Archive for the ‘Interviste’ Category

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Luisa Gasbarri

6 novembre 2020

Riprendono, a grande richiesta, le nostre interviste collettive del lunedƬ. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

La prossima ospite delle nostre Interviste (im)perfette ĆØ Luisa Gasbarri.

SarĆ  con noi lunedƬ 9 novembre alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Parleremo del libro Il male degli angeli edito da Baldini+Castoldi.

Chi vuole fare domande all’autore potrĆ  iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrĆ  avuto modo di partecipare in tempo reale.

Luisa Gasbarri ĆØ saggista, sceneggiatrice, studiosa di storia delle donne e docente di creative writing. Ha inaugurato il genere noir shocking con il romanzo. L’istinto innaturale. ƈ autrice di manuali alternativi e i suoi racconti compaiono in diverse antologie.

Ecco ĆØ tutto, spero che parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedƬ, vi aspettiamo!

:: Un’ intervista con Eugenio Marinelli, la voce italiana del Poirot di David Suchet a cura di Giulietta Iannone

26 ottobre 2020

Eugenio MarinelliPer festeggiare il centenario di Hercule Poirot dopo il THE HERCULE POIROT CENTENARY BLOGATHON che si ĆØ tenuto il 12 ottobre abbiamo in serbo una sorpresa che farĆ  felici tutti gli estimatori del celebre personaggio iconico di Agatha Christie. Eugenio Marinelli, attore, doppiatore, direttore di doppiaggio e voce italiana del Poirot di David Suchet ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.

Benvenuto Eugenio, e grazie di avere accettato questa intervista. Sono davvero felice di averti qui perchĆ© ti confesso il mio interesse per Agatha Christie ĆØ nato proprio vedendo la serie tv britannica dedicata a Poirot, Agatha Christie’s Poirot, da te doppiata. Insomma la serie tv mi ha portato a riscoprire i libri, quando di solito succede il contrario. Non lo trovi singolare?

Per quanto riguarda questo sono molto contento perchƩ evidentemente il doppiaggio ti ha colpita tanto da interessarti e spingerti a leggere la collana di Agatha Christie.

Molto va alla bravura di David Suchet, si può dire un Poirot perfetto, ma parte di questo successo specialmente in Italia ĆØ dovuto al fatto di avere avuto te come doppiatore. Hai fatto un lavoro incredibile, assieme anche a Gino La Monica, Stefano De Sando e Valeria Perilli, tutti perfetti nell’evidenziare ogni sfumatura e una certa divertita coralitĆ . Si ĆØ creata una bella sinergia tra voi durante il doppiaggio?

Voglio ringraziarti per i complimenti riguardo al doppiaggio fatto da me e dai miei colleghi…con i quali ho formato una bella squadra di lavoro.

Come hai costruito il personaggio di Poirot? Ed ĆØ stato difficile seguire la recitazione quasi camaleontica di David Suchet?

Posso dirti che seguire Suchet ĆØ stato impegnativo ma facile allo stesso tempo perchĆ©, come dico sempre a i miei allievi durante i corsi che spesso sostengo per insegnare il mestiere ai neo- doppiatori, bisogna rispettare e seguire pedissecuamente il lavoro fatto dall’attore di presa diretta soprattutto se ĆØ bravo come Suchet. Non bisogna farsi prendere dalla voglia di fare se stessi ma copiare il suono della voce, il modo di porgere le battute, il ritmo e i respiri dell’attore che si sta doppiando. Insomma, doppiare ĆØ un mestiere meraviglioso ma difficile e per farlo bisogna essere prima di tutto attori (anche se ci sono bravi doppiatori che non confermano questa regola).

La bravura di Suchet ĆØ stata tale da essere riuscito a dare profonditĆ  al personaggio, di per sĆ© buffo e quasi caricaturale, ma grazie all’eleganza e umanitĆ  che trasmette la sua recitazione mai scade nella macchietta. Anche la voce che gli hai dato contribuisce a questo specialmente nell’uso dell’inflessione e dell’accento francese. Un altro tocco di eleganza si può dire. ƈ stato difficile, o ti ĆØ venuto come dire naturale?

Io sono riuscito a dare la mia voce a Poirot (David Suchet) grazie ad un provino per il quale sono stato scelto dal grande direttore di doppiaggio Renato Izzo. Mediaset cercava una voce che si incollasse bene al Poirot di Suchet e che riproponesse, senza essere macchiettistico e poco credibile, l’accento ā€œbelgaā€ (e non francese, mi raccomando!, Poirot in un episodio lo specifica molto bene ad un personaggio, anche perchĆ© ĆØ nota l’antipatia tra belgi e francesi). Certo per noi il suono rimane quello francese, senza dubbio.

Il lavoro tecnico e recitativo che ho dovuto fare non ĆØ stato per niente facile all’inizio ma poi grazie all’aiuto di Renato Izzo ce l’ho fatta e l’ho portato avanti con impegno e scioltezza per ben 78 film dei quali ho anche fatto la direzione del doppiaggio (esclusi i primi cinque).

Parlaci infine di te e del tuo lavoro, come sei arrivato al doppiaggio? Che studi hai fatto? Che maestri hai avuto durante la tua carriera?

Per quanto riguarda la mia carriera io sono figlio d’arte , mia madre cantante, la sorella di mio padre (Lulù Marinelli) ĆØ stata una famosa attrice del cinema muto, mia sorella Sonya famosa attrice e bambina prodigio. Insomma ho masticato pane e arte sin da piccolo. I miei primi passi li ho mossi in teatro senza aver fatto nessuna scuola o Accademia D’Arte Drammatica (cosa che invece ho fatto fare a mio figlio che sicuramente conoscerai LUCA Marinelli). La mia scuola ĆØ stata stare dietro le quinte e ascoltare i bravi attori… poi come tutti noi attori ho fatto radio, televisione, cinema. Al doppiaggio sono approdato 40 anni fa, e ho avuto il piacere di doppiare attori importanti come Depardieu, Goodman, Gene Wilder, ecc.. e ho avuto maestri come Fede Arnaud, Mario Maldesi, Pino Colizzi e soprattutto Renato Izzo al quale devo molto.

ƈ davvero tutto e permettimi di ringraziarti anche da parte dei fan perchƩ non sono la sola a pensarlo che il doppiaggio italiano sia stato fondamentale per il successo della serie nel nostro paese.

ā€œLe cronache di San Cidano”, intervista a Nicola de Silla a cura di Viviana Filippini

26 ottobre 2020

Oggi vi propongo l’intervista a Nicola De Silla per il suo romanzo ā€œLe cronache di San Cidanoā€ (Arduino Sacco Editore), ambientato nel Salento post bellico, in un terra dove legami alle radici e l’arrivo del nuovo proveranno a convivere. Nela abbiamo parlato con l’autore.

Nicola ben arrivato a Liberi di scrivere. Come ĆØ nata l’idea del romanzo ā€œLe cronache di San Cidanoā€ ambientato nell’immediato dopoguerra in Salento? Il romanzo ĆØ nato per caso in un noioso pomeriggio di fine maggio. Mi accingevo a scrivere sul mio blog un articolo di politica. Cercai di ā€œalleggerirloā€ trasformandolo in una parodia, ma più scrivevo più mi accorgevo che in me c’era una storia da raccontare. L’articolo fu cestinato ed il romanzo iniziò a prendere forma.

Antonio Rizzi ingegnere barese, inviato dall’Acquedotto Pugliese finisce in un paesino del Basso Salento, come si trova in questo mondo e con la sua gente? Il protagonista del libro, Antonio Rizzi, nasce dalla necessitĆ  di narrare la storia del Salento post bellico con gli occhi di un estraneo. Un personaggio capitato lĆ  quasi per caso. Non poteva di certo esser un turista. In quel periodo non ce n’erano e nemmeno un immigrato perchĆ© nel Finibusterre il lavoro mancava. Poteva trattarsi solo di un funzionario pubblico inviato in missione. Ed ĆØ stata appunto la sorte avversa dell’ingegnere barese a condurlo in un luogo considerato primitivo ed arretrato dagli stessi meridionali. Un posto da cui la gente scappava; di certo non sceglieva di andarci di propria sponte. Egli accetta il suo trasferimento con un atteggiamento carico di rassegnazione e pregiudizio. Non ha alcuna aspettativa e spera di compiere bene e presto il suo lavoro in modo da poter tornare nel mondo ā€œcivileā€.

Cosa rappresenta invece per tutta la comunitĆ  l’arrivo di Rizzi, un cittadino? Le comunitĆ  salentine, ora come allora, sono abituate agli ā€œestraneiā€. 2800 anni di dominazioni straniere dai Messapi agli Americani passando per Greci, Romani, Bizantini, Goti, Saraceni, Longobardi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Turchi, Piemontesi, Tedeschi fanno del Salento una terra di accoglienza e di contaminazione senza eguali. Non dimentichiamo che proprio vicino ad Otranto sorgeva il grande monastero di San Nicola di Casole, il più importante ponte culturale tra Oriente ed Occidente di tutta l’Europa. Per cui i cittadini di San Cidano accolgono il Rizzi come da secoli i loro avi accoglievano i tanti viaggiatori di passaggio. Con rispetto e curiositĆ .

