Posts Tagged ‘Patrizia Debicke’

:: I delitti della Bella di notte di Anthony Horovitz (Rizzoli, 2022) a cura di Patrizia Debicke

17 ottobre 2025

Dopo aver risolto il mistero che circondava la morte dello scrittore Alan Conway, Susan Ryeland, giovane editor londinese dalla mente acuta e dalla memoria infallibile, decide di concedersi una pausa. Abbandona la caotica agitazione della città, le nebbie di Londra, la pressione costante dei libri e degli autori, per cercare un rifugio in cui reinventarsi.
La sua scelta di vita cadrà su Creta, dove aprirà un piccolo hotel insieme al fidanzato Andreas. L’isola, con la sua calda luce e i dorati tramonti e il ritmo lento e pacato della vita mediterranea, sembrano offrire una promessa di serenità. Ma, per Susan, l’incanto è solo effimero: il lavoro nell’hotel è estenuante, il rapporto di coppia rischia di guastarsi  e la monotonia, tanto diversa dal suo frenetico mondo editoriale, le pesa con un velo di malinconia.
Questa fragile tranquillità verrà  tuttavia infranta dall’arrivo dei Treherne, una coppia inglese giunta sull’isola con un unico obiettivo: ritrovare la  figlia scomparsa. La ragazza,  Cecily, ha lasciato dietro di sé solo criptici indizi, disseminati  tra le pagine di “Atticus Pünd e il nuovo caso”, il romanzo postumo di Conway, ispirato a un omicidio avvenuto otto anni prima proprio nell’hotel cretese della famiglia Treherne.
Susan Reyland , che ha conosciuto e curato l’opera dello scrittore, appare come l’unica possibile custode della verità  o per lo meno l’unica persona in grado di interpretare quei segnali nascosti, e l’onere di decifrarli la riporterà, inevitabilmente, al suo antico ruolo di investigatrice.
Anthony Horowitz conferma ancora una volta la sua straordinaria capacità di costruire trame complesse e avvincenti. L‘ingegnosa  struttura del romanzo  si svilupperà infatti su due livelli, sovrapposti come scatole cinesi. Al primo piano avremo la Susan reale, che indaga tra gli hotel e la campagna inglese, interrogando testimoni, raccogliendo documenti e interpretando segni; al secondo, invece il mondo letterario di Atticus Pünd, detective dalla precisione quasi maniacale e dal fascino d’altri tempi, immerso nello stesso mistero ma trasposto e filtrato attraverso la penna di Conway.
Il gioco a incastro è molto raffinato: personaggi e indizi si rispecchiano, le situazioni reali e quelle inventate si intrecciano, e il lettore sarà costretto  a immergersi in  due misteri paralleli, ciascuno con la propria tensione, i propri colpi di scena e le proprie rivelazioni.
Il fascino del romanzo sta anche nella capacità di bilanciare la complessità della trama con una facile lettura. Horowitz non tradisce mai il lettore: tutti i plausibili indizi necessari ci sono ma talmente evanescenti e  inafferrabili da sorprendere e intrigare fino all’ultima pagina. Come in un Cluedo letterario all’Agatha Christie: ogni dettaglio, ogni gesto, ogni parola può diventare la chiave per risolvere l’enigma.
L’autore infatti si ispira chiaramente alla tradizione dell’Età dell’Oro del giallo britannico, con atmosfere eleganti, indagini meticolose e colpi di scena calibrati, ma lo fa con un respiro moderno, integrando la psicologia dei personaggi a tensione narrativa e a riflessioni sulla natura umana.
In questo secondo volume della serie, Horowitz introduce anche Daniel Hawthorne, ex detective e alter ego collaborativo dell’autore stesso. Il loro rapporto, fatto di contrasti, sarcasmo e complementarietà, aggiunge profondità e leggerezza al racconto. In “La sentenza è morte”, i due si trovano ad affrontare l’omicidio di Richard Pryce, avvocato divorzista dalla mente acuta e dai rapporti complessi, la cui morte efferata apre una rete di sospetti, alibi e segreti che si intrecciano con la scomparsa di Cecily e con altri misteri collaterali. La narrazione procede così tra intrecci, depistaggi e ingannevoli sospetti, sempre sostenuta da una scrittura precisa, elegante e calibrata. Il maggior pregio dell’opera sta  proprio nel modo in cui Horowitz fonde tradizione e innovazione. La suspense cresce in maniera costante, i colpi di scena arrivano nei momenti giusti, i personaggi sono delineati con cura e credibilità. Susan Ryeland emerge come protagonista forte e determinata, capace di leggere tra le righe della realtà e della finzione. Hawthorne, con le sue imperfezioni e la sua saggezza pratica, compensa e arricchisce la vicenda, creando un duo indissolubile pronto a istradare il lettore attraverso un labirinto di enigmi.
Le ambientazioni, dalla assolata atmosfera cretese alle verdeggianti  campagne inglesi, dai quartieri alti di Londra a librerie storiche come la celebre Daunt Books di Marylebone, sono descritte con cura, trasportando il lettore in luoghi reali e riconoscibili, ma sempre sospesi tra realtà e finzione. La capacità di Horowitz di evocare contesti vividi e atmosfere precise rende ogni scena tangibile, quasi cinematografica.
In sintesi: un giallo corposo, raffinato, avvincente e sorprendente, un’opera che rende omaggio ai grandi classici, ma con voce originale e contemporanea.

Anthony Horowitz è uno degli scrittori più prolifici ed eclettici del Regno Unito, noto per la serie bestseller di Alex Rider. Sceneggiatore per la televisione, ha prodotto, tra le altre, la prima stagione dell’Ispettore Barnaby. Nel 2014 ha ricevuto il titolo di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico per meriti in campo letterario. I delitti della bella di notte (Rizzoli 2021) è il secondo volume di una  serie.

:: Mistero al profumo di cannella, i segreti di Cinnamon Falls di R.L. Killmore (Newton Compton, 2025) a cura di Patrizia Debicke

11 ottobre 2025

Tra le colline avvolte dal profumo di cannella e foglie dorate, Cinnamon Falls si presenta come un  rifugio ideale per chi fugge dal dolore, ma anche come il luogo dove i segreti, come la nebbia del mattino, non si diradano mai del tutto. Dopo una rottura umiliante, un grande amore costruito solo su una menzogna, Nia torna nella sua cittadina natale con il cuore in frantumi e l’intenzione di ritrovare un po’ di pace tra i sorrisi familiari e la gelateria di famiglia, frequentatissima e cuore pulsante della comunità. Ma la tranquillità autunnale che spera di trovare si incrina presto: un atroce delitto sconvolge la quiete della Festa d’Autunno e costringe la protagonista a fare i conti non solo con il presente, ma anche con un passato che credeva di avere sepolto.
L’autrice costruisce un’ambientazione calda e accogliente, quasi cinematografica, che ricorda le atmosfere delle serie britanniche di gialli “leggeri” o le cittadine perfette dei film Hallmark. Ogni dettaglio, il fumo che sale dalle tazze di sidro caldo, le zucche intagliate, i vicoli profumati di burro e spezie,  restituisce una sensazione di intimità domestica, di quella provincia americana dove tutti si conoscono, ma nessuno sa davvero tutto di nessuno. È proprio in questo microcosmo, apparentemente sereno, che si insinua l’ombra del mistero: un corpo ritrovato nella tavola calda di Rosie, la madre della migliore amica di Nia, morta anni prima in circostanze tragiche, e un messaggio inquietante che lascia presagire nuovi delitti.
Nia, fragile e impulsiva, ma guidata da una forza interiore che la spinge a non voltarsi dall’altra parte, si ritrova suo malgrado coinvolta nelle indagini. Non è un’investigatrice nata, e la sua curiosità troppo spesso sconfina nell’imprudenza: si muove in bilico tra coraggio e incoscienza, tra il desiderio di capire e la necessità di espiare sensi di colpa antichi. Al suo fianco ritroviamo Jesse, ex fidanzato del liceo e ora poliziotto escluso personalmente dall’inchiesta sul caso perché vecchio amico della vittima. Alto, tenebroso, segnato da un passato irrisolto, Jesse incarna la classica figura del “buono ferito”, diviso tra dovere e sentimento. Il loro rapporto è una danza di esitazioni e ricordi, fatta di battute non dette e di sguardi che parlano più delle parole: un legame sospeso tra nostalgia e un futuro forse ancora possibile.
Accanto a loro si muove una vasta galleria di personaggi secondari che contribuisce a rendere Cinnamon Falls viva e pulsante: l’amica eccentrica dai capelli viola, presenza ironica e leale; i vicini curiosi e affettuosi; i clienti abituali della gelateria, testimoni involontari di un dramma che si insinua nella quotidianità. Persino Midnight, il viziato gatto nero della famiglia di  Nia, sembra parte integrante del racconto, quasi un simbolo silenzioso della curiosità e della capacità di sopravvivere all’inquietudine.
Il ritmo narrativo alterna momenti di tensione a pause di dolcezza domestica: mentre l’indagine procede tra false piste e colpi di scena, l’autrice dosa con equilibrio mistero e romanticismo, evitando di far prevalere l’uno sull’altro. Il giallo, pur con qualche prevedibilità di troppo, mantiene viva l’attenzione con piccoli dettagli ben disseminati e un’atmosfera coerente che unisce brivido e conforto. L’elemento romantico, aggiunge calore e umanità a una vicenda che parla, in fondo, di nuove possibilità non solo in amore, ma nella vita.
La colorata Festa d’Autunno, con  la sua allegria di superficie, diventa il perfetto contrappunto simbolico al dolore e al mistero che serpeggiano sotto un’apparente calma con  la celebrazione della rinascita, della fine che prelude a un nuovo inizio. E in questo senso Nia rappresenta la città stessa, ferita, ma capace di riscoprire la propria forza.
Un mistero autunnale dal sapore di spezie e malinconia, dove il delitto serve da pretesto per esplorare i legami, le ferite e le nostalgie che uniscono una piccola comunità. Un romanzo che si legge con piacere, magari con una coperta sulle ginocchia e una tazza fumante accanto, lasciandosi avvolgere da un’atmosfera in cui ogni pagina profuma di cannella, amicizia e seconde occasioni.

