Archivio dell'autore

:: Nella spirale di Fermat di Gianfranco Tondini (Fernandel 2025) a cura di Massimo Ricciuti

17 febbraio 2025

L’improvvisa morte del notissimo artista Reinhard Bohrst mette in moto una serie di avvenimenti che riguardano anche Wainer e Sara, i protagonisti di questo romanzo. Il primo è un piccolo gallerista che ha investito tutti i suoi averi in un’installazione del defunto Bohrst e ora si trova nei guai. Sara, invece, è una funzionaria dell’ICOM, un organismo dell’Unesco che si occupa, fra l’altro, della restituzione di opere d’arte sottratte e rubate, specialmente quelle depredate dai nazisti durante il secondo conflitto mondiale. I due hanno intrattenuto una lunga relazione, ma poi si sono lasciati a causa di una malattia che ha colpito la donna; nonostante ciò, il legame fra loro è ancora forte. Adesso vivono entrambi un momento difficile in ambito lavorativo. Wainer, in particolare, è sull’orlo del fallimento e si affida a personaggi equivoci che gravitano intorno al mondo dell’arte contemporanea. Dal canto suo, Sara è alle prese con il furto di un quadro di Rembrandt: questa vicenda la destabilizza al punto che decide d’intraprendere un lungo viaggio per tornare nella casa in cui ha vissuto con Wainer. Si ritroveranno oppure no?

Nella spirale di Fermat è il primo romanzo di Gianfranco Tondini. Al centro dell’opera c’è l’arte contemporanea, argomento che l’autore dimostra di padroneggiare. Attraverso le vicissitudini lavorative dei protagonisti, entriamo in contatto con un ambiente pieno di sfumature, non sempre piacevoli. Falsificazioni e contraffazioni sono quasi all’ordine del giorno, così come la presenza di figure alquanto discutibili. Anche le esistenze di Wainer e Sara sono tratteggiate in profondità, con tutte le debolezze, fisiche e non solo, che li contraddistinguono. Nel romanzo si avverte chiaramente il legame che li unisce, attraverso i loro pensieri e alcune loro azioni. Quello che appare soffrire di più è Wainer, anche se poi tocca a Sara compiere qualcosa di concreto che, forse, li aiuterà a ricongiungersi. Per concludere, una curiosità: il titolo del romanzo prende il nome da una scoperta del matematico francese Pierre de Fermat, vissuto nel XVII secolo.

Gianfranco Tondini, pigro per vocazione, ha lavorato per trent’anni come attore, regista e autore. Negli ultimi anni è entrato in confidenza col mondo dell’arte contemporanea. Vive a Ravenna. Nella spirale di Fermat è il suo primo romanzo.

:: “Fratel Cosimo e la forza della preghiera” (Edizioni Segno) di Patrizia Cattaneo, a cura di Daniela Distefano

16 febbraio 2025

Il fulcro umano che incatena le pagine di questo delizioso  libretto è un terziario francescano che vive e opera a Santa Domenica di Placanica, in Calabria. Dotato di carismi straordinari, fratel Cosimo si ispira direttamente al grande San Francesco ed è conosciuto non solo per suoi doni di veggenza e guarigione, ma anche per le apparizioni della Beata Vergine Maria che nel 1968 si manifestò presso lo Scoglio roccioso attiguo alla sua abitazione, alle falde dell’Aspromonte, per chiedergli di trasformare quella terra segnata dal dolore in un angolo di paradiso.

Fratel Cosimo non è un sapiente di questo mondo, ma è un sapiente secondo Dio. Quando si ricorre a lui per grazie materiali, per quanto nobili e necessarie, invita a concentrarsi prima sui beni spirituali e a rimettersi completamente al volere di Dio, perché, da vero sapiente, sa che il nostro vero bene consiste solo nel compiere la volontà divina, anche quando ci sembra follia, perché passa dalla croce. Ma questa è la sapienza dei santi. Essa può dimorare in fratel Cosimo, perché in lui sono presenti le sette colonne descritte da san Bonaventura: umiltà e castità, innocenza della mente, moderazione nel parlare, bontà di cuore, maturità di giudizio, semplicità di intenzione. E giunti a questo punto della riflessione, occorre fare una digressione sul concetto di scienza.

Il dono di scienza consente di analizzare la realtà alla luce della Verità.

La luce dell’anima è conoscenza(scienza), mentre l’oscurità dell’anima è ignoranza. La luce della scienza filosofica, secondo l’opinione degli uomini mondani, è grande, dice san Bonaventura. Ma tuttavia essa è piccola in confronto alla luce della conoscenza cristiana. La scienza teologica è considerata minima dai mondani, in realtà è grande secondo verità. La luce della scienza gratuita è ancora maggiore, ma lo splendore della scienza gloriosa è massimo. E’ questo splendore che ha sperimentato San Paolo. Ci soffermeremo sulla scienza gratuita che è una santa conoscenza della verità, come credibile e amabile, ed è la scienza dei santi. Essa insegna che non è importante conoscere molto, ma è importante il modo di conoscere. Ci sono infatti persone che vogliono conoscere solo per farsi conoscere, e questa è curiosità. Ci sono quelli che vogliono conoscere per vendere il loro sapere per denaro o per onori, e questo è commercio. Ci sono altri che vogliono conoscere per edificare gli altri, e questa è carità. E ci sono quelli che vogliono conoscere per essere edificati, e questa è prudenza. La scienza gonfia, la carità edifica: per questo motivo l’uomo deve possederle entrambe, scienza e carità, per comprendere con tutti i santi, come dice san Paolo, “quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio”.  Questo è il “dono” di scienza che viene dallo Spirito Santo. La scienza gloriosa è la conoscenza sempiterna della verità come desiderabile, in essa è la radice  dell’immortalità: inizia in terra nella contemplazione e si perpetua nell’eternità con Dio. Se il dono della Sapienza porta a conoscere le creature a partire da Dio, il dono di scienza conduce a fare esperienza di Dio partendo dalle creature. E’ un dono particolarmente spiccato nel carisma francescano. Pensiamo al “Cantico di frate Sole”, composto da san Francesco all’apice della sua sofferenza fisica. Anche Fratel Cosimo possiede questo dono in grado elevato. Non è infatto importante “quanto” egli conosce, ma “come” egli conosce, perché tutto rapporta a Dio nella Verità e contempla incessantemente la divina presenza in tutto e in tutti.

