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Martina Tonoli e i “Benefici dell’educazione ambientale”. Intervista a cura di Viviana Filippini

4 luglio 2024

Fa davvero bene vivere a diretto contatto con la natura? Quali sono i suoi effetti sull’essere umano? Quanto ĆØ importante conoscere la dimensione naturale che ci circonda? A dare risposta a queste e altre domande ci pensa la giovane psicologa Martina Tonoli nel libro “I benefici dell’educazione ambientale” edito da Angolazioni. Per saperne di più abbiamo parlato del libro con l’autrice.

Come ĆØ nata l’idea del libro? L’idea del libro nasce dall’esigenza di divulgare e rendere accessibili a tutti le informazioni e i risultati raccolti durante lo svolgimento della mia tesi magistrale in Psicologia per il Benessere. In quanto, durante la sua stesura mi sono resa conto nell’importanza delle informazioni raccolte e di quanto queste rese accessibili a tutti, possano aprire la mente a molte persone. Infatti, il libro parla dei benefici del contatto della natura che ogni singolo individuo può sperimentare su di sĆ©. La natura ha straordinari effetti benefici a livello psico-fisico. Rigenera continuamente l’attenzione periferica e per questo migliora e prolunga la qualitĆ  dell’attenzione su di un compito. PerchĆ© non unire questi benefici con l’educazione? Se si inizia ad educare sin dai primi anni di vita i più piccoli alla cura della natura, a restare in contatto con essa, a preservarla, automaticamente ognuno di loro andrĆ  a beneficiare di tutti questi straordinari effetti positivi. Inoltre, l’interazione con la natura sin dai primi anni di vita e l’introduzione dell’educazione al suo rispetto all’interno del programma scolastico predispone i soggetti alla salvaguardia e tutela di essa. Rousseau, Gandhi, Montessori e Dewey sostenevano che l’insegnamento attraverso l’esperienza diretta e il contatto possa collegare gli individui alla natura e plasmare la loro prospettiva morale nei confronti di essa.

PerchĆ© scrivere un libro dedicato all’educazione ambientale in un periodo storico dove la crisi climatica ĆØ sempre più presente? Il mio libro nasce proprio dal bisogno di sensibilizzare la popolazione sulla tematica della crisi climatica e rendere le persone consapevoli di quanto sia necessaria per noi la natura e il suo benessere per poi, di conseguenza, poterne godere anche noi. ƈ forse proprio partendo dall’inserire i concetti di tutela e cura della natura all’interno dei contesti educativi che si può arginare questa problematica. In quanto, ĆØ dimostrato che durante i primi anni di scuola i bambini si plasmano in base a ciò che viene trasmesso loro, i valori che acquisiscono durante la prima infanzia rimarranno con loro per sempre. Dove più che nelle scuole ĆØ possibile inserire un’educazione traversale e comune a tutti? Io ho scelto di approfondire ed indagare gli effetti che l’educazione ambientale potrebbe apportare se inserita sin da subito nel contesto scolastico. Con un programma adeguato. Le scuole sono ritenute dei luoghi ideali per la realizzazione dei programmi che possano fornire un contatto continuo con l’ambiente naturale lungo tutto l’arco di crescita degli individui.


In che modo hai svolto le tue ricerche per dimostrare i benefici dell’educazione ambientale? La mia ricerca ĆØ una ricerca esplorativa qualitativa, innanzitutto ho raccolto più materiale possibile a livello bibliografico che andasse ad avvallare tutti i benefici della natura sull’uomo, oltre che verificare e raccogliere tutte le ricerche che giĆ  erano state realizzate, in precedenza, sul campo in merito a questa tematica. Successivamente, ho indagato in tre classi di prima elementare, in tre istituti statali differenti, anche per attivitĆ  in relazione alla natura e spazi verdi esterni, i sentimenti, le percezioni e le nozioni dei bambini in relazione ad essa. Dai differenti programmi scolastici, alla differente sensibilitĆ  sulla tutela dell’ambiente naturale e del contesto scolastico, sono emersi risultati che sono andati a confermare le mie ipotesi. I bambini i quali hanno avuto la possibilitĆ  di avere maggior contatto con la natura si sentivano più vicini ad essa e più in dovere di proteggerla e tutelarla.

Cosa hai notato dal rapporto tra uomo e natura, quali sono i benefici, gli aspetti derivanti dal vivere un percorso di educazione in rapporto al mondo naturale? Vivere in contatto con la natura porta numerosi vantaggi psico-fisici. Abbassa il livello di cortisolo, ormone dello stress ed innalza il livello di ossitocina, ormone della felicitĆ . Rallenta il battito cardiaco. La natura ĆØ un rigeneratore continuo dell’attenzione, migliora la concentrazione e le capacitĆ  cognitive, oltre che a sviluppare e sprigionare maggiore creativitĆ . Le persone che vivono a contatto con la natura dimostrano livelli d’umore mediamente più alti, e minore possibilitĆ  di avere problemi cardiaci, ad esempio. Essendo la natura un elemento che dona ai soggetti benessere,automaticamente le persone si sentono innatamente spinte a tutelarla, a preservarla ed a mantenere questo contatto cosƬ benefico con essa.

Chi ĆØ il lettore ideale del tuo libro? Questo libro ĆØ volto a tutte le persone che lavorano e vivono in contesti educativi, può essere rivolto ad un insegnante come ad un genitore. Ma non solo, ĆØ per tutti quelli che si sentono vicini al mondo della natura, oppure che vogliono approfondire la sua tematica e il potere benefico che ha sul corpo e sulla mente dell’uomo.


PerchĆ© ĆØ importante recuperare il rapporto uomo natura nel percorso di educazione e farlo fin dalla scuola? Se non ci fosse la natura non ci saremmo nemmeno noi. Al giorno d’oggi siamo troppo concentrati sulle nostre attivitĆ , sui mille impegni e i mille problemi che ci si presentano ogni giorno. Ma non ci stiamo accorgendo di come stia soffrendo il mondo intorno a noi, ci stiamo dimenticando di cosa si prova a stare bene, a fermarsi e a godersi delle piccole cose della vita. Del calore del sole sulla nostra pelle, del rumore delle foglie che si muovono con il vento, della sensazione di distensione dei muscoli, immediati, nel vedere una distesa di prato verde. ƈ importante ritornare a connetterci con la nostra linfa vitale, la natura, per poter ritornare a star bene. Ma per poterlo fare ĆØ necessario educare le nuove vite e rieducarci alla tutela della natura. Se si inizia a farlo sin dalla tenera etĆ  dei bambini, saranno essi stessi a continuare a mantenere e ricercare questo contatto benefico con tutto l’ambiente naturale e a preoccuparsi della sua tutela.

::La Via Francigena passo dopo passo. 2200 km da Canterbury a Roma, Alberto Foppa Vicenzini (Ugo Mursia, 2024) A cura di Viviana Filippini

18 giugno 2024

Tra i cammini che si possono affrontare a piedi, uno dei più noti ĆØ quello verso Santiago De Compostela. Nel nostro territorio italiano, abbiamo per esempio la Via Francigena, diventata la protagonista del libroĀ “La Via Francigena passo dopo passo. 2200 km da Canterbury a Roma”Ā , diĀ Alberto Foppa Vicenzini. Da subito l’autore nato a Crema, mette in evidenza come il suo libro non vuole essere una guida, ma unĀ condividere la sua esperienza personaleĀ di cammino con tutto quello che gli ĆØ capitato. Tanto ĆØ vero che il volume si apre con il capitolo ā€œIstruzioni per l’usoā€ nel quale l’autore vuole fornire tutto quello che può essere utile al lettore-camminatore per affrontare la via Francigena che, con i suoi circa 2200 km, attraversa cinque Paesi, partendo da Canterbury (Regno Unito), passando per Francia, Svizzera, Italia, fino a CittĆ  del Vaticano. In reltĆ  ĆØ possibile allungare poi il cammino con il prolungamento noto come Via Francigena del Sud, che si inoltra fino a Santa Maria di Leuca, in Puglia.Ā Non solo, perchĆ© secondo Vicenzini oltre a conoscere la strada che si percorre ĆØ importante anche avere leĀ idee un po’ chiare su chi sono gli abitantiĀ lungo la via che si potrebbero incontrare, scoprendo i loro usi, costumi, tradizioni e anche molteplicitĆ  di lingue parlate. Altro aspetto interessante ĆØ il come l’autore ĆØ la preparazione al cammino, pensando al punto da dove partire, se da Dover o da Calais, ma anche il considerare il tempo in giorni per svolgere il tragitto (di solito dai tre ai tre mesi e mezzo) e quello atmosferico con i cambiamenti che si possono verificare di temperatura e condizioni meteorologiche, passando per esempio dalla zona pianeggiante a quella montuosa, dal sole alla pioggia. Tra le cose e i documenti da avere ĆØ fondamentale la credenziale, la quale certifica il passaggio nelle diverse stazioni della via Francigena e il fatto che si sta compiendo il cammino. Inoltre, uno dei suggerimenti di Vicenzini ĆØ che più che una preparazione specifica ĆØ importante che il corpo ad abituarsi alla camminata.Ā Finita la parte di contestualizzazione e preparazione del e al cammino, Vicenzini parte con l’inizio di quello che ĆØ il suo vero e proprio diario del pellegrino del quale ci rende partecipi. Allora scopriamo che il percorso ĆØ un modo per fare nuove amicizie, per conoscere donne e uomini in cammino con le loro storie, ma anche per scoprire e apprezzare il paesaggio, grazie ad unaĀ mobilitĆ  lenta. Vero che fra le tante soddisfazioni ci sono, arrivano anche gli intoppi e i cosiddetti dolori del cammino che l’autore comunque affronta e supera. Tante sono le persone incontrate, ognuno con il proprio vissuto che ĆØ parte integrante del pellegrinaggio. Un aspetto curioso del quale il cremasco ci rende partecipi non sono solo gli acquazzoni, i venti o grandinate nelle quali si ĆØ imbattuto, ma anche il rito dellaĀ lavanda dei piediĀ che ogni camminatore sperimenta come sulla via di Santiago anche sulla Francigena e, in questo caso, ĆØ tenuto dai volontari della Confraternita di San Jacopo a Radicofani, un Comune in provincia di Siena, in Toscana. Interessante anche l’ “Appendice” alla fine, dove l’autore descrive il peso di ogni singolo oggetto che ha portato con sĆ©, che va dai vestiti, ai documenti, fino al kit pronto soccorso; per passare alla descrizione di ogni singola tappa dal Regno Unito, Francia, Svizzera fino all’Italia, indicando la localitĆ  con i singoli chilometri. Il tutto accompagnato da un interessante QRcode che svela le immagini del cammino. “La Via Francigena passo dopo passo. 2200 km da Canterbury a Roma”Ā di Alberto Foppa Vicenzini ĆØ un libro avvincente, profondamente umano che non solo racconta la Francigena, ma condivide con ogni lettore le esperienze, le emozioni che il cammino e gli incontri che si fanno durante esso, donano ad ogni pellegrino/lettore, il quale scopre la bellezza del camminare, del guardare, conoscere posti e persone nuove.

