Ciao Tony. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Tony Black? Punti di forza e di debolezza.
Iniziamo subito con le domande difficili, vedo!… Beh, sono un po' confuso… l'anno scorso o giù di lì, ho vissuto a Melbourne e Dublino e ora sono tornato ad Edimburgo; così si potrebbe dire che un mio punto debole sia l’ inquietudine, ma un punto di forza potrebbero essere le mie mille miglia!
Parlaci del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.
Sono nato nel New South Wales in Australia – i miei genitori erano di origini scozzesi, anche se da parte di mio padre la famiglia è prevalentemente lituana. Sono andato a scuola in Scozia e in Irlanda (in realtà frequentavo la stessa scuola a Galway come il grande Ken Bruen) e mi muovevo un bel po’ da bambino. Ho studiato letteratura inglese all' Università e devo dire che ero uno studente fantastico – se si definisce 'studente' un ubriacone, che pensa solo ad andare ai party! Quindi, si spiega perché ho lasciato all’ ultimo anno e ancora non ho una laurea.
Quando hai capito che avresti voluto fare lo scrittore? Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere gialli?
Penso di aver sempre saputo che volevo essere uno scrittore, mia madre e le mie sorelle raccontano che ho sempre avuto la mania di inventare storie sin da ragazzino e le inducevo a scrivere per me molto prima che potessi effettivamente scrivere. Posso chiaramente ricordare che sin da abbastanza presto a scuola ho trovato la scrittura molto naturale e non mi piaceva fare molto altro. Ho odiato la matematica e la scienza e tutta quella roba, dovevo creare qualcosa di nuovo o qualcosa che non era interessato a nessuno fino allora. Ho iniziato a scrivere romanzi polizieschi dopo quattro romanzi molto diversi che non ero riuscito a vendere. Stavo con lo stesso agente ormai da circa sette anni e dopo l’ennesimo libro che continuava a tornare indietro, l'agente mi ha chiesto qualcosa di diverso e così iniziai a scrivere crime. Il mio primo romanzo crime per cui fui pagato, riuscii a venderlo nel giro di poche settimane, quindi fu una buona mossa.
Dimmi qualcosa di Edimburgo.
Da dove cominciare? Si tratta di una grande città, ed è anche il luogo nel mondo in cui mi sento più a casa. La gente è bella e c'è sempre qualcosa da fare. Ed è piena zeppa di scrittori forse troppi – si può gettare un bastone in qualsiasi strada e colpire uno scrittore!
Chi sono i tuoi scrittori preferiti? Chi pensi abbia influenzato la tua scrittura?
Ho letto davvero molto, e ho un sacco di favoriti. Mi piace Hemingway, Steinbeck, McCullers, Salinger. Sono anche grande appassionato di Kafka, Turgenev e Chekov. In genere sono un fan enorme di Jim Thompson e David Goodis, James M. Cain. Mi piacciono un sacco gli scrittori del nuovo revival celtico come Ken Bruen, Irvine Welsh e William McIlvanney. Le influenze sono difficili da rintracciare, so quelli da cui mi piacerebbe essere stato influenzato, ma se lo sono stato o no è un'altra questione. Suppongo che, sul piano stilistico, sono certamente stato influenzato dal gallese Bruen, ma allora chi non lo è stato?
Il tuo romanzo d'esordio, Gutted, inizia con un omicidio raccapricciante. Potresti dire al pubblico cosa succede?
Gutted è in realtà il mio secondo romanzo, ma inizia certamente con un omicidio raccapricciante. Il mio protagonista, Gus Dury, è sulle colline di notte – sta indagando su un caso – quando sente delle urla e corre a vedere cosa stia succedendo. Così trova un gruppo di adolescenti che torturano un cane e lui interviene. La lotta finisce in un boschetto di cespugli e Gus quando cade a terra, si trova ben presto ricoperto di sangue … non è ben sicuro del perché, fino a quando si rende conto che è caduto sui resti di un cadavere in decomposizione.
