:: Fiera dell’editoria indipendente, Più Libri Più liberi 2016-12-10, a cura di Giulia Gabrielli

10 dicembre 2016 by

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Più Libri più liberi, la fiera dell’editoria indipendente di Roma che ormai è arrivata alla sua quindicesima edizione, rappresenta un appuntamento fisso e imperdibile per tutto il mondo editoriale, ma soprattutto è un’occasione straordinaria per i lettori di conoscere e scoprire facilmente quei libri che faticano a trovare uno spazio nella grande distribuzione e nelle librerie di catena. Se siete alla ricerca di qualcosa in particolare, di un regalo per un amico, o volete solo curiosare tra gli scaffali è il posto giusto dove passare il fine settimana.
Gli incontri giornalieri sono sempre interessanti e di alto livello, alcuni più tecnici sul mondo dell’editoria italiana, altri più classici, come gli incontri con gli autori o i dibattiti letterari; ma la cosa più bella, almeno secondo me, è la possibilità di incontrare di persona chi con i libri ci lavora tutti i giorni, chi li scrive e chi li crea fisicamente, trasformandoli in oggetti fisici.
Se avete tempo vi consiglierei di fermarvi a fare due chiacchiere con le redazioni ai vari stand: ad esempio, lo sapevate che NN non distingue i suoi libri un collane vere e proprie ma in tematiche? Altri invece, come Iperborea e Voland, hanno scelto di dedicarsi al letterature di paesi di solito meno rappresentati sui nostri scaffali ed altri ancora hanno scelto l’impegno politico come linea guida, come nel caso del Becco Giallo, collana di racconti a fumetti pensati per illustrare ai ragazzi le vicende e i fatti di cronaca che hanno segnato la storia recente dell’Italia.
Ogni casa editrice indipendente, piccola o meno che sia, ha una propria “anima”, una propria particolarità che la guida nella scelta delle pubblicazioni e che vale la pena di essere scoperta e questa fiera è un’ottima occasione di conoscere meglio una realtà varia e multiforme come quella della piccola e media editoria.

:: Soltanto una vita, Laura Lombardo Radice, Chiara Ingrao, (Baldini&Castoldi, 2016), a cura di Daniela Distefano

9 dicembre 2016 by
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Chiara Ingrao racconta la lunga esperienza di vita della madre, una donna sommessamente speciale, una combattente che non ha mai sbrindellato il concetto di Pace.
Ecco cosa diceva di sé:

Io sono una Lombardo Radice, figlia di Giuseppe Lombardo Radice e sorella di Lucio. La nostra famiglia negli anni del regime fascista era di livello finanziario modesto, di vita monacale. Mia madre, Gemma Harasim, era una fiumana e un’irredenta socialista.. Così noi fratelli non siamo mai stati iscritti al fascio: mai balilla, mai avanguardisti, mai piccole italiane..

Essere antifascisti oggi vuol significare stare dalla parte del Vero, della Forza, della Ragione. Non era così ai tempi della giovinezza di Laura Lombardo Radice. Rigettare il Regime voleva dire cacciarsi nei guai, mettere in conto di essere perseguitati, sputare in silenzio la saliva della sottomissione.
Laura era giovane, istruita, attenta ai risvolti del destino che la vedeva lottare da una parte che si preannunciava vincente ma non lo era ancora.

Mia madre mi diceva:<< Il fascismo è andato avanti perché la gente ha avuto paura del comunismo>>. E allora bisognava fare una ricerca marxista. Si comincia da Marx.

Un impegno preciso: stare al fianco dei deboli, amare il proprio mestiere, accudire l’amore per Pietro Ingrao che fu il compagno della sua esistenza, il padre dei suoi figli, la metà della mela che combaciava perfettamente con la sua.
Laura fa parte di quell’universo di donne che hanno scoperto di essere pianeti non alienati. Non c’era solo il mondo maschile con le sue alleanze, le prevaricazioni, la prepotenza dell’essere privilegiato. La guerra è stata fatta anche da donne come Laura, come lei in prima linea nell’azione umile dell’obbedienza a principi che venivano sottoposti al macero.
Si lottava per una liberazione totale, anche per e della donna.

Quando Togliatti, dopo la liberazione di Roma, riunì per la prima volta le compagne, nel teatrino del ministero delle Finanze, aveva davanti un pubblico con tutti i difetti antichi delle donne: emotività che rasentava l’isterismo, bisogno di farsi sentire, di farsi apprezzare.. Ma aveva davanti un pubblico di non subalterne, un pubblico di donne sindacaliste, organizzatrici, propagandiste; donne italiane del 1945 che facevano comizi.

C’era voglia di gettare via la maschera della schiava che per secoli ha offuscato il vero volto celato in ogni donna del nostro mondo.

Scriveva Laura nel 1944:

La metà della popolazione non può essere lasciata nelle stesse condizioni in cui il fascismo aveva voluto ridurre l’intera popolazione: senza diritti e con tutti i doveri.

Oggi – complice il tempo di declino che respiriamo – abbiamo compiuto passi da gambero sulla strada dell’emancipazione femminile. Mancano donne che, come Laura Lombardo Radice, mettano la propria vita al servizio di un ideale di sorellanza. Siamo ridiventate monadi solitarie.
Il Potere è maschio, l’intelligenza della donna un contorno ornamentale.
Non è l’uomo che ha vinto, è la donna che non è riuscita a porgere la fiaccola alla staffetta del 2000. Corriamo troppo e rimaniamo ferme ai posti di partenza. “Soltanto una vita” (Baldini&Castoldi) è una raccolta di riflessioni sotto le quali si nasconde la biografia di una donna miracolata. Il suo pensiero è giunto a noi per vie traverse, per cunicoli di lettere, articoli, appunti, scritti che compongono il puzzle di una vita piena di gioie e lotte, sottofondo di un’epoca che si ripropone alle porte della nostra memoria come monito e mai rassegnazione.

