmepio il naturalista si imbatte in ex agenti del KGB sovietico, poi ci sono eremiti, fuggiaschi, cacciatori senza un braccio, uomini di acciaio tutti lì nel ltiorale tra macchiene e motoslitte. Elemento comune che legata un po’ questa umanità è il fatto che tra una pagina e l’altra spesso compaiano e vengano condivise bottiglie di vodka, etanolo e pure detergente. Non solo, perchè se da una parte il ghiaccio e la neve imperano ovunque, dall’altra, lo scrittore ci racconta anche della presenza di  corsi d’acqua caldi per la presenza di gas radioattivi.  Allo stesso tempo però, il testo di Slaght spinge il lettore alla riflessione che ha al centro la fragilità  degli equilibri che stanno alla base dell’ecosistema e del mondo naturale e di come i cambiamenti climatici e ambientali (fenomeno dell’antropizzazione) scatenati spesso dall’uomo stesso possano incidere e gravare sul corso vitale degli animali. “I gufi dei ghiacci orientali” di  Jonathan C. Slaght è un saggio che ha al centro l’ornitologia e lo studio naturalistico ma, allo stesso tempo, è un avventuroso racconto di vita vissuta e ricerca a stretto contatto con quella madre Natura che l’essere umano dovrebbe conoscere a fondo e tornare ad amare e rispettare.

Jonathan C. Slaght è uno scienziato e scrittore americano, direttore regionale per l’Asia temperata della Wildlife Conservation Society. Suoi articoli sono comparsi su testate come “New York Times”, “Guardian”, “Scientific American” e “Smithsonian Magazine”. “I gufi dei ghiacci orientali”, è il suo primo libro e ha vinto il PEN/E.O. Wilson Literary Science Writing Award ed è stato finalista al National Book Award.

Source: Ufficio stampa Iperborea.

:: Fronte Zero di Edy Giraldo e Daniele Biacchessi (Delos Digital 2024) a cura di Patrizia Debicke