Puoi dirci un po' del tuo protagonista?
Gus è stato descritto come un 'investigatore riluttante e un alcolizzato entusiasta e credo che questa definizione lo riassuma abbastanza bene. Non è necessariamente qualcuno con cui mi piacerebbe andare al pub assieme, ma sa fare il suo lavoro e la sua vita caotica è interessante da esplorare.
Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?
Ho scelto la via dell’investigatore privato perché volevo coprire l'intera società di Edimburgo, è una città molto divisa e esplorare queste divisioni mi affascinava. Un sacco di romanzi si concentrano solo su una determinata classe di persone, ma con Gus Dury sapevo che potevo muovermi tra le classi e fungere da canale e guida per il lettore. Appartiene di nascita alla classe operaia, ma è riuscito a entrare nella classe media a causa della sua occupazione ed è un commentatore sagace delle differenze.
Qual è stata la parte più laboriosa durante la scrittura?
Per me è difficile spezzare il processo di scrittura: la trama, la pianificazione, la costruzione dei personaggi … è un tutt’uno. Quando sto scrivendo un libro succede sempre che praticamente tutto il resto della mia vita si blocchi finché il libro non è finito. E 'difficile trovare il tempo per individuare le parti faticose perché è un inferno di un sacco di lavoro. Trovo il materiale promozionale un po' laborioso, le letture e le presentazioni, e così via. Non avevo mai previsto di dover fare nulla di tutto ciò prima che diventassi uno scrittore (stupido ingenuo che sono), ma è parte del lavoro che svolgo oggi.
Tra Paying for it, Gutted, Loss, Long Time Dead e Truth Lies Bleeding. Qual è il tuo preferito?
È ora possibile aggiungere a questa lista Murder Mile… che sarà pubblicato all'inizio del 2012. Il mio preferito è sempre quello che ho appena finito perché mi da sempre un senso di sollievo averlo finalmente nella borsa!
Leggi sempre le recensioni dei tuoi libri?
Sì, non credo agli scrittori che dicono di no.
Quanto è importante il personaggio centrale di un libro?
E’ fondamentale. Tutto si basa sul protagonista. Quando leggo un libro posso perdonare tutto ad uno scrittore se il protagonista è abbastanza interessante. Come ho detto, sono un grande fan di Ken Bruen e i suoi personaggi sono sempre incredibilmente interessanti e divertenti, è un genio quando si tratta di creare personaggi credibili.
Pensi che i critici abbiano influenzato il tuo lavoro?
Beh, se intendi come critici gli editor e gli agenti in quanto forniscono un feedback critico, certamente sì. Il mio editor Rosie de Courcy di Random House è un editor favoloso e c'è ben poco che viene passato a lei che non migliori, poi non modifica con mano pesante niente, il suo tocco è molto leggero – crede nei suoi autori e permette loro di condurre la via che credono per produrre i migliori risultati. Il mio agente, Sam Copeland, è molto accorto forse troppo… può leggere un testo e raccomandare una modifica che fa sempre la differenza. E' sottile, ma un vero talento.
Scrivi anche racconti o solo romanzi?
Mi piace scrivere racconti brevi! Sono come una pausa dal lungo tour de force di scrittura dei romanzi. Affronto la scrittura dei racconti in un modo completamente diverso – nessuna pianificazione, nessuna trama – Mi immergo nella storia e vedo dove va. Alla fine rimodello il tutto – mi piace la narrativa breve quasi quanto il romanzo. Ho anche appena scritto un racconto per la stampa Pulp nel Regno Unito, che uscirà l'anno prossimo. Si tratta di circa 25.000 parole intitolato RIP Robbie Silva.
Cosa stai leggendo in questo momento?
In realtà ho appena finito di scrivere Murder Mile e non leggo romanzi quando scrivo quindi ho un mucchio di libri in cui tuffarmi. In cima c’è California di Ray Banks che molto gentilmente mi ha dato qualche mese fa e ho voglia di leggerlo da allora.
Quanto è importante un buon titolo?
