Posts Tagged ‘Micol Borzatta’

:: Badlands along Po river, Mirko Confaloniera (Parallelo45 Edizioni, 2015), a cura di Micol Borzatta

19 ottobre 2015
http://www.libreriauniversitaria.it/badlands-along-po-river-confaloniera/libro/9788898440610?a=373477

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Paul ha quarant’anni e vive nella provincia pavese.
Disoccupato, lasciato dalla fidanzata, senza stabilità di nessun genere, decide di percorrere il percorso del Po fino alla sua foce.
Viaggia con il suo pickup di paese in paese evitando l’autostrada ma percorrendo solo stradine secondarie, fermandosi nei bar per mangiare e facendo nuove conoscenze.
Arrivato nel Polesine però viene avvicinato dalla polizia che gli comunicano che quattro suoi amici sono stati uccisi, un colpo di pistola in fronte, una vera e propria esecuzione.
Iniziano indagini a tutto tondo sia per Paul che per la polizia, e quello che dovranno affrontare sarà inimmaginabile.
Un romanzo molto strano e particolare che non risulta di facile lettura nell’immediato. Infatti ha un inizio molto anonimo, ci troviamo a vivere la non vita del protagonista, a conoscere i suoi amici, a fare a botte con lui, iniziare il viaggio e perfino a condividere lati più intimi quando incontra una ragazza vicino a Cremona. Il tutto purtroppo in modo piatto, lineare, quasi noioso, ma se siamo in grado di sopportare tutto questo e continuare il viaggio con Paul ci troveremo verso la metà del libro a vivere un colpo di scena spettacolare con un aumento del ritmo narrativo che ci coinvolgerà appieno in una cascata di eventi inimmaginabili che ci terranno con il fiato sospeso fino alla fine.
Le descrizioni sono minuziosissime e sanno trasmettere al lettore la realtà dei luoghi e la profondità delle sensazioni.
Un romanzo che merita di essere letto e tutta la nostra attenzione.

Mirko Confaloniera nasce a Pavia nel 1975. Laureato in scienze politiche ha lavorato come radiocronista, giornalista, filmaker, assessore alla cultura e organizzatore di eventi musicali. Nel 1998 ha pubblicato Trilogia del fiume, nel 1999 Memoria e Oblio, nel 2006 Poesie sotto l’albero, nel 2007 Storie fra la vita e la morte, nel 2008 I misantropi, nel 2010 I misogini, nel 2012 I miscredenti, nel 2013 Racconti pavesi, nel 2015 I gatti del policlinico San Matteo.

Source: libro del recensore.

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:: L’inganno, Charlotte Link (Corbaccio, 2015) a cura di Micol Borzatta

14 ottobre 2015
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Richard Linville, ex poliziotto in pensione, viene picchiato, torturato e ucciso mentre era a casa da solo.
Melissa Cooper, insegnante di scuola infantile, viene uccisa nello stesso modo di Richard Linville.
Caleb Hale è il poliziotto che sta indagando sui due omicidi, avvenuti a qualche settimana di distanza e con l’unico legame tra le due vittime una relazione avvenuta sedici anni prima.
Nel frattempo Caleb deve occuparsi anche di Kate Linville, la figlia di Richard, tornata per sistemare gli affetti del padre.
Nel frattempo Stella e Jonas, genitori adottivi di Sammy, ricevono il giorno del quinto compleanno del bambino la visita di Terry, la madre naturale, e Neil, il suo nuovo compagno, un tipo violento. Sicuramente la visita nasconde un secondo fine visto che Terry non si è interessata del figlio per cinque anni.
Tre famiglie che sembrano distantissime tra di loro, ma che nascondono un gran segreto che solo il killer conosce.
Un romanzo coinvolgente, strepitoso, emozionante. Non un romanzo che si legge tutto d’un fiato, ma sa conquistare piano piano, pagina dopo pagina, con la sua intensità derivante dalla bravura di Charlotte Link.
Descrizioni spettacolari fanno provare al lettore ogni minima sensazione provata dai protagonisti, dal senso di angoscia e di perdita di Kate, al dolore di Peggy quando riceve il proiettile nella gamba e la sua paura quando viene abbandonata legata e ferita in una strada fuori mano a morire disanguata.
Emozioni forti descritte nel dettaglio nello stile classico della Link che fanno di questo libro un altro capolavoro di suspance.

Charlotte Link nasce a Francoforte sul Meno nel 1963. Ha iniziato a scrivere da adolescente con romanzi storici per poi proseguire con lo psico-thriller. In Germania i suoi romanzi entrano tutti nelle liste dei best seller appena escono. Ha al suo attivo oltre venti libri, e di La doppia vita c’è in programma una trasposizione cinematografica.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Giulia dell’Ufficio Stampa di Corbaccio.

