Approderà in libreria da Mecoledì 13 giugno The Passenger, il nuovo progetto editoriale messo in campo dalla casa editrice Iperborea.Il tutto è una raccolta di reportage letterari e saggi narrativi che si impegnano a narrare la vita contemporanea di un paese e dei suoi abitanti. Tra le pagine si troveranno tante storie diverse e voci per conoscere, comprendere, approfondire e, perché no, lasciarsi ispirare dalle realtà che verranno indagate. La rivista sarà ancora più coinvolgente grazie alla presenza di rubriche, box esplicativi, cartine, infografiche, illustrazioni originali e «consigli d’autore». E non è tutto, perché ogni numero accoglie un progetto fotografico originale curato da un fotografo internazionale andato nel paese protagonista della rivista per documentare le storie più significative. Il primo volume avrà per protagonista l’Islanda. In esso ci saranno testi di Hallgrímur Helgason sbalordito da strani individui, o meglio alieni, vestiti da trekking che hanno invaso la sua città; il premio Nobel Halldór Laxness allarmato, già nel 1970, dalla devastazione delle più remote valli del paese per lo sfruttamento delle risorse naturali; Jón Kalman Stefánsson che consiglia cosa leggere, guardare e ascoltare; Silvia Cosimini si concentra sul pericolo di estinzione di una lingua millenaria; il critico e musicista Atli Bollason analizza come i suoi colleghi abbiano cavalcato la moda del «borealismo», e molto altro. Turismo, politica, tradizione, religione, commercio (si analizza il rapporto sempre più stretto con la Cina), musica (c’è la storia di un sindaco con un passato da punk e di cosa ha fatto per scacciare la crisi), ambiente, energia, cultura e tanto altro, permetteranno ai lettori di scoprire altri aspetti insoliti dell’Islanda oltre a quelli già noti. Dopo la lettura di The Passenger-Islanda, ci si accorgerà che l’Islanda, nota ai più come la terra dei vichinghi e delle saghe, della natura incontaminata, delle canzoni di Björk, degli elfi, delle piscine geotermiche e delle foto dei ghiacciai sulle bacheche degli amici in vacanza, è un piccolo mondo composto da una miriade di sfaccettature.
I prossimi numeri di Passenger saranno dedicati all’Olanda, il Giappone, la Norvegia e molti altri.
FOTOGRAFIE: Elena Chernyshova (Agenzia Prospekt)
AUTORI: Atli Bollason, Egill Bjarnason, Silke Bigalke, Silvia Cosimini, Arthur Guschin, Hallgrímur Helgason, Halldór Laxness, Andri Snær Magnason, Leonardo Piccione, Edward Posnett, Constantin Seibt, Jón Kalman Stefánsson, Donovan Webster.
COLLABORATORI: Egill Bjarnason, Ester Borgese, Silvia Cosimini, Halldór Guðmundsson, Paolo Lodigiani, Leonardo Piccione, Antonio De Sortis, Alessandro Storti, Guðrún Vilmundardóttir.
Source: inviato dall’editore.
In La straordinaria storia di Francesca Sanna Sulis. Donna di Sardegna, Ada Lai veste i panni di questa donna imprenditrice e stilista vissuta in Sardegna tra il 1716 e il 1810. La narrazione del libro, edito da Palabanda, prende il via da Muravera, dove la Sulis nacque, per seguire tutto il suo cammino esistenziale. La trama e è molto interessante, poiché non solo ci racconta la storia di una donna intraprendente, che si pose come una delle prime imprenditrici in un mondo dominato principalmente da uomini. Il romanzo di Ada Lai mette per iscritto la storia di una di donna, tramandatasi nei secoli grazie ai racconti orali delle donne di Muravera e a quelle di Quartucciu, dove la Sulis diede vita alla sua attività imprenditoriale. La Sulis fu fortunata nella sua vita, perché trovò un marito che non solo la amò sempre, ma che la sostenne in ogni sua iniziativa e attività. Il consorte in questione era personalità molto nota per la Sardegna di quel periodo, era il giureconsulto Pietro Sanna Lecca che diede vita agli “Editti e Pregoni”, voluti dal Re Carlo Emanuele III. Questi testi raccoglievano tutte le leggi e le Ordinanze emanate per l’isola di Sardegna tra il 1720 e il 1774. Appena sposata la coppia si trasferì a Cagliari (1735), dove la Sulis diede vita ad una fervente attività imprenditoriale che si diffuse in diversi ambiti, da quello culturale e sociale, fino a quello agricolo, tessile e della moda. Infatti Francesca Sanna Sulis introdusse la produzione e lavorazione di seta, lino e lana, permettendo alle donne sarde di emanciparsi cominciando a lavorare in questo settore. La seta prodotta nei laboratori di Quartucciu, come testimoniano i ricordi e le cronache dell’epoca, era tra le migliori al mondo, perché Francesca Sanna e le sue lavoratrici agivano con passione e dedizione per ottenere prodotti di qualità. E non si limitò a questo, infatti la Sulis diede il via al lavoro domiciliare e avviò delle vere e proprio scuole di formazione professionale per insegnare come si faceva la filatura. Accanto alla formazione lavorativa degli adulti, l’imprenditrice, per la quale l’istruzione era valore fondamentale per ogni essere umano, fece aprire anche le scuole basse, ossia istituti dove i figli della popolazione più povera potevano imparare a leggere e scrivere. La Sulis ebbe tre figli, ma nessuno seguì la sua strada nell’imprenditoria della moda. Due presero i voti religiosi e uno divenne avvocato e commercialista. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1810, quella ventata di progresso e innovazione del ruolo femminile che la Sulis aveva cominciato a radicare nella società sarda subì, purtroppo, una forte battuta d’arresto e, in generale, la donna della Sardegna perse quello slancio di cambiamento che era cominciato con l’imprenditrice di Muravera. Certo è che La straordinaria storia di Francesca Sanna Sulis. Donna di Sardegna di Ada Lai è un’importante testimonianza di una figura femminile che con grande intraprendenza e intelligenza si impose come uno dei primi esempi di imprenditoria, collaborazione e tentativo di emancipazione dell’universo femminile capaci di essere, allo stesso tempo, casalingo e imprenditoriale.
