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:: Missione Grande Bellezza, Alessandro Marzo Magno, (Garzanti, 2017) a cura di Greta Cherubini

10 marzo 2017
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«Fare la guerra in Italia è come combattere in un maledetto museo», osserva il generale Mark W. Clark, comandante delle forze alleate nella penisola.

Se  la straordinaria ricchezza del patrimonio artistico italiano poteva risultare d’intralcio alle operazioni belliche alleate,  non fu sicuramente tale per quanti di quel «maledetto museo» fecero man bassa.
Quella raccontata da Alessandro Marzo Magno nel nuovo libro «Missione Grande Bellezza» è la storia di un saccheggio lungo un secolo, compiuto dai francesi prima e dai tedeschi poi. Un vero e proprio stillicidio di quadri,  sculture, preziosi, manoscritti, damaschi e  broccati, che hanno lasciato l’Italia a bordo di carovane, navi e treni, spesso per non farvi più ritorno.
Ma è anche e soprattutto il racconto delle eroiche gesta compiute dai Monuments Man e le Monuments Women che hanno dedicato la propria esistenza al recupero del maltolto: dall’ “emballeur” Antonio Canova, allo «007 dell’arte» Rodolfo Siviero, passando per l’affascinante Palma Bucarelli e il controverso Ante Topić Mimara, non ché dei tanti sconosciuti che hanno offerto coraggiose prove d’«onore verso la patria» collaborando alle restituzioni, come il marmista romano Antonio Bonomi, che dopo oltre vent’anni di onorata carriera presenta le proprie dimissioni al Louvre per aiutare gli inviati pontifici ad individuare le opere da riportare in patria.
L’arte diventa oggetto (o meglio, vittima) di trattati politici, giochi diplomatici e contenziosi spesso lunghi e impegnativi, in cui vincitori e vanti fanno sfoggio delle più sottili arti della persuasione per trattenere o riconquistare il maltolto.
Con una narrazione avvincente, ricca di aneddoti e testimonianze tratte dagli epistolari e dalle memorie dell’epoca, l’autore porta alla scoperta un retroscena spesso dimenticato dei grandi eventi bellici che hanno travolto il Belpaese. Perché se innumerevoli sono state le perdite umane causate dai conflitti, altrettanto può dirsi per le opere d’arte coinvolte nel grande scacchiere degli equilibri politici europei:  monili d’oro e argento fusi per ricavarne lingotti, paramenti sacri dati alle fiamme per recuperarne i fili di metallo prezioso, mobilio fatto a pezzi e usato per scaldarsi, reperti rivenduti ai collezionisti o messi all’asta, interi edifici distrutti. Senza contare i danneggiamenti subiti dalle opere d’arte nel corso del trasporto verso la Francia o la Germania ( o, con ogni probabilità la Russia): tele tripartite, vetri frantumati, statue sfregiate.

«Non sapremo mai quale impressione dovesse dare entrare in una chiesa rutilante di tessuti e pietre preziose, o nella sede di una confraternita con gli oggetti accumulati dai soci nel corso dei secoli: un patrimonio che l’ondata napoleonica ha spazzato via per sempre».

Un sterminata quantità di opere d’arte apertamente rubate per arricchire le collezioni personali dei potenti di turno o per aumentare il prestigio dei musei della nazione dominante.
 «Missione grande bellezza» è la descrizione di un lento e lugubre corteo funebre che lascia dietro di sé «mestizia, silenzio, solitudine e desolazione»; un’enciclopedia dei tesori trafugati dedicata ad esperti e amanti di storia dell’arte che intendano conoscere l’entità e la qualità del patrimonio perduto, ed insieme un’appassionata perorazione all’individuazione e al recupero di quanto ancora oggi resta da riconquistare.
«La guerra continua».

Alessandro Marzo Magno, veneziano, laureato in storia, vive e lavora tra Milano e Trieste. È stato per quasi dieci anni caposervizio esteri del settimanale «Diario». Ha scritto, tra l’altro, Il leone di Lissa. Viaggio in Dalmazia (2003), La carrozza di Venezia. Storia della gondola (2008), Piave. Cronache di un fiume sacro (2010), Atene 1687. Venezia, i turchi e la distruzione del Partenone (2011). Con Garzanti ha pubblicato L’alba dei libri (sette edizioni, tradotto in inglese, giapponese, coreano e spagnolo), L’invenzione dei soldi (sei edizioni, tradotto in coreano e in turco), Il genio del gusto (seconda edizione 2015, tradotto in coreano) e Con stile (2016).

Source: pdf inviato al recensore, ringraziamo Francesca Ufficio stampa esterno Garzanti.

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:: Intervista: Liberi di scrivere su RadioLibri

9 marzo 2017

logoCon grande piacere, non ostante la mia proverbiale timidezza, ho avuto il piacere di essere intervistata su RadioLibri dal mitico Benny Bottone, una delle voci del mattino di Radio Capital, che ringrazio assieme a Arianna Galati. Benny non ostante abbia fatto di tutto per mettermi a  mio agio, era disinvolto, io molto, molto meno. Comunque è stata una bella esperienza di cui sono felice. E’ bello vedere i piccoli grandi sucecssi del blog.