Alberto Foppa Vicenzini,Ā nato nel 1976 a Crema, laureato in Informatica presso l’UniversitĆ  Statale di Milano, con un master in Management, lavora presso un’azienda globale di consulenza direzionale e si occupa della realizzazione di siti e-commerce. Amante della natura e delle passeggiate all’aria aperta, si ĆØ avvicinato ai viaggi a passo lento nel 2018 e ha percorso il Cammino di Santiago in Spagna, il Cammino d’Assisi e di San Benedetto in Italia; nel 2022 ha potuto realizzare il suo sogno: percorrere la Via Francigena da Canterbury a Roma.

Source: grazie allo studio di comunicazione 1A.

Valerio Vitantoni ci racconta “L’imperatrice Sissi a Madeira” (Mursia 2024) A cura di Viviana Filippini

11 giugno 2024

“L’imperatrice Sissi a Madeira” ĆØ il libro di Valerio Vitantoni, edito da Ugo Mursia Editore, nel quale l’autore affronta la figura della giovane imperatrice Sissi, dalla giovinezza introversa, alla vita alla Corte asburgica non proprio facile, fino alla malattia che la colpƬ verso il 1860 e che la mise a dura prova. Da lƬ, il viaggio, o forse più una fuga, a Madeira, in Portogallo, dove ci fu una vera e propria rinascita per la donna. A raccontarci qualche dettaglio in più sull’imperatrice l’autore Vitantoni.

Dove nasce la passione per la casa reale austrica e per la figura di Sissi? La mia passione per la figura storica dell’imperatrice Elisabetta d’Austria – il cui vero nomignolo era in realtĆ  Sisi – nasce nel lontano 1998. Avevo appena dieci anni e ricorreva il centenario della sua tragica morte. I giornali erano pieni di articoli sulla leggendaria “principessa Sissi” e in televisione se ne parlava spesso, riproponendo i famosi film con Romy Schneider tanto leggendari come la vera sovrana austriaca. Al tempo uscƬ anche un cartone animato che stimolò ulteriormente la mia infantile curiositĆ . Inserendosi in un sempre crescente interesse, iniziai ad acquistare i primi libri sull’imperatrice scoprendo che il personaggio interpretato da Romy era molto diverso da quello reale, ma ancor più affascinante ed incredibilmente seducente. L’interesse crebbe negli anni e mi portò ad approfondire figure correlate con biografie sull’imperatore Francesco Giuseppe, sulla sorella di Elisabetta (la regina Maria Sofia del Regno delle Due Sicilie), sull’affascinante Ludwig II di Baviera… Potrei proseguire ad oltranza. La mia biblioteca “asburgica” conterĆ  ormai più di duecento volumi tra biografie, romanzi, libri fotografici, saggi in lingua francese, inglese e tedesca riguardanti Elisabetta d’Austria e la sua famiglia. Con lo storico e giornalista Enrico Ercole, uno dei massimi esperti di storia asburgica e di Sisi che ci sono in Italia, ormai più di dieci anni fa aprimmo un forum online che ci portò a conoscere nuove persone che sono rimaste fra i nostri amici e con i quali si discuteva, anche animatamente, su tanti aspetti della vita di Sisi e della sua famiglia, suggerendoci vicendevolmente letture, film e quant’altro. SeguƬ poi un blog personale nel quale iniziai a scrivere delle mie passioni: non solo Sisi ma anche usi, costumi e tradizioni dell’Ottocento pure dell’arco alpino che sono un altro mio grande interesse. SeguƬ poi la creazione di un gruppo Facebook correlato al forum, con l’unico intento di far conoscere la vera ā€œprincipessa Sissiā€. Col tempo maturai l’idea di scrivere qualcosa di mio laddove l’editoria italiana risulta assai povera di approfondimenti aggiornati sulla figura di Sisi. CosƬ ecco che nel 2018 ho pubblicato con Ugo Mursia Editore il mio primo saggio storico dedicato ai viaggi dell’imperatrice Elisabetta in Trentino Alto Adige. E la saga continua senza sosta.

Lei definisce Sissi un’imperatrice controcorrente, perchĆ©? Quando dico che Elisabetta fosse una donna affascinante e seducente, lo dico perchĆ© era una donna moderna, che aveva anticipato i tempi sotto moltissimi aspetti. La frase dello scrittore francese Paul Morand descrive assai bene questa modernitĆ : “Elisabetta d’Austria ĆØ una donna di oggi, con tutte le sue qualitĆ  e i suoi difetti, entrata nel XIX secolo come chi sbaglia di porta”. Provò ad assolvere al ruolo di sovrana, di madre premurosa e di moglie affettuosa, come del resto doveva fare seguendo le regole dell’etichetta della Corte di Vienna che lei definirĆ  più avanti come una ā€œgabbia dorataā€; purtroppo, lei che non aveva sicuramente la preparazione e l’indole per esser tutto ciò, non ebbe aiuto da nessuno. Si ammalò di depressione dopo la morte della prima figlia, dopo aver scoperto i tradimenti del marito e il contagio con una malattia venerea. FuggƬ dall’Impero austriaco e quando tornò era un’altra donna: iniziò a pensare a se stessa prima d’ogni altra cosa, a coltivare il proprio benessere psico-fisico facendo attivitĆ  fisiche d’ogni genere – dalla scherma alla palestra, passando per l’equitazione e il trekking. Si pensi che in tutte le sue residenze si era fatta installare una palestra con parallele ed anelli. Addirittura, dopo le sessioni di ginnastica, Elisabetta si faceva massaggiare da una propria cameriera, oppure dai massoterapisti più famosi del suo tempo. Curava molto la propria alimentazione e spesso alternava periodi in cui mangiava di più a periodi in cui mangiava molto meno, facendo diete anche bizzarre (in linea col suo secolo!) che purtroppo hanno portato alla creazione del mito d’una imperatrice anoressica (cosa che non ĆØ mai stata, altrimenti non sarebbe neppure arrivata a sessant’anni!). Nelle sue residenze aveva fatto collocare un water-closet all’inglese, primo di questa concezione nella conservatrice Corte di Vienna; addirittura fece mettere una vasca nella quale faceva il bagno ogni giorno, spesso si dice perfino nell’olio d’oliva o nel latte per mantenere la pelle idratata. Allo stesso modo si prendeva cura del viso con maschere e creme grasse assai idratanti, mentre di notte si dice che dormisse con dei panni umidi ai fianchi per mantenere il suo girovita sottilissimo, invidiato da tutte le donne del suo tempo. Aveva un vero e proprio culto per i capelli: si dice che li avesse lunghi sino al pavimento ed erano il suo vanto, ma anche il suo cruccio più grande. Li acconciava con mirabolanti pettinature che divennero molto di moda fra le dame dell’alta societĆ .Fu una donna che viaggiò moltissimo in tutta Europa, soprattutto dopo la morte del figlio Rodolfo, visitando le localitĆ  più Ć  la mode dell’Ottocento. Frequentava la Riviera francese, le localitĆ  termali dell’Impero austriaco e viaggiava per una sua sete di cultura attraverso la Grecia e le cittĆ  dell’Egitto, della Turchia, del Marocco, della Spagna ecc… Non c’è forse un luogo in Europa dove l’imperatrice Sisi non abbia messo piede! Fu dunque un’icona sotto molti aspetti e se fosse vissuta nel nostro secolo sarebbe divenuta indubbiamente una influencer molto famosa.