Tradotto da Laura Mastroddi.

R.L. Killmore è lo pseudonimo dell’autrice statunitense Necole Ryse. Necole scrive da quando aveva quattro anni, quando incise trionfalmente l’alfabeto sul cofano della nuova Volvo della nonna. Quando non batte furiosamente i tasti del suo PC riempiendo fogli Word, piange su una pila di manoscritti incompiuti, abbandona serrati regimi di esercizio fisico autoimposti, rimprovera bambini innocenti nelle biblioteche o ascolta le conversazioni degli altri. Mistero al profumo di cannella. I segreti di Cinnamon Falls è il primo romanzo pubblicato dalla Newton Compton.

:: Come uccidono gli Eredi di Jessica Goodman (TimeCrime 2025) a cura di Patrizia Debicke

4 ottobre 2025

Leggere “Come uccidono gli eredi” significa penetrare in un universo dorato e soffocante, dove il privilegio si veste di seta e gioielli ma odora di corruzione e paura. La prima sensazione che si prova è claustrofobia: giovani vite che “devono” apparire perfette, intrappolate in copioni imposti dalle famiglie e dalla società, e che invece sono soltanto pedine in una recita feroce.
E sarà proprio questa inquietudine tra libertà negata e bisogno di apparire che rappresenta il cuore del romanzo.
Il fulcro narrativo è il Club degli Eredi di New York, un esclusivo circolo che non si limita a garantire lusso e protezione, ma rappresenta una vera e propria consacrazione sociale. Entrarvi significa avere un futuro spianato, un lasciapassare per i piani più alti del potere economico e politico. È il regno dei “prescelti”, ragazzi che hanno respirato sin dalla nascita solo l’aria rarefatta delle élite, educati a non sbagliare ma anche a coprirsi sempre l’un l’altro pur di mantenere intatta la facciata.
I protagonisti riflettono le diverse sfaccettature di questo sistema. Bernie Kaplan è forse il personaggio più immediatamente empatico e la sua voce mette in evidenza la gabbia dorata in cui tutti si muovono. Dietro l’apparente sicurezza si nasconde il peso delle aspettative, il continuo timore che la verità possa emergere.
Isobel Rothcroft, regina di stile e perfezione, incarna l’ossessione per l’immagine, simbolo di una femminilità costruita a misura di copertina.
Skyler Hawkins, forse il più fragile, porta dentro di sé la contraddizione tra desiderio di ribellione e necessità di appartenere.
Ma la vera anomalia è Tori Tasso, l’outsider, sempre la migliore nei risultati scolastici, ma proveniente dal Queens. Lei è l’intrusa, la scheggia impazzita pronta a incrinare la simmetria del gruppo. La sua presenza non è solo un enigma narrativo, come ha fatto a ottenere un invito? ma rappresenta anche il confronto tra il mondo dei privilegiati e chi, come lei, conosce altre strade, altre possibilità di vita.
L’ambientazione è cruciale. Siamo nella Manhattan dei superattici e dei gala, un microcosmo che affonda le radici nell’eredità WASP, quel sistema di potere nato dai primi padri pellegrini e ancora oggi capace di imporre all’America regole invisibili. L’autrice non si limita a raccontare un delitto in un contesto mondano: porta in scena la sopravvivenza di un modello sociale che identifica la ricchezza come segno di predestinazione, il denaro come moderna grazia divina. La piramide sociale deve restare intatta e, per difenderla, ogni mezzo è valido: segreti, bugie, omissioni, silenzi compiacenti.
Il Ballo degli Eredi, a conclusione di un percorso scolastico superiore, è l’apice simbolico di questo meccanismo. Un’esclusiva festa scintillante, promessa di successo e visibilità, ma che può trasformarsi in un baratro. Dietro i sorrisi, gli abiti da haute couture e le coppe di champagne, serpeggiano rivalità, invidie e paure. Quando la tragedia sconvolgerà tutti, con una morte improvvisa, non sarà solo l’elaborato evento mondano a crollare: l’intero castello di apparenze verrà messo in discussione, rivelando la brutalità nascosta dietro quel patinato splendore.
Jessica Goodman costruisce la trama alternando i punti di vista dei protagonisti e crea un romanzo corale su due piani: la settimana prima del ballo e ciò che avverrà dopo la tragedia. Questo doppio binario narrativo accresce la tensione e la curiosità del lettore di scoprire come i pezzi possano andare a incastrarsi. Il delitto, se verrà riconosciuto come tale, diventerà non solo un enigma da risolvere, ma e soprattutto lo specchio di una società che si autodivora pur di mantenere il proprio potere.
Il vero motore del romanzo, infatti, non sarà l’indagine in sé, ma la critica sociale che vibra in ogni pagina. Gli Eredi sono ragazzi sacrificati al dio denaro, costretti a perpetuare un patto mai scelto, in una catena in grado di annientare ogni differenza e pensiero critico. Burattini scintillanti mossi da famiglie e istituzioni che temono il crollo del sistema più di qualsiasi scandalo.
“Come uccidono gli eredi” più che un romanzo di consumo è un pericoloso viaggio nei salotti dorati di New York, dove il lusso non è altro che una maschera. È il racconto di come quell’élite riesca a proteggere se stessa con spietata ferocia, fino a spingersi oltre il limite. Ed è soprattutto la storia di ciò che si è disposti a sacrificare: la verità, la coscienza e perfino la vita, pur di non scivolare fuori dalla piramide sociale.
Un romanzo incalzante, che parte in sordina ma accelera fino a un travolgente finale, dove i colpi di scena si susseguono senza tregua.
Jessica Goodman dimostra ancora una volta di saper trasformare un contesto scintillante in una intrigante trappola narrativa: perché in fondo, in quel mondo ovattato e crudele, il vero pericolo non è scoprire che ci sia un assassino, ma domandarsi quanti altri terribili segreti siano ancora sepolti sotto i tappeti dell’élite. Traduzione a cura di Emanuela Foglia.

Jessica Goodman è una caporedattrice di Cosmopolitan. Loro volevano essere noi è il suo debutto come autrice, seguito da They’ll Never Catch Us – Non ci prenderanno, ora pubblicato nella stessa collana. Dal suo romanzo d’esordio, HBO Max sta adattando una serie tv che vedrà protagoniste Sydney Sweeney, star di Euphoria, e la cantautrice Halsey al suo primo lavoro come attrice. Come uccidono gli Eredi è il suo nuovo thriller young adult a essere pubblicato nella stessa collana.