Chi è Fratel Cosimo per chi gli vive accanto, per chi lo incontra?

Imma appartiene alla sua Comunità ed ha l’incarico di raccogliere le testimonianze  delle guarigioni che avvengono allo Scoglio. Ma Imma un tempo era atea. Chi è per lei Fratel Cosimo?

Ecco la sua risposta.

 “E’ l’uomo del Vangelo. E’ umile e obbediente alla Chiesa, anche nei momenti più difficili. Vive di preghiera e passa parte della notte in adorazione, come mi hanno confidato dei sacerdoti e un fratello della Comunità che trascorre molte ore della giornata aiutandolo. Quando ci raduniamo per fare le pulizie settimanali allo Scoglio, è sempre il primo a lavorare, malgrado cerchiamo di convincerlo a risparmiarsi. Soffre molto durante la Quaresima e prima di incontrare le persone, soprattutto prima dei grandi raduni di folla. E’ un uomo di Dio, è semplice, piange per le sofferenze altrui, in particolare per quelle dei bambini. Stare vicino a lui è una continua scoperta e un cammino sempre nuovo”.

Ed ora una testimonianza sui carismi di Fratel Cosimo.

Un pellegrino del nord Italia, che vuole mantenere l’anonimato, racconta di aver recitato la coroncina della divina Misericordia al capezzale del padre morente, confidando nella promessa di Dio a Santa Faustina Kowalska:”Nell’ora della morte difenderò come mia gloria ogni anima che reciterà questa coroncina, oppure altri la reciteranno vicino a un agonizzante, e otterranno per l’agonizzante lo stesso perdono. Quando  vicino ad un agonizzante viene esercitata questa coroncina, si placa l’ira di Dio e l’imperscrutabile Misericordia avvolge l’anima e si commuovono le viscere della Mia Misericordia, per la dolorosa Passione di mio figlio.”

Dopo la morte del padre, il giovane prende appuntamento con Fratel Cosimo, che appena lo vede – senza neppure dargli tempo di formulare la domanda – lo informa che il genitore si è salvato grazie alla coroncina della divina Misericordia recitata mentre era in fin di vita. Poi gli dice che si trova in purgatorio e che ha bisogno di preghiere. L’episodio straordinario conferma, oltre ai carismi di Fratel Cosimo, anche le promesse di Dio, annesse alla recita della coroncina.

Concludiamo con una preghiera alla Madonna

Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te, nata nel mondo, tra le donne, figlia e ancella dell’Altissimo Sommo Re il Padre Celeste, Madre del Santissimo Signore nostro Gesù Cristo sposa dello Spirito Santo; prega per noi con San Michele Arcangelo e con tutte le potenze dei Cieli e con tutti i Santi, presso il tuo Santissimo diletto Figlio, Signore e Maestro.

“Vieni Spirito Santo, vieni per Maria!”. Il Bene non fa notizia, che siano viventi santi non ancora saliti in Cielo dovrebbe stimolarci a imitarne i passi affrettandoci come le vergini sagge che con l’olio delle lampade in mano attesero fiduciose l’arrivo dello Sposo, Nostro Signore. Tutto il resto è solo un soffio che non smuove le lapidi.

Aggiornamento

15 febbraio 2025

:: Non già ieri, non ancora domani di Antonio Tricomi (Marcos y Marcos 2024) a cura di Valentina Demelas

5 febbraio 2025

Non già ieri, non ancora domani di Antonio Tricomi edito per i tipi di Marcos y Marcos, è un’opera che si muove tra poesia e prosa, un prosimetro che sfida le convenzioni narrative, costruendo, e al tempo stesso disgregando, una trama tenue, sfuggente, come un frammento di memoria. L’opera si compone di brevi testi – un patchwork di poesia, racconto, diario, partitura teatrale, libretto d’opera; una variazione jazzistica di generi, appunti e citazioni, concatenati tra loro – che, pagina dopo pagina, seguendo un filo conduttore, non si limitano a narrare una vicenda, ma ne esaltano la discontinuità, trasformandola in un racconto autobiografico volutamente incerto.

L’autore affronta la scrittura con uno spirito spregiudicato, mischiando generi e trasgredendo strutture con un’urgenza lirica che non si riduce mai a puro esercizio di stile. Ogni parola è scelta con precisione chirurgica, ogni frase si muove tra il lirismo e la riflessione critica, generando un testo che non è mai solo racconto, mai solo poesia, ma una continua metamorfosi tra i due registri.

