Le donne che pensano sono pericolose, (Frauen, die denken, sind gefährlich und stark, 2012) di Stefan Bollmann, edito in Germania da Elisabeth Sandmann Verlag – München, e in Italia da Piemme con traduzione di Cristina Proto e prefazione di Lella Costa, già dal titolo, che si ricollega ad altri titoli dello stesso autore come Le donne che leggono sono pericolose, edito per Rizzoli nel 2007, ironizza con una certo teutonico pragmatismo sul fatto che pensare sia un’ attività rivoluzionaria, ancor più quando a farlo siano le donne (ma anche gli uomini che pensano fanno paura). Pensare spinge a prendere coscienza di sé, spinge a prendere coscienza dei propri limiti, delle proprie potenzialità. Chi pensa può arrivare a rivendicare diritti, a pretendere considerazione; pensare è dunque un’ attività che può spaventare i detentori del potere, dell’ordine sociale. Pensare inoltre è contagioso, chi pensa da l’esempio, si crea adepti, rende evidente che pensando si può raggiungere mete, obbiettivi concreti come hanno fatto le 25 donne di cui Stefan Bollmann traccia i profili in questo libro. Donne che se notiamo bene non hanno qualcosa di davvero eccezionale, donne comuni forse, donne come Margaret Thatcher che paradossalmente vedono nella casalinga con le sue doti di parsimonia, praticità, buon senso, l’ esempio migliore del saggio e assennato politico. Donne comunque anche dotate di doti eccezionali, donne coraggiose, come la giornalista russa Anna Politkovskaja, che pagando con la vita, (un killer l’aspettò davanti all’ascensore del suo palazzo e le scaricò addosso numerosi colpi di pistola) ha svolto l’incarico di corrispondente di guerra in una terra come la Cecenia, unica a farlo. Il saggio si divide in cinque capitoli: il primo intitolato Precorritrici di una nuova epoca, (Bertha von Suttner, Lou Andreas-Salomé, Ayn Rand, Simone de Beauvoir, Alva Myrdal, Margaret Mead, Hannah Arendt), presenta studiose della pace, psicanaliste, filosofe, sociologhe, antropologhe, politologhe, che con le loro scelte e con la forza e la determinazione del loro impegno hanno svolto un ruolo rilevante nel gettare le basi di una nuovo modo di concepire la donna e le sue potenzialità; il secondo capitolo Donne coraggiose nella scienza (Marie Curie e Lise Meitner, Emmy Noether, Rachel Carson, Cicely Saunders, Jane Goodall) presenta fisiche, matematiche, biologhe, medici che hanno appunto svolto un ruolo fondamentale nella scienza; il terzo capitolo Combattenti per i diritti delle donne (Olympe de Gouges, Emmeline Pankhurst, Simone Veil, Alice Schwarzer) presenta tre femministe e una politica che hanno lottato per i diritti delle donne, ma non solo, spesso non si considera che i diritti della donna, sono strumento di un’ estensione dei diritti di tutto il genere umano, senza distinzioni di genere; il quarto capitolo, Testimoni ribelli del tempo, (Oriana Fallaci, Susan Sontag, Anna Politkovskaja, Arundhati Roy, Marjane Satrapi), presenta alcune donne che nel giornalismo, hanno fatto la differenza; infine il quinto e l’ultimo capitolo Ascesa al potere (Indira Gandhi, Margaret Thatcher, Angela Merkel, Aung San Suu Kyi) presenta quattro donne che hanno ottenuto risultati a dir poco sorprendenti impegnandosi in politica (stranamente molte in partiti conservatori), a volte per caso come la stessa Merkel afferma. A ognuna di queste donne Bollman dedica qualche pagina, un breve sunto delle loro vita. In appendice per approfondire ci sono l’elenco di testi più specifici. Ma comunque il colpo d’occhio è notevole, ci presenta un sguardo panoramico sulle vite di donne così diverse, accomunate solo dalla convinzione che farsi limitare da preconcetti e luoghi comuni fosse inutile, tanto valeva scoprire dove con le loro forze sarebbero arrivate. E a quanto pare ben pochi traguardi sono davvero impossibili. Che sia di monito e d’esempio.
Stefan Bollmann ha studiato germanistica, storia e filosofia, con una tesi di dottorato su Thomas Mann. Insegna all’Università di Monaco. Tra le sue pubblicazioni, il bestseller Le donne che leggono sono pericolose (Rizzoli).
Esce oggi, per Einaudi Stile Libero, Giochi Criminali, un’ antologia di racconti a tema. Il gioco d’azzardo sembra infatti il comun denominatore di queste quattro storie che vedono Giancarlo De Cataldo, Maurizio De Giovanni, Diego De Silva, e Carlo Lucarelli alle prese con i loro personaggi storici: la professoressa Emma Blasi, ll commissario Ricciardi, l’avvocato Malinconico e l’ispettore Grazia Negro. Per ora ho solo letto Febbre di Maurizio de Giovanni, per cui rimando la recensione dell’intero libro e mi limito a segnalarne l’uscita, comunque posso anticipare che mi il racconto mi è piaciuto, un piccolo anticipo del nuovo romanzo di Ricciardi che dovrebbe uscire quest’ estate. Per darvi un’ idea del libro, ecco a voi il lancio di stampa.







