Archivio dell'autore

:: Sciamenesciá, di Carlos Solito (Elliot, 2016) a cura di Federica Belleri

22 febbraio 2017
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Sciamenesciá. È un’esortazione, dal meraviglioso dialetto salentino. Andiamo, forza, muoviamoci. Dove si va, qual è la direzione? Da qualunque parte si può incontrare il mare, oppure sentire l’umidità del maestrale. Se si è diretti nella piazzetta centrale di El Paiso, bisogna fare attenzione alle pietre bianche. Il sole le fa bruciare. Sciamenesciá. Si torna in Puglia, in Salento, da Milano. Perché le origini chiamano. Si annusano i profumi di luoghi speciali, dove si è cresciuti. Si percepiscono gli odori di cucina. Sciamenesciá. Si parla di droga, dove non esistono altri stimoli. Si cerca altrove, ad esempio nell’hard rock. Si ascolta il vibrare degli ulivi secolari, mossi dal vento caldo. Si costeggiano muretti a secco e masserie inondate dalla calura. Un caffè e una birra, mentre il sole brucia e trovare un riparo risulta difficile. Forse l’immobilità può essere una soluzione.
Carlos Solito racconta la sua Puglia, grazie a parole che si trasformano in immagini, in fotografie nitide di una terra cruda ma spettacolare. Una terra ricca di storia e tradizioni. Ogni pagina e vivibile. I colori sono accesi. I personaggi creati dall’autore hanno iodio nel sangue, seguono il vento e respirano sabbia. Amano e soffrono il loro quotidiano. Strappano un sorriso per la loro ingenuità e purezza. La Puglia, in un viaggio scenografico.
Buona lettura.

Carlos Solito, Pugliese, è un fotografo e giornalista per i più importanti magazine italiani ed esteri di viaggio, scrittore e film maker. Ha scritto Montagne (Elliot, Roma 2012) e Sciamenesciá (Elliot, Roma 2016). Sito personale: http://www.carlossolito.com/‎

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Blogtour – Il respiro del fuoco, Federico Inverni (Corbaccio, 2017) – terza tappa

22 febbraio 2017

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Oggi siamo felici di ospitare la terza tappa del blogtour organizzato da Corbaccio dedicato al nuovo libro di Federico Inverni Il respiro del fuoco. Dopo Contorni di noir e Milano nera anche oggi un contenuto esclusivo per voi lettori, un Estratto del romanzo che potrete leggere a questo link direttamente online. Il romanzo esce domani, 23 febbraio, in tutte le librerie. Buona lettura!

֎ La trama ֎

Manca poco al tramonto quando il cielo grigio e nero che incombe sulla città di Haven si accende di un rosso infuocato. Ma quel bagliore non proviene dal sole calante che tenta di illuminare uno degli ultimi giorni che precedono il Natale. È il rosso violento di un incendio scaturito sulla cima di una collina in periferia, nella cittadina abbandonata di Eden Crossing. Il respiro del fuoco non ha lasciato scampo: l’eccentrico tempio che accoglieva il reverendo Tobias Manne e i suoi adepti è ora un sepolcro ardente con decine di vittime. La profiler Anna Wayne e il detective Lucas sono arrivati troppo tardi per impedire quel devastante suicidio rituale… …ma qualcosa appare assurdamente incongruo. Qualcuno è riuscito a dominare il fuoco, a farsene padrone. E forse quello non è un suicidio collettivo, ma la più efferata delle stragi, messa in atto da una mente visionaria e geniale. Perché esiste soltanto una cosa più affascinante e pericolosa del manipolare il fuoco: manipolare le menti. Mentre in città la notte arde di altri fuochi, Anna e Lucas devono sfidare il tempo per riuscire a elaborare un profilo del killer, ricostruire la storia delle vittime e individuare la più sfuggente delle ombre, prima che uccida ancora. Ma ogni indagine ha un prezzo, e quando sia Anna sia Lucas scoprono che quel caso affonda le radici nel loro passato, nei loro segreti, sono costretti a chiedersi se possono davvero fidarsi l’una dell’altro… O se invece, come predicava il reverendo Tobias Manne, non sia il momento di compiere l’ultimo passo: accettare l’inaccettabile.

֎ L’autore ֎

Federico Inverni è lo pseudonimo di un autore che preferisce conservare il proprio anonimato, lasciando che siano i suoi romanzi a trovare la loro strada, ma è felice di parlare con i suoi lettori e con i tanti librai che l’hanno contattato attraverso i social network. Nasconde i suoi interessi e le sue passioni fra le righe che scrive. Ha esordito nel 2016 con il thriller Il prigioniero della notte (Corbaccio) che è stato venduto anche all’estero. Il respiro del fuoco è il suo secondo romanzo.

«Cosa sai delle stelle, Anna?»
domandò Lucas, immobile al mio fianco.
Ci pensai su.
«Niente. Non c’è niente che io possa veramente sapere.»
«Non è corretto. Una cosa la sai.»
«Cosa?»
«Quello che sai delle stelle è che sono morte.
Quella che credi sia una stella in realtà è un fantasma.
E quella che vedi è l’eco del fuoco
che la faceva ardere.»

:: Per ricordare Primo Levi, a cura di Elena Romanello

21 febbraio 2017

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L’11 aprile di trent’anni fa Primo Levi, uno dei massimi testimoni della Shoah, si suicidava dopo una vita passata a raccontare il suo dramma non certo individuale con fermezza e senza rancori, un gesto che sconvolse sia chi era della sua stessa generazione sia i giovani che erano cresciuti leggendo i suoi libri.
In attesa di celebrare l’anniversario ad aprile con varie iniziative in tutta Italia, nel Grattacielo del San Paolo di Torino si svolgeranno nel mese di marzo alcuni incontri con letture ad ingresso libero per raccontare l’uomo, lo scrittore, il testimone, l’intellettuale e il chimico, tutti aspetti presenti nella vita di Primo Levi e vissuti da lui in maniera parallela.
I tre incontri sono il 1 marzo alle 21 con Gioele Dix che leggerà brani di Primo Levi su Auschwitz, il 9 marzo Sonia Bergamasco che leggerà Primo Levi sulle invenzioni e i racconti di anticipazione e il 16 marzo Fabrizio Gifuni che leggerà dell’autore i brani sui mestieri. I singoli incontri saranno introdotti da Marco Belpoliti e Domenico Scarpa.
Trent’anni sono l’arco di una generazione, e in questi trent’anni Primo Levi non ha smesso di essere amato e letto anche da chi allora non era ancora nato. Di lui si sono scoperti altri aspetti oltre a quello di testimone dei lager nazisti, visto che era un narratore, anche di fantascienza, un uomo di scienza e cultura, un pensatore di rango internazionale. Oggi le sue opere sono disponibili in varie lingue e traduzioni, ed è uno dei pochi autori italiani contemporanei ad essere stato tradotto integralmente nei Paesi anglosassoni, dove per altri nomi sono usciti solo alcuni libri.
In Italia Primo Levi è pubblicato da Einaudi, in varie edizioni, e da un suo libro, La tregua, è stato anche tratto l’omonimo film di Francesco Rosi. Da segnalare inoltre anche il gruppo di lettura in corso alla Biblioteca Ginzburg in via Lombroso 16 dedicato proprio alla fantascienza di Primo Levi, i cui prossimi incontri saranno il 7 marzo, il 4 aprile e il 16 maggio alle 17 e 30.
Le sue storie quindi hanno ancora molto da dire, per la loro varietà e modernità: la prima storia parlerà del suo aspetto più noto, quello relativo alla deportazione e il suo ritorno a casa, mentre la seconda verte su racconti in cui spesso filtrò qualcosa del suo vissuto, in chiave magari fantastica e la terza sarà incentrata sul suo lavoro di chimico, che per anni lo assorbì.
La sede degli incontri è il Grattacielo Intesa San Paolo a Torino in corso Inghilterra 3, l’ingresso è gratuito su prenotazione, per ulteriori informazioni contattare l’Ufficio Media Attività istituzionali, culturali e sociali della San Paolo allo 011 5556203 o via mail a stampa@intesasanpaolo.com

:: Un’ intervista con Carlos Reyes González

20 febbraio 2017
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Credit photo © Felipe Monardes – In primo piano Carlos Reyes e la versione originale del libro

Con grande piacere abbiamo potuto intervistare gli autori de Gli Anni di Allende, vincitore dell’ edizione 2017 del Liberi di scrivere Award. Oggi è la volta di Carlos Reyes González. Abbiamo provveduto a mettere sia la versione originale che italiana, per tutti i nostri lettori di lingua spagnola. Buona lettura!

