:: Il gigante dal cuore di panna, Francesco Sturaro (Bianca & Volta Edizioni, 2017) a cura di Laura M.

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Nonna era bellissima quel giorno. Pareva stesse dormendo, distesa sul letto di scuro legno massiccio su cui generazioni di bambini avevano messo infinite volte a dura prova la resistenza del materasso a molle con i loro salti e le loro capriole. Il suo viso era sereno. Sorrideva alla morte che era venuta a prenderla, per accompagnarla dalla sua mamma e dal suo papà, dalle cui braccia la guerra l’aveva strappata giovanissima tanti anni prima.

La nonna della nostra protagonista Greta, viene ricordata da costei il giorno della sua morte. Tra le storie che le raccontava quella che preferiva si intitolava: Il gigante dal cuore di panna, che decide di narrarla in memoria della nonna al suo fidanzato. Asia era nata a Varsavia e lì viveva nel periodo più buio della storia dell’ Europa, quello nazista. A dieci anni, quasi sotto i suoi occhi, le vengono uccisi gli amati genitori, ma viene salvata da Bodo, un gigante tedesco di origine polacca che col suo carro e i suoi attrezzi fa dei lavori per i tedeschi nella parte ariana di Varsavia e mosso a pietà porta la ragazzina nel bosco intorno alla città dove ha una casetta e la nasconde. Ma i mostri nazisti che hanno in mente la soluzione finale, cioè lo sterminio di tutti gli ebrei, hanno costruito un muro per isolare il ghetto ebraico e stiparlo all’inverosimile di giudei. Quando Asia e Bodo vanno in città per fare dei lavori inizialmente sentono e vedono da certi buchi scavati alla base del muro dei lamenti e gente che invoca cibo perché sta morendo di fame. Asia da quello che può delle sue magre razioni. Ma quando i tedeschi si apprestano a iniziare la soluzione finale, cioè a trasferire gli ebrei nei campi di sterminio che chiamano campi di lavoro, alcune madri chiedono a Asia e Bodo di mettere in salvo i loro figli. Asia con il consenso di Bodo afferra i piccoli e nascondendoli nel carretto li porta in salvo nella casa nel bosco. Finché un giorno le viene affidata una neonata. Dopo tanti anni da quei fatti ancora commuove sentire parlare del coraggio altruismo, generosità, di coloro che cercarono di salvare il senso umano, la dignità di essere esseri umani, mentre in molti la annientavano. E’ un racconto dal sapore fiabesco, cadenzato da una scrittura piana e semplice e proprio per questo altamente evocativa. Una fiaba adatta anche ai lettori più giovani che ci parla di fatti che avrebbero potuto accadere esattamente come raccontati. Piccolo colpo di scena finale, che comunque si intuisce molto chiaramente durante tutta la lettura. Consigliato.

Francesco Sturaro Laureato in storia lavora come giornalista pubblicista, collaborando in passato con varie testate locali. Nato e cresciuto (per quel poco) a Conselve, tipica cittadina della provincia di Padova, si appassiona ben presto alla scrittura, dedicandosi sin dalla più tenera età all’arte dei graffiti sui muri di casa, per la gioia dei familiari. Scrittore compulsivo, la sua vena ironica, ben camuffata nella vita di tutti i giorni, trova libero sfogo nelle sue pagine, caratterizzate da una comicità riflessiva.

Provenienza: omaggio dell’editore, si ringrazia Stefano e l’Ufficio stampa.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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