Tra le diverse relazioni, sono interessanti quelle con il signorotto del paese a anche cono una vedova del posto. Cosa rappresentano per lui?  Chi leggerĆ  il romanzo comprenderĆ  subito che il protagonista ĆØ un tipo schivo, molto introverso e con evidenti limiti comunicazione. Geloso della sua intimitĆ  non permette a nessuno, a volte nemmeno a se stesso, di guardare nel profondo del suo cuore e dei suoi sentimenti. Luciano Raho e Carmela Greco colmeranno questa lacuna. Con il primo sperimenterĆ  il significato della vera amicizia che non ĆØ mai di circostanza e nulla chiede in cambio accettando l’altro cosƬ come ĆØ. Con la seconda troverĆ  l’amore e lo farĆ  per la prima volta, avendo sino a quel momento, intrattenuto con l’altro sesso solo rapporti meramente formali od esclusivamente carnali. Don luciano Raho e Carmela Greco rappresentano la parte mancante di Antonio Rizzi, ciò che lo completa e lo realizza.

Altro aspetto presente sono i conflitti che Rizzi ha con i notabili del posto. Cosa gli permetteranno di capire a livello di rapporti sociali e nel suo vissuto personale? La lotta di Antonio Rizzi con i suoi avversari ha un elemento introspettivo importante. Egli non ha una grande opinione di se stesso e non ĆØ contento della sua vita. Ha spesso subito dei soprusi con malcelato disincanto (non dimentichiamo che era finito a San Cidano perchĆ© la sua destinazione originaria era stata data ad un raccomandato). Per la prima volta qui nel Finibusterre decide di lottare e lo fa per porre rimedio ad un’ingiustizia e per dimostrare a se stesso di esserne capace. Alla fine ne uscirĆ  un uomo nuovo fiducioso delle proprie capacitĆ . D’altronde questo ĆØ il romanzo del riscatto dei perdenti. Basti pensare alla storia di Nikos Kardatos il pescatore greco omicida che sembrava non dovesse far altro che attendere la morte liberatoria ma impara ad amare nuovamente la vita. O Carmela Greco, rassegnata ad invecchiare senza conoscere l’amore che invece trova proprio nel burbero ingegnere barese.

In un primo momento Rizzi sembra non molto convinto di stare a San Cidano, che effetto avranno su di lui la storia, la cultura e tradizioni che incontrate in questo luogo? Il nostro protagonista, provenendo dal capoluogo, potrebbe essere definito per l’epoca un settentrionale del sud. Arriva a san Cidano carico di pregiudizi ma ben presto si ricrede. Inizia ad innamorarsi del luogo, della luce intensa e speciale che invade e permea tutte le cose, della bellezza del mare, dell’asperitĆ  della terra, dei tesori dell’architettura e dell’arte che non si aspettava di trovare.La sua scoperta della bellezza non si ferma alle cose ma procede oltre sino ad apprezzare la gentilezza delle persone, la loro disponibilitĆ , l’ospitalitĆ  che definirei intransigente, la dignitĆ  con cui affrontano le difficoltĆ  della vita. Sino a giungere poi alla scoperta dell’amicizia e dell’amore.

Quindi, quanto ĆØ importante recuperare e mantenere vive le proprie antiche tradizioni culturali? Non ĆØ solo importante, credo sia vitale, indispensabile. La conoscenza della propria storia, anche attraverso il mantenimento e la valorizzazione delle tradizioni, ci consente di avere una identitĆ . Ci fa sentire appartenenti ad un luogo non solo geografico ma culturale e spirituale che nessuno può portarci via e dal quale nulla può allontanarci anche quando siamo a migliaia di chilometri di distanza. Conoscere il proprio passato ĆØ un bisogno insopprimibile dell’uomo. Sin da prima dell’invenzione della scrittura quest’ultimo veniva rievocato attraverso la parola. E non solo. Circa 6.000 anni fa, in una oscura grotta salentina affacciata sull’Adriatico, un nostro antenato ha sentito il bisogno di raccontare la sua storia. Ha mischiato del guano di pipistrello a l’ocra rossa e attraverso un disegno sulle pareti, ci ha narrato di come cacciasse i cervi per nutrirsi.Solo la conoscenza di ciò che eravamo ci fa capire ciò che siamo, quale ĆØ il nostro posto nella lunga catena di eventi dell’umanitĆ . Essa legittima l’esistente, rivendica eguaglianze e differenze, modella la nostra identitĆ .

Può essere visto come un romanzo di formazione? Sì, potrebbe. Tuttavia io lo definirei un romanzo storico di riscatto.

Se il tuo libro diventasse un film, chi sarebbero gli attori ideali? Per l’ingegnere Rizzi penserei a Luca Zingaretti, per Luciano Raho a Diego Abatantuono, per Carmela Greco a Valentina Lodovini o Luisa Ranieri, per Tommaso Melica a Sergio Rubini.

Per sempre Romantici, Cesare CatĆ , (Liberilibri 2020), a cura di Viviana Filippini

14 settembre 2020

ā€œPer sempre Romantici. Florilegio della poesia inglese e tedesca ad uso dei spiriti ribelliā€ ĆØ il libro di Cesare CatĆ  edito da Liberilibri, dove l’autore porta il lettore alla scoperta delle caratteristiche emotive e sensoriali della poeseia romantica inglese e tedesca in un volume con poesie presenti in lingua orginale e tradotte dall’autore stesso. Ne abbiamo parlato con CesarĆ  CatĆ .

Cosa le ha ispirato il volume ā€œPer sempre romanticiā€? Anzitutto, l’idea che il Romanticismo sia più di una categoria storiografica, essendo piuttosto una forma mentis universale, presente da sempre nella storia dell’uomo, persino nella nostra era tecnologica, digitale ed economicista. Poi, certamente, un amore profondo per alcuni autori inglesi e tedeschi che, fin dai primi anni della mia giovinezza, mi ha accompagnato, affascinandomi in modo radicale; ho dunque pensato che fosse un’operazione interessante condividere questi pensieri e questo amore, attraverso traduzioni inedite e un percorso originale tra i versi di tali autori.Ā 

In base a che principi o temi ha scelto i poeti inglesi e tedeschi da mettere nella raccolta? Non solo per un amore e un gusto personale, ma anche perchĆ©, pur nella profonda eterogeneitĆ  di stili, biografie, credo, formazione, ho ritenuto che questi poeti avessero in comune l’aver incarnato aspetti emblematici, direi archetipici, di quello che nel libro ĆØ definito ā€œTipo romanticoā€, avendo dato vita a opere poetiche incentrate tutte, mutatis mutandis, attorno ai principi del Romanticismo universale. 

Il suo volume ha come sottotitolo ā€œFlorilegio della poesia inglese e tedesca ad uso dei spiriti ribelliā€, quale ĆØ il suo senso per il lettore? Si tratta di poesie che saranno amate da lettori che sono a loro volta romantici, e dunque ribelli. In alcuni casi, questi versi potrebbero anche far scoprire la parte romantica dell’animo di un lettore. 

Secondo lei nella letteratura di oggi, c’è ancora qualche frammento del Romanticismo del passato? Certamente. Come dicevo prima, lo Spirito Romantico pervade la storia tutta dell’umanitĆ , definendo un tipo psicologico. In questo senso, abbiamo chiari esempi storico-letterari: si pensi a come il Romanticismo si trasformò e si inverò in tre distinte esperienze: nei Preraffaelliti, in Inghilterra; nel Crepuscolo Celtico di Yeats e Lady Gregory, in Irlanda; o nel Trascendentalismo americano di Thoreau e Emerson. Ma, al di lĆ  di tali esempi, certamente vi ĆØ sempre una ā€œcorrente romanticaā€, o un aspetto romantico nelle letterature di ogni tempo. 

Chi ĆØ e come ĆØ il vero autore romantico? Colui che, confondendo vita e poesia, arte ed esistenza, segue un principio magico che ritiene preminente rispetto alle norme civiche e metafisiche imposte al soggetto umano. Il romantico ĆØ un cavaliere dell’assoluto che, invece della spada, usa la parola. 

Che relazione ĆØ quella tra poeta romantico e Natura? Una relazione essenziale. Il Romantico ĆØ colui che riconosce un valore sacrale, mistico alla Natura e al paesaggio. Questo lo possiamo riscontrare, in diverse forme, in tutti gli autori presenti nel florilegio; e quella celebrazione ieratica della Natura offerta dai poeti non ĆØ diversa, in ultima analisi, dalla commozione che qualcuno di noi prova nel vivere alcuni paesaggi o alcuni aspetti del mondo naturale.Ā 

Per quale ragione ha deciso di fare una nuova traduzione dei testi scelti? Sono traduzioni molto libere. A tratti, quasi delle riscritture. Traduzioni romantiche, se vogliamo. Ma sono convinto che fosse necessario offrire in modo soggettivo una versione di questi testi, per dare forma al percorso che avevo in mente. Ferma restando la preziosa intraducibilitĆ  del verbo poetico, si tratta di versioni che tendono a uscire dalla lettera in cerca dello spirito di quei versi. Se ci sia riuscito o meno, ovviamente, nessuno può dirlo, salvo i lettori. 

