L’attesa sembra stia per finire (sempre che qualche colpo di scena non blocchi tutto all’ultimo minuto) il 27 agosto esce in contemporaea mondiale, – in Italia per Marsilio-, Quello che non uccide (titolo originale Det som inte dödar oss), quarto capitolo della saga Millenium, questa volta non più scritto da Stieg Larsson (con la collaborazione della compagna Eva Gabrielsson) ma da David Lagercrantz.
Tutto è avvolto dalla massima segretezza, forse paragonabile a quella durante gli studi sulla macchina Enigma a Bletchley Park, ma qualcosa è trapelato, a patto di conoscere lo svedese.
Innanzitutto sappiamo che sarà un tomo di 500 pagine, in piena tradizione Larsson, che la copertina almeno dell’edizione italiana è questa affianco, che le strade di Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander si rincontreranno, lei sempre impegnata nel suo ruolo di hacker e lui a cercare scoop, che ci sarà un professore principale autorità nella ricerca sull’ Intelligenza artificiale pronto a fare scottanti rivelazioni. E poi ci saranno Erica Berger, Holger Palmgren, l’ispettore Jan Bublanski, Sonja Modig, e molti altri, insomma tutto il cast letterario che i fan della serie hanno imparato ad amare.
Trovata pubblicitaria, frutto del marketing più estremo o libro di reale spessore letterario? Beh mancano pochi giorni per svelare questo mistero dell’estate. Non è sicuramente le prima volta che una serie iniziata da un autore, che nel frattempo è morto, è continuata da un altro scrittore, anche se questa volta tra beghe legali, risse tra eredi, e scrupoli morali, tutto assume un sapore più amaro.
Delle 200 pagine di Larsson per l’abbozzo del “suo” quarto capitolo David Lagercrantz non se ne è servito (come poteva?) è tutto insomma farina del suo sacco. Ma vediamo di saperne di più di David Lagercrantz. Innanzitutto è nato nel 1962, qualche anno dopo Larsson che era del 54, è un giornalista e uno scrittore. Ha debuttato nel 1997 con un libro sull’ ascesa del Monte Everest dell’avventuriero svedese Goran Kropp. Il suo romanzo più recente Syndafall i Wilmslow ha per protagonista lo scienziato britannico Alan Turing famoso per aver lavorato per il controspionaggio inglese e aver decifrato la macchina Enigma dei tedeschi, personalità che forse l’ha ispirato per il personaggio di Frans Balder. Il suo più grande successo è un libro su Zlatan Ibrahimovic, Io sono Zlatan, che è uscito nel 2011.
Il libro, come tutti voi, naturalmente non ho avuto modo di leggerlo, ma il titolo mi ha fatto sorridere e ricordato una frase che diceva sempre mia nonna: “Quello che non ammazza ingrassa“. Modo di dire più grezzo di “Quello che non mi uccide, mi fortifica” di Friedrich Nietzche. A risentirci allora dopo il 27 agosto.
:: Dal 27 agosto “Quello che non uccide” di David Lagercrantz (Marsilio, 2015), quarto capitolo della saga Millenium
12 agosto 2015:: La pietà dell’acqua, Antonio Fusco (Giunti, 2015) a cura di Elena Romanello
11 agosto 2015Torna il personaggio del commissario Casabona, protagonista di una nuova indagine, che parte da un efferrato omicidio che avviene in un assolato Ferragosto sulle colline toscane. Casabona mette a rischio la sua già precaria situazione matrimoniale andando a indagare su questo, scoprendo legami inquietanti con un altro omicidio avvenuto in Francia negli anni Sessanta, ma soprattutto i collegamenti con un eccidio nazista che avvenne nel luogo del delitto di oggi durante la guerra, che riemerge mentre un antico paesino viene temporaneamente liberato dalle acque di una diga che l’ha ricoperto. Accanto a Casabona ci sarà Monique, giornalista francese anche lei alla ricerca della verità, costi quello che costi, e quello che si scoprirà sarà terribile e dolorosissimo.
Appassionante: il primo aggettivo che viene in mente pensando a questo libro è proprio questo. Un thriller teso, che mette insieme passato (ormai i cold case sono la nuova frontiera del thriller, e con giuste ragioni) e presente, portando man mano verso la conclusione che annoda varie trame sparse nelle pagine, sempre ribadendo l’importanza di cercare la verità ma anche di non dimenticare mai il passato se non si vuole ripeterlo, senza esserne però ossessionati.
Attuale: ne La pietà dell’acqua si parla di corruzione, di ricerca della verità, di segreti che si vogliono nascondere, tutte tematiche di oggi nel nostro Paese. In particolare, il famoso Armadio della Vergogna in cui sono state nascoste le prove di tante, troppe stragi nazifasciste, anche per non rovinare i rapporti commerciali con la Germania Ovest, esiste davvero e ha probabilmente ancora molto da raccontare.
Struggente: nella ricerca del perché di una serie di morti cruente e improvvise di oggi, di gente che sembra insospettabile, Casabona scoprirà retroscena terribili, ma anche una storia toccante e struggente, per cui alla fine risulterà molto difficile saper dividere i “buoni” dai “cattivi”, e forse i veri cattivi restano coloro che hanno permesso e fatto certe cose decenni fa.
Interessante: il romanzo si regge su una trama non banale, con una buona variante sul tema del serial killer, con tanti filoni narrativi, il tutto risolto non in maniera prolissa, in un momento in cui anche i thriller hanno stazze da saga fantasy o da classico russo.
Un libro per chi ama i thriller, ovviamente, soprattutto quando non sono scontati e dicono anche qualcos’altro oltre la ricerca di un colpevole, ma un libro in generale per chi sia interessato al passato, al presente, ai segreti vergognosi nascosti e a chi non si arrende e cerca sempre la verità. Non è un caso che tra gli eroi di Antonio Fusco ci sia proprio Ilaria Alpi, la giornalista uccisa a Mogadiscio, tanto simile a Casabona nella sua ricerca della verità, che però ha pagato con la vita.
Antonio Fusco è nato nel 1964 a Napoli. Laureato in Giurisprudenza e Scienze delle Pubbliche amministrazioni, è Funzionario nella Polizia di Stato e Criminologo forense. Ha lavorato a Roma e a Napoli. Dal 2000 vive e lavora in Toscana, dove si occupa di indagini di polizia giudiziaria. La pietà dell’acqua è il secondo romanzo sul commissario Casabona, il primo è Ogni giorno ha il suo male, sempre edito da Giunti.