Appena si comincia la lettura di Acqua alta nei caruggi di Giuseppe Chiara sembra di essere capitati in un fumetto. Peccato però che Pippo e Topolino, in realtà, sono nel mezzo di un colpo all’ufficio postale. La rapina sembra perfetta, ma una cassiera si sente male, le casse postali hanno solo spiccioli e il tentativo di aprire la cassaforte è un pasticcio. Così disastroso che il terzo compagno, quello che fa il palo e che li attende in macchina- tal Olmo Vivera- è lì lì pronto per svignarsela, quando i due saltano in macchina e lo incitano alla fuga. Olmo è un fenomeno alla guida, almeno crede, ma il traffico dell’ora di punta, il furto del loro furgone e la polizia alle calcagna, più un pizzico di volontà furbetta del destino scatenano lo sfacelo. Olmo corre con l’auto, ma nel tentativo di schivare una ragazza, il mezzo sbanda, esce fuori strada e ci sono tre morti. Anni dopo, Olmo esce di prigione, ha scontato la sua pena per il reato compiuto ed è deciso a cambiare vita, deve solo imparare a convivere con lo spettro della ragazza della bicicletta, lei lo tormenta parecchio, anzi gli parla proprio. Olmo prova a stare lontano dai guai, però alla fine ci ricasca e si mette a lavorare per Giorgione, un malvivente locale per il quale il protagonista trasporta borse dall’originale contenuto. Tutto fila liscio fino a quando Vivera ha un nuovo incidente sull’autostrada Milano-Genova. La ragazza in bicicletta non c’è, l’auto slitta comunque, esce fuori strada e il borsone trasportato scompare e Vivera, uscito (o meglio fuggito) dall’ospedale, dovrà ritrovarlo. Motivo? Non solo Giorgione lo minaccia e gli sta addosso e vuole quel benedetto borsone. In parallelo al delinquente ci stanno pure le forze dell’ordine, in particolare l’Ispettore Podenzana, che gli fanno pressione per ritrovare quella borsa. Ad aiutare Olmo nell’impresa ci saranno Mara, ex compagna, ora amica, cantante di jazz e Carlo, ex compagno di furti, zoppo. Giuseppe Chiara, torna a pubblicare con Todaro dopo l’esordio con L’apprendista becchino, e questa volta il protagonista è un uomo di mezza età in una narrazione che ha tutte le carte in regola per essere un thriller. Lo squattrinato rapinatore seriale protagonista è uno che perde il pelo, ma non il vizio. Olmo prova a smettere di guadagnarsi da vivere con traffici loschi, ma non ce la fa e torna sui suoi passi –deviati- ma suoi. Si trova a fare le cose di sempre, con la solita – concedetemelo- sfiga costante che gli crea intoppi su intoppi, impedendogli di portare a termine le sue imprese. Anzi, Vivera il ladro pasticcione si caccia nei guai, peggio di un bambino che ruba la marmellata. Tanto è vero che ad un certo punto ci si domanda se è Olmo a cercare i gli intoppi o se sono gli intoppi a rincorrerlo e ad acciuffarlo. Un po’ e un po’ mi verrebbe da dire, visto che il simpatico e imbranato Olmo Vivera è lì, sempre sul filo del rasoio e della legalità nel suo dire e nel suo fare. In Acqua alta nei caruggi, Giuseppe Chiara crea un storia dinamica, dell’alta suspense presente in ogni momento della narrazione, dove l’acqua (quella della pioggia e del mare) invade ogni caruggio di Genova e ogni pagina della storia, lasciando appiccicato addosso un senso di umidità costante.