Bienvenido Carlos y felicitaciones para haber ganado la edición 2017 del Liberi di scrivere Award con la novela grafica Gli anni di Allende! Ante que todo, hablanos de ti, presentate a tus lectores, muchos italianos, que te conocieron también con este Premio.

Hola a todos y todas. Me llamo Carlos Reyes González, soy chileno y como tal, vivo entre el desierto, la patagonia, el mar y la cordillera en el sur del mundo. Estudié cine y TV pero con los años – aunque veo ingentes cantidades de series de TV y cine- me he ido alejando de la creación audiovisual para dedicarme cada vez más a mi otra pasión: la historieta, por eso – aunque también he escrito cuentos- más que un escritor siempre me he sentido un guionista, es decir alguien que escribe en imágenes, alguien que escribe más para ser visto que para ser leído, alguien que explora esa extraña relación que se produce entre la palabra y la imagen

Benvenuto Carlos e complimenti per aver vinto l’edizione 2017 del Liberi di scrivere Award con la novella grafica “Gli anni di Allende”. Come prima cosa, parlaci di te, presentati ai tuoi lettori italiani che ti hanno conosciuto attraverso il premio.

Un saluto a tutti e a tutte. Mi chiamo Carlos Reyes González, sono cileno e in quanto tale vivo tra il deserto, la Patagonia, il mare e la cordigliera. Ho studiato cinema e televisione però con gli anni – anche se continuo a guardare moltissime serie TV e film – mi sono allontanato dalla produzione audiovisiva per dedicarmi sempre di più a un’altra mia passione, il fumetto. Pur avendo scritto alcuni racconti, più che uno scrittore mi sono sempre sentito uno sceneggiatore, ovvero qualcuno che scrive per immagini, che scrive più per essere visto che letto, che esplora questa rara relazione che si produce tra la parola e l’immagine.

Seguramente has ganado premios más importantes, pero este tiene la peculiaridad que es totalmente en las manos de los lectores: ellos postulan los libros, ellos los votan. Non hay jurados de calidad, personajes cuyo rostro vale más y determina la victoria. Te esperabas que muchos de tus lectores, varios chilenos, te hubiesen seguido hasta aquí en este remoto blog italiano?

Afortunadamente y contra todas expectativa, hemos ganado un par de premios con Los años de Allende que nos tienen a Rodrigo Elgueta, el dibujante, y a mí muy sorprendidos y felices. Y es que cuando estábamos trabajando en este proyecto pensábamos que hacíamos un libro que solo iba a interesar a Chile y afortunadamente le ha ido muy bien en nuestro país, pero también ha tenido mucha atención fuera de Chile, lo que para nosotros fue algo más que agradable. Los premios son siempre un regalo, una muestra de cariño. Una forma de saber que lo haces ha tenido un pequeño impacto en alguien y que ese alguien – una persona común y corriente- quiere retribuir tu trabajo con un regalo. Y los regalos, grandes o pequeños, simples o sofisticados, los recibo siempre con alegría y humildad, porque todos sabemos que a veces un premio es más bien prestigio y que no significa necesariamente más éxito o público.  En nuestro caso se trata además de una historieta, un lenguaje que en nuestro país ha a comenzado a tener cierta visibilidad recién en los últimos años -pese a que Chile tiene una larga y rica tradición historietistica- y se trata de una novela gráfica en que el trabajo autoral que se premia es compartido. El guión no sirve de nada sin los dibujos, ambos artes se fusionan para llegar a completarse en la lectura final que hace el público. Cuando Edícola Ediciones nos contó que estábamos nominados a Liberi di scrivere Award nunca pensé que ganaríamos ni que, como bien señalas, los lectores chilenos respondieran tan entusiastamente tomándose el tiempo para votar.  Imagino que ese público lector está felices de haber contribuido a ayudarnos a llevar este libro más allá de nuestras fronteras y quiero creer que es porque piensan que es un buen trabajo. Estoy muy agradecido.

Sicuramente hai vinto premi più importanti, ma questo ha di bello che è totalmente in mano dei lettori: loro candidano i libri, loro li votano. Non ci sono giurie di qualità, personaggi il cui voto vale di più e determina la vittoria. Ti aspettavi che tanti tuoi lettori, molti cileni, ti seguissero fin qui in questo sperduto blog italiano?

Fortunatamente e contro ogni aspettativa abbiamo vinto un paio di premi con “Gli anni di Allende”, cosa che rende Rodrigo Elgueta, l’illustratore, e me molto sorpresi e felici. Mentre stavamo lavorando al progetto pensavamo che il libro avrebbe interessato solo i lettori del Cile. In effetti il libro nel nostro paese è andato molto bene, ma quello che ci ha più piacevolmente sorpresi è stato l’interesse che ha raccolto all’estero. I premi sono sempre un regalo, una dimostrazione d’affetto. Un modo di sapere che quello che fai ha un qualche impatto sulla vita di qualcun altro e che questo qualcun altro, una persona comune, vuole ripagare il tuo lavoro con un regalo. E i regali, che siano grandi o piccoli, semplici o sofisticati, li ricevo sempre con allegria e umiltà, perché tutti sappiamo che a volte un premio è più che altro una questione di prestigio e che non necessariamente significa maggior successo o pubblico.
Nel nostro caso poi si tratta di un fumetto, un linguaggio che nel nostro paese ha iniziato ad avere visibilità solo negli ultimi anni – anche se in questo ambito il Cile può vantare una lunga e ricca tradizione – e si tratta di una novella grafica in cui il lavoro autoriale che viene premiato è condiviso. La sceneggiatura non significa nulla senza i disegni, entrambe le arti si fondono per arrivare a completarsi nella lettura finale del pubblico. Quando Edicola Ediciones ci ha detto che eravamo stati candidati per il Premio Liberi di Scrivere Award mai avrei immaginato di poter vincere né, come hai giustamente segnalato, che i lettori cileni avrebbero risposto con tanto entusiasmo, prendendosi il tempo di votare. Immagino che questi lettori siano felici di aver contribuito a portare il libro ben aldilà delle nostre frontiere e mi piace pensare che l’abbiano fatto perché pensano che sia un buon lavoro. Sono molto riconoscente per questo.

Como nació la idea de escribir los textos de este libro?

Nació de la propuesta de nuestro editor en Chile, Rafael López Giral que nos instó a hacer esta novela gráfica, pero de algún modo también es fruto de un deseo que Rodrigo y yo teníamos de hacer un trabajo que tuviese que ver con temas más políticos como este. Yo sentí la necesidad de decir algo al respecto, de mostrar  que la historieta puede y debe hacerse cargo de problemáticas políticas, cosa que ha venido haciendo desde sus orígenes, incluso en los trabajos mudos de autores como Masereel,  Nückell y muchos más.  Para mí la escritura siempre es política y acá lo fue de forma evidentemente.

Come è nata l’idea di scrivere i testi di questo libro?

È nata dalla proposta del nostro editore in Cile, Rafael López Giral, che ci ha esortato a realizzarla, ma è nata anche da un desiderio che Rodrigo e io avevamo di realizzare un progetto che avesse a che vedere con tematiche politiche. Ho sentito il bisogno di dire qualcosa a proposito, di dimostrare che il fumetto può e deve farsi carico di questioni politiche, cosa che fa fin dalle sue origini, a partire dai fumetti “muti” di autori come Masereel, Nückell e molti altri. Per me la scrittura è sempre politica e qui lo è stata in modo decisamente forte.

