Posts Tagged ‘Giulietta Iannone’

:: Broken Moonlight di Mariachiara Lobefaro (Gallucci 2025) a cura di Giulietta Iannone

30 luglio 2025

La sedicenne Vicky Middleton si è appena trasferita nella frenetica metropoli di Hong Kong. L’incontro con Sean Lau – occhi a mandorla e capelli neri come la pece – è un colpo di fulmine. Affascinante e misterioso, Sean le rivela il suo segreto: il Dio della Guerra ha scagliato su di lui una maledizione, che lo trasformerà per sempre in una creatura della notte. L’unica possibilità di salvezza, secondo il negromante Fang-Shi, è ritrovare un antichissimo manufatto, andato perduto due secoli prima. L’amore spinge Vicky a offrire il proprio aiuto incondizionato, ammesso che Sean le dica tutta la verità…

Esce dopo domani, primo agosto, un young adult un po’ diverso dal solito, dedicato agli adolescenti dai sedici anni in su, dal titolo Broken Moonlight di Mariachiara Lobefaro con l’editore Gallucci. Ho potuto leggerlo in anteprima e mi ha subito incuriosito l’ambientazione Hong Kong, perla del magico oriente, luogo abbastanza originale per ambientare un romanfantasy, così viene definito questo genere letterario che unisce il romance (c’è una tenera storia d’amore tra adolescenti) e il fantasy (c’è magia, maledizioni, sortilegi, divinità vendicative). Oltre allo scenario esotico, di una Hong Kong contemporanea, perlopiù notturna, descritta nelle sue vie, nei suoi, mercati, nei suoi locali, la parte riguardante il folklore locale è molto accurata, segno che l’autrice ha fatto approfondite ricerche, tra leggende tradizionali cinesi, e divinità del pantheon cinese (il tempio di Man Mo esiste davvero e fu costruito intorno al 1847 da alcuni ricchi mercanti cinesi, durante i primi anni del dominio coloniale britannico di Hong Kong). Protagonisti sono due ragazzi Vicky Middleton, un’inglesina che ha appena perso il padre, e Sean Lau, un affascinante cinese che sfortuna volle si è trovato vittima di una maledizione scagliata niente di meno che dal dio della Guerra. Per salvarsi Sean Lau dovrà trovare un antico manufatto andato perduto due secoli prima. Manufatto anch’esso cercato da un boss locale anche lui vittima della maledizione dell’irascibile dio. Vicky innamoratasi a prima vista del ragazzo farà di tutto per aiutarlo. Ma siamo sicuri che Sean Lau le abbia raccontato davvero tutto? O nasconde altri segreti? In una labirintica Hong Kong inizia per ciò questa sorta di caccia la tesoro dai risvolti imprevedibili. Naturalmente non vi racconto il finale se no vi rovino tutto il divertimento, ma è davvero bello. La Lobefaro scrive bene e ha senso dei tempi e un amore sincero per l’oriente. Buona lettura e arrivederci a settembre.

Mariachiara Lobefaro è nata in Puglia, ha studiato a Bologna e vive a Firenze, dove insegna Lettere alle superiori. È stata finalista al Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2024, nella sezione dedicata al miglior esordio. Con Gallucci ha pubblicato anche Diamond Palace ed è tra gli autori della raccolta Le farfalle nello stomaco.

Source: inviato dall’editore.

Consiglio di acquisto: https://amzn.to/41srSTa se comprerai il libro a questo link guadagnerò una piccola commissione. Grazie!

:: Bracconieri di Reinhard Kaiser-Mühlecker (Carbonio Editore 2025) a cura di Giulietta Iannone

19 luglio 2025

Bracconieri di Reinhard Kaiser-Mühlecker, tradotto da Alessandra Iadicicco, e ora edito in Italia da Carbonio Editore, è un romanzo notevole, molto potente, che ho apprezzato davvero molto per l’abilità dell’autore sia di scandagliare l’animo umano sia di raccontare l’ambiente rurale dove il protagonista Jakob Fischer e la sua famiglia vivono. Con uno stile tagliente e puntuale, mai banale, Kaiser-Mühlecker racconta una storia tesa, corposa in cui si parla di amore, incomunicabilità e redenzione, senza scadere mai nel prosaico e nel didascalico, ma attraverso l’analisi dei moti più segreti dell’animo umano e di conseguenza dei suoi riflessi nella natura. Jakob è un ragazzo comune, ancora molto giovane ma già gravato dalle responsabilità della gestione di una fattoria al confine tra l’Alta Austria e la Baviera, vicino a un’autostrada. Vive ancora coi genitori ma è efficiente, economo, gran lavoratore e apprezza il suo mondo, ama forse più gli animali che le persone, perché meglio li comprende, ama il lavoro, ama l’odore e il calore della sua terra, e quando incontra Katja, si mettono insieme e hanno un figlio si illude che la sua incapacità di comunicare e di gestire alcuni lati del suo carattere sia come dire guarita ma altre difficoltà si presentano all’orizzonte. L’incapacità di aprirsi all’altro, frutto anche forse di un’educazione anaffettiva, lo tormenta e gli rende difficile anche solo fare chiarezza in sé stesso. Kaiser-Mühlecker gestisce tutto questo magma con piglio sicuro, senza sbavature e cedimenti, padroneggiando una prosa sobria e antica, con le difficoltà della modernità, telefonini, computer, Tinder, macchinari agricoli, escavatrici. Jakob ha un ricco mondo interiore che non riesce a far emergere in superficie, e questa difficoltà esistenziale si riflette nelle difficoltà che affrontano molti giovani, acquistando un valore universale.

Reinhard Kaiser-Mühlecker (1982), nato e cresciuto in Alta Austria, ha studiato Agricoltura, Storia e Sviluppo internazionale a Vienna. Dopo lunghi soggiorni in Argentina, Bolivia, Svezia e Germania, è tornato a vivere nel piccolo comune di Eberstalzell, dove tuttora gestisce l’azienda agricola di famiglia, affiancando l’attività di scrittore.  

Ha vinto numerosi premi tra cui spiccano, nel 2022, il rinomato Bayerischer Buchpreis con Bracconieri e, nel 2024, l’Österreichischer Buchpreis, il maggiore riconoscimento letterario austriaco, con Campi ardenti di prossima pubblicazione per i tipi di Carbonio Editore.

È autore di dieci romanzi e di una raccolta di tre racconti lunghi.

Source: libro inviato dall’editore. Ringraziamo Costanza dell’Ufficio Stampa Carbonio Editore.