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:: Nemmeno Houdini, Alessio Mussinelli (Fazi 2015) a cura di Viviana Filippini
10 agosto 2015“Il cane doveva aver già raggiunto il ciuco poiché non giungeva alcun guaito e la macchina era una grossa palla di fuoco da cui nemmeno Houdini sarebbe uscito vivo”.
Una situazione fenomenale quella descritta nella frase sopra, ed è solo un piccolo assaggio delle stravaganti avventure narrate nel nuovo romanzo di Alessio Mussinelli, Nemmeno Houdini, uscito per Fazi editore. In questo suo secondo lavoro letterario, lo scrittore porta il lettore dentro al mondo della provincia bergamasca alla fine degli anni Trenta. Per la precisione, la trama narrativa si sviluppa nel paesello di Sarnico, sulle rive del Lago d’Iseo, nel 1938 (andateci a visitarlo se vi capita, hanno una biblioteca museo stupenda e non solo). Nemmeno Houdini è un romanzo corale, dove i protagonisti sono tanti, perché ognuno dei personaggi presenti contribuisce, con il proprio vissuto, a vivacizzare la monotonia della vita quotidiana. Tanto per farvi un esempio sulla scena irrompe la signora Moranti, un’anziana vedova con la fissa di far breccia nel cuore di Gabriele D’Annunzio (e non sa che il Vate è morto da tempo) e di trovare un domestico che la assista in ogni cosa. Il dipendente però deve avere caratteristiche precise per soddisfare le esigenze della signora: deve essere bello, aitante, giovane e muscoloso. Il ruolo perfetto per Esperanto Barnelli, lo scansafatiche di turno che riuscirà a conquistare la fiducia dalla vedova e a farsi mantenere da lei. Il Barnelli un po’ alla volta farà compiere alla Moranti spese pazze che le svuoteranno il portafoglio, ma le porteranno a casa una motocicletta, una macchina di lusso (e lui non ha la patente) e pure il contratto di una super villa sul lago di Garda. Che dire poi del Bruttezza, all’anagrafe Metello Patelli, aspirante organista di paese che dovrà fare i conti con il nuovo parroco, don Fulvio Mertinelli, religioso che non ama per niente la musica. Questi sono solo alcuni dei personaggi usciti dalla penna di Mussinelli, in realtà, tra le pagine compaiono tanti altri simpatici protagonisti (Archemio il ragazzo emaciato che irromperà nella vita della vedova Moranti, l’orchestrina dei “Singhiai” – i Cinghiali- che girerà nelle osterie di paese, vescovi e pure psudopreti dall’identità nascosta) che con il loro agire, la loro voglia di fare e di vivere daranno vita ad intrecci davvero vivaci e curiosi. Le situazioni narrative di Nemmeno Houdini sono così avvincenti che il lettore è spinto ad immergersi nelle lettura per scoprire come andrà a finire la storia e quale sarà il destino di questo microcosmo umano. Nel suo nuovo libro Mussinelli mescola con maestria situazioni comiche, drammatiche e grottesche che evidenziano la miriade infinita di sfumature che la vita umana può assumere nel suo corso in divenire. Nemmeno Houdini di Alessio Mussinelli è un ritratto fresco e simpatico di quella piccola, a tratti strampalata, ed esuberante provincia italiana fatta di chiacchiere, in italiano e pure in dialetto, di pettegolezzi e di intrallazzi socio-familiari di ogni genere, che la contemporaneità ipertecnologica di oggi sembra aver dimenticato per sempre.
Alessio Mussinelli è nato e vive in provincia di Bergamo, a due passi dal lago d’Iseo. Laureato in Lettere, ha conseguito il diploma di Master in scrittura e produzione per la fiction e il cinema presso l’Università Cattolica di Milano. Appassionato di dolci e fai-da-te, è tastierista in un gruppo di musica da ballo e si dedica con grande trasporto alla scrittura. Nel 2013, con Fazi, ha pubblicato Nemmeno le galline.
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:: Un’intervista con Kathy Reichs a cura di Giulietta Iannone
7 agosto 2015
Chi non conosce Kathy Reichs, Temperance Brennan, e la serie tv “Bones”? Pochi, molto pochi, credo. Kathy per tutti gli amanti della crime fiction non ha bisogno di grandi presentazioni, ma forse non tutti i suoi lettori italiani sanno che è oltre che una scrittrice è Professore di Antropologia Forense, Vice Presidente dell’ Accademia Americana di Scienze Forensi, e lavora per il National Police Services Advisory Council in Canada. Bene, Kathy Reichs, in una pausa del suo book tour, è qui con noi.
Benvenuta, Kathy, su Liberi di scrivere e grazie per aver accettato questa intervista. Il tuo ultimo romanzo, – Speaking in Bones– ora pubblicato in Italia con il titolo La verità delle ossa, è il tuo diciottesimo romanzo con protagonista la dottoressa Temperance Brennan. Potresti parlarcene?
Tempe non risolve tutti i casi. E la infastidisce che alcuni cadaveri languano senza nome, non identificati, nel suo laboratorio. Le informazioni su alcuni di questi UIP, persone non identificate, sono disponibili on-line, ed è il lavoro delle “websleuths” abbinarli con i MP, le denunce di persone scomparse. All’inizio della storia, Tempe riceve la visita di uno di questi detective dilettanti che crede che uno scheletro rimasto in deposito da Tempe sia quello di una giovane donna scomparsa da tre anni. Quella che sembra essere a prima vista una tragedia isolata assume una prospettiva più sinistra quando Tempe scopre due ulteriori serie di ossa. Ancora scossa dalla diagnosi di sua madre e dallo shock per la proposta di Andrew Ryan, che potenzialmente le cambierebbero la vita, Tempe cerca di risolvere gli omicidi prima che il numero dei cadaveri salga ulteriormente.
Parlaci della tua protagonista, la dottoressa Temperance “Temp” Brennan? Chi ti ha ispirato il personaggio? E’ simile a te per certi versi?
Professionalmente Temperance Brennan e io siamo esattamente le stesse. Tempe ha un solo figlio, mentre io ne ho tre. Tempe è divorziata, mentre io sono sposata da oltre 40 anni. Tempe è un’ alcolista, mentre io sono incline solo a un secondo bicchiere di Pinot. Tempe è molto più impulsiva di me, e tende a mettersi nei guai. Mi piace andare sul sicuro e lascio libero il personaggio. Penso che ciò che dà ai miei libri autenticità è che faccio quello di cui sto scrivendo. Credo che il fatto che io stia in una sala autopsie, che vada sulle scene del crimine e lavori in un laboratorio forense perfettamente attrezzato dà i miei libri un sapore che altrimenti non avrebbero.
