:: Un’intervista con il Professore Francesco Anghelone, curatore assieme ad Andrea Ungari dell’Atlante Geopolitico del Mediterraneo a cura di Giulietta Iannone

10 marzo 2025 by

Buongiorno professore, lei è stato docente di Storia delle Relazioni internazionali alla Sapienza di Roma e da diversi anni cura la pubblicazione dell’Atlante geopolitico del Mediterraneo, giunto all’edizione 2024. “Il Mediterraneo ha sempre occupato un ruolo centrale nelle dinamiche geo­politiche globali, un crogiolo di civiltà che ha plasmato la storia, la cultura e le economie di ben tre continenti. Questa regione assume oggi una rilevan­za ancora maggiore, rappresentando il cuore di cruciali questioni geopolitiche, economiche e ambientali che influenzano direttamente e indirettamente il fu­turo di molte nazioni al di là delle sue coste” cito Paolo de Nardis nella prefazione dell’Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2024. Il Mediterraneo mai come in questi anni si può dire sia un sorvegliato speciale. Perlomeno gli stati che si affacciano sulle sue sponde. Sebbene le previsioni sembrino voler far ritenere lo spostamento del baricentro geostrategico globale verso l’indopacifico, il Mediterraneo riveste ancora il suo ruolo di ponte per una composizione pacifica delle frizioni e criticità di questi anni?

R: Il Mar Mediterraneo si conferma un’area di cruciale importanza nelle dinamiche geopolitiche ed economiche internazionali, e tale centralità è destinata a perdurare nei prossimi anni. Pur rappresentando soltanto l’1% della superficie marina globale, il Mediterraneo riveste un ruolo di primo piano nel commercio marittimo mondiale. Secondo il Rapporto Italian Maritime Economy 2022 del Centro Studi SRM, attraverso questo bacino transita circa il 20% del traffico marittimo globale. Inoltre, il Mediterraneo è attraversato da circa il 27% delle rotte commerciali containerizzate e gestisce il 30% dei flussi di petrolio e gas, inclusi quelli trasportati tramite oleodotti, lungo le principali direttrici nord-sud ed est-ovest. Tuttavia, negli ultimi quindici anni, la regione mediterranea è stata teatro di numerose crisi che ne hanno compromesso la stabilità, tra cui il conflitto libico, la guerra in Siria e, più recentemente, l’inasprimento delle tensioni nel contesto israelo-palestinese. Questi eventi non solo hanno avuto ripercussioni socio-economiche significative sui paesi della sponda sud, ma hanno altresì inciso profondamente sugli interessi strategici dell’Europa, esponendone le vulnerabilità in termini di sicurezza e approvvigionamento energetico. In questo contesto, si rende necessaria un’azione più incisiva da parte dell’Unione Europea, al fine di riaffermare il proprio ruolo storico nella regione e contrastare l’influenza crescente di attori esterni con rilevanti interessi economici e strategici, in primis Cina e Russia. Un rinnovato protagonismo dell’UE nel Mediterraneo appare essenziale non solo per la stabilità dell’area, ma anche per la tutela degli equilibri geopolitici globali.

Alcuni analisti addirittura azzardano di rifondare l’Unione Europea in favore di un’unione dei paesi del Mediterraneo. Come valuta questa ipotesi?

R: L’ipotesi in questione appare altamente improbabile. Le recenti dinamiche della politica internazionale evidenziano in maniera inequivocabile come l’Unione Europea necessiti di un significativo rafforzamento della propria capacità di azione politica. Tuttavia, tale evoluzione risulta spesso ostacolata dalla diversità degli interessi nazionali dei suoi Stati membri, che ne limitano la coesione e l’efficacia decisionale. In questo contesto, l’idea di un’unione tra i paesi del Mediterraneo, o addirittura di un’integrazione tra l’UE e gli Stati della regione, si configura come un’ipotesi ancor meno realistica in termini di concreta fattibilità politica. Ciò che appare invece imprescindibile è la necessità per l’Europa di ricostruire un dialogo strutturato con i paesi della sponda sud del Mediterraneo, ridefinendo le basi su cui si fondano le relazioni tra le due rive del bacino. Risulta evidente, infatti, che l’Unione Europea non rappresenta più l’unico interlocutore possibile per i paesi della regione, i quali hanno progressivamente diversificato le proprie partnership economiche e strategiche, in particolare con la Cina, per quanto concerne gli investimenti e il sostegno finanziario, e con la Russia, in termini di cooperazione in materia di sicurezza. Alla luce di tale scenario, appare imprescindibile adottare un approccio innovativo nei rapporti tra l’Europa e i paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, basato sulla creazione di progetti di sviluppo condivisi e sulla convergenza di interessi strategici, tenendo conto delle specificità e delle priorità di ciascun attore regionale. Solo attraverso una politica fondata su cooperazione paritaria e obiettivi comuni, l’UE potrà ambire a esercitare un ruolo realmente incisivo nel contesto mediterraneo, contrastando al contempo l’influenza crescente di attori esterni alla regione.

La recente guerra in Ucraina ha destabilizzato l’Europa e l’Occidente tutto, rendendo necessaria la riorganizzazione di strutture politiche e militari come la NATO e l’Unione Europea, che mai come in questi frangenti stanno testando i limiti della loro tenuta. C’è speranza di riprendere una strada di cooperazione e sviluppo, della cui necessità hanno capito l’importanza, per esempio, i paesi aderenti ai BRICS, o ci avviamo verso una crescente militarizzazione penalizzando welfare, e benessere dei cittadini comunitari?

R: Il piano recentemente proposto dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, volto a rafforzare la difesa comune europea, avrà inevitabili ripercussioni sulla spesa pubblica, incidendo in particolare sulle risorse destinate al welfare nei paesi che decideranno di aderirvi. Tuttavia, l’attuale scenario geopolitico internazionale e la recente postura assunta dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, impongono all’Unione Europea un incremento significativo delle proprie spese per la sicurezza e la difesa. In un contesto globale caratterizzato dall’emergere e dal rafforzarsi di nuove potenze internazionali, l’UE non può più permettersi di delegare la propria sicurezza a soggetti esterni, come è avvenuto negli ultimi ottant’anni. Gli Stati Uniti, del resto, sollecitano da tempo l’Europa affinché aumenti il proprio impegno finanziario in materia di difesa, una richiesta motivata anche dalla necessità di concentrare le proprie risorse sulla crescente competizione strategica con la Cina nella regione del Pacifico. Tali pressioni non sono un fenomeno recente, ma risalgono almeno alla presidenza di Barack Obama, segnalando un cambiamento strutturale nella politica di sicurezza statunitense. L’Unione Europea, pertanto, non può ambire a essere un attore globale credibile né a tutelare efficacemente i propri interessi senza dimostrare una reale capacità di gestire in autonomia la propria sicurezza e difesa. L’attuale fase storica, segnata da profondi mutamenti negli equilibri internazionali, impone una rivalutazione delle priorità politiche e finanziarie dell’Europa, con un necessario bilanciamento tra esigenze di sicurezza e sostenibilità economica.

Sarà il Mar Nero il possibile casus belli di un ipotetico, e si spera remoto, scontro diretto tra Europa e Russia, che alcuni analisti russi addirittura fissano per il 2027 se non si perviene a una risoluzione diplomatica? È in previsione di questa eventualità che l’Europa sta serrando i suoi ranghi chiedendo agli stati membri, anche a costo di un pesante indebitamento, di investire maggiormente nella difesa? Studiando l’area approfonditamente in questi anni con il suo Centro di ricerca quali sono le criticità che ha evidenziato? E c’è ancora margine di trattativa per evitare uno scontro armato tra Europa e Russia, tenendo anche conto del disimpegno statunitense?