Come fu per Sissi conciliare il suo carattere (vitale, aperto) con le esigenze della vita di corte austriaca? Innegabilmente fu molto difficile e anzi si dovette scontrare con le rigide regole che governavano ogni ambito della vita di una sovrana. Lei provò a fare di tutto, cercando di assolvere pienamente al ruolo che dovette ricoprire suo malgrado e almeno fino al 1860 (si era sposata nel 1854) fece del suo meglio per conciliare il suo essere vitale con l’aria compassata e vetusta della Corte. Almeno inizialmente portò una ventata di freschezza – per il cruccio di sua zia e suocera Sofia, assai tradizionalista – poichĆ© aveva dei comportamenti non proprio consoni per una imperatrice: andava a fare spese in centro da sola, senza scorta, con una sola dama di compagnia; per le feste di Natale era lei stessa che preparava gli addobbi, gli alberi e i regali, ed era prodiga di doni e di affetto verso tutta la sua famiglia. Cercò di portare il suo spirito democratico anche nella politica del marito. Quest’ultimo ĆØ un aspetto del quale si parla molto poco, ma nei primi anni di matrimonio Elisabetta tentò di far attuare a Francesco Giuseppe una politica molto più liberale, poichĆ© aveva compreso quanto l’assolutismo fosse la causa del malcontento dei sudditi (specialmente del Lombaro-Veneto). Per sua intercessione il marito concesse, ad esempio, l’amnistia a molti prigionieri politici durante i viaggi a Venezia e Milano; in seguito invece fu grazie a Sisi che si formò la duplice monarchia austro-ungarica.Tutto questo però fece storcere il naso alla Corte e agli aristocratici viennesi. Le critiche si sprecarono, sicchĆ© lei poi preferƬ mandare tutto al diavolo, favorendo la fuga agli eventi di rappresentanza per poter vivere pienamente la vita come voleva, senza sentire i giudizi di nessuno.

Come ha ricostruito questi viaggi, quali documenti ha utilizzato? Come detto, ho collezionato moltissimi libri su questo personaggio e sulle figure correlate che fecero parte della vita dell’imperatrice Elisabetta d’Austria. Al di lĆ  delle biografie in italiano, nel vasto panorama dell’editoria tedesca esistono tantissimi volumi su Sisi. Ne esistono di diversi editi moltissimi anni fa, spesso introvabili, con le lettere che il marito Francesco Giuseppe scrisse alla moglie. Sono state pubblicate ad esempio le missive del sovrano all’amica Katharina Schratt che sono fonte preziosa per scoprire gli spostamenti dell’imperatrice e conoscere i retroscena del rapporto tra Sisi e Franz. Si ritrova pure una edizione del diario della dama di compagnia Maria Festics, assai interessante e ricca di dettagli. In italiano, fortunatamente, sono stati pubblicati i memoriali della sua ultima dama di compagnia Irma SztĆ”ray o della nipote Maria Larisch, ma anche il diario del suo lettore di greco Constantin Christomanos o quello della figlia prediletta, Maria Valeria.
Ecco, di solito la base per ricostruire i viaggi di Sisi ĆØ sempre questa, ma quello che non riportano questi libri si deve cercare nei giornali dell’epoca che sono una miniera d’oro di aneddoti, storielle e notizie curiose, che raramente vengono riportati nelle biografie. Grazie ai quotidiani digitalizzati dalla Biblioteca Nazionale Austriaca ĆØ dunque possibile ricostruire (quasi giorno per giorno) gli spostamenti dell’imperatrice d’Austria. Nel caso delle sue peregrinazioni sull’arcipelago di Madeira mi sono avvalso dell’aiuto della biblioteca locale che virtualmente mi ha inviato gli articoli dei giornali del XIX secolo riferiti al passaggio della sovrana austriaca a Funchal e dintorni.Ed ĆØ in questa maniera che, pian piano, ho avuto modo di riscoprire eventi mai narrati e di stilare un resoconto assai dettagliato sui viaggi di Sisi a Madeira – la stessa cosa la feci per i soggiorni dell’imperatrice in Trentino Alto Adige.

Qui si occupa dei ripetuti soggiorni di Sissi a Madeira, in Portogallo, per ragioni di salute, cosa rappresentò per lei quella localitĆ ? Inizialmente Elisabetta raggiunse quest’arcipelago sperduto nell’Atlantico, cosƬ tanto lontano dall’Impero austriaco che pure aveva localitĆ  di cura ben più alla moda e ben più attrezzate, per curare una presunta affezione polmonare. Si dice soffrƬ di tubercolosi, si temette addirittura la sua morte; tuttavia la ragione era ben diversa e assai meno nota. Seppur tormentata da una malattia, vera o presunta che fosse, a Madeira l’imperatrice scoprƬ per la prima volta cosa volessero dire i lussuosi viaggi per mare e ne rimase incantata; apprezzò la natura aspra e selvaggia dell’isola che suo cognato Massimiliano d’Asburgo (fratello dell’imperatore) le aveva descritto con tanto trasporto; gradƬ le sistemazioni modeste, i paeselli pittoreschi e i curiosi mezzi di trasporto dell’isola, con i carri trainati dai buoi o con le amache, e scoprƬ quanto le passeggiate sui monti o le cavalcate forsennate sulla spiaggia, cosƬ lontana da Vienna, la facessero sentire viva, felice e libera. CosƬ, rasserenata nello spirito, Elisabetta guarƬ e conservò sempre un bellissimo ricordo dell’isola tanto da ritornavi dopo oltre trent’anni quando, affranta per la tragica scomparsa del figlio, ripercorrerĆ  come Mater Dolorosa tutti quei luoghi nei quali era stata bene e che, come nel caso di Funchal, l’avevano curata nell’anima e nel corpo.

Che effetto ebbero i soggiorni a Madeira sul carattere di Sissi? Oltre all’effetto benefico sulla sua malattia, Elisabetta cambiò e comprese ben presto quanto ella valesse. A Vienna tutti la ossequiavano perchĆ© imperatrice, altrove tutti la apprezzavano non solo per il suo ruolo ma anche per la sua spontaneitĆ , la freschezza e la cortesia che metteva sempre quando conversava con gli altri. A Vienna si sentiva giudicata da tutti: ogni suo gesto veniva criticato, malvisto, e la stessa Elisabetta era considerata solamente come una duchessina bavarese (del resto questo era effettivamente il suo titolo nobiliare, mai fu principessa). In altro luogo Sisi veniva invece apprezzata per i suoi modi ma anche per il suo fascino tanto leggendario. Lontana dalla capitale dell’Impero ella diveniva quasi un’altra persona. Celata dietro uno pseudonimo, sicura di non esser riconosciuta, si intratteneva addirittura a parlare amabilmente con i contadini, entrava nientemeno che in casa d’estranei che pure la trattavano con ogni riguardo pensandola una comune nobildonna in viaggio. La sua identitĆ  veniva scoperta solamente con la sua partenza, quando magari donava ingenti somme ai suoi ospiti. CosƬ fu a Funchal. E quando capƬ quanto poteva fare da sola, con il suo carattere e la sua bellezza, tornò a Vienna sicura di sĆ©, convinta di ciò che non voleva e di ciò che invece apprezzava, decisa di cambiare le carte in tavola alla Corte di Vienna. Forse non ci riuscƬ, ma da quel 1860 iniziò a far tutto di testa sua a scapito di suo marito, di sua suocera e dei suoi due figli.Il viaggio a Funchal fu dunque tappa fondamentale nella vita di Sisi e mi sono sempre chiesto del perchĆ© nessuno abbia mai deciso di scriverne un libro. CosƬ ho pensato di farlo io.

