I treni non esplodono. Storie della strage di Viareggio è un libro che dà i brividi. Basta leggerne il titolo che la mente rimanda agli articoli dell’epoca dei fatti, alle immagini, agghiaccianti, alle domande rimaste senza risposta, alle responsabilità senza un colpevole, a un processo che dopo sette anni non è ancora giunto alle sentenze di primo grado… eppure i cittadini lo sapevano da prima della strage che quella situazione avrebbe causato solo danni.
Il 29 giugno del 2009, una manciata di minuti prima della mezzanotte, il treno merci 50325 Trecate-Gricignano con quattordici vagoni-cisterna carichi di GPL deraglia quattrocento metri dopo la stazione di Viareggio.
Da otto anni i residenti chiedevano, almeno, la costruzione di un muro che separasse loro e le proprie abitazioni dalle sostanze infiammabili e pericolose trasportate nei vagoni dei treni merci che facevano la spola lungo la ferrovia a due passi dalle loro vite. Richieste rimaste inascoltate.
In via Ponchielli tre palazzine ormai sature di gas esplodono, l’incendio devasta tutta la strada, undici persone muoiono quella stessa notte, altre ventuno in seguito alle ferite e alle ustioni, centinaia i feriti costretti per anni ad affrontarne le conseguenze. Migliaia se non proprio milioni di italiani, increduli, a chiedersi se questa strage proprio non poteva essere evitata.
Il libro di Federico di Vita e Ilaria Giannini è una raccolta di testimonianze che deve diventare esso stesso la testimonianza di un grave accadimento, utile per costruire almeno una memoria storica necessaria affinché, verrebbe da dire, fatti del genere non accadano più. Verrebbe da dire perché purtroppo le incurie e le ingiustizie viaggiano sempre più veloci.
Leggendo I treni non esplodono. Storie della strage di Viareggio non si può non pensare a quanto accaduto il 12 luglio 2016 lungo la tratta ferroviaria Bari Nord che collega Corato e Andria. Due convogli della Ferrotramviaria, proveniente dalle opposte direzioni, si scontrano sul binario unico che compone quel tratto di ferrovia.
Questa volta le vittime non vengono raggiunte nelle loro abitazioni da nubi di gas o altro ma si trovano già all’interno dei treni che non sono merci bensì pendolari e carichi di vite corse incontro alla morte per studiare, lavorare, viaggiare.
Ancora la domanda più frequente è: ma davvero una simile tragedia non poteva essere evitata?
A Viareggio sarebbe bastato costruire un muro. In Puglia ampliare una ferrovia molto trafficata con un altro binario. Soluzioni semplici che sono diventate irrealizzabili e si sono trasformate in una condanna. Ci sono dei responsabili per questo? Pagheranno?
Federico di Vita: Vive a Firenze. È autore di un saggio-inchiesta e curatore di una raccolta di racconti.
Ilaria Giannini: Vive a Firenze. È autrice di due libri. Alcuni suoi racconti sono stati inseriti in antologie pubblicate da vari editori.
Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Carla dell’Ufficio Stampa Piano B Edizioni.
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Con La mesata si giunge al quinto capitolo delle indagini del maresciallo Corradi, ma questa volta più che un avanzare nel tempo la storia è un ritorno al passato. Perché ha ritenuto fosse il momento per Corradi di affrontare i suoi ‘fantasmi’?
«Sono le calde giornate del solstizio d’estate: un giovane navigante sbarca a Bari, pensando di restare a terra per pochi giorni. Antonio Mariani e la sua vita cambierà, prendendo una strada che nessuno avrebbe ritenuto possibile…»





C’è voluto un giornalista di inchiesta italiano – in collaborazione con colleghi di altri paesi del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, del sito di giornalismo investigativo francese Mediapart e di quello della rivista americana The New York Review of Books – per svelare l’identità (ancora presunta) di Elena Ferrante.
