R: Le potenziali aree di tensione tra l’Unione Europea e la Federazione Russa si configurano come nodi strategici in un contesto internazionale complesso e in continua evoluzione. Un esempio emblematico è rappresentato dalla regione della Transnistria (Repubblica Moldava di Pridniestrov, PMR), un territorio separatista situato nella parte orientale della Moldavia, lungo il confine con l’Ucraina. La Transnistria si autoproclamò indipendente nel 1990, in seguito al crollo dell’Unione Sovietica, ma non ha mai ottenuto riconoscimento ufficiale da parte della comunità internazionale, rimanendo, di fatto, annessa alla Moldavia ai sensi del diritto internazionale. Nonostante ciò, la presenza di truppe russe e il sostegno economico e politico offerto dalla Federazione Russa consolidano il ruolo di questo territorio come possibile fonte di instabilità regionale, fungendo da potenziale punto di contesa nelle relazioni tra l’UE e la Russia. Parallelamente, un’altra area di particolare interesse e criticità è costituita dalle Repubbliche Baltiche, dove la presenza di una significativa comunità russofona ha alimentato, nel corso degli anni, dibattiti interni ed esterni in merito all’identità nazionale e alla sicurezza regionale. Le dinamiche in queste aree sono ulteriormente complicate dall’evoluzione del contesto geopolitico, in cui la recente aggressione russa nei confronti dell’Ucraina ha acuito le preoccupazioni dei paesi confinanti. In risposta a tale scenario, paesi come la Svezia e la Finlandia hanno intrapreso percorsi di integrazione nell’alleanza atlantica, sottolineando l’urgenza di un rafforzamento dei meccanismi difensivi e della cooperazione militare all’interno dell’UE. La questione della sicurezza e della difesa europea, pertanto, assume una rilevanza strategica non solo dal punto di vista militare, ma anche in termini diplomatici. Una capacità difensiva insufficiente incide direttamente sulla credibilità dell’Europa come attore globale, limitando le possibilità di negoziazione e di equilibrio nei confronti di una superpotenza come la Russia. In tale prospettiva, il rafforzamento delle capacità militari e la costruzione di un assetto difensivo più robusto appaiono indispensabili per consentire all’UE di esercitare una politica estera autonoma e credibile, capace di tutelare efficacemente i propri interessi e quelli dei paesi membri. In conclusione, il rischio di conflitti armati e di escalation delle tensioni nel bacino eurasiatico impone alla comunità europea di investire nella costruzione di un sistema di sicurezza integrato e multilaterale, che sappia coniugare gli interessi economici, politici e strategici. Solo attraverso un rafforzamento sia militare che diplomatico l’Europa potrà ambire a stabilire un equilibrio di potere che riduca le possibilità di crisi e garantisca la stabilità nell’area, in un’epoca in cui l’emergere di nuove potenze e il riposizionamento degli attori internazionali rendono il panorama globale sempre più incerto e competitivo.

State lavorando all’Atlante del 2025, può anticiparci qualche linea guida del prossimo testo e quando si prevede la pubblicazione?      

R: Speriamo di vedere l’Atlante 2025 nelle librerie già nel mese di aprile. Stiamo concludendo il lavoro che, come ogni anno, è reso complesso dalla rapida evoluzione degli eventi nella regione. In questa edizione analizzeremo, come sempre, gli undici paesi della sponda sud del Mediterraneo, e proporremmo un’analisi delle politiche di Cina e Stati Uniti nel bacino. Non mancherà poi un approfondimento sulla caduta del regime di Assad e sugli effetti che ciò ha prodotto su alcuni paesi molto coinvolti nel dossier siriano.

:: Mostri e streghe della mitologia classica di Alessandra Pagano (Newton Compton Editori 2024) a cura di Valentina Demelas

8 marzo 2025 by

Fin dall’antichità, le storie di creature terrificanti hanno aiutato l’uomo a dare una forma alle proprie paure, trasformandole in figure mitologiche potenti e suggestive. La mitologia greco-romana è ricca di mostri e incantatrici, esseri straordinari che hanno plasmato l’immaginario occidentale: dal Minotauro intrappolato nel labirinto di Cnosso al ciclope Polifemo, dalla letale chioma di serpenti di Medusa, all’Idra dalle teste che ricrescono, fino alle enigmatiche figure di Circe e Medea, celebri per il loro dominio sulla magia e per le loro azioni crudeli.

Nel suo libro Mostri e streghe della mitologia classica, edito da Newton Compton, Alessandra Pagano accompagna il lettore alla scoperta di queste figure leggendarie, proponendo una rassegna esaustiva delle creature più inquietanti dell’antichità. Con un approccio chiaro e coinvolgente, l’autrice esplora le origini, le caratteristiche e i significati di queste entità mitologiche, attingendo alle principali fonti classiche per ricostruire le diverse versioni dei racconti che le vedono protagoniste.

Ogni capitolo è dedicato a una figura specifica, arricchito da una prosa semplice, scorrevole, ma accurata e minuziosa ricca di approfondimenti, ricostruzione delle genealogie, caratteristiche e vicende narrate nei testi antichi. La narrazione permette di seguire l’evoluzione dei miti attraverso il tempo, grazie a un’attenta analisi delle interpretazioni fornite dagli autori classici. Il risultato è un libro accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta alla mitologia, ma al contempo dettagliato e ricco di informazioni per chi ha già familiarità con l’argomento.

Sfogliando le pagine, si incontrano figure emblematiche come Argo, il gigante dai cento occhi, la ninfa Scilla, i selvaggi Centauri, il serpente Pitone e la “madre di mostri” Echidna, oltre ai già citati Polifemo e Minotauro. Un ruolo significativo è riservato anche alle donne della mitologia dotate di poteri straordinari e non mancano riferimenti a creature meno conosciute, esplorate in un’appendice dedicata ai miti meno noti, che permette di scoprire figure spesso dimenticate.

L’autrice offre un quadro completo, evitando di spettacolarizzare le leggende, ma al contempo mantenendone intatta la forza evocativa con uno stile fluido e mai eccessivamente accademico, rendendo la lettura piacevole senza sacrificare l’accuratezza storica. Ogni racconto è supportato da riferimenti letterari e citazioni tratte direttamente dalle opere di autori antichi, come Omero, Eschilo e Diodoro Siculo, per dare maggiore profondità al discorso e permettere ai lettori di entrare in contatto diretto con le fonti.

Più che una semplice raccolta di storie, questo magnifico saggio invita a riflettere sul significato simbolico delle figure mitologiche: i mostri rappresentano il caos e l’ignoto, la minaccia all’ordine imposto dagli dèi e dagli uomini, mentre le streghe incarnano il timore dell’arcano e della trasgressione delle leggi naturali. Questi racconti non solo affascinavano gli antichi, ma servivano anche a trasmettere insegnamenti morali, ammonendo, ad esempio, contro l’arroganza, la sete di potere e l’eccesso di fiducia nelle proprie capacità.

Un’opera generosa di spunti di riflessione che si rivolge sia a chi desidera avvicinarsi per la prima volta a questo universo narrativo, sia a chi è già appassionato di miti antichi e vuole approfondire la conoscenza di figure straordinarie. Perfetto per chi ama le storie senza tempo e il fascino dell’immaginario mitologico.

Alessandra Pagano è nata a Cosenza nel 1982 e si è laureata in Conservazione dei beni culturali presso l’Università della Calabria. Insegnante nei licei, è anche giornalista pubblicista dal 2011. Collabora, tra gli altri, con «Storica National Geographic». Si interessa di storia dell’arte, ricerca genealogica e storia della Chiesa. La Newton Compton ha pubblicato 1001 quiz sulla storia dell’arte, La storia d’Italia in 100 opere d’arte e Mostri e streghe della mitologia classica.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton Editori.

:: Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda di Paolo Gulisano (Newton Compton Editori 2024) a cura di Valentina Demelas

6 marzo 2025 by

Tra boschi incantati e pietre intrise di leggenda, nel cuore dell’Inghilterra medievale, Paolo Gulisano ci conduce nel regno di Camelot con il suo saggio Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda, edito da Newton Compton. Nel seguire le gesta di Re Artù e dei suoi fedeli cavalieri, il lettore viene coinvolto da una sapiente ed emozionante narrazione. C’è la meraviglia pura di fronte alle imprese eroiche di Lancillotto e Galahad, l’ammirazione per la saggezza di Mago Merlino e per il coraggio incrollabile dei cavalieri. Ogni capitolo è un viaggio emotivo: dalle esultanze per vittorie nelle battaglie feroci fino alla commozione per i sacrifici compiuti in nome dell’onore e dell’amicizia. Le pagine scorrono con un ritmo avvincente, facendo riecheggiare nel cuore del lettore il clangore delle spade, il battere degli zoccoli e i sussurri di segreti custoditi nei boschi di Avalon.