:: Leggera come l’abisso, Roberto Pecoraro, (Leucoteca edizioni, 2017) a cura di Micol Borzatta

9 marzo 2017
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Linda, mentre sta lavorando come tutti i giorni, sviene.
Non appena perde i sensi si risveglia in una grotta dove tempo e bisogni primari sono annullati, Qui incomincia a vivere vite diverse.
Ogni volta è una persona diversa, in una realtà diversa, con una vita diversa, che lei però non conosce assolutamente, fino a quando si ritrova nei panni di uno sconosciuto che sta vivendo un episodio ambientato nella sua stanza, episodio che lei non conosce, la paura è tale che scappa dalla grotta.
In questo modo Linda riprende coscienza, svegliandosi al pronto soccorso.
Secondo i medici è stata svenuta solo qualche minuto.
Linda riprende la sua vita di tutti i giorni, ma si accorge che tutti i personaggi del suo viaggio onirico stanno comparendo, uno alla volta, nella realtà.
Romanzo intenso e profondo, descrive quello che in realtà è un viaggio interiore di crescita e di ricerca della verità.
Con ambientazioni a volte surreali e a volte reali, l’autore vuole trasmettere al lettore come la società odierna ci sta rovinando. Infatti Linda, all’inizio del romanzo, rappresenta il prototipo moderno dell’individuo, sempre di corsa e oberato di lavoro, attaccato allo smartphone, per poi, attraverso il viaggio interiore e astrale, iniziare a capire come godersi la vita e il mondo.
Affascinante e ipnotico, il romanzo sa dare ottimi spunti per riflettere.

Roberto Pecoraro nasce nel 1974 ad Agrigento. Attualmente vive a Milano, dopo aver vissuto fino al 2009 in Sicilia. Laureato in Ingegneria, è attivo nel sociale e nella promozione della lettura nelle periferie.
Leggera come l’abisso è il suo romanzo d’esordio.

Source: pdf inviato al recensore dall’autore.

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:: La fragilità delle certezze, di Raffaella Silvestri (Garzanti, 2017) a cura di Federica Belleri

9 marzo 2017
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Milano. Anna incontra Teo per un colloquio di lavoro. Anna, che ha voluto lasciare l’università e la sua laurea in lettere, con i genitori a tormentarla per quel maledetto pezzo di carta. Teo, laureato alla Bocconi, assunto a tempo indeterminato nella più importante società di consulenza manageriale del mondo. Due personalità,  due modi diversi di approcciarsi al lavoro. Chi ha dovuto sudarselo e chi ha scalato fino alla vetta in poco tempo, rinchiuso in una bolla dorata. Chi ha anni di esperienza ma ha bisogno di una guida, e chi sta cercando un’alternativa a quello che ha sempre fatto. Si conoscono in un particolare momento di crisi per la società di lei e Anna pensa di aver trovato in Teo la persona giusta per aiutarla. Ma Anna non ha fatto i conti con se stessa, e nemmeno Teo.
Dalla fine degli anni ’90 ai giorni nostri si sviluppa la trama di questo romanzo, dove economia e finanza assumono un ruolo a margine, anche se importante. Il dramma che si attorciglia ai protagonisti è la fragilità, l’instabilità dell’anima e delle cose. È l’illusione di bastare a se stessi, accompagnandosi poi alle persone sbagliate. È la precarietà di un diploma o di una laurea, che costringe a fuggire all’estero per essere considerati professionali. È una scelta economica sbagliata, che può scagliarci verso l’alto e schiantarci a terra in un attimo. È l’incapacità di amare, di un amore puro. È la costrizione di indossare una maschera e di dormire un sonno forzato, perché questo vuole la società.  È il dolore provocato dalla sconfitta e la paura folle di dover affrontare la realtà. È il non amarsi abbastanza, tanto da lasciarsi andare alla deriva. Cambiare per sentirsi vivi o galleggiare per morire dentro?
Una vita spesa cercando di rimanere estranei a tutto, per poi obbligarsi a diventare forti per difendersi. Una vita vissuta da fuori, perché viverla dall’interno fa male. Una continua scelta fra la strada dritta o quella tortuosa, fra il pericolo o l’equilibrio.
La fragilità delle certezze,  di Raffaella Silvestri. Drammi passati e presenti di personaggi che entrano dentro e feriscono per profondità e schiettezza. Un viaggio a velocità sostenuta, fatto da brusche frenate e accelerate improvvise, dove fidarsi e affidarsi è davvero complicato.
Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Giulia dell’Ufficio stampa Garzanti.