Laura Lombardo Radice, figlia di pedagogisti innovativi, ha maturato molto presto una coscienza antifascista e negli anni ‘40 ebbe un ruolo di primo piano nella Resistenza. Nel movimento di cospirazione incontra Pietro Ingrao, suo compagno di vita. Nel dopoguerra, Laura e Pietro si impegnano nella vita politica del PCI: lui ne diventa dirigente, lei sceglie l’attività politica << di base>>. Professoressa appassionata, negli anni ’60 e ’70 Laura si impegna sui temi della scuola e della cultura, partecipa al movimento del ’68.
Negli anni ’80 è insegnante volontaria nel carcere romano di Rebibbia. Muore nel 2003, lascia cinque figli, nove nipoti e una lunga schiera di pronipoti.

Chiara Ingrao è nata nel 1949, è sposata e ha due figlie, due figliocci e tre nipoti. Scrittrice e animatrice culturale nelle scuole, ha lavorato come interprete, sindacalista, programmista radio, parlamentare, consulente del Ministro per le pari opportunità.

Source: libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Mario dell’Ufficio Stampa “Baldini&Castoldi”.

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:: Il giorno del giuramento di Steve Berry (Nord, 2016) a cura di Irma Loredana Galgano

9 dicembre 2016 by
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Steve Berry, come diversi altri autori americani, può vantare il fatto di avere libri pubblicati in tutto il mondo considerati bestseller internazionali. The 14th colony edito in Italia da Nord nella versione tradotta da Alessandro Storti non sarà da meno.
Ne Il giorno del giuramento si trova tutto quello a cui già Ian Fleming ha abituato i lettori, amanti del genere e non, con i libri che narrano le strabilianti avventure e prodezze dell’agente dell’MI6 James Bond.
Spionaggio, avventura, amori, paesaggi e lande sperdute, pericoli intrighi e cospirazioni ordite contro la ‘democrazia occidentale’ svelate e sconfitte sempre sul filo di lana.
La guerra fredda ha caratterizzato tutta la geopolitica della seconda metà del secolo scorso e il braccio di ferro tra gli Stati Uniti d’America e l’allora Unione Sovietica è sempre stato visto e vissuto come l’ago di una immaginaria bilancia che soppesava l’imminente scoppio o meno del terzo conflitto mondiale, di una guerra nucleare, di una temibile e terribile distruzione del ‘mondo occidentale’.
Berry ne Il giorno del giuramento immagina che non sia mai stata del tutto superata e che in un paese sperduto della Siberia il fuoco del conflitto sia perennemente alimentato al pari dell’odio contro il nemico temuto, ovvero gli americani.
Una vicenda che trova le sue origini nell’incontro avvenuto tra l’allora presidente Ronald Reagan e papa Giovanni Paolo II. Un’udienza troppo privata che viola i protocolli di sicurezza ma che garantisce agli astanti la massima riservatezza. Nessuno deve venire a conoscenza del loro segreto… della volontà condivisa di sconfiggere il nemico comune: il comunismo russo. Considerato il male più temibile del 1900 al pari del terrorismo islamico nel nuovo millennio.
Cotton Malone, l’ex agente operativo del dipartimento di Giustizia americano che si è trasferito a Copenaghen per gestire una libreria antiquaria, è richiamato in servizio, spedito nella taiga siberiana e costretto a rischiare di nuovo la vita per salvare il suo paese e fare in modo che tutto fili liscio come l’olio, soprattutto in uno dei giorni considerati tra i più importanti per gli Stati Uniti, il giorno del giuramento appunto.
Agli incombenti eventi di importanza mondiale Steve Berry affianca i più o meno gravi problemi della quotidianità raccontando, tra l’altro, dell’ansia di Stephane Nelle costretta alle dimissioni, in seguito alla decisione di sciogliere la Sezione Magellano, e quindi all’abbandono dell’unico agente ancora attivo, Malone.
Il ritmo del libro di Berry è incalzante, le vicende si rincorrono e si accavallano, il countdown prosegue impietoso ma, ovviamente, alla fine tutto si risolve per il meglio e Cotton Malone riesce a fare in modo che il giorno del giuramento sia memorabile per il presidente e il suo vice, entrambi minacciati di morte, e per tutti gli americani.

Steve Berry: Da oltre venti anni svolge la professione di avvocato nella Camden County. Grande appassionato di Storia e di narrativa a partire dagli anni ’90 ha dedicato sempre più del suo tempo alla scrittura di romanzi e racconti. Dopo che i diritti di Terzo segreto e Profezia del Romanov sono stati venduti in tutto il mondo, Berry si è confermato un autore di bestseller internazionale grazie al successo dei romanzi che vedono come protagonista l’agente Cotton Malone.

Source: ebook inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Francesca dell’Ufficio stampa Nord.