21 dicembre 2024

Un romanzo breve frammentato in pochi capitoli questo di Daniele Biacchessi – giornalista d’inchiesta, scrittore, attualmente direttore editoriale di Giornale Radio e responsabile della collana editoriale “Contastorie” della casa editrice Jaca Book- , e Edy Giraldi, scrittrice ed esperta di romanzi gialli, che coniuga abilmente una storia poliziesca/thriller/spystory disposta ad andare a frugare in quelle che appaiono tra le pagine più buie della storia italiana, dipingendo i drammatici limiti di una nazione apparentemente a sovranità limitata.
Nel 2024 Andrea e Stella, con Marco e Laura, ormai stagionati ultracinquantenni, sono gli ultimi brigatisti del Fronte Zero, estrema propaggine dei Nuclei combattenti, scampati alla cattura e alla morte. Delle numerose schiere di Fronte Zero, che negli anni Settanta e Ottanta (detti gli anni di piombo) hanno bagnato di sangue l’Italia con gli attentati terroristici contro il potere, restano oggi solo loro, un gruppetto di quattro ostinati combattenti. Due coppie di fratelli e sorelle molto uniti tra loro, rimasti per tutti questi anni in una bolla di autoconvincimento, come prigionieri di un lunghissimo sonno, che pur continuando a coltivare con ostinata e indistruttibile tenacia i loro ideali si trovano a doversi confrontare con l’attuale situazione esistenziale. Una situazione apparentemente fuori controllo o peggio artamente manovrata da poteri forti, in cui la prepotenza e laviolenza sembrano ormai rappresentare l’unica possibile strada sulla quale ciascuno di noi dovrebbe incamminarsi e che tutti dovremmo accettare.
Per contrastare e tentare di rimuovere questa inaccettabile realtà, i quattro irriducibili pianificano e realizzano domenica 30 marzo 2024 un attentato nel quale riescono a uccidere a Roma, durante il suo quotidiano footing a Villa Pamphili, l’ambasciatore americano a Roma David Harrison e i quattro uomini della scorta.. Non chiederanno contropartite, riscatti. Loro si limitano a uccidere, a punire?
Il loro vero scopo è scatenare il caos e provocando il panico, arrivare a scuotere l’opinione pubblica, ormai solo schiava di un’informazione omogenea e irreggimentata. Gli adepti di “Fronte Zero” non hanno un’organizzazione, una qualche copertura dietro le spalle, agiscono e colpiscono da soli, in quattro…
I loro messaggi di rivendicazione, dopo una troppo celere attribuzione dell’attentato a terroristi islamici, paiono vecchi anzi obsoleti. Ripetono infatti meccanicamente parole e rituali sorpassati, poco credibili e troppo burocratici. E non può certo bastare una qualche funzione pubblica, nella fattispecie quella di ambasciatore che lo rende un bersaglio da colpire, per giustificare il volontario assassinio di una persona. Anzi poi sono state più persone. Come dimenticare che le loro vittime erano degli esseri umani : cinque persone che avevano una vita , una famiglia e sicuramente sognavano un futuro?
Persino qualcuno del “Fronte Zero” pur condizionato dal proprio nichilismo comincia a porsi il problema della propria cieca disumanizzazione.
Daniele Martini, il funzionario a capo della Digos incaricato delle indagini si troverà a mal partito, imprigionato in un condizionato gioco di ruolo tra Italia e Stati Uniti, con questi ultimi che vorrebbero comandare, con per unico vero appoggio il suo Vice. Non gli resterà che, per suo tramite, di tuffarsi nel passato e utilizzando i più moderni servizi quali l’intelligenza artificiale analizzare e confrontare tutti i vecchi testi e proclami siglati dai brigatisti per arrivare finalmente a intuire dove potrebbe trovarsi il bandolo della matassa.
Ma il percorso è faticoso perché Martini, manovrato dall’alto e costretto a muoversi su binari che non sono i suoi, sempre attento a salvaguardare il compromesso, non può e non deve guastare l’equilibrio dei rapporti internazionali. Ma come continuare a subire senza aprire bocca, pur accecato da immagini che pur proiettate in bianco e nero presentano solo ambigue sfumature di grigi, in un costante susseguirsi di violenza ormai accettata da tutti o quasi come “normale”. Come non soccombere e trovare invece la forza di reagire, rifiutare ? O magari andarsene?
Magari, poter avere sempre quella libertà di scelta!
Potremo averla ora che stiamo rapidamente approdando all’era Trump? Il mondo attorno a noi pare impazzito. Gli attentati internazionali hanno matrici politiche dichiarate oppure?… Eppure?
Quanto avremo da temere poi dal multimiliardario Musck in veste di incontenibile, scatenato e forse sovradimensionato buffone di corte?

Edy Giraldo, esperta di marketing per una grande multinazionale, ora in pensione. Appassionata di letteratura nordica e di noir all’italiana. Fronte Zero è la sua prima collaborazione.

Daniele Biacchessi nasce a Milano nel 1957. È giornalista, scrittore, conduttore radiofonico, autore e interprete di teatro di narrazione. È direttore editoriale di Giornale Radio, direttore e proprietario di Radio On, responsabile della collana Contastorie di Jaca Book e presidente dell’Associazione Arci Ponti di memoria. È stato caporedattore di Radio24-Il Sole24ore. E ancora prima ha lavorato per Radio Rai, Italia Radio, Radio Regione, Radio Lombardia, Radio Popolare. È autore di quarantadue libri d’inchiesta su terrorismo, ambiente, mafie, Resistenza e Storia contemporanea. È il primo giornalista italiano a trasformare inchieste in spettacoli teatrali. È regista, produttore cinematografico, autore di dieci docufilm tutti finanziati in crowdfunding.