:: Devil’s Kitchen di Candice Fox (Marcos Y Marcos 2025) a cura di Patrizia Debicke

1 ottobre 2025

Candice Fox ci trascina in un territorio insidioso e moralmente ambiguo, dove la linea di confine tra l’eroismo e il crimine si assottiglia fino a sparire. L’idea di partire proprio dai vigili del fuoco di New York, simboli di coraggio, dedizione e sacrificio, soprattutto nell’immaginario collettivo post-11 settembre, e trasformarli in una banda di rapinatori spietati e geniali, già di per sé è una scelta  narrativa che destabilizza e incuriosisce. È come se Fox avesse deciso di ribaltare un mito per dimostrarci quanto fragile possa essere l’apparenza di integrità attribuita normalmente a certi ruoli.
I membri della Engine 99, squadra d’élite del FDNY, sono i protagonisti assoluti: quattro uomini abituati a guardare in faccia le fiamme, a calarsi nel cuore di un inferno fatto di calore, fumo e collasso strutturale. Ma qui quei quattro non sono dei salvatori. Sono piromani, rapinatori, assassini, capaci di sfruttare il proprio mestiere come copertura perfetta per milionarie rapine. Candice Fox, con una scelta narrativa quasi blasfema, li trasforma da eroi a predatori urbani, senza mai cadere nella caricatura: sono uomini veri, ma pieni di debolezze e contraddizioni e ciascuno  di loro detiene un bagaglio oscuro che li rende contemporaneamente affascinanti e pericolosi.
A incrinare la compattezza del gruppo arriverà Andy Nearland, investigatrice sotto copertura che si infiltrerà tra di loro fingendo di far parte della squadra. Andy è un personaggio che conquista subito: non è la solita eroina di maniera, ma una donna lucida, coriacea, in grado di rischiare tutto pur di portare a termine l’incarico. Il suo rapporto con l’FBI è opaco, il suo passato disseminato di ombre; ciò nondimeno ciò che la rende affascinante è la sua calcolata instabilità, quel suo muoversi sempre in bilico tra verità e menzogna, fedeltà e tradimento. La sua presenza romperà gli equilibri interni della Engine 99 e, nel contempo, sarà un punto di vista privilegiato per il lettore, che con lei entra e respira la tossica atmosfera di questa banda travestita da soccorritori.
L’autrice  costruisce il romanzo come un labirinto di crescenti tensioni. L’indagine per scoprire che fine abbiano fatto la compagna e il figlio di Ben, il più fragile e ambiguo tra i quattro pompieri, si intreccia con i colpi messi a segno dal gruppo, con i reciproci sospetti e la discesa in un abisso di violenza e avidità. La scrittura ha un respiro cinematografico: ogni scena pare pronta per essere trasposta sullo schermo: l’odore acre del fumo, i tunnel sotterranei di Manhattan usati come vie di fuga, le notti illuminate dai bagliori degli incendi che fungono da diversivo per le rapine.
C’è poi il tema delle doppie vite, che attraversa ogni pagina del romanzo. Questi pompieri celebrati come icone di sacrificio e dedizione, devono per forza essere insospettabili. Candice Fox si diverte a smascherare l’ipocrisia di una città che idolatra i suoi eroi senza domandarsi chi ci sia veramente dietro quella divisa. E lo fa senza compiacimenti, ma con una freddezza quasi documentaria, frutto di un lungo lavoro di ricerca: interviste a pompieri veri, colloqui con poliziotti sotto copertura, immersioni nei quartieri più oscuri di New York.
Non meno importante sarà poi  la riflessione sul lato umano dei personaggi: l’avidità, la paura, la lealtà distorta, i legami di fratellanza che si trasformano in catene. Ben è  dilaniato dalla perdita della famiglia e dal sospetto che i suoi stessi compagni possano esserne responsabili; Matt, il leader carismatico e oscuro,  incarna la sicurezza, la  fascinazione del potere; Engo, sempre brutale e imprevedibile; Jake, divorato dalla dipendenza dal gioco che lo rende vulnerabile. Nessuno è unidimensionale, nessuno è completamente vittima o carnefice: Candice Fox non prova a  giustificarli, ma li mette a nudo, mostrando quanto sottile sia il confine tra il gesto eroico e quello criminale.
La tensione cresce capitolo dopo capitolo in un ritmo serrato che non concede pause. Devil’s Kitchen è un thriller che non si accontenta di intrattenere, ma scava nella psicologia dei protagonisti, interroga il lettore sul concetto stesso di giustizia, sulla corruzione insita in ogni sistema, sul prezzo da pagare per la verità. È un romanzo che brucia dall’inizio alla fine, infuocato non solo negli scenari ma soprattutto nelle anime dei suoi personaggi.
Candice Fox dimostra ancora una volta la sua capacità di fondere ricerca scrupolosa, inventiva narrativa e talento nel delineare figure femminili al di fuori dagli schemi. Andy Nearland è l’antieroina perfetta per questo mondo distorto: fragile e forte, spietata e solidale, sempre pronta a oltrepassare i limiti per scoprire ciò che si nasconde.
In conclusione, Devil’s Kitchen è un romanzo che sorprende e cattura, perché osa demolire l’immagine più sacra dell’eroismo urbano e la ricostruisce come un palcoscenico di avidità, violenza e redenzione impossibile. È un libro che lascia addosso l’odore del fumo e l’eco delle sirene, e ci ricorda come dietro qualche  uniforme possa celarsi un bruciante segreto.

Candice Fox è nata a Sidney in una famiglia pronta ad accogliere non solo figli propri e altrui, ma anche un’ampia gamma di animali selvatici feriti. In questa comunità vivacissima ha coltivato la sua passione per il crimine, espressa felicemente in thriller che negli Stati Uniti hanno scalato le classifiche del New York Times. I romanzi di Candice Fox sono tradotti in tutto il mondo; in Australia è l’autrice di gialli più amata, l’unica ad aver vinto tre volte gli ambìti Ned Kelly Awards.

:: Bordell per nagott, Tanto rumore per nulla di Paola Varalli (Todaro 2025) a cura di Patrizia Debicke

22 settembre 2025

Una nuova indagine per gli investigatori del Bar William. L’idraulico Pino, il virile gommista Marietto, il barista Viliam, il di lui padre Socrate, la buttafuori Edmonda De Amicis (chiara dimostrazione di come dei genitori possano architettare il male dei figli)… una banda di “mal traa insema”, un manipolo di investigatori dilettanti che si sono autoproclamati i Quattro moschettieri, decisi a portare a casa il risultato a ogni costo. La Eddy è sotto ricatto! Ha un segreto ma che  l’avrà scoperto? E cosa vogliono da lei?
Mentre i nostri eroi, su richiesta della madre, indagano sulla morte sospetta di Rosolino Pochintesta, trovato cadavere nelle acque del Ticino dopo più di una settimana dalla sua scomparsa, ufficialmente un suicidio, un misterioso e forse temibile  personaggio  li trascina in una rocambolesca caccia al tesoro nella vivace Milano degli anni Ottanta. Socrate conosceva bene Rosolino : era il figlio della Ines, una cara amica che, per il dispiacere, è stata ricoverata in ospedale. La donna è certa che qualcuno lo abbia assassinato. Lui era sereno, aveva un buon lavoro e una bella fidanzata: perché mai avrebbe dovuto uccidersi?
Gli amici del Bar sono disposti a indagare, ma quella non sarà l’unica faccenda su cui dovranno far luce.
La procace rossa Albisa, entraîneuse del night BarLafus, dove lavora come buttafuori anche il quarto pilastro dei moschettieri Edmonda De Amicis, si presenta al Bar William preoccupata. Ultimamente Edmonda, la Eddy, non sembra più lei: è sempre sfuggente, silenziosa. Così Albisa preme sugli amici affinché la tengano d’occhio. E siccome anche loro non la vedono e la sentono da un po’ di giorni, decidono di andarla a cercare, o meglio, di convocarla per capire cosa stia succedendo.
Tra tira e molla, la Eddy si apre e confessa di aver ricevuto dei biglietti minatori. In un foglio appeso al suo motorino c’era addirittura scritto: “Se parli si saprà di Playboy, non ti conviene!”. Insomma, parrebbe un ricatto vero e proprio. Ma per cosa? Oddio… La Eddy, con il suo lavoro al BarLafus, una notte ha avuto modo di sentire frasi minacciose pronunciate da due figuri, due poco di buono o peggio. Gente che parlava di un “lavoretto pulito” … ma anche di qualcosa buttata nel fiume.
I biglietti minatori li hanno scritti loro? E se sì, a cosa si riferiscono? Chi ricatta la Eddy? E cosa intendono con quel “Playboy”?
Se inizialmente l’Edmonda pensava a uno scherzo, adesso è molto preoccupata e ha assolutamente bisogno del sostegno dei suoi amici.
Anche stavolta quindi ci sarà un mucchio di carne al fuoco per gli investigatori dilettanti del Bar William. Sarà l’avvio di una caccia al tesoro meneghina per sbrogliare una scherzosa serie d’indizi, magari anche in dialetto, sulle tracce di targhe commemorative. Una caccia che costringerà i nostri eroi a una passeggiata simil turistica per le strade cittadine a piedi, in tram, in metropolitana e con il motorino, senza contare le gite in macchina, per saperne di più sulla morte di Rosolino, verso Sesto Calende e il Lago Maggiore.
Tra colazioni, la cucina di Socrate che scalda il cuore e delizia lo stomaco, caffè e aperitivi, ecco un’altra divertente indagine di Paola Varalli che ci rimanda alla Milano da bere degli anni ’80. Ai tempi in cui tutti eravamo ancora spensierati, e potevamo sognare un domani migliore senza guerre e catastrofi disumane in giro per il mondo. Quando le maggiori preoccupazioni dei giovani riguardavano più avere un look con abiti all’ultima moda e un fisico scolpito in palestra che non i grandi problemi globali. Insomma, quando si sperava ancora che il futuro potesse essere solo rosa. Quando Milano era una metropoli immersa in eventi, innovazione e divertimenti, e forse si riusciva più facilmente a sorridere.

