Archive for the ‘Recensioni’ Category

Squisito! di Ruth Reichl (Salani, 2015) a cura di Federica Spinelli

1 aprile 2016
Squisito_Sovra.indd

Clicca sulla cover per l’acquisto

Billie Breslin non è una ragazza che noteresti per la strada passando. Ha i capelli lunghi scuri che le ricadono sul volto, porta gli occhiali e un abiti slavati e informi. Billie è il diminutivo di Whiliemina, la sorella della perfetta Genie. Cresciuta all’ombra di quest’ultima, Billie custodisce un vero e proprio talento: la capacità di riconoscere con estrema precisione ogni singolo ingrediente che compone il sapore di un piatto, ma sviluppatolo fin da piccola, a causa di un tragico incidente è costretta a seppellire questa sua dote e ad allontanarsi da casa. Si trasferisce a New York da Santa Barbara con l’obiettivo di mettere tra lei e la sua famiglia più chilometri possibili e dedicarsi alla sua passione: il cibo, trova così un posto nella redazione della famosa rivista culinaria Squisito!. Quando Jake, il capo redattore della rivista, le fa un colloquio capisce subito che sotto quei vestiti si nasconde un talento, un’innata perspicacia nel riconoscere gli ingredienti e un sesto senso per la cucina. Per farle ottenere il posto e saggiare queste sue qualità Jake la mette alla prova con diversi trabocchetti, uno dei quali prevede il coinvolgimento di Sal, il benevolo proprietario di origini italiane di una “boutique” di alimentari che prende a cuore la ragazza, e la talentuosa cuoca del Pig, Thursday. Per Billie il posto da Squisito! è un’occasione per ricominciare, alla rivista si occupa della Garanzia, storico risarcimento elargito ai clienti insoddisfatti delle ricette pubblicate nei numeri. Lavorando nella bellissima Timber Mansion, la sede di Squisito!, Billie conosce l’insopportabile ma bravissima Maggie, Sammy, buongustaio dai modi raffinati e pieno di aneddoti su luoghi lontani, il fotografo Richard e molti altri che in breve diventano suoi amici. La ragazza si ambienta, riesce a ricostruirsi una routine tra il lavoro, in cui smista le chiamate di improbabili signore e Fontanari, il negozio di Sal, dove la ragazza trascorre i fine settimana. La vita sembra sorriderle di nuovo quando arriva la notizia che la rivista deve. Tutti tranne Billie sono costretti ad abbandonare Timber Mansion, mentre lei viene incaricata di continuare a occuparsi della Garanzia. Mentre gironzola per l’edificio deserto si imbatte nella biblioteca, rimasta chiusa per anni. In questo luogo che sembra il più bello di tutto l’edificio sono nascoste alcune lettere scritte da una lettrice di Squisito!, Lulu, al direttore della rivista, il famoso cuoco James Beard. A mano a mano che riesce a decrittare gli indizi che le permettono di scovarle, Billie e Sammy ricostruiscono la corrispondenza tra la bambina e il cuoco. Questo viaggio a ritroso nel tempo costringe Billie ad affrontare il suo passato e con esso il trauma che l’ha allontanata dalla famiglia, a ritrovare il coraggio di vivere la sua vita e a trovare l’amore. Mentre vengono alla luce le varie lettere, Billie sente sempre più forte il desiderio di ritrovare Lulu tanto da spingersi ad andare a cercarla…
Ruth scrive questo romanzo con estrema vivacità e meticolosità; in poco più di 400 pagine, l’autrice ricostruisce ambienti unici popolati da personaggi reali. Il cibo non è un pretesto per la storia ma ne è parte integrante, in maniera diversa muove ciascuno dei personaggi; si potrebbe quasi dire che esso stesso è un personaggio fondamentale della storia. La storia scorre veloce sotto gli occhi del lettore che si affeziona alla storia di Lulu, al talento di Billie, alla stravaganza di Sammy e a ciascuno dei personaggi raccontati. Le ambientazioni smbrano famigliari al lettore che si ritrova in una New York di editori e buon gustai, di leggende e racconti. Un romanzo da gustare, assaporare piano piano per non farlo finire troppo in fretta!

Ruth Reichl è nata e cresciuta al Greenwich Village. Ha scritto il primo libro di cucina a ventun anni. È stata direttore della rivistaGourmet per dieci anni, ha lavorato come critico gastronomico per ilNew York Times e per il Los Angeles Times. Ha scritto per Vanity Fair, Metropolitan Home, Food and Wine. Attraverso le sue recensioni di ristoranti e i suoi memoir bestseller (La parte più tenera e Confortatemi con le mele, entrambi usciti per Ponte alle Grazie) ha conquistato migliaia dilettori. Vive a New York con il marito, il figlio e due gatti.

Source: ebook ricevuto dalla casa editrice. Ringraziamo Matteo, addetto stampa Salani.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: A pietre rovesciate, il libro della memoria di Mauro Tetti (Tunué, 2016) a cura di Federica Guglietta

1 aprile 2016
ro

Clicca sulla cover per l’acquisto

A pietre rovesciate è un libro difficile.
Un racconto solenne e antico, in cui vecchio e nuovo insieme a un passato remotissimo, un presente indefinito e un futuro più che mai immaginato si mescolano in una danza sconosciuta e incalzante, in un ritmo che sa di nocche che tamburellano tempie di un’anziana donna che non ama parlare, ma racconta storie.
Se non avessi la certezza che Mauro Tetti abbia trent’anni appena compiuti, abiti in Sardegna e che, nella vita, adori scrivere, lo scambierei sicuramente per aedo, rapsodo o cantastorie – che dir si voglia. Mauro Tetti è al suo primo romanzo.
Vero, sarà pure un libro difficile, alle cui pagine non ci si avvicina di certo facilmente, ma vale la pena leggerlo. In questo mio breve articolo proverò a esternare quelli che sono i motivi per cui si tratta di un’assoluta novità editoriale.
Quella in cui vi immergerete con A pietre rovesciate è una lettura intensa. Non è solo un romanzo, è più un libro della memoria: tanto prende dal passato, tanto è disposto a dare al futuro.
L’impostazione stessa del romanzo si rifà, come avrete già capito, a qualcosa che è tutt’altro che contemporaneo.
Nell’incipit, rigorosamente senza titoletto, assistiamo a una vera e propria reinterpretazione della Genesi:

