Posts Tagged ‘Giulietta Iannone’

:: Thrilling Cities di Ian Fleming (La Nave di Teseo 2023) a cura di Giulietta Iannone

3 dicembre 2023

Per i fan di James Bond, il celebre 007 a servizio di Sua Maestà, e di riflesso del suo autore Ian Fleming, il mondo è sempre stato un luogo da esplorare dalle auto di lusso, dalle finestre dei più grandi alberghi, tra gli smoking e le tenute eleganti delle signore sedute ai tavoli dei più famosi Casinò. James Bond è un giramondo, ama il lusso, il fascino dell’esotico, le belle donne, l’avventura e l’ignoto per cui sì lo ritroviamo nelle pagine di Thrilling Cities, edito da La Nave di Teseo e tradotto da Andrea Carlo Cappi, che raccoglie una serie di articoli scritti da Ian Fleming per il “Sunday Times” tra il 1959 e il 1960. Quando al direttore del giornale Leonard Russell venne l’idea di mandare in giro per il mondo lo stesso Ian Fleming a caccia del cosidetto colore locale non immaginava che i reportage turistico vacanzieri di lusso si sarebbero trasformati in un saggio composito sul cuore stesso dello spirito narrativo di questo autore così amato. I viaggi furono due: il primo in Estremo Oriente che iniziò con Hong Kong, per poi arrivare a Macao, e Tokyo e negli Stati Uniti dove visitò Honolulu, Los Angeles, Las Vegas, Chicago, e infine New York. Poi dato che la cosa si rivelò un successo seguì il secondo viaggio in Europa, dove visitò Amburgo, Berlino, Vienna, Ginevra, Napoli, e Montecarlo. Con il suo stile ironico e vivace in ogni tappa seppe cogliere l’essenza di quello spirito cosmopolita che sia caratterizzava il personaggio da lui creato che se stesso, un viveur se vogliamo, amante del lusso, dei passatempi costosi, delle belle donne, del buon wiskey e del tabacco pregiato. In ogni tappa qualche infiltrato del giornale gli fece da cicerone e lo portò in giro a vedere i luoghi più caratteristici e singolari, a volte anche pericolosi. C’è poco da dire i reportage sono splendidi, divertenti e pieni di quel brio e aplomb tutto britannico che caratterizza gli inglesi all’estero. Ci si diverte leggendo Thrilling Cities, si riflette su un mondo scomparso che ancora vive in queste pagine intrise ogni tanto di sulfurea e mordace ironia. Allora viaggiare era davvero un privilegio per pochi, un lusso costoso, oggi che il turismo è per lo più uno sport di massa forse si è un po’ persa questa dimensione elitaria, ma viaggiare con tutti i confort resta ancora un’attività per pochi, non per tutti, pur tuttavia sfogliando queste pagine si gode almeno il lusso di un punto di vista privilegiato, perchè intelligenza e arguzia sono privilegi ancora più rari.

Ian Fleming (1908-1964) è il creatore di James Bond, il più famoso agente segreto della storia della letteratura e del cinema. Dopo gli inizi come inviato dell’agenzia Reuters a Mosca e una breve esperienza da broker nella City, allo scoppio della seconda guerra mondiale Fleming entra nei servizi segreti della Marina britannica. Finita la guerra, nel 1946, passa a organizzare i servizi esteri del gruppo “Sunday Times”. Nel 1953 pubblica il romanzo Casino Royale, che fa conoscere al mondo James Bond. Il libro ha un successo immediato e folgorante: la prima tiratura va esaurita in meno di un mese. Nei dodici anni successivi, Fleming scrive altri 11 romanzi e 9 racconti con protagonista l’agente 007, tra cui Dalla Russia con amore, Il Dottor No e Goldfinger. Da allora, i romanzi di James Bond hanno venduto oltre 100 milioni di copie nel mondo e hanno ispirato la celebre serie di film, aperta nel 1962 da Agente 007 – Licenza di uccidere, con Sean Connery nei panni dell’agente segreto al servizio di Sua Maestà.


:: Le regine della Belle Époque di Mariangela Camocardi (Delos Digital, 2023) a cura di Giulietta Iannone

1 dicembre 2023

Tra la fine dell’Ottocento e lo scoppio della Prima Guerra Mondiale assistiamo a un periodo particolare della storia che va sotto il nome di Belle Époque. Fu un periodo magico, frizzante, la gioia di vivere venne eletta ad arte del vivere e in questo periodo particolare alcune donne uscendo dai ruoli tradizionali di mogli e di madri hanno acquistato notorietà per meriti artistici, culturali, e per la capacità di affascinare le folle. Le chiamavano sciantose anche se perlopiù cambiavano nome e sceglievano nomi francesi essendo la Ville Lumiere il centro di questo movimento culturale. Cosa le accomunava? La straordinaria bellezza sicuramente ma non solo. La verve, l’intelligenza, la spregiudicatezza. Nobili, cantanti, attrici, avventuriere, spie, indipendenti, libere, volitive, seducenti hanno dato vita a un periodo frizzante e felice, facendo parlare di sè per disinvoltura sessuale, acume intellettuale e per aver infranto le rigide regole dell’etichetta e della condizione femminile in genere. Le donne da sempre relegate ai margini della società, al massimo famose all’ombra di un marito famoso, durante la Belle Époque hanno invece acquisito un ruolo per se stesse, per le proprie doti individuali fuori dai canoni. Mariangela Camocardi in questo breve saggio Le regine della Belle Époque edito da Delos Digital ci presenta una gallerie sia delle più famose che di quelle più dimenticate così veniamo a conoscenza di particolari curiosi della vita della Bella Otero, o di Mata Hari, ma anche di Lina Cavalieri, la donna più bella del mondo, fino a Luisa Casati o Alice Edmondstone, la favorita del Re d’Inghilterra, ava addirittura di Camilla Parker Bowels. Celebre la battuta che si scambiarono lei e Carlo al primo incontro. Tante curiosità, tanti aneddoti, tanti spunti di ricerca e foto bellissime che richiamano alla perfezione il fascino che incarnavano queste donne straordinarie sebbene la morale dell’epoca bollasse alcuni loro comportamenti come spregio al pudore. Ma nulla le fermò solo la guerra che spazzò via con il rombo terrificante dei cannoni quell’atmosfera lieve e disincantata che le aveva permesso di esistere. Ma il germe dell’indipendenza era ormai nell’aria e avrebbe consentito negli anni seguenti le prime lotte politiche e le rivendicazioni sociali che tutt’ora permettono alle donne di percorrere la difficile strada verso l’emancipazione.