Marco Milone, attore, poeta e scrittore ha accettato di rispondere alle nostre domande sulle sue opere poetiche Anime nude e Dove va il mondo e di raccontarci gli studi e la ricerca interiore ed esteriore che hanno fatto da preludio alla loro composizione.
Ambientato nella periferia romana, L’Alibi della Vittima, di Giovanna Repetto, è un romanzo corale, che segue le vicende di un gruppo di personaggi – su ambo i lati della legge – e costruisce come un mosaico una intricata vicenda di droga, malaffare, corruzione quotidiana, che sfocia in un omicidio.
Al posto del sangue, nelle vene, Patrizia Rinaldi tiene l’inchiostro. Dopo la lettura di Blanca, romanzo che ha sancito il suo debutto nel giallo, mi sono cimentata in “Tre, numero imperfetto”, edito da E/O di cui anche di Blanca ha acquistato i diritti. In Tre, numero imperfetto rivivono personaggi seriali dal tratteggio tanto divertente quanto profondo. I parapiglia dell’ispettore Liguori e il commissario Martusciello, le commediole dell’agente scelto Carita (Carità o Càrita), incerto nella vita come il nome che lo identifica, e l’acuta sensibilità della sovrintendente Blanca Occhiuzzi portano il commissariato di Pozzuoli a risolvere il delitto efferato del cantante neomelodico Gennaro Mangiamento in arte Jerry Vialdi a cui, probabilmente, è legato un altro omicidio. Un macigno troppo pesante per il commissariato di Fuorigrotta che chiede collaborazione “a puteoli” per portare avanti le indagini. Qualcuno ha definito Patrizia Rinaldi una poetessa prestata al giallo per la sua scrittura impastata di metafore, elementi morfologici e pillole di napoletanità che fanno della lettura una carezza per l’intelletto e lo spirito di cui il giallo rappresenta, solo, lo strumento per aprire una finestra su Napoli, e più in generale sul mondo, e analizzare sentimenti e passioni che muovono fila tanto sottili, come l’amore, come l’odio.

Lo scorso marzo Cairo editore ha pubblicato Il male dentro di MariaGiovanna Luini. Un libro intenso. Attuale. La Luini non si è lasciata tentare dal dramma, ha narrato della vita reale, quella vera e della malattia, anche quella reale, che affligge tante persone, troppe. «Tanti puntini rossi che vagano in giro per il mondo e che sembrano una piccolissima parte di esso… ma quando varchi la soglia di un Istituto oncologico la prospettiva inesorabilmente cambia e i puntini rossi diventano la maggioranza e allora ti sembra che tutto il mondo sia cancro». Non è facile, per nessuno. Per i pazienti, ovviamente. Per i loro familiari e affetti. Ma anche per i medici che ogni giorno, ogni momento devo convivere con la malattia che ha colpito le persone che hanno di fronte o che colpisce loro. Forte anche della sua esperienza professionale la Luini narra del mondo ospedaliero in una maniera tanto realistica quanto efficace, lasciando trasparire l’operato dei medici ma anche i loro pensieri, i loro tormenti e in particolare il modo in cui cercano di esorcizzare il dolore e la paura. Alcuni lo fanno immergendosi in relazioni e rapporti extraconiugali, altri mascherandosi da cinici, altri ancora impegnandosi per dare il massimo nella speranza di ottenere un adeguato risultato. Alla fine tutti o quasi sono destinati al crollo perché la situazione è quella che è e i rimedi palliativi che hanno escogitato tali rimangono. «Il cancro non è solo corpo, è anche mente! Il tumore è un’idea. La sua parte fisica in fondo è il meno. Il problema vero è che dal cervello, dall’anima, non te lo levi più. E io voglio un’altra anima, adesso». Non è una ricompensa quella che sta cercando Anna congedandosi da Barbara e Stefano, è una rinascita. «L’Istituto che cura i tumori. Era pronta, non sarebbe stato differente da qualsiasi altro ospedale: aveva già visto drammi e affrontato interventi a rischio altissimo, la morte non la turbava». Ma erano tanti gli aspetti che Barbara aveva sottovalutato… «La notò chiudere gli occhi. Sotto i polpastrelli il battito enorme, tumultuoso del cuore. La paura aveva rumori, il primo e più evidente quel martellare nel torace a un’intensità palpabile», poi la forza, la speranza o la rassegnazione, la dignità o la disperazione e su tutti i fronti un grande coraggio.
Davvero delizioso, Strane avventure di Sherlock Holmes in Giappone (The Curious Adventures of Shelock Holmes in Japan, 2011) di Dale Furutani, edito da Marcos y Marcos e tradotto da un pool di giovani traduttori
