:: Romanzo russo. “Fiutando i futuri supplizi” di Alessandro Barbero (Sellerio, Palermo, 2024) (1° ed. Mondadori 1998) a cura di Valerio Calzolaio

18 dicembre 2024

Mosca e Russia. 1987-1991. Le vite parallele di Viktor, direttore dell’Istituto di Storia del Pcus, e della giovane Tanja impegnata in una tesi su un argomento forse proibito; del giudice Nazar, che mantiene umanità mentre indaga su crimini efferati; dell’attore Mark Kaufman, ossessionato dal romanzo che sta scrivendo sullo sterminio degli ebrei di Odessa, fino alla fine impegnato a travestirsi e salvarsi. Le trame sono destinate a riunirsi nel ben ritmato intrigo giallo noir “Romanzo russo” , lasciando intuire tanti torbidi presenti e fiutare, come ammonisce un verso del poeta Mandel’štam, vittima di Stalin, “i futuri supplizi”. L’espediente romanzesco del grande storico Alessandro Barbero (Torino, 1959) è un narratore che ha ritrovato il lungo manoscritto (un paio di anni prima seppellito da alcuni di loro artisti e intellettuali a Zjuzino) e ci consente di ricostruire l’epoca attraverso il vissuto quotidiano, pensieri e memorie dell’ultimo ambiguo decennio dell’Unione Sovietica.

:: Meravigliosamente umani. I gatti di Lucy Maud Montgomery (Gallucci, 2024) a cura di Viviana Filippini

16 dicembre 2024

I lettori e le lettrici conoscono Lucy Maud Montgomery per le vicende di Anna dai capelli rossi, Emily di New Moon e di Pat di Silver Bush, ma in questo libro edito per Gallucci, per la collana i Glifi, ci sono sempre i testi della scrittrice canadese, però i protagonisti assoluti sono i gatti che compaiono all’interno dei romanzi della Montgomery, tradotti da Angela Ricci e raggruppati sotto il titolo di “Meravigliosamente umani. I gatti di Lucy Maud Montgomery”. Abitudine della scrittrice era inserire al fianco dei protagonisti umani anche gli amici felini che, in questo volume, sono stati resi protagonisti di racconti a se stanti estrapolati dagli originali grazie al lavoro della traduttrice Angela Ricci. Ad accompagnarli ci poi le delicate immagini colorate di Ayano Otani. Ne esce un ritratto narrativo curioso e intrigante, dove non mancano suspense e azione e nel quale i gatti, coinvolti nelle più svariate avventure, sono mostrati nelle loro sfaccettature caratteriali, perché sono affettuosi, pasticcioni, a tratti prepotenti e quando serve anche permalosi. Un mix di sensazioni ed emozioni che li rendono profondamente simili agli essere umani. “Meravigliosamente umani. I gatti di Lucy Maud Montgomery” tradotto dalla Ricci è un omaggio agli amici baffuti, e incarna anche la profonda stima e ammirazione che l’autrice canadese aveva verso i felini celebrata nei racconti presenti in questa raccolta.

Lucy Maud Montgomery nacque a New London, in Canada, nel 1874 e morì a Toronto nel 1942. Nella sua vita pubblicò numerosi libri per ragazzi, raggiungendo l’apice della popolarità nel 1908 con “Anna dai capelli rossi”, primo di una serie di otto romanzi, tutti pubblicati da Gallucci con una nuova traduzione di grande successo. Stampate in decine di lingue, le storie di Anna hanno continuato ad avere seguito fino a oggi, grazie anche alla celebre serie animata giapponese che la tv italiana ha trasmesso a partire dal 1980 e alla recente fiction distribuita da Netflix in tutto il mondo. La produzione letteraria della Montgomery, che va ben oltre “Anna dai capelli rossi”, è oggetto negli ultimi anni di una meritata riscoperta. Tra le sue opere più note ci sono la trilogia di “Emily di New Moon”, interamente pubblicata da Gallucci, e i due romanzi di “Pat di Silver Bush”, intenso omaggio al sentimento profondo che legò per tutta la vita Lucy Maud Montgomery all’Isola del Principe Edoardo, dove la scrittrice trascorse la sua infanzia.

Source: Gallucci editore.