Quanto c’è vero dell’imperatrice  Sissi che ci hanno fatto conoscere i film degli  anni ’50, ma anche quelli di più recente produzione, rispetto a quella reale? In un tripudio di serie televisive e film per il cinema dedicati all’imperatrice Elisabetta d’Austria, capita spesso di leggere che le ultime due fiction andate in onda su Canale5 e Netflix siano molto più vicine alla realtĆ  di quanto invece fossero i film con Romy Schneider. Questi ultimi vengono ormai considerati prodotti di fantasia, esclusivamente zuccherosi, una fiaba ben lontana dalla realtĆ  della vita della sovrana austriaca. Io però sono di avviso contrario. Ora, al di lĆ  del fatto che ogni epoca abbia il proprio stile ed il proprio prodotto cinematografico o televisivo, non voglio dilungarmi troppo nel narrare la genesi della trilogia (specificatamente tratta da un’operetta per il teatro dunque secondo uno linguaggio ben definito, in un’epoca ben precisa e con un intento dichiarato sin da principio), mi sento di dire che gli ultimi prodotti andati in onda siano un insulto alla Storia.La ā€œSissiā€ di Romy Schneider – ma anche quella di Cristiana Capotondi – ĆØ assai più vicina alla realtĆ  di quanto invece lo siano le ultime produzioni. Per quanto possa esser a tratti stucchevole, almeno in questo caso la Storia viene rispettata: i personaggi vengono descritti assai meglio dal punto di vista biografico, se ne rispettano i caratteri (laddove le testimonianze, tante, ce li descrivono), si rispettano certe dinamiche, inventando sƬ episodi mai avvenuti ma che nulla tolgono o aggiungono all’aspetto generale di determinate figure storiche. PerchĆ© se si vuol creare un prodotto che racconta le vicende di una figura realmente esistita, non si possono inventare scene tipo la futura imperatrice d’Austria che si prende una dama di compagnia in un bordello. Men che meno si può dipingere il personaggio di Francesco Giuseppe come un despota che sin da principio vuol quasi violentare la cugina nel bosco dopo una rissa con degli ungheresi. Nei film con Romy Schneider si rispettano le regole e i tempi del XIX secolo, ma ci sono pure tutte le caratteristiche della vera Elisabetta: se ne descrive sin da subito (nel primo episodio) il carattere volitivo e anticonformista di una duchessa dal temperamento allegro, senza regole, disperazione della madre. Viene mostrata una giovinetta indomita, sin da subito contro l’etichetta e le regole la Corte. DirĆ  alla zia Sofia ā€œIo voglio essere libera, non voglio costrizioni!ā€ aggiungendo che la veritĆ  ĆØ il Vangelo di suo padre Max col quale va a caccia. Certo, il loro rapporto ĆØ edulcorato al massimo, cosƬ come quello con la moglie Ludovica – ma poco male. Fa parte della fiction, cosƬ come per altri personaggio o episodi inventati! Viene mostrato il lato melanconico della futura imperatrice d’Austria, l’incertezza nello sposare Francesco Giuseppe, la paura di lasciare la sua famiglia e il suo nido di Possenhofen e il timore di aver fatto un torto a sua sorella Elena. Nel secondo episodio viene mostrata tutta la sua intransigenza verso certe regole della Corte, i malumori e liti con la zia Sofia, vengono accennati tutti quelli che sono i suoi turbamenti interiori, il voler vivere la maternitĆ  come fece sua mamma Ludovica, la malinconia e la malattia che caratterizzano gli anni a venire e che vengono mostrati quasi velatamente nel terzo episodio. Particolari che non possono esser lasciati in secondo piano o non raccontati, perchĆ© la trilogia con Romy Schneider ĆØ anche questo e non solo zucchero inventato. Non dagli intenti puramente biografici sƬ, ma una Storia narrata secondo lo stile degli ā€œHeimat-filmā€, che porta rispetto alla Storia stessa. Mentre le produzioni degli ultimi tempi sembrano voler discostarsi categoricamente dalla ā€œSissiā€ della Schneider, raccontando gli eventi con un occhio moderno, volendo mostrare a tutti i costi complotti e retroscena mai esistiti di orge, bordelli, liti con fratelli mai avvenute in certi termini. Almeno i film di Ernst Marischka avevano la decenza di rispettare quelli che erano usi, costumi e tradizioni del XIX secolo. Ormai queste cose sembrano quasi obsolete, minimamente considerate pur di fare un film attuale ed accattivante per le nuove generazioni, con scene di sesso ovunque – anche queste interamente decontestualizzate dell’epoca che si vuol narrare e che invece non sarebbero accadute con certe modalitĆ . Nelle nuove produzioni manca proprio il rispetto per un’intera epoca, mentre nella trilogia con Romy Schneider questo c’è.

Quanto c’è ancora da raccontare sulla vita dell’imperatrice Sissi? Di Sissi ĆØ stato raccontato molto ed ogni anno esce sempre qualche romanzetto sulla vita di questa donna moderna ed emancipata. Sono state scritte tante biografie, molte pressochĆ© identiche poichĆ© come base comune hanno quella che tutti considerano la biografia di Sisi per antonomasia scritta da Brigitte Hamann. Tuttavia questo libro, che in Austria viene ormai considerato sorpassato in quanto scritto oltre quarant’anni fa, ha il difetto di aver apportato tante leggende nella vita dell’imperatrice che ormai anche chi non l’ha mai letta considera per vere. Fu lei che, ad esempio, per prima parlò dell’anoressia nervosa di Elisabetta, un aspetto che non corrisponde a veritĆ . Però, da quando ha aperto il museo dedicato a Sisi nel palazzo imperiale di Vienna (col quale sono sempre in contatto, nel caso io abbia dei dubbi riguardo determinate cose), sono stati acquistati numerosi oggetti legati ad Elisabetta che gettano una luce diversa sulla sua esistenza. CosƬ su di lei c’è ancora tanto da scrivere soprattutto in quest’ottica poichĆ©, oltre alla leggenda, c’è anche molto altro e, poichĆ© il suo mito sembra non voler mai tramontare, più che scrivere biografie ĆØ molto più stimolante andare ad approfondire dettagli meno conosciuti riguardanti i suoi viaggi in lungo e in largo per l’Europa.

In un nuovo adattamento cinematografico, che attrice vedrebbe nei panni di Sissi? Difficile fare il nome di un’attrice che possa interpretare l’imperatrice Elisabetta. Il suo volto era cosƬ tanto particolare che trovare una donna che possa somigliarle anche lontanamente ĆØ davvero un’impresa ardua. Oltretutto rendere un personaggio complesso come il suo, con un carattere volitivo, capriccioso, testardo ed incredibilmente cinico, ĆØ cosa assai complicata. Vero ĆØ che la somiglianza non ĆØ necessaria soprattutto se si guarda alla stessa Romy Schneider che, al di lĆ  delle acconciature, non ha nulla che possa ricondurre alla vera Sisi; tuttavia proprio lei vestirĆ  di nuovo di Sisi nel film ā€œLudwigā€ di Luchino Visconti e proprio in questa produzione la sua interpretazione ĆØ talmente tanto esatta – forse anche un po’ a macchietta – che sembra quasi di vedere la vera imperatrice Elisabetta. Stessa cosa si può dire per l’attrice Marisa Mell, conosciuta soprattutto per il ruolo di Eva Kant nel film “Diabolik” diretto da Mario Bava nel 1968, che interpretò Sisi nel docu-film austriaco ā€œElisabeth – Kaiserin von Ɩsterreichā€ del 1972. Se proprio debbo fare un nome, penso sempre che l’attrice Rachel Weisz sia forse quella più adatta per vestire i panni di Sisi in una produzione che rispetti la storia e le vicende della sovrana austriaca. Ho sempre intravisto nel suo volto i tratti dell’imperatrice Elisabetta sin dai tempi del film ā€œAgoraā€. Un’altra attrice nella quale ho intravisto i tratti di Sisi ĆØ Henriette Confurius che ho avuto modo di apprezzare nel film “Narciso e Boccadoro” di Stefan Ruzowitzky.