Quali sono le principali differenze tra il personaggio letterario Temperance Brennan e il personaggio televisivo?
La TV è un animale diverso dai libri. Quando abbiamo venduto l’idea alla Fox, inizialmente hanno deciso che avrebbero preferito una versione più giovane del personaggio. Quando abbiamo assunto Emily Deschanel per il ruolo di Tempe, ha apportato il proprio stile alla parte. Il disagio sociale del personaggio televisivo Tempe era in parte la sua interpretazione del ruolo. Sono stata molto soddisfatta della serie televisiva, e credo che Emily sia stata una meravigliosa Tempe.
Qual è il ruolo di Internet mentre scrivi i tuoi libri? O è più importante la tua esperienza diretta?
Alcuni argomenti li ricerco su internet. Speaking In Bones introduce il tema del web sleuthing che è una ricerca appunto on-line. Come al solito, la storia emerge dalla coalescenza di diverse particelle di idea che galleggiano nel mio cervello. Migliaia di persone si impegnano nel web sleuthing in tutto il mondo. Sono rimasta affascinata dal concetto e ho pensato che anche i miei lettori avrebbero potuto trovare l’argomento interessante. Brown Mountain, che si trova nel mio stato, il North Carolina, è famoso per un fenomeno inspiegabile di luci fluttuanti la cui origine nessuno sa spiegare. Le Blue Ridge Mountains sono la patria di molti gruppi religiosi insoliti e poco conosciuti, alcuni dei quali allevano serpenti velenosi e parlano in lingue sconosciute come parte del loro culto. Ho preso questi avvenimenti disaparati, li ho inseriti in alcuni vecchi casi, e Speaking In Bones è stato il risultato. Sono sempre alla ricerca di idee e nuovi argomenti per il prossimo libro, e così realmente si tratta di un mix di casi su cui ho lavorato e di casi che ho letto. Comincio con un caso o una situazione e penso “cosa succederebbe se …” Deja Dead (Corpi freddi, 1998)) si basa sulla mia prima indagine di omicidio seriale. Death Du Jour (Cadaveri innocenti, 1999) ha origine dal lavoro che ho svolto per la Chiesa cattolica, e sul culto di omicidio-suicidio di massa della setta del Tempio solare. Fatal Voyage (Viaggio fatale, 2001) si basa sul mio lavoro di disaster recovery di massa. Grave Secrets (Il villaggio degli innocenti, 2001) è stato ispirato dalla mia partecipazione alla esumazione di una fossa comune guatemalteca.
Qual è il tuo rapporto con i lettori? Come possono mettersi in contatto con te?
Mi piace sentire e incontrare i miei lettori. Faccio un sacco di firma libri e presentazioni, e sento tante storie su come Temperance Brennan abbia ispirato i lettori e gli spettatori a intraprendere la carriera di antropologo, di medico legale o in un campo di carattere scientifico. I lettori mi possono seguire su Facebook: https://www.facebook.com/kathyreichsbooks Twitter: https://twitter.com/KathyReichs Instagram: https://instagram.com/kathyreichs/ Pinterest: https://www.pinterest.com/kathyreichs/ o possono visitare il mio sito web all’indirizzo http://www.kathyreichs.com
Infine, l’inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?
A dir la verità ora sto lavorando ad un libro non della serie. Nuovi personaggi, nuova premessa, senza Temperance Brennan… ma basta spoiler!
:: Gli eroi della guerra di Troia, Giorgio Ieranò, (Sonzogno, 2015) a cura di Elena Romanello
6 agosto 2015Giorgio Ieranò, classicista e già autore di libri divulgativi su miti ed eroi di Grecia e Roma, è tornato in libreria con Gli eroi della guerra di Troia, un saggio che ricorda le gesta dei partecipanti a quella che fu la guerra di tutte le guerre dell’antichità.
Mettendo insieme varie fonti del mondo classico, dai poemi omerici a altre opere meno note oggi ma non meno importanti nella costruzione di un immaginario, l’autore racconta i vari percorsi di figure maschili e femminili uniche, che si incontrano a scuola per la prima volta e che per molti restano poi nel cuore come i primi eroi a cui ci si appassiona, quelli da cui sono derivati quelli di cui oggi leggiamo sui romanzi e vediamo al cinema, anche in genere che sembrano lontani dal mito e non sono come il fantasy e la fantascienza.
L’autore affronta anche la questione se la guerra di Troia sia realmente accaduta oppure no: per secoli fu considerata una mera fantasia, ma oggi molti studiosi propendono per collocarla realisticamente mille anni prima di Cristo, e fu qualcosa di talmente temibile e potente da influenzare appunto storie, leggende e miti per vari secoli dopo.
Nelle pagine del libro rivivono Achille e Ettore, Ulisse e Agamennone, Elena e Clitemnestra, Pelope e Atreo, per citare alcuni nomi, in una trattazione non didascalica e noiosa, ma viva, moderna, appassionante, come se si parlasse di eroi di oggi. Ma in fondo questi protagonisti sono rimasti e sono eterni, le loro sono storie esemplari, nel bene e nel male, e continuano ad appassionare e colpire, e questo libro ne è la prova, una lettura appassionante e mai banale, da cui è difficile staccarsi.
Un libro quindi di divulgazione, non dotto e accademico, ma alla portata di tutti, sia per chi vuole fare un attimo il punto su chi erano e cosa facevano gli eroi omerici, sia per chi vuole scoprire di più, sia magari per gli studenti come supporto ai testi classici.
E quello che fa venire voglia questo libro è proprio di riprendere in mano i classici e rileggerli, ricostruendo queste esistenze tra leggenda e mito, con forse un fondo di verità. Da segnalare una nota nostalgica che non guasta: l’autore conclude il libro rievocando quel capolavoro oggi purtroppo non più noto ai più giovani dello sceneggiato Odissea di Franco Rossi, che avvicinò molti a fine anni Sessanta e poi durante le repliche negli anni successivi al mondo classico, facendo nascere passioni che sono durate poi tutta la vita, come nel caso di Giorgio Ieranò e di molti suoi lettori.
Giorgio Ieranò è docente di Letteratura greca all’Università di Trento. Ha pubblicato vari saggi, sia accademici che di divulgazione. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo Arianna. Storia di un mito (2010) e La tragedia greca. Origini, storia, rinascite (2010), mentre per Sonzogno ha pubblicato i volumi di narrazioni mitologiche Olympos (2011) ed Eroi (2013).