La bellezza di questo libro risiede nella sua potenza evocativa. Gulisano infonde nuova vita alla leggenda di Artù, presentandola con una freschezza che fa risplendere personaggi e luoghi come se si rivelassero per la prima volta. Le descrizioni sono vivide e poetiche: si può avvertire il profumo dell’erba bagnata nei giardini di Camelot all’alba e si può vivere la trepidazione dei cavalieri in partenza per un’impresa rischiosa. Il racconto, pur rispettando il sapore epico della tradizione, tocca corde intime dell’animo umano, affrontando sentimenti universali: il tradimento che lacera il cuore, l’amore che redime e consola, l’amicizia che perdura oltre il tempo e le avversità.

Tuttavia, Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda non è solo un’opera narrativa, ma anche un vero e proprio saggio. Attraverso un’analisi dettagliata, l’autore inserisce la leggenda arturiana nel suo contesto storico e geografico, offrendo una panoramica affascinante sulla Britannia pre e post romana. Gulisano ci guida attraverso le antiche radici della leggenda, partendo dalla resistenza dei Britanni contro gli invasori sassoni e arrivando alla mitica corte di Camelot.

L’opera ripercorre la storia di Re Artù con attenzione, soffermandosi sugli autori che hanno contribuito alla sua immortalità nel tempo, come Goffredo di Monmouth, autore dell’Historia Regum Britanniae, e Sir Thomas Malory, che con La Morte di Artù ha consolidato il mito nella letteratura occidentale. Ogni episodio chiave viene trattato con precisione e passione: dall’ascesa di Artù alla sua ultima battaglia contro Mordred, dalla ricerca del Santo Graal ai tormenti d’amore tra Lancillotto e Ginevra, senza dimenticare la storia di Tristano e Isotta.

Alla fine del viaggio, il lettore chiude il libro con la sensazione di aver vissuto un’avventura straordinaria. Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda è molto più di un semplice resoconto storico o di una narrazione epica: è un’opera che cattura l’anima della leggenda, rendendola accessibile a tutti e davvero coinvolgente. Gulisano riesce a far rivivere il mito con una scrittura avvincente, capace di trasportare chi legge in un’epoca di eroi e di valori senza tempo. Il risultato è un tributo splendido a una delle saghe più amate della storia, capace di ispirare generazioni e di mantenere viva la fiamma della cavalleria e dell’onore.

Paolo Gulisano è saggista, scrittore, profondo conoscitore della cultura celtica, autore di numerosi saggi biografici e storici dedicati a personaggi e temi della cultura britannica, è considerato uno dei maggiori esperti italiani di letteratura fantasy. Ha scritto oltre 40 libri su figure come Tolkien, Lewis, Chesterton, Wilde, Melville, Newman, Thomas More, Stevenson e Conan Doyle, oltre che testi storici sulla Scozia e l’Irlanda. Molti dei suoi libri sono stati tradotti e pubblicati all’estero. Vice presidente della Società Chestertoniana italiana, collabora con diverse riviste e siti web. La Newton Compton ha pubblicato Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton Editori.

:: SeGreta Garbo La prima diva queer di Stefano Mastrosimone (Love – Compagnia Editoriale Aliberti 2024) a cura di Valentina Demelas

5 marzo 2025 by

Pubblicato sotto il marchio Love della Compagnia Editoriale Aliberti, SeGreta Garbo. La prima diva queer di Stefano Mastrosimone offre un ritratto inedito e affascinante di una delle più grandi stelle del cinema mondiale, un’icona senza tempo. Il libro non si limita a raccontare l’ascesa artistica di Greta Garbo, ma ne svela il lato più autentico e rivoluzionario, restituendole il ruolo di pioniera queer in un’epoca che ancora non aveva parole per definirla.

Pagina dopo pagina si va oltre la storia conosciuta dell’attrice, oltre la sua immagine: si scopre e si abbraccia un simbolo di libertà, eleganza, modernità e ribellione. Greta Garbo fumava, guidava, indossava pantaloni e giacche maschili con disinvoltura e parlava di sé stessa al maschile, scardinando le convenzioni di genere già alla fine degli anni Venti. Mastrosimone ricostruisce con precisione e passione il percorso di questa donna straordinaria, nata in una famiglia operaia di Stoccolma nel 1905 e diventata, nel giro di pochi anni, una diva inarrivabile. Il libro segue la sua carriera fulminante: dagli esordi in Svezia alla scoperta da parte del regista Mauritz Stiller, fino alla consacrazione a Hollywood grazie alla casa di produzione cinematografica Metro Goldwyn Mayer, di cui divenne rapidamente l’attrice di punta fra gli anni Venti e gli anni Quaranta.

Oltre alla carriera, il libro illumina la sua complessa vita sentimentale, raccontandola senza morbose curiosità, mostrando la sua inclinazione affettiva al di là delle etichette. Ne emerge un ritratto di donna libera, poco incline ai compromessi e determinata a rimanere padrona della propria esistenza. È proprio nell’indagine della sua identità e della sua immagine pubblica che questa biografia trova il suo punto di forza. L’autore sottolinea come il fascino androgino della Garbo fosse al tempo stesso il segreto del suo successo e la causa di una certa diffidenza da parte dell’industria cinematografica maschilista. Con straordinario anticipo sui tempi, la Garbo incarnò un’idea di genere fluida e un’identità che oggi definiremmo non binaria, anticipando molte battaglie contemporanee.

Un passaggio molto interessante dell’opera è l’analisi delle ragioni del ritiro dalle scene della Divina,avvenuto nel 1941 quando aveva solo 36 anni. Mastrosimone analizza le ragioni di questa scelta: la disillusione nei confronti di Hollywood, il desiderio di sottrarsi alle pressioni dello star-system e il bisogno di autenticità. Dopo due decenni di successi, l’attrice scelse il silenzio, rifiutando offerte milionarie e lasciando dietro di sé un’aura di mistero che alimentò il suo mito.

SeGreta Garbo. La prima diva queer è una biografia avvincente e rigorosa, capace di restituire la Garbo non solo come leggenda del cinema, ma come donna moderna, anticonformista e coraggiosa. Un libro imperdibile per chi vuole riscoprire un’icona che ha sfidato il suo tempo e continua a ispirare ed emozionare ancora oggi.

Stefano Mastrosimone è autore/ideatore di programmi televisivi, ha lavorato con alcuni dei volti più amati della televisione: Fabrizio Frizzi, Lorella Cuccarini, Amadeus, Antonella Clerici, Gerry Scotti, Enrica Bonaccorti, Alberto Castagna e Al Bano. Ha pubblicato i libri: “Una specie di follia” (Aliberti editore, 2010) e “Donne dell’altro mondo”. È ideatore e sceneggiatore dei due film documentario “Conversazioni con Alda Merini” e “Valentina Cortese. L’ultima Diva”.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Love – Compagnia Editoriale Aliberti.

:: Pier Francesco Latte VERSO IL MONDO nero_latte edizioni

5 marzo 2025 by

Entrando in questo libro, il lettore varcherà la soglia di una casa – e più d’una- ne sentirà l’energia, le memorie intrise nelle stanze, sedimentate nelle cose di uso comune che nelle poesie di Pier Francesco Latte, declinate in una lingua chiara e assai comunicativa, divengono testimoni silenziose, ma non mute, di ogni avvenimento felice o doloroso, sempre accrescitivo. Nei suoi versi il poeta trasfigura il vissuto in una metafora continua, lui e le cose, lui e i sentimenti provati vanno e vengono, travasano tra animato e inanimato, come vi fosse un flusso ininterrotto tra materiale e immateriale, tra organico e materico, una vera testimonianza di quello che la fisica quantistica definisce con l’espressione entanglement […]  Dalla prefazione di Rossella 

Tempesta 

I tessuti cominciano a consumarsi, 

la pelle del viso invecchia, 

i solchi diventano più visibili. 

Le ferite prendono forma: 

il tempo le cancella. 

Corpo: unica sede possibile. 

Pier Francesco Latte (Napoli, 1993). Diplomato al liceo classico a Napoli, ha studiato percussioni presso il Conservatorio di Avellino. Si è laureato in Psicologia presso l’Università di Parma. Attualmente vive a Parigi dove lavora come psicoanalista e psicoterapeuta Gestalt.