“In principio Dio creò il cielo e la pietra. Il di su e il di giù. Le tenebre tremanti di su, le acque inerti di giù. E Dio disse: A Li Ga. Le acque si aprirono, emerse l’isola e Dio vide che era cosa buona. (…) E Dio disse: L’isola produca germogli, le erbe producano semi e i semi producano frutti, ciascuno secondo la sua specie. Dio si tastò più volte la fronte corrugata, dimenticava le cose.
Disse: L’isola produca povertà, produca miseria, ricchezza per pochi a svantaggio del resto della specie. E poi: L’isola brulichi di esseri viventi, rettili e bestie secondo la loro specie. Poi colse un pugno di farina bianca e una noce di miele di corbezzolo e disse: Cri Stia Nu. Dio creò l’uomo. A sua immagine lo creò.”

Ci troviamo davanti a una riscrittura personalissima e straniante, che lascia prefigurare quale sarà il successivo andamento successivo di tutta la narrazione. Tutto il romanzo, infatti, è caratterizzato da un ritmo spezzato, ma allo stesso tempo cadenzato. Una storia dal forte richiamo epico, pur restando attuale e ben contestualizzata nel suo essere sfuggente.
Persino lingua usata dall’autore, idioma misto che padroneggia alla perfezione, spazia dal repertorio classico e desueto, passando per termini autoctoni di inflessione sarda, fino a fondersi appieno con il carattere prevalentemente orale, vivo e spezzato della comunicazione non scritta.
Stessa cosa sul piano dei contenuti, una sorta di registro, vivido e in divenire, delle reminiscenze dell’antico paesaggio pietroso di Nur.
O meglio, della sua gente: ruvida come la pietra, resistente, ma scalfita da mille dolori. Una popolazione che esiste da sempre e per sempre, stirpe plasmata dal sudore e dal fango, che vive ai nostri giorni, ma che sembra esistere da quegli albori mitici, da quando Dio plasmò la sua prima Creatura, poi la Donna e il Maureddino, elemento di Caos e Perdizione.
La memoria di questo paese isolano, a metà tra fantasia e realismo, vive attraverso le parole di Nonna Dora, l’anziana racconta storie a cui facevamo riferimento all’inizio. Suo nipote l’ascolta, come se fosse un insegnamento indispensabile per vivere al meglio il suo presente, insieme a Giana, ragazza-bambina dal triste destino, che lui chiama, affettuosamente e molto spesso, “l’innamorata sua”, ma non le risparmia, in tono canzonatorio, persino un soprannome dispregiativo come “La Balena”, cosa che mai ci si aspetterebbe da un innamorato di tal specie. Eppure, per la sua Giana, questo ragazzo senza nome e senza fisionomia, che non è più un bambino, ma non è ancora del tutto un uomo, farebbe qualsiasi cosa.

“Giana La Balena la chiamavo io, e i suoi occhi, come gli occhi di una balena, si riempivano di lacrime. Mi dispiaceva molto, ma ridevo anche, allo stesso tempo. Il nostro umore cambiava alla velocità di uno sparo, contenti ma con le lacrime agli occhi. Ci amavamo molto.”

I due personaggi femminili vengono descritti dal ragazzo, voce narrante della storia, come figure decisamente creepy, eppur squisitamente degne di essere amate. Si tratta di descrizioni, sia quelle fisiche che quelle naturali, che hanno a che fare con la sfera del sogno: sono impalpabili e presenti, spaventose e bellissime. Tutto ruota principalmente attorno a questi tre co-protagonisti, ai quali, però, si alternano, come in un vortice senza fine, anche alcune figure del passato: regine guerrafondaie e principesse tristi, marinai e nonni eroi, giovani cadute nel pozzo per amore, ladri senza scrupoli e pugili fortissimi.
Provare a riassumere la trama di A pietre rovesciate in modo ancor più dettagliato sarebbe inutile e a tratti controproducente. Abbiamo sotto gli occhi un libro che va letto e capito, una narrazione intensa che prende e rapisce. Arriverete in poco tempo alla fine del libro e, credetemi, non ve ne accorgerete neanche. Di storie così ben fatte non ne scrivevano più da un pezzo.
Non a caso, questo romanzo breve in lunghezza e pieno di avvenimenti nei contenuti – quasi fosse un fiume in piena, fa parte della fortunata collana dedicata alla narrativa della Tunué, casa editrice che ci ha visto bene e lungo, proponendosi di dare voce a un arcobaleno di storie – sentitevi liberi di prendere quest’affermazione nel senso più letterale possibile e precipitatevi a guardare le loro copertine – , tutte nate dalla penna di giovani scrittori emergenti, con la curatela di Vanni Santoni: un dato, questo, che è più di una garanzia.

Mauro Tetti, classe 1986, vive a Cagliari. Ha pubblicato diversi racconti su Flanerì, Inchiostro e altre riviste. Nel 2011 ha vinto il premio Masala con il monologo Adynaton.
A pietre rovesciate, settimo titolo della collana Tunué Romanzi e vincitore del Premio Gramsci per inediti, è il suo primo romanzo.