Mariangela Camocardi ha pubblicato oltre 50 tra romanzi e racconti. Ama spaziare nei diversi generi della narrativa, con una predilezione per lo storico. Ha scritto storie horror, women’s fiction, romance, fiabe e commedia romantica. Tra i titoli più apprezzati Sogni di vetro, Tempesta d’amore, Il talismano della dea, La vita che ho sognato, Lo scorpione d’oro, Un segreto tra noi, Nessuna più, antologia contro il femminicidio il cui ricavato è stato interamente devoluto al Telefono Rosa come concreto aiuto per le donne vittime di violenza. L’autrice è stata direttore della rivista Romance Magazine, collabora con riviste a diffusione nazionale ed è una delle socie fondatrici di EWWA (European Writing Women Association).

:: Un’intervista con Patrizia Debicke a cura di Giulietta Iannone

8 novembre 2023

Bentornata Patrizia, sono felice di ritrovarti per questa breve intervista. Sei l’autrice di un bel romanzo storico “Il segreto del calice fiammingo”(Ali Ribelli Edizioni) che ci racconta le congiure e gli intrighi nell’Europa del XV secolo e che penso ti abbia dato grandi soddisfazioni. Che bilancio hai tratto in questi mesi? Che accoglienza ha avuto tra i tuoi lettori italiani?

Intanto grazie per questa intervista. Il segreto del Calice fiammingo, in cui per la prima volta ho fatto un passo indietro dal mio abituale palcoscenico il Cinquecento e sono passata al Quattrocento, è un libro al quale tenevo molto e che mi ha dato moltissime soddisfazioni dal punto di vista della critica. Dai lettori è stato accolto bene, magari forse non quanto speravo, ma già scrivendolo sapevo di addentrarmi in un argomento non facile, né di larga diffusione. Jan van Eyck è un mito in Europa, molto meno in Italia. E parte del romanzo ha l’Europa come palcoscenico. Ciò nonostante il romanzo ha saputo trovare il suo pubblico sia tra lettori interessati a storia e storia dell’arte che tra i forti lettori di thriller, spy story e romanzi di avventura, anche questi argomenti ben presenti nella trama . E comunque ci sono tante diverse storie tra loro intrecciate in grado di incuriosire tutti coloro che amano leggere di complotti, inseguimenti, guerre, battaglie navali famose come quella di Gaeta, contrasti , intrighi e passioni. C’ è la Francia con per sfondo la guerra dei Cent’anni, nella penisola iberica troviamo gli scontri, le invidie e le gelosie in famiglia tra regnanti di Portogallo, Castiglia e Aragona. Nella penisola italica, un susseguirsi di signorie con il Ducato di Savoia , Milano e la Lombardia governate da Filippo Maria Visconti, Venezia, il papato che si vorrebbe ago della bilancia, l’ancora piccola e frammentata Toscana e il regno di Napoli dopo la morte della regina Giovanna in balia di una combattuta successione. E incontriamo personaggi buoni, meno buoni, cattivi e cattivissimi. Ma stavolta mi è piaciuto affidare i ruoli dei più cattivi a personaggi femminili. Uno in particolare a una bellissima portoghese, una giovane donna dagli occhi color fiordaliso che rappresenta quasi l’incarnazione del male.

Avrà un seguito?

No. Ho amato tutti i miei personaggi ma la parola fine stavolta ha avuto un significato compiuto. Il segreto del calice fiammingo fin dall’inizio non è stato concepito per avere un seguito, ragion per cui…

Il tuo personaggio principale Jan van Eyck, il massimo artefice del “Polittico dell’Agnello Mistico”, è uno dei pittori più significativi della sua epoca. In che misura ha inciso il suo genio nella stesura del tuo libro? Ne ha lasciato tracce? Perchè hai scelto lui come personaggio principale?

Scrivere di Jan van Eyck mi ha permesso di mettere su carta quanto io ami questo artista e la sua pittura straordinariamente illuminata. Jan van Eyck è colui che ha saputo regalare, con la sua eccezionale bravura, un nuovo volto alla pittura di fine del medioevo/albori del rinascimento , adottando l’utilizzo della tecnica a olio (già conosciuta nell’antichità). Tecnica in grado di regalare ai dipinti nuova e maggiore luminosità e la possibilità di creare finissime velature trasparenti usando i colori che, restando freschi, permettono di arrivare a effetti di luce e di profondità difficilmente raggiungibili con le altre tecniche. Pittura che consente anche di accrescere la gamma cromatica, e ammorbidendo le sfumature, di ottenere finissime e trasparenti velature. Ma sbaglia Vasari sia quando gliene attribuisce l’invenzione che quando scrive che Antonello da Messina andò a Brugge a imparare da lui la sua arte. Antonello infatti non poteva materialmente farlo perché era solo un bambino quando Jan van Eyck morì ancora molto giovane. E invece sappiamo di un altro van Eyck: Barthelemy, sicuramente parente di Jan, andato nel 1443 a Napoli, a lavorare a corte prima presso Renato d’Angiò poi presso Alfonso V d’Aragona e I di Napoli, che fu il maestro di Niccolò Antonio, detto Colantonio. Spetta dunque a Barthèlemy van Eyck la palma di avere portato per primo a Napoli i segreti della pittura a olio. E risulta che Antonello da Messina sia stato un allievo della bottega di Colantonio.
Una storia che mi aveva talmente intrigato da volerla far diventare addirittura il principale filo conduttore della mia trama già prima di cominciare a scrivere.
E infatti in Il segreto del calice fiammingo, i due Eyck: Jan e Barthèlemy accompagnando e proteggendo il Sacro Calice si scambieranno per vent’anni il testimone, scandendo dalle Fiandre, fino a raggiungere Napoli.

C’è qualche segreto esoterico che hai nascosto nelle pagine del tuo romanzo?