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:: La spia del mare, Virginia de Winter (Mondadori, 2016) a cura di Elena Romanello

7 marzo 2017
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Nella Venezia del 1741, pronta a festeggiare il Carnevale, momento unico dell’anno che dura mesi come organizzazione e realizzazione, arriva Cordelia Bakcson, giovane spia inglese che vuole smascherare un gruppo di assassini che si nasconde dietro ad un gruppo mascherato da Commedia dell’Arte e che vogliono attentare alla Serenissima.
Dietro c’è molto di più, tra filtri alchemici per l’immortalità e legami di sangue insospettabili, e Cordelia si troverà a rischiare molto di più della sua vita, trovando anche alleati, come il realmente esistito Giacomo Casanova.
Prima delle sfumature e dei vampiri che luccicano, la letteratura rivolta alle donne è stata per decenni ammorbati da ameni affreschi pseudostorici con eroine che saltellavano da un letto maschile all’altro, con tanto di puntata in harem e luoghi esotici e salvataggio dell’amore macho di turno. Ecco, dimentichiamoci (per fortuna!) questi libercoli, il romanzo di Virginia de Winter, che aveva mostrato già il suo amore per il fantastico e la narrazione con la saga vampirica e fantasy di Black Friars, è ben altra cosa che un trastullo di tal forma, una storia originale che mescola il romanzo storico e d’avventura, con omaggi a Dumas, al romanzo fantastico.
Il risultato è una cavalcata di pagine che si leggono avidamente, tra colpi di scena, duelli, fughe, morti apparenti, complotti, poteri sovraumani, con al centro di tutto un’eroina non certo melensa e sprovveduta, coinvolta in eventi e fatti più grandi di lei anche in prima persona, tra realtà storica e fantasia romanzesca.
La spia del mare indica una nuova strada possibile al romanzo fantasy, quella del rivisitare fatti storici e luoghi indimenticabili in una nuova prospettiva: del resto, la strada degli alchimisti di Praga esisteva veramente e da sempre si sono cercati rimedi per l’immortalità e per indurre un sonno simile alla morte da cui risvegliarsi dopo anni, gli antenati delle moderne sperimentazioni e ricerche scientifiche di oggi.
La grande protagonista del libro è e resta Venezia, città iconica ancora oggi, qui restituita in uno dei suoi momenti di massimo splendore, con la sua atmosfera festosa, il suo essere capitale del mondo, luogo di divertimento ma anche di misteri, aiutata da una cornice unica sospesa sulle acque.
La spia del mare è un romanzo interessante per i cultori del fantasy in cerca di qualcosa di un po’ diverso dalle ottime ma ormai un po’ troppo presenti saghe stile Tolkien o George R.R. Martin, ma anche una storia interessante per chi ama la Storia e le atmosfere del passato, vicende lontane ma che ridiventano vive grazie all’abilità di chi scrive.

Virginia de Winter è nata nelle assolate regioni meridionali e appena può corre verso i mari e le spiagge del Sud. Vive e lavora a Roma, tra librerie cariche e dispense desolatamente vuote, una famiglia molto amata e piantine che non vogliono saperne di sopravvivere alle sue cure. Adora i libri, le serie tv, anime, manga e chiacchierare di queste cose sui social network. È appassionata di architettura, opera lirica, musica e vintage, ma ama leggere sopra ogni altra cosa. Ha cominciato a pubblicare nel 2004 sul sito di fanfiction EFP. È autrice della serie Black Friars (L’Ordine della Spada, L’Ordine della Chiave, L’Ordine della Penna, L’Ordine della Croce) edita da Fazi dal 2010 al 2013 e de Il Cammeo di Ossidiana (Harper Collins, 2016).

Source: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito SBAM.

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:: La memoria dell’acqua, Mathieu Reynès e Valérie Vernay (Tunué, collana tipitondi, ristampa 2017), a cura di Maria Anna Cingolo

7 marzo 2017
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Vincitore del premio Gran Guinigi al Lucca Comics 2013 per Miglior storia lunga, La memoria dell’acqua torna in stampa in una nuova edizione arricchita di extra.
Dopo la separazione dei suoi genitori, l’adolescente Marion si trasferisce nella casa in cui la madre Caroline viveva da bambina, un edificio vecchio ma stabile, situato in prossimità di una scogliera. Mentre Caroline è alla ricerca di un nuovo inizio, Marion passa il suo tempo ad esplorare i luoghi che circondano la sua nuova casa; rimane subito affascinata dal mare che costituisce un forte richiamo, facendola spesso finire nei guai. La ragazzina è dotata di un acuto spirito di osservazione e la sua curiosità la spinge ad indagare sulla scomparsa del nonno e sulle strane rocce scolpite presenti nel paese e nei suoi dintorni. Più di ogni altra cosa, Marion è attratta dall’isolotto del faro, determinante per dare inizio ad un’avventura piena di suspance, da seguire pagina dopo pagina. Infatti, un’oscura leggenda mette in pericolo il villaggio e tiene in pugno il destino di alcuni dei suoi abitanti.