:: Trilby, George du Maurier, (Gallucci editore) A cura di Viviana Filippini

30 Maggio 2024

Arriva per la prima volta in Italia ā€œTrilbyā€ di George duĀ  Maurier, Ā edito da Gallucci, un romanzo con protagonista una giovane, modella Trilby O’Ferrall, nella Parigi dell’Ottocento, che ebbe cosƬ tanto successo di pubblico da dare il via al mito della BohĆØme. Du Maurier ĆØ un cognome noto che rimanda a Daphne, scrittrice prolifica, nipote di George, la quale portò avanti con successo l’ereditĆ  della passione per la scrittura. George era nato artisticamente come pittore, passò poi all’illustrazione ma, costretto dalla mancanza di vista, optò per la scrittura. Di lui ci sono rimasti alcuni romanzi (tre) tra i quali ā€œTrilbyā€ che lo consacrò al successo.Ā  La storia di Trilby ĆØ affasciante, la giovane modella vive nel quartiere Latino di Parigi, posa negli atelier degli artisti e con la sua bellezza riesce a conquistare tutti coloro che la incontrano. Tra di loro c’è Piccolo Billy (inglese come i suoi amici) che ne rimane ammaliato a tal punto da volerla sposare, anche perchĆ© pure Trilby lo ama. Purtroppo la vita di questi giovani artisti squattrinati alla ricerca del colpo di fortuna con la loro arte e della modella che tutti amano dipingere, si complica con l’arrivo del nemico di turno, pronto a fare di tutto pure di ostacolare la felicitĆ  altrui: Svengali. L’uomo ĆØ un violinista, suona il pianoforte, ĆØ un grande artista, ma il suo carattere prepotente e scorbutico ĆØ quello che gli impedisce di trovare l’adeguato successo a Parigi. Il cupo Svengali oltretutto ĆØ esperto di ipnosi, tanto da applicare sulla modella gli insegnamenti mesmerici (Mesmer medico tedesco vissuto tra il 1734 e il 1815) per guarirla da alcuni malanni che la affliggono. In realtĆ  Svengali utilizzerĆ  le sue competenze e astuzie per manipolare e plagiare TrilbyĀ  al fine di trasformarla in una grande cantante lirica (anche se lei non lo ĆØ), riuscendo a scovare in nella ragazza una voce meravigliosa. Il tutto solo per fare soldi. Questo atteggiamento meschino, velato dall’inganno, porterĆ  il Piccolo Billy ad allontanarsi da Trilby, a vivere la sua vita lontano da quello che era, ed ĆØ, il suo amore e sarĆ  proprio tale forza che riuscirĆ  a riunire la coppia. Trilby agisce come un’ automa ĆØ sotto il completo controllo di Svengali, le azioni che compie non sono spontanee, ma indotte dal manipolatore che porta la ragazza a fare cose senza che lei non se ne renda conto. Il tutto Ā fino a quando un improvviso colpo di scena riunirĆ  la coppia e vedrĆ  la sconfitta di Svengali. Tutto sembra tornare alla normalitĆ , ma gli imprevisti e l’abilitĆ  narrativa sono sempre dietro l’angolo tanto ĆØ vero che un ritratto del cupo violinista cambierĆ  per sempre i piani di Trilby e del suo amore, il Piccolo Billy. “Trilby” ĆØ un romanzo avvincente, con colpi di scena inaspettati che ci regala un vero e proprio spaccato della vita nella Parigi ottocentesca. Allo stesso tempoĀ  stesso tempo Geroge du Maurier pone però l’attenzione su alcuni temi attuali ieri e ancora oggi come la sete di potere e denaro; la manipolazione dell ’altro per trarne beneficio considerandolo più un oggetto che una persona con emozioni e sentimenti e quanto ambigui possono dimostrarsi gli esseri umani che nascondono dietro una maschera la loro vera natura, a volte buona, in altri casi (vedi Svengali) crudele e meschina, sempre pronta a sfruttare il prossimo per trarne beneficio. Traduzione Pierdomenico Baccalario.

George du Maurier era nato a Parigi nel 1834, il padre era francese e la madre inglese. Iniziò come pittore, passo poi all’illustrazione per la rivista satirica ā€œPunchā€. I seri problemi di visto lo portarono a dedicarsi alla scrittura di romanzi, ne realizzò tre, tra i quali Trilby, che lo consacrò al successo. George du Maurier morƬ a Londra nel 1896, era lo zio di Daphne du Maurier, anche lei scrittrice di successo.

Source: inviato dall’editore.

:: Il grande Nord. Viaggio intorno al mondo lungo il sessantesimo parallelo, Martin Tallack, (Iperborea, 2024) A cura di Viviana Filippini

15 Maggio 2024

ā€œIl grande nord. Viaggio intorno al mondo lungo il sessantesimo paralleloā€ di Martin Tallack, edito da Iperborea ĆØ un libro che mescola diversi generi letterari, nel senso che non ĆØ solo un saggio che mette al centro il tema del viaggio attorno al sessantesimo parallelo del pianeta terra alla scoperta di tutti quei luoghi che lo caratterizzano. Accanto ad esso ci sono le storie e il vissuto umano e naturale. Quello che Tallack fa ĆØ portarci nel suo pellegrinaggio personale, alla scoperta del suo universo interiore e di quel  cammino di ricerca di pace e equilibrio al quale lui  anela dal momento della morte improvvisa del padre, scomparso tragicamente. Il saggio, ma ĆØ anche un po’ memoir di viaggio, ĆØ una vera e propria avventura umana, dove l’autore racconta il perchĆ© ha deciso di affrontare i luoghi scelti per il percorso e il rapporto con le persone che incontra. Non solo, infatti oltre al presente, allo stesso tempo, troviamo la storia passata, le abitudini, usi e costumi, miti, leggende e folklore delle localitĆ  visitate e delle popolazioni incontrate. RealtĆ , avventura, ieri e oggi si intrecciano in una narrazione scorrevole che trascina chi legge in un mondo di emozioni appassionanti dove l’aspetto umano ed emotivo hanno un ruolo fondamentale per lo scrittore  e per il lettore che diventa, pagina dopo pagina, partecipe delle emozioni e avventure dello scrittore britannico. Tallack, che tra l’altro ĆØ anche cantautore, ci accompagna in quello che ĆØ un itinerario nel Nord attorno al sessantesimo parallelo, dove lo spostamento fisico diventa un profondo viaggio alla ricerca di sĆ©. Tra le tappe ci sono le Shetland dove regnano sovrane la roccia e la torba;  la Groenlandia con Quassik, la montagna dei corvi; il Canada con Fort Smith che all’inizio del XX secolo non era ancora una localitĆ  molto sviluppata, ma con la corsa all’oro del Klondike ci fu una vera e propria invasione del Canada Occidentale. Troviamo poi l’Alaska dove i turisti accorrono per vedere la risalita dei salmoni rossi e il valore della terra ĆØ importante e fondamentale, perchĆ© essa rappresenta il passato e il futuro del paese  ma, allo stesso tempo, ĆØ fragile e indomita. Tallack ci porta in Siberia a contatto con gli eveni della Kamčatka, e alla loro convivenza con le renne tra i ghiacci siberiani; a San Pietroburgo, voluta da Pietro il Grande verso la fine XVII, dopo essere rimasto affascinato dall’Europa Occidentale, soprattutto da Londra e Amsterdam. Un passaggio lo si fa anche in Finlandia con le Isole ƅland e in questa cultura finlandese si percepisce il forte attaccamento alla propria identitĆ  e si scopre che, un tempo, i palazzi prendevano i nomi dai pesci e dagli animali facevano da traino all’economia locale, tanto ĆØ vero che ci imbatte nella casa delle anguille, in quella delle capre, quella dell’aringa o dell’abramide (ĆØ un pesce). Si arriva infine in Svezia e Norvegia per muoversi tra canali e canaletti, divinitĆ  antiche, botanici come Linneo e societĆ  moderna e contemporanea alle prese con eventi inaspettati come gli attentati del 22 luglio 2011 in Norvegia dove morirono 77 persone. ā€œIl grande Nord. Viaggio intorno al mondo lungo il sessantesimo paralleloā€ di Martin Tallack ĆØ un libro che si apre al mondo nordico attorno al sessantesimo parallelo, un universo sƬ vasto, a volta solitario, ma affascinante dove realtĆ  differenti si trovano a condividere lo stesso spazio diventando ā€œcasaā€ e come dice Tallack: ā€œcentro del mondoā€. Traduzione Stefania De Franco.

Malachy Tallack ĆØ uno scrittore e cantautore britannico. Con il romanzo ā€œLa valle al centro del mondoā€, apparso in Italia presso Bompiani, ĆØ stato candidato all’Highland Book Prize e all’Ondaatje Prize della Royal Society of Literature. Il grande Nord ĆØ stato Libro della Settimana per la BBC Radio 4 ed ĆØ entrato nella shortlist del prestigioso Saltire First Book Award. Dopo aver vissuto per buona parte della sua vita sulle isole Shetland, ora risiede a Fife, vicino a Edinburgo.

Source: richiesto all’editore. Grazie all’ufficio stampa Iperborea.

:: ā€œTraiano. Il migliore imperatore di Romaā€, Mirko Rizzotto, Graphe.itĀ  (2024) A cura di Viviana Filippini

6 Maggio 2024

Quando si pensa a Traiano, la mente corre spesso alla Colonna Traiana innalzataĀ  a Roma nel 113 d.C. per celebrare l’impresa che portò l’ imperatore Traiano a conquistare laĀ  Dacia. La colonna narra per immagini i momenti più importanti e salienti della battaglia che permise all’imperatore l’importante vincita. In realtĆ  ancora molto non si sa della vita di Traiano le cui ceneri, tra l’altro, si trovano nella base della colonna, e a narrarla per darci maggiori particolare ci pensa Mirko Rizzotto con ā€œTraiano. Il migliore imperatore di Romaā€, edito da Graphe.it. Il testo non solo racconta la persona di Traiano per le imprese compiute, perchĆØ quello che l’autore cerca di fare ĆØ proprio restituire un ritratto umano dell’antico imperatore di origine spagnola che, salito al trono nel 98 d.C., e passato alla storia come l’ “Optimus Princeps”, ossia il migliore imperatore, qualitĆ  che come si nota nel libro, gli permise di conquistare fama ai suoi tempi e di riottenerne molta altra anche in epoca medievale. A tal fine nell’ultima parte del testo si trovano tutta una serie di scritti di epoca medievale riferiti a Traiano e alla sua importante figura. Questo interesse ieri e oggi perchĆ©? Per il semplice fatto che Traiano, dimostrò di essere un abile uomo di armi e stratega che fece guerre daciche e partiche grazie alle quali ampliò il suo impero arrivando in Dacia (Romania), Armenia, Mesopotamia, Assiria e che gli permisero anche di intessere interessanti rapporti con il regno indiano dei Kushan, frenati poi dall’improvvisa morte di Traiano stesso. Certo ĆØ che l’ imperatore riuscƬ a mettere in campo le sue qualitĆ  anche in ambienti non esclusivamente militari, ma nella vita di ogni giorno. Basti pensare all’amore per l’arte che lo portò, Ā durante il suo impero a Roma, a far realizzare i diversi monumenti che ancora oggi possiamo vedere, compresa la colonna che racconta le sue gesta descritta all’inizio della recensione. Il suo amore per la cultura lo portò a sostenere la maturazione di letterati come Plinio il Giovane, Tacito, Dione Crisostomo, segni evidenti della sua versatilitĆ . A rendere più approfondita questa biografia ci sono anche una serie di testi rumeni che l’autore ha consultato e che gli hanno permesso di aggiungere ulteriori informazioni e dettagli in più su Traiano, sulle sue maggiori battaglie, ma anche sulla dimensione umana e colta di colui che venne poi definito nel tempo e nella memoria ā€œil migliore degli imperatoriā€.

