:: 1991-2022. Ucraina. Il mondo al bivio. Origini, responsabilità, prospettive Giacomo Gabellini, (Arianna Editrice, 2022) Recensione di Giulietta Iannone

27 ottobre 2023 by

Sebbene di stretta attualità, e ogni storico sa la difficoltà di analizzare fenomeni storici e geopolitici ancora in corso, è possibile comprendere le origini, gli sviluppi e le cosiddette “responsabilità”, per non parlare delle future prospettive, della “Questione Ucraina”? Ci prova Giacomo Gabellini, saggista e ricercatore indipendente, nel suo saggio 1991-2022. Ucraina. Il mondo al bivio edito da Arianna Editrice. Volume che è l’ampliamento, anzi la revisione e riscrittura di un testo precedente, Ucraina: Una guerra per procura che se vogliamo analizzava i fatti prima dell’ “operazione speciale” russa del febbraio 2022. Dopo il 24 febbraio 2022 tutto è cambiato, ma non le premesse di questa crisi, di cui questa data ha definito più che un inizio, un’evoluzione in uno scontro armato ancora più violento e “caldo” dalle ripercussioni e conseguenze imprevedibili. Ma per capire come si è potuto arrivare a questo punto, con tutti i rischi, economici, politici, strategici e geopolitici di un opposizione sempre più diretta Occidente – Russia, è bene partire dal breve excursus storico che Gabellini pone nell’introduzione del volume, che trova i suoi punti nodali sicuramente in alcuni fatti storici insindacabili: il febbraio del 1919, quando durante la conferenza di Versailles si richiese il riconoscimento formale della Repubblica Ucraina; il 1922 quando l’Ucraina entrò ufficialmente a far parte dell’URSS come Repubblica socialista sovietica ucraina; l’Holodmor di cui l’Ucraina era rimasta vittima, assieme al Kazakistan, durante i piani di collettivizzazione agraria forzata programmati da Mosca tra il 1932 e il 1933, che causarono milioni di morti per fame, episodio non marginale per comprendere il riacuirsi dei nazionalismi e l’allergia sempre più marcata verso il “controllo” di Mosca, e in tempi più recenti, l’indipendenza dal 1991 e la rivoluzione di Majdan Nezalznosti, che ha dato l’avvio nel 2014 al conflitto interno, proseguito dal 2022 a tutt’oggi, con la conseguente politica delle annessioni dopo referendum non convalidati dal consesso internazionale. Questi fatti più che punti fermi di un’indagine storiografica servono all’autore per delineare le premesse di un fenomeno geopolitico che, come cita il titolo stesso del volume, pone il mondo a un bivio e sposta, forse irreversibilmente, il baricentro dei futuri equilibri e assetti geostrategici. I pilastri del Nuovo Ordine Mondiale come attestati, forse troppo trionfalisticamente, dal presidente statunitense George H.W. Bush dopo la fine dell’Unione Sovietica, mai come in questi ultimi accadimenti hanno vacillato ponendo definitivamente fine a un assetto unipolare in favore di un assetto multipolare che vede inserirsi nel “grande gioco” mondiale potenze emergenti sempre più agguerrite e consapevoli delle proprie ricchezze e potenzialità tra cui la Cina, più consolidata, e l’India, ancora in nuce. La crisi ucraina, con la sua chiamata a schierarsi, ha posto sicuramente una frattura e uno spartiacque nella storia contemporanea, sempre augurandoci che non degeneri in una guerra atomica che come tutti sanno non prevederebbe nessun vincitore e la fine definitiva della storia, non sicuramente nel senso ottimistico che gli attribuiva Fukuyama. La NATO invece di sciogliersi, dopo la caduta del Muro di Berlino, avendo perso il suo ruolo di contraltare del Patto di Varsavia, mai ebbe un ruolo così attivo dalle guerre balcaniche a oggi, e a questo attivismo è imputato il senso di accerchiamento e il gioco in difesa della Russia che vedendo in pericolo i suoi spazi vitali ha senz’altro reagito, forse in modo scomposto, facendo più parlare le armi che la diplomazia, sebbene canali di colloquio sono continuati forse sottotraccia. Certo l’irrigidimento in posizioni di principio, potrebbero aumentare le difficoltà oggettive nel trovare un compromesso accettabile per entrambi gli schieramenti e soprattutto la sospensione di uno scontro armato (lo scontro strutturale ormai, date le premesse, sembra insanabile) mai così pericoloso e destabilizzante per le vite non solo dei partecipanti diretti al conflitto ma di tutti i popoli, che essendo a rischio gli approvvigionamenti energetici, rischiano anche loro in prima persona. Lo spostamento a est della NATO, avversato sia dal segretario alla difesa William Perry, sia da uno specialista del calibro di George F. Kennan, con le sue analisi dolorosamente profetiche (p.75), sembra dunque uno dei punti nodali che hanno portato all’esacerbarsi di conflittualità mai sopite dalla caduta dell’URSS in avanti, ricollegandosi anche alla visione, teorizzata da Zbigniew Brzezinski, dell’Alleanza Atlantica come veicolo dell’egemonia statunitense sul continente europeo, con l’obiettivo, poi forse mai ammesso apertamente, di balcanizzazione della Russia nel tentativo di minare le basi di una potenza, forse ancora percepita come regionale, ma sicuramente valutata come ostile. L’Ucraina resta il focus del libro e le analisi dell’autore vertono a evidenziare tutti i passi succedutisi per giungere al cosiddetto “tintinnio di sciabole”. L’autore si sofferma anche su analisi culturali, economiche e sociologiche tese a sottolinea da un lato l’importanza per la Russia di mantenere rapporti culturali stabili con le comunità russe fuori confine nell’ottica di un proprio soft power vitale per la coesione sociale. Un altro principio cardine anch’esso poco noto è legato al criterio della “disomogeneizzazione etnica” principio che ha creato enormi problemi nel periodo post-bipolare segnato dalla disintegrazione dell’URSS, tra cui la derussificazione forzata, fenomeno già evidenziato da pensatori e intellettuali imparziale e autorevoli come Solzenicyn.

In fine, non tralasciando il fenomeno delle sanzioni e gli ingenti danni strutturali alle economie non solo del paese colpito dalle suddette, ma anche da chi fattivamente le ha applicate, l’autore giunge alla conclusione che la Federazione russa, ovvero Putin e i suoi collaboratori, erano perfettamente consci delle conseguenze che avrebbe innescato l’aggressione dell’Ucraina, e l’alto prezzo da pagare, perlomeno nel breve periodo, ma si evince che nell’ottica di Mosca la posta in gioco fosse ben maggiore e trascendesse ampiamente la semplice “questione ucraina”. Anzi l’obbiettivo principale fosse il riorientamento e il riposizionamento strategico in un’ottica ascrivibile più al lungo periodo. Infatti il deteriorarsi delle relazioni con un Occidente in vistosa decadenza, come conseguenza principale portò la Russia a rinunciare alla sua vocazione europea, (anche Putin coma Gorbachev ci hanno sinceramente provato), vedendo come unica alternativa il protendersi sempre più verso Oriente, allacciando assetti strategici sempre più saldi con la Repubblica Popolare Cinese, e di conseguenza sbilanciando definitivamente i rapporti di forza nettamente a scapito degli USA. Kissinger inascoltata Cassandra. Triste il destino dell’Europa, stritolata tra questi scontri di assestamento tra titani. Queste almeno sono le conclusioni a cui perviene l’autore in questo saggio denso di informazioni, nozioni e correlazioni, forse solo troppo orientato a comprendere le ragioni della Russia, senza analizzare le ragioni dell’Ucraina, vista quasi solo come pedina utilizzata forse anche surrettiziamente nei giochi di potere dello scacchiere internazionale.