Source: libro ricevuto dalla casa editrice. Ringraziamo Simone e Claudia, addetto stampa e ufficio stampa narrativa Tunué.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La felicità è una pagina bianca, Elisabeth Egan (Nord, 2016) a cura di Micol Borzatta

1 marzo 2016
index

Clicca sulla cover per l’acquisto

Alice Pearce è una tranquilla madre di famiglia. Lavora part time per la rivista You e adora occuparsi dei suoi tre figli, a cui sta cercando di trasmettere l’amore per la lettura, e nel tempo libero aiuta la sua amica Susanna nella sua libreria organizzando eventi e a volte servendo i clienti.
Un giorno purtroppo il marito di Alice le comunica che è stato licenziato e che vorrebbe mettersi in proprio. Per fare tutto ciò Alice è costretta a cercare un lavoro a tempo pieno.
Viene assunta da Scroll, una grande azienda che ha come obiettivo aprire delle sale di lettura dove la gente può godersi un po’ di tempo libero in un luogo tranquillo leggendo delle prime edizioni.
Alice si butta anima e corpo nel lavoro, ma con il passare del tempo scopre che non è tutto come si aspettava, e Scroll non vuole più aprire sale di lettura, ma luoghi in cui i bambini possono giocare ai videogiochi e i genitori leggere qualche ebook.
La tensione lavorativa e gli orari impossibili stanno allontanando Alice dalla sua famiglia, il marito sta diventando un alcolizzato e i figli non le parlano quasi più.
Alice si trova dunque a dover decidere: continuare la carriera o tornare in famiglia?
Un romanzo davvero profondo che spiega nei minimi particolari le problematiche che possono esistere sia sul posto di lavoro, ma ancor di più in famiglia. Argomenti che sono presenti in ogni famiglia, specialmente nei tempi moderni dove si dà sempre più spazio al lavoro piuttosto che alla famiglia, perché ci viene imposto dalla situazione critica in cui permane il nostro paese.
Un romanzo che fa molto pensare, specialmente quei lettori che lo leggono durante il loro inizio di vita di coppia. Un romanzo da cui prendere molto insegnamento e su cui riflettere parecchio.

Elisabeth Egan lavora per la rivista Glamour, di cui è la responsabile della rubrica letteraria. Scrive recensioni che vengono pubblicate sulle più importanti testate americane. Attualmente vive nel New Jersey.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Barbara e Laura dell’Ufficio stampa Nord.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Deserto americano, Claire Vaye Watkins (Neri Pozza, 2015) a cura di Elena Romanello

1 marzo 2016
index

Clicca sulla cover per l’acquisto

In un futuro prossimo, una temibile siccità ha colpito la California, trasformandola in un deserto, e creando nuove forme di vita, molto inquietanti, nella fauna e nella flora. Luz, ex modella che ha visto sfumare la sua carriera nonostante sia ancora molto giovane, e Ray, reduce da una delle tante guerre nel mondo che ha visto la sua città natale distrutta da una duna di sabbia incandescente, vivono all’interno di questo inferno, giovani ma già rassegnati.
Un giorno i due fanno un giro in una Los Angeles post apocalittica, dove incontrano una bambina sola, ignorata se non maltrattata dal branco di sballati e che abitano in quella che una volta era una delle capitali morali dell’Occidente e decidono di prenderla con loro. A questo punto diventa fondamentale cambiare luogo, e la piccola famiglia riunita parte per il Wisconsin, dove forse la siccità non è ancora arrivata. Sulla strada troveranno una comunità parareligiosa, dominata dal presunto rabdomante Levi, che plagia i suoi seguaci, e dal quale sarà difficile liberarsi, mentre nuove catastrofi incombono.
Inquietante, senza pietà, senza speranza, avvincente: sono tanti gli aggetttivi che possono venire in mente leggendo le pagine di Deserto americano, in cui la giovane autrice mette dentro le esperienze della sua infanzia, figlia di un guru di una setta che anni prima aveva seguito anche un’anima nera come Charles Manson, protagonista di uno dei più terribili fatti di cronaca nera a stelle e strisce.
A prima vista e non solo Deserto americano si pone nella tradizione della distopia fantascientifica, raccontando un futuro prossimo totalmente negativo, basato sul disastro ecologico che dopo la guerra atomica è diventato la nuova emergenza reale. Come in molte storie del genere distopico, le metafore dell’oggi sono evidenti, in una realtà alterata ma in parte già presente oggi, tra sette, emarginati, nevrosi. Questioni molto diffuse in California, Stato da un lato all’avanguardia come libertà civili e cultura, ma dove serpeggiano inquietudini e ingiustizie. Un libro interessante sia come romanzo di genere che come specchio della realtà, paragonato da qualcuno a Steinbeck e a Cormack, senza speranza forse perché in certe situazioni non esiste speranza.

Claire Vaye Watkins è nata a Bishop in California nel 1984 ed è cresciuta in comunità alternative tra il deserto del Mojave e il Nevada. La sua raccolta di racconti d’esordio, Battleborn, ha vinto nel 2012 lo Story Prize, il Rosenthal Award, il National Book Foundation «5 Under 35» e una borsa di studio della Guggenheim Fellowship. Le sue storie sono apparse su «Granta», «One Story», «The Paris Review». Attualmente è assistant professor alla University of Michigan e coordina insieme al marito, lo scrittore Derek Palacio, la Mojave School, un workshop di scrittura creativa per ragazzi.
Il sito ufficiale è http://clairevayewatkins.com/

Source: libro scelto dal gruppo di lettura Neri Pozza di Torino.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il canto del ribelle, Joanne Harris (Garzanti, 2015) a cura di Elena Romanello