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:: Gruppo di lettura – Liberi di scrivere

8 dicembre 2016 by
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Fritz Baumgarten

Tra le varie nuove attività che vorrei far partire dal prossimo anno, per creare aggregazione, per aumentare la partecipazione dei lettori, e anche semplicemnte per divertirci leggendo, penso che tutti i lettori del mio blog considerino la lettura un’attività privilegiata, per cui sono certa che accoglierete la notizia almeno con curiosità. Avrei in mente un gruppo di lettura online con incontri a cadenza mensile, un libro scelto, con casa non un luogo fisico, ma questo blog. Che ne dite? Vi piacerebbe partecipare, dire in pubblico, con la massima libertà cosa si pensa di un libro, cosa ci ha lasciato, anche cosa non ci è piaciuto. Io fungerei da moderatore. Massimo rispetto e dignità per le opinioni di tutti, in un clima naturalmente di educata goliardia. Inizieremo tutto da capo, dovremo imparare a conoscerci, ma in cambio della nostra costanza saremo ripagati con gli interessi. Lo so è un impegno, ma svolto in massima libertà. Senza drammi se si esce dal gruppo, o poi magari si rientra. Le regole le perfezioneremo col tempo. Ci sono già tanti gruppi di lettura in Italia, il nostro si aggiungerebbe quindi ai tanti che già diffondono la lettura nel nostro paese. Che ne dite? vi va di provare?

Le regole

Procurarsi il libro scelto.

Riunirci qui sul blog con cadenza mensile ogni ultimo sabato del mese.

Rispettare le opinioni di tutti. I comportamenti volgari, scorretti o irriguardosi saranno sanzionati.

La partecipazione è libera, gratuita e aperta a tutti.

:: Come scrivere (bene) una recensione online

7 dicembre 2016 by

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Premetto subito (meglio mettere le mani avanti, un cave canem non guasta mai) non è un post serioso, ne tanto meno brillantemente approfondito o di quelli che mettono la parola fine all’argomento. Non mi illudo di scrivere la Bibbia dei recensori, insomma. Ne tantomeno sono Harold Bloom. (Anche se giuro la tentazione di scrivere un ebook un po’ più corposo sull’argomento, con esempi pratici e tutto il resto, mi è venuta).

Allora mi chiederete perché lo scrivo? Già bella domanda. Innanzitutto perché scrivo recensioni ormai da una decina d’anni, e amo migliorarmi. Qualche segreto con gli anni comunque l’ho imparato, e infondo mi piaceva vedere nero su bianco uno schema, spero valido, a cui attenersi quando si cimenta con questa impresa. Iniziamo subito col dire che scrivere una recensione è un’arte, c’è chi c’è portato e chi no. Certo si può migliorare con la tecnica e l’esperienza, ma se si è proprio negati non bisognerebbe praticarla.

Da cosa si capisce se si è negati? C’è un criterio molto semplice, e anche se soggettivo, infallibile. Amate scrivere recensioni? Se la risposta è sì, perseverate e non arrendetevi agli ostacoli che troverete sul vostro cammino. Se è no. Beh, rivalutate l’arte del ricamo, dell’equitazione, della pesca con la mosca. Nessuno ci obbliga a scrivere recensioni. Nessuno da noi le pretende.

Chiarito questo, se digitate su Google, (è il motore di ricerca che uso più spesso, ma anche altri fanno bene il loro mestiere), Come scrivere una recensione, si aprirà sotto i vostri occhi un mondo. Circa 5 milioni di risultati. Solo in italiano. Tanto da farvi capire quanto l’argomento è sentito e dibattuto. Quindi qualcuno questa chiave di ricerca la usa, da oggi se tutto va bene troverà anche il mio post.

Molte ragazze, ma non sottovalutiamo i ragazzi, si stanno avvicinando al mondo del blogging letterario. Aprono blog, leggono riviste di critica, passano il loro tempo secondo me nell’attività più bella del mondo (sono di parte, non fateci caso). Mentre le statistiche ci dicono che la gente legge sempre meno, loro eroici resistono. E’ per loro che scrivo questo post, e per tutti coloro che pur facendolo da anni sono ancora curiosi.
Questo è il mio metodo, totalmente personale, nessuno è obbligato a seguirlo, tanto meno a condividerlo.
Dopo questo lungo preambolo arriviamo ai punti chiave.

Leggete, leggete veramente i libri che recensite. Sembra una banalità, ma leggenda metropolitana vuole che molti recensori o giornalisti non leggono davvero tutti i libri che per hobby o per lavoro sono chiamati a recensire. Voi cercate di fare la differenza. Eleggete questo consiglio a scrupolo morale. Leggete, sottolineate, cercate i passaggi più significativi, per voi. Non vi limitate a leggere le sinossi, e trasformarle in recensioni. Soprattutto all’inizio è una tentazione forte, quando non si ha ancora uno stile personale, e le sinossi sembrano scritte sempre meglio dei nostri scarabocchi.

Siate personali, unici, distinguetevi.
Leggete i generi che preferite, non quelli a più largo consumo, o più di moda. I vostri lettori lo apprezzeranno, e cercheranno sempre voi quando vogliono farsi un’ idea su un libro.

Il corpo di una recensione è abbastanza standard. In prima battuta è necessario pubblicare la foto dell’edizione che esaminerete, citando tutti i dati: titolo, autore, editore, anno di pubblicazione, eventualmente curatori, prefatori, etc… Se il testo è tradotto da un’ altra lingua non dimenticatevi mai il nome del traduttore. Lo so molti giornalisti non lo fanno, ma è un dato molto importante per il lettore e un segno della vostra professionalità. Poi potete aggiungere eventualmente anche altre informazioni come il prezzo, il numero di pagine, il genere, maggiori informazioni date, più la vostra recensione può risultare utile.

Un errore molto frequente, che mai sapremo abbastanza quanti lettori ci aliena, è scrivere recensioni fatte unicamente di trama.