Estremamente importante. Non mi piacciono assolutamente i titoli di lavoro, trovo che una volta che un libro ha il titolo adatto tutto il resto va al posto giusto. Ho cercato di scrivere Gutted sotto una miriade di altri titoli, ma è stato un disastro fino a quando non ho trovato questo che era perfetto. Alcuni scrittori costantemente ideano grandi titoli e si tratta di una vera abilità penso … amo Trainspotting di Irvine Welsh, e The not knowing di Cathi Unsworth che è uno dei titoli migliori di crime.
È davvero un romanzo giallo Il grande Gatsby?
Tra le altre cose, credo di sì. Più che altro, però, è un grande romanzo.
Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.
Sì e no. Sono uno scrittore e voglio scrivere più di ogni altra cosa … ma mi divertirebbe sicuramente fare un tour in Italia però! Una volta un ubriaco entrò ad una mia presentazione, ma era inverno a Edimburgo e credo che non volesse solo stare fuori al freddo.
Verrai in Italia a presentare tuoi romanzi?
Ci puoi scommettere.
Quando uscirà il tuo prossimo libro in Italia?
Buona domanda. Vado a controllare con il mio agente adesso!
Che rapporto hai con i tuoi lettori? Come possono mettersi in contatto con te?
La maggior parte dei miei lettori da tutto il mondo, entra in contatto con me tramite il mio sito web http://www.tonyblack.net e mi dice cosa pensa del ultimo libro che ho scritto e ci sono alcuni regolari che si ripresentano e che è sempre bello rivedere.
Infine, la domanda inevitabile. Stai attualmente lavorando ad un nuovo romanzo? Altri progetti?
Bene, Murder Mile è stato appena messo a letto così ho intenzione di prendermi un po’ di pausa e poi tornerò al lavoro. Ho un sacco di idee che bollono in pentola.
Dopo aver esordito con Sangue di mezz’inverno Mons Kallentoft, quello che per intenderci ha il vezzo di fare parlare i morti, torna in Italia con il suo secondo romanzo Buio d’estate, sempre edito da Edizioni Nord, un poliziesco nordico, con sfumature femministe, che vede l’ispettrice Malin Fors alle prese con un caso che la metterà in gioco innanzitutto come madre prima ancora che come poliziotto. Siamo a Linköping, amena città della Svezia meridionale, sulle sponde del lago Roxen, in una torrida estate che non conosce pietà. Si invoca un temporale che non arriva e intanto gli incendi divampano nelle foreste di Tyallmo, mangiandosi ettari ed ettari di terreno boschivo. Quando spira brezza dai boschi, si sente odore di bruciato, l’aroma più appropriato in questa Linköping avvolta in un bollore infernale, giorno e notte, con i venti del sud che hanno preso possesso di tutta la regione meridionale della Svezia, mischiandovi una cappa di alta pressione. L’estate più calda a memoria di uomo. E di donna. Malin Fors ha voglia di acqua, per combattere la calura e non pensare a sua figlia in vacanza a Bali con suo padre. Un viaggio vinto alla lotteria del comune, un viaggio da sogno per permettere a padre e figlia di starsene da soli, il loro primo viaggio insieme, la prima volta che Tove lasciava l’Europa. Malin si rifugia nello stabilimento balneare Tinnis e non c’è niente di meglio per rinfrescarsi che una bella nuotata. Il tuffo, l’acqua gelida, qualche bracciata, poi un suono la richiama alla realtà. Lo squillare del suo telefonino, teso da un solerte passante, un volto nero in controluce, un uomo che fatta la sua buona azione scompare quasi consumato dalla luce. E’ il suo collega Zeke Martinsson. Alla Società di Orticoltura è stata ritrovata una ragazza in stato confusionale, seviziata, probabilmente violentata, che non ricorda il suo aggressore, solo il suo nome: Josefin Davidsson. E’ l’inizio di qualcosa di terribile, non è che una sensazione ma l’intuito molte volte non sbaglia. Un’altra ragazzina scompare e questa volta viene ritrovata morta ma tutto fa pensare che le sevizie siano state compiute dalla stessa mano che ha torturato Josefin. Poi una ragazzina ancora. Malin sente nella sua anima il dolore dei loro genitori, anche lei ha una figlia, anche lei impazzirebbe se qualcuno le facesse del male. E quel qualcuno c’è, si muove, respira, architetta i suoi diabolici piani a Linköping e Malin deve fermarlo. Non ha scelta. Buio d’estate accolto dalla critica svedese con grande entusiasmo, addirittura Kallentoft viene citato come uno dei nuovi maestri del giallo non sotante la relativa giovane età, s


Ispirato a una storia vera, un romanzo unico e sconvolgente, che spezza il silenzio su uno dei più terribili genocidi della storia.
