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Il buio oltre la siepe di Harper Lee e Fred Fordham (Oscar Ink, 2019) a cura di Elena Romanello

24 luglio 2019

buio-oltre-siepe-fumetti-670x945Oscar Ink propone l’adattamento a fumetti di quello che è un classico senza tempo della narrativa americana, attualissimo oggi più che mai: Il buio oltre la siepe di Harper Lee, sceneggiato e disegnato da Fred Fordham.
Nel profondo Sud degli Stati Uniti, in quella Alabama che ancora oggi fa passi indietro, a Maycomb, nel 1933, la Depressione ha creato una società senza prospettive e il Ku Klux Klan imperversa facendo giustizia sommaria. Jean Louise Finch, detta Scout, è una bambina anticonformista e ribelle, un maschiaccio che cerca di capire meglio un mondo pieno di preconcetti non solo contro le persone di colore, e cresce con il fratello Jem e il padre Atticus, un avvocato.
Un giorno suo padre decide di prendere la difesa di un afroamericano, Tom Robinson, accusato di un crimine infamante, lo stupro di una ragazza bianca, residente in una periferia degradata, e lei stessa vittima di un sistema spietato.
Le cose non si dimostreranno come erano, ma i pregiudizi saranno troppo forti, mentre nel frattempo Scout scoprirà altre realtà, come quella di Boo, un ragazzo con problemi psichici che vive vicino a lei, anche lui vittima di discriminazioni e cattiverie.
Molti conoscono il bel romanzo di Harper Lee, da cui era stato tratto negli anni Sessanta un buon film che fece vincere a Gregory Peck un meritato Oscar, e questo adattamento a fumetti, che riprende i dialoghi del libro e costruisce in maniera magistrale il piccolo mondo orribile di una cittadina razzista e ipocrita, rende piena giustizia ad una storia non certo datata, anzi attuale, del resto certe cose sembrano prese di pari passo dalla cronaca contemporanea. Senza dimenticare l’aspetto della storia di formazione, Scout e i suoi compagni di gioco sono personaggi eterni, bambini che giocano scoprendo il mondo, un tema che torna fino a Stand by me di Stephen King, a Stranger things e oltre.
Anche nella graphic novel si trovano i temi del libro, le lotte razziali, i conflitti di classe, le ingiustizie, le discriminazioni verso il diverso, che siano le persone di colore, i disabili o le donne che si comportano in maniera ribelle fin da bambine, il crescere, le tradizioni da superare, i cambiamenti da accogliere.
Una lettura per chi ha amato il libro e il film, ma anche per chi vuole confrontarsi con un mondo di ieri che racconta l’oggi, per chi ama le bambine ribelli che cercano il loro posto nel mondo, per chi vuole pensare ad un mondo migliore senza retorica.
Il buio oltre la siepe non è il primo classico a venire trasposto in graphic novel, un’operazione che dà sempre buoni risultati, in particolare in questo caso.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Harper Lee (Monroeville, Alabama, 1926-2016) vinse nel 1960 il Pulitzer con Il buio oltre la siepe, da cui venne tratto l’omonimo film vincitore di tre Oscar. Amica d’infanzia di Truman Capote, collaborò con lui alle ricerche e alla stesura del romanzo-reportage A sangue freddo. Nel 2015 è stato pubblicato il suo secondo romanzo, Va’, metti una sentinella, scritto in realtà prima del Buio oltre la siepe, nel quale si ritrovano gli stessi personaggi e la stessa ambientazione.

Fred Fordham (Londra, 1985) è pittore, specializzato in ritratti e murales, illustratore e autore di fumetti e graphic novel, e anche prima artista di strada. Tra le sue pubblicazioni Nightfall (2013) e The Adventures of John Blake: Mystery of the Ghost Ship (2017)

 

La Luna nell’immaginario: Storia, letteratura e cinema del gruppo Maelstrom e di Michele Tetro (Odoya, 2019) a cura di Elena Romanello