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:: 1980, David Peace (Il Saggiatore, 2015) a cura di Micol Borzatta

12 ottobre 2015
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Leeds. Dicembre 1980. Lo squarciatore dello Yorkshire ha colpito ancora. È la sua tredicesima vittima e la polizia non sa più come muoversi. L’opinione pubblica la sta prendendo di mira e la popolazione è terrorizzata.
Peter Hunter, considerato il più formidabile segugio delle forze dell’ordine, viene chiamato da Manchester per mettere fine alla storia. Con lui viene creata una squadra di agenti formidabili: Mike Hillman, Helen Marshal, John Murphy e Alec McDonald.
Peter e la sua squadra riprendono in mano ogni fascicolo, prova e documento dal 1974, ovvero da quando ci fu la prima vittima.
Inizia così una caccia all’uomo estenuante che ossessiona Peter Hunter sia di giorno che di notte. I visi delle vittime gli passano continuamente davanti agli occhi e il suo cervello continua a dirgli che l’elemento chiave è lì in mezzo alle prove, deve solo riuscire a identificarlo.
Un romanzo avvincente, terzo di una quadrilogia, che anche se autonomi si possono trovare molti intrecci tra di loro.
Peace usa uno stile molto particolare, sia per quanto riguarda il ritmo della narrazione che l’impostazione. Il ritmo infatti segue molto l’andamento della storia, dando così al lettore la sensazione precisa provata dai protagonisti: la frenesia, la demoralizzazione dello stallo, la rabbia al ritrovamento della nuova vittima…
Per quanto riguarda l’impostazione Peace precede ogni capitolo con una pagina scritta senza punteggiatura, senza maiuscole, senza interruzioni che narra le vicende sia dal punto di vista dell’assassino che della vittima, come se fosse un flusso di coscienza e di pensieri che dal libro arriva direttamente alla mente del lettore assorbendolo totalmente.
Le descrizioni sono molto dettagliate, ma per rispettare maggiormente la narrazione in prima persona, sono tutte fatte seguendo il punto di vista del narratore, ovvero Peter Hunter, dando così ancora più la sensazione al lettore di vivere tutto in prima persona.
Un thriller davvero mozzafiato e coinvolgente per una lettura piena di suspance dove si può notare la bravura di Peace di unire realtà e fantasia facendo fondere perfettamente l’una nell’altra.

David Peace (1967), nato e cresciuto nel West Yorkshire, nel 2003 è stato inserito nella lista dei migliori scrittori della Gran Bretagna dalla rivista Granta. È autore dell’osannato Red Riding Quartet che gli è valso l’epiteto di maestro del noir al pari di James Ellroy, mentre grazie al suo quinto romanzo, GB84 (Tropea, 2006), ha vinto il prestigioso James Tait Black Memorial Prize. Con Tokyo anno zero, bestseller in Gran Bretagna, Usa e Olanda e in traduzione in dieci lingue, è stato riconosciuto come una delle voci più originali della narrativa contemporanea. Il Saggiatore ha pubblicato anche Il maledetto United – il racconto della vicenda di Brian Clough, storico allenatore del Leeds United – che il Times ha definito «il più grande romanzo mai scritto sullo sport» e Red or Dead sulla figura leggendria di Bill Shankly, ex allenatore del Liverpool Football Club. Vive a Tokyo con la moglie e i figli.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Ilenia dell’Ufficio Stampa Il Saggiatore.

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:: Delitto d’onore, Simonetta Delussu (Parallelo 45, 2015) a cura di Micol Borzatta

7 ottobre 2015
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Sardegna. Tertenia in Ogliastra. 1921. Irene Biolchini ormai ha 21 anni e viene addocchiata da Domenichino, un vedovo quarant’enne che si innamora subito di lei. Anche Irene è innamorata di lui, di questo uomo avvenente e con la moto, mezzo che le piace moltissimo per la sua rarità nel paese e di cui ormai riconosceva il rumore.
I genitori di Irene acconsentono al matrimonio quando Domenichino va a dichiararsi, anche se al padre della ragazza lui non piace per niente.
Passano i mesi, Irene è sempre più innamorata e il matrimonio si avvicina, così quando Domenichino le chiede come prova d’amore di dargli un figlio subito lei accetta quasi subito, facendosi convincere dal fatto che lui ormai ha quarant’anni e vuole una certezza di poter avere ancora dei figli, tanto in ogni caso il matrimonio è alle porte.
Purtroppo scoprirà ben presto che fu l’errore più grosso della sua vita. Domenichino infatti sparisce, lasciandola incinta di cinque mesi e disonorando tutta la famiglia, per poi sposarsi poco dopo con Fortunata Delussu.
Irene è distrutta e oltre all’infamia c’è anche il padre che le impone di uccidere Domenichino per lavare via l’onta con il sangue o a morire sarà lei e per mano dell’uomo che le ha dato la vita.
Irene vorrebbe morire, ma sa che così facendo morirebbe anche il bambino che ha in grembo, così per amor suo continua a vivere e si fa coraggio a mettere in atto il piano del padre, chiedendo aiuto al bandito Samuele Stochino, detto la Tigre dell’Ogliastra, per imparare a sparare.
Irene è una bravissima allieva, impara in fretta, e un giorno di ottobre, un giorno nuvoloso e uggioso, incontra Domenichino e gli spara un colpo in testa.
Un romanzo biografico che narra un fatto molto crudo che fece scalpore negli anni venti. Il tema trattato è quello di una pratica ormai abolita per fortuna, ma che un tempo era molto usata, anche se in realtà in senso inverso, ovvero erano le donne che dovevano morire, lavando così con il sangue l’onta del disonore che avevano arrecato alla loro famiglia.
Un romanzo che anche se parte davvero molto lento, dopo il primo terzo diventa inarrestabile, travolgendo il terrore con tutta la forza che Irene ha dovuto trovare dentro di sé per superare la prova più difficile della sua vita per amore di quel bambino che ha in grembo.
Lo stile usato dalla scrittrice è molto semplice e anche dove usa il dialetto rimane comunque comprensibile al lettore. Il ritmo, inizialmente molto lento, si riprende pian piano con forza e determinazione seguendo lo stato d’animo della protagonista.
Le descrizioni che ritroviamo sono minuziose sia a livello fisico, ma ancor di più a livello sentimentale, creando un rapporto empatico con il lettore che vive in prima persona le angosce e le ansie di Irene.
Un romanzo molto bello che insegna a una generazione inconsapevole cos’è stato e cosa volesse dire dover sottostare a regole che potevano determinare la vita e la morte di una persona.
Un ottimo spunto di riflessione che andrebbe letto anche nelle scuole.

