:: Quel fantastico peggior anno della mia vita, Jesse Andrew (Einaudi, 2015) a cura di Elena Romanello

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Greg Gaines è all’ultimo anno di liceo ed è quello che a varie latitudini è considerato lo sfigato della classe, con la passione per il cinema amatoriale e autoprodotto, un nerd però nemmeno tanto brillante a differenza di altri. Il suo migliore nonché unico amico è Earl, un ragazzo afroamericano con alle spalle una famiglia molto più modesta e problematica di Greg, che lo aiuta nei suoi sogni di regista in erba.
Greg vorrebbe solo starsene il più tranquillo possibile, visto che a scuola non è un massimo e bisogna scansare gli scherzi degli altri ragazzi e che trovare una ragazza è una missione impossibile, ma sua madre ha altri progetti per lui e gli chiede di tenere compagnia a Rachel, una sua compagna di scuola che sta lottando contro la leucemia. Greg accetta e con l’aiuto di Earl chiede alla ragazza di poter realizzare un film sulla sua vita, che verrà fuori folle, sconclusionato, ma che sarà alla fine un atto di affetto per una persona che non potrà godersi la vita e fare progetti, che sia finire al college o andare a lavorare.
Il filone con al centro storie di giovanissimi affetti da mali incurabili sembra essere tornato in auge, dopo una prima affermazione quarant’anni fa con Love story, ma Quel fantastico peggior anno della mia vita ha diverse carte a suo favore da giocare, che lo mettono decisamente al di sopra di altri titoli. Innanzitutto, non è patetico e frignone a tutti i costi e non esiste nemmeno il ricatto di far nascere una storia d’amore tra i due protagonisti con tanto di strazianti e allucinanti addii al capezzale.
Greg, Earl e Rachel sono ragazzi reali, con le loro paranoie, il loro essere politicamente scorretti, le loro vite da adolescenti di oggi ma alla fine di sempre, non sono eroi, santini, martiri, e la storia raccontata del libro alla fine non è edificante o noiosamente moralistica, è solo il ritratto di cosa succede quando ti devi confrontare con la morte e sei troppo giovane, non ci pensavi e reagisci con gli strumenti che hai in mano in quel momento, fosse anche un film amatoriale. Uno spaccato di vita di liceo negli Stati Uniti oggi, con le sue pecularietà, alcune descrizioni e interazioni gustose e molto tipiche del luogo (i vari gruppi etnici e culturali, le varie attività), che senz’altro piace ai coetanei, ma che non è sgradevole nemmeno per chi ha vissuto la sua adolescenza qualche anno fa, e che qui può ritrovare qualcosa. E il merito di Jesse Andrews è quello di parlare di giovani e malattia senza sbavature e piagnistei e di raccontare una storia toccante senza far frignare tre volte in una pagina. Una cosa non da poco.
Da Quel fantastico peggior anno della mia vita è stato tratto l’omonimo film diretto da Alfonso Gomez-Rejon vincitore del Premio della Giuria e del Premio del Pubblico al Sundance Film Festival, sceneggiato dallo stesso Jesse Andrews. Traduttore: A. Sarchi.

Jesse Andrews ha qualche anno in più dei protagonisti della sua storia, ha lavorato a lungo come sceneggiatore anche per conto di altri e sta scrivendo il suo secondo romanzo. Nato a Pittsburgh, ha frequentato la Schenley High School e l’Università di Harvard. Abita a Boston. Il suo sito ufficiale è http://www.jesseandrews.com/

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio Stampa Einaudi.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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