Questo approccio rende il libro un oggetto letterario difficilmente classificabile, un esperimento che si colloca a metà tra la ricerca formale e l’indagine esistenziale. L’autore non si limita a descrivere, ma osserva e destruttura il reale con uno sguardo che alterna attonimento e sarcasmo, testimoniando l’incapacità del nostro tempo di lasciarsi alle spalle un abbrutimento ormai cronico, pur lasciando emergere accennati, ma persistenti, desideri di rinnovamento e speranza.

Il titolo stesso suggerisce una sospensione temporale che non è solo personale, ma collettiva. Non già ieri, non ancora domani è la fotografia di un’epoca in bilico, un viaggio per lettori audaci e curiosi. Un’opera che interroga il presente attraverso le incertezze della memoria e del contemporaneo, in cui il passato è già dissolto e il futuro ancora inaccessibile. È in questo spazio intermedio che la scrittura di Tricomi trova la sua forza, trasformandosi in una coscienza critica capace di illuminare le crepe del nostro tempo.

Non è un libro che concede appigli facili, né un testo da leggere con leggerezza: richiede attenzione, complicità, disponibilità a perdersi tra le sue pagine e i suoi intrecci testuali. È un’opera che sfida il lettore, lo costringe a interagire con il testo, a cercare un significato che non è mai univoco né immediato, ma che – tra storia autobiografica e storia collettiva – in un percorso a tappe tra miserie, contraddizioni, dialoghi, frenesie, rassegnazione e speranza, amore, sogni, riflessioni, resoconti, porta ad accorgersi, inevitabilmente della bellezza – non scontata, non banale – che fa da sfondo a ogni vita.

Con questo testo Antonio Tricomi compone un’opera inclassificabile e necessaria, un viaggio nella parola e nella coscienza, che si offre come specchio deformante del nostro presente. Un libro per chi ama la letteratura che inquieta, interroga e, soprattutto, resiste alle definizioni.

Antonio Tricomi è nato a Catania nel 1975. Vive nelle Marche, dove insegna discipline letterarie in un istituto tecnico. È stato a lungo docente a contratto nelle Università di Macerata e Urbino. Ha pubblicato una sola raccolta di versi: la polvere (Stamperia dell’Arancio, Grottammare 2006). Numerosi, invece, i suoi volumi di saggistica. Tra questi: La Repubblica delle Lettere. Generazioni, scrittori, società nell’Italia contemporanea (Quodlibet, Macerata 2010); Fotogrammi dal moderno. Glosse sul cinema e la letteratura (Rosenberg & Sellier, Torino 2015); Pasolini (Salerno Editrice, Roma 2020); Epidemic. Retroversioni dal nostro medioevo (Jaca Book, Milano 2021); Macerie borghesi. Genealogie letterarie del presente (Rogas, Roma 2023).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Marcos y Marcos.

:: Rubagalline di Giulia Mammana

3 febbraio 2025

“Non ti vergogni, alla tua età, di fare ancora questi furtarelli?” Le aveva appena mostrato la refurtiva, facendola scivolare sul tavolo della cucina: qualche borsa firmata, un paio di gemelli d’argento, dei contanti per il valore di trecento euro.

“Guarda Gino, da lui dovresti prendere esempio”. Gino Russo, il capetto del quartiere da scarsi cinque anni, aveva fatto una scalata notevole. Da topo di appartamento a boss della microcriminalità di Parco San Felice. Correva voce che avesse stretto accordi con i Bonalumi per governare quella parte di città.

Perciò, quando ricevette una chiamata da Uccio Bonalumi in persona, Peppe lo considerò un segno del destino. Le stelle gli stavano offrendo un’opportunità di crescita professionale. “Sei Peppe Martelli?”

“In carne ed ossa”

“Ho un lavoro per te, se ti vuoi mettere in gioco”

“Di che si tratta?”

“Conosci Service Plus?” non aspettò che rispondesse “Quel pezzo di merda del gestore non ci vuole pagare. Gli abbiamo messo un paio di bombe ma bisogna fare di più. Fatti venire in mente qualcosa, va bene?”

Così si riunì col suo socio in affari, Mauro Gancitano, e insieme pianificarono di rubare un’ambulanza e, perché no, fare qualche danno serio. Quei macchinari costavano migliaia di euro. “Darà un segnale più incisivo” decisero.

L’ambulanza era sempre parcheggiata fuori dalla postazione del 118. Quella sera non c’era anima viva. Mauro si accostò con la macchina, Peppe scese e cominciò ad armeggiare con l’aggeggio per tagliare il block shaft. Ne aveva rubate di macchine. Quando finalmente riuscì a liberare il volante, Mauro scese dalla macchina per dargli una spintarella e dopo qualche minuto l’ambulanza partì. Mentre la portava in un posto sicuro, ai margini del borgo, Peppe era radioso. Era andato tutto liscio, più del previsto. Presto sua madre non si sarebbe più azzardata a chiamarlo rubagalline. Accostò in uno spiazzo abbandonato e Mauro, che l’aveva seguito a bordo della cinquecento, si piazzò lì accanto.

Spense il motore e prese il martello dalla sacca che si era portato dietro. Con estrema perizia, prese a vandalizzare uno ad uno i macchinari medici. Mentre si accaniva sull’armadietto delle medicine, il telefono squillò. Era il numero di sua madre. Interruppe il lavoro per rispondere.

“Mamma?”

“Lei è il figlio della signora Martelli?”