:: Diventerò madre di Emma Ciccarelli e Diventerò padre di Pier Marco Trulli, tracce di riflessione per un’esperienza che cambia il mondo (San Paolo Edizioni, 2023) a cura di Giulietta Iannone

27 ottobre 2023 by

Oggi presento due agili volumetti delle Edizioni San Paolo che potranno essere di aiuto a chi si appresta a diventare genitore. Diciamolo subito diventare genitore in Italia sta diventando un’impresa complicata, serve soprattutto una solidità economica che le giovani generazioni non hanno. Ma è un’ impresa che ancora merita attenzione e leggere le esperienze di una coppia che ha vissuto in prima esperienza questa esperienza può essere di aiuto. Diaciamolo la gioia della maternità ( e della paternità) è una delle più intense che ci possano essere, ma non bisogna dimenticare le difficoltà che si incontrano sul cammino anche se non è saggio farci abbattare. Per chi è credente un figlio è un dono di Dio, una nuova vita che oltre a benedire l’amore di una coppia ci da la certezza che Dio non si è ancora stancato di noi. Per chi non è credente una nuova vita è sempre un dono, e può essere cossiderata la realizzazione di una vita, il tramandarsi e il perpetuarsi di una famiglia. Avere un figlio è ancora una grande avventura, un figlio è un individuo che non è detto ci somigli o segua le nostre orme.

Noi come genitori gli dobbiamo affetto, un’educazione, il sostentamento fino alla maggiore età (per legge), poi imparerà a camminare con le sue gambe, a fare le sue esperienze. Già nella Bibbia l’esperienza della maternità e della paternità era una cosa sacra riflesso di Dio (un padre che ci ama come una madre diceva Giovanni Paolo I). Leggere questi due libri, anche in coppia, discuterne con il partner può essere di aiuto se si decide di voler formare una famiglia o se si scopre che una nuova vita si sta affacciando nel nostro mondo. Un figlio non è un rivale, non è un qualcosa da plasmare a nostra immagine e somiglianza. E’ un essere da educare, con amore e tanta pazienza. Innamoriamoci ancora dell’idea di diventare genitori, nonostante tutte le difficoltà e gli ostacoli, sembrano dire questi due libri. Leggeteli, penso vi farà bene confrontarvi con la genitorialità, senza eccessivo timore per il futuro.

Emma Ciccarelli e Pier Marco Trulli sono sposati da quasi trent’anni e hanno quattro figli. Entrambi laureati in Scienze Politiche, condividono una passione educativa e civile che li ha portati a occuparsi dei giovani e delle famiglie, con vari impegni nella propria comunità, nell’associazionismo e nel sociale.

Emma, cresciuta negli oratori salesiani, è Salesiana Cooperatrice. Consulente Familiare, è Vice Presidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari e membro dell’Osservatorio Nazionale sulla Famiglia. Da Presidente del Forum Lazio ha realizzato su Roma, con il supporto del marito, una serie di manifestazioni per la famiglia (“E…state in famiglia” e “Settimana della Famiglia”).

Pier Marco è manager in un primario gruppo bancario italiano. Cresciuto nello scautismo, ha fatto servizio come Capo Scout a livello locale e nazionale, coordinando la rivista per Capi della propria Associazione e rappresentandola presso la Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali. Insieme alla moglie sostiene le attività dell’associazione Cerchi d’Onda.

Source: libri inviati dall’editore, che ringraziamo.

Un romanzo e una collana su Lady Oscar a cura di Elena Romanello

26 ottobre 2023 by

A volte, per reinventarsi, non è male ripartire da passioni che ti accompagnano da una vita, che magari nel corso degli anni si sono un po’ sopite o meglio sono state affiancate da altre, ma che puoi riprendere in mano con tutto il fervore di quando eri giovanissimo, ma con in più l’esperienza acquisita con gli anni.
È quello che è successo alla sottoscritta, da tantissimi anni appassionata di cultura nerd e otaku, fumetti, narrativa di genere, film, serial TV e anime, che, da un po’ di tempo, capendo che è impossibile seguire tutto, ha deciso di focalizzarsi su una delle storie fondanti della sua vita, che da oltre quarant’anni la appassiona e la fa struggere: quella di Lady Oscar, nota anche come Versailles no BaraLa Rosa di Versailles, manga ideato da Riyoko Ikeda nel 1972 e anime del 1979 giunto da noi nel 1982.
Scrivo e creo da decenni contributi e contenuti su Oscar, articoli, pagine web, saggi, racconti, ma diciamo che da due anni a questa parte ho dato a questa mia passione un’organizzazione diversa e prioritaria, partendo dai due anniversari dell’anno scorso, cinquant’anni del manga in Giappone e quaranta dell’anime in Italia, e continuando a fare cose, anche perché le soddisfazioni che mi ha dato questo personaggio senza tempo in termini di visibilità e considerazioni non sono paragonabili a quelle di nessun altro argomento di cui mi sono occupata.
Per cui ecco un sito aggiornato quotidianamente, il saggio La Leggenda di Lady Oscar uscito per Anguana edizioni che va ad aggiornare e ampliare miei lavori precedenti (e altri ne verranno), le fanfiction o racconti in tema, una fanzine, l’organizzazione della mostra Una rosa a Torino, la partecipazione a eventi on line e reali e altro ancora.


Tra le tante cose che ho fatto, sto facendo e farò ce ne sono un paio legate ai miei sogni di ragazzina che si sono realizzati in età adulta.
A marzo del 2022, durante una diretta con gli amici del podcast Comics Gear dedicato appunto ai fumetti, un’ascoltatrice ha detto che sarebbe stato bello scrivere un romanzo tratto da Lady Oscar, su modello di quello uscito nel 1982 per il Gruppo editoriale Fabbri, curato allora dalla brava Marina Migliavacca Marazza, oggi apprezzata autrice di romanzi storici, ma con toni un po’ più adulti, che non vuol dire certo snaturare una vicenda già dai toni non certo infantili.
Ho raccolto la sfida ed ho scritto Il romanzo di Lady Oscar La Rosa di Versailles, uscito per Anguana, in cui ricostruisco l’epopea trascinante e tragica di quella che per me è l’eroina per antonomasia, con in copertina una bellissima foto di Rosi Dotti Lady Kurimi a Versailles rielaborata da me, perché sono anche grafica.


La cosa è piaciuta ed ha incuriosito, ma il mio legame con Oscar e i libri non finisce qui. 
Da tempo, ho notato che escono vari libri in cui si omaggiano i classici, da Jane Austen alle sorelle Bronte, senza contare l’interesse crescente che c’è per manga e anime. Lady Oscar offre tantissimi spunti culturali da approfondire, sia dal punto di vista narrativo che saggistico: a lei si legano tante possibilità, saggi, biografie e romanzi storici sul Settecento e dintorni, approfondimenti sulle sue varie incarnazioni e su tutto quello che è connesso, fumetti, poesie, racconti, romanzi e memoir di appassionati.
Per questo motivo è nata la collana La Corte della Rosa, per Anguana edizioni, dedicata appunto ad Oscar e a tutto quello che può essere legato a lei: si parte con quattro titoli, il romanzo De Jarjayes di Paola Elena Ferri, la mia novellizzazione e i miei due saggi Il mondo di Lady Oscar La leggenda di Lady Oscar, e altre cose verranno, guardando anche a traduzioni possibili da altre lingue e raccolta di materiale. Del resto, per pensare a questo progetto, sono partita da quello che piacerebbe leggere a me legato a questo personaggio senza tempo, tenendo conto che c’è molto interesse e molto da costruire, non è un qualcosa di inflazionato, come ad esempio il fantasy, mia passione dove però ci sono non poche difficoltà.
A volte mi guardo indietro, pensando agli anni passati, come è successo a San Donà Fumetto dove ho tenuto una conferenza con mostri sacri come l’impersonator di Oscar Rosi Dotti e la mitica doppiatrice Cinzia de Carolis, e penso a quanto è bello che questa passione sia diventata la mia attività principale e mi abbia permesso di realizzare tanti bei progetti e il sogno di una vita, scrivere. Poi però abbasso la cresta e mi metto all’opera, c’è proprio tanto da fare e meno male.