1 marzo 2016
index

Clicca sulla cover per l’acqusito

Tutto si può dire di Joanne Harris, tranne che non sia un’autrice eclettica, che ha provato e sperimentato vari generi, dal romanzo storico al thriller, dalla commedia sociale al fantasy.
Ne Le parole segrete e Le parole di luce ha tracciato un intreccio ispirato alla mitologia norrenica, gli Dei del nord, in un mondo fantastico alternativo in un futuro remoto dove si scontrano due personaggi femminili magici e interessanti. In Il canto del ribelle Joanne Harris invece racconta una sorta di antefatto della sua storia precedente, con la ribellione di Loki ma anche l’aiuto che porta agli altri dei, Odino e Thor in testa. Una storia eterna, raccontata dal punto di vista dell’antagonista, dell’outsider, scelta non nuova per Joanne Harris che nei suoi romanzi ha sempre messo al centro personaggi maschili e femminili fuori dalle regole, stravaganti, insoliti, in anticipo sui loro tempi.
Loki, d’altro canto, sta vivendo un periodo di grande interesse nella cultura popolare e nerd, dopo la sua comparsa decisamente carismatica nei due film ispirati alle avventure di Thor secondo il fumetto della Marvel, e non è un caso che sia stata citata proprio la casa editrice di supereroi come lancio per un romanzo anomalo, interessante, eclettico, come la sua autrice.
Tra gli altri a cui Il canto del ribelle può piacere ci sono i lettori della saga del Ghiaccio e del Fuoco, meglio nota come Game of thrones di George R.R. Martin, il cui autore sta tenendo da anni sulle spine visto che non si decide a terminare gli ultimi due libri della saga, creando problemi anche alla serie tv. D’altro canto, il fantasy si rifà come genere a miti, leggende, fiabe, epica, e molti intrecci tornano nelle sue storie, e per motivi di vicinanza culturale dei tanti autori e autrici anglosassoni il mondo degli dei e degli eroi nordici risulta essere di grande ispirazione.
A chi si rivolge un’autrice come Joanne Harris? Le storie che ha raccontato sono talmente diverse tra di loro che possono, volta per volta, accontentare pubblici diversi o comunque gente curiosa, che ha voglia di cambiare e essere stimolata. Il canto del ribelle è senz’altro per questi ultimi, ma è un libro che non può mancare nelle biblioteche dei cultori del genere fantasy, e si distingue comunque per originalità, in un ambito dove spesso si trovano cose un po’ ripetitive.

Joanne Harris è nata, da padre inglese e madre francese, nello Yorkshire, dove v ive tuttora.. Si è laureata al St Catharine’s College di Cambridge, dove ha studiato francese e tedesco medievale e moderno. Fino al 1999 ha insegnato francese nelle scuole secondarie di Leeds. Tra i suoi libri di maggiore successo vanno ricordati ovviamente Chocolat, trasposto anche al cinema, il seguito Le scarpe rosse, il romanzo storico La donna alata, il thriller Il ragazzo con gli occhi blu e il gotico Il seme del male.

Source: libro inviato al collaboratore dall’editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Garzanti.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Librerie, Jorge Carrión (Garzanti, 2015) a cura di Elena Romanello

1 marzo 2016
index

Clicca sulla cover per l’acquisto

Chi ama i libri e la lettura ha, fin dall’infanzia, un suo luogo di elezione, anzi due: la libreria e la biblioteca. I bibliofili, quando sono in altri luoghi, anche distanti da casa, per svago o lavoro, tendono a cercare un luogo dove ci sono i libri, con alcuni incontri folgoranti soprattutto quando si va in città di un certo tipo, come Londra, Parigi, New York, Tokyo e non solo.
Alle librerie del mondo è dedicato questo saggio, non una guida turistica ma utilizzabile come tale, in cui l’autore racconta i suoi giri per il mondo in cerca di templi dei libri, imperdibili se si sente la passione per la carta stampata. Un percorso con aneddoti, storie, salti tra passato e presente, per raccontare una passione e una ricerca, che non può mancare in chiunque dica di amare i libri, e che rende il libro interessante e curioso, anche se non esaustivo sull’argomento, ma per quello ci volevano molte più pagine.
Un saggio, certo, ma a tratti appassionante come un romanzo, con cose anche poco note nelle sue pagine, illustrate da foto in bianco e nero di diversi di questi luoghi, giusto per far venire un po’ di acquolina in bocca.
L’autore porta comunque non solo in luoghi aulici, come le librerie di Londra e Parigi, ma anche in America latina (una delle più belle librerie del mondo è appunto a Buenos Aires, in un ex teatro), a Atene, città sulle prime pagine dei giornali non certo per i libri ma dove questi non mancano certo, nel Maghreb, in Oriente, mescolando anche aneddoti su intellettuali e scrittori, in una storia forse un po’ stringata ma che dà buoni spunti di giri e riflessioni. Tra le righe si parla anche di censura e lotte, di storie di autori e autrici non solo libresche e di tanto altro ancora, e c’è da sperare in future integrazioni sul tema.
Del resto, se si pensa bene, ci sono libri su tutti gli argomenti e con tutti i tipi di storie, ma di libri sui libri e sul mondo legato a loro non ce ne è poi così tanti. Certo, può apparire una libreria in un romanzo (o in un film), ma un libro che racconti come e perché ci sono le librerie, luoghi fondamentali per la diffusione della lettura non è così frequente. I libri parlano di tutto ma raramente di loro stessi e del loro mondo. Curioso, ma con le Librerie di Jorge Carrión si può cominciare a compensare una mancanza.

Jorge Carrión (Terragona, 1976) insegna letteratura contemporanea e scrittura creativa preso l’Universidad Pompeu Fabra di Barcellona. Collabora come critico per varie testate tra cui El Pais e Letras Libres.

