Archivio dell'autore

:: Nuova casa editrice: nero_latte

3 gennaio 2025

Fondata da Patrizia Baglione, la casa editrice nero_latte è specializzata nella pubblicazione di opere di poesia e albi illustrati. Si accettano anche manoscritti ibridi (testo poetico allegato con foto o Illustrazioni). 

Il progetto editoriale è mosso da una grande passione per le parole. Senza dimenticare la carta, i colori, la texture delle pagine, l’odore. 

La bambina raffigurata nel logo è a cura dell’illustratrice Alessia Iuliano. Questa vecchia bozza, da lei realizzata, è stata fortemente voluta e adottata così come si vede. Con tutte le sue linee guida sul volto. 

Morii per la bellezza, ma ero appena 

composta nella tomba 

che un altro, morto per la verità, 

fu disteso nello spazio accanto. 

Mi chiese sottovoce perché ero morta 

gli risposi “Per la Bellezza”. 

“E io per la Verità, le due cose sono 

una sola. Siamo fratelli” disse. 

[Emily Dickinson]

Autenticità e bellezza sono i valori più apprezzati. Così come onestà e ascolto. nero_latte sarà la prima ad impegnarsi per portare in alto tutto quello elencato poc’anzi.

:: Liberi di Scrivere Award quindicesima edizione – Le votazioni

1 gennaio 2025

Sono aperte le votazioni per il miglior libro edito nel 2024, potete esprimere il vostro voto nei commenti. E’ valido un solo voto per lettore.

Potete votare nei commenti del blog qualsiasi libro italiano e straniero uscito nel 2024, poi lo inserisco nella lista.

C’è tempo di votare fino alla mezzanotte di mercoledì 15 gennaio. Giovedì 16 gennaio sarà proclamato il vincitore, e il secondo e terzo classificato. Menzione d’onore per il traduttore il cui libro otterrà più voti.

Buon voto a tutti!

NB: i commenti sono in moderazione.

Classifica:

Takeko – Storia di una samurai di Daniele Cellamare (Les Flaneurs Edizioni, 2024) 2 VOTI

Ecoceanica: Futuri dal Sud globale. FutureFiction 1 VOTO

L’estate dei morti, di Giuliano Pasini, edito da Piemme 1 VOTO

Io ti vendicherò di Fiorella Borin history crime di delos digital 1 VOTO

Siamo qui per farci male, di Paula D. Ashe – Editore Zona 24 1 VOTO

L’ oro e la patria. Storia di Niccolò Introna, eroe dimenticato”, di Federico Fubini 1 VOTO

Menzione per il migliore Traduttore:

Claudio Kulesko

a Davide Mana per il suo contributo come narratore, traduttore e saggista, e per il suo impegno di divulgatore culturale che ha portato avanti negli anni con rispetto, competenza e passione.

:: Volver. Ritorno per il commissario Ricciardi di Maurizio de Giovanni (Einaudi, 2024) a cura di Valerio Calzolaio

27 dicembre 2024

Fortino (Cilento) e Napoli. Luglio 1940. Ricordi di bimba. Intanto, il vedovo Luigi Alfredo Ricciardi si siede davanti alla tomba di Enrica; da tre mesi, grazie anche al mausoleo di famiglia dei baroni di Malomonte in quel tranquillo cimitero, ha convinto i suoceri Giulio e Maria a trasferirsi nell’antico castello del paese del basso Cilento, insieme alla nipote, sua figlia Marta (nata mentre la mamma moriva nel parto), e alla governante tuttofare Nelide, capace così di occuparsi dei possedimenti con maggior cura; lui vi era nato e cresciuto fino ai 15 anni, andato via ancora adolescente, per studiare, poi l’università e il lavoro di polizia, non era più tornato; la metropoli urlante e colorata gli mancava, come i pochi cari amici; tuttavia sa che il Fatto della propria vita era iniziato lì e non può rinviare più il ritorno alla radice del suo dolore. Marta riempie la vita di tutti, ha occhi neri e vivaci come la mamma, entusiasmo e sensibilità; frequenta l’anziana Filomena, zia di Nelide, apparentemente muta e sorda, sotto un grande ulivo della collinetta e forse presto la maestra Giovanna che potrebbe ovviare bene all’assenza della scuola; sta per compiere 6 anni, il 7 luglio. Nel frattempo, l’enorme gioviale irascibile 61enne brigadiere Maione continua a indagare nei vicoli dei Quartieri Spagnoli e il medico pensionato Bruno Modo continua a frequentare un ristretto gruppo antifascista di Napoli, progettando un attentato contro un pezzo grosso nazista tedesco, di passaggio al porto. Dopo sei necessitati anni in Argentina, la splendida cantante di successo 41enne Laura Lobianco ha ormai deciso di rientrare in Italia, riprendere anche l’originario nome di Livia Lucani Vezzi, visitare l’originaria Jesi; il grasso musicista Diego la introduce a una canzone proprio sul ritorno, che non hanno nel repertorio, troppo maschile, Volver. Maione viene a conoscenza dell’attentato e intende salvare gli amici; Ricciardi si concentra su un vecchio caso di omicidio a Fortino, intuisce che lo riguarda personalmente.