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Valérie Vernay illustra magnificamente questa storia avvincente, prendendo spunto dallo spettacolo naturale offerto dalla Bretagna che “si è letteralmente imposta” nell’immaginario degli autori nel momento di scegliere l’ambientazione delle vicende, probabilmente anche per le numerose leggende ancorate a questa terra. I colori sono fondamentali e guidano la scoperta della bambina e il suo viaggio nella memoria dell’acqua, evidenziando i momenti cruciali, le rivelazioni ed i pericoli semplicemente attraverso una diversa scelta cromatica. Il colore dominante è il blu, quello del cielo ma soprattutto del mare che si contende il ruolo di protagonista insieme alla piccola Marion. Il mare calmo e tranquillo, lo stesso mare che può improvvisamente trasformarsi in tempesta rovinosa e mortifera.

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Il finale della storia, che non può essere svelato in questa sede, non chiude del tutto la storia e nascerà in voi il desiderio di saperne di più, bramando un prossimo volume. A tal proposito gli extra di questa edizione ci lasciano sperare, scrivono infatti gli autori nell’ultimissima pagina: “Per più di due anni abbiamo convissuto quotidianamente con Marion e Caroline. Alla fine dell’avventura ci è dispiaciuto separarci da loro, ma speriamo nel prossimo futuro di poterci ritrovare!”.
Ne La memoria dell’acqua, Marion si tuffa all’indietro in un passato pieno di misteri da svelare, correndo il rischio di affogare nei suoi pericoli. Riemergere la renderà più consapevole del suo presente ma tornare a riva non sarà per niente facile: i colpi di scena sono assicurati. A voi non resta che buttarvi giù dallo scoglio e seguire Marion in un graphic novel che disseta gli impavidi ma sa anche come farli commuovere.

Mathieu Reynès (1977) è un illustratore e sceneggiatore francese. Dopo un’istruzione di tipo scientifico, si è concentrato sull’animazione 3D. Ha lavorato a tempo pieno come disegnatore di fumetti in collaborazione con lo sceneggiatore Frédéric Brrémaud, realizzato script di libri umoristici e creato la serie Alter Ego con Denis Lapière e Pierre-Paul Renders per Dupuis (2007).

Valérie Vernay (Lione, Francia, 1976) inizia la sua formazione come illustratrice presso la scuola d’arte Émile Cohl. Dopo la laurea realizza il suo primo libro per bambini, Il guardiano della notte, con la casa editrice Petit à Petit (2000). Ha partecipato a diverse collettive e ha lavorato come colorista per Sexy Gun, volumi 1 e 2 (Delcourt) prima di realizzare l’adattamento a fumetti de La guerra dei bottoni (Petit à Petit, 2005).

Source: copia inviata al recensore. Si ringrazia Simone dell’ufficio stampa Tunué.

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:: Radici, volume I e II, Giorgio Pandiani (Autoproduzione, 2014 – 2016) a cura di Micol Borzatta

7 marzo 2017

unnamedSilvio fa parte di un gruppo di cattivi ragazzi che vengono ingaggiati di notte per atti di vandalismo.
Un giorno, mentre tornano da un colpo, inizia ad avere strane visioni relative alle radici delle piante.
Da studioso di biologia capisce quasi subito cosa possa significare, ma la conferma la ottiene quando viene rapito dalle piante che lo obbligano a ricordare e a vedere i fatti avvenuti. Scopre così che il gruppo che frequenta viene ingaggiato per smaltire in modo illegale rifiuti tossici riversandoli nei fiumi, e questo ha portato a una rivolta delle piante.
Sulla sparizione di Silvio e sul problema delle radici che distruggono strade, tunnel e città sta indagando un poliziotto, De Luca, che non potendo farlo ufficialmente decide di prendere un periodo di ferie per poter indagare liberamente.
Graphic novel molto ben strutturata. I disegni sono dettagliati e relegano la parte scritta in secondo piano.
La storia è ben strutturata, anche se i finali non lasciano troppa suspance al lettore, che non rimane con il fiato sospeso ad attendere il proseguo.
Un grande difetto è la pubblicazione ogni due anni, che porta quasi a dimenticarsi della storia, pur essendo interessante.
Storia che effettivamente tratta di un problema molto serio che purtroppo coinvolge il nostro pianeta attualmente.
Nel complesso una buona lettura, veloce e interessante.

La versione cartacea è stata stampata su carta riciclata, utilizzando inchiostri a cera e solo energie rinnovabili (certificazioni europee FSC® ed Eco-print©). Le copie del secondo volume, inoltre, sono state rilegate all’interno del Carcere di Genova Pontedecimo, grazie all’iniziativa “Il Cielo in una stampa” di Ecoprintweb.