:: Uccidi i ricchi di Sandrone Dazieri (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

5 marzo 2025 by

Mai come in questo momento par diventare d’attualità questo intrigante romanzo  di Sandrone Dazieri: “Uccidi i ricchi”  il mondo in cui deve confrontarsi , l’ex vicequestore Colomba Caselli rassegnate le dimissioni di servizio e riciclatasi come detective privato.
Una Caselli coinvolta in un’apparentemente cervellotica indagine da Donatella Sermonti, vicedirettrice del Dis – il Dipartimento informazioni per la sicurezza, che coordina l’attività delle agenzie dei Servizi segreti per conto del governo –  in cui sarà costretta a confrontarsi con “I Ricchi” quelli che ormai sembrano avere tutto il potere e peggio, perché possono davvero tutto in  questo mondo. Proprio contro i Super Ricchi (qui si parla di una specie di cerchio magico dei 400) i componenti di quell’oligarchia che governano l’economia e gli equilibri mondiali. I primi venti poi dispongono di  assoluto potere. E naturalmente comandano su tutto. E ciascuno di noi contribuisce ad accrescere la loro disumana ricchezza . Chi di noi  non si serve di un qualche loro servizio? Web, farmaci, armamenti.  Proprio così : ci siamo, eh direte, e  lo viviamo ogni giorno sulla nostra pelle in questa epoca che fa da scenario ai Trump,  ai Musk, al business condotto dai colossi del web nell’arroventato scacchiere geopolitico dove le superpotenze decidono la vita e la morte di popoli  e giocano pericolosissime  sulle teste di noi tutti ? Un’altra guerra è cominciata, quante ce ne saranno ancora per appagare la loro fame di volenza e predominio?
Un titolo geniale poi : UCCIDI I RICCHI. Un invito alla rivolta? Beh senza dubbio visto le mostruose  disuguaglianze tra l’1 per cento dei super ricchi e il resto della popolazione mondiale, costantemente sbattute in faccia al resto della popolazione  schiacciata dalle immani  prepotenze , di cui ormai godono pochissimi. I nuovi duchi, re , imperatori del ventunesimo  secolo smaniosi solo di monarchia assoluta, che giocano  con il potere e la vita di tanti sudditi inermi.
Lei Colomba Caselli, per questioni non facili da superare ovverosia: “sopravvissuta a due attentati e a un coltello nella pancia” pareva scomparsa dalle scene. Io però, sono sicura che ve la ricorderete, Si vero? Una   bella donna, capelli corti neri, colore degli occhi verde cangiante, spalle larghe da nuotatrice, zigomi alti, armoniosi. Nella sua nuova veste di detective privato, dovrà indagare su uno strano incidente che acquisterà presto le nette caratteristiche di un omicidio.  
A Milano, il multimiliardario ex calciatore Jesús Martínez è atterrato appena il giorno prima con il suo Dassault Falcon 2000lxs a Milano, dove possiede un favoloso appartamento al venticinquesimo piano della Jungla Urbana . In uno di quei grattacieli di cristallo che schiaffeggiando i normali cittadini  con le loro facciate coperte di rigogliose piante,  rimandano alle città abbandonate del Pianeta delle scimmie. Jesús Martínez, quarantanove anni, da giovane giocava nel Paris Saint-Germain, ora invece (cioè, poco prima di esser ritrovato morto sotto i nostri occhi nelle prime pagine di Uccidi i ricchi) è un colosso nel settore delle macchine per il fitness e degli integratori. Tanto, ma tanto denaro guadagnato a palate.. E infatti è atteso a cena dagli amici al ristorante del Bulgari. Una cena  in suo onore  visto che  “Forbes” l’ha appena inserito tra i 500 uomini più ricchi del mondo.
 Nella Jungla Urbana non troverete mai una foglia fuori posto, un filo di polvere  e tutto è sempre sotto il  costante controllo di telecamere.  Ma la mattina Martinez, dopo aver fatto colazione, un’ora di esercizi con i pesi e mezz’ora di meditazione,  entrerà  nella sua spettacolare  criosauna, di ultima generazione, fabbricata dalle sue aziende: un cubo di cristallo di tre metri per lato e  avvierà  a voce il trattamento,  ma quel comando sarà  il suo ultimo segno di vita.
Il  suo cadavere infatti verrà rinvenuto congelato  nella criosauna dalle guardie del corpo alle nove del mattino. Un incidente?  Un guasto? Effettivamente parrebbe,  ma poiché Martinez è  uno dei cinquecento uomini più ricchi al mondo, bisogna far piena luce su quella morte, anche se la ferrea privacy garantita ai proprietari fin dai suoi primi passi nell’ambiente non trasparente e vischioso dei multimilionari finisce con rendere l’indagine molto più impegnativa, intricata e pericolosa del previsto. Ma Colomba che, dopo  il sopralluogo a casa della vittima dove  troppi particolari non  tornano, ha accettato lo stesso  l’incarico, deve  darsi da fare e cominciare a superare uno a uno gli ostacoli davanti a sé , pur appoggiata e spronata dal fratello ed erede dell’impero del morto,Glenn Martinez . E per riuscirci davvero avrà bisogno anche dell’indispensabile aiuto del suo amico e  socio, Dante Torre, uomo dalle intuizioni geniali e mago delle tecnologie digitali , ma affetto da  claustrofobia  traumatica  e semiparalizzante  che ha vissuto e subito con lei i tempi di un  difficile  passato. Un passato che ha regalato loro una particolare complicità affettiva che li tiene praticamente in  collegamento mentale, anche quando sono lontani l’uno dall’altra.
I due, dopo avere appurato che l’incidente della sauna nasconde un omicidio, si renderanno  conto che la morte  di Martínez non è l’unica sospetta tra quelle verificatesi  tra  i membri del ristretto gruppo di multimilionari. E peggio perché una serie di comunicati online, a firma A. Train, gridano lo slogan: “Uccidi i ricchi”. Nascondendosi infatti dietro l’ipotetico intervento della mano di un diabolico vendicatore sociale, oppure  del  machiavellico intento di un gruppo di anarchici e  complottisti, il killer sembra inafferrabile.
Altre atroci e imprevedibili azioni di sangue ci saranno e  verranno rivendicate,   e Colomba e Dante, mentre la suspence  vola in  vertiginosa ascesa,  dovranno battersi contro un fantomatico assassino seriale,  districandosi  in una girandola di false piste, colpi di scena e inattese scoperte.
Ma  qualcosa si muove, qualche plausibile indizio salta fuori. Ci siamo, è il  momento di stringere i tempi e  mettere finalmente in trappola l’assassino.
Grazie  alla  penna di Sandrone Dazieri, un thriller implacabile, che senza concedere scuse,  ci spiega cosa potrebbe  accadere  attorno a noi e con noi  in un prossimo futuro, molto prossimo? Brrr….
Creatore della serie del Gorilla, Dazieri ci regala oggi questo super thriller interpreto dai due personaggi altrettanto super che i suoi lettori hanno già potuto apprezzare: Colomba Caselli e Dante Torre.

Sandrone Dazieri è uno dei maggiori interpreti italiani del noir e del thriller. Inventore della serie di culto del Gorilla, ha pubblicato la Trilogia del Padre tradotta in più di venticinque Paesi. Per Nero Rizzoli ha pubblicato La danza del Gorilla (2019). Il suo ultimo romanzo è Il male che gli uomini fanno (HarperCollins, 2022).

:: Il Giubileo di Papa Francesco Riflessioni sull’Anno Santo e sul suo significato di Antonio Preziosi (Newton Compton Editori 2024) a cura di Valentina Demelas

3 marzo 2025 by

Il saggio Il Giubileo di Papa Francesco: Riflessioni sull’Anno Santo e sul suo significato di Antonio Preziosi, pubblicato da Newton Compton Editori, rappresenta una guida affidabile per una riflessione profonda, un punto di riferimento per l’approccio a un percorso significativo di preparazione spirituale e culturale. L’autore, rinomato giornalista e scrittore, invita il lettore a considerare il Giubileo non solo come un evento liturgico, ma come un’occasione per il rinnovamento interiore. Il testo intreccia la tradizione giubilare con il messaggio universale della Misericordia, proponendo spunti di riflessione capaci di elevare il pensiero e l’anima.