Cesare CatĆ  (1981) ĆØ filosofo e performer teatrale. Dottore di ricerca in Filosofia del Rinascimento, ĆØ autore di saggi, drammi, traduzioni e del libro di racconti Efemeridi. Storie, amori e ossessioni di 27 grandi scrittori. Ha creato il format teatrale Magical Afternoon, lezioni-spettacolo dedicate a Shakespeare e altri classici della letteratura.Per Liberilibri ha curato ā€œlibertini libertine. Avventure e filosofie del libero amore da Lord Byron a George Bestā€ (2018); ā€œLa sapienza segreta delle apiā€, di Pamela L. Travers (2019); e ā€œper sempre romantici. Florilegio della poesia inglese e tedesca ad uso di spiriti ribelliā€ (2020).

Source: richiesto dal recensore all’editore. Grazie all’ufficio stampa LiberiLibri.

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Laura Costantini

2 agosto 2020

Ecco il resoconto dell’undicesimo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 30 luglio sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

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Benvenuta Laura ZG Costantini, e benvenuti a tutti i lettori.
Iniziamo con la prima domanda: E’ nato prima il tuo amore per il giornalismo, o per la narrativa?

Buonasera a tutti. Di sicuro ĆØ nato prima l’amore per la narrativa. Un colpo di fulmine, frutto della lettura. Nel momento in cui, in prima elementare, sono stata in grado di leggere ĆØ stato come scoprire un incantesimo. C’erano parole, una di seguito all’altra. E raccontavano storie, mondi, personaggi. Ho cominciato a leggere come una pazza e due anni dopo, a otto anni, ho deciso che volevo raccontare storie anch’io. Quindi alla lettura compulsiva e onnivora, si ĆØ unita la scrittura. Che esistesse il giornalismo, ovvero la narrazione dei fatti, l’ho scoperto intorno ai dieci anni e, non so perchĆ©, a undici ho deciso che da grande sarei stata una giornalista. Tutti lƬ a dirmi quanto sarebbe stato difficile. Oggi vorrei dire a quelle persone che le difficoltĆ  per accedere alla professione sono state una passeggiata rispetto a quelle per farsi conoscere come autrice di narrativa.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti, classici e contemporanei?

Questa ĆØ una domanda difficile perchĆ© ho letto e leggo moltissimo, cercando di spaziare nei generi, senza preclusioni di alcun genere. A parte per i russi. Non ho feeling con i russi e mi dispiace. Ho faticato con “Il maestro e Margherita”. Ho letto “Memorie del sottosuolo”, di Dostoievskji, mi sono arenata su “Guerra e pace”. Ho amato molto la narrativa d’avventura, Dumas, Verne, Salgari, Burroughs. Poi la fantascienza storica, quella di Asimov, di Fredrick Brown, di Ray Bradbury, Frank Herbert. Ho letto “Il signore degli anelli” e adoro Tolkien. Uno dei libri che ho riletto ĆØ stato “Furore” di Steinbeck. Non sono un’appassionata di Pavese, per esempio. Ho amato “Fontamara” di Silone, ma gli italiani li ho snobbati a lungo, letteralmente irretita dagli americani: Steinbeck, Trumbo, Chandler, ovviamente Stephen King. Ah, adoro i vampiri e quindi Stoker, Le Fanu, Ann Rice. Poi ho scoperto tantissime autrici italiane contemporanee (e maledettamente poco famose in proporzione alla loro bravura) e mi ci sono tuffata a pesce.

Quanto la musica incide sui tuoi testi?

Uh, la musica… Incide soprattutto se scrivo da sola. C’ĆØ un personaggio nel Diario vittoriano che ĆØ scaturito da una canzone che, in quel momento, andava dappertutto e che parlava direttamente al mio cuore: Lost on you di LP. Vorrei essere brava a crearmi delle playing list con tutte le canzoni, i brani, le romanze che mi danno emozione. Però, se lo facessi, le storie sarebbero tutte molto tristi. Mi lascio trascinare dalla malinconia della musica, da sempre.

In parte mi hai giĆ  risposto ma questa domanda si collega a questa Laura ZG Costantini: Come nascono i personaggi principali delle tue storie vittoriane?

Liberi di scrivere i due protagonisti del Diario vittoriano, Kiran e Robert, li ho incontrati che avevo quindici anni, sull’onda della passione tutta salgariana per le ambientazioni orientali. Volevo un rivoluzionario e un poeta. Il rivoluzionario era Kiran, un selvaggio con gli occhi da tigre. Il poeta era Robert, apparentemente fragile, biondo, romantico, ma pronto a lottare. Poi i comprimari sono arrivati. Sir William, l’uomo delle regole, ma anche dell’amore paterno. L’ispettore Cameron, il poliziotto che riesce a credere in una giustizia che va oltre la legge. Aldus Shelby, il tagliagole che si vota alla giusta causa. Il dottor Mallard. Li ho amati tutti, tantissimo. Ma sono loro che hanno trovato me.

Quale è il libro che ti è costato più fatica scrivere?

Abbiamo faticato parecchio per Il puzzle di Dio perchĆ© era un progetto molto complesso. Infatti… stiamo pensando al sequel.

Escludendo il tuo tandem letterario con la brava Loredana Falcone, un libro che ti piacerebbe scrivere a quattro mani, con chi?

Mi piacerebbe scrivere una storia di vampiri bellissimi e dannati con Lucia Guglielminetti. E uno steampunk cupissimo con Federica Soprani.

Cosa stai leggendo al momento?

Sto leggendo un sacco di roba. Sono alle prese con Tempo assassino di Michel Bussi, ho letto L’ombra di Caterina di Marina Marazza, Guardrail di Eva Clesis, Icaro di Deon Meyer, voglio portami in vacanza i due volumi di Victorian Solstice di Federica Soprani e Vittoria Corella.

L’ora ĆØ davvero volata, chiudo l’intervista con la mia ultima domanda: Che relazione c’è per te tra letteratura e cinema. Quale tuo romanzo vedresti bene come soggetto per un film?

Ho dei colleghi in Rai che vorrebbero vedere sullo schermo la trilogia Noir a colori. Io vedrei benissimo per la tv Blu cobalto, per il cinema Il puzzle di Dio e per Netflix Il diario vittoriano in forma di serie.

Le domande dei lettori

Lucia Guglielminetti

Ciao Laura. Nel tuo Diario Vittoriano ci sono molti momenti drammatici, ma qual ĆØ quello che proprio ti ha strappato fiumi di lacrime a scriverlo?

Lucia Guglielminetti sono tre in realtĆ : (okkio allo spoiler per chi non avesse ancora letto) l’assassinio di F.C.; il tentato suicidio di K. e l’ultima telefonata tra K. e R.

Un lato del tuo carattere che senti di avere in comune con Robert e uno con Kiran.

Lucia Guglielminetti con Robert ho in comune un dannato senso del dovere che diventa senso di colpa se non riesco ad accontentare tutti. Con Kiran vorrei avere moltissimo in comune, ma credo che ci unisca il senso del melodramma e il non essere autoironici.

Amneris Di Cesare

Ciao Laura. Metti pure in fondo a tutte le altre domande questa mia, ma mi farebbe piacere che ci raccontassi a cosa stai/state lavorando tu e la tua socia ultimamente, perchĆ© immagino che non starai ferma a guardare drama come me, al momento, ma starai scrivendo come sempre…

Amneris Di Cesare io e la socia stiamo lavorando alacremente su parecchi fronti: abbiamo rieditato un romanzo storico che volevamo iscrivere al concorso di Amazon, ma abbiamo rinunciato visto che tutto si basa sulla quantitĆ  di recensioni che si ottengono; stiamo finendo un romanzo ambientato nel Montana nel 1960, una storia d’amore; dobbiamo editare insieme a goWare un romanzo inedito che si svolge tra il 1980 e il 90 tra Parigi e New York, nel mondo della moda e dell’arte, ci teniamo moltissimo; abbiamo messo in cantiere un intricatissimo giallo alla Agatha Christie ambientato in Italia nel 1905.

E com’ĆØ nata l’idea di Blu Cobalto, l’ultimo bellissimo romanzo che hai scritto con la Socia Loredana?

Amneris Di Cesare volevamo affrontare un argomento paranormal/fantasy. Io ho una passione per i vampiri, ma la socia non condivide. Ci siamo guardate intorno e abbiamo puntato al mare, tirando fuori un thriller moooolto particolare. Pare stia piacendo, anche se poco alla volta.

Michele Di Marco

Ciao Laura, tu, da sola o con Loredana, hai scritto storie ambientate in tanti periodi storici e in tanti luoghi diversi, anche lontani (persino nel futuro). Quanto ti diverte far spaziare la fantasia, e quanto però ti “costringi” a vincolarla in base alle ricerche, o alla conoscenza diretta che hai degli ambienti in cui fai vivere i tuoi personaggi?

Michele Di Marco se si fa un buon lavoro di ricerca, nulla è impossibile quindi cerco di non porre limite alcuno alla fantasia, sia a due che a quattro mani. Il solo limite può essere la capacità di realizzare ciò che voglio/vogliamo da una storia. Abbiamo molti progetti rimasti lettera morta perché non siamo, o non sono, riuscite a trovare il modo giusto di raccontarli.

Laura, con Loredana darete un seguito anche alla serie dei “colori”? Torneranno Ian, Ashley e Valerio?