Barbara Baraldi è senz’ altro una delle giovani scrittrici italiane più versatili e interessanti. Soprannominata dal Corriere della Sera “La regina del gotico italiano” ha due doti piuttosto rare la dolcezza unita alla semplicità che la rendono unica e riconoscibile e nello stesso tempo difficilmente classificabile in un genere o in un cliché. Scrittrice sicuramente italiana, che ama ambientare le sue storie in Italia, nello stesso tempo ha un respiro internazionale che la rende apprezzata anche all’ estero altrimenti non si spiegherebbe il successo che riscuote in paesi come l’Inghilterra, la Germania e gli Stati Uniti di solito diffidenti, al contrario di noi, verso i prodotti stranieri e dopo tanti libri di importazione è bello quando succede il contrario. Con Scarlett uscito l’anno scorso per Mondadori, la Baraldi ha iniziato per la prima volta ad occuparsi di letteratura per ragazzi dando il via ad una trilogia, che unisce elementi tipici del paranormal romance ai più classici dell’urban fantasy, rivolta ad un pubblico young adult prettamente femminile e romantico. Con Scarlett. Il bacio del demone, uscito questa primavera sempre per Mondadori nella collana Shout, continuano le avventure della giovane protagonista, la sedicenne Scarlett, questa volta alle prese con i dilemmi del cuore e in lotta con un demone che uccide nel sonno le sue vittime. Ambientato in Toscana, nella dolce e romantica campagna senese, Scarlett. Il bacio del demone, è un romanzo di impronta classica dove temi universali e importanti come l’amore e l’amicizia fanno da sfondo ad una storia che mette in moto il classico scontro tra bene e male con venature horror/thriller sempre moderate considerato il giovane pubblico a cui il libro è rivolto. Il sovrannaturale è poi un tema congegnale all’autrice che già di per sè sembra una creatura fiabesca e fatata, protetta dalla Luna, amica della notte e di tutte le creature che la popolano. E il suo modo di scrivere riflette bene questa sua anima gotica e dark, il suo stile poetico e suggestivo cadenzato da una estrema cura nella valorizzazione dei dialoghi e nell’ evoluzione degli stati d’animo dei personaggi. Un hurban fantasy caratterizzato da atmosfere cupe e tenebrose dove al giorno è preferita la notte, al sole la pioggia, forse riflesso del bagaglio da noirista dell’autrice. Scritto bene, con proprietà di linguaggio, attenzione per le sfumature, rigore stilistico, forte del caposaldo che non perché è letteratura per ragazzi sia concessa l’approssimazione e la trascuratezza. Anzi con delicatezza l’autrice padroneggia la materia con estrema attenzione per la sensibilità dei suoi lettori. Si sente che non è un lavoro improvvisato, ma c’è uno studio pregresso, una conoscenza della letteratura young adult. Forse manca di eccessiva originalità, ma gli archetipi del genere sono fissi, l’eroina è sempre destinata nel suo processo di crescita a incontrare l’amore e a lottare contro il male che sia incarnato in un demone o no. Una lettura piacevole e divertente, l’idea giusta per un regalo adatto per preadolescenti e adolescenti.



