Più di uno. Indubbiamente intanto la leggendaria esistenza del Santo Graal o Sacro Calice di Valencia, uno dei più grossi misteri al mondo, la coppa superiore e il piatto inferiore in pietra dura e la parte centrale in metallo e pietre preziose. La coppa superiore è una coppa ebraica in agata risalente a circa un secolo prima di Cristo mentre l’inferiore, impiegata invece come base, è un manufatto arabo – egizio, datato uno o due secoli dopo Cristo. Potrebbe trattarsi dunque del vero calice usato secondo i Vangeli da Gesù durante l’ultima cena? Certo è che ben due pontefici, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, l’hanno utilizzato per celebrare l’eucarestia durante le loro visite a Valencia. La stesso calice che pare quasi aver ispirato la mano di Jan van Eyck nel dipingere il suo Agnello mistico nello splendido polittico di Gand. E indubbiamente sempre al Graal o Sacro Calice è associata la misteriosa profezia che dopo aver intrapreso un lungo viaggio dalle Fiandre fino alla penisola, collegherà le casate dei due regnanti quattrocenteschi di Borgogna e di Aragona.

Tu sei la Regina del romanzo storico italiano, ormai hai pubblicato davvero tanti romanzi tutti tra l’altro molto amati e hai sondato tutte le varie tecniche di scrittura. Quale è il segreto per tenere avvinto il lettore pagina dopo pagina?

Regina? Magari! Il segreto? Non credo esistano veri segreti. Quello che conta è riuscire a tessere una bella storia con un bella ambientazione ma e soprattutto concentrata sui personaggi e sullo svolgimento della trama senza perdersi per strada in inutili fronzoli. Ovverosia per quanto possibile sapere tutto dell’epoca, dei costumi e delle relative ambientazioni. Dopo però bisogna conservare il materiale raccolto da parte e quando serve utilizzarlo per arricchire i contenuti ed evitare errori, tenendo tuttavia sempre presente che devono rappresentare solo la scenografia della narrazione.

Hai vinto premi per questo libro, in Italia e all’estero? Sei in finale di altri?

A parte un secondo posto in una simpatica gara web di Liberi di scrivere non ho vinto premi e mi spiace. E non sono in finale. Forse il romanzo storico ha meno chances? Io comunque in Italia tuttavia, non essendo una cittadina italiana , ho un handicap in più perché non posso partecipare a molti premi. E all’estero il mio libro finora non è stato ancora tradotto ufficialmente.

Sei sempre in tour tra Festival, librerie, presentazioni e biblioteche. Dove trovi tutta questa energia? Te la dà il pubblico dei tuoi incontri?

Adrenalina penso e sicuramente per chi scrive avere davanti a sé un pubblico interessato regala moltissimo, un vero surplus di energia e spinge a dare il meglio. Amo poi parlare di storia e credo di saper trasmettere agli altri questa mia passione.

Stai raccogliendo materiale per un nuovo romanzo storico? Di che periodo storico tratterà?

Molto materiale cinquecentesco ma che per ora resta fermo. In questo momento invece sto inquadrando un romanzo, non un giallo o thriller storico stavolta, ma solo un romanzo storico ambientato a metà dell’800

Grazie del tempo che mi hai dedicato, alla prossima.

Ma grazie a Liberi di scrivere e a presto, spero.

:: Marcello Simoni: La Taverna degli Assassini (Newton Compton 2023) a cura di Giulietta Iannone

2 novembre 2023

La scrittura piana, lineare e rassicurante di Marcello Simoni torna piacevolmente ad accompagnarci nel giallo gotico La taverna degli assassini, edito in questo fine 2023 da Newton Compton, che vede il ritorno di Vitale Federici, già personaggio principale de “I sotterranei della cattedrale”. Siamo alla fine del ‘700 in un castello di proprietà di un nobile che ha trasformato la sua magione toscana in un’azienda vinicola sul modello delle grandi aziende vinicole francesi. Il vino infatti sarà il grande protagonista di questo giallo che parte dal ritrovamento di un cadavere dopo una grande nevicata. Ad indagare Vitale Federici coadiuvato da un giovane collaboratore, il nobile Bernardo della Vipera. Riuscirà la nostra improbabile coppia di investigatori a svelare l’arcano e dipanare l’intricata matassa che nasconde il colpevole? Seppure appare un mistero irrisolvibile i nostri ce la metteranno tutta in un gioco di deduzioni e intuizioni per venire a capo del mistero lasciando i lettori piacevolmente stupiti dalla bravura dell’autore. I gialli a incastro nascondono sempre un gioco di rimandi e giochi di inganni e questo rispetta tutte le regole del giallo a enigma. Un giallo classico perfetto per i fan di Agatha Christie che vi farà passare ore serene. Buona lettura!

Marcello Simoni è nato a Comacchio nel 1975. Ex archeologo e bibliotecario, laureato in Lettere, ha pubblicato diversi saggi storici; con Il mercante di libri maledetti, suo romanzo d’esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. Ha vinto inoltre il premio Stampa Ferrara, il premio Salgari, il premio Il corsaronero e il premio Jean Coste. La saga del Mercante ha consacrato Marcello Simoni come autore culto di gialli storici: i diritti di traduzione sono stati acquistati in venti Paesi. Con la Newton Compton ha pubblicato numerosi bestseller tra cui la trilogia Codice Millenarius Saga e la Secretum Saga.

:: 1991-2022. Ucraina. Il mondo al bivio. Origini, responsabilità, prospettive Giacomo Gabellini, (Arianna Editrice, 2022) Recensione di Giulietta Iannone