Gli anni di Allende habla de un periodo muy dramático y delicado de tu país. Hubiese podido tomar una via, hacia la democratizacion, la justicia social, pero encuentra la dictatura. Nosotros en Italia en los año ‘70 vivimos el periodo del terrorismo de las brigadas rojas, que querian llevar el país hacia la revolución, ustedes como enfrentaron sus particular coyuntura historica y politica?

Para escribir y dibujar Rodrigo y yo nos sumergimos en documentales, registros fotográficos, entrevistas, libros de historia y todo lo que pudimos hallar sobre  el tema. La idea fue siempre ofrecer un panorama lo más general posible de los distintos momentos del periodo de la Unidad Popular de Allende y de su violento fin con el Golpe de Estado. Incluso llegamos a reunimos con el historiador chileno Manuel Vicuña que nos señaló algunos hitos fundamentales que según él no podíamos eludir. No obstante hay que aclarar que también se trata de una historia de la que yo siempre leí y vi mucho material. y con la que siempre soñé hacer algo. En esta novela gráfica quisimos mostrar el vértigo de ese breve periodo entre 1970 y 1973 que fue bullente no solo en lo político-partidista, sino también fue sorprendente en lo cinematográfico, lo musical, lo artístico.  Se trató de una lucha, de un sueño que fue mucho más allá de lo local, de lo meramente chileno. Todos los ojos del mundo (de un mundo muy diferente  al que habitamos hoy día), los ojos tanto de simpatizantes como de enemigos, estaban  puestos en Chile. La propuesta de Allende fue un experimento único en el mundo, una revolución sin armas, hecha a través del voto democrático. Para muchos esa fue justamente su fortaleza y para otros la razón de su derrota. Lo innegable es que Salvador Allende es ya una figura mítica, un personaje de talla mundial del que se van a seguir escribiendo miles y miles de páginas. Esta es simplemente nuestra versión de los hechos. Esta obra es de ese tipo de libros que llevas dentro de ti por décadas hasta que un día cristaliza y toma forma fuera de tu sistema pese a tí mismo. De algún modo Los años de Allende era un libro inevitable para mí. Tarde o temprano tenía que salir.

Gli anni di Allende parla di un periodo molto drammatico e delicato del tuo paese. Poteva prendere una via, verso la democratizzazione, la giustizia sociale, e invece incontra la dittatura. Noi negli anni in Italia 70 abbiamo vissuto il periodo del terrorismo delle brigate rosse, che volevano portare il paese verso la rivoluzione, voi come avete affrontato la vostra particolare congiuntura storica e politica?

Per scrivere e disegnare Rodrigo e io ci siamo immersi in documentari, archivi fotografici, interviste, libri di storia e tutto quello che abbiamo potuto reperire sull’argomento. L’idea è sempre stata quella di offrire un panorama il più generale possibile dei diversi momenti del periodo dell’Unidad Popular di Allende e della sua violenta fine con il colpo di Stato. Abbiamo anche incontrato lo storico cileno Manuel Vicuña che ci ha segnalato alcuni elementi che secondo lui non avremmo in alcun modo potuto ignorare. Va considerato inoltre che si tratta di una storia della quale ho sempre letto e visto molto materiale e con la quale ho sempre sognato confrontarmi. In questa novella grafica abbiamo voluto mostrare la vertigine di questo breve periodo tra il 1970 e il 1973 che fu effervescente non solo dal punto di vista politico, ma che fu sorprendente anche da quello cinematografico, musicale e artistico.
Si è trattato di una lotta, di un sogno che è stato molto più che locale, molto più che solamente cileno. Tutti gli occhi del mondo, di un mondo molto diverso da quello che abitiamo oggi, lo sguardo tanto dei simpatizzanti tanto dei nemici era puntato sul Cile. La proposta di Allende è stata un esperimento unico al mondo, una rivoluzione senza armi, fatta attraverso il voto democratico. Per molti questa è stata giustamente la sua forza e per altri la ragione della sua sconfitta. Quello che è innegabile è che Salvador Allende è già una figura mitica, un personaggio di risonanza mondiale, del quale si continueranno a scrivere migliaia e migliaia di pagine. Questa è semplicemente la nostra versione dei fatti. Quest’opera è uno di quei libri che ti porti dentro per anni fino a quando un giorno si cristallizza e prende forma fuori di te, aldilà di te. In tutti i modi “Gli anni di Allende” era un libro inevitabile per me. Prima o poi sarebbe venuto fuori.

Gli anni di Allende habla del Chile desde 1970 al 1973. Porqué según ti este periodo historico, y la particular experienza vivida con Allende despierta aun el interes de muchos jovenes, hasta italianos?

Es cierto. Como te decía antes, Allende es una figura que ya excede lo político y se ha instalado como otro hito fundamental del siglo XX. Es la encarnación del héroe trágico, sinónimo de incorruptibilidad, el sueño de una utopía que pudo ser, encarnada en un hombre que tenía un proyecto tan único, tan personal que nadie pareció haber comprendido nunca a cabalidad, ni siquiera sus seguidores más cercanos ni sus detractores. Allende luchó hasta contra gentes de su propio bando para instalar su proyecto. Debe haberse sentido como un grupo formado por un solo miembro. ¿Qué lleva a muchas personas y jóvenes del mundo a sentirse tan cercano a su figura? Piensa en esto: Un hombre mayor está encerrado con muy pocas armas junto a un reducido grupo de personas en el palacio de gobierno. Es traicionado por un grupo de militares, uno de los cuales él mismo puso en el cargo. Su gobierno ha sido atacado desde  el primer día por fuerzas internas y externas. SU gobierno comete errores, pero acierta en otras tantas ocasiones. En plena guerra fría Estados Unidos lo combate y conspira en su contra. Ni Rusia ni Cuba lo apoyan del todo justamente porque el proyecto político de Allende no les parece viable. Este mismo hombre está ese 11 de septiembre de  1973 rodeado y atacado por tropas y tanques. ¡Es bombardeado por aviones! Ve morir a sus mejores amigos en una batalla desigual mientras se entera de que el país entero está en manos de los golpistas cívico-militares que han conspirado contra él. Allende declama a través de la única radio fiel que le queda uno de los discursos más impresionantes de la historia moderna en medio de la batalla y finalmente decide morir antes que rendirse (algunos incluso afirman que fue asesinado) ¡Cómo no va a a impresionar eso a alguien en algún lugar del mundo! Piensen por un momento en lo que Shakespeare hubiese hecho con ese material. En Chile no nos hemos percatado aún de que Allende ya no nos pertenece, él ya es parte del inconsciente colectivo de la humanidad. Es el último gran utopista del siglo XX.

Gli anni di Allende parla del Cile dal 1970 al 1973. Perché secondo te questo periodo storico, e la particolare esperienza vissuta con Allende desta ancora l’interesse di tanti giovani, persino italiani?

