Archivio dell'autore

:: Una camera tutta d’ambra, Vittorio Orsenigo (Bibliotheka, 2026) A cura di Viviana Filippini

26 gennaio 2026

“Centoventi casse di ferro: i numeri appaiono chiari al centro di un drappo pesante fatto con il buon velluto del buio”.  Così si legge ad un certo punto tra le pagine del romanzo “Una camera tutta d’ambra” di Vittorio Orsenigo, uscito per Bibliotheka pochi giorni fa. Il libro presenta la prefazione di Sergio Romano, ex ambasciatore italiano in Russia che scrive parole per raccontare quanto quella pietra gialla – l’ambra- sia diventata la protagonista di un vero e proprio giallo storico. Durante la Seconda guerra mondiale, i Nazisti sequestrarono tante opere d’arte e tesori, riportando in Germania quello che ritenevano fosse loro.  Nel corso del tempo molte opere sono state ritrovate, altre no. Tra quelle mai più rinvenute c’è la Camera d’Ambra costruita da un architetto tedesco – lo scultore Andreas Schlüter-  per Federico I re di Prussia, che poi la donò al suo alleato, lo zar Pietro il Grande e alla sua famiglia. L’opera presentava per qualità e caratteristiche la grande maestria creativa degli  artigiani tedeschi  e anche per tale ragione  la Germania di Hitler la voleva riprendere e custodire nel cuore del Reich . I nazisti che fecero? La smontarono nel 1941 dal palazzo di Leningrado in cui si trovava e la portarono a Königsberg, nella Prussia Orientale. Il romanzo è diviso in due parti dove i nazisti e i militari russi dell’Armata Rossa, dai graduati ai soldati semplici, si alternano tra interrogatori, torture (costringere il prigioniero a bere piombo bollente), perlustrazioni e ricerche che  ruotano attorno alla Camera d’ambra, smontata in pochissime ore, collocata in casse poi spedite a destinazione, nascoste e misteriosamente scomparse. Un intreccio denso e particolareggiato che potrebbe essere trasformato in un film tra il giallo, il bellico, nel quale l’arte e i suoi misteri sono il centro della narrazione. “Una camera tutta d’ambra” di Vittorio Orsenigo, scomparso lo scorso anno, è caratterizzata da un intreccio che porta il lettore nel tortuoso agire  dell’essere umano dove la storia e l’arte si intrecciano, rendendo la Camera d’Ambra una vera e propria icona per i suoi tempi e la protagonista principale attorno alla quale ruota l’interesse di tutti i personaggi presenti. Certo è che, come dice lo stesso autore, lui stesso più volte nel tempo mise mano al testo, come per cercare la fine perfetta per un avventuroso fatto storico ammantato, ancora oggi, da forte senso di mistero.

Vittorio Orsenigo (Milano, 1926-2025), regista e scrittore, si avvicina al panorama artistico milanese dell’immediato dopoguerra. Seguendo l’invito di Elio Vittorini, cura un ciclo di letture alla Casa della cultura di Milano presentando una selezione di testi teatrali di Christopher Isherwood, Bertold Brecht e Wystan Hugh Auden, allora poco noti in Italia. Nel 1950 esordisce come regista al Piccolo Teatro di Milano, grazie al direttore Paolo Grassi, con Ubu Roi di Jarry e Le Mammelle di Tiresia di Apollinaire. Ha pubblicato, tra gli altri, con Greco&Greco, Sellerio e Archinto. (fonte sito Bibliotheka)

Source: ufficio stampa 1A Comunicazione.

:: Caro Lucio ti scrivo, Marino Bartoletti (Gallucci 2025) A cura di Viviana Filippini

16 gennaio 2026

25 lettere, una grande amicizia e qualche segreto, ma anche tanti aneddoti animano il libro  “Caro Lucio ti scrivo” di Marino Bartoletti, edito da Gallucci. Nel libro, il giornalista racconta la nascita dell’amicizia con Lucio Dalla, le passioni comuni per lo sport, in particolare per il basket, e tanti aneddoti che permettono al lettore di aver molti particolari e dettagli in più sulla figura di Lucio Dalla, scoprendo anche la sua dimensione umana, quella che non sempre emergeva dai media. Lettera dopo lettera, si conosce quanto è grande il legame tra Bartoletti e Dalla, un rapporto d’amicizia profondo e vero, sincero, che è durato fino alla fine, quando è arrivata improvvisa e inaspettata la scomparsa del cantautore. Oltre allo sport, dalle lettere di Bartoletti a Dalla, emerge, grazie a tanti dettagli e particolari, la dimensione professionale e umana di Dalla. Lucio era un grande maestro, sul lavoro molto esigente con se stesso e anche con i suoi collaboratori, in particolare quelli che per lui erano i “pupilli”, che avevano le capacità, doti e le qualità per poter fare musica anche da soli. Intenso però è anche il Dalla come persona, uomo ironico, con la battuta sempre pronta, ricco di una grande e vasta cultura, capace di passare dal jazz, alla musica classica, ai fumetti con quel bisogno costante e naturale di contatto umano con chi incontrava sul suo cammino. Le lettere di Marino Bartoletti, sono scritti fatti per un amico che non c’è più (anche se secondo l’autore, Lucio, potrebbe essersi nascosto in qualche angolino di Bologna),  un vero e proprio omaggio nero su bianco dal quale affiora una profonda amicizia, non solo consolidata dai tanti interessi e dalle passioni comuni, ma da un legame umano ben consolidato. In “Caro Lucio ti scrivo”, Marino Bartoletti, mette in evidenza la grande personalità artistica, creativa, musicale e umana che animava Lucio Dalla, una persona, un uomo, un professionista, un amico, al quale, come dice l’autore stesso: “Era impossibile non volere bene”.