“Sì, sono io”

“Sono un paramedico. Sua madre ha avuto un infarto e abbiamo dovuto trasferirla in ospedale, in rianimazione. Mi dispiace molto. Se non ci avessero rubato un mezzo di soccorso stanotte saremmo potuti arrivare prima…”

Peppe riattaccò.

“Dobbiamo andare in ospedale” disse a Mauro

“Perchè?”

“Mia madre ha avuto un infarto”

“Cazzo..mi dispiace”

Si mise alla guida della cinquecento. Nella sua testa risuonava come un mantra la voce di sua madre: “Non sei altro che un rubagalline”.

Giulia Mammana è nata a Foggia nel 1989, da madre leccese e padre siciliano. Dopo la laurea alla University of St Andrews, ha vissuto da nomade tra Londra, Bruxelles, Milano e Cardiff. Ha lavorato come copywriter in tre lingue diverse, e oggi scrive racconti e poesie in italiano e in inglese. E’ appassionata di thrillers e mistery novels, che divora famelicamente.

:: Avanzi americani di Vittorio Parlanti (Ali Ribelli 2025) a cura di Patrizia Debicke

3 febbraio 2025

Vermont, 1986, domenica 11 giugno, Elizabeth Barrow, una ragazza carina, studentessa modello che frequenta la biblioteca, di diciassette anni, è scomparsa nell’East End della cittadina di Burlington, Vermont. L’adolescente, dopo avere sbrigato delle commissioni per conto di sua madre, avrebbe dovuto raggiungere alcuni amici sulle sponde del fiume Winooski per festeggiare la fine dell’anno scolastico. Ma purtroppo non è mai giunta a destinazione, anzi è sparita nel nulla dopo aver lasciato la sua bicicletta, apparentemente di sua volontà, a circa cento metri dal fiume, in una strada secondaria fiancheggiata da alberi di pino.
Con l’allarme lanciato dalla famiglia in poche ore, padre, madre, fratello, i vicini e tutti i volontari della contea si sono messi in moto impegnandosi in una vasta battuta a tappeto nella zona circostante… Ma la loro iniziale grande battuta andrà a vuoto, benché proseguita per tutto il pomeriggio.
Alle sette di sera il padre, Jim Barrow, ha persino rilasciato una intervista alla televisione locale contenente un appello alla figlia nel caso di un inspiegabile allontanamento volontario e allo stesso tempo una richiesta di aiuto alla popolazione.
In una piccola città quasi tutti conoscono i vicini e tutti, ma proprio tutti, compreso chi ha a che vedere con quella scomparsa, accorreranno in massa pronti a darsi da fare.
Le ricerche proseguiranno anche di notte, coordinate dall’ufficio dello sceriffo locale Ross e con l’ausilio delle unità cinofile venute a dare man forte. Fino ad allora il rappresentante della polizia, ovverosia il detective Jack Morgan veterano della guerra del Vietnam ed ex membro dell’FBI, il detective al quale sono state affidate le ricerche, non ha rilasciato comunicati ufficiali.
Ciò nondimeno Morgan, che ha già scartato l’ipotesi di un incidente e teme il peggio, dopo due giorni di inutili ricerche contatterà a Saratoga Springs l’ufficio dell’investigatore Richard, Rick Collins, un vecchio amico e collega anche lui ex membro dell’FBI e soprattutto un ottimo e collaudato profiler. Vorrebbe farsi spalleggiare da un esperto in quello che ritiene un caso difficile e inquietante. La prima reazione di Collins di fronte a quella richiesta sarà di rifiuto. Non ha dato le dimissioni e lasciato il suo gravoso compito a Quantico, per l’eccesso di pressione psicologica che l’ha praticamente indotto a una fuga, per trasformarsi in un tranquillo detective privato e poi lasciarsi trascinare di nuovo da un amico nei casini…
Solo l’imprevista e tragica conclusione del suo ultimo caso a Saratoga , apparentemente una normale diatriba da sbrogliare tra una moglie e un marito un po’ manesco, trasformata dall’uomo in un barbaro omicidio, lo spingerà a confrontarsi con se stesso e le proprie scelte. Ha sottovalutato alcuni segni del caso e i possibili rischi e invece non poteva e non doveva. Se avesse preso più sul serio i timori e le parole di quella poveretta, forse avrebbe potuto salvarla. La sua tardiva presa di coscienza lo indurrà a cambiare idea, ad accettare la richiesta di Morgan e a impegnarsi di nuovo di persona.
“Arrivo in macchina in giornata” , gli promette infatti.
Mentre Richard Collins è in viaggio, a Burlington la situazione precipita perché Elisabeth Barrow verrà ritrovata morta, dai cani,in una radura. Secondo il medico aggredita e colpita alla nuca con un oggetto contundente. Poi, priva di sensi, è stata legata ai polsi e alle caviglie. Ipotesi formulata in virtù dei segni marcati riscontrati sulla pelle. In seguito, visti gli ematomi sparsi sul corpo, è stata picchiata selvaggiamente, anche in faccia, violentata e infine strangolata. Le unghie spezzate delle dita provano infatti che fino all’ultimo aveva tentato un’inutile difesa.
Un’aggressione evidentemente messa a segno da qualcuno che forse conosceva la vittima o almeno aveva studiato le sue abitudini. Qualcuno che sapeva e voleva uccidere. Uno stupro e un delitto quindi in apparenza premeditati in tutti i particolari. Con un assassino che aveva buone probabilità di cavarsela, a meno che…
Ma Collins decide di restare nel Vermont, per rimettere alla prova le sue capacità di profiler per aiutare il vecchio amico e provare a incastrare il colpevole.
Fin dai primi capitoli del romanzo scopriamo , per volontà dell’autore, che il punto di vista dell’assassino, si incrocia e si sovrappone spesso con quello dei cittadini e degli inquirenti. E non sarà facile individuare in un personaggio anonimo, apparentemente normale, il crudele e distaccato pazzo cosciente, un serial killer animato solo da un viscerale spirito di rivalsa, che riesce a controllare tutto e tutti. Un essere mostruoso, sempre attento a valutare le sue scelte, fatte e da fare , e a misurare minuziosamente i suoi movimenti e quelli dei potenziali testimoni in modo da fuorviarli in ogni modo.
Sarà un corsa contro l’orologio della morte, con i due ex agenti dell’ex Fbi costretti a scontrarsi addirittura con il pubblico ludibrio, offerto sull’orrendo altare da un locale scoop giornalistico, e che tenteranno di individuare e incastrare il responsabile dell’omicidio di Elizabeth Barrow , un essere bramoso di sangue e intento a circuire subdolamente e far cadere nel suo agguato una seconda preda. Insomma è già pronto a colpire ancora .
Opera prima di un giovane autore che, pur peccando di qualche ingenuità e ridondanza, riesce a sviluppare in modo convincente una trama molto complessa e articolata.
Le motivazioni e gli sviluppi emozionali e caratteriali dei diversi protagonisti sono ben motivati nel corso della trama e ricostruiti con dovizia di particolari.