Source: libro inviato al collaboratore dall’editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Garzanti.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Senza nome, Wilkie Collins (Fazi, 2015) a cura di Elena Romanello

29 febbraio 2016
index

Clicca sulla cover per l’acquisto

La casa editrice Fazi continua la sua proposta di classici ottocenteschi tutti da riscoprire con questo titolo di Wilkie Collins, autore all’epoca popolare quanto il più celebre oggi Charles Dickens, prolifico e capace di alternare romanzi di ambientazione realistica ad altri a tematica fantastica e gotica.
Senza nome, ottocento pagine raccontate attraverso le voci vive di personaggi, tra peripezie, lettere, articoli, con uno schema molto moderno, racconta la vicenda di Magdalen e Norah Vanstone, due giovani donne di ottima famiglia, cresciute senza che a loro mancasse niente, che devono confrontarsi con la morte improvvisa dei genitori, il padre in un incidente, la madre di parto. Le due ragazze scoprono di essere figlie illegittime, perché i genitori si sono sposati molto tempo dopo la loro nascita, e per la legge vittoriana non hanno diritto a niente e sono costrette a stravolgere le loro vite. Norah accetta di abbracciare una delle poche carriere concesse alle donne, quella di governante, rassegnandosi ad una vita di rinunce in tutti i campi, compreso quello sentimentale, mentre Magdalen diventa attrice, ma vuole alla fine riconquistare il suo posto in società, arrivando a valutare un’offerta di matrimonio da un uomo che detesta.
Senza nome racconta una storia di denuncia sociale, ambientata non in mezzo ai bassifondi cari a Dickens, di cui Collins era ottimo amico e collaboratore sul suo giornale letterario, ma in quell’alta società vittoriana da cui si poteva venire esclusi perché non rispettosi delle sue regole, a cominciare da quella sui figli illegittimi. L’autore, usando i toni della narrativa popolare ma non certo scadente, racconta una storia di caduta agli inferi e di risalita, mostrando le storture sociali e la psicologia di due personaggi femminili, doppiamente discriminati in un Paese governato da una donna come la regina Vittoria che però non fece molto per aiutare le sue simili.
Senza nome è quindi una storia appassionante che si divora, ma anche una riflessione impietosa su regole sociali disumane e sulle discriminazioni a cui sono soggette le donne, con al centro due dei tanti personaggi femminili interessanti della letteratura dell’epoca, da scoprire o riscoprire, visto che il libro manca da parecchio nelle nostre librerie.

Wilkie Collins (1824-1889), londinese, figlio del pittore di paesaggi William, è considerato il padre del genere poliziesco. Studiò Legge e divenne avvocato, senza praticare mai la professione legale, ma utilizzando la conoscenza del crimine nei suoi scritti. Amico di Charles Dickens, fu uno dei più prolifici tra gli scrittori vittoriani e collaborò alla rivista “All the year round”. Ha scritto venticinque romanzi, più di cinquanta racconti, numerose opere teatrali Tra le sue opere più famose ci sono La donna in bianco e La pietra di Luna, uno dei primi romanzi gotici.

Source: libro inviato al collaboratore dall’editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Fazi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: L’amante giapponese, Isabel Allende (Feltrinelli, 2015) a cura di Elena Romanello

29 febbraio 2016
index

Clicca sulla cover per l’acquisto

Isabel Allende è tornata in libreria con una storia ambientata di nuovo in California, sua patria d’adozione da ormai più di vent’anni, mettendo in scena una vicenda che mette tanta carne al fuoco come tematiche e personaggi, con al centro, come suo solito, i personaggi femminili, in questo caso due.
Da una parte c’è Alma Belasco, ex ragazzina ebrea fuggita dall’Europa minacciata dal nazismo, cresciuta e invecchiata negli States con un unico grande amore, dall’altra c’è Irina, giovane infermiera di origine moldava, con un passato da dimenticare e un presente tra lavoro e fantasie su romanzi fantasy. Due persone diverse, ma che si trovano unite nell’eccentrica casa di riposo in cui Alma ha deciso di passare gli ultimi anni della sua vita,tra ricordi del passato e nuovi spunti per il presente.
L’autrice parla, come suo solito, di tanti argomenti, alcuni scomodi, come la pedofilia nel civile Occidente, o le persecuzioni a cui furono sottoposti i giapponesi durante la seconda guerra mondiale negli Stati Uniti, pagina praticamente assente e su cui non si parla mai in in film e romanzi, se si toglie il film degli anni Novanta Benvenuti in paradiso di Alan Parker e poco altro. Ichimei, l’amore di tutta la vita di Alma, che vivrà un matrimonio insolito con un omosessuale nascosto tra le altre peripezie della sua esistenza, viene infatti rinchiuso con la sua famiglia in un campo di raccolta durante la guerra, vergogna nascosta nella storia americana che toccò tutti coloro che erano originari, anche solo come famiglia ma non loro direttamente, facendo loro perdere tutto e facendo nascere astii e disagi poi non più sopiti, in una variazione sul tema del razzismo che non colpì invece tedeschi e italiani.
Una storia tra ieri e oggi appassionante e non melensa: amore, morte, discriminazioni, razzismo, violenze, possono sembrare tematiche scontate, ma non lo sono se uno vuole trattarle in maniera efficace e senza sbavature e cose già viste. Dopo aver raccontato anni fa l’epopea del suo Cile, Isabel Allende è a suo agio anche in storie presso altre culture, un Occidente europeo e americano di cui tocca alcuni aspetti salienti, positivi e negativi, nell’incontro tra due donne che restano nel cuore, nelle pagine di un romanzo che, a dispetto del titolo, è tutto tranne che una storiella rosa e melensa, ma è una vicenda di formazione, un romanzo storico, una storia di denuncia, il ricordo di ingiustizie da non dimenticare.
In attesa ovviamente della prossima fatica di Isabel Allende, che non sembra intenzionata per ora ad andare in pensione. E che chissà dove ci porterà.