Il grande scrittore italiano Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) va ormai considerato un Maestro, non solo del suo genere (ai confini di tanti altri). La sua prima e più amata serie giunge il quindicesimo romanzo, un capolavoro a puntate, sempre grande qualità, picchi talora. Per lui si va nelle autentiche dolenti esistenze emozionali. Dopo gli esordi con le quattro stagioni del 1931, il seguito delle feste del 1932, le svolte matrimoniale del maggio 1933 e genitoriale dell’estate 1934, aveva dovuto abbandonare alla sua sorte l’amatissimo “diverso” commissario (dodicesima avventura), poi ritrovato ad aprile 1939 (tredicesima avventura) e a Natale dello stesso anno (quattordicesima), sempre a Napoli. Qui abbiamo due profili spaziali (Fortino, ove Ricciardi si è dovuto trasferire causa regime dittatoriale e leggi razziste, e Napoli) e due profili temporali (l’estate turbolenta di parenti e affetti, a lui contemporanea, e il caso del suo passato locale, un fatto di sangue del febbraio 1906). La trama si compone anche di ingegnose vicende più o meno criminali su cui indagare e da risolvere, con acume e fantasia. Tutto intorno prendono spazio e tempo (come nelle serie tv) le vicende parallele noir e sentimentali dei tanti coprotagonisti, questa volta imperniate sul ritorno geografico, affettivo e sociale, nell’eterna indagine su noi stessi e qui sui misfatti causati in larga parte dall’orrido regime fascista. Non mancano Bambinella, il viso equino pesantemente truccato sotto il cappellino vezzoso e la veletta, la persona più attendibile in città per quanto concerne le informazioni riservate; la contessa Bianca Borgati di Zisa che rimpiange Marta, si preoccupa per Modo e compirà anche lei gli anni il 7 luglio; il bell’ambulante fruttivendolo Tanino ‘o Sarracino, in trasferta perché innamorato della mitica brutta Nelide (che risponde a monosillabi e oscuri proverbi nel suo dialetto); vari interessanti personaggi cilentani, antichi e moderni. La narrazione è, come sempre, in terza varia (con incursioni in prima e in corsivo su Filomena, in terza su alcuni incontri d’epoca utili a comprendere il contesto storico sociale). Il titolo si riferisce a Volver,un’altra canzone del 1934, ancora testo di Alfredo Le Pera, musica di Carlos Gardel. In copertina la bimba e l’anziana a “colloquio” sotto l’ulivo. Vino, rosolio e surrogato (niente caffè). Altro che letteratura minore di genere!

Maurizio de Giovanni (Napoli, 1958) ha raggiunto la fama con i romanzi che hanno come protagonista il commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Su questo personaggio si incentrano Il senso del dolore, La condanna del sangue, Il posto di ognuno, Il giorno dei morti, Per mano mia, Vipera (Premio Viareggio, Premio Camaiore), In fondo al tuo cuore, Anime di vetro, Serenata senza nome, Rondini d’inverno, Il purgatorio dell’angelo, Il pianto dell’alba, Caminito, Soledad e Volver (tutti pubblicati da Einaudi Stile Libero). Dopo Il metodo del Coccodrillo (Mondadori 2012; Einaudi Stile Libero 2016; Premio Scerbanenco), con I Bastardi di Pizzofalcone (2013) ha dato inizio a un nuovo ciclo contemporaneo (sempre pubblicato da Einaudi Stile Libero e diventato una serie Tv per Rai 1), continuato con Buio, Gelo, Cuccioli, Pane, Souvenir, Vuoto, Nozze, Fiori, Angeli e Pioggia, che segue le vicende di una squadra investigativa partenopea. Ha partecipato, con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli, all’antologia Giochi criminali (2014). Per Rizzoli sono usciti Il resto della settimana (2015), I Guardiani (2017), Sara al tramonto (2018), Le parole di Sara (2019) e Una lettera per Sara (2020); per Sellerio, Dodici rose a Settembre (2019); per Solferino, Il concerto dei destini fragili (2020). Con Cristina Cassar Scalia e Giancarlo De Cataldo ha scritto il romanzo a sei mani Tre passi per un delitto (Einaudi Stile Libero 2020). Sempre per Einaudi Stile Libero, ha pubblicato della serie di Mina Settembre Troppo freddo per Settembre (2020) e Una Sirena a Settembe (2021). Molto legato alla squadra di calcio della sua città, di cui è visceralmente tifoso, de Giovanni è anche autore di opere teatrali. Dai suoi romanzi, sempre in vetta alle classifiche, sono state tratte fortunate fiction televisive. È tradotto in tutto il mondo.

:: Il portiere di Ceaușescu di Guy Chiappaventi (Bibliotheka Edizioni, 2024) a cura di Massimo Ricciuti

26 dicembre 2024

Per chi ha più o meno la mia età ed è appassionato di calcio, il nome di Helmut Duckadam evoca molti ricordi. Ci fa tornare, in particolare, alla calda serata del 7 maggio 1986, quando il Barcellona e la Steaua Bucarest scesero in campo a Siviglia per giocarsi la finale dell’allora Coppa dei Campioni. Duckadam era il portiere della squadra romena e questo libro racconta la sua storia o, meglio ancora, la sua parabola. Nato nel 1959 in un paesino della Transilvania ai confini con l’Ungheria, Helmut cresce in campagna, mentre la Romania, con il passare degli anni, diventa sempre più povera. Alla guida della nazione c’è il Conducator Nicolae Ceaușescu, feroce dittatore che governa con l’aiuto della Securitate, la temuta polizia segreta. Uno dei suoi due figli, Valentin, è il vero presidente della Steaua e segue sempre la squadra. Pochi giorni prima della finale di Siviglia, avviene il tristemente noto disastro di Chernobyl: una violenta esplosione si verifica all’interno di una centrale nucleare ucraina. La catastrofe porta la data del 26 aprile 1986, ma la notizia è comunicata in Romania solo sei giorni dopo, per non turbare i festeggiamenti del Primo maggio nei paesi comunisti. In quest’atmosfera la Steaua si reca in Spagna, dov’è destinata, secondo tutti, a subire una sonora sconfitta. Prima della gara l’allenatore romeno Ienei tiene alla squadra un discorso improntato più sulla psicologia che sulla tattica e le sue parole sembrano funzionare perché, dopo 120 minuti di gioco, il punteggio è ancora di 0-0. Si va dunque alla cosiddetta “lotteria dei rigori” e qui nasce la leggenda di Duckadam, che ne para 4 su 4 e trascina la Steaua alla conquista della Coppa, diventando l’Eroul de la Sevilla, l’eroe di Siviglia. Questa favola s’interrompe, però, quasi subito, perché, dopo quella partita, il portiere sembra svanire dalla faccia della terra. Cominciano a fioccare leggende metropolitane, la più ricorrente delle quali racconta che la Securitate gli avrebbe spezzato le mani con una sbarra di ferro. Helmut, in realtà, è malato da tempo, già da prima della finale. La dittatura di Ceaușescu, intanto, si avvia rapidamente alla fine a seguito dell’abbattimento del Muro di Berlino. Così il “nostro” portiere prova a rifarsi una vita negli Stati Uniti con la propria famiglia, ma resiste poco e torna, da solo, in Romania, dove si barcamena fra piccoli lavoretti.

