Latitante Numero Uno. Sterminatore di poliziotti. Bisbigli nei caffè e nei giardinetti pubblici davanti al castello Estense. Autopattuglie in processione per le strade del centro.
Sguardi vigili e attenti dietro i finestrini. Delinquenti di poco conto e potenziali delinquenti a ridosso dei muri, assenti giustificati da ogni momento della vita sociale cittadina: l’ora dell’aperitivo non era mai stata cosi triste. Chi era il killer in bicicletta? Una domanda da un milione di euro. L’assassino neorealista, capace di far piombare il medioevo su Ferrara.
Torna Malatesta, lo sbirro anarchico, goloso di noodles Lucky Me! e tifoso della Spal, creatura di carta figlia della penna di Lorenzo Mazzoni e lo fa nel silenzio quasi generale della critica e finanche dei blog. Ho cercato recensioni online, anche solo qualche commento ed è strano notare come sia quasi completamente ignorato. Male, dico io, perché la scrittura di Mazzoni merita, unisce tocchi di ironia a una struttura tipicamente noir, con virate surrealiste che divertono e nello stesso tempo spingono alla riflessione.
La mosca, in pelliccia e sciarpa di lana, che ronza, molto chandlerianamente, non può che strappare un sorriso in un angusto ufficio di polizia, mentre a Ferrara si indaga sulla morte di quattro poliziotti. Un misterioso individuo a bordo di una bici li ha uccisi davanti a un pub. A Malatesta il compito di scoprire l’identità del killer e le sue oscure motivazioni.
La storia è concentrata in una novantina di pagine, forse più una novella che un romanzo, ma dense di sulfureo umorismo e non troppa velata critica sociale. La globalizzazione, il razzismo, (La DIGOS era impegnata a interrogare extracomunitari con qualche precedente penale, totalmente estranei ai fatti di quell’ultimo mese), l’anarchia si innestano in una struttura narrativa efficiente e funzionale a cosa l’autore vuole trasmettere, pur non cedendo alle regole dell’ intrattenimento.
Leggere Riti propiziatori di un uomo perbene insomma è un’ esperienza piacevole oltre che istruttiva. Il gioco metaletterario che unisce il killer a Stephen King, per esempio è uno degli inside joke, di cui Mazzoni si serve per i suoi funambolici paradossi, che lasciano nel lettore sempre un retrogusto amaro. Il gioco riesce proprio per l’analfabetismo, diciamo funzionale, della proprietaria dell’ Hotel Belvedere, nel quale non si vede un libro in giro.
― Esistono ancora gli scrittori? ― aveva chiesto lei, quando Stefano le aveva rivelato la sua professione.
― Ho venduto milioni di copie con il mio nome d’arte: Stephen King, lo avrà sentito nominare.
― E un nome straniero.
― Inglese, si. Ma io i libri li scrivo in italiano, quando compare la dicitura “traduzione di”, e una bugia. Il mio editore e un tipo in gamba: sa che non voglio essere scocciato e per tenere nascosta la mia vera identità fa stampare nei quarti di copertina la foto di questo tizio con gli occhiali. ― Stefano aveva prontamente tirato fuori dalla valigia una copia di It e l’aveva mostrata alla donna. ― E un brav’uomo, che si presta al gioco. E un bidello di una scuola primaria di Longobucco.
Ecco per dare un esempio del tipo ironia di cui parlavo prima che rende veloce la lettura e affatto pesante o noiosa. Dopo sprazzi sulla vita del killer, Mazzoni si concentra sull’ indagine di Malatesta, impegnato a far luce sul passato dei quattro poliziotti per vedere se c’è un elemento comune che li possa collegare alla ragione della loro esecuzione.
Capannoni industriali, cieli tersi, le vie di Ferrara, anche lo scenario urbano, si inserisce nella costruzione della trama, tesa come abbiamo visto allo svolgimento dell’indagine e a scoprire la vera natura del killer, tanto oscura a Malatesta, quanto al lettore.
Intorno a Ferrara tutti i campi erano luminosi, quasi fluorescenti. Migliaia di piante di girasole abbagliavano, con i loro fiori gialli, ogni spazio coltivato. Tra i capannoni di Salvi Frutta, dietro al Mercatone Uno, a fianco della strada che costeggiava la nuova caserma dei Vigili del Fuoco, si incuneavano in ogni spazio libero, fin sotto il cavalcavia e a ridosso del cantiere della metropolitana di superficie. Sullo sfondo i palazzoni a piu piani della prima periferia di via Ippolito Nievo e viale Krasnodar. La distesa infinita di giallo diventava ancora piu fluorescente e luminescente a contatto con le tinte pastello del cielo: un grigio spesso, quasi di piombo, strappato da qualche quadro iperrealista, un muro di fabbrica inglese della rivoluzione industriale stampato sull’etereo.
