:: Central Park, Guillaume Musso (Bompiani, 2015) a cura di Micol Borzatta e Elena Romanello

Musso

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Micol Borzatta

Alice è una poliziotta francese alle prese con delle indagini, svolte privatamente, per trovare un serial killer che due anni prima l’ha quasi uccisa facendole perdere il bambino al settimo mese di gravidanza e, indirettamente, ha causato nello stesso giorno la morte del marito.
Alice ha bisogno di svagarsi e decide di uscire a bere con tre sue amiche, beve davvero molto, ma quello che le capita ha dell’incredibile, la mattina dopo si sveglia su una panchina di Central Park, ammanettata a un uomo, con una pistola, la camicia insanguinata e nessun ricordo.
Inizia così per Alice l’indagine più importante della sua vita, scoprire cosa è successo la notte precedente, ma quello che scopre è shockante e la porterà a tentare nuovamente il suicidio.
Un thriller che in Francia ha venduto oltre un milione di copie. Un romanzo, a mio avviso, molto particolare e pieno di sorprese.
Iniziando la lettura si nota subito un andamento molto lento che diventa quasi piatto nella prima parte dei ricordi di Alice. Andando avanti a leggere si può notare che alcune descrizioni temporali sembrano non tornare, infatti la vicenda dovrebbe svolgersi tutta nell’arco delle 24 ore, ma in alcuni passi sembrano quasi 36 o 48.
Viene da domandarsi cosa ci abbiano trovato di bello i francesi, ma proprio in quel momento si arriva alla fine del romanzo con un colpo di scena che spiazza il lettore che a quel punto rimette in discussione il giudizio e l’impressione avuta fino a quel momento, capendo che lo stile particolare usato da Musso è un perfetto stratagemma per trasmettere la situazione mentale e psicologica della protagonista.
Un romanzo spettacolare che sa come stupire e che alla fine ha un unico difetto circoscritto in un lavoro di editing poco curato che causa la presenza di refusi e alcuni errori grammaticali, ma nonostante questo piccolo neo lo consiglio vivamente se si vuole una lettura che sappia travolgere la mente totalmente.

Elena Romanello

Alice, giovane poliziotta parigina, ricorda la sera precedente, ad una festa sugli Champs Elysées con gli amici, così come Gabriel, musicista jazz statunitense, sa di averla passata a Dublino a suonare in un pub: ma quella mattina loro due, due sconosciuti, si risvegliano ammanettati l’uno all’altra ad una panchina di Central Park, in piena New York, Alice tra l’altro con alcune macchie di sangue sulla camicetta. Superato l’inevitabile smarrimento iniziale, i due iniziano un’odissea in cerca della verità, che sarà quanto di più inquietante e spiazzante che si può pensare, in un microcosmo dove ci sono man mano che si va avanti sempre meno certezze.
Di che genere è un romanzo come questo? Verrebbe da dire un thriller, del thriller ha tutte le caratteristiche, a cominciare dalla ricerca di una verità in un contesto dove sono stati commessi dei crimini, anche se bisogna scoprire che crimini, quando e come. Ma Central Park è anche una storia psicologica, un viaggio nella mente umana, nei drammi della vita, negli imprevisti che capitano senza che uno li cerchi, un romanzo che si presenta con premesse e intreccio per poi stravolgere tutto nelle ultime pagine, e mostrando un’altra realtà, diversa da quella che si pensava fino a quel momento, dove tutto sommato sembrava abbastanza chiaro, con all’interno anche un vecchio caso di un serial killer che era stato uno dei maggiori successi ma anche dei peggiori drammi di Alice nel suo lavoro.
Vengono in mente film più che libri, titoli come Shutter Island di Scorsese o A beautiful mind di Ron Howard, anche se con ovvie differenze, con due personaggi che all’inizio sembrano cristallini e ben definiti ma che poi man mano cambiano, con tanti piccoli indizi che però non è facile individuare sparsi per le pagine del libro, e con quello che si può chiamare colpo di scena finale, non prevedibile se non a posteriori e con un lavoro di indagine a ritroso del lettore.
Come thriller Central park è efficace, con tutti i trucchi del genere, come viaggio nell’animo umano e nella ricerca di un antidoto al dolore è originale e spiazzante, attuale e inquietante, e alla fine il risvolto romantico non disturba poi più di tanto, anche perché pur essendo scontato alla fine fa parte di una trama che di scontato ha ben poco. Il tutto scritto da un autore francese ma che ha fatto suoi i meccanismi di azione tipici dei colleghi statunitensi, con in più però un’attenzione maggiore per la natura umana.

Guillaume Musso nasce ad Antibes nel 1974. Professore di Scienze economiche e sociali al Centro Internazionale di Valbonne e scrittore francese. Nel 2001 pubblica Skidamarink e nel 2004 L’uomo che credeva di non avere più tempo che diventa un best-seller e viene tradotto in più di venti lingue e ottiene un adattamento cinematografico.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Frida dell’ufficio stampa Bompiani e prestito alla biblioteca Archimede di Settimo torinese

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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