:: Incontro di Natasha Sgarbossa

25 ottobre 2023 by

Se ne stava seduto a sorseggiare il suo caffè, dando di tanto in tanto un’occhiata al giornale. Una giovane mamma con un bambino piccolo al collo entrò trafelata, posò il borsone che teneva nell’altro braccio all’ingresso della piscina e chiese alla signorina della reception dove si trovasse lo spogliatoio maschile. La ragazza indicò la seconda porta sulla destra. La donna accompagnò il figlioletto maggiore all’entrata dello spogliatoio e andò a sedersi col piccolo, esausta. Era molto carina a vedersi, ma aveva l’aria visibilmente stanca. Lo si leggeva dall’espressione del volto teso, non sorridente. Se c’era qualcosa per cui si sentiva portato era carpire l’animo umano. Leggere le persone, in particolare le donne in cui si imbatteva nel suo quotidiano di padre single. La giovane mamma si legò la folta chioma in una coda di cavallo e porse dei giochini al bambino che ora scorrazzava da un capo all’altro della sala d’attesa. Il piccolino andò verso il tavolo a cui era seduto l’uomo e lui gli sorrise. Il bimbo lo osservò incuriosito, per poi correre a nascondersi fra le gambe della mamma. Lo spiava da lontano e ogni volta che l’uomo gli sorrideva lui si nascondeva, per poi ricomparire. Il gioco continuò per alcuni secondi, poi il piccolo prese nuovamente la rincorsa e tornò da lui una seconda volta e una terza, facendo la spola dal suo tavolino alla sedia della madre, finché cadde e scoppiò a piangere singhiozzando. La mamma si alzò per sollevarlo da terra quando vide l’uomo andarle incontro. “Spero che non si sia fatto male…” Le disse garbatamente. “ No, stia tranquillo, sono più le cadute in questo periodo che altro…” Gli ripose la donna, abbozzando un sorriso. Fu un attimo e si misero a parlare. Di come suo figlio maggiore non amasse il nuoto, ma gli era stato imposto dalla pediatra per la scoliosi e di come lei si sentisse affaticata per il trasferimento nella nuova città a causa del lavoro del marito. Non era facile stare dietro a loro tutto il giorno in un ambiente ostile, come Milano sapeva essere in certi contesti. Inoltre gli confidò di aver recentemente subito il lutto della madre, un dolore che le pesava nel petto. Nel dirlo, si era portata la mano chiusa all’altezza del cuore e lui l’aveva trovata così attraente in quel momento. La ascoltò attentamente, finché non giunse un ragazzino coi capelli ancora umidi dallo spogliatoio. Era bello: biondo con gli occhi azzurri, alto e snello, ma non assomigliava al padre, bruno con gli occhi scuri. Doveva aver preso i tratti materni, pensò la giovane mamma. Il ragazzino salutò educatamente la signora e disse “Andiamo papà?” Carlo si alzò e porse la mano alla donna. “E’ stato un piacere, Carlo.” “Anche per me” rispose lei ricambiando il gesto “Margherita”. Si salutarono cordialmente dandosi appuntamento per il venerdì successivo.

Era così che funzionava.

Carlo Traversi era un bell’uomo, ma non solo. Aveva il fascino di chi ha vissuto intensamente e sa come comportarsi in ogni situazione. Era stato un dirigente dell’Alitalia e aveva girato il mondo. Dopo l’ultimo incarico in Nigeria aveva chiesto il trasferimento in Italia per avvicinarsi alla madre vedova, gravemente colpita da un ictus e per questo costretta sulla sedia a rotelle. Non l’aveva fatto solo perché figlio unico, lui era profondamente legato alla mamma che lo aveva cresciuto da sola dedicandogli anima e corpo. Suo padre era stato un noto cardiologo, ma se ne era andato prematuramente nel sonno a soli quarantanove anni. Sua madre Amalia era rimasta fedele a quell’uomo che aveva tanto amato, pur avendone subito svariati tradimenti, facendo del figlio la sua unica ragione di vita. Il lascito del marito e l’eredità dei suoi genitori, proprietari terrieri pavesi, le avevano garantito un certo benessere ed era stata sua premura indirizzare il figlio, sin dalla più tenera età, all’amore per la conoscenza. Dal canto suo Carlo si era rivelato essere da subito molto intelligente e brillante a scuola, era stato l’amore di sua madre, ma anche il cocco della maestra e il preferito tra le compagne femmine. Si era presto reso conto di esercitare un certo fascino sul genere femminile e aveva immancabilmente imparato ad approfittarsene. Sapeva muoversi, era disinvolto e sicuro, ma allo stesso tempo affabile ed alla mano. Il sesso, scoperto a quattordici anni con una ragazza di diciassette, era il suo elemento. Lo faceva con vigore e trasporto, ne divenne un esperto. Sempre galante, dotato di un’innata raffinatezza, riusciva a conquistare e coinvolgere. Carlo Traversi aveva capito quali corde toccare per colpire nel segno.

A volte si innamorava, ma la sua natura libertina lo portava a posarsi di fiore in fiore lasciando cuori infranti e lacrime amare. Gli bastava virare le vele verso altri lidi per dimenticarsene in breve tempo. Nelle sere d’estate, quando si trasferivano nella casa di villeggiatura al Lago Maggiore, il suo corpo agile sfrecciava sul vespino che gli aveva regalato zio Umberto. Furono anni di grandi avventure quelli del liceo e dell’università. Subito dopo la laurea era stato assunto come Junior Manager da Alitalia spostandosi in vari continenti: due anni a Londra, nella sede di Green Park, poi Stoccolma e Amburgo e ancora San Paolo, Chicago, Sydney, Nuova Delhi e infine Lagos.

Nei suoi spostamenti aveva conosciuto moltissime donne, di ogni tipo, per carattere ed estrazione sociale, ma le sue preferite restavano quelle sposate, che fossero infelici o semplicemente annoiate. Lo intrigava sapere che quelle mogli cercavano in lui ciò che avevano momentaneamente esaurito o perduto per sempre coi loro mariti. Voleva entrare nel loro mondo e conoscerle, trovare la chiave dei loro segreti.

Era affascinato dalle donne, creature complesse e misteriose, inesorabilmente in bilico fra sogno e realtà, inaccessibili nel loro io più profondo. Cangianti come il variare delle sfumature della luce. Forti come leonesse e dolci come il miele. Sensuali ammaliatrici e anime generose. Fragili e determinate allo stesso tempo. Così sapevano essere le donne. Ma c’era molto di più, c’era quel sottile piacere che consisteva nel “soffiare” la donna a un altro uomo. Aveva a che fare con la sfida. Entrare nei loro letti significava vincere sugli altri maschi. Lui sarebbe entrato in punta di piedi nelle crepe dei loro vasi rotti riscattandole da quel torpore carnale e conducendole verso un altro livello di intimità, fisica ed emotiva. E poi le donne impegnate davano tanto, senza chiedere nulla in cambio. Non erano nelle condizioni di farlo, lasciandolo così libero da relazioni inutili.

