“Quando il sole ritorna,
Al primo verso della quaglia
Segui il mestolino
Perché il vecchio ti aspetta
Per condurti alla libertà
Segui il Mestolino”
Alabama, Stati Uniti d’America, 1850. Tommy è un bambino di undici anni che vive con i genitori in una piantagione di cotone, dove abitano e lavorano tanti altri schiavi. Tommy vorrebbe un mondo migliore e non a caso spesso si immagina e sogna la libertà, ma non ha la più pallida idea di come raggiungerla. Poi, una sera, in una delle capanne degli schiavi arriva un certo Peg Leg Joe, un vagabondo che con sé porta uno strano oggetto. A Tommy quell’affare sembra una zucca con il manico, ma in realtà il piccolo protagonista del romanzo di D’amato scoprirà che quel buffo oggetto è un banjo. Uno strumento musicale che l’uomo suona quando canta quelle canzoni- gli spirtuals -, che Tommy sente sempre in chiesa durante la celebrazione della funzioni religiose. Tra lo sconosciuto e il piccolo Tommy scatterà una profonda amicizia che avvicinerà il piccolo raccoglitore di cotone non solo alla musica, ma anche alla conoscenza dei valori della libertà dell’uomo. Un giorno Tommy e Peg Leg Joe, sempre con il suo banjo in spalla, scapperanno lungo la Underground Railroad, alla ricerca della libertà. La coppia si troverà coinvolta in mirabolanti avventure e anche in situazioni pericolose che rischieranno di far fallire i loro intenti. A guidare i due amici verso la libertà il Mestolino (la stella polare) che brilla in cielo. Tommy crescerà e, seguendo le orme di Peg Leg Joe, guiderà altri uomini verso la salvezza dall’oppressione. Oh, freedom!, di Francesco D’Adamo è un bel romanzo d’avventura per ragazzi che, attraverso la storia di un piccolo raccoglitore di cotone di colore, narra il processo di conoscenza della vita e dei valori della libertà umana per ogni singolo individuo. Il libro di D’Adamo può essere visto come un romanzo di formazione, perché ogni evento del quale Tommy sarà protagonista, ha il valore di una prova da superare per crescere e diventare un adulto. In Oh, freddom!, di Francesco D’Adamo, Tommy diventerà grande, cercherà di aiutare altri individui che come lui sanno cosa vuol dire vivere in schiavitù, e si accorgerà quanto sia dura la lotta per i diritti umani e per la libertà. Dai 10 anni in su.
Francesco D’Adamo è nato nel 1949 vicino a Venezia da profughi istriani arrivati in Italia dopo la seconda Guerra Mondiale, vive per qualche tempo a Cremona per poi trasferirsi a Milano dove attualmente vive. Laureato in Lettere Moderne all’Università di Milano, ha insegnato materie letterarie nelle scuole superiori e negli istituti tecnici, per poi dedicarsi alla scrittura. Il suo primo libro è scritto nel 1990 ed è un romanzo noir per adulti, Overdose, che parla delle imprese di un gruppo di sbandati drogati. Sul finire degli anni ’90 inizia a scrivere per i ragazzi, definiti da lui stesso adulti che hanno qualche anno in meno. Il suo romanzo Storia di Ismael che ha attraversato il mare ha avuto molto successo perché è una storia affascinante. Nel 2001 scrive Storia Di Iqbal, edito da EL, ispirato alla vita di Iqbal Masih, con cui vince il Premio Cento nel 2002 e il premio Cristopher Awards negli USA. Nel 2006 con Jonny il seminatore vince il Premio di Narrativa per ragazzi “Comunità Montana Altocrotenese”. I suoi romanzi sono noti per il livello formativo e pedagogico e per questo apprezzati nelle scuole.
Come mai avete scelto un’epoca così lontana e non vissuta da voi per la vostra storia?
Amélie Nothomb torna a parlarci di sé con l’amabile ironia che la caratterizza.
Una campagna lanciata attraverso il web per raccogliere testimonianze, positive, di donne che vogliono e possono essere esempio per altre donne. “#noisì. Generazioni di donne”, un incontro e un confronto tra donne, di differente età, che provengono da diverse culture.
E’ buffo, o per lo meno bizzarro, leggere e soprattutto recensire un autore che per mestiere legge e valuta la scrittura altrui. Ma vi confesso è stata la curiosità a spingermi verso Favole del morire di Giulio Mozzi e sapere che è dedicato a Valter Binaghi, autore di cui ho molto amato Nome al tavolo Blackjack. (La curiosità uccise il gatto, ma la soddisfazione lo riportò in vita, dice un proverbio inglese).