Mirko Rizzotto laureato in Storia romana all’universitĆ  di Padova ĆØ insegnante di Italiano e Storia nell’istituto comprensivo statale del proprio paese natale dal 2004. ƈ stato conservatore e poi collaboratore alla didattica nel Museo Civico Archeologico di Cologna Veneta, il più antico della provincia veronese. ƈ direttore editoriale di varie collane per una casa editrice patavina e collaboratore con l’editore statunitense ABC-Clio (California). Tra le sue pubblicazioni ne ricordiamo alcune: “Mario Massimo. Frammenti”Ā (2006);Ā Ā “Xifilino. Vita dell’imperatore TraianoĀ (2010);Ā “Krum il grande nemico dell’Impero romano”Ā (2011).Ā Ha curato inoltre la pubblicazione dei frammenti delle opere dell’imperatore Traiano (2020), degli scritti del babilonese Beroso e dell’ambasciatore bizantino Pietro Patrizio (2021).

Source: inviata dall’editore. Grazie allo studio Comunicazione 1A.

Scopriamo “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura” con gli autori

28 aprile 2024

Metello ĆØ buono, buffo e anche un po’ impacciato, ma tanto timido. Per tutte queste ragioni il bulletto Marcus non esita prenderlo come bersaglio di scherzi. Stanco di soliti attacchi, Metello va al parco dove sta bene e in pace, ma lƬ accadrĆ  qualcosa che lo cambierĆ  per sempre. A raccontarci come ĆØ nato “Blue Sky e il risveglio della Magia Pura” (Dialoghi) ci hanno pensato Joe e Grace Commoner.

Come ĆØ nata la storia di Blue Sky e il risveglio della Magia Pura ƈ nata quasi per caso: dopo l’uscita del primo libro nel lontano 2005 (ā€œBlue Sky e l’ingannevole Mondo dell’Apparenzaā€), Joe aveva tanti appunti per la trama di un possibile sequel, ma per mancanza di tempo aveva abbandonato l’idea. Dopo molti anni, Joe ha incontrato Grace e, mentre parlava con lei del sequel che avrebbe voluto realizzare, ha risposto: ā€œE che ci vuole? Ti aiuto io!ā€. Da lƬ ĆØ nata la storia.

Quali sono i modelli o le fonti che vi hanno ispirato? Principalmente ci siamo lasciati ispirare da “Le cronache di Narnia” per le creature parlanti e per la giovane etĆ  dei protagonisti e dallo stile bizzarro e stravagante di “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglieā€.

Il protagonista si chiama Metello come il protagonista del romanzo di Vasco Pratolini, ĆØ un caso o scelta voluta? ƈ un caso. Mentre Joe scriveva il primo libro, cercava un nome per un personaggio buffo e impacciato, che poi sarebbe diventato Metello, e parlandone in famiglia la moglie raccontò che da ragazza a scuola aveva un compagno di classe con quel nome e che veniva spesso preso in giro per la sua goffaggine. Viste le somiglianze con l’idea del personaggio principale ha deciso quindi di dargli il suo nome.

Il protagonista ĆØ vittima di bullismo, come mai la scelta di un tema cosƬ delicato e attuale? Tutti i personaggi che entrano nel Mondo dell’Apparenza imparano a superare le loro insicurezze e scoprono come guardare il mondo reale con occhi diversi, affrontando ogni giorno le loro sfide personali con resilienza. Per questo libro abbiamo scelto il bullismo perchĆ© ĆØ un tema sempre molto attuale nelle scuole e abbiamo pensato che sarebbe stato bello poter aiutare i bambini e i ragazzi a comprendere come affrontarlo con consapevolezza; pensiamo che potrebbe essere una buona idea far leggere il nostro libro nelle scuole e poi usarlo come punto di partenza per condividere le nostre esperienze personali con i ragazzi e farli sentire meno soli.

Cosa rappresenta per Metello il parco dove si rifugia? Il parco ĆØ un luogo familiare a tutti noi: ci ricorda la nostra infanzia e sicuramente a molti di noi vengono in mente tanti momenti di divertimento passati insieme ai nostri amici e alla nostra famiglia. Anche per Metello il parco ha un significato molto forte però in quel capitolo della storia ha più la funzione di rifugio sicuro, un’oasi conosciuta solo a lui dove può scaricare la tensione accumulata a scuola e schiarirsi le idee.

Apparenza ĆØ il mondo dove, magicamente, finisce Metello e qui gli sarĆ  dato un grande compito. Il suo percorso può essere visto come quello classico vissuto dall’eroe? Possiamo dire che l’avventura di Metello rientra nell’idea classica del ā€œviaggio dell’eroeā€, però in essa c’è anche un secondo significato: quello nel Mondo dell’Apparenza, oltre a un viaggio fisico, ĆØ soprattutto un viaggio alla ricerca di se stessi, nel quale impariamo a conoscere e comprendere le nostre emozioni.

ƈ possibile vedere in questo romanzo fantasy anche un romanzo di formazione? Certamente. Il romanzo ha una ā€œforma mentisā€ di tipo logico-matematico; infatti, cerchiamo di insegnare ai lettori una metodologia generale con cui affrontare tutti gli ostacoli della vita (e il bullismo in particolare). Sarebbe bello se i ragazzi potessero metterla in pratica e affrontare con maggiore consapevolezza tutto ciò che sta loro attorno.

Ci saranno nuove avventure per Metello? L’idea alla base della ā€œserie nel Mondo dell’Apparenza” ĆØ che ogni libro fosse una storia a se stante con un protagonista diverso ogni volta. Questo significa che magari per Metello non ci saranno nuove avventure, ma certamente ce ne saranno per altri personaggi: nel primo libro la protagonista ĆØ stata Miriam, nel secondo Metello, nel terzo chi lo sa?

In realtĆ  questo libro ha anche uno scopo solidale, ci racconti quale ĆØ? Volevamo scrivere una storia che aiutasse i ragazzi a far crescere la fiducia in loro stessi, ma anche scrivere un libro che allo stesso tempo aiutasse i ragazzi meno fortunati della Tanzania, dove Joe ha trascorso due brevi, ma intense esperienze, che hanno segnato in modo indelebile la sua vita.

:: I dettagli, Ia Genberg, (Iperborea, 2024)A cura di Viviana Filippini

9 aprile 2024

ā€œI dettagliā€Ā ĆØ il romanzo di Ia Genberg, edito da Iperborea, dove la protagonista ĆØ un’ anziana donna a letto afflitta dalla febbre che ripensa la suo passato. Questo le permette di concentrarsi su alcune persone che hanno avuto un ruolo cardine nella sua esistenza. Dalle amanti famose presentatrici tv, a uomini con i quali si sono vissute intense passioni, ad amicizie vere e profonde, fino a quella donna che le ha dato al vita e con la quale il rapporto ĆØ sempre stato parecchio complicato. Il libro di Ia Genberg ĆØ un vero e proprio viaggioĀ  dentro il vissuto personale della protagonista, dove il lettore, grazie alla narrazione/rievocazione di momenti che hanno lasciato in lei eĀ  nella sua esistenza segni profondi. Il lettore compie un vero e proprio viaggio nel tempo, nello spazio e nelle vite più o meno fragili della voce narrante e dei suoi comprimari, in una Stoccolma dei primi anni Novanta. Non mancano poi riferimenti all’importanza dello scrivere e del leggere, con la citazione di libri che poi ritroviamo alla fine del romanzo nella sezione creata dalla traduttrice dove vengono inseriti i libri inediti in Italia, ma nominati tra un pezzo di vita e un altro. Oltre a questo ci si domanda però cosa hanno di cosƬ importante i comprimari della protagonista? Lo si comprende leggendo le relazioni d’amore, i rapporti d’amicizia e familiari narrati, scorgendo i dettagli che li caratterizzano e sono piccoli tasselli che magari non tutti notano ma che, per un’attenta osservatrice quale ĆØĀ  la voce narrante, sono fondamentali per assimilare le esistenze di certe persone che ha conosciuto e con le quali ha vissuto. Tra di loro ci sono Johanna, una ex fidanzata della protagonista diventata molto nota eĀ  con la quale, nonostante le promesse non ĆØ stato amore eterno. Ad un certo punto irrompe Niki, con la quale da subito risulta difficile costruire un rapporto di amicizia stabile e duraturo vista la sua versatilitĆ  nel cambio degli stati d’animo. Nel cuore della protagonista c’è spazio anche per Alejandro, con lui ci sarĆ  una relazione sƬ travolgente, ma problematica vista quella sua peculiaritĆ  caratteriale di stare sempre in bilico tra atteggiamenti opposti. L’ultima parte ha al centro Birgitte, una figura femminile molto importante per la protagonista, ma per la quale forse ĆØ più doloroso attuare il ricordo. SƬ perchĆ© la donna ĆØ la madre della narratrice. Un figura femminile piena di problemi e fragilitĆ  che, nonostante tutto, ĆØ comunque sempre rimasta presente nella vita della donna. Con ā€œI dettagliā€, la giornalista e scrittrice svedese Ia Genberg, porta noi lettori in un mondo narrativo di una donna che ripensa e riflette sui tempi passati e doveĀ alcuni dettagli che restano nella sua memoria, sono la prova concrete del fatto che certe persone anche se escono dal nostro vissuto lasciano, in qualche modo, un segno perenne. Traduzione Alessandra Scali.

