Di Luciano Funetta dicono tutti sia un esordiente. Vero, ma neanche troppo. Ha troppa dimestichezza con l’intreccio narrativo per essere al suo primo romanzo pubblicato. Impegnato da anni in diversi progetti, fa parte di collettivi, ha sempre scritto racconti. Ho voluto presentarvelo così, di getto, fin dal primo rigo di questa recensione, senza fare un minimo accenno neanche alla trama, ma andiamo con ordine.
In una città tanto moderna quanto desolata, in un tempo passato più che mai assimilabile col nostro presente vive Rivera, un ex giornalista che molla tutto per prendersi cura delle creature che più gli stanno a cuore: alleva serpenti velenosi, li cura come fossero dei figli.
L’attenzione (e l’attrazione) nei loro confronti è tale da spingerlo, all’inizio del tutto inconsciamente, ad inscenare un numero con loro. Permette, infatti, alle sue trenta creature di strisciare sul suo corpo nudo e riprende il tutto con una telecamera.
Da questo gioco ingenuo all’ascesa tra le file del cinema porno d’autore il passaggio sarà inaspettatamente breve, da derelitto e solo che era, Rivera diventerà l’uomo che tutti vogliono. Entra nel mondo del cinema porno come se fosse un fantasma.
Avvicinandosi ad un ambiente a lui del tutto oscuro, avrà modo di conoscere produttori (Birmania e Traum) che, a loro modo, hanno fatto di questo genere un’arte e sono acclamati da un pubblico invisibile, ma sempre presente; registi (Laudata) la cui unica preoccupazione è arrivare a premi e riconoscimenti, in una parola al successo; giovani attrici francesi un po’ smarrite e un po’ sfuggenti; sceneggiatori fuggitivi, in crisi d’identità e con un passato per niente roseo alle spalle (l’argentino Tapia).
“Quello che gli proponevano non aveva niente a che fare con nessuna delle pellicole pornografiche che Rivera aveva visto fino a quel momento. Più che altro davano l’impressione di aver scelto di partecipare a un gioco senza regolamento preciso, un’impresa del cui esito disastroso nessuno si preoccupava, perché ogni esito è in sé una catastrofe verso la quale Birmania e Laudata si dirigevano con entusiasmo.”
Attirati dallo scintillio della ribalta o meno, tutti i personaggi del romanzo interiorizzano i propri demoni nei modi più diversi e questo non li aiuterà di certo a risalire la vetta del loro personalissimo monte Parnaso.
L’autore riesce a mescolare luoghi, a partire dall’immaginaria e arida Fortezza e da una Barcellona sfrenata e piena di sorprese e due tempi, presente e passato, che si annodano tra loro, seguendo un ritmo allucinato e strisciante. Proprio come le bestiole tanto care a Rivera. Nel mezzo troviamo, non a caso, rimandi a Tod Browning, il regista di Freaks, film scandalo del 1932.
Quella di Dalle rovine è una scrittura d’impatto che diventa metacinema: ciò che viene raccontato si percepisce, è visibile e chiaro, nella sua sfatta straordinarietà.
“Avevamo incontrato Rivera per caso, durante una tetra notte di squallore in cui anche noi vagavamo tra le ombre, e ci era sembrata la creatura più diffidente della terra. Ne eravamo rimasti colpiti e abbiamo iniziato a seguirlo.”
Fin dall’inizio della lettura colpisce lo specifico ruolo che Funetta affida al punto di vista: un narratore esterno ed onnisciente, che conosce il protagonista e lo segue in tutti i suoi movimenti, una voce polifonica che diventa sempre più presente e vivida, seppure invisibile, una terza persona plurale che rappresenta tutto e niente, che si allontana e poi ritorna.
Un romanzo consigliato a chi ha paura dell’ignoto, ma non dei fantasmi della mente.
Luciano Funetta, classe 1986, è nato in provincia di Bari. Dopo sette anni a Bologna, nel 2012 si è trasferito a Roma dove è entrato a far parte del collettivo TerraNullius e della direzione artistica del Flep! – Festival delle letterature popolari.
Finora ha pubblicato: Noi stessi abbiamo dimenticato, «Watt» 0; Certe informazioni, «Costola» 1; Gli occhi della montagna su Cosa si scrive quando si scrive in Italia, Granta Italia; Strappacuore su «Prospektiva» 55; alcuni contributi per archiviobolano.it oltre a numerosi racconti e saggi su TerraNullius.
Dalle rovine è il suo primo romanzo, pubblicato nella collana romanzi di Tunué, curata da Vanni Santoni.
Source: libro ricevuto in regalo.
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Davide Mana legge molto, soprattutto in inglese e non solo romanzi. E’ uno scienziato, uno scienziato vero di quelli che sanno tante cose difficilissime, oscure ai più. E nonostante tutto ciò ha una spiccata passione per l’Estremo Oriente e la letteratura fantastica. Per alcuni questo è un difetto, per alcuni la letteratura fantastica, in tutte le sue forme, non è vera letteratura. Noi ce ne preoccupiamo? Certo che no, il lettore è sovrano. Il lettore può sperimentare, attraversare steccati, leggere cose che se non gli sono vietate, gli sono sconsigliate da chi di letteratura ne sa. E facendo così può imbattersi in interessanti scoperte. Può scoprire un piccolissimo ebook dal titolo Ombre elettriche, venduto dal nostro concorrente (che non nomino) al prezzo più che simbolico di 0,99 centesimi. Amo gli ebook solo perché rendono facile la copia delle citazioni (tranne i dannati ebook che non te lo permettono), rendendo più facile il lavoro del recensore, e ormai tutti mi dicono questo è il futuro. Armati di ebook reader e sii giovane. Con calma, per ora leggo a computer e con i testi brevi, di racconti me la cavo, per i romanzi è un altro discorso. Ma fortunatamente Ombre elettriche è un testo breve (lunghezza stampa 33 pagine). Di cosa parla? Di fantasmi, ma scordatevi il lenzuolo bianco e le catene dell’iconografia ottocentesca. I nostri sono ben più tecnologici e organizzati. E’ un racconto horror? Forse. Anzi io direi di sì. Suscita un orrore ben reale (per i meccanismi perversi della propaganda, per esempio) anche se è difficile che faccia davvero paura. A meno non crediate ai fantasmi, certo. Allora sì potreste farvi inquietanti interrogativi. Ma noi non crediamo ai fantasmi, non crediamo che i morti di Tiananmén vogliano e possano vendicarsi. E’ una storia di fantasia, che diamine. Non vi anticipo in che consiste la vendetta, vi toglierei il gusto della lettura, ma qualcosa posso dirlo. Non credo la censura cinese lo lascerebbe circolare liberamente. Strano destino quindi vedere questo racconto tradotto malamente in cinese, circolare clandestino. Ma chissà, magari è proprio quello che sta succedendo. Pensateci mentre lo leggerete.

