Il 2 dicembre 2024 Helmut ci ha lasciati. Guy Chiappaventi, autore di questo romanzo, ha pensato di raccontare la straordinaria esistenza di un uomo “normale”, salito alle luci della ribalta per una manciata di minuti e poi tornato nell’oblio. Dall’altare alla polvere, insomma. La narrazione degli eventi è vista dalla prospettiva di Duckadam, come se fosse lui a parlare. La sua vicenda personale si affianca a quella della Romania di Ceaușescu, una nazione povera che la sera del 7 maggio 1986 si è stretta attorno a una squadra per ritrovare un po’ di orgoglio. Consiglio a tutti, anche a chi non sia propriamente appassionato di calcio, la lettura di questo gioiellino, pubblicato da Bibliotheka Edizioni e impreziosito da alcune pregevoli illustrazioni di Emanuele Palucci.

Guy Chiappaventi, giornalista, inviato del tg La7.
Dopo aver raccontato la suburra di Roma, la mafia e la ‘ndrangheta, due guerre in Medio Oriente, terremoti, tsunami e alluvioni, negli ultimi anni ha seguito la cronaca a Milano.
Ha vinto il premio Ilaria Alpi, il Premiolino e il premio Goffredo Parise.
Ha pubblicato sette libri, incrociando spesso il calcio con la cronaca: il primo, Pistole e palloni sulla Lazio anni Settanta, ha avuto otto edizioni in quindici anni e ha ispirato la serie Sky Grande e maledetta.

:: Un’intervista con Fabrizio Borgio a cura di Giulietta Iannone

26 dicembre 2024

Benvenuto Fabrizio su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa nuova intervista. Ho riletto le vecchie interviste che ti ho fatto per non rifarti sempre le stesse domande, che invito i nostri lettori a rileggere per approfondire la tua conoscenza. E inizierei con il chiederti un bilancio della tua pubblicazione con Segretissimo Green Stone. La vendetta di Alia andata in edicola lo scorso novembre e ancora disponibile in digitale negli store online.

Ti ringrazio ancora per l’ospitalità Giulietta, grazie. L’esperienza si sta rivelando molto positiva, la spy story è un genere molto vario e divertente, mi affranca dall’ossessiva schematicità del giallo ed è diventato anche un pretesto per approfondire le dinamiche internazionali della geopolitica. Certo, rapportarsi con un prodotto da edicola è leggermente diverso rispetto al mercato librario convenzionale; la vita del volume cartaceo è limitata al mese di uscita, non si può godere dell’appoggio delle librerie amiche ma si lavora comunque per un marchio storico della narrativa d’intrattenimento nazionale. La versione elettronica è sempre disponibile mentre per gli amanti della carta esiste il servizio arretrati di Segretissimo Mondadori. La percezione complessiva è quella di scrivere in maniera più professionale senza perdere il piacere e il divertimento di raccontare una, si spera, buona storia.

Ce ne vuoi parlare? E’ una spystory militare ambientata in Bosnia, di stretta attualità, con come sottotesto un’analisi geopolitica molto accurata.

Lo scacchiere balcanico è un’area di frizione storica e anche se l’attualità è fagocitata da una parte dal conflitto in Ucraina e dall’altra con l’ecatombe palestinese, questo non toglie che rimanga il cortile orientale, dietro casa, del quale, specie l’Europa e nello specifico l’italia devono tenere grande conto; a parte i sentimenti pan slavisti tipici della Serbia, un grande attore si sta muovendo sfruttando una grande capacità di mediazione e empatia in particolar modo con i musulmani bosniaci, ovvero la Turchia. Il quadro è talmente variegato che in poche righe è difficoltoso renderne un’immagine esaustiva, possiamo dire che, se da una parte abbiamo le mai sopite ambizioni di una Grande Serbia che non vuole rinunciare al ruolo di nazione egemone nell’area, dall’altra abbiamo le tensioni contrastanti che la Bosnia vive dalla fine della Jugoslavia: voglia di apertura a occidente ma senza rinnegare il polo orientale, ci sono poi le ferite mai cicatrizzate del conflitto negli anni ‘90 e l’ombra della Russia alla quale i serbi guardano come a un grande padre protettore. Le correnti sono tante e una forte scossa è sempre dietro l’angolo. Uno scenario sul quale è stato molto stimolante costruire questa storia di memorie, vendette e intrighi.

Scriverai altre storie con protagonista Greene Stone per Segretissimo?

Sì, le fonti d’ispirazione non mancano e ogni nuova storia che sto progettando è una scusa per approfondire gli studi della realtà che viviamo. Mi sto documentando sulla situazione del Niger dove, tra l’altro, il contingente italiano è l’unica presenza occidentale in quella nazione, un’occasione ghiotta per far muovere il mio maresciallo alpino attraverso una nuova avventura.

Questa è una domanda che ti avevo già fatto, ma forse sono cambiate le circostanze: Nuove proposte di traduzioni per l’estero?

Magari! No, attualmente non ho avuto modo di proporre ancora alcuni dei racconti tradotti che ho nel cassetto. Devo dire però che con grande cortesia istituzionale e correttezza, ogni rifiuto è sempre stato spiegato e circostanziato. Una cura alla quale, da autore italiano, non sono affatto abituato. Non demordo comunque.

La serie Martinengo con Frilli, continua? Ci sono nuovi episodi all’orizzonte?