Marino Bartoletti (Forlì, 1949) è uno dei più celebri giornalisti italiani. È stato direttore del “Guerin Sportivo” e dell’Enciclopedia Treccani dello Sport. È una delle figure televisive più amate dal pubblico e anche un grande esperto di musica. Con Gallucci ha in corso di pubblicazione la serie per ragazzi La squadra dei sogni. I suoi romanzi “adulti” hanno riscosso un incredibile successo di pubblico e di critica, tanto che La cena degli dei si è aggiudicato i premi Selezione Bancarella, Invictus, Libri d’Ulisse e Samadi, Il ritorno degli dei ha vinto i premi Bancarella Sport e Città di Castello, mentre La discesa degli dei i premi Kerasion e Terre d’Agavi e La partita degli dei il premio Lorenzo D’Orsogna. L’ultimo romanzo, Il Festival degli dei, è dedicato a Sanremo e ha riscosso un incredibile successo di pubblico e di critica.

Source: inviato dall’editore.

:: Indagine su Cézanne, Charles-Ferdinand Ramuz (Oligo editore 2025) A cura di Viviana Filippini

15 dicembre 2025

Charles-Ferdinand Ramuz poeta e scrittore svizzero, è stato tra i più significativi intellettuali svizzeri della prima metà del Novecento. Qui lo conosciamo attraverso le sue parole nel libro “Indagine su Cézanne” edito, da Oligo editore. Il testo, a cura di Marino Magliani e tradotto da Sandro Ricaldone e Marino Magliani, comprende due brevi saggi editi per la prima volta in Italia: “L’esempio di Cezanne”, risalente al 1914 e comparso sulla rivista “Cahiers vaudois” da Ramuz fondata,  e l’altro “Cézanne il precursore”, frutto di una conferenza del 1915/16, ma uscito postumo nel 1948. Al centro degli scritti l’interesse da parte dell’autore  per l’arte e per la figura del pittore francese Paul Cézanne. Ricordiamo che Ramuz ebbe modo di conoscere la società e la cultura francesi, perché visse a Parigi tra il 1902 e il 1914. Il libro è composto da due saggi, ma leggendoli si ha come la netta sensazione di essere al fianco dello scrittore nato in Svizzera e di muoversi con lui sulle tracce del pittore francese. Quello che emerge è una profonda attenzione e cura rivolta al paesaggio il quale non solo viene presentato come luoghi dove muoversi, ma viene preposto in ogni suo elemento che va dalle forme, ai colori, alle geometrie che si nascondono sotto la superficie, per arrivare anche ad immaginare i profumi e gli odori. I due testi sono un vero e proprio pellegrinaggio sulle orme del pittore Post-impressionista nato ad Aix-en-Provence. Certo è che Ramuz porta chi legge dentro al mondo di Cézanne, a quel suo lavorare solitario che gli ha permesso di cogliere con il colore e la sua pittura l’essenza e le forme pure che stanno alla base di ogni cosa della quotidianità. Un percezione frutto di una ricerca artistica personale che comunque, se si riflette bene, ha rivoluzionato in modo completo la percezione  umana e dell’arte del Novecento. Il testo comprende anche delle tavole con opere a pastello, acquerello e disegni di Cézanne.

Charles-Ferdinand Ramuz (Losana 1878 – Pully 1947) è stato uno scrittore svizzero di lingua francese. Figlio di un modesto commerciante, si laureò in lettere classiche a Losanna e nel 1902 si trasferì a Parigi, dove rimase fino al 1914. Esordì con i versi d’ispirazione simbolista del “Piccolo villaggio” (Petit village, 1903) e con il romanzo realista “Aline” (1904). Rientrato in Svizzera all’inizio della guerra, insieme con altri fondò i «Cahiers Vaudois». Amico di Stravinskij compose il libretto “Storia del soldato” (Histoire du soldat, 1918). (Biografia fonte web).

Source: inviato da ufficio stampa 1A comunicazione.

:: Le voci di via del silenzio, Elvira Serra (Solferino, 2025) A cura di Viviana Filippini

17 novembre 2025

“Le voci di via del silenzio”, di Elvira Serra edito da Solferino, è una storia dove due voci lontane e separate si incontrano e confrontano per arrivare alla scoperta di verità, a volte davvero inaspettate. Da una parte il protagonista Luca,  ossia un giovane prodigio del giornalismo alle prese con un convento di clausura. Il ragazzo, che sta attraversando un periodo un po’ cupo della sua vita,  ha scelto volontariamente  di provare questa esperienza per intervistare la madre superiora. Luca è lì,  in convento. Ci è andato non solo per lavoro, ma per cercare un po’ di serenità e, soprattutto per dare un senso alla sua esistenza, perché ha bisogno di capire meglio il suo passato e di allontanare quegli attacchi di panico che da troppo tempo lo tormentano. Il giovane sa di essere stato adottato e in lui nasce la necessità di scoprire chi è la madre vera e perché ha deciso di lasciarlo, separandosi da lui per sempre. Accanto alla sua storia c’è quella di Giulia,  una navigata giornalista molto attiva  e sempre presente nel posto giusto e al momento giusto per raccontare quello che accade. Dai fatti di cronaca nazionale a quelli internazionali, lei c’è ed è pronta a mettere i fatti nero su bianco. Tutto sembra procedere per il meglio, con grandi soddisfazioni e missioni giornalistiche in giro per il mondo, anche se, ad un certo punto della narrazione, la donna abbondonerà ogni cosa per dare una svolta alla sua esistenza facendo un cambiamento radicale che la porterà ad un vivere altro, in un modo del tutto differente. Elvira Serra, con una narrazione dal ritmo incalzante, racconta due vite parallele diverse (all’apparenza), ma con tratti simili che si avvicineranno e confronteranno in modo diretto. “Le voci di via del silenzio” di Elvira Serra è una narrazione dove i protagonisti sono alla ricerca del proprio posto nel mondo, della pace esistenziale nel presente facendo i conti con il passato. Fatti che faranno conoscere Giulia e Luca come a volte certi eventi possano cambiare per sempre la vita della persone, compresa la loro.

