:: Intervista con Kim Edwards a cura di Elena Romanello

Dopo aver già viaggiato nei meandri dell’animo umano, soprattutto di quello femminile, in particolare negli affetti, Kim Edwards torna con un nuovo romanzo, Un giorno mi troverai, che è venuta a presentare in Italia, al festival di letteratura di Mantova.
Un giorno mi troverai, titolo originale Lake of dreams, edito da Garzanti, racconta la storia di Lucy, una trentenne trasferitasi in Giappone con il compagno Yoshi dopo una giovinezza segnata dalla morte forse accidentale del padre, che torna nella sua casa d’infanzia in un periodo di crisi per fare pace con passato e presente, trovando molte cose cambiate e scoprendo verità remote risalenti a molto prima della sua nascita.
Interessante sondare cosa c’è dietro al romanzo dell’autrice forse più completo ed interessante, dopo i successi di Figlia del silenzio e La madre perfetta.

La grande protagonista della vicenda che narra è la ricerca delle radici del proprio passato e della riscoperta di eventi lontani. Perché l’ha scelto?

Penso che siano più le storie a scegliere l’autore che viceversa. Sentivo di voler scrivere la storia di qualcuno che voleva risolvere alcune cose del suo passato, che doveva tornare nella casa dove era cresciuto per capire qualcosa di più sulla morte di suo padre, ma non avevo previsto che poi sarebbe emersa la storia di questa antenata cancellata dalla famiglia. Scrivendo di Lucy, la mia protagonista, sono arrivata a scrivere anche di Rose, ed ha un certo punto la storia di quest’ultima ha chiesto di essere raccontata.

Nelle pagine del suo romanzo si parla di globalizzazione, uno dei personaggi, Yoshi, il compagno della protagonista, è giapponese, e i personaggi lavorano per un ONG: secondo lei ci può essere una globalizzazione buona?

Ho voluto portare in questo romanzo una mia esperienza: nel 1992 ho passato alcuni mesi proprio in Cambogia, dove andrà anche Lucy, a lavorare per una ONG. Erano le ONG a portare avanti un certo tipo di discorso di supporto ad un popolo che usciva da decenni di dittatura e guerre civili, e rimasi colpita da tante persone disposte a fare sacrifici per i cambogiani. Penso che questa sia una buona forma di globalizzazione, basata sulla solidarietà e sullo scambio.

Un altro tema che emerge è la ricostruzione delle battaglie del movimento delle suffragette: quanto è importante ricordarle oggi?

Il libro è ambientato nella zona dei Five Fingers Lake dello stato di New York, dove a partire dal 1848 si formò il primo nucleo del movimento delle sufragette. Ho studiato e scoperto la storia di queste donne incredibili mentre scrivevo il mio romanzo, e mi sono appassionata a cosa queste donne sono state in grado di fare. Le ho immaginate, ho pensato che hanno consegnato il loro lavoro a tutto il mondo e che in molti casi non sono vissute abbastanza a vedere i frutti. Molti degli eventi e dei luoghi di cui parlo esistono veramente, in ogni caso non dobbiamo dimenticarle, e anche se ci sono stati dei passi da gigante, molti dei problemi che loro avevano ci sono ancora oggi, i salari, la maternità, le discriminazioni.

Gli eroi della sua storia fanno scelte di vita controcorrente dal punto di vista lavorativo: può essere un modo per uscire dalla crisi di oggi?

La zona dello stato di New York era fortemente industrializzata all’inizio del Novecento, ma in tempi più recenti molte delle aziende hanno chiuso, e questo ha portato molti suoi abitanti a reinventarsi e ad essere creativi. Oggi i Five Fingers Lake sono una zona di turismo e di artigianato, come ricordo anche in Un giorno mi troverai.

Quali saranno i suoi prossimi progetti?

Ho in mente un romanzo, un grosso progetto. Ma in questo momento è solo un’idea, sono in giro a promuovere e non riesco a fare le due cose contemporaneamente.

Quali sono i libri e i film che ama?

Leggo moltissimo, e sarebbe troppo lungo elencare tutto ciò che amo. In questo momento sto leggendo un romanzo del vostro Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore e mi piace molto come è costruito. Credo che lo utilizzerò come esempio per il prossimo ciclo di lezioni di scrittura creativa che terrò.

Elena Romanello

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