:: Un’intervista con Luca Poldelmengo, a cura di Giulietta Iannone

15 luglio 2025

Bentornato Luca su Liberi di scrivere e grazie di averci concesso questa nuova intervista. Sei stato ospite su queste pagine in diverse occasioni e ora si può dire con Indagine apparente torni al noir dopo un periodo dedicato al cinema, ricordo ai lettori che sei sceneggiatore, e alla letteratura per ragazzi. Sei emozionato? Ti mancava confrontarti con il noir per grandi?

    Giulietta grazie per la gentile ospitalità.  Pur non essendomi annoiato, devo dire che mi è mancato molto il contatto con i lettori, la possibilità di condividere il mio universo con il loro.

    Indagine apparente esce per Gallucci, storica editrice romana dedicata ai libri per ragazzi, in una nuova collana, ci vuoi parlare di questo nuovo percorso.

    Gallucci, con cui ho pubblicato i miei libri per ragazzi, da tempo si sta rivolgendo anche a lettori adulti, puntando su autori di primo piano come Marino Bartoletti. In  Glifi, questo è il nome del marchio Gallucci che si rivolge al pubblico “grande”, l’editore Carlo Gallucci voleva inserire anche delle storie di genere e io ero alla ricerca di una nuova collocazione dopo la chiusura della collana Sabotage(E/O). Il resto è venuto da sé… 

    Facendo tesoro della tua esperienza come sceneggiatore, piccoli segreti del mondo del cinema, catturi fin dalle prime pagine l’attenzione dei lettori creando il giusto stato di tensione. L’incubo di tutte le mogli è che il marito non torni a casa la sera, ed è proprio quello che succede alla nostra protagonista, donna in carriera molto determinata nella professione quanto fragile nel privato. Ce ne vuoi parlare?

    Letizia Riva, la protagonista di questa storia, è una PM estremamente determinata e poco incline al compromesso, tanto da guadagnarsi il soprannome di La Stronza in procura.  Solo un uomo riesce a coglierne il lato caldo e accogliente: Aldo, suo marito, l’architrave intorno alla quale Letizia ha costruito la sua vita perfetta. Almeno di questo Letizia è convinta all’inizio di questa storia, perché le indagini che condurrà nella speranza di ritrovare suo marito la porteranno a scoprire una realtà ben diversa…

    Dunque, la sua vita perfetta, tanto meticolosamente costruita e voluta, un lavoro di responsabilità in Procura che la gratifica, un marito che tutte le invidiano, due figli cresciuti apparentemente al meglio, va in pezzi e l’unica cosa che può fare è iniziare un’indagine privata e iniziare a cercarlo? Cosa scoprirà?

    Che l’amore non ci autorizza a interferire nella vita degli altri, perché, come diceva Marx, la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.

    Più indaga e più scopre cose anche su sé stessa che non sospettava. Ma conosciamo davvero le persone che vivono con noi? Soprattutto quelle a cui diamo maggior fiducia?

    Ogni persona è un universo, pensare che chi ci sta accanto non possa sorprenderci, nel bene o nel male, vuol dire solo illudersi di possedere il controllo. Una certezza tanto rassicurante quanto vana…

    Come hai caratterizzato l’ambientazione del romanzo?

    Roma ha un’anima complessa, ho cercato di restituirne alcune sfaccettature. C’è la Roma Borghese di Talenti, quella popolare di Casal Bruciato, c’è l’anima brulicante della cittadella giudiziaria e la movida di Ponte Milvio.

    C’è qualche libro che ti ha ispirato nella stesura del romanzo? A chi ti sei ispirato per costruire il personaggio della protagonista?

    No, questa volta l’ispirazione della trama gialla nasce da un fatto di cronaca, tra l’altro poi profondamente mutato in scrittura e che non posso comunque rivelare per non compromettere il piacere della lettura. I personaggi invece nascono dal consueto mix di persone che conosco o che posso aver semplicemente incontrato, frullate tra loro e riassemblate assieme a fattori di pura fantasia.

    Quali sono i maggiori ostacoli che hai incontrato nella stesura del romanzo, le parti che ti hanno creato più difficoltà?

    Quando invento una storia c’è sempre una parte giocosa: il plot, le svolte con cui spero di sorprendere e divertire il lettore, in questa piccola sfida che sono le storie gialle. Poi c’è quello di cui mi preme parlare, il motivo che mi spinge a raccontare questa storia e non un’altra. Qualcosa che ha a che vedere con le mie inquietudini di essere umano e che nel romanzo prende sempre la forma di una domanda. L’articolazione di questa domanda, la messa a nudo di questa inquietudine, è la parte più complessa da gestire.

    Hai avuto proposte di opzione per il cinema? Che attori vedresti bene per le parti dei personaggi, e a quale regista affideresti la direzione del film?

    Ancora nessun’opzione, ma c’è tempo… Ad alcuni personaggi mentre scrivevo ho assegnato un volto cinematografico, ne avevo bisogno per visualizzarli. Letizia Riva è Monica Bellucci, Ettore è Filippo Timi alla sua età, Tassin è il protagonista di the Serpent, per dirne alcuni.

    Grazie della disponibilità, come ultima domanda ti chiederei quali sono i tuoi progetti per il futuro. Grazie.

    Letizia forse tornerà a trovarci…

    :: Nella Russia di Putin – La costruzione di un’identità postsovietica di Andrea Bonelli (Carocci editore, 2023) a cura di Giulietta Iannone

