“Il filo spinato non era stato messo per proteggere la torta da me. Ma viceversa”.
Mi conoscete. Sapete ciò che leggo – di solito – e ciò che scrivo. Ma credo sappiate anche che da anni predico la ricerca del nuovo di ciò che solo in apparenza può sembrare lontano e in vece (permettetemi il gioco di parole) mi suggerisce qualcosa di simile, a me. E tra le pagine di questo delizioso libro diviso in racconti solo numerati perché anche se autoconclusivi, seguono un filo, ho trovato più d’un motivo d’interesse. Francesca Scotti. Che altro dire? Mi regala il suo libro di fronte a un piatto di sushi, muovendo occhi e dita con una grazia tutta giapponese che non è casuale. Musicista, esperta di vita e cultura giapponese, una passione per la preparazione del cibo. Ora, spesso mi capita di leggere testi femminili. Non ho niente contro le donne, ci mancherebbe. Ma la narrativa ‘ femminista’ per partito preso, quella che s’avventa sul maschio, piena di rancore, sconforto e tutta una serie di passioni più o meno autodistruttive non mi piace. E invece qui no. Fate uno sforzo, miei cari amici, per una volta regalatevi un libro dove non ci sono botti e spari. Un libro ‘ deliziosamente’ femminile, carico di quel “wa” che in giapponese significa armonia e ti apre un orizzonte. La scrittura è piena, fluisce senza difficoltà, né pretese letterarie. Non ha bisogno di pretese, Francesca, perché la sua pagina semplicemente ‘è’. Racconti brevi, a volte malinconici, curati nel dettaglio, ricchi di sfaccettature psicologiche che, improvvisamente, possono rivelare terrificanti crudeltà. Mi vengono alla memoria i romanzi di Murakami Ryo (Tokyo Soup, Audition), i film di Miike ma anche qualcosa di Kim Ki Duk (Bad Guy e L’Isola) mescolati assieme a uno straordinario arazzo di suggestioni questa volta occidentali. Passione per la musica, il pattinaggio, e, lo ripeto, la cucina praticata come un’arte mortale. Non racconti di genere, ma che flirtano con il mio mondo immaginario. Io non sono un critico ‘letterario’, non faccio parte del ‘salotto buono’. Ma la mia strada non è fatta solo di polvere e deserti. O forse sì. Ma tra le mesas, a volte, crescono piccoli fiori. Sono bellissimi.
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:: Recensione di Qualcosa di simile di Francesca Scotti a cura di Stefano Di Marino
14 settembre 2011:: Recensione di Il tribunale delle anime di Donato Carrisi (Longanesi 2011) a cura di Giulietta Iannone
10 settembre 2011
“C’è un luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre”, ripetè a memoria. “ E’ lì che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto è rarefatto, confuso, incerto. Noi siamo i guardiani posti a difesa di quel confine. Ma ogni tanto qualcosa riesce a passare. Il mio compito è ricacciarlo indietro”.
In una Roma sferzata dalla pioggia, inquietante e misteriosa, fatta di luci e di ombre come un dipinto di Caravaggio, un enigmatico personaggio si aggira per mausolei e chiese con un compito terribile: seguire le tracce, le anomalie presenti nelle pieghe più nascoste del male.
Marcus è un cacciatore del buio, un iniziato, un uomo che non esiste, e quel che peggio non ricorda niente del suo passato, se non un incubo ricorrente che lo accompagna ogni notte in cui muore e con lui muore la persona più importante della sua vita, il suo mentore, il suo maestro. Solo una cicatrice sulla tempia testimonia quel drammatico interrompersi della vita conosciuta. Un grido, degli spari, uno specchio che si infrange in mille schegge. L’orrore.
Ora è passato un anno da quei tragici fatti, ha una nuova guida, Clemente, un uomo dagli occhi buoni, un uomo che incarna il bene in ogni sua forma e gli presenta un caso da risolvere, gli mostra un dossier in un antico caffè vicino a piazza Navona.
Una ragazza è scomparsa. Allontanamento volontario dicono le autorità lavandosene le mani. Ma una serie di anomalie rendono il caso speciale: la ragazza è scomparsa nel cuore della notte dal suo appartamento. Svanita nel nulla e qualcosa non torna. La porta è chiusa dall’interno, alcuni effetti personali mancano.
A Clemente e Marcus basta un sopralluogo per capire che la ragazza è stata rapita.
Inizia la caccia, è una questione di tempo, solo Marcus può trovarla, solo lui ha il dono di vedere nel buio, di vedere cose che la gente comune, la polizia, non può vedere, che nessuno può vedere.
Poi si inseriscono altri personaggi, un serial killer con tatuato sul petto la parola “uccidimi”, una foto rilevatrice della Scientifica di Milano, Sandra, che indaga sulla morte del marito, caso che presenta mille discrepanze, un agente dell’Interpol sulle tracce di una misteriosa organizzazione che non dovrebbe in realtà più esistere, un poliziotto in pensione cieco, con sulla coscienza una colpa che porterà altra morte, altro buio. In un intricatissimo susseguirsi di eventi tra passato e presente si dipana una storia al limite dell’incredibile ma che se si fa fede all’autore presenta dati reali, la Penitenzieria esiste, la ragazza nello specchio è veramente esistita, un serial killer trasformista tra Ottocento e Novecento è veramente esistito.
Troppe coincidenze, troppe anomalie direbbe Marcus.
Premetto di non aver letto Il suggeritore, colpa grave lo so ma è un libro che per una ragione per l’altra mi è sempre sfuggito, per me Carrisi è una novità assoluta, mi sono avvicinata al libro senza aspettative, senza chiedermi sarà in grado di mantenere le premesse, di sopravvivere ad un successo che a volte ha il potere di rimanere un termine di paragone ingombrante per le opere successive.
Per me Carrisi nasce con Il tribunale delle anime e se mai leggerà questa recensione avrà l’insolita sensazione di considerare le opinioni di qualcuno che vede in quest’opera il suo debutto.
La prima parola che mi viene in mente è inquietante, Il tribunale delle anime è un libro che mette inquietudine, ci si interroga sì sulla vendetta e sul perdono, sulla colpa e sul meccanismo che ha fatto sì che ogni peccato, ogni crimine, meriti un giudizio, una sentenza già in questo mondo, non delegando tutto solo all’aldilà.
L’inferno è qui, è ora dice un personaggio, e in questa frase credo vada vista la chiave di lettura di questo libro.
E’ un thriller, sì, non ci sono componenti esoteriche, o soprannaturali, ma non ostante, il rigoroso realismo, molti interrogativi prendono vita. La mente umana ha davvero delle capacità e una profondità che sarà difficile sondare. Il caso della ragazza messicana che si “nutre” delle persone che ha intorno e le metabolizza come un fungo parassitario non mancherà di far correre qualche brivido sulla schiena anche dei più razionali.
Poi c’è Roma, la città eterna, con le sue vie, i suoi caffè, le sue chiese millenarie, quasi un personaggio altrettanto importante quanto i protagonisti in carne e sangue, oscura, e insolita, con una maledizione che l’avvolge e rende credibile lo scontro tra bene e male, in cui sfugge molto spesso chi sia dei due a prevalere.
Niente è come appare in questo romanzo e il finale avrà la capacità di ribaltare tutte le vostre certezze.
Donato Carrisi è nato nel 1973 a Martina Franca e vive a Roma. Dopo aver studiato giurisprudenza, si è specializzato in criminologia e scienza del comportamento. È regista oltre che sceneggiatore di serie televisive e per il cinema. È una firma del Corriere della Sera ed è l’autore dei romanzi bestseller internazionali (tutti pubblicati da Longanesi) Il suggeritore, Il tribunale delle anime, La donna dei fiori di carta, L’ipotesi del male, Il cacciatore del buio, Il maestro delle ombre, L’uomo del labirinto, La ragazza nella nebbia, dal quale ha tratto il film omonimo con cui ha vinto il David di Donatello per il miglior regista esordiente, Il gioco del suggeritore. In uscita nell’autunno 2019 il film diretto da Donato Carrisi e tratto da L’uomo del labirinto.
:: Intervista a Cinzia Mastropaolo
8 settembre 2011
Grazie Cinzia di aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Come devo chiamarti, Cinzia, Osvalda, Pow –how?
Cinzia, grazie. Mi farei chiamare volentieri madame De pauau immaginandomi in un’altra epoca…Seguendo un ordine cronologico: Cinzia è il nome di battesimo, Pow-how è il soprannome da quando sono ragazzina (l’indianino dei fumetti con la piuma in testa e il culetto da fuori), Osvalda de Pauau lo pseudonimo usato per pubblicare il mio libro “disobbedire al clan” (un’indiana con le frecce e la coda). Mi diverto molto a giocare con questi 3 personaggi.
Parlami della tua infanzia, dei tuoi studi, dei tuoi pregi e dei tuoi difetti.