Allende è una figura che è già uscita dai confini della politica ed è già diventata elemento imprescindibile del XX secolo. È l’incarnazione dell’eroe tragico, sinonimo di incorruttibilità, rappresenta il sogno di un’utopia che avrebbe potuto essere, personificata in un uomo che aveva un progetto così unico e personale che nessuno lo ha compreso fino in fondo, né i suoi sostenitori più vicini né i suoi detrattori. Allende ha combattuto contro persone della sua stessa fazione per difende la propria idea. Si deve essere sentito come un gruppo formato da una sola persona. Cosa porta tante persone e tanti giovani di tutto il mondo a sentirsi così vicini alla sua figura? Pensa: un uomo è rinchiuso con pochissime armi e un numero ristretto di uomo nel Palazzo di Governo. È stato tradito da un gruppo di militari, a uno dei quali egli stesso ha dato potere. Il suo governo è stato attaccato fin dal primo giorno da forze interne ed esterne. Ha commesso errori, però ha visto giusto in molte altre occasioni. In piena Guerra Fredda, gli Stati Uniti lo osteggiano e cospirano contro di lui. Né Russia né Cuba lo appoggiano del tutto perché il suo progetto politico non sembra sostenibile. L’11 settembre 1973, questo stesso uomo è circondato e attaccato da soldati e carri armati. Bombardato dagli aerei! Vede morire i suoi migliori amici in una battaglia impari mentre si rende conto che l’intero paese è già nelle mani dei golpisti civili e militari che hanno cospirato contro di lui. Nel bel mezzo della battaglia, attraverso l’unica radio fedele che gli resta, Allende fa uno dei discorsi più potenti della storia moderna e alla fine sceglie di morire piuttosto che arrendersi (alcuni sostengono sia stato assassinato). Come può non avere impatto questa storia? Pensa per un momento cosa ne avrebbe fatto Shakespeare! In Cile non ci siamo ancora resi conto che Allende non ci appartiene, egli fa già parte dell’immaginario collettivo dell’umanità. Allende è l’ultimo grande utopista del ventesimo secolo.

Tu graphic novel se inserta en la tradicion di compromiso civil y politico, y conservacion de la memoria de grandes graphic novel como Maus de Art Spiegelman, solo per citarne una. Porqué según ti? Associar las imagenes a las palabras crea una particular alquimia en el lector?

Sí y estamos orgullosos de entrar en esa tradición que busca recuperar, devolvernos la memoria y sobre todo si asumimos que vivimos en un siglo en que la la memoria es fundamental para el futuro. Vivimos en un mundo en que la imagen es fundamental, y creo que siempre lo ha sido.  En la historieta, la palabra y la imagen tienen varias formas de relacionarse entre sí que van desde la dependencia o supremacía de una sobre la otra, pasando por el anclaje y el contrapunto por señalar solo algunas, de este modo la relación se abre o se se sella. Justamente estos procedimientos son los que me hacen amar el lenguaje de la historieta. En el caso de Maus la elección del tratamiento visual fue fundamental para abordar el horror de un modo en que ningún film podrá hacerlo nunca y que la convierten en una obra que no funcionaría tan bien ni con la misma sutileza otro formato. La historieta, en mi experiencia, exige también del lector una serie de destrezas que suenan muy extrañas, pero que un lector no habitual puede aprehender fácilmente como por ejemplo la cristalización del tiempo en espacio, la elipsis y la secuencialidad que están en el centro del quehacer de la historieta; la relación texto-imagen y cierta particular sintaxis, por citar solo algunos elementos de la historieta que usamos para decodificar mejor su mensaje, y que también tiene, según sus propias pertinencias el teatro, el cine y todas las artes.  Esta alquimia de la que hablas es una relación rica que en el caso del cómic se mira y se lee, estableciendo nuevas relaciones todo el tiempo. Soy de los que piensa que aún no hemos explorado profundamente todas las posibilidades que nos ofrece este lenguaje que lejos de desaparecer bajo el advenimiento de las tecnologías digitales del siglo XXI parece incluso tomar un nuevo impulso en el mundo entero ¿Cómo se explica que el cómic, la historieta el tebeo, el Manga, el fumetto, la bande dessinée sean un lenguaje  más vivo que nunca en el siglo XXI ? Creo que la respuesta es que somos seres eminentemente visuales. La primera manifestación artística de la humanidad fueron esos bellos dibujos en las cavernas, luego nuestra escritura fue un también otra expresión del dibujo, ergo: todos somos dibujantes y toda la humanidad vive en una iconosfera, un mundo plagado, saturado de imágenes. Debemos asumir la historieta como una forma de expresión más en la que todo tiene cabida y quienes trabajamos en ella debemos asumir todas sus posibilidades. Por ejemplo, en Italia ustedes tienen al genio de Gipi que hizo para mí una obra maestra del uso del lenguaje de la historieta en el que considero uno de sus mejores trabajos: Unastoria y  tienen también a jóvenes autores de la talla de Andrea Bruno y Paolo Parisi.

La tua graphic novel si inserisce nella tradizione di impegno civile e politico, e conservazione della memoria di grandi graphic novel come Maus di Art Spiegelman, solo per citarne una. Perché secondo te? Associare le immagini alle parole crea una particolare alchimia nel lettore?

Sì, e siamo molto orgogliosi di fare parte di questa tradizione che cerca di recuperare e restituire la memoria, soprattutto alla luce del fatto che viviamo in un secolo in cui la memoria è fondamentale per il futuro. Viviamo anche in un mondo in cui l’immagine è fondamentale, sempre lo è stata. Nel fumetto, la parola e l’immagine hanno diversi modi di relazionarsi tra loro, dalla dipendenza o supremazia di una sull’altra, passando dall’ancoraggio e il contrappunto per segnalarne alcuni e in questo modo la relazione si apre o si sigilla. Sono proprio questi meccanismi quelli che mi fanno amare il linguaggio del fumetto. Nel caso di “Maus” la scelta del linguaggio visivo è stata fondamentale per approcciare l’orrore in un modo che nessun film avrebbe mai potuto fare e che la rende un’opera che non avrebbe potuto funzionare così bene né con la stessa delicatezza in un altro formato.
Nella mia esperienza il fumetto richiede al lettore alcune destrezze un po’ speciali (che anche un lettore poco avvezzo può apprendere facilmente), come ad esempio la cristallizzazione del tempo nello spazio, l’ellissi e la sequenzialità che sono al centro della buona riuscita del fumetto; la relazione testo-immagine e una sintassi particolare, per citare solo alcuni elementi che usiamo per decodificare meglio il messaggio del fumetto, e che il fumetto condivide con il teatro, il cinema e tutte le arti. L’alchimia di cui stiamo parlando è una relazione profonda che nel caso del comic si guarda e si legge, mentre stabilisce continuamente nuovi livelli. Sono tra coloro che pensano che non abbiamo ancora esplorato profondamente tutte le possibilità che ci offre questo linguaggio che, ben lontano dallo scomparire di fronte alle tecnologie digitali del XXI secolo, sembra aver avuto un nuovo impulso in tutto il mondo.
Come si può spiegare altrimenti che il comic, la historieta, il manga, il fumetto, la bande dessinée siano in questo momento un linguaggio più vivo che mai? Credo che la risposta sia nel fatto che siamo creature eminentemente visuali. La prima manifestazione artistica dell’umanità sono stati i disegni delle caverne; la nostra scrittura è un’espressione di disegno. Penso che tutti siamo illustratori e l’umanità intera vive in una “iconosfera”, un mondo saturo di immagini. Dobbiamo considerare il fumetto come un’ulteriore forma espressiva nella quale c’è spazio per tutto e chi lavora con il fumetto deve esplorare tutte le sue possibilità. Per esempio in Italia, insieme ad autori giovani come Andrea Bruno e Paolo Parisi, avete personaggi del calibro di Gipi che, in quello che considero uno dei suoi lavori migliori, Una storia, ha realizzato qualcosa di veramente grande nell’uso del linguaggio del fumetto.

Te agradecemos para tu disponibilidad, y ante de despedirnos me gustaria hacerte otra pregunta sobre tus compromisos laborales, y preguntarte si tienes en programa de venir a Italia en un futuro proximio?

Pasé brevemente- junto a Rodrigo Elgueta, mi compañero de ruta en esta novela gráfica de Allende- por Roma hace unas semanas atrás en Febrero y la ciudad me cautivó. Crecí viendo el cine italiano, leyendo sus historietas y admirando a muchos de sus artistas, así que por supuesto que está en mis planes viajar y hablar de Los años de Allende por allá. Tal vez esta promesa pueda cumplirse en los próximos meses en una visita a la feria de Bolonia que estamos gestionando. Estoy seguro que Edicola Ediciones está haciendo todo lo que está en sus manos para que esto sea posible y les estamos muy agradecidos por todo el apoyo y cuidado que han puesto en nuestro trabajo. Visitarlos allá en Italia sería maravilloso.