    13 luglio 2025

    Il breve saggio, Nella Russia di Putin, edito da Carocci editore ormai nel 2023, del professor Bonelli, esperto di questioni inerenti la Russia sovietica e post sovietica, di cui vi parlerò oggi, è un interessante compendio di molte tematiche inerenti il passto, il presente e il futuro della Russia partendo dal suo passato zarista, per passare all’eredità sovietica, per poi giungere al putinismo odierno, un misto di ideologia e valori tradizionali ben radicati nella coscienza russa, che sì può essere visto come un regime illiberale, e quasi stalinista, non segreta l’ammirazione che Putin prova per Stalin rivendicando un orgoglio nazionale mai sopito e rifiutandosi di demonizzare un periodo storico vissuto da generazioni di russi, ma con peculiarità sue proprie che è interessante studiare per capire la Russia moderna e soprattutto l’eredità che lascerà una volta che Putin, per raggiunti limiti d’età, lascerà volente o nolente il potere. La vocazione imperiale della Russia odierna ha radici profonde, che precedono l’epoca sovietica, e traggono le basi dallo zarismo stesso, che se vogliamo ha forgiato molte delle caratteristiche peculiari dell’animo russo, spirito passato indenne durante lo stalinismo sovietico e giunto fino a noi, in cui la fede, non solo quella ortodossa (strano come questa fede sia sopravvissuta in un regime come quello sovietico che si professava ateo), e i valori tradizionali hanno cementato una coscienza comune che Putin ha raccolto e fatta propria, acquisendo un consenso non solo imposto con misure coercitive e autoritarie. E’ importante capire questo per comprendere fino a che punto il putinismo ha cambiato la storia non solo russa ma mondiale. Ma chi è Putin? Come è stato possibile che un incolore burocrate, passato dalle maglie dei Servizi, abbia raggiunto le più alte cariche dello Stato e abbia conservato il potere per tutti questi anni attorniato da una classe politica dirigenziale fedele e imbevuta di ideali pattriottici e nazionalisti molto forti? A queste domande forse risponderanno gli storici futuri, ma già oggi possiamo capire quanto l’abilità di Putin risieda nella sua capacità di essersi fatto percepire come uno del popolo, anche raccontando nella sua biografia ufficiale fatti strettamente personali come la perdita del fratello in guerra o il ritorno del padre ferito dal fronte appena in tempo per salvare la madre che se no sarebbe morta di stenti. Tutte vicende che hanno inciso profondamente nell’immaginario che lo circonda. Come il battesimo ricevuto segretamente, quando le leggi sovietiche lo proibivano. Il militarismo patriottico, l’esaltazione della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica, l’importanza geopolitica del paese e il suo ruolo a livello mondiale, sono tutti temi radicati nello spirito russo, di cui Putin si è appropriato per consolidare un potere che sarebbe stato difficile altersì ottenere, nè tanto mantenere per più di vent’anni. Intanto è importante focalizzare l’attenzione sulla convinzione radicata nel Cremlino dell’importanza del ruolo stabilizzante della Russia, senza il quale l’Europa e gli Stati Uniti sarebbero incapaci di gestire un ordine mondiale post Guerra fredda, ordine che ancora non è stato raggiunto. E all’orizzonte lo spettro dell’inverno nucleare, augurandoci che almeno questa profezia apocalittica non si avveri.

    Andrea Bonelli è ricercatore in Storia dell’Europa orientale all’Università di Pisa. Ha svolto ricerche in archivi russi ed europei e ha insegnato in diverse università italiane. Autore di saggi scientifici, ha pubblicato Gorbačëv e la riunificazione della Germania. L’impatto della perestrojka sul comunismo (1985-1990) (Roma 2021).

    :: Un’intervista con Reinhard Kaiser-Mühlecker a cura di Giulietta Iannone (trad. a cura di Simona Castagnoli).

    2 luglio 2025
    © Matthias Ziegler

    Benvenuto sig. Reinhard su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa intervista. Mi ha davvero incuriosito leggere il suo breve profilo biografico. Lei è nato e cresciuto in Alta Austria, ha studiato Agricoltura, Storia e Sviluppo internazionale a Vienna. Ha vissuto all’estero, e ora tornato in Austria gestisce l’azienda agricola di famiglia.

    Oltre a questo, che immagino impegni molte delle sue energie, è riuscito a scrivere dieci romanzi e una raccolta di tre racconti lunghi. Lei è ancora giovane ma è come se avesse vissuto molte vite. Ci parli di sé, si racconti ai suoi lettori italiani.

    Dopo il periodo scolastico ho vissuto alcuni anni in Sudamerica (Bolivia) dove ho scoperto il mio amore per la letteratura, per la lettura e quasi subito anche per la scrittura. E come spesso succede, se si ama qualcosa, si investe con piacere energia in tale attività, oppure non ci si accorge che tale attività allo stesso tempo comporta dei sacrifici. Riguardo all’agricoltura, è sempre stata presente nel mio ambiente, e ogni volta che ero via per un lungo periodo ne sentivo la mancanza. Tuttavia, il mio essere via, la mia distanza, il maggiore tempo libero nella mia vita, sono state le condizioni necessarie per il mio rientro, dopo sei anni, nei luoghi in cui sono cresciuto. Ciò nonostante, continuo a viaggiare molto per via dei miei libri.

    Si definisce un agricoltore scrittore, o uno scrittore agricoltore?

    A me piace la parola ‘e’. Sono un agricoltore e uno scrittore. E in molti aspetti la trovo una relazione quasi ideale.

    Bracconieri (in italiano nel testo, tradotto da Alessandra Iadicicco), il suo romanzo ora edito con Carbonio Editore, è un romanzo molto particolare, con cui lei ha vinto il rinomato Bayerischer Buchpreis, ce ne vuole parlare?

    Bracconieri è la storia di Jakob, un giovane uomo responsabile di una fattoria e molto introverso. Non ha mai imparato a esprimere con parole ciò che vive nel suo mondo interiore e quindi ha delle difficoltà in questo ambito. Quando conosce un’artista e con lei crea una famiglia, la sua vita sembra all’inizio diventare più luminosa, ma successivamente le difficoltà che si porta dietro, l’assenza di parole, l’incapacità di tendere un ponte verso l’altro, si ingrandiscono sempre più.  

    Naturalmente siamo molto curiosi anche di Campi ardenti (in italiano nel testo, anche questo tradotto da Alessandra Iadicicco), il suo romanzo di prossima pubblicazione.

    Campi ardenti è la storia di Luisa, la sorella di Jakob, la quale a suo modo è altrettanto carente nell’esprimere parole, nonostante faccia tutt’altra impressione e non ne sia consapevole. Addirittura vorrebbe diventare scrittrice. Mentre Jakob non riesce a esprimersi, ma possiede un ricco mondo interiore, Luisa parla molto, ma ha difficoltà per via del suo vuoto interiore. Entrambi i libri possono essere letti indipendentemente l’uno dall’altro, ma gli aspetti dell’uno si rispecchiano in quelli dell’altro.  

    Immagino che ci siano anche molti elementi autobiografici nel suo romanzo, quanto c’è di lei, del suo carattere, in Jakob il protagonista? Immagino che sia una domanda che le hanno già fatto molte volte ma a me incuriosisce la parte legata alla gestione di un’azienda agricolo biologica. Ci sono delle somiglianze con la sua esperienza nella realtà?

    Certamente nel mio romanzo sono contenute molte delle mie esperienze dirette, anzi in tutti i miei libri direi. Il personaggio di Jakob mi assomiglia ma pur essendomi spesso ritrovato senza parole da bambino o da ragazzo, Jakob non è un alter ego. A volte Jacob non riesce a controllare le sue emozioni, e questo per esempio non mi capita. Per quanto riguarda la rappresentazione dell’impresa agricola, tali aspetti sono più o meno realistici. Le condizioni metereologiche hanno un ruolo principale nel libro, e naturalmente anche nella mia vita.

