Laura Costantini, giornalista Rai e scrittrice, ci propone un romanzo avvincente. Particolare nella forma e nella stesura, che ricorda Avatar, ma anche La storia infinita. Oppure Dune o Waterworld. Così pure Il signore degli anelli o Alien. Di cosa stiamo parlando? Dei cercatori di pace. Ghillean, donna dalla bellezza affilata che porta con tranquillità sia la spada che la pistola; è una storica della biblioteca del suo regno. Litia, futura regina guerriera; preparata e colta, perché solo alle femmine è permesso studiare. Kimen, un generale che non ama la guerra anche se vorrebbe essere a capo di un esercito come si deve. Tarnell, un disertore; ha lasciato tutto, famiglia compresa, e ora guida una banda di amici e ha una donna bellissima al suo fianco.
Perché si incontrano e cosa stanno cercando? Forse un Mutato, forse un’arma di distruzione, forse il mondo che hanno perduto …
O forse stanno tentando di fermare una guerra iniziata 518 anni prima. I regni da dove provengono si tengono d’occhio, sono sospettosi, non si fidano. Lo stesso fanno questi quattro giovani eroi. Eroi, sì. Perché vivranno un’avventura unica, da non poter replicare. Un’avventura che li costringerà a guardare le città distrutte del vecchio mondo, a meravigliarsi con nostalgia per aver ritrovato una radio ancora funzionante o un orologio che ticchetta ancora, a seguire un cammino pericoloso e difficile scontrandosi con gli elementi della natura: acqua, terra, aria e fuoco. Elementi da venerare, ma devastanti.
I cercatori di pace contro la guerra, contro le ferite provocate dall’amore, contro guerrieri artificiali e popoli evanescenti. Osservatori della magia ma attirati da una tecnologia ormai dimenticata. Il loro passato che si schianta contro il futuro.
I cercatori di pace affronta la solitudine di chi sa leggere la mente ma non il cuore, di chi è destinato a rimanere solo perché non ha potuto vivere come avrebbe voluto.
I cercatori di pace hanno la forza e il coraggio di affrontare il colore del sangue così come il bisogno disperato di un abbraccio.
I cercatori di pace viaggiano nella memoria da tramandare e custodire, a costo di morire.
Il romanzo è arricchito e completato dalle tavole a china e acquarello di Niccolò Pizzorno.
Non mancano descrizioni accurate e sentite del mondo “fantastico” creato, mi sia concessa l’espressione.
Editing preciso. Lettura davvero interessante. Buoni gli spunti sui quali riflettere.
Assolutamente consigliato.
Laura Costantini, scrittrice e giornalista Rai, è nata a Roma e si definisce timida e introversa, ma in realtà è vulcanica e solare quando scrive. La sua scrittura è fertile e vigorosa e ha iniziato a scrivere da adolescente. Alcune sue opere sono frutto di lunga gestazione come I cercatori di pace. Per anni ha scritto a quattro mani con la sua socia di penna Loredana Falcone con la quale ha pubblicato numerosi libri, tra i quali Il puzzle di Dio (goWare, 2014), secondo classificato nella prima edizione del Premio Letterario Amarganta e scelto come miglior edito 2014 dai lettori del blog letterario “Liberidiscrivere”, e Contrabbandieri d’amore (HarperCollins Italia, 2016). Nel 2017, goWare ha iniziato la pubblicazione della serie Diario vittoriano, che Laura Costantini ha scritto a due sole mani, quattro romanzi storici a tema Lgbt, ambientati tra il 1881 e il 1901 per narrare un’epoca luminosa e oscura, come Lord Kiran di Lennox e il suo amore per Robert Stuart Moncliff.
Source: libro del recensore.
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Primo romanzo per Alberto Beruffi, scrittore mantovano. Esordio di tutto rispetto con un thriller ambientato a Mantova. Una storia che va da settembre ad aprile, su due piani narrativi. Una trama legata al vissuto, alla cultura musicale e all’arte. Ma non solo.
Bologna, 2016. L’azienda della famiglia Arienti sta decadendo, dopo anni di solidità. Il Cavaliere Giovanni, che ne è a capo, ha le mani legate e cerca con disperazione di giocarsi tutto. Non può e non vuole perdere ciò che ha costruito con impegno. Sara così?