Simonetta Delussu nasce a Tertenia in Ogliastra. Laureata in lettere e filosofia lavora prima in Germania per poi tornare in Sardegna. Nel 1992 ha pubblicato Gabbiani e nel 2011 Stregoneria in Sardegna. Per scrivere questo libro ha raccolto tutte le testimonianze degli anziani del paese che hanno vissuto la vicenda in prima persona.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Barbara dell’Ufficio Stampa Parallelo45.

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:: L’amica pericolosa, Paula Daly (Longanesi, 2015), a cura di Micol Borzatta

28 settembre 2015

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Inghilterra. Cumbria. Natasha Wainwright, detta Natty, vive felice con il marito, Sean, e le due figlie, Felicity e Alice. Proprietaria con il marito di un albergo ritiene che la sua vita sia perfetta, ma non si accorge che invece il suo rapporto si sta deteriorando a causa delle sue disattenzioni.
Un giorno Natty riceve una chiamata dalla sua migliore amica, Eve Dalladay che conosce dai tempi dell’università, che le chiede se può fermarsi qualche tempo da loro per riprendersi dalla separazione dal marito. Natty ovviamente accetta, le fa piacere avere l’amica a casa proprio ora che Alice è impegnata con gli esami e Felicity a Parigi in gita con la scuola.
Durante la visita di Eve però Natty deve correre a Parigi perché Felicity è stata operata d’urgenza a causa di una peritonite, così deve lasciare Eve da sola con la figlia maggiore e il marito.
Al ritorno dalla Francia con la figlia, Natty scopre che il marito l’ha lasciata per Eve. Natty è sconvolta e agendo di puro istinto, un giorno che trova Eve fuori dal supermercato, le distrugge la macchina andandole addosso ripetutamente con la propria.
Eve approfitta della cosa per mettere in cattiva luce totalmente Natty, dando così il via a una guerra psicologica, guerra che ha in palio la famiglia di Natty.
Un romanzo che nonostante abbia un inizio leggermente lento sa come conquistare il lettore subito dopo poche pagine.
Usando un’alternanza tra narrazione in prima persona, quando si tratta di Natty, e narrazione in terza persona, in tutti gli altri capitoli, la Daly riesce a descrivere nei minimi particolari il dolore provato da Natty, talmente profondamente che il lettore lo percepisce come proprio, anche se non ha mai provato una situazione simile, in questo modo si crea un legame empatico che desta nel lettore la voglia di scoprire qualsiasi cosa riguardante Eve per aiutare Natty a distruggerla. A questo proposito i capitoli narrati in terza persona forniscono molte informazioni e indizi curiosi che creano sempre più domande nel lettore, alle quali potrà rispondere solo alla fine, quando tutti i pezzi del puzzle andranno al loro posto.
Finale a cui non manca il colpo di scena, scritto in modo che pur avendo una fine ben definita viene lasciata in sospeso come se fosse sottointesa, dando così la possibilità al lettore di scegliere un finale alternativo.
Un romanzo coinvolgente, appassionante e travolgente da leggere tutto d’un fiato. Traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani.

Paula Daly vive in Cumbria, la contea del Regno Unito, teatro dei fatti del romanzo, che ospita il Lake District National Park. Sposata e madre di tre figli, per un periodo ha vissuto in Francia ed è poi tornata definitivamente in Inghilterra. Il suo romanzo d’esordio, Da quando sei scomparsa, è uscito presso Longanesi nel 2014.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Cinzia e Tommaso dell’ufficio stampa Longanesi.