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:: Un’ intervista con Alice Ozma
2 agosto 2015
Oggi abbiamo il piacere di avere con noi una scrittrice americana davvero speciale. Si chiama Alice Ozma ed è l’autrice di un libro dal titolo La lettrice di mezzanotte. Se seguite il mio blog certamente questo titolo non vi è nuovo, ed è davvero bello. La lettrice di mezzanotte parla di libri, di lettura ad alta voce, di sentimenti, ma con leggerezza ed ironia. Se volete avvicinare ai libri qualcuno a cui tenete, fargli leggere questo libro è una buona occasione. Ora a lei la parola.
Raccontaci qualcosa di te. Punti di forza e di debolezza.
La mia debolezza è il glutine. 🙂 Sono celiaca, quindi non posso mangiare grano. Ma va tutto bene – trovo alternative. Ho appena finito di cucinare un sacco di cose buone a casa.
Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.
Sono la seconda di due figli – mia sorella ha 7,5 anni più di me. Sono cresciuta nel New Jersey, in una zona con un sacco di boschi e non tante fabbriche. Per lo più tutti lavoravano presso l’ospedale, la prigione, o le scuole. Ho frequentato l’università locale e ha ottenuto una laurea in inglese. Come materia secondaria teatro.
Quando hai capito che avresti voluto fare la scrittrice?
Non penso che sia una cosa così ufficiale o complicata. Non mi sono svegliata una mattina e ho detto “sarò una scrittrice!” un giorno. Scrivo cose per puro divertimento da quando ero molto piccola. Quando avevo quattro anni, hanno pubblicato una mia poesia in una rivista. Mio padre l’ha incorniciata!
The Reading Promise, il tuo romanzo d’esordio, appena pubblicato in Italia con il titolo La lettrice di mezzanotte, è un piccolo gioiello, un libro che consiglio a tutti coloro che amano la lettura. Perché hai deciso di scriverlo?
Ho pensato che avrebbe potuto essere un modo divertente per guadagnare qualcosa, ah scherzo! In realtà, ho pensato che avrei potuto ispirare le persone a riflettere su temi come la famiglia, l’alfabetizzazione, e su tutte quelle cose che ritenevo essere importanti.
Che cosa ti ha spinto a scriverlo? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?
Mi è stato offerto un contratto editoriale al college, che suonava meglio che affrontare la disoccupazione dopo la laurea, così mi sono buttata. Non so come facciano gli altri, ma io ho iniziato con il primo capitolo. Ho provato a scrivere un po ‘ in ordine cronologico, anche se saltavo un po’ in giro, quando mi bloccavo.
Hai avuto un insegnante (oltre al tuo padre), che è stato per te una particolare fonte di ispirazione?
La mia insegnante di inglese del mio secondo anno di liceo era (ed è tuttora!) una donna divertente. Mi ha incoraggiato a trovare il senso dell’umorismo nella mia scrittura. Aveva letto alcune cose che avevo scritto ridendo con le lacrime che le scendevano giù per il viso, ridendo proprio istericamente. Poteva trovare l’umorismo in qualsiasi cosa, e mi ha fatto pensare che avrei potuto fare lo stesso anche io. Ho sempre amato le donne forti e divertenti.
Quanto tempo hai impiegato a scrivere La lettrice di mezzanotte?
Ci sono voluti qualcosa come 6 settimane. E’ stato un lavoro intenso- sarebbe stato impossibile scrivere un lavoro così impegnativo per un lungo periodo di tempo, quindi mi sono concentrata intensamente e ho agito infretta!
Il tuo libro è un piccolo tesoro di consigli di lettura per una ragazza giovane, ma non solo. Leggi altri scrittori contemporanei? Chi sono i tuoi scrittori preferiti? Chi pensi abbia maggiormente influenzato la tua scrittura?
Wow, grazie – non so se questi sono davvero buoni consigli, ma sarebbe bello che lo fossero, ah! Amo David Sedaris – è un autore tradotto in Italia? Spero di sì . Mi piace anche molto Curtis Sittenfeld; mi trovo a meditare sui suoi scritti anche mesi dopo la lettura. In generale, però, io non seguo specifici autori – ho letto un sacco di libri unici. Inoltre leggo generi molto diversi.
Che cosa stai leggendo in questo momento?
Recentemente ho finito un libro intitolato Full Cicada Moon, di Marilyn Hilton. Ho avuto il piacere di leggere una copia anticipata come parte del mio lavoro per la Scholastic Book Fairs. Ero semplicemente attonita. Che scrittrice potente. Il libro narra una storia così delicata di apprendimento e di amicizia e di crescita. E’ ambientato nel 1969, ma ci si sente che è senza tempo. Il protagonista vuole diventare un astronauta, così come mia nipote, e così tutto era molto reale per me. Parlarne bene non sarebbe mai abbastanza. Se sei un lettore giovane con tutta la vita davanti, leggelilo, che tu sia una ragazza o un ragazzo . Ho pianto. Parecchie volte. Su un aereo!
Ci sono attualmente in corso progetti cinematografici?
Sì! Ma è tutto in costantemente movimento, quindi non so cosa sia pubblico o meno. Doug Atchison, che ha scritto Akeelah and the Bee, sta scrivendo la sceneggiatura. Ho sentito dire che è brillante. Ma non sono riuscita ancora a vederla!
Ti piace fare tour promozionali? Raccontaci qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.
Per lo più sì, anche se a volte mi manca molto casa mia. Andare a mangiare fuori è difficile per me, per le mie restrizioni dietetiche, quando sei fuori casa può essere difficile. Mio marito dice sempre che le donne vogliono immediatamente farmi da madre. Ovunque io vada, le donne più anziane stravedono per me. Sono le migliori. Le mie nonne non sono più vive da quando frequentavo la scuola media, così mi piace. Vorrei poter avere una nonna in ogni città!
Verrai in Italia per presentare il tuo romanzo?
Sono aperta all’ idea! Anche se è difficile essere ovunque in una volta sola, quando si ha anche un lavoro. Ma i miei fan italiani sembrano persone fantastiche!
Come è il tuo rapporto come i lettori? Come possono mettersi in contatto con te?
Se cerchi Alice Ozma su Facebook, mi trovi. Mi scuso in anticipo – ma io parlo solo inglese! Parlo spesso con i miei lettori su facebook- so che tutti dicono così, ma i miei fans sono davvero i migliori. Io li adoro. Sono così solidali e così interessanti.
Come immagini il tuo futuro, in questo momento?
