:: Giuseppe Dossetti. Un itinerario spirituale, Giuseppe Alberigo, Alberto Melloni, Eugenio Ravignani, (Nuova dimensione, 2006), a cura di Daniela Distefano

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Il mio sacerdozio è nato per una scelta non mia, ma di altri, da uno sbocco, che è sembrato coerente, della vita che già conducevo, vita già consacrata nell’intenzione e nella forma, già orante, prevalentemente orante, con un dominio dell’orazione sull’azione, che intrideva, si mescolava nel profondo con la vita di ricerca e di studio…

Giuseppe Dossetti nacque a Genova nel 1913, fu deputato alla Costituente e nella legislatura successiva, si ritirò dalla vita politica per dedicarsi al sacerdozio monastico.
La sua strategia era la non ingerenza della chiesa nelle questioni di natura puramente politica e rispetto assoluto per la chiesa stessa come istituzione divina.
In questo libro che fa tappa nel vissuto di un uomo speciale si ricava linfa da una meravigliosa unità interiore, una lucida razionalità del suo procedere ragionando.
L’Italia di oggi, l’Italia della ritrovata “partecipazione popolare”, della “centralità repubblicana”, della “difesa dei diritti”, deve a Dossetti grande riconoscenza.
Sembra quasi un paradosso, ma è almeno divertente, che sia stato per primo
Il Sole 24Ore – di certo non il giornale della “povera gente” – ad “azzardare l’ipotesi che un po’ più di Dossetti e un po’ meno di realpolitik ci avrebbero riservato anni migliori di quelli che abbiamo vissuto”.
Ma come si sviluppò il suo percorso sociale che poi digradò lentamente verso il sacerdozio monastico?
L’attività pubblica di Dossetti incomincia con un colpo di fiuto, cioè con l’idea che se vuole avere un futuro all’interno della Dc deve “conquistare il Veneto”. E per conquistare il Veneto alla fine del ’45 dedica otto settimane di capillare predicazione repubblicana itinerante all’interno delle parrocchie, dei gruppi,
dei circoli, delle sezioni democristiane di questa regione.
De Gasperi non voleva che si prendesse posizione sul referendum istituzionale, Dossetti, invece, era convinto che senza una scelta repubblicana non si sarebbe dato un sicuro sviluppo democratico del Paese.
Da dove prese origine l’astio tra questi due giganti?
Lo scontro con De Gasperi non era solo un dissidio fra capi corrente, fra due grandi leader politici, entrambi di enorme statura morale e intellettuale.
I due si distinguevano su un punto fondamentale: per De Gasperi la questione di fondo era quella delle soluzioni pratiche, della empirìa, del concreto, mentre per Dossetti i problemi si potevano affrontare e risolvere solo partendo dal piano dei sistemi e delle istituzioni. Due prospettive diametralmente diverse.
Quale evoluzione si materializzò nelle sue scelte politiche?
La preoccupazione di Dossetti negli anni del primo dopoguerra è stata quella di una linea politica che certamente condivideva e che non gli era per nulla estranea, cioè l’opposizione al Partito Comunista: Dossetti non è mai stato un “criptocomunista”, “un pesce rosso che nuota nell’acqua santa”.
Gli anni successivi furono per lui quelli del silenzio espresso, della tacita lotta contro l’ipocrisia ed il degrado morale.
Mancano oggi figure che possano –  anche solo lontanamente  – accostarsi alla sua sagoma diritta, alla sua levatura spirituale, alla sua umile metafora di vita.
Un esempio però, il suo,  che porta frutto: oggi forse no, ma domani un nuovo Dossetti può farci rivivere il sogno di una fede che non stinge nel nero mare della perversità umana.

Giuseppe Alberigo (1926-2007)  è stato professore emerito di Storia della Chiesa all’Università di Bologna, ha diretto  l’Istituto per le Scienze Religiose di Bologna, fondato da Dossetti.
E’ stato direttore della rivista “Cristianesimo nella storia” nonché titolare della Cattedra Unesco di Bologna Giovanni XIII sul pluralismo religioso e la pace.

Alberto Melloni è professore ordinario di Storia contemporanea presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, dirige la Biblioteca G. Dossetti della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII di Bologna.
Collabora con la Rai e il “Corriere della Sera”.

Eugenio Ravignani. Già vescovo di Vittorio Veneto dal 1983,  è vescovo emerito  di Trieste.

Source: Libro inviato dall’Editore al recensore. Ringraziamo Sarah dell’Ufficio Stampa “Ediciclo- Nuova dimensione”

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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