Paola Varalli architetto per la pagnotta e scrittrice per passione, Paola Varalli nasce sul lago Maggiore e vive tra Milano e il lago di Como. Ha pubblicato tre gialli con Fratelli Frilli editori, con le “squinzie” come protagoniste, due amiche con la propensione ad indagare e a ficcarsi nei guai.  Con Todaro editore è uscita con due racconti lunghi sulle antologie Quattro volte Natale e Odio l’estate, e nel maggio 2023 ha visto le stampe il suo ultimo lavoro dal bizzarro titolo di “Tira, mòlla e messèda” (le indagini del bar William), giallo che si svolge negli anni ottanta nella Milano da bere. Pino e Marietto, un idraulico e un gommista sui generis indagano nel “borgh di ortolan”, la zona di via Sarpi, Canonica, Piero della Francesca, ingollano bianchini spruzzati e forse riusciranno a salvare una persona in pericolo ecc. ecc.

:: Aquila Neptuni di Marco Vozzolo (Ali Ribelli 2025) a cura di Patrizia Debicke

6 settembre 2025

Anno 388 d.C. L’Impero Romano d’Occidente si avvia verso un tramonto inesorabile, e con esso i suoi fasti, i suoi simboli e la sua potenza millenaria. In questo scenario di caos politico e decadenza morale si muove la vicenda che ha come protagonista il centurione Ausonio, un uomo temprato dalle campagne militari, ma ancora legato alla sua terra e ai valori di un mondo che si sta sgretolando sotto i suoi occhi.

Il romanzo si apre sul conflitto tra Valentiniano II, giovanissimo imperatore in fuga, e Magno Massimo (o Massimiano), usurpatore che tenta di imporre la propria autorità su Milano e sull’Italia. Sullo sfondo, l’ombra possente di Teodosio, Augusto d’Oriente, chiamato a ristabilire un equilibrio ormai precario. Le forze in campo non si limitano alla politica e alle grandi manovre militari: l’autore ricostruisce con precisione la complessità di un Impero in dissoluzione, tra giochi di potere, tradimenti e barbariche alleanze pronte a calare come avvoltoi sulle rovine di Roma.

È qui che entra in scena Ausonio. Non un eroe invincibile, ma un uomo di carne e sangue, costretto a confrontarsi con corruzione, tradimenti e scelte impossibili. Il suo compito – allestire una nave da guerra per difendere il porto del Liris – diventerà un atto di resistenza personale, un baluardo fragile eppure necessario contro il dilagare della violenza. L’“Aquila Neptuni”, la nave che radunerà i superstiti legionari e li porterà a combattere al fianco di Teodosio, non è soltanto uno strumento militare: rappresenta un simbolo, un’ultima fiammata di dignità e di appartenenza.

La ricostruzione storica si intreccia con il ritmo serrato della narrazione. Le manovre di Andragazio, il generale che aveva già insanguinato la storia con l’uccisione di Graziano, si scontrano con le strategie di Bautone, comandante fedele a Teodosio. Le flotte si preparano al confronto decisivo sull’Adriatico, in una battaglia navale descritta con respiro epico, dove le vele tese dal vento, il legno che stride sotto i colpi e il sangue che tinge le onde diventano immagine potente del collasso di un intero mondo.

Il pregio del romanzo è quello di restituire, attraverso lo sguardo di Ausonio, la tensione di un’epoca sospesa tra passato e futuro. Roma non è più il centro saldo e indiscusso dell’universi, ma un corpo in decomposizione, dilaniato da interessi particolari e da un’aristocrazia più dedita al lusso che al bene comune. Eppure, nonostante tutto, esistono ancora uomini capaci di credere ancora in valori di lealtà, sacrificio e appartenenza. Ausonio e i suoi ex commilitoni incarnano questa resistenza morale, quasi fossero gli ultimi testimoni, portatori di una fiaccola che, pur destinata a  spegnersi, non vuole rinunciare a brillare.

Il ritmo narrativo  è rapido, non per scarsa profondità, ma per il continuo, serrato avvicendarsi di colpi di scena. Una decisione mancata, un tradimento, una vela che compare all’orizzonte saranno sufficienti per capovolgere le sorti. Ed è proprio  la precarietà del tempo che l’autore riesce a comunicare al lettore: come una frana annunciata, quando basta un sassolino a preannunciare la rovina.

Ciò che rimane impresso è il netto contrasto tra la dimensione privata di Ausonio: la sua terra, i suoi compagni, la sua estrema dignità di soldato con l’estensione del dramma storico che lo circonda. La sua “isola felice” semicelata tra gli ulivi, continuamente minacciata dai barbari e dagli intrighi di potere, si trasforma quasi nel microcosmo in cui si rispecchia la decadenza dell’Impero.

La battaglia finale nell’Adriatico, con l’“Aquila Neptuni” proiettata al centro dello scontro, suggella un destino epico e insieme tragico. Non può esserci vera vittoria, perché il crollo di Roma è inarrestabile, ma in primo piano risalteranno la dignità e  l’onore  di chi ha combattuto fino all’ultimo respiro per difendere la propria gente. La figura di Andragazio, infine, si chiude con la macchia indelebile del fallimento e con un epilogo che trasuda disperazione: il suicidio in mare, ultimo atto di un comandante travolto dagli eventi e dalla sua stessa ambizione.
Il romanzo, in conclusione, si legge con la tensione di un thriller storico e con l’intensità di una tragedia classica. Porta il lettore dentro un’epoca di passaggi e fratture, restituendo la fine dell’Impero non come un fatto lontano e astratto, ma come un dramma umano, vissuto da uomini che ancora credevano che Roma fosse qualcosa di più di un nome e di un ricordo.

Marco Vozzolo è nato a Minturno (LT) il 12 settembre 1972. Cresciuto a Castelforte, un piccolo paese della provincia di Latina, con pochi abitanti, un po’ retrò. Si divide tra la Toscana, Castelforte e la Provenza. In origine si trasferì a Pistoia per motivi di lavoro. La scelta di rimanere a vivere in Toscana è maturata dall’amore verso i paesaggi, il loro passato e il lento scorrere della vita in alcuni piccoli, preziosi paesi. Rimane comunque un Castelfortese DOC. Frequentatore, per le ricerche storiche, di archivi, biblioteche, archivi vescovili e collezioni private. Sommelier per hobby, è propenso verso i vini Toscani e Francesi, di cui è cultore. Ha pubblicato i seguenti testi e romanzi: La Corona del Re Longobardo, Il Valore delle Piccole Cose, La Bottiglia di Napoleone, Pistoia Medievale… ma non troppo, Una Passeggiata nella Castelforte del 300, Il Grifone, Una Storia Medievale, I Gufi di Velathri, Guillame de Villaret – Dell’ultimo Templare, Ampoiles, Storie di Mare, Necropoli. Ha pubblicato sulla rivista locale Il giornale del Golfo due racconti brevi riguardanti episodi storici del paese d’origine. Incaricato “Settore Storico” del Rione dei Grifone (Pistoia).