    Jakob è un solitario, nella solitudine esorcizza i suoi demoni interiori. Poi incontra una donna Katja, e cosa succede? Che peso ha l’amore nella sua vita?

    Direi che il mio è anche un libro sulla domanda ‘che cos’è l’amore’. C’è una definizione dell’amore? Ad un certo punto Katja dice a Jakob: ‘Tu non sai cos’è l’amore!’ Ed è come se lui ricevesse un colpo in testa per via di questa affermazione. Perché lui comunque sente di sapere cos’è l’amore. Fondamentalmente è molto difficile per Jakob far entrare qualcuno nella sua vita. Quando ci riesce però non lascia alcuna porta posteriore aperta.

    Senza svelare troppo della trama, in che misura Jakob cerca di fare chiarezza in sé stesso? Chi è davvero Jakob?

    Jakob è un personaggio contraddittorio, ma probabilmente non lo è più di ognuno di noi. E non assume alcun ruolo, è sempre senza maschera, direi quasi come un bambino. Un’altra cosa in comune con un bambino è che non pensa a se stesso.

    Lei è soddisfatto del romanzo o ci sono parti che una volta ultimato ora vorrebbe revisionare e cambiare?

    Ho scritto il libro in un periodo molto difficile dal punto di vista personale, e sono ancora molto soddisfatto che sia diventato ciò che è diventato. Una storia compatta e impenetrabile che tuttavia lascia abbastanza spazio alla fantasia del lettore. No, non riscriverei niente, non cambierei neanche una riga.

    Come è stato accolto dai lettori in Austria, al netto dei premi vinti, riceve lettere, mail, messaggi sui social di lettori che le parlano del libro?

    Il libro ha attirato l’attenzione di molti lettori. Molti sono entrati in contatto con il mio lavoro attraverso questo libro. Ho ricevuto numerose lettere e e-mail. Molti agricoltori, uomini e donne, hanno letto il libro e hanno apprezzato che ‘uno di loro’, per lo meno come mi percepiscono loro, ha raccontato del loro mondo. Ma il libro contiene anche una scena pesante, che ha allontanato alcuni lettori. Su quella scena mi sono state spesso rivolte delle domande/ critiche, spesso da persone molto irritate. 

    Grazie della sua disponibilità e gentilezza. Come ultima domanda le chiederei di dirci qualcosa sui suoi progetti futuri.    

    Qualche mese fa ho iniziato una storia più ampia, che vorrei completare la prossima primavera. E in ogni caso il mio motto è: ‘andare sempre avanti’.

    :: Nessuna isola è sola, scritto da Giovanni Blandino e illustrato da Martina Tonello (Camelozampa 2025) a cura di Giulietta Iannone

    29 giugno 2025

    La collana Le Sinapsi, della casa editrice indipendente Camelozampa, Premio Speciale della Giuria di Legambiente nell’ambito del Premio nazionale “Un libro per l’ambiente”, si arricchisce di un nuovo albo illustrato divulgativo, interamente a colori, dal titolo quanto mai evocativo: Nessuna isola è sola, scritto da Giovanni Blandino, ricercatore ed esperto di Storia della scienza e della comunicazione e illustrato magicamente da Martina Tonello. Dagli atolli alle isole vulcaniche, dalle isole di sabbia alle isole di marea, dalle isole coralline alle oasi nel deserto fino alle isole artificiali, o a quelle immaginarie o alle isole prigioni, fino agli eremiti, uomini isola, le isole si scoprirà non sono così separate nel vastissimo ecosistema, ma ci sono relazioni e collegamenti che rendono si può dire l’intero universo un organismo unico e interconnesso. L’albo, scientificamente rigoroso ma di piacevole e scorrevole lettura, stampato su carta ecologica FSC, ci porta a esplorare non solo luoghi lontani, sparsi sul mappamondo, ma anche luoghi dell’anima. Indicato dai sette anni in sù, Nessuna isola è sola di grande formato, con ben 64 pagine, è dunque un albo ricco di sorprese che potrà interessare adulti e bambini anche per ricerche scolastiche, alla vecchia maniera quando si consultavano i libri e non si affidava tutto a internet, privilegiando l’emozione della scoperta. Le pagine finali poi ospitano un originale “isolariocon utili approfondimenti e infine c’è un “qr code”, per i più tecnologici, che rimanda all’elenco di tutte le fonti utilizzate.

    Giovanni Blandino ha studiato Storia della scienza e della comunicazione a Pisa, Roma, Trieste e Berlino. Oggi lavora in un centro di ricerca a Bolzano occupandosi di comunicazione scientifica. Suoi testi e racconti sono apparsi su riviste e antologie. È papà di un piccolo Tommaso.

    Martina Tonello è illustratrice e aspirante falegname. Vive a Bologna dove scrive, illustra storie e realizza laboratori per bambine e bambini. Ha pubblicato con case editrici come Camelozampa, Mondadori Electa Kids, Piemme, Editoriale Scienza, Terre di Mezzo, La Coccinella e collabora con la rivista UPPA. È stata finalista al prestigioso premio internazionale Association of Illustrators nella categoria Design Product & Packaging.

    Source: albo inviato dall’editore. Ringraziamo Francesca Tamberlani di LaChicca Ufficio Stampa Specializzato in libri per bambini e ragazzi.

    :: La guerra delle regine di Aquilino (Bonfirraro Editore, 2025) a cura di Giulietta Iannone