27 ottobre 2023

Sebbene di stretta attualità, e ogni storico sa la difficoltà di analizzare fenomeni storici e geopolitici ancora in corso, è possibile comprendere le origini, gli sviluppi e le cosiddette “responsabilità”, per non parlare delle future prospettive, della “Questione Ucraina”? Ci prova Giacomo Gabellini, saggista e ricercatore indipendente, nel suo saggio 1991-2022. Ucraina. Il mondo al bivio edito da Arianna Editrice. Volume che è l’ampliamento, anzi la revisione e riscrittura di un testo precedente, Ucraina: Una guerra per procura che se vogliamo analizzava i fatti prima dell’ “operazione speciale” russa del febbraio 2022. Dopo il 24 febbraio 2022 tutto è cambiato, ma non le premesse di questa crisi, di cui questa data ha definito più che un inizio, un’evoluzione in uno scontro armato ancora più violento e “caldo” dalle ripercussioni e conseguenze imprevedibili. Ma per capire come si è potuto arrivare a questo punto, con tutti i rischi, economici, politici, strategici e geopolitici di un opposizione sempre più diretta Occidente – Russia, è bene partire dal breve excursus storico che Gabellini pone nell’introduzione del volume, che trova i suoi punti nodali sicuramente in alcuni fatti storici insindacabili: il febbraio del 1919, quando durante la conferenza di Versailles si richiese il riconoscimento formale della Repubblica Ucraina; il 1922 quando l’Ucraina entrò ufficialmente a far parte dell’URSS come Repubblica socialista sovietica ucraina; l’Holodmor di cui l’Ucraina era rimasta vittima, assieme al Kazakistan, durante i piani di collettivizzazione agraria forzata programmati da Mosca tra il 1932 e il 1933, che causarono milioni di morti per fame, episodio non marginale per comprendere il riacuirsi dei nazionalismi e l’allergia sempre più marcata verso il “controllo” di Mosca, e in tempi più recenti, l’indipendenza dal 1991 e la rivoluzione di Majdan Nezalznosti, che ha dato l’avvio nel 2014 al conflitto interno, proseguito dal 2022 a tutt’oggi, con la conseguente politica delle annessioni dopo referendum non convalidati dal consesso internazionale. Questi fatti più che punti fermi di un’indagine storiografica servono all’autore per delineare le premesse di un fenomeno geopolitico che, come cita il titolo stesso del volume, pone il mondo a un bivio e sposta, forse irreversibilmente, il baricentro dei futuri equilibri e assetti geostrategici. I pilastri del Nuovo Ordine Mondiale come attestati, forse troppo trionfalisticamente, dal presidente statunitense George H.W. Bush dopo la fine dell’Unione Sovietica, mai come in questi ultimi accadimenti hanno vacillato ponendo definitivamente fine a un assetto unipolare in favore di un assetto multipolare che vede inserirsi nel “grande gioco” mondiale potenze emergenti sempre più agguerrite e consapevoli delle proprie ricchezze e potenzialità tra cui la Cina, più consolidata, e l’India, ancora in nuce. La crisi ucraina, con la sua chiamata a schierarsi, ha posto sicuramente una frattura e uno spartiacque nella storia contemporanea, sempre augurandoci che non degeneri in una guerra atomica che come tutti sanno non prevederebbe nessun vincitore e la fine definitiva della storia, non sicuramente nel senso ottimistico che gli attribuiva Fukuyama. La NATO invece di sciogliersi, dopo la caduta del Muro di Berlino, avendo perso il suo ruolo di contraltare del Patto di Varsavia, mai ebbe un ruolo così attivo dalle guerre balcaniche a oggi, e a questo attivismo è imputato il senso di accerchiamento e il gioco in difesa della Russia che vedendo in pericolo i suoi spazi vitali ha senz’altro reagito, forse in modo scomposto, facendo più parlare le armi che la diplomazia, sebbene canali di colloquio sono continuati forse sottotraccia. Certo l’irrigidimento in posizioni di principio, potrebbero aumentare le difficoltà oggettive nel trovare un compromesso accettabile per entrambi gli schieramenti e soprattutto la sospensione di uno scontro armato (lo scontro strutturale ormai, date le premesse, sembra insanabile) mai così pericoloso e destabilizzante per le vite non solo dei partecipanti diretti al conflitto ma di tutti i popoli, che essendo a rischio gli approvvigionamenti energetici, rischiano anche loro in prima persona. Lo spostamento a est della NATO, avversato sia dal segretario alla difesa William Perry, sia da uno specialista del calibro di George F. Kennan, con le sue analisi dolorosamente profetiche (p.75), sembra dunque uno dei punti nodali che hanno portato all’esacerbarsi di conflittualità mai sopite dalla caduta dell’URSS in avanti, ricollegandosi anche alla visione, teorizzata da Zbigniew Brzezinski, dell’Alleanza Atlantica come veicolo dell’egemonia statunitense sul continente europeo, con l’obiettivo, poi forse mai ammesso apertamente, di balcanizzazione della Russia nel tentativo di minare le basi di una potenza, forse ancora percepita come regionale, ma sicuramente valutata come ostile. L’Ucraina resta il focus del libro e le analisi dell’autore vertono a evidenziare tutti i passi succedutisi per giungere al cosiddetto “tintinnio di sciabole”. L’autore si sofferma anche su analisi culturali, economiche e sociologiche tese a sottolinea da un lato l’importanza per la Russia di mantenere rapporti culturali stabili con le comunità russe fuori confine nell’ottica di un proprio soft power vitale per la coesione sociale. Un altro principio cardine anch’esso poco noto è legato al criterio della “disomogeneizzazione etnica” principio che ha creato enormi problemi nel periodo post-bipolare segnato dalla disintegrazione dell’URSS, tra cui la derussificazione forzata, fenomeno già evidenziato da pensatori e intellettuali imparziale e autorevoli come Solzenicyn.

In fine, non tralasciando il fenomeno delle sanzioni e gli ingenti danni strutturali alle economie non solo del paese colpito dalle suddette, ma anche da chi fattivamente le ha applicate, l’autore giunge alla conclusione che la Federazione russa, ovvero Putin e i suoi collaboratori, erano perfettamente consci delle conseguenze che avrebbe innescato l’aggressione dell’Ucraina, e l’alto prezzo da pagare, perlomeno nel breve periodo, ma si evince che nell’ottica di Mosca la posta in gioco fosse ben maggiore e trascendesse ampiamente la semplice “questione ucraina”. Anzi l’obbiettivo principale fosse il riorientamento e il riposizionamento strategico in un’ottica ascrivibile più al lungo periodo. Infatti il deteriorarsi delle relazioni con un Occidente in vistosa decadenza, come conseguenza principale portò la Russia a rinunciare alla sua vocazione europea, (anche Putin coma Gorbachev ci hanno sinceramente provato), vedendo come unica alternativa il protendersi sempre più verso Oriente, allacciando assetti strategici sempre più saldi con la Repubblica Popolare Cinese, e di conseguenza sbilanciando definitivamente i rapporti di forza nettamente a scapito degli USA. Kissinger inascoltata Cassandra. Triste il destino dell’Europa, stritolata tra questi scontri di assestamento tra titani. Queste almeno sono le conclusioni a cui perviene l’autore in questo saggio denso di informazioni, nozioni e correlazioni, forse solo troppo orientato a comprendere le ragioni della Russia, senza analizzare le ragioni dell’Ucraina, vista quasi solo come pedina utilizzata forse anche surrettiziamente nei giochi di potere dello scacchiere internazionale.

