Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Juibilaeum di Luigi De Pascalis (Rai Libri 2025) a cura di Patrizia Debicke

30 giugno 2025

La fede e il potere. Bonifacio VIII, il potente Papa con la spada, l’Ordine dei Templari governato da Jacques de Molay, il Re di Francia Filippo IV il Bello asceso al trono nel 1286 ad appena diciassette anni. È tra Parigi e Roma che si svolge  la storia  narrata da Luigi De Pascalis nel suo nuovo romanzo. Ma subdoli tradimenti, intrighi e cospirazioni lastricano la strada verso l’evento che cambierà per sempre la storia dell’Occidente cristiano: il primo Giubileo..
A.D. 1299/1300 è uno degli anni  e uno  dei momenti più vitali per  le sorti del papato retto da  Bonifacio VIII, Benedetto Caetani, il feroce pontefice della potente famiglia campana,  che  dal 1294  al 1303 resse  con la sua spada e la sua decisa ideologia teocratica  il governo di Roma e della storia  della Chiesa.
La storia, non ufficiale, lo vuole anche assassino (e magari ci azzecca), del suo  predecessore  il monaco Celestino V che dopo pochi  mesi aveva rinunciato al papato con l’avviso e l’appoggio  di Bonifacio VIII, esperto canonista ma in seguito proprio da lui imprigionato nella Rocca  di Fumone di sua proprietà per timore dei suoi rivali. La sua esistenza in vita avrebbe potuto infatti spingerli a  rimettere in gioco il sant’uomo e usarlo come antipapa.
Ma Bonfifacio è anche un uomo con acciacchi. Infatti benché , dall’aprile del 1295, avesse avviato la  sua prodigiosa attività di governo, di tanto in tanto era costretto a rallentare , per i suoi  gravi disturbi del ricambio, soffriva di gotta, ma e soprattutto di  calcoli renali che difficilmente gli concedevano tregua . Unico rimedio valido  era il continuo consumo dell’acqua di Anticoli (odierna Fiuggi), che gli veniva portata espressamente a Roma con carovane di muli. Solo più tardi avrebbe cominciato a seguire alcuni rimedi suggeriti per ora a distanza e per lettera dal famoso medico catalano Arnaldo da Villanova per  alleviare i suoi mali.
Già verso la fine del 1299  aveva cominciato a diffondersi  al di là delle Alpi e altrove la voce che il Papa aveva  intenzione di promulgare un giubileo con il quale potrebbe concedere l’indulgenza plenaria a tutti  coloro che nel 1300 sarebbero venuti a visitare  le basiliche romane. Una voce che aveva dilagato ovunque, spingendo tanti pellegrini, anche francesi, a mettersi in viaggio verso Roma.
Ma c’era un ma, per promulgare un Giubileo  con disinvoltura Bonifacio VIII avrebbe preferito poterlo appoggiare su dei precedenti ecclesiastici.
Ragion per cui mischiato tra questi pellegrini  era partito da Parigi, viaggiando in incognito per conto del Gran Maestro anche il templare Goffredo di Charnay. Aveva   ricevuto l’incarico di consegnare a Bonifacio VIII, per facilitare il suo compito, un importante documento, una pergamena che citava  un dimenticato giubileo indetto  un secolo prima  ma di  riferire anche che il tesoriere parigino dell’Ordine, nominato proprio dal papa, sottraeva  importanti  somme  destinate ai Templari in  favore di Filippo IV, sovrano da tempo in grave dissenso con il pontefice.
Goffredo  aveva scelto di  viaggiare da solo su strade secondarie, ma poco sicure  nel timore di essere seguito dai sicari di Nogaret, il perfido e diabolico  guardasigilli del sovrano francese. Ciò nondimeno mettendo anche in gioco la sua sicurezza salverà sul San Bernardo da un’aggressione dei briganti tre “pellegrini”: marito, moglie e la giovane e bellissima figlia, Berenice. Da quel momento il conturbante fascino della ragazza riuscirà pian piano a  conquistare i sensi e il cuore del templare che, benché abbia finora rispettato i voti di castità pronunciati tanti anni prim,  finirà  per soccombere alla tentazione.  
Al quartetto , il templare e la famiglia di pellegrini, dopo aver superato il lago di Bolsena si unirà il medico Arnaldo da Villanova, in viaggio  per Roma per porre rimedio ai mali di Bonifacio. Giunto miracolosamente in tempo per portare soccorso a Charnay, caduto con i compagni in un secondo agguato di banditi e  poi dopo averlo curato dalla brutta ferita riportata, caricarlo sul suo carro fino alla comune  meta.  Ma sulla loro stessa strada c’è anche un turcomanno, Nadir, inviato di nascosto dal Gran maestro con una copia dei messaggi affidati a Goffredo.
Cosa stanno architettando  i templari? Mentre nel frattempo a Roma un mercenario  ex generale  bizantino, Demetrio Iliades, cerca per conto di Bonifacio di scoprire cosa  di orribile avviene all’Hostaria de l’oca…
Un romanzo avvincente, con una perfetta  ricostruzione storica, per una trama che introduce  il lettore coinvolgendolo dalla prima all’ultima pagina  in uno dei momenti più significativi del Tardo Medioevo.
Una straordinaria ricostruzione storico ambientale di Luigi De Pascalis  che, con le sua consueta bravura e grande cultura storica,  affiancando i  suoi  ben calibrati personaggi  di fantasia abilmente mischiati a quelli realmente vissuti con una coinvolgente narrazione romanzesca, ci riporta indietro nel tempo a vivere fatti e situazioni realmente accaduti.

La “fede” e il potere temporale o teocrazia era il principio  irrinunciabile di  Bonifacio VIII. Per il quale  il papa, oltre ad essere sommo pontefice della Chiesa cattolica (e quindi a detenere il sommo potere spirituale nella cristianità), era anche sovrano e addirittura avrebbe voluto mantenere quella stessa sovranità su tutta la cristianità. Esercitando di diritto la teocrazia la dottrina secondo cui Dio è la fonte diretta di ogni potere, sia quello spirituale, cioè religioso, sia quello temporale, ossia terreno: pertanto la Chiesa deve coincidere con lo Stato o lo Stato deve essere subordinato alla Chiesa. Poiché la salvezza delle anime è considerata superiore a ogni altro interesse materiale, la teocrazia presuppone la sottomissione del potere temporale a quello spirituale e, di conseguenza, dei laici all’autorità del clero (vedi Iran ai giorni nostri.)

Luigi De Pascalis è un autore di narrativa storica e fantastica. Ha pubblicato romanzi e numerosi racconti in riviste, quotidiani e antologie. Per due volte ha vinto il Premio Italia per la letteratura fantastica e il Premio Acqui Storia nel 2016. Tra i suoi romanzi ricordiamo quelli della serie di Caio Celso (La dodicesima Sibilla. Un’indagine di Caio Celso, Rosso Velabro, Il signore delle furie danzanti. La prima indagine di Caio Celso, Il collezionista di sogni), La pazzia di Dio (finalista Premio Acqui Storia), La morte si muove nel buio (finalista Premio Acqui Storia e Premio Salgari), Notturno bizantino, la lunga fine di un impero (candidato al Premio Strega e vincitore del Premio Acqui Storia 2016), Il sigillo di Caravaggio, Il pittore maledetto, La congrega segreta. Come illustratore ha realizzato Pinocchio, graphic novel sul romanzo di Carlo Collodi.