Prima fu la volta della moglie di un collega da cui veniva spesso invitato a cena, totalmente ignaro delle mire del giovanotto. Si erano conosciuti a un rinfresco natalizio organizzato dalla compagnia di bandiera e aveva subito attaccato bottone con lei, raccontandole di sentirsi molto solo a Londra. Nathalie, questo il nome della signora, non aveva esitato a invitarlo a cena. La prima volta fu uno scambio di sguardi. Lei si era presentata molto seducente e gli aveva lasciato una forte eccitazione addosso. La tresca andò avanti per mesi, finché non fu attratto dalla fidanzata inglese del direttore generale che non fu una conquista facile, ma questo rendeva la caccia ancor più coinvolgente. Col tempo aveva affinato le sue doti: gli bastava ascoltarle, era questo, a dire il vero, ciò che volevano le donne. E lui lo sapeva fare molto bene, carpendone paure e desideri insoddisfatti. Un’abile conversazione e un’assoluta compostezza ne tradivano le reali intenzioni. Carlo Traversi sapeva stare fermo come i grandi predatori sanno fare, appostati per ore ad osservare la loro preda per poi colpire all’improvviso. Ed eccolo provare quella sensazione di potere e di pathos che costituiva la sua linfa vitale. La sua droga. Il sesso divenne la sua ossessione. Il suo potere e la sua condanna. Doveva venire, aveva un desiderio smodato di venire e voleva far godere. Scorgere all’improvviso i segni del piacere sul viso di una donna e sentirne i gemiti all’apice della passione rappresentava nutrimento per il suo ego, in quel preciso istante lui si sentiva immortale. Si sentiva un Dio. Poi però a volte veniva sopraffatto da un senso di vuoto. Si rendeva conto di questa sua inesorabile smania di consumare, ma non poteva farci nulla. Aveva bisogno di farlo. Era un gioco, un gioco di potere perverso. Forse un bisogno di conferme, un vuoto insaziabile da colmare. Ebbe tante avventure, ma venne il giorno in cui non gli bastò più andare con le donne. Una sera, in un night di San Paolo, complice un bicchiere di troppo, ebbe il suo primo rapporto con un transessuale. Poi fu la volta dello scambismo, del voyerismo, dei club privé. Non conosceva limiti di sorta la sua sete di cose proibite. Ad Amburgo, a cena da un collega italiano e sua moglie iniziarono a provocarsi e la serata finì in un ménage à trois. Il brivido dell’eccitazione lo esaltava, ma subito dopo provava un senso di disagio. Tornava a casa e si metteva sotto la doccia per levarsi di dosso quel sudiciume. Quelle porcherie, come avrebbe detto sua zia Olga, che portava la croce al collo e recitava il rosario tutte le sere. Nel profondo, Carlo Traversi era un uomo buono e intelligente, un uomo che era rimasto fedele a sé stesso. Non si era mai legato a nessuna, ma si era innamorato di una che gli aveva spezzato il cuore. Succede sempre così nella vita. Era la bellissima figlia di un diplomatico italiano in India, si chiamava Arianna e abitava in un palazzo principesco. Era una ragazza affascinante e colta, che lo aveva sedotto col potere degli irriverenti. Forse Arianna lo aveva saputo leggere per ciò che era veramente, aveva compreso la sua natura meglio di chiunque altra: lo accusò di voler piacere a tutti i costi e di essere sfacciatamente infantile ed egocentrico. Lo lasciò una sera d’estate e lui, per la prima volta, pianse per una donna e provò dolore al pensiero che potesse essere di un altro. Infine il trasferimento a Lagos, l’ultimo della sua carriera. Ci era andato quasi di malavoglia in Nigeria, ma si era innamorato dell’Africa nera, rimanendone catturato.

Poi, una notte, la telefonata inaspettata di zio Umberto per avvertirlo dell’ictus che aveva colpito sua madre e da allora il bisogno impellente di trasferirsi in Italia il prima possibile. Nel giro di pochi mesi riuscì ad ottenere un posto nella sede di Milano e così, dopo tanti anni in giro per il mondo, tornava a casa. L’appartamento di famiglia di Corso XXII Marzo fu messo in vendita per acquistare un moderno attico in Via De Amicis.

A Milano la vita era molto più frenetica di quando l’aveva lasciata vent’anni prima. Carlo aveva conservato i contatti con gli amici di gioventù, ma erano tutti accasati con prole, per cui anche qui ricominciò di nuovo. Iniziò a frequentare la casa di un dirigente prossimo alla pensione, sposato con una giovane donna dell’est. Al terzo incontro le aveva già infilato una mano nelle mutandine. E continuarono per mesi e mesi a casa di lui dove Katarina dirottava al posto della palestra, oppure sui sedili posteriori della sua Range Rover, finché un bel giorno lei non rimase incinta e l’idillio svanì. Dapprima ne fu letteralmente sconvolto, poi iniziò ad accusare la donna di volerlo raggirare, non sopportava l’idea che potesse metterlo nei pasticci, non avrebbe mai voluto trovarsi in quella situazione e cominciò a dileguarsi. Lui che era sempre passato da un letto all’altro, senza mai davvero scegliere adesso si trovava a fare i conti con la vita che aveva scelto al posto suo. Passarono due mesi, il tempo limite per ricorrere ad un’interruzione di gravidanza, ma Katarina non rispondeva più al telefono e minacciava di raccontare tutto ad Anselmo. Non gli restò che confidarsi con l’unico vero amico di sempre, zio Umberto, che gli consigliò di prendersi le sue responsabilità e di trovarsi un buon avvocato. Carlo aveva cinquant’anni, più o meno la stessa età in cui suo padre se ne era andato nel sonno.

Alla fine Katarina decise di tenere il bambino e fu costretta a confessare il tradimento al marito che era sterile. Anselmo non lasciò la moglie, ma iniziò una dura battaglia legale per il riconoscimento del piccolo a cui adesso Carlo voleva dare il nome. La sentenza durò anni e fu causa di profonda sofferenza ed angoscia, ma quando Nicholas venne al mondo tutto cambiò. O almeno lui si scoprì essere un buon padre. Gli piaceva tenere suo figlio in braccio e fargli il solletico, portarlo al parco accompagnato dalla tata assoldata da Anselmo e Katarina che non lo lasciava un attimo, ma che gli fu confidente. Gli rivelò l’intenzione dei due di trasferirsi all’estero con il piccolo, così che lui non lo avrebbe più visto tanto spesso.

Ci fu un altro momento di scontri, ma alla fine il giudice sentenziò che Nicholas sarebbe rimasto a Milano in regime di affidamento condiviso sino alla maggiore età, così Carlo avrebbe potuto crescerlo con le stesse cure e attenzioni che mamma Amalia aveva riservato a lui.

Dieci anni dopo eccolo aspettare suo figlio nel bar della piscina cercando di indovinare la triste storia di Margherita.

Quella, aveva tutta l’aria di essere una buona caccia.

:: Final witness di Wang Hongja (Il Giallo Mondadori Big, 2023) a cura di Giulietta Iannone

24 ottobre 2023 by

Storia romanzata di Song Ci, personaggio storico realmente esistito nella Cina del 1200, alto funzionario pubblico precursore della Medicina Legale. Già lessi un libro su questo personaggio storico molto bello, di un autore spagnolo Antonio Garrido, Il lettore di cadaveri, del 2012, questo è narrato da un autore cinese, molto conosciuto in patria, che racconta la storia del suo popolo con piglio documentaristico e grande dovizia di particolari. E’ molto interessante per chi ama la storia antica cinese e credo avrà molto successo soprattutto tra chi ama i romanzi storici avventurosi qui con taglio poliziesco e di indagine. E’ scritto molto bene, da un valente e stimato studioso e ben tradotto dalla coppia di traduttori formata da Davide De Boni e Giulia Maria Campana. E soprattutto aiuta ad avvicinare alla storia cinese i lettori italiani. Avventura, intrighi, giustizia tradita, usanze antiche gli ingredienti ci sono tutti per appassionare e sarà interessante aspettarlo in libreria tra qualche mese. Mondadori ci punta molto su questo incontro di culture e spero verrà ben accolto dai lettori di lingua italiana. Buona lettura.

Wang Hongjia, nato in Cina nel 1953, è un autore e uno studioso della cultura di fama internazionale. A partire dal 1979 ha riportato con successo all’attenzione del pubblico la figura storica ormai dimenticata dell’investigatore Song Ci, oggetto di pubblicazioni, conferenze e produzioni televisive. Con i suoi libri ha vinto numerosi premi, tra cui il Chinese Book Prize. Il romanzo Final Witness, che racconta le imprese di Song Ci, è uscito nel 2019.

Source: libro inviato dal’ editore, che ringraziamo.

:: J-Card di Laura Scaramozzino ([2][5][6] 2023) a cura di Fabio Orrico

18 ottobre 2023 by

Siamo in un futuro prossimo che, secondo le regole non scritte delle migliori distopie, esaspera la realtà presente, ingigantendo ciò che, a conti fatti, è sotto i nostri occhi tutti i giorni. Il centinaio di pagine di cui si compone J-card, ultimo romanzo di Laura Scaramozzino va esattamente in questa direzione. Adele, di estrazione altoborghese, vive in un mondo nel quale i ceti sociali più abbienti hanno il privilegio di possedere la tessera H, documento che consente di accedere a un cibo sano e genuino; la donna appartiene insomma a un’élite che può contare sulla salute del corpo e della mente passando direttamente per il nutrimento. Per tutti gli altri invece, i poveri, indistinto proletariato e sottoproletariato urbano, c’è invece la tessera J e la condanna a nutrirsi esclusivamente di junk food. La vita della nostra protagonista cambia radicalmente quando si trova a far da tutrice a Francesco, un bambino rimasto orfano di quella che era la donna di servizio di Adele: un gesto che, in termini di trama, avrà una ricaduta significativa e dolorosa. Parallelamente Adele gestisce una relazione incestuosa con il fratellastro Carlo, maschio alfa di rara sgradevolezza e si impegna a recidere nel più radicale dei modi il suo legame col marito. Come si può intuire Scaramozzino racconta una storia chiusa in un mondo opprimente, concentrazionario, una realtà dove anche la quiete domestica è esclusa e anzi proprio lo spazio intimo si rivela il più insidioso dei teatri di guerra.