Grafico e sviluppatore multimediale, Giorgio Pandiani (Lecco, 1984) scrive e disegna fumetti dalla quinta elementare. Dopo aver frequentato il Liceo Artistico di Lecco e la “Scuola del Fumetto” di Milano, per cui ha pubblicato i suoi primi lavori, fa il suo esordio come autore completo nell’aprile del 2011, autoproducendo il graphic novel I Palazzi (116 pagine a colori). L’accoglienza da parte di critica e pubblico è positiva e le copie cartacee vanno esaurite in pochi mesi. Nel novembre del 2014 è la volta del primo volume (di tre) di Radici (84 pagine in bianco e nero). Ancora una volta autoprodotto, il fumetto suscita l’interesse di molti lettori, siti specializzati e riviste del settore. Dopo due anni di lavoro, la storia prosegue nel secondo volume (di tre) di Radici (82 pagine in bianco e nero), disponibile dal 1 Dicembre.

Source: copie digitali inviate al recensore dall’autore.

:: Un’ intervista con Pietro De Angelis, a cura di Elena Romanello

6 marzo 2017

deangelis1Pietro De Angelis ha recentemente pubblicato presso Elliot Il mistero di Paradise Road, recensito su Liberi di scrivere qualche tempo fa. Un libro insolito e originale, ed è per questo che è interessante sentire cosa racconta l’autore stesso sulla sua genesi.

Come è nata l’idea de Il mistero di Paradise Road?

Ogni libro nasce da una scintilla diversa; a volte è un luogo, altre un’idea di trama, altre ancora un personaggio. In questo caso, tutto ha avuto inizio dalla folgorazione di un’immagine, l’immagine di un oggetto, che sarebbe poi diventato l’invenzione al centro della storia. Da lì, il resto è venuto in modo conseguenziale. C’era solo un tempo e un luogo in cui quell’immagine, cioè quell’invenzione, sarebbe risultata credibile per un lettore: la Londra dell’800.

Perché, secondo lei, l’Inghilterra vittoriana continua ad affascinare così tanto?

Personalmente, ma la mia è una risposta parziale, da puro appassionato del periodo, sono convinto che siamo un po’ tutti figli dei Vittoriani. L’epoca vittoriana è stata un periodo di continua, esasperata evoluzione, esattamente come il nostro, in cui si sono vissute e sperimentate fortissime contraddizioni, e si sono formati in nuce alcuni dei caratteri sociali e culturali che poi abbiamo ereditato, e che continuano ancora oggi a segnarci in positivo o negativo. Il moralismo e l’individualismo borghese, la rigida divisione in classi, il culto del successo materiale, la separazione delle pulsioni inconsce dalla vita pubblica, con lo spostamento di tutto ciò che era considerato proibito in una dimensione parallela e sotterranea, l’inibizione e la repressione feroce degli aspetti ritenuti non vantaggiosi per l’affermazione mondana, il ruolo subalterno della donna e insieme la sua lotta per l’emancipazione, sono tutti aspetti ancora vivi nella nostra società attuale. Al tempo stesso, è stata un’epoca di incredibili scoperte e invenzioni tecnologiche, che hanno animato una grande fiducia nel progresso scientifico, e anche un periodo in cui il diverso, il deforme, l’insolito sono stati venerati in circoli ristretti, elitari, quasi come una forma di resistenza, un marchio di distinzione.

Pensa di tornare in questo mondo con altre storie?

Sì, come scrittore mi affascina molto la tensione tra Ordine e Caos, tra Legge e Natura, tra Repressione e Libertà, e come ho detto quest’epoca è il setting perfetto per storie che vogliano trattare temi simili.

Quali sono i suoi maestri e fonti di ispirazione per questo e altri libri?

La stesura de Il mistero di Paradise Road è stata lunghissima, ed estenuante. Quasi dieci anni di lavoro, tra ricerche, traduzioni, scrittura e editing. Ho consultato moltissimi testi, dai grandi classici vittoriani, ai romanzi neovittoriani, a saggi a tema vittoriano. Non potrei indicarne uno, senza far torto a tutti gli altri. Ma ci sono stati due libri in particolare senza i quali non avrei mai potuto scrivere il mio: Rooms near Chancery Lane, un libro particolarissimo, che descrive le vicissitudine del primo Ufficio Brevetti della Corona, ovvero il luogo dove lavora il mio protagonista; e i due pamphlet let Le quattro età della poesia di Peacock e Difesa della poesia di Shelley, che mi hanno fornito lo scenario culturale per incarnare il conflitto tra Prosa e Poesia, il cuore pulsante del romanzo.

Come vive la sua realtà di scrittore oggi in Italia e in una zona terremotata?