24 luglio 2019

LunaCinquant’anni fa l’uomo metteva per la prima volta piede sulla Luna, un grandissimo evento, e per ricordare quello Odoya propone un saggio scritto a più mani dagli autori del gruppo Maelstrom, che indaga il rapporto privilegiato che gli esseri umani hanno sempre avuto con il loro satellite tramite l’immaginario, non dimenticando ovviamente i dati scientifici.
Infatti, fin dall’antichità, ci fu chi immaginava viaggi interplanetari verso la Luna, magari a dorso di un animale mitico come l’ippogrifo, immaginando che esistessero civiltà fantastiche: Luciano di Samostata, Ludovico Ariosto, Jules Verne e gli autori dei racconti pubblicati sulle mitiche riviste pulp sono solo alcuni degli esempi ricordati nelle pagine dei libri, molto prima che il sogno si avverasse e ci si andasse davvero, anche se c’è chi lo nega e il libro esamina anche le divagazioni dei negazionisti.
Il libro racconta mille storie, tra libri, cinema, fumetti, arte, illustrazione, pubblicità, musica e televisione, citando per esempio i romanzi usciti nella collana Urania che hanno raccontato in momenti diversi e a generazioni diverse viaggi sulla Luna. Del resto, oltre a Jules Verne, si sono confrontati con il mito della Luna Herbert G. Wells, Arthur Clarke, Robert Heinlein, Yambo, fino al recente Andy Weir.
Il cinema non è stato da meno a celebrare la Luna, con toni diversi, che possono spaziare dal sognante Viaggio nella Luna di George Méliès del 1902 alle atmosfere epiche di 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, uscito un anno prima dello sbarco fino al recente First man che ha raccontato invece l’epopea realistica di Neil Armstrong.
Non sono mancati anche i fumetti, con numeri speciali di note riviste d’epoca come il Corriere dei Piccoli, ma anche le storie di Tin Tin e dei Paperi e Topi disneyani, e non si può dimenticare nemmeno il rapporto tra musica e Luna, da Frank Sinatra con la celebre Fly me to the Moon a ovviamente David Bowie, senza dimenticare gli illustratori, a cominciare da Karel Thole, protagonista di tante copertine Urania.
La televisione sulla Luna ha un posto primario, non solo per la leggendaria cronaca dell’allunaggio con Tito Stagno e Ruggero Orlando, ma anche per serie di culto come Ufo e soprattutto Spazio: 1999, amatissime da chi era bambino e ragazzino negli anni Settanta e ancora oggi ricordate, anche se magari erano implausibili ma non per questo meno affascinanti. Il libro ne ricorda comunque altre da riscoprire meno note, con un taglio a volte anche più realistico.
La Luna nell’immaginario non trascura poi l’aspetto reale, con la storia delle missioni spaziali, uno sguardo sul futuro, il ricordo di quella notte rimasta nel cuore di più generazioni e un’intervista con Umberto Guidoni, uno degli italiani che è andato nello spazio.
La Luna nell’immaginario è un libro per commemorare quel fondamentale evento della Storia umana, uno dei non molti di cui essere fieri, ma anche per confrontarsi con sogni e storie che da sempre il nostro satellite ispira, per chi c’era allora, per chi avrebbe voluto esserci, per chi immagina fin da bambino un giorno di andare anche lui o lei lassù.

Il gruppo Maelström è composto da:

Walter Catalano è redattore delle riviste Carmilla on line e Pulp, collabora regolarmente con varie altre testate tra cui RobotUraniaIf. Ha pubblicato racconti e realizzato cortometraggi anche per la RAI. Per Odoya ha curato la Guida alla letteratura noir.

Roberto Chiavini si occupa di cinema, letteratura fantastica, giochi e insegnamento. Vincitore per cinque volte del premio Italia per la fantascienza, con Odoya ha pubblicato La guerra di Secessione. Storie, battaglie e protagonisti della guerra civile americana.

Luca Ortino ha curato antologie di racconti di genere, soprattutto fantascienza, noir, horror e western.

Gian Filippo Pizzo si occupa da oltre quarant’anni di letteratura e cinema fantastici con articoli su quotidiani e riviste sia specializzate sia generiche e con la curatela di antologie.
Il gruppo Maelström ha curato diverse antologie, pubblicato libri di saggistica e diretto le collane Mellonta Tatua per Fratini di Firenze e Vintage Pulp per La Ponga di Nova Milanese.
Per Odoya ha pubblicato, con l’apporto anche di Michele Tetro: Guida al cinema di fantascienzaGuida alla letteratura horrorGuida al cinema horror e, insieme ad altri saggisti: Guida al cinema fantasyGuida ai narratori italiani del fantastico.

Michele Tetro ha pubblicato racconti sulle riviste OmniFuturaL’EternautaFuturo EuropaYorick Fantasy Magazine. Per Odoya ha pubblicato Robert E. Howard e gli Eroi della Valle oscura. Con Stefano Di Marino ha pubblicato, sempre per Odoya, Guida al cinema western e Guida al cinema bellico.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Evelina di Fanny Burney (Fazi editore, 2019) a cura di Elena Romanello

24 luglio 2019

evelina_w600_h913Virginia Woolf definì Fanny Burney la madre della letteratura inglese e Jane Austen la prese come modello per i suoi libri: basterebbero questi requisiti per aver voglia di scoprire la riproposta Fazi di un classico della narrativa inglese del Settecento, Evelina di Fanny Burney, uscito nel 1778 e subito grande successo per l’ironia e la freschezza, oltre che per essere comunque lo specchio della realtà.
Nel Settecento nacque in Inghilterra la letteratura di consumo come la conosciamo oggi, romanzi che dovevano appassionare e conquistare nuovi pubblici, come quello delle donne e quello dei giovani: Evelina è un antesignano di questo, storia forse della prima eroina adolescente della letteratura, non spregiudicata come Moll Flanders e Fanny Hill, ma non per questo meno interessante.
Evelina è la figlia illegittima di lord Belmont ed è cresciuta in campagna sotto le amorevoli cure del reverendo Villars. A 17 anni viene invitata da alcuni amici a Londra, dove scopre un nuovo mondo, molto stimolante ma anche potenzialmente pericoloso.
Durante un ballo la ragazza conosce lord Orville, uomo affascinante e saggio, e pian piano se ne innamora, mentre deve fare i conti con la scelta del suo padre naturale di riconoscerla.
Evelina dovrà faticare per trovare la felicità, ma soprattutto per trovare il suo posto nel mondo, in quella che è stata definita una delle più interessanti rappresentazioni dell’adolescenza.
Scritto sotto forma di romanzo epistolare e pubblicato per la prima volta in forma anonima per gli ovvi problemi che avevano all’epoca le donne a farsi conoscere, Evelina è un ritratto d’epoca, con una forte ironia che smaschera i pregiudizi e le convenzioni di fine Settecento.
Il tutto è mediato dallo sguardo di Evelina, prima protagonista di una nuova avventura letteraria che metterà le donne e le ragazze al centro delle storie, raccontando tante vicende dal loro punto di vista, in cerca di un posto nel mondo.
Un successo allora e un libro da leggere adesso, per scoprire dunque la prima di tante protagoniste che da oltre due secoli raccontano cosa vuol dire crescere e trovare la propria strada in un mondo non sempre facile.