:: L’uomo dagli occhi tristi di Piergiorgio Pulixi (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

5 settembre 2025

Piergiorgio Pulixi ci riporta nelle atmosfere intense e inquietanti che già avevano fatto di  L’isola delle anime un romanzo di culto. Con il suo nuovo capitolo della serie delle ispettrici Mara Rais ed Eva Croce, l’autore sardo alza ulteriormente la posta in gioco, costruendo una trama che coniuga la tensione narrativa del thriller, la denuncia civile del noir e la profondità emozionale di un’indagine sull’animo umano. La verità non è mai neutra, ma ha il sapore del peccato, e chiunque osi scavare più a fondo rischia di rimanere travolto.

La storia si apre con un’immagine sinistra: nelle acque limpide di un lago dell’Alta Ogliastra, incorniciato da boschi e montagne, un villeggiante nota un motoscafo alla deriva con a bordo il corpo senza vita di Michelangelo Esu, un bellissimo diciassettenne, travestito e truccato da donna, colpito con ventitré coltellate. La scena, che infrange l’incanto del paesaggio, costringe il lettore a calarsi subito nel lato oscuro di Saruxi,  una comunità apparentemente perfetta. Il motoscafo appartiene a Daniele Enna, ex sindaco, volto emergente della politica regionale, pronto a candidarsi alla presidenza della Sardegna con la bandiera della transizione ecologica. E subito quel delitto si trasforma in una bomba pronta a esplodere: dietro la virtuosa immagine del “paese del vento”, simbolo di prosperità e sviluppo green, affiorano interessi, ricatti e infiltrazioni mafiose legate al business dell’eolico.

La madre della vittima, Lorenza Maxia, è una figura centrale e indimenticabile. Il suo dolore, lo strazio quasi palpabile di una madre che ha perso l’unico figlio, non si limita a definire un personaggio, ma diventa voce collettiva e denuncia di una comunità che preferisce insabbiare piuttosto che affrontare la verità. Saruxi è un paese raffinato, ordinato, ricco di fiori e di servizi, ma dietro la facciata si celano inconfessabili compromessi e un potere politico che si intreccia con la criminalità. Pulixi è un maestro  nel descriverne il  contrasto: la seducente bellezza del luogo e il marcio che corrompe le fondamenta.

Sull’indagine lavoreranno Mara Rais ed Eva Croce, chiamate a occuparsi del caso dal procuratore generale con un preciso dictat: risolverlo senza clamore, proteggendo la fragile impalcatura politica che regge la candidatura di Enna. Le due ispettrici, già protagoniste di altre eccezionali indagini, si dovranno muovere in una terra che conoscono e temono, sorvegliate da vicino e ostacolate da occulti poteri che hanno solo interesse a seppellire i segreti del lago. Ciò nondimeno il romanzo non è solo la cronaca di una difficile inchiesta ma forse soprattutto il ritratto di due donne multiformi,  costrette a confrontarsi non solo con il male all’esterno, ma anche con le proprie più intime fragilità.

Mara Rais è impegnata in una devastante battaglia personale: l’ex marito è riuscito a sottrarle la figlia adolescente grazie a un’ordinanza del tribunale. La sua urgenza di risolvere il caso quindi non è solo professionale, ma principalmente legata al bisogno di dimostrare di essere una madre affidabile e di poter riconquistare un pezzo della sua vita. Eva Croce, invece, che non si concede mai tregua, vive la ricerca della verità come un percorso doloroso dentro le proprie zone d’ombra, quasi intrappolata dai suoi fantasmi e dalle sue contraddizioni. Insieme, Mara ed Eva tuttavia incarnano due diverse espressioni della stessa resistenza, benché unite da un rapporto fragile e continuamente messo alla prova. Qualcuno, infatti, trama per dividerle, alimentando sospetti e screzi: e invece l’equilibrio tra loro è indispensabile, perché solo la fiducia reciproca può condurle fino in fondo.

La struttura del romanzo è ben calibrata: tre parti precedute da un prologo che restituisce la vittima nella sua essenza più vera. Michelangelo Esu non è solo un corpo martoriato, ma anche un  giovane artista che dipingeva angosciosamente occhi maschili tristi, a immagine di un mondo interiore sofferto ed enigmatico. Una scelta narrativa che regala al romanzo un insolito spessore: non bisogna dunque  solo scoprire chi ha ucciso, ma capire chi fosse davvero Michelangelo, cosa mai lo rendesse così fragile e scomodo da meritare una morte tanto brutale.

Pulixi mischia diversi livelli narrativi: la denuncia sociale delle infiltrazioni criminali nell’economia “verde”, la critica a una politica che preferisce proteggere le proprie carriere e non la verità e  l’analisi delle dinamiche di potere in un microcosmo comunitario specchio di vizi e storture universali. Ma c’è anche un grande romanzo sulle donne. Pulixi scava nell’animo femminile con empatia e con una precisione che raramente si trova nel noir, trasformando il dolore in una lente attraverso cui guardare la giustizia e la verità.

Il paesaggio dell’Ogliastra, come sempre nella scrittura dell’autore, non è solo cornice ma personaggio: un luogo di bellezza primordiale ma minacciosa, che rispecchia la tensione dei protagonisti. L’acqua del lago, con i suoi sepolti segreti, diventa metafora delle verità sommerse che rischiano di emergere con slancio distruttivo.

Pulixi si serve di un ritmo incalzante, fatto di capitoli brevi, dialoghi affilati e colpi di scena ben dosati, ma senza mai sacrificare la profondità psicologica. La tensione cresce progressivamente, fino a un finale che lascia addosso una sensazione di ferita aperta, di giustizia parziale, di resa dei conti più interiore che processuale.

Un libro teso, attualissimo e implacabile, che ci ricorda come dietro la patina di progresso e benessere possano nascondersi abissi di violenza e corruzione. Un noir che esaltando la forza d’animo delle donne, ci spiega come la giustizia, per quanto desiderata e inseguita, sia troppo spesso contaminata dal peccato.

Piergiorgio Pulixi (Cagliari, 1982) è uno scrittore di romanzi e racconti noir. “Perdas de Fogu”, romanzo-inchiesta ideato da Massimo Carlotto, segna l’avvio della carriera letteraria di Pulixi e l’inizio della sua collaborazione con il collettivo letterario Sabot. Sempre in questo progetto corale, Pulixi ha partecipato con il suo racconto alla raccolta “Donne a perdere”. “Una brutta storia”, “La notte delle pantere”, “Per sempre”, “Prima di dirti addio” sono i titoli che compongono la saga incentrata sull’ispettore Biagio Mazzeo. Nel 2014 ha presentato al pubblico “Padre Nostro” e il thriller psicologico “L’appuntamento”. Ha vinto il premio Franco Fedeli 2015 e i Corpi Freddi Awards con “Il canto degli innocenti”. “Lovers hotel” è invece una serie audio di sei puntate creata con Carlotto, mentre “L’ira del male” rappresenta la sua prima antologia. Pulixi, i cui romanzi sono al momento tradotti anche negli Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna, pubblica alcuni dei suoi racconti anche nelle testate di «Left», «Micromega», «Narcomafie» e «Manifesto».