Per il momento non prevedo altre storie di Martinengo; magari dispiacerà a qualche lettore ma per onestà intellettuale e correttezza proprio nei confronti di chi mi ha letto e supportato finora devo confessare che ritengo che tutto quello che Martinengo aveva da dire l’abbia detto poi, magari un giorno cambio idea e sentirò l’esigenza di far esplorare qualche aspetto inedito dell’investigatore delle Langhe ma attualmente sono consapevole che un’altra indagine sarebbe qualcosa di trito. I sei romanzi del ciclo sono sei storie completamente diverse, con struttura e schemi mai ripetuti proprio perché mi ero ripromesso di non presentare ai lettori lo stesso libro con qualche variazione sul tema. Voglio continuare così.

La tua carriera letteraria e partita in sordina ma piano piano, anche grazie al sostegno dei lettori, ti stai facendo strada anche nel mondo delle major letterarie italiane. Nuove proposte dai grandi editori per nuove serie?

No, continuo a essere un “pesce piccolo” e, in special modo per il mondo della major, un nome come il mio è davvero difficile che possa smuovere interesse. O sei un esordiente con l’agente giusto alle spalle o un vip con un seguito che possa far prevedere vendite forti a prescindere da cosa si scrive. Un mestierante come me si ritrova in una sorta di limbo dove riesce a stare sopra un basso livello di produzioni minori ma bloccato dal soffitto di vetro della grande editoria.

Hai mai pensato di scrivere un romanzo storico, anche avventuroso ma appunto ambientato nel passato?

Sì, l’idea di muovermi attraverso generi e ambientazioni lontane dall’ordinario delle mie storie é sempre attraente. Da tempo accarezzo alcuni progetti finora presenti, in stato di gestazione, come appunti e stralci sui miei taccuini. Ho davvero tante idee di questi tempi ma l’intento è ben vivo, in particolare l’idea di una storia di brigantaggio nel mezzogiorno raccontata utilizzando la struttura dei romanzi western e un drammone violento ambientato nel profondo Piemonte del dopoguerra.

E’ da poco mancato Davide Mana, scrittore, traduttore, studioso, erano davvero tante le sue qualifiche, a soli 57 anni, un outsider nel mondo letterario italiano. Era bilingue e pubblicava più che altro su riviste e con case editrici statunitensi e britanniche. Molti si dicevano suoi amici ma forse tu sei stato uno degli scrittori che gli è stato più vicino, che lo conosceva meglio. Sognavi di scrivere un romanzo d’avventura a quattro mani con lui. Com’era Davide Mana smessa la penna dello scrittore. Un ricordo.

Mi sembra che fosse stato Platone a definire un amico qualcuno col quale parlo come a me stesso. Ecco, con Davide era così. Avevamo il vantaggio della vicinanza geografica, ci separavano una trentina di chilometri da casa mia a Castelnuovo Belbo e ogni volta che era possibile era un lieto evento organizzare una pizzata a Nizza Monferrato e passare la sera tra una diavola e un kebab e litri di Coca cola a parlare delle cose che più ci premevano: le nostre visioni e letture in comune, il mondo della scrittura, dei nerd, le nostre delusioni. Con Davide si condivideva una certa amarezza nei confronti di un mondo che nonostante tutto amavamo alla follia. Per me era una persona cara, speciale, un intelletto raro al quale io mi abbeveravo. Come tutte le persone di straordinaria intelligenza e enorme competenza, in Italia aveva più detrattori che ammiratori; come diceva Ferrari: gli italiani ti perdonano tutto tranne il successo, nel caso di Davide non gli hanno mai perdonato la bravura, il sintomo di un ambiente soffocato dalla mediocrità. Al di là di queste considerazioni, delle quali mi assumo tutta la responsabilità, Davide era a un altro livello e l’essergli amico è sempre stato per me uno sprone a migliorare, a non badare agli altri ma scrivere. Al di là di tutto questo era una persona squisita, un torinese elegante e raffinato dai gusti altrettanto eleganti e raffinati, un torinese in ostaggio dell’astigianistan, ovvero uno dei lati più selvatici del Piemonte. Un uomo che trasformava ogni sua curiosità in un vero interesse, spesso in una passione. Un eclettico conoscitore dalle profondità enciclopediche e capacità di divulgazione degne di un Alessandro Barbero; un uomo capace di incantarti parlando di come si prepara una zuppa di cipolle, delle radici dello zen, delle bizzarrie di Harlan Ellison. Un uomo retto, di una onestà ferrea che ha saputo affrontare le bassezze della vita con puro spirito avventuroso. Un uomo che ogni volta che potevo stare con lui mi arricchiva. Nel suo bellissimo blog Strategie Evolutive, in un suo post si chiedeva cosa avrebbe fatto sapendo che la sua morte fosse stata imminente, la sua conclusione era stata “scrivere ancora di più”.

Puoi dirci a cosa stai lavorando in questo momento?

Ho tanta carne al fuoco, ho firmato il contratto per la stesura di un folk horror, mi sto documentando per il terzo episodio di Green Stone, sto scrivendo un nuovo libro di Stefano Drago e un noir di ambientazione piemontese inoltre ho il progetto di un romanzo mainstream per allargarmi, o almeno tentare, verso un’altra narrativa. Per inizio 2025 dovrebbe uscire un nuovo romanzo, riadattamento di un vecchio progetto. Per ora direi che basta.

Grazie per il tuo tempo e la tua pazienza, e auguri per il futuro.

Grazie a te per l’interesse, ne sono sempre lusingato. Buone feste!

:: Buone Feste!

24 dicembre 2024

Gentili lettori,

e così siamo giunti alla Vigilia, domani è Natale, anche il 2024 sta volgendo al termine con il suo carico di gioie e di dolori. Vi faccio i migliori auguri di ogni bene: salute, lavoro, amore, amicizia, viaggi, che non vi manchi nulla, e non rimandate a domani le piccole gioie della vita o a telefonare a un amico che non sentite da tempo. Voglio anche prendere questo tempo di riposo e riflessione per ringraziare chi ci sostiene con piccole donazioni o comprando i miei ebook. Mercoledì primo gennaio inizieranno infine le votazioni per il nostro Liberi di scrivere Award, giunto alla quindicesima edizione, non mancate. Avremo confermata la presenza del nostro notaio Michele Di Marco che mi aiuterà nel conteggio dei voti. A tutti, Buone Feste!

