Vorrei che fosse preludio
Non so di cosa
Le parole mi dettano incertezza
Mi consigliano timore.
Densa di presagi apocalittici e pessimismo cosmico, la poesia di Giuseppe Perrone contenuta in L’ora del buio (spalle al muro) ci porta a un passo dall’abisso e lo fa utilizzando l’unica arma del poeta: le parole.
La parola, il Logos, corrispondente al latino verbum e all’ebraico דבר davar, l’increata essenza ultima della vita e dell’umanità stessa, alla deriva di un mondo sempre più estraneo, sempre più prigione, sempre più deserto pietrificato ostaggio di carcasse di ferri arrugginiti.
Cenere, vuoto, silenzio, il grido nero dell’umanità allo sbando, ferita, senza punti di riferimento, senza memoria.
Poesia di denuncia, poesia civile, poesia sensibile ai temi ambientali (Fumi di fango e crepe di terra / fuochi di veleni i rifiuti di mare), mentre l’umanità muta e sorda viaggia ad alta velocità verso un’Apocalisse neanche troppo annunciata, il poeta mette in guardia, sensibilizza le coscienze, cerca parole degne di questa missione e cerca di capire quale sia il salvabile, se qualcosa si salverà davvero da questa deriva, prima che tutto sia silenzio e inessenza.
Siamo davvero alle porte dell’abisso? ci interroghiamo leggendo i suoi versi, e deduciamo dalle tracce di senso, di significato, cosa siamo, e cosa saremo.
Si salverà la memoria? O anche lei scomparirà in un gorgo? come tutto ciò che muore. Siamo davvero una civiltà morente, o c’è uno spiraglio per la speranza, per la luce che sconfigge le tenebre e si incunea negli anfratti della creazione, illusione, specchio, materia inerte sul nulla.
Fumi di nebbia e oracoli
Al rintocco di prossima tempesta
Sembra quiete con veleno
D’un mondo addormentato,
ignaro d’imminente sventura e lutto.
Densi di concetti filosofici e intuizioni profetiche i versi di Perrone portano il lettore a scontrarsi e incontrare la voce che continua a parlare nel più nascosto intimo che tutti noi possediamo. Scalfisce l’indifferenza e si fa coscienza e testimonianza. E se anche arriverà la notte, avremo Occhi spalancati sul credere nell’infinito. Ci attende un risveglio? Sì, forse la morte è solo quello. Postfazione a cura di Nicola Vacca.
Giuseppe Perrone nasce il 1959 a Taranto, ove svolge attività di medico. Nel mese di ottobre 2013 pubblica, per Manni Editori, la prima raccolta di poesie dal titolo “ Tra i passi e le strade “. Nel 2014 ottiene un terzo posto per silloge inedita al Concorso Letterario Nazionale di Basilicata e Calabria; un primo posto per poesia inedita al Concorso di Poesia di Positano. Ottiene un terzo posto per silloge inedita al Concorso Internazionale Lilly Brogy di Firenze. Entra nella finale del Premio Letterario Nazionale Città di Castello ( PG ). Nel 2015 ottiene premio di merito per libro edito al Concorso Letterario Internazionale “ Vitruvio “ di Lecce. Ottiene premio speciale della giuria al Concorso Internazionale di Latina per poesia inedita; terzo posto per silloge inedita al Concorso Letterario Internazionale “Il Convivio” di Castiglione di Sicilia ( CT ); terzo posto per poesia inedita al Premio Nazionale di Arti Letterarie Città di Torino. E’ presente in alcune antologie di poeti per la Casa Editrice Pagine.
Source: libro inviato dall’editore.
Vorrei che fosse preludio
Di tutte le acque chiare, la poesia è quella che meno indugia ai riflessi dei suoi ponti.
Ulisse Casartelli, amico e poeta, non c’è più. Se n’è andato improvvisamente per non tornare.
La perdita di un genitore non credo la si superi mai, nemmeno se avviene in età adulta, quando i legami di dipendenza, emotiva e materiale, sono più fluidi, quando a volte una certa lontananza, anche fisica, sembra aver reciso quell’invisibile cordone ombelicale che tiene indissolubilmente legati genitori e figli. Sì sa i figli prendono la loro strada, magari si trasferiscono all’estero per studio o lavoro, decadono spesso la coabitazione, la dipendenza economica, la necessità di continue rassicurazioni dell’infanzia.
Riccardo Mazzamuto è un poeta che sta nell’oggi. La sua poesia entra nella realtà e la spacca.
Giuseppe Battaglia è uno psicanalista prestato alla poesia. In questi anni ha pubblicato alcune raccolte dedicandosi con cura alle parole.
Per Alida Airaghi la poesia è una via scomoda di fuga da percorrere per attraversare l’esistenza.
Delirante litteram


