Vittorio Parlanti, nato a Pistoia il 18 marzo 2004, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Niccolò Forteguerri e attualmente frequenta la facoltà di Giurisprudenza all’Università degli Studi di Firenze. Appassionato di letteratura, classica e moderna, fin da bambino nel tempo libero si diletta in scrittura creativa. Patito di recitazione, melodramma, viaggi e trekking, Avanzi Americani è la sua prima produzione e nasce come esito delle influenze e degli interessi che l’autore ha sviluppato nel corso della sua vita.

:: Human Authored Certification: un bollino che certifica che un libro è stato scritto dall’ingegno umano

31 gennaio 2025

Arriva dagli USA una novità che farà discutere: la Authors Guild – una delle più grandi associazioni di scrittori negli Stati Uniti – ha istituito per i suoi autori una certificazione che garantisce che l’opera letteraria che i lettori leggeranno è unicamente frutto dell’ingegno umano e non generata da algoritmi e AI. In un mondo letterario dove l’Intelligenza Artificiale sembra aver fatto un ingresso trionfale, saturando quasi del tutto il mercato, si corre ai ripari con un bollino di qualità che dovrebbe garantire genuinità e trasparenza. Si sa si crea una connessione tra autore e lettore e interagire non con un essere umano ma con una macchina, per quanto sofisticata, è un qualcosa che ancora fa paura e sconcerta. Non tutti i lettori sono pronti a leggere opere generate dall’AI e vogliono che quello che leggono sia scritto da un essere umano. Desiderio legittimo a cui si è ovviato con questa certificazione in un mondo dove è sempre più difficile distinguere l’opera umana dall’opera generata da una macchina. Resta una questione di fiducia, un tacito patto tra lettore e autore, una sottile forma di resistenza che distingue chi sa scrivere da chi no. L’utilizzo intensivo dell’AI anche per uso creativo genererà una sorta di atrofia rendendo le persone incapaci di scrivere autonomomante? Questa è un’interessante domanda che si collega al discorso abbastanza spinoso dei bollini di qualità, che di per sè discriminano più che includere. Chi darà, quale autorità decreterà che un’opera è scritta prevalentemente dall’ingegno umano? Come si farà a distinguere un’opera umana da una generativa? Basta la fiducia, e la parola dell’autore? Che controlli si faranno sul testo? Insomma non è tutto così semplice. Anche a livello legale e di diritti d’autore. Un’opera generativa ha lo stesso valore di un’opera umana, plagiare un’opera scritta da una macchina è meno grave di plagiare un testo scritto da un essere umano. Più scaviamo e più gli interrogativi di moltiplicano. E voi cosa ne pensate? Lasciate le vostre opinioni nei commenti.

:: A rischio di Patricia Cornwell (Giallo Mondadori 2025) a cura di Patrizia Debicke