Quest’estate è stata pazzesca, sono stata parecchio occupata, quindi non è che mi auguri che tutto finisca, ma non vedo l’ora di un po’ di riposo. Questo è tutto quello che immagino per il mio futuro, quello che mi sento in grado di pensare in questo momento! L’autunno è la mia stagione preferita, e faccio il conto alla rovescia tutto l’anno perchè arrivi. Non vedo l’ora di avere il mio caminetto acceso, le candele che bruciano e qualcosa di buonissimo nel forno. Mio marito ed io siamo molto legati alle nostre famiglie, quindi non vedo l’ora che arrivino le vacanze in autunno e in inverno. Mi piace avere una scusa per vedere tutti!
:: Un’ intervista con Karen Sander
31 luglio 2015
Ciao Karen. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Karen Sander? Punti di forza e di debolezza.
Hm, credo di essere una persona molto curiosa, mi interessano le persone, i luoghi, la storia, tutta quella roba. Credo che la curiosità ti aiuti quando sei uno scrittore, perché è necessario arrivare al cuore delle cose per raccontare belle storie. A volte, però, dà fastidio alla gente. Pensano che io li stia fissando o faccia troppe domande. (Sorride)
Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.
Ho sempre amato le storie. Quando ero piccola, mia nonna leggeva per me, e più tardi, quando ho potuto leggere io stessa, ho letto più e più volte i miei libri preferiti. Ho iniziato a scrivere le prime storie mie quando avevo solo otto anni. E ho scritto il mio primo romanzo quando avevo sedici anni. Però non è mai stato pubblicato. All’università ho studiato letteratura e traduzione. E ho scritto la mia tesi di dottorato sulla giallista scozzese Val McDermid.
Cosa ti ha spinto a diventare una scritttice? Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere fiction?
Come ho detto amavo leggere fin da piccola, e ho iniziato a scrivere storie non appena ho potuto leggere. Quindi non è stata una decisione, ma piuttosto una conseguenza logica.
Muori con me (Schwesterlein komm stirb mit mir, 2013) è il tuo romanzo d’esordio. Puoi parlarcene?
E’ il mio debutto come Karen Sander, ma ho già pubblicato un paio di romanzi polizieschi tradizionali. Questo è il mio primo thrller, e parla di un serial killer che uccide donne molto speciali – ma non mi dilungo in ulteriori dettagli, non voglio rovinare l’esperienza di lettura.
Che cosa ti ha spinto a scriverlo? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?
Il mio punto di partenza è stata l’idea di narrare la storia di una giovane donna con un passato molto scuro, con una famiglia disfunzionale. Uno scenario che la rende una buona profiler, perché sa più lei degli assassini che la maggior parte delle altre persone.
Siamo a Düsseldorf, una città della valle del Reno, piuttosto insolita come ambientazione (nei thriller o nelle detective story tedesche siamo più abituati a vedere – anche in TV – storie ambientate a Monaco o Berlino). Perché questa scelta?
Beh, sono cresciuta a Düsseldorf, quindi conosco molto bene la città con tutti i suoi luoghi straordinari, interessanti e anche oscuri, e penso che sia importante, quando si scrive una storia e si vuole essere realistici, avere una conoscenza approfondita dell’ ambiente.
Il commissario capo della polizia, Georg Stadler, si appresta a visitare la scena di un crimine. Così inizia il romanzo. Che succede? Un punto di partenza un po ‘splatter’, tipico dei romanzi horror, giusto?
Sì, Stadler arriva su una scena del crimine dove trova un sacco di sangue in una stanza dove c’è molto bianco. Ho apprezzato l’immagine del sangue che distrugge la purezza simbolica del colore bianco.
Di solito è il personaggio maschile della storia quello con più lati oscuri (non è detto che Georg non li abbia, e forse i lettori li troveranno nei prossimi romanzi della serie), ma in questo romanzo è la bella Liz Montario, la profiler donna, con una cascata di riccioli rossi e gli occhi verdi (bella anche se un po’ trascurata), che ha un passato che l’ opprime e la condiziona. Perché questa scelta?
Volevo che la storia fosse diversa da tutti quei romanzi polizieschi con protagonisti maschili in una crisi di qualche tipo, e volevo creare un’ interessante, stimolante figura femminile. Ma, naturalmente, anche Georg ha i suoi lati oscuri …
L’aspetto psicologico della storia è importante nel romanzo. Una storia di serial killer, di legami familiari irrisolti, scontri di personalità. Lo psico thriller è un genere molto popolare in Germania. Dorn, Fitzeck, per citarne solo alcuni. Il tuo romanzo è uno psico thriller?
Sì, penso che la psicologia giochi un ruolo importante nei miei libri. La protagonista è una psicologa, dopo tutto. A parte questo penso che la suspense psicologica sia la forma più intensa di suspense, crea semplicemente un senso di pericolo o di minaccia.
Leggi altri scrittori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti influenzata?
Ho letto tutti i generi di romanzi, ma mi piace particolarmente il romanzo poliziesco. Amo Val McDermid, Michael Robotham, Ian Rankin, Tami Hoag, Elizabeth George, Tana French, per citarne solo alcuni.
Cosa stai leggendo in questo momento?
“La ragazza del treno” di Paula Hawkins, uno straordinario thriller psicologico.
Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai tuoi lettori italiani qualcosa di divertente su questi incontri.
Sì, è sempre divertente incontrare i lettori e parlare con loro dei miei libri. A volte mi hanno chiesto, se ho sperimentato tutte le cose che accadono nelle mie storie. Sarebbe una vita veramente incredibile …
Qual è il tuo rapporto con i lettori? Come possono mettersi in contatto con te?
Molti lettori mi parlano durante gli eventi quando presento un mio libro, ma ricevo anche un sacco di email da parte di persone che mi dicono che gli piacciono i miei libri o mi chiedono particolari domande su di loro (di solito quando è in arrivo il prossimo).
Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?
Mi piacerebbe. Sono stata in Italia solo due volte, ci sono molti posti che mi piacerebbe vedere, e mi piacerebbe incontrare i miei lettori italiani, naturalmente.
Wer nicht hören will, muss sterben è il tuo nuovo romanzo. Quando uscirà in Italia?
Non lo so. Questa è una domanda per il mio editore italiano.
Infine, la domanda inevitabile: a cosa stai lavorando in questo momento?
Ho appena finito il terzo romanzo della serie. Parla di un killer che usa famosi omicidi del cinema come fonte di ispirazione.
:: Chi manda le onde, Fabio Genovesi (Mondadori, 2015) a cura di Federica Guglietta
31 luglio 2015La mia reading list per quest’estate comprende – o dovrei dire comprendeva, touché – tutti titoli scelti per curiosità, per caso o per una sorta di iniziazione. Il libro di cui vi parlerò oggi racchiude in sé un po’ tutte e tre le categorie.