Michele Di Marco un’idea ci sarebbe. E anche un nuovo colore, ma adesso abbiamo troppa carne al fuoco. C’ĆØ chi pensa che scriviamo fin troppo. Se diventassimo famose, direbbero senz’altro che abbiamo schiere di ghost writer.

Prima hai scritto che ĆØ stato difficile farti conoscere come scrittrice di narrativa, e ogni tanto ĆØ capitato che tu condividessi qualche riflessione un po’ sconfortata sul tema. E’ un problema risolto?

Michele Di Marco nuuuuu, affatto. Però ho imparato a essere felice dei lettori che ho, che sono ormai numerosi abbastanza da stupirmi. Non vivo di narrativa, ma sono soddisfatta dei messaggi, dei feedback e delle recensioni che ricevo.

Ivo Tiberio Ginevra

Ciao Laura, innanzitutto come stai? Ti sei ripresa dall’infortunio alla gamba? E poi, la domanda: scrivi in coppia con Loredana da tantissimo tempo. Mi dai la ricetta per scrivere un romanzo a quattro mani?

Ivo Tiberio Ginevra ciao. La caviglia sta bene. Riguardo alla ricetta… non credo ne esista una. Per scrivere insieme a un’altra persona deve crearsi un’alchimia molto simile a quella di un innamoramento. Ci si deve sentire affini, ci si deve reciprocamente fidare, aprirsi, non celare i più riposti movimenti dell’animo. Soprattutto se non si utilizza il sistema della divisione dei capitoli o dei personaggi. Io e Loredana scriviamo insieme da quando eravamo bambine, quindi ci siamo affinate reciprocamente e la nostra scrittura a quattro mani ĆØ cresciuta con noi, fino a diventare un terzo autore. C’ĆØ Laura, c’ĆØ Loredana e c’ĆØ Lauraetlory.

Anna Gargiulo

Ciao! Con quali dei tuoi personaggi ti senti più a tuo agio, nel senso di riuscire a seguirli nella loro strada, accettando le ‘loro’ decisioni?

Anna Gargiulo direi con tutti. Sono sempre i personaggi a decidere la loro strada e io li seguo, o noi li seguiamo, quando scrivo con Loredana. Va detto che la simbiosi totale l’ho vissuta con Kiran, il protagonista del Diario vittoriano.

Olimpia Petruzzella

Ciao! Cosa ti affascina di più nella scrittura? Qual è il tuo aspetto preferito? E hai una routine di scrittura?

Olimpia E. Petruzzella mi affascina il “facciamo che io ero…” perchĆ© alle volte la scrittura, la creazione, ĆØ il corrispettivo di un gioco di ruolo. Mi piace calarmi nei panni dei personaggi e “viverli” da dentro. Mi piace dare un senso alla storia, alla loro vita, giocare a essere una specie di dio. Riguardo la routine di scrittura, io e Loredana scriviamo insieme, davanti allo stesso computer, nella sua cucina, condividendo idee, parole, sentimenti, caffĆØ, tĆØ, crostate fatte in casa.

Fernanda Romani

Ciao, Laura☺Riusciresti a scrivere su commissione, cioè saresti in grado di incanalare la tua creatività su una storia decisa da altri

Fernanda Romani poichĆ© il mio lavoro ĆØ scrivere, nel giornalismo, sono in grado di scrivere di qualunque cosa. Però nella narrativa io cerco, prima di tutto, la mia passione. Dovendo, potrei scrivere su commissione. L’ho anche fatto in un paio di occasioni. Ma non ĆØ una cosa che amo. Proprio no. E il discorso ghost writer non mi va giù, perchĆ© propugno il diritto/dovere di scrivere le proprie storie. Non quelle degli altri.

Ivo tiberio Ginevra

Laura, dai un consiglio dettato dalla tua esperienza a chi vuole presentare il proprio manoscritto a un editore affinchƩ possa essere esaminato con la giusta attenzione.

Ivo Tiberio Ginevra ahahahha, mi vuoi prendere in castagna, vero? Guarda, il solo consiglio che mi sento di dare è di non provarci neanche se non si ha in mano qualcosa di valido. Ma di valido veramente. E sì, lo so che ogni autore pensa che il proprio lavoro sia un capolavoro. Ma non è così, purtroppo, o per fortuna. In ogni caso cercare editori interessati al genere che si è scritto, presentare un testo corretto, una sinossi intrigante, una biografia stringata e non pretenziosa. Quindi armarsi di moltissima pazienza e attendere una risposta. Ah, non fidarsi di tutti quelli che si spacciano per agenti letterari e poi chiedono soldi per leggere i testi. Gli agenti letterari veri non sono quelli che si fanno pagare per dirti che devi farti fare un editing da migliaia di euro da un editor che, guarda la coincidenza, lavora nella loro prestigiosa agenzia.

E invece, a chi vuole dedicarsi alla scrittura che consiglio formativo daresti?

Ivo Tiberio Ginevra leggere tantissimo, di tutto. Un corso di scrittura creativa può essere utile più avanti. Per iniziare vale il vecchio metodo del rubare con gli occhi, ho scoperto di aver appreso per osmosi la maggior parte della tecnica narrativa. E poi, importante, avere veramente qualcosa da dire. Non nel senso di una narrativa impegnata, ma nel senso di una storia che ti sgorga da dentro. Non c’ĆØ niente di più coinvolgente della narrativa di intrattenimento. Ed ĆØ da lƬ che scaturisce una vera analisi della realtĆ  che ci circonda. Anche ambientando le storie nel passato, nel futuro o in mondi di fantasia.

:: Un’intervista con Lorenzo Mazzoni a cura di Giulietta Iannone

29 luglio 2020

Ciao Lorenzo, ben tornato sulle pagine di Liberi di scrivere. ƈ appena uscito Nero ferrarese (Pessime idee), nuovo episodio della serie Malatesta, ce ne vuoi parlare? Come si inserisce questo episodio nell’epopea malatestiana?

Ben trovati. In realtĆ  Nero ferrarese si colloca come primo episodio di un Malatesta totalmente nuovo, e per questo devo ringraziare Loris Dall’Acqua e Sara Del Sordo di Pessime idee che hanno creduto nel progetto, incitandomi e affiancandomi nello sviluppo di un Malatesta più strutturato. Con Pessime idee si apre una strada inedita per lo ā€œsbirro anarchicoā€. Tutto riparte da dove era nata la suggestione, tanti anni fa: l’omicidio di Federico Aldrovandi. Il romanzo si colloca lƬ, anche se la trama non passa necessariamente su quel grave e doloroso fatto di cronaca e di ā€œmala-giustiziaā€, ma ne prende linfa per spiegare chi ĆØ Pietro Malatesta e che tipo di mondo vorrebbe.

Malatesta e Ferrara sono due punti fermi della tua narrativa. Raccontaci come sono legati.

Malatesta vede in Ferrara un posto nella mente. ƈ la sua cittĆ , sente l’appartenenza. La vive nel bene e nel male, trasuda ferraresitĆ  ogni volta che apre bocca. In questo ci assomigliamo molto. Le suggestioni della Ferrara borderline di Malatesta sono anche le mie: stessi bar, stessa curva, stessi percorsi in bicicletta.

ƈ cambiata Ferrara dall’inizio della tua serie?

Per certi aspetti, no. In certe cose Ferrara è immutabile. Il lamento, caratteristica essenziale per essere definito ferrarese, persiste. Però la S.P.A.L., elemento importante per Malatesta, rispetto ai tempi raccontati in Nero ferrarese (il 2005-2006 circa), vive tempi migliori. In compenso la politica è peggiorata, ed era molto difficile fare peggio di chi governava prima di questo contemporaneo carrozzone di improvvisati. Buffo perché in Malatesta molte cose che stanno accadendo sono state scimmiottate in un processo di verosimiglianza letteraria. Forse porto sfortuna alla parte intelligente della città.

Surreale, anarchico, imprevedibile, rivoluzionario Malatesta ĆØ un personaggio molto peculiare che si discosta molto dai vari investigatori del noir italiano. Per il tipo di scrittura funambolica che utilizzi c’è forse una piccola fratellanza con il noir francese alla Dard per intenderci. Hai dei modelli, o Malatesta ĆØ nato dalla tua penna in modo autonomo?

Non avevo mai pensato a Dard, ma ti ringrazio per il parallelo. Un unico modello: HĆ©ctor BelascoarĆ”n Shayne, il detective privato di CittĆ  del Messico creato da Paco Ignacio Taibo II. I romanzi della serie sono costruiti da capitoli veloci e BelascoarĆ”n ĆØ anarchicheggiante, sfigato, fuori dagli schemi, un po’ come Malatesta. PIT II rimane per me un punto di riferimento.

Parlaci della trama di Nero Ferrarese, come l’hai sviluppata?

All’epoca stavo a Sana’a, nello Yemen. Con me avevo Qualche nuvola, di Paco Ignacio Taibo II. Ho pensato che mi sarebbe piaciuto scrivere un noir con la stessa struttura. Ho sostituito la corruzione dilagante della societĆ  messicana con un gruppo eversivo che si rifĆ  ai NAR. Siamo a Ferrara. Un ragazzino appartenente a un gruppo dell’estrema destra viene freddato da due uomini vestiti di nero mentre sta amoreggiando con la sua fidanzata in macchina. L’omicidio viene firmato dai sedicenti Spontaneisti Armati Combattenti. Da qui parte l’indagine. Chi sono gli Spontaneisti? PerchĆ© iniziano a creare il caos a Ferrara?