    18 giugno 2025

    Alla morte di Alessandro Magno, figlio di Filippo II e di Olimpia, il suo immenso impero non fu affidato a un unico erede, ma fu conteso, in sei sanguinose guerre, dai diadochi, i generali macedoni che avevano aiutato Alessandro nelle sue conquiste. Morendo Alessandro diede origine infatti a faide sanguinarie al termine delle quali il Mediterraneo ebbe un nuovo ordine che perdurò fino all’avvento dei romani. Ma quali furono le donne, dietro le quinte, a orchestrare queste faide in una lotta per il potere di inaudita ferocia? A illuminarci su questo ci pensa Filippo II ormai un’ombra dell’oltretomba. Dopo tanti schiamazzi in vita ora che è nel regno del silenzio può vedere più lucidamente l’inutilità di tutto quel darsi da fare per ottenere ricchezze, potere, onori quando destino di tutti è la morte e il bilancio della sofferenza che abbiamo lasciato in vita. Tutto quell’orrore, il pianto dei feriti, il dolore di vecchi, donne e bambini, le città distrutte, erano davveo necessari? Tutta quell’immane sofferenza che l’ambizione sfrenata di alcuni ha causato. Se le guerre le combattono gli uomini, gli eroi, i soldati, dietro le quinte le donne, le principesse, le regine, le ancelle orchestrano le loro vendette, i loro piani, le loro gelosie, tessono i loro intrighi. La guerra delle regine di Aquilino narra le loro storie con cadenza epica e respiro ampio e così veniamo a conoscere la temibile Olimpia, la sfortunata Cleopatra, la bellissima Rossane moglie di Alessandro Magno, Cinane, guerriera illirica, e Adea sebbene solo adolescente temibile quanto le altre. Fedele al dettame storico, l’autore crea una storia immaginaria in cui il bene e molto spesso il male guidano i destini degli uomini (e delle donne), che capiscono sempre troppo tardi l’inutilità di tutta questa sofferenza quando si sarebbe potuto operare per il bene con maggior profitto. Ora che Filippo ha gli occhi della morte e vede più in profondità, si rammarica che l’uomo al bene dell’umanità preferisce attività più piacevoli: mangiare e bere, abitare in una casa magnifica, avere tanti soldi, fare sesso, diventare famoso, sperimentare tutti i piaceri, avere amicizie altolocate, possedere cose che suscitano l’invidia altrui. Tutti così prevedibili, tutti così simili nei desideri e nelle aspirazioni, indifferenti alla sofferenza che si reca agli altri nel perseguire i propri intenti. Ma ormai Filippo è un’ombra sullo sfondo della storia, i suoi ammonimenti, le sue preghiere si perdono nel silenzio delle ombre. La guerra delle regine si rivela un romanzo storico di piacevole lettura, che fa luce in un periodo poco noto della storia con competenza e accuratezza, e una verve di rigore morale, che ci accompagna nelle pagine e ci fa riflettere come l’uomo non sia in realtà cambiato dopo tutti questi secoli.

    Aquilino Salvadore, nome d’arte Aquilino, è nato a Tradate nel 1949 e vive a Oleggio. Ex insegnante, ha pubblicato più di sessanta libri per bambini, ragazzi e adulti. Drammaturgo e regista, ha vinto numerosi premi nazionali di letteratura e di teatro.
    Collabora con l’associazione Tecneke e ora si diletta anche di pittura.

    Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Alberto dell’Ufficio stampa Bonfirraro.

    :: Un’intervista con Roberto Saporito, autore di Polimeri, a cura di Giulietta Iannone

    6 giugno 2025

    Bentornato Roberto su Liberi di scrivere e grazie di averci concesso questa nuova intervista. È appena uscito, per Cose Note, il tuo ultimo romanzo Polimeri, un romanzo breve molto particolare ce ne vuoi parlare? Come è nata l’idea di scriverlo?

    Grazie a te, questo è sempre un bel posto dove stare. L’idea è nata dalla mia ossessione, mentre scrivo, del rapporto sottile tra realtà e finzione, uno dei miei “temi” preferiti e quindi ricorrenti, ma in questo caso portata all’estremo parlando di cinema e quindi di fiction per definizione.

    Partiamo dal titolo, Polimeri, mi ha ricordato un romanzo: Il giorno della locusta di Nathanael West anch’esso una satira molto feroce sulla discarica emozionale che è l’effimero mondo del cinema dove tutto è di plastica. Hai letto quel romanzo? Ti è stato di ispirazione?

    No, non ho letto quel romanzo e nel mio caso dato che l’espressione “materie plastiche” viene spesso usata come sinonimo di polimeri, questo è un libro sulle paure di plastica (quelle finte, dei film, della fiction, ma anche del romanzo) e sulle paure di vetro (quelle reali, quelle vere, quelle che fanno anche sanguinare).

    Che altri romanzi o racconti ti hanno ispirato?

    In verità l’ispirazione non è mai diretta, non penso mai a un libro in particolare o un autore, mi sembra che tutto arrivi direttamente dalla mia mente, però poi in effetti quello che leggiamo o vediamo in un modo o nell’altro ci influenza, ma per me non è mai premeditato, forse rileggendo quello che scrivo a posteriori mi vengono in mente riferimenti, tipo, in questo caso, la Los Angeles di Bret Easton Ellis o alcune situazioni e atmosfere alla David Lynch.

    Parlaci della trama, come hai scelto il protagonista, a chi ti sei ispirato?

    Il romanzo ha per protagonista un attore italo-americano intorno ai cinquant’anni di medio successo con la carriera in ascesa che passa dal girare una serie televisiva americana importante alla pubblicità del tonno in Italia, fino all’ambizioso progetto del remake, di produzione americana, e girato a New York al posto di Roma, del film “La grande bellezza” di Sorrentino.

    Ambientato all’inizio in una Los Angeles dove accadono cose al limite del lynchiano (nel senso che sembra di essere in un film di David Lynch, come ti dicevo), dove un misterioso personaggio perseguita il protagonista senza nome della storia, dove accadano cose, per il protagonista, enigmatiche, inspiegabili, inquietanti, spaventose, e anche macabre, la storia poi si snoda tra New York, dove il protagonista incontra la figlia che non vede praticamente mai e con la quale ha un rapporto molto freddo e distaccato (forse perché separato dalla moglie, forse perché non è mai stato un padre presente), e Roma dove vive quando non è in giro per il mondo e dove farà la pubblicità per una famosa marca di tonno, lamentandosi che in Italia lo cercano solo per la pubblicità del tonno, appunto, mentre in America lo cercano per film da presentare ai Golden Globe, e, magari, alla notte degli Oscar, o per serie televisive blasonate (le serie, il nuovo vero cinema di oggi? La nuova vera letteratura, come diceva un mio amico editor?), a sottolineare come un tempo a Roma si facessero i film d’autore, mentre ora l’unica cosa importante sono diventati (solo) i soldi, e la loro velocità di realizzazione, dove il cinema non è più un faro (un esempio) per il mondo cinematografico ma un provinciale recinto di cinepanettoni, e pubblicità del tonno, appunto.

    Il limite tra realtà e finzione è molto sottile, tutti nella vita recitiamo un ruolo, sociale, famigliare, lavorativo, politico. Improvvisiamo, recitiamo a soggetto, ci costruiamo un’identità fittizia da esibire al mondo. Il tuo personaggio quando per esempio cerca di fare il padre, recita come ci si immagina un padre debba essere. Come hai analizzato questo limite?