Non avrei mai pensato di parlarne in questi toni, ma Chi manda le onde è un romanzo che ti apre il cuore.
Proprio così: uno di quei romanzi che proprio non te l’aspetti, ti capita così, tra capo e collo, e *puff* è capace di farti sentire in pace col genere umano. Almeno per un giorno.
Dovrebbe essere testo in programma in maggior parte delle scuole medie e superiori di tutt’Italia, questo è poco ma sicuro. Non è un caso che abbia vinto il Premio Strega Giovani di quest’anno con la seguente motivazione:
“Ogni pagina di questo romanzo è un’ondata di emozioni. Brancoliamo tutti nel buio di un oceano piatto e infinito che è la nostra vita, alla ricerca di correnti giuste che possano condurci a certezze e verità.”
Pensandoci bene, forse a scuola non lo vorrebbero mai tra i testi adottati per il linguaggio un po’ troppo diretto, scanzonato e, sicuramente, scurrile. Tuttavia non è mistero che già dalle medie i ragazzini abbiano molto da insegnarci, non si scandalizzeranno mica per due parolacce e qualche intercalare di troppo, no?
Il romanzo segue una struttura ben precisa.
Elemento unificante è il mare, quello della Versilia, che spinge e sospinge, che prende e dà. Costante nella vita di chi è nato qui e ci resta anche quando la stagione balneare finisce.
Come Sandro, che a quarant’anni suonati dorme nella stessa cameretta di quando era adolescente e vive ancora coi suoi. Adesso è diventato anche professore, o meglio supplente che viene chiamato quando altri supplenti non sono disponibili. Come Serena, che serena lo è solo di nome, donna splendida, ma che si veste sempre di verde militare e mamma single di due splendidi ragazzini: Luca, diciassettenne da sempre il piccolo uomo della famiglia, e Luna, di undici anni, mingherlina e coi capelli e la pelle candidi come la neve perché è nata albina. E ancora Rambo e Marino, Ferro e Zot.
Un romanzo corale in cui ogni capitolo lascia spazio al punto di vista di un protagonista differente: una volta parla Serena, l’altra Sandro, l’altra ancora Luna.
Nonostante il variare dei narratori e delle situazioni, l’economia del libro si risolve in modo da ritrovarci come dentro a un film: Genovesi non perde mai il filo nel raccontare le storie di queste persone che, quasi compresse tra il blu mare della Versilia e il verde delle Alpi Apuane, sono divise in passato e futuro, in quelli che non ce l’hanno fatta ad andarsene, a crearsi la vita che speravano da giovani e in quelli che sperano in qualcosa di migliore.
E il mare sta lì a guardare… ed è tutt’altro che calmo.
Fabio Genovesi, classe 1974, è nato a Forte dei Marmi. Ha scritto i romanzi Versilia Rock City ed Esche vive, tradotto in dieci Paesi tra cui Stati Uniti e Israele, il saggio cult Morte dei Marmi e Tutti primi sul traguardo del mio cuore, diario on the road della sua avventura al Giro d’Italia. Collabora con il Corriere della Sera e Glamour. Con 69 voti Chi manda le onde ha vinto la seconda edizione del Premio Strega Giovani, assegnato da una giuria di circa 400 ragazzi/e tra i 16 e i 18 anni in rappresentanza di 44 scuole secondarie superiori in Italia e tre all’estero (Berlino, Bucarest, Parigi). Il vincitore è stato proclamato l’8 giugno a Palazzo Montecitorio alla presenza del Presidente della Camera Laura Boldrini.
Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo la sig.ra Anna dell’Ufficio Stampa Mondadori.
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:: Un’ intervista con Vanessa Roggeri, autrice di “Fiore di fulmine”, a cura di Elena Romanello
31 luglio 2015
Garzanti ha pubblicato il nuovo romanzo di Vanessa Roggeri, Fiore di fulmine, un’altra storia in Sardegna ma stavolta ambientata nell’Ottocento, per raccontare di Nora, ragazzina isolana che durante una tempesta viene colpita da un fulmine, muore e poi risorge e diventa una sorta di creatura sospesa tra due mondi, capace di sentire i morti e per questo di spaventare i vivi. Ecco cosa racconta l’autrice di questa sua nuova fatica.
Come è nata l’idea di questo tuo secondo romanzo?
È nata circa dieci anni fa durante i miei studi universitari. Approfondendo i vari aspetti del ceto nobiliare cagliaritano di fine ottocento sono rimasta affascinata da una città, quella in cui sono nata e cresciuta, e da una società in pieno fermento culturale. Decisi che un giorno avrei scritto una storia che avrebbe raccontato le vicende di una nobile famiglia di Cagliari, di un segreto terribile e di una protagonista con un dono molto speciale. La storia è poi frutto di più spinte, interessi e passioni personali che col tempo sono confluiti nell’idea primigenia.
Il tuo libro si richiama molto ai romanzi di formazione e gotici ottocenteschi, soprattutto inglesi: che rapporto hai con questa letteratura?
Amo moltissimo la letteratura inglese e in particolar modo i romanzi con sfumature gotiche. Grandi storie come ad esempio Giro di vite di James mi hanno insegnato moltissimo su come creare la giusta tensione narrativa.
Come vivi il tuo rapporto con la Sardegna di oggi e di ieri?
In Sardegna il legame con la propria storia e tradizione è talmente vivo che non provo nostalgia per un passato che non c’è più. Certi modi di vivere che io stessa ho conosciuto sono andati ormai perduti, questo è vero, ma fa parte del progresso. Bisogna rimanere ancorati al passato in modo costruttivo, riconoscendo il valore delle proprie radici e allo stesso tempo cercando di cogliere il meglio che la modernità può offrire.
Secondo te che stereotipi di troppo ci sono sulla tua Regione?
La Sardegna paga ancora oggi lo scotto di essere stata fin dai tempi dell’Impero romano sia terra di conquista che luogo di confinamento. I tempi sono tuttavia cambiati anche se gli stereotipi sono ancora troppi, così come i pregiudizi frutto dell’ignoranza. Noto però con soddisfazione che in certi campi come quello artistico e letterario, vi è un riconoscimento sempre più crescente della sardità come valore aggiunto. La Sardegna è terra di talenti e sono felice che finalmente questa realtà stia diventando nota a tutti.
Prossimi progetti?
Sto lavorando al mio prossimo progetto. Sono immersa in una nuova storia, ma stavolta voglio che sia una sorpresa.