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:: Il libro del destino, Grégory Samak (Editrice Nord, 2015), a cura di Micol Borzatta

27 settembre 2015

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La storia si apre su una scena del passato. Siamo nel 1943 e un bambino, perdendo a una partita a scacchi contro un nazista, vede uccidere la sua famiglia e gli viene amputato il dito indice della mano destra.
Salto temporale fino ai giorni nostri.
Elias Ein è un signore di cinquant’anni, ebreo, che decide di lasciare Vienna e trasferirsi a Braunau, dove acquista una vecchia villa.
Subito dopo aver terminato il trasloco, durante un giro ricognitivo della casa, scopre una botola nascosta sotto il letto nella camera azzurra. Spinto dalla curiosità decide di aprirla e vedere cosa nasconde. Una volta sceso non crede ai suoi occhi, davanti a lui ci sono svariati scaffali colmi di libri, tutti rilegati. Elias inizia a guardarli e scopre che contengono i dati biografici di gente del passato, ma non solo.
Elias finisce così il primo sopralluogo. Durante un giro in paese fa conoscenza di Sof, proprietario di un negozio di antiquariato con cui lega subito e inizia a giocare a scacchi alla sera nella sua nuova casa.
Sarà proprio questa amicizia che lo porterà a studiare meglio i volumi e a scoprire che contengono un grande segreto che gli permetterà di cambiare la storia… forse.
Il romanzo è davvero scritto molto bene, con uno stile semplice e avvincente che porta il lettore a dimenticarsi di alcune cose che non vanno, ritrovandosi trasportato nella storia, non solo di Elias, ma anche del resto dell’umanità, rivivendo avvenimenti molto importanti che hanno cambiato il mondo nella realtà.
Come accennato, ci sono alcune cose che non vanno, ma essenzialmente si possono riunire tutte in una: il libro sembra una rivisitazione del libro La biblioteca dei morti di Glenn Cooper, libro a cui il lettore pensa subito anche solo guardando la copertina che effettivamente differisce per pochissimi dettagli.
Molto interessante però il messaggio che Samak inserisce nelle ultime pagine del libro, che portano il lettore a riflettere e a prendere coscienza di quanto le nostre scelte possano incidere anche sulla vita degli altri.
Un romanzo che merita di essere letto perché se pur a primo acchito possa sembrare un plagio, a una lettura approfondita possiamo scoprire quanto sia diverso, profondo e quanto possa insegnarci.

Grégory Samak nasce nel 1972 ed è un dirigente televisivo francese. Si diploma nel 1995 alla Sorbona e nel 1998 diventa capo del personale per la televisione digitale terrestre. Nel 2005 viene nominato Direttore Generale della TN1 e partecipa all’acquisizione di TMC e la sua carriera continua la sua ascesa. Nel 2014, dopo un’auto-publishing, il suo romanzo The secret viene notato da Susanna Leo che decide di pubblicarlo.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Barbara dell’ufficio stampa Editrice Nord.

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:: Central Park, Guillaume Musso (Bompiani, 2015) a cura di Micol Borzatta e Elena Romanello

22 settembre 2015
Musso

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Micol Borzatta

Alice è una poliziotta francese alle prese con delle indagini, svolte privatamente, per trovare un serial killer che due anni prima l’ha quasi uccisa facendole perdere il bambino al settimo mese di gravidanza e, indirettamente, ha causato nello stesso giorno la morte del marito.
Alice ha bisogno di svagarsi e decide di uscire a bere con tre sue amiche, beve davvero molto, ma quello che le capita ha dell’incredibile, la mattina dopo si sveglia su una panchina di Central Park, ammanettata a un uomo, con una pistola, la camicia insanguinata e nessun ricordo.
Inizia così per Alice l’indagine più importante della sua vita, scoprire cosa è successo la notte precedente, ma quello che scopre è shockante e la porterà a tentare nuovamente il suicidio.
Un thriller che in Francia ha venduto oltre un milione di copie. Un romanzo, a mio avviso, molto particolare e pieno di sorprese.
Iniziando la lettura si nota subito un andamento molto lento che diventa quasi piatto nella prima parte dei ricordi di Alice. Andando avanti a leggere si può notare che alcune descrizioni temporali sembrano non tornare, infatti la vicenda dovrebbe svolgersi tutta nell’arco delle 24 ore, ma in alcuni passi sembrano quasi 36 o 48.
Viene da domandarsi cosa ci abbiano trovato di bello i francesi, ma proprio in quel momento si arriva alla fine del romanzo con un colpo di scena che spiazza il lettore che a quel punto rimette in discussione il giudizio e l’impressione avuta fino a quel momento, capendo che lo stile particolare usato da Musso è un perfetto stratagemma per trasmettere la situazione mentale e psicologica della protagonista.
Un romanzo spettacolare che sa come stupire e che alla fine ha un unico difetto circoscritto in un lavoro di editing poco curato che causa la presenza di refusi e alcuni errori grammaticali, ma nonostante questo piccolo neo lo consiglio vivamente se si vuole una lettura che sappia travolgere la mente totalmente.