:: Fronte Zero di Edy Giraldo e Daniele Biacchessi (Delos Digital 2024) a cura di Patrizia Debicke

21 dicembre 2024

Un romanzo breve frammentato in pochi capitoli questo di Daniele Biacchessi – giornalista d’inchiesta, scrittore, attualmente direttore editoriale di Giornale Radio e responsabile della collana editoriale “Contastorie” della casa editrice Jaca Book- , e Edy Giraldi, scrittrice ed esperta di romanzi gialli, che coniuga abilmente una storia poliziesca/thriller/spystory disposta ad andare a frugare in quelle che appaiono tra le pagine più buie della storia italiana, dipingendo i drammatici limiti di una nazione apparentemente a sovranità limitata.
Nel 2024 Andrea e Stella, con Marco e Laura, ormai stagionati ultracinquantenni, sono gli ultimi brigatisti del Fronte Zero, estrema propaggine dei Nuclei combattenti, scampati alla cattura e alla morte. Delle numerose schiere di Fronte Zero, che negli anni Settanta e Ottanta (detti gli anni di piombo) hanno bagnato di sangue l’Italia con gli attentati terroristici contro il potere, restano oggi solo loro, un gruppetto di quattro ostinati combattenti. Due coppie di fratelli e sorelle molto uniti tra loro, rimasti per tutti questi anni in una bolla di autoconvincimento, come prigionieri di un lunghissimo sonno, che pur continuando a coltivare con ostinata e indistruttibile tenacia i loro ideali si trovano a doversi confrontare con l’attuale situazione esistenziale. Una situazione apparentemente fuori controllo o peggio artamente manovrata da poteri forti, in cui la prepotenza e laviolenza sembrano ormai rappresentare l’unica possibile strada sulla quale ciascuno di noi dovrebbe incamminarsi e che tutti dovremmo accettare.
Per contrastare e tentare di rimuovere questa inaccettabile realtà, i quattro irriducibili pianificano e realizzano domenica 30 marzo 2024 un attentato nel quale riescono a uccidere a Roma, durante il suo quotidiano footing a Villa Pamphili, l’ambasciatore americano a Roma David Harrison e i quattro uomini della scorta.. Non chiederanno contropartite, riscatti. Loro si limitano a uccidere, a punire?
Il loro vero scopo è scatenare il caos e provocando il panico, arrivare a scuotere l’opinione pubblica, ormai solo schiava di un’informazione omogenea e irreggimentata. Gli adepti di “Fronte Zero” non hanno un’organizzazione, una qualche copertura dietro le spalle, agiscono e colpiscono da soli, in quattro…
I loro messaggi di rivendicazione, dopo una troppo celere attribuzione dell’attentato a terroristi islamici, paiono vecchi anzi obsoleti. Ripetono infatti meccanicamente parole e rituali sorpassati, poco credibili e troppo burocratici. E non può certo bastare una qualche funzione pubblica, nella fattispecie quella di ambasciatore che lo rende un bersaglio da colpire, per giustificare il volontario assassinio di una persona. Anzi poi sono state più persone. Come dimenticare che le loro vittime erano degli esseri umani : cinque persone che avevano una vita , una famiglia e sicuramente sognavano un futuro?
Persino qualcuno del “Fronte Zero” pur condizionato dal proprio nichilismo comincia a porsi il problema della propria cieca disumanizzazione.
Daniele Martini, il funzionario a capo della Digos incaricato delle indagini si troverà a mal partito, imprigionato in un condizionato gioco di ruolo tra Italia e Stati Uniti, con questi ultimi che vorrebbero comandare, con per unico vero appoggio il suo Vice. Non gli resterà che, per suo tramite, di tuffarsi nel passato e utilizzando i più moderni servizi quali l’intelligenza artificiale analizzare e confrontare tutti i vecchi testi e proclami siglati dai brigatisti per arrivare finalmente a intuire dove potrebbe trovarsi il bandolo della matassa.
Ma il percorso è faticoso perché Martini, manovrato dall’alto e costretto a muoversi su binari che non sono i suoi, sempre attento a salvaguardare il compromesso, non può e non deve guastare l’equilibrio dei rapporti internazionali. Ma come continuare a subire senza aprire bocca, pur accecato da immagini che pur proiettate in bianco e nero presentano solo ambigue sfumature di grigi, in un costante susseguirsi di violenza ormai accettata da tutti o quasi come “normale”. Come non soccombere e trovare invece la forza di reagire, rifiutare ? O magari andarsene?
Magari, poter avere sempre quella libertà di scelta!
Potremo averla ora che stiamo rapidamente approdando all’era Trump? Il mondo attorno a noi pare impazzito. Gli attentati internazionali hanno matrici politiche dichiarate oppure?… Eppure?
Quanto avremo da temere poi dal multimiliardario Musck in veste di incontenibile, scatenato e forse sovradimensionato buffone di corte?

Edy Giraldo, esperta di marketing per una grande multinazionale, ora in pensione. Appassionata di letteratura nordica e di noir all’italiana. Fronte Zero è la sua prima collaborazione.

Daniele Biacchessi nasce a Milano nel 1957. È giornalista, scrittore, conduttore radiofonico, autore e interprete di teatro di narrazione. È direttore editoriale di Giornale Radio, direttore e proprietario di Radio On, responsabile della collana Contastorie di Jaca Book e presidente dell’Associazione Arci Ponti di memoria. È stato caporedattore di Radio24-Il Sole24ore. E ancora prima ha lavorato per Radio Rai, Italia Radio, Radio Regione, Radio Lombardia, Radio Popolare. È autore di quarantadue libri d’inchiesta su terrorismo, ambiente, mafie, Resistenza e Storia contemporanea. È il primo giornalista italiano a trasformare inchieste in spettacoli teatrali. È regista, produttore cinematografico, autore di dieci docufilm tutti finanziati in crowdfunding.