La trama è importante, ma breve, un accenno, fatta di citazioni intessute nel testo, in cui mai e poi mai direte chi è l’assassino o svelerete i colpi di scena più divertenti. Scrivere troppi spoiler è paragonabile a un crimine. A meno che non lo anticipiate con un bel disclaimer, questa non è una recensione, è un’analisi del testo. Tanto spazio dedicate alla trama, altrettanto spazio lo dedicherete a cosa ne pensate del libro, a cosa avete amato di più, a cosa meno. Potrete iniziare un accenno di analisi testuale, ma ricordatevi che le regole di una recensione online sono diverse dalle regole di una recensione su carta, su riviste di critica.

Adeguate il vostro stile al medium che utilizzate. Insomma scrivete articoli a seconda delle riviste, dei siti, sui quali verranno pubblicati, a seconda del target di lettori che vi leggeranno.

E non abbiate paura di dire cosa pensate. Restando nel campo del buon senso e della buona educazione, potete dire tutto. Una recensione è un’ opinione personale. Da chiunque, autori, editori, lettori, va considerata come tale. Elogiare un libro brutto vi farà del male, aggiungerà tanta polvere sulla vostra felicità di scrivere. Piuttosto non recensite. Se avete degli impegni, spiegate le vostre ragioni a direttori di testata, editori, autori. Educati, ma fermi.

Particolare attenzione e sensibilità è necessaria con la letteratura per l’infanzia. Siate ancora più attenti, e se è il caso severi.

Ecco credo di aver detto tutto, almeno le cose più importanti. Poi magari lo scrivo un testo più tecnico, chissà.

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Come diventare un recensore di libri, (retribuito): 6 facili passi di Allena R. Tapia

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:: Mickey – Uomini e topo, Tito Faraci (Add editore, collana Incendi- narrazioni combustibili, 2016), a cura di Maria Anna Cingolo

6 dicembre 2016 by

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La collana Incendi di Add editore racconta la passione di artisti di ogni tipo, sperando che quel fuoco vivo che ha incendiato la vita di scrittori, pittori, sportivi e musicisti spinga “il lettore a fare propria quella passione, o a cercarne altre, ancora più deflagranti.” Tra queste  “narrazioni combustibili” c’è quella di Tito Faraci: “MICKEY, uomini e topo”.

Questo libro è come una chiacchierata in un bar. Come se fossimo seduti al bancone e io vi parlassi di Topolino, spiegandovi perché è così importante per me. Spiegandolo anche a me stesso (…) Quindi ora mettetevi comodi e ordinate un’aranciata (nei bar di Topolinia si beve quella). E ascoltate una storia, fatta di tante storie. Compresa la mia. (pag. 7)

Il libro di Tito Faraci inizia in modo calviniano, catturando immediatamente l’attenzione del lettore e catapultandolo inevitabilmente a Topolinia, senza quasi nemmeno aver iniziato a parlare del suo abitante più famoso.
Generazioni sono cresciute con Topolino, il settimanale che Tito distingue bene dal personaggio attraverso l’uso del corsivo, e in moltissimi hanno imparato a leggere proprio associando le immagini ai testi dei baloon. Eppure quasi tutti preferiscono Paperino e Paperopoli alle avventure del topo con le orecchie tonde che, infatti, viene solitamente considerato antipatico e troppo perfettino, come se Topolino se la tirasse e fosse sempre pronto a fare il primo della classe. Leggendo questo libro capirete quanto tutto questo non sia vero: Faraci cade consciamente nella trappola della sfida tra papero e topo, risolvendo l’agone a favore di quest’ultimo e con argomentazioni che vi sorprenderanno, soprattutto se siete tra quelli che, dopo aver fatto acquisti in edicola il mercoledì, saltano le storie ambientate a Topolinia.
Tito Faraci ci racconta un altro Topolino, quello vero, che da giovane era folle e scavezzacollo nei cartoni animati (come si vede in “Streamboat Willie” e “Plane Crazy”) ma che poi è cambiato, è diventato responsabile e ha fatto le giuste amicizie. Secondo Tito, è semplicemente cresciuto.

“L’irresponsabilità si è trasformata in autentico coraggio. La follia in capacità di accettare e affrontare ciò che sembra impossibile. L’anarchia in indipendenza e autonomia di pensiero. Imparando a uscire dai propri guai, Topolino ha imparato a togliere gli altri dai loro.” (pag. 74-75)

Topolino è gentile dentro e ha tanti amici. Faraci parla anche di loro: Pippo, Pluto, Basettoni, Manetta, Zapotec e Marlin; attraverso la penna di Faraci persino Gambadilegno diventa un nemico-amico e sono interessantissime le pagine che in “Mickey, uomini e topo” sono dedicata al buon vecchio Gamba.
L’autore, inoltre, difende il mondo del fumetto da chi vuole declassarlo e descrive il suo lavoro di sceneggiatore: gli orari, cosa pensa la gente di lui, come si scrive un soggetto, la realtà da cui si prende spunto, quali sono gli argomenti e le parole tabù in Topolino. Faraci ci parla della redazione, che è come una famiglia, e dei colleghi che stima (per citarne alcuni Cavazzano, Ziche, Artibani, Enna e Casty, secondo il fandom un nemico-amico); ci informa sui grandi nomi che hanno scritto e disegnato Topolino (Gottfredson e Scarpa per esempio) ma anche sulla sua ricerca di autori nuovi a disposizione dei quali mette tutta la sua esperienza. Insomma, come promesso nel titolo, vengono raccontati uomini e topo.
Protagonista di questo libro, però, è il rapporto privilegiato tra Tito e Topolino, al quale Faraci vuole davvero bene e ha dedicato tutta la sua vita. Anche quando durante la sua carriera si è allontanato dalla redazione, è stato per poi ottenere una visione d’insieme e capire che senza Topolino non poteva proprio stare. Topolino è suo amico anche se non si sono mai incontrati e Tito ci confessa che sta ancora sperando di ricevere una sua telefonata.