Finché sbuca una testimone a cui sembra di aver visto Brad Pitt. Lascio a voi scoprire come Malatesta arriverà al killer e che conclusione l’autore ha scelto per la storia. Buona lettura.
Lorenzo Mazzoni è nato a Ferrara nel 1974. Ha abitato a Londra, Istanbul, Parigi, Sana’a, Hurghada e ha soggiornato per lunghi periodi in Marocco, Romania, Bulgaria, Vietnam e Laos. Scrittore, saggista e reporter ha pubblicato numerosi romanzi, fra cui Apologia di uomini inutili (Edizioni La Gru, 2013), Quando le chitarre facevano l’amore (Edizioni Spartaco, 2015; Premio Liberi di Scrivere Award), Un tango per Victor (Edicola Ediciones, 2016). È il creatore dell’ispettore Pietro Malatesta, protagonista dei noir (illustrati da Andrea Amaducci ed editi da Koi Press) Indagini di uno sbirro anarchico (2011), La Tremarella (2012), Termodistruzione di un koala (2013), Italiani brutta gente (2014), Il giorno in cui la Spal vinceva a Renate (2015). Il suo ultimo romanzo, Il muggito di Sarajevo (2016), è stato pubblicato da Edizioni Spartaco. È docente di scrittura creativa, reportage e fotografia, in Italia e all’estero, per Corsi Corsari e Mille Battute, e curatore del service editoriale ThinkABook. Collabora con Il Fatto Quotidiano. I suoi libri sono tradotti in spagnolo, romeno e inglese.
Source: pdf inviato dall’Editore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Koi Press”.
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Dal 19 al 23 aprile torna sotto la Mole Torino che legge, la settimana della lettura che si è diffusa ormai in varie città europee e non solo su modello della festa dei libri per San Jordi a Barcellona, dove ci si scambiano libri e rose, soprattutto per le donne.
Ciao Rena. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Scrittrice, terapeuta, insegnante. Chi è Rena Olsen? Punti di forza e di debolezza.
L’aria fresca accarezza il volto delicatamente, soavemente e pettina i capelli con la stessa cura di una madre premurosa, le foglie danzano al ritmo simbiotico della melodia cittadina costituita da voci, motori, suonerie, risate e passi, il sole mostra le sue braccia lucenti e tinteggia il luogo, come un pittore, mentre dipinge la sua tela. Al quinto piano della sede di Mondadori Electra è presente l’angelo delle parole, l’agrifoglio dei cuori, la guerriera della letteratura, il diamante per i giovani; le sue parole delicate come la rugiada del mattino, precise come la natura pura e, infinite come la sabbia nel deserto, sono state tradotte in venti paesi. Ecco, quindi, Sveva Casati Modignani. Durante il primaverile 11 aprile è presentato, per la prima volta ai futuri lettori, ‘’Un battito d’ali’’, un’autobiografia nella quale l’Autrice dattiloscrive ricordi che la trasportano alla fine degli anni cinquanta a Milano, quando è una ragazza che si sta avventurando, come il Genovese con il Nuovo Continente, nell’inesplorato mondo del lavoro. Approda, prima, in un ufficio di rappresentanza commerciale come segretaria, poi, giunge in una prestigiosa galleria d’arte per scoprire, infine, il giornalismo. Decide, però, di ritornare in patria diventando una casalinga e, successivamente, riparte per un nuovo viaggio dal quale non è ancor oggi tornata: la stesura di opere straordinarie. Come sfondo è incredibilmente descritta una Milano prosperosa, traboccante di piccole botteghe, echeggianti d’immensa passione, in cui lo spettacolo viene, però, interrotto da un vile maschilismo. Il vento che guida la caravella, sempre nella direzione giusta, è papà Achille, un uomo sensibile, premuroso, amorevole che spesso, in silenzio, solamente con sguardi e gesti, riesce a farle conoscere la perfetta perfezione dell’affetto. “Un battito d’ali’’ grida, armoniosamente, al lettore di imparare dagli errori, di conservare costantemente l’umiltà e inseguire per ogni scelta il miglior segugio del mondo: l’istinto, significando un esempio, presente e futuro, del passato ‘’Trattato del Sublime.’’ Nella sala riunioni di Mondadori Electra la rappresentante della letteratura moderna italiana nel mondo, dialoga con gli invitati e raffinatamente dice


