Ti senti apprezzato dalla critica letteraria italiana? Ho letto una recensione molto positiva di Nicola Vacca, critico e poeta, su Gli Amanti dei Libri. Ti definisce addirittura ā€œuno dei più brillanti e originali scrittori del noir italianoā€.

Nicola Vacca mi ha fatto un grande regalo: è uno dei più attenti e preparati critici letterari che abbiamo in Italia, le sue parole mi hanno fatto molto piacere. Devo ringraziare anche Enrico Pandiani e Enrico Remmert che nella cover del libro hanno speso parole di elogio nei miei confronti. Non saprei che dire su un apprezzamento generale. Di solito piaccio agli indipendenti, e questo mi sta bene. Non sono nato per seguire il giudizio commerciale, non mi interessa.

Io seguo la tua serie malatestiana praticamente dall’inizio, ho letto anche altri tuoi libri originali, bizzarri, psichedelici, se vogliamo. In che misura la tua scrittura si inserisce nel panorama letterario italiano? C’è qualche altro nuovo scrittore che si inserisce nella tua diciamo ā€œcorrenteā€?

Io cerco di scrivere ciò che vorrei trovare in libreria, se poi non ĆØ commerciale, pazienza. Se deve diventare un obbligo scrivere su argomenti che vanno per la maggiore, tanto vale spararsi. So di amare argomenti spesso marginali, underground. La mia scrittura ĆØ stata definita ā€œrealismo psichedelicoā€, giĆ  questo mi distingue da molti. Non so chi possa annoverare nella mia ā€œcorrenteā€, ci sono nomi di autori che sento molto vicini emotivamente e culturalmente, Enrico Pandiani, Alessandro Zannoni, Enrico Remmert, Carlo Bertocchi, ma scrivono storie molto diverse dalle mie.

E all’estero? Ci sono progetti di traduzione in Europa e nel resto del mondo della serie malatestiana?

Malatesta ancora no. ƈ in via di traduzione per il mercato sudamericano Un tango per Victor (Edicola).

Anche per lavoro leggi molto. Cosa stai leggendo al momento? E quali sono i libri più interessanti che hai letto in questo periodo pandemico?

Ho appena terminato Odiando Olivia, di Mark Safranko. Per quello che riguarda il periodo pandemico, ho trovato molto interessanti: Ingegneri di anime, di Frank Westerman, La civetta cieca, di Ṣādiq Hidāyat, Da qui all’eternitĆ , diĀ James Jones e Odissea americana, diĀ A. G. Lombardo.

Progetti per il futuro, non solo letterari.

Conto di sposarmi prima della prossima pandemia, di trascorrere la luna di miele in qualche bloc della periferia di Sofia, magari a Vardar (se si potesse opteremmo per l’Abcasia). Riguardo alla scrittura, ci sto dando dentro con un lavoro molto complesso e onesto, un tributo d’amore, che sarĆ , con ogni probabilitĆ , l’ennesimo mio libro underground. Ma io sono questo. E voglio continuare a essere cosƬ.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Laura Costantini

28 luglio 2020

Ultimo appuntamento di interviste collettive prima della pausa estiva. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

La prossima ospite delle nostre Interviste (im)perfette ĆØ Laura Costantini.

SarĆ  con noi giovedƬ 30 luglio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrĆ  iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrĆ  avuto modo di partecipare in tempo reale.

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Laura Costantini nasce a Roma e si adegua subito alle biografie degli aspiranti scrittori. La prima storia la sforna a otto anni. È andata persa, ma lascia il segno, perché da allora non ha mai mollato la penna, la macchina da scrivere, la tastiera. Ha avuto il raro buongusto di pubblicare dopo decenni di allenamento. Oggi la sua bibliografia annovera 17 titoli di cui 12 a quattro mani con Loredana Falcone. Si pregia di scrivere storie appassionanti e perfettamente adatte alla fruizione vacanziera. Si diverte a scrivere e continuerà a farlo. Sì, è una minaccia.

Ecco ĆØ tutto, spero che parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a giovedƬ, vi aspettiamo!

Due chiacchiere con Iris Bonetti per il nuovo romanzo ā€œIsolatiā€ A cura di Viviana Filippini

27 luglio 2020

Dopo ā€œEmpatiaā€, Iris Bonetti ĆØ negli store online con l’autopubblicazione ā€œIsolatiā€, un’avventurosa storia dove sei protagonisti (cinque uomini e una donna) dopo un incidente aereo si troveranno a vivere, e sopravvivere, su un’isola solo in apparenza deserta. Ancora una volta la penna e la creativitĆ  della Bonetti riescono a dare vita a un intreccio narrativo dove l’avventura, il giallo, l’indagine psicologica e l’istinto primitivo alla sopravvivenza, che richiama per certi aspetti ā€œIl signore delle moscheā€ di Golding, sono gli elementi cardine che trascinano il lettore alla scoperta dei destini dei cinque protagonisti tornati ad essere selvaggi.

Come ĆØ nata l’idea di scrivere “Isolati” e la scelta del genere avventuroso?

L’idea di scrivere una storia che si ambientasse su un’isola mi ĆØ nata la prima volta che lessi Robinson Crusoe e da lƬ il fascino dell’isola selvaggia e remota ha albergato in me per lunghi anni, cercando di trovarne sempre di nuove nei viaggi che ho fatto. Ma arrivata a questo punto, nello spazio vuoto di un secondo romanzo da scrivere, mi sono detta ā€œperchĆ© no?ā€ Nel frattempo da Robinson Crusoe ad oggi, se ne sono lette di altre storie isolane, anche in serie TV più o meno famose e quindi, cosa offrire di diverso? Beh, io c’ho provato… me lo direte voi se ci sono riuscita. Il genere avventuroso? Personalmente trovo che ogni bel libro ce l’abbia al suo interno, quale vita o avvicendamento raccontato non sono un po’ essi stessi delle avventure?

Rispetto al precedente ā€œEmpatiaā€, come ĆØ stato scrivere questo libro?

Altrettanto semplice. La storia mi ĆØ subito venuta in mente: avevo i miei personaggi, il mistero che giungeva dal passato, le ambientazioni che in parte giĆ  conosco e per ciò che era nuovo mi sono documentata a fondo. Scriverlo per me ĆØ stato un po’ come raccontare una vita che avevo giĆ  vissuto, o una vita che avrei sognato di vivere.

Cinque sono i personaggi, perchƩ la scelta di una donna sola nel gruppo?

Ecco qui la domanda che mi sento molto spesso porre dalle lettrici, in maniera velatamente maliziosa. Ebbene ci sta, perchĆ© so che esso ĆØ un altro aspetto che da originalitĆ  e forza alla trama. Avevo delle riflessioni mie personali da esprimere, da tirare fuori come donna, come madre, come amica e per i sentimenti che riesco a provare. Ho cercato di far emergere l’amore inteso in senso lato, a 360 gradi, quell’amore che induce a proteggere, a perdonare, a vedere oltre il male dell’altro… Quell’amore che comporta sofferenza a volte, sacrificio, paura, ma che alla fine vince su ogni cosa. Ecco, l’inno a questo amore l’ho espresso attraverso l’inusuale equilibrio di una donna con cinque uomini, dove colei che sembra in minoranza, in una posizione di fragilitĆ , poi sa raccogliere e dare senso all’insieme… lo ā€œSAJWAMEEā€, l’equilibrio citato dal popolo della foresta.

Il viaggio per i personaggi è una vacanza o è più una fuga?

Il viaggio dei miei sei personaggi ĆØ più una fuga, come giĆ  si intuisce nella voluta e dettagliata descrizione delle loro vite travagliate un mese prima della partenza. Questo porta alla scelta del titolo del romanzo: ISOLATI. Isolati infatti non vuole riferirsi solo a naufraghi sperduti su un’isola remota, ma isolati essi lo sono nelle proprie vite prima ancora di compiere questo viaggio. Ho amato molto questo binomio, spero sia emerso.

Tutti finiscono su un’isola deserta dopo un incidente aereo. Cosa scatenerĆ  la convivenza forzata?

Ciò che scatenerĆ  nella trama la convivenza forzata ĆØ l’istinto più vecchio del mondo e principe tra tutti gli istinti: SOPRAVVIVERE. I nostri protagonisti si renderanno presto conto che l’unione fa la forza, mai come in un luogo selvaggio e minaccioso come quello.

Quanto in condizioni di precarietĆ  fanno emergere l’istinto di sopravvivenza dei personaggi?

Superato il primo istinto principale –sopravvivere- com’è verosimile si scatenano una serie di istinti ā€œanimaliā€ che appartengono anche a tutti noi, chi più chi meno. Ed ĆØ a quegli istinti che ho attinto, perchĆ© attraverso la scrittura e la decifrazione di tali azioni, ho potuto riflettere su quanto di me io non conosca e quanto in me sia ancora sopito.

Come hai ricostruito l’ambiente di Bali, dove hai ambientato la storia?

Per l’ambiente ho fatto molteplici studi e ricerche. Naturalmente l’isola di ā€œNawataeeā€ non esiste, ma sono stata in molteplici isole d’Oriente e nel testo ho messo anche alcune delle mie esperienze. P.S. I maestosi alberi dal gigantesco impianto radicale, davvero suonano… se lo si sa fare.