Elena Romanello

Alice, giovane poliziotta parigina, ricorda la sera precedente, ad una festa sugli Champs Elysées con gli amici, così come Gabriel, musicista jazz statunitense, sa di averla passata a Dublino a suonare in un pub: ma quella mattina loro due, due sconosciuti, si risvegliano ammanettati l’uno all’altra ad una panchina di Central Park, in piena New York, Alice tra l’altro con alcune macchie di sangue sulla camicetta. Superato l’inevitabile smarrimento iniziale, i due iniziano un’odissea in cerca della verità, che sarà quanto di più inquietante e spiazzante che si può pensare, in un microcosmo dove ci sono man mano che si va avanti sempre meno certezze.
Di che genere è un romanzo come questo? Verrebbe da dire un thriller, del thriller ha tutte le caratteristiche, a cominciare dalla ricerca di una verità in un contesto dove sono stati commessi dei crimini, anche se bisogna scoprire che crimini, quando e come. Ma Central Park è anche una storia psicologica, un viaggio nella mente umana, nei drammi della vita, negli imprevisti che capitano senza che uno li cerchi, un romanzo che si presenta con premesse e intreccio per poi stravolgere tutto nelle ultime pagine, e mostrando un’altra realtà, diversa da quella che si pensava fino a quel momento, dove tutto sommato sembrava abbastanza chiaro, con all’interno anche un vecchio caso di un serial killer che era stato uno dei maggiori successi ma anche dei peggiori drammi di Alice nel suo lavoro.
Vengono in mente film più che libri, titoli come Shutter Island di Scorsese o A beautiful mind di Ron Howard, anche se con ovvie differenze, con due personaggi che all’inizio sembrano cristallini e ben definiti ma che poi man mano cambiano, con tanti piccoli indizi che però non è facile individuare sparsi per le pagine del libro, e con quello che si può chiamare colpo di scena finale, non prevedibile se non a posteriori e con un lavoro di indagine a ritroso del lettore.
Come thriller Central park è efficace, con tutti i trucchi del genere, come viaggio nell’animo umano e nella ricerca di un antidoto al dolore è originale e spiazzante, attuale e inquietante, e alla fine il risvolto romantico non disturba poi più di tanto, anche perché pur essendo scontato alla fine fa parte di una trama che di scontato ha ben poco. Il tutto scritto da un autore francese ma che ha fatto suoi i meccanismi di azione tipici dei colleghi statunitensi, con in più però un’attenzione maggiore per la natura umana.

Guillaume Musso nasce ad Antibes nel 1974. Professore di Scienze economiche e sociali al Centro Internazionale di Valbonne e scrittore francese. Nel 2001 pubblica Skidamarink e nel 2004 L’uomo che credeva di non avere più tempo che diventa un best-seller e viene tradotto in più di venti lingue e ottiene un adattamento cinematografico.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Frida dell’ufficio stampa Bompiani e prestito alla biblioteca Archimede di Settimo torinese

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:: Il segno, Sarah Lotz (Nord editore, 2015), a cura di Micol Borzatta

11 settembre 2015
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12 Gennaio 2012. Giovedì. Il giovedì nero come verrà ricordato nella storia. il giovedì in cui quattro aerei in quattro continenti diversi cadono contemporaneamente.
Di tutti i passeggeri solo tre bambini sono i superstiti. Vengono subito ricoverati e dopo i primi esami si notano delle strane reazioni e dei strani comportamenti, ma tutti li attribuiscono allo shock subito.
I governi si mobilitano immediatamente per scoprire come sia potuto succedere e decidono di accettare la tesi dell’attacco terroristico, anche se devono scoprire la correlazione dei quattro avvenimenti.
Nel frattempo un religioso continua a divulgare la sua certezza che i tre bambini superstiti sono un segnale dell’arrivo dell’Apocalisse.
Ovviamente questa affermazione crea il panico obbligando così il governo a mettere al riparo i bambini e a tenerli sotto protezione fino a quando non saranno chiariti tutti i dettagli degli incidenti.
Un romanzo molto particolare con argomenti molto forti e in alcuni tratti quasi mistico.
Una lettura un po’ complessa, non tanto per il linguaggio o lo stile che sono molto semplici, ma per come viene suddiviso.
La prima parte, infatti, che descrive i disastri aerei è davvero coinvolgente e l’autrice riesce a trasmettere gli stati d’animo di terrore e ansia che provano i parenti delle vittime direttamente nel cuore del lettore che inizia a sentire il peso dell’attesa di notizie e il dolore della scoperta come se fosse fisicamente con i parenti delle vittime e conoscesse pure lui i passeggeri dei voli.
Dalla seconda parte però il ritmo di narrazione rallenta notevolmente e il lettore spesso si trova ad avere difficoltà nella lettura pur trovando comunque una trama coinvolgente concentrata su indagini, complotti e rivelazioni mistiche.
Superata la parte centrale dei complotti, però, troviamo nuovamente lo stesso stile narrativo della prima parte che accompagnerà il lettore fino alla fine, tra colpi di scena e momenti di suspense, in un vortice emozionale incredibile che risucchierà il lettore tenendolo in uno stato quasi da cardiopalma a cui lui non potrà sottrarsi se non alla fine del libro.
Un romanzo accolto con tanta aspettativa data dal tipo di pubblicità che gli è stato fatto e che non ha per niente deluso.