30 gennaio 2025

A rischio è un romanzo poliziesco breve della scrittrice statunitense Patricia Cornwell pubblicato nel 2006. Si tratta del primo libro della coppia di storie con in veste di protagonista il fascinoso detective mulatto Winston (Win) Garano della polizia di Boston (padre e madre italianissima e della quale usa il cognome), sempre vestito e calzato benissimo solo con roba di marca firmata comprata oculatamente a ottimo prezzo da Hand Me Up prezioso indirizzo di un negozio di abiti usati. Winston Garano sta frequentando un corso di specializzazione alla National Forensic Academy sugli ultimi sviluppi nelle scienze forensi e sulle nuove tecniche di repertamento, quando il Sostituto procuratore, la fascinosa Monique Lamont, una donna che si serve delle persone solo per i suoi giochi di potere, lo convoca d’urgenza per uno strano incarico. Giudica Win Garano l’uomo giusto per chiarire un vecchio caso. Non sa, però, che Garano è furbo, coscienzioso e poco incline a credere solamente alle apparenze. Il detective dovrà indagare sull’omicidio di Vivian Finlay, anziana benestante uccisa e seviziata nella propria casa matronale. Il fatto, che risale a vent’anni prima, avvenuto a Knoxville nel Tennessee e di cui non è mai stato scoperto il colpevole. L’omicidio è stato presumibilmente perpetrato nel corso di un fallito tentativo di furto.
L’indagine dovrebbe essere legata a un nuovo progetto investigativo, “A rischio”, che utilizza le tecniche più recenti di trattamento ovverosia strumenti innovativi di indagine criminale in grado di identificare gli assassini attraverso il DNA.
Ma nella mente del detective Garano qualcosa non quadra: perché la Lamont avrebbe scelto proprio lui per quell’incarico? E perché poi riprendere in mano un omicidio avvenuto in un altro Stato e per di più così lontano nel tempo?
La scaltra e bella Monique è ben nota per essere oltre a una divoratrice di uomini, una incontrollata arrampicatrice che cerca in realtà solo di scalare posizioni per velocizzare la sua carriera (vuole arrivare al posto di governatore del Massachusets) e giocarsi il tutto per tutto. Ma come potrebbe la soluzione di questo caso favorire le sue aspirazioni politiche? Sicuramente favorirebbe una grande notorietà mediatica e tutto va bene purché si parli e si scriva di lei e solleverebbe un polverone sia che Garano non raggiunga l’obiettivo sia che invece fortunatamente riesca a sbrogliarlo e trovare l’assassino. Una cosa è certa: stampa e televisioni da lei ben oliati ci andranno a nozze e le regaleranno grande visibilità.
Intanto pur andando a scavare nei vecchi archivi Garano troverà ben poco sulla vecchia signora. Dell’autopsia effettuata allora resta solo una fotocopia da microfilm. Mancano sia le relative foto che il verbale sull’accaduto. Il dossier, chissà come, sembra essersi volatilizzato Ma quando sarebbe successo? Nel corso di qualche trasferimento di uffici? Ma è andato perso oppure è stato rubato?
Quello che all’apparenza sembrava solo un vecchio caso da risolvere, magari sfruttando al meglio tutte le moderne tecnologie scientifiche, si rivelerà invece una specie di Idra, il mostro dalle molte teste, che nasconde una complessa trama di poteri, dalle impensabili conseguenze, in cui il detective Garano, e non solo lui, rischia di restare tragicamente coinvolto.
E per di più pare evidente che qualcuno ha deciso di ostacolare l’indagine e peggio , a tale punto che nell’arco di poche ore, mentre lui sarà minacciato, all’ambiziosa e prepotente Monique succede molto ma molto peggio.
Tra Win Garano e Monique Lamont , stuprata, ma salvata appena in tempo da morte certa proprio dal suo detective, la tensione arriva alle stelle evidenziando l’umana meschinità della donna, non in grado di mostrare gratitudine ma solo furiosa per essersi lasciata prendere di sorpresa e cogliere impreparata. E ciò nonostante il detective Garano, ignorando quella esecrabile reazione, sentendosi ormai coinvolto di persona con la sua indiscussa capacità professionale porterà avanti caparbiamente la sua indagine senza avere idea dello spaventoso ginepraio in cui sta per andarsi a ficcare . Ma Garano non demorde e insiste fino a quando il suo fiuto lo porterà non solo a risolvere il delitto, ma anche a smascherare un sistema di potere marcio e corrotto.

Tradotta da Anna Maria Biavasco.

Patricia Cornwell è una scrittrice statunitense, discende dall’autrice de La Capanna dello Zio Tom. È stata cronista di nera prima di diventare analista informatico presso l’ufficio di medicina legale della Virginia. È tra i fondatori dell’Istituto di scienze e medicina forense della Virginia e Senior Fellow dell’International Crime Scene Academy del John Jay College of Criminal Justice, nonché membro del McLean Hospital’s National Council, dove è un sostenitrice della ricerca psichiatrica. Ha esordito nella narrativa nel 1990 con il romanzo Postmortem (in Italia nel 1995), l’unico romanzo ad aver vinto nello stesso anno i premi Edgar, Creasey, Anthony, Macavity e il Prix du Roman d’Aventure. Il successo, raggiunto a livello mondiale con Oggetti di reato (1993),ecc.

:: La porta delle stelle di Ingvild Rishøi (Iperborea 2024) a cura di Valentina Demelas

30 gennaio 2025

La porta delle stelle, pubblicato in Italia da Iperborea con la traduzione accurata di Maria Valeria D’Avino, è una favola moderna che illumina le ombre della realtà – rievocando le atmosfere di Lindgren, Dickens e Andersen – ma è anche, e soprattutto, un ritratto nitido della contemporaneità, capace di intrecciare sogno e crudezza, poesia e realismo, attraverso una narrazione che pulsa di umanità.

La storia è ambientata a Tøyen, un quartiere periferico di Oslo, durante un inverno rigido e ostile. Qui incontriamo Ronja, una bambina di dieci anni dalla vivace intelligenza e dal cuore grande, e sua sorella Melissa, appena diciassettenne, ma già costretta a indossare le vesti dell’adulta in una famiglia difficile. Il padre, nonostante il suo affetto sincero, è troppo fragile per essere un vero sostegno, mentre la precarietà economica e sociale si insinua in ogni aspetto della loro esistenza.

La voce di Ronja, infantile, diretta e priva di artifici, guida il lettore tra le difficoltà della vita con uno sguardo che, pur ingenuo, non manca mai di profondità. Melissa, invece, incarna il peso delle responsabilità troppo grandi per una ragazza della sua età. Il loro rapporto, fatto di tensioni, ma anche di affetto e di una solidarietà indistruttibile, è il vero perno emotivo del testo.