Il volume si apre con una prefazione firmata da Monsignor Rino Fisichella, figura di grande autorevolezza incaricata dal Santo Padre dell’organizzazione dell’Anno Santo. Questo intervento iniziale, caratterizzato da solennità e rigore teologico, conferisce al libro una forte valenza istituzionale e incoraggia il lettore ad intraprendere con fiducia un cammino di evoluzione. Preziosi, con una prosa chiara e misurata, analizza il significato del Giubileo, evidenziando la continuità tematica tra l’evento straordinario della Misericordia del 2015 e l’attuale Anno Santo del 2025.

Il cuore del saggio è appunto il tema della misericordia, presentata dall’autore non solo come un valore etico, ma come un invito a una sincera apertura del cuore. La misericordia si configura come una forza trasformatrice che ha attraversato i secoli, manifestandosi costantemente nei pontificati di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco. Il percorso del penitente, l’accesso all’indulgenza e la speranza nel perdono vengono descritti come atti elevanti, capaci di arricchire la dimensione spirituale dell’individuo.

Un altro elemento rilevante del volume è l’analisi dei riti tradizionali legati al Giubileo. L’autore guida il lettore alla scoperta del significato dell’apertura della Porta Santa e del pellegrinaggio verso Roma, illustrando le radici storiche e le implicazioni morali di queste pratiche. Con un approccio critico e appassionato, Preziosi collega i vari momenti pontifici, dimostrando come il tema della misericordia abbia rappresentato, sin dal Concilio Vaticano II, un fil rouge nella storia della Chiesa moderna.

Questa visione integrata rende l’opera uno strumento importante non solo per i fedeli che intendono prepararsi con consapevolezza all’Anno Santo, ma anche per studiosi e appassionati di teologia e non solo, per chiunque senta il desiderio di approfondire ogni aspetto di questo evento così speciale.

Attraverso una lettura attenta e meditata, il saggio guida il lettore lungo un percorso che unisce storia, fede, tradizione e speranza. Questo testo rappresenta un punto di vista chiaro e stimolante della Fede contemporanea ed è un invito a riflettere e a ritrovare la propria strada con convinzione.

Antonio Preziosi è giornalista, saggista e scrittore. A lungo corrispondente del servizio pubblico da Bruxelles, ha svolto per anni l’incarico di inviato speciale seguendo i principali avvenimenti di politica interna e internazionale. Ha diretto Radio Uno, Giornale Radio e Gr Parlamento. Studioso di questioni religiose e vaticane, è stato anche Consultore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Tra le sue pubblicazioni: Il papa doveva morire (San Paolo, 2021).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton Editori.

:: Un’intervista con il Prof. Gaetano Colonna, sulla questione Ucraina e il futuro dell’Europa a cura di Giulietta Iannone

28 febbraio 2025 by

Grazie professore di averci concesso questa intervista che si ricollega a quella che ci ha concesso nel marzo del 2023. Parleremo sempre di Ucraina, e più nello specifico delle conseguenze di questa guerra per l’Europa e più in generale sui cambiamenti, repentini e per un certo verso imprevisti, sull’Ordine Mondiale. Inizierei con il fare un bilancio su questi ultimi tre anni di guerra, a partire dall’ingresso delle truppe russe in Ucraina nella cosiddetta “operazione militare speciale”.

Dunque nell’ottica di Mosca l’Ucraina come ex repubblica sovietica rientrava a pieno titolo nelle sfere di influenza della Russia. Dal punto di vista russo era dunque più che legittimo intervenire per riportare all’ordine una “repubblica ribelle“, troppo protesa verso l’Occidente?

Non credo si debba parlare di repubblica ribelle. La preoccupazione della Russia è nata dalla ripetutamente minacciata adesione dell’Ucraina alla NATO. Poi dagli accordi economici tra Unione Europea e Ucraina sullo sfruttamento delle risorse minerarie dell’Ucraina: infatti, nel luglio 2021, l’allora vicepresidente della Commissione europea Maroš Šefčovič incontrò a Kiev il primo ministro ucraino Denys Shmyhal, per sottoscrivere il partenariato strategico sulle materie prime ucraine. Nel novembre 2021, ad esempio, la European Lithium Ltd. di Vienna (società di esplorazione e sfruttamento minerario) creava una joint venture con la Petro Consulting Llc (azienda ucraina basata a Kiev), che dal governo locale aveva ottenuto i permessi per estrarre il litio da due depositi (Shevchenkivske nel Donetsk e Dobra, nella regione di Kirovograd), vincendo la concorrenza della cinese Chengxin.

Uniamo a questo la discriminazione politico-culturale e la durissima repressione poliziesca attuate dall’Ucraina dal 2014 nelle are russofone orientali, che avevano provocato una situazione di conflitto civile, con migliaia di caduti, civili compresi: la Federazione Russa non poteva accettare quest’azione da parte del governo ucraino.

Questi tre elementi, uniti alle avventate affermazioni di Zelensky, alla Munich Security Conference (MSC) nel febbraio 2022, sulla sua volontà di cancellare gli accordi internazionali sulla denuclearizzazione dell’Ucraina, hanno spinto la Federazione Russa ad un’azione di forza che, come ho scritto su clarissa.it, non mirava all’invasione dell’Ucraina ma al rovesciamento di Zelensky ed alla sua sostituzione con un governo favorevole a Mosca: operazione fallita grazie, a mio avviso, ad una contromossa di deception (inganno) secondo me pilotata dai servizi di intelligence britannici – cosa al momento ovviamente non dimostrabile.

Trump, scavalcando l’Europa, e per chiudere al più presto questa guerra ha iniziato un canale diretto con Mosca. Abbiamo visto i colloqui di Riad, il voto congiunto con la Russia all’ONU, la firma di Zelensky sul trattato per la cessione delle terre rare come indennizzo dell’aiuto ricevuto (n.d.r l’accordo non è stato firmato dopo scontri verbali nella Sala Ovale). Tutto sta evolvendo molto rapidamente verso un cessate il fuoco, una tregua e l’inizio dei trattati di pace. Una pace “imposta” dagli Stati Uniti con queste modalità, ha speranza di essere duratura? Che scenari si aprono per il futuro?

Lo scenario è quello che caratterizza la storia europea dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Stati Uniti e Russia hanno di fatto dominato la storia del continente. Il crollo dell’Unione Sovietica ha messo in momentanea crisi la Russia, crisi di cui l’Occidente atlantico ha creduto di poter approfittare, allargandosi fino ai confini della Russia. Trump non sta facendo altro che provare a ricostituire il condominio USA – Russia in Europa, con la speranza di staccare la Russia dalla Cina.

L’Unione Europea sta dimostrando di essere quello che è sempre stata: un’entità nata ad opera di un gruppo di tecnocrati e finanzieri, che hanno concepito un progetto di natura economica, privo di una forza ideale condivisa dai popoli. Per questo è ridicolo, ad esempio, parlare di una difesa europea: per difendere cosa? La BCE? L’euro? La Commissione europea mai eletta democraticamente?

La conferma viene dal fatto che il Paese che in questo momento sembra avere assunto la guida della “opposizione” a Trump è la Gran Bretagna, che difficilmente arriverà ad un scontro con gli Stati Uniti d’America… Né Francia né Germania, a mio parere, hanno al momento classi dirigenti in grado di smarcarsi dagli Usa. Non a caso, quando si parla di difesa europea, si finisce poi nella NATO: una realtà che senza gli Usa non avrebbe alcuna consistenza sul piano militare, anche perché fin dal 2003 l’Unione Europea le ha delegato la propria difesa.

Dunque verranno progressivamente tolte le sanzioni, riaperte regolari relazioni diplomatiche, riaperte relazioni economiche stabili, revocati i mandati d’arresto della Corte Penale Internazionale nei confronti di Vladimir Putin per crimini di guerra in Ucraina? Cioè con un colpo di spugna tutto verrà azzerato come se non fosse mai successo? Non le sembra piuttosto surreale? L’Europa è pronta ad accettare tutto questo? E soprattutto la popolazione ucraina?

Gli Stati Uniti non si sono mai fatti problemi del genere. Trump poi aveva mantenuto relazioni tanto strette con la Russia da rischiare un procedimento giudiziario a suo carico, nelle precedenti elezioni.

Gli Stati Uniti hanno spesso abbandonato alleati, che si erano spesi in termini di uomini e di sangue: Vietnam del Sud, Iraq, Afghanistan ce lo raccontano. Ho spesso detto ad interlocutori ucraini di stare attenti agli Usa, e loro ne hanno sempre convenuto con me. Ora, per Trump come per qualsiasi altro presidente statunitense, non sarà certo un problema imporre all’Ucraina condizioni giugulatorie per chiudere la partita.