Provenienza:libro del recensore.

Fanny Burney nacque a King’s Lynn nel 1752, Inghilterra, figlia del musicologo Charles Burney. Terza di sei figli, fu educata in casa e iniziò a scrivere a dieci anni. Si sposò a quarantadue anni con un esiliato francese, da cui ebbe un figlio. Dopo una lunga carriera da scrittrice, visse in Francia per oltre dieci anni, poi si stabilì a Bath, dove morì nel 1840. In tutto scrisse quattro romanzi, otto pièce teatrali, una biografia e venti volumi di diari e lettere. A Evelina seguirono Cecilia nel 1782 (Jane Austen si ispirò alle pagine finali di questo romanzo per il titolo Orgoglio e pregiudizio), Camilla nel 1796 e The Wanderer nel 1814.

Hayao Miyazaki un mondo incantato di Valeria Arnaldi (Ultra edizioni ristampa 2018) a cura di Elena Romanello

13 luglio 2019

81IQd5EpIMLUltra edizioni ha riproposto in una nuova edizione aggiornata e ampliata il saggio con cui ha inaugurato la collana Shibuya, Hayao Miyazaki un mondo incantato di Valeria Arnaldi, anche se forse non sarà ancora quella definitiva perché il maestro tornerà presto all’animazione.
Si tratta di un saggio imperdibile per scoprire un autore che ha saputo andare oltre le mode e lo stile dei manga e anime, definito da alcuni il Disney giapponese quando in realtà alla Disney ammettono da tempo di prendere ispirazione dai suoi film, storie fuori dal tempo e sempre valide.
Tra i suoi fan ci sono stati e ci sono  Steven Spielberg, Will Smith, Akira Kurosawa, Moebius, Alessandro Baricco e Jovanotti, ma spesso in giro si scoprono appassionati insospettabili, estranei al mondo degli otaku e affascinati da storie che hanno come tratti caratteristici pacifismo, ambientalismo, rapporti tra le generazioni, importanza delle donne, senza mai retorica.
Il saggio esamina gli inizi, l’apporto dato alla TV da Miyazaki, con opere famosissime anche da noi come Heidi e Anna dai capelli rossi, il debutto al cinema con Nausicaa della valle del vento e poi tutti i vari successi per il grande schermo, premiati con i più importanti riconoscimenti a livello internazionale.
Del resto, i personaggi di Miyazaki sono diventati icone, a cominciare da Totoro, e hanno unito più generazioni e pubblici, facendo dell’uscita di ogni suo film un evento, come è capitato recentemente in Cina con La città incantata.
Nella nuova edizione del libro in particolare è stato aggiunto un capitolo su film e autori che si sono posti sulla sua strada, per completare un viaggio alla scoperta di vita, pensiero e capolavori del maestro, tra aneddoti, memorie, interviste e immagini, con fotogrammi, locandine, curiosità, schizzi.
Il libro contiene anche vari omaggi di artisti e fan dal mondo, quadri, tavole, ma anche opere di street art, all’autore ma anche ai suoi personaggi più famosi, che sia Totoro o Conan o il robot di Laputa.
Hayao Miyazaki un mondo incantato è un libro fondamentale per capire uno dei maestri dell’animazione e del cinema del nostro tempo, sia per gli appassionati sia per chi vuole capire di più di un universo creativo senza eguali.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa della casa editrice che ringraziamo.

Valeria Arnaldi, laureata in Scienze Politiche, è giornalista professionista. Scrive su quotidiani e mensili italiani e stranieri. Tra i suoi libri più recenti ricordiamo Gli amori di Frida KahloTina Modotti hermanaChi è Banksy? E perché ha tanto successo?Chi è Obey? E perché fa tanto discutere?Che cos’è la street art? E come sta cambiando il mondo dell’arte. Cura mostre di arte contemporanea in Italia e all’estero: ha collaborato con Commissione Europea, Unar-Presidenza del Consiglio, Regione Lazio, Provincia di Roma, Roma Capitale. Per Ultra ha pubblicato, tra gli altri, Manga Art-Viaggio nell’iperpop contemporaneoBomba Sexy – Storia e mito della femminilità a cavallo del millennioHayao Miyazaki – Un mondo incantatoSelf-made WomanBarbie, la Venere di plasticaMadonna, l’icona del popLady Oscar.