La mia infanzia è stata una tragedia consumata però in un paesaggio idilliaco. Sono nata a Campobasso, da padre molisano e madre romana. Mio nonno materno era abruzzese, più precisamente dei monti marsicani, di Rovere (Robur Marsorum). Così anche l’Abruzzo ha messo uno zampillo di sangue nel mio piccolo triangolo sudista. Mi viene “facile” dire di me che sono una persona che non ha avuto una vita “facile” e continua retta per questa strada. I miei genitori sono morti quando ero una ragazzina e non posso non confermare che un orfano è sempre una persona che non ha avuto una vita facile. Però il contorno era un paesaggio idilliaco fatto di montagne selvagge, città di provincia, nonni amatissimi, amici cari. Un po’ come ora insomma. Dopo la maturità classica mi sono trasferita a Roma. Mi sono iscritta a lettere moderne ma a metà corso mi sono sposata e mi sono trasferita in montagna dove ho aperto un cocktail bar. Poi sono nati i figli e sono rientrata a Roma. In seguito la moda, svariati altri lavori…e poi la pittura, la scrittura. E’ stato un percorso che è maturato all’interno di me un po’ alla volta, anche se disegno e scrivo da sempre, cioè da quando sono bambina. A Campobasso frequentavo “il clan dei ragazzi” di cui mio padre era un cofondatore: era un appartamento e un’associazione autogestita dove ci riunivamo noi ragazzi e bambini a seguire corsi di disegno, recitazione e canto. Seguivano a questa attività, allestimenti di spettacoli al teatro Ariston di Campobasso, interviste, mostre. Quindi era un’attività che da ludica si trasformava in altamente formativa. Per quegli anni e in una città di provincia era un esperimento assolutamente rivoluzionario, che ha creato alcune premesse e ha stuzzicato la mia creatività. Anche “il clan dei ragazzi” fa parte del paesaggio idilliaco in cui si è svolta la mia drammatica esistenza di allora. Ho sempre avuto un carattere piuttosto volitivo, ma posso asserire con estrema sincerità che Osvalda ha solo moltissimi pregi: è una persona assolutamente affidabile che ritiene l’amicizia il fondamento di tutti i rapporti umani, compresi quelli familiari e filiari. E’ autentica e libertaria. Sincera e schietta. Ma molto esigente, carica di energia che non tutti ben sopportano, donna d’azione, decide con estrema apparente velocità su cose importanti della vita e molti restano sbigottiti solamente perché pur essendo una chiacchierona e una persona molto comunicativa, spessissimo non racconta quello che la tormenta nel fondo del suo cuore o che la preoccupa perché non ama lamentarsi.
Moda, cinema, letteratura, pittura, in che campo ti esprimi meglio artisticamente e umanamente?
Moda, letteratura, pittura. Un’altra passione è la ristrutturazione di immobili e l’arredamento. In realtà credo che tutto, compresa anche la fotografia che amo molto, faccia da substrato al mio senso estetico dell’esistenza, nell’accezione filosofica del termine. Di certo la pittura però è la condizione a me più naturale, quella che mi consente la libertà maggiore di cui non riesco a fare a meno. Al cinema non mi sono mai avvicinata sinceramente e il cinema è collocato in un eremo a parte, su un trono da cui si sprigiona una grande magia che mi lascia a bocca aperta e a cui faccio molte riverenze.
Come è nato il tuo amore per la scrittura?
Scrivo da sempre, ma non ho mi avuto un ordine mentale idoneo a fare della scrittura il mio unico interesse. Ho incominciato comunque dalla disobbedienza anche da ragazzina, con un diario che intitolava così:“questo non è un diario per un padre”. Poi nei vari traslochi che hanno accompagnato la mia vita era andato perso, e quando è riemerso, adulta ormai, l’ho riletto e strappato . In realtà non aveva alcun valore letterario, era invece un esercizio interiore.
Parlami di una giornata dedicata alla scrittura
Tutto il giorno e anche parte della notte al computer, spesso con musica di fondo, qualcosa da bere. Quando fumavo, sigarette. In realtà scrivo anche a penna. Ho svariati quaderni e quadernoni sparsi per casa. Alcuni hanno delle fodere coloratissime e di stoffa. Uno fucsia è sempre sul mio comodino. Al mare fuori stagione, quando vado da sola, leggo molto, e ho sempre un piccolo blocco con me che uso sia per scrivere che per fare schizzi. In realtà guardare il mare in giornate non troppo affollate né troppo calde mi libera molto la mente soprattutto per la scrittura. Come dire che il vento leggero attraversa la mente oltre che i capelli.
Parlami di Roma, descrivimela nell’ora del giorno in cui la luce è più calda, e più suggestiva.
Ama Roma AmaroAmaro-ama-ro-amarò-ah-maro…! Mar
Aro-ma-ama-ro. Ama roma ora. Per sempre. La città eterna.”
Sensazioni doppie, contrastanti, sovrapposte. Ammirazione. Percezione netta di un peso che arriva da un lontanissimo passato pregno di memoria. Frequento Roma da quando sono nata. Mia madre era romana e mia nonna materna era una romana d.o.c. da 7 generazioni, ma mia madre non esitò un attimo ad andarsene da Roma quando conobbe mio padre in Austria. Non so…Roma me la ricordo da bambina quando mi stupiva con le sue tante donne folli coi capelli tinti e stinti assieme, con la sua tolleranza e anche la sua non curanza quindi, con l’immensa solitudine che mi ha sempre suggerito tutto ciò. Ma piazza Navona al mattino col cielo terso e azzurro mozzafiato, deserta all’alba, o Roma in taxi al risveglio, coi finestrini spalancati, mirando e rimirando il Colosseo, le Terme di Caracalla, i colori oro che riesce a sprigionare…beh, che dire…forse è davvero la più bella città del mondo.
Disobbedire al clan non è una storia di mafia. Parla di una donna, moderna, volitiva, in cerca di indipendenza. Delineaci un ritratto della protagonista. Un po’ ti somiglia?
Disobbedire al clan è la storia di Osvalda che si libra nell’aria, libera da vincoli claneschi che non le si addicono né per storia personale né per educazione e mentalità. Osvalda si è ritrovata in un groviglio da cui si è voluta districare e liberare. Mi somiglia moltissimo. Ho disegnato la copertina del libro, la Osvalda appunto: è riccia, sorride distante, con la sua coda che non si fa acchiappare. Come ho scritto nel catalogo che ho realizzato delle Osvalde “è una donna contemporanea, informale, che sorride alla vita e che leggera, ironica e libera vola verso orizzonti più ampi ogni qual volta la vita e gli avvenimenti, gli accidenti e le vicissitudini la vorrebbero invece immobile e prigioniera dei dolori, dei capricci, degli intoppi, di tutto quanto insomma la vita riserva a tutti noi essere umani”
Quale è la scena più emblematica del racconto, quella che è stata più impegnativa da scrivere?
La parte più impegnativa da scrivere è stata il prologo, ma quella più emblematica forse è “terzo giorno di vacanza” perché trovo che lì ci sia un sunto tra la descrizione della situazione, la reazione che sortisce da lì e l’ironia che sfiora quasi il sarcasmo…quasi un pezzo da teatro.
Disobbedire al clan avrà un seguito?
Così dovrebbe essere. Ho scritto “Osvalda si guarda allo specchio” e ho iniziato “Osvalda detective”, ma non ho avuto molto tempo e scrivere obbliga ad una solitudine ed una concentrazione categorica, almeno per me.
Sei femminista?
Sì, sono per la parità dei diritti, ma non per l’acquisizione dei diritti degli uomini, che spesso non sono né belli, né democratici.
Credi nella solidarietà femminile?
Assolutamente sì e non sopporto chi non mostra solidarietà. Ho perso amici per questo motivo.
Parlando di libri, tema caro al nostro blog, quali sono quelli che ti hanno accompagnato nell’adolescenza e ora nell’età adulta. Ce ne è uno che avresti voluto scrivere tu?
Sono cresciuta con Pavese, Cassola, Sartre, Thomas Mann, Musil. Ora faccio letture più disordinate. Tra gli autori che ho letto di più: Mc Ewan, Jonathan Franzen, Javier Marias, Arthur Schntizler, James Hillman, e tra i libri che ho amato di più in questi anni c’è “Acqua Di Mare” di Charles Simmons e “l’enigma dei tre omini” di John Franklin Bardin. Certo, mi sarebbe piaciuto moltissimo scrivere uno di questi due libri. Li trovo entrambi sbalorditivi, se pur in modo del tutto differente.
Dove tieni i tuoi libri? Hai una stanza che svolge il ruolo di biblioteca o hai pile di libri sparsi per casa?
Ho più librerie sparse per casa e pile di libri ovunque, ahimè!
Cosa ne pensi degli ebook, sostituiranno mai i libri cartacei?
Mai letto un ebook! Osvalda non ama molto il computer, la snerva. Ti dico solo che per scrivere questa intervista ho fumato una sigaretta, accidenti!!! Il computer mi fa fumare. E stampo spesso le cose. Amo la carta, non c’è niente da fare e credo che molti siano come me, quindi non temo un’epoca senza carta. Inoltre amo anche strapazzare i libri, fargli le orecchie, sottolinearli, sporcarli un po’ e impolverarli.
Il libro più romantico che hai letto. E quello che ti ha fatto più paura.