:: Diventerò madre di Emma Ciccarelli e Diventerò padre di Pier Marco Trulli, tracce di riflessione per un’esperienza che cambia il mondo (San Paolo Edizioni, 2023) a cura di Giulietta Iannone

27 ottobre 2023

Oggi presento due agili volumetti delle Edizioni San Paolo che potranno essere di aiuto a chi si appresta a diventare genitore. Diciamolo subito diventare genitore in Italia sta diventando un’impresa complicata, serve soprattutto una solidità economica che le giovani generazioni non hanno. Ma è un’ impresa che ancora merita attenzione e leggere le esperienze di una coppia che ha vissuto in prima esperienza questa esperienza può essere di aiuto. Diaciamolo la gioia della maternità ( e della paternità) è una delle più intense che ci possano essere, ma non bisogna dimenticare le difficoltà che si incontrano sul cammino anche se non è saggio farci abbattare. Per chi è credente un figlio è un dono di Dio, una nuova vita che oltre a benedire l’amore di una coppia ci da la certezza che Dio non si è ancora stancato di noi. Per chi non è credente una nuova vita è sempre un dono, e può essere cossiderata la realizzazione di una vita, il tramandarsi e il perpetuarsi di una famiglia. Avere un figlio è ancora una grande avventura, un figlio è un individuo che non è detto ci somigli o segua le nostre orme.

Noi come genitori gli dobbiamo affetto, un’educazione, il sostentamento fino alla maggiore età (per legge), poi imparerà a camminare con le sue gambe, a fare le sue esperienze. Già nella Bibbia l’esperienza della maternità e della paternità era una cosa sacra riflesso di Dio (un padre che ci ama come una madre diceva Giovanni Paolo I). Leggere questi due libri, anche in coppia, discuterne con il partner può essere di aiuto se si decide di voler formare una famiglia o se si scopre che una nuova vita si sta affacciando nel nostro mondo. Un figlio non è un rivale, non è un qualcosa da plasmare a nostra immagine e somiglianza. E’ un essere da educare, con amore e tanta pazienza. Innamoriamoci ancora dell’idea di diventare genitori, nonostante tutte le difficoltà e gli ostacoli, sembrano dire questi due libri. Leggeteli, penso vi farà bene confrontarvi con la genitorialità, senza eccessivo timore per il futuro.

Emma Ciccarelli e Pier Marco Trulli sono sposati da quasi trent’anni e hanno quattro figli. Entrambi laureati in Scienze Politiche, condividono una passione educativa e civile che li ha portati a occuparsi dei giovani e delle famiglie, con vari impegni nella propria comunità, nell’associazionismo e nel sociale.

Emma, cresciuta negli oratori salesiani, è Salesiana Cooperatrice. Consulente Familiare, è Vice Presidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari e membro dell’Osservatorio Nazionale sulla Famiglia. Da Presidente del Forum Lazio ha realizzato su Roma, con il supporto del marito, una serie di manifestazioni per la famiglia (“E…state in famiglia” e “Settimana della Famiglia”).

Pier Marco è manager in un primario gruppo bancario italiano. Cresciuto nello scautismo, ha fatto servizio come Capo Scout a livello locale e nazionale, coordinando la rivista per Capi della propria Associazione e rappresentandola presso la Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali. Insieme alla moglie sostiene le attività dell’associazione Cerchi d’Onda.

Source: libri inviati dall’editore, che ringraziamo.

:: Final witness di Wang Hongja (Il Giallo Mondadori Big, 2023) a cura di Giulietta Iannone

24 ottobre 2023

Storia romanzata di Song Ci, personaggio storico realmente esistito nella Cina del 1200, alto funzionario pubblico precursore della Medicina Legale. Già lessi un libro su questo personaggio storico molto bello, di un autore spagnolo Antonio Garrido, Il lettore di cadaveri, del 2012, questo è narrato da un autore cinese, molto conosciuto in patria, che racconta la storia del suo popolo con piglio documentaristico e grande dovizia di particolari. E’ molto interessante per chi ama la storia antica cinese e credo avrà molto successo soprattutto tra chi ama i romanzi storici avventurosi qui con taglio poliziesco e di indagine. E’ scritto molto bene, da un valente e stimato studioso e ben tradotto dalla coppia di traduttori formata da Davide De Boni e Giulia Maria Campana. E soprattutto aiuta ad avvicinare alla storia cinese i lettori italiani. Avventura, intrighi, giustizia tradita, usanze antiche gli ingredienti ci sono tutti per appassionare e sarà interessante aspettarlo in libreria tra qualche mese. Mondadori ci punta molto su questo incontro di culture e spero verrà ben accolto dai lettori di lingua italiana. Buona lettura.

Wang Hongjia, nato in Cina nel 1953, è un autore e uno studioso della cultura di fama internazionale. A partire dal 1979 ha riportato con successo all’attenzione del pubblico la figura storica ormai dimenticata dell’investigatore Song Ci, oggetto di pubblicazioni, conferenze e produzioni televisive. Con i suoi libri ha vinto numerosi premi, tra cui il Chinese Book Prize. Il romanzo Final Witness, che racconta le imprese di Song Ci, è uscito nel 2019.

Source: libro inviato dal’ editore, che ringraziamo.

:: Per tutte, per ciascuna, per tutti, per ciascuno di Filippo Kalomenidis Canti contro la guerra dell’Italia agli ultimi (Collettivo Eutopia Edizioni DEA 2022) a cura di Giulietta Iannone

30 agosto 2023

Dal 1969 al 2021, 52 anni di donne e uomini contro la guerra, condannati a terminare questa vita e condannati alla morte oltre la morte: essere dimenticati. La memoria è intrisa di dolore ma è quel collante che fa bene al cuore e ci insegna a non ripetere i nostri errori e a costruire un futuro migliore. Perchè tutto tende al bene, alla perfezione, alla crescita, al progresso. E questo flusso positivo teso versio il domani si tramanda e si testimonia con la forza della speranza. Speriamo tutti, tutti assieme in un futuro migliore per noi e i nostri figli e nella speranza già l’avremo. Le storie di queste donne e di questi uomini sono entrate nella nostra carne, sono diventate amore. Non facciamo l’amore con le macchine ma torniamo a fare l’amore con le persone, vive, in carne, tendini e sangue. L’amore è l’energia primigenia di cui si nutre lo spirito e la pace e il bene superiore da perseguire a prezzo dei nostri sacrifici di tempo, fatica, sudore. Restiamo umani sembra dirci Filippo Kalomenidis, in questo florilegio di tesimonianze di donne e uomini che non hanno perso la loro umanità, facendosi intrappolare nel vortice della competitività e dell’egoismo. Siamo una comunità globale, in cui nazionalità, colore della pelle, degli occhi, non hanno più valore di barriera e di separazione ma tutti tendiamo al bene comune, alla pace, alla felicità condivisa e personale. Leggete questo libro, fa bene al cuore.