Tito Faraci (nome d’arte di Luca Faraci) nasce a Gallarate il 23 maggio 1965. Fumettista e scrittore, emerge a metà degli anni novanta. È autore di storie per Topolino, PKNA, Dylan Dog, Martin Mystère, Tex, Zagor, Diabolik, Lupo Alberto e tra i primi scrittori italiani ad essersi confrontato con personaggi della Marvel Comics, come Uomo Ragno, Devil e Capitan America. Recentemente ha pubblicato “La vita in generale” (Feltrinelli 2015) ed è autore, insieme allo youtuber Sio, di “Le entusiasmanti avventure di Max Middlestone e del suo cane alto trecento metri” (Feltrinelli, 2016)

Source: ebook inviato dall’editore al recensore. Si ringrazia Enea di Add editore.

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:: Le donne erediteranno la terra di Aldo Cazzullo (Mondadori, 2016) a cura di Irma Loredana Galgano

6 dicembre 2016 by

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Aldo Cazzullo in Le donne erediteranno la terra esordisce affermando che «il nostro sarà il secolo del sorpasso». Inizia così una nutrita serie di postulati, che l’autore elenca fin dall’introduzione al testo, volti a rafforzare la sua tesi, o meglio la sua ipotesi.
Cazzullo evoca il genio femminile, racconta di battaglie contro le ingiustizie e le violenze, contro il masochismo che «ancora le induce a sacrificarsi e a darsi all’uomo sbagliato» e va avanti con questo registro narrativo per oltre cento pagine.
La domanda che viene in mente fin da subito al lettore è: dove vuole andare a parare l’autore quando sostiene che le donne erediteranno la terra?

«Comincia il tempo in cui le donne prenderanno il potere. Perché sanno sacrificarsi, guardare lontano, prendersi cura; ed è il momento di prendersi cura della terra e dell’uomo.»

Quindi, in buona sostanza, le donne devono continuare a svolgere il ruolo che è sempre stato riservato loro, volenti o nolenti, solo che ora possono e devono farlo in grande. Devono “accudire” l’intero pianeta, per “rassettare” e riassettare il caos creato dagli uomini.
Sembra incredibile eppure è proprio questo il ragionamento che segue l’autore.
Cazzullo dedica il libro a sua figlia e a «tutte le ragazze nate nel 2000 che erediteranno la terra». Perché proprio le ragazze nate nell’anno 2000? Il voler rimarcare un grosso cambiamento in atto o solamente sperato individuando una data certa ricorda una certa prassi, tra l’altro anche un po’ superata, di inquadrare fenomeni ed eventi entro precisi limiti temporali. Così è stato fatto per la storia, per la letteratura… e così l’autore vuol fare per il “sorpasso” delle donne sugli uomini.
In realtà leggendo il libro di Cazzullo sembra più che quanto scrive siano mere speranze, desideri di un padre cresciuto secondo i dettami della ideologia “antica” che si sforza di trovare le ragioni del cambiamento più in se stesso, per il “bene” e per il futuro della propria figlia.
L’autore mette nel piatto della bilancia qualche dea romana e alcuni miti greci, le arcinote vicende di Giovanna d’Arco e Santa Caterina da Siena, qualche attrice famosa, Rita Levi Montalcini che oltre a essere stata una brava scienziata era anche ebrea. Lo sterminio è sempre un argomento che prende e infatti l’autore cita svariati esempi di donne che sono scampate alla furia nazista. Sarebbe stato interessante poter leggere anche di altri esempi, che riguardavano altri popoli, gente diversa, differenti colori ma che narravano sempre del coraggio delle donne.
Quando lo fa, elencando le donne europee che hanno scalato la piramide del potere politico, scivola in inutili commenti che demarcano una visione troppo partitica della società. «Persino l’arrembante destra populista si affida alle donne», dice parlando di Marine e Marion Le Pen, Frauke Petry e Beata Szydlo.
Secondo Cazzullo, oggi una donna per emergere «deve troppo sovente comportarsi come un uomo, muoversi come un uomo, quasi “diventare” un uomo». Lui si augura invece che «le nostre figlie potranno valorizzarsi esprimendo appieno la loro femminilità». Ritorna poi sull’argomento parlando di chirurgia estetica e sconsigliando alle donne di effettuare ritocchini in quanto il più delle volte le rendono «meno invitanti» agli occhi maschili.
Ci sono molti buoni motivi per provare a far desistere una donna dalla volontà di sottoporsi a interventi di chirurgia estetica non legati al proprio stato di salute, fisico o mentale, ma quello addotto dall’autore proprio non convince, per non dire che è irritante.
La libertà di una donna non sta anche nel fare scelte indipendenti e non condizionate dall’idea di essere o meno invitante per gli uomini?
L’ipotesi di Aldo Cazzullo si basa in prevalenza sugli esempi di “donne che hanno fatto storia”. Scrittrici, attrici, protagoniste di romanzi, studiose e scienziate, vittime… ma in tutta onestà affermare che le donne erediteranno la terra sulla base di detti esempi è una costruzione un po’ labile. Chiunque può scrivere un libro similare elencando esempi maschili, che pure ci sono, e affermare in base a questo che “gli uomini custodiscono l’eredità della terra”.
Le donne erediteranno la terra di Aldo Cazzullo sembra una sorta di canovaccio per la stesura di una lettera, non un libro, indirizzata a qualcuno in particolare non un pubblico generico, dal quale emerge con chiarezza che l’idea portata avanti dall’autore è quella di una rivincita delle donne, in particolare quelle nate nell’anno 2000, come sua figlia. Un desiderio di rivincita e di rivalsa che però è ben lontano dal concetto di rispetto parità e collaborazione necessario affinché vero cambiamento sia.