:: Nessuna isola è sola, scritto da Giovanni Blandino e illustrato da Martina Tonello (Camelozampa 2025) a cura di Giulietta Iannone

29 giugno 2025

La collana Le Sinapsi, della casa editrice indipendente Camelozampa, Premio Speciale della Giuria di Legambiente nell’ambito del Premio nazionale “Un libro per l’ambiente”, si arricchisce di un nuovo albo illustrato divulgativo, interamente a colori, dal titolo quanto mai evocativo: Nessuna isola è sola, scritto da Giovanni Blandino, ricercatore ed esperto di Storia della scienza e della comunicazione e illustrato magicamente da Martina Tonello. Dagli atolli alle isole vulcaniche, dalle isole di sabbia alle isole di marea, dalle isole coralline alle oasi nel deserto fino alle isole artificiali, o a quelle immaginarie o alle isole prigioni, fino agli eremiti, uomini isola, le isole si scoprirà non sono così separate nel vastissimo ecosistema, ma ci sono relazioni e collegamenti che rendono si può dire l’intero universo un organismo unico e interconnesso. L’albo, scientificamente rigoroso ma di piacevole e scorrevole lettura, stampato su carta ecologica FSC, ci porta a esplorare non solo luoghi lontani, sparsi sul mappamondo, ma anche luoghi dell’anima. Indicato dai sette anni in sù, Nessuna isola è sola di grande formato, con ben 64 pagine, è dunque un albo ricco di sorprese che potrà interessare adulti e bambini anche per ricerche scolastiche, alla vecchia maniera quando si consultavano i libri e non si affidava tutto a internet, privilegiando l’emozione della scoperta. Le pagine finali poi ospitano un originale “isolario” con utili approfondimenti e infine c’è un “qr code”, per i più tecnologici, che rimanda all’elenco di tutte le fonti utilizzate.

Giovanni Blandino ha studiato Storia della scienza e della comunicazione a Pisa, Roma, Trieste e Berlino. Oggi lavora in un centro di ricerca a Bolzano occupandosi di comunicazione scientifica. Suoi testi e racconti sono apparsi su riviste e antologie. È papà di un piccolo Tommaso.

Martina Tonello è illustratrice e aspirante falegname. Vive a Bologna dove scrive, illustra storie e realizza laboratori per bambine e bambini. Ha pubblicato con case editrici come Camelozampa, Mondadori Electa Kids, Piemme, Editoriale Scienza, Terre di Mezzo, La Coccinella e collabora con la rivista UPPA. È stata finalista al prestigioso premio internazionale Association of Illustrators nella categoria Design Product & Packaging.

Source: albo inviato dall’editore. Ringraziamo Francesca Tamberlani di LaChicca Ufficio Stampa Specializzato in libri per bambini e ragazzi.

:: Il confine della vergogna di Michèle Pedinielli e Valerio Varesi (Edizioni le Assassine, 2025) a cura di Massimo Ricciuti

21 giugno 2025

Nello spicchio di Alpi Pennine situato fra Piemonte e Francia viene rinvenuto il cadavere di un uomo con il viso sfigurato. Su quelle strade impervie, in passato, si avventuravano gli italiani in cerca di lavoro (i cosiddetti macaronì) o in fuga dal fascismo. Adesso sono i migranti provenienti dall’Africa a cercare di entrare in Francia. Fra loro c’è Lassane, giovane del Burkina Faso, che viene salvato, prima di morire assiderato, da due montanari, Suzanne e Fabien. Nel frattempo, in un rifugio sono state ritrovate parecchie casse di sigarette provenienti dall’Albania. A questi trafficanti dà la caccia un ispettore della polizia di Lione che si reca sulle montagne italiane. Cosa lega tutti questi avvenimenti?

Il confine della vergogna è un romanzo scritto a quattro mani dalla francese Michèle Pedinielli e dal nostro Valerio Varesi, che si sono alternati nella stesura dei capitoli, raggiungendo un enorme risultato. Il punto centrale dell’opera è la disperazione che spinge tanti “disgraziati” a cercare di varcare il confine fra Italia e Francia, senza essere scoperti e respinti. Pronti ad approfittare di loro ci sono uomini senza scrupoli, che li spogliano di tutti gli averi con la promessa di portarli dall’altra parte. Cosa che non avviene quasi mai, perché i migranti vengono abbandonati o consegnati direttamente ad alcuni funzionari corrotti e compiacenti. Non mancano, fortunatamente, le figure positive, come i già citati Suzanne e Fabien. Il confine della vergogna è dunque un’opera che mischia elementi del noir e del romanzo sociale di denuncia. La parte prettamente noir è ben delineata, nonostante le varie vicende che s’intrecciano. Sia gli investigatori italiani che quelli francesi sono dotati di grande umanità e di profondo senso del dovere: grazie alla loro tenacia riusciranno a svelare i tanti misteri. Dal punto di vista sociale, il romanzo è di grande attualità, come dimostra una significativa frase del nonno di Suzanne, pronunciata anni prima.

Questa storia della frontiera tra esseri umani che ci hanno imposto, che stupidaggine, piccola mia.

Parole che non dovremmo dimenticare mai.

Michèle Pedinielli, nata a Nizza da un mix di sangue corso e italiano, è stata giornalista per circa quindici anni. Oggi collabora al sito retronews.fr, libri di storia, della BNF e al podcast “Séries noires à la Une”. Il suo primo romanzo, Boccanera, è stato premiato con il Lion Noir 2019 al Festival del Libro Poliziesco di Neuilly-Plaisance. Nel maggio 2019 ha pubblicato Après les chiens, un nuovo caso condotto da Ghjulia Boccanera. Seguono La patience de l’immortelle (Premio speciale della giuria dell’Évêché nel 2022), Sans collier (2023) e Un seul œil (2025).

Valerio Varesi, nato a Torino nel 1959, vive a Parma e lavora nella redazione de la Repubblica di Bologna. Romanziere eclettico, è il crea- tore del commissario Soneri, protagonista dei polizieschi che hanno ispirato le tre serie televisive Nebbie e delitti con Luca Barbareschi. I romanzi con Soneri sono stati tradotti in tutto il mondo e nel 2011 l’autore è stato finalista al CWA International Dagger, il prestigioso premio per la narrativa gialla. Nel 2017 ha vinto il premio Violeta Negra per il miglior romanzo noir.

