Accade qualche volta che il libro giusto ti capiti tra le mani quando meno te lo aspetti. Un po’ come succede, dicono, con i grandi amori. Cafè Julien è forse uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi tempi. È fondamentalmente e prima di tutto un libro divertente. Di quelli che rallegrano, un po’ come quelle vecchie commedie anni 80 con sceneggiature solide e battute rimaste nella storia. Il divertimento di questo libro deriva dalla costruzione quasi millesimale di personaggi a tutto tondo appartenenti a un mondo mitico come la New York degli anni 50 e da un intreccio che non risparmia niente all’ironia, disegnato da un dialoghi arguti e immediati. Il Cafè Julien è il punto di ritrovo della società artistica di un’America uscita dalla Seconda Guerra mondiale e con una gran voglia di ricominciare, ma soprattutto è il teatro delle vicende di artisti, ereditiere sfiorite, mecenati e attrici. In un’atmosfera che ricorda gli anni Venti ma anticipa anche quella ventata di voglia di tornare a vivere che anima tutto il dopoguerra americano, gli incantevoli personaggi si alternano in un continuo andirivieni intorno al Cafè, incontrandosi, lasciandosi, riprendendosi e cercandosi. Elleonora, aspirante fotografa innamorata di Ricky, giovane di bell’aspetto che la insegue per anni senza mai riuscire a raggiungerla, Cinthia, mecenate ed ereditiera e Dalzell, pittore squattrinato insieme con Edith e Jerry, due giovani donne alleatesi per entrare nella buona società di New York: questi sono i personaggi che si rincorrono nel carosello di scene descritto con mirabile maestria da Dawn Powell. Forte di alcune influenze che ricordano Parigi è una festa mobile di Hemingway, Dawn Powell ritrae con ironia e leggerezza un mondo brillante e patinato quanto pieno di contraddizioni attraverso un intreccio dal ritmo veloce e coinvolgente. Il Cafè Julien, teatro di numerose avventure, destinato a essere tristemente demolito e sostituito da un orribile condominio, è non solo il silente scenario del romanzo, ma anche il porto di approdo di speranze e delusioni di una nicchia di artisti in cerca dell’amore, del riscatto o della sopravvivenza e in fuga dai propri fantasmi.
Dawn Powell (1896-1965) È nata in una piccola cittadina dell’Ohio e si è trasferita a New York giovanissima. Riscoperta negli ultimi anni grazie a Edmund Wilson e Gore Vidal, è oggi considerata una delle maggiori scrittrici americane del Novecento. È stata accolta nella Library of America, insieme a Ralph Waldo Emerson e Edith Wharton, e nel giugno 2015 è entrata a far parte della New York State Writers Hall of Fame, al fianco di scrittori del calibro di Henry James e Herman Melville.
Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio Stampa Fazi.
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Da solo vale 5 Segretissimi, nel senso che le quasi 700 pagine raccolgono in realtà quattro o cinque storie che potrebbero stare in piedi da sole e invece sono unite da un solo filo conduttore: in questo caso un piano dei nordcoreani per lo sfruttamento minerario di una regione da adibire poi alla costruzione di missili intercontinentali. Dal Vietnam si passa all’Europa, al Messico , a una missione di infiltrazione in Corea con vari personaggi occupati in missioni differenti che si collegano. Un’altra ottima prova di Greaney che sa gestire azione, detection e fantapolitica con buon equilibrio. Di certo la sequenza migliore è l’attentato a Jack Ryan senoir. Devo dire che questi nuovi mi appassionano molto di più degli originali.
































