:: Premio Hadrianus: a Tarquinia trionfa Maurizio De Giovanni

27 settembre 2011 by

Sono passati pochi giorni dal premio Nebbia Gialla 2011 e Marizio De Giovanni si aggiudica un nuovo prestigioso riconoscimento il premio Hadrianus il giallo e il nero.

Il progetto, è affidato alla direzione artistica dello scrittore Luigi De Pascalis che è anche membro della Giuria Tecnica. La stessa, di assoluto prestigio, è presieduta da Daniela Carmosino, docente di letteratura italiana contemporanea, ed è composta da Enzo Golino, fondatore della pagina culturale de La Repubblica e critico militante, da Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, e da Giorgio Gosetti, storico del cinema, vice presidente del Festival del cinema di Venezia e anima di Courmayeur noir festival. Il premio ha anche una Giuria popolare composta da 21 cittadini di Tarquinia particolarmente amanti della letteratura di genere.

Sabato 24 settembre 2011 si è svolta nella sala consiliare del Comune di Tarquinia la serata finale della prima edizione del premio.

Il primo premio è stato assegnato a Maurizio De Giovanni, per Il giorno dei morti, Fandango Libri.
Il secondo premio è stato assegnato ad Amara Lakhous per Divorzio all’islamica a viale Marconi, Edizioni E/O.
Il terzo premio è stato attribuito a Marco Malvaldi per Odore di chiuso, Sellerio.

Inoltre ad Amara Lakhus è stato consegnato da Giorgio Gosetti Il premio “Un libri per il cinema”.
Il premio della Giuria popolare è stato invece assegnato a Maurizio De Giovanni.
Un trofeo Hadrianus è stato assegnato anche alla Fandango Libri per l’alta qualità della sua collana di narrativa.

All’assegnazione del premio si è arrivati attraverso una laboriosa selezione. Inizialmente venti prestigiose firme della narrativa, del giornalismo e dell’editoria italiani (tra cui Altieri, Bernardi, Buticchi, Carofiglio, De Cataldo, Varesi) hanno indicato il giallo o noir di maggior interesse pubblicato nel 2010. Ne è venuta fuori una lista di sedici romanzi scritti in lingua italiana da autori italiani o stranieri. Contemporaneamente la Giuria tecnica ha apprestato un elenco di case editrici distintesi nella pubblicazione di gialli o noir. In seguito, dal confronto tra le due selezione, la Giuria tecnica ha stilato la lista dei sei libri partecipanti alla prima edizione di Hadrianus, il giallo e il nero e l’ha passata alla Giuria popolare. Nei mesi successivi, ultimata la lettura dei testi, la Giuria tecnica ha provveduto a stilare l’elenco dei tre autori ed editori finalisti ed ha individuato il testo di “Un libro per il cinema”. Mentre, in assoluta autonomia, la Giuria popolare ha individuato il libro da premiare tra i sei proposti.

:: Recensione dell’antologia “Meridione d’inchiostro” a cura di Valentino G. Colapinto

26 settembre 2011 by

Nuova immagineMeridione d’inchiostro” di AA.VV.: 135 pp. brossura, prezzo di copertina €12,00 [Stilo Editrice, 2011].
 
Ormai da diversi anni la narrativa pugliese riscuote sempre più interesse da parte del pubblico e degli addetti ai lavori. Scrittori di genere come Carofiglio e De Cataldo o autori più letterari come Lagioia e Desiati pubblicano presso le case editrici più prestigiose, vendono centinaia di migliaia di copie e ottengono premi importanti.
Si tratta quindi di un filone già ampiamente sfruttato, che però non cessa di riservare piacevoli sorprese come per l’appunto Meridione d’inchiostro, una deliziosa antologia della Stilo Editrice, curata ottimamente dall’editor Giovanni Turi.
Nove scrittori meridionali sono stati chiamati a esprimere le contraddizioni e l’anima autentica del sud con un racconto inedito: Cosimo Argentina, Osvaldo Capraro, Omar Di Monopoli, Gabriella Genisi, Giuseppe Goffredo, Andrej Longo, Raffaele Nigro, Livio Romano e Cristina Zagaria.
Giovanni Turi ha coinvolto in questa operazione editoriale scrittori prevalentemente pugliesi e soprattutto autori che vivono ancora nel meridione e non sono emigrati al nord come tanti loro colleghi.
Ogni brano è preceduto da una lettera e da alcuni lemmi tratti dai paesaggi, usi e gastronomia del sud, al fine di realizzare una sorta di alfabeto del Mezzogiorno. In molti racconti traspare una forte tensione etica, una voglia di riscatto dei meridionali che si ribellano ai soliti stereotipi.
Tanti i brani notevoli. Segnaliamo in particolare Nostro Signore l’Uomo-Purpu di Omar Di Monopoli, una storia nerissima raccontata attraverso gli occhi di un ragazzino illetterato alle prese con un fratello albino, che pare arrechi solo tragedie alla sua famiglia e che alcuni vorrebbero sacrificare all’Uomo Purpu, grottesca incarnazione dello spirito del mare. Il tutto narrato col solito impasto barocco di italiano e salentino, cui Di Monopoli ci ha abituato fin dai suoi primi libri.
In viaggio con mio padredel decano della narrativa pugliese, Raffaele Nigro, racconta invece con delicatezza un inutile viaggio della speranza in Svizzera per curare il padre. Un’esperienza autobiografica che contraddice i soliti luoghi comuni sulla malasanità meridionale.
Ma probabilmente il componimento migliore della raccolta è lo splendido Anche oggi mangio sabbia di Giuseppe Goffredo. Un intenso poema in prosa che con un ritmo sincopato ci fa vivere in presa diretta il dramma dei giovani meridionali, costretti dalla disoccupazione ad arruolarsi nell’esercito, e poi impiegati in terre lontane come l’Afghanistan per missioni cosiddette di pace. Carne da cannone comprata a buon prezzo, che perde la vita senza sapere neppure perché. Un piccolo capolavoro che si presta benissimo a una riduzione teatrale.
In definitiva – a parte uno o due racconti meno riusciti – un’antologia curata davvero con molta attenzione e amore, di cui è già stato annunciato un seguito.
 