:: La guerra delle regine di Aquilino (Bonfirraro Editore, 2025) a cura di Giulietta Iannone

18 giugno 2025

Alla morte di Alessandro Magno, figlio di Filippo II e di Olimpia, il suo immenso impero non fu affidato a un unico erede, ma fu conteso, in sei sanguinose guerre, dai diadochi, i generali macedoni che avevano aiutato Alessandro nelle sue conquiste. Morendo Alessandro diede origine infatti a faide sanguinarie al termine delle quali il Mediterraneo ebbe un nuovo ordine che perdurò fino all’avvento dei romani. Ma quali furono le donne, dietro le quinte, a orchestrare queste faide in una lotta per il potere di inaudita ferocia? A illuminarci su questo ci pensa Filippo II ormai un’ombra dell’oltretomba. Dopo tanti schiamazzi in vita ora che è nel regno del silenzio può vedere più lucidamente l’inutilità di tutto quel darsi da fare per ottenere ricchezze, potere, onori quando destino di tutti è la morte e il bilancio della sofferenza che abbiamo lasciato in vita. Tutto quell’orrore, il pianto dei feriti, il dolore di vecchi, donne e bambini, le città distrutte, erano davveo necessari? Tutta quell’immane sofferenza che l’ambizione sfrenata di alcuni ha causato. Se le guerre le combattono gli uomini, gli eroi, i soldati, dietro le quinte le donne, le principesse, le regine, le ancelle orchestrano le loro vendette, i loro piani, le loro gelosie, tessono i loro intrighi. La guerra delle regine di Aquilino narra le loro storie con cadenza epica e respiro ampio e così veniamo a conoscere la temibile Olimpia, la sfortunata Cleopatra, la bellissima Rossane moglie di Alessandro Magno, Cinane, guerriera illirica, e Adea sebbene solo adolescente temibile quanto le altre. Fedele al dettame storico, l’autore crea una storia immaginaria in cui il bene e molto spesso il male guidano i destini degli uomini (e delle donne), che capiscono sempre troppo tardi l’inutilità di tutta questa sofferenza quando si sarebbe potuto operare per il bene con maggior profitto. Ora che Filippo ha gli occhi della morte e vede più in profondità, si rammarica che l’uomo al bene dell’umanità preferisce attività più piacevoli: mangiare e bere, abitare in una casa magnifica, avere tanti soldi, fare sesso, diventare famoso, sperimentare tutti i piaceri, avere amicizie altolocate, possedere cose che suscitano l’invidia altrui. Tutti così prevedibili, tutti così simili nei desideri e nelle aspirazioni, indifferenti alla sofferenza che si reca agli altri nel perseguire i propri intenti. Ma ormai Filippo è un’ombra sullo sfondo della storia, i suoi ammonimenti, le sue preghiere si perdono nel silenzio delle ombre. La guerra delle regine si rivela un romanzo storico di piacevole lettura, che fa luce in un periodo poco noto della storia con competenza e accuratezza, e una verve di rigore morale, che ci accompagna nelle pagine e ci fa riflettere come l’uomo non sia in realtà cambiato dopo tutti questi secoli.

Aquilino Salvadore, nome d’arte Aquilino, è nato a Tradate nel 1949 e vive a Oleggio. Ex insegnante, ha pubblicato più di sessanta libri per bambini, ragazzi e adulti. Drammaturgo e regista, ha vinto numerosi premi nazionali di letteratura e di teatro.
Collabora con l’associazione Tecneke e ora si diletta anche di pittura.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Alberto dell’Ufficio stampa Bonfirraro.

:: “L’Arcangelo San Michele. Vita e apparizioni fino ai giorni nostri” di Albert J. Hebert, S.M.,(Edizioni Segno) a cura di Daniela Distefano

17 giugno 2025

La vita degli Angeli è fatta di mistero e luce. Ci sono accanto per tutta la vita, ci difendono, ci spronano, ci ammoniscono, a volte ci rimproverano, ma non cessano di amarci senza a volte un ricambio minimo di amore, di gratitudine, di affetto. Questo libro ci racconta la storia di San Michele Arcangelo come si è dipanata nel corso dei secoli tra testimonianze  e doni soprannaturali.

“San Michele Arcangelo difendici nella lotta contro i nostri nemici, visibili e invisibili”.

Già, ma ci sono  altre sue virtù  che il mondo  venera da tempo immemore.

Molti santi dotti parlano della potente intercessione di San Michele per le anime del Purgatorio, quali San Anselmo, dottore della Chiesa, quando scrive: “Il principe delle milizie celesti è potentissimo in Purgatorio…”.

Un monaco cistercense, dopo la sua morte, apparve ad un sacerdote che era stato suo amico e gli chiese di raccomandare la sua anima a San Michele durante la Santa messa, affermando che così sarebbe stato liberato dal Purgatorio. Dopo aver fatto ciò, il sacerdote ed altri videro l’anima del monaco cistercense mentre veniva accompagnata in Paradiso da San Michele.

San Roberto Bellarmino, un altro dottore della Chiesa, affermava:

“E’ riconosciuto  – senza ombra di contestazione – fin dalla fondazione della Cristianità, che le anime dei fedeli defunti sono liberate dal Purgatorio in virtù  dell’intercessione di San Michele arcangelo”.

Un altro bravo sacerdote, mentre offriva la Messa per i defunti, intercedette per alcune anime defunte in particolare alle parole “Possa il principe degli angeli, San Michele, guidarle nella gloria del Cielo”. In quel momento il sacerdote vide Michele lasciare il Cielo, visitare il Purgatorio e guidare quelle anime particolari verso il Paradiso. Un Dono da considerare con onore, timore, tripudio e affidamento.

Scorrendo le pagine di questo tonico libretto, leggiamo alcune celebri apparizioni di San Michele Aracangelo.

Nel 1972 a Dozulé, in Normandia, iniziò una serie di apparizioni degne di nota, 50 delle quali sono state registrate. La prima di esse, il 28 marzo 1972,  durò per un periodo di oltre sei anni, interessò Madeline Aumont (nata nel 1927) madre di cinque figli. Trentasei apparizioni di Cristo ebbero luogo davanti al Tabernacolo o all’Ostensorio. Il 28 marzo, prima dell’alba, mentre era ancora buio, un’immensa croce gloriosa apparve nel cielo. Madeline udì le seguenti parole in latino: “Ecce Crucem Domini!” – “Ecco la Croce del Signore!”.  Solo pochi giorni più tardi, non conoscendo il latino, apprese il loro significato da un sacerdote.

Venerdì 3 febbraio 1978 Nostro Signore diede a Madeline un dono di discernimento riguardo Michele e anche riguardo gli spiriti maligni. Citiamo la parola di Gesù: “Quando Dio Padre invia il benedetto Michele, la Luce precede sempre la sua venuta. Vivete nel periodo in cui Satana è scatenato in tutta la sua potenza; ma si sta avvicinando il tempo in cui Io verrò a vincere il male”.

Cyndi Cain, moglie e madre, è un’importante veggente e anima vittima degli Stati Uniti di oggi. E’ nota come il “Fiore nascosto” ed è nella stima del proprio Vescovo. Ha ricevuto molti messaggi e molte delle sue locuzioni sono apparse sulla rivista mensile “A Call to Peace” (Un Richiamo alla Pace). Negli ultimi tempi non è più apparsa in pubblico. San Michele le è apparso in diverse occasioni, sempre in una chiesa. In un’occasione l’arcangelo le apparve in piedi davanti al tabernacolo. Teneva una spada nella mano destra ed uno scudo nella sua mano sinistra o sul braccio. Cyndi ricevette questo messaggio da Gesù: “Michele, Protettore del Santissimo Sacramento, è presente”. Cyndi sembrò rendersi conto del fatto che Cristo fosse dispiaciuto per gli oltraggi che avevano luogo davanti a Nostro Signore nel Santissimo Sacramento, come il parlare da parte delle persone nelle navate laterali dopo la Messa. San Michele era là per allontanare qualsiasi abuso. Cyndi, suo marito ed i bambini si soffermarono in rendimento di grazie per circa 15 minuti. Michele svanì. 