:: Un cane, un indizio, un cadavere di Antony Johnston (Newton Compton, 2024) a cura di Patrizia Debicke

13 dicembre 2024

Secondo libro della serie e un nuovo caso per Gwinny Tuffel, attrice ma anche dog-sitter detective per necessità economica.
Gwinny, ormai sessantenne è tornata a recitare con non poche difficoltà dopo ohimè ben dieci anni di lontananza dalle scene in cui ha dovuto prendersi cura del padre ammalato e si sta preparando per il suo primo ruolo sul palcoscenico. Purtroppo le scritture per donne della sue età, pur molto brave, sono poche e spesso mal remunerate e Gwinny dopo aver ottenuto un ruolo in uno spettacolo del West-end, al momento di cominciare con le prove dovrà rendersi conto che tutto non va proprio come sperava , insomma deve adattarsi. Soprattutto perché la sua cassa piange.
Con un padre incosciente e scialacquatore, alla sua morte ha dovuto rendersi conto che i soldi rimasti sul conto sono ben pochi e in più ha anche la necessità di provvedere a urgenti spese di restauro della vecchia e amata casa di famiglia nell’elegante quartiere di Chelsea. Tutti validissimi motivi che le hanno imposto di darsi subito da fare. E dopo il suo primo mandato come dog sitter/detective portato a termine con successo per conto di una vecchia amica nel libro precedente anche stavolta è pronta a impegnarsi di nuovo.
Ragion per cui , quando Crash Double irlandese e leggendaria gloria del rock, le telefona e chiede il suo aiuto per occuparsi del suo border collie Ace nel fine settimana, coglie al volo l’occasione. A conti fatti la paga proposta è buona e badare all’obbediente e simpatico Ace mentre il cantante è in tournée a Dublino con la sua famosa band non dovrebbe essere un compito oneroso. Non le resta quindi che trasferirsi, sulla casa galleggiante di Crash nella splendida e pittoresca Little Venice di Londra, dislocata lungo i suoi due canali: il Grand Union Canal e il Regent’s Canal, e cominciare a familiarizzare sia con il suo nuovo pupillo a quattro zampe che con i vicini e la vita della piccola ma molto vivace comunità galleggiante. Un posto in cui tutti paiono conoscere tutti, sapere ogni cosa gli uni degli altri e a poche barche da quella di Ace c’è ormeggiata addirittura quella della sua ex moglie, Fox Double-Jonescon, la quale è stato sposato ben tre volte. Motivo principale della loro attuale separazione è il fatto che lei abbia imbarcato una gatta, intollerabile rivale per il border collie.
Ma subito dopo il suo arrivo, Gwinny scoprirà anche che proprio in quel fine settimana è in programma il Venice Carnival Street Show, festoso spettacolo di strada organizzato nei campi , nelle piazze, nei vicoli e nelle calli con eventi che, ospitando artisti della scena internazionale con musica, circo-teatro e clowneria, sono tutti di richiamo per un gran pubblico!
Un piacevole fine settimana dunque e invece i guai sono già pronti, in agguato. Dopo una serie di telefonate preoccupate dall’Irlanda degli altri musicisti e degli organizzatori, che chiamano o vengono addirittura a cercare Crash, si capirà che questi non ha mai preso il volo previsto e non è arrivato a Dublino per la sua tournée.
E proprio il primo giorno del Gran Carnival di Little Venice di Londra con tutte le barche allegramente impavesate a festa sui canali, Gwinny scoprirà che il cadavere dello stagionato cantante irlandese galleggia nel canale, proprio vicino alla sua barca.
Nonostante lo choc dei presenti e l’ immediato intervento della forza pubblica che propende per attribuire a un incidente la morte del cantante, gli organizzatori della manifestazione decidono di non interrompere i pubblici avvenimenti e i festeggiamenti previsti.
Ma sebbene il caso sia gestito dal vecchio capo di Birch, suo caro e vecchio amico poliziotto ormai in pensione e questi consideri la morte di Crash un incidente, o alla peggio un suicidio, Gwinny invece è di diverso avviso. E infatti non accettando queste conclusioni si tuffa subito nelle indagini, con l’aiuto del border terrier Ace e di Birch, l’ex detective spalleggiato da Ronnie, il suo cane.
Mentre approfondiscono i retroscena della vita personale di Crash e quanto a lui collegabile, cominciano a scoprire un serie di segreti sulla band che nessuno aveva mai saputo. La loro strada tuttavia sarà ancora tutta in salita. I due amici infatti, costretti a confrontarsi con una rocambolesca marea di sospetti e alcuni inverosimili moventi, dovranno trovare il modo per organizzarsi e districarsi in una vera babele di colpi di scena. E non solo perché troveranno davanti a loro anche una serie di trabocchetti e sorprese quali una seconda morte, ma che almeno avranno il pregio di portare finalmente la polizia a imboccare la pista dell’omicidio . Ma spetterà a Gwinny e a Birch, con l’aiuto di Ace e Ronnie, il compito di sbrogliare il bandolo della questione, trovare il modo per bloccare l’assassino e impedirgli di farla franca.
Johnston è uno scrittore che sa divertire e incollare il lettore alle pagine . Non sorprende perciò che con il primo libro di questa serie, abbia vinto il Barker Fiction Award.
Negli ultimi anni, oltre ai suoi, sono stati pubblicati numerosi gialli con come protagonisti personaggi abbastanza anziani, ma ciò che stavolta mi ha colpito di più è che molti di loro non fanno una vita da pensionati, ristretti in una comunità. No anzi in questo libro sono andati avanti per la loro strada, magari riciclandosi o intraprendendo con indiscutibile successo nuove e diverse carriere tanto che la principale protagonista della storia, Gwinny Tuffel, ben decisa a tornare alla sua professione, coglie al volo ogni buona occasione per rimettersi in discussione e tornare in pista.