Ti ringraziamo per la disponibilità, nel lasciarci mi piacerebbe ancora farti una domanda sui tuoi prossimi impegni lavoratici, e chiederti se hai in programma di venire in Italia nel prossimo futuro?

Insieme a Rodrigo Elgueta, il mio compagno di viaggio in questo lavoro su Allende, sono passato velocemente da Roma, qualche settimana fa e la città mi ha conquistato. Sono cresciuto con il cinema italiano, leggendo i fumetti italiani e ammirando gli artisti italiani, quindi è ovvio che sia nei miei progetti viaggiare e poter far conoscere “Gli anni di Allende” in Italia. Forse questa promessa potrà compiersi nei prossimi mesi in occasione della Fiera di Bologna (Children’s Book Fair, ndt). So che Edicola Ediciones sta facendo tutto il possibile e le siamo molto riconoscenti per l’appoggio e la cura che ha messo nel nostro progetto. Venirli a trovare in Italia sarebbe meraviglioso.

[Traduzione a cura di Alice Rifelli]

Recensione di Gli anni di Allende: qui.

:: Torino – Obiettivo Finale, Rocco Ballacchino, (Fratelli Frilli Editore, 2016)

20 febbraio 2017
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Sergio Crema e Mario Bernardini, poliziotto il primo, settantenne critico cinematografico il secondo, una strana coppia investigativa, tornano in azione in Torino – Obiettivo Finale, nuovo giallo ambientato a Torino del bravo Rocco Ballacchino, per Fratelli Frilli Editore. I suoi gialli ironici, garbati, screziati di riflessioni sociali, psicologiche, di cronaca, sono davvero simpatici, anche se non mancano delitti e colpevoli.
Questa volta tema centrale del libro è il terrorismo, da poco sono successi i fatti di Parigi e tutti sono tesi e nervosi, e soprattutto spaventati. Mario Bernardini, la cui misantropia sembra un po’ attenuata dalla convivenza con una giovane e bella attrice, nota in un fatto di cronaca delle discrepanze.
Calcolando i tempi è praticamente impossibile che l’ operaio Simone Coralli abbia ucciso la moglie, in un Parco del Valentino alle prime luci dell’alba, e sia poi tornato a casa in tempo manco fosse Superman o Mandrake.
Nonostante il caso sia chiuso, Bernardini sospettando che sia stato messo in carcere un innocente, avvicina il recalcitrante Sergio Crema ed espone i suoi dubbi.
In un primo tempo Crema, alle prese con una dieta dimagrante, non ha nessuna voglia di mettere il naso in un caso di un collega, poi il tarlo del dubbio lo spinge a esporre in procura i suoi dubbi. Il caso viene riaperto e Crema si trova a indagare su un omicidio ben lontano dal semplice delitto passionale.
Umorismo, ironia, vera e propria comicità venano i romanzi di Ballacchino, anche se il tono leggero e disincantato è spesso sporcato da venature tipicamente noir (questa volta il Bernardini dovrà affrontare una prova ben lontana dal caso), in una mescolanza personale, che fa la cifra distintiva di questo autore piemontese.
Sempre al centro Torino, con le sue vie, le sue piazze, i suoi parchi e questa volta i suoi grattacieli. In che modo si collegano alla vicenda i due uomini trovati uccisi alle pendici dell’ imponente Forte di Finestrelle, la cui scena del ritrovamento apre il romanzo? Beh vi toccherà leggerlo per scoprirlo.

Rocco Ballacchino Laureato in Scienze della comunicazione, ha curato la sceneggiatura dei cortometraggi Poison (2009) e Doppio Inganno (2010). È autore dei gialli, editi da Il Punto – Piemonte in Bancarella, Crisantemi a Ferragosto (2009), Appello mortale (2010) e Favola Nera (2012), quest’ultimo scritto a quattro mani con il giornalista Andrea Monticone. I suo ultimi noir, Trappola a Porta Nuova, Scena del crimine-Torino piazza Vittorio e Trama imperfetta-Torino piazza Carlo Alberto sono stati pubblicati dai Fratelli Frilli Editori (2013-2015). È tra i fondatori del collettivo di scrittori ToriNoir con cui ha pubblicato la MemoNoir2016 e l’antologia di racconti La morte non va in vacanza (2015 Golem Edizioni). Il suo sito è http://www.roccoballacchino.it.

Source: libro inviato dall’editore, si ringrazia l’Ufficio Stampa Fratelli Frilli.

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:: Torto marcio, Alessandro Robecchi, (Sellerio, 2017) cura di Viviana Filippini

20 febbraio 2017
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Tutti vogliono avere ragione, spesso l’evidenza delle cose dimostra che forse le persone hanno torto marcio e Torto marcio è il nuovo thriller mozzafiato di Alessandro Robecchi, edito da Sellerio. Il tutto si svolge in una Milano cupa e grigia. Una città dove il centro a tratti sfarzoso e luccicante è tale ma, la periferia non è così lontana come sembra, tanto è vero che quei palazzoni più o meno visibili ospitano migliaia di vecchi, giovani, italiani, immigrati, criminali. Tutti sono diversi e allo stesso tempo tutti uguali perché poveri. Questa umanità derelitta incombe in modo costante nella storia. Non a caso a poca distanza dal crogiuolo vivente dove per sopravvivere ci si inventano tutti gli stratagemmi e politiche commerciali possibili e immaginabili, un imprenditore sessantenne, super ricco e dalla vita molto regolare, viene freddato a colpi di pistola. Ghezzi e Carella, due poliziotti che stanno agli antipodi per il loro carattere, compiono le prime indagine e notano che A) la pistola è molto vecchia; B) sul cadavere è stato messo un sasso. Perché? Le indagini sembrano arrancare fino a quando altri due corpi senza vita, di uomini della Milano bene, vengono ritrovati freddati con una pistola e con un sasso messo sul corpo. Tutti, investigatori e media alla ricerca dello scoop, parlano di serial killer. Vista la spinosità del caso il team Ghezzi-Carella viene estromesso dall’indagine, ma questo non impedirà ai due colleghi e ai loro aiutanti di continuare l’indagine, facendo dell’appartamento del vicesovrintendente Tarcisio Ghezzi e della consorte Rosa, casalinga dal fiuto investigativo geniale, la base dalla quale muovere l’indagine parallela. Accanto ai principali protagonisti s’innesta la figura di Carlo Monterossi, sull’orlo di una crisi di nervi e autore di un affermato programma tivù spazzatura, incappa nel «caso dei sassi» e con l’amico Oscar Falcone, vero detective, i due dovranno recuperare un antico e prezioso anello rubato. Avvenimento fortuito che li porterà a scoprire un’amara e impensabile verità sui tre omicidi. Torto marcio è un giallo intrigante nel quale Alessandro Robecchi oltre alle tre morti, mette in scena una serie di tematiche che sono specchio della società dei giorni nostri. C’è l’uomo solitario che sta pagando per colpe che non sono solo le sue. Ci sono giovani alla ricerca di un futuro migliore che sembra sempre sfuggire loro. Ci sono arricchiti che hanno tutto e non sono contenti di nulla. Robecchi, ci trascina nella storia, perché compie anche un’acuta riflessione sui media e sulla loro necessità esasperata ed esasperante di spettacolarizzare una vicenda privata, cercando persino di arrivare ad individuare il presunto assassino prima delle forze dell’ordine. Il tutto per fare ascolti e conquistare il pubblico. Infine, ed è questo il filo sottile che percorre tutto il romanzo di Robecchi, c’è il tema della vendetta personale che porterà uno dei personaggi presenti nell’intreccio narrativo a farsi giustizia da sé, in quanto esasperato, fino alla stremo, delle sconfitte della vita. Sarà proprio questo gesto – sbagliato vero, “ma fino a che punto?” il lettore arriverà a chiedersi- a spingere Tarcisio Ghezzi di Torto marcio di Alessandro Robecchi ad affermare che, nessuno ha ragione, perché quando anche l’ultima speranza di riscatto viene negata allora, forse è vero, tutti hanno torto marcio.