Ia Genberg ĆØ Nata a Stoccolma nel 1967. Giornalista e scrittrice svedese ha esordito nel 2012 come autrice di romanzi. Il romanzo, tradotto in più di trenta paesi, ha ricevuto l’ambito Premio August nel 2022 e il Premio Aftonbladet nel 2023, ed ĆØ stato finalista al Premio Svenska Dagbladet e al Premio Adlibris.

Source: richiesto dal recensore.

::Giacomo Matteotti, figlio del Polesine. Un grande italiano del Novecento, Diego Crivellari, Francesco Jori (Apogeo editore 2024), A cura di Viviana Filippini

29 marzo 2024

Cento anni fa, il 10 giugno 1924, accadde uno dei fatti ancora nella memoria degli italiani.Ā  A Roma venne prima rapito e poi assassinato Giacomo Matteotti, parlamentare socialista originario del Polesine, il cui corpo senza vita venne rinvenuto due mesi dopo. Nel libro “Giacomo Matteotti, figlio del Polesine. Un grande italiano del Novecento” (Apogeo editore 2024), Diego Crivellari e Francesco Jori ricostruiscono la figura del parlamentare vittima di un gruppo di fascisti. Il saggio storico biografico, con una prefazione di Francesco Verducci e la postfazione di Marco Almagisti, non si concentra solo sul fatto drammatico che portò via Matteotti all’Italia, alla sua terra e alla famiglia e non solo ai genitori, ma pure alla giovane moglie, la poetessa Vellia Titta e ai tre piccoli figli, ma anche su molto altro. Come da resoconti storici ĆØ noto che i principali indiziati furono i componenti del regime fascista guidato da Mussolini, perchĆ© Giacomo Matteotti aveva deciso di raccontare pubblicamente quell’atmosfera cupa, violenta che si stava insediando sempre più in Italia e cheĀ  aveva permesso al regime di prendere potere. Matteotti voleva porre l’attenzione anche sulla poca chiarezza e trasparenza che aveva caratterizzato le elezioni tenutesi qualche mese prima, ad aprile, ma gli fu impedito. Nel libro i due autori ricostruiscono la figura di Giacomo Matteotti partendo da lontano, dalla sua terra: il Polesine. In questo modo, in un vero e proprio viaggio, si scopre la storia della zona operosa del Polesine le cui terre videro giĆ  la presenza di passaggi umani ai tempi degli antichi Greci, ma anche con insediamenti viventi e commerciali di epoca romana, medievale, rinascimentale e risorgimentale che portano il lettore fino ai giorni nostri e alla storia recente della zona veneta. Gli autori si concentrano sulla figura del giovane Matteotti, nato a Fratta, sulla sua formazione e Ā sui suoi primi passi in politica nella terra natia, sempre nel movimento socialista e in quell’ascesa politica che lo condusse alla presenza in Parlamento a Roma. Dalle pagine emerge sƬ il forte impegno politico, civile di Matteotti che non aveva remore a far sentire la propria voce per quelle che erano le ingiustizie, ma anche per le possibili soluzioni per rimediare ad esse. Quella di Matteotti fu una vita dove oltre all’impegno pubblico, c’era un costante legame profondo con la propria terra natia, della quale il politico mai si dimenticò. Capitolo dopo capitolo, ci si rende conto dell’accurata ricerca fatta dagli autori per narrare la vicenda Matteotti, contestualizzando al meglio anche il mondo veneto dal quale il politico veniva. Matteotti amava la giustizia nella societĆ , era molto attento ai valori della cultura e della cura del territorio, ma anche all’istruzione e alla scuola che secondo la sua ottica avrebbe dovuto essere sottoposta ad una riforma completa. Matteotti e il suo senso di giustizia e di veritĆ  tornano in ogni gesto che faceva, e qui se ne parla anche nella sezione dedicata al suo libro ā€œUn anno di dominazione fascistaā€ Ā che il parlamentare socialista scrisse denunciando le atrocitĆ  compiute dal regime per prendere il potere. Ad un secolo dalla scomparsa di Matteotti, “Giacomo Matteotti, figlio del Polesine. Un grande italiano del Novecento” di Diego Crivellari e Francesco Jori ĆØ un libro che permette di conoscere al meglio la figura del parlamentare socialista e di quello che gli accadde, ma aiuta anche ad avere un quadro del suo mondo di origine e permette di capire quanto di quella sua dimensione umana e politica ĆØ rimasta nell’Italia di ieri e che ereditĆ  si può scorgere in quella di oggi. Ā 

Diego Crivellari (1975) con una laurea in Filosofia, ha lavorato in ambito editoriale ed ĆØ docente di ruolo nelle scuole superiori. Attualmente ĆØ presidente del C.U.R. (Consorzio UniversitĆ  Rovigo) e membro del comitato scientifico dell’Istituto polesano per la Storia della Resistenza e dell’etĆ  contemporanea (IstPolRec). Ha scritto: ā€œScrittori e mito nel Delta del Poā€ e ā€œMistero adriaticoā€.

Francesco Jori (1946), laureato in Scienze Politiche ĆØ giornalista. Ha lavorato per ā€œResto del Carlinoā€, ā€œMattino di Padovaā€ e al ā€œGazzettinoā€, come inviato e vice direttore. Autore di diversi testi sulla storia veneta, ha ricevuto premio Brunacci 2023 alla carriera per la divulgazione storica.

Source: richiesto dal recensore. Grazie all’ufficio 1A Comunicazione.

::TheĀ  Woman in Me, Britney Spears (Longanesi 2023) A cura di Viviana Filippini

19 marzo 2024

Britney… e ā€œBaby one more timeā€ā€¦ sono passati anni, era il 1998 quando Britney Spears irrompeva nelle classifiche mondiali con questa hit, una delle tante che l’hanno consacrata a Reginetta del Pop. Un successo dopo l’altro, poi la caduta e un limbo dal quale Britney sembrava non riuscire ad uscire. ā€œThe Woman in Meā€ ĆØ l’autobiografia della cantante, edita da Longanesi, che si racconta, anzi narra la sua vita da bambina, adolescente, adulta, madre, mostrando aspetti esistenziali non sempre noti. Nel senso che noi vediamo e conosciamo l’immagine che ci arriva dai media, ma dietro di essa c’è un vero e proprio mondo da scoprire e non ĆØ detto che quelle luci brillanti della superficie incarnino la perfezione. Il libro della Spears ĆØ una racconto a ruota libera di una vita nella quale la cantante narra diversi momenti dove si alternano gioia, felicitĆ , ma anche dolori come il rapporto altalenante e variabile con la famiglia; Ā la fine della relazione con Justine Timberlake, e si capiscono un po’ più a fondo le motivazioni del loro allontanamento anche con dettagli che magari non tutti sanno; Ā o c’è l’episodio di quando la Spears si rapò a zero i capelli (tra le pagine si scopre il perchĆ©), o quel suo bisogno di fare la mamma che le ĆØ stato ostacolato in ogni modo possibile. Dietro alla facciata di perfezione e successo, Britney narra il suo lavorare in modo costante e continuo fatto seguendo le direzioni e le volontĆ  altrui, senza poter esprimere il suo estro o avere voce in capitolo sul proprio essere artista, ma anche donna e mamma. SƬ perchĆ© nel libro la Spears narra anche del Conservatorship, unĀ provvedimento legaleĀ deciso dal tribunale con il quale si affida laĀ tutelaĀ fisica e economica di una persona adulta a un’altra, spesso legata a lei tramite parentela e per la Spears Ā fu il padre. Esso ĆØ uno strumento utilizzato quando gli individui non sonoĀ più capaci di prendere decisioniĀ per se stessi per motivi gravi (soprattutto di salute). Britney fu sottoposta al Conservatorship dal 2008 fino al 2021 e leggendo il libro ci si rende conto del controllo serrato che la cantante dovette subire, perchĆ© riguardava ogni aspetto della sua vita, dalla dimensione pubblica a privata, al lavoro, fino agli integratori che prendeva, tanto che nel libro la cantante dice che cominciò a sentirsi come un robot. ā€œThe woman in meā€ di Britney Spears, ĆØ un memoir nel quale l’artista con una scrittura ironica si mostra in modo completo, mettendosi a nudo a noi lettori e permettendoci di comprendere come a volte dietro una vita di successo possano esserci tanto dolore e sofferenza, che evidenziano quanta fragilitĆ  si possa nascondere in una persona che, indipendentemente dalla notorietĆ , ĆØ sempre un essere umano con sentimenti ed emozioni. Traduzione di Paolo Lucca e Giuseppe Maugeri.

