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:: Recensione di Avevano spento anche la luna di Ruta Sepetys (Garzanti 2011) a cura di Giulietta Iannone

30 agosto 2011

Avevano spento anche la luna di Ruta SepetysOggi voglio parlarvi di un libro speciale, di un romanzo uscito il 25 agosto grazie a Garzanti, che si intitola Avevano spento anche la luna scritto dall’americana, ma di origini lituane, Ruta Sepetys. L’ho definito un romanzo, ma penso sia riduttivo, narra una storia vera, sia nei fatti, che nei sentimenti, coinvolgente come un diario, attenta alla ricostruzione storica e alla verità dei fatti come un reportage, una storia che nasce dalla voce dei pochi sopravvissuti lituani che ancora possono ricordare i gulag, i campi di lavoro in Siberia in cui Stalin faceva confinare tutti coloro che erano accusati di attività antisovietiche. Tra le pagine nere della Storia, la tragedia lituana, come il genocidio armeno, o il genocidio in Congo, è stata avvolta da una coltre di colpevole silenzio, prima perché i sopravvissuti non osavano parlare per paura di ritorsioni, poi perché i negazionisti hanno continuato a contribuire all’annullamento della memoria. Conoscevo la storia degli ebrei di Vilnius, esiste il Museo Statale Ebraico di Vilnius a testimonianza degli stermini di massa dei nazisti ma a parte rare voci penso a Alexander Solzhenitsyn in pochi hanno parlato dei gulag staliniani. Tornando al romanzo, è perlomeno bizzarro che molto spesso tocchi alla letteratura fare luce sui drammi contemporanei e no, tocchi ad Avevano spento anche la luna parlare dei venti milioni di persone che morirono durante le purghe etniche di Stalin negli stati baltici.
In Avevano spento anche la luna la storia terribile delle deportazioni staliniane viene vista  e descritta dagli occhi innocenti di una ragazzina che nell’estate del 1941 viene prelevata con mamma e fratellino e deportata con migliaia di altri lituani dai sovietici di Stalin, in Siberia e poi sempre più a nord fino al Polo Nord. Il viaggio massacrante senza cibo ne acqua con altri disperati su un carro bestiame ha le stesse modalità delle deportazioni naziste che avvenivano negli stessi giorni, quasi che l’orrore avesse un’unica lingua. La brutalità delle guardie, la durezza del viaggio, fanno capire al Lina la protagonista che il tempo felice dell’infanzia è finito e inizia il tempo del dolore e della lotta per la sopravvivenza. Il padre viene separato da loro e portato in un’altra destinazione e forse non lo vedranno più. Quando giungono a destinazione superstiti di un viaggio allucinante iniziano i lavori forzati per coltivare barbabietole. Scavano con una palettina la terra durissima con pochissimo cibo, preda di tutte le malattie dovute al freddo e alla malnutrizione. Ma Lina non è una debole, ha in sé una forza straordinaria che le permette di innamorarsi, di disegnare, di sperare al di là della speranza, di desiderare, pretendere la salvezza. Sarà difficile che non vi salgano le lacrime agli occhi, io ho pianto. Sarà difficile che non proviate un moto di empatia che vi farà sentire vicini alla protagonista, vedere il mondo con i suoi occhi, provare paura, rabbia, sgomento, orrore e amore. Poetico e tragico, dolente e  toccante, è un libro importante, da far leggere specie alle nuove generazioni che si affacciano alla vita e si interrogano sul passato. Siamo il frutto di quelle scelte, di quei fatti, siamo i figli di quegli uomini.

Ruta Sepetys è nata negli Stati Uniti da una famiglia di rifugiati lituani la cui storia ha ispirato il suo primo romanzo, il bestseller Avevano spento anche la luna (2011). Sono seguiti i romanzi Una stanza piena di sogni (2013), Ci proteggerà la neve (2016) e L’orizzonte ci regalerà le stelle (2020). Vive nel Tennessee con la sua famiglia.

:: Segnalazione di Avevano spento anche la luna di Ruta Sepetys – Garzanti

10 agosto 2011

Avevano spento anche la luna di Ruta SepetysIspirato a una storia vera, un romanzo unico e sconvolgente, che spezza il silenzio su uno dei più terribili genocidi della storia.