:: Romanzo russo. “Fiutando i futuri supplizi” di Alessandro Barbero (Sellerio, Palermo, 2024) (1° ed. Mondadori 1998) a cura di Valerio Calzolaio

18 dicembre 2024

Mosca e Russia. 1987-1991. Le vite parallele di Viktor, direttore dell’Istituto di Storia del Pcus, e della giovane Tanja impegnata in una tesi su un argomento forse proibito; del giudice Nazar, che mantiene umanità mentre indaga su crimini efferati; dell’attore Mark Kaufman, ossessionato dal romanzo che sta scrivendo sullo sterminio degli ebrei di Odessa, fino alla fine impegnato a travestirsi e salvarsi. Le trame sono destinate a riunirsi nel ben ritmato intrigo giallo noir “Romanzo russo” , lasciando intuire tanti torbidi presenti e fiutare, come ammonisce un verso del poeta Mandel’štam, vittima di Stalin, “i futuri supplizi”. L’espediente romanzesco del grande storico Alessandro Barbero (Torino, 1959) è un narratore che ha ritrovato il lungo manoscritto (un paio di anni prima seppellito da alcuni di loro artisti e intellettuali a Zjuzino) e ci consente di ricostruire l’epoca attraverso il vissuto quotidiano, pensieri e memorie dell’ultimo ambiguo decennio dell’Unione Sovietica.

:: Un cane, un indizio, un cadavere di Antony Johnston (Newton Compton, 2024) a cura di Patrizia Debicke

13 dicembre 2024

Secondo libro della serie e un nuovo caso per Gwinny Tuffel, attrice ma anche dog-sitter detective per necessità economica.
Gwinny, ormai sessantenne è tornata a recitare con non poche difficoltà dopo ohimè ben dieci anni di lontananza dalle scene in cui ha dovuto prendersi cura del padre ammalato e si sta preparando per il suo primo ruolo sul palcoscenico. Purtroppo le scritture per donne della sue età, pur molto brave, sono poche e spesso mal remunerate e Gwinny dopo aver ottenuto un ruolo in uno spettacolo del West-end, al momento di cominciare con le prove dovrà rendersi conto che tutto non va proprio come sperava , insomma deve adattarsi. Soprattutto perché la sua cassa piange.
Con un padre incosciente e scialacquatore, alla sua morte ha dovuto rendersi conto che i soldi rimasti sul conto sono ben pochi e in più ha anche la necessità di provvedere a urgenti spese di restauro della vecchia e amata casa di famiglia nell’elegante quartiere di Chelsea. Tutti validissimi motivi che le hanno imposto di darsi subito da fare. E dopo il suo primo mandato come dog sitter/detective portato a termine con successo per conto di una vecchia amica nel libro precedente anche stavolta è pronta a impegnarsi di nuovo.
Ragion per cui , quando Crash Double irlandese e leggendaria gloria del rock, le telefona e chiede il suo aiuto per occuparsi del suo border collie Ace nel fine settimana, coglie al volo l’occasione. A conti fatti la paga proposta è buona e badare all’obbediente e simpatico Ace mentre il cantante è in tournée a Dublino con la sua famosa band non dovrebbe essere un compito oneroso. Non le resta quindi che trasferirsi, sulla casa galleggiante di Crash nella splendida e pittoresca Little Venice di Londra, dislocata lungo i suoi due canali: il Grand Union Canal e il Regent’s Canal, e cominciare a familiarizzare sia con il suo nuovo pupillo a quattro zampe che con i vicini e la vita della piccola ma molto vivace comunità galleggiante. Un posto in cui tutti paiono conoscere tutti, sapere ogni cosa gli uni degli altri e a poche barche da quella di Ace c’è ormeggiata addirittura quella della sua ex moglie, Fox Double-Jonescon, la quale è stato sposato ben tre volte. Motivo principale della loro attuale separazione è il fatto che lei abbia imbarcato una gatta, intollerabile rivale per il border collie.
Ma subito dopo il suo arrivo, Gwinny scoprirà anche che proprio in quel fine settimana è in programma il Venice Carnival Street Show, festoso spettacolo di strada organizzato nei campi , nelle piazze, nei vicoli e nelle calli con eventi che, ospitando artisti della scena internazionale con musica, circo-teatro e clowneria, sono tutti di richiamo per un gran pubblico!
Un piacevole fine settimana dunque e invece i guai sono già pronti, in agguato. Dopo una serie di telefonate preoccupate dall’Irlanda degli altri musicisti e degli organizzatori, che chiamano o vengono addirittura a cercare Crash, si capirà che questi non ha mai preso il volo previsto e non è arrivato a Dublino per la sua tournée.
E proprio il primo giorno del Gran Carnival di Little Venice di Londra con tutte le barche allegramente impavesate a festa sui canali, Gwinny scoprirà che il cadavere dello stagionato cantante irlandese galleggia nel canale, proprio vicino alla sua barca.
Nonostante lo choc dei presenti e l’ immediato intervento della forza pubblica che propende per attribuire a un incidente la morte del cantante, gli organizzatori della manifestazione decidono di non interrompere i pubblici avvenimenti e i festeggiamenti previsti.
Ma sebbene il caso sia gestito dal vecchio capo di Birch, suo caro e vecchio amico poliziotto ormai in pensione e questi consideri la morte di Crash un incidente, o alla peggio un suicidio, Gwinny invece è di diverso avviso. E infatti non accettando queste conclusioni si tuffa subito nelle indagini, con l’aiuto del border terrier Ace e di Birch, l’ex detective spalleggiato da Ronnie, il suo cane.
Mentre approfondiscono i retroscena della vita personale di Crash e quanto a lui collegabile, cominciano a scoprire un serie di segreti sulla band che nessuno aveva mai saputo. La loro strada tuttavia sarà ancora tutta in salita. I due amici infatti, costretti a confrontarsi con una rocambolesca marea di sospetti e alcuni inverosimili moventi, dovranno trovare il modo per organizzarsi e districarsi in una vera babele di colpi di scena. E non solo perché troveranno davanti a loro anche una serie di trabocchetti e sorprese quali una seconda morte, ma che almeno avranno il pregio di portare finalmente la polizia a imboccare la pista dell’omicidio . Ma spetterà a Gwinny e a Birch, con l’aiuto di Ace e Ronnie, il compito di sbrogliare il bandolo della questione, trovare il modo per bloccare l’assassino e impedirgli di farla franca.
Johnston è uno scrittore che sa divertire e incollare il lettore alle pagine . Non sorprende perciò che con il primo libro di questa serie, abbia vinto il Barker Fiction Award.
Negli ultimi anni, oltre ai suoi, sono stati pubblicati numerosi gialli con come protagonisti personaggi abbastanza anziani, ma ciò che stavolta mi ha colpito di più è che molti di loro non fanno una vita da pensionati, ristretti in una comunità. No anzi in questo libro sono andati avanti per la loro strada, magari riciclandosi o intraprendendo con indiscutibile successo nuove e diverse carriere tanto che la principale protagonista della storia, Gwinny Tuffel, ben decisa a tornare alla sua professione, coglie al volo ogni buona occasione per rimettersi in discussione e tornare in pista.