Antony Johnston è l’autore del graphic novel Coldest City, da cui è stato tratto nel 2017 il film Atomica bionda. Ha lavorato con moltissimi generi della fiction, dal thriller al romanzo di spionaggio fino al sovrannaturale, e ha firmato la sceneggiatura di film e videogiochi. Nutre un infinito amore per i cani, da cui è scaturita la serie di gialli classici di cui fanno parte Un matrimonio, un delitto e due investigatori a quattro zampe e Un cane, un indizio, un cadavere, pubblicati dalla Newton Compton. Per saperne di più: http://www.dogsitterdetective.com.

:: Miti d’amore. Filosofia dell’eros di Umberto Curi (Castelvecchi 2024) a cura di Valentina Demelas

10 dicembre 2024

Cosa rende l’amore una delle forze più discusse e misteriose della storia dell’umanità? In Miti d’amore. Filosofia dell’eros di Umberto Curi, edito da Castelvecchi, il lettore viene accompagnato in un viaggio tra miti, simboli e narrazioni che cercano di dare un senso a questa potente energia. Con uno stile accessibile e profondamente evocativo, Curi esplora miti classici e opere filosofiche, rendendo l’amore una lente attraverso cui guardare il mondo e noi stessi.

Il testo si apre con un’analisi della figura di Cupido e della sua trasformazione iconografica nel corso dei secoli. Da fanciullo nudo e alato, simbolo di leggerezza e impulsività, a figura bendata che colpisce alla cieca, Cupido incarna l’ambivalenza dell’amore: forza creativa e distruttiva, luce e ombra, conoscenza e cecità. È questa doppia natura dell’amore che permea tutto il libro, invitando il lettore a riflettere sulle molteplici sfaccettature di un sentimento universale eppure profondamente personale.

Curi intreccia magistralmente mito e filosofia, attingendo a fonti come Platone, Nietzsche e Spinoza. I miti di Orfeo ed Euridice, Eco e Narciso, Amore e Psiche, Romeo e Giulietta e Don Giovanni vengono rivisitati non come semplici racconti, ma come specchi che riflettono le paure, i desideri e le aspirazioni dell’essere umano. Ad esempio, il mito dell’androgino di Platone diventa un’occasione per indagare il nostro bisogno di completezza e il desiderio di ritrovare quell’Uno originario da cui siamo stati separati. Allo stesso modo, le vicende di Orfeo ed Euridice mettono in scena il conflitto tra amore e morte, tra il desiderio di possedere e la necessità di lasciar andare.