Elvira Serra, nata a Nuoro nel 1972, è una firma del «Corriere della Sera», dove si occupa di cronaca e costume, intervista grandi personaggi e cura la rubrica Polaroid.  Scrive anche sul blog «La ventisettesima ora» e collabora con i settimanali «Diva e Donna» e «Oggi».  Con Solferino ha pubblicato Le stelle di Capo Gelsomino (2019), Tutto da vivere (2021) e la riedizione del bestseller L’Altra (2024). (Fonte Solferino).

Source: del recensore

::Come si seducono le donne e si tradiscono gli uomini, Filippo Tommaso Marinetti (Bibliotheka, 2025) A cura di Viviana Filippini

23 ottobre 2025

“Come si seducono le donne e si tradiscono gli uomini” è l’ opera di Filippo Tommaso Marinetti ripubblicata da Bibliotheka,  con una nota di lettura di Riccardo Calimani. Marinetti, tra i padri fondatori del Futurismo, scrisse, o meglio dettò il testo a due suoi amici – Corra e Settimelli- mentre era in un letto di ospedale militare a Udine, dopo essere stato ferito da una granata durante la Grande guerra. Cosa si legge tra le pagine di questo libro? Questo testo fu importante perché fu una sorta di supporto al passaggio del Futurismo da movimento artistico a fenomeno di costume. Nel libro il futurista parla della sua esperienza di amatore, di grande conquistatore di cuori, mettendo in evidenza anche gli intoppi che si possono verificare, il percorso di seduzione,  e ci sono delle pagine dove elenca pure veri e propri punti da seguire (22) per non cadere in errore, noto come “Manuale del seduttore”. Interessanti anche i primi capitoli dedicati alla donna e alle diverse sfumature  che essa può assumere nel corso della vita in rapporto alla guerra, alla velocità,  alle odore o all’ amore stesso. Pagina a dopo pagina, si ha come la sensazione che Marinetti sia distaccato nel narrare, ma in realtà è solo apparenza in quanto l’autore dimostra una profonda attenzione all’ analisi non solo del a rapporto tra uomo e donna, ma che anche delle problematiche emotive, psichiche ed emozionali che uomini e donne possono avere come singoli e coppia. La cosa che evidenzia lo stile di Marinetti in questo volume dove parla di amore,  seduzione,  è la sua classica irriverenza futurista, dicendo proprio quello che pensa e sente, unita ad una profonda ironia che gli permette di narrare le schermaglie d’amore, i sentimenti e la seduzione. Il libro è quindi un viaggio più a fondo nella vita di uomini e donne ai tempi di Marinetti e nella loro esistenze, dove la ricerca del vero amore  e dell’ essere davvero amati sono il problema fondamentale attorno a cui tutto ruota. Certo è che Marinetti in “Come si seducono le donne e si tradiscono gli uomini” sciorina  tutte le sue capacità amatorie, di grande conquistatore di cuore e donne…. Poi alla fine ne sposò una sola (Benedetta Cappa pittrice, scenografa e scrittrice esponente del Futurismo) alla quale rimase legato per tutta la vita e dalla quale ebbe tre figlie. Una marito fedele e padre amorevole che aveva messo da parte l’irriverenza giovanile.

Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d’Egitto 1876 – Bellagio, Como, 1944) Scrittore, drammaturgo, poeta, pubblica su Le Figaro, nel 1909, il Manifesto del Futurismo, inaugurando uno dei movimenti d’avanguardia più influenti e poliedrici di tutto il continente, a cui parteciparono grandi nomi del Primo Novecento, tra cui Boccioni, Carrà, Balla, Severini, Palazzeschi e Russolo. Un’esaltazione del dinamismo moderno, della macchina, della guerra, della violenza. Le applicazioni sono il romanzo Mafarka il futurista (1910) e, per la poesia, Zang Tumb Tumb. Adrianopoli, ottobre 1912 (1914), descrizione fonosimbolica di un episodio della guerra d’Africa.  (fonte sito Bibliotheka).