Uhhhh…di libri romantici, per quanto mi sforzi, non ne ricordo nemmeno uno. Arthur Schnitzler è un autore che trovo romantico, oppure Winfred Watson. Un’autrice che mi ha impressionato molto per la sua crudezza e che quasi mi ha spaventata era Agota Kristof
Quali sono i siti letterari che segui più spesso?
A dire il vero non ne seguo e se proprio devo essere totalmente sincera non seguo neanche quelli di arte. Faccio un mea culpa, ma se mi mettessi anche a seguire i siti e i blog non so quando avrei il tempo poi, davvero, di scrivere e dipingere e di fare tutte le altre numerose e innumerabili cose che faccio. Seguo qualcosa su facebook, compresa la tua pagina, una pagina di poesia, qualche amico scrittore e qualche amico artista o critico d’arte.
Scrivi un diario? E’ un’abitudine magari coltivata fin da ragazzina o non l’hai mai fatto?
Sì, come ho già detto prima, avevo un diario da ragazzina e ora da adulta ho vari diari sparsi per tutti gli svariati luoghi che frequento e un po’ abito, comprese le mie borse.
Vai a teatro, magari da sola o in compagnia con le amiche? Quale è l’opera teatrale che ami di più?
Amo il teatro moltissimo, ma non ci vado mai. Roma è quasi impossibile sotto questo profilo, nel senso che è complicatissimo organizzare qualsiasi cosa e andare a teatro o al cinema da sola ho scoperto che è proprio una cosa che non mi piace fare.
Nel panorama letterario, c’è un esordiente che ti ha particolarmente colpito?
No, nel senso che nel mio profondo caos non seguo molto, non sono aggiornata insomma. A Roma ho una piccola libreria di fiducia a Campo de’ Fiori dove Angelo, che lavora lì, si incontra molto sottilmente con i miei gusti letterari e mi faccio spesso suggerire da lui delle letture, ma sono sempre autori che escono un po’ dalla mischia, né io mi informo troppo su di loro. Lì però una volta ho comprato un libro di un esordiente (che credo poi sia anche diventato famoso), perché c’era il papà che consigliava il libro ad una sua amica…e poi ho scoperto che il libro, che era un giallo, era ambientato a Rovere, il mio paese di adozione. E’ stata una buffa coincidenza.
Parlaci della tua relazione con i lettori. Come possono entrare in contatto con te?
Ho un piccolo pubblico di lettori che mi hanno apprezzata e questo mi dà una piccola grande soddisfazione ed è un piccolo pubblico molto tenace e davvero affettuoso, schietto e sincero, insomma verace come in fondo piace a me siano la vita e i rapporti tra gli esseri umani. I miei lettori se vogliono possono contattarmi tramite il mio sito www.cinziamastropaolo.com e scrivermi. Sarà un piacere per me rispondere!
Infine ringraziandoti per la tua disponibilità mi piacerebbe sapere qualcosa dei tuoi progetti per il futuro. Attualmente stai scrivendo un nuovo romanzo?
Ho provato a scrivere nei ritagli di tempo, ma questo è assolutamente controproducente e improduttivo. Per scrivere devo tagliare col mondo, isolarmi da tutto e solo scrivere, scrivere e leggere. Ecco, è da molto tempo che non riesco più a fare questo. Quindi ci sono stralci di scritti sparsi, come i miei appunti su comodini e in borse da passeggio. In particolare c’è “Osvalda detective” che mi attende impaziente: era iniziato in un modo così surreale che merita di essere continuato! Grazie Giulia per questa intervista, mi è piaciuta molto e trovo di grande stimolo interviste di questo genere. E’ un’epoca dove bisogna saper posare gli sguardi nei punti e sulle persone giuste e tu mi hai dato da sempre una bella impressione!
:: Intervista con Matteo Strukul
6 settembre 2011
Benvenuto Matteo su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la mia intervista. Frase di rito anche se sei di casa su Liberidiscrivere. Potrei iniziare con un’ intervista tradizionale, chiedendoti, chi sei, cosa fai, che studi hai fatto, dove sei nato e invece per spiazzarti un po’, a patto che tu sia “spiazzabile” ti chiedo: ma ne è valsa la pena?
Ciao Giulietta, grazie a Liberidiscrivere per lo spazio, e´un bell’onore considerato quanto popolare e’ il tuo blog fra gli aficionados di noir e crime in genere. Per rispondere alla tua domanda: certo che si’. E’ valsa la pena ordinare ieri il gulasch con la paprika e l’insalata di patate esatto, del resto qui a Friedrichshain nel quartiere beatnik di Berlino lo fanno veramente da Dio il gulasch eh eh. A parte gli scherzi, direi di si’, se ti riferisci al romanzo. Direi che e’ valsa la pena cominciare la saga di Mila, un personaggio che mi prendeva a calci la testa per venir fuori. E non ci fermeremo qui.
Diviso tra Padova e Berlino. Un cittadino del mondo si direbbe. Parlami di queste due città con la passione di un innamorato.
Be’ Padova e’ la citta’ in cui sono nato. Amo la Cappella degli Scrovegni, Giotto, il Palazzo della Ragione, il Prato della Valle, una citta’ cosi’ piena di tesori artistici che non puoi non adorarla.
Pero’ e’ anche una citta’ spaccata a meta’ fra destra e sinistra, fra ricchi e nuovi poveri, e’ una citta’ piena di contrasti e contraddizioni forti, che nel bene e nel male la rendono viva.
Berlino e’ oggi la capitale culturale d’ Europa. Oltre 800 gallerie d’ arte, cinema, teatri, studi di pittori, scultori, fotografi. Locali di ogni tipo e poi tutto il cinema tedesco, e non solo, vive qui. Buddy Giovinazzo, per dire, autore crime americano di successo e regista, vive a un paio di fermate di metro da casa mia. Christoph Waltz – l’ufficiale nazi di Unglorious Bastards – sta a Charlottenburg dove vive anche Francesco Ferracin che ha pubblicato per Fanucci “Una vasca di troppo” ed è produttore cinematografico. Come fai a non edivertirti? E poi c’e’ la Porta di Brandeburgo, l’Unter den Linden, i Berliner Philarmoniker, e viverci non costa nulla. Eta’ media 28 anni, io qui, che ne ho 37, sono un Matusa e se sei un avvocato sei il vero alternativo visto che c’ e’ una concentrazione d’ artisti impressionante. Ci sono tutte le cucine etniche del mondo e una marea di locali per tutti i gusti. Insomma io qui sto come un bambino in un negozio di caramelle.
Critico musicale per diversi quotidiani e svariate riviste musicali, non che autore di due saggi musicali entrambi editi da Meridiano Zero, Il cavaliere elettrico. Viaggio romantico nella musica di Massimo Bubola e Nessuna resa mai. La strada, il rock e la poesia di Massimo Priviero. Parlando di musica, cosa deve scattare, che scintilla deve accendersi per entrare in sintonia con un pezzo musicale? E’ già successo che musica e parole entrassero in simbiosi perfetta?
Mah, alla fin fine qualcuno ha detto che scrivere di musica è come danzare di architettura. Sono in parte d’accordo. La critica musicale serve nella misura in cui riesce a far luce su autori magari meno mainstream, ingiustamente lasciati da parte o magari è utile se può aiutarti a comprendere un genere, una scena musicale, un artista facendone emergere lati nascosti della personalità. Per questo credo nella lezione della critica americana e di Massimo Cotto. Se fai libri su autori fa in modo che siano libri-intervista o che siano comunque basati su lunghe interviste. Solo così quello che dirai sarà credibile e sincero. Perchè quella che ne uscirà sarà la voce del vero protagonista che è l’artista, non già il critico. In Italia troppo spesso è avvenuto il contrario. Per quel che riguarda la scintilla credo che sia diversa per ciascuno di noi: per quanto mi riguarda le canzoni che più amo e per le quali trovo esista splendida armonia – fra musica, parole, suono – sono quelle di Willy De Ville, un grandissimo artista drammaticamente scomparso nel 2009 a nemmeno sessant’anni. “Demasiado Corazon” e “Spanish Stroll” sono due capolavori, ma tutta la sua produzione è straordinaria. Anzi, consiglio di ascoltarlo a tutte le lettrici e i lettori di Liberidiscrivere. Soul, blues, rock, latin e tutto in una stessa miscela musicale. Grande Willy.
A proposito di Meridiano Zero un uccellino mi ha detto che a gennaio lascerai il ponte di comando dell’Ufficio Stampa di Meridiano e curerai le relazioni pubbliche per un altro editore piccolo ma molto aggressivo. Che fai confermi, smentisci? Ti trinceri dietro un diplomatico no comment? Bada bene che siamo molto curiosi.
Nessun problema, ne parlo volentieri. Il nuovo editore con cui lavorerò è una delle case editrici più importanti a livello italiano per il fumetto, parlo di BD. I ragazzi hanno pubblicato opere di Joe Lansdale, Warren Ellis, Alan Moore fra gli altri. Hanno un catalogo da paura. A Meridiano Zero dopo quattro anni sentivo di voler cambiare. Così quando con Marco Schiavone ci siamo incontrati per parlare di un progetto che avviasse sotto la galassia BD (che ha anche i Manga di Jpop) un nuovo marchio editoriale interamente dedicato al crime novel l’entusiasmo mi ha avvolto come miele. E poi Marco ha gusti molto vicini ai miei e mi ha fatto una proposta che non potevo rifiutare. Perciò da gennaio partiamo con un progetto che metterà sul mercato alcuni dei migliori romanzi pop in circolazione. L’idea è di partire dal noir come tavolozza per mescolare il nero con altri colori: quelli del pulp, dell’horror, del gore, insomma vogliamo qualcosa di vivace e scintillante, in grado di portare un po’ di rock’n’roll nel mercato editoriale italiano. Io sono un inguaribile hippy prestato al mainstream: voglio vernice e dondolii lisergici baby!