Uno dei punti di forza del libro è la sua capacità di rendere temi complessi accessibili a un pubblico ampio. Pur trattando concetti filosofici profondi, l’autore utilizza un linguaggio chiaro e suggestivo, che trasforma ogni capitolo in un invito alla riflessione. Non è un saggio da leggere e archiviare, ma un compagno di viaggio che continua a risuonare anche dopo l’ultima pagina.

Un aspetto affascinante del libro è il modo in cui Curi collega il passato al presente. I miti classici non sono solo antiche narrazioni, ma strumenti per comprendere le sfide contemporanee: come gestire il dolore di una perdita? Come trovare un equilibrio tra amore per sé stessi e per gli altri? E, soprattutto, cosa significa amare in un’epoca frenetica e spesso disconnessa?

La risposta, viene suggerito, non è univoca: l’amore non è qualcosa da comprendere completamente, ma da vivere e sperimentare. È un processo, una tensione continua tra ciò che siamo e ciò che desideriamo diventare. Come diceva Platone, l’amore è una forma di ricerca, una spinta verso il trascendente.

Una scelta ideale per chi cerca un libro che unisca emozione e intellettualità. Appassionati di filosofia, lettori curiosi alla ricerca di emozioni, riflessioni e risposte: questo testo offre qualcosa a tutti, portando anche a innamorarsi, forse, nuovamente dell’idea stessa di amore.

Miti d’amore. Filosofia dell’eros non è solo un prezioso saggio, ma un invito a esplorare la complessità e la bellezza di un sentimento che ci definisce come esseri umani. Un testo che combina profondità e leggerezza, rendendolo perfetto per chi desidera andare oltre la superficie delle cose e scoprire il filo invisibile che lega i miti antichi alle nostre vite moderne.

Umberto Curi è Professore emerito di Storia della Filosofia all’Università di Padova. Già visiting professor alla University of California, Los Angeles e alla Boston University, ha tenuto lezioni e conferenze in numerose città europee e americane. Giornalista pubblicista, ha collaborato con il «Corriere del Veneto» e «La Lettura» del «Corriere della Sera». È autore di una quarantina di volumi, tra cui segnaliamo il più recente Parlare con Dio. Un’indagine fra filosofia e teologia (Bollati Boringhieri, 2024). Castelvecchi ha già pubblicato I figli di Ares. Guerra infinita e terrorismo (2016) ed è di prossima uscita Padre e re. Filosofia della guerra.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Castelvecchi.

:: La trappola. Diario d’Italia di Paolo Grugni (Laurana Editore 2024) a cura di Massimo Ricciuti