Alessandro Robecchi è stato editorialista de Il manifesto e una delle firme di Cuore. È tra gli autori degli spettacoli di Maurizio Crozza. È stato critico musicale per L’Unità e per Il Mucchio Selvaggio. In radio è stato direttore dei programmi di Radio Popolare, firmando per cinque anni la striscia satirica Piovono pietre (Premio Viareggio per la satira politica 2001). Ha fondato e diretto il mensile gratuito Urban. Attualmente scrive su Il Fatto Quotidiano, Pagina99 e Micromega. Ha scritto due libri: Manu Chao, musica y libertad (Sperling & Kupfer, 2001) tradotto in cinque lingue, e Piovono pietre. Cronache marziane da un paese assurdo (Laterza, 2011). Con Sellerio ha pubblicato Questa non è una canzone d’amore (2014), Dove sei stanotte (2015), Di rabbia e di vento (2016) e Torto marcio (2017).

Source: inviato dall’editore al recensore.

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:: Gente di mare, A.J. Griffith-Jones (Creativia, 2017)

19 febbraio 2017

unnamedA.J. Griffith-Jones è la vincitrice, con una biografia molto ben documentata del Dr. Cream, del Jack The Ripper Book 2016, premio assegnato dai ripperologi alla annuale convention tenutasi a Londra. Un nome noto quindi nella stretta cerchia di appassionati e cultori delle vicende legate al più famoso e misterioso assassino seriale della Londra vittoriana.
L’autrice inglese tuttavia non scrive solo saggi storici, ma nasconde anche un lato più soft, se vogliamo, che l’ha spinta a scrivere una serie di cozy mystery novel, il classico poliziesco all’inglese, un po’ ispettore Barnaby, un po’ Sherlock Holmes, un po’ Agatha Christie.
In lingua inglese sono già usciti i primi tre romanzi della serie che comprenderà in tutto cinque volumi. Per ora sono disponibili The Villagers, The Seasiders, The Congregation. In italiano è disponibile invece solo il secondo episodio The Seasiders, con il titolo Gente di mare, distribuito da Babelcube, Inc e tradotto da Laura Contrada, gli altri saranno tradotti nei prossimi mesi.
I cozy mystery novel sono romanzi gialli in cui l’umorismo spesso ha un ruolo catartico, spezza insomma la tensione e stempera le sfumature eccessivamente drammatiche o violente che una storia può assumere. Sì ci sono delitti, intrighi, segreti, colpi di scena, twist imprevisti, ma tutto è giocato sempre con leggerezza, anche se spesso non sono dimenticati i risvolti psicologici o gustosi inside joke.
Gente di mare narra una storia ambientata in un’ amena città di mare dell’ Inghilterra del 1960. I due protagonisti Grace e Dick Thomas sono i proprietari della Pensione Sandybank, una pittoresca struttura alberghiera molto amata dai turisti, attratti sia dal panorama che dalla quiete della costa e dal buon cibo. Ma le città di mare, nonostante l’euforia del clima vacanziero, nascondono segreti, e l’ atmosfera di apparente normalità che ci accoglie all’inizio verrà ben presto turbata in un crescendo di misteri e delitti.
Lo stile è leggero, letterario, affatto banale, anche se la semplicità ne determina un tratto distintivo. La scorrevole traduzione aiuta a entrare in una storia di personaggi che nascondono la loro vera identità. Insomma nulla è come sembra in questo bel giallo ricco di colpi di scena e sorprese.
Scritto bene, ben tradotto, insomma da leggere, se amate il genere.

Source: epub inviato dall’autrice.

:: Naoi, Bilkis Saba (Koi Press, 2017) a cura di Micol Borzatta

17 febbraio 2017
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Al suo risveglio Stuart capisce di essere nei guai. Legato su un tavolo di metallo, in una stanza illuminata da un neon intermittente. In tasca un timer metallico con il simbolo del logo dell’Endream con un conto alla rovescia: 3 ore 28 minuti 23 secondi. Nella stanza un secondo tavolo con una persona di cui vedeva solo braccia e gambe che si muovevano convulsamente.
Siamo in un futuro non ben precisato. A Brixtol ci sono un sacco di scontri e la criminalità è altissima a causa della sovrappopolazione.
La Endream, una multinazionale farmaceutica, viene incaricata di creare una pillola che provoca una morte indolore. La loro pillola fa di più: mentre ti porta alla morte ti fa vivere un’esperienza onirica appagante.
Il governo crea allora il Programma, tutti coloro che non sono sposati e non riescono a costruirsi una famiglia entro un certo numero di tentativi vengono definiti esuberi e quindi destinati all’uso della pillola.
Per Stuart è il suo ultimo tentativo, londinese cinquant’enne fa lo psichiatra, ma quando arriva al Ministero per incontrare la partner designata, scopre che il computer del Programma ha scelto una giovanissima ragazza orientale.
Cosa succederà tra i due per cui Stuart si sveglierà su quel tavolo?
Niente spoiler, sta a voi scoprirlo.
Grande partenza in cui il lettore si trova subito al centro dell’azione, per poi ripercorrere passo passo gli avvenimenti che hanno condotto ai fatti iniziali.
È così che facciamo un salto indietro nel tempo, ma ritrovandoci sempre in questo futuro distopico.
L’andamento narrativo rimane sempre molto veloce e adrenalinico, portando il lettore a divorare il romanzo, aiutato anche dalla sua brevità.
Le descrizioni sono davvero ben fatte e trasmettono perfettamente la visione del mondo che ha l’autrice.
Un romanzo che fa riflettere sul futuro che possiamo aspettarci continuando su questa via, che vuole essere un po’ thriller, ma dare speranza con la storia d’amore coprotagonista.

Bilkis Saba è di origini bengalesi, ma è cresciuta in Italia sin da bambina.
Attualmente lavora tra Milano e Londra.

Source: pdf inviato al recensore dall’editore. Ringraziamo l’ ufficio stampa Koi Press.

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:: Sedute spiritiche e un’altra prosa inedita, Thomas Mann, (Via del Vento Edizioni, 2016) a cura di Daniela Distefano

17 febbraio 2017
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Thomas Mann è stato un romanziere che non necessita di presentazioni, le sue opere, i suoi gioielli letterari parlano da soli, una leggenda della narrativa di tutti i tempi.
Eppure c’è ancora qualcosa che lo rende inafferrabile, lo dimostrano questi scritti inediti che la casa editrice “Via del Vento Edizioni” ha avuto l’onore di divulgare nel nostro Paese.
Nel primo racconto – “Sedute spiritiche” – si respira l’odore del mistero.
L’atmosfera è cupa, predomina l’ambiguità nel corso di una serata bizzarra.
In una casa frequentata da pittori, musicisti, professori universitari, scrittori, tutti sono accomunati dalla curiosità di assistere ai fenomeni mediatici.
E’ un’epoca crepuscolare quella vissuta da Mann che la traspone nel cerchio del tempo della storia raccontata.
Esoterismo e occultismo, già presenti nella Germania prebellica, si diffusero quasi capillarmente dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale.
Il senso di frustrazione e disorientamento che ne derivò, oltre alla pessima situazione economica del popolo, conferì uno straordinario ascendente a questo genere di cose. Molti erano ciarlatani. Non pare però che sia questa la linea tracciata dall’autore anche se registra una fede cieca della gente a queste abilità. Sarà pure cieca questa fede, ma non sembra tutta finzione.