Dal 25 agosto in libreria

«Morirono più di venti milioni di persone. Ma c’è ancora chi nega questa realtà. Ruta Sepetys, figlia di un rifugiato lituano, dimostra che la verità è un’altra.
Commovente. Un romanzo importante, che merita il maggior pubblico possibile.»
«Booklist»

Lina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola, per cambiare il corso di tutta una vita. Quando arrivano quegli uomini e la costringono ad abbandonare tutto. E a ricordarle chi è, chi era, le rimangono soltanto una camicia da notte, qualche disegno e la sua innocenza. È il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania. Lina, figlia del rettore dell’università, è sulla lista nera, insieme a molti altri scrittori, professori, dottori e alle loro famiglie. Sono colpevoli di un solo reato, quello di esistere. Verrà deportata. Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senza ritorno tra le steppe russe. Settimane di fame e di sete. Fino all’arrivo in Siberia, in un campo di lavoro dove tutto è grigio, dove regna il buio, dove il freddo uccide, sussurrando. E dove non resta niente, se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare, giorno dopo giorno.
Ma c’è qualcosa che non possono togliere a Lina. La sua dignità. La sua forza. La luce nei suoi occhi. E il suo coraggio. Quando non è costretta a lavorare, Lina disegna. Documenta tutto. Deve riuscire a far giungere i disegni al campo di prigionia del padre. È l’unico modo, se c’è, per salvarsi. Per gridare che sono ancora vivi. Lina si batte per la propria vita, decisa a non consegnare la sua paura alle guardie, giurando che, se riuscirà a sopravvivere, onererà per mezzo dell’arte e della scrittura la sua famiglia e le migliaia di famiglie sepolte in Siberia.

Ispirato a una storia vera, Avevano spento anche la luna spezza il silenzio su uno dei più terribili genocidi della storia, le deportazioni dai paesi baltici nei gulag staliniani. Venduto in ventotto paesi, appena uscito in America è balzato in testa alle classifiche del «New York Times». Definito all’unanimità da librai, lettori, giornalisti e insegnanti un romanzo importante e potente, racconta una storia unica e sconvolgente, che strappa il respiro e rivela la natura miracolosa dello spirito umano, capace di sopravvivere e continuare a lottare anche quando tutto è perso.

RUTA SEPETYS è nata in Michigan, da una famiglia di rifugiati lituani. Non ha mai dimenticato le sue origini e la storia della sua famiglia. Per questo è andata in Lituania, nel tentativo di recuperare la memoria paterna. Per scrivere Avevano spento anche la luna le ricerche sono state impegnative e l’hanno portata a visitare i campi di lavoro in Siberia e a conoscere storici e tantissimi sopravvissuti, che l’hanno aiutata a descrivere i particolari più importanti di quel passato di atrocità.

IL CONTESTO STORICO

La Lituania, la Lettonia e l’Estonia scomparvero dalle mappe geografiche nel 1941 e non riapparvero fino al 1990. Tutti sanno dell’Olocausto subito dalla popolazione ebraica, ma non sono molti coloro che sanno che nello stesso momento si stava verificando un altro Olocausto ai danni di un altro popolo. L’autrice Ruta Sepetys dà voce ai milioni di persone che persero la loro vita durante le purghe etniche di Stalin negli stati baltici. Dopo la prima guerra mondiale, gli stati baltici (Estonia, Lettonia, Lituania) diventarono indipendenti. Tuttavia nel 1939 Stalin e Hitler firmarono il patto di non aggressione, nel quale si impegnavano a non attaccarsi a vicenda. Il patto includeva anche le aree di controllo reciproche, e Stalin si accaparrò gli stati baltici e una parte della Polonia. I cittadini che erano sulla “lista” degli antisovietici (scrittori, professori, militari, dottori…) venivano catturati e divisi: gli uomini venivano mandati in prigione, le donne e i bambini venivano deportati in Siberia. Nessuno di loro aveva commesso alcun crimine. Non sono molti coloro che sono a conoscenza del fatto che 20 milioni di persone morirono così, durante la dittatura di Stalin.