Aldo Cazzulllo è nato ad Alba, in provincia di Cuneo, il 17 settembre del 1966. Figlio di un bancario, inizia la sua carriera giornalistica a soli 17 anni, quando comincia a collaborare con un quotidiano locale di sinistra, “Il Tanaro”. Passa poi alla redazione di un’altra testata locale, il settimanale diocesano “La Gazzetta d’Alba”. Successivamente si trasferisce a Milano, dove frequenta la scuola di giornalismo. Nel 1988 inizia a lavorare, in un primo momento come praticante, alla redazione del quotidiano “La Stampa”. Nel 1998 si trasferisce a Roma e nel 2003, dopo quindici anni di lavoro con il quotidiano torinese, passa alla redazione del “Corriere della Sera” in qualità di inviato speciale ed editorialista. Nella sua lunga carriera giornalistica ha raccontato le Olimpiadi Atene, gli attentati dell’11 settembre, il G8 di Genova, gli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi, l’elezione di Benedetto XVI, la vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio del 2006 e molti altri eventi significativi della storia recente. E’ autore di numerose opere. Ha esordito nel 1996 con il volume dal titolo “Il mal francese. Rivolta sociale e istituzioni nella Francia di Chirac”. Ha due figli, Francesco e Rossana.

Source: ebook inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Anna dell’Ufficio Stampa Mondadori.

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:: Il diciassettesimo conte, di Patrizia Marzocchi (Centoautori, 2016) a cura di Federica Belleri

6 dicembre 2016 by

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Jole e Johnny sono cugini. Hanno un’agenzia di investigazioni low cost a Bologna. Lui scrive romanzi rosa, lei li firma. Johnny è omosessuale, preso dalla filosofia Zen. Jole è in sovrappeso, fuma e non si piace per niente.
Jole ha una talpa all’interno della questura e un’amicizia burrascosa con il commissario Pedroni, uomo spigoloso ed egoista, che non esita ad usarla per avere informazioni da lei, per poi mollarla senza modo al suo lavoro di investigatrice. Jole è vulnerabile, si arrabbia spesso e ritiene il commissario un personaggio da abbandonare il prima possibile. Riuscirà davvero a fare a meno di lui?
A clienti piuttosto ordinari, se ne affianca uno con una richiesta singolare: un’indagine “non ufficiale” su una potente e antica famiglia, i Castelli della Torre. La loro storia è davvero complicata e il castello nel quale vivono, il Castellaccio vicino a Bologna, è simile a un feudo. Un vero e proprio maniero che domina tutto, tramandato da padre in figlio.
Da una parte Jole ci porta in bicicletta a zonzo per i quartieri bolognesi che conosce molto bene, ci fa sentire a casa e permette al lettore di meravigliarsi delle bellezze della sua città. Dall’altra ci fa conoscere il potere del denaro e i segreti inconfessabili dei conti Castelli della Torre. Una casata composta da uomini ricchi e troppo sicuri di sé e da donne che sembrano tristi e malinconiche. Ovunque, nel castello, si respira nobiltà, dignità e senso del dovere. È così?
Dal fascismo ai desaparesidos, da Londra a Roma, la crudeltà non ha confine. Chi decide e chi subisce. Chi organizza con freddezza e chi soffre di un dolore muto, che stratifica nel tempo. Chi fugge e chi desidera soltanto acquisire un titolo. Cosa è giusto sapere di questa famiglia? È sempre corretto cercare la verità e riesumare il passato?
Cosa nascondono le mura di Castellaccio? Omicidi o tragici incidenti?
I Castelli della Torre hanno un nome da preservare. Chi paga per tutti? Chi è stato ingannato?
Il diciassettesimo conte mi ha ricordato i gialli di Agatha Christie e di P.D. James. La sfida è stata affidare l’indagine a Jole, una donna che non ha stima di sé, teme la sfiducia da parte degli altri e si sente spesso a disagio. Sfida accolta e ben riuscita. L’improbabile e l’inaspettato formano un mix ideale, che cattura l’interesse del lettore. Un giallo che mi ha particolarmente colpito per la trama, il ritmo e la scelta dei personaggi, anche quelli minori. Consigliato.

Patrizia Marzocchi insegna Lettere nella scuola media. Ha pubblicato numerosi romanzi per ragazzi per Mursia e Salani. I più recenti sono La staffetta delle valli e Ricordare Mauthausen (Gruppo editoriale Raffaello). Ha pubblicato anche romanzi gialli, tra cui Le coincidenze necessarie (Kowalski).

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Centoautori.

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:: Il settimo manoscritto, di Fabrizio Santi (Newton compton, 2016) a cura di Federica Belleri