Guida ai super e real robot di Jacopo Mistè (Odoya, 2019) a cura di Elena Romanello

13 luglio 2019

miste_robotDopo il primo volume di Jacopo Nacci dedicato ai robottoni animati giapponesi, arriva sempre per Odoya quello che è forse il suo seguito ideale, scritto da Jacopo Mistè e dedicato ai giganti d’acciaio di seconda generazione, quelli considerati realistici, non più guerrieri mistici che si ergevano da soli contro il male ma macchine da combattimento in un futuro spaziale.
Il saggio racconta il periodo dal 1980 al 1999, particolarmente florido e interessante per gli anime, in cui il filone fantascientifico trovò una vera e propria età dell’oro, con i migliori narrativi e una grande ispirazione creativa.
Leggendo il libro, che alterna schede a analisi delle storie, ci si accorge comunque quanto materiale inedito ci sia anche da vedere, del resto in Italia, dopo il primo boom degli anime tra il 1978 e il 1982, si mise un freno all’importazione soprattutto di serie robotiche (erano considerate diseducative) e solo nel decennio successivo, con i fan ormai adulti, si poté ricominciare a vedere qualcosa, spesso per l’home video,  perdendo però varie storie che qui possono essere conosciute.
Il libro parte facendo un accenno ai titoli più vecchi, con personaggi comunque emblematici come Tetsujin 28 e Mazinger Z, per poi arrivare al fenomeno Gundam, che all’inizio fu un flop e fu solo l’insistenza di Yoshiyuki Tomino che permise alla serie di andare avanti e diventare la prima di un nuovo mondo e modo per raccontare storie con i robot.
L’altra grossa saga che il libro tratta è quella di Evangelion, ideata da Hideaki Anno negli anni Novanta, altra rivoluzione di nuovo alla ribalta per le vicissitudini della serie su Netflix, ancora in attesa di un film conclusivo.
Nelle pagine del libro trovano spazio tante storie e autori, come VOTOMS e Gasaraki di Ryōsuke Takahashi, Patlabor di Mamoru Oshii, dietro anche ad un cult come Ghost in the shellGiant robot di Yasuhiro Imagawa, pescando tra ricordi e fandom e raccontando comunque un modo insolito e originare di rapportarsi con la fantascienza.
Jacopo Mistè rivela quindi come si è evoluto un genere ancora oggi emblematico, dallo schematismo infantile tipico del genere tokusatsu delle origini per arrivare alle storie odierne, tra continuuity serrata, regie rivoluzionarie, sceneggiature da leggere a più livelli, contenuti che non si limitano certo solo alla storia raccontata.
L’autore ha scritto il libro partendo da diversi tipi di fonti, consultando materiale originale giapponese, fanzine anche italiane degli anni Ottanta e Novanta,  siti Web ricchi di contenuti inediti, per un volume per appassionati, non necessariamente nostalgici, ma anche per curiosi e per studiosi, che vogliono sapere di più su un segmento dell’immaginario comunque fondamentale.

Provenienza: libro del recensore.

Jacopo Mistè nasce nel 1987 e vive a Pove del Grappa. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, gestisce il blog Anime Asteroid specializzato in recensioni di titoli di animazione giapponese, in particolare quelli del mondo della fantascienza e della robotica. I suoi scritti appaiono anche nella rivista Terre di Confine Magazine.

Storia dei draghi di Martin Arnold (Odoya, 2018) a cura di Elena Romanello

4 luglio 2019

arn_draghiLa casa editrice Odoya dedica un libro ad una delle figure più carismatiche dell’immaginario fantastico, il drago, presentando appunto una Storia dei draghi, scritta dall’autore Martin Arnold.
I draghi sono presenti in varie culture, anche molto diverse tra di loro, e il sottotitolo lo ribadisce: Dai Nibelunghi a Game of thrones., dalle leggende epiche di passati remoti al presente di una serie TV diventata di culto e capace di conquistare il pubblico di tutto il mondo, in cui il lucertolone sputafuoco ha avuto una delle sue più riuscite incarnazioni. Il libro è completato per l’edizione italiana da una postfazione di Licia Troisi, nerd, cultrice del fantasy prima di esserne lei stessa autrice e di dare anche lei una sua versione sui draghi.
Il libro è illustrato con immagini di quadri, statue, oggetti, fotogrammi di film e telefilm e presenta come il drago sia stato temuto ma anche amato in tutto il mondo: forse il suo mito fu stimolato dal ritrovamento delle ossa dei dinosauri sulle quali non si sapeva dare una spiegazione, sta di fatto che è presente in luoghi diversi come il mondo nordico, la cultura biblica, la mitologia classica, la Cina, il Giappone e presso i popoli celtici.
Una creatura di potere, da temere e combattere, rispettata in Oriente dove era considerata simbolo di saggezza e equilibrio, capace di giungere fino a noi dalle antiche leggende che avevano protagonisti Ercole, Sigfrido e san Giorgio.
I draghi hanno avuto poi grandissimo successo nella cultura fantasy dell’ultimo secolo, da Tolkien a Ursula K. Le Guin, da Anne McCaffrey a J. K. Rowling, e sono comparsi in vari film, come Excalibur, Dragon Trainer e nel fondamentale Dragonheart. Il libro esamina in maniera approfondita la saga di Game of thrones, con tre draghi che si sono visti nascere e crescere sullo schermo e che hanno sviluppato con la loro madre putativa Daenerys un rapporto di amore e morte, potere e distruzione, di cui si è visto recentemente l’epilogo.
Storia dei draghi è un libro per chiunque ami i draghi, creature mai esistite ma in realtà presenti nei nostri sogni e incubi in maniera costante, fin da quando si è piccoli per arrivare al binge watching contemporaneo sulle avventure della Madre dei Draghi, incapace di dominare davvero esseri così possenti e oltre ogni limite.