:: Ospiti inattesi di Triona Walsh (Newton Comton 2025) di Patrizia Debicke

26 luglio 2025

Alice e Finn sognano un weekend romantico nella casa del guardiano del faro, affacciata sulle scogliere battute dal vento di Donegal. Una fuga segreta, solo loro, resa necessaria dal fatto che Finn è il capo di Alice, e il loro amore non può ancora essere rivelato.
Ma forse soprattutto, nessuno deve sapere il vero motivo per cui Alice ha voluto quel viaggio.
Tutta la sua vita ,fino a quel momento,  è come se fosse da tempo appesa a un filo. E ora ha un piano.
Poi, qualcuno busserà alla porta.
Una coppia, fradicia di pioggia che sostiene di aver prenotato la stessa casa per lo stesso weekend. C’è stato un disguido parrebbe. Con il  cattivo tempo che ha interrotto le comunicazioni,  pur evidentemente irritato, Finn permetterà  loro di entrare e fermarsi.
Insomma ci sono due camere da letto,  si arrangeranno  almeno fino alla mattina dopo.  
Alice si innervosisce. Il suo piano rischia di andare in fumo.
Ma, a quanto sembra, anche gli ospiti inattesi ne hanno uno. Tanto che il cottage finirà con il  trasformarsi in una specie di trappola.
Ben presto infatti, la tensione tra loro crescerà, mentre  le maschere cadono.
Qualcuno mente. Chi? Oppure tutti. E a ben vedere nessuno è davvero chi dice di essere.
Tríona Walsh costruisce un thriller psicologico che cattura fin dalla prima pagina e gioca diabolicamente con le certezze del lettore, smontandole una a una.
“L’altra coppia”  infatti. pagina dopo pagina, regge con un perfetto equilibrio tra suspense e introspezione, dove nulla è come sembra e ogni dettaglio conta, ha il suo peso .
La trama si muove su due binari paralleli: da un lato, il mistero dell’identità e delle vere intenzioni dei personaggi; dall’altro, la lenta e sofferta rivelazione di segreti sepolti, legami nascosti e vendette coltivate  nel silenzio.
Alice è una protagonista ambigua, intrigante, sicuramente non  affidabile come narratrice. All’inizio sembra fragile, quasi ingenua, e invece  è  diversa e molto di più.
Anche Vivienne, apparentemente dura e scostante, nasconde dentro dii sé  più di quanto voglia lasciare intendere. Il loro diretto confronto si rivelerà il fulcro palpitante del romanzo.
Il ritmo alterna momenti di crescente tensione a riflessioni interiori dei diversi personaggi che amplificano continuamente il senso di claustrofobia.
La scrittura della Walsh essenziale ma tagliente, riesce a  costruire atmosfere cariche di inquietudine e tenendo  il lettore col fiato sospeso, lo sorprende  con continui  colpi di scena  ben dosati e  mai gratuiti, mentre  ogni particolare e ogni  svolta intrapresa  segue  una logica che si svela solo alla fine.

Ambientato in un paesaggio selvaggio e molto suggestivo, dove la natura diventa complice del mistero, il romanzo si inserisce perfettamente nel solco del domestic noir, ma con un respiro più ampio, quasi gotico, la casa ricavata nel faro si trasformerà in un’immagine di isolamento, che può condurre fino alla resa dei conti.
Un cottage ricavato da un faro sulla costa irlandese. Due coppie che s’incontrano e non per caso . E un fine settimana che nessuno potrà mai  dimenticare …
“Ospiti inattesi”  è molto più di un semplice thriller. Forse sarebbe  più corretto definirlo  un’esplorazione delle zone d’ombra della psiche umana e  dei sottili confini che corrono tra vittima e carnefice, tra amore e ossessione.
A conti fatti un puzzle psicologico affilato come un coltello, dove amore, menzogna, vendetta e identità si intrecciano in un crescendo di tensione fino all’esplosiva rivelazione finale.

Tríona Walsh è una scrittrice irlandese, autrice di thriller e gialli ricchi di atmosfera e colpi di scena. Artista e graphic designer, si occupa anche dell’ideazione e realizzazione di copertine per diverse case editrici. Vive a Dublino con la sua famiglia. La Newton Compton ha pubblicato Notte di neve e sangue e Ospiti inattesi. Per saperne di più: http://www.trionawalsh.com

:: Questo libro non esiste di Marilù Oliva (Solferino 2025) a cura di Patrizia Debicke

23 luglio 2025

Un manoscritto perduto: direte esistono problemi peggiori. Ma certo. Come magari ritrovarsi coinvolti in un’indagine per omicidio. Ma per Mathias, aspirante scrittore in bilico tra ambizione e precarietà, la perdita del suo romanzo è una vera tragedia. E se fosse stato quello giusto, quello capace di cambiargli la vita?

Il protagonista della storia è Mathias Onaru, un aspirante scrittore che perde il manoscritto su cui aveva proiettato ogni suo sogno. Basta un momento, un attimo di sosta davanti al chiosco per comprare delle margherite da portare al nonno al cimitero e la borsa con il computer e il suo libro, lasciata sul sedile posteriore della macchina sparisce.  Un dramma, almeno per lui. Anche il file con il testo era nel computer. Non ha altre copie… Mathias è un esordiente, e come spesso accade, dimentica le regole più semplici: non si invia mai un manoscritto senza conservarne una copia. Unica speranza rintracciarne una tra le tante spedite alle varie case editrici. Non gli resta che provare a rintracciarlo.
Mentre contemporaneamente sarà costretto ad affrontare l’assurdità di un omicidio che lo ha subdolamente sfiorato da vicino e vagherà vanamente in una Roma luminosa e indifferente, tra surreali  colloqui e scomodi ricordi.
Dallo sconforto più cupo, infatti  riemerge la voce beffarda di suo nonno: figura autoritaria, incombente presenza nell’infanzia, però anche qualcuno in grado di trasmettergli la passione per il cielo e il tempo, l’idea di diventare un astrofisico.  L’uomo burbero che coltivava un sogno utopistico ma poetico: costruire una macchina per afferrare i ricordi, fermare i dittatori, risuscitare la moglie. Rincorrere il tempo, forse cambiarlo.

Inseguiremo  Mathias, che vaga semisperduto in una Roma luminosa e indifferente, mentre rincorre il suo manoscritto e, con esso, la propria identità. Immerso in  umilianti colloqui surreali, angosciato dal terrificante sospetto di essere coinvolto in un delitto, mentre alza gli occhi al cielo notturno e lo interroga cercando risposte. Da sempre è abituato a paragonare le persone agli astri, è persino  convinto che la volta celeste abbia il potere di ravvivare relazioni, amicizie e amori.
Ma ora? Ce la farà?  Riusciranno le sue stelle ad aiutarlo?

Con questo romanzo, Marilù Oliva chiude la trilogia dedicata al tempo, dopo Le sultane (vecchiaia, diritto alla maturità) e Lo Zoo (il presente svilito e svenduto per l’effimero).  Tre libri molto particolari, che pur sconfinando nel noir, vanno oltre i limiti di genere per trasformarsi in ragionamento, filosofia, denuncia sociale. Una trilogia che mostra una crescita evidente, anche nello stile:  di volta in volta il linguaggio si fa sempre più raffinato, speciale.
Se Le sultane era un ode al  diritto di vivere il tempo fino in fondo, e Lo zoo una denuncia del tempo, mortificato nella nostra società, con Questo libro non esiste Marilù Oliva allarga maggiormente il suo punto di vista: il tempo umano si collega al tempo universale, alla sua inavvicinabile impenetrabilità. “Questo libro non esiste” è come un romanzo giallo  con quattro angolazioni:  un viaggio nel tempo in tutte le sue forme: quello intimo, quello della memoria , il tempo della narrazione e quello cosmico, anche nelle oscure pieghe del suo significato più profondo. Ma cos’è veramente  Mathis genio o follia

Il cognome stesso del protagonista, Onaru, che  letto al contrario diventa Urano, il padre  di Chronos nella mitologia greca. Mathis si innamorerà  dell’unica donna che non lo vuole e lo respinge, si è fatto rubare il manoscritto in cui ha riversato le sue illusioni, le sue speranze: ma questo manoscritto esiste davvero?
O forse non è stato ancora scritto. 
A ben guardare “Questo libro non esiste” è molto più di un giallo. La vicenda di Mathias si trasforma anche in pretesto per riflettere sulla scrittura, sul fallimento, su una certa  deriva del mondo editoriale. Una scusa perfetta per introdurci quasi attraverso il buco della serratura nel farraginoso mondo dell’editoria, nei suoi acrobatici compromessi, nelle sue tante, troppe ipocrisie.

Non mancheranno ironiche allusioni al sistema: come la casa editrice Malbege satirica deformazione delle Malebolge dantesche, gli scrittori che si ritrovano al  Don Juan in onore del massimo Cervantes e bevono un “mulino a vento”, le relazioni virtuali, i like gabellati come valuta di scambio. Con humour, intelligenza e forma inseriti vivacemente nella narrazione.
Non facile ma un bel romanzo da leggere.