5 dicembre 2016 by

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Giulio Salviati ha scritto due romanzi gialli di grande successo. Il suo editore sta aspettando il terzo, ma le idee scarseggiano. Non riesce a produrre nulla. Fino ad un misterioso incontro con un uomo dal lungo mantello e il viso nascosto da un cappuccio. Un manoscritto del Cinquecento è stato rubato. Nasconde un enigma mai svelato. Perché l’uomo incappucciato chiede aiuto proprio a Giulio? Cosa contiene il manoscritto da meritare un’attenzione particolare?
L’autore, con “Il settimo manoscritto”, ci porta a Roma attraverso quartieri storici. Ci fa entrare a Villa Chigi, a Palazzo Corsini, a Villa Farnesina e a Palazzo Spada, solo per citare alcuni luoghi di immenso valore. Ci affidiamo poi al protagonista per visitare un monastero in Val di Susa e un convento di suore di clausura. Ci intrufoliamo in biblioteche e archivi storici, cercando la verità sugli scaffali colmi di testi speciali. Accompagnamo Salviati in un’indagine parallela, alla ricerca di un ladro e un assassino pericoloso …
Un messaggio da decifrare, con intuito e intelligenza. Un labirinto di specchi e una serie di cunicoli sotterranei. Luci intermittenti che si vedono attraverso le finestre di un palazzetto all’apparenza disabitato. Omonimie e somiglianze. False prospettive che ingannano la vista e l’udito. Equilibri di ricostruire. Una ricerca a tutto tondo attraverso l’arte, la storia, la filosofia, la scienza e la biologia. Parole su carta tramandate nei secoli, per una diversa visione del tempo e dello spazio, dove corpo e spirito si uniscono. Per dare importanza alla direzione dello sguardo, all’istinto femminile e alla concretezza che contraddistingue il maschio. Guardare per osservare, per soffermarsi e capire …
Intrigante la trama. Buono il ritmo di scrittura. Consigliato.

Fabrizio Santi è nato e vive a Roma. È laureato in Lingue e letterature straniere e insegna inglese in un liceo scientifico romano. Il quadro maledetto, il suo primo romanzo, è stato per settimane in vetta alle classifiche.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Antonella e Simona dell’Ufficio Stampa Newton Compton.

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:: The Doldrums, Nicholas Gannon, (Mondadori, 2016) a cura di Viviana Filippini

5 dicembre 2016 by

gan

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Archer Helmsley potrebbe sembrare un ragazzino come tanti altri diviso tra scuola, amici e sport, ma lui è il protagonista di The Doldrums il primo romanzo dell’americano Nicholas Gannon. Il giovane Helmsley vive con la madre e il padre nella casa dei nonni. L’edificio ha una forma insolita ed è pieno di animali imbalsamati con i quali Archer parla in segreto per non farsi scoprire da nessuno. Archer trascorre una vita nella quale la madre lo controlla e cerca di proteggerlo da qualsiasi cosa. L’atteggiamento della donna potrebbe essere visto come ossessivo e oppressivo ma, la mamma del protagonista è preoccupata per l’incolumità del figlio a causa del trauma causato dalla scomparsa improvvisa dei nonni esploratori di Archer, spariti durante una spedizione in Antartide, senza lasciare tracce. Grazie al fiuto di Oliver, inseparabile amico, il protagonista entra in possesso di un diario e di lettere misteriose scritte proprio dal nonno. La curiosità è tanta e, nonostante lo status iperprotettivo della madre, Archer comincia a viaggiare sulle ali della fantasia, nel tentativo di capire come trovare i nonni scomparsi. Ad aiutarlo in questa mirabolante ricerca Oliver, un giovane aspirante timido filosofo, che con le sue riflessioni riesce a riportare l’amico Archer nel mondo reale e Adelaide, una ragazzina arrivata dalla Francia con il padre. Lei è una ex ballerina con una gamba di legno. Il romanzo di Ghannon è una storia curiosa ed avvincente nella quale Archer dimostra di avere tanta fantasia – per qualche insegnate molto austero anche troppa – ma essa è la peculiarità del suo carattere. Sarà proprio questa qualità che permetterà al protagonista di condividere, con i due amici, rocambolesche avventure in mondi in bilico tra realtà e dimensione fantastica, sempre alla ricerca dei nonni scomparsi nel nulla. A rendere ancora più avvincente la storia, oltre al ben costruito intreccio narrativo, ci sono le illustrazioni dettagliate ed eleganti realizzate dallo stesso autore. The Doldrums (che tradotto vuol dire I depressi) di Nicholas Ghannon è un romanzo per giovani lettori e bastano poche pagine per scoprire che i protagonisti della storia sono tutt’altro che scoraggiati. Anzi, nel libro Archer, Oliver e Adelaide sono al centro di una vicenda narrativa che tratta temi come la ricerca della proprie radici, della propria identità, l’amicizia e l’aiuto tra le parti per la buona riuscita di una missione. A dire il vero, credo che anche gli adulti dovrebbero leggere The Doldrums di Gannon per riscoprire come, a volte, anche se diventati grandi è sempre importante mantenere viva in noi la capacità di vedere il mondo con gli occhi stupiti e curiosi di un bambino. Traduzione A. Carbone.

Nicholas Gannon è autore e illustratore. Si è laureato alla Parsons Design School e vive a Brooklyn. Ha realizzato i primi schizzi di The Doldrums su delle piccole travi di legno che conserva ancora nella casa che ha costruito con le sue mani.

Fonte: acquisto del recensore.

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:: La principessa sbagliata, Ester Trasforini (Gainsworth editore, 2016) a cura di Elena Romanello