L’autrice aveva già espresso un punto di vista originale sulla fantascienza nel precedente Louise Brooks. Due vite parallele racconto ucronico centrato sull’attrice omonima. Quella di Scaramozzino è una fantascienza minimalista e speculativa che, tradotta in cinema, potrebbe forse somigliare al Godard di Missione Alphaville o al Fassbinder di Il mondo sul filo. Un fantastico, insomma, che non necessita di decor particolarmente caratterizzanti e che anzi trova comodamente posto nelle scenografie più banali. Non così il pensiero che sottende il plot e che anzi attinge i suoi motivi d’interesse alla riflessione contemporanea più urgente. Nella sua scansione severa (un capitolo in prima persona dedicato ad Adele alternato a un capitolo in terza persona con al centro Francesco) J-card ha il coraggio di mettere in scena personaggi con i quali diventa difficile empatizzare ma solo per il timore di riconoscere in loro il proprio egoismo. Le scelte cui via via va incontro Adele sembrano radicalizzare una concezione del mondo particolarmente oscura, in cui anche l’aprirsi a nuovi affetti (l’adozione di Francesco) rivela la volontà (e forse la necessità) di strategie disumanizzanti. In accordo a questo sottofondo morale la scrittura di Scaramozzino non si tira indietro di fronte a una rappresentazione esplicita ma non compiaciuta della violenza che viene resa con rara economia e potenza. Nonostante la sua scarna foliazione (e ciò fa parte del progetto, benemerito, dell’editore 256 che punta proprio alla valorizzazione delle novelle e dei testi brevi) J-card è un libro densissimo, capace di far risuonare in profondità i propri temi che, come già detto, toccano la nostra vita quotidiana e il non sorprendersi di ritrovarli in una storia di fantascienza dà forse la misura della nostra presunzione di specie.

:: Non si uccide il primo che passa di Christian Frascella, (Einaudi 2023) a cura di Patrizia Debicke

18 ottobre 2023 by

Quinto capitolo con Contrera , lo scalognato protagonista di Frascella, l’investigatore privato più insolente e sbrindellato del noir nazionale. Capelli sale e pepe, una lingua che taglia e cuce anche a sproposito, e, a conti fatti un’ innata capacità di farsi male a ogni costo e talvolta ohimè di farlo anche a chi gli vuol bene. Insomma si potrebbe dire di lui: una ne fa e una ne aspetta. Per ingenuità, debolezza, istinto di autolesionismo? Beh forse, ma da questo oceano di sovrana incoscienza spesso fanno capolino anche sconsiderata generosità e voglia di menar le mai che lo costringono a provare a ogni costo ad aggiustare le cose.
Tutto questo rappresenta la fotografia di una persona che è stato poliziotto, ma si è fatto cacciare per corruzione e al quale dopo, solo per le raccomandazioni del vecchio e caro amico carabiniere, il tenente Baseggi, hanno concesso la patente di investigatore privato.
Euro in tasca pochi, praticamente zero. Ricordiamo per amor della precisione, per chi per la prima volta voglia avvicinarsi all’eroe di Frascella che proprio i persistenti problemi economici lo hanno costretto anche a ritagliarsi una specie di ufficetto, ovverosia un tavolino e una sedia di plastica, in una lavanderia a gettoni gestita da Mohamed, un anziano magrebino, contro un trattamento di favore da riservare ai suoi connazionali.
Accanto al tavolino poi c’è anche un piccolo frigo, pieno di birre Corona, a suo uso e consumo (si sa, i musulmani non bevono alcol). Di solito, salvo le rare occasioni in cui per caso o per scalogna ha dovuto diventare una specie di supereroe, tira a campare con quanto mette assieme pedinando mariti infedeli o incastrando piccoli truffatori
Ma a Barriera alzi la mano chi non conosce Contrera. La sua faccia poi ha campeggiato ovunque, qualche mese prima, in TV e poi in un video web diventato addirittura virale, mentre affrontava un assassino, trasformandosi nell’eroe del momento. Già proprio lui Contrera. In gran forma dunque ? Bah! Non direi. Anche se una cosa tutti, volenti o nolenti devono riconoscergli: Contrera sa perfettamente come muoversi nel territorio «multietnico, multiforme, multipericoloso» del quartiere torinese di Barriera di Milano, di cui il più apprezzato investigatore privato?
Ah, scusate per chiarezza, per chi non lo sapesse esiste a Torino un quartiere che si chiama Barriera di Milano. Un variegato avamposto verso il resto del mondo. Quello che un tempo una era solida roccaforte operaia. Questo all’epoca in cui la Fiat, l’Iveco, la Pirelli, la Michelin e la Ceat assumevano coloro che avevano mollato il Sud e i suoi campi per riconvertirsi in costruttori di lamiere e pneumatici. Lo stesso quartiere trasformato oggi in una babele multietnica di magrebini, slavi, e poi africani neri, cinesi, indiani e via dicendo insomma ogni tipo di essere umano. Un quartiere però dove, muovendosi bene come un pesce nello stagno, Contrera, riesce ad arrivare dove polizia e carabinieri neanche possono immaginare . Cosa che li fa sempre arrabbiare.
Ma anche stavolta la gloria e gli allori concessi dalla pubblicità mediatica, è durata poco, perché a luglio con un caldo da morire e che arroventa l’intera città, lui, ripiombato nella sua inerzia vaga stolidamente nel bollore estivo senza altro da fare che giocare a calcio coi ragazzi magrebini, deridere gli anziani in bermuda e tentare di placare la sete con una Corona dietro l’altra. Che poi sono tante, troppe Corona!!
E già perché poi tutto il resto della sua vita niente funziona anzi tutto pare un casino. Intanto la sua esistenza è decisamente cambiata: sua figlia Valentina, sedicenne, disillusa nei suoi confronti prima di andare a vivere ad Alessandria ospite del nonno fascistoide, gli ha raccomandato di far qualcosa per la madre Anna, la sua ex moglie che a dicembre ha perso il loro bambino e sta ancora da cani. E non basta perché suo cognato Ermanno è riuscito finalmente a sbatterlo fuori di casa. Contrera allora si è comprato un vetusto e scalcagnato camper dove si è trasferito e vive parcheggiato, proprio sotto il loro palazzo . Questo per fargli dispetto ma anche per controllare le sue mosse : da tempo sospetta che tradisca Paola, anzi, ne è quasi sicuro. Gli mancano soltanto delle prove inoppugnabili . Ma quella del camper è una postazione privilegiata che gli consente oltre alla sorveglianza da vicino di essere ancora sfamato, lavato e rivestito dall’incondizionato affetto della sorella.
Intanto Paola gli troverà una cliente: la sua amica Giulia che teme che il compagno, un certo Enzo Marsala, operaio qualificato, abbia un’amante Benché si capisca subito che la donna stenterà a pagare visto che parrebbe un lavoro facile, Contrera pur non impegnandosi accetta di dare una prima occhiata e riferire . Però quando c’è Contrera di mezzo è praticamente impossibile che i lavori siano facili. E infatti la sera stessa durante il primo pedinamento in cui i timori di tradimento di Giulia verranno subito confermati Marsala verrà ammazzato con due colpi di pistola. L’uomo era in macchina con una bella prostituta nera. Rendendosi conto di rischiare di brutto a cacciare il naso in quel caso Contrera vorrebbe mollarlo, ma la sua testardaggine e il suo desiderio di giustizia finiranno con l’impedirglielo.
Ragion per cui, senza accontentarsi delle conclusioni della polizia, si caccerà in un’indagine pericolosa che dalla prostituta seduta accanto alla vittima rimanda alla spaventosa mafia nigeriana preposta al controllo della zona rimanderà a vecchie storie di ragazzi dati in affido connesse a rapine malriuscite e di debiti… La vittima era un giocatore e per di più insolvente.
Insomma, a ben guardare, un largo ventaglio di potenziali assassini . Per arrivare all’illogica ma inconcepibile verità Contrera dovrà difatti confrontarsi con un’infinità di sospetti e false piste, e avrà bisogno di tanta fortuna e persino dell’imprevedibile aiuto di un passato che fu e purtroppo non può ritornare , per districarsi tra le minacce e i pericoli celati dalle strade di Barriera. Strade che possono occultare preziosi anelli ma anche quasi fatali agguati mafiosi, paurosamente corredati da affamati cuccioli di coccodrilli africani già lunghi tre metri…
In Non si uccide il primo che passa storia ricca di suspense, humor, e colpi di scena ritroviamo il nostro Contrera ancora più frustrato e senza illusioni, costretto a barcamenarsi sempre tra chi cerca di “proteggerlo” (sua sorella Paola, Dino buon samaritano, l’amica Giorgia ) e tutti coloro che tentano di sminuirlo e contrastarlo come il cognato Ermanno il commissario De Falco, sempre pronto a scherzare persino sui suoi guai ma anche a intenerirsi di fronte a un’anatra con i suoi piccoli che affronta spavaldamente il traffico di Corso Giulio Cesare.