Isabel Allende è nata a Lima, in Perù, nel 1942, ma è vissuta in Cile fino al 1973 lavorando come giornalista. Parente alla lontana di Salvador Allende, ha lasciato il Cile dopo il golpe di Pinochet e si è traferita negli Stati Uniti. Il suo romanzo d’esordio è stato La casa degli spiriti, del 1982, grandissimo successo, e da allora si è affermata come una delle scritttrici più importanti in lingua spagnola. Tra i suoi altri libri ci sono D’amore e ombra, Il Piano infinito storia del marito statunitense, lo struggente Paula, la trilogia per ragazzi La città delle Bestie, Il Regno del Drago d’oro e La Foresta dei pigmei, il thriller Il gioco di Ripper.Nel 2014 Obama l’ha premiata con la Medaglia presidenziale della libertà.

Source: acquisto della collaboratrice sul mercatino “Il libro ritrovato”, la mostra-mercato dei libri antichi e fuori stampa a Torino.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Straluna, Giuseppe Pompameo (Scrittura & Scritture, 2016) a cura di Valeria Gatti

29 febbraio 2016
index

Clicca sulla cover per l’acquisto

“ A Nuvàl, dove tutto, finora, è stato perfettamente plausibile, una fobia incontrollabile, sconosciuta fino a qualche giorno fa, adesso semina il terrore. La peggiore delle fobie, la realtà, invadente, che in un attimo può aprire una crepa nella vita di ognuno, fino a sconvolgerla. “E se capitasse, prima o dopo, anche a uno di noi ?”. Nessuno aveva il coraggio di darsi una risposta.”

La piccola comunità di Nuvàl è un luogo speciale. Lì, infatti, sembra che la realtà abbia un senso meno tragico di quanto ne abbia in altri luoghi. Lì, in quella landa lontana da tutto, una serie di personaggi vive la leggerezza di un esistenza senza troppe fatiche, appagati dalla semplicità e dalla voglia di stare insieme. Una cittadina fondata sul principio che la solitudine, se fruttata al meglio, può essere un regalo, che si può, e si deve, abbandonare un’esistenza triste al fine di cambiare il corso della propria vita. Un principio egregio, un atto dovuto, un simbolo di libertà. Tutto perfetto, insomma. Se non fosse che la realtà non è una pagina che si possa cancellare con un semplice colpo di spugna. Se non fosse che, qualche volta, è più semplice costruirsi un’ immagine del proprio passato lontana da quello che è stato davvero, forse per difesa, forse per comodità. Se non fosse che la vita, ogni tanto, si prende gioco di noi, fregandoci con le nostre stesse mani.
Giuseppe Pompameo nel suo ultimo lavoro “Straluna”, pubblicato da Scrittura & Scritture, da voce a un ironico e pungente narratore che racconta le vicende di Octavio Serna, unico postino di Nuvàl e dei suoi amici concittadini. Un fiume di storie, tra passato e presente, tra realtà e fantasia.
Un romanzo breve (sono solo 122 pagine) ma non per questo povero di concetti e messaggi. La solitudine, appunto, il desiderio umano di ricominciare daccapo, la volontà di stravolgere il passato, la paura di affrontare il futuro.
Un scrittura ricercata e creativa accompagnata da un ritmo incalzante fanno di “Straluna” un romanzo affascinante e simbolico.

Giuseppe Pompameo è consulente editoriale e docente di scrittura creativa.
Insieme allo scrittore Maurizio de Giovanni, tiene un corso di scrittura presso l’Istituto Pontano di Napoli.
Ha pubblicato due raccolte di racconti, Le strane abitudini del caso (2011) e E per dolce mangia un cuore (2012), entrambi editi da Scrittura & Scritture.
Un suo racconto compare nel volume Scrittori per Eduardo (ESI, 2014) accanto a nomi di calibro come Maurizio de Giovanni, Silvio Perrella, Antonella del Giudice, Giuseppe Montesano.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Vincenza dell’Ufficio Stampa Scrittura & Scritture.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il futuro sarà di tutta l’umanità. Voci dal carcere, Antonella Speciale e Emanuele Verrocchi (Dissensi, 2015)

25 febbraio 2016
index

Clicca sulla cover per l’acquisto

Non sempre si finisce in carcere per avere davvero commesso un crimine, molti ci vanno da innocenti. Ma innocente o colpevole, chi subisce la privazione della libertà cambia, non è, e mai sarà, più lo stesso. Riflettevo su questo leggendo Il futuro sarà di tutta l’umanità. Voci dal carcere scritto da Antonella Speciale e Emanuele Verrocchi, edito da Dissensi. E questo sottile libretto di poco più di 100 pagine, formato piccolo, invita a riflettere, sulla pena di morte (nel mondo), sul fatto che in Italia non ci sia una legge che regolamenta il reato di tortura, che il sovraffollamento delle carceri impedisce il minimo rispetto dei diritti umani, che ci potrebbero essere forme alternative alla detenzione, forse più efficaci, forse più umane. Insomma questo libro scritto da una volontaria e da un rappresentante sindacale, ci spinge a pensare a cose che di solito preferiamo ignorare, perché sono temi che ci riguardano tutti, perché tutti un giorno potremmo essere accusati ingiustamente di qualche crimine, e finire in carcere. E perché i diritti umani dovrebbero essere un tema di tutti, anche quando si tratta di colpevoli. Il dibattito è senz’altro delicato, ed è difficile che leggendo questo libro si cambino le proprie radicate convinzioni, ma è una lettura che consiglio, un testo che merita attenzione. Ci pone in un punto di vista differente, ci permette di vedere le cose con gli occhi dei volontari che tutti i giorni hanno a che fare con i detenuti, che siano adolescenti, che siano terroristi o mafiosi, o semplici “delinquenti” comuni, (avremo anche modo di leggere le loro testimonianze, vedere le cose dai loro punti di vista). Per quanto possa sembrare paradossale un crimine ha in sé la sua pena, lo stato ha il dovere di tutelare la collettività e la stessa Costituzione lo prescrive, più che punire il compito della giustizia, del diritto, del sistema penale è quello di riabilitare il condannato, dandogli gli strumenti per ridiventare un cittadino attivo, che lavora, che paga le tasse, che non è un pericolo, o una minaccia, per la collettività. E tutto ciò è affidato ai volontari, alle cooperative sociali, agli stessi direttori di strutture detentive, alle guardie carcerarie. Suicidi, violenze, solitudine, separazione dai propri cari, sono pene accessorie, superiori al semplice isolamento e alla privazione della libertà ovvero all’impossibilità di delinquere ancora. La strada sarà lunga, solo l’anno scorso hanno abolito gli ospedali psichiatrici giudiziari, (se vogliamo l’inferno nell’inferno), e forse arriverà il giorno in cui sarà abolito il carcere ostativo, fine pena mai, o il carcere stesso. Si dovranno trovare delle alternative, sarà necessario trovarle. E nel suo piccolo anche questo libro avrà contribuito a questo.