Valentino G. Colapinto

:: Intervista con Donato Carrisi

23 settembre 2011 by

il-tribunale-delle-animeGrazie Donato di avere accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Parlaci un po’ di te. Sei nato nel 1973 a Martina Franca (Ta). Ti sei  laureato in Giurisprudenza con una tesi su Luigi Chiatti. Ne è seguita poi la specializzazione in criminologia e scienza del comportamento Nel 1999 hai iniziato l’attività di sceneggiatore per cinema e televisione. Sei una firma del Corriere della Sera.  Chi è Donato Carrisi?

Ma devi sapere che ho iniziato la mia attività di scrittore scrivendo per il teatro a 19 anni. Avevo una piccola compagnia teatrale mentre studiavo Giurisprudenza. Provengo da una famiglia di avvocati che sicuramente immaginava per me un futuro legato a quella professione. Fare lo scrittore non era previsto. Comunque io sono essenzialmente un lettore. Amo scrivere le cose che mi piacerebbe leggere, mi nutro di quello che leggo. Sono cambiato ben poco dopo l’improvviso successo che ho ottenuto dopo Il Suggeritore. Sono rimasto io. Il successo non è mai merito solo dello scrittore, ma di tutta la gente che ha intorno. Tutti contribuiscono a renderti ciò che sei: i collaboratori, gli amici, la famiglia. Per questo il mio stile di vita non è cambiato affatto.

Come hai scoperto la passione per la scrittura? Quali sono i tuo autori di riferimento?

Devo dire che ho sempre scritto. Mi piaceva raccontare storie fin dall’asilo. Mi ricordo che mi divertivo enormemente a spaventare gli altri bambini con racconti horror, li atterrivo letteralmente. Poi ho spaziato in vari generi dalla commedia al noir; sì, forse il thriller è il genere che mi permette di trasmettere maggiori emozioni e che mi riesce meglio. Ti racconto un fatto che forse nessuno sa: ho iniziato a 12 anni a leggere gli Harmony di una mia zia, c’era tutto in quei libri: thriller, sesso, passione. I miei autori di riferimento. Sicuramente Michael Connelly, che tra l’altro sarà mio padrino negli Stati Uniti, quando a gennaio debutterò con Il Suggeritore. Non immagini cosa ho provato quando ho ricevuto la sua mail dove si complimentava con me per quel libro. E’ stato incredibile. Poi Jeffery Deaver e Giorgio Faletti, che è un amico.

Con Il Suggeritore romanzo d’esordio, sei diventato una specie di autore cult, conosciuto in tutto il mondo. Premi, interviste, fiere letterarie, presentazioni. Come hai gestito il grande successo che ne è conseguito?

Io mi diverto molto a conoscere le persone, gestisco personalmente il mio profilo su Facebook. La magia più grande di essere uno scrittore e che gli altri leggono il tuo libro e tu puoi entrare nelle loro vite. Loro dedicano una parte del loro tempo per dedicarsi alla lettura, meritano questa attenzione. E poi io mi diverto a scrivere. Fare lo scrittore è il mestiere più figo del mondo; dire diversamente sarebbe come sputare in faccia a Cristo.

E’ da pochi giorni uscito il tuo secondo romanzo Il tribunale delle anime sempre con Longanesi. Raccontaci qualche aneddoto curioso legato alla sua stesura.

Fare lo scrittore è un po’ come fare l’agente segreto. Entri davvero dovunque. Si aprono le porte del mondo. Luoghi non aperti al pubblico diventano subito accessibili, basta dire di essere uno scrittore e che ti stai documentando per il tuo prossimo libro. Non importa che tu sia famoso o meno, basta dire che sei uno scrittore e tutti ti concedono permessi felici di farti visitare i luoghi più nascosi. E’ stato così che ho potuto visitare Roma, visitare luoghi di cui non ne conoscevo l’esistenza pur vivendo a Roma da anni. Di aneddoti curiosi te ne potrei raccontare molti. Per esempio la scena ambientata al Caffè della Pace è stata scritta proprio mentre ero seduto al tavolino di quel caffè, non alle 6 del mattino un po’ dopo, mentre si sentiva in sottofondo il rumore della macchina per l’espresso o il rumore delle tazzine che tintinnavano. Ho cercato di trasmettere in quello che scrivevo tutto questo persino l’odore della polvere.

E’ un libro molto inquietante e la cosa più inquietante è che è legato a fatti reali.La Petinenzeria, la ragazza messicana camaleonte, il serial killer trasformista sono fatti reali che non nascono dalla semplice fantasia di uno scrittore . Come ti sei documentato?

Stavo scrivendo il mio secondo libro e sono venuto a conoscenza dell’esistenza dei cacciatori del buio, persone di cui neanche cercando su internet c’era traccia. Mi è sembrato materiale per una storia thriller meravigliosa così ho interrotto il libro che stavo scrivendo e ho telefonato al mio editore Stefano Mauri, e gli ho detto che avrei ricominciato da capo con un’ altra storia. Gli ho raccontato cosa avevo in mente e lui mi ha detto che era una idea magnifica, di approfondirla, che il bravo scrittore si vede dal secondo libro in poi.

In ogni romanzo c’è sempre un filo conduttore, un’ idea da cui scaturiscono le altre. Per Il tribunale delle anime quale ‘è ?

Sicuramente la Penitenzieria e poi il dilemma che si pone di fronte alla scelta tra perdono e vendetta.

Ne scriveresti una sceneggiatura o preferisci che siano altri  a farlo?

Sì, sono senz’altro favorevole a trasformare il romanzo in una sceneggiatura. Magari supervisionerei il lavoro di altri sceneggiatori.

Per concludere vorrei esprimerti la mia riconoscenza per la tua disponibilità. Potresti fare qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri ?

Attualmente non sto scrivendo, mi sto preparando per andare a gennaio negli Stati Uniti per presentare Il Suggeritore. Per adesso mi concentro su questo.