A Meridiano Zero vi occupavate dei maggiori scrittori noir in circolazione. Fammi un elenco delle opere di culto che non dovrebbero mancare nella libreria di un appassionato di noir e per ogni libro associaci un pezzo musicale.
OK parto da quello che secondo me è il più grande talento pulp noir degli ultimi anni. Dico Victor Gischler (La gabbia delle scimmie) e ci abbino Paradise City dei Guns. Poi Don Winslow – Il potere del cane (Whola lotta love degli Zep). Massimo Carlotto – Arrivederci amore ciao (Rimini di Bubola-De Andrè). Bad City Blues di Tim Willocks (Light my Fire dei Doors). Joe R. Lansdale – Il lato oscuro dell’anima (Simpathy for the Devil – Rolling Stones). David Peace – 1974 (Paranoid – Black Sabbath). Allan Guthrie – La spaccatura (Aqualung – Jethro Tull). Mi fermo qui ma potrei continuare per giorni.
Con Matteo Righetto sei ideatore e fondatore di Sugarpulp, quel ritrovo per barbabietole tossiche metà movimento letterario metà ritrovo per una ciurmaglia di brutti, sporchi e cattivi che prediligono il pulp alla Joe Lansdale e Victor Gischler per intenderci. E se non erro c’è pure un Festival Sugarpulp di cui sei direttore artistico. Ma la terra veneta è davvero pulp?
Moltissimo. In modo inconsapevole e involontario. I veneti sono gente straordinaria, lavoratori incredibili, grande umiltà e ingegno da vendere, basta pensare all’inifinito numero di piccole imprese leader mondiali in qualcosa. Dalle scarpe agli occhiali facciamo davvero impressione. Però è vero anche che collezioniamo spesso cose di pessimo gusto e poi se pensi alle zanzare, alla Bassa, agli ippodromi, alle Crocks fluorescenti, alla grappa e alle sagre del bigolo, a un certo modo quasi retrivo e bestiale di voler rimanere attaccati al proprio microcosmo e a un mondo provinciale be’ questo è dannatamente pulp.
Parliamo subito del tuo debutto letterario La ballata di Mila, un pulp noir guarda caso ambientato in Veneto da barbabietola tossica doc, con protagonista una bounty hunter tostissima che non so perché mi ha fatto pensare alla protagonista dell’Impero dei lupi di Jean Christophe Grangè. Cosa rende il personaggio di Mila speciale?
Mmm… Jean Christophe Grangé… non c’avevo pensato, be’ volendo ci sta tutto. Aggiungo “La Sposa” di Kill Bill e Nikita di Luc Besson. Il personaggio di Mila è destabilizzante, questo per me lo rende speciale. Lei non è solo una killer sexy, senza spessore ma è una donna ferita e maledettamente arrabbiata. Per questo è sanguinaria e spietata. Però è anche piena di contraddizioni, è dolce anche, fragile, ma ha dovuto tirare giù le stelle dal suo cielo per poter superare quello che le è successo. Volevo un personaggio femminile che fosse davvero il PROTAGONISTA del romanzo. Basta vamp e concubine o al massimo anatomo-patologhe. Mi serviva una donna che avesse il fegato di rovesciare le regole. Nel noir-giallo-thriller-pulp italiano, opinione mia ovviamente, le donne sono troppo spesso comprimarie, le Rosencrantz e Guilderstern della situazione. Oppure se sono le attrici principali allora per loro ci sono ruoli comunque rassicuranti: poliziotte, pm, medici legali. Ecco io non volevo questo: volevo una donna che avesse il coraggio di dire “fanculo”, di andare oltre il limite, al di là della legge, volevo rompere un tabù, volevo una donna di cui gli uomini avessero davvero paura. Credo che Mila possa fare qualsiasi cosa e questo spaventa il maschio eh eh.
Raccontami in breve la trama giusto per stuzzicare la curiosità nei nostri lettori, ricordo che il libro sarà nelle librerie a partire dal 24 Agosto.
Be’ la storia è ambientata in Veneto. C’è una guerra fra una gang locale e una cellula affiliata della Triade cinese 14 K. In mezzo c’è una donna guerriera dal passato tragico, straziante. La vendetta è il tema chiave del romanzo, insieme a una ricostruzione dei meccanismi sviluppati dalle cosche cinesi per sbranare il territorio occupato. Insomma l’idea è quella di sviluppare anche l’analisi delle moderne realtà criminali attraverso la forma del romanzo e il genere pulp. In piena linea con il senso della collezione Sabot/Age che sabota il silenzio interessato, pericoloso, assordante. Ci tengo a sottolineare il fatto della Collezione perchè ogni romanzo è numerato. Non può esistere l’uno senza l’altro. Il mio romanzo non avrebbe senso senza quello di Carlo Mazza “Lupi di fronte al mare” fra l’altro bellissimo e che consiglio assolutamente di leggere a tutti gli estimatori di Liberidiscrivere.
Massimo Carlotto e Tim Willocks dicono un gran bene di te e del libro. Ora dimmi qualcosa tu di loro.
Sono due maestri assoluti, due spiriti guida. Massimo non solo ha dato un contributo essenziale affinchè il libro trovasse la via della pubblicazione ma – a tutt’oggi – mi dà stimoli continui, suggerimenti, idee. Credo che sia una delle persone più generose e di talento che abbia mai incontrato. Il suo recente “Alla fine di un giorno noioso” è la quintessenza del noir. Parlare con lui, confrontarmi, provare a mettere in pratica i suoi consigli, tutto questo rappresenta la miglior palestra che un aspirante scrittore, come me, possa desiderare. Tim Willocks è un’altra forza della natura. In lui trovo il romanziere classico, il perfezionista, l’artista che non si accontenta di convincere ma vuole ghermirti il cuore mentre leggi. Il bello è che ci riesce. I nostri colloqui – via telefono, mail, quando ci vediamo – sono stati fondamentali per approfondire e costruire i personaggi del romanzo.
Domandina tecnica che interesserà sicuramente agli aspiranti scrittori che ci leggono. Che metodo di scrittura hai utilizzato nella stesura di La ballata di Mila. Quale è l’ora del giorno in cui ti senti più creativo? E’ più difficile per te creare i personaggi o ideare la trama?
Non ho un’ora o un giorno. Quando sono nel trip della storia ogni momento libero è buono. Credo convenga ricavarsi ogni giorno del tempo. Non dividerei trama e personaggi, mi spiego: tendenzialmente ho un’idea che ossessivamente mi rotola in testa. Se continua a rimanerci è probabile che un po’ alla volta divenga lo scheletro di una storia e l’ambiente perfetto per dei personaggi. Quando comincio a scrivere non ho idea di cosa succederà. A volte penso di avere il protagonista e poi magari progredendo con la scrittura mi rendo conto che quel personaggio era solo un comprimario e quelli da tenere d’occhio sono altri. Non faccio nessuno schema o bozza della storia.
Procedo alla giornata o quasi. Ho delle scene davanti, come al cinema, e le batto al computer aspettando che i personaggi mi dicano cosa intendono fare. In questo modo, credo e spero, la storia dovrebbe poter essere un po’ più imprevedibile. Amo documentarmi, com’è avvenuto per la mafia cinese, e come è accaduto per il nuovo manoscritto che ho appena ultimato. Per il sequel di Mila, che sto cominciando in questi giorni, ad esempio, ho una serie di idee e sto sviluppando ricerche per un’ambientazione a Berlino. Staremo a vedere. Comunque, credo nel mescolare le esperienze, i luoghi, i film, i libri, i fumetti e i videogame. Sono una specie di shaker psicolabile che si bombarda di immagini e suggestioni e poi prova a buttare fuori sistemando i mix in una storia plausibile.
Puta caso che ad un pezzo grosso di Hollywood venisse in mente di trasformare La ballata di Mila in un film, a brucia pelo dimmi il regista, la protagonista principale, lo sceneggiatore, il creatore delle musiche. Hai carta bianca. Nessuna limitazione.
Regista: Robert Rodriguez tutta la vita. Sceneggiatore: Buddy Giovinazzo (quello del nuovo film di Tony Scott “Potsdamer Platz” con Mickey Rourke, Javier Bardem e Christhopher Walken). Musiche: Calibro 35. Protagonista: Antje Traue (la guerriera di Pandorum).
Curiosità personale. La ballata di Mila diventerà mai un fumetto?