Sarah Lotz è una sceneggiatrice sudafricana che con Il segno ha esordito con il suo nome nella narrativa, avendo già pubblicato come co-autrice il romanzo Il Manichino, scritto a quattro mani con Louis Greenberg, sotto lo pseudonimo S. L. Gray. Il segno è stato un caso letterario alla fiera di Francoforte ed è stato acquistato da oltre 20 editori.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Barbara e Laura dell’ufficio stampa Nord Edizioni.

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:: L’isola di Arturo, Elsa Morante (Einaudi, 2014) a cura di Micol Borzatta

8 settembre 2015
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Arturo Gerace è un ragazzo orfano di madre che vive sull’isola di Procida con il padre Wilhelm, figlio bastardo di Antonio Gerace e riconosciuto in tarda età, quando ormai Wilhelm era già un ragazzo, e da lui sempre odiato.
Arturo è sempre cresciuto da solo, con un ragazzo che gli faceva da tutore mentre il padre era sempre in mare per i suoi viaggi. In questi anni di solitudine Arturo ha imparato da autodidatta studiando tutti i libri presenti in casa e creandosi da solo le sue regole di vita dove alla base c’è il suo grande amore per il padre. Un amore che è una vera e propria venerazione.
Crescendo in un ambiente solo maschile in Arturo aumenta la convinzione che le donne siano tutte brutte e inutili, esseri inferiori, e proprio perché cresciuto con questa convinzione si sente tradito quando il padre gli comunica che si sposa, e ancora di più quando lui porta la nuova moglie a casa.
Con il passare del tempo però l’affetto che Arturo inizia a provare per la matrigna, che ha solo un anno in più di lui, si trasforma in amore, amore corrisposto e per questo li porta a evitarsi, fino a spingere Arturo ad abbandonare l’isola arruolandosi come volontario insieme al suo vecchio tutore come soldato nella Seconda Guerra Mondiale.
L’isola di Arturo è un romanzo un po’ diverso dalle solite storie biografiche a cui siamo abituati. Molto poco romanzato e scritto tutto in prima persona trasmette al lettore la sensazione di essere seduto nella grande cucina della casa dei guaglioni di Procida e avere Arturo seduto di fronte a raccontare la sua storia.
Storia ricca di emozioni, sentimenti e pensieri che la Morante sa descrivere alla perfezione.
I temi principali di tutto il libro sono la crescita e la trasformazione che avviene nel protagonista, evolvendolo da bambino ad adolescente, toccando tutte le fasi e le varie esperienze da quando da bambino ha vissuto in una realtà immaginaria creata da lui a quando da adulto prende coscienza della cosa e inizia a riconoscere la vera realtà.
A questo si aggiungono i sentimenti della solitudine, della gelosia e del rapporto parentale tra padre e figlio, descritti nella loro complessità e visti sotto i vari punti di vista: quelli di Arturo bambino, quelli di Arturo adulto, quelli del padre e quelli della matrigna.
Argomenti molto forti che fanno capire al lettore l’importanza dei rapporti umani e che non vengono eclissati nemmeno quando alla fine del libro viene approfondito un altro tema molto forte, ovvero l’omosessualità.
La bravura della Morante sta proprio nel trasmettere al lettore tutti questi sentimenti in un racconto lineare, con un linguaggio semplice che crea un’atmosfera reale che arriva al cuore del lettore che percepisce come sua la solitudine e la sofferenza di Arturo insegnando l’importanza di amare e di apprezzare quello che ha.
Un romanzo che dovrebbero leggere tutti almeno una volta nella vita scritto da una grande autrice del suo tempo.

Elsa Morante nasce a Roma nel 1912 e muore sempre a Roma nel 1985. Scrittrice, saggista, poetessa e traduttrice è considerata una tra le più importanti autrici del secondo dopoguerra. Ha iniziato a scrivere fin da giovanissima filastrocche e favole che vennero pubblicate dal 1933 fino al 1945 su vari giornali e riviste. Nel 1941 pubblica il suo primo libro, una raccolta di racconti, intitolato Il gioco segreto con la casa editrice Garzanti. Sempre nel 1941 convoglia a nozze con Alberto Moravia, lo scrittore, con il quale fa conoscenza e inizia a frequentare i massimi scrittori italiani del tempo. Dopo una lunghissima carriera letteraria nel 1984, dopo la pubblicazione del suo ultimo libro Aracoeli che ha vinto il premio Prix Médicis, scopre di essere gravemente ammalata e tenta il suicidio, ma viene salvata dalla sua governante, per morire nel 1985 stroncata da un infarto. I suoi manoscritti sono conservati alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma che ha organizzato nel 2006 e nel 2012 due mostre dedicate alla scrittrice.