Source: 1A Comunicazione

:: Parental fuori control. Convivere con i propri genitori e uscirne sani e salvi, Nicola Brunialti (Gallucci Bros) A cura di Viviana Filippini

10 ottobre 2025

Fare i genitori non è facile, ma anche essere figlio comporta qualche intoppo e in “Parental fuori control. Convivere con i propri genitori e uscirne sani e salvi”, edito da Gallucci Bros, Nicola Brunialti, grazie alle illustrazioni di Fumeddy, crea un vero e proprio manuale di sopravvivenza per ragazzi. Sì, perché l’autore è consapevole del fatto che per i figli è tutto un sentirsi dire, raccomandare, invitare a fare, studiare, pulire, apparecchiare, uniti anche a domande del tipo Con chi esci? Dove vai? Un parlare monodirezionale dei genitori a i figli, quei figli che non sempre riescono a comprendere i grandi e che quindi vedono quel loro prendersi cura, come un qualcosa di diverso e quasi opprimente. Con questo libro, simpatico e sferzante, Brunialti   cosa fa? Suggerisce ai lettori bambini e adolescenti le strategie da adottare per riuscire a sopravvivere alla serie infinita di domande e imposizioni che spesso arrivano da mamma e papà. Insomma, da le dritte giuste per provare a capire il mondo dei grandi. Non solo, perché tra le pagine ci sono forse anche alcune risposte a domande che i ragazzi e le ragazze mai penserebbero di fare ai propri genitori. “Parental fuori control. Convivere con i propri genitori e uscirne sani e salvi” di Nicola Brunialti,   è testo simpatico, divertente, una sorta di manuale di addestramento per rapportarsi ai genitori, perché anche se a volte non li si capisce proprio  e sembrano quasi venire da un altro pianeta, questo libro aiuta a comprenderli nel loro dire e fare. Ecco un’ ultima raccomandazione … magari sarebbe meglio non farlo leggere a mamma e papà. Età di lettura: da 12 anni.

Nicola Brunialti ha lavorato come pubblicitario per anni, firmando celebri campagne, tra cui quelle di Lavazza, Tim, Alitalia. È autore di “Chi ha incastrato Peter Pan?” e di altri programmi televisivi; ha scritto le canzoni “Dormono tutti” per Renato Zero e, con Simone Cristicchi, “Abbi cura di me”. Dal 2010 si dedica a tempo pieno alla scrittura di romanzi e di serie tv d’animazione per ragazzi. Incontra spesso i suoi lettori in occasione di festival letterari e nelle scuole. (fonte bio Gallucci)

Edoardo Testi, in arte Fumeddy, è un fumettista, vignettista e illustratore abruzzese classe 1989. Cresciuto a pizza, fumetti e cartoni animati, è sbarcato sul web con un’unica missione: capovolgere ogni broncio in un sorriso (anche amaro). È allergico al pelo dei gatti, ma li accarezza lo stesso. (fonte bio Gallucci)

Source: inviato dall’editore.

:: In principio fu lo sguardo. Taccuino vagabondo di un cronista di cultura,Nino Dolfo (Oligo Editore, 2025) A cura di Viviana Filippini

30 settembre 2025

“In principio fu lo sguardo. Taccuino vagabondo di un cronista di cultura” è l’ultimo libro di Nino Dolfo, giornalista nativo del Friuli, ma bresciano d’adozione. Il volume edito da Oligo editore è una raccolta di memorie che l’autore fa raggruppando le persone incontrate (tante), i luoghi visitati e vissuti, uniti ad un’ampia gamma di citazioni letterarie, e non solo, che rendono il libro un vero e proprio viaggio nel passato. Il formato del libro è agile, comodo e tascabile, e si pone come una vera e propria passeggiata dentro alla vita di Dolfo e agli incontri fatti grazie al suo lavoro. La cosa interessante è che però non c’è solo l’attività giornalistica, perché in questo taccuino emerge anche la dimensione umana delle persone incontrare – alcune anche più volte- nel corso degli anni. Dolfo, giornalista pubblicistica, scrive dagli anni Settanta come critico cinematografico e cronista di cultura e in questo libro inserisce i ricordi del passato che costituiscono una compagnia di varie di personalità che  ha incontrato e conosciuto. Tra le pagine si trovano infatti gli sceneggiatori Vincenzo Cerami e Age, il filosofo – anche lui bresciano- Emanuele Severino, i registi Massimo Castri, Franco Piavoli, Silvano Agosti, Alberto Sironi, Gianni Serra. Non mancano i fotografi Gian Butturini e Ugo Mulas, gli attori Paolo Villaggio, Alain Cuny e Dominique Sanda. E ancora Clint Eastwood, come Renato Borsoni grande uomo di teatro, gli scrittori Lawrence Ferlinghetti, Franz Kafka, Francesco Permunian e non mancano anche riferimenti alla letteratura. Ognuno con il proprio spazio che li ha portati ad incastonarsi nelle vita dell’autore. In realtà, quello che emerge dal libro, non è solo il Dolfo giornalista, critico cinematografico o penna di cultura, perché da queste pagine esce anche il Dolfo spettatore appassionato di cinema e, come i libri, sono tanti i film citati nel testo a dimostrazione della grande passione e interesse dell’autore verso una delle arti a disposizione del genere umano per narrare storie. “In principio fu lo sguardo. Taccuino vagabondo di un cronista di cultura” di Nino Dolfo è un libro che ripercorre il passato, il vissuto personale e lavorativo, ma l’autore non lo fa con nostalgia. Anzi, Dolfo ci racconta con entusiasmo quello che è stato il suo lavoro, quelli che sono i suoi interessi e le sue passioni, per invitare noi lettori a comprendere e capire quanto è importante fare memoria del passato, per mantenerlo vivo nel presente, perché senza i ricordi tutto si cancella e va perduto.