Questi sono solo alcuni esempi della presenza costante di San Michele nelle nostre vite, presenza che si materializza in messaggi, visioni, apparizioni, sogni che compaiono oggi –  nel nostro mondo privo oramai di sensibilità spirituale –  come nel passato.

Ci chiediamo la ragione dello strano “declino” e omissione di così tanti elementi di devozione a San Michele. Per esempio, qualsiasi santo, o molti santi tra i maggiori o i minori, possono avere il loro giorno di festa particolare. Tre arcangeli tremendamente grandi, sono ora “onorati” per essere “assembrati” in una festa minore a paragone di altre. Con le molte chiese in onore di singoli arcangeli, sarebbe bello festeggiare di nuovo singolarmente ognuno degli arcangeli.

Nel IV secolo (d.C.) sappiamo dell’esistenza di chiese dedicate a San Michele. Nei primi secoli San Michele era in particolare il patrono degli ammalati e in Oriente aveva un numero considerevole di santuari e feste. In Egitto, il 12 giugno, i cristiani celebravano una festa in onore di Michele come un giorno santo. In Germania i templi montani ai falsi dèi furono sostituiti da molte cappelle-santuario a Michele. A partire dall’ottavo secolo, a Roma venne osservata la festa della dedicazione della Basilica di San Michele, il 29 settembre.

Si deve porre l’accento sul fatto che la devozione a San Michele non sorse da apparizioni, ma si basa sulle fondamenta sia del Vecchio che del Nuovo Testamento e su una lunga tradizione. Le apparizioni possono dare vigore alla devozione ma la vera base è la Fede ed una solida teologia. L’intercessione di San Michele sul Monte Gargano è testimoniata dalle grandi vittorie di Siponto sui Goti nel 490 e sui Greci Napoletani nel 663.  Nel caso dell’ultima vittoria Michele apparve. I napoletani avevano deciso di muovere guerra alla popolazione di Siponto e Benevento. Il vescovo allora chiese alla gente di fare tre giorni di digiuno e preghiera mentre implorava l’intercessione di san Michele. Michele apparve al vescovo e gli disse che Dio aveva ascoltato le loro preghiere; lo invitò inoltre a dire coraggiosamente alla gente di affrontare il nemico all’ora quarta del giorno dell’attacco. All’ora data il monte Gargano fu violentemente scosso e nubi scure lo avvolsero. Lampi violenti sopraggiunsero dal monte come frecce infuocate e volarono verso i nemici disperdendoli. La festa in onore della vittoria, l’8 maggio 663, si diffuse in tutta la Chiesa Latina. Sfortunatamente non è più osservata.

A conclusione di questo itinerario sulle tracce della devozione a San Michele Arcangelo, riferiamo una storia che non tutti conoscono sul nome di Castel Sant’Angelo a Roma e  la diffusione del Regina Caeli.

A nessun turista o pellegrino della Città Eterna può sfuggire la visione dello splendido angelo dorato sulla sommità di Castel Sant’Angelo. La figura angelica ricorda un’apparizione di San Michele. Nel 589 il Tevere straripò e ne seguì una peste. Nel 590 Gregorio il Grande divenne il nuovo papa. San Gregorio organizzò e guidò una processione penitenziale attraverso le strade della Città di San Pietro, con tutta la gente che pregava per la liberazione della mortale malattia. Da allora in poi il Castello fu chiamato col nome di Sant’Angelo. Mentre la processione penitenziale procedeva, san Gregorio vide in cima un angelo che rinfoderava una spada insanguinata, mentre altri angeli cantavano il Regina Caeli laetare! “Regina dei Cieli rallegrati, alleluja! Colui che hai portato nel grembo, alleluja! E’ risorto come aveva promesso. Alleluja!“. A questo canto il Santo Padre rispose, “Prega Iddio per noi, alleluja!”. Questo è diventato l’”Angelus” del tempo di Pasqua.

:: La ribelle di Marineda, Emilia Pardo Bazán (Bonfirraro editore, 2025) A cura di Viviana Filippini

17 giugno 2025

“La ribelle di Marineda” di Emilia Pardo Bazán è un esempio di letteratura naturalista spagnola del XIX secolo e la trama narrativa si ambienta durante la rivoluzione del 1868 con la conseguente nascita di un nuovo governo dove non ha spazio la monarchia di Isabella II (i Borbone torneranno al potere nel 1874). Protagonista la giovane Amparo che cresce e lavora nel negozio di famiglia, poi però la voglia di costruirsi da sé e di essere indipendente la spingono ad andare a cercare lavoro altrove, trovandolo in una fabbrica dove si lavorano le foglie di tabacco per fare sigari e sigarette. Questo permette alla ragazza non solo di apprendere una nuova manualità lavorativa, ma la aiuta a conoscere in modo più profondo il mondo della fabbrica, le dinamiche di lavoro in essa presenti, quali sono le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici e quanto si dovrebbe fare per migliorarle. In questo ambiente nuovo, la giovane Amparo vive una maturazione, poichè comincia a comprendere cosa si intende per lotta sociale, cosa vuole dire il rispetto dei diritti dei lavoratori per andare oltre le ingiustizie e cosa si dovrebbe fare per renderlo concreto. Le vita per Amparo però comincia a prendere una piega diversa quando la sua strada si incrocia con quella di Baltasar. Lui, aitante giovanotto, arriva da  una famiglia benestante, mentre  Amparo è di umili origini, ma questo non impedisce (almeno così appare all’inizio) alla passione d’amore di nascere tra i due. Ogni cosa sembra andare per il meglio, ma quando la ragazza rimarrà incinta, il giovanotto la lascerà da sola ad affrontare il nuovo percorso della vita. “La ribelle di Marineda” della Pardo Bazán, tradotto da Fabiana Chillemi, è un romanzo che affonda le radici nella storia della Spagna proletaria e in una ribellione ad un governo che non si vuole più, immergendo il lettore nel mondo della fabbrica dove gli operai non solo lavorano per portare a casa il pane, ma lottano nel tentivo di vedere migliorare le loro vite e le condizion di lavoro. Allo stesso tempo, attraverso la figura della protagonista Amparo conosciamo anche il valore dell’amore che lega due giovani nonostante le differenze sociali. In realtà, con grande attenzione e lucidità, l’autrice dimostrerà come la differenza di posizione sociale, unito al legame ad essa graveranno sulla relazione tra i due giovani con l’annuncio dell’arrivo di un figlio. L’abbandono del giovanotto verso la futura madre è la dimostrazione non solo del fatto che la differenza sociale pesa sulla loro relazione, ma è anche il segno che forse l’amore vero è solo quello provato da Amparo, mentre per Baltasar la relazione è solo un passatempo e un po’ anche una mancata volontà di assumersi le proprie responsabilità. Certo è che indipendentemente dall’allontanamento di Baltasar, Amparo de “La ribelle di Marineda” continuerà con le sue forze il suo cammino esisitenziale con maggiore maturità e consapevolezza per affrontare il nuovo domani e i cambiamenti della propria vita con l’arrivo del figlio e con i cambiamenti della società in fermento che la circonda.