:: Intervista con Kim Edwards a cura di Elena Romanello

23 settembre 2011 by

Dopo aver già viaggiato nei meandri dell’animo umano, soprattutto di quello femminile, in particolare negli affetti, Kim Edwards torna con un nuovo romanzo, Un giorno mi troverai, che è venuta a presentare in Italia, al festival di letteratura di Mantova.
Un giorno mi troverai, titolo originale Lake of dreams, edito da Garzanti, racconta la storia di Lucy, una trentenne trasferitasi in Giappone con il compagno Yoshi dopo una giovinezza segnata dalla morte forse accidentale del padre, che torna nella sua casa d’infanzia in un periodo di crisi per fare pace con passato e presente, trovando molte cose cambiate e scoprendo verità remote risalenti a molto prima della sua nascita.
Interessante sondare cosa c’è dietro al romanzo dell’autrice forse più completo ed interessante, dopo i successi di Figlia del silenzio e La madre perfetta.

La grande protagonista della vicenda che narra è la ricerca delle radici del proprio passato e della riscoperta di eventi lontani. Perché l’ha scelto?

Penso che siano più le storie a scegliere l’autore che viceversa. Sentivo di voler scrivere la storia di qualcuno che voleva risolvere alcune cose del suo passato, che doveva tornare nella casa dove era cresciuto per capire qualcosa di più sulla morte di suo padre, ma non avevo previsto che poi sarebbe emersa la storia di questa antenata cancellata dalla famiglia. Scrivendo di Lucy, la mia protagonista, sono arrivata a scrivere anche di Rose, ed ha un certo punto la storia di quest’ultima ha chiesto di essere raccontata.

Nelle pagine del suo romanzo si parla di globalizzazione, uno dei personaggi, Yoshi, il compagno della protagonista, è giapponese, e i personaggi lavorano per un ONG: secondo lei ci può essere una globalizzazione buona?

Ho voluto portare in questo romanzo una mia esperienza: nel 1992 ho passato alcuni mesi proprio in Cambogia, dove andrà anche Lucy, a lavorare per una ONG. Erano le ONG a portare avanti un certo tipo di discorso di supporto ad un popolo che usciva da decenni di dittatura e guerre civili, e rimasi colpita da tante persone disposte a fare sacrifici per i cambogiani. Penso che questa sia una buona forma di globalizzazione, basata sulla solidarietà e sullo scambio.

Un altro tema che emerge è la ricostruzione delle battaglie del movimento delle suffragette: quanto è importante ricordarle oggi?

Il libro è ambientato nella zona dei Five Fingers Lake dello stato di New York, dove a partire dal 1848 si formò il primo nucleo del movimento delle sufragette. Ho studiato e scoperto la storia di queste donne incredibili mentre scrivevo il mio romanzo, e mi sono appassionata a cosa queste donne sono state in grado di fare. Le ho immaginate, ho pensato che hanno consegnato il loro lavoro a tutto il mondo e che in molti casi non sono vissute abbastanza a vedere i frutti. Molti degli eventi e dei luoghi di cui parlo esistono veramente, in ogni caso non dobbiamo dimenticarle, e anche se ci sono stati dei passi da gigante, molti dei problemi che loro avevano ci sono ancora oggi, i salari, la maternità, le discriminazioni.

Gli eroi della sua storia fanno scelte di vita controcorrente dal punto di vista lavorativo: può essere un modo per uscire dalla crisi di oggi?

La zona dello stato di New York era fortemente industrializzata all’inizio del Novecento, ma in tempi più recenti molte delle aziende hanno chiuso, e questo ha portato molti suoi abitanti a reinventarsi e ad essere creativi. Oggi i Five Fingers Lake sono una zona di turismo e di artigianato, come ricordo anche in Un giorno mi troverai.

Quali saranno i suoi prossimi progetti?

Ho in mente un romanzo, un grosso progetto. Ma in questo momento è solo un’idea, sono in giro a promuovere e non riesco a fare le due cose contemporaneamente.

Quali sono i libri e i film che ama?

Leggo moltissimo, e sarebbe troppo lungo elencare tutto ciò che amo. In questo momento sto leggendo un romanzo del vostro Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore e mi piace molto come è costruito. Credo che lo utilizzerò come esempio per il prossimo ciclo di lezioni di scrittura creativa che terrò.

Elena Romanello

:: Recensione di Fuego di Marilù Oliva

22 settembre 2011 by

fuegoEcco a voi Fuego un romanzo davvero caliente di una scrittrice che amo moltissimo, dal suo debutto con Repetita, un noir che mi ha affascinato in modo incredibile e che ancora oggi faccio fatica a staccarmene l’inchiostro delle pagine dalle dita. Ma si sa Marilù Oliva, scrittrice, mamma, insegnate di lettere, salsera, appassionata di Dante e di Gabriel Garcia Marquez, è una donna piena di sorprese e ha voluto dare vita con Tú la pagarás! e ora con Fuego ad un personaggio femminile Elisa Guerra, La Guerrera, che in parte nasce dal suo amore per la cultura sudamericana, e che me la rende molto vicina soprattutto per il suo modo di scrivere che si avvicina molto al realismo magico, contaminato da un sensualità e gioia di vivere tutta bolognese. Perché un po’ di magia c’è, ci sono i sogni rivelatori, c’è Catalina, l’amica di Elisa, che nei tarocchi cerca di capire la vita e l’amore, ma c’è anche tanto realismo, Elisa è una donna concreta, che sfiora il mistero, le credenze indigene, le piccole superstizioni legate ai culti di una cultura altra ma non per questo meno vera e vitale. Certo la Bologna notturna di Elisa fatta di locali underground dove il rum scorre a fiumi, i ballerini di salsa praticano la danza come un culto, e non tutto è luce, droga e prostituzione gestita da personaggi ambigui come il Paolone sporcano le ore di svago di chi di giorno lotta con la vita ma di notte vive una vita parallela fatta di sogni, entusiasmo e tanta musica. Anche Elisa di giorno si trova a fare i conti con un lavoro in nero come pony express di pizza a domicilio su uno scooter sgangherato, con gli studi da criminologa, con le mille incognite di una giornalista precaria che fa di tutto per lavorare in una redazione importante, con le frustrazioni di chi deve fare tutto da sola in un mondo difficile dove falsificare un curriculum o meglio scriverlo creativamente è una necessità più che un inganno. Elisa che adora le patatine, che nasconde con il correttore le imperfezioni del viso segnato dall’acne, che ha un maestro di capoeira brasiliana che  oltre alle mosse di quella danza che non è vera lotta le dispensa lezioni di vita, che apprende da Dante, eredità della donna della donna che l’ha cresciuta con durezza e inflessibilità, come avvicinarsi al Fuego, simbolo alchemico e nome della sua rivista che distribuisce gratuitamente per le vie di Bologna, nei suoi completi con scarpe dai tacchi vertiginosi. Sensuale, ostinata, decisa, Elisa La Guerrera si trova di nuovo invischiata in una storia complicata e investigatrice suo malgrado per aiutare il timido ispettore Gabriele Basilica e perché qualcuno le ha dato fuoco allo scooter e una donna misteriosa travestita da uomo con i baffi finti ed esperta di lotta l’ha aspettata sotto casa per aggredirla senza motivo. E ci scappano anche i morti, il presunto piromane ritrovato senza vita con lo stomaco pieno di droga fucsia, la stessa che Elisa aveva visto alle spalle della barista cubana Ibelis in un attimo di distrazione e ora mi fermo perché sono senza fiato, perché questo libro è così ti prende e ti fa correre svoltando le pagine fino al finale che vi sconsiglio vivamente di andare subito a leggere una volta che avrete il libro tra le mani. Un piccolo cameo per Benito, ho sperato fino all'ultimo che lo sconsiderato che l'aveva chiuso in un congelatore se ne ricordasse.