Nei fatti ogni pensiero di frode nel senso consueto e furbastro della parola si prospettava assurdo. Dietro l’atto di afferrare, scuotere e gettar via la campana non c’era verosimilmente nessuno. (..) Chi o che cosa sollevò il fazzoletto, deformandolo dall’interno?

La fantomatica ossessione per la seduta spiritica abbraccia il bisogno di evasione perché allora si era dentro la gabbia di eventi luttuosi.
La guerra, l’inflazione, la crisi economica, politica, sociale: meglio fuggire nel mondo dell’imperscrutabile, meglio sgattaiolare da questo cubico terrore, da quest’angoscia espressionista, da questa pazienza maltrattata.

Voglio ancora ricordare il fugace, labile, indistinto insorgere della materializzazione al termine della seduta di ieri, che per un attimo davanti alla tenda si accese come un fulmine, e voglio concludere chiarendo che quanto alla realtà, all’occulta autenticità dei fenomeni per me non c’è ombra di dubbio. Io sono convinto che una scienza futura sarà grata a quelli che oggi hanno avuto la mancanza di pregiudizio e il coraggio di affidarsi alla loro sensibilità.

Con queste audaci parole è posta una croce sul nostro istinto, perché l’occultismo non è stato creato dall’uomo, anche se solo l’uomo può sbracciarsi per riscoprirlo senza effetti collaterali e dannosi.
“La mia casa estiva” è l’altro racconto inedito che fa da contraltare al primo, quasi due opposti di ombra e luce.
Cavo connettente è il viaggio, non turbinoso, non incalzante;
piuttosto domina la placida serenità della contemplazione, un’inclinazione che si conquista col tempo, con l’avanzare dell’età e della saggezza.

Il senso della vista, la beatitudine per ciò che si osserva, l’attitudine a farlo, l’apprezzamento del mondo esterno cui si guarda con un certo ingenuo favore e con franchezza, sono qualcosa di tardivo. L’adolescente è un essere chiuso in sé, scostante, piuttosto ascetico, forse non sempre così, ma l’esperienza insegna che ciò accade. La sensibilità per l’osservazione sopravviene solo più tardi.

L’autore, il protagonista, nutre una forte simpatia per questo paesaggio:
la penisola di Neringa, la sottile lingua di terra fra il territorio di Memel e Konigsberg, tra la laguna curlandese e il Mar Baltico.
E noi godiamo delle sue emozioni trasfuse in uno stile letterario vertiginoso e di pura grazia descrittiva.

Thomas Mann ( 1875-1955) è stato uno dei maggiori letterati del Novecento, autore di grandi capolavori della letteratura tedesca come I Buddenbrook, La morte a Venezia, La montagna incantata.

Source: Libro inviato dall’editore. Ringraziamo Fabrizio Zollo della casa editrice “Via del Vento edizioni”.

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:: Liberi junior – L’uomo montagna, Séverine Gauthier, Amélie Fléchais, (Tunué, collana tipitondi, 2017), a cura di Maria Anna Cingolo

17 febbraio 2017
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Dal 9 Febbraio la Tunuè condivide con il suo pubblico un piccolo tesoro intitolato L’Uomo Montagna.
Nelle pagine iniziali di questo volume il primo sguardo che incrocerete sarà quello, dolcissimo, di un nonno. Dopo tanti viaggi insieme a suo nipote, il vecchio è pronto a compierne un ultimo, ma questa volta deve portarlo a termine da solo. Il bambino non vuole rassegnarsi all’idea di non poter più camminare con lui, ma il nonno è troppo stanco e le montagne che gli sono cresciute sulla schiena sono infinitamente pesanti: nessuno può spostarle, tranne il vento che “vive sulla montagna più alta di tutte”. È così che inizia per il bambino un viaggio di formazione, pericoloso e difficile ma alla fine del quale il piccolo si ritroverà cambiato, perché tutti i viaggi lasciano un segno in chi li compie, soprattutto quelli realizzati per amore di qualcuno.
1In tanti credono che scrivere libri per bambini sia facile. Nella loro mente sono sufficienti solo un’ideuzza, due o tre personaggi, quel poco di azione che basta, et voilà, la storia è fatta! Ovviamente, senza scordarsi delle immagini perché nei libri per bambini, non scherziamo, non possono mancare. La verità, però, è un’altra: scrivere per i più piccoli è un’impresa straordinariamente complessa e non tutti ne sono capaci. Séverine Gauthier, autrice di questo libro, sa farlo. In cinquantasei pagine riesce a parlare direttamente al cuore di chi legge e affronta nel modo più semplice del mondo questioni che neanche il più maturo degli adulti sa gestire serenamente, in primis la morte. In che modo ciascuno di noi si misura con la morte? Come la giustifichiamo a noi stessi? Come la spiegheremmo ad un bambino? Gauthier racconta ai più piccoli cosa voglia dire separarsi per sempre da una persona cara e il risultato è delicato come una carezza, rassicurante come un bacio sulla fronte. Chi ci lascia continua a vivere dentro di noi, costituisce le nostre radici e l’essenza di quello che siamo. Questa eredità di cui siamo custodi viventi e la sua importanza non rappresentano l’unico messaggio di questo volume. Infatti, Gauthiér racconta la necessità di saper chiedere aiuto e di avere l’umiltà di accettarlo quando ci viene offerto, perché più importante della meta del nostro viaggio è la possibilità di condividerlo con gli altri. Non serve a niente dimostrare di sapere fare tutto da soli se significa chiudersi in sé stessi e rinunciare a conoscere l’altro. L’Uomo Montagna insegna ai bambini che la diversità è preziosa e che ciascuno può mettere a disposizione di chi incontra il proprio talento e le proprie radici divenendo così strumento di aiuto e di conforto nelle difficoltà della vita, garantendo “sogni di cotone, di nuvole e di vento caldo”. In verità, accoglienza e solidarietà nascono spontaneamente nei più piccoli e sono gli adulti che purtroppo faticano a metterle in pratica…

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L’Uomo Montagna non sarebbe così tanto prezioso senza le illustrazioni di Amélie Fléchais, autrice francese di straordinario talento. I suoi disegni hanno linee morbide, i colori sono tenui e accoglienti durante le fasi più piacevoli del viaggio ma diventano più scuri e forti quando sopraggiungono momenti carichi di avversità, tenendo per mano il lettore in ogni istante e in ogni emozione. Fléchais è minuziosa nei particolari e se i suoi personaggi risultano amichevoli agli occhi dei più piccoli, sono altresì adorati dallo sguardo adulto. L’immaginario creato da questa autrice permette alla realtà del mondo di diventare incantata e leggera come in un sogno, traducendo perfettamente un testo così poetico.
Leggerete questa storia ai vostri figli o ai nipoti prima che vadano a dormire, la leggerete ai fratellini e alle sorelle più piccole oppure nelle biblioteche o nelle vostre classi. Però, L’Uomo Montagna parlerà sempre direttamente anche a voi e, attraverso i suoi personaggi e le illustrazioni color pastello, vi accorgerete di poter ritrovare l’abbraccio di chi non c’è più in quello di coloro che avete deciso di accogliere nel vostro meraviglioso viaggio. Traduzione di Stefano Andrea Cresti

Amélie Fléchais è una talentuosa artista francese, autrice anche del picture book Lupetto rosso e del graphic novel Il sentiero smarrito. Inoltre, ha lavorato a progetti di animazione come Brendan e il segreto di Kells, Kung Fu Panda e La canzone del mare.

Séverine Gauthier è scrittrice da sempre appassionata di letteratura per l’infanzia. Due dei suoi albi sono stati pubblicati nel 2008 da Delcourt, e hanno vinto numerosi premi. Insieme a Thomas Labourot ha creato le serie Washita (Dargaud) e Garance (Delcourt). Nel 2015 ha pubblicato il primo volume di Haida, L’immortale balena.

Source: libro inviato dalla casa editrice al recensore. Ringraziamo Simone, addetto stampa Tunué.