Emilia Pardo Bazán (1851-1921) è stata una scrittrice spagnola di grande influenza nel XIX e XX secolo, particolarmente nota per il suo ruolo nel movimento naturalista spagnolo. Nata a La Coruña, ha prodotto una vasta opera letteraria che include romanzi, racconti e saggi critici, affrontando tematiche sociali e politiche con uno sguardo acuto e innovativo. Fu anche una fervente sostenitrice dei diritti delle donne e dell’istruzione femminile, considerata una precorritrice del femminismo spagnolo. Autrice prolifica, la sua eredità è ancora oggi celebrata in tutto il mondo, ritenuta una delle autrici più importanti della letteratura spagnola. (fonte biografia Bonfirraro)

Source: editore Bonfirraro.

:: L’ingrato di Sacha Naspini (e/o 2025) a cura di Patrizia Debicke

15 giugno 2025

Un sottile, ma efficace analisi psicologica, un’ ambientazione accennata  quel tanto che basta, con poche succinte ma acute pennellate, e una trama lineare sono caratteristiche tipiche  di Naspini, su cui poggiano di continuo  sensazioni e fatti nuovi da scoprire nel corso della narrazione.
Scopriamo nell’Ingrato  tutti i pregi e gli innumerevoli difetti della piccola provincia  dove tutti conoscono tutti (in questo caso  abbiamo  un paesino immaginario  della Maremma  toscana ) e diventano la scusa per una giusta e bene motivata denuncia della maldicenza.  Questo brutto vizio subdolo, affilato, talvolta usato anche da  persone insospettabili. La maldicenza è come il venticello che si accompagna come un gemello alla  calunnia, ricordate Rossini?: “va scorrendo, va ronzando; nelle orecchie della gente s’introduce destramente nelle teste e nei  cervelli fa stordire e fa gonfiar….” Ma  può anche esplodere … Ecco infatti e  anche qui nel suo  primo breve romanzo, oggi rivisitato da Naspini, la maldicenza cittadina si dilata per sfogare  la tensione emotiva  di fronte a un nugolo di insoddisfazioni, preoccupazioni, quelle non mancano mai, fino a diventare incontrollabile.  
Luigino Calamaio, fiorentino d’origine,  di professione maestro elementare vive ormai da vent’anni a Le Case, borgo arrampicato  sulle colline dell’entroterra maremmano. Sempre gentile, riservato ed  educato. in paese, è considerato una persona perbene. A parte quel  “vizietto”  di poco conto .
Sì, perché Calamaio ha una vera e propria incontenibile  passione: dipingere alla maniera di Toulouse Lautrec ma non si sente all’altezza di creare nuove opere. Ritrae  le sue modelle, immergendole  nell’atmosfera e nelle situazioni  dei quadri di Lautrec e poi  conserva i quadri in un sottoscala di casa sua, in paese.  Un tempo gli piaceva guardare le bambine senza vera malizia, così solo mentre andavano in bagno, ma non per motivi sessuali solo per lasciarsi ispirare dalle loro nudità ma, dopo aver rischiato di farsi scoprire da una rossina Chiara Rambaldi,  aveva smesso per sempre.  La cosa era stata fatta passare dalla scuola come una crisi isterica di una bambina in lutto per  la morte di un familiare.
Da quel momento Calamaio aveva chiuso, limitandosi  a scorrazzare per la campagna alla  ricerca di idee, atmosfere ma e soprattutto, dopo aver  corretto  i compiti, a chiudersi  a lavorar di pennello  nel suo sottoscala,  e a rigenerarsi catapultandosi  idealmente in un’altra epoca, creando ardite riproduzioni  di Lautrec.
Solo, ormai prossimo alla pensione, nessuna storia d’amore importante nella sua vita ( ha avuto solo un paio di relazioni sbagliate finite presto).
Ma la sua vita ripetitiva di uomo verrà interrotta dal ritorno di Chiara, Chiaretta Rambaldi   la ragazzina dai capelli rossi diventata, donna arrivata a Case Nuove in compagnia di  un giovane come lui  e immersa fino al collo  nel mondo della droga. E quando sola e senza più mezzi, avrà bisogno di sostegno e di aiuto per disintossicarsi, il maestro, il  Calamaio, sarà l’unico a darglielo e ad accoglierla in casa.  Da quel momento farà di lei la modella per i suoi quadri, affezionandosi a lei. Ma  mal gliene incoglie perché in breve, Luigino Calamaio si troverà  prigioniero  di una serie di eventi e maldicenze incontrollabili in paese, mentre gli si  rinfaccia l’ingratitudine, di lui, accolto proveniente dalla città, che non è si adattato alle ferree regole di una comunità contemporaneamente giudice, carnefice e vittima di se stessa.
La vox populi l0 condanna per qualche cosa di non noto, addirittura  inesistente ma percepito come immorale, nato da oscene fantasie che passando  di bocca in bocca, si ingigantiscono  trasformandosi, come in bocca a Don Bortolo nel Barbiere di Siviglia, da un venticello in temporale fino a deflagrare  in un colpo di cannone.
Tutto perché il povero maestro , il Calamaio, ha superato i sacri confini del conformismo, un vero delitto senza possibilità di appello per una società gretta e chiusa che può soltanto  accogliere o respingere.
Lui infatti, innocente vittima di quel gioco al massacro verrà  emarginato e  ridotto alla  solitudine, solo oggetto  di sgarbi ed offese , come  un qualcosa di nocivo da eliminare . E quando le malelingue parlando,  provocando, esasperando e ferendo, faranno tanto male al punto da causare la sua reazione , a quel punto  sarà la sua fine.

Sacha Naspini è nato a Grosseto nel 1976. È autore di numerosi racconti e romanzi, tra i quali ricordiamo I sassi (2007), Cento per cento (2009), Il gran diavolo (2014) e, per la e/o, Le Case del malcontento (2018 – Premio Città di Lugnano, Premio Città di Cave, finalista del Premio Città di Rieti; da questo romanzo è in fase di sviluppo una serie tv), Ossigeno (2019 – Premio Pinocchio Sherlock, Città di Collodi), I Cariolanti (2020), Nives (2020), La voce di Robert Wright (2021), Le nostre assenze (2022), Villa del seminario (2023), Errore 404, Bocca di strega (2024) e L’ingrato. Novella di Maremma (2025). È tradotto o in corso di traduzione in quasi 50 Paesi: Stati Uniti, Canada, UK, Australia, Francia, Cina, Corea del Sud, Grecia, Croazia, Russia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Egitto (con distribuzione in tutti gli Stati arabi), Germania, Olanda, Austria, Svizzera, Catalogna, Spagna (con distribuzione in Argentina, Messico, Cile, Perù, Colombia, Repubblica Dominicana, Costa Rica, Uruguay.). Naspini scrive per il cinema.