:: Teologia fondamentale tra Rivelazione e tradizione di Gianluigi Pasquale (Armando Editore 2023) a cura di Giulietta Iannone

4 agosto 2023

Il testo di p. Gianluigi Pasquale racchiude le basi della teologia fondamentale, testo di riferimento dei corsi di teologia fondamentale tra rivelazione e tradizione. Consigliabile non solo agli studenti e ai docenti ma a chiunque si avvicina anche da autodidatta allo studio della teologia. Il linguaggio è semplice e immediato comprensibile da chiunque. Ha raggiunto nell’esposizione di questioni teologiche anche complesse un livello di tale trasparenza e immediatezza da lasciare nel lettore la sensazione di scoprire i tesori della rivelazione cristiana nel momento stesso della lettura.

Affinche poi l’intelligenza della Rivelazione diventi sempre più profonda, lo stesso Spirito Santo perfeziona la fede per mezzo dei suoi doni.

Gianluigi Pasquale (1967), è Dottore di Ricerca in Sacra Teologia (SThD, PUG) e Dottore di Ricerca in Filosofia (PhD, Università di Venezia). È stato Assistente Scientifico presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana (1999-2001), Preside (2001-2010) dello Studio Teologico affiliato «Laurentianum» di Venezia, dove è Docente stabile nella sede centrale di Venezia e in quella parallela di Milano. Dal 2001 è, inoltre, Professore Incaricato presso l’ISSR «San Lorenzo Giustiniani» dello «Studium Generale Marcianum» di Venezia e, dal 2007, Professore Incaricato di Cattedra nella Facoltà di Sacra Teologia della Pontificia Università Lateranense.

Source: libro inviato dall’autore, che ringraziamo.

:: Giorgio Nissim: Una vita al servizio del bene di Alfredo De Girolamo (Giuntina 2016) a cura di Giulietta Iannone

24 luglio 2023

L’arresto dei dirigenti della Delasen, l’angoscia provata in quelle stanze, ancora oggi si prova un moto di disagio a pensare a tutte le decisioni prese sugli ebrei italiani. Ma Giorgio Nissim sorrideva andando a Firenze rendendosi conto che sposare Myriam era la cosa migliore che avesse potuto fare nella sua vita ed era anche stato l’unico modo per salvarle la vita. Giorgio Nissim: Una vita al servizio del bene, di Alfredo De Girolamo edito da Giuntina, narra la vita di un ebreo italiano da sempre impegnato nel tutelare e difendere la sua gente anche durante il difficile periodo delle “Leggi raziali” che portarono alla deportazione in campi di lavoro e concentramento buona parte della classe media borghese ebraica italiana, che attràversò l’Italia tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Una vita dedicata agli ultimi, ai soli, agli abbandonati, a chi ha provato sulla sua pelle che appartenere a una razza, a una religione, a una cultura può diventare un discrimine, si può essere colpiti aldilà dei propri meriti o demeriti personali. Liste, elenchi, classificazioni diventano i criteri con cui incidere come con un bisturi nella società, con il piglio del ragioniere, e la totale assenza di empatia e sensibilità che caratterizza i burocrati al potere. Monito perchè non accada di nuovo, per tutelare soprattutto le nuove generazioni, salvaguardare nella loro interezza la loro anima e coscienza.

Alfredo De Girolamo (1968), manager pubblico, svolge attività pubblicistica su quotidiani e riviste. Attento commentatore del contesto mediorientale, citiamo tra i suoi libri: Gerusalemme, ultimo viaggio (ETS 2009), Kibbutz 3000 (ETS 2011), Acqua in mente (ETS 2012), Israele (ETS 2013), Servizi pubblici locali (Donzelli 2013), Gino Bartali e i Giusti toscani (ETS 2014).

Source: libro inviato dall’editore.

:: Negli occhi di Marianne di Frédéric Dard (Rizzoli, 2023) a cura di Giulietta Iannone

1 giugno 2023

Daniel Mermet, pittore parigino in vacanza in Spagna, una notte investe con l’auto una donna. Spaventato, non sapendo cosa fare, la porta nell’albergo dove risiede e scopre nell’ordine che è bellissima, bionda, parla francese e non ricorda più nulla del suo passato. Il giorno seguente affascinato dalla sua bellezza e dal suo mistero decide di portarla sulla spiaggia e farle un ritratto. Ma una luce sinistra nel suo sguardo lo turba. Cosa nasconde Marianne, questo si scoprirà dopo è il nome della donna, cosa nasconde il suo sguardo? Negli occhi di Marianne, tradotto da Elena Cappellini, si va ad aggiungere ai piccoli capolavori noir di Frederic Dard che Nero Rizzoli ospita nella collana dove già sono presenti Gli scellerati, Il montacarichi, I bastardi vanno all’inferno e Prato all’inglese. Letto in treno, nel breve viaggio tra Torino e Milano, Negli occhi di Marianne racchiude un mistero, un mistero terribile, che il protagonista svelerà a poco a poco lasciandosi coinvolgere in un amore pericoloso e oscuro come tutti gli amori. Conosciamo davvero chi crediamo di amare? Questa domanda ci accompagnerà per tutto lo svolgersi degli eventi fino al tragico finale. Fulminante, ipnotico, essenziale, come tutti i noir di Dard ci porta in terre sconosciute che forse non vorremo esplorare. Il mistero dell’animo umano è ciò che affascina e respinge e in un susseguirsi di eventi e colpi di scena il lettore attraversa una vasta gamma di sensazioni dalla curiosità, alla sopresa, all’orrore, perchè è in realtà una piccola storia di orrore come se ne vivono in provincia, a voi la scelta se leggerlo o meno, ma se amate Dard direi che è il caso che non ve lo lasciate sfuggire. Alla prossima.