:: Intervista con Natasa Dragnic

20 settembre 2011 by

Ciao Natasa. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Dicci qualcosa di te. Chi è Natasa Dragnic? Punti di forza e di debolezza.

Grazie, il piacere è tutto mio.
Natasa Dragnic è una piccola ragazza che insegnava alle sue bambole e si esercitava davanti allo specchio mentre riceveva il suo 2° o 4°Oscar e scriveva poesie d’amore con il cuore spezzato, sempre con il cuore spezzato. Ma in qualche modo questa ragazza compirà 46 anni quest’anno, non chiedetemi come questo sia possibile, è un miracolo … Ma avere 46 anni ha i suoi lati positivi: sono molto sicura di me, questa è la mia più grande forza. Non ho mai smesso di credere in me. Anche dopo che alcune persone molto importanti mi ha detto di lasciare perdere. Sapevo che posso scrivere e che posso farlo. E poi quando sento entusiasmo vero, posso gridare di felicità. Questa è la bambina che c’è ancora in me … debolezze. Ne ho un sacco. Posso essere molto pigra. Riesco a malapena a dire di no ad un cioccolatino. Devo ancora imparare a trattare con i soldi …

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Ho avuto un’infanzia molto felice. Mi sono sentita amato e protetta. Sono sempre stata molto testarda ed essendo la più giovane ottenevo molto spesso quello che volevo. Non ho mai fatto quello che non mi piaceva. Bene ho fatto del mio meglio per non farlo. Ho studiato lingue e letteratura e poi avrei voluto studiare recitazione, ma mi hanno detto che ero troppo vecchia. Recitare era la mia grande passione. E lo è ancora. E poi c’è mio figlio …

Quando hai saputo che avresti voluto diventare una scrittrice? Qual è il momento in cui hai capito che la passione per la scrittura si stava trasformando in un vero lavoro?

Ho scritto la mia prima poesia quando avevo 6 anni . Pochi anni dopo il mio primo romanzo. Così si può dire che già da molto presto avevo molto chiaro quello che volevo fare. E ‘diventato un “lavoro vero” quando la mia storia ha trovato un editore. Ma “lavoro” è forse una connotazione negativa, perché ci sono così tante persone che odiano il loro lavoro ed è terribile. Io dico sempre che faccio quello che ho sempre voluto fare. Sono anche pagata per farlo. Cosa si può chiedere di più!

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

Cosa siano le qualità tipiche o cosa sia un buon scrittore non lo so. Ma so che uno scrittore deve essere in grado di stare da solo. A lungo, lunghe ore. Deve essere paziente. Deve avere dubbi, ma allo stesso tempo essere sicuro di sé. Sapere sempre quello che vuole. E deve leggere molto.

Quali lavori hai svolto in passato prima di diventare scrittrice a tempo pieno? Cosa puoi dirci di queste esperienze?

Sono stata un’ insegnante per la maggior parte del tempo, e in realtà lo sono ancora. Mi piace insegnare, la condivisione della conoscenza. Due anni ho lavorato nel settore del turismo, che mi ha aiutato molto con questo libro: è così che ho conosciuto Makarska così bene. Un anno l’ ho trascorso presso il ministero degli Affari Esteri, ed è stato molto educativo per me: ho capito quello che non voglio fare. Ma ho incontrato un sacco di gente simpatica e interessante … mio marito, per esempio.

Parlaci del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Sì e no. Voglio dire, solo ad un editore era piaciuto molto, ma non poteva dire di sì perché non provava  “la sensazione viscerale”. Così non hanno provato sentimenti viscerali numerosi altri editori tedeschi … Così ho tentato la fortuna con gli agenti sperando di saperne di più. Ma trovare un agente è difficile tanto quanto trovare un editore. Ed io ero molto impaziente e così ho fatto una cosa che normalmente non si dovrebbe fare: ho inviato le prime 50 pagine a 6 diversi agenti contemporaneamente! Alcuni di loro dissero di no, alcuni hanno detto no ma poi volevano saperne di più, e Oliver Brauer ha detto sì. Così ci siamo incontrati, abbiamo firmato il contratto e 2 mesi dopo mi ha trovato un editore, uno molto buono, DVA. Sono andata a incontrarli, ci siamo piaciuti l’un l’altro … E così le montagne russe sono cominciate …

Chi sono i tuoi scrittori preferiti? Chi ha influenzato la tua scrittura?

Ce ne sono così tanti… Ma io adoro Dostojewski, Thomas Mann, André Gide, Austin. Mi piace Milena Agus, Nicole Krauss, Mulisch, Paul Auster … ce ne sono così tanti  …

Cosa ti ha ispirato a scrivere Ogni giorno ogni ora Feltrinelli 2011?

Tutto è iniziato con un breve racconto che ho scritto per un concorso di scrittura. L’argomento era l’ albergo. Così ho scritto di un paio di persone che si incontravano dopo lungo tempo. Questo è il capitolo iniziale del libro. Non ho vinto. Ma il fatto che due persone che, ovviamente, si amano ancora non abbiano trovato il modo di stare insieme mi ha infastidito molto. Volevo capire. Come può accadere! Così ho iniziato dall’inizio. E ho visto dove Dora e Luka mi portavano …

Ti capita mai di usare le tue esperienze personali nelle tue storie?