Il problema semmai sarà per quei Paesi dell’Unione Europea, Italia in prima fila, che, forse ignorando la storia degli ultimi due secoli, si sono sbracciati in difesa dell’Ucraina: una difesa, non ci dimentichiamo, consistita in tante parole, tanti soldi e tante armi, ma nessuna seria iniziativa diplomatica per arrivare ad un accordo russo-ucraino – pur consapevoli che Donbass e Crimea sono storicamente e culturalmente russi.

Eppure gli Europei avrebbero dovuto pensare all’importanza di mantenere buoni rapporti con una Russia che, almeno dal mio punto di vista, è un Paese europeo prima che asiatico. Un corretto rapporto con la Russia non è quindi solo questione di risparmiare sui costi energetici, ma di realizzare una vera identità europea: una identità che storicamente accomuna genti neolatine, germaniche e slave. Perché allora dovremmo tenere fuori la Russia, considerarla il nemico, come si è predicato negli ultimi decenni?

La Germania, motore dell’Europa, è in recessione, alla luce delle ultime elezioni che scenari si aprono per la tenuta dell’Unione europea? Prevarranno gli interessi nazionali di ogni singolo stato con l’avvento di governi sempre più sovranisti? Il sogno europeo è definitivamente tramontato? Cooperazione, progresso comune, crescita condivisa sono concetti sempre meno popolari?

Il sogno europeo rimane tale fintantoché viene concepito non in relazione ai popoli ma viene evocato dalle classi dirigenti di obbedienza atlantista; quelle che hanno costruito una istituzione non democratica, verticistica e burocratica, che ha cercato di regolamentare tutto senza tuttavia essere mai riuscita nemmeno a varare una propria costituzione – un aspetto di cui ci si dimentica spesso.

Io mi auguro che, dalla scossa che l’elezione di Trump sta provocando, con la sua impostazione rozzamente mercantile, possa maturare una presa di coscienza dell’Europa: ma tale presa di coscienza presuppone la formazione di nuove classi dirigenti nei nostri Paesi, ispirate da ideali diversi da quelli del capitalismo finanziario occidentale, che ha impoverito famiglie e disseccato coscienze in tutto il mondo. Non vedo ancora all’orizzonte traccia di simili classi dirigenti di ricambio. Esse vanno costruite da zero.

Non può esistere infatti cooperazione fra i popoli e le nazioni dove solidarietà, equità e libertà di spirito sono soffocate.

L’Ordine Mondiale sta cambiando a una velocità vertiginosa, i conservatori stanno mietendo successi, l’ultradestra avanza, le sinistre sono in affanno. Come valuta questa congiuntura nell’ottica di una convivenza pacifica tra popoli e stati?

Francamente non credo che ci sia da preoccuparsi della politica, coi suoi schieramenti oramai intercambiabili. Abbiamo visto che le destre, i centri e le sinistre lasciano il tempo che trovano; i partiti non sono portatori né di idee né di ideali, ma al massimo di interessi.

Credo che si debba ripensare il cambiamento: questo non può venire dalla politica come oggi intesa, ma da una rivoluzione culturale, che presuppone la spinta di impulsi interiori nelle persone. È questa la sola speranza per avere una pace fondata sulla giustizia – non quella retoricamente predicata da decenni, mentre infuriavano i più brutali conflitti della storia: basti vedere cosa è successo in Palestina…

Da storico come valuta questo momento storico? Stiamo assistendo a un tramonto dell’Occidente, paventato da alcuni, in favore di economie e stati emergenti in un mondo multipolare sempre più frammentato?

L’Occidente del capitalismo finanziario è ancora egemone; domina il mondo, come se non più di prima. È riuscito a cancellare non solo il proletariato ma anche la borghesia (povero Marx!): lo sfruttamento oggi è talmente generalizzato e introiettato che vi partecipiamo attivamente, offrendoci spontaneamente al marketing globale che signoreggia incontrollato – basta pensare ai social, o allo spamming telefonico che ci bombarda quotidianamente.

Certo, emergono forze, per altro non nuove alla storia, come India e Cina, che, non lo dimentichiamo, ancora nel mondo del XVIII secolo erano le aree tecnologicamente ed economicamente all’avanguardia. Ma, per quanto siano in crescita, sono legate a doppio filo alle grandi forze finanziarie del capitalismo occidentale. Per cui andrei molto cauto nel parlare di multipolarità, in una globalizzazione economica controllata da una ristrettissima oligarchia di operatori mondiali, che non a caso chiamano se stessi master of the universe, cioè i padroni del mondo. Effettivamente lo sono.

La vera novità, mi sento di dire, è il livello di coscienza che tutti noi dovremmo conquistarci, per vivere ogni giorno consapevolmente nel mondo che ci circonda, ed agire per il cambiamento: un livello di coscienza che per esempio lo studio della storia potrebbe aiutare ad acquisire.

Invece tecnologia, sistemi educativi, media fanno sempre più solo puro intrattenimento: per farci dimenticare noi stessi, i problemi individuali e quelli collettivi. Posso ripetere anche qui allora quello che sono andato dicendo ai miei studenti: studiate la storia, siate consapevoli. Ma la consapevolezza raramente è divertente: e oggi sembra che l’unico diritto-dovere rimasto alle persone sia quello di divertirsi.

:: Tiro di sponda di Donald E. Westlake (Fanucci, 2025) a cura di Valerio Calzolaio

28 febbraio 2025 by

IMPEDIBILE. New York. Inizio anni Settanta. Dopo una ventina di premiati romanzi hard-boiled noir con vari pseudonimi o con il proprio nome, l’immenso Donald Edwin Edmund Westlake (1933 – 2008) firma “Tiro di sponda”, secondo della serie degli “ineffabili cinque”, principale protagonista il mesto geniale pessimista ladro John Archibald Dortmunder, alto, spalle curve, capelli diradati e senza vita, volto da cane bastonato; poco fortunato e capace raramente di sorridere, anche con la solerte fidanzata May. Lo troveremo complessivamente in 14 romanzi e 11 racconti pubblicati fino al 2009, qui ancora insieme ai competenti pressapochisti amici e colleghi Kelp (furti d’auto) e Murch (madre tassista, indispensabile se si vuole fuggire nella Mela), che tornano, Victor ed Herman X, che s’aggiungono. Il titolo fa riferimento a quella preziosa vecchia banca trasferitasi temporaneamente su una casa mobile, potremmo provare a portarcela via tutt’intera, chissà, il piano è perfetto, come al solito.

:: Un’intervista con Marta Ottaviani sull’epilogo della questione ucraina e il futuro dell’Europa, a cura di Giulietta Iannone

26 febbraio 2025 by

Benvenuta Marta su Liberi di scrivere e grazie di averci concesso questa intervista che verterà su argomenti che bene o male ci riguardano tutti. Inizierei con il chiederti una valutazione sul cambio di passo statunitense sulla questione ucraina. Trump tra le sue promesse elettorali aveva promesso ai suoi elettori che avrebbe chiuso la guerra ucraina in pochi giorni. In questi giorni ci sta provando, a modo suo, iniziando un canale di dialogo diretto con Mosca. Come valuti questa strategia, è in un certo modo concordata con il precedente governo Biden, un nuovo asse Washington – Mosca è fattibile?

Ne penso tutto il peggio possibile. Spero di potermi ricredere, ma la mia impressione è che l’Ucraina più che un Paese da aiutare stia diventando un bottino da spartire. In più, mi preoccupa fortemente lo smantellamento progressivo di un sistema multilaterale per gestire le relazioni internazionali, costruito in decenni, e al quale si sta sostituendo un modus operandi bilaterale, sostanzialmente basato sulla legge del più forte.

Diversi analisti, da più parti, ipotizzano che la mossa di Trump trascenda la questione ucraina e nasca per minare, o perlomeno creare crepe nell’asse Mosca-Pechino che davvero impensierisce Washington, avendo già dai tempi di Obama evidenziato nella Cina il maggior competitor a livello globale. Credi corretta l’analisi?