Frederic Dard (1921-2000) ha iniziato a pubblicare romanzi negli anni Quaranta. Il grande successo sarebbe arrivato però più tardi, con lo pseudonimo San-Antonio. È in atto una riscoperta internazionale della sua opera, vastissima, inaugurata in Italia da Rizzoli con Gli scellerati (2018), Il montacarichi (20219), I bastardi vanno all’inferno (2021) e Prato all’inglese (2022).

Elena Cappellini, dopo la laurea in Lettere moderne presso l’Università di Bologna, ha studiato a Siena, dove ha conseguito il dottorato in Letteratura comparata e Traduzione del testo letterario. Ha partecipato a convegni e pubblicato saggi su Michel Tournier, sul fantastico, sull’immaginario radiofonico, fotografico e radiologico. Dal 2002, a Cremona, è stata curatrice del festival Pensare la differenza, percorsi, incontri e spettacoli sulla cultura di genere.

Source: libro inviato al recensore dall’ editore. Ringraziamo Giulia e Chiara dell’ Ufficio stampa Rizzoli.

:: Un’intervista con Gaetano Colonna, autore di Ucraina tra Russia e Occidente – Un’identità contesa a cura di Giulietta Iannone

21 marzo 2023

Buongiorno professor Colonna e grazie di averci concesso questa intervista. Inanzitutto ci parli di lei, si presenti ai nostri lettori.

Dopo laurea e dottorato di ricerca in storia, opero come insegnante di italiano e storia nella scuola pubblica e nella formazione professionale del terzo settore. Da molto tempo mi occupo quindi di storia, partendo dalla storia antica – per occuparmi sempre più di tematiche contemporanee, pubblicando, oltre al testo sull’Ucraina, qualche altro lavoro: Medio Oriente senza pace, relativo appunto alla storia del Medio Oriente e La Resurrezione della Patria, un excursus piuttosto anticonformista sulla storia italiana.

Dopo la lettura del suo interessante libro Ucraina tra Russia e Occidente – Un’identità contesa (seconda edizione) che mi riprometto di analizzare a breve su queste pagine, vorrei farle alcune domande partendo se vogliamo dalle sue conclusioni: dunque secondo le sue impressioni parte tutto dallo “spirito di Versailles” quel germe che ha minato le basi del nascente spirito comunitario che avrebbe dovuto affratellare i popoli europei e occidentali in un’ottica di pacifica convivenza. Può esplicitarci meglio questo concetto?

Con l’espressione “spirito di Versailles” intendo semplicemente la singolare combinazione ideologica che le potenze anglosassoni vincitrici alla fine della Prima Guerra Mondiale hanno saputo imporre all’Europa: da una parte, l’attribuzione della “colpa della guerra”, e da allora di tutte le guerre, ad un solo attore (la Germania, in quel caso); dall’altra, l’utilizzo della nazionalità come principio in base al quale frammentare i grandi imperi ottocenteschi, creando ovunque mosaici di nazioni i cui confini sono stati astrattamente definiti in maniera da includere e/o escludere minoranze etnico-religiose: in tal modo creano strutture politiche fragili e facilmente controllabili, innescando così anche una serie di conflitti dei quali quello russo-ucraino non è che l’ultima derivazione.

Dai suoi studi e dalle sue ricerche le forze “nazionaliste ucraine” possono avere connotazioni neo naziste o ascrivibili a questa area di pensiero? O fa tutto parte “solo” della propaganda russa?

Che ampi settori del popolo ucraino, soprattutto delle aree occidentali del Paese, abbiano simpatizzato per le truppe tedesche quando esse invasero l’Unione Sovietica nel 1941, non è un mistero per nessuno. L’Ucraina era del resto la nazione dell’Urss che aveva maggiormente subìto prima la guerra civile, seguita alla rivoluzione bolscevica (1918-1920), fra “rossi” sovietici e “bianchi” anticomunisti; poi le deportazioni ed i massacri dei kulaki; nonché la spaventosa carestia tra anni Venti e Trenta. Entrambi questi due ultimi fatti dovuti alla determinazione di Stalin di piegare le repubbliche dell’Urss alla sua visione totalitaria ed alla sua politica di potenza. È altrettanto vero che poi gli Stati Uniti si sono serviti degli anticomunisti ucraini rifugiatisi in Occidente alla fine della Seconda Guerra mondiale per far loro condurre proprio in Ucraina operazioni di guerra coperta contro l’Urss nei primi anni della Guerra Fredda. Nonché, più di recente, per rivolgersi agli stessi ambienti per promuovere in Ucraina l’ostilità anti-russa, dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Putin ovviamente, usando i temi della propaganda russa della Seconda Guerra Mondiale, ha buon gioco a chiamare “neo-nazisti” i nazionalisti anti-russi ucraini, esattamente come in Italia si è parlato e si continua a parlare di “neo-fascisti”, pur sapendo tutti benissimo che il fascismo italiano è morto nell’aprile del ’45.

Interessanti le osservazioni e le preoccupazioni del contrammiraglio tedesco Kay-Achim Schonbach, che per quanto vale personalmente condivido (p.134). A prescindere da un discorso di influenze e di convenienze economiche non sarebbe stato più utile a livello internazionale un’alleanza strategica e politica tra Europa e Russia, paesi di forte matrice cristiana, che praticamente costringere la Russia a trovare un’altra sponda nella Cina comunista? Fare tre poli, tre aree di influenza, da un lato Stati Uniti, al centro Europa e Russia e dall’altro India e Cina, non sarebbe stato un riequilibramento geostrategico più utile agli interessi della pace internazionale? Cosa l’ha impedito? La solita hybris statunitense? O c’è di più?


Un di più c’è, a mio avviso. Se si vuole parlare seriamente di identità europea, dovremmo avere l’onestà intellettuale di riconoscere che, se esiste una simile identità, essa può risultare solo dall’integrazione fra popoli neo-latini, germanici e slavi, nel corso della tormentata storia del nostro continente: integrazione già da tempo avvenuta sul piano culturale, basti guardare alla letteratura, all’arte, alla musica europea.
Se, dopo la Seconda Guerra Mondiale, invece di una divisione in blocchi, si fosse potuto agire in questa direzione, avremmo avuto delle linee guida, ripeto assai più culturali che politico-militari, per la costruzione di un’Europa effettivamente. Essa avrebbe potuto favorire un equilibrio globale, a beneficio della pace, evitando instabilità economico-sociali e conflitti, in aree come America Latina, Africa, per non parlare del Medio Oriente, che sono state e sono invece da decenni terreni di sfruttamento e di scontro fra le superpotenze.
Per questo ritengo che la guerra in Ucraina sia senza dubbio un’immensa tragedia per il futuro dei popoli slavi, ma un’ancor più una grande sventura per il futuro dell’Europa: cosa di cui l’Unione Europea della sig.ra Merkel non sembra nemmeno rendersi conto.