Britney Jean SpearsĀ  ĆØ unaĀ cantante,Ā ballerina,attrice,Ā cantautrice,Ā personaggio televisivoĀ eĀ stilistaĀ statunitense. ƈ tra le più celebri e premiate artiste della storia dellaĀ musica pop ed ĆØ entrata neiĀ Guinness dei PrimatiĀ per 13 volte e le ĆØ stata dedicata una stella nellaĀ Hollywood Walk of FameĀ all’etĆ  di 21 anni.

Source: del recensore.

::La spilla d’oro, Paolo Buchignani (Arcadia edizioni 2024) A cura di Viviana Filippini

27 febbraio 2024

ā€œLa spilla d’oro. Memorie da un secolo sterminatoā€ ĆØ il romanzo storico di Paolo Buchignani, uscito per Arcadia editore. La cosa interessante della trama non ĆØ solo il mescolarsi del presente con il passato, ma il fatto che all’interno dell’impianto narrativo l’autore mette, da una parte le vicende personali, autobiografiche del protagonista Lapo e, dall’altra, i grandi fatti della Storia italiana nell’Italia prima e subito dopo la Grande Guerra. La vicenda comincia nel presente del 2020, quando l’arrivo del Covid 19 stravolse le vite di tutti, compresa quella del protagonista Lapo che pensa spesso al suo passato, al padre e a quelle che potrebbero essere le conseguenze di un contagio con il misterioso virus. In realtĆ  Lapo fa i conti anche con tanti ricordi, compresi i racconti che lo portano indietro nel tempo nella sua famiglia e nella Lucca di inizio 1900. Dal presente si passa al passato, tra la Prima Guerra Mondiale e il successivo affermarsi del Fascismo in Toscana e in tutta Italia. Quello che Lapo, appassionato di ricerca storica fa,Ā  ĆØ sƬ andare per archivi cercando documenti che certifichino quello che lui conosce e ricorda, ma, allo stesso tempo, il protagonista dĆ  voce a uomini e donne della sua famiglia e non, per raccontare la storia dal loro punto di vista di gente comune. Accanto ai parenti di Lapo, compaiono politici, letterati, artisti, pittori, religiosi, socialisti, fascisti, giornali, fotografie, vittime e carnefici, in quella che ĆØ una vera e propria comunitĆ  umana intentaĀ  fare i conti con la povertĆ  dell’immediato dopo guerra del 1918 e il successivo radicarsi, anche con metodi violenti, del Fascismo. Da un lato la violenza di chi vuole imporsi a tutti i costi e, dall’altra, la volontĆ  di resistere, di non soccombere al prepotente in nome della libertĆ . Accanto ai personaggi che agiscono avanti e indietro nella narrazione con le loro storie a confronto con la grande Storia, compare spesso anche lei: la spilla d’oro. Lapo la conoscere bene quella spilla dalla Ā testa rossa, perchĆ© sa che la nonna Esterina la Ā usava, alla vigilia della Grande Guerra, per difendersi dai molestatori nel loggione del Giglio di Lucca. Ā La spilla d’oro, oltre che essere il titolo del romanzo di Buchignani, diventa il legante, una sorta di lascia passare, che attraversa la Storia, i tanti frammenti di vita di provincia narrati e Ā che tiene unito il passato e il presente nell’esistenza di Lapo, permettendogli di scoprire e conoscere al meglio la sua famiglia e i fatti di cui essa fu testimone e protagonista nel corso della prima parte del Novecento. “La spilla d’oro. Memorie da un secolo sterminato”Ā (Arcadia Edizioni),Ā di Paolo Buchignani ĆØ stra i libri proposti per il Premio Strega 2024. A proporlo Silvana Cirillo.

Paolo Buchignani storico del ’900, docente di Storia contemporanea all’UniversitĆ  per Stranieri ā€œDante Alighieriā€ di Reggio Calabria. Ha pubblicato numerosi saggi sul fascismo, sui totalitarismi e sul tema della rivoluzione declinato nelle diverse culture politiche del XX secolo. Come scrittore di romanzi e racconti storici, segnalato a suo tempo da Geno Pampaloni, Romano Bilenchi e Mario Tobino, Buchignani ha pubblicato cinque volumi: uno di questi, “Solleone di guerra”, reca la prefazione di Carlo Lizzani; un altro, “L’orma dei passi perduti”, ĆØ stato candidato al Premio Strega 2022.

Source: inviato dall’editore. Grazie all’ufficio stampa 1A Comunicazione.

:: Giornata della Memoria: E il vento si fermò ad Auschwitz, Maristella Maggi (Gallucci, 2024) a cura di Viviana Filippini

26 gennaio 2024

Il giorno della Memoria ĆØ il giorno per commemorare le vittime dell’Olocausto, ma ĆØ anche il momento per scoprire e riscoprire letture a tema dedicate a questa giornata. Per Gallucci ĆØ uscito ā€œE il vento si fermò ad Auschwitzā€ di Maristella Maggi, inserito nella collana degli ā€œImperdibiliā€, ossia quei libri che hanno storie coinvolgenti e appassionanti da leggere. Protagonista della vicenda ĆØ Sara, ebrea nell’Italia del 1938, quando l’applicazione delle leggi razziali fasciste cambiò in modo radicale la vita degli ebrei. Dal momento della loro messa in atto, per la protagonista tutto divenne complicato, perchĆ© per Sara si chiusero le porte della scuola e quei compagni e compagne di classe che lei credeva amici, le girarono per sempre le spalle, proprio perchĆ© era ebrea. La vita di Sara, come quella di tutti gli ebrei che le stanno attorno, si complicò diventando sempre più difficile e cupa, in quanto la loro libertĆ  venne sempre meno, tanto che agli ebrei , come la Storia ci ha narrato, fu negata la possibilitĆ  di lavorare, andare a scuola o svolgere attivitĆ  pubbliche, e molti di loro vennero deportati nei campi di concentramento, tra i quali Auschwitz. Nel libro della Maggi,  Sara racconta la sua storia, e lei ĆØ il personaggio di invenzione creato dall’autrice per farle narrare il vissuto di una donna, al quale però si uniscono poi le tante voci e storie di coloro (donne, ragazze, bambine) che come lei furono vittime della crudeltĆ  e cattiveria assurda e insensata messa in atto dai nazisti. Per il lettore, la voce di Sara ĆØ una guida dentro al passato drammatico dei tanti ebrei deportati durante la Seconda guerra mondiale. Questo ĆØ possibile, perchĆ© la Maggi ha creato la storia grazie ad una serie di diverse testimonianze di sopravvissuti che ha raccolto e che sono giunte a noi tramite questo volume adatte per ogni lettore, bambino o adulto. Inoltre, grazie a Sara si scopre anche che nel mare di cattiveria che imperava in quel periodo, qualcuno di buono agƬ per aiutare gli ebrei lasciando un piccolo, ma forte, un segno in quel mare di odio e di discriminazione.  ā€œE il vento si fermò ad Auschwitzā€ di  Maristella Maggi ĆØ una storia dove vero e verisimile si mescolano alla perfezione, dove un po’ di bontĆ  arrivò in soccorso degli ebrei nei campi di concentramento e dove ogni storia narrata, ĆØ come il vento: deve essere conosciuta e raccontata una volta, due, tre volte e un’altra volta ancora, per fare Memoria dell Shoah, per non dimenticare il passato, nella speranza che nel sempre più complicato oggi, non si ripetano gli errori di ieri. All’interno del libro ĆØ presente anche un sezione di approfondimento sul Binario 21, sul museo delle Yad Vashem e su chi sono coloro che vengono nominati i Giusti tra le nazioni.

Maristella Maggi ĆØ stata docente di Lettere nella Scuola Secondaria di primo grado, e oltre all’insegnamento ĆØ attiva con progetti didattici legati alla lettura e alla scrittura poetica. ƈ autrice di numerosi testi di narrativa per ragazzi, con i quali tiene diversi incontri con le scolaresche e organizza laboratori creativi, giochi di linguistica e convivenza sociale per il festival della letteratura Bookcity Milano.

Source: Grazie all’ufficio stampa di Gallucci editore.