Nino Dolfo (1944), di origini friulane ma bresciano d’adozione, dopo la laurea in Lettere classiche con una tesi di storia del cinema, è stato insegnante, animatore di cineclub, critico cinematografico e poi teatrale, oltre che giornalista culturale per testate come “Bresciaoggi” e “Il Corriere delle Sera”. Ha curato volumi dedicati a fotografi, uno speciale della rivista “Atlante bresciano” sul cinema a Brescia e participato alla stesura del libro-memoir Ritratti di città per Grafo editore. Due suoi testi (su Raymond Chandler e Simenon) hanno raggiunto la visibilità sul palcoscenico. (fonte biografia Oligo editore)

Source: Ufficio stampa A1 comunicazione.

:: La storia del calcio azzurro in 50 ritratti, Marino Bartoletti (Gallucci 2025) A cura di Viviana Filippini

24 settembre 2025

“La storia del calcio azzurro in 50 ritratti” è l’ultimo libro di Marino Bartoletti, edito da Gallucci, uscito poco tempo fa. Il tema è sì sportivo, perché il centro della narrazione è il calcio, ma Bartoletti lo racconta attraverso le biografie di 50 giocatori che hanno lasciato un segno nella storia del calcio Italiano. Ogni ritratto biografico raccontato a parole da Bartoletti presenta le illustrazioni a cura di Mauro Mazzara. In più, il libro ha tra le sue pagine anche un’intervista a Marcello Lippi che per anni è stato allenatore della nazionale. Il testo è ideale per tutti coloro che sono appassionati di calcio e che con questo volume potranno conoscere i calciatori non solo dal punto di vista calcistico, ma anche umano, visto che l’autore narra pure i dettagli e i particolari significativi della vita dei calciatori italiani che sono stati scelti per la realizzazione del libro. La cosa interessante è il fatto che oltre a far conoscere ai lettori i giocatori, si viaggia in lungo e in largo per l’Italia, a seconda di dove i protagonisti sono nati e crescitui calcisticamente, seguendo quindi le squadre dove hanno militato. In realtà, si fa un viaggio tra passato e presente, perché ci sono i giocatori degli albori come Adolfo Baloncieri o Amedeo Biavati, arrivando poi a quelli più noti e recenti, come se tra di loro ci fosse un continuo passarsi la palla per far conoscere a chi legge le loro vite. Da Andrea Pirlo, passando per Franco Baresi, salutando il grande Totò Schillaci, Francesco Totti, Roberto Baggio, il lettore si muove avanti e indietro nel tempo calcistico tra presente e passato. Nel libro ci sono anche le vite di alcuni giocatori di calcio  che furono padre e figlio, come Mazzola, o Jose Altafini che nonostante sia cresciuto all’estero, ha origini italiane. Un libro di calcio, ma anche un tomo che ci aiuta a capire gli uomini che fecero il calcio e quanto contribuirono a renderlo emozionante e spettacolare per lo spettatore adulto o bambino. “La storia del calcio azzurro in 50 ritratti” di Marino Bartoletti è un’emozionante viaggio tra le pagine di storia e calcio e in quell’essere umani dei protagonisti, non solo calciatori, ma essere umani a tutto tondo. I disegni presenti  non solo, sono ben fatti, ma permettono al lettore di conoscere il volto di questi professionisti del pallone. 

Marino Bartoletti (Forlì, 1949) è uno dei più celebri giornalisti italiani. Ha condotto e spesso ideato trasmissioni storiche come Il processo del lunedìLa Domenica Sportiva, PressingQuelli che il calcio. È stato direttore del “Guerin Sportivo” e dell’Enciclopedia Treccani dello Sport, oltre che delle testate sportive della Rai e di Mediaset. Con Gallucci ha in corso di pubblicazione la serie per ragazzi La squadra dei sogni. I suoi romanzi “adulti” hanno riscosso un incredibile successo di pubblico e di critica, tanto che La cena degli dei si è aggiudicato i premi Selezione Bancarella, Invictus, Libri d’Ulisse e Samadi, Il ritorno degli dei ha vinto i premi Bancarella Sport e Città di Castello, mentre La discesa degli dei i premi Kerasion e Terre d’Agavi e La partita degli dei il premio Lorenzo D’Orsogna. L’ultimo romanzo, Il Festival degli dei, è dedicato a Sanremo e ha riscosso un incredibile successo di pubblico e di critica. (fonte Gallucci)

Mauro Mazzara (Milano, 1980) è pittore e illustratore per la comunicazione, la moda e l’editoria. Vincitore di molti premi internazionali, disegna spesso per lo sport, che è una delle sue grandi passioni. (fonte Gallucci)

::Destino di una famiglia ucraina, Ivan Nechuy- Levytsky  (Bonfirraro editore, 2024 ) A cura di Viviana Filippini

