:: Angina d’amour di Giulio Maffii (Arcipelago Itaca 2018) a cura di Nicola Vacca

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Angina d'amour

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Giulio Maffii scrive poesie dal disincanto di un universale vuoto d’amore.
Il poeta sta con gli occhi aperti della disillusione nel progetto di un freddo perenne, caro a Cosimo Ortesta, uno dei suoi poeti preferiti.
Angina d’Amour è la sua nuova raccolta in cui il poeta toscano si muove intorno alle ferite e all’eutanasia del concetto di amore.
Versi taglienti e essenziali in cui il sentimento amoroso crepa per l’insufficienza delle relazioni umane.
Nelle parole di Giulio il gelo fa più male dell’assenza e davanti all’abisso che inghiotte tutto la poesia brucia e consuma ogni cosa di questa vita di cui non rimane niente.
Attraverso la poesia Maffii ci dice che in nessun luogo siamo al sicuro, perché siamo contenitori di menzione che già da tempo abbiamo dissipato ogni forma d’amore.
Angina d’Amour è il libro spietato di un poeta che non ha paura di guardare in faccia le negazioni nichilistiche del suo tempo.
La sua poesia nasce proprio dalle negazioni e dal massacro del contemporaneo di cui noi siamo sillabe mancanti.
Nei versi di Maffii si trova la serena disperazione di Umberto Saba, la nudità esistenziale di Eliot che denuncia l’incapacità degli uomini di cantare l’amore.

«Siamo dentro luoghi guasti /nella disaffezione carnale /All’angolo bucce di frutta /e sterco e granito».

Nella poesia di Giulio Maffii l’inverno sostituisce un altro inverno e sarà sempre più difficile colmare questo vuoto d’amore dove siamo precipitati. Siamo solo in grado di esprimere una feroce mimica del legno in cui ci lecchiamo in silenzio le ferite, assistendo impotenti all’amore che muore ogni giorno a causa di infarti infiniti, quelli dei nostri cuori che non sopravvivono al peso mortale di un’assenza:

«La prima notte facemmo l’amore / tre volte ma si tratta di un errore / un semplice sbaglio nel conteggio /del resto parliamo di un filo /con poca matematica tra pelle /e pelle che si strofina /quindi l’amore è statica / oppure calamita /ma non si può contare /od indossare cambiando taglia / È una foglia per coprire /le nudità o l’odore di vecchio /Del resto non hai ricordo /di quella prima notte confusa /nella trigonometria sentimentale /numeri primi /come il tre /accendono lo sguardo algebrico /di me di te e di sé».

Nel progetto di un freddo perenne troviamo il poeta che ci racconta come la felicità non guarisce ma soltanto sposta il dolore.

Giulio Maffii dorme abitualmente dal lato della porta, ma non disdegna il lato opposto. Osserva il mondo dagli zigomi delle finestre, dai balconi, dai finestrini d’auto. Spesso ci scappa un porticato. Adora attraversare corridoi. Vive e scrive. Studia e narra. Si può trovare di frequente sul web. Incentiva la piccola editoria, però quella seria e appassionata: qui pubblica volentieri. Ogni tanto accetta di buon grado premi, passeggiando tra l’odore amaro delle felci o incontrando sul cammino le mucche che non leggono Montale. Prova ad essere saggio preferibilmente a giorni alterni.

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Nota: Attualmente non disponibile, ma ordinabile (previsti 15/20 giorni lavorativi).

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