Il periodo natalizio fa da sfondo alla narrazione, donandole un’aura senza tempo. Le lucine, la neve e i piccoli rituali del Natale richiamano le fiabe più classiche – ad esempio La piccola fiammiferaia – senza mai scivolare nel didascalico. Questa atmosfera, densa di simbolismo, si fonde con una contemporaneità spietata, creando un contrasto potente che amplifica il coinvolgimento del lettore.

La forza del racconto risiede nello stile di Ingvild Rishøi: minimalista e delicato, ma capace di scavare a fondo nel cuore di chi si immerge in questa esperienza di lettura. Ogni frase è calibrata con precisione, ogni immagine evoca un’emozione o una riflessione. Attraverso una prosa essenziale e poetica, l’autrice trasforma le piccole vicende quotidiane in un racconto universale, esplorando con sensibilità temi complessi. Eppure, accanto a ogni ombra, pulsa una luce potente: quella dell’innocenza dei bambini, della capacità di resistere e della speranza che a Natale un miracolo possa davvero capitare.

L’autrice evita con maestria le insidie del sentimentalismo, si muove con equilibrio tra durezza e tenerezza, lasciando spazio a momenti di solidarietà, piccoli gesti commoventi di umanità che illuminano anche le situazioni più cupe. Pur trattando temi intensamente emotivi, la narrazione non scivola mai nella retorica o nel patetico. Ogni lacrima che il libro può suscitare è autentica, mai forzata.

La porta delle stelle è un libro da assaporare e custodire, una lettura che invita a guardare oltre le apparenze e a scoprire la bellezza nascosta nelle piccole cose, anche nei momenti più difficili. È una favola classica che parla al cuore senza essere stucchevole, capace di emozionare, far riflettere, ma è anche «un lucido racconto della contemporaneità, crudo e onirico, che con sottile eleganza si muove tra la cura dell’altro e lo sconforto, tra la bellezza della speranza infantile e la fame che rende le prede predatori».

Consigliato a chi cerca storie capaci di toccare l’anima con grazia e profondità, questo libro è una piccola gemma che non lascia indifferenti.

Ingvild Rishøi è nata nel 1978, è una delle più importanti scrittrici norvegesi contemporanee. Ha conquistato i lettori con la sua narrazione essenziale ma potente, con un occhio attento per le meraviglie della vita quotidiana e per i personaggi vulnerabili ai margini della società. Le sue storie rievocano le atmosfere di grandi scrittori del passato come Astrid Lindgren, H.C. Andersen e Charles Dickens. I suoi libri, pubblicati in oltre venti paesi, hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Brage, il Premio della critica e il Premio Dobloug dell’Accademia svedese.

Maria Valeria D’Avino è nata a Roma, ha studiato letterature della Scandinavia in Italia, dove si è laureata presso l’Università La Sapienza, e a Copenaghen. Ha lavorato per circa dieci anni per la RAI (Radio, Multimedia), collabora con l’Associazione Asinitas come insegnante di italiano L2 in corsi rivolti alle persone migranti e tiene seminari di traduzione e scrittura. Collabora con varie case editrici per consulenze e scouting e traduce soprattutto narrativa danese e norvegese (Iperborea, Marsilio, Feltrinelli, Orecchio Acerbo). Tra gli autori tradotti, Knut Hamsun, Cora Sandel, Jørn Riel, Dag Solstad, Thorkild Hansen, Johan Harstad, Dan Turèll, Monica Kristensen, Gaute Heivoll, Jussi Adler-Olsen, Gunnar Staalesen, Janne Teller, Gunnar Gunnarsson.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca Gerosa, ufficio stampa Iperborea.

:: Pallottole sull’Orient Express di Shanmei – in prenotazione

29 gennaio 2025

Torna Jack Burton in una storia che se vogliamo precede “Pallottole su Shanghai” in una storia ambientata sull’Orient Express che da Parigi parte per Costantinopoli. Il nostro eroe avrà a che fare con un temibile ladro di gioielli internazionale che nasconde una gemma di inestimabile valore, dal nome “il diamante del Maraja”. Missione di Jack e trovare la pietra a impossessarsene prima che il treno arrivi a Costantinopoli. Non sa chi sia, non sa dove la nasconda, sa solo che è a bordo. Ed è molto pericoloso. Una storia di avventura dunque ambientata negli anni ’20, a bordo di uno dei più eleganti treni della storia, tutti fregi dorati, mogano scuro, e cristalli di Lalique. La copertina molto old stile e Art Nouveau e di Luca Morandi. Bene voi non dovete fare altro che salire a bordo!

In uscita il 28 febbraio 2025

Clicca per prentare la tua copia…

:: Editoria in versi Fare e pubblicare poesia presentazione di Maurizio Cucchi (Edizioni Santa Caterina 2024) a cura di Valentina Demelas

29 gennaio 2025

Il volume Editoria in versi Fare e pubblicare poesia, curato dal poeta, critico letterario, pubblicista e traduttore Maurizio Cucchi e pubblicato dalle Edizioni Santa Caterina, offre un’analisi dettagliata del processo che porta alla nascita e alla diffusione di un libro di poesia. Con uno sguardo attento al “dietro le quinte” dell’editoria, il testo rappresenta un’indagine coinvolgente, molto interessante e approfondita sull’intero percorso editoriale. Nato dal Master in Professioni e prodotti dell’editoria dell’Università di Pavia, il testo è stato presentato in anteprima a BookCity Milano il 16 novembre 2024 presso il Centro Internazionale di Brera. L’evento, moderato da Roberto Cicala e arricchito dall’intervento di Cucchi, ha visto la partecipazione degli studenti del Master, che hanno condiviso il lavoro di ricerca e scrittura alla base del progetto. Durante l’incontro sono stati affrontati temi fondamentali come la storia delle collane poetiche, l’influenza della tecnologia sulla poesia contemporanea e le prospettive future di questo genere letterario.