:: I banchieri del diavolo di Vito Bruschini (Newton Compton 2025) a cura di Patrizia Debicke

12 giugno 2025

Marion Clementi, è una ragazza con forti carenze affettive, orfana fin da ragazzina, ha subito forti traumi che cerca  di superare  con l’aiuto di uno psicanalista, ma è  anche un’ aspirante scrittrice alla ricerca di un editore per il suo primo romanzo. Con l’aiuto del vicino di casa, un noto scrittore , riuscirà  a far arrivare alla sua editor  la bozza del suo libro. Questa, intuendo nello scritto delle possibilità lo inoltra a Ulisse Aldrovandi, proprietario dell’omonima casa editrice. Aldrovandi, pur concedendo un colloquio a Marion, valuta il suo testo non ancora all’altezza di una  pubblicazione e  le propone invece, al corrente della  sua preparazione in materia,  un lavoro da ricercatrice in Vaticano  per conto del  famoso scrittore francese Michel Constantin. Costantin  sta lavorando a un saggio sul Jacques Necker, il banchiere svizzero  padre della celebre Madame de Staël, che alla fine del Settecento con Luigi XVI si era  arricchito con numerose speculazioni.
Marion decide di accettare  la proposta, intanto perché  sarà ben pagata e in più imparerà a fare i primi passi nell’ambiente editoriale e letterario.
Ottenuta l’autorizzazione a entrare nell’Archivio Vaticano, all’accettazione troverà, impegnato in veste di prefetto laico responsabile della biblioteca,   Tommaso, suo ex compagno universitario, con cui dieci anni prima  ha  persino avuto un filarino. Nei giorni successivi, scavando e rovistando tra gli innumerevoli documenti dell’archivio, troverà  poco su Necker e invece  quasi per caso un fascicolo con sopra scritto 1793 l’anno dell’inizio in Francia del Terrore, l’orrenda  carneficina  che aveva coinvolto reali, aristocratici, borghesia e gente comune.  E dentro un interessante contenuto: in diverse lettere da lui indirizzate alla sua amante  Juliette Drouet la conferma dell’esistenza di una copia in tedesco, di un manoscritto inedito di Victor Hugo sulla famiglia Bergmeyer, una delle famiglie di banchieri più antica famosa e ricca del mondo. Una copia quindi che dovrebbe contenere il seguito del suo ultimo romanzo pubblicato , inizialmente previsto come il primo di una trilogia.
Solo dopo lunghe ricerche troverà anche quel testo, di cui nessuno conosceva l’esistenza e  in cui si spiegano modi e tempi della fulminea ascesa della famiglia Bergmeyer, diventata alla fine del 1800 tra le più importanti entità bancarie internazionali. Tempi e modi che si dimostrano quasi un’accusa contro di loro, secondo Hugo responsabili di gran parte delle guerre dell’epoca, grazie alle quali la dinastia ha accumulato tali ricchezze da essere considerata la famiglia più facoltosa della storia dell’umanità.
E qual’era  il loro segreto? Semplice: ogni volta si alleavano con entrambi i contendenti. Per  esempio, nelle guerre napoleoniche i Bergmeyer del ramo francese finanziarono Napoleone, mentre quelli del ramo inglese Wellington. Per loro non contava chi vinceva tra i due. In un modo o nell’altro i vincitori sarebbero stati sempre loro, i Bergmeyer e le loro banche.

Quello in mano a Marion rappresenta quindi un vero e proprio atto d’accusa contro l’alta finanza che, grazie a quella dinastia, ancora oggi condiziona la vita economica del mondo occidentale.
Ma il suo iniziale entusiasmo per quella straordinaria scoperta verrà quasi annullato da una tragedia. Recatasi  a casa di Constantin infatti, per metterlo al corrente, scoprirà lo scrittore barbaramente assassinato con un’ascia bipenne. E non solo lui perché poco lontano dal suo cadavere scoprirà anche quello della governante, ma invece di chiedere aiuto, fuggirà terrorizzato confidandosi solo con la sorella Nora. Ma i delitti non sono finiti. Dopo Costantin e la governante toccherà all’agente letteraria. Insomma una serie di brutali omicidi, che in qualche modo sembrano legati a quel manoscritto  perduto di Hugo ciò nondimeno man mano, che l’incredibile storia di Victor Hugo riverbera nel presente, par voler ruotare intorno oltre che a quegli omicidi  anche  alle delicate e complesse vicende private della protagonista che ne ha fatto la scoperta. Forse a qualche  inquietante segreto a lei legato?
Molto, troppo inquietante.
Le indagini della polizia, guidate dalla tenente Viola Monarca, sembrano non approdare ad alcun risultato, solo  l’intuito del sottotenente Salvo Cammarata farà notare che  le date degli omicidi paiono quasi rappresentare scelte cabalistiche con  rituali esoterici.
I banchieri del diavolo riprende dunque  la storica trilogia citata  dallo stesso Victor Hugo nella prefazione di L’uomo che ride e che, unitamente a Novantatré, nelle intenzioni dello scrittore francese avrebbe dovuto comprendere un terzo e ultimo romanzo dedicato agli oscuri legami tra monarchia e banchieri.
Romanzo che è un mix di generi perfetto: storico, giallo, politico-economico, psicologico anche se a ben guardare praticamente romanzo nel romanzo. Con colta e suasiva ricostruzione e ritmo incalzante, infatti ci introduce da  un racconto che si svolge nel XIII secolo a  una narrazione contemporanea con una ben documentata ricerca storica che regala al lettore una approfondita conoscenza di quelle che furono le origini dell’alta finanza dalla fine del ‘700. Appassionante fino all’ultima riga, attraverso una ricostruzione, immaginifica ma molto realistica, dei movimenti storici che hanno costruito le prime oligarchie finanziarie della vecchia Europa, il romanzo getta luce su quanto il nostro presente politico, sociale ed economico derivi dall’ascesa di grandi famiglie di banchieri senza scrupoli che ancora oggi ambiscono a sovvertire i delicati equilibri internazionali e a conquistare (se non lo hanno già fatto) il potere mondiale.»

Vito Bruschini, artista, designer, giornalista professionista, dirige l’agenzia stampa per gli italiani nel mondo «Globalpress Italia». Con Giorgio Bocca ha scritto le dieci puntate di “Storia degli Italiani – Dall’Unità al Terrorismo” mentre, per il teatro, è stato autore di “Sotto un cielo di bombe”, una rievocazione del primo bombardamento di Roma.
Il suo primo romanzo, edito da Newton Compton nel 2009, si intitola “The Father. Il padrino dei padrini” e parla della storia della mafia dalla Sicilia agli Stati Uniti. In seguito, sempre con Newton Compton, ha pubblicato anche “Vallanzasca. Il romanzo non autorizzato del nemico pubblico numero uno” e “La strage. Il romanzo di Piazza Fontana”, riscuotendo un notevole successo di critica e pubblico. Il suo ultimo romanzo si intitola “Educazione criminale. La sanguinosa storia della banda dei Marsigliesi” e parla della storia di una delle più spietate bande criminali del secondo dopoguerra. 

:: L’uomo che resta di Marco Niro (Les Flâneurs Edizioni 2025) a cura di Federica Belleri

10 giugno 2025

Leggere un nuovo libro di Marco Niro, giornalista esperto di comunicazione ambientale, è sempre un viaggio. 

Dentro e fuori da noi, da ciò che ci circonda, dalla natura che ci ospita.

In “L’uomo che resta” l’autore ci pone davanti a tre piani temporali di narrazione dove gli esseri viventi sono costretti a fare i conti con il cambiamento. Come ho già detto, dentro e fuori da sé. Saranno in grado di gestirlo? Di averne cura? Oppure preferiranno fuggire per non affrontarlo? 