In un’intervista afferma “Vi sono uomini e donne ucraini nati in Usa che sono stati direttamente “trasferiti” dagli uffici governativi americani a quelli ucraini ” secondo lei questa stretta connessione tra USA e Ucraina è stata richiesta o imposta, da ragioni di convenienza, affinità ideologica e politica o altro?


Come ho già accennato prima, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, gli Ucraini anticomunisti che si erano rifugiati in Occidente seguendo la ritirata delle armate tedesche, sono stati spesso reclutati per operazioni speciali, a dire il vero in gran parte fallimentari, per quello che ne possiamo sapere, contro l’Urss: ad esempio l’operazione Red Sox condotta dalla CIA in Ucraina.
L’anticomunismo, ovunque nel mondo (e l’Italia ne sa qualcosa), è stato del resto sempre intensivamente utilizzato dagli Usa semplicemente come utile strumento di guerra non convenzionale mediante il quale condizionare nazioni e classi dirigenti in funzione antisovietica: contro l’Unione Sovietica, ieri, contro la Russia, oggi.


Vede similitudini tra la questione ucraina, e quello che è successo nell’ex Jugoslavia?


La Jugoslavia è un esempio dei terrificanti puzzle di nazionalità che lo “spirito di Versailles” ha disseminato in giro per il mondo: vere e proprie bombe ad orologeria etnico-religioso-sociali. La differenza è che sottrarre alla Serbia il Kosovo non è come schierare la Nato in Ucraina, il nocciolo della preoccupazione della Russia di Putin, una preoccupazione che lo stesso Kissinger ha considerato ampiamente giustificata, soprattutto date le assicurazioni fornite alla Russia, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, che la Nato non si sarebbe mai spinta tanto avanti.
Il mio timore però è che ci siano delle affinità anche con la dimenticata decennale guerra Irak-Iran, un terribile conflitto, durante il quale gli Stati Uniti e l’Occidente favorirono Saddam Hussein per tenere a bada l’Iran divenuto anti-americano, esattamente come ora si vuole fare armando l’Ucraina contro la Russia: forse anche Zelensky, quando rifiuta di aprire trattative di pace con Putin, contando sulla potenza americana, dovrebbe ricordarsi della fine fatta poi fare a Saddam dai suoi ex-sostenitori statunitensi.


La salvezza, l’unità e l’indipendenza ucraina non sarebbero state garantite da un governo federale del paese (con magari regioni a statuto speciale nelle aree russofone e a prevalenza di russi etnici) e da una sua finlandizzazione e neutralità? Cosa l’ha impedito? Secondo lei all’Ucraina questa promessa è stata fatta dagli Usa o dalla Nato per motivarli in questi tragici frangenti?


Il tema è a mio avviso molto ampio e complesso. Contro la “logica di Versailles”, e la potenza finanziaria e militare che l’ha alimentata fino ai giorni nostri, la risposta non è agevole, perché presupporrebbe una capacità di ideazione di nuove forme politiche.
Personalmente, ho trovato di grande attualità il disegno di riorganizzazione politica economica e culturale che Rudolf Steiner fece alle massime autorità dirigenti di Austria e Germania nel 1917, restando del tutto inascoltato. Essa richiede però una diversa concezione dello Stato e del suo rapporto con l’economia e la cultura. Un simile salto di qualità ideale però non è stato putroppo compiuto da nessuno dei politici del XXI secolo.
L’Ucraina avrebbe potuto rappresentare un ponte fra Russia ed Europa: in effetti, una strategia del ponte fu effettivamente tentata, fino alla cosiddetta rivoluzione di piazza Majdan, almeno da alcuni dei dirigenti ucraini. Ma è proprio ciò che gli Stati Uniti d’America non avrebbero mai potuto permettere. Ed infatti non lo hanno permesso perché, come ebbe a dire nel lontano dicembre 1949 il segretario di Stato Usa, Dean Acheson: «Nell’attuale contesto delle tensioni fra Est e Ovest la neutralità è un’illusione». A distanza di oltre settant’anni la sostanza della visione della classe dirigente statunitense resta la stessa: a maggior ragione ora che la Nato controlla l’Europa fino ai confini della Russia.


Che prospettive ci sono per una pace possibile, tanto auspicata dall’anziano Papa Francesco, e per il riallineamneto di assi strategici ora particolarmente sbilanciati verso Oriente? Si ricucirà mai la frattura tra Russia ed Europa, anche in prospettiva di un dopo Putin? Grazie.


La pace è auspicabile se davvero ci consideriamo Europei. Difficile favorire la pace, però, se ci facciamo influenzare ogni giorno dalla propaganda nordamericana, di cui si fanno strumenti tutti i principali media italiani ed europei, non riconoscendo ad esempio la minaccia che una Nato spinta fino ai suoi confini rappresenta concretamente per la Russia: e dunque la responsabilità in questa guerra di chi ha voluto questa espansione.
Difficile intravedere prospettive di pace quando, come già prima dei due grandi conflitti mondiali, si ripete per anni che i buoni stanno da una parte ed i cattivi dall’altra. L’Occidente atlantico continua a voler far credere al mondo che esso combatte per il pacifico ordine mondiale del futuro.
Nonostante la sua politica interventista, il suo considerarsi il gendarme dell’ordine mondiale, abbia solo portato guerra, terrorismo e disgregazione ovunque sia stata applicata: dall’Iraq alla Siria all’Afghanistan.
Fino a quando nuove classi dirigenti in Europa non avranno il coraggio di riconoscere il fallimentare bilancio del lungo secondo dopoguerra, così come è stato gestito dall’Occidente atlantico, difficilmente si potrà ricucire la frattura fra Russia ed Europa. Con conseguenze assai pericolose per la pace nel mondo, qualora si dovesse anche profilare uno scontro epocale fra Cina e Occidente, dal quale l’Europa, con quello che ancora resta della sua civiltà, non potrebbe che essere definitivamente travolta.

21 marzo 2023