Brunella Caputo torna con una piccola ma ricca antologia dedicata all’attesa, a tutto tondo. Raccoglie poesie, racconti, brevi scritture teatrali in grado di emozionare e scaldare il cuore. Quattro sono gli atti di questo libro e innumerevoli le sfumature che il lettore riesce a percepire.
Jane Shemilt, medico di Bristol, si riconferma autrice di tutto rispetto con il suo nuovo medical thriller, Una casa troppo tranquilla. Il romanzo è suddiviso in quattro atti, come una vera tragedia. Una storia della durata di circa tre anni. L’ambientazione è legata a Londra e si spinge fino alle scogliere a picco sull’oceano. L’atmosfera che si respira è insolita, preparata, meditata a lungo. La vicenda inizia con Beth, un’infermiera di sala in ortopedia. Donna bellissima, ambiziosa, professionale ma molto fragile. Il suo passato difficile è intrecciato con il lavoro in ospedale e ha il sapore dell’orgoglio ferito, del cuore spezzato. Beth ha bisogno di ritrovarsi, di ricostruirsi. Attorno a lei ci sono medici in carriera, chirurghi di fama, persone che hanno un preciso obiettivo. Ma lei, che sogni ha? Dove vuole arrivare? Cosa la tormenta?
Magda parla francese. Magda è troppo piccola per sapere come ha fatto a ustionarsi, come sia riuscita a tirarsi addosso il bollitore per l’acqua, quale sia stata la causa scatenante. Sua madre si occupa di lei a tempo pieno dopo quel tragico giorno. Magda ha ricordi confusi, troppi sguardi e tante domande alle quali dover rispondere. La sua pelle è marchiata a vita, ha tanto da spiegare, da raccontare, da giustificare. Ci pensa il quaderno di sua madre a farlo, dove con precisione annota ogni istante, a partire da quel momento. È lei a parlarne, fino a sostituirsi a Magda. Perché? Non si accorge del disagio di sua figlia? Cosa le è accaduto veramente?
Napoli, nel periodo che precede il Natale. L’ispettore capo Gianni Scapece ritorna alle origini, dopo anni di onorato servizio al Centro e al Nord del nostro bellissimo paese. Ritorna, dicevo, proprio quando apre un nuovo commissariato in Via Mergellina, e proprio di fronte a una trattoria che odora di famiglia, tradizione e generazioni a confronto. La trattoria esiste dai primi anni sessanta ed è stata ricavata in una grotta di tufo. L’ambiente è colorito, vivace e si mangia benissimo. I titolari, padre e figlio, adottano con piacere e stima l’ispettore Scapece, che fa onore appena può alle loro pietanze. Si chiama la “Parthenope”, in omaggio alla sirena protettrice della città.
Esordio letterario per Daniela Capobianco, torinese, producer e art buyer per una grande azienda della sua città. Muschi Alti ci presenta una serie di persone-personaggi reali, concreti, legati a ossessioni o abitudini particolari. Come Valter, uomo anonimo che ama i funerali. O Giovanni, giocatore compulsivo al casinò. O Flora, bellezza intrigante, invaghita del lusso e dell’amore passeggero. Oppure Laide, pescivendola, poco attenta alla sua fisicità. O ancora Biagio, bello e benestante, lontano da responsabilità che non vuole prendersi.
La Sardegna brucia, per il calore del sole e del fuoco. Le fiamme si alzano improvvise e inarrestabili e il vento le porta nei punti giusti.
Con questo terzo romanzo Mirko Zilahy saluta il suo commissario Enrico Mancini. Un personaggio controverso, difficile, un investigatore dalle spiccate capacità intuitive. Mancini ha levato finalmente i guanti che gli proteggevano le mani e gli impedivano il contatto. Ha liberato molto lentamente la casa che condivideva con Marisa dalle sue cose più care. Ma il dolore per il vuoto che gli ha lasciato dentro, è ancora lì, in un angolino protetto, in bilico sul filo del riapparire. Mancini ha imparato a sottrarre dalla vista se stesso e non riesce a guardarsi in faccia. La barba nera che si è fatto crescere ne è una prova concreta. Non vuole vedersi perché non vuole più riconoscersi. Chi è veramente, e cosa porta con sé? La stessa domanda potremmo rivolgerla ai componenti della sua squadra, al medico legale, al pm … Chi sono davvero e cos’hanno dentro?
