Source: acquisto del recensore

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:: Quello che non uccide, David Lagercrantz (Marsilio, 2015), a cura di Micol Borzatta

7 settembre 2015
QUELLO CHE NON UCCIDE

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Frans Balder, grande scienziato svedese di fama internazionale, specializzato nell’intelligenza artificiale, torna in Svezia dopo aver passato anni a lavorare negli Stati Uniti. il suo ritorno in patria interessa a molte persone, specialmente visto il grande cambiamento avvenuto in lui, che oltre a renderlo quasi irriconoscibile lo riavvicina al figlio autistico permettendogli in questo modo di scoprire che il piccolo è un savant, ovvero rientra nel gruppo di autistici che grazie al loro QI superiore alla media sono dei geni.
L’interesse nei suoi confronti però non coinvolge soltanto i suoi familiari e conoscenti, ma anche un’organizzazione criminale interessata ai suoi studi.
Balder, sentendosi in grave pericolo, si rivolge prima a Lisbeth Salanger, hacker sua amica, per scoprire chi lo stia spiando, e poi contatta Mikael Blomkvist, giornalista di cui è un grande ammiratore per la sua integrità e coerenza, per fargli rendere pubblici i suoi studi e le sue scoperte.
Purtroppo Mikael non scoprirà mai cosa Badler volesse comunicargli perché appena arriva all’appuntamento lo scienziato viene ucciso davanti agli occhi del figlio.
L’omicidio di Badler riunisce così nuovamente le strade di Mikael e di Lisbeth che torneranno a indagare insieme per scoprire il responsabile della morte dello scienziato e rilevare i suoi studi secondo le sue volontà.
Romanzo che ha fatto parlare molto di sé e che si è rilevato un ottimo seguito della trilogia originale.
Lagercrantz infatti riesce a ricalcare pienamente le orme di Larsson riproducendone perfettamente lo stile, la tipologia di descrizioni e il ritmo di narrazione.
Ritroviamo, quindi, anche in questo romanzo personaggi non particolarmente approfonditi e ambientazioni descritte lo stretto necessario. C’è da aggiungere però che Lagercrantz, per permettere anche a chi non ha letto la trilogia originale di leggere il libro, spesso ripete e riassume il passato dei personaggi in moda da permettere a chi ha letto i precedenti libri di fare mente locale, ricordarsi gli avvenimenti e ripartire così da zero.
Anche in questo nuovo capitolo troviamo degli argomenti di fondo molto forti e di rilevanza sociale come la violenza sulle donne, la disabilità, nello specifico il problema dell’autismo, e il progresso scientifico come la creazione di un’intelligenza artificiale. Tematiche molto amate da Larsson, e l’ultima molto cara a Lagercrantz.
La storia narrata è davvero intrigante e coinvolgente e sa come catturare il lettore esattamente come hanno fatto i primi tre capitoli della saga, anche se il continuare, da parte dell’autore, a ripetere il passato dei personaggi per cercare di dare la possibilità di ripartire da zero rende la narrazione a tratti lenta e pesante, narrazione che oltretutto ha una grave carenza di suspance causata dalla brutta abitudine dell’autore di svelare troppe informazioni troppo presto.
Nonostante questi due piccoli problemi negativi il romanzo è davvero spettacolare e sa soddisfare appieno tutte le aspettative che chi ha amato Larsson si aspettava di trovare.

David Lagercrantz è nato in Svezia nel 1962. Giornalista e scrittore ha fatto il suo ingresso nella letteratura internazionale con il romanzo biografico Zlaba Ibrahimovic: Io, Ibra pubblicato nel 2011, ma in realtà aveva pubblicato già altre due biografie in Svezia: Gora Kropp nel 1997 e Ett Svenskt Geni nel 2000, che non sono mai state tradotte.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Chiara dell’ufficio stampa Marsilio.

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:: La trappola, Melanie Raabe (Corbaccio, 2015), a cura di Micol Borzatta

7 settembre 2015
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Linda Conrads ha solo 38 anni, ma da undici vive rinchiusa nella sua casa, una villa sul lago Stanberg. Il suo mondo è la sua casa, al punto che ha rinominato ogni locale con il nome di un continente e in quel locale lei rivive i ricordi relativi ai suoi vecchi viaggi nel continente in questione. L’unico contatto con il mondo esterno è quando il suo cane, Bukowski, entrando dai suoi viaggi in giardino sporca il parquet di fango e sgocciola l’acqua piovana assorbita dal suo pelo.
Il suo periodo nero e di reclusione è iniziato quando andando a far visita alla sorella l’ha trovata morta, a terra, brutalmente assassinata. Ad aumentare ulteriormente la sua paura è l’aver visto l’assassino scappare. Una visione che ha continuato a tormentarla provocandole incubi tutte le notti, fino a quando un giorno non lo vede per caso in televisione, dandole finalmente la forza di uscire di casa e affrontare il mondo esterno. Forza derivante dalla capacità di lui di mettere talmente tanti dubbi in testa da faticare a riconoscere la raltà dalla fantasia.
Un romanzo che sa davvero tenerti legato a sé tanto da non farti staccare per tutte le circa 10 ore necessarie per finirlo.
Capacità che l’autrice ha creato tessendo una storia incredibile in uno stile tutto nuovo. Il libro infatti si apre con la soluzione del caso, già questa cosa stranissima per un giallo, e si sviluppa intorno alla cattura dell’assassino.
Altro punto a favore dell’autrice è la sua maestria nel raccontare molto profondamente le emozioni della protagonista, analizzando in profondità il senso di solitudine e di vuoto che l’attanagliano e trasmettendoli al lettore con una narrazione tutta in prima persona che riesce a farti immedesimare e provare le stesse emozioni.
Ottimo anche lo stratagemma dell’autrice per rendere partecipe e a conoscenza il lettore dei fatti del passato inserendoli tra un capitolo e un altro in capitoli tratti dal libro che sta scrivendo la protagonista, creando così un libro dentro al libro che rende il romanzo ancora più reale, come se raccontasse effettivamente dei fatti di cronaca.
Un romanzo incredibile che sa conquistare e rapire il lettore lasciandoci in attesa di una prossima opera.
Un grande successo per un’autrice esordiente.