10 dicembre 2024

Torna finalmente nelle librerie il personaggio di Sergio Malfatti, commissario della questura di Milano e già protagonista del romanzo Pura razza bastarda, opera di Paolo Grugni. Soprannominato il Carnera
per la sua stazza, il commissario è un ex partigiano ed è solito andare in giro con un basco rosso in testa, che lo rende subito riconoscibile. Ne La trappola vengono analizzati due anni fondamentali per la storia del nostro paese, il 1968 e il 1969. Ancora una volta gli avvenimenti sono narrati attraverso il diario di Malfatti. Veniamo così a conoscenza di cosa accade a Milano e nel resto d‘Italia, soprattutto dal punto di vista politico e della cronaca nera. Nel capoluogo lombardo si assiste, impotenti, all’inarrestabile avanzata della mafia, che finisce per soppiantare definitivamente la ligera , la mala locale. Due “famiglie” si contendono il controllo della città in una guerra senza quartiere, attraverso il traffico di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione e tante altre attività illecite. A volte ci scappa il morto, cui segue, puntualmente la vendetta. La crisi economica, intanto, colpisce pesantemente il Sud Italia e molta gente si trasferisce a Milano in cerca di una sorte migliore. Si tratta di poveri che si accampano ovunque, dormono dove capita, si lavano alle fontanelle pubbliche e devono subire anche il disprezzo da parte dei cittadini. In mezzo a tutto ciò, assistiamo ai giochi politici orchestrati dalla DC, che continua, imperterrita, a governare. Qualcuno iniziare a tracciare la strada per quello che sarà chiamato compromesso storico
, ma non è visto di buon occhio, per usare un eufemismo. Dai documenti ufficiali pubblicati nel diario di Malfatti si evince di come l’estrema destra stia preparando qualcosa di grosso, mentre le autorità si concentrano sui movimenti anarchici. Scoppiano ordigni in quantità e il commissario è uno dei primi a capire come stiano realmente le cose, anche perché Il Comandante , uomo dei Servizi, lo informa spesso di operazioni segrete, in incontri cui partecipa pure Gloria Negri, agente e compagna di Malfatti. Nel diario leggiamo, inoltre, notizie riguardanti il mondo della cultura: film e dischi in uscita, concerti epici, pubblicazione di libri “rivoluzionari”. Non mancano annotazioni su avvenimenti sportivi, in particolare boxe e calcio: Malfatti è un grande tifoso del Milan e non perde l’occasione di recarsi allo stadio di San Siro per assistere alle partite casalinghe dei rossoneri. Il biennio ’68-’69 è denso di accadimenti di livello mondiale: vengono assassinati Martin Luther King e Bob Kennedy, mentre l’uomo mette per la prima volta piede sulla Luna. L’episodio centrale del romanzo si svolge in Italia: l’esplosione di una bomba alla sede milanese della Banca Nazionale dell’Agricoltura, il 12 dicembre del 1969. La strage di Piazza Fontana è considerata la madre di tutte le stragi che da lì in poi insanguineranno per anni il nostro paese. Con un notevole e meticoloso lavoro di ricerca, comprendente anche documenti inediti, Paolo Grugni ricostruisce la trappola che si stringe attorno agli anarchici, in particolare a Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli. L’autore rivela, inoltre, chi fosse il reale destinatario del “messaggio” che si era voluto mandare con la bomba. Per scoprirlo, non resta che leggere questo appassionante romanzo, uno spaccato reale di due anni cruciali per l’Italia e il mondo intero.

Paolo Grugni Milano, (1962). Ha esordito con il romanzo Let it be (Mondadori, 2004; Alacràn, 2007, Laurana, 2017). Ha poi pubblicato Mondoserpente (Alacràn, 2006; Laurana, 2021), Aiutami (Barbera, 2008; ebook per Laurana, 2014), Italian Sharia (Perdisa, 2010), L’odore acido di quei giorni (Laurana, 2011), La geografia delle piogge (Laurana, 2012), L’Antiesorcista (Novecento Editore, 2015), Darkland (Melville, 2015; Laurana, 2022). Nel 2018 ha pubblicato Pura razza bastarda (Laurana) e nel 2019 Il palazzo delle lacrime (Laurana). È inoltre autore della silloge Frammenti di un odioso discorso (ebook per Laurana, 2017). Vive e lavora a Berlino.

:: “San Charbel. Il mistero del suo corpo intatto”(Edizioni Segno, 2024) di Patrizia Cattaneo, a cura di Daniela Distefano

10 dicembre 2024

Documenti, perizie mediche, scoperte e testimonianze sono i nastri con cui è avvolta la biografia di un santo eremita del XIX secolo, appartenente alla comunità maronita del Libano (comunità che era soggetta alla Chiesa cattolica romana ma con un rito proprio e una gerarchia autonoma, governata da un vescovo capo, chiamato patriarca, con sede a Bkerké).

Youssef – questo il nome di san Charbel Makhlouf da battezzato – era il più giovane di cinque figli. La sua famiglia, povera di mezzi, era ricca di fede e il futuro santo trascorse l’infanzia e la giovinezza lavorando come contadino e pastore nel suo paese di montagna;un ragazzo pio, onesto, semplice e sincero, incline alla contemplazione, alla solitudine. Mentre pascolava la sua mucca, si ritirava a pregare in una grotta che aveva trasformato in una cappella dedicata alla Vergine Maria, detta “ la grotta del santo”.

Quando raggiunse la maggiore età, che allora era 23 anni, una mattina all’alba Youssef lasciò la sua casa per farsi monaco senza avvisare nessuno, temendo l’opposizione della madre e dello zio. Egli si sentiva chiamare alla vita solitaria. Più volte chiese l’autorizzazione di diventare eremita, ma la risposta tardava, perché il superiore attendeva un segno di Dio per concedergli il permesso.