Naturalmente. Ma questo non significa che siano autobiografiche. Io uso tutto quello che so e la mia esperienza. E ho sempre scritto qualcosa di cui volevo saperne di più.

Qual è o sono le tue scene preferite nel libro?

L’apertura del capitolo. O forse la scena all’asilo. Mi piacciono molto i bambini. E ‘difficile per me. E ‘come chiedere ad una madre quale è il suo figlio preferito …

Il primo capitolo presenta i protagonisti. Potresti dire al pubblico cosa succede?

Beh, preferisco di no. Vorrei che fosse il lettore completamente da solo a scoprirli. Voglio dire l’ho scritto. Ora tocca al lettore di scoprirli …

Quale è stato il personaggio più difficile da scrivere e perché? Il più facile e perché?

Non posso dire che ci siano stati personaggi più o meno difficile da scrivere, perché essi stessi scrivono. Io sono proprio come un loro segretario. Uno molto sensibile e attento e devoto, pieno di comprensione e compassione e simpatia. Ma non sono io quella che decide su di loro. Loro mi parlano. Devo solo ascoltarli.

Il romanzo ha una struttura inusuale circolare. Perché?

Beh, non lo trovo insolito perché era l’unico modo per me di scrivere la storia. Dovete sapere che la storia e la sua struttura emerge insieme nella mia testa, non posso iniziare a scrivere prima di sapere esattamente come fare. E poi era la storia di Dora e Luka, tutto era secondario e importante solo perché aveva qualcosa a che fare con uno di loro. O di entrambi.

Puoi parlarci un po’ dei tuoi protagonisti, Luka e Dora?

La maggior parte delle persone amano Dora, ma pochi trovano Luka amabile. Per un verso posso capirli per un altro no. Ok, è debole e non può prendere una decisione. E allora? Noi non siamo macchine perfette, siamo noi. Ma è pieno d’amore, lui può dare e accettare, può vivere per amore non ne ha paura – quanti uomini del genere ci sono  lo sai? E poi è molto responsabile. Li amo entrambi, anche se mi fanno impazzire a volte. Ma ancora una volta sono parte di me e io non voglio non amare ogni parte di me.

È il romanticismo nel mondo contemporaneo è un’opportunità?

Per la salvezza, vuoi dire? (Sorride) Sì, può essere. Anche se direi che l’amore è ancora la più sicura via della felicità e della vita equilibrata. Prima di tutto, l’amore per te stesso. Ma ognuno può scegliere per lui stesso: il romanticismo, amore, passione … finché funziona e non fa male a nessuno.

Vuoi descriverci una tua tipica giornata di lavoro ?

Quando non sto insegnando scrivo di mattina. Mi piace fare tutto al mattino, io non sono un tipo notturno. Vado a letto presto. Quando scrivo ascolto musica, musica per lo più strumentale, jazz o classica. Ma a volte tengo acceso anche il mio televisore, per lo più muto. Tutto dipende da ciò che sto scrivendo e in che parte della storia o del processo sono. Mi capita spesso di fare pause, leggere le mie mail, controllare facebook e twitter. Oppure appena alzata cammino attraverso la casa. Molto spesso rimango seduta al mio tavolo, e guardo attraverso la finestra o verso la mia biblioteca. Adoro essere circondata da libri, a guardarli. Mi sembra che siano sempre lì per me. Ma per tutto questo tempo non ho mai lasciato la mia storia e i miei personaggi.

Qual è la tua parte preferita del processo di scrittura?

Quando sono immersa nella scrittura, in attesa di vedere cosa succederà dopo. Quando il mio cervello è molto più veloce delle mie dita, e ciò mi rende emotivamente e fisicamente malata quindi devo smettere. Ma so che sta andando nel modo giusto. E’ una sensazione incredibile.

Quanto è importante un buon titolo?

Molto. Lo dico come autore e come lettore. Se non mi piace il titolo, io probabilmente non lo leggerò, per non parlare di comprare un libro. Deve dire qualcosa a proposito del libro senza rivelare nulla, credo. E ‘per creare un’immagine in mente ai lettori. Proprio come un coperchio. Ti fa prendere un libro tra tutti gli altri libri nel negozio.

Scrivi anche racconti o solo romanzi ?

Io scrivo racconti, ma solo perché per lungo tempo non ho avuto tempo per un romanzo. Ma non me ne pento, ora ho un sacco di buoni racconti e mi piace molto.

Ci sono progetti di film tratti dal tuo libro? Se Hollywood chiamasse, quali attori vedresti nelle parti di Dora e Luka?

Oh, arrivassero! Per ora nessuna idea! Non che io non ci stia pensando. Ma nessuna Angelina Jolie, o  George Clooney, questo è sicuro. Vediamo quando ci arriveremo.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ignacio Martínez de Pisón, “El tiempo de las mujeres”, in tedesco. Mi piace molto.

Sei femminista?

Cosa vuoi dire con questo? Non penso mai a categorie uomo / donna, non sono stata educata in questo modo, anche se mio padre era piuttosto conservatore. Ma aveva due figlie che voleva fossero forti e di successo. Così ho fatto quello che volevo fare, non pensando al mio sesso come a qualcosa che mi potesse limitare sul mio cammino.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Adoro presentare il mio libro e incontrare i suoi lettori, davvero. Non riesco a farlo abbastanza. E ciò che mi diverte di più è quando i lettori vogliono sapere se c’è un lieto fine oppure no. Essi vogliono essere rassicurati. Come se toccasse a me. Alcuni di loro non capiscono che la storia è loro e che sono autorizzati a fare quello che vogliono: tutto quello che sentono o vogliono è giusto.

Che consiglio daresti agli aspiranti scrittori?

Se avete dubbi, cercate di non scrivere. Se dovete farlo allora vuol dire che siete scrittori e avrete successo ma forse ci vorrà del tempo. Quindi siate pazienti. E, molto importante, trovare un gruppo di scrittura, un gruppo di autori di fiducia in modo da poter scambiare i vostri pensieri.