8 settembre 2025

“Destino di una famiglia ucraina” di Ivan Nechuy- Levytsky è un romanzo ucraino, uscito per la prima volta nel 1879 e rappresenta un esempio di letteratura realista ucraina. Le qualità narrative dello scrittore portano il lettore  dentro al mondo di questa famiglia protagonista del romanzo alle prese con i problemi, gioie e dolori della vita quotidiana nella seconda metà dell’Ottocento. Da subito emergono le caratteristiche della terra protagonista,  dedita alla produzione agricola e in bilico tra impero austro-ungarico da una parte e russo dall’altra. Poi però, con Ivan Nechuy- Levytsky scopriamo chi sono coloro dei quali conosceremo la storia. Protagonista l’intera famiglia di Omel’ko Kajdaš,un contadino ucraino molto legato alle tradizioni, alle fede e anche all’alcool. Accanto a lui ci sono i due figli, Karpo e Lavrin che, nel corso della trama, prenderanno mogli portandole dentro al loro microcosmo. Un atto che destabilizzerà un po’ tutti gli equilibri interni alla famiglia, tra genitori e figli, mogli e mariti e tra nuore e suoceri. Per le due giovani spose il nuovo corso esistenziale in famiglia non sarà per niente una passeggiata e, giorno dopo giorno,  si trasformerà in una vera e propria lotta alla sopravvivenza, non tanto per il rapporto con i due mariti, ma con la suocera che metterà a dura prova entrambe le ragazze. La donna ha maniere molto dure, scontrose  e brutali  nel trattare le nuore, per lei ogni scusa è buona per attaccarle, criticandole per ogni cosa o gesto compiuto, provocando in loro la perdita della pazienza. Motria e Melaska, moglie di Karpo la prima e di Lavrin la seconda, devono – o meglio vorrebbero- controbattere alla suocera che ha una visione del mondo familiare del tutto patriarcale, molto radica al passato, che le impedisce di vedere e capire quanto la società dove vivono stia cambiando in modo completo. Le due spose sono così esasperate dalla suocera che, ad un certo punto, una di loro se ne andrà da casa seguendo una mistica religiosa nella speranza di trovare un po’ di sana pace e tranquillità, persa o comunque messa in crisi nel momento dell’inizio della convivenza con la suocera. Ivan Nechuy- Levytsky  racconta il quotidiano vivere di una famiglia contadina ucraina dove i valori della tradizione vengono messi a dura prova dallo svilupparsi di conflitti generazionali che si possono manifestare in una famiglia quando cominciano a convivere negli stessi spazi mentalità fortemente legate alla tradizione, al passato e menti che guardano al domani di cambiamento e trasformazione. In “Destino di una famiglia ucraina” a fare da sfondo ai tumulti di un piccolo mondo familiare, c’è un’ Ucraina in cambiamento e trasformazione, che va di pari passo a quell’ essere una sorta di “oggetto del desiderio” di due imperi (austro-ungarico e russo) che tanto vogliono annettere la terra nei loro possedimenti. Una  situazione del passato, se ci fate caso, ancora attuale. Traduzione Alessandro Achilli.

Ivan Nechuy-Levytsky (1840-1918) è uno dei più importanti scrittori ucraini del XIX secolo e un pioniere del realismo letterario. Nato in una famiglia contadina vicino a Kyiv, studiò all’Università di Kyiv e si dedicò alla scrittura, diventando noto per la sua capacità di rappresentare la vita rurale ucraina. Le sue opere, tra cui “Destino di una famiglia ucraina” (Kaidash Family), esplorano le tensioni sociali, familiari e culturali, evidenziando le lotte di un popolo in cerca di identità. Nechuy-Levytsky è ricordato anche per il suo attivismo culturale e il suo impegno per la lingua e l’identità ucraina. (Fonte sito Bonfirraro editore)

Source: inviato dall’editore.

:: Il gigante, Edna Ferber, (Astoria 2025) A cura di Viviana Filippini

28 luglio 2025

“Il gigante”, romanzo di Edna Ferber, uscito per la prima volta nel 1949 arriva in libreria grazie alla collana narrativa vintage, proposta dalla casa editrice Astoria.  In realtà lo si conosce forse più per l’omonimo film uscito nel 1956 diretto da George Stevens, con Rock Hudson, Elizabeth Taylor e James Dean, alla sua ultima apparizione cinematografica, visto che morì pochi mesi dopo, nel settembre del 1955, in un tremendo incidente stradale. Il libro è un ritratto della provincia americana, in particolare del Texas. Il protagonista è Jordan Bick Benedict che perde la testa per Leslie Linnon. Tra Bick, appartenente ad una ricca famiglia di allevatori texani, e la moglie ci sarà sempre amore, ci saranno anche dei figli, ma non mancheranno degli intoppi, soprattutto all’inizio della loro convivenza. Grazie al suo fascino del Maryland, Leslie riuscirà a conquistare tutti e ad appianare gli screzi. Alcuni ostacoli deriveranno dalla diversità della visione della vita, più provinciale per Bick e per tutta la sua grande famiglia fortemente attaccata al Texas, e più cittadina da parte di Leslie, che imparerà pian piano a conoscere e accettare il mondo del marito, molto diverso da quello dove lei è nata e cresciuta. Oltre alla coppia c’è la numerosa famiglia di Bick, la sorella Luz, Jett Ritt che è un dipendente della famiglia Benedict, un po’ sbruffone, sopra le righe, con una passione segreta per Leslie e la voglia di diventare come i suoi datori di lavoro. Il giovanotto vedrà cambiare in modo radicale la propria esistenza nel momento in cui riceverà in eredità un pezzo di terreno e troverà là sotto l’oro nero (petrolio), quell’oro nero che Bick non ha mai considerato fino in fondo.  Il romanzo della Ferber, che va dagli anni Venti del 1900 fino alla Seconda Guerra Mondiale, non è solo un ritratto della vita, usi e costumi del Texas, ma è un’indagine anche in quelli che sono i caratteri umani dei personaggi protagonisti con Benedict fortemente radicato nel suo  mondo, nel suo passato e in quello che gli hanno trasmesso i suoi avi e che lui stesso vorrebbe trasmettere ai figli. Dall’altra parte Leslie, che vuole conoscere in modo profondo il Texas, tanto amato dal marito, anche se non sarà lui ad aiutarla in queto, ma l’incasinato Jett Ritt. Questo approfondire il nuovo contesto non reciderà il rapporto della donna con il suo passato, anzi esso resterà sempre vivo, ed è quello che la sosterrà fino al grande e radicale cambiamento nella famiglia Benedict, con le scelte dei figli, che non prenderanno le redini dell’azienda di famiglia. Jordan, il maggiore deciderà di fare il medico e sposerà Juana, un’infermiera messicana. Judy, la sorella minore, sposerà invece il fidanzato di sempre Bob, un vero texano, con il quale avvierà una fattoria tutta loro, invece di riprendere la gestione della proprietà familiare. Vere e proprie rotture di schemi tradizionali che rappresentano un colpo tremendo per il loro padre Bick, mentre sono una svolta decisiva al cambiamento per la madre Leslie. Poi c’è lui, Jett Ritt, sì sbruffone, sì in crisi con ogni moglie sposata, ma è la rappresentazione di colui che punta alla scalata sociale, a diventare come – e più potente- dei suoi datori di lavoro. Con una ricchezza conquistata e ostentata, in realtà in lui si nascondono un dolore e una infelicità di fondo data dall’impossibilità di ricevere amore dalla persona che ama, perché sposata ad un altro (Leslie). “Il gigante”, romanzo di Edna Ferber, è uno sguardo sull’America degli inizi del Novecento dove la tradizione si dovrà, anno dopo anno, confrontare con una nuova visione del mondo data dalle generazioni più giovani non sempre disposte a restare legate al mondo dal quale arrivano, ma pronte a fare il salto e ad affrontare difficoltà, nel caso si presentassero, per un domani nuovo tutto da costruire.