Lo diventerà eccome e te ne accorgerai presto non appena cominceranno a girare le pin up firmate da Alessandro Vitti, artista per MARVEL e BONELLI. La serie di Secret Warriors, che ha disegnato sui testi di Jonathan Hickman per la MARVEL, è una delle cose che mi ha più sconvolto nell’ultimo periodo. Ale è un genio, una star, uno dei disegnatori più straordinari della sua generazione. Mi ha fatto il grande onore di lavorare con me al progetto. Sceneggerò una storia con Mila protagonista ma che non c’entra con quella del romanzo. Sarà più gore, dark, direi horror. Una cosa alla Rob Zombie. Ma se sarà una figata, come spero, sarà tutto merito suo, poco ma sicuro.
Da esperto di promozione e campagne stampa quanto incide un buon titolo sul successo di un libro?
Abbastanza ma anche la copertina non scherza. Poi serve una gran bella campagna stampa, una distribuzione forte, una promozione d’assalto e – cosa importante – che l’autore si spenda come un pazzo in prima persona per condividere con i lettori la sua storia e i suoi personaggi. Tutto questo deve girare a mille. Ogni parte è necessaria ma non sufficiente per il successo di un libro. Serve ovviamente che il libro abbia qualità ma tutte le parti che ho elencato sono meccanismi essenziali per far funzionare la macchina. Senza quelli non vai da nessuna parte.
Tra gli esordienti in circolazione, quali hanno maggiormente attirato la tua attenzione? A ognuno di loro dispensa un consiglio a seconda dei casi.
Thomas Tono – Il profumo di Emma (Zona editore). Thomas ha una scrittura fantastica, di grande fascino e impatto, ha enormi margini di miglioramento e se saprà ascoltare tirerà fuori un romanzo da urlo. Io ne sono convinto, secondo me fra poco sfornerà qualcosa di meraviglioso.
Senza fare nomi, se non vuoi non voglio certo metterti in imbarazzo, ma raccontami l’episodio più divertente accaduto dietro le quinte, in redazione, al ristorante, ad una presentazione.
La sfida con Victor Gischler all’ultima grappa ormai leggendaria. Io sono crollato a cinque. Lui è andato avanti fino a otto, come se niente fosse. A quel punto l’ho guardato e gli ho detto che andavo a dormire. Lui mi sorride e mi dice “Birra alla spina”. In italiano. Victor è un pazzo, un grande, penso l’amico con cui mi sono divertito di più negli ultimi cinque anni. Oppure quando mi ha chiesto di accompagnarlo al supermarket del giocattolo e ha svaligiato una corsia di Winx perchè doveva portarle alle sue nipoti. Uno scrittore incredibile e una delle persone più divertenti e sincere che conosca. Secondo me il successo che sta avendo da noi se lo stramerita e spero cresca il più possibile.
Se La Ballata di Mila diventasse un successo stratosferico, e te lo auguro, da scrittore a tempo pieno come gestiresti il tuo tempo? Saresti di quelli che si comprano un’ isola deserta e non mettono più il naso fuori di casa o continueresti la vita di sempre?
Sono tendenzialmente uno che ha bisogno di fare mille cose. La mia vita è il caos assoluto, non c’è niente e dico niente che vada mai come penso debba andare. Questa cosa mi fa sclerare ma alla fine ho capito che è la mia dimensione. Una specie di frullato costante da cui ogni tanto pesco qualcosa di buono. Credo che questo sia l’unico modo che conosco per andare avanti, voglio dire non credo di avere una scelta, sono condannato ad essere perennemente disorganizzato. No, isola deserto mi suicido dopo due giorni. Piuttosto vivere tutto l’anno a Berlino a fare zizza, questa sarebbe una gran bella prospettiva.
Progetti per il futuro.
Ho appena consegnato il nuovo manoscritto, una commedia nerissima, staremo a vedere se piacerà, mi auguro di sì anche perchè è una cosa molto diversa da La ballata di Mila. Poi sto lavorando al sequel di Mila. Penso cambierò scenario e renderò i toni più cupi e deliranti, magari un horror o un gore. Mi piacerebbe un’atmosfera alla Werner Herzog. Ho in mente una trilogia di quelle supertoste con un personaggio maschile ma aspettiamo a parlarne, devo ancora mettere a fuoco il suo mondo. E poi arriveremo con Ale Vitti al fumetto su cui stiamo lavorando, vorremmo qualcosa di nuovo e dirompente ma sono convinto che ce la faremo a ottenere quello che vogliamo.
:: Intervista con Craig Russell a cura di Giulietta Iannone
5 settembre 2011
Salve Mr Russell. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Craig Russell. Punti di forza e di debolezza.
Mmm… Chi è Craig Russell? Lo stai chiedendo alla persona sbagliata. Penso che parte della ragione per cui sono scrittore è perché sto cercando di rispondere a questa domanda per me stesso. Potrei dirti, da scrittore, che cerco continuamente di offrire il migliore libro che posso ai miei lettori. Come persona, penso di essere un ragazzo normale che cerca di essere il migliore marito e padre che può. Miei punti di forza: sono molto determinato e concentrato e sto continuamente cercando di sforzarmi di migliorare. Miei punti di debolezza: sono molto determinato e concentrato e sto continuamente cercando di sforzarmi di migliorare.
Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.
Veramente non mi piace parlare della mia vita privata più di tanto. Penso che poi i lettori inizino a cercare di scoprire, lo scrittore, nei suoi libri. Io non sono lì. I protagonisti dei miei romanzi sono molto ma molto più interessanti di me! Penso basti dire che ho lavorato come poliziotto, ho fatto lo scrittore freelance e il direttore creativo. Tutte cose che hanno contribuito alla mia identità di scrittore.
Quando hai capito che avresti voluto essere uno scrittore? Qual è stato il momento in cui hai capito che la passione della scrittura si stava trasformando in un vero lavoro?
Volevo fare lo scrittore da sempre, almeno da quando mi ricordo. E infatti sono uno scrittore professionista per la maggior parte della mia vita lavorativa: sono diventato romanziere a tempo pieno dieci anni fa e prima avevo lavorato come scrittore freelance per una decina di anni. Sono nato per questo.
Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere gialli?
La cosa buffa è che io non mi vedo necessariamente come un autore di crime, ma come un autore a cui è capitato anche di scrivere romanzi crime. Considerato che ho servito come ufficiale di polizia, il poliziesco mi sembrava solo il genere più naturale per iniziare a scrivere. Mi piace pensare che i miei romanzi siano qualcosa di più del solito procedurals poiché cerco di scrivere qualcosa che abbia un contesto sociale e culturale: nei miei romanzi molto di ciò che sta accadendo è defilato nello sfondo. Detto questo, il romanzo giallo è un mezzo fantastico per la narrazione. Un buon romanzo giallo dovrebbe essere un percorso personale verso la scoperta e la rivelazione, e dovrebbe cercare di esplorare la complessità della psicologia umana. E devi fare tutto questo offrendo allo stesso tempo una vera e propria pagina ben scritta.
Hai il romanzo pianificato in mente prima di iniziare a scrivere?
Il modo migliore di descrivere il processo creativo è quello di dire che ogni romanzo è come un viaggio. Alcune persone programmano tutto il percorso. Io non lo faccio. So quale è la mia destinazione finale e i luoghi che voglio visitare lungo la strada, ma mi permetto la libertà di prendere deviazioni ed esplorare vie a cui non avevo pensato. L’altra cosa è che non ho il controllo completo sulla storia, so che suona strano. I personaggi nei romanzi hanno vita e personalità propria e, a volte, quando ho progettato per uno di loro di fare qualcosa o che succedesse loro qualcosa , si sono rifiutati di adattarsi, come per dire: ‘ Non avrei mai fatto / detto questo! ‘. Probabilmente ho bisogno di aiuto psichiatrico …
Brother Grimm, Eternal, Blood Eagle sono stati pubblicati in Italia poi ci sono The Carnival master, The Valkyrie song, A fear of Dark water con il personaggio di Jan Fabel. Quale è il tuo preferito?
E’ come chiedere ad un padre qual è il suo figlio preferito! Al momento, A fear of Dark water è un romanzo di cui sono particolarmente orgoglioso, ma anche di The Carnival master, e di The Valkyrie song. Credo che la seconda trilogia di romanzi di Fabel abbia qualcosa in più.
Puoi parlarci un po ‘del tuo protagonista, Jan Fabel?
Jan Fabel è un uomo buono. Si sforza ogni volta di fare la cosa giusta. E per molti versi è un uomo molto ordinario – ma un uomo comune in una situazione straordinaria. Ha studiato storia all’università e si considera un poliziotto ‘per caso’ – la sua ragazza dell’ università è stata assassinata e lo ha lasciato con una bruciante curiosità su ciò che spinge la gente ad uccidere. Il suo background e la conoscenza della storia, lo spinge ad assumere la prospettiva di uno storico sugli omicidi su cui indaga. Vi è l’evento (l’omicidio) e vi è la sequenza di eventi – la storia – che ha portato fino alla manifestazione, così come le storie personali delle persone coinvolte. E ‘compito di Fabel fare luce su quelle storie e capire l’evento.
Lennox, è da poco uscito in Italia con il Giallo Mondadori, poi The long Glasgow kiss, The Deep Dark Sleep hanno per protagonista Lennox e fanno parte della tua seconda serie. Quale è il tuo preferito?