Qual è il tuo rapporto con i lettori? Come possono entrare in contatto con te?

Come ho già detto, mi piace il contatto con i miei lettori. Mi piace sapere cosa hanno da dire. E possono sempre contattarmi su facebook (http://www.facebook.com/pages/Natasa-Dragnic-Dora-Luka/128047293940782) o sul mio sito (www.natasa-dragnic.de) e scrivere una email. Ho sempre risposto non appena ho potuto.

Infine, la domanda inevitabile: a cosa stai lavorando ora?

Non posso dire molto. E’ mia  intenzione scrivere una sorta di storia di famiglia, ma non proprio. Si svolgerà in Italia, Germania e Stati Uniti. Per saperne di più si dovrà aspettare (Sorride).

:: Recensione di La stanza del male di Jerker Eriksson e Hakan Axlander Sundquist

20 settembre 2011 by

la stanza del maleOmicidi brutali di ragazzini insanguinano la Svezia. Il commissario Jeanette Kihlberg e la psicologa Sofia Zetterlund indagano e a poco a poco si evidenziano i contorni di un serial killer. Un serial killer dalla personalità disturbata, vittima nell’infanzia di abusi e molestie e ora carnefice che scatena la sua follia prima su ragazzini provenienti dal terzo mondo e perciò di cui nessuno si interessa e poi su svedesi. Tutte le vittime vengono torturate allo stesso modo, ma nonostante questo legame la ricerca del mostro che ha saputo infliggere tanta sofferenza si presenta difficile o quasi impossibile perché i mostri hanno volti rassicuranti, si insinuano tra la gente come miti individui a volte neanche consapevoli del loro lato oscuro. Ecco in breve la trama di questo psicothriller scandinavo opera prima di una coppia di giovani scrittori Jerker Eriksson e Hakan Axlander Sundquist di cui sentiremo ancora parlare. A prima vista può apparire scontata: serial killer con infanzia abusata che si mette a uccidere inseguito da una coppia di ligi tutori dell’ordine pronti a tutto per fermarlo. Sullo sfondo la moderna e evoluta Svezia di oggi con i suoi problemi e le sue contraddizioni. Ne La stanza del male prima di tutto abbiamo una coppia protagonista tutta al femminile la determinata e ruvida Jeanette Kihlberg e la psicologa Sofia Zetterlund e già questo dona alla trama un taglio originale poi abbiamo un singolare modo di descrivere il male nei suoi risvolti più duri e sgradevoli. Diciamolo subito è un thriller per palati forti. Non adatto a chi si impressiona facilmente. Ci sono torture di ragazzini e questa parte devo essere sincera mi ha leggermente angosciato. E’ un libro scritto bene intendiamoci, ben costruito, incredibilmente efficace, ma ti lascia un retrogusto amaro, un ulcerante senso di asfissia. Non è una lettura da fare con leggerezza, ha sicuramente qualcosa in più del classico romanzo di evasione. Un che di sadico, perverso, che fà sentire il lettore ben poco al sicuro. Il finale poi mi ha lasciato disorientata, mai avevo visto niente di simile e fidatevi ne ho letti parecchi di thriller e per lo più scandinavi. Non starò certo a svelarvelo ma sicuramente chi lo leggerà avvertirà il mio stesso sconcerto. Tipi interessanti Jerker Eriksson e Hakan Axlander Sundquist entrambi con alle spalle mille lavori e ora diventati scrittori con un’ aura che li circonda decisamente inquietante. So che molti nostri lettori amano le storie forti e qui certamente troveranno pane per i loro denti. Dalle notizie in rete e dai lanci di stampa La stanza del male edito in Italia da Corbaccio è descritto come un caso editoriale internazionale, con tirature eccezionali e diritti acquisiti dai più importanti editori europei. Aspetto i vostri commenti naturalmente.     

:: Maurizio De Giovanni vince il premio NebbiaGialla 2011

19 settembre 2011 by

Sono felice di annunciare che Maurizio De Giovanni con il romanzo Il giorno dei morti (Fandango) ha vinto la seconda edizione del premio NebbiaGialla 2011, vinta lo scorso anno da Eugenio Tornaghi con Il Debito dell’ingegnere (Todaro). La votazione dei giurati è stata schiacciante ben 31 voti. Al secondo posto con 9 voti la coppia LanteriLuini con Brüja (Todaro) . Al terzo posto con 5 voti Claudio Paglieri con La cacciatrice di teste ( Piemme ) De Giovanni ha ricevuto in premio un quadro dell’artista mantovana Caterina Borghi (foto). 

Dal sito MilanoNera web press

:: Recensione di L'osservatore di Franck Thilliez

16 settembre 2011 by

thilliez_l_osservatoreTutto ha inizio con il ritrovamento da parte di un collezionista di un vecchio film degli anni cinquanta la cui visione provoca nell’uomo un' improvvisa cecità. Lucie Henebelle una poliziotta sua amica chiamata dal collezionista inizia a indagare e scopre qualcosa di terribile. Il film contiene immagini raccapriccianti di inaudita violenza capaci di avere effetti devastanti e pericolosi su chiunque le guarda. Contemporaneamente l’ispettore Franck Sharko indaga su una serie di orribili delitti dopo che in un cantiere vengono ritrovati dei cadaveri privi di mani e di occhi. Le indagini finiscono per incrociarsi e i due poliziotti si incontrano per proseguire insieme, arrivando a scoprire un abisso di orrore che ricorda gli allucinanti esperimenti condotti nei campi di sterminio nazisti. Può la mente umana arrivare a tanto, sembrerebbe di sì e cosa più inquietante lo scrittore afferma nella recente intervista che ci ha concesso che la maggior parte delle informazioni fornite nel romanzo sono veritiere. Discuterei volentieri dell’argomento ma per evitare spoiler e per non togliere ai futuri lettori il gusto di scoprire le cose sfogliando le pagine mi limito a dire che quello che leggerete fà davvero paura. Fà paura pensare che siamo spesso indifesi e ignari dei pericoli che si celano nelle cose più banali e consuete, fosse anche solo la visione di un film visto comodamente seduti nel salotto di casa nostra. Gli occhi sono una porta aperta, ricordiamolo, tutto può entrare e non sempre siamo consapevoli e coscienti di quello che vediamo. Ricordo che mi aveva colpito la notizia che non so più quando forse negli anni 50 mettevano nei film immagini subliminali di panini e coca cola e la gente si alzava affamata e andava a mangiare. Lo stesso capita negli spot pubblicitari o addirittura nei cartoni animati per bambini. C’è di che riflettere, c’è anche di che arrabbiarsi per la mancanza di morale e di etica di certi scienziati che giocano un po’ troppo con la psiche umana. Frank Thilliez con la sua consueta capacità di vedere il buio, di sondare i meccanismi che generano l’orrore ci porta per mano in una storia cupa, angosciante, al limite dell’ ossessivo, del patologico. Se vi piacciono i libri di Jean-Christophe Grangé e penso soprattutto a L’impero dei lupi, e di Stephen King  vi troverete sicuramente in ottima compagnia. Notizia ghiotta l’autore proprio adesso sta scrivendo una nuova avventura con Lucie Henebelle e Franck Sharko.       