Edna Ferber nasce a Kalamazoo, Michigan, nel 1885, ma ancora molto giovane si trasferisce nel Wisconsin. Diventata giornalista a soli diciassette anni, pubblica il suo primo romanzo nel 1911 e raggiunge subito una grande popolarità. Negli anni ’20 scrive alcune commedie di enorme successo, che vengono messe in scena a Broadway, e nel 1925 ottiene il premio Pulitzer con il romanzo So big. Una storia americana, che viene poi adattato per il cinema, proprio come accadrà con Il gigante, su cui è basato il leggendario film di George Stevens con Rock Hudson nella parte di Bick, Elizabeth Taylor in quella di Leslie e James Dean in quella di Jett, la sua ultima, grande interpretazione prima dell’incidente stradale in cui perderà la vita, a soli ventiquattro anni. Ferber muore a New York nel 1968, ma le sue opere sono ristampate e ammirate ancora oggi. Donna schietta e dalle opinioni forti, è stata definita dal New York Times “la più grande scrittrice americana della sua epoca”. (Fonte Astoria edizioni)

Source: richiesto all’editore.

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:: Indagine apparente, Luca Poldelmengo (Gallucci 2025) A cura di Viviana Filippini

16 luglio 2025

Può una persona scomparire nel nulla, proprio durante il breve tragitto tra il bar e casa propria? Spesso i fatti di cronaca ci raccontano di improvvise e inspiegabili sparizioni, ed è quello che accade anche in “Indagine apparente” di Luca Poldelmengo. Ed è proprio la scomparsa di uno dei personaggi chiave del romanzo, edito da Gallucci, che porteranno la pm Letizia Riva a fare il possibile per trovare lo scomparso: suo marito Aldo e padre dei suoi due figli. Letizia Riva è definita dai colleghi “la stronza”, per il suo modo di fare mirato, preciso che punta ad ottenere sempre quello che vuole. Una donna, una certezza. Poi, però, tutto comincia a frantumarsi nel momento in cui il marito Aldo scompare nel nulla senza un perché, senza tracce, segni o avvisaglie (o forse ci sono anche state ma la protagonista, come si renderà conto poi, non le ha sapute cogliere). Unico indizio  e appiglio dal quale partire un’immagine poco nitida di una telecamera di videosorveglianza del bar dove Aldo è stato prima di sparire e dove lavora un ex compagno di scuola del figlio. Letizia non si abbatte e parte con la sua indagine, un agire che la porterà a incrociare la sulla strada con malviventi di ogni stampo, italiani e stranieri, impegnati nel traffico di animali, donne e uomini che mai nella sua vita avrebbe pensato di incontrare e conoscere così da vicino. Accanto a questa ricerca per ritrovare Aldo, la Riva dovrà fare i conti anche con quello che accade a casa, con la figlia piccola che sta diventando un’adolescente e Mattia, il figlio studente universitario che sembra incerto su cosa fare davvero nel e del suo futuro. Una situazione di tensioni che si percepiscono nell’atmosfere e dove la Riva stessa, poco a poco si accorgerà, come  la sua sfera privata e quella lavorativa non sono poi così separate come lei crede. Poldelmengo costruisce un romanzo nero dalla trama solida, dove non mancano inaspettati colpi di scena che dimostrano al lettore non solo quanto il confine tra verità e menzogna sia sottile, ma evidenziano anche quanto le persone non sempre sono davvero quello che ci sembrano all’apparenza o vogliono far credere di essere. Letizia Riva sarà pronta a fare tutto il possibile per ritrovare Aldo, per riportare un po’ di pace e di serenità nella sua famiglia, ma le cose non saranno così facili come la donna crede. Passo dopo passo, incontro dopo incontro la protagonista sarà infatti costretta a scontarsi e confrontarsi con eventi e verità del tutto inaspettate e impensabili che riguardano la sua stessa famiglia. Questo porterà l’integerrima Letizia Riva rivedere e rivalutare in modo completo il suo  modo di percepire le cose e le persone, comprese quelle più vicine a lei. Un riflettere che indurrà la protagonista stessa a compiere azioni che mai avrebbe pensato di poter mettere in atto. “Indagine apparente”  di Luca Poldemengo è un thriller avvincente, appassionante, nel quale oltre alla trama di eventi che si concatenano alla perfezione, l’autore indaga non solo la psiche, ma anche i sentimenti presenti dell’animo umano, evidenziando quanto a volte sia forte e non facile da gestire il contrasto tra la dimensione razionale e quella emotiva. Un rapporto conflittuale dove in certe situazioni le due parti convivono in equilibrio ma, in altre, magari quando ci sono di mezzo le persone che si amano, una vince sull’altra portando ad azioni del tutto inaspettate.