Antonella Speciale, vive in Sicilia e da anni si occupa di Laboratori di scrittura autobiografica e creativa negli Istituti penali per minori e adulti. Laureata in Lingue e letterature straniere, ha pubblicato opere di poesia e narrativa, articoli inerenti alla questione carceraria, ed ha partecipato ai seminari del Progetto Memoria di Sensibili alle foglie sugli anni ’69- 89 (lotta armata, nascita del 41 bis, tortura ecc.). Destini Dentro, 2013, edito da Sensibili alle foglie, è la sua ultima opera di narrativa.

Emanuele Verrocchi, vive a Sulmona, in Abruzzo; sindacalista della CGIL, da novembre 2012 è Segretario Generale della Fillea Cgil della Provincia dell’Aquila. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche, si occupa, per il sindacato, anche di immigrazione e di politiche per la legalità.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Costanza dell’Ufficio Stampa Dissensi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Cercami nel vento, Silvia Montemurro (Sperling & Kupfer, 2016)

24 febbraio 2016
index

Clicca sulla cover per l’acquisto

Cose da fare: combattere il fottuto bastardo, con tutte le mie forze.
C’è un mondo a parte, tra i corridoi bianchi dell’ospedale. Si entra in un tunnel fatto di camici e termini che uno nella vita normale, non usa mai. Stadio tre. Stadio quattro. Stadio terminale. Allettato. Bende, garze, flebo, aerosol. E’ come essere in un’altra dimensione, come vivere fuori dal tempo. Non importa più che sia domenica, o Pasqua, o festa nazionale. Ci sono i ritmi lenti degli esami di routine, le inservienti che fanno e disfano i letti e puliscono il culo ai pazienti che non sono più in grado di farlo da soli. C’è qualcosa che mi sfugge, in tutto questo vivere lontana dalla realtà. Una volta che ci sei dentro, la normalità sembra una condizione per privilegiati. Non mi sento sfortunata. Faccio parte di quella schiera di persone che ha smesso di guardare verso il basso. Non mi interessano i vestiti che indosso e non voglio sapere che tempo farà domani. Cerco solo di sopravvivere.

Dopo una laurea con tesi in criminologia e un esordio letterario nel noir, (per Newton Compton ha pubblicato L’inferno avrà i tuoi occhi, storia basata su fatti realmente accaduti legati all’omicidio rituale di una suora, più altri racconti in antologia) Silvia Montemurro si confronta con il new adult, genere se vogliamo lontano dal precedente, ma non privo di spunti interessanti se si riescono a evitare i cliché più abusati. E l’anima noir della Montemurro sembra emergere anche quando si parla di una storia d’amore tra due ragazzi ventenni. Se non amate il genere new adult, (sono romanzi che narrano storie appunto per un pubblico più maturo dei young adult – lettori dai 14 ai 21 anni -, non prive di contenuti sessualmente espliciti) forse non lo accluderete alle vostre letture, ma è interessante vedere l’evoluzione di questo genere contaminato con il sick lit, genere assai diffuso in questi ultimi anni che vede se mai il suo capostipite cinematografico in un film di grande successo degli anni ’70 come Love Story, con una splendida Ali MacGraw e un allora giovanissimo Ryan O’Neal. Gli ingredienti c’erano tutti: le differenze sociali, l’amore, la malattia, le lacrime, il dramma. Da allora come si suole dire di acqua ne è passata sotto i ponti, ma il meccanismo narrativo a lungo rodato è stato riproposto in numerose varianti sempre con discreto successo trovando nuova linfa e nuove possibilità espressive. Tutto dipende naturalmente dalla sensibilità dell’autore che tratta questi temi, dall’evitare con cura la pornografia del dolore, e la Montemurro si dimostra un’ ottima indagatrice della psiche, specialmente dei ragazzi alle prese con il primo o per lo meno i primi amori. Il libro di cui parlo è Cercami nel vento, edito da Sperling & Kupfer, romanzo arrivatomi su consiglio dell’addetta stampa che me l’ ha proposto. Ammetto che non è una lettura che avrei scelto spontaneamente, non leggo di norma new adult, pur tuttavia a volte il genere a cui un libro appartiene passa in secondo piano rispetto alla qualità della scrittura, alla capacità di intrattenere e far anche riflettere (e perché no, sorridere), all’ originalità con cui si trattano alcuni temi per certi versi anche usurati. E queste ultime qualità sembrano presenti in questo libro insolito e anche perché no, commovente. Cercami nel vento ci narra la storia di due ragazzi, Teo e Camilla, che casualmente si incontrano, si innamorano, e insieme affrontano le prove della vita (prove che mettono a dura prova il loro amore e la fiducia reciproca). Una storia semplice quindi, classica per molti versi, unita all’amore per la musica, la ragazza studia al Conservatorio (e chiama per nome il suo violino), e a un pizzico di eros, sempre nei limiti del buon gusto e scevro di volgarità. Un libro che tratta argomenti molto dolorosi con sensibilità e dignità, trasmettendo sensazioni e sentimenti positivi: il coraggio e la lotta contro la malattia, l’amicizia, l’amore, la voglia di felicità, la meraviglia, e molto altro.