La storia di Elia racchiude in sé timidezza, amore per una vita sana, bisogno di amicizia e anche un pizzico di timore che, pian piano, il piccolo protagonista riuscirà a superare. Elia infatti è un bambino che ama molto camminare, spesso però lo fa da solo, perché è timido e ha vergogna di chiedere a qualcuno di andare con lui. Teme di essere respinto e non capito nel suo bisogno di fare lunghe, lunghissime passeggiate. Elia allora domanda ai suoi genitori di prendergli un animaletto che lo accompagni nelle sue camminate e così il piccolo si trova con un piccolo porcellino d’India. L’animaletto si stanca presto viste le sue corte zampette e allora arriva un gatto che si carica sul dorso il porcellino. Animali su animali si aggiungo a fare compagnia al protagonista, fino a che Elia si trova a camminare con al guinzaglio un elefante, con sopra un asino, con sopra un bue, con sopra un cane, con sopra un gatto e su, in cima alla piramide, eccolo là il porcellino d’India. Una situazione un pochetto difficile da gestire per il piccolo podista che troverà una soluzione per tutti gli animali, in modo tale da non avere uno zoo al seguito durante le sue passeggiate, ma un’altra piacevole compagnia. Il libro di Guia Risari è un testo per bambine che evidenzia, attraverso il piccolo protagonista, l’amore per lo sport, perché Elia macina chilometri su chilometri camminando, e camminare non è solo uno spostamento attraverso un luogo, ma è anche un modo per osservare e scoprire al meglio la realtà che lo circonda. Da Elia il camminatore emerge anche un profondo amore e rispetto per gli animali, ai quali Elia darà la giusta casa. Elia però è un bambino timido, e il suo andare a zonzo a piedi lo aiuterà a superare questo suo aspetto del carattere e a trovare il coraggio di chiedere a chi gli sta vicino (una ragazzina) di camminare con lui. La storia del piccole Elia è un avventuroso cammino di educazione alla vita sana e al rispetto per il prossimo simile e diverso dal proprio io. Elia il camminatore Guia Risari è da leggere in compagnia, magari proprio passeggiando. A dar forma visiva alla bella storia di coraggio e amicizia scritta da Guia Risari ci sono le illustrazione di Giulia Rossi. Età di lettura: da 6 anni.















Tra i libri appena usciti, che ho in lettura, segnalo “Siamo qui, siamo vivi – Il diario inedito di Alfredo Sarano e della famiglia scampati alla Shoah” a cura di Roberto Mazzoli giornalista e direttore editoriale del settimanale Il Nuovo Amico delle Diocesi di Pesaro, Fano e Urbino, pubblicato dalle Edizioni San Paolo, preceduto dalla prefazione di Liliana Segre da poco inisignita della carica di senatrice a vita per altissimi meriti in ambito sociale. Il libro mi ha colpito perchè narra una pagina di storia inedita che è stata anche occasione dell’ incontro tra le figlie di Alfredo Sarano – Matilde, Vittoria e Miriam Sarano – e i figli di Erich Eder, sottufficiale della Wehrmacht che si prodigò per salvare gli ebrei sfollati a Pesaro.
Un altro libro che parla sempre di una pagina inedita della Shoah è “Di notte sognavo la pace” di Carry Ulreich, edito da Longanesi, uscirà il 27 gennaio, un diario, segretamente tenuto a Rotterdam tra il dicembre del 1941 e il maggio del 1945, questa volta di una ragazza olandese. Diario per molti versi accostabile al Diario di Anna Frank, anche se con peculiarità sue proprie, e interessante oltre che per il suo indubbio valore storico anche per la sua qualità letteraria. L’autrice Carry Ulreich, ora Carmela Mass, è ancora viva e ha compiuto 91 anni il 15 novembre scorso.
Per i più piccoli segnalo un albo illustrato edito da Gallucci, dal titolo Il gelataio Tirelli, dedicato alla storia vera di Francesco Tirelli, gelataio emiliano, emigrato in Ungheria e nominato nel 2008 Giusto tra le Nazioni. Il libro è stato scritto da Tamar Meir, che ha raccolto da suo suocero Isacco Meir tutti i fatti raccontati. I disegni sono molto delicati e colorati, ed è interessante segnalare che è stato tradotto dalla giornalista Cesara Buonamici e da suo marito Joshua Kalman, figlio anche lui di ebrei ungheresi scampati alla Shoah. Inoltre segnalo che gli editori israeliani, la famiglia dell’autrice Tamar Meir (suo suocero, Isacco, è tra le persone che sono state salvate da Francesco Tirelli) e lo Yad Vashem stanno cercando di rintracciare gli eredi della famiglia Tirelli così da poter consegnare a loro l’onorificenza di Giusto tra le Nazioni. Se tra i miei lettori c’è qualcuno che possa aiutarci lo segnali nei commenti sarò felice di metterlo in comunicazione con l’editore italiano.
Poi sabato 27 Viviana Filippini ci parlerà di Il tatuatore di Auschwitz di Heather Morris, edito da Garzanti, una delicata storia d’amore tra due ragazzi ebrei, 
Nella foto a destra potete vedere come si presenta il tè sfuso. Diversamente dagli altri tè lo sconsiglio se non zuccherato.
