Nel panorama editoriale attuale, la poesia si colloca tra tradizione e innovazione, cercando di affermarsi in un mercato in continua trasformazione. Il lettore è guidato a esplorare da vicino il processo creativo e professionale che porta alla realizzazione del “prodotto poesia”. Un aspetto di grande interesse è lo studio delle abitudini dei lettori e delle loro preferenze, con dati utili per comprendere il pubblico odierno. L’approccio multidisciplinare è un elemento distintivo del libro: tramite interviste, saggi e approfondimenti, Editoria in versi Fare e pubblicare poesia analizza tutte le fasi della pubblicazione, dalla selezione dei manoscritti all’editing, fino alla promozione e alla distribuzione. Particolare attenzione è dedicata all’impatto delle tecnologie digitali e al ruolo crescente dell’intelligenza artificiale in ambito editoriale.

Un aspetto rilevante è lo spazio dedicato a generi meno esplorati, a dimostrazione della capacità della poesia di rinnovarsi e di adattarsi a pubblici e contesti differenti. Non sorprendono la ricchezza e la varietà degli argomenti trattati: dai testi introduttivi, si passa a un’analisi del lavoro degli autori e dei curatori, con un focus su figure di spicco come Biancamaria Frabotta e Bruno Tognolini. Ampio spazio è dedicato alla traduzione, con approfondimenti sulla resa della poesia giapponese e sulle edizioni curate da Mondadori. Un’interessante sezione è riservata al paratesto e al lavoro redazionale, con esempi che spaziano dalle edizioni de I fiori del male alla poesia per ragazzi di Gianni Rodari. Il volume esplora anche le principali collane di poesia italiane, come la Bianca di Einaudi e gli Oscar Mondadori, senza trascurare le nuove contaminazioni tra poesia e altri linguaggi e si sofferma sulle nuove forme di espressione nate nell’era digitale. Fenomeni come la graphic poetry, le sperimentazioni musicali di Kae Tempest e la poesia diffusa sui social media hanno contribuito ad ampliare il pubblico e a trasformare le modalità di fruizione del testo poetico, offrendo nuove opportunità agli autori emergenti. Infine, il libro si interroga sulla ricezione della poesia nel mercato editoriale, analizzando il ruolo dei festival e il fenomeno della poesia contemporanea più commerciale, come il caso editoriale di Rupi Kaur.

Oltre a rappresentare un punto di riferimento per chi opera nel settore editoriale, questo libro si rivela un contributo prezioso per i lettori appassionati, curiosi di scoprire la storia e l’evoluzione della poesia e i meccanismi che ne determinano il successo. Il volume richiama un’affermazione significativa: «La cultura ha guadagnato soprattutto da quei libri con cui gli editori hanno perso», evidenziando come, pur essendo spesso considerata una nicchia, la poesia continui a svolgere un ruolo essenziale nella produzione culturale.

Il Master “Professioni e prodotti dell’editoria” dell’Università di Pavia presso villa Necchi del Collegio universitario S. Caterina da Siena, collegio di merito, dal 2008 ha lo scopo di formare professionisti nel mondo dei libri in grado di inserirsi nelle diverse fasi della filiera produttiva. La preparazione offerta dal Master offre, attraverso lezioni frontali, incontri con esperti e professionisti, infine stage, la possibilità di acquisire e mettere a frutto le competenze richieste dal settore. Frequentato da studenti provenienti da ogni parte d’Italia, si è distinto tra i migliori master italiani in tema editoriale, con citazioni e riscontri positivi su quotidiani e riviste.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa di Edizioni Santa Caterina.

:: Grazie ai lettori di Liberi di Scrivere!

28 gennaio 2025

Grazie a tutti coloro che continuano negli anni a sostenerci con piccole e grandi donazioni. Grazie di cuore, il vostro dono ci permette di mantenere Liberi di scrivere libero e indipendente.

Tutto il ricavato viene usato per le spese vive di gestione del blog (dominio e account annuale che permette non compaiano le pubblicità di WordPress e ci consente un maggiore spazio di archiviazione rispetto all’opzione free). Per comprare libri e per le spese di spedizione e le buste quando invio direttamente libri ai collaboratori.

Donare è facile e sicuro potete mandare la vostra libera donazione tramite PayPal, comprare gli ebook di Shanmei su Amazon, supportare Shanmei su Patreon. O se preferisci da pochi giorni è attiva la possibilità di offrirci un caffè su Ko-fi. L’offerta minima è di due euro, e possono essere offerte singole o mensili.

Non riceviamo sovvenzioni nè pubbliche nè private da enti o fondazioni, nè esistono tariffe per gli articoli che pubblichiamo, tutto è gratuito, recensioni, interviste, articoli di approfondimento, tutto si basa sul lavoro volontario dei collaboratori che ormai dal 2007 dedicano parte del loro tempo perchè Liberi di scrivere continui a esistere.

Grazie, grazie di cuore, la tua libera donazione ci consente di continuare a gestire questo blog in modo indipendente e autonomo.