La cosa divertente è (e penserai che sto cercando di schivare la domanda, ma non lo sto facendo) che non vedo la serie Lennox come tante storie diverse. Lennox sta realmente percorrendo un viaggio alla scoperta di se stesso e cercando redenzione. A differenza di Fabel, ha fatto molte cose cattive ed è particolarmente segnato dalle sue esperienze di guerra. Quindi, anche se ogni romanzo è uno stand-alone, vedo la storia Lennox come un continuum.
Cosa rende il protagonista Lennox, diverso dagli altri investigatori privati?
Penso che la differenza principale è che Lennox è un personaggio moralmente ambiguo. Le persone per cui lavora sono molto spesso gangster e il suo atteggiamento verso le donne lascia molto a desiderare. Ci sono, naturalmente, gli echi dei detective dei noir classici, ma ho cercato di aggiungere una dimensione extra al suo carattere e al contesto dei romanzi. I romanzi con Lennox sono ambientati in un momento molto speciale nella storia britannica, quando il paese stava cambiando e soffriva di una vera crisi di identità.
Lennox è ambientato nella Glasgow del 1950. Perché hai scelto questo periodo? Che ricerche hai fatto?
Gli anni ‘50 sono un decennio fondamentale per noir. E ‘anche il decennio in cui sono nato e penso che si sia sempre affascinati dal periodo in cui è avvenuta la propria formazione. In Gran Bretagna, è stato un periodo di trasformazione e, come ho già detto, anche un periodo in cui la Gran Bretagna ha subito una profonda crisi di identità. L’impero britannico si stava sgretolando, la Gran Bretagna era schiacciata dal costo della seconda guerra mondiale e cercava di uscire fuori dall’orbita dagli Stati Uniti e la nazione si è trovata ad essere non è più la potenza mondiale che era stata una volta. Glasgow era il cuore industriale dell’Impero Britannico – seconda città dell’Impero – e sentiva questi cambiamenti più acutamente di qualsiasi altra città del paese. Dal punto di vista del thriller, è stato anche un periodo in cui le strade erano piene di uomini danneggiati dalla guerra e c’era un proliferare di armi detenute illegalmente, le reliquie della guerra, erano in circolazione. Un sacco di persone avevano perso la loro bussola morale (Lennox incluso) ed bastava un’attimo per mettersi nei guai. Per quanto riguarda la ricerca … La verità è che faccio ricerche costantemente. E, per qualche ragione, devo toccare il materiale di ricerca, letteralmente, per ottenere al tatto informazioni sul periodo. Ecco perché il mio studio è pieno di giornali e riviste degli anni ’50. Ho anche utilizzato un telefono in bachelite degli anni ‘50! Inoltre, tutto ciò che sto scrivendo tende ad avere una colonna sonora. Quando sto lavorando ad un romanzo Lennox, ascolto musica del 1950: Mel Tormé, Victor Silvestro, Edmundo Ros, Julie London … Al contrario, quando sto lavorando ad un romanzo Fabel, tendo ad ascoltare la ‘sua’ musica: jazz scandinavo, Herbert Groenemeyer, ecc
Qual è o sono le tue scene preferite in Lennox?
Difficile – anzi probabilmente impossibile – risponderti. Probabilmente molte scene e momenti nei romanzi Lennox lasciano una traccia sul lettore . I romanzi sono pieni di azione e suspense, ma io tendo a preferire i momenti più tranquilli quelli introspettivi focalizzati sul carattere di Lennox e sulla sua lotta interna morale.
Il primo romanzo della serie Lennox è stato serializzato dalla BBC Radio 4 Extra. L’hai ascoltato?
Ho sentito alcuni episodi, sì. E, naturalmente, uno dei romanzi Fabel è diventato un film e di altri due stanno per iniziare le riprese. Vedere o sentire il proprio lavoro trasformato in un altro mezzo artistico è un’esperienza strana e inquietante.
I tuoi libri sono stati tradotti per la pubblicazione in vari paesi. È eccitante?
Personalmente, per me, questo è l’aspetto più gratificante di quello che faccio.
Pensi che i critici abbiano influenzato il tuo lavoro?
Sono stato fortunato ad aver avuto critiche costantemente abbastanza buone, ed è sempre bello riceverle. Ma la risposta, in generale, dovrebbe essere no: io scrivo ciò che scrivo ed è il mio modo di scrivere. Mi sforzo sempre di diventare uno scrittore migliore e lo scopo che perseguo con ogni libro è quello di renderlo ancora migliore di quello precedente. Che, almeno per me, è una sfida e che l’autore e solo l’autore deve risolvere da solo.
Chi sono i tuoi scrittori preferiti?
Probabilmente Gunther Grass, William Trevor e William Kennedy.
Cosa stai leggendo in questo momento?
Che tu ci creda o no, sto rileggendo Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde.
Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori qualcosa di divertente successo durante questi incontri.
Mi piace davvero incontrare e parlare con i lettori, che per me sono le persone più importanti, viaggiare invece non mi piace particolarmente. Ho avuto molte, ma molte esperienze strane durante i miei tour. Durante uno dei quali, era per il lancio di un romanzo Fabel, stavo parlando con i giornalisti in una presentazione nel municipio di Amburgo (la città Parlamento). Un gruppo di turisti giapponesi ha iniziato a seguirmi, ovviamente pensando che fossi una guida ufficiale. Fu solo quando ci seguirono nel ristorante sotto il Municipio che il mio editore gli ha detto, il più delicatamente possibile, che il nostro era un gruppo privato.
Che ruolo ha Internet nel tuo lavoro? Che ne dici dell’ editoria elettronica?
Io in realtà non faccio un grande uso di Internet per le mie ricerche, a meno che non sia assolutamente sicuro circa l’attendibilità della fonte. Preferisco le fonti cartacee, soprattutto. Penso che l’e-publishing diventerà un’importante forma di pubblicazione in futuro, ma non la forma dominante. La stampa su carta di un libro è una tecnologia che è difficile da battere.
Quali cambiamenti hai notato nel mondo della fiction da quando hai iniziato a scrivere?
In Gran Bretagna, a causa del contratto che fissa il prezzo dei libri, ho assistito alla morte del libraio indipendente. Il più grande libraio in Gran Bretagna oggi è una catena di supermercati: si acquista la letteratura insieme a lattine di fagioli al forno.
Parlami del rapporto con i tuoi lettori? Come possono entrare in contatto con te?
Mi piace pensare di avere un rapporto stretto con i miei lettori. Ho una Fan Page su Facebook all’indirizzo: http://www.facebook.com/pages/Craig-Russell-Books/107123892662851 dove faccio del mio meglio per rispondere a più domande possibili.
Infine, siamo giunti all’ultima domanda: a cosa stai lavorando ora?
A qualcosa di nuovo – segreto, molto grande, molto diverso! Ma c’è anche il quarto Lennox e lo inizierò il mese prossimo.
:: Recensione di Blue di Kerstin Gier
5 settembre 2011
Autrici come l’inglese J.K. Rowling e la statunitense Stephanie Meyers hanno oggettivamente rivoluzionato la letteratura per ragazzi. Analizzando il fenomeno legato alla Saga di Twilight e alle mirabolanti avventure del maghetto Harry Potter si avverte chiaramente che il genere fantasy ha subito una mutazione e la cosa bizzarra è che non richiama unicamente più un pubblico di lettori young adult. Conosco lettori adulti appassionati di Harry Potter che con la scusa di comprare i libri per i loro figli, si recano in libreria ad acquistarli e passano poi la notte immersi nella lettura. Alle sopraccitate Rowling e Meyers credo presto andrà ad aggiungersi la tedesca Kerstin Gier, un nome non ancora famosissimo ma se osserviamo i dati di vendita non possiamo ignorare quanto la Gier si avvicini alle più celebri colleghe soprattutto grazie alla Trilogia delle gemme, una saga davvero originale e personale composta da tre volumi, Red, Blue di cui vi parlerò in questa recensione e l’ancora inedito in Italia Green che prossimamente la Corbaccio darà alle stampe e in cui potremo conoscere lo svelamento di tutti i misteri che si sono susseguiti ad un ritmo a dir poco vertiginoso durante la narrazione. In questa trilogia il lato avventuroso e il rischio e il pericolo hanno un ruolo vincente, portando i viaggi nel tempo al centro di un intricata ridda di misteri e sconcertanti rivelazioni. Protagonista è la sedicenne Gwen Shepherd della antica famiglia londinese dei Montrose, una ragazza fresca e sbarazzina, con una vita apparentemente normale, una migliore amica pronta ad aiutarla in ogni frangente e pronta a credere alle sue mirabolanti avventure, che vede i fantasmi tra cui un buffissimo e impertinente demone-doccione con le corna e il muso di gatto e che ha una relazione complicata con Gideon De Villiers suo compagno di viaggio, per il quale proverà ben più di una tenera amicizia sebbene qualcosa nel suo comportamento la sconcerti e la spiazzi. Il segreto principale da scoprire è il vero utilizzo di due cronografi a cui sono legate le sorti stesse dell’intera umanità e per farlo i protagonisti non potranno rinunciare a svelare le trame occulte del misterioso conte di Saint Germain avventuriero e alchimista davvero esistito e forse per questo ancora più inquietante. Fermo restando che è una lettura per adolescenti e molte parti leggermente infantili potranno scoraggiare i cultori di fantascienza e di viaggi nel tempo, a cui magari consiglierei il recente La mappa del Tempo di Felix J Palma Castelvecchi, comunque Blue è un libro ben scritto, di veloce lettura, pieno di personaggi ben caratterizzati e soprattutto simpatici. E’ una piacevole lettura, che ha suscitato commenti a volte davvero entusiasti da parte dei lettori di mezz’Europa e un passaparola sempre più fitto che ha creato attesa e aspettativa e mi ha notevolmente incuriosito anche prima di avvicinarmi al libro. Blue è senz’altro un libro diverso dal solito, interessante se vogliamo, utile per molti versi se si vuol comprendere il mondo fantastico che appassiona giovani e ragazzi. Non ci sono vampiri, cosa che dal mio punto di vista può anche essere considerato un pregio, e il dato più ostico da credere è che la capacità di essere catapultati nel passato dipenda da una modificazione genetica, fatto che farà sorridere i più smaliziati. La bellezza del romanzo sta nello spirito che lo anima, nell’umorismo e nella vivacità che l’autrice sa infondere alla narrazione. Il lato romance è particolarmente messo in risalto, l’autrice ci tiene a dare una luce particolarmente romantica alla storia, l’amore adolescenziale tra i due protagonisti, fatto di turbamenti, emozioni contrastanti, e batticuore occupa buona parte delle pagine, ma non disturba, anzi arricchisce la trama e accentua la profondità psicologica dei personaggi.