:: Segnalazione di Città Contro di Alessandro Bastasi Eclissi Editrice

15 settembre 2011 by

bastasiIn uscita a fine settembre

Solo il rumore dei nostri passi, qualche parlottio isolato, gruppetti di tre, quattro uomini accucciati sui talloni tra una roulotte e una baracca. Al chiarore fioco che filtra da sotto una porta intravedo qualcosa che assomiglia a delle spranghe di ferro. Non tutti saranno ragionevoli come Khalid, penso.
 
Un campo di immigrati, gestito da un’organizzazione religiosa sospettata di favorire il reato di clandestinità, è oggetto delle mire di imprenditori senza scrupoli, di racket criminali e di torbidi interessi politici. La popolazione è inquieta. Ha paura di ciò che non capisce, di ciò che non sa, di ciò che è diverso: il colore della pelle, la lingua, le abitudini, le storie, la religione. In questo scenario si consuma un duplice delitto. L’intolleranza, a lungo repressa, esplode. I nuovi arrivati diventano una minaccia da allontanare subito, prima che sia troppo tardi. La città si divide, una conflittualità latente si insinua tra gli stessi immigrati. Persino tra la procura e la polizia giudiziaria cresce l’erba maligna della contrapposizione ideologica. 
Attorno ai due delitti si intrecciano rapporti umani e sentimenti, destini già scritti e scelte di vita, tanti misteri, piccole storie, come la vicenda drammatica di Modibo, l’africano del Mali col volto devastato dal fuoco. 
Con il sostituto procuratore collabora Alberto Sartini, il protagonista del romanzo "La gabbia criminale", che nel campo dei migranti insegna la lingua italiana. 
Alberto, nato “alla fine della prima metà del secolo scorso”, non riesce più a riconoscersi in una società nella quale i valori in cui ha sempre creduto non hanno più cittadinanza. Sarà proprio l'incontro con i nuovi “dannati della terra” a dargli la spinta necessaria per superare un difficile momento della sua vita.
 
L'auore: Alessandro Bastasi è nato a Treviso nel 1949. E stato attore e autore di articoli teatrali per varie riviste del settore. Nel 1994 ha scritto il saggio I mezzi di comunicazione di massa: antitrust e pluralismo.
Ha pubblicato due romanzi: La fossa comune (2008) e La gabbia criminale (2010, Eclissi Editrice).
Suoi racconti sono presenti in antologie e siti letterari.
Attualmente vive a Milano ed è amministratore delegato di una società del settore IT.

:: Recensione di Qualcosa di simile di Francesca Scotti a cura di Stefano Di Marino

14 settembre 2011 by

francesca scotti“Il filo spinato non era stato messo per proteggere la torta da me. Ma viceversa”.
Mi conoscete. Sapete ciò che leggo – di solito – e ciò che scrivo. Ma credo sappiate anche che da anni predico la ricerca del nuovo di ciò che solo in apparenza può sembrare lontano e in vece (permettetemi il gioco di parole) mi suggerisce qualcosa di simile, a me. E tra le pagine di questo delizioso libro diviso in racconti solo numerati perché anche se autoconclusivi, seguono un filo, ho trovato più d’un motivo d’interesse. Francesca Scotti. Che altro dire? Mi regala il suo libro di fronte a un piatto di sushi, muovendo occhi e dita con una grazia tutta giapponese che non è casuale. Musicista, esperta di vita e cultura giapponese, una passione per la preparazione del cibo. Ora, spesso mi capita di leggere testi femminili. Non ho niente contro le donne, ci mancherebbe. Ma la narrativa ‘ femminista’ per partito preso, quella che s’avventa sul maschio, piena di rancore, sconforto e tutta una serie di passioni più o meno autodistruttive non mi piace. E invece qui no. Fate uno sforzo, miei cari amici, per una volta regalatevi un libro dove non ci sono botti e spari. Un libro ‘ deliziosamente’ femminile, carico di quel “wa” che in giapponese significa armonia e ti apre un orizzonte. La scrittura è piena, fluisce senza difficoltà, né pretese letterarie. Non ha bisogno di pretese, Francesca, perché la sua pagina semplicemente ‘è’. Racconti brevi, a volte malinconici, curati nel dettaglio, ricchi di sfaccettature psicologiche che, improvvisamente, possono rivelare terrificanti crudeltà. Mi vengono alla memoria i romanzi di Murakami Ryo (Tokyo Soup, Audition), i film di Miike ma anche qualcosa di Kim Ki Duk (Bad Guy e L’Isola) mescolati assieme a uno straordinario arazzo di suggestioni questa volta occidentali. Passione per la musica, il pattinaggio, e, lo ripeto, la cucina praticata come un’arte mortale. Non racconti di genere, ma che flirtano con il mio mondo immaginario. Io non sono un critico ‘letterario’, non faccio parte del ‘salotto buono’. Ma la mia strada non è fatta solo di polvere e deserti. O forse sì. Ma tra le mesas, a volte, crescono piccoli fiori. Sono bellissimi.
Qualcosa di simile- Francesca Scotti-pp140—italic-14 euro

:: Recensione di Gli ingredienti segreti dell’amore di Nicolas Barreau a cura di Giulietta Iannone

12 settembre 2011 by

Nicolas-Barreau.ingredienti-segreti-dellamoreL’anno scorso, a novembre, un libro mi ha salvato la vita. Una cosa alquanto improbabile, lo so. Alcuni potrebbero considerarla un’affermazione esagerata, perfino melodrammatica. Eppure è la verità.