Questo libro è fatto di piccole tracce, di piccole impronte che ci conducono dal Paleolitico al futuro. Di piccoli e grandi gesti arrivati fino a noi ma anche oltre. Gesti capaci di farci aprire le braccia per stringere o di tenderle in avanti con forza per allontanare. Che cosa? Il clima. Un clima attorno al quale ruota la vita.  Un clima dapprima glaciale, poi via via sempre più torrido.  Un clima che ha bisogno di essere curato ma, da dove iniziare?

Forse da un amore giovanile o da uno scontro fra bene e male oppure ancora da una grotta che aprirà la mente allo stupore. O ancora dalla semplice parola, tramandata da un essere all’altro.

Magari un piccolo uovo nero potrebbe modificare tutto…

L’uomo che resta ha intenzione di proteggere il proprio mondo, di curarlo e di adattarsi. L’uomo che fugge forse non ha capito cosa lo aspetta. O forse sì.

La trama è molto efficace e si sente la passione e la conoscenza dell’autore per le problematiche ambientali. Senza dimenticare la cura nella caratterizzazione dei personaggi e del loro luogo di appartenenza.

Molto interessante la playlist legata a questo libro, ascoltabile attraverso Qr code.

Lettura assolutamente consigliata.

Marco Niro (1978) è giornalista e scrittore. Laureato in scienze della comunicazione, ha collaborato con varie testate giornalistiche e oggi, oltre a scrivere, si occupa di comunicazione ambientale. Ha all’attivo un saggio (Verità e informazione. Critica del giornalismo contemporaneo, Dedalo 2005), due libri per ragazzi (L’avventura di Energino, Erickson 2022; Alice nel Paese delle Tavole Imbandite, Erickson 2024), un romanzo (Il predatore, Bottega Errante 2024) e, con il collettivo di scrittura Tersite Rossi, quattro romanzi (È già sera, tutto è finito, Pendragon 2010; Sinistri, e/o 2012; I Signori della Cenere, Pendragon 2016; Gleba, Pendragon 2019) e due raccolte di racconti (Chroma. Storie degeneri, Les Flâneurs 2022; Pornocidio, Mincione 2023).

Source: omaggio dell’autore.

:: Il canto degli innocenti di Piergiorgio Pulixi (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

10 giugno 2025

Un protagonista stuzzicante per “Il canto degli innocenti”  primo capitolo della serie dei Canti del male,  : Vito Strega, un omone, quasi un colosso, (alto un metro e novantacinque), che gira in Mini Minor 1971, descritto come “forte, irascibile e sanguigno”, ma anche un colto laureato, con ben tre lauree: giurisprudenza, filosofia e psicologia, ma forse complessato da antiche e mai dimenticate storie familiari che gli rovinano la vita. Uomo tutto d’un pezzo, educazione militare, figlio d’un ammiraglio, ex combattente in Kosovo , con alcune storie alle spalle che vorrebbe  dimenticare, e talvolta generoso al punto di farsi male.
Una storia ambientata in una città sconosciuta e che pare quasi avulsa dalla realtà, ma con tante cose che richiamano il presente, dove  l’omicidio di una giovane studentessa getta la polizia nel caos.  A uccidere è stata un’adolescente di appena tredici anni. E non sarà l’unico caso : una serie di efferati omicidi, di inesplicabili delitti con il perverso sapore di vendetta, ribellione o riscatto, commessi da adolescenti fra i dodici e i quindici anni, metterà in ginocchio chi dovrebbe garantire giustizia, portando alla disperazione e al lutto tante famiglie . Una parte dei superiori e dei colleghi ritengono il commissario Vito Strega, brillante investigatore, uomo geniale e tormentato, sospeso dal servizio per aver sparato a un collega in circostanze misteriose e in attesa di un agognato  reintegro,  dopo il parere positivo di una strizzacervelli,  il solo in grado di fermare quella  orrenda a catena mortale.
L’unico capace di risolvere quello spaventoso enigma  e  che, con l’ esperienza di chi ha studiato psicologia, filosofia e legge, e l’istinto di chi non accetta  mai verità di comodo, dovrà indagare sottotraccia, sorretto solo dall’amica e collega ispettrice Teresa Brusca e l’acquiescenza del vice questore Palomara.
Ciò nondimeno  ogni pista che imboccherà pare voler celare un intreccio più oscuro. E dovrà  diffidare da indizi e particolari che potrebbero spingerlo fuori strada.
Ma poi chi mai avrebbe armato la testa e la mano  di questi ragazzi? Cosa si nasconde dietro la loro furia?  L’arduo percorso da  affrontare per  riuscire a tirare le fila e arrivare a una soluzione  sarà tutto in salita perché, se in letteratura esiste il tabù per cui i bambini e i ragazzi dovrebbero essere sempre innocenti, stavolta questo tabù verrà sgretolato e  spazzato via non solo dal fatto  che i ragazzi di Il Canto degli innocenti commettano terribili delitti, ma anche per quanto il farlo  dia loro tanta soddisfazione o almeno pare.
In questo suo primo episodio della Saga del Male, Pulixi tocca con mano un discorso e un problema strisciante : il Male attecchisce sotto i nostri occhi e trova terreno fertile nelle menti più fragili e suggestionabili, quelle dei giovanissimi in un mondo sempre più dominato dai video giochi e dai social network.
Ma perché poi questi ragazzi arrivano a uccidere con tanta rabbia? Cosa li spinge o chi? C’è una mente perversa dietro di loro? Un burattinaio che li plagia e coordina le loro mosse?
Molto   intrigante la prima parte con  il personaggio di Vito Strega, uomo  intelligente e motivato  benché si lasci coinvolgere troppo  in una alcune drammatiche scenate e magari inutili  scazzottate.
Ben calibrati nella narrazione i suoi principali comprimari,  il vice questore, la sua gatta Sofia e la strizzacervelli psicologa, la ex moglie , la sua ispettrice, l’inquietante seduttrice ufficiale dei carabiniere, l’amica bambina vicina di casa con nonna  saggia e molto simpatica, che ci incuriosiscono quanto basta .
Insomma  fatti i debiti patti con una certa indispensabile esagerazione della fiction, la storia tiene e mette addosso il pizzicorino in attesa del seguito,  pare affollato da molti futuri  episodi (promessi) per raccontare le mille facce del male ai giorni nostri. L’aspettiamo.

Piergiorgio Pulixi nato a Cagliari nel 1982, vive a Milano. Ha pubblicato Perdas de Fogu (Edizioni E/O 2008), L’albero dei Microchip (Edizioni Ambiente 2009), Donne a perdere (Edizioni E/O 2010) e la serie poliziesca iniziata con Una brutta storia (Edizioni E/O 2012) e La notte delle pantere (Edizioni E/O ecc.ecc.