La Cina per Trump rappresenta sicuramente il nemico numero uno. Sicuramente l’avvicinamento alla Russia può essere in funzione anti Dragone, ma da qui a dire che ce la farà ce ne passa. La Cina si è da tempo impossessata indirettamente delle regioni del cosiddetto ‘Estremo est russo’. I legami fra i due Paesi sono fortissimi ed è sempre Pechino che sta acquistando, in parte, il gas che una volta la Russia mandava in Europa. Non dimentichiamo poi che Cina e Russia fanno parte dei BRICS, che da organizzazione di economie emergenti di sta trasformando in organizzazione politica, con una chiara impronta anti occidentale, almeno da parte di Mosca e Pechino.

La questione ucraina è a tutti gli effetti una tragedia, non si può non piangere per i morti, gli sfollati, i profughi, il paese devastato. Un paese fratello della Russia, i legami familiari tra russi e ucraini prima della guerra erano molto saldi, quasi in ogni famiglia c’erano ucraini e russi.  Le conquiste territoriali russe hanno violato i confini territoriali ucraini, e sebbene l’Ucraina non faccia ancora parte dell’Unione Europea, né tanto meno della NATO, i confini stessi dell’Europa sono stati violati. È un precedente che peserà come un macigno su un possibile processo di normalizzazione dei rapporti tra Europa e Russia. In che misura questa guerra ha minato le fondamenta della casa Europa?

Io credo che quello patito da Kiev dovrebbe rappresentare un punto di non ritorno fra l’Europa e la Russia. O almeno, questa Russia. Posto che non mi aspetto una virata democratica quando Putin deciderà di andare in pensione. Si tratta di un precedente pericoloso e personalmente ritengo che Mosca tornerà a minacciare i confini sia ucraini sia quelli europei, questa volta direttamente. Le fondamenta sono state scosse sicuramente in modo importante, ma è proprio dopo le scosse forti che si possono costruire fondamenta ancora più solide.

Un’ Europa unita, coesa, solidale è un’Europa che fa paura alle grandi potenze?

Sicuramente. Il problema è che l’Europa non ha alternative. Il baricentro del mondo si sta spostando nella regione indopacifica. Le proiezioni demografiche ci dicono che fra pochi decenni saremo un continente vecchio e molto meno attrattivo. Vorrei davvero capire dove speriamo di andare separati.

Trump sembra intenzionato a lasciare non solo l’Ucraina, ma anche l’Europa stessa al suo destino, per focalizzare i suoi sforzi sui problemi interni. L’Europa può continuare la sua esistenza anche senza l’alleanza e il sostegno degli Stati Uniti? È dal termine della Seconda Guerra Mondiale che questo sostegno era sempre stato garantito. Dal piano Marshall in poi, si può dire.

È venuto il momento delle scelte coraggiose. Mario Draghi, ma anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, hanno lanciato un messaggio molto chiaro. L’elezione di Merz in Germania mi fa ben sperare. Se la Germania torna a fare la Germania si potrebbero ricompattare le posizioni. Anche Macron è molto attivo. Non riesco a capire, invece, cosa stia facendo la nostra premier.

Alcuni analisti sostengono che sia più Putin ad avere bisogno degli Stati Uniti del contrario, per crearsi una sponda occidentale e non correre il rischio di vedere colonizzato il suo paese dalla Cina. Si sa la Russia è un paese continente con grandi risorse naturali, un sistema militare ipertecnologico, ma non possiede il potenziale cinese. La Cina rischierebbe di stritolarlo, o di utilizzarlo come mero braccio armato. Condividi questa analisi, e queste preoccupazioni? O sono infondate?

Avrei dei dubbi sul sistema militare ipertecnologico. La Russia, in questo momento, ha un serio problema demografico, aggravato anche dalle cospicue perdite al fronte. È un Paese che ha riconvertito tutta la sua economia in economia di guerra e che è rimasto parzialmente isolato per tre anni. Il suo PIL è quello di Belgio e Olanda. La Cina non è l’unica che potrebbe stritolarla.

Trump vuole chiudere la partita ucraina al più presto, Putin non è così propenso e vuole diciamo capitalizzare le vittorie che ha conseguito sul campo. Il processo di pace sembra comunque che sia stato avviato dai colloqui di Riad, in cui ricordiamo sono stati esclusi sia gli ucraini che gli europei. Ma essendo colloqui si può dire propedeutici, non ne intravedo ancora una criticità. C’è un incaricato europeo, delegato per l’Ucraina che possa partecipare alle trattative? È indubbio che spetterà a Zelensky di firmare il trattato di pace.

Il problema è proprio questo. Trump e Putin stanno risolvendo la questione fra di loro, tenendo Kiev e Bruxelles ai margini. E non è accettabile, sotto ogni punto di vista.    

::Enrico Fermi. Il genio atomico, Andrea Pau (Gallucci 2024) A cura di Viviana Filippini

25 febbraio 2025 by

Enrico Fermi, lo consociamo perché fu padre del primo reattore nucleare e protagonista del “Progetto Manhattan”, ossia  un piano di studio, ricerca e sviluppo in ambito militare dal quale presero forma le prime  bombe atomiche durante la Seconda guerra mondiale. A condurlo ci furono Stati Uniti d’America, Regno Unito e Canada. In realtà, Enrico Fermi lo conosciamo anche perché ricevette il Nobel per la fisica nel 1938 e il suo fare ebbe una forte influenza sul mondo e sulla sua storia, tanto è vero che grazie a Fermi, l’Italia provinciale dei primi anni del XX secolo si trovò ad essere nota a livello internazionale. A raccontarci la figura di Enrico Fermi ci pensa Andrea Pau con il libro “Enrico Fermi. Il genio atomico” edito da Gallucci con consulenza scientifica del professor Vincenzo Barone. Attraverso quattro punti di vista diversi, con un perfetto mix di realtà e fantasia, il lettore scopre al meglio la figura del grande fisico italiano, naturalizzato in America. Accanto ai grandi scienziati con i quali Fermi lavorò, l’autore decide di fare narrare lo scienziato a persone del tutto quotidiane che nella trama si incorciano le loro vite co quella di Fermi. Per esempio, nella prima parte il libro ha il punto di vista di Gertrude e va dal 1900 al 1922, anno della Marcia su Roma, che avrebbe cambiato la vita a molti italiani. In questa fase è grazie agli occhi della vicina di casa di Fermi, che lo vediamo crescere giorno dopo giorno, e così scopriamo come in casa il piccolo Fermi fosse soprannominato dalla madre “Piccolo fiammifero”, per quel suo stare zitto zitto per giorni interi ed esplodere poi all’improvviso. Il secondo periodo di vita di Fermi ha il punto di vista di Giuseppe, giovane inventore che dal 1923 al 1938 fu al  fianco di Fermi in via Panisperna  e i due si dividevano tra l’affermarsi sempre maggiore del del Fascismo e del Nazismo, gli studi universitari, i primi amori per qualcuno  e gli esperimenti per qualcun altro. Poi arriva Anthony, scienziato e soldato italoamericano ai tempi della Seconda guerra mondiale e della bomba atomica vicino a Fermi dal 1939 al 1946, che osservò lo stupore di coloro che ascoltavano Fermi e che venivano rapiti dalla passione che ci metteva nello spiegare i concetti della fisica, compresa la termodinamica. L’ultima che ci racconta un po’ lo scienziato ed è anche la più giovane, è la piccola Sarah (dal 1946 al 1954) che conosce Fermi perché giocava con Laura e Judd, i suoi figli. In “Enrico Fermi. Il genio atomico”, Andrea Pau riunisce quattro punti di vista diversi, grazie ai quali possiamo conoscere nel tempo la figura dei Enrico Fermi e quelle sue scoperte scientifiche che cambiarono per sempre il mondo del XX secolo.

Andrea Pau ingombra la Sardegna dal 1981. Dopo la laurea in Scienze politiche comincia, astutamente, a fare tutt’altro: scrive fumetti, romanzi per ragazzi, cartoni animati. Collabora con diversi editori e con la Fondazione Sardegna Film Commission. Appena ne ha la possibilità, passeggia per il mondo, ascolta concerti, assume carboidrati (dal sito di Gallucci).

Source: inviato dall’editore Gallucci.