:: Per l’Impero, Bastien Vivès, Merwan Chabane, (Bao Publishing, 2015) a cura di Davide Mana
30 luglio 2015Strano ed inquietante, “Per l’Impero“, di Merwan & Vives, si presenta come un solido, piacevole cartonato – un volume pesante, con pagine di carta buona stampate in colori rugginosi e sporchi, adatti al tono crepuscolare della vicenda narrata.
Un impero molto molto simile a quello romano, e che ha conquistato tutto ciò che poteva conquistare, si prepara ad espandersi nell’ultima direzione che gli rimanga accessibile – quella del tempo.
“Per l’Impero” segue un contingente di uomini scelti, guidati da un pugno di personaggi appartenenti alla elite militare, incaricati di arrivare ai confini ultimi dell’Impero medesimo, e spingersi oltre, per cartografare e conquistare ciò che si trova oltre di essi.
Ma se l’Impero ha conquistato il mondo, cosa si troverà oltre il margine della mappa?
Gli uomini in marcia perenne si spingono in un deserto buzzatiano, nel quale il nulla è l’unica costante, e l’assenza di un vero nemico da combattere e l’ennui risultante rischiano di fiaccare lo spirito delle truppe.
Poi, in una terra lussureggiante oltre il nulla, l’incontro/scontro con le amazzoni si risolve in un assalto frontale alle convinzioni ed alle aspetttive degli esploratori.
E l’arrivo alle rovine del paese di giganti cher è, forse, la meta ultima della missione, porterà con se l’orrore della futilità ultima di tutte le cose.
Da qui in poi, la vicenda scivola lentamente ma inesorabilmente in un incubo lovecraftiano in cui passato e presente si confondono, gli uomini si perdono, e solo i più motivati, al limite della follia, possono emergere in una realtà che conceda loro un barlume di speranza.
Il testo e i disegni di Merwan & Vives si sposano bene a questa vicenda che, colmando la – non eccessiva – distanza fra Buzzati e Lovecraft, costruisce una narrazione straniante e misteriosa, letteraria nel senso più vivo del termine, capace di lasciare a lungo il segno nella memoria.
Fumetto adulto non per contenuti scollacciati ma per la profondità e la complessità disposte sulla pagina, “Per l’Impero“, pubblicato con coraggio dalla BAO, è una lettura consigliata a chiunque sia ancora convinto che le storie disegnate non abbiano una dignità letteraria matura.
Merwan Chabane realizzatore di film d’animazione, disegnatore e sceneggiatore di fumetti, è nato in Francia nel 1978. Il suo blog personale: http://findufond.blogspot.fr/.
Bastien Vivès, fumettista francese, è nato a Parigi nel febbraio del 1984. Ha studiato arti applicate all’Institut de Littérature Française di Ginevra, poi all’École Supérieure d’Arts Graphiques Penninghen di Parigi e infine all’École de l’Image Gobelins, sempre a Parigi. Il blog personale: http://bastienvives.blogspot.it/.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Daniela dell’Ufficio Stampa Bao Publishing.
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:: Appunti di vita Vol. 1 – Born to be a larva, Boulet (Bao Publishing, 2015) a cura di Federica Guglietta
29 luglio 2015Ebbene sì. Non ce lo saremmo mai aspettati, ma è così. Anche Michele Rech, ehm scusate, forse lo conosciamo meglio come Zerocalcare, copia. Proprio come voi durante i compiti in classe al liceo, quando la matematica era soltanto un grande punto interrogativo e spizzavate il foglio del compagno di classe più bravo.
Sì, perché per lui, il nostro caro fumettista che abita a Rebibbia, vivrebbe di plumcake e di Street Fighters, Boulet, questo fumettista francese di una generazione più grande di lui, con i capelli rossicci, pubblicazioni e blog all’attivo da anni e un soprannome scelto proprio perché significa “polpetta”, beh, è un vero e proprio mentore.
“Tutto ebbe inizio una notte del lontano 2009. Ero un giovane aspirante fumettista e facevo ciò che dovrebbe fare chiunque in quella posizione: cercavo disegnatori stranieri sconosciuti in Italia da copiare.”, ha ammesso nella prefazione al primo volume di Appunti di vita.
Lo scorso 30 giugno, alla Bao Boutique di via Vigevano a Milano, c’era proprio Zerocalcare ad introdurre Boulet (pseudonimo di Gilles Roussel, fumettista e blogger francese) e il suo Appunti di Vita Vol. 1 – Born to be a larva, disponibile in libreria dal 3 luglio.
In occasione della pubblicazione, c’è stato una sorta di coming out da parte dell’ormai noto fumettista nostrano che ha ammesso di aver (non troppo velatamente) preso ispirazione dal collega francese, quando qui in Italia nessuno lo conosceva e…
Adesso si dice fregato.
Niente di più lontano dalla verità perché si sa che a Zero gli si vuole bene, quindi appare altrettanto chiaro che nessuno si dimenticherà di lui. Intanto, come si capisce subito dall’immagine qui a fianco, per l’edizione italiana del volume di Boulet ha curato sovracopertina, prefazione e note finali.
Quindi tanto male non gli ha detto, ‘sto impiccio con Boulet.
Entrambi hanno un blog di stampo autobiografico, entrambi hanno pensato di raccogliere le tavole del blog su internet in uno o più libri.
Come già successo per Zerocalcare ai tempi di Ogni maledetto lunedì su due (Bao Publishing, 2013), così anche per Boulet che pubblica in Italia il primo volume degli estratti dal suo blog e li cuce insieme, proprio come se fosse un’opera unitaria (cosa che fa già da tempo in Francia, dove le sue tavole vengono pubblicate in volumi sotto il titolo di Notes) e come succederà prossimamente a Zerocalcare con L’elenco telefonico degli accolli che uscirà il prossimo 2 ottobre (seconda sua raccolta di tavole dal blog più 40 pagine di “disegnetti”, come li chiama lui, inediti).
“Internet è molto strano. È come disegnare in pubblico. Finché ci sono solo gli amici, sei a tuo agio. Poi c’è sempre più gente. È motivante e dà soddisfazione… ma fa paura. E poi ti dici che se smetti, tutti se ne andranno e sarà come se non avessi fatto niente. Sai che è il lato spettacolare che attira la gente, ma ti piacerebbe anche lasciare un segno. Un libro, per esempio…” , ci dice Boulet in una delle sue tavole.