:: Segnalazione di I poeti morti non scrivono gialli di Björn Larsson
2 settembre 2011
Dal 5 settembre in tutte le librerie il nuovo romanzo di Björn Larsson, I poeti morti non scrivono gialli, Iperborea. L'autore sarà al Festivaletteratura di Mantova dal 7 al 9 settembre.
“Appassionante, piacevolmente leggero, letterariamente sofisticato.” – Sydsvenskan
“Con I poeti morti non scrivono gialli Larsson ha scritto non solo il miglior romanzo dell’anno, ma anche uno dei più piacevoli gialli del 2010.” – Skånska Dagbladet
“Björn Larsson è un corsaro della letteratura, uno spirito libero abituato a solcare i mari dell’invenzione.” – La Repubblica
IL LIBRO – Un’opaca sera di febbraio, l’editore Karl Petersén raggiunge impaziente il porto di Helsingborg. Nella ventiquattrore una bottiglia di champagne e un contratto per il famoso poeta Jan Y. Nilsson, a cui ha chiesto di scrivere un giallo, sicuro bestseller già venduto ai più prestigiosi editori d’Europa. Ma il poeta accetterà di firmare? Si piegherà alle basse leggi di quel mercato che, con la sua ricerca di una poesia alta ed essenziale, ha sempre snobbato? Vorrà risollevare il genere dalla mediocrità in cui è caduto? La risposta è definitiva: Petersén trova Jan Y. impiccato a bordo del peschereccio in cui viveva. Si è suicidato? Oppure chi è stato, e soprattutto, perché? Il commissario Barck non ha dubbi: i poeti si uccidono, non vengono uccisi. Eppure i motivi per farlo fuori non mancano, a cominciare dal lauto compenso che Jan Y. avrebbe presto incassato e dal materiale scottante sull’alta finanza che il suo romanzo era pronto a denunciare. Le indagini del commissario, poliziotto sui generis con velleità letterarie, coinvolgono Tina Sandell, musa e forse amante di Nilsson, e il suo amico intimo e noto giallista Anders Bergsten, incaricato di Petersén di finire il manoscritto. Ma qualcuno ha deciso che il romanzo non deve uscire… Nell’età dell’oro dei thriller, Björn Larsson scrive “una specie di giallo” che è un gioco letterario di raffinata ironia e autoironia, per indagare l’essenza stessa della scrittura e della vocazione artistica. In una sferzante satira di un mondo editoriale all’isterica ricerca del prossimo successo, solo un “poliziotto-poeta” è in grado di scoprire le associazioni nascoste, di rivelare l’inatteso, di afferrare le verità che si celano dietro le apparenze.
L'AUTORE – Björn Larsson è docente di letteratura francese all'Università di Lund, filologo e appassionato velista, uno degli autori svedesi più noti e apprezzati all'estero. Dopo il successo di La vera storia del pirata Long John Silver (120mila copie), Iperborea ha pubblicato altri otto titoli.
:: Primo Sugarpulp Festival
1 settembre 2011
Settembre è finalmente arrivato e un appuntamento si profila all'orizzonte, di quelli da non perdere, di quelli che ti spingono a prendere l'agenda e scarabocchiare a pennarello rosso ed evidenziatore la data. Padova sta per trasformarsi in un ritrovo per le penne più acuminate in circolazione. E non è un modo di dire. Tanti ospiti da tutto il mondo stanno facendo le valige e si stanno preparando a sbarcare nel cuore della Bassa. Faccio qualche nome per farvi capire il livello, Joe Lansdale, e chi non conosce Champion Joe, poi Massimo Carlotto, Jeffery Deaver, Victor Gischler, Tim Willocks, Jan Wallentin, Tiziano Angri, Luigi Bernardi, Federica Bertuzzi, Giacomo Brunoro,
Paolo Cochi, Luca Conti, Roberto Costantini, Alberto Custerlina, Adamo Dagradi, Omar Di Monopoli, Francesco Ferracin, Alessandro Lise, Officina Infernale, Marilù Oliva, Jacopo Pezzan, Pierluigi Porazzi,
Matteo Righetto, Matteo Strukul, Alberto Talami, Thomas Tono, Paolo Zardi.
Anteprima il 19 settembre. Inaugurazione giovedì 29 settembre, presentano l'evento Matteo Righetto e Matteo Strukul direttori artistici del Festival e Giacomo Brunoro. E alle 19 l'esclusivissimo party inaugurale del Festival per la stampa e gli addetti ai lavori. Da giovedì 29 settembre a domenica 2 ottobre Padova Non è un paese per vecchi. Accetto scommesse! Per saperne di più il sito del Festival: http://festival.sugarpulp.it/
:: Recensione di Malapunta di Morgan Perdinka a cura di Danilo Arona
1 settembre 2011I sogni… Malapunta trasmetteva forse identici sogni, frammenti del suo passato, a tutti coloro che ne calcavano il suolo? Non esisteva altra spiegazione per quanto inverosimile.
Ma-la-pun-ta, direbbe Nabokov creatore di Lolita scandendo quelle sillabe misteriose che fanno schioccare la lingua sul palato, anche se in questo caso non è il nome amato-odiato di una ninfetta preadolescente ma quello di un’ isola maledetta, persa nel blu intenso del Mediterraneo, un’ isola dove si sogna, dove tra incantesimi di sciamani druidici si aspetta la fine del mondo.
Arona lo definisce un’opera ibrida di generi e di stili e infatti anche se magari in libreria lo troverete messo nello scaffale dei libri horror, è molto più che un horror, è fantascienza in bilico tra L’isola del dottor Moreau di Herbert George Wells e le suggestioni di Solaris anche se qui non siamo nello spazio, è un thriller adrenalinico e spiazzante, è un noir crepuscolare e malsano, è una gothic novel oscuramente romantica in cui i temi classici del genere come l’amore perduto e il soprannaturale si alternano ad invenzioni narrative del tutto originali e autonome. Raccontarvi la trama sarebbe una beffa crudele e pressoché inutile per cui vi basti sapere che c’è un protagonista Nico Marcalli, un uomo divorato dai rimorsi, un uomo che si sente responsabile per la morte dell’amata Gabry. L’isola l’attende pur tuttavia lo respinge come se un brusio di sottofondo si alzasse di colpo al suo passaggio. Poi iniziano i sogni, spaventosi incubi, che rendono le veglie, una terra di passaggio verso altri altrove. Sogno, realtà, il confine si sfibra, si sfilaccia e intanto il respiro dell’isola, vivo come un cuore cha batte, stravolge certezze e verità. Ma esiste davvero la verità? A questa domanda non si può che rispondere con un’ altra domanda: cos’è la verità? L’autore farà di tutto per spezzare gli schemi consueti di pensiero, per abbandonarvi su un’ isola apparentemente deserta, ma in realtà popolata di infestanti creature.
Arona scavalcando i generi, crea ibridi, mutazioni, con una potenza visionaria da iniziato. Lo spirito di Lovecraft aleggia, come un altro spirito presente sull’isola, mai così affollata, mai così oscura. Delitti sanguinosi, clandestini che ci sono o non ci sono, sirene dai denti acuminati, orridi demoni marini dai capelli sempre più lunghi. L’atmosfera malsana di quest’isola è resa in maniera splendida dal gioco di rimandi dell’inconscio onirico. Perché l’inconscio è un pozzo, pieno di immagini ed emozioni legate tra loro da fili invisibili. Un senso di minaccia pervade le pagine, e accresce il fascino sinistro di quest’isola che entrerà nell’immaginazione del lettore con una forza inconsueta.