Martin Arnold è senior lecturer di Letteratura inglese presso la University of Hull. Ha conseguito un dottorato con una tesi sulle saghe islandesi medievali alla University of Leeds nel 1996. È stato uno dei curatori della rivista Studies in Medievalism. Tra i suoi libri di maggior successo ricordiamo: The Vikings. Culture and Conquest(2006) e Thor: Myth to Marvel (2012).

Provenienza: libro del recensore.

Messaggi dal Sottosopra, guida al mondo di Stranger Things di Guy Adams (De Agostini, 2017, ristampa 2019) a cura di Elena Romanello

4 luglio 2019

40252-messaggi-dal-sottosopra-copertina-675x1024Ormai l’attesa è finita, è giunta sugli schermi Netflix l’attesa terza stagione di Stranger Things, serie che ha riunito davanti alla televisione più generazioni, gli ex ragazzi cresciuti negli anni Ottanta di cui hanno ritrovato le atmosfere e i loro figli conquistati da una storia avvincente e non banale, con giovanissimi protagonisti come non accadeva appunto da tanti anni.
Per prepararsi alla visione o affiancarla, De Agostini ripropone la guida non ufficiale Messaggi dal sottosopra Dentro il mondo di Stranger things, scritto da Guy Adams, che presenta un approccio davvero interessante e in linea con lo spirito insolito e di sperimentazione della serie. Una serie che gioca sulla nostalgia, ma mai in maniera solo celebrativa e autoreferenziale, e che omaggia una stagione in cui molti nerd sono cresciuti e oggi raccontano storie rielaborando gli immaginari con cui hanno avuto a che fare.
Il libro parte dal raccontare la nostalgia anni Ottanta, per poi concentrarsi sugli ideatori del serial, Ross e Matt Duffer, sul loro background e sulla gavetta che hanno dovuto affrontare per affermarsi e poi, partendo da ogni episodio, tira fuori spunti e curiosità, citando Stephen King e Steven Spielberg, Tolkien e Dungeons & Dragons, Blade Runner I Goonies, senza dimenticare la musica, da David Bowie ai Clash, i ritratti degli interpreti, tra giovani promesse e vecchie leve,  e alcuni suggerimenti di film da recuperare.
Ogni capitolo si chiude su dei compiti con domande da svolgere e su uno spazio per scrivere appunti sulla serie, un insieme di archetipi e citazioni mai scontato, capace di tenere inchiodati alla sedia e di rilanciare il fantastico in TV visto dagli occhi dei più giovani, eroi per caso alle prese con enigmi, complotti e viaggi nell’impossibile, e con l’incontro con Undici, una delle figure femminili più inquietanti e carismatiche mai comparse in una serie di genere fantastico.
Messaggi dal Sottosopra è un libro per tutti i fan di Stranger things, presenti e futuri, capaci di raccontare in maniera divertente e esauriente i come e i perché di un successo.

Guy Adams, inglese, classe 1976, è scrittore, sceneggiatore e autore, ed è membro fisso tra gli scrittori di storie su Doctor Who, oltre che di Sherlock Holmes Life on Mars. Ha scritto anche romanzi originali di genere fantastico, come la serie Heaven’s Gate. Il saggio su Stranger Things è al momento la sua unica opera di saggistica.

Provenienza: libro del recensore.

Stranger Things il Sottosopra di Vari (Salani, 2019) a cura di Elena Romanello

30 giugno 2019

Stranger Things il SottosopraIn attesa della terza stagione di Stranger Things su Netflix, che sarà disponibile la prossima settimana e si preannuncia come uno dei grossi eventi dell’estate, Salani presenta la prima graphic novel ispirata alla popolarissima serie TV ad essere finalmente tradotta in italiano, Il Sottosopra.
Questa avventura inedita presenta al lavoro uno staff che vede alla sceneggiatura Jody Houser, alle matite Stefano Martino, agli inchiostri Keith Champagne, ai colori Lauren Affe, mentre la copertina è realizzata da Jen Bartel. Nell’edizione italiana si segnala la traduzione di Francesca Mastruzzo e il lettering di Paola Cannatella.
Il Sottosopra permette di fare un bel ripasso della prima stagione di Stranger Things, raccontando una parte di storia che non si è vista, e cioè cosa è capitato a Will dopo che è stato risucchiato in un mondo alternativo durante una partita a Dungeons & Dragons con i suoi amici e cosa faceva mentre da questa parte i ragazzi cercavano di salvarlo, conoscendo Eleven e scoprendo verità inquietanti.
Will è quindi protagonista assoluto in un mondo che sembra tanto quello che ha lasciato ma dove si trova solo, con presenze inquietanti e le stesse cose ma ammantate da un’aria di abbandono, senza possibilità di comunicare.  Una storia da divorare tutta d’un fiato, che restituisce sulla pagina disegnata le stesse atmosfere della serie, uno dei maggiori successi degli ultimi anni per come ha saputo mescolare archetipi sempre validi come la paura e voglia di crescere con i cult degli anni Ottanta, con citazioni che sono omaggi non sterili.
Del resto è da tempo che il mondo delle serie TV è connesso a quello dei fumetti, con contaminazioni reciproche e nel nostro Paese sono legami tutti da esplorare e scoprire, qualcosa è già uscito, ma Stranger Things era un universo che era d’obbligo esplorare visto il successo che ha avuto anche da noi. In attesa di nuovi titoli e ovviamente dei nuovi, attesi episodi.
I fumetti ispirati alle serie TV riprendono le atmosfere per raccontare o seguiti con nuove avventure o aggiunte a storie già note, come in questo caso, che fa scoprire cosa è successo davvero a Will nel Sottosopra, un mondo alternativo con cui lui e i suoi amici hanno dovuto e a quanto si sa dovranno ancora fare i conti.