Melanie Raabe nasce a Jena nel 1981 e cresce a Turingia, una piccola città del Nord Reno-Westfalia.
Scrittrice, giornalista, blogger, artista e attrice. Laureata in letteratura ora vive a Colonia. La trappola è stato tradotto in Italia, Francia, Paesi Bassi, Spagna e nei paesi di lingua inglese

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Letizia dell’ufficio stampa Corbaccio.

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:: La sirena, Camilla Läckberg, (Marsilio, 2014) a cura di Micol Borzatta

3 settembre 2015
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Patrick Hedström ed Erica Falk si sono sposati e lei sta aspettando due gemelli. Mentre si concentra sulla sua gravidanza, Erica, aiuta il suo amico Christian Thydell nella stesura del suo romanzo d’esordio. Durante una festa Christian riceve un mazzo di gigli accompagnati da un biglietto che lo manda in crisi al punto da creargli un attacco di panico. Erica viene così a conoscenza che lo scrittore riceve da ormai 18 mesi delle strane lettere minatorie da un mittente sconosciuto.
Nel frattempo viene trovato il cadavere di un amico di Christian lungo la costa di Fjällbacka.
Le indagini vengono assegnate a Patrick che scopre che tra le lettere minatorie e l’omicidio c’è una correlazione.
Anche Erica inizia a indagare per conto suo aiutando così Patrick, e pensando di riuscire ad aiutare Christian, ma le scoperte che farà la sconvolgeranno.
Sesta avventura per i nostri amici Patrick ed Erica, che se letto per primo capiamo subito che ci sono delle storie passate, ma non per questo incomprensibile da capire, infatti la Läckberg riesce a raccontare i giusti accenni per dare le informazioni necessarie per capire cos’è successo in passato senza però toglierci il gusto e la voglia di leggere i romanzi precedenti.
Le storie principali di ogni romanzo sono a se stanti, quindi iniziano e finiscono rendendo ogni romanzo autoconclusivo, quello che lega e unisce ogni libro, dando un senso di continuità, sono le vite private dei protagonisti, con le loro relazioni, le scoperte familiari e gli sviluppi e i cambiamenti dei nuclei familiari.
Ovviamente anche stavolta troviamo uno stile narrativo nordico, la Läckberg essendo svedese rispecchia in pieno la loro tradizionale scrittura, ma se da un lato alcune parti possono sembrare un po’ lente o ripetitive, la bravura dell’autrice riesce a tenere vivo l’interesse del lettore puntando su una descrizione approfondita dello stato d’animo e della psiche dell’assassino, oltre che degli altri personaggi, utilizzando anche stavolta il trucco dei capitoletti di flash back narrati in prima persona tra un capitolo e l’altro del romanzo, narrato tutto in terza persona.
Anche questa volta il legame tra lettore e personaggi è molto forte, dando l’impressione di conoscerli da una vita intera, invogliando ancora di più il lettore a proseguire con la lettura, non solo di questo romanzo ma anche di quelli precedenti e di quelli successivi.
Gli argomenti trattati sono molto forti perché viene trattato il rapporto genitori-figli in caso di adozioni, il rapporto tra fratelli quando il secondogenito è un figlio naturale, il problema del bullismo, dello stupro e della presenza di deficit fisici e/o mentali. Tutti argomenti che affrontati nel modo sbagliato possono trasmettere un messaggio errato, ma che la Läckberg invece ha affrontato con la giusta prospettiva in modo da far riflettere il lettore e in alcuni passaggi fargli provare il dolore profondo provato dai personaggi in questione.
Un libro e una scrittrice veramente consigliati di cuore.

Camilla Läckberg Il nome completo dell’autrice è Jean Edith Camilla Läckberg Eriksson, nata a Fjällbacka nel 1974.
Scrittrice svedese di romani gialli, ambienta le sue storie nel suo paese natale e ha sempre come protagonisti Patrick Hedström ed Erica Falk. Il suo primo romanzo La principessa di ghiaccio ha vinto in Francia il Grand Prix de Littérature Policière e darà spunto a una rivisitazione cinematografica.

Source: acquisto personale

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