Chi è l’autore di Malapunta? Bella domanda. Quando ho scoperto che Morgan Perdinka non è altro che una creatura alter ego di Danilo Arona, ho provato un brivido sulla schiena. Durante tutta la lettura del libro ho creduto che esistesse veramente, che fosse di carne e sangue, senza sospettare mai e dico mai nemmeno per un istante che fosse un gioco, uno spettro proveniente da una dimensione parallela e asincrona, che fosse nato nel mondo interiore di uno scrittore prolifico e geniale come Arona. Forse qualche indizio, qualche traccia, avrebbe dovuto portarmi alla verità, un raffronto tra stili, un respiro lungo, un inquietudine sottile, e invece niente. Perdinka me lo immaginavo bruno, con i capelli troppo lunghi e la frangia sugli occhi, una sigaretta sempre tra le dita ingiallite dalla nicotina, l’immancabile camicia bianca con le maniche arrotolate sul gomito, l’espressione da pirata. Per me è reale quanto il suo creatore, mi alita sul collo, respira, aggrotta la fronte piena di rughe come chi pensa tanto. Suicida come Luigi Tenco, anche lui non troppo distante da Alessandria, oscilla e ancora non son persuasa del tutto che sia solo un’ ombra. Un dubbio, un’ inquietudine vischiosa, proietta quell’incertezza sulla percezione del mondo reale che è la spinta, l’anima nera del libro. Dunque a presto Perdinka, altri tuoi libri inediti e nascosti riemergeranno dalle ombre del tempo, per farci paura, per farci interrogare sulla realtà e su noi stessi. Non è un addio, ma solo un arrivederci. A presto Perdinka.
:: Recensione di Avevano spento anche la luna di Ruta Sepetys (Garzanti 2011) a cura di Giulietta Iannone
30 agosto 2011
Oggi voglio parlarvi di un libro speciale, di un romanzo uscito il 25 agosto grazie a Garzanti, che si intitola Avevano spento anche la luna scritto dall’americana, ma di origini lituane, Ruta Sepetys. L’ho definito un romanzo, ma penso sia riduttivo, narra una storia vera, sia nei fatti, che nei sentimenti, coinvolgente come un diario, attenta alla ricostruzione storica e alla verità dei fatti come un reportage, una storia che nasce dalla voce dei pochi sopravvissuti lituani che ancora possono ricordare i gulag, i campi di lavoro in Siberia in cui Stalin faceva confinare tutti coloro che erano accusati di attività antisovietiche. Tra le pagine nere della Storia, la tragedia lituana, come il genocidio armeno, o il genocidio in Congo, è stata avvolta da una coltre di colpevole silenzio, prima perché i sopravvissuti non osavano parlare per paura di ritorsioni, poi perché i negazionisti hanno continuato a contribuire all’annullamento della memoria. Conoscevo la storia degli ebrei di Vilnius, esiste il Museo Statale Ebraico di Vilnius a testimonianza degli stermini di massa dei nazisti ma a parte rare voci penso a Alexander Solzhenitsyn in pochi hanno parlato dei gulag staliniani. Tornando al romanzo, è perlomeno bizzarro che molto spesso tocchi alla letteratura fare luce sui drammi contemporanei e no, tocchi ad Avevano spento anche la luna parlare dei venti milioni di persone che morirono durante le purghe etniche di Stalin negli stati baltici.
In Avevano spento anche la luna la storia terribile delle deportazioni staliniane viene vista e descritta dagli occhi innocenti di una ragazzina che nell’estate del 1941 viene prelevata con mamma e fratellino e deportata con migliaia di altri lituani dai sovietici di Stalin, in Siberia e poi sempre più a nord fino al Polo Nord. Il viaggio massacrante senza cibo ne acqua con altri disperati su un carro bestiame ha le stesse modalità delle deportazioni naziste che avvenivano negli stessi giorni, quasi che l’orrore avesse un’unica lingua. La brutalità delle guardie, la durezza del viaggio, fanno capire a Lina, la protagonista, che il tempo felice dell’infanzia è finito e inizia il tempo del dolore e della lotta per la sopravvivenza. Il padre viene separato da loro e portato in un’altra destinazione e forse non lo vedranno più. Quando giungono a destinazione superstiti di un viaggio allucinante iniziano i lavori forzati per coltivare barbabietole. Scavano con una palettina la terra durissima con pochissimo cibo, preda di tutte le malattie dovute al freddo e alla malnutrizione. Ma Lina non è una debole, ha in sé una forza straordinaria che le permette di innamorarsi, di disegnare, di sperare al di là della speranza, di desiderare, pretendere la salvezza. Sarà difficile che non vi salgano le lacrime agli occhi, io ho pianto. Sarà difficile che non proviate un moto di empatia che vi farà sentire vicini alla protagonista, vedere il mondo con i suoi occhi, provare paura, rabbia, sgomento, orrore e amore. Poetico e tragico, dolente e toccante, è un libro importante, da far leggere specie alle nuove generazioni che si affacciano alla vita e si interrogano sul passato. Siamo il frutto di quelle scelte, di quei fatti, siamo i figli di quegli uomini.
Ruta Sepetys è nata negli Stati Uniti da una famiglia di rifugiati lituani la cui storia ha ispirato il suo primo romanzo, il bestseller Avevano spento anche la luna (2011). Sono seguiti i romanzi Una stanza piena di sogni (2013), Ci proteggerà la neve (2016) e L’orizzonte ci regalerà le stelle (2020). Vive nel Tennessee con la sua famiglia.
:: Segnalazione di Zero² di AA. VV. a cura di Giulietto Chiesa Piemme
29 agosto 2011
AA. VV. a cura di Giulietto Chiesa Zero²
Le pistole fumanti che dimostrano che la versione ufficiale sull’11/9 è un falso
Pagine: 448 Prezzo: 18,50 €
Sarà in libreria dal 2 settembre Zero², l’antologia curata da Giulietto Chiesa che offre uno sguardo documentato sull’attentato alle Torri Gemelle, di cui quest’anno ricorre il decennale. Il libro, corredato da un’ inedita, ampia introduzione di Chiesa, si avvale dell’acquisizione di recenti prove, vere e proprie “pistole fumanti”, che ci conducono a scoprire più che probabili falsificazioni dei documenti, menzogne sparse lungo tutto il cammino di indagini mai concluse, e che smentiscono definitivamente la versione ufficiale del 9/11 Report.
“L’11 settembre è stato trasformato in un tabù impenetrabile, una pagina chiusa e da non riaprire, una tomba collettiva in cui deve rimanere sepolta per sempre ogni possibile interpretazione diversa del complotto che l’Amministrazione americana di Bush e Cheney ha imposto al mondo intero. (…) Ma la caccia alle prove comincia a dare i suoi risultati”.
Giulietto Chiesa
Con Zero2 dieci anni dopo gli attentati alle due torri e quattro anni dopo il primo lavoro, Zero (Piemme 2007), Chiesa torna con un gran numero di specialisti – Gore Vidal, Franco Cardini & Marina Montesano, Lidia Ravera, Andreas von Bülow, Steven E. Jones, Claudio Fracassi, Jürgen Elsässer, Webster Griffin Tarpley, Thierry Meyssan, Enzo Modugno, David Ray Griffin, Barrie Zwicker, Michel Chossudovsky – e con una poderosa mole di dati, fatti e analisi.
Torna con molte più risposte rispetto alle domande di allora. Torna con una versione controcorrente rispetto al mainstream dell’informazione mondiale per dirci come, su quell’11 settembre, al mondo sia stato fatto credere il verosimile, ma non la verità, e come, addirittura, proseguendo su questa linea di falsa consapevolezza, potremmo arrivare a credere l’inverosimile, di cui la morte posticcia di Osama Bin Laden è solo il primo passo.
Le nuove prove – L’aereo che si sarebbe schiantato sul Pentagono non è quello indicato dell’American Airlines. La scatola nera “trovata” riporta una rotta diversa. Nuovi video del crollo dell’edificio 7 del World Trade Center (non colpito da nessun aereo) mostrano una distruzione repentina, incompatibile con le spiegazioni ufficiali. L’esercitazione militare Vigilant Guardian oscurò proprio in quel giorno gli schermi della difesa aerea degli Stati Uniti d’America per quasi tre ore. Rivelazioni di Wikileaks evocano inquietanti scenari da golpe. “Testimoni oculari” ammettono la non veridicità delle loro dichiarazioni iniziali.
Sono solo alcune delle nuove prove che il gruppo indipendente che ha a lungo indagato sull’attentato dell’11 settembre mostra oggi come autentiche “pistole fumanti”.
Giulietto Chiesa
È uno dei più noti giornalisti italiani. Esperto di politica internazionale, fondatore dell’associazione Megachip Democrazia nella comunicazione (http://www.megachip.info/) e parlamentare europeo, ha pubblicato tra l’altro La guerra infinita, La guerra come menzogna e Le carceri segrete della Cia in Europa.

“C’è un luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre”, ripetè a memoria. “ E’ lì che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto è rarefatto, confuso, incerto. Noi siamo i guardiani posti a difesa di quel confine. Ma ogni tanto qualcosa riesce a passare. Il mio compito è ricacciarlo indietro”.
