Jody Houser  ha deciso di diventare un’autrice a otto anni e non ha mai cambiato idea. Ha studiato Scrittura creativa all’Emerson College di Boston dove ha fatto una tesi sulle sceneggiature cinematografiche e dal 2006 ha iniziato a collaborare con i webcomics.
Ha scritto tra gli altri Faith per Valiant Comics, Max Ride: Ultimate Flight e Agent May per Marvel e Orphan Black per IDW.  Ha anche collaborato a varie antologie, come Avengers: No More Bullying, Vertigo CMYK: Magenta, e Womanthology. Il suo sito ufficiale è http://www.mindeclipse.com/

Stefano Martino, genovese, dopo aver lavorato per la Modern Video di Stoccarda, nel 1996 inizia a illustrare per la Sergio Bonelli Editore, inizialmente sulla testata di Zona X e, dal 1999, sulle testate di Jonathan Steele e Legs Weaver. Collabora a partire dal 2003 con Drive Magazine e con Unlimited2  su contenuti e grafica di videogiochi. Successivamente si sposta in Spagna dove sperimenta nuove vie della grafica e del fumetto, pur continuando a collaborare con Nathan Never e con la nuova serie di Jonathan Steele, pubblicata dalle Edizioni Star Comics.  El Dragon verde, da lui scritto e disegnato, esce in Italia nell’annuario Altrimondi nel 2006 e in Spagna nel 2007 pubblicato da Aleta ediciones. Nel 2008 inizia la collaborazione con la versione spagnola di Doctor Who. Il suo blog è https://nibercity5555.blogspot.com

Provenienza: omaggio dell’ufficio stampa che ringraziamo.

Il castello invisibile di Mizuki Tsujimura (De Agostini, 2019) a cura di Elena Romanello

30 giugno 2019

9788851168216_9466307ee241383d5cb4fa147033dffcIn Italia c’è uno strano rapporto con la produzione letteraria giapponese: si conoscono benissimo vari voci classiche, a cominciare da Yukio Mishima, e voci contemporanee di maggiore successo, come Haruki Murakami e Banana Yoshimoto, ma si ignora la vastissima produzione di narrativa di genere di oggi, a cominciare da quella rivolta ai ragazzi, oltre che le light novels, un fenomeno davvero di grandi proporzioni nel Paese del Sol levante, rivolte agli adolescenti, il pubblico prevalente degli amatissimi anche da noi manga.
Per questo motivo non si può che essere felici per l’arrivo de Il castello invisibile di Mizuki Tsujimura, grandissimo successo in patria, un fantasy ma non solo, che può essere, si spera, il primo di molti libri per giovani e non solo dal Giappone.
Kokoro ha solo tredici anni e da diversi mesi si è chiusa in casa, dopo che alcuni episodi di  bullismo particolarmente odiosi l’hanno spinta a isolarsi dal mondo. Mentre i suoi genitori sono al lavoro Kokoro passa le sue giornate a giocare ai videogames e a guardare la televisione, è una hikikomori, non la sola in Giappone e non solo e i tentativi di spingerla a frequentare una scuola di sostegno o a confrontarsi con un docente falliscono.
Kokoro ha preferito scomparire, ma un giorno dallo specchio si sprigiona una luce improvvisa che la rapisce e la trasporta in un castello abitato da una bambina con il volto da lupo e sei altri ragazzi e ragazze che come lei sono alle prese con un periodo difficile della loro vita. Insieme, dovranno affrontare una serie di prove, entrando e uscendo dallo specchio e scoprendo di avere affinità impreviste. Ma tutto non è come sempre.
Il castello invisibile è un romanzo che incanta, con come fonti di ispirazione dei classici senza tempo come Alice nel paese delle meraviglie, Il mago di Oz e La storia infinita, capace di mescolare magia e incanto con drammi contemporanei non solo giapponesi come il bullismo e gli hikikomori. Un libro che porta in un mondo fantastico ma che non dimentica la realtà, che parla di crescita e dolore, di elaborazione del lutto e di amicizia, di saper recuperare se stessi e andare avanti, malgrado tutto.
Un libro senz’altro per i giovani e giovanissimi, ma non solo, che piacerà anche molto a chi, magari da anni, segue manga e anime, giustamente sulla copertina viene citato Hayao Miyazaki, e sarebbe bellissimo un film suo o del figlio tratto da questo libro, ma ci sono richiami anche ad altre opere, come La ragazza che saltava nel tempo, di Wolf Children e Mirai di Mamoru Hosoda e Your Name di Makoto Shintai.
Il castello invisibile presenta una nuova storia per un genere amato ma a tratti un po’ troppo ripiegato su se stesso come il fantasy, con nuove atmosfere, da un immaginario che del resto ha già conquistato più di una generazione.