:: Un’intervista con il Prof. Angelo d’Orsi sulla “crisi ucraina”, ultimo atto, i difficili negoziati di pace, a cura di Giulietta Iannone

24 febbraio 2025 by

Dopo l’elezione di Trump la posizione statunitense nei confronti dell’Ucraina di Volodymyr Zelens’kyj è nettamente cambiata, dal pieno appoggio del governo Biden siamo passati a varie manovre di disimpegno tra cui le trattative per la consegna di 500 miliardi (cifra sovrastimata) in terre rare di Kiev come indennizzo di guerra per il sostegno passato. Tutto si è svolto in pochi giorni lasciando le cancellerie europee sgomente. Dunque, la guerra è formalmente finita con la sconfitta dell’Ucraina e di riflesso dell’Europa a cui spetteranno tutti gli oneri? 

La sola certezza oggi, a mio parere, è la fine dell’Europa come unità di nazioni, come progetto politico, come ideale comune. E questo per me è un bene, perché nessun essere umano in buona fede e con capacità raziocinanti può essere fedele o peggio affezionato a questa Europa, a questa Unione. Il suo fallimento è assoluto, totale, e persino clamoroso. Se gli europei avessero voluto contare qualcosa avrebbero dovuto porsi subito come forza di interposizione, e come centro propulsore di pace, di accordi, di intese. Hanno fatto l’opposto, mossi da una russofobia che richiama l’antisovietismo dei decenni ante-1989. Ne hanno pagato il fio e la resa dei conti è appena iniziata.

Dunque Trump da sconfitto invece di raccogliere i cocci di una guerra che non avrebbe mai dovuto essere combattuta si sta improvvisando vincitore a cui spetteranno tutti i meriti di una prossima stipula dei trattati di pace? Secondo lei la Russia di Putin cosa vorrà in cambio? La spartizione dell’Ucraina per la ricchezza del suo sottosuolo sarà l’unico argomento sul tavolo delle trattive?

Trump è  un giocatore d’azzardo, persegue interessi propri e delle sue cricche multimiliardarie, ma ha promesso (ed è stato votato)  la fine del conflitto e la sta delineando a modo suo, dando uno schiaffo agli inetti europei. Ha il merito comunque di togliere di mezzo la retorica dell’ideologia democratica, e far cadere la politica dal cielo fasullo delle ideologie (mendaci) alla terra della concreta realtà. In fondo si tratta di un salutare bagno di Realpolitik. La Russia vuole soltanto non esser ostacolata nel suo tragitto verso il posto che le spetta e le compete nell’arengo internazionale, e non vuole un’Ucraina “spina nel fianco”. Putin non ha bisogno di conquistare l’Ucraina o di sfruttarne le ricchezze, ne ha ad abundantiam, piuttosto non vuole missili alle sue frontiere, né che la Nato abbai troppo vicina. Certo Putin considera ormai russe la terre de Donbass e la Crimea, e non escludo pensi di inserire nel “pacchetto” anche Odessa, città intrinseca alla storia e alla cultura russa. 

A Riad Stati Uniti e Russia si sono incontrati per un primo colloquio a cui seguiranno i previsti negoziati di pace. Né Zelens’kyj né inviati europei sono stati ammessi. Dunque, Trump vuole dare inizio ad accordi bilaterali per una possibile normalizzazione dei rapporti diplomatici, ed economici con Mosca. Come valuta nei fatti l’ininfluenza europea? Ci sono margini di manovra per un possibile riavvicinamento tra Russia ed Europa, a cui manca significativamente il gas russo per la propria crescita?

La UE si è auto-eliminata, e sono stati patetici i tentativi di rientrare in gioco di Macron e Starmer. Il gioco è completamente nelle mani del duopolio Trump/Putin. Agli europei, dentro e fuori la UE, è concesso soltanto il ruolo di spettatori. Credo saranno necessari anni, forse decenni per la normalizzazione Europa/Russia, ma nei prossimi anni e decenni l’Europa tutta e l’UE in specie saranno praticamente scomparse dallo scenario degli attori che contano a livello globale. Zelens’kyi è sul punto di essere buttato nel cestino dai suoi alleati/protettori e farà bene a dileguarsi prima di essere fatto fuori dai suoi stessi sodali (complici!) interni.

Il ritorno in Europa ai nazionalismi e ai governi sovranisti sta di fatto ponendo fine al sogno di un’Europa unita, solidale, e coesa. La guerra in Ucraina è stata per lei una leva, di riflesso, per interrompere questo percorso? O è un effetto collaterale non previsto?

Ripeto e ribadisco: la vicenda ucraina, dal 2014 in poi, ha segnato la fine del sogno europeo, e lo ha trasformato in un incubo. Ma ripeto ancora, questo non è di per sé un male, trattandosi di un inutile corpaccione burocratico, costoso, e politicamente irrilevante. Solo eliminandolo dalla scena si può pensare o di ricostituire un nuovo progetto unitario continentale, oppure sostituirlo con un progetto alternativo per esempio l’Unità euromediterranea o addirittura mediterranea tout court.

Secondo lei i tentativi di istaurare un dialogo diretto con Mosca da parte di Trump hanno lo scopo preciso di allontanare Pechino da Mosca rinsaldando alleanze economiche, politiche e militari che attualmente sono solo sulla carta? Secondo lei Mosca preferisce Washington a Pechino?

Sì tutti ripetono questa tesi, ma io sono assai in dubbio. Cina e Russia si sono assai rinsaldate in una unione che non è solo politica ma copre ogni ambito. Non vedo come Trump possa spezzare questo legame. Diciamo che anche se Trump avesse questo obiettivo, partirebbe troppo tardi, quando ormai il blocco russo-cinese è già di fatto costruito. E la Russia ha nella sua vocazione e nella sua storia un elemento ancipite: è europea e insieme asiatica. Se Putin riuscisse a conservare entrambe le relazioni (USA e RPC), farebbe un capolavoro: comunque vada, l’Europa è tagliata fuori, e non ha alcuna chance di rientrare in gioco e si sta prendendo ogni giorno giuste sberle dai russi.

Come valuta il futuro politico di Volodymyr Zelens’kyj? Anche lei ritiene che se anche solo non farà la fine di Saddam Hussein sarà fortunato? Non gli consiglierebbe di dimettersi per potere indire nuove elezioni politiche anche se difficilmente ne uscirebbe vincitore?

L’ex attore è ormai politicamente finito, non serve a nessuno e farebbe un favore a tutti (a cominciare dai suoi amici occidentali) a scomparire, e come ho accennato, personalmente non scommetterei un euro sulla sua stessa sopravvivenza fisica. Altro che elezioni. Ne uscirebbe travolto, se si svolgessero liberamente, cosa di cui c’è da dubitare, visto come si è comportato, mettendo fuori legge tutti i partiti eccetto il suo e tutti i giornali tranne quelli a lui fedelissimi.

Ricollegandoci alle nostre precedenti interviste sulla guerra ucraina, è triste dover dire che erano prevedibili gli esiti a cui stiamo assistendo in questi giorni. Come abbiano potuto far credere all’opinione pubblica che la Russia avrebbe potuto essere sconfitta militarmente (senza neanche la possibilità di un intervento diretto della NATO che avrebbe comportato il rischio di un reale scoppio della Terza Guerra Mondiale) è ancora un mistero, ci sono colpe e responsabilità precise per tutti questi anni di sofferenza. Che scenari ipotizza per il futuro? Sorgeranno in Europa politici illuminati capaci di ribaltare la situazione? O andremo incontro a derive antidemocratiche? Grazie.  

Mesta consolazione “l’avevo detto io!”, ma è proprio così. Mezzo milione di cadaveri, un Paese devastato, e pressocché oramai disabitato, un’abitudine alla violenza diffusa a livello continentale, la cancellazione di un tessuto di relazioni Est/Ovest in Europa faticosamente costruito lungo gli anni. E ancora oggi ci sono politici e opinionisti che continuano ad affermare che si può sconfiggere la Russia. Sono mossi, come l’intero Occidente (lo ha rilevato Emanuel Todd nel suo ultimo libro; La sconfitta dell’Occidente, Fazi editore) da una terrificante, insopprimibile spinta nichilistica. Quanto alle nostre classi politiche il panorama è deprimente. Bisogna immaginare un percorso di lunga lena, volto a formarne di nuove competenti, serie, e che abbiano a cuore soltanto gli interessi generali non quelli personali, di clientele, di famiglie, di partiti. Una prospettiva davvero lontanissima.