Antony Johnston è l’autore del graphic novel Coldest City, da cui è stato tratto nel 2017 il film Atomica bionda. Ha lavorato con moltissimi generi della fiction, dal thriller al romanzo di spionaggio fino al sovrannaturale, e ha firmato la sceneggiatura di film e videogiochi. Nutre un infinito amore per i cani, da cui è scaturita la serie di gialli classici di cui fanno parte Un matrimonio, un delitto e due investigatori a quattro zampe e Un cane, un indizio, un cadavere, pubblicati dalla Newton Compton. Per saperne di più: http://www.dogsitterdetective.com.

:: Un’intervista con Daniela Pareschi, autrice di STRANO per Il Barbagianni Editore, a cura di Giulietta Iannone

13 dicembre 2024

Benvenuta Daniela su Liberi di scrivere, e grazie per aver accettato questa intervista.
Parlaci di te, dei tuoi studi e del tuo percorso artistico.

Grazie a voi per l’invito. Il mio percorso artistico ha avuto un inizio abbastanza tradizionale, nel senso che ho sempre disegnato sin da piccola. Ho frequentato il liceo artistico e poi mi sono iscritta alla facoltà di Architettura di Genova. Più tardi, mi sono trasferita a Roma con l’intento di intraprendere la carriera di scenografa, un lavoro che ho svolto come art-director per 25 anni, soprattutto nel cinema. È un lavoro che ho amato moltissimo e che mi ha formato. Tuttavia, a un certo punto della mia vita, intorno ai 45 anni, sentivo il bisogno di esprimere una parte più concettuale della mia creatività. Ho quindi deciso di lasciare la scenografia per dedicarmi completamente all’illustrazione. Da allora, la mia pratica artistica si è ampliata e diversificata, ma l’intensità e la componente creativa rimangono sempre il filo conduttore.

Come ti sei avvicinata alla narrativa per l’infanzia?

Ho sempre amato l’illustrazione. Quando sono diventata madre, il mio interesse per la narrativa per l’infanzia è diventato più mirato, sia per quanto riguarda gli argomenti che la scelta stilistica.
Amo il potere dell’illustrazione come strumento di espressione, capace di arricchire la narrazione e di coinvolgere emotivamente i lettori. È stato naturale, quindi, provare a cimentarmi in questo campo.

Sei l’autrice di un bellissimo albo illustrato dal titolo STRANO per Il Barbagianni Editore, un libro per bambini dai 4 anni in su, di cui sei autrice sia dei testi che delle illustrazioni.
Come è nata l’idea di crearlo? Qual è stato il punto di partenza?

Amo molto la letteratura per bambini, soprattutto quella che unisce illustrazione e divulgazione.
Strano, invece racconta una storia. Il mio obiettivo era affrontare un tema importante, ma in modo semplice: il cambiamento di punto di vista e la libertà di non giudicare in modo definitivo una situazione. Volevo raccontare questa riflessione con parole semplici ma cariche di significato, per poterla rendere accessibile sia ai bambini che agli adulti.

Protagonista del libro è un bambino di nome Antonio, che un giorno esce di casa con un buffo cappello con le orecchie da orso. Ci vuole un certo coraggio per manifestare la propria individualità, e Antonio non verrà subito compreso, vero?

Esatto, Antonio è un bambino che esce di casa con un cappello davvero speciale, che esprime la sua personalità. Come accade spesso nella vita, ci vuole coraggio per mostrare la propria individualità. Inizialmente, Antonio non viene compreso, ma la sua forza sta nell’ascoltare senza lasciarsi abbattere dalle critiche, trovando una strada alternativa per farsi accettare, senza rinunciare alla propria unicità.

La storia è semplice, accessibile anche ai più piccoli, e porta con sé una morale, giusto?

Sì, la storia è semplice e adatta anche ai bambini più piccoli. La morale non è moralistica, ma piuttosto un invito a riflettere su come affrontare le difficoltà legate all’accettazione di sé e degli altri. È una riflessione che può essere utile anche agli adulti, poiché parla di una realtà che spesso ci sfugge: il giudizio immediato e il cambiamento di prospettiva.

Affronti tematiche molto attuali, ma sempre a misura di bambino. Quali difficoltà hai incontrato nella creazione del libro?

Le tematiche trattate sono sicuramente attuali, ma il mio obiettivo era renderle comprensibili per i più piccoli. La parte più complessa per me è stata la scrittura. Non sono una scrittrice di professione, quindi il mio limite era trovare le parole giuste, poche ma precise, per esprimere quello che volevo comunicare.

Il libro è stato notato anche all’estero, vero? In quali paesi?

Sì, STRANO è già stato tradotto in russo, e ci sono altri sviluppi in corso con alcuni paesi. È un libro piuttosto semplice da tradurre, che permette di superare le barriere linguistiche senza troppa difficoltà.

In questo albo sperimenti la tecnica del collage, utilizzando carte colorate, stoffe e texture bidimensionali. Come hai progettato il libro?