Viviamo in un momento molto strano, in cui si pubblicano moltissimi libri, e se ne leggono pochi. Ormai la sfida maggiore, per uno scrittore, non è diventata farsi pubblicare, ma tentare di assicurare visibilità e longevità al proprio lavoro. I nuovi social sono un grande aiuto, in questo, ma trovo che siano anche una grande distrazione, sottraendo spazio a quel silenzio, necessario per chi scrive, dal quale soltanto nascono le parole. Per quanto riguarda la seconda parte della sua domanda, temo non ci sia una vera risposta. Per chi ha vissuto la tragedia del terremoto, niente sarà più uguale a prima. La nostra geografia del cuore è stata di colpo distrutta, cancellata da un giorno all’altro. Viviamo come all’indomani della fine di una guerra, con tutte le sensazioni e le emozioni contrastanti di un momento del genere. A volte prevale il dolore della perdita, altre volte la speranza e il desiderio di riscatto, ma siamo tutti consapevoli, in cuor nostro, che qualcosa di immensamente prezioso è andato perduto, e che non ci sarà mai più restituito, almeno nell’arco della nostra vita; ci vorranno molti, molti anni per tornare alla normalità. Queste macerie, però, sono pezzi della nostra storia, e tutto ciò che si può fare è amarle con ancora più forza e intensità delle case e delle strade che furono. Essere scrittori qui significa sentire tutto questo dolore, tutto questo amore, e lasciarsene colmare; significa sapere che, un domani, quando sarà il momento, se ne scriverà, e si darà forma e senso a ciò che ora appare come impossibile persino da descrivere.

:: Liberi junior – Chiedimi cosa mi piace, Beranard Waber, (Terre di mezzo, 2016) a cura di Viviana Filippini

6 marzo 2017
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Chiedimi cosa mia piace è il nuovo libro per bambini scritto da Bernard Waber, illustrato da Suzy Lee. La storia è semplice, quotidiana, ma è la dimostrazione come nelle piccole cose di ogni giorno sia possibile scoprire la felicità del vivere. In questo libro una bambina e il suo papà camminano a piedi nel bosco e nel mondo dove vivono, immersi in una bella e colorata giornata d’autunno. La camminata sembra una porzione di un dì qualunque ma, in realtà, essa si trasformerà in un’avventura meravigliosa. La piccola protagonista, in un tenero dialogo con il padre fatto di domande e risposte, gli racconta cosa gli piace e cosa gli piacerebbe tanto conoscere, vedere e scoprire, evidenziando una curiosità profonda. Per la bambina ci sono le anatre, i cani, i gatti, le farfalle, le lucciole e per lei non sono semplici animali o insetti, ma creature magnifiche alla quali donare simpatici nomignoli. In realtà la piccoletta ama anche i fiori, gli alberi, le conchiglie e le colorate foglie rosse gialle dell’autunno avvolgente come un abbraccio, che fa da sfondo alla sua passeggiata in compagnia del babbo. La storia narrata da Waber è resa ancora più coinvolgente dalle immagini di Suzy Lee, già autrice del libro L’onda. Con pochi tratti, decisi e dolci, uniti a colori calorosi, la disegnatrice riesce a trasmettere al lettore l’amore, la meraviglia, lo stupore della piccola protagonista per ogni singola cosa che la circonda. Chiedimi cosa mi piace di Bernard Waber è una storia che evidenzia quanto sia importante stupirsi delle piccole cose che ogni giorno la vita riserva come mangiare un gelato, giocare con la sabbia, guardare il volo di una lucciola o correre felici tra gli alberi. Gesti quotidiani vero, ma se tutti noi riuscissimo a vedere il mondo con gli occhi puri e stupiti come quelli della protagonista riusciremmo, come accade al papà della bambina, a ritrovare in noi la capacità di gioire delle piccole cose che la vita ci dona. Dai 4 anni in su.

Bernard Waber è stato un prolifico autore e illustratore americano di libri per bambini, con oltre 30 titoli pubblicati e quasi due milioni di copie vendute.

Suzy Lee è nata e vive a Seul, in Corea del Sud. Tra i numerosi albi pubblicati in tutto il mondo, anche la famosa Trilogia del limite (edita in Italia da Corraini).

Source: acquisto del recensore.

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:: Non sei mica il mondo, Raphaël Geffray (Tunué, collana tipitondi, 2017), a cura di Maria Anna Cingolo

4 marzo 2017
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Edito da Tunué nella collana tipitondi, Non sei mica il mondo è il primo graphic novel di Raphaël Geffray e ha come protagonista Bené, un bambino di otto anni e mezzo, aggressivo, irascibile e con una storia familiare dolorosa. Bené è analfabeta perché il suo atteggiamento violento non è accettato nelle scuole e per questo ogni volta viene cacciato ancor prima di poter imparare a leggere e a scrivere. All’inizio di Non sei mica il mondo, Bené giunge alla porta della direttrice dell’ennesima scuola, la Scuola dei colori, e viene mandato nella classe della maestra Valentine. Il bambino continua a comportarsi molto male, finendo subito nei guai come tutti in fondo si aspettano. Bené, infatti, è consapevole della maschera che si è costruito e che gli altri continuano ad attribuirgli: è la stessa maschera che disegna, quella di un viso arrabbiato e cattivo, quella di un bambino da allontanare. La maestra Valentine, però, non si lascia convincere dalle apparenze, crede nelle sue potenzialità, glielo dice e glielo dimostra, riuscendo ad entrare in contatto con lui. Così Bené, proprio nel periodo di carnevale, quando si può scegliere di essere chi più si vuole, decide per una volta di provare ad essere sé stesso; inizia a relazionarsi con i suoi coetanei integrandosi e facendosi degli amici; grazie alle cure di Valentine impara a leggere le scritte e anche un po’ quel mondo che prima non riusciva a decifrare. Quando, però, alla maestra viene affidata un’altra classe, tutto quanto cambia e Bené rimette la sua maschera, tornando il bambino dagli occhi grandi e spenti, rabbioso e incontrollabile, che era nelle prime pagine.