Christian Frascella, nato e cresciuto a Torino, dopo lavori saltuari anche in fabbrica come operaio si è dedicato alla scrittura a tempo pieno. Il suo primo romanzo, Mia sorella è una foca monaca, è stato pubblicato per Fazi nel 2009 e candidato al premio Viareggio. L’anno dopo, sempre per Fazi, torna con Sette piccoli sospetti. Nel 2011, con Einaudi, pubblica La sfuriata di Bet. Segue, ancora per Einaudi, Il panico quotidiano (2013). Il 5 giugno 2018 è uscito per Einaudi il suo primo romanzo poliziesco, Fa troppo freddo per morire, in cui compare per la prima volta quello che è annunciato come un personaggio seriale, l’investigatore privato Contrera, le cui storie sono ambientate nel quartiere torinese di Barriera di Milano. La seconda avventura di Contrera, Il delitto ha le gambe corte, è del 2019. La terza, L’assassino ci vede benissimo, è del 2020 mentre la quarta, Omicidio per principianti, è del 2022. Ora, è da pochi giorni in libreria: Non si uccide il primo che passa (ottobre, 2023)

:: Ritorno a casa di Shanmei (Le avventure del tenente Bianchi nella Cina misteriosa Vol 7)

11 ottobre 2023 by

Con “Ritorno a casa” la saga del tenente Bianchi giunge al termine. Con il ritorno in Italia, malato, stanco con le sue belle onoreficenze e il mal di Cina, si chiude un capitolo importante della mia vita di narratrice. So di dare un grande dolore a molti miei lettori ma è una lezione di vita. Anche le cose belle finiscono, ed è bene recidere i legami con il passato anche creativo e pensare al futuro e cercare altre strade. Che dire da questa saga ho imparato tanto, il valore dell’attesa e l’importanza del dialogo tra culture, mentalità e speranze. Il mio incontro Occidente Oriente è stato un successo, molti si sono appassionati alla storia degli italiani nella Cina del 1900 durante la rivolta dei Boxer, un avvenimento storico forse ancora poco conosciuto e degno di approfondimento. Per i miei studi fu veramente un momento cruciale della storia contemporanea. C’è una storia segreta della rivolta dei Boxer che forse nessuno mai scriverà, ipotesi, congetture, ne sono state fatte tante, la più credibile è che l’Imperatrice Madre si sia trovata una rivolta interna e abbia chiesto aiuto all’Occidente, poi la faccenda sia sfuggita di mano e si sia giunto a un lento decadimento e alla perdita del Mandato del Cielo con fine della dinastia Qing. Questa è una teoria non so quanto accreditata a livello accademico, ma insomma una delle tante. I movimenti di ribellione erano da sempre antidinastici, e questo non credo faccia eccezione. Insomma è un ribaltamento dell’antica teoria che vedeva l’Imperatrice Madre come capo occulto dei Boxer con l’obiettivo di scacciare gli Occidentali dalla Cina. Vecchia interpretazione ancora credo accettata come vera. La storia è sempre più complicata di come ce la narrano i libri e il fatto che l’Imperatrice Madre mandasse di nascosto viveri agli assediati, rendedogli di fatto possibile sopravvivere fino all’arrivo degli Inglesi, fa sicuramente sorgere nuovi interrogativi. C’è una storia ufficiale, e una narrazione alternativa, humus per noi romanzieri, che non ci accontentiamo mai delle apparenze, ma vogliamo indagare retroscena e possibili scenari. In “Ritorno a casa” le vicende porteranno il tenente Bianchi tra Pechino e Tientisin, la scomparsa di un bambino (felicemente ristrovato) figlio di un importante Mandarino lo porterà sulle tracce di una macchinosa congiura contro l’ambasciatore italiano accusato ingiustamente di non aver pagato con fondi pubblici un ingente debito di gioco contratto con gli usurai. Il tenente Bianchi scoprirà un giro di scommesse e sale da gioco clandestine per occidentali in cerca di forti emozioni. Il tenente Bianchi sventerà poi un ricatto contro l’ambasciatore e dimostrerà che la ricca ereditiera Virginia Ansaldi non ha tradito il fidanzato, che a sua volta non passa tutte le sue notti al tavolo da gioco ma sta organizzando un movimento clandestino per la difesa della donna cinese alle quali ancora nelle campagne spezzano i piedi e dei bambini, soprattutto delle bambine ancora vittime di discriminazioni, annegate nelle tinozze o abbandonate sul ciglio della strada. Virginia Ansaldi è una sufraggetta e milita per dare potere politico alle donne della colonia sensibilizzandole a lottare per i loro diritti e a non essere solo dei graziosi oggetti decorativi in società. Ecco il tenente Bianchi questa volta sa che il suo soggiorno in Cina volge al termine, forse non vede l’ora di tornare in patria, forse conserverà sempre nel cuore l’amore per questo paese così vasto e pieno di sorprese. Ma gli ordini sono di tornare in Italia, e lui come militare di carriera non può che ubbidire. Porterà Mei e i suoi figli in Italia con sè? Lo scoprirete a Natale leggendo la novella, che mi dà l’occasione di approfondire un periodo storico ancora controverso e poco conosciuto soprattutto da noi occidentali, e da noi italiani nello specifico. Nella storia del colonialismo occidentale la storia della rivolta dei Boxer è una storia a sè, in cui si confondono eroismi, amore per l’esotico, rapacità e egoismi nazionali. Non fu solo tutta luce ma neanche tutto buio. Gli italiani che vissero in Cina in quel periodo tornarono in Italia con un’idea della Cina che aveva toccato corde profonde della loro anima. La Cina con i suoi secoli di civiltà, i suoi rituali, la sua spiritualità se anche non fu compresa al 100 %, creò quelle premesse che portarono alla nascita della sinologia come branca del sapere. L’interesse per l’Oriente da allora non si è mai spento, e nonsotante le guerre commerciali, le competizioni e le rivalità, la Cina ha conservato il suo mistero e questo è senz’altro parte del suo fascino. Buona lettura!

:: Schwarzenegger, Renditi utile, da oggi in libreria

10 ottobre 2023 by

Il successo non è questione di fortuna, salvo rare eccezioni. Lo sa bene Arnold Schwarzenegger, che nella vita ha raggiunto sempre il massimo livello in ogni campo in cui si sia messo alla prova. La sua storia inizia il giorno in cui lascia l’Austria per volare in America, con soli duecento dollari in borsa ma un piano ben chiaro in testa. Il suo successo straordinario è il risultato di una visione chiara del proprio futuro, duro lavoro, insaziabile curiosità e la capacità strategica di valorizzare i propri talenti.
Per arrivare esattamente dove si era proposto Schwarzenegger ha fatto suo l’insegnamento del padre, un invito semplice e al tempo stesso miracoloso: renditi utile, a quante più persone possibile e a te stesso prima di tutto. Spaziando da René Girard a Marco Aurelio, passando per lo stoicismo di Epitteto fino ai sorprendenti aneddoti sulla sua vita, Arnold Schwarzenegger compone un vero e proprio Tao dell’autorealizzazione personale che, con poche chiacchiere e molti fatti, si propone di aiutare i lettori a cambiare vita cambiando mentalità.