:: Islanda di Nicolò Cesa (Morellini Editore 2025) a cura di Giulietta Iannone

4 giugno 2025

Tra il Circolo Polare Artico e l’Oceano Atlantico sorge l’Islanda,”la terra del fuoco e del ghiaccio”, un’isola meravigliosa fatta di vulcani, geyser, e ghiacciai. Meta turistica sempre più ambita in cui si possono ammirare il sole a mezzanotte e l’aurora boreale. Morellini Editore dedica una guida di Nicolò Cesa a questa nazione relativamente giovane. L’Islanda è stata infatti uno degli ultimi angoli del nostro pianeta a essere abitati. La sua scoperta avvenne fra l’VIII e il IX secolo ad opera di alcuni monaci irlandesi. Tra l’Ottocento e il 1050 i Vichinghi partendo dalla Norvegia la colonizzarono. La conversione al cristianesimo avvenne nel 999. Oggi l’Islanda è un paese in cui il mercato turistico ha un posto di rilievo sia per le sue bellezze naturali e paesagistiche che per il suo fervore culturale. Bella l’intervista a Pietro Biancardi editore Iperborea, casa editrice milanese che porta il lontano Nord in Italia. Tra le attrattive turistiche un posto di rilievo l’ha la cucina islandese, in cui la qualità e la freschezza delle carni e del pescato attirano sempre più turisti. Piatti tipici sono lo skyr, un formaggio fresco a base di latte, l’agnello, imperdibile la Kjotsupa, la zuppa di carne d’agnello e verdure. E la birra artigianale islandese, una delle più rinomate. Reykjavik è la capitale ed è conosciuta per la sua vivace vita notturna assieme a Akureyri, la seconda metropoli di Islanda. Famosi i fiordi dell’Ovest, ospitano le migliori piscine termali di tutto il paese. Chi ama il trekking, troverà poi sentieri spettacolari sia brevi che lunghi. Si consiglia di arrivare in Islanda via mare, con il traghetto, che salpa dal nord della Danimarca. Ricca di notizie e curiosità la guida fornisece informazioni aggiornate, indirizzi e numeri di telefono, oltre ai numeri per le emergenze e l’indirizzo dell’Ambasciata e del Consolato d’Islanda in Italia. L’elenco degli hotel e dei ristoranti dove prenotare è aggiornato e puntuale, come quello dei musei con orari di visita. Insomma l’Islanda è una meta turistica di prim’ordine dove tutto è pensato a misura di viaggiatore. E una volta visitata non è raro essere colpiti dal mal d’Islanda che ci spingerà a ritornare per saziare la nostalgia e la malinconia che resta dopo il primo viaggio.

Nicolò Cesa, sociologo di formazione e cosmopolita per necessità, ha girato l’Europa come busker e raggiunto Islanda e Fær Øer per la prima volta nel 2011, a bordo di un camper del 1981. Ha ideato e cura la rubrica HoboSapiens, per QCode Magazine. Nel 2015 ha curato la traccia La guerra è solo vittime per l’ONG Emergency, in occasione del centenario dell’inizio della Prima guerra mondiale. Negli anni ha pubblicato reportage per diverse riviste culturali e di viaggi. Trascorre il suo tempo tra l’Italia, la Serbia e tutti quei luoghi a un passo dal Circolo Polare Artico, tra cui l’Islanda, dove lavora come guida turistica. Collabora con l’Ente Nazionale del Turismo della Serbia. Per Morellini ha pubblicato Serbia (2018).

:: Per sempre tuo di Abby Jimenez (Newton Compton Editori 2025) a cura di Valentina Demelas

3 giugno 2025

Per sempre tuo. Yours Truly di Abby Jimenez, pubblicato da Newton Compton Editori con la traduzione di Mariafelicia Maione, è una commedia romantica dallo slow burn avvolgente, ricca di tensioni emotive profonde. L’autrice padroneggia con sorprendente equilibrio momenti brillanti e scene toccanti, esplorando con delicatezza temi complessi come l’ansia sociale, la ferita di un divorzio e il sacrificio implicito in un trapianto d’organo. La sua scrittura resta leggera e scorrevole, ma non rinuncia a una profondità che invita a riflettere, garantendo al tempo stesso risate genuine e un lieto fine capace di scaldare il cuore.

Fin dalle prime pagine incontriamo Briana Ortiz, dottoressa del pronto soccorso, alle prese con una vita in bilico: il divorzio è ormai alle spalle, ma il rimorso e la solitudine si fanno sentire; suo fratello lotta contro una grave malattia in attesa di un donatore di rene, e la sua salute è appesa a un filo. Quando Jacob Maddox, chirurgo trasferito per sfuggire alla pressione della propria ansia sociale, entra in corsia, i due comprimari di un’ipotetica promozione diventano subito antagonisti. Tra corridoi bianchi e turni massacranti, la tensione sale fino al primo colpo di scena ironico: Jacob, impacciato con i colleghi e in evidente difficoltà a gestire la propria patologia da outsider, decide di inviare una lettera a Briana. Da quel gesto nasce una corrispondenza fatta di confidenze, battute e piccoli aneddoti che svelano gradualmente il loro lato più autentico.

La dinamica tra Briana e Jacob si trasforma presto in un’amicizia fuori dal comune: incontri furtivi e scambi di messaggi sempre più intimi mettono da parte i precedenti attriti. È in questa fase che il romanzo raggiunge il suo cuore pulsante: Jacob scopre di essere compatibile con il fratello di Briana e, senza esitare, si offre come donatore. Quel gesto di generosità assoluta capovolge ogni resistenza: ogni rancore, ogni esitazione sul proprio sentimento si sciolgono davanti all’atto d’amore più grande, spingendo i protagonisti verso un’intimità nuova e profonda.

La verve di Jimenez si rivela nelle scene di vita quotidiana, l’autrice non edulcora la sofferenza legata alla malattia cronica né oscura il peso psicologico di un passato che torna a galla. In un attimo, il lettore può passare da un sorriso liberatorio alle lacrime, guidato da battute pungenti e da pagine di struggente vulnerabilità.

Non ci viene raccontata soltanto una storia d’amore: si tratta anche un’esplorazione delle relazioni umane in tutte le loro sfumature. Jimenez affronta la fiducia tradita e riconquistata, la fragilità di due persone protette da difese costruite per sopravvivere e la potenza della generosità come motore di rinascita. Il ritmo lento, sorretto da una struttura senza sbalzi eccessivi, permette di assaporare ogni tappa di questo viaggio emotivo, rendendo la lettura piacevole e al contempo ricca di spunti di riflessione. Pagina dopo pagina, si scopre piacevolmente come l’amore possa crescere al di là delle premesse e delle aspettative, come la fiducia sia un atto quotidiano e come il gesto più estremo – donare una parte di sé – possa portare vita e possibilità. Si arriva al punto finale con un sorriso malinconico e un senso di speranza.

Abby Jimenez si conferma una voce inimitabile nel romance contemporaneo, capace di unire ironia e profondità, leggerezza e sostanza, in un’opera che rimane.

Abby Jimenez è una scrittrice di romanzi rosa contemporanei che vive in Minnesota. Nel 2007 ha fondato Nadia Cakes, una pasticceria di successo specializzata in cupcake. Da allora ha aperto diverse sedi in due Stati, ha vinto numerosi concorsi su Food Network e ha conquistato un vasto seguito internazionale. La Newton Compton ha pubblicato Restiamo solo amici, Perfetti innamorati. Life’s Too Short, Non voglio mica la luna, Sono parte del tuo mondo. Part of your World e Per sempre tuo. Yours Truly.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampaNewton Compton Editori.