Nel 1875, all’età di 47 anni, in seguito al prodigio di una lampada che si accese nella sua cella, benché contenesse solo acqua e non olio, fu autorizzato a recarsi all’eremo del monastero di Annaya. La sua vita era una delle più austere. Nel convento e nell’eremo conduceva un’esistenza da prete-operaio, scegliendo sempre i lavori più faticosi e umili, la preghiera, l’ascesi e la mortificazione: tutto ciò gli meritò ”la fama di santo durante la sua vita e dopo la sua morte”.

Dopo 23 anni di eremo esemplare, “la mattina del 16 dicembre 1898, padre Charbel stava celebrando la santa Messa nella cappella, quando fu colpito da paralisi proprio al momento della grande Elevazione dell’ostia e del calice, mentre recitava la seguente preghiera secondo la liturgia maronita: ‘O Padre della Verità, ecco il tuo Figlio, vittima per compiacerti, accettalo, perché ha subìto la morte per giustificarmi… Ecco il suo sangue sparso sul Golgota per la mia salvezza. Accetta la mia offerta…’. Dopo otto giorni di agonia, padre Charbe morì il 24 dicembre, vigilia di Natale, all’età di 70 anni. La gloriosa biografia di San Charbel inizia il giorno della sua morte.

Dal momento della sua sepoltura, una luce intensa e misteriosa, visibile in tutta la vallata, si sprigionò dalla sua tomba per 45 notti. Il suo corpo ripetutamente riesumato, fu sempre ritrovato integro e flessibile e traspirò un liquido rossastro dalle proprietà taumaturgiche per 67anni, cioè dal giorno della morte fino al riconoscimento ufficiale della sua santità da parte della chiesa.

Per capire la causa dei fenomeni mistici associati al suo corpo, la sua salma sarà martoriata e analizzata da monaci, medici, laboratori di analisi, alla ricerca di una spiegazione scientifica a un fenomeno divino che cesserà solo con la beatificazione.

Quando già morto fu spogliato, scoprirono che padre Charbel sulla pelle nuda, oltre alla cintura di ferro che gli aveva lacerato i fianchi, indossava un secondo cilicio incollato alla pelle. Inoltre egli si serviva di sassolini per tenere fermo il cappuccio sulla testa e che gli procuravano dolore alla schiena quando dormiva e quando si muoveva. Nel sonno e nella veglia padre Charbel soffriva un martirio nascosto e volontario, mostrando sempre un volto lieto.

Tornando al suo cadavere, un ritorno non propio edificante, Dal 1898 al 1965 si ottiene un calcolo di circa due chili abbondanti di plasma al giorno, tenendo conto del fatto che la trasudazione è stata molto intensa in alcuni periodi, ma è diminuita gradualmente nel 1965.

Quanto riportato in questo agile libretto, ci lascia scoprire inusitati orizzonti di vita eterna nella nostra vita terrena. Campi di speranza, solchi di gratitudine, pozzi di meraviglie soprannaturali che surclassano quelle ancora inesplorate nel Pianeta. San Charbel ha avuto dunque due corpi, quello da vivente, martoriato fino allo stremo per via delle penitenze e le mortificazioni, e quello da defunto, un involucro composto di parti vivisezionate, analizzate, per comprendere la natura di quel sangue che da esso fuoriusciva copioso. Il nesso in questo miracolo va forse ricercato in quei lunghi giorni trascorsi tutto un cammino per trovare chi c’è già accanto. Le astuzie del demonio non prevalsero in un omino che mite come un dolce autunno, sapeva donare a Dio le Grazie di cui lo inondava. Possiamo pensare ad una quotidianità bieca, senza stimoli,piatta, di estremo disagio a causa della solitudine. Ma il cuore dove lo mettiamo? Se è collocato su di un altare, fisso sul Calice e l’ascolto della Consacrazione, possiamo arrivare a comprendere di quale dono immenso fu colmato San Charbel, che fu nascosto a molti da vivo, e seppe parlare di Dio anche da morto.