    Penso che tutti chi più chi meno, recitiamo nella vita, magari senza neanche rendercene conto, dai rapporti personali giù giù fino a quelli lavorativi, nel libro il protagonista si sente disarmato nei confronti degli accadimenti della vita, assolutamente inadeguato nel rapporto con la figlia, e si difende recitando praticamente sempre, tentando di trasformarsi da “persona” introversa a “personaggio” estroverso, in fondo è un uomo che ha perso la capacità di distinguere il vero dal falso, il passato dal presente, e, in particolare, il personaggio dall’essere umano.

    Un romanzo noir se vogliamo, perché metti sempre sfumature nere nelle tue storie? La vita è noir?

    In verità a me le etichette non piacciono, quando mi chiedono cosa scrivo io rispondo semplicemente “narrativa letteraria”, che è un contenitore dove ci puoi mettere qualunque cosa dal noir (appunto) al romanzo esistenziale, dall’educazione sentimentale al romanzo di formazione, i generi, tutti, sono a disposizione di chi scrive, è una questione di dosaggio, ma in effetti mi piace parlare della parte “oscura” della vita, perché ne è parte fondamentale, tutti, nessuno escluso, in determinate circostanze possiamo fare qualunque cosa, anche la più spregevole. Mi piace però l’idea post-postmoderna (e qui in questa etichetta forse un po’ mi riconosco) che, dal momento che tutto è già stato detto, in scrittura tutto è permesso, come in “Polimeri” dove la storia viene raccontata alla prima persona singolare (io), alla seconda persona singolare (tu) e perfino alla prima persona plurale (noi) in una serie di capitoli dedicati agli anni Ottanta a New York.

    Il tuo personaggio sta invecchiando ha superato i cinquanta e non è facile per lui sopravvivere in un mondo dove l’apparenza e l’aspetto fisico sono preponderanti. Non si devono avere cedimenti, le rughe e i capelli grigi sono quasi una condanna. Tu come stai affrontando il tempo che passa, ti senti a tuo agio nel tuo corpo che cambia?

    In verità sì, al contrario del personaggio del mio romanzo che è ossessionato dal tempo che è passato, in questo momento mi sembra di essermi liberato da una sorta di giovinezza fittizia: mi sembra di essere stato giovane per troppo tempo, era ora di finirla, ma mentre per il personaggio del romanzo è un trauma, al limite del pensiero fisso, per me è una liberazione, appunto.

    Roberto Saporito e il romanzo breve, che legame vi lega, è la tua forma ideale di racconto?

    In verità non mi sono mai posto il problema della lunghezza, inizio a scrivere una storia e smetto di scriverla quando questa finisce di ossessionarmi e di solito il risultato, quando metto la parola fine, è un romanzo breve, ma non c’è premeditazione, succede e basta.

    Potresti pubblicare coi maggiori editori italiani, e scegli sempre piccoli editori di nicchia, ti danno maggiore libertà? Preferisci non essere stritolato dal mainstream?

    Ultimamente pubblico per editori che mi cercano, con gli ultimi due ho avuto l’onore e l’onere di inaugurare le loro collane di narrativa, e sì ho maggiore libertà e forse potrei pubblicare con una major, con tutto quello che ne comporta, ma dovrebbero darmi davvero tanti, ma tanti, soldi, e/o, completa libertà.

    Come ultima domanda, ringraziandoti della disponibilità, vorrei chiederti a che nuovo progetto stai lavorando?

    “Polimeri”, il mio nuovo romanzo, lo si può considerare il mio “piccolo” romanzo italo/americano, che potrei mettere in contrapposizione al prossimo (in lento, lentissimo, cantiere) che pomposamente, arbitrariamente e anche arrogantemente si può definire il mio “grande” romanzo italiano (forse anche per lunghezza, chissà), ed è la storia di uno scrittore italiano che da quando ha vinto il premio Strega (sei anni prima) non ha più scritto nulla e per sbloccarsi il suo editore lo fa invitare in una prestigiosa residenza per scrittori situata in un sontuoso palazzo del XVII secolo e qui incredibilmente comincia a scrivere un nuovo romanzo che diventa un testo parallelo alternando un capitolo alla seconda persona singolare (tu) dello scrittore ospite della residenza e un capitolo che è il romanzo che sta scrivendo alla prima persona singolare (io), la storia di un ricco avvocato che un giorno si sveglia e decide di cambiare vita, in un doppio livello narrativo di stampo postmoderno.

    In pratica un libro (la realtà, o quantomeno una forma di?) con all’interno un altro libro in divenire (la finzione?).

    E poi ci sono altri sette illustri scrittori ospiti della residenza che diventano un microcosmo di storie che fanno da corollario (da coro) alla storia dello scrittore protagonista.

    Ma è anche un micro spaccato del mondo editoriale (un altro dei miei temi ricorrenti e preferiti) e delle sue astruse dinamiche.

    :: Islanda di Nicolò Cesa (Morellini Editore 2025) a cura di Giulietta Iannone

    4 giugno 2025

    Tra il Circolo Polare Artico e l’Oceano Atlantico sorge l’Islanda,”la terra del fuoco e del ghiaccio”, un’isola meravigliosa fatta di vulcani, geyser, e ghiacciai. Meta turistica sempre più ambita in cui si possono ammirare il sole a mezzanotte e l’aurora boreale. Morellini Editore dedica una guida di Nicolò Cesa a questa nazione relativamente giovane. L’Islanda è stata infatti uno degli ultimi angoli del nostro pianeta a essere abitati. La sua scoperta avvenne fra l’VIII e il IX secolo ad opera di alcuni monaci irlandesi. Tra l’Ottocento e il 1050 i Vichinghi partendo dalla Norvegia la colonizzarono. La conversione al cristianesimo avvenne nel 999. Oggi l’Islanda è un paese in cui il mercato turistico ha un posto di rilievo sia per le sue bellezze naturali e paesagistiche che per il suo fervore culturale. Bella l’intervista a Pietro Biancardi editore Iperborea, casa editrice milanese che porta il lontano Nord in Italia. Tra le attrattive turistiche un posto di rilievo l’ha la cucina islandese, in cui la qualità e la freschezza delle carni e del pescato attirano sempre più turisti. Piatti tipici sono lo skyr, un formaggio fresco a base di latte, l’agnello, imperdibile la Kjotsupa, la zuppa di carne d’agnello e verdure. E la birra artigianale islandese, una delle più rinomate. Reykjavik è la capitale ed è conosciuta per la sua vivace vita notturna assieme a Akureyri, la seconda metropoli di Islanda. Famosi i fiordi dell’Ovest, ospitano le migliori piscine termali di tutto il paese. Chi ama il trekking, troverà poi sentieri spettacolari sia brevi che lunghi. Si consiglia di arrivare in Islanda via mare, con il traghetto, che salpa dal nord della Danimarca. Ricca di notizie e curiosità la guida fornisece informazioni aggiornate, indirizzi e numeri di telefono, oltre ai numeri per le emergenze e l’indirizzo dell’Ambasciata e del Consolato d’Islanda in Italia. L’elenco degli hotel e dei ristoranti dove prenotare è aggiornato e puntuale, come quello dei musei con orari di visita. Insomma l’Islanda è una meta turistica di prim’ordine dove tutto è pensato a misura di viaggiatore. E una volta visitata non è raro essere colpiti dal mal d’Islanda che ci spingerà a ritornare per saziare la nostalgia e la malinconia che resta dopo il primo viaggio.