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Geffray lascia raccontare questa storia soprattutto alle immagini. Non ci sono colori in questo graphic novel, tranne il bianco e il nero, tutto appare senza speranza e cupo, così che il lettore si senta incompreso e in trappola come Bené; i disegni spesso si trasformano in gomitoli di linee, un labirinto dove l’unica via di uscita è chiudersi in sé stessi; le immagini spesso si fanno sfocate come quelle di un incubo che, una volta aperti gli occhi, speri finisca e invece rimane lì, perché la realtà spesso sa essere peggiore.
Non sei mica il mondo racconta la vita di un ragazzino difficile che non desidera altro che essere come gli altri ma è troppo fragile per credere in sé stesso con le proprie forze. Bené ha bisogno che qualcun altro lotti per lui, si impegni e gli dia quella possibilità di ricominciare che la vita sembra avergli strappato dalle mani prematuramente. Per questo Geffray ha creato il personaggio di Valentine, una maestra che non si dà per vinta e urla a Bené “io non ti mollo!”. Non sei mica il mondo vuole ricordarci l’importanza di una didattica veramente inclusiva, di una scuola che si prenda cura di ogni bambino senza mai trascurare quei casi difficili che non si inseriscono nello standard previsto. “Straordinario”, infatti, significa “fuori dall’ordinario” ma può allo stesso modo essere sinonimo di “meraviglioso” così come di “anomalo”: la differenza sta nella decisione dell’insegnante di non mollare.

Raphaël Geffray: francese d’origine, si stabilisce in Belgio per studiare illustrazione e fumetto, e lì comincia a firmare i suoi primi lavori. Con Non sei mica il mondo (C’est pas toi le monde), porta ora in Italia un’opera d’esordio che l’ha già reso celebre.

Source: libro inviato al recensore dalla casa editrice. Ringraziamo Simone dell’ufficio stampa Tunué.

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:: I nerd salveranno il mondo, Fulvio Gatti (Las Vegas Edizioni, 2017) a cura di Elena Romanello

3 marzo 2017
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Fino a non molti anni fa i nerd erano visti dalla maggior parte della gente come decisamente strambi e fuori dal mondo, persi in passioni totalizzanti per i fumetti, la fantascienza, il fantasy, i giochi di ruolo e cose simili.
Oggi le cose sono cambiate, come racconta Fulvio Gatti, nerd anche lui a causa o per colpa della saga di Star Wars, grazie essenzialmente al fatto che fumetti e fantastico sono diventati un business di proporzioni planetarie, a fenomeni di costume come il serial The Big Bang Theory e a Internet. Nell’agile e appassionante libro edito da Las Vegas I nerd salveranno il mondo Fulvio Gatti racconta per sommi ma abbastanza curati capi la storia dell’affermarsi di un immaginario, partendo dalla sua esperienza ma non solo.
Il punto centrale è l’affermarsi del fenomeno Star Wars, nato come progetto di nicchia per George Lucas e soci, diventato un grande successo, poi dimenticato per un po’ di tempo se non dagli appassionati e ritornato alla ribalta da alcuni anni grazie ai film ma non solo.
Tra le pagine del suo libro Fulvio Gatti parla anche di altri importanti fenomeni, come le serie di culto, Star Trek e Game of thrones in testa, i supereroi americani tornati di grande interesse dopo i film a loro dedicati, i romanzi di fantascienza, l’immaginario inglese capitanato da Doctor Who. Spiace solo non trovare tra le pagine i manga giapponesi, fondamentali per la costruzione di un’identità nerd e otaku in chi era bambino o ragazzino tra gli anni Settanta e Ottanta, ma del resto su questo argomento ci sono altri libri, ed è interessante in ogni caso l’esaminare un mondo composito e fatto di tanti universi.
L’autore racconta anche della situazione italiana, dove i lavori creativi e intellettuali vengono snobbati e dove per esempio i mass media si disinteressano di un fenomeno di costume e di cultura pop come Lucca Comics & Games, l’evento più visitato nel nostro Paese, ma dove ci sono eccellenze come l’editore Bonelli e il successo nell’ultimo periodo di film come il fantasy Il racconto dei racconti e il fantascientifico Lo chiamavano Jeeg robot.
I nerd, secondo Fulvio Gatti ma il suo pensiero è suffragato dalla verità, sono ormai una forza anche economica ma soprattutto, con la loro capacità di raccontare e creare belle storie possono creare una vera alternativa di vita in un mondo in cui i bulli, i prepotenti e gli intolleranti vogliono prevaricare a tutti i costi. Nelle storie amate dai nerd si esalta il pacifismo, la collaborazione tra etnie diverse, l’apertura verso il nuovo e l’insolito, il superamento delle discriminazioni. E forse, con questi valori, i nerd potranno davvero salvare il mondo.