Oggi voglio parlarvi di un libro delizioso che mi è arrivato in un giorno di pioggia, in una bella scatola chiusa da un nastrino a quadrettini bianchi e rossi. Al suo interno oltre al libro c’era un cucchiaio e un forchettone di legno ed è bastato questo per mettermi allegria, per farmi capire che era un libro speciale, un piccolo cadeau che ogni tanto la vita ti riserva.

Quando l’ ho scartato poi è finito tra gli altri, per attirare la mia attenzione, discretamente ma con ostinazione, ieri. Certi libri giungono al momento giusto, ti risollevano la giornata, ti portano una ventata di joye de vivre, di frizzante leggerezza come quella che ti dà una coppa di champagne.

I francesi hanno poi un non so che di speciale quando celebrano la vita e l’amore e francese è il giovane Nicolas Barreau autore di Gli ingredienti segreti dell’amore edito da Feltrinelli.

Parigi poi è lo scenario perfetto per una tenera e delicata storia d’amore, di quelle tranquille storie senza drammatici colpi di scena che però fanno bene al cuore e ti fanno sentire romantica anche se non avevi mai sospettato di esserlo.

Parigi, novembre. Aurelie Bredin ha da poco perso il padre e ora si trova da sola a gestire un piccolo ristorante dal nome promettente: Le Temps des cerises, un piccolo locale con le tovaglie a quadri bianchi e rossi in rue Princesse, a due passi da boulevard Saint-Germain, là dove pulsa il cuore di Parigi. Non immagina che un giorno un uomo passando davanti al suo ristorante l’abbia vista e sia innamorato del suo sorriso tanto da scrivere un romanzo in cui lei e il suo ristorante ne diventano i protagonisti. I casi della vita a volte sono bizzarri e non sempre le coincidenze esistono davvero.

Così accade che un giorno di quel piovoso novembre Aurelie appena abbandonata dal suo fidanzato, vaghi per Parigi e si rifugi in una libreria. Un libro attira la sua attenzione, un romanzo intitolato Il sorriso delle donne scritto da un misterioso autore inglese. Piccolo e buffo miracolo è proprio il libro in cui la protagonista Sophie sembra uscita da uno specchio in cui è lei a guardarsi e il suo ristorante compare citato. Aurelie non riesce a crederci, di colpo la tristezza scompare e ritrova la fiducia nell’esistenza dell’amore. Il minimo che può fare è ringraziare l’autore e così scrive una lunga lettera in cui invita Robert Miller nel suo ristorante e la consegna alla casa editrice.

Ma qualcosa non va, il giovane editor Andrè Chabanais la intercetta e fa di tutto per questo incontro non debba avvenire mai. Perché si comporta così? Che cosa nasconde? Il suo piccolo segreto innescherà una girandola di equivoci e divertenti malintesi fino al romantico finale che solo Parigi può rendere possibile. Gli ingredienti segreti dell’amore, (Das Lacheln der frauen) tradotto dal tedesco da Monica Pesetti, in Germania un vero caso editoriale che grazie al passaparola dei lettori ha già avuto 5 ristampe in soli 6 mesi dalla pubblicazione, racchiude in se una musica, una colonna sonora, in sottofondo non si può non sentire l’allegra musica di La fée clochette.

Ciò che ho amato e forse mi ha divertito di più è vedere lo sguardo che l’autore ha sul mondo dell’editoria, le sue fiere, i suoi reading, i suoi editors eccentrici e fantasiosi capaci di giocare con il mondo delle parole e con l’illusione e poi c’è letteratura, amore, e buona cucina il segreto della felicità.

Tutti i personaggi sono all’altezza, non ce ne è uno che stoni o che strida, tutti anche i minori dall’amica del cuore Bernadette, al libraio che sembra Chagall, all’eccentrica Liz, al cuoco dal cuore d’oro Jacquie, dall’editore Monsignac, alla madre di Andrè e alle vecchie zitelle, alla severa Micelle Auteuil, ad Adam Goldberg e a suo fratello Sam, fino a Silvestro che appare in brevissime scene ma il suo ruolo avrà una certa importanza nella ridda di sotterfugi e inganni perché: “per far girare la fortuna nel verso giusto a volte bisogna darle una spintarella”.

Una parola merita il famoso Menu d’amour, con cui il padre di Aurelie sosteneva, parecchia anni prima di aver conquistato l’amore di sua madre, e alla fine del libro potrete leggerne le ricette.

A questo si aggiunge una simpatica iniziativa della casa editrice a cui le lettrici potranno inviare le loro ricette segrete a questo indirizzo menudellamore@feltrinelli.it, le migliori compariranno in un ebook scaricabile gratuitamente da www.menudellamore.feltrinelli.it sito web dedicato al romanzo.

A breve Gli ingredienti segreti dell’amore diventerà un film, io non ho potuto non immaginarmi Aurelie Bredin che con il volto e lo charme tutto francese della bionda Julie Delpy e Andrè con il volto di Romain Duris. Non resta che aspettare.

Nicolas Barreau è nato a Parigi nel 1980 da madre tedesca e padre francese, motivo per cui è perfettamente bilingue. Ha studiato Lingue e letterature romanze alla Sorbonne, ha lavorato in una piccola libreria sulla Rive Gauche e infine ha deciso di dedicarsi alla scrittura. Ha una passione per i ristoranti e la cucina, crede nel destino, è molto timido e riservato e non ama mostrarsi in pubblico, proprio come il misterioso scrittore descritto in Gli ingredienti segreti dell’amore (Feltrinelli, 2011; audiolibro Emons Feltrinelli, 2013). I suoi tre romanzi, tutti pubblicati da un piccolo editore tedesco che non ha potuto permettersi di lanciarli con una massiccia campagna promozionale, hanno ottenuto un ottimo successo che, anno dopo anno, è cresciuto grazie al passaparola dei lettori. Gli ingredienti segreti dell’amore è un bestseller internazionale. Feltrinelli ha pubblicato anche Con te fino alla fine del mondo (2012) e Una sera a Parigi (2013).