Mizuki Tsujimura, nata e cresciuta a Fuefuki, sull’isola di Honshū, è un’autrice pluripremiata e divora libri fin dalla più tenera età. Grazie a Il castello invisibile ha vinto nel 2018 il Japanese Bookseller Award, ambito riconoscimento assegnato dall’associazione dei librai indipendenti.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Il pianeta di ghiaccio di Andrea Scavongelli (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

25 giugno 2019

unnamedLa fantascienza continua ad essere un genere amato da un nutrito gruppo di appassionati, che è cresciuto grazie a nuove storie, come quelle raccontate in alcune serie TV di grande successo, ma negli ultimi anni ha preferito concentrarsi su scenari distopici, grazie anche all’attuale momento storico politico non proprio facile, trascurando un filone amatissimo, quello della space opera, le avventure nello spazio, che per anni è stato pane quotidiano per chi sognava un oltre le prime spedizioni nel cosmo.
Per questo motivo, se si sono letti ed amati Asimov e Hamilton e se si sono seguite con passione le avventure televisive di Star TrekSpazio: 1999  e degli anime di Leiji Matsumoto, Capitan Harlock in testa, non si può che essere felici per l’arrivo nel catalogo Fanucci tra l’altro dell’opera prima di un autore italiano, Andrea Scavongelli: Il pianeta di ghiaccio.
Primo capitolo del Ciclo di Rizor, e infatti la storia non si esaurisce qui, il libro ci porta sullo sfondo di un universo ormai dominato dagli esseri umani, che hanno colonizzato pianeti e stazioni spaziali, non sempre in modo pacifico e non sempre andando d’accordo tra di loro. Gli uomini di potere vogliono conquistare il dominio assoluto, ma non hanno calcolato che ci potrebbero essere delle pedine ribelli, stanche di un dominio dispotico.
Rickard Hill è tormentato dal suo passato e si trova disperso nel deserto di ghiaccio del pianeta Rizor 4, dove incontra un popolo semisconosciuto, che gli fa capire il suo valore e come uscire dai sensi di colpa che lo attanagliano. Romeo Davis è un giovane e idealista soldato, membro del corpo scelto dei Volmarix, e si trova costretto a fare i conti con la violenza del mondo a cui appartiene e a cercare un’altra strada per salvare chi ama.
Entrambi, e non solo loro, non hanno fatto i conti con un cinico agente segreto che è disposto a qualsiasi cosa per risolvere il conflitto tra esseri umani e una pericolosa razza aliena,  a vantaggio degli umani certo, ma sacrificandone una parte. Rizor 4 sarà il teatro dello scontro definitivo ma non risolutivo di una guerra che si è trascinata per troppo tempo.
Ci sono echi di Asimov con il ciclo della Fondazione e di Herbert con la saga di Dune in una storia in cui la fantascienza è riflessione sui troppi conflitti contemporanei, che rappresenta comunque un futuro non certo utopico ma dove gli spazi dell’universo e i pianeti altri diventano di nuovo protagonisti. Un romanzo di fantascienza che riflette e appassiona, che non rinuncia a raccontare una versione metaforica della realtà ma nello stesso tempo intrattiene, riaprendo lo sguardo verso nuovi mondi da scoprire, per arrivare là dove nessuno è mai giunto prima.

Andrea Scavongelli  è nato a Ortona (Chieti) nel 1985, è laureato in Tecniche sanitarie di radiologia medica e lavora presso la UO di Radioterapia dell’ospedale di Chieti. È un grande appassionato di basket, di musica metal, rock, country e jazz, ma soprattutto è un assiduo lettore di fantasy e fantascienza. Tra i suoi autori preferiti, David Gemmell, Frank Herbert, Dan Simmons e Gene Wolfe. Con Il pianeta di ghiaccio fa il suo esordio nel catalogo Fanucci Editore.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

Alika di Sara Segantin e Silvia Poli (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

24 giugno 2019

alika_1024x1024Fanucci editore continua a portare avanti un discorso in sostegno del fantasy, uno dei generi più amati oggi ma a tratti forse più difficile da incasellare, dando spazio a voci italiane, con il primo volume di una saga per ragazzi e non solo, Alika, scritta a quattro mani dalle due appassionate del genere e ora scrittrici Sara Segantin e Silvia Poli.
La Alika del titolo è il nome di un piccolo continente, dove vivono umani, ninfe, draghi, mutaforma e altre creature fantastiche: non è un luogo pacifico, perché ci sono guerre civili e maledizioni, i mari sono infestati dai pirati e nelle foreste è meglio non addentrarsi.
In questo mondo di spavento e d’incanto si incrociano le strade di quattro ragazzi,  Ayeres, Jean, Miluna e Cyrniev, diversi tra di loro ma accomunati da una missione comune.
Infatti ad ognuno di loro, in separata sede per ciascuno, è stato affidato il compito di rubare Tarima, un medaglione su cui incombe una maledizione sconosciuta ai più, simbolo del potere in uno degli Stati del continente di Alika. La ricerca del medaglione porta i quattro, prima rivali e poi amici, a scoprire il mondo di Alika, tra mille avventure, ma non sanno che sulle loro tracce c’è lo Stratega, un generale del paese dei mutaforma.
I quattro ragazzi, Ayeres, Jean, Miluna e Cyrniev dovranno non solo portare a termine la missione e scampare ai pericoli, ma anche confrontarsi, giorno dopo giorno, con chi sono e chi vorrebbero essere e diventare, cercando di scegliere la strada migliore, in quello che è un romanzo non solo fantasy ma di formazione.
Alika recupera una tradizione importante del genere fantasy, quello della quest, dell’avventura in un mondo fantastico, introdotta tanti anni fa da Tolkien e Lewis e portata avanti da molti altri, a cominciare da Terry Brooks con la serie di Shannara. Ci sono echi del mondo di Shannara, anche se Alika non è una Terra post apocalittica ma un mondo a parte, inquietante e favoloso, che riesce a conquistare.
Un libro per ragazzi ma anche per chi legge fantasy da anni ed è sempre in cerca di nuovi intrecci, che lo rassicurino con la ripresa di archetipi sempre validi e lo appassionino con nuove avventure. Bella e evocativa è anche l’illustrazione di copertina, ad opera della brava Cristiana Leone.