Luca Poldelmengo (Roma, 1973) è scrittore, sceneggiatore per il cinema e producer a Rai Fiction. Il suo romanzo d’esordio Odia il prossimo tuo (2009), tradotto anche in Francia, ha vinto il Premio Crovi come migliore opera prima. Tra i suoi noir L’uomo nero (2012), finalista al Premio Scerbanenco, Nel posto sbagliato (2014), I pregiudizi di Dio (2016), Negli occhi di Timea (2018). Ha scritto i film Cemento armato (2007), Calibro 9 (2020) e Bastardi a mano armata (2021). Con il libro Valerio e la scomparsa del professor Boatigre ha esordito con Gallucci nella narrativa per ragazzi. (fonte ed. Gallucci)

Source: inviato dall’editore.

:: La ribelle di Marineda, Emilia Pardo Bazán (Bonfirraro editore, 2025) A cura di Viviana Filippini

17 giugno 2025

“La ribelle di Marineda” di Emilia Pardo Bazán è un esempio di letteratura naturalista spagnola del XIX secolo e la trama narrativa si ambienta durante la rivoluzione del 1868 con la conseguente nascita di un nuovo governo dove non ha spazio la monarchia di Isabella II (i Borbone torneranno al potere nel 1874). Protagonista la giovane Amparo che cresce e lavora nel negozio di famiglia, poi però la voglia di costruirsi da sé e di essere indipendente la spingono ad andare a cercare lavoro altrove, trovandolo in una fabbrica dove si lavorano le foglie di tabacco per fare sigari e sigarette. Questo permette alla ragazza non solo di apprendere una nuova manualità lavorativa, ma la aiuta a conoscere in modo più profondo il mondo della fabbrica, le dinamiche di lavoro in essa presenti, quali sono le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici e quanto si dovrebbe fare per migliorarle. In questo ambiente nuovo, la giovane Amparo vive una maturazione, poichè comincia a comprendere cosa si intende per lotta sociale, cosa vuole dire il rispetto dei diritti dei lavoratori per andare oltre le ingiustizie e cosa si dovrebbe fare per renderlo concreto. Le vita per Amparo però comincia a prendere una piega diversa quando la sua strada si incrocia con quella di Baltasar. Lui, aitante giovanotto, arriva da  una famiglia benestante, mentre  Amparo è di umili origini, ma questo non impedisce (almeno così appare all’inizio) alla passione d’amore di nascere tra i due. Ogni cosa sembra andare per il meglio, ma quando la ragazza rimarrà incinta, il giovanotto la lascerà da sola ad affrontare il nuovo percorso della vita. “La ribelle di Marineda” della Pardo Bazán, tradotto da Fabiana Chillemi, è un romanzo che affonda le radici nella storia della Spagna proletaria e in una ribellione ad un governo che non si vuole più, immergendo il lettore nel mondo della fabbrica dove gli operai non solo lavorano per portare a casa il pane, ma lottano nel tentivo di vedere migliorare le loro vite e le condizion di lavoro. Allo stesso tempo, attraverso la figura della protagonista Amparo conosciamo anche il valore dell’amore che lega due giovani nonostante le differenze sociali. In realtà, con grande attenzione e lucidità, l’autrice dimostrerà come la differenza di posizione sociale, unito al legame ad essa graveranno sulla relazione tra i due giovani con l’annuncio dell’arrivo di un figlio. L’abbandono del giovanotto verso la futura madre è la dimostrazione non solo del fatto che la differenza sociale pesa sulla loro relazione, ma è anche il segno che forse l’amore vero è solo quello provato da Amparo, mentre per Baltasar la relazione è solo un passatempo e un po’ anche una mancata volontà di assumersi le proprie responsabilità. Certo è che indipendentemente dall’allontanamento di Baltasar, Amparo de “La ribelle di Marineda” continuerà con le sue forze il suo cammino esisitenziale con maggiore maturità e consapevolezza per affrontare il nuovo domani e i cambiamenti della propria vita con l’arrivo del figlio e con i cambiamenti della società in fermento che la circonda.

Emilia Pardo Bazán (1851-1921) è stata una scrittrice spagnola di grande influenza nel XIX e XX secolo, particolarmente nota per il suo ruolo nel movimento naturalista spagnolo. Nata a La Coruña, ha prodotto una vasta opera letteraria che include romanzi, racconti e saggi critici, affrontando tematiche sociali e politiche con uno sguardo acuto e innovativo. Fu anche una fervente sostenitrice dei diritti delle donne e dell’istruzione femminile, considerata una precorritrice del femminismo spagnolo. Autrice prolifica, la sua eredità è ancora oggi celebrata in tutto il mondo, ritenuta una delle autrici più importanti della letteratura spagnola. (fonte biografia Bonfirraro)

Source: editore Bonfirraro.