Fulvio Gatti è nato a Torino nel 1983 e vive in provincia di Asti. Specializzato in fumetti e cultura del fantastico collabora da una decina di anni per giornali locali e nazionali. Ha pubblicato un saggio su Star Wars, vari racconti e sceneggiato una graphic novel tradotta anche in francese. Svolge anche attività di traduttore e videomaker.

Source: acquisto del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Review Party – Delitto con inganno, Franco Matteucci, (Newton Compton, 2017)

3 marzo 2017

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Inizia con un lungo flashback (ben 15 capitoli) Delitto con inganno, il nuovo giallo di Franco Matteucci, che abbiamo imparato a conoscere qui sul blog con Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco, sempre edito da Newton Compton, sempre con protagonista Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, ispettore del posto di Polizia di Valdiluce. Nel passato, infatti, è celata la chiave per risolvere il caso che il nostro aitante ispettore è chiamato a risolvere: la morte del commissario Vallesi, rinvenuto cadavere in un sacco a pelo in una fatiscente stanza dell’ hotel Miramonti. Il commissario Vallesi è una figura importante nella vita del protagonista, quasi un padre, colui che lo portò in Polizia riconoscendo la sua onestà e le sue doti investigative. Scoprire chi l’ha ucciso diventa perciò per Santoni molto più che un semplice caso di routine, soprattutto perché molti sono gli interrogativi a cui dovrà cercare di dare una risposta. Che legami ci sono con Clara Meynet? la ragazza, amore giovanile di Santoni, scomparsa quindici anni prima (in circostanza che definire torbide e misteriose è dire poco) e mai più ritrovata. Chi è Mister Coccoina? l’inquietante e indecifrabile individuo che sembra conoscere tutti i segreti e i retroscena dei fatti più sanguinosi accaduti a Valdiluce, tanto da inviare enigmatici messaggi anonimi alla Polizia, ogni volta che uno di quei fatti si verifica. Che cunicoli, segreti militari e nascondigli contiene il monte Sassone? L’ispettore Santoni dovrà scavare nel passato e dentro se stesso, per capire cosa stia accadendo, facendo affidamento sul suo talento investigativo di collegare indizi ed escludere sospetti, e sul fidato assistente Kristal (è un nome maschile) Beretta. Scenari montani incontaminati, e delitti efferati fanno la cifra distintiva di questo giallo non privo di particolari ripugnanti e disturbanti, che vede l’ispettore Santoni alle prese con un serial killer di incredibile spietatezza, un uomo all’apparenza qualunque, insignificante, innocuo, dalla doppia vita, capace di mimetizzarsi come un volpe d’inverno, guidato dalle sue perversioni e ossessioni. Scoprire chi sia non sarà facile, decifrare i messaggi ricevuti, collegare gli indizi, le tracce di cui è disseminata la storia, sarà soprattutto per Santoni una sfida senza esclusioni di colpi. Un giallo a incastro, (non privo di colpi di scena, come quello delizioso del finale, delle ultimissime righe), che richiama molta narrativa americana in cui il tema del serial killer è ampiamente centrale. Nel romanzo di Matteucci, l’ambientazione prettamente italiana, comunque si inserisce in questa tradizione con una certa originalità, e un pizzico di cattiveria in più rispetto ai gialli all’italiana più classici. Insomma più Hannibal Lecter che Don Matteo, per intenderci. Alcuni particolari possono urtare la sensibilità dei più sensibili, necrofilia compresa, ma per il resto è un romanzo interessante, ben costruito, affatto scontato.

Franco Matteucci è autore e regista televisivo e vive e lavora a Roma. Insegna Tecniche di produzione televisiva e cinematografica presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Ha scritto i romanzi La neve rossa (premio Crotone opera prima), Il visionario (finalista al premio Strega, premio Cesare Pavese e premio Scanno), Festa al blu di Prussia (premio Procida Isola di Arturo – Elsa Morante), Il profumo della neve (finalista al premio Strega), Lo show della farfalla (finalista al Premio Viareggio – Rèpaci). È autore di una serie di gialli di grande successo che hanno per protagonista l’ispettore Marzio Santoni: Il suicidio perfetto, La mossa del cartomante, Tre cadaveri sotto la neve, Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco. I suoi libri sono stati tradotti in diversi Paesi.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Antonella e Simona dell’ Ufficio Stampa Newton Compton.