Sara Segantin, 22 anni, è cresciuta sulle Dolomiti, e dopo un periodo alla Montana State University negli USA si è laureata in Lingue e letterature straniere a Trieste., dove ha deciso di restare per proseguire gli studi in Turismo culturale. Da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle persone e dell’ambiente, è organizzatrice di scambi e progetti internazionali e svolge anche attività come regista, giornalista e ogni tanto attrice. Le sue grandi passioni sono scrivere, il public speaking, viaggiare e ama le storie, vicine e lontane, inventate o vissute, di luoghi, persone e semplici istanti.

Silvia Poli, nata nel 1996 sulle Dolomiti trentine, ama da sempre le storie, di qualunque tipo, che siano libri, fumetti, serie TV, film, giochi da tavolo. La sua passione per fantasy e fantascienza si è trasformata in studio e lavoro, tra fiere e giornali del settore. Dal 2015 vive a Bologna, dove si è laureata con una tesi su Magic: The Gathering  e ora studia Forecasting, Innovation and Change, pratica aikido e cucina dolci.

Provenienza: omaggio dell’Ufficio stampa che ringraziamo.

L’orso e l’usignolo di Katharine Arden (Fanucci, 2019) a cura di Elena Romanello

21 giugno 2019

45569-51osarxaxtl.-sx322-bo1-204-203-200-Fanucci editore propone il primo volume di una nuova serie fantasy, La notte dell’inverno, che pesca dalle fiabe e dalle leggende di un mondo particolare e forse non abbastanza esplorato, quello russo, che l’autrice ha conosciuto e apprezzato durante un suo soggiorno per motivi di studio. Lo stesso mondo che fu raccolto da Afanasev in quella che è ancora oggi una delle fondamentali antologie di fiabe e studiato da Propp per cercare le regole delle storie del fantastico.
La vicenda ci porta in un mondo fuori dal tempo, in uno sperduto villaggio ai confini della tundra russa, dove l’inverno dura per la maggior parte dell’anno e dove i mucchi di neve sono più alti delle case, un mondo che fa somigliare Grande Inverno e la Barriera al confronto un villaggio turistico.
Vasilisa e i suoi fratelli amano il loro villaggio, e passano le lunghe notte polari di un luogo dove per metà anno le tenebre dominano oltre al freddo ad ascoltare le fiabe della loro balia. In particolare Vasilisa ama la storia di Frost, il demone invernale dagli occhi blu, che arriva nelle notti più gelide per reclamare le anime imprudenti.: per questo da sempre si sa che bisogna temerlo ed onorare invece gli spiriti che proteggono le case dal male.
Il padre di Vasilisa, da tempo vedovo, si risposa e la matrigna è una donna che viene dalla città, che crede nella religione ortodossa e disprezza chi crede agli spiriti: la sfortuna si abbatte sul loro villaggio, Vasilisa decide di ribellarsi e la matrigna, con la complicità anche di un pope giunto in paese per evangelizzare i pagani, minaccia di farla sposare con un marito scelto da lei o chiuderla in convento.
Ma la minaccia degli spiriti maligni non è una cosa da sottovalutare, il villaggio è in pericolo e Vasilisa decide di affrontare l’ignoto a qualsiasi costo.
L’orso e l’usignolo è un libro interessante e originale, che fa scoprire come si diceva il folklore russo, con al centro una protagonista che ha il nome dell’eroina per antonomasia delle fiabe della Russia, Vasilisa la bella, non una principessina in cerca di un principe che la salvi, ma una vera e propria guerriera che affronta pericoli e creature non umane. Come altri libri fantasy ambientati in altre zone del mondo, quali quelli sul mondo celtico, rievoca anche l’incontro scontro tra la cultura pagana tradizionale e quella cristiana, in questo caso ortodossa, ma gli archetipi non si fermano qui, Vasilisa che affronta le forze del male è un’icona del fantastico al femminile, massicciamente presente nell’immaginario di oggi e sempre interessante, soprattutto quando è trattata senza cadere nel banale come capita talvolta.
L’orso e l’usignolo è un libro per gli amanti del fantastico che vogliono provare nuove storie magari un po’ fuori da schemi sentiti troppe volte e per chi pensa che davvero la fantasia non abbia confine, e che gli immaginari di tutto il mondo possono servire da spunto per immaginare nuovi universi.

Katherine Arden, classe 1987, è nata a Austin e attualmente risiede nel Vermont. Dopo il liceo ha trascorso un anno a Mosca, prima di frequentare il Middlebury College e laurearsi in russo e francese. Con il suo romanzo d’esordio, L’Orso e l’Usignolo, primo capitolo della trilogia La notte dell’inverno, fa il suo esordio nel catalogo Fanucci.

Provenienza: omaggio al recensore dell’Ufficio stampa che ringraziamo.