Arnold Schwarzenegger (1947, Thal) austriaco d’origine, è emigrato in America poco più che ventenne con pochissimi mezzi e ha costruito con determinazione un impero milionario: dai successi nel bodybuilding fino ai ruoli da protagonista in film cult come Terminator e Conan il barbaro e poi il successo in politica come governatore della California, Schwarzenegger è uno dei volti più iconici della storia recente. Sempre disposto ad esporsi su temi sociali anche in aperto scontro con la sua stessa parte politica, oggi continua a lavorare a diversi progetti per piccolo e grande schermo anche come producer: del 2023 la docuserie Arnold e la serie action FUBAR, entrambe su Netflix.

:: Luca Goldoni (Parma, 23 febbraio 1928 – Bologna, 7 ottobre 2023)

9 ottobre 2023 by

:: Predatori notturni. Assedio a Roma sud di Marzia Musneci, Todaro a cura di Patrizia Debicke

7 ottobre 2023 by

Basta ripensare al clima e ai tipici personaggi del mondo delle borgate romane degli anni 70 per immedesimarsi nelle folli avventure dei due gemelli congiunti (o meglio dire siamesi) Zek e Sam. E per chi ha l’età, basterebbe ricordare i film dell’epoca con il barbuto Tomas Milian, nome d’arte di
Tomás Quintín Rodríguez. Tomas Milian, ottimo attore, sceneggiatore e cantante cubano naturalizzato americano che, con la voce presa a prestito da Ferruccio Amendola, interpretava er Monnezza, opportunista, abile e geniale ladruncolo della capitale.
Però nella Capitale persone come lui esistevano davvero, giravano e si menavano tranquillamente per strada. Per poi diventare gli straordinari interpreti di celebri stornelli romani quali: Nun Ce vojo sta, Roma Capoccia, Sora Rosa, E lasseme perde… Magari poi trasformati in felice accompagnamento musicale per tanti film. Canzoni che, se ci si pensa bene, rispecchiano in gran parte lo spirito e l’atmosfera che accompagna i gemelli congiunti (traduco gemelli siamesi) ventitreenni protagonisti di Predatori notturni: casuale comicità, un’intima sofferenza mai placata e un’ inconscia pulizia, nonostante le loro scelte di vita spesso non encomiabili .
Dunque dicevamo i biondi gemelli siamesi Zek e Sam, che abbiamo già incontrato in Grosso Guaio a Roma, sono finiti nei guai con la giustizia e benché se la siano fortunosamente cavata con una pena alternativa e l’obbligo di prestare servizio e dare lezioni di pugilato presso i ragazzini dell’orfanatrofio, la vita è dura. A breve andranno a dare una mano nel fine settimana da Abbe e per ora ci campano a pranzo e cena ma nel frattempo si arrangiano a guadagnare due spicci con Minny che li paga per pulire la sua palestra di pugilato la Vigor, e a dare una mano ad allenare principianti, ma è magra, parecchio magra.
Niente più lucrosi pestaggi e furti su commissione. Non possono più sgarrare insomma, devono rigare dritto o finiscono in galera perché oltre al viceispettore Nick Badile e l’ispettore Miriam Fantini, c’è praticamente tutto il quartiere che li controlla. Ma loro, non ce la fanno a stare boni, devono inventarsi qualcosa per raccattare soldi e svoltare.
Ai Ponti il caldo afoso rafforzato dalle riserve a cielo aperto di Forte Ostiense e dell’Acqua Acetosa è diventato quasi insopportabile. E fossero quelle le rogne perché quando, il 12 luglio , nella riserva naturale del Laurentino il fumo ha annunciato il ritrovamento di quella monovolume bruciata con a bordo i cadaveri carbonizzati di una donna e di un ragazzo di circa tredici anni, giustiziati prima con un colpo di pistola in fronte. Poi, per “fare tombola”, lo stesso giorno è stato ritrovato anche un corpo sull’argine dell’Aniene in avanzato stato di decomposizione e, ma guarda un po’, proprio quel giorno, a gironzolare ’ nei paraggi sono stati notate pure le sfuggenti creste bionde dei gemelli siamesi Zek e Sam.

Sanno qualcosa di quelle vittime? Beh, loro quel 12 luglio volevano tentare un colpo da tombaroli per poi rivendere a un danaroso acquirente due pezzi di ponte romano. Un colpaccio per tirare su diecimila euro e svoltare. Ma la faccenda non quadra troppo perché, quando si allontanano con le pietre negli zaini, hanno la spiacevole sensazione di essere seguiti. E il 16 luglio all’appuntamento fissato con il compratore e già pronti a incassare il malloppo, qualcuno scatta un fografia e il falso cliente scappa coi reperti e li frega. Ma quando vogliono fregarli, i gemelli, diventano peggio di carri armati. Però… Comunque da quel momento niente nel quartiere sarà più come prima e Ponti pare scivolato in una specie di turbinoso vortice infernale. Giorno dopo giorno si moltiplicano le minacce di estorsione con falsi ispettori della Asl che vanno di porta in porta e le aggressioni, mentre il giro di prostituzione si allarga e, come se non bastasse, in sovrappiù strani e preoccupanti personaggi vagano di sera e di notte per le strade.
Ma hanno a che fare qualcosa con questa storia la bella bruna, manesca e molto somigliante a Black Dahlia, la magra ragazzina di dieci anni, con una famiglia particolare, attaccata come a una mignatta al suo inseparabile cane, un bastardo striminzito, detto Pulce e il ricchissimo finanziere di Giakarta. Beh sì , intanto ruotano tutti attorno alla faccenda. Ovverosia tanto per cominciare la bella bruna sta cercando il giornalista Bob Carrezza che da alcuni giorni pare dissolto nel nulla, la ragazzina, Geltrude, ha appena messo all’angolo i gemelli perché vuole assolutamente imparare a boxare e il ricchissimo finanziatore di Giacarta ha lasciato la sua lussuosa residenza orientale per arrivare a Roma e sotto falso nome prendere alloggio in un albergo di lusso.
Si sa, il Male non conosce confini e il denaro ma e soprattutto la sete di vendetta portano ovunque. Ma se capita a Ponti e cerca di spadroneggiare crudelmente e senza controllo può succedere che una banda di stravaganti personaggi sia in grado di mettergli i bastoni tra le ruote, controllarlo e magari metterlo fuori combattimento. Almeno per un po’.
Ma si sa il male come l’Idra ha almeno nove teste e stavolta i gemelli finiranno con rischiare di brutto. Per fortuna potranno contare su alcuni generosi appoggi quali: il vice ispettore Nick Castillo e sul suo capo, l’ottima e intuitiva ispettore Miriam Fantini.
Mentre un altro genere di aiuto lo riceveranno da Bob Carrezza, bravo giornalista di cronaca nera, ammanigliato anche in questura, appena miracolosamente sfuggito a un mortale agguato in Transnistra dove si era recato per inseguire uno scoop; dalla fascinosa Black Dalia, rivelatasi figlia dell’ingegnere comunale Dalmine Giuliani, il morto ritrovato sull’argine, ex confidente e gola profonda del giornalista. Poi come non bastasse Zek e Sam, avranno anche l’incondizionato appoggio di Minny Morelli, il loro datore di lavoro e allenatore di boxe, di Abbe, o meglio Abedullah, lo straordinario barista, che ama il curry, erede del locale del sor Quirino e della “magica” Luz sua moglie, l’albina dagli straordinari poteri di sensitiva. Un indispensabile intervento finale poi di un angelo travestito e con le insostituibili cure e premure dell’affezionato medico di famiglia, il dottor Marino.
Una storia portata veramente ai limiti della realtà (suppongo che, se vuol continuare con la serie, Marzia Musneci dovrà adattarsi per forza a far scegliere l’intervento ai gemelli per separarsi ) costruita e ambientata, in una periferia romana, quella del quadrante sud, culla della peggio malavita ma anche di personaggi molto, ma molto speciali.


Marzia Musneci – giallista di vecchia data, ha vinto il Premio Tedeschi nel 2011 col romanzo Doppia indagine, ha pubblicato per Giallo Mondadori Lune di Sangue (premio Ciampino 2013) e Dove abita il diavolo. Scrive racconti per diversi editori e ha pubblicato per Todaro Grosso guaio a Roma Sud, sempre con protagonisti i gemelli congiunti Sam e Zek. Nel 2013 ha vinto il premio internazionale di haiku indetto dalla Cascina Macondo ed è presente nelle raccolte Hanami (inverno, autunno, primavera, estate).