Secondo il fumettista di BD (bande dessinée, in francese “striscia disegnata”, sigla pronunciata come bedé), infatti, internet permette senz’altro a chi fa il suo mestiere di ottenere visibilità, ma la pubblicazione su carta ha tutt’un altro valore. Se internet è un perfetto mezzo di comunicazione, il supporto preferito di Boulet continua ad essere la carta, quindi.
Appunti di vita è uno Zibaldone di situazioni, aneddoti, consigli, vittorie, sconfitte, lotte con l’andirivieni dell’ispirazione e, perché no, anche sentimenti che possono interessare la vita quotidiana di un fumettista totalmente immerso nel proprio lavoro artistico.
Dove finisca l’autobiografia per lasciare spazio alla finzione narrativa lasciamo che sia il lettore a scoprirlo con questo volume senza dubbio prezioso e, a questo punto, non possiamo fare altro che metterci in attesa del volume numero due.
Boulet (pseudonimo di Gilles Roussel), classe 1975, è un fumettista francese. Studia alla Scuola Superiore delle Arti Decorative e nel 2001 pubblica la sua prima striscia a fumetti, Raghnarok. Lavora per varie riviste a fumetti francesi e nel 2004 avvia il suo blog in rete che lo ha reso molto popolare in Francia. Successivamente le tavole del suo blog sono state pubblicate nel suo Paese in una serie di volumi dal titolo Notes. Dal 2009 il suo blog viene anche tradotto in inglese. Da noi in Italia arriva per la prima volta con la pubblicazione degli estratti dal blog ad opera di Bao Publishing, stampati in volumi di cui si prevede l’uscita due volte l’anno.
(bouletcorp.com)
Source: pdf riservato ad uso recensione inviato dall’editore, ringraziamo Daniela dell’Ufficio Stampa Bao Publishing.
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© immagini Boulet/Bao Publishing.
:: Con Giacomo Leopardi tra le “Operette morali”. Un viaggio fantasioso in lingua moderna, Nino Giordano (goWare, 2015) a cura di Federica Guglietta
28 luglio 2015Per chi abbia intrapreso gli studi umanistici con la volontà di dedicarsi, un giorno, all’insegnamento, per gli insegnanti che magari svolgono questo lavoro da anni o per te, sì proprio tu, che ancora quei banchi di scuola non li hai abbandonati, quello che sto per dirvi non è per niente una novità.
Comprendere i testi degli autori della nostra letteratura, dalla Commedia di Dante a fine Ottocento è tutt’altro che facile.
Per questo motivo il prof. Nino Giordano ha riscritto in una forma molto più vicina al nostro italiano parlato le Operette morali di Giacomo Leopardi.
Perché proprio quest’opera? In cosa consiste la sua difficoltà?
Si tratta di testi di stampo satirico e ironico, sviluppati in forma dialogica e di argomento filosofico. Leopardi sistema in forma unitaria i pensieri e le riflessioni dello Zibaldone, donando veste letteraria ai contenuti filosofici con ironia e distacco. Viene abbandonata la prospettiva soggettiva, autobiografica e della protesta civile, propria delle Canzoni e degli Idilli, per poter mostrare la realtà dell’esistenza e della condizione umana, svelando così le illusioni con cui l’uomo riesce a rendere più accettabile la sua vita. La sua esperienza personale assume un valore esemplare. La forma del dialogo ironico è mutuata dalla letteratura classica (si considerino i dialoghi platonici), ma in particolare da Luciano di Samosata, tardo scrittore greco del II secolo d.C., autore di dialoghi satirici e polemici di contenuto filosofico, morale e religioso.
Proprio tenendo conto dell’argomento squisitamente filosofico, Nino Giordano ha pensato di dare nuova veste alle Operette, proponendo l’opera come un unico organico racconto al cui interno il passero solitario, osservatore d’eccezione, ricopre il ruolo fondamentale di narratore – protagonista. Proprio il passero solitario, infatti, ha il compito di presentare e commentare fatti e protagonisti di ciascuna operetta.
Già nel suo “Intento” che fa da prefazione a quest’opera di riscrizione, l’autore ci fa notare che:
Così, come un “filosofo solitario”, si ferma a interrogarsi sui tanti perché dell’esistenza umana; come un poeta trae vitalità dalla sua “naturale” forza immaginativa. Isolato e pensieroso, ma con lo sguardo rivolto agli “interminati spazi”, si immerge nella contemplazione della natura; ferma il suo sguardo sulla realtà, sul paesaggio, sulla luna… oppure oltrepassa i limiti imposti dalla stessa natura terrena, per librarsi nell’infinito, alla ricerca di risposte al suo desiderio di conoscenza.
Ama ascoltare dalla voce del tempo storie di uomini alla ricerca di una felicità sempre inferiore alle aspettative del cuore; vola verso ignoti cammini, osserva solitudini stellate e riflette, con amore, sulle ferite umane che bruciano e su parole inascoltate. Un itinerario tra le inquietudini, i dolori e le speranze degli uomini di ogni epoca. Il suo viaggio in libertà segue in linea generale un itinerario morale, ricomponendo in sé l’evoluzione del pensiero di Leopardi: dalla prima visione della natura al messaggio finale della solidarietà. Il linguaggio del passero si porge con semplicità senza perdere, nella modernizzazione, le radici di una lingua “ardita e peregrina”.
Al di là dei diversi approcci metodologici e didattici, possiamo dire che già da tempi non sospetti venivano vergate opere di questo genere: celebri i volgarizzamenti medievali dal latino prima e la versificazione di scritti e commedie poi. Quindi è indubbio che un’opera di questo genere possa risultare quanto meno interessante, soprattutto dal punto di vista conoscitivo.
Nino Giordano, vive da molti anni a Firenze, ma ha lasciato il suo cuore in Sicilia. Docente e scrittore, vorrebbe avvicinare i giovani lettori ai classici della nostra letteratura, riscritti in italiano moderno. Ne sono esempio La Commedia in Italiano d’oggi (Inferno e Purgatorio, con Fabrizio Maestrini) e La Storia della Colonna Infame di Alessandro Manzoni, oltre a questo rifacimento delle Operette morali. Recentemente ha scritto un libro su Giorgio La Pira, Un cristiano per la città sul monte. Giorgio La Pira. Ha inoltre progettato e realizzato vari docu-film: Don Bosco e l’unità d’Italia; Sacerdoti toscani nel Risorgimento; Giorgio la Pira. La città sul monte (in collaborazione con Cinzia Spinelli e Daniele Guerriero).
Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Maria dell’Ufficio Stampa goWare.
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

