Marilù Oliva, nata a Bologna, è scrittrice, saggista e docente di lettere. Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero. Per Solferino ha pubblicato i bestseller mitologici L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (2020), L’Eneide di Didone (2022), L’Iliade cantata dalle dee (2024), La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena e le altre (2025), il romanzo Biancaneve nel Novecento (2021), il saggio I Divini dell’Olimpo (2022) e le riedizioni di due dei suoi noir di successo, Le Sultane (2021) e Repetita (2023).

:: L’enigma Kaminski di Paolo Roversi (Mondadori 2025) a cura di Patrizia Debicke

21 luglio 2025

Milano, ancora euforica per il successo dell’Expo, si prepara alla consueta vivace esplosione di  luci natalizie. Ma l’8 dicembre, una cupa ombra cala sulla città: Giovanni Ferri, noto e rispettato antiquario di Brera, viene ritrovato senza vita in un confessionale del Duomo, al termine della messa dell’Immacolata. A un primo sguardo, parrebbe un infarto. Ma Luca Botero, il commissario insofferente anzi allergico alla tecnologia e con uno spirito d’osservazione degno di un moderno Sherlock Holmes, ritiene invece che sia stato ucciso.

Quando l’autopsia conferma in pieno i suoi sospetti, l’indagine decolla. Molti, forse troppi, avevano un motivo per desiderare la morte di Ferri. E qualcosa di ancora più oscuro avanza minacciosamente : risorto dal passato torna a riaffacciarsi l’incubo peggiore del commissario — Jacek Kaminski.
Il criminale spietato che anni prima aveva quasi ucciso il commissario è tornato, e questa volta lo sfida apertamente.

Stavolta Botero dovrà mettere in gioco tutto: intuizione, coraggio, e forse anche la propria vita. Perché affrontare Kaminski sarà per lui come  affrontare anche i suoi fantasmi. E non è detto che i cervellotici enigmi disseminati lungo il cammino non di rivelino  l’ennesima trappola.

Con L’enigma Kaminski, terzo capitolo della serie con protagonista il commissario più analogico del noir contemporaneo, Paolo Roversi colpisce ancora nel segno. Il ritmo narrativo sempre serrato, la tensione costante e la trama si rivela densa di colpi di scena. Nulla è mai come sembra tanto che  il lettore si sente in prima linea, costretto a indagare accanto a Botero, condividendone limiti e intuizioni, dubbi e folgorazioni.

Come nei precedenti romanzi, Milano è più di uno sfondo: è una presenza viva, quasi tangibile, palpitante, nervosa, apparentemente  già pronta per il Natale ma attraversata da inquietudini sotterranee. Tuttavia, la caccia all’uomo porta Botero e la sua squadra anche fuori città: da Bologna alla Versilia, e persino fino a Macugnaga. Ogni diverso luogo diventa tessera di un puzzle complesso e affascinante.

Il passato si fa largo con prepotenza, e con questo  la resa dei conti tanto attesa tra Botero e il suo nemico di sempre. Kaminski è la sua nemesi perfetta, capace di metterlo a dura prova sia sul piano investigativo che su quello personale. In un duello mentale all’ultimo respiro, in una partita senza esclusione di colpi.

Il commissario, fedele al suo Borsalino e al trench d’ordinanza molto americaneggiante, resta sempre  coerente con la sua tecnofobia e il suo sguardo disincantato sulla realtà, chiuso in sé  come un campo da biliardo all’italiana,  anche se stavolta, Roversi apre qualche spiraglio sul suo mondo interiore, rendendolo più vicino al lettore, più umano.

Intorno a lui, la squadra Alfa, i “confinati” della Cortina di Ferro, l’ex caserma militare trasformata in base operativa. Al suo fianco il fedele cane  meticcio Duca e l’amico Domenico, memoria storica e unica medicina alla ormai cronica insonnia che accompagna ogni indagine di Botero.

La scrittura  di Roversi è rapida, diretta, quasi cinematografica. Fatta di : piani sequenza, zoomate, cambi di ritmo che mantengono costantemente l’attenzione al top. I dialoghi sono vivaci, i personaggi ben calibrati. E poi c’è Milano, sempre lei, a respirare contemporaneamente alla narrazione, a vibrare sotto la tensione crescente del racconto.

Gli enigmi lanciati da Kaminski saranno solo l’inizio di una vorticosa spirale che travolgerà Botero e i suoi. Il finale sarà da batticuore, con alla fine un colpo di scena che spalanca le porte a un nuovo capitolo. Perché, a volte, non è riconoscere il nemico la parte più difficile, mentre lo è il capire dove  e come attaccherà  la prossima volta.

Paolo Roversi, scrittore, giornalista e sceneggiatore, si è laureato in Storia contemporanea all’Università Sophia Antipolis di Nizza (Francia). Ha pubblicato romanzi gialli con protagonista il giornalista hacker Enrico Radeschi: Blue Tango – noir metropolitano (Stampa Alternativa), La mano sinistra del diavolo (Mursia) con cui ha vinto il Premio Camaiore di Letteratura Gialla 2007 ed è stato finalista del Premio Franco Fedeli 2007, Niente baci alla francese (Mursia), La marcia di Radeschi (Mursia), L’uomo della pianura (Mursia) e La confraternita delle ossa (Marsilio). Con Marsilio, nel 2015 ha pubblicato il dittico Città rossa, due romanzi sulla storia della criminalità milanese degli anni Settanta e Ottanta ecc. ecc.

:: Quante storie marescià di Roberto De Luca (Pendragon, 2025) a cura di Patrizia Debicke

14 luglio 2025

Quarta raccolta di racconti crime firmata da De Luca, luogotenente dei carabinieri in servizio alla Procura di Bologna e appassionato narratore del genere giallo italiano. Dopo il successo delle precedenti pubblicazioni, l’autore torna con cinque nuove storie investigative ambientate nel paese immaginario di Castello di San Petronio, ispirato alla Bassa bolognese con la bella  prefazione di Luca Crovi.
 Un intreccio di realtà e invenzione, in cui il maresciallo Luca De Robertis e i carabinieri della stazione di Castello di San Petronio inseguono risposte spesso multiformi e una giustizia tutt’altro che scontata.
Talvolta  la realtà – quella cruda, senza filtri – scatena i crimini più spietati. Ogni giorno, la follia umana li fa salire in scena. Li modella in forme diverse, variegate, spesso impensabili. Però i delitti  accadono. E  ci sono alcuni delitti in cui le vittime sono costrette a sopportare, spesso in silenzio..
Magari  follie che qualcun altro – chi indaga e cerca delle  risposte – vorrebbe fermare. Non sempre però ci riesce. Non sempre ce la fa ad arrivare in tempo,  ma ci prova.
Cinque nuove storie investigative  accompagnate dalla fantasia  e filtrate dallo sguardo umano e disilluso del maresciallo De Robertis, figura amatissima dai lettori per il suo spirito empatico e la sua ironica concretezza che ha spinto  De Luca a scriverle.
Questa è la base dalla quale è partito . Poi, come spesso accade, ha dato spazio  alla  fantasia. Dono straordinario e inestimabile concesso  al genere umano. E allora il saper mischiare dei fatti realmente accaduti all’immaginazione, gli ha consentito di scrivere  storie possibili anche se non del tutto vere. O forse diversamente vere.
De Luca si è rifatto a casi reali, ho ascoltato testimoni, ho spulciato  verbali. Poi ho fatto un passo indietro e, con cautela e  rispetto, ha aggiunto ciò  che a suo vedere mancava. Una piccolezza magari . Qualche particolare diverso o forse un altro  finale.
Perché sì certo , in alcuni casi, avrebbe preferito che le cose andassero diversamente. E allora l’ha fatto e fatto bene a modo suo,  senza dubbi o ripensamenti.
Nella sue  storie vi imbatterete in “gang” di adolescenti e di anziani molto particolari .
Perché molte delle tematiche trattate costringono a confrontarsi due mondi apparentemente  molto diversi e che invece si riveleranno più simili di quanto si possa pensare. Con da una parte dei ragazzini spaventati, calati in una realtà virtuale che si mischia pericolosamente a  quella vera. Irresponsabili, indifferenti e pericolosamente fuori da ogni logica. Dall’altra, dei settantenni : convinti di essere eterni, addirittura immortali. Gente  che rifiuta di  arrendersi all’anagrafe e anzi, vuole sfidarla con azioni eclatanti. Talvolta folli o peggio pericolosamente criminali. Viagra e illusioni di giovinezza.
Oppure belle e artefatte sessantenni annoiate che si concedono spregiudicatamente a giovani intimoriti e messi all’angolo , in  esperienze e situazioni abnormi. Storie grottesche, dure, a volte ironiche. Sempre legate però a una realtà che conosciamo, ma che troppo spesso fingiamo di non vedere. Come non citare poi un triplice tentato omicidio, orchestrato  con inquietante risoluzione  da tre diverse menti deviate.
E come dimenticare il  lungo e ossessivo  periodo del Covid, visto da chi doveva far rispettare regole difficili, talvolta assurde, ma necessarie. Un tempo sospeso nel nulla  in cui tutto, ogni crimine, sembrava possibile…
E infine quattro ultrasessantenni milionari che, messi di fronte all’inevitabile, decidono, tra un whisky  e tanti ricordi , di rispolverare un vecchio progetto di eguaglianza sociale. Un’utopia? Forse. O forse no.
Dietro ogni racconto si muove lui, il maresciallo Luca De Robertis, e i suoi carabinieri della stazione di Castello di San Petronio. Uomini e donne che non inseguono eroi, ma risposte. A volte le trovano. Altre volte  invece devono confrontarsi con una giustizia incompleta, impegnativa e magari scomoda.