:: Codice di Ferro di Romano De Marco (Camena 2023) a cura di Patrizia Debicke

1 ottobre 2023 by

Quando un commando terroristico dotato ha cercato di rapire due mesi prima la bella e arrogante Martina Alinari, trentenne unica figlia di un ricchissimo industriale lombardo e parlamentare, fondatore del movimento Nuova Italia libera, i media italiani si infiammano, facendo nascere un caso capace di alterare gli interessi politici nazionali. Il tentato rapimento che è costato la morte agli uomini della scorta della ragazza, verrà attribuito dai servizi a una matrice islamica.
Martina Alinari, la potenziale vittima, approfittando senza vergogna dalla pubblicità scaturita dal tragico avvenimento e dallo scampato pericolo, ha deciso di buttarsi in politica ed è pronta a trasferirsi a Roma per ufficializzare la sua candidatura alle elezioni, nelle fila partito che sosterrà la formazione politica creata dal padre.
Padre poi che mira addirittura a diventare capo del governo.
Questa “discesa in campo” dell’Alinari , accompagnata da un’eccezionale cassa di risonanza, sarà gestita personalmente da Nino Bocci, un ex attore, molto noto a metà anni settanta, oggi riciclato con successo a talent scout di reti private. Ma anche uno degli agenti italiani più pagato e di maggior successo. Tuttavia , visti i drammatici precedenti collegati alla ragazza, ora le serve un’adeguata protezione. Molto adeguata e ben preparata.
Il procuratore capo di Roma decide di affidare l’incarico a Rinaldo Ferro, capitano, ufficiale del reparto operativo dei carabinieri (super esperto in arti marziali, con una figlia mezzo giapponese brava quanto lui e gestisce una palestra). Ragion per cui l’ufficiale della benemerita che, finalmente dopo il romanzo Ferro e fuoco con in veste di antagonisti i banditi soprannominati dalla stampa “ i quattro dell’apocalisse”, tornerà finalmente in pista con la sua squadra.
Perché ciò che preoccupa procura, polizia e Servizi è il fatto che il commando, impiegato nel tentato rapimento, fosse dotato di armi molto, molto potenti, studiate apposto per essere usate dalle truppe Nato e finora certo non disponibili sui mercati malavitosi internazionali. Unica informazione disponibile in proposito, e che consegna una forte plausibilità all’ipotesi che il vento sia cambiato, è la certezza di un furto sei mesi prima in un magazzino della difesa nella base di Aviano.
Ferro accetta, convoca i membri senior della sua squadra , il veneto maresciallo maggiore Federico Moroni e il maresciallo capo, il romano Elio Cianfrocca. Ma, considerata la difficoltà dell’impresa e la necessità di contare su più braccia, opta subito per rafforzarla con l’inserimento del trentenne e indisciplinato brigadiere ma a suo modo un fuoriclasse, Mauro Vanni , laureato in filosofia e alto un metro e novantasette per centodue chili di peso.
La faccenda parrebbe incanalata nel verso giusto.
E tanto per cominciare il capitano dei carabinieri Rinaldo Ferro e la sua nuova squadra speciale, ormai pronti a tornare in azione, rinnoveranno il mutuo patto di appoggio con il commissario, Laura Damiani, eccellente poliziotto che ha un rapporto con Ferro, ormai legato a lei da più che una semplice attrazione…
Ciò nondimeno qualcosa non quadra perfettamente: riaffiorano gelosie, vecchie ruggini con la questura mai digerite completamente. Ragion per cui, con il passare dei giorni, molti anzi troppi problemi di collaborazione dovranno essere risolti. E la squadra di Ferro sarà costretta a districarsi su più fronti. Formalmente lasciata da sola, anche se coadiuvata in segreto dal commissario Laura Damiani e dal suo miglior collaboratore l’ ispettore Silveri, in contrasto con i loro superiori.
Intanto però Ferro ignora cosa in Giappone, dove è cresciuto, si stia tramando contro di lui. La potente mafia giapponese, la Yakuza di Tokio, regolata dalle contorte logiche di supremazia tra gli affiliati del gran consiglio e attualmente guidata da Yumiko, vedova del boss Yamamoto Hui e diventata l’indiscusso capo del suo clan per regolare un conto del passato, vuole la sua testa, sua figlia Shin Yu, e ha dato ordine di eliminarlo, facendo fuori per soprammercato la Damiani, considerata la sua donna .
Dopo aver stipulato un’alleanza ad hoc con un potente e ben ammanicato boss della mafia calabrese infatti Ken Tanaka, prestante luogotenente di Yumiko e la sua gigantesca guardia del corpo , due micidiali killer, sono già sbarcati a Fiumicino. Pronti a dare il via alla loro feroce e mortale caccia all’uomo.
Due diversi fronti nemici da affrontare per il capitano che, e lo scopriremo leggendo, sono anche in qualche modo coordinati dallo stesso pericolosissimo burattinaio, collegabile dalla mafia albanese e a quella italiana, alleata della Yakuza giapponese. Qualcuno con le mani in pasta dappertutto, sostenuto da politici di malaffare con imprevedibili appoggi tra le autorità, e segreti contatti con la magistratura e i servizi segreti.
Stavolta Ferro e gli uomini della sua squadra che, per contenere i brutali e senza regole sanguinosi attacchi nemici, mettendo in gioco la loro vita, dovranno più volte dimenticare regole e convenzioni per difendersi negli attacchi diretti e nei ripetuti scenografici e drammatici scontri a fuoco. Ciò nondimeno, nonostante le scorciatoie e i metodi che talvolta sono costretti ad applicare, il senso del dovere e la volontà di fare giustizia emergono sempre, con prepotenza, da ogni pagina del libro.
Ma sarà problematico per il capitano Rinaldo Ferro riuscire in qualche modo a evitare anche le insidiose trappole che l’attendono e si intrecciano con il suo passato. E infatti, mentre il male pare far da padrone nelle sfrenate lotte di potere tra clan, per riuscire a regolare definitivamente i conti , sarà costretto a seguire l’antico codice che, tanti anni prima , aveva giurato di rispettare sempre : il codice del guerriero. In cui la vittoria – nell’ arte marziale giapponese che si esalta nella mortale Katana, arma bianca nobile e rituale nei secoli – , spetta al più forte ma anche al più abile psicologicamente.
Un formidabile, velocissimo e spettacolare thriller in cui, leggend, pare quasi di seguire in diretta le scene di un film e in cui soprattutto si scopre l’ indovinato susseguirsi di chiffanger ovverosia del continuo rapidissimo cambio di scenario, azioni e situazioni.
Insomma un ottimo romanzo che pur dominato da ritmo scatenato, non dimentica di far trasparire tra le sue righe anche la denuncia e la critica sociale e ideale seguito di Ferro e fuoco, uscito nel 2012.
In conclusione mi pare che Codice di ferro sia rimasto ad aspettare per troppi anni semidimenticato e chiuso in un cassetto.
Ora Romano De Marco ci promette che avrà un seguito e noi simo qui: fiduciosi e a piè fermo.

Romano De Marco ha esordito nel 2009 con il Giallo Mondadori n. 2974. Ha pubblicato 13 romanzi (di cui uno con lo pseudonimo Vanni Sbragia) e una raccolta di racconti, con editori come Feltrinelli, PIEMME, Salani. Alcuni suoi romanzi sono stati tradotti all’estero e due sono stati riadattati in Graphic novel. Ha pubblicato racconti e articoli su Linus, Il Corriere della sera, Micromega, I classici del Giallo Mondadori. Ha vinto vari riconoscimenti nazionali come il Premio Scerbanenco dei lettori (nel 2017 e nel 2019) il Premio Fedeli, Il Premio NebbiaGialla e il Premio Giallo Ceresio. È dirigente in uno dei maggiori gruppi bancari italiani, vive tra Ortona (Abruzzo) e Modena. CODICE DI FERRO è un suo romanzo inedito scritto nel 2008 e pubblicato esclusivamente in audiolibro da Storytel nel 2020.