Una storia di camorra ambientata a Napoli, una delle tante che spesso, ormai con rassegnazione, leggiamo sui giornali, potrebbe essere stata fonte d’ ispirazione per Giancarlo Vitagliano, cardiologo ospedaliero prestato alla scrittura, nello scrivere L’amore negato, poliziesco classico con commissario, indagine, vita privata dei vari personaggi. Per mestiere l’autore ha davvero ha che fare con la vita e la morte delle persone, e l’umanità necessaria a svolgere la sua professione ufficiale è presente anche in questo romanzo. Sono esseri umani anche i camorristi, verità che se non giustifica i loro crimini, che sempre vanno condannati in una società civile, ci spinge comunque a non perdere la nostra umanità nel valutare le loro azioni. Assunta Noci, la vittima, figlia di don Luigi ‘o Cecato, boss di primo piano dell’omonimo clan criminale, ritrovata cadavere nella sua abitazione, nella sua vasca da bagno, è innanzitutto una donna e tramite il suo diario, che il nostro commissario si ritroverà misteriosamente nelle mani durante l’indagine, impareremo a conoscerla. A capire molte sue scelte, e soprattutto il rifiuto per le attività criminali del padre che la porteranno a commettere forme diverse di crimini, la “camorra bianca” la chiamano, specializzata per esempio in frodi fiscali. Proprio l’altro giorno guardavo alla tv un servizio in cui si spiegava che i boss di oggi non sono più i banditi col ‘coltello tra i denti’ che la mitologia ci narra, ma comunissimi uomini in giacca e cravatta, quasi indistinguibili da altri professionisti, che si interessano di borsa, che investono anche in attività lecite, che insomma si confondono nel tessuto sociale. E pur sempre restano criminali, gente che uccide. Ma i confini tra il bene e il male sembrano farsi più fumosi, più indefinibili. E l’animo noir dell’autore fa capolino e ci parla di persone che a volte non hanno scelta, che sono vittime prima di essere carnefici. Assunta Noci subisce violenze, diventa boss a sua volta quasi per un senso distorto di difesa della famiglia. E il commissario Reinhard, pur combattendo coi suoi demoni personali, deve imparare a conoscerla per risolvere il delitto, mascherato da incidente, di cui è vittima. Per capire le assurde ragioni della sua morte. L’amore negato, per molti versi è simile a molto altri polizieschi, ma se vogliamo alcune componenti si discostano dal genere. Innanzitutto la componente quasi “esistenzialista” che caratterizza i personaggi: il commissario, il vecchio boss, la vittima. Non mancano nel testo poi forme dialettali di stampo verista, che rendono i dialoghi più verosimili, e realistici. L’uso del dialetto in un testo scritto in italiano spesso può essere un azzardo, (anche se ci sono eccezioni come per esempio i testi di Camilleri, che ha fatto del dialetto siciliano un suo punto forte) risultando poco comprensibile per lettori di altre regioni. In questo caso, a mio giudizio, le forme dialettali sono facilmente comprensibile da tutti. Sono appunto solo accenni, facilmente identificabili nel discorso. Per concludere un dignitoso poliziesco, ben scritto e sicuramente una lettura consigliata.
Un campo di sterminio in Polonia.
Nessuno mi ha chiesto di scrivere una recensione de “La notte della Mediarchia” di Carlo Vanin, questo conviene precisarlo subito. Ho deciso di sedermi e di pensare al commissario Elio Gamba di mia spontanea volontà. Questo perché sono sempre più convinto che nel panorama editoriale di oggi, soprattutto tra le righe di chi in qualche modo sostiene di rappresentare un certo tipo di scrittura di genere, si possano incontrare due tipologie di autori: la prima, molto comune, è quella del mestierante, dell’artigiano della scrittura (quanto piace, oggi, questa definizione…), del lavoratore schematico, di chi potrebbe scrivere centoventisei romanzi in serie, tutti secondo lo stesso disegno e gli stessi stratagemmi narrativi; la seconda, quella che nove volte su dieci è incline al fallimento, che nove volte su dieci non viene capita, quella che dieci volte su dieci vende poco o niente quando per miracolo viene pubblicata, è quella che preferisco. È questa seconda categoria che ci fa ricordare come le storie che ci vengono raccontate possano evadere dalla banalità di una scrittura piatta e incolore, adagiata nello stile, per svegliarsi nello stilema, nella variazione, nella visione. È questa seconda famiglia di autori che mette la vita nelle pagine. Tra le due, intercorre la stessa differenza che passa tra un Big Mac e un panino al lampredotto. La tragedia è varia: il mondo è pieno di mangiatori seriali di schifezze, ormai assuefatti alle schifezze, e a pochi piace il lampredotto. Ma a chi piace, piace davvero…
A chi non è addentro al mondo del romanzo storico, anzi del romance storico, il nome di Bertrice Small dirà niente o poco niente, ma per i patiti di un genere che, soprattutto nei Paesi di lingua anglosassone miete successi, la perdita di una delle loro autrici di culto è un grosso lutto, anche perché Sunny, come la chiamavano gli amici, era una persona che sapeva mantenere un ottimo rapporto con i lettori, di persona e tramite i nuovi media.
“Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo.
La casa editrice latinense Tunué, che da dieci anni si è distinta nel panorama italiano e non solo presentando saggi su fumetto e cinema d’animazione, graphic novel e ultimamente anche romanzi fuori dagli schemi, aggiunge un nuovo titolo per festeggiare il suo primo decennio.
