Il collage è stata una scelta molto importante per me. Avevo bisogno di uscire dalla mia zona di comfort, che è l’acrilico, e confrontarmi con una tecnica che mi permettesse di esplorare nuove modalità espressive. Il collage mi ha dato l’opportunità di esprimere una parte diversa della mia creatività, mettendo in campo competenze nuove e producendo effetti visivi inaspettati. È una tecnica che libera dalla paura del foglio bianco e permette di sperimentare senza ansia. È stato un processo stimolante e arricchente.

Grazie Daniela, come ultima domanda, quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho un progetto in cantiere che spero uscirà presto, sempre con Il Barbagianni. Si tratta di un libro a cui tengo molto, che ha avuto una gestazione lunga, ma finalmente siamo arrivati a un punto in cui abbiamo trovato la giusta chiave. Il libro parla dell’osservazione, intesa in senso ampio, esplorata attraverso il disegno.

:: Singularity, un racconto di Davide Mana

10 dicembre 2024

Cosa lega la fantascienza, l’uncinetto e un portale multimensionale? Un racconto che Davide Mana scrisse per la rivista “Shoreline of Infinity“, e che fu scelto per una prima scrematura nella long list per il BSFA Award, il premio che, annualmente, viene conferito dalla British Science Fiction Association. Chissà a quanti premi sarebbe stato candidato o avrebbe vinto in futuro? A volte si rimanda, e non si sa che non c’è più tempo, e la vita non ti permette di tornare indietro. Comunque il racconto è breve e divertente, un esempio dell’umorismo gentile con cui Davide giocava con le parole, con buona pace di Ayn Rand e del suo Atlas Shrugged. Se vi va leggetelo, lo si può fare ancora gratuitamente sul sito della rivista, ecco il link: Singularity. E se vi va il racconto è pubblicato in Shoreline of Infinity 19, disponibile in cartaceo e digitale.

:: Miti d’amore. Filosofia dell’eros di Umberto Curi (Castelvecchi 2024) a cura di Valentina Demelas

10 dicembre 2024

Cosa rende l’amore una delle forze più discusse e misteriose della storia dell’umanità? In Miti d’amore. Filosofia dell’eros di Umberto Curi, edito da Castelvecchi, il lettore viene accompagnato in un viaggio tra miti, simboli e narrazioni che cercano di dare un senso a questa potente energia. Con uno stile accessibile e profondamente evocativo, Curi esplora miti classici e opere filosofiche, rendendo l’amore una lente attraverso cui guardare il mondo e noi stessi.

Il testo si apre con un’analisi della figura di Cupido e della sua trasformazione iconografica nel corso dei secoli. Da fanciullo nudo e alato, simbolo di leggerezza e impulsività, a figura bendata che colpisce alla cieca, Cupido incarna l’ambivalenza dell’amore: forza creativa e distruttiva, luce e ombra, conoscenza e cecità. È questa doppia natura dell’amore che permea tutto il libro, invitando il lettore a riflettere sulle molteplici sfaccettature di un sentimento universale eppure profondamente personale.

Curi intreccia magistralmente mito e filosofia, attingendo a fonti come Platone, Nietzsche e Spinoza. I miti di Orfeo ed Euridice, Eco e Narciso, Amore e Psiche, Romeo e Giulietta e Don Giovanni vengono rivisitati non come semplici racconti, ma come specchi che riflettono le paure, i desideri e le aspirazioni dell’essere umano. Ad esempio, il mito dell’androgino di Platone diventa un’occasione per indagare il nostro bisogno di completezza e il desiderio di ritrovare quell’Uno originario da cui siamo stati separati. Allo stesso modo, le vicende di Orfeo ed Euridice mettono in scena il conflitto tra amore e morte, tra il desiderio di possedere e la necessità di lasciar andare.

Uno dei punti di forza del libro è la sua capacità di rendere temi complessi accessibili a un pubblico ampio. Pur trattando concetti filosofici profondi, l’autore utilizza un linguaggio chiaro e suggestivo, che trasforma ogni capitolo in un invito alla riflessione. Non è un saggio da leggere e archiviare, ma un compagno di viaggio che continua a risuonare anche dopo l’ultima pagina.

Un aspetto affascinante del libro è il modo in cui Curi collega il passato al presente. I miti classici non sono solo antiche narrazioni, ma strumenti per comprendere le sfide contemporanee: come gestire il dolore di una perdita? Come trovare un equilibrio tra amore per sé stessi e per gli altri? E, soprattutto, cosa significa amare in un’epoca frenetica e spesso disconnessa?

La risposta, viene suggerito, non è univoca: l’amore non è qualcosa da comprendere completamente, ma da vivere e sperimentare. È un processo, una tensione continua tra ciò che siamo e ciò che desideriamo diventare. Come diceva Platone, l’amore è una forma di ricerca, una spinta verso il trascendente.

Una scelta ideale per chi cerca un libro che unisca emozione e intellettualità. Appassionati di filosofia, lettori curiosi alla ricerca di emozioni, riflessioni e risposte: questo testo offre qualcosa a tutti, portando anche a innamorarsi, forse, nuovamente dell’idea stessa di amore.

Miti d’amore. Filosofia dell’eros non è solo un prezioso saggio, ma un invito a esplorare la complessità e la bellezza di un sentimento che ci definisce come esseri umani. Un testo che combina profondità e leggerezza, rendendolo perfetto per chi desidera andare oltre la superficie delle cose e scoprire il filo invisibile che lega i miti antichi alle nostre vite moderne.

Umberto Curi è Professore emerito di Storia della Filosofia all’Università di Padova. Già visiting professor alla University of California, Los Angeles e alla Boston University, ha tenuto lezioni e conferenze in numerose città europee e americane. Giornalista pubblicista, ha collaborato con il «Corriere del Veneto» e «La Lettura» del «Corriere della Sera». È autore di una quarantina di volumi, tra cui segnaliamo il più recente Parlare con Dio. Un’indagine fra filosofia e teologia (Bollati Boringhieri, 2024). Castelvecchi ha già pubblicato I figli di Ares. Guerra infinita e terrorismo (2016) ed è di prossima uscita Padre e re. Filosofia della guerra.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Castelvecchi.