5 dicembre 2016 by

vb

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In una foresta impenetrabile c’è una torre in cui un drago tiene prigioniera una bella principessa. Il re suo padre ha promesso una ricompensa a chi la libererà, in molti prodi cavalieri hanno già tentato l’impresa, fallendo: si fa avanti la boscaiola Gemma, che ha tanto bisogno di quei soldi per migliorare la sua vita, ma quello che troverà nella torre sarà molto diverso da quello che pensava e sarà l’inizio di un’avventura trascinante e fuori dagli schemi…
Oggi si parla molto di stereotipi di genere che bisogna superare, di nuove storie che bisogna raccontare soprattutto ai suoi giovani: Ester Trasforini debutta nella letteratura con questo romanzo fiabesco e irriverente, un fantasy che si rifà alle fiabe classiche e alla tradizione di leggende sui draghi, animali che da tempo sono stati rivalutati, con una storia piacevole per tutte le età.
Perché le principesse possono essere molto diverse da quello che si pensava, così come i draghi, e anche i salvatori possono essere salvatrici e non certo di sangue blu, e nelle foreste si possono incontrare tante creature insolite e fuori dalle righe, come uno zombie spaventapasseri in cerca anche lui di una sua identità.
Non è la prima volta che il fantastico in tutte le sue forme parla di ruoli e di eroine, anzi a fantaascienza e fantasy dobbiamo tutta una serie di protagoniste interessanti, guerriere, maghe e regine con grande potere, che hanno portato linfa nuova e suberato tanti stereotipi, molto più che in altri generi. Qui però si va oltre, si crea un’eroina per caso, anzi una protagonista in cerca solo di un guadagno facile, perché nel fantastico spesso si dimenticano gli aspetti pratici della vita, tipo guadagnarsi il pane, cosa comune però sotto tutte le latitudini e in tutti i mondi.
Nelle pagine de La principessa sbagliata c’è anche una forte componente umoristica, non così presente di solito nel fantasy, anche se Gainsworth sembra interessato anche a dar voce a questo filone del fantastico, che sdrammatizza grandi avventure e eroi in tutte le forme, raccontando che ci sono mille strade per vivere avventure e alla fine arrivare all’happy ending da fiaba, andando anche oltre ruoli e abiti che si indossano.
La principessa sbagliata è un romanzo per ragazzi e ragazze, ma anche per adulti, soprattutto per chi negli anni si è stufata di principesse sempre in attesa di principi azzurri che le salvassero. Perché nella vita reale, si sa, ci si salva da soli o con l’aiuto non di principi ma di persone un po’ più reali, come la boscaiola Gemma.

Ester Trasforini, ferrarese, classe 1990, si è occupata di tematiche sociali e adolescenziali a partire dalla sua esperienza nel servizio civile, ma le sue passioni sono i libri e l’animazione. Ha scritto diversi racconti, come Coengen e Il colore della guerra, La principessa sbagliata è il suo primo romanzo e molto probabilmente non sarà l’ultimo. La si può trovare su Facebook sotto Le storie di Ester Trasforini o è contattabile via mail a principessasbagliata@gmail.com

Provenienza: acquisto dell’articolista da Gainsworth editore.

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:: Il buio dentro, Antonio Lanzetta (La Corte editore, 2016) a cura di Elena Romanello

3 dicembre 2016 by

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In una zona fuori da un centro abitato in montagna viene ritrovato il corpo di una ragazza, appeso ad un vecchio salice bianco, legato con filo spinato all’albero. La testa, tagliata, è a parte, sulle radici, e sembra osservare Damiano Valente, accorso sul posto per motivi lavorativi.
Damiano Valente è infatti lo Sciacallo, uno scrittore famoso ma schivo, che nei suoi libri ricostruisce i fatti di cronaca nera più clamorosi: nessuno conosce il suo aspetto, lui diserta volutamente talk show e social, anche perché si trova un volto deturpato da cicatrici e una gamba spezzata e preferisce agire e cercare nell’ombra.
Stavolta però quel corpo e quell’efferrato omicidio gli ricorda qualcosa di personale, la morte della sua amica Claudia, trent’anni prima, nel 1985, quando era un ragazzino, con amici, sogni, la passione per la corsa e tanti progetti andati in frantumi dopo quel fatto, che ha continuato ad ossessionarlo tanto da spingerlo a fare il lavoro che svolge.
Damiano non è solo nella sua ricerca, perché ritrova i due amici da allora, Stefano e Flavio, invecchiati e disillusi anche loro, ma desideroso di scoprire la verità, rivivendo quella folle estate che li cambiati per sempre.
Il cold case, il caso irrisolto che viene riaperto dopo anni, risulta essere molto amato da alcuni anni a questa parte, complice anche l’omonima e ormai conclusa serie tv, ma soprattutto le nuove tecniche di indagine moderna che possono effettivamente aprire vecchi casi. Qui però, più che con investigazioni scientifiche, ci si trova a dover fare i conti con il tema della memoria e del rimpianto, con cose mai risolte e tragedie che segnano e distruggono vite, anche di chi resta e deve sopravvivere senza poter più vivere, come capita a Damiano, antieroe in cerca sempre e comunque di una soluzione nei suoi libri a crimini e omicidi, per compensare quello che per lui è rimasto irrisolto.
Nelle pagine di questa storia italianissima ma universale, ci sono echi più che di Thomas Harris di Stephen King, soprattutto di It e di Stand by me, in questo alternarsi tra un passato perduto, legato ad un’età di innocenza e incoscienza persa per sempre e un presente di rimpianto ma in cui ricercare la verità può essere l’unica possibilità di riscatto, non per risolvere un dramma irrisolvibile, ma per scoprire almeno il perché di certi fatti e evitare che accadano di nuovo.
Un thriller e un viaggio nell’animo umano, tra le illusioni dell’essere giovani e le delusioni dell’essere adulto, ma anche tra il voler ricordare quello che si è stati, malgrado tutto, e il voler dare una conclusione ad un qualcosa rimasto aperto come una ferita. Che non si risanerà, ma almeno forse si potrà voltare pagina.

Antonio Lanzetta è nato a Salerno e ha pubblicato per La Corte i due fantascientifici Warrior e Revolution.
Nel 2015 ha scritto invece il racconto thriller Nella pioggia, finalista al premio Gran Giallo di Cattolica e arrivato al primo posto della classifica dei racconti più venduti su ebook. Con Il buio dentro continua a esplorare il thriller e le sue infinite sfumature.

Source: acquisto dell’articolista da La Corte editore.

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