
G.I. Benvenuto Armando su Liberi di scrivere e grazie per avere accettato questa intervista. Parleremo de I luoghi del noir, quarta antologia dedicata alla memoria di Marco Frilli, e non solo. Innanzitutto presentati ai nostri lettori.
A.d.A. Innanzitutto, prima di tediare i lettori con le mie risposte, un grazie a te Giulietta e a Liberi di scrivere per lāospitalitĆ . Sono nato a Genova nel 1956 e, dopo studi classici e laurea in giurisprudenza, ho praticato attivitĆ forense e accademica. Da molti anni però mi dedico esclusivamente alla scrittura noir, che mi ha portato alla Frilli prima come autore (ho dieci romanzi allāattivo, con due personaggi diversi) e quindi anche come collaboratore, sia nella selezione di manoscritti che giungono alla Casa Editrice per essere valutati, che quale curatore di antologie (con āI luoghi del noirā sono alla sesta). Adesso vivo con mia moglie, un cane e due gatti ā i nostri figli sono ormai grandi – a Calice Ligure.
G.I. Parlaci di Marco, un ricordo che hai di lui particolarmente vivido nella tua memoria?
A.d.A. Tra me e Marco, dopo il nostro primo incontro, era nata prima una stima reciproca, quindi una grande amicizia che custodisco ancora oggi, gelosamente. Abbiamo lavorato spalla a spalla, per anni, tra problemi e grandi soddisfazioni. Il suo sorriso, la sua voce roca, i suoi suggerimenti sia di lavoro che di vita: tutto questo di lui vive in me, inalterato.
G.I. I āluoghi del noirā raccoglie quarantanove racconti brevi di cinquantatrĆ© autori (alcuni scrivono a āquattro maniā) noti e meno noti al grande pubblico, legati a una casa editrice vera e propria fucina di talenti, si può dire che Marco Frilli e ora suo figlio abbiano preso molto sul serio il ruolo di talent scout?
A.d.A. La nascita dei Tascabili Noir iniziò quasi spontaneamente, e non solo la Liguria si dimostrò subito ricca di buoni talenti – basti pensare a Bruno Morchio e al suo Bacci Pagano – ma l’accoglienza da parte dei lettori ai primi romanzi pubblicati fu entusiasta. Inevitabile quindi andare, di pari passo allāallargarsi della distribuzione (che ora copre il territorio nazionale, dalle Alpi alla Sicilia), alla ricerca di nuovi scrittori che rimpinguassero il catalogo. Molti di questi autori sono rimasti fedeli alle copertine giallo pantone, altri sono stati attratti da āgrandiā editori, che non facendo più scouting āguardanoā ā dimostrazione del buon lavoro svolto – al nostro catalogo, ma ormai ci sono anche nomi importanti del noir italiano che bussano per transitare, appunto dai āgrandiā, ai tipi Frilli
G.I. Che criteri hai usato per selezionare questi racconti?
A.d.A. Più che ai racconti ho pensato a chi invitare a partecipare: autori di sicuro talento, Frilli e non solo, più qualche esordiente che, inviando un romanzo inedito, ha dimostrato di saperci fare. Nessuno di loro mi ha deluso, e la risposta dei lettori sembra darmene conferma.
G.I. Ho letto con curiositĆ il tuo racconto dellāantologia, con un finale quasi aperto, quasi enigmatico, perchĆ© questa scelta?
A.d.A. Il mio testo inserito nellāantologia non ĆØ un giallo, ma certo noir nella parte iniziale, che descrive le terribili esperienze dei fanti in trincea. Poi diviene inevitabilmente intimista, e credo che, leggendolo, si comprenda il legame che mi univa a Marco Frilli, che ne ĆØ protagonista insieme al āmioā – non ancora commissario – Francesco Boccadoro. Tutto sommato il finale, come hai rilevato, ĆØ aperto: sƬ, alla speranza.
G.I. Credo sia doveroso citare Gianpaolo Zarini, un amico prima che scrittore prematuramente scomparso. Cosa caratterizzava il suo modo di scrivere in coppia con Andrea Novelli?
A.d.A. Gianpaolo era non solo un autore a tutto tondo e di grande talento, ma una persona seria, garbata, pacatamente ironica e di grande intelligenza. Lui e Andrea hanno costruito un sodalizio, lastricato da una produzione letteraria vasta e variegata, contraddistinto da una capacitĆ di raccontare, molto bene, storie. Gianpaolo aveva dichiarato, tempo fa, che i suoi pregi e i suoi difetti erano gli stessi: precisione e organizzazione; anche queste sue caratteristiche aveva portato in dono al āduoā.