    Nicolò Cesa, sociologo di formazione e cosmopolita per necessità, ha girato l’Europa come busker e raggiunto Islanda e Fær Øer per la prima volta nel 2011, a bordo di un camper del 1981. Ha ideato e cura la rubrica HoboSapiens, per QCode Magazine. Nel 2015 ha curato la traccia La guerra è solo vittime per l’ONG Emergency, in occasione del centenario dell’inizio della Prima guerra mondiale. Negli anni ha pubblicato reportage per diverse riviste culturali e di viaggi. Trascorre il suo tempo tra l’Italia, la Serbia e tutti quei luoghi a un passo dal Circolo Polare Artico, tra cui l’Islanda, dove lavora come guida turistica. Collabora con l’Ente Nazionale del Turismo della Serbia. Per Morellini ha pubblicato Serbia (2018).

    :: Polimeri di Roberto Saporito (Cose Note 2025) a cura di Giulietta Iannone

    1 giugno 2025

    […] mi sembra di perdere tempo, mi sembra che non sia questa la vita vera, come recitare, mi sembra che la vita vera sia da un’altra parte […].

    Roberto Saporito predilige la narrativa breve e con il suo nuovo romanzo Polimeri, edito da Cose Note Edizioni di Alba, ci da un nuovo saggio del suo poliedrico talento. In apparenza omaggio postmodernista, con venature noir, al cinema, in realtà in questo romanzo l’autore analizza e scandaglia il limite tra realtà e finzione e chi meglio dell’attore protagonista, rigorosamente senza nome, può incarnare questo duplice ruolo in cui la finzione sembra sempre più prepotentemente sovrapporsi alla realtà. Il protagonista, un attore italo-americano che ha superato la boa dei cinquat’anni, e sta sperimentando cosa significhi invecchiare nel mondo fittizio dell’industria dell’intrattenimento, è un figlio dell’Actors Studio, che ha fatto suo il metodo Stanislavskij, metodo che fa provare all’attore realmente le emozioni che è tenuto a portare sullo schermo o a teatro. Ha un ex moglie, una figlia, e una carriera in cui deve reinventarsi lasciando il ruolo dell’attor giovane, e belloccio, per quello dell’uomo di mezza età, che lo portano dal recitare in una serie televisiva americana importante ad accettare di girare uno spot pubblicitario per un tonno in Italia, umiliante ma ben redditizio, anzi dal compenso astronomico. Poi la fortuna gli arride di nuovo e si trova coinvolto in un progetto ambizioso quello del remake, di produzione americana, ma girato a New York al posto di Roma, del film La Grande Bellezza di Sorrentino. Tra Los Angeles, New York e Roma, il protagonista avrà anche a che fare con un misterioso personaggio che lo perseguita, si sa l’America è un posto pericoloso pieno di serial killer, può succedere di tutto andando anche solo al supermercato, dando venature noir alla storia e arricchendo anche di sfumature macabre un racconto, narrato in prima persona, denso di riflessioni intimistiche e di lezioni di vita. Qui niente è quello che sembra. Qui tutto è finto. Qui tutto è di plastica.

    Roberto Saporito, prima di dedicarsi completamente alla scrittura, ha studiato giornalismo e diretto per trent’anni una galleria d’arte. È autore di numerosi romanzi e raccolte di racconti, tra cui Harley-Davidson (1996), Il rumore della terra che gira (2010), Generazione di perplessi (2011), Il caso editoriale dell’anno (2013), Come un film francese (2015), Respira (2017), Jazz, Rock, Venezia (2018), Come una barca sul cemento (2019), In nessun luogo (2022) e Figlio, fratello, marito, amico (2024). Suoi racconti sono apparsi in antologie e su autorevoli riviste letterarie. Ha tenuto una rubrica sul magazine Satisfiction.

    :: Un’intervista con Tom Hofland, Il cannibale (Carbonio 2024, traduzione di Laura Pignatti) a cura di Giulietta Iannone

    31 Maggio 2025

    Benvenuto Tom su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa intervista. Sei laureato in Scrittura per lo Spettacolo, sei uno scrittore e un podcaster. Parlaci di te, raccontati ai tuoi lettori italiani.

    Certamente! Abito a Rotterdam con mia moglie e due bimbi piccoli. Il mio primo romanzo è stato pubblicato nel 2017 e ho scritto in totale tre romanzi, una raccolta di racconti e una novella. Il mio terzo romanzo, Il cannibale, è stato ora pubblicato in Italia. Fin ora sono molto soddisfatto dell’accoglienza italiana. Gli Italiani sono lettori molto attenti ed è molto piacevole dialogare con loro. Spero che prima o poi vengano pubblicati in Italia altri miei lavori.

    Il cannibale, che hai presentato al Salone del Libro di Torino quest’anno, è il tuo terzo romanzo. Parlaci di questo libro, a che tipo di lettori lo consiglieresti?

    Lettori che amano la weird fiction, l’umorismo nero e una punta di horror apprezzerebbero sicuramente questo libro. I lettori ai quali, per esempio, piacciono i film di Yorgos Lanthimos (The lobster) o le serie televisive come Fargo, troveranno sicuramente degli elementi comuni.

    Parlaci del protagonista, Lute, si ispira a persone che hai realmente conosciuto?

    Lute è un manager in una grande azienda farmaceutica. È molto gentile con i suoi colleghi e vuole instaurare relazioni personali con loro. Ma vuole anche fare in modo che il suo capo sia soddisfatto. In realtà è poco coraggioso, soprattutto perché non vuole ferire altre persone. Persino se le persone sono crudeli o approfittano di lui. In tali aspetti del suo carattere mi riconosco un po’. Ma il personaggio naturalmente è anche basato sulle persone, molto numerose, che seguono ciecamente i comandi, senza riflettere.

    Raccontaci un po’ della trama.