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:: Il mistero di Paradise Road, Pietro De Angelis (Elliot edizioni, 2016) a cura di Elena Romanello

16 febbraio 2017
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Nella notte del 15 gennaio del 1875, a Paradise Road, via di linde casette a schiera di persone della media borghesia, morirono nello stesso momento dodici persone, di varia età e non in condizioni di malattia, apparentemente senza motivo. Il fatto rimase un mistero sia per Scotland Yard che per la scienza.
Solo anni dopo emerge una possibile verità dal racconto di un uomo ricoverato in un manicomio: Lionel Morpher era un impiegato esemplare dell’Ufficio Brevetti che si era posto alcuni obiettivi fondamentali nella vita, come farsi una famiglia con Alphonsine. Ma qualcosa era andato storto, e Alphonsine si era appassionata alla poesia e poi ad un giovane poeta, con cui progettava di fuggire. A nulla erano valse minacce e lusinghe di Lionel, che aveva deciso di cercare di salvarla e ricondurla alla ragione con l’aiuto di una macchina misteriosa che si era procurato per vie traverse, che invece aveva causato la tragedia nella via.
Ancora una volta le atmosfere della letteratura vittoriana risultano vincenti anche oggi, con echi di Wilkie Collins e R.L. Stevenson, in un libro scritto oggi che immerge in quel mondo senza dimenticare tutte le suggestioni possibili, comprese quelle sociali, positiviste e steampunk.
Il mistero di Paradise Road ha diversi livelli di lettura: è un giallo paranormale di ambientazione ottocentesca, ma anche un esempio di narrativa d’anticipazione nel passato oltre che un quadro della società del tempo, raccontata anche in quegli aspetti privati di cui gli autori vittoriani non potevano tanto parlare, con riferimenti al ruolo subalterno della donna, visto che al centro di tutto c’è la ribellione di Alphonsine che viene trattata dal marito Lionel come una pazza da rinchiudere o da curare, ma anche a come veniva trattata la malattia mentale e a come erano risolti i problemi di disagio personale.
Un libro forse insolito nelle proposte editoriali di oggi, ma intrigante e senz’altro gradito per molti, visto che la fascinazione per l’epoca vittoriana è costante, raccontato da una voce italiana che si trova molto a suo agio in questa Londra nebbiosa e attratta dal progresso scientifico come soluzione a tutti i mali, sociali e dell’animo, a costo di crearne altri.

Pietro De Angelis è nato nel 1973 ad Ascoli Piceno. Dopo gli studi in filosofia, ha frequentato la Scuola Holden a Torino e il Corso per sceneggiatori Script/Rai a Roma. Nel 2006 ha pubblicato il manuale di scrittura creativa Il mondo narrativo. Come costruire e come presentare gli ambienti e i personaggi di una storia (Lindau). Sotto pseudonimo, ha esordito con il romanzo Primi riti del dolce sonno (Zandegù, 2006) e ha curato la raccolta collettiva di racconti The Sleepers. Racconti tra sogno e veglia (Azimut, 2008). Questo è il suo secondo romanzo.

Source: inviato dalla casa editrice al recenore, si ringrazia l’ufficio stampa.

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:: Nel dolore, Alessandro Zannoni (A & B, 2017)

16 febbraio 2017
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Mia madre si alza dal dondolo, scende i tre gradini pel patio e si ferma dopo pochi passi; indica il cielo e dice di guardare la meraviglia.
“Ma non dirmi che leggi ancora le nuvole” dico sorridendo.
“Non ho mai smesso, hijo”.
Poggio a terra la bottiglia vuota, mi alzo e mi fermo contro la balaustra, turo fuori il cellulare e digito il numero di Stella.
“E cosa dicono per me?, chiedo senza entusiasmo.
Licita Salomon Torres è un totem messicano piantato nel terreno, capelli crespi neri di tinta freschi raccolti sulla nuca, spalle ancora dritte nonostante la vita trascorsa, immobile, sguardo fiero. Sacre. L’incendio nel cielo gli arrossa la faccia stanca.
Porto il telefono all’orecchio e alzo gli occhi.
Nuvole veloci ci vengono incontro sfilacciate, sembrano lunghi fogli di giornale arrotolati r in fiamme. Dopo qualche secondo che le osservo, ho gli occhi che bruciano.
Stella non risponde alla chiamata.
Mia madre si gira verso di me. Sta piangendo.
“Parlano di dolore, figlio mio”.

Nell’estate del 2011, ormai quasi sei anni fa, uscì un romanzo piuttosto insolito nel panorama italiano, insolito per linguaggio, temi, ambientazione, dal titolo Le cose di cui sono capace, (nella coraggiosa collana Corsari/PerdisaPop). Alessandro Zannoni, l’autore, non è che abbia smesso di scrivere da allora, ma sta di fatto che solo oggi, anno di grazia 2017, ha trovato un nuovo editore e noi possiamo leggerne il seguito.
E’ infatti uscito a gennaio, per la A & B, Nel dolore, stessi personaggi, stessa ambientazione americana, stesso stile pulp con sprazzi di violenza improvvisi, solo velatamente più malinconico, e crepuscolare, stesso linguaggio sboccato, in cui il turpiloquio quasi è un costante leit motiv che ci accompagna nelle vite e nei mondi dei personaggi tra malavita e tutori dell’ ordine molto sui generis.
Personale omaggio, molto postmodernista, al noir americano di gente come Crumley, o Thompson, (se leggete bene numerose sono le citazioni, e i rimandi Per il mio ennesimo colpo di spugna), tanto per intenderci. Seppure breve, il testo è ricco infatti di questi giochi interni che fanno la felicità degli appassionati del genere.
Nel dolore, dunque, è una nuova storia con al centro l’immaginaria città texana di BakereedgePass, e lo sceriffo Nick Corey, padre italiano, madre messicana, strano mescolanza tra sbruffoneria e disperazione. La morte di Rudy, amico per la pelle del protagonista è al centro dell’ indagine “poliziesca” della storia, che si dipana tra tempeste di sabbia, trattori volanti, e trivelle arrugginite e abbandonate.
Il romanzo è diviso in brevi capitoli, quasi racconti a sé, legati comunque dal tema conduttore, la vendetta, che Nick Corey vuole consumare, a costo di serie perdite personali. E cosa rischia di più, oltre alla vita, Nick Corey? L’amore di Stella, la sua donna, con la quale sogna di costruire finalmente un futuro sereno e solido, lontano dalla violenza che lo circonda.
Un cane, Abramo, farà capolino nella storia, omaggio (forse) a un altro celebre cane del noir (qualcuno si ricorda Fireball, il cane ubriacone de L’ultimo vero bacio) aggiungendosi ai tanti personaggi che costellano la vicenda, tra cui la madre di Nick, che legge le nuvole, e dà vita a uno dei bellissimi personaggi femminili che Zannoni sa creare, assieme a Stella, se vogliamo la dark lady del romanzo.
Dedicato a Luigi Bernardi. Strepitosa copertina. Per cultori del noir.

Nato a Sarzana, dove vive, Alessandro Zannoni ha pubblicato (dopo tre libri autoprodotti) due romanzi e una novella, nelle collane di PerdisaPop dirette da Luigi Bernardi. “Biondo 901”, uscito nella collana BabeleSuite, è diventato un monologo teatrale portato in scena dall’attore Alessandro Bertolucci. Ha scritto i testi del fumetto “Il cugino”, disegnato da Lorenzo Palloni. Dal 2002 organizza il festival letterario “Leggere fa male” a Sarzana, in Liguria. È stato anche conduttore radiofonico. A gennaio 2017 uscirà il suo romanzo “Nel dolore”. È ormai pronto anche il nuovo libro “Fottiti, Zanna”. Sito ufficiale: http://alessandrozannoni.strikingly.com

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’autore e l’ Ufficio Stampa A& B.

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Nota: Potete leggere la nuova intervista all’autore a questo link