Roberto De Luca è nato a Mondragone nel 1968, è cresciuto e vive in Toscana. A diciotto anni si arruola nell’Arma dei carabinieri, per la quale svolge tuttora servizio a Bologna. Con Pendragon esordisce nel 2008 con il thriller Insospettabili ombre (in corso di traduzione in lingua araba). Nel 2014 esce il secondo romanzo Adrenalina di porco. Storia di una banda criminale (Premio “Dalla realtà all’immaginario: poliziotti che scrivono”, 2014); nel 2018 pubblica Il maresciallo indaga. Dieci casi per De Robertis (Premio internazionale Apoxiomeno, 2019, categoria letteratura; Premio “Gusti tra le righe” – I sapori del giallo, 2019; Festival Giallo Garda – Menzione della giuria, 2019) e nel 2025 Quante storie marescia’.

:: Le cinque dame di Federico Moro (Linea Edizioni 2025) di Patrizia Debicke

5 luglio 2025

Le Cinque Dame, in realtà un ideale seguito del primo romanzo “Vinigo, la  Scala del Tempo” ambientato proprio a Vinigo , minuscola frazione di  Vodo di Cadore.  paesino montano di appena  un centinaio di abitanti, pieno di gente solo durante l’epoca delle vacanze…..  Un posto incantato   che pareva adatto solo per lavorare  in santa pace e dove  il sessantenne protagonista, il veneziano Enea Altoviti, aveva incontrato e amato Alice ma in seguito , quasi  alterando il senso del tempo, era rimasto coinvolto in una spaventosa avventura in grado di cambiare una vita, la sua vita,  e quella di altri.  
Ora tuttavia  Alice che, per il successo dell’azzardata operazione (un misto di poliziesco investigativo e spy story) condotta con brillante  risultato proprio nel Cadore, è stata promossa, caso rarissimo tra i carabinieri, da maresciallo a ufficiale ed è diventata un capitano, pare si sia  allontanata dalla sua vita.  Divenuta irraggiungibile e peggio, definitivamente scomparsa o almeno così teme. Ma la rimpiange, la sua mancanza gli pesa.
Un secondo romanzo dunque per Federico Moro, professore con  formazione classica e storica, che specializzato in Storia di Venezia, dopo avere sviluppato un approfondito e importante  approccio geopolitico  allo studio della Repubblica Serenissima ha cominciato ad alternare la sua scrittura  di ricerca e  saggistica, con la poetica, il teatro e la narrativa.
Anche stavolta un nuovo e intrigante romanzo, dicevamo, che partendo da un freddo, caliginoso  e pericoloso  gennaio nella laguna,  ci porterà  per la maggior parte del tempo a immergerci in  una fantastica ambientazione veneziana. Sulle tracce di Enea Altoviti ci troveremo infatti quasi miracolosamente  proiettati intanto in  una vivida passeggiata culturale che, sviluppandosi tra calli ponticelli, callette,  locali caratteristici e chiese meno conosciute,  ci consentirà di toccare con mano posti, zone, abitudini  e particolari poco noti ai turisti, mischiati a fastosi e orgiastici ricevimenti in alcuni dei più splendidi e famosi palazzi veneziani…
L’incontro fortuito a Venezia con una giovane donna vestita di bianco, sarà seguito da  una spirale di eventi che lo trascinerà  al centro di intrighi e traffici illeciti della droga a basso costo che uccide, il peggior  dramma della attuale società, pericolosamente  intrecciato con ossessioni e nostalgie dalle quali non riesce a liberarsi. Enea pare l’inerme prigioniero di una verità che gli deriva dal suo movimentato passato  e della sua variegata esperienza di vita ma che in realtà deve ancora riscoprire fino in fondo.  Trascinandosi dalla Laguna a Istanbul, dal Marocco alla Cambogia, dal Sudafrica all’Amazzonia brasiliana, attraverso multiformi  impressioni fatte anche di suoni, luci e colori di ogni dove, arriverà a toccare ogni continente. E viaggiando con la mente in ricordi per poi veramente  approdare  a Vienna e infine  al Cadore della Valle del Boite, sulle tracce di un orrendo e articolato traffico internazionale di Fentanyl, il potente oppioide sintetico che uccide con le sue ramificate implicazioni mondiali.  Un traffico possente, strisciante e potenzialmente fatale che  ormai ha dilagato anche nel Veneto e, volente o nolente lo tocca e l’accerchia proditoriamente, sfidandolo  in ogni modo e costringendolo a implicarsi di persona.
Eh già perché  questa volta il protagonista, Enea Altoviti, oltre al  traffico internazionale di Fentanyl si vedrà casualmente implicato  in una spaventosa  serie di orrendi  delitti del quale parrebbe  essere l’unico possibile indiziato. Per aiutarlo a uscire da quella trappola perversa  e infernale , dovranno intervenire in suo aiuto  le Cinque Dame, ovverosia cinque donne che ha conosciuto nel passato. Cinque dame simbolicamente rappresentate dai diversi colori: bianco, verde, rosso,  nero  e infine azzurro che, da parte loro,  avranno un ruolo  essenziale nella storia. Nella quale pare utile evidenziare , i  tanti risvolti psicologici, pronti a svelare le contraddizioni, le  emozioni e gli intensi  sentimenti dei vari personaggi. Una storia viaggio  per la quale  la conclusione, come  già era successo con  Vinigo La scala del tempo. risulterà forse assurda e sicuramente molto speciale
Ma forse come sempre quando nulla e nessuno è mai veramente come pare  accade che passato e  presente si sfiorino di continuo appaiati, magari  destinati finalmente a unirsi per un intento  comune. Un avvincente contesto  narrativo sempre in salita e pieno di situazioni con i caratteri dei diversi personaggi improntati a una possibile realtà, descritti con rara efficacia mentre  il ritmo che  si mischia all’ azione, trasformandosi in dramma, trasuda quella suspense con  cui l’autore riesce sempre a stuzzicare  la curiosità e a coinvolgere emotivamente il lettore.
Un ampio e intrigante  romanzo giallo che, esplorando paesi lontani e miti oscuri e tenebrosi,  coinvolge  prepotentemente  la  natura umana.

Federico Moro Studi classici e storici, specializzato in geopolitica della Repubblica di Venezia, ha pubblicato 52 titoli tra saggistica, narrativa, libri di viaggio e 4 testi teatrali oltre a più di 200 articoli. Membro, tra gli altri, della Società Italiana di Storia Militare, dell’Associazione Italiana di Cultura Classica, dell’Ateneo Veneto. L’ultimo titolo pubblicato con Linea Edizioni è La Granduchessa Bianca Cappello: amori, intrighi e potere nel Rinascimento. Sito web http://www.federicomoro.it, piattaforme in rete: Academia.edu, Researchgate.org, Linkedin, Facebook, Instagram, TikTok.