    Lute lavora come manager responsabile della qualità in una grossa azienda farmaceutica. L’azienda viene rilevata da un investitore svizzero, che dichiara che il dipartimento di Lute è superfluo. Una pillola amara per Lute: non solo deve fare in modo che decine di fedeli colleghi se ne vadano, ma riceve anche il compito di convincerli a dare le dimissioni (in modo tale che l’azienda risparmi sui costi del licenziamento). Quando Lombard, un cacciatore di teste freelance, offre a Lute i suoi servizi, questi li accetta di cuore. Lombard si prende cura di far sparire i dipendenti ad uno ad uno e Lute può lavarsene le mani e considerarsi innocente. Quando iniziano a esserci le prime morti, si rende conto di aver fatto entrare una volpe nel pollaio.

    Cosa lega Lute a Lombard? Raccontaci come si dipanano le dinamiche aziendali.

    Lute ha ricevuto il compito di liberarsi dei suoi dipendenti. È troppo buono per praticare il mobbing con loro per spingerli a dimettersi. Ma non possiede abbastanza coraggio per opporsi al suo capo e prendersi le sue responsabilità nei confronti dei suoi dipendenti. Trova una via d’uscita ingaggiando Lombard. Lombard rappresenta la personificazione del ‘capitalismo religioso’, del quale facciamo parte tutti noi. Il credo sacro del capitalismo predica che gli affari sono più importanti del resto. Lombard non ha alcuna coscienza e non capisce che cosa ciò implichi per le persone. Lute spera di preservare la sua innocenza rendendo Lombard responsabile. Ma non può sfuggire alle sue responsabilità.

    La trama ha venature horror?

    Certamente. Ma la storia contiene anche elementi umoristici in modo tale da non renderla troppo pesante o dark. Le venature horror sono spesso allo stesso tempo delle assurdità.

    Il mondo del lavoro è un mondo competitivo e molto spesso disumanizzato. Hai voluto fare una satira di queste dinamiche?

    Assolutamente. Sono convinto che abbiamo vissuto nel capitalismo talmente a lungo da non vedere più alternative. Pensiamo che questa sia la nostra natura umana, che dobbiamo lavorare molto e dobbiamo comportarci in modo brutale nel mondo degli affari. Crediamo che il ‘profit over people’ sia sacro. Ma è stato tutto ideato. Dobbiamo ritrovare la nostra umanità. Questo è il messaggio che voglio comunicare con il mio libro. Ma è più difficile del previsto se ci sei dentro. Anche io a volte vengo spinto da un desiderio di successo professionale e ricchezza. Questo perché anche io sono cresciuto, come tanti altri, nel sistema capitalistico. È molto difficile, allora, vederla in modo diverso.

    Grazie della tua disponibilità e gentilezza. Come ultima domanda ti chiederei di dirci qualcosa sui tuoi progetti futuri.

    Ti ringrazio molto! Spero di poter venire più spesso in Italia per poter parlare con i lettori, e che questi possano entrare in contatto con il mio lavoro. Il mio prossimo lavoro sarà un romanzo di fantascienza sulla perdita del corpo umano, e sulla corporeità che ci rende esseri umani.

    Traduzione a cura di Simona Castagnoli, che ringraziamo assieme al marito Wil. 

    :: L’enigma del Fante di Cuori di Patrizia Debicke e Alessandra Ruspoli (Ali Ribelli Edizioni, 2025) a cura di Giulietta Iannone

    27 aprile 2025

    Nuova veste, (meglio impaginato, rivisitato), per L’enigma del Fante di cuori della coppia letteraria (sono madre e figlia) Patrizia Debicke e Alessandra Ruspoli, già edito nel 2020 per Delos digital (solo in edizione digitale). Questa volta potrete leggere invece anche la bella edizione in brossura, oltre all’ebook, grazie all’editore di Gaeta, Ali Ribelli che lo pubblica nella collana Intrecci. Un giallo storico, tipico feuilleton settecentesco, ricco di colpi di scena, intrighi, misteri e congiure, con una sontuosa ricostruzione storica che ricrea ambienti, costumi, atmosfere, in cui entrambe le autrici mettono del proprio e donano all’opera un sapore composito e ricco di suggestioni e sfumature. Si sa le lotte di potere alla morte di un monarca sono acerrime e sanguinose, oggi come ieri, qui siamo alla corte inglese nel XVIII secolo, e morta Anna di Gran Bretagna, ultima sovrana del casato cattolico degli Stuart, a succederle giunge in Inghilterra il protestante George Louis von Hannover, asceso al trono col nome di Giorgio I. La cattolicissima Spagna non è tanto contenta di questa scelta e preme perchè al più presto Giorgio I venga deposto. Alla congiura partecipano i quattro Fanti: il duca di Oxford, è il Fante di quadri, il duca di Bolingbroke il Fante di fiori, ma i pilastri della congiura sono i due Fanti segreti: quello di picche e quello di cuori. Ma Giorgio I ha un asso nella manica: Lord Donagall, consigliere del nuovo sovrano, che grazie al suo acume e al suo coraggio darà del filo da torcere ai congiurati. Un romanzo dunque ricco di avventure, attento alla ricostruzione storica, e denso di quel pathos che fa ricco il thriller storico. Se amate i gialli storici, con un pizzico di romanticismo, un romanzo da non perdere.

    Patrizia Debicke van der Noot: romanzi, gialli, thriller, gialli storici e d’avventura, racconti. Critica letteraria e collaborazioni editoriali con: Milanonera, The Blog Around The Corner, Contorni di Noir, Writers Magazine Italia e Libro Guerriero. Romanzi gialli e storici: L’oro dei Medici, La gemma del cardinale, L’uomo dagli occhi glauchi, La Sentinella del Papa, La congiura di San Domenico, L’eredità medicea, Il segreto del Calice Fiammingo, Figlia di Re: un matrimonio per l’Italia. Conferenze storiche per il FAI, per gli Istituti Italiani di Cultura di Francia e Lussemburgo, per l’Università del Lussemburgo, per circoli letterari. Workshop di scrittura per scuole medie e superiori. Coordinatore e conduttore per il 10° e 12° Festival del Giallo di Pistoia.

    Alessandra Ruspoli ha scritto per Capital, Modaviva, Uomo Harper’s Bazaar, Aqua. Ha pubblicato Dieci Piccoli Sette Nani, insieme a Lucio Nocentini, e racconti per diverse antologie. Ha curato organizzazione e Ufficio Stampa delle mostre L’Arcadia di Arnold Boecklin e Rodolphe Toepffer: Invito al viaggio e Invenzione del fumetto. Arredamento e Interior Design in campo alberghiero. Sommelier.