Napoli. Profumi, odori, vita, passioni. Quattro amici che vi invito a scoprire piano piano. Samuel, Ariel, Kobe e Malù. Diversi ma uniti. Sconclusionati ma con una certa logica. Fra di loro un bellissimo gatto nero, dagli occhi verde smeraldo, Mycroft; l’immaginario fratello maggiore di Sherlok Holmes la fa da padrone …
Al Sassofono blu va in scena una cena con delitto. I quattro, pardon, i cinque vengono invitati a partecipare. Purtroppo il locale si rivela il luogo di un reale omicidio, per altro insolito. Malù, dal sorriso contagioso e seducente, ha la passione per l’investigazione, e questo caso è per lei. S’ impiccia, si intrufola dove non le sarebbe permesso, spiazzando anche il commissario incaricato delle indagini. Gli amici poi, sono ormai rassegnati a questa sua attrazione particolare. Sanno che, se Malù si mette in testa una cosa, quella deve fare.
Gli attori della compagnia che ha interpretato l’evento nel locale sono i principali sospettati. Malù scava nel loro privato con furbizia e tatto, ben calibrati. Non le sfugge nulla. Ma chi scava nel passato di Malù per portare la luce ai suoi momenti bui? Chi scava nel passato dei suoi affezionati amici? Fra sorpresa e sgomento anche Mycroft fa la sua parte, intralciando ma fiutando una possibile pista.
Chi ha partecipato a quella maledetta serata ha un passato e un presente. Soffre e ama, come chiunque altro. O forse di più? Vive di coincidenze, di occasioni sfumate, di sospiri soffocati. Chi è in realtà la donna uccisa? Cosa porta con sé? Come si sono intrecciati nella sua vita dolore, amore e morte?
Al Sassofono blu. Il sapore del giallo classico, dove gli indagati vengono riuniti da chi gestisce le indagini, esclusi uno ad uno da un ragionamento preciso, fino a lasciare il vero colpevole al centro del palcoscenico, di fronte a se stesso e alle proprie responsabilità. Il sapore di un’altra storia gialla e amara, che si mescola alla trama principale. Il miscuglio di canzoni, di sorrisi che il quotidiano ci regala. I colori, accesi e ben definiti, e un meraviglioso felino, capace di strappare coccole e tenerezze a chiunque.
Serena Venditto ci dimostra come la sofferenza e il dolore possano rimanere nella nostra memoria, stampati e indelebili. Silenziosi e innocui, in attesa del momento giusto per manifestarsi. E se il dolore arrivasse all’improvviso, quale sarebbe la nostra reazione? Quanto saremmo consapevoli del male che in quell’istante ci viene fatto?
Buona lettura.
Serena Venditto è nata a Napoli nel 1980, un giorno dopo Harry Potter. Ha esordito con una commedia rosa, Le intolleranze elementari (Homo Scrivens 2012), più volte ristampata e da cui è stata tratta una rappresentazione teatrale a cura della compagnia Parole Alate; nel 2014 ha pubblicato la commedia gialla Aria di neve, il primo romanzo in cui compaiono i 4+1 di Via Atri 36 e il gatto detective Mycroft, vincitore del premio della critica Costadamalfilibri 2015, seguito l’anno successivo da C’è una casa nel bosco (Menzione speciale al Giallo Garda 2016).
Ha partecipato all’Enciclopedia degli scrittori inesistenti 2.0 e a Faximile. 101 riscritture di opere letterarie, entrambi editi da Homo Scrivens; cura la rubrica Bar Sport per il sito Napoliclick.it.
Ama i libri e i colori: oltre a leggere e scrivere gialli, ha i capelli rossi, gli occhi verdi e un gatto nero.
Source: libro del recensore.
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.



Bentornata Charlotte sul blog Liberi di scrivere. E bentornata in Italia. Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.





Oggi vorrei parlarvi di un interessante progetto, nato senza mezzi, senza importanti sponsor o grandi Fondazioni alle spalle, un progetto di un traduttore e scrittore italiano che ho la fortuna collabori (ormai devo dire molto saltuariamente) con il mio blog. Questo mi permette di avere notizie di prima mano e qualche aneddoto curioso, che ho deciso di condividere con voi. Allora il progetto, a dire il vero piuttosto ambizioso, è quello di tradurre in italiano pian piano e con tutta calma, i racconti di Clark Ashton Smith, ormai liberi da vincoli e di dominio pubblico, presenti nel sito The Eldritch Dark. Per colmare una lacuna, davvero ingiustificabile, che tiene lontani i lettori italiani da una delle colonne portanti del fantastico americano del secolo scorso. Ma le condizioni del fantastico in Italia sono note a tutti, quindi in realtà la cosa non dovrebbe sorprendere più di tanto. Tuttavia Davide Mana, questo è l’incosciente e intraprendente traduttore, non si è fatto scoraggiare e si è messo al lavoro. Fan di Clark Ashton Smith ne esistono ancora, anche nella nostra ultima e sperduta colonia dell’impero, quindi sono certa che questa notizia farà felici in molti. Due racconti sono già stati tradotti (e disponibili su Amazon), sono: La Bestia di Averoigne e Il Fabbricante di Gargoyle (credo una terza dovrebbe uscire proprio oggi, ma prendete la notizia con le pinze). Ed è di quest’ultimo che vorrei parlare. E’ un racconto breve, corredato di postilla e annotazioni, uscito per la prima volta su Weird Tales nel numero di agosto del 1932. Di genere weird fantasy, quel genere di fantasy con contaminazioni horror che ha avuto grandi maestri come H. P. Lovecraft, e in tempi più recenti Michael Moorcock, che confermo è vivo e vegeto, e firma ancora autografi. E proprio confondendo (naturalmente io, ma come attenuante devo dire che ero piuttosto stanca) Michael Moorcock e Clark Ashton Smith, vicini di scaffale nella mia libreria, una sera parlammo io e Mana del ciclo dell’ Averoigne e del bellissimo racconto The End of The Story (1930, The Popular Fiction Publishing Company). Che sia stata io a dargli l’idea? Sinceramente penso che gli frullasse già da parecchio per la testa, e aspettasse il via solo dopo aver chiarito la questione dei diritti. Allora Il Fabbricante di Gargoyle è una storia maledetta, parla di demoni che scorrazzano per l’amena città di Vyones e fanno scempio di cristiani. Il clero della zona non ci fa una gran figura come difensore della cristianità, e questa vis ironica è una caratteristica spiccata degli scritti di Clark Ashton Smith che impareremo a conoscere bene. Dall’analisi del testo cosa spicca? Innanzitutto lo stile elegante e alto, la maturità sintattica, la ricchezza di vocaboli, la grande leggibilità. E’ affascinante la scrittura di Clark Ashton Smith, e il traduttore mette a disposizione il suo bagaglio narrativo (si vede che è un autentico appassionato del genere) per rendere al meglio in italiano, un testo non semplice e ricco di sfumature, che richiama gli scritti medioevali. Infine Il Fabbricante di Gargoyle è un testo che colpisce sotto la cintura, non si può leggerlo senza esserne in un certo senso influenzati se non spaventati. Il male sembra più forte, più spietato, più determinato, e l’uomo una piccola cosa in sua balia. Se non fa paura questo, non so cos’altro. Alla prossima.
