G.I. Il ricavato, va segnalato, sarĆ devoluto alla Gigi Ghirotti Onlus, di cosa si occupa questa associazione?
A.d.A. La Gigi Ghirotti si occupa con amore e grande competenza di assistere persone colpite da malattie inguaribili, accompagnandole nel cammino verso una morte dignitosa: sia Marco Frilli che sua moglie Nora vi sono dovuti ricorrere. Per lāAssociazione, solo parzialmente finanziata da convenzioni con il Servizio Sanitario Nazionale, sono indispensabili le donazioni private e i ricavati dalle raccolte fondi.
G.I. E a proposito del racconto breve, pensi che abbia ancora posto nel panorama letterario italiano?
A.d.A. Lāinteresse del lettore italiano verso i racconti ha avuto alti e bassi, ma bisogna sottolineare che, talvolta, la qualitĆ delle storie brevi ha raggiunto e raggiunge alte vette qualitative. Ritengo che la decisione della Frilli di proporre unāantologia, ormai attesissima, con cadenza annuale, sia tra lāaltro una soluzione āanticaā a due esigenze del pubblico moderno: conoscere nuovi autori e leggere unāopera concisa ma compiuta anche negli scorci di tempo.
G.I. La forte caratterizzazione geografica ĆØ il tratto distintivo dei noir Frilli. Cosa fortemente voluta da Marco Frilli. Come ĆØ nata questa idea di noir?
A.d.A. Noi tutti siamo figli del noir mediterraneo, che Massimo Carlotto ha definito come una necessitĆ nata dal āsenso di appartenenza che molti autori hanno sentito verso la propria terra, portandoli quindi a raccontarne gli aspetti meno piacevoliā. Marco Frilli volle ancor più accentuarne le caratteristiche, chiedendo ai suoi autori di narrare non soltanto crimini, ma paesaggi, storia, societĆ , tradizioni, aspetti sconosciuti, leggende e finanche cibi e vini legati al loro territorio di nascita o elezione.
G.I. CāĆØ ancora spazio per il noir nel panorama letterario italiano? I lettori secondo te amano questo genere di narrativa?
A.d.A. Basta dare unāocchiata alle classifiche dei libri più venduti per rendersi conto di quanto i lettori lo gradiscano: tra i bestseller campeggia sempre almeno il titolo di un romanzo noir italiano. PerchĆ©? Questo genere di narrativa rispecchia, attraverso āpenneā certo diverse, la sfaccettata realtĆ del nostro Paese, attento ā come si diceva prima – a tutto ciò che accade sul territorio. A riprova di quanto dico: talvolta giungono in Casa Editrice ottimi romanzi, e si suggerisce allāautore di virarli in ānoirā perchĆ© possano essere pubblicati e avere successo.
G.I. E le donne nel noir, quali pensi siano le più significative, anche esordienti?
A.d.A. Non posso che nominare la punta di diamante della Frilli, Maria Masella, che un giornalista ha definito avere āun grande bagaglio letterario alle spalle ed un raggiante futuro davantiā: io la ritengo la scrittrice più significativa dellāintero panorama italiano. Non faccio nomi di brave esordientiā¦non voglio scatenare gelosie!
G.I. Grazie della disponibilitĆ , come ultima domanda vorrei dare spazio ai tuoi lavori. Stai scrivendo attualmente un nuovo libro?
A.d.A. SƬ, mi sto dedicando al quarto āepisodioā ā ambientato nel 1941, che vede sempre protagonisti il commissario Boccadoro e la sua famiglia – frutto (come i precedenti) non solo della mia fantasia ma di quanto effettivamente accadeva, a tutti i livelli, nellāItalia fascista. Antonia Del Sambro mi ha voluto cosƬ benevolmente commentare: āā¦Tra metafore letterarie e squarci di vita familiare che ricordano Italo Svevo, Armando dāAmaro coglie alla perfezione lāhumus della societĆ italiana del Ventennioā¦ā.




Per festeggiare il centenario di Hercule Poirot dopo il THE HERCULE POIROT CENTENARY BLOGATHON che si ĆØ tenuto il 12 ottobre abbiamo in serbo una sorpresa che farĆ felici tutti gli estimatori del celebre personaggio iconico di Agatha Christie. Eugenio Marinelli, attore, doppiatore, direttore di doppiaggio e voce italiana del Poirot di David Suchet ha accettato di rispondere ad alcune nostre domande.




