Silvia Montemurro è nata a Chiavenna la notte di San Lorenzo del 1987. Si è laureata nel 2011 con una tesi in Criminologia, riguardante l’assassinio di suor Maria Laura Mainetti. Ha partecipato nel 2010-2011 alla XIV edizione del corso RAI Script Fiction per sceneggiatori. Oltre ai libri, ama la danza, gli asini e i viaggi: è ancora alla ricerca di un posto da chiamare casa. Insegna teatro nelle scuole, fa la correttrice di bozze e scrive romanzi brevi per una rivista femminile. Il suo romanzo d’esordio, L’inferno avrà i tuoi occhi, pubblicato nel 2013 da Newton Compton, è stato segnalato dal comitato di lettura del Premio Calvino.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Marina dell’Ufficio Stampa Sperling & Kupfer.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Girl gang – Ashley Little (Unorosso, 2016) a cura di Micol Borzatta

23 febbraio 2016
ash

Clicca sulla cover per l’acquisto

Mac, Mercy, Z, Kayos e Sly Girl sono quattro ragazzine di quindici e sedici anni. Tutte con una storia particolare alle spalle. Mac e Mercy sono appena uscite da una gang che voleva farle prostituire, Sly Girl è un’ex tossica pelle rossa con il volto sfigurato da un colpo di pistola, Kayos madre di una bimba di tre anni il cui padre biologico è il suo patrigno e Z una cinesina di buona famiglia che non accettano il fatto che sia una writer, ovvero colei che fa murales in giro per la città.
Insieme però sono una famiglia, insieme sono una banda, insieme sono le Black Roses.
Tutto sembra andare per il meglio, fanno i loro colpi, i loro spacci, non pestano i piedi a nessuno e nessuno sembra dar loro fastidio, fino a quando la vecchia gang di Mac e Mercy non entra nel loro rifugio e si porta via tutto quanto.
Le ragazze si sentono perdute, Mercy decide di compiere un colpo che le farà recuperare tutti i soldi persi, rapire la figlia di Kayos e chiedere un riscatto al patrigno che è ricchissimo.
Purtroppo le cose non vanno come programmate e un triste epilogo aspetta le ragazze. Solo Sly Girl riesce a dare un cambio alla sua vita.
Un romanzo molto intenso che anche se ricorda molto i film Diamante Nero e Foxfire – ragazze cattive riesce a raccontare le vicende di strada con uno stile tutto nuovo.
Appena si inizia la lettura si può notare subito la suddivisione della storia; infatti ogni capitolo è raccontato in prima persona da una delle ragazze, facendo uscire così allo scoperto il loro pensiero, il loro carattere, la loro personalità e la loro psiche. Ogni tanto, tra una serie di capitoli e un’altra, c’è un capitolo dove la voce narrante è Vancouver. Esattamente, proprio la città, che narra alcuni fatti importanti, alcune scenografie utili per capire il mondo in cui si muovono le ragazze, come se vivesse di vita propria.
Il tema raccontato è un tema sempre molto odierno e presente, il tema della violenza delle strade, la vita nei sobborghi americani, la droga, la delinquenza. Un mondo spesso invisibile anche se molto presente. Un mondo che tutti sfuggono e a cui nessuno interessa, un mondo a cui voltiamo sempre le spalle e spesso con aria schifata, ma un mondo che purtroppo esiste.
La narrazione all’inizio del libro sembra quasi lenta, si inizia a conoscere le ragazze, iniziano a conoscersi tra di loro, ma sembra che non avvenga nulla di avvincente, sembra come se il tutto non avesse fine, ma è solo una sensazione errata causata da un pregiudizio intrinseco in ognuno di noi, che ci porta a pensare subito che trattandosi di ragazze perdute allora deve scapparci subito il morto o qualche altro guaio. Invece niente di tutto questo, per lo meno all’inizio, ma la lettura è comunque avvincente proprio perché ci porta ad avvicinarci piano piano e sempre più intensamente alle ragazze, ci porta ad amarle, a conoscerle, quasi fossimo anche noi una parte di loro e loro una parte di noi.
Un romanzo assoluto, appassionante, commovente, che sa rapire e lasciare alla fine un amaro e un vuoto accompagnati a un’estenuante voglia di piangere.

Ashley Little è nata in Canada, Calgary, Alberta, nel 1983. E’ un’autrice di libri per bambini e adulti. Ha conseguito una laurea in scrittura creativa e cinematografia presso l’Università di Victoria. Il suo primo romanzo , PRICK: Confessions of a Tattoo Artist (Tightrope Books, 2011) è stato finalista per il ReLit award e opzionato per il cinema.  The New Normal ( Orca , 2013) ha vinto il Sheila A. Egoff Children’s Literature Award. Terzo romanzo di Ashley, Anatomy of a girl gang ( Arsenal Pulp Press , 2013 ) , ha vinto il Premio Fiction Ethel Wilson, è stato finalista nell’importante Vancouver Book Award 2014 ed è stato opzionato per la televisione. Ashley vive attualmente nella Okanagan Valley (British Columbia, Canada) dove sta completando i suoi studi. Ambientato nelle strade della downtown East Side di Vancouver, Anatomy of a Girl Gang  segue le tragiche gesta di un gruppo di ragazze di strada, profondamente turbate.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Unorosso.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.