C’è un personaggio al quale sei più affezionata?

Il personaggio col quale sono entrata più in empatia e confesso ho vissuto un vero e proprio ā€œinnamoramento narrativoā€ ĆØ stato Javier, il peggiore tra loro, si può dire. E questo mio amore e questa mia passione crescente, scrivendo devo averla trasmessa nelle pagine, perchĆ© dietro a me mi hanno seguito moltissime lettrici… OPS, ho fatto un danno? (Scherzo)

Quello invece che ti ha creato maggiori problemi nella narrazione?

Sono sincera, durante la narrazione non ho avuto problemi di alcuna sorta. Tutto era ben progettato da prima e la storia mi scorreva giĆ  sotto pelle, vivida e potente. Se devo dire qualcosa ecco, trattenere le lacrime copiose che mi sono uscite in alcuni passi della storia.

Se dovessero fare un film chi vedresti nei ruoli dei tuoi personaggi letterari?

AVRIL –Ā Anne Hathaway

RYAN – Sam Worthinton

JAVIER – Javier Bardem

MAURICE – Ben Affleck

MATT – William Levy

RAMON – Wouter MalanĀ 

Source: libro del recensore, inviato dall’autore.

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Marzia Musneci

26 luglio 2020

Ecco il resoconto del decimo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 20 luglio sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

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Benvenuta Marzia, e benvenuti a tutti i lettori.
Iniziamo con la prima domanda: Come ĆØ nato il tuo interesse per la scrittura e la letteratura in genere?

L’interesse per la lettura ĆØ nato subito. Sono da sempre lettrice sfegatata. Quello per la scrittura un po’ più tardi. In fondo, non c’ĆØ un momento preciso. Ho sempre scritto. Solo da un certo punto in poi ho deciso di dare alla scrittura più attenzione. E una volta cominciato non ho smesso più. Devo dire che il Premio Tedeschi mi ha dato uno sprint incredibile. Da allora ho scritto con più disciplina. Soorattutto, con più consapevolezza che scrivere fosse ilo mestiere che voglio fare da grande.

Hai esordito pubblicando diversi gialli per Mondadori, parlaci dei tuoi esordi.

In fondo, l’esordio ĆØ stato proprio quello. Avevo all’attivo un racconto e un romanzo, prima di allora, sempre con il mio personaggio seriale, Matteo Montesi. Ma vincere un premio importante vuol dire molto, ĆØ un evento che fa la differenza. Può essere inteso come un punto d’arrivo, per alcuni. Per me, ĆØ stato un punto di partenza. Il romanzo successivo, Lune di sangue, ha vinto il Premio Letterario CittĆ  di Ciampino nel 2013, a confermare che ero sulla strada giusta. Comunque, per molto tempo mi sono data i pizzicotti.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti, classici e contemporanei?

Ho un debole per l’Odissea, che rileggo periodicamente perchĆ© c’ĆØ dentro tutto, e per il grande romanzo russo dell’800 e ‘900. Non mi toccate Tol’stoij, Dostoevskij, Bulgakov e compagnia, che divento cattiva. šŸ™‚ Per il romanzo criminale, il mio primo amore ĆØ stato l’hard boiled. Soprattutto Chandler, ma anche Hammett, MacDonald, Kaminskij. Confesso che ho scoperto tardi il giallo italiano, con Fruttero e Lucentini, di cui amo soprattutto ‘A che punto ĆØ la notte’ ed ‘Enigma in luogo di mare’, non finisco mai di raccomandarli a tutti. E da quando ho cominciato leggo tantissimi italiani. Tanti e bravi, davvero. Non ne nomino nessuno, perchĆ© nominarli tutti ĆØ impossibile e trascurarne qualcuno mi toglierebbe il sonno.

Hai un’ agente letterario? Che tipo di legame c’è tra voi?

SƬ, ce l’ho. Dopo tanto vagare ho incontrato Saper Scrivere e Diego Di Dio, che stimo come scrittore ed ĆØ stato anche l’editor dell’ultimo romanzo, ‘Grosso guaio a Roma sud’, uscito con Todaro Editore. C’ĆØ un ottimo rapporto di collaborazione, e spero che continui a esserci. Abbiamo lavorato duro, ma sono davvero soddisfatta del risultato.

Dal punto di vista prettamente stilistico, quali sono gli scrittori che ti hanno maggiormente influenzata, da cui hai più imparato?

Il primo vagito di Montesi era un omaggio. A Marlowe, a Chandler, al noir americano. Poi, come spesso succede, il personaggio mi ha fatto intendere che voleva andarsene per una strada tutta sua, e io l’ho ascoltato. Amo moltissimi autori, e spero di aver imparato molto da loro. Ma cosa e da chi non saprei dire. In ‘Grosso guaio a Roma Sud’ qualcuno ha visto Pasolini, qualcuno Pennac, altri Tarantino. Tutti autori e registi che ho amato e amo. Insomma, alla fine sono i lettori che mi fanno scoprire certe cose, e va benissimo cosƬ. ƈ una delle magie della comunicazione.

Quale ĆØ la tua parte preferita nel processo di scrittura? Riguardo la stesura di un libro tu preferisci occuparti della descrizione dei luoghi, della descrizione dei personaggi, o dei dialoghi?

Ebbene sƬ, i dialoghi. Preferibilmente quelli a scansione diretta. Mi piace molto un passaggio di Stephen King in ‘On writing’, in cui dice che se scrivi una battuta e non si capisce chi la pronuncia hai sbagliato qualcosa. Impiego molto tempo (e molto divertimento) a caratterizzare il modo in cui parla ogni personaggio. Ogni tanto serve un’indicazione al lettore, ma cerco di ridurle al minimo. Amo anche dipingere i luoghi, ma cerco di essere sintetica e incisiva. Poche parole ben scelte, a mio parere, valgono più di mezza pagina di descrizione oggettiva.

Quanto la musica incide sui tuoi testi?

C’ĆØ un racconto di diversi anni fa, ‘Mary a novembre’, pubblicato in ‘Delitti in giallo’, sempre di Mondadori. ƈ nato da un pezzo degli Arcade Fire, ‘City with no children’. Gli ha dato il calcio d’inizio, il ritmo e il cuore. Poi, come spesso succede con i calci d’inizio, nel racconto non ne ĆØ rimasta traccia. Ma ha inciso, eccome se ha inciso. Qui dove scrivo ho un dono prezioso, un vero lusso: il silenzio. E in silenzio amo scrivere. Ma se devo darmi un ritmo, piazzo un pezzo che mi piace prima di cominciare. Uno che trovo utilissimo ĆØ ‘Thunderstruck’ di AC/DC. Infallibile. Provare per credere.

Che consiglio daresti ai giovani scrittori che si muovono per la prima volta in cerca della propria strada?

Leggere leggere leggere. Questo va da sĆ©. E poi decidere se si ama davvero scrivere. Passare ore al computer, arrabbiarsi per le parti che non vengono come le avevamo in mente, accettare critiche, giù la testa e lavorare. Scrivere tutti i giorni, l’esercizio non fa miracoli, ma qualcosa che somiglia ai miracoli sƬ, lo fa. E una volta messa la parola fine alla creatura, cercare un editor serio, professionale e in sintonia, valutare le critiche in maniera spietata, essere disposti a crescere, che qualche volta ĆØ un processo complicato. Tenete presente che ĆØ un demone, la scrittura. Divertente, entusiasmante, ma un demone. Se vi piglia, non vi molla più. Ed ĆØ il suo bello.

L’ora ĆØ davvero volata, lascio il tempo per rispondere alle ultime domande, poi chiudo l’intervista con la mia ultima: A cosa stai lavorando in questi giorni estivi?

Progetti progetti progetti. Un romanzo con Montesi di cui ĆØ terminata la fase di impostazione, forse un sequel di Grosso guaio e, per quanto io giuri di non scrivere più gialli storici, che sono l’inferno del giallista, ho un’idea che non mi fa dormire, accidenti a lei. Scrittori, puah, gente senza domenica.

Le domande dei lettori

Pape Roga

Qual ĆØ il tuo orario preferito per scrivere? Sei un’allodola o un gufo?

Demone meridiano. NƩ la mattina presto, nƩ la notte, mi piace scrivere nel cuore della giornata. In compenso, di notte non dormo perchƩ i personaggi mi fanno un gran casino nella testa.

Quanta Roma c’ĆØ in Grosso guaio a Roma Sud? L’ambientazione per te ĆØ importante? Fai ricerche in proposito?

Ops, questa mi ĆØ sfuggita. Tanta, tanta Roma. Quella delle periferie e quella del centro. Quella divisa in quartieri diversissimi uno dall’altro, che spesso non si parlano, a volte sono in conflitto. La Roma del centro storico che ha sempre qualcosa di ineffabile e struggente. Ho amici generosi che mi hanno accompagnato per la cittĆ  a trovare i punti giusti per le avventure. La Roma del romanzo ĆØ quella reale, ma i locali in cui si svolge l’azione sono di pura fantasia. Non cercate Ermete al Velabro, o la Vigor, o il bar di Abbe e il Presque tout o un posto di polizia ai Ponti. Quella ĆØ la mia geografia fantastica.

Michele Di Marco

Ciao Giulietta, ciao Marzia, e scusate il ritardo (roba di lavoro, pazienza): faccio una prima domanda a Marzia.
Come mai, nonostante tra romanzi e racconti il tuo sodalizio con Matteo Montesi e la sua “famiglia letteraria” (io ho un debole per Palanca, non so se ĆØ condiviso…) sembri molto affiatato, hai via via aperto diversi filoni esterni, tutti anch’essi seriali o potenzialmente tali: i gialli storici con Lucio Cenidio, le indagini della freelance Scilla, adesso Zek e Sam, e magari ne hai giĆ  altri in mente?

Mi affeziono, Michele. Spesso non mi va di lasciare andare i personaggi con cui ho vissuto tanto tempo, e invento per loro storie nuove. Ho ancora diversi sospesi, progetti che non ho avuto ancora il tempo di scrivere. E poi, spesso sono i lettori a chiedermi di incontrare ancora Zeno Malerba, o Scilla Martini, o Lucio Cenidio.Sai, un personaggio seriale ĆØ un po’ una zona sicura. Ma, per mia esperienza, a metter il naso fuori dalle zone sicure si hanno belle sorprese. ƈ successo cosƬ con tutti quelli che, come dici tu, non fanno parte della famiglia Montesi. Ma, come sai, non lo abbandono. Ad agosto lo incontrerete di nuovo in un’antologia del Giallo Mondadori. E quella sƬ che vi sorprenderĆ .

Come ho chiesto due settimane fa in un’altra intervista imperfetta a Paola Sironi, mi sembra che anche tu, Marzia, riesca a raccontare storie ricche di episodi anche molto brutti (non solo violenti, talvolta anche proprio “brutti” come “brutti” sono i personaggi che ne sono protagonisti) mantenendo un tono molto leggero, e – almeno a me – spesso capita di ridere mentre leggo i tuoi romanzi.
Ti viene naturale o ĆØ una scelta per stemperare un po’ quello che racconti?

ƈ una scelta. ƈ anche un po’ carattere, impronta personale. Ho un passato da clown e attrice comica, potevo buttarla in tragedia? E poi sai, vedo una domanda, qui sopra, a cui rispondo in parte qui: Ho un faro, ed ĆØ Shakespeare. La tragedia e la commedia che vanno a braccetto come spesso succede nella vita vera. Il faro ĆØ lontano, ma, per sua natura, ĆØ difficile perderlo di vista. E il registro comico, o meglio umoristico, mi attira sempre, perchĆ© ritengo che non sia facile, nĆ© che abbia vita facile.

Senti, ma cosa c’entrano in tutto questo gli haiku?

Gli haiku sono la mia perversione. Li scrivo da molti anni, perchĆ© hanno una straordinaria complessitĆ  nascosta sotto l’assoluta semplicitĆ . A volte trovo necessario fermarmi, respirare piano, svuotare la mente. Guardo il mondo ed ecco l’haiku. Che mi giro nella testa anche per mesi, prima cjhe mi decida a scriverlo o pubblicarlo. ƈ un esercizio di sintesi straordinario, e la sintesi ĆØ un dono prezioso per chi scrive, io credo.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Marzia Musneci

17 luglio 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

La prossima ospite delle nostre Interviste (im)perfette ĆØ Marzia Musneci.

SarĆ  con noi lunedƬ 20 luglio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrĆ  iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrĆ  avuto modo di partecipare in tempo reale.

_foto bologna

Marzia Musneci ĆØ nata a Roma e vive ai Castelli Romani.
Giallista, pubblica per i Gialli Mondadori. Doppia indagine, Premio Tedeschi 2011; Lune di sangue, Premio letterario CittĆ  di Ciampino 2013; i racconti Mary a novembre su Giallo24 (2013); Zeno Malerba, fotografo (luglio 2014); Il terzo testimone in Delitti in giallo (agosto 2015). Il romanzo Dove abita il diavolo esce, sempre per i Gialli Mondadori, nel gennaio 2019, e Il respiro del diavolo, racconto vincitore della prima edizione di Giallo Piccante, nel febbraio 2020.
Per Delos books pubblica nelle collane History Crime e Delos Crime.
Il racconto Cinque passi dal cespuglio ĆØ compreso nell’antologia Romani per sempre, Edizioni della sera (2015) e Il dieci per cento in L’Estate ĆØ una cattiva stagione, Damster edizioni, 2017.
Per Damster esce anche La donna di cenere, scritto con Enrico Luceri, nel novembre 2018 e nel febbraio 2020 Grosso guaio a Roma Sud, Todaro Editore.
Diversi racconti sono pubblicati su giornali, riviste e forum di scrittura.
Quando nessuno guarda, scrive haiku. Vince il Premio internazionale di haiku indetto da Cascina Macondo nel 2013, ed ĆØ presente nelle raccolte Hanami (Inverno, Autunno, Primavera, Estate), Edizioni della sera.

Ecco ĆØ tutto, spero che parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedƬ, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Fabrizio Borgio

16 luglio 2020

Fabrizio

Ecco il resoconto del nono incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 13 luglio sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuto Fabrizio Borgio.

Buonasera a tutti, appena arrivato…

Non perdiamo tempo, e iniziamo con la prima domanda: Come ĆØ nato il tuo interesse per la scrittura e la letteratura in genere?

Fin dall’infanzia direi. Ero un bambino molto timido e chiuso, non facevo amicizia con i coetanei, il mio mondo lo costruivo con televisione, fumetti e le prime letture di libri, tra i quali ricordo una fascinazione pazzesca verso un’edizione illustrata di 20000 Leghe sotto i mari. Verso i 10/12 anni iniziavo a scrivere storie mie per trasformare alla mia maniera trame viste nei film.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti, classici e contemporanei? Quelli che hanno influenzato maggiormente la tua scrittura.

Ne ho tantissimi. Posso citare Sturgeon perchĆØ ĆØ l’autore del primo libro un po’ adulto che ho letto nella mia vita: Cristalli sognanti e poi Joyce, il primo autore di letteratura “alta” che mi ha stregato con il suo Ulisse. Tralasciando alcuni imprescindibili (King, Lovecraft ecc.) ricordo Clive Barker, Janet Frame, Buzzati, forse il mio italiano preferito assieme a Fenoglio e Tondelli e poi, tra gli ultimi che mi hanno stregato David Foster Wallace e Lucia Berlin.

Hai iniziato a pubblicare con case editrici tradizionali, solo recentemente hai iniziato anche una tua carriera parallela nell’editoria indipendente, come ĆØ maturata questa evoluzione?

Dalla consapevolezza man mano più forte che una Casa editrice “tradizionale” non necessariamente ĆØ indice di serietĆ , professionalitĆ  e innovazione. Autopubblicarsi implica molta disciplina personale ma si ha il controllo totale di ciò che si scrive. NO GASOLE il primo romanzo che ho pubblicato da indie era stato rifiutato da diversi editori perchĆØ “strano”, per esempio. Infine ho esempi eccellenti di autori indie e il loro lavoro mi ha convinto una volta per tutte.

C’è qualcuno che ti ha incoraggiato all’inizio, qualche professionista di cui ti avvali della collaborazione?

In realtĆ  no. I miei lavori erano gelosamente celati a tutti. Solo quando ho vinto un paio di concorsi ho cominciato a pensare che tutto questo disastro, i miei scritti, non dovevano essere. Attualmente mi avvalgo del lavoro di Germano Greco come editor ormai storico e nel caso di NO GASOLE ho contattato alcuni beta reader per aver i loro riscontri a riguardo. C’ĆØ poi l’amicizia, professionale e non con pochi altri che come me scrivono. I nostri incontri sono sempre molto stimolanti.

Sei un autore fondamentalmente noir, con alcune declinazioni verso l’horror e la fantascienza, sono i generi che prediligi anche come lettore? O ce ne sono altri?

Horror e fantascienza sono le mie radici di lettore, di lettore forte aggiungerei ma come spiegavo prima, fissarsi con i generi ĆØ limitante. Spazio molto e ci tengo a farlo. Salto di palo in frasca, tra saggistica e romanzi storici, tra storie pulp e narrativa “convenzionale” o mainstream come dicono gli addetti ai lavori. La veritĆ  ĆØ che solo variando ci si arricchisce veramente, si scopre che si può affrontare una storia con schemi differenti, si scoprono stili nuovi. Quando ho conosciuto Wallace con Infinite Jest mi sono ritrovato a scrivere interazioni tra i personaggi estremamente complesse e nevrotiche. Ne La Ballata del Re di pietra, per esempio. Adesso ho da poco terminato Il Soccombente di Bernhard, la sua scrittura nevrotica entra in profonditĆ .

Non posso non farti questa domanda. Sei molto legato alla tua regione, al tuo Piemonte, ƈ lo scenario privilegiato delle tue storie, anche con il suo folklore, le sue tradizioni, il suo dialetto?

Assolutamente sƬ. Il piemontese ĆØ una lingua ricca e variegata nonostante i suoi arcaicismi, inserirlo, impastarlo con l’italiano ĆØ un lavoro che magari farĆ  storcere il naso ai puristi ma credo che arricchisca il linguaggio di tutto lo scritto. La mia piemontesitĆ  ĆØ l’espressione di una cultura e di un territorio e infine di un modo di vedere il mondo. Anche in storie dove l’elemento territoriale non ĆØ prevalente, o ambientate all’estero, anche in quelle occasioni, un pizzico di Piemonte c’ĆØ sempre. Il folklore invece ĆØ il terreno nel quale ho coltivato il mio personale pantheon horrorifico.

Cosa ricordi dei tuoi anni passati nell’Esercito? Disciplina, serietĆ , senso di responsabilitĆ  sono restati nel tuo bagaglio esistenziale e di scrittore?

Direi di sƬ. Non a caso tutti i miei protagonisti, almeno finora, hanno un passato in uniforme nel loro CV. Stefano Drago era un ufficiale di complemento, Giorgio Martinengo un ex ispettore della Polizia di Stato. Sono anni che hanno forgiato pesantemente la mia personalitĆ , d’altronde ĆØ una scelta di vita che fatta a vent’anni lascia segni indelebili, nel bene e anche nel male a dirla tutta. Nel mio caso, ordine, disciplina e senso del dovere sono stati rafforzati e concretizzati.

Un libro che ti piacerebbe scrivere a quattro mani, con chi?

Un romanzo d’avventure assieme a Davide Mana penso che abbia lo spirito giusto oltre all’amicizia che mi piace pensare ci lega.

Il tuo rapporto con la critica letteraria ĆØ un rapporto conflittuale o pacifico? Noti una certa ritrosia da parte di blogger e critici a recensire autoprodotti? Anche se nel tuo caso vedo che ti percepiscono principalmente come un autore tradizionale, e non hai avuto difficoltĆ  a essere ospitato anche su pagine di quotidiani importanti.

Credo che allo stato attuale, quel poco d’interesse che possono riscuotere i miei libri riguarda esclusivamente quelli usciti con CE tradizionali. Personalmente ho un rapporto sereno con i recensori e non perchĆØ finora sono stati tutti molto manianimi con i miei lavori (per onestĆ  intellettuale ho sempre condiviso anche le recensioni negative) In tanti anni in questo ambiente ho comunque sviluppato una piccola rete di conoscenze e qualche giornalista generoso s’interessa alle mie uscite. Non parlerei di “facilitĆ ” o difficoltĆ . C’ĆØ molta casualitĆ  in quello. magari l’editore spedisce alla testata ben disposta e il gioco ĆØ fatto. Non sempre hanno voglia di farlo, ecco quello ĆØ un altro discorso però.

Per un autore che si autoproduce, e all’estero ĆØ una strada percorsa anche da autori importanti, penso a Lawrence Block, la maggiore difficoltĆ  ĆØ la promozione. Come ti muovi in questo campo? Ti basi sul tuo pubblico di lettori giĆ  acquisito?

Qua diventa difficile… ovviamente la mia base di partenza ĆØ quel piccolo nucleo di lettori fedeli che ho guadagnato nel tempo. Promuoversi nell’ambiente indie significa muoversi in uno stagno sovraffollato di pesci, girini, larve e predatori. Perfino far comprendere che il racconto ĆØ in ebook e si scarica su Amazon diventa difficile e dopo mesi c’ĆØ ancora gente che mi dice che in libreria non trova gli ultimi usciti. Sto sperimentando la promozione in video per presentare e spiegare quel che scrivo. Una strada non cosƬ scontata o agevole. Ci vuole preparazione, una buona voce, un eloquio sicuro e probabilmente l’attrezzatura adeguata. (I miei video sono ultra artigianali, girato con il cellulare) spero di non darmi la zappa sui piedi

La moda del momento per gli autori indie ĆØ aprire un canale youtube, hai anche tu il tuo?

Come dicevo poco fa, sƬ. Ho uno smilzo canale youtube ma per farne uno strumento efficace temo debba lavorarci sopra e non poco. Comunque, per chi vuole, lo trova, a mio nome.

L’ora ĆØ volata, ringrazio tutti coloro che hanno partecipato. Infine nel ringraziarti per la disponibilitĆ  l’ultima domanda: che libro stai scrivendo in questo momento? Puoi anticiparci qualcosa?

Volentieri. Sto proprio ultimando l’ultimo romanzo con Giorgio Martinengo. Anche questa volta il nostro investigatore delle Langhe dovrĆ  misurarsi con una serie di casi problematici che coinvolgo parte della sua famiglia. Ritorniamo cosƬ nel Piemonte più profondo, nelle sue terre, tra Langhe e Monferrato, sullo sfondo di una vendemmia resa più faticosa dal caldo che non molla neanche a settembre. Il titolo temporaneo e non definitivo ĆØ Panni Sporchi. Dimenticavo, in questo libro ci sarĆ  una guest star ad affiancare Martinengo nelle sue indagini ma questa ĆØ una sorpresa.

Le domande dei lettori

Flavio Troisi

Hai scritto molti gialli, che in Italia hanno un discreto mercato, ma anche storie a tinte fosche, addirittura horror. E ultimamente fantascienza. In quale genere preferisci cimentarti?

Non ho un genere privilegiato. Mi piace muovermi sui confini dei generi, una tendenza contemporanea diffusa. I gialli, spesso virati nel noir sono quelli che mi hanno dato più “visibilitĆ ” e diventano una specie di comfort zone nella quale non voglio crogiolarmi troppo.

Davide Mana

Ciao, Fabrizio.
Proviamo con questa: molti giallisti, da vanDine a Simenon, hanno pubblicato le loro “regole” per il poliziesco.
Tu hai delle regole o dei principi che nello scrivere le tue storie DEVI assolutamente seguire?

Più che regole direi proprio principi. Il giallo ha giĆ  regole sue dalle quali, per natura intrinseca del genere, ĆØ quasi impossibile uscirne. La storia per mio conto dev’essere complessa ma infine comprensibile, in fondo, nel giallo il gioco tra lettore e autore ĆØ quello di cercare di spiazzarlo il più possibile nel finale, nel colpevole inaspettato. Non sempre ĆØ possibile allora ĆØ belle rendere il percorso tortuoso. ƈ una scelta difficile perchĆØ ĆØ un attimo perdere il filo logico ma da quel che ho avuto modo di vedere nei riscontri, infine appagante.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Fabrizio Borgio

11 luglio 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

La prossima ospite delle nostre Interviste (im)perfette ĆØ Fabrizio Borgio.

SarĆ  con noi lunedƬ 13 luglio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrĆ  iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrĆ  avuto modo di partecipare in tempo reale.

Fabrizio

Fabrizio BorgioĀ nasce prematuramente nella cittĆ  di Asti il 18 giugno 1968. Appassionato di cinema e letteratura, affina le sue passioni nell’adolescenza iniziando a scrivere racconti. Trascorre diversi anni nell’Esercito. Lasciata l’uniforme, bazzica gli ambienti artistici astigiani, segue stages di sceneggiatura con personalitĆ  del nostro cinema, tra cui Mario Monicelli, Giorgio Arlorio e Suso Cecchi d’Amico. Collabora proprio come sceneggiatore e soggettista assieme al regista astigiano Giuseppe Varlotta. La fantascienza, l’horror, il mistero, il fantastico ā€œtout courtā€, gialli e noir sono i generi che maggiormente lo coinvolgono e interessano ma non si pone paletti di sorta nella sua scrittura. Esordisce partecipando con un racconto breve al concorso letterario ā€œIl nocciolinoā€ di Chivasso e ricevendo il premio della giuria.
Ha pubblicatoĀ Arcane le Colline nel 2006 e La Voce di Pietra nel 2007. Per Fratelli Frilli Editori pubblica nel 2011 Masche (terzo classificato al festival Lomellina In Giallo)Ā e nel 2012 La morte mormora. Nel 2014 esceĀ Vino rosso sangue, il primo noir che vede protagonista l’investigatore privato Giorgio Martinengo. Firma un contratto con la Acheron Books di Samuel Marolla con la quale pubblica il romanzo IL SETTIMINO, terza avventura dell’agente speciale del DIP Stefano Drago.
Asti ceneri sepolte, secondo libro di Giorgio Martinengo mentre Morte ad Asti (Menzione d’onore al festival Giallo Garda 2018) ĆØ l’ultimo noir pubblicato con Martinengo protagonista, sempre per la Frilli editrice. Suoi racconti sono ospitati nelle antologie Spettrale e Il Bar del fantastico, della Cooperativa autori fantastici e nella prima edizione de Una Finestra sul noir della Frilli. Da poco ĆØ uscita la seconda raccolta, 44 gatti in noir con un suo racconto ospite. Sempre nel 2018 ha firmato la sceneggiatura con il documentarista Antonio De Lucia del cortometraggio Io resto ai surƬ in fase di distribuzione.
La Ballata del Re di Pietra ĆØ il quarto libro con l’investigatore Giorgio Martinengo.
Dal 2015 ĆØ membro della Horror Writers Association.
Sposato, vive a Costigliole d’Asti sulle colline a cavallo tra Langhe e Monferrato con la sua famiglia e un gatto nero di nome Oberyn, dove oltre a guadagnarsi da vivere e scrivere i suoi romanzi, milita nella locale sezione della Croce rossa Italiana come soccorritore.
Membro ONAV ĆØ anche assaggiatore di vino.

Ecco ĆØ